Seduta n.45 del 12/02/2020 

XLV SEDUTA

Mercoledì 12 febbraio 2020

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente Giovanni Antonio SATTA

La seduta è aperta alle ore 10 e 38.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Angelo Cocciu, Giampietro Comandini, Roberto Deriu, Pietro Moro, Antonello Peru e Giovanni Satta hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 12 febbraio 2020.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la proposta di legge numero 109.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

EMANUELE CERA, Segretario. Sono state presentate le interrogazioni numero 301, 302, 303.

Discussione della mozione Moriconi - Ganau - Comandini - Corrias - Deriu - Meloni - Piano - Piscedda - Lai - Cocco - Agus - Piu - Orrù - Satta Gian Franco - Loi - Caddeo - Stara - Zedda Massimo - Manca Desiré Alma - Solinas Alessandro - Li Gioi - Ciusa sulla valutazione degli effetti dell'accordo del 7 novembre 2019, stipulato tra lo Stato e la Regione autonoma della Sardegna e la sua eventuale rettifica, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (133)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 133.

Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Visto l'esiguo numero dei consiglieri presenti, chiedo una sospensione di una ventina di minuti in maniera che il dibattito sia adeguato all'importanza del tema. Grazie.

PRESIDENTE. Va bene, nella speranza che arrivino prima, sospendo per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 41, viene ripresa alle ore 10 e 57)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 133. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

MORICONI CESARE (PD). Grazie, Presidente. La vicenda Air Italy, che si aggiunge al dramma della continuità territoriale, ma si aggiunge ai problemi del sistema agropastorale, ai problemi della mobilità anche interna al trasporto pubblico locale, alla impossibilità dei sardi di potersi spostare da una parte all'altra dell'Isola, esattamente così come tutti gli altri cittadini italiani possono nelle loro regioni, il problema irrisolto dell'energia, i problemi che a questi potremmo aggiungere e il dramma, appunto, di Air Italy di questi giorni suona un po' come un campanello per ricordare a quest'Aula, per ricordare a noi tutti, che senza soluzioni strutturali agli atavici problemi dell'Isola saremo condannati ad inseguire le emergenze e ci saranno tanti altri drammi come Air Italy e ci saranno tanti altri drammi come quelli che noi in questi mesi, in questi anni, in questi decenni stiamo inseguendo senza avere la capacità di risolverli. Assessore Fasolino e colleghi, colleghi della maggioranza, lo stato d'animo col quale mi accingo a fare questa illustrazione tiene fuori le tensioni dello scontro delle ultime settimane, avvenute sui temi della continuità territoriale, per provare a riposizionare al centro del confronto politico lo spirito invocato e auspicato nella discussione svoltasi nella seduta di statutaria il 3 febbraio scorso, in cui il richiamo all'unitarietà, il richiamo alla condivisione hanno scandito gli interventi che si sono succeduti, onorevole Giagoni, mi rivolgo anche a lei, hanno scandito gli interventi che si sono succeduti dal primo all'ultimo degli intervenuti. Ecco, tentando di esplorare una tregua, Presidente, Assessore e Assessori tutti, per rispondere al richiamo dell'unitarietà sui grandi temi, dico in premessa che questa non è la denuncia fine a se stessa dei presunti limiti dell'accordo del 7 novembre scorso, e neppure vuole essere l'apertura di un dibattito sterile per stabilire quanto quello stesso accordo possa essere stato il migliore o il peggiore dei risultati possibili; non è questo l'obiettivo e la ragione di questa discussione. È piuttosto l'ambizione di trasformare l'occasione del confronto, di cui all'oggetto della mozione, che riguarda i rapporti finanziari con lo Stato in una grande opportunità, un'opportunità innanzitutto di rafforzamento delle dotazioni finanziarie della nostra Regione, che credo non dispiacerebbe a nessuno, e poi di riflessione strategica, se vogliamo, o meglio, di elaborazione di un progetto politico, di elaborazione di una proposta per far sì che le previste o le eventuali ulteriori risorse aggiuntive non vengano disperse in tante piccole pezze per tappare buchi, ma messi a sistema in un ragionamento strutturato di prospettiva, di pianificazione a medio e lungo termine per la realizzazione almeno di una parte di quelle opere infrastrutturali, e non solo, la cui mancanza ha, come diciamo spesso, determinato e determina l'insopportabile rallentamento o addirittura arretramento dello sviluppo della nostra Regione rispetto alle altre regioni d'Italia e d'Europa. Ecco, per far questo riteniamo che sarebbe da sciocchi non approfittare del vantaggio che ci offre il tavolo dell'accordo, Assessore Fasolino, un punto importante dell'Accordo c'è, ed è il Tavolo, che peraltro attende ancora di essere insediato e doveva essere insediato entro il 6 di gennaio, per aprire in quella sede, nei confronti dello Stato che finalmente si siede a discutere dei temi della Sardegna, un confronto al quale noi crediamo la nostra Regione debba parteciparvi portandosi in dote la forza straordinaria dell'unitarietà dei sardi, possibile se il Presidente della Regione, onorevole Solinas, chiamasse tutte le parti politiche e sociali isolane a condividere la responsabilità di questa straordinaria sfida. È la prima richiesta di questa mozione, la convocazione dei parlamentari sardi, dei rappresentanti degli enti locali, delle organizzazioni sindacali e di categoria, di ciò che il Presidente dell'ANCI il 3 di febbraio ha voluto chiamare come il Congresso del popolo sardo per aprire una vertenza Sardegna, una proposta che noi condividiamo e che consentirebbe di unire l'intero popolo sardo su un piano non ideologico ma operativo, di responsabilità, di fermezza, al fine del perseguimento di obiettivi chiari, non di demagogia o isterismi, a supporto di una battaglia sostenibile, fondata certo sulle giuste rivendicazioni nei confronti dello Stato, ma anche sull'autentica condivisione delle strategie, dell'individuazione delle priorità, e quindi evidentemente della partecipazione alla definizione di un mandato, del mandato da affidare alla delegazione sarda che siederà per la trattativa sul tavolo tecnico-politico di cui all'accordo. Assessore Fasolino e colleghi della maggioranza, condividerete con noi il fatto che coltivare dall'opposizione da cui parliamo la volontà di favorire la realizzazione delle migliori condizioni possibili al fine del raggiungimento della auspicata unitarietà su questi temi non sia di questi tempi un fatto ordinario, in un contesto politico e sociale nel quale oramai si preferisce la ricerca esasperata dello scontro, della contrapposizione, evidentemente più redditizi nelle dinamiche mediatiche della propaganda elettorale. Eppure noi pensiamo che avere la forza di guardare più avanti della ricerca ossessiva della visibilità e dei titoli del giornale del giorno dopo, e che da qualche parte dovremo pur ripartire, e dovremo pur ripartire nell'interesse collettivo un atteggiamento di matura consapevolezza delle responsabilità politiche e istituzionali che ci appartengono se vogliamo realmente affrontare per risolvere i temi e problemi complessi che attanagliano la nostra comunità; noi pensiamo questo. Per questo riteniamo doveroso e responsabile partire dall'assunto certificato dalle dinamiche politiche ed elettorali degli ultimi decenni, secondo il quale i problemi complessi non potranno mai essere risolti dagli slogan e neppure dalle soluzioni sbrigative. Da qui l'invito a riflettere oggi sui limiti della politica sempre più protesa alla ricerca esclusiva delle soluzioni urgenti, certo necessarie per tamponare le emergenze della vita quotidiana, ma a costo spesso della rinuncia agli enormi benefici delle scelte più lungimiranti per le quali occorre avere invece maggiori dosi di pazienza e di coraggio. Crediamo che l'approccio al confronto nel Tavolo dell'accordo debba tener conto di ciò. Su queste basi di riflessione e sulla valenza degli effetti conseguenti la giusta definizione dei rapporti finanziari con lo Stato sono state meditate le azioni politiche più opportune da proporre, da adottare anche ai fini degli adempimenti di cui al comma 875 dell'articolo 1 della legge di stabilità 2019, che poi ha determinato la stipula dell'accordo del 7 novembre scorso. La domanda insomma era, colleghi, se trasformare questa occasione in una vera opportunità oppure se lasciarla morire dentro un quasi inutile, anonimo e modesto compromesso economico, il rischio è, secondo noi, che siamo più vicini alla seconda delle ipotesi, le cifre mancanti, secondo una nostra lettura, ma non è questo il motivo di questa discussione, nell'accordo stipulato il 7 novembre scorso e di cui parliamo nella mozione, e che quindi va rappresentato per queste ragioni, sono più o meno le stesse calcolate nella risoluzione proposta da questa maggioranza, la risoluzione approvata all'unanimità in Commissione terza subito dopo l'insediamento di questo Consiglio con la Presidenza Truzzu, per cui noi non ci siamo inventati niente, e poi è successo qualcosa nel corso di questi mesi, ne abbiamo parlato anche con l'Assessore, certo, il risultato ottenuto dall'accordo è, secondo la nostra lettura, evidentemente diverso da quello sperato, però l'obiettivo che ci proponiamo, e che proponiamo al Consiglio e alla Giunta, è il superamento di quell'accordo per rilanciarlo. E sa cosa dico, assessore Fasolino? Magari voi pure avete avuto le vostre ragioni, che però, non avendole condivise con il Consiglio, hanno autorizzato l'opposizione a presumere che le ragioni stesse siano riconducibili, anche a costo di qualche rinuncia, alla necessità di liberare immediatamente risorse da rendere disponibili ai fini della elaborazione dell'istruttoria della legge di stabilità per il 2020.

Allora la domanda che facciamo è: ci mettiamo una pietra sopra, chiediamo la revisione dell'accordo, oppure ci ragioniamo insieme? Il nostro punto di vista è che ci dobbiamo ragionare insieme. Lo dico anche alla luce dell'ordine del giorno approvato il 23 dicembre scorso alla Camera in sede di discussione di legge di bilancio, in cui il Governo è stato impegnato ad approfondire le eccezioni sollevate sulle somme pregresse proprio da questa nostra mozione. Non proponiamo uno scontro, quindi, ma un lavoro serio e onesto per ripartire dal tavolo dell'accordo, utilizzare in quella sede, la sede del tavolo, l'impegno che la Camera ha affidato al Governo e trasformare una volta per tutte i nostri piagnistei, le nostre rivendicazioni, in una proposta condivisa e strutturata fatta degli strumenti e delle misure da adottare al fine di colmare il gap di opportunità di sviluppo e crescita che separa la Sardegna dal resto delle altre regioni d'Italia. Proponiamo di definire soluzioni precise, priorità infrastrutturali chiare, ipotesi finanziarie sostenibili da portare al tavolo e che riguardino gli assi fondamentali di maggiore rilevanza strategica per l'Isola nei settori ferroviario, energetico, della continuità territoriale, dell'ambiente e del digitale, attraverso cui ridisegnare il destino della nostra Regione. Un patto per la crescita della Sardegna che evidentemente costerebbe ben più del miliardo e 400 milioni che l'accordo ci mette a disposizione, perché potrebbe costare 10-15 miliardi, da avanzare al Governo non col cappello in mano, non con una richiesta generica e banale di risorse, ma con una proposta per utilizzare, per esempio, le risorse di cui al punto 6 dell'Accordo, il famoso miliardo e 400 milioni, stanziato per la realizzazione degli investimenti infrastrutturali quale quota di cofinanziamento regionale a sostegno di un piano strategico pluriennale delle infrastrutture della nostra Regione, partecipato, quel miliardo e 400 milioni, per la restante parte da risorse statali (per esempio fondi europei del PON), da risorse europee (per esempio fondi europei del POR), da risorse del sistema pubblico degli investimenti provenienti, per esempio, da Cassa depositi e prestiti e dalla Banca europea per gli investimenti. E per questo, colleghi, non vorrei attardare il Consiglio tanto sui numeri, che già conoscete e sui quali, se vorrete, ci potremmo anche soffermare. Mi basta ricordare all'Aula che le cifre di cui poi nella mozione si è parlato, le famose somme pregresse dovute dallo Stato a seguito di sentenze della Corte costituzionale e del TAR, ammontano a circa 762 milioni, che lo Stato ce ne dà 412, che ci dà 10 milioni, secondo la nostra lettura, anziché 63, per l'esercizio delle funzioni di area vasta, che a queste risorse andrebbero aggiunte le risorse che sono state ridotte nei trasferimenti ai Comuni per valori superiori al 43 per cento, tagli del 43 per cento rispetto, voglio dire, a tagli che nelle altre regioni d'Italia sono di gran lunga inferiori. Si può dire di tutto, ma non è questo l'obiettivo della mozione. Ci sembra, invece, che anche dopo l'accordo ci sia un ineccepibile, immagino unanime condivisione circa la condizione creditoria della Sardegna nei confronti dello Stato, che va sanata e va sanata in ragione della quale ci è sembrato opportuno proporre questa iniziativa e questa discussione.

Per cui, Assessore e colleghi della maggioranza, in chiusura di questa mozione le domande che a me viene in mente rivolgere all'Aula, e in maniera particolare alla Giunta e ai colleghi del Consiglio e della maggioranza, è se ritenete che questi argomenti debbano far parte del confronto che si avvierà tra la Regione Sardegna e lo Stato attraverso il tavolo dell'accordo; se ritenete che, nonostante questo accordo, ci sia ancora una situazione creditoria della Sardegna nei confronti dello Stato che valga la pena di questa iniziativa; se ritenete che l'impegno della Camera, che ha affidato al Governo con l'ordine del giorno approvato, debba essere utilizzato e valorizzato in quel tavolo; se ritenete che senza andare a chiedere la luna si possa costruire una proposta di partecipazione finanziaria allo Stato attraverso le modalità possibili, il ricorso agli istituti finanziari esistenti, non inventati, e il ricorso agli istituti finanziari con la realizzazione di un piano strategico degli investimenti o addirittura una vera e propria vertenza Sardegna, come amano chiamarla altri, nel tavolo dell'accordo, che consentirebbe finalmente alla nostra Regione di rivolgersi al futuro con una prospettiva differente, che sia finalmente fatta di più certezze, di più crescita, di più sviluppo, al posto della rassegnazione all'emergenza, alla precarietà, al rischio di peggiore povertà; se ritenete, infine, che, in ragione del fatto che questi temi appartengano in gran parte alle questioni inerenti il dibattito sull'insularità, possiamo valutare affinché della delegazione del tavolo dell'accordo facciano parte i rappresentanti della Commissione speciale dell'insularità; se ritenete, infine, che il tutto lo dobbiamo fare insieme e insieme agli Stati Generali di cui ho parlato all'inizio. Ecco, noi crediamo di sì e speriamo che anche l'Aula la pensi come noi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

Ricordo ai Consiglieri che intendono intervenire che devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione dell'intervento dell'onorevole Tunis e hanno sei minuti a disposizione.

TUNIS STEFANO (MISTO). Grazie signor Presidente del Consiglio, Assessori e onorevoli colleghi. Grazie anche all'onorevole Moriconi che ha posto attraverso questa mozione, con garbo, delle questioni che rappresentano quotidianamente l'impegno di questa Giunta e di questa maggioranza.

Io credo che il richiamo alla non faziosità, al terreno della condivisione rispetto alla soluzione di questi problemi sia il metodo giusto e da accogliere rispetto alla soluzione di questi problemi. Sono meno convinto del fatto che il terreno più giusto sia quello in senso stretto della cosiddetta vertenza entrate. Tralasciamo la ricostruzione storica. Ognuno di noi impegnato in questo livello istituzionale sa bene, ci siamo reciprocamente rivolti accuse, piuttosto che ci siamo reciprocamente rimbalzati responsabilità, nella sostanza dobbiamo dire che è un capitolo strettamente economico-finanziario che ha avuto un valore strategico, ma che possiamo considerare definito dalla sottoscrizione di questo accordo che, a differenza del passato, ha forza di legge. Questa grande differenza rispetto ad altre questioni, faccio espressamente riferimento su queste modalità al tema dell'energia e della metanizzazione della Sardegna, è, credo, una modalità, un elemento da custodire con cura, perché non è soltanto il fatto che si è chiusa una vertenza, che son state individuate delle risorse, che questa Amministrazione regionale può legittimamente programmare negli anni a venire, è anche e soprattutto il fatto che un Governo, che non si sta presentando come perfettamente lineare nel rapporto con le Regioni, non lo può ritrattare. Mi riferisco agli impegni presi e assunti negli anni scorsi attraverso modalità degli agreement, delle modalità pattizie, siglati ai massimi livelli di queste due istituzioni e poi di seguito neppure in maniera formale accantonati o rispetto ai quali si ha l'idea di accantonarli. Quindi, posto che credo sia legittimo attendere da parte vostra, ma credo sia scontato rispetto alle modalità che questo Presidente della Regione, questa Giunta e questa maggioranza hanno assunto dall'inizio, cioè il fatto di individuare in questa Assemblea il luogo della condivisione di questi temi così alti e così importanti, considerato che non ho dubbi rispetto al fatto che il Presidente della Regione è venuto a chiedere un mandato a questa Assemblea rispetto a questo accordo, e quindi mi pare assolutamente scontato il fatto che all'interno di questa Assemblea per il ruolo che le attribuisce venga a cercare il più alto livello di consultazione, posto che lo condivide questa Amministrazione visto che per esempio ha inaugurato una stagione di consultazione su temi strategici, come per esempio l'industria, che vedono coinvolti nel momento della costruzione della decisione i portatori di interesse maggiormente rappresentativi, posto questo, credo che sia pertinente questo richiamo, ma credo che abbia in sé una risposta scontata. Credo che, allo stesso tempo, non possa essere messo da parte il fatto che si agisce con garbo e con spirito costruttivo da posizioni differenti, cioè da chi ha avuto dagli elettori la responsabilità politica di governare e da chi ha avuto sempre dagli stessi elettori la responsabilità politica di partecipare con azione di controllo a questa azione di governo. Quindi, atteso che il contributo non è soltanto gradito, ma a mio avviso indispensabile, credo che le modalità debbano essere affinate e ragionate meglio, anche partendo dalla proposta che il collega Moriconi ha fatto.

Allo stesso tempo però io credo che sia ben più ampio lo spettro dei temi che dobbiamo affrontare e che, considerato da parte di questa Amministrazione il fatto di non voler riaprire un tema che è anche formalmente chiuso, viene difficile prendere in considerazione un dispositivo di questo tipo che poggia però su premesse che non possiamo ricevere, perché non possiamo ricevere la premessa che si è chiuso un accordo non conveniente, capestro, per la Sardegna, questo è chiaramente irricevibile, e non possiamo neppure condividere che sia un terreno già chiuso quello su cui andare a risolvere altre questioni, altre vertenze. Quindi io sento di poter dire, lo faccio assolutamente a titolo personale in questo momento, che questa mozione possa essere assolutamente una ottima base di partenza, soprattutto metodologica, soprattutto di toni, per individuare una soluzione assolutamente condivisa, però chiedo di riconsiderare l'ipotesi che il terreno di gioco che andiamo a tracciare sia uno che abbiamo già considerato e sul quale possiamo lavorare. Io credo che nel corso della giornata ci saranno altre occasioni per approfondire questi temi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, ma la rilevanza del tema è sotto gli occhi di tutti e anch'io volevo ringraziare l'onorevole Moriconi e i colleghi del centrosinistra per il garbo istituzionale con cui hanno sollevato il problema, naturalmente non possiamo dimenticare che loro partono da una posizione di minoranza per lo meno rispetto a questa maggioranza, e quindi è chiaro che vedono le cose da una prospettiva diversa. Per cui anch'io penso che dovremmo anche rispetto a questa materia rifuggire dalla tentazione del solito rimpallo di responsabilità e concentrarci veramente sul problema, che come ha detto l'onorevole Moriconi nella sua illustrazione investe direttamente il grande tema dell'insularità e dell'handicap insuperabile di natura geografica che la Sardegna soffre. Ma proprio per questo io penso che dovremmo allargare anche il ragionamento, perché io personalmente penso che l'accordo di novembre sia un buon accordo, non esaustivo naturalmente, anticipatore se vogliamo chiamarlo così, ma è chiaro che la partita con lo Stato deve investire una vera e propria rinegoziazione dei rapporti tra lo Stato e la Sardegna, con tutte le difficoltà che questo comporta e di cui credo tutti abbiamo la consapevolezza. Tra l'altro volevo anche rilevare quanto evidenziato dall'onorevole Agus nella ultima seduta della commissione speciale per l'insularità, poi forse lui riterrà di approfondire questo tema, ma nel decreto mille proroghe sembra esserci un tentativo di vanificare la sentenza della Corte costituzionale, o per lo meno di ridimensionarne enormemente gli effetti, ciò che chiama direttamente in causa la responsabilità dei nostri parlamentari, che noi abbiamo avuto qui anche recentemente in occasione della seduta statutaria, ed è questo il motivo per cui, su suggerimento dello stesso onorevole Agus, noi stiamo inviando una lettera ai parlamentari per richiamare la loro attenzione su questo specifico articolo. Però io credo che noi dobbiamo allargare il ragionamento alla partita più importante che la Sardegna ha, che è quella delle accise. Siccome il tema è stato oggetto anche di irrisione in più di un'occasione, allora io credo che noi su questo invece dovremmo fare un ragionamento molto serio, e leggere le due sentenze della Corte costituzionale, quella per la Sicilia e quella per la Sardegna, e ragionare, così come ci stiamo sforzando di fare noi ormai da molto tempo, sulle implicazioni che le due sentenze hanno, sulle due diverse chiavi di lettura, e sugli spazi che si aprono per la Sardegna intorno ad una partita che vale, lo ricordo a me stesso, più di 4 miliardi di euro all'anno. Ora, che su una posta così importante non troviamo i tappeti rossi da parte del Governo, che è molto concentrato su operazioni strategiche come il reddito di cittadinanza, io posso anche capirlo, penso però che la Sardegna debba fare la battaglia fino in fondo rispetto a questa partita anche a costo di andare incontro ad una sconfitta. Voglio dire che non dobbiamo essere, come siamo stati negli anni recenti, più realisti del re e sentirci noi i custodi della finanza pubblica nazionale, che ha ben altri custodi, e porre con chiarezza e con dovizia di argomenti, anche giuridico-costituzionali, il tema nelle sedi opportune. Quali potranno essere le forme, onorevole Moriconi, io penso che dovremmo ragionarci, intanto sono convinto come lei che questa non sia una partita che riguarda questa o quella maggioranza, che regolarmente hanno ricevuto porta in faccia principalmente dai governi amici, a seconda dei ruoli del momento, e che debba essere una partita che investe tutte le forze politiche in Consiglio regionale e tutta la società sarda. Quindi io sono convinto che su questo noi possiamo ragionare e che dobbiamo oggi arrivare a un ordine del giorno condiviso da tutto il Consiglio per porre con molta forza il tema davanti al Governo nazionale, lasciando aperte le porte a tutti i contributi e a tutte le iniziative che si potrà pensare di mettere in campo rispetto a quella che è la partita più importante che in questo momento la Sardegna si sta giocando.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Emanuele Cera. Ne ha facoltà.

CERA EMANUELE (FI). Presidente, Assessore al bilancio, componenti dell'Esecutivo, onorevoli colleghi, onorevole Moriconi, grazie per la sollecitazione che ha fatto all'Aula, fa sempre bene e ci dà la possibilità di confrontarci e chiarire alcuni aspetti in un'epoca in cui il travisamento dei fatti e le notizie parziali, e spesso fuorvianti, si moltiplicano, si diffondono alla velocità della luce. Non vorrei, signor Presidente, che al termine di questo dibattito qualcuno pensasse che da un lato c'è un Governo generoso che elargisce cifre da capogiro alla nostra Isola e dall'altro un'Amministrazione regionale tanto sprovveduta da rifiutarle. Se agli estensori della mozione e rappresentanti di quelle forze politiche che a Roma sostengono il Governo Conte dovesse risultare tutta questa prodigalità precisiamo che siamo pronti ad accogliere tutto con gioia e a iscrivere subito nella Finanziaria ogni euro in più. Anzi visto che oggi alla Camera si possono ancora proporre emendamenti al Milleproroghe, per moltiplicare le cifre destinate alla Sardegna, invitiamo calorosamente a contattare gli esponenti della maggioranza parlamentare affinché provvedano subito a concretizzare questo slancio altruistico verso la nostra terra. Purtroppo la realtà è ben diversa, e lo sapete bene, è doveroso ricordare in quale clima sia maturato l'accordo; lo Stato, già debitore inadempiente verso noi sardi, si era concesso anche il lusso di impugnare davanti alla Corte costituzionale il nostro assestamento di bilancio. Lungi dall'alzare bandiera bianca l'Amministrazione regionale subito ha preparato la controffensiva sia sul piano politico, sollecitando il Governo ad addivenire a quell'accordo prima annunciato e poi rinviato, sia su quello giurisdizionale. Su questo versante vantiamo la coerenza dei fatti da parte della coalizione di centrodestra e sardista che ha radici profonde, la questione accantonamenti venne sollevata da noi con il ricorso alla Corte costituzionale numero 160 del 2012; perché era assurdo ed ingiusto sottrarre risorse da capitoli di spesa interamente finanziati dalla Regione non dallo Stato. Nessuna arrendevolezza ieri, nessun arrendevolezza oggi, non faremo lo stesso errore compiuto da voi quando nel 2015 la precedente amministrazione ritirò tutti i ricorsi in seguito a quel scellerato accordo con il governo Renzi che non solo ha lasciato aperta la questione accantonamenti, non solo ha fatto perdere oltre 3 miliardi alla Sardegna ma lo faceva mentre altre Amministrazioni regionali difendevano con le unghie e con i denti le proprie risorse. Con quell'accordo si rinunciò perfino agli effetti positivi dei ricorsi promossi e già vinti dalla Giunta Cappellacci. È un po' come se un avvocato vincesse una causa e poi si accordasse con la controparte per non versare i soldi dovuti al suo cliente, quest'ultimo, evidentemente, reagirebbe esattamente come ha fatto il popolo sardo un anno fa con la Giunta precedente ovvero revocando l'incarico. Purtroppo quel patto scellerato lasciò aperta la strada anche ad ulteriori modifiche peggiorative per la Sardegna mentre, come dicevamo, altre Regioni furono più accorte, ottenendo delle clausole che le mettessero al riparo da ulteriori scippi. Questa è la situazione in cui si è trovata l'attuale amministrazione e se si vuole portare avanti assieme una rivendicazione occorre anzitutto partire dallo stato dell'arte senza infingimenti. Quello stipulato pochi mesi fa era, a parer mio, il miglior accordo possibile in quel momento, non useremo parolone perché abbiamo il senso della misura e perché abbiamo obiettivi ambiziosi. È un punto di partenza, un buon punto di partenza per quella che è per noi già la vertenza entrate 2, che nasce proprio perché la prima è stata totalmente affossata dall'accordo siglato dalla precedente Amministrazione con il ministro Padoan nel 2014. Il punto di arrivo non è una mozione ma è una revisione dello Statuto che finalmente riconosca effettivamente e pienamente alla Sardegna le risorse necessarie per poter esercitare le dovute funzioni regionali, questa è la base per realizzare una nuova architettura autonomistica per la Sardegna e per il popolo sardo, questo è l'obiettivo che proietta, a parer mio, la nostra azione oltre il contingente e oltre il mandato di questa legislatura.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Massimo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Grazie Presidente, saluto al Consiglio, colleghi, e alla Giunta per quanto riguarda un primo aspetto, e lo dico subito in premessa che condivido totalmente le questioni poste dall'onorevole Moriconi che ha approfondito la materia ha studiato e ha per mesi analizzato dati, numeri e verificato in modo puntuale l'effettiva corrispondenza dell'idea di determinare benefici col Patto poi siglato, questo è l'elemento come dire portante del ragionamento. Cioè l'accordo sottoscritto è un elemento che determina benefici? Avrebbe potuto determinare ulteriori benefici? Soddisfa le esigenze? Oppure poteva essere fatto in altro modo? In occasione della discussione, come ricorderete, del mandato al Presidente per quanto riguarda l'accordo da siglare con lo Stato avevamo sollevato una serie di dubbi, una serie di perplessità e anche però, essendo il nostro compito quello anche di consigliare e suggerire, avevamo formulato alcune ipotesi in termini di suggerimenti per arginare alcuni possibili rischi legati all'accordo stesso. Ora l'intervento dell'onorevole Cera sembra non corrispondere poi ai contenuti del patto siglato dal presidente Solinas con lo Stato; nell'ambito di quell'accordo un punto fondamentale è quello dell'aver rinunciato ai ricorsi, quello c'è, è scritto, con un problema ulteriore però rispetto al passato della rinuncia nell'ambito dell'accordo anche ad eventuali benefici nel caso in cui le sentenze per le Aule che si sono attivate per ricorsi presentati da altre Regioni anche nel caso in cui altre Regioni dovessero vincere con sentenze della Corte costituzionale nei confronti dello Stato l'accordo prevede la rinuncia da parte della Sardegna a benefici, anche nel caso in cui altri vincano sullo stesso tema che riguarda la Sardegna. Molto di più, cioè ci siamo spinti molto più avanti rispetto a ritirare i ricorsi. Cioè alla rinuncia addirittura di un diritto affermato con sentenze e con attività, ovviamente di contenzioso, da parte di altre Regioni, che era la questione che avevamo segnalato. Se qualcuno in un tribunale decide che avevamo ragione e siccome non riguarda risorse nostre in termini personali ma riguardano centinaia di milioni di euro a favore, a beneficio della Sardegna e dei sardi, io almeno su quel punto, e noi tutti lo avevamo detto, avrei detto: noi ritiriamo i ricorsi, forse non avrei fatto manco quello, perché se c'è qualcuno che deve decidere e discutere in relazione al fatto che poi quel che lo Stato mi dà non è congruo, non è soddisfacente, siccome noi rappresentiamo gli interessi della Sardegna e dei sardi, o almeno questo dovremmo fare, non mi permetto di ritirare i ricorsi, sarebbe come l'avvocato che tutela, difende gli interessi del suo assistito che decide senza avere interpellato gli assistiti, cioè i sardi, di rinunciare alle risorse per i sardi, per gli assistiti, coloro che sono persone che noi dovremmo tutelare, cittadine e cittadini, la popolazione residente in Sardegna, le tante ragazze e ragazzi che sono partiti e hanno abbandonato l'isola. Questo è un punto dirimente. L'altro elemento, a ripercorrere la storia, ogni volta questo aspetto che ritorna nell'aula, cioè che la storia la si prende per pezzi, o meglio, si parte e si accorcia la storia, si concentra il riassunto solo sull'aspetto positivo quando si governava. La storia viene dagli anni '90, e i numeri, i dati, la cronaca dei quotidiani, gli atti, le azioni nascono dal fatto che una persona esperta della materia economica che riguardava la Sardegna, le vertenze e le vicende tra la Sardegna e lo Stato, Giorgio Macciotta, si accorge, anche per il ruolo svolto nel passato nel Consiglio dell'economia nazionale, che lo Stato non dava quello che era dovuto alla Sardegna, e da lì prende l'avvio, segnala la questione al Governo Soru, il Presidente della Regione coinvolge tutta la maggioranza e opposizione e la Sardegna in un'azione che poi produce dei benefici in termini di accordo. L'accordo poi viene negato dal Governo Berlusconi il giorno dopo, successivamente abbiamo ripreso in mano le questioni e su questo aspetto, per terminare, che cosa dovremmo fare noi, perché nel contenuto della mozione, in modo molto intelligente e puntuale, l'onorevole Moriconi non dice una battaglia fine a se stessa, ma la costruzione di un mandato per un nuovo patto per la crescita, cioè deve essere strettamente connesso ad azioni concrete, cioè voglio risorse per fare…

PRESIDENTE. Chiuda, onorevole.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Ho terminato. Ma per fare questo serve un'idea di sviluppo, sottolineo l'altro elemento di attenzione che l'assessore Fasolino conosce bene, ed è altamente preoccupato su questo aspetto, che noi discutiamo di alcune centinaia di milioni di euro e abbiamo 2 miliardi e 200 milioni di euro bloccati di investimenti per l'incapacità di spesa. Significa che noi abbiamo un otre, una botte piena di vino o olio pregiato che non riusciamo a distribuire in Sardegna. Hai voglia a mettere ancora in quell'oltre, in quella botte ulteriore vino pregiato se non sei in grado di ridistribuirlo. Quindi, l'altro tema da affiancare a quello dell'ottenere il giusto riconoscimento di ulteriori risorse per uno sviluppo che va costruito, e poi nel corso della discussione magari fare emergere anche temi sui quali fondare lo sviluppo, dobbiamo trovare il modo di aprire quel rubinetto, stappare quella botte, quell'oltre per consentire a quei 2 miliardi e 200 milioni di euro di erogare benefici in Sardegna, altrimenti potremmo riempirli fino a 10 miliardi, ma non determineremmo benefici, che è l'altro aspetto che anche in sede di Commissione l'onorevole Morriconi, con noi tutti, ha segnalato più e più volte. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Alessandro Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ALESSANDRO (M5S). Torniamo a parlare di questa mozione, un tema ampiamente dibattuto, ora più che mai attuale, perché rappresenta una delle più grandi voci che denotavano la crisi della nostra Regione sia a livello economico, ma anche a livello politico. Stiamo parlando di riconsiderare, di riprendere in mano e rivedere i termini di un accordo che noi, come Movimento 5 Stelle e come forza politica, non abbiamo osteggiato fin dall'inizio, anzi, essendo noi la rappresentazione comunque della forza politica che ha fatto parte di entrambi i Governi che si sono succeduti dal 4 marzo 2018 ad oggi abbiamo fatto, anzi, quanto più possibile fosse in nostro potere per farci parte diligente, noi come consiglieri regionali, ma anche i nostri parlamentari, al fine di fare sì che questo accordo venisse concluso, perché la conclusione di questo accordo astrattamente, in sé e per sé, senza volere andare a vedere i contenuti dell'accordo dei quali oggi stiamo dibattendo, non è non è cosa sbagliata, anzi, cosa agognata lo era e finalmente è stata raggiunta. Stiamo cercando di capire quelli che sono i termini, quello che noi vorremmo questo accordo portasse, e quelli che avremmo voluto fossero i termini dell'accordo e quello che vorremmo che questo accordo portasse, i benefici che questo accordo vorremmo portasse alla Sardegna. In questo senso, io ringrazio comunque anche l'onorevole collega Moriconi, ma tutti i colleghi firmatari, per quello che è stato comunque un gesto denotante un estremo garbo istituzionale che traspare dal contenuto di questa mozione, e dal volerci fare comunque anche noi parte diligente, per quanto in nostro potere, al fine di favorire la rinegoziazione dei termini che l'accordo sulle entrate ha portato. Quello che stiamo facendo quindi non è una opposizione fine a se stessa, di sicuro non per avere visibilità, lo Stato quando viene fatto un dialogo e questo dialogo si basa su elementi tangibili, soprattutto sul lavoro, sullo studio e non con il semplice voler cavalcare spot elettorali che da principio erano inattuabili e che semplicemente si costituiscono, poi ora l'esacerbarsi e l'andare a scontrarsi contro un muro, lo Stato dialoga. Giustamente, poi, ognuna delle parti al tavolo va a curare i propri interessi, tra virgolette, e su questo tavolo, su quel tavolo probabilmente la Regione Sardegna ha lasciato qualcosa. Questo qualcosa si manifesta in una diminuzione di quelle che sono le quote economiche relative a molte voci, tra cui infrastrutture, entrate, eccetera, che avremmo potuto ottenere, che avremmo dovuto ottenere, che ci spettava ottenere e alle quali abbiamo in parte rinunciato, in parte ottenuto una rimodulazione dei versamenti che non soddisfa, o che comunque potrebbe essere effettuato in modi migliori, soprattutto più incisivi anche nel breve periodo per l'economia isolana. Quindi, naturalmente, il nostro voto a questa mozione, ma avremo modo poi di argomentare nel prosieguo della seduta, sarà favorevole, crediamo fermamente nel dialogo tra istituzioni, ma quando queste istituzioni basano la propria azione su elementi tangibili e realizzabili, quantomeno astrattamente. E sul tema entrate non sarà sicuramente una delle prime cose, l'unica cosa che andremo a discutere, si arriverà presto, nuovamente stanno crescendo a gran voce i movimenti che chiedono l'applicazione della zona franca, la zona franca cos'è, la zona franca come si manifesta, la zona franca cosa può portare di bene alla Sardegna, questo ancora risulta un mistero sotto molti punti di vista. Perché molti, durante la campagna elettorale, hanno cavalcato questo movimento della zona franca che nasce principalmente dal (…) delle tante partite IVA e delle tante attività commerciali sarde al solo fine di ottenere un consenso elettorale basato sul "Sì, vai tranquillo che la zona franca la facciamo", come, quando, perché e in che modo quello non si sa, e molti colleghi, lo sappiamo, è stato fatto, è stata promessa, promessa in modi abbastanza ambigui al solo fine di accaparrarsi il consenso elettorale. Di questo verrà chiesto conto a quest'Aula, e io mi auguro che la maggioranza sia capace di fare fronte alle richieste che stanno nascendo nei territori e che ben presto arriveranno anche sotto il Consiglio regionale. Grazie, colleghi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (LEU). Grazie, Presidente, io ringrazio l'onorevole Moriconi per aver posto all'attenzione dell'Aula un tema così delicato, su cui ci siamo trovati anche a discutere in diverse altre occasioni, e lo ringrazio in particolar modo perché non ha posto il tema in maniera demagogico o retorico così come altri avrebbero voluto, probabilmente, l'ha posto in termini molto seri, molto responsabili, l'ha fatta da un'opposizione che non vuole provare a distruggere qualcosa ma vuole provare a costruire insieme un percorso, ed è questo il tema che vorrei percorrere, vorrei però riuscire allo stesso tempo a stigmatizzare alcuni interventi che sono venuti dai banchi della maggioranza perché, badate, l'intervento da "ultimo dei Mohicani" a cui ormai siamo abituati dell'onorevole Tunis a strenuo difensore della fortezza della maggioranza, forse l'unico che continua su questi toni, o interventi decisamente più pacati che provano a scaricare interamente le responsabilità in capo al Governo sono interventi da vecchia politica, perché chi ha un po' più di esperienza rispetto alla mia, e qui dentro ce ne sono, può andare a rivedersi la storia, come diceva anche l'onorevole Zedda, e andare a verificare che nel corso della nostra epoca, dell'epoca sarda non ci sono stati grossi governi amici che hanno perorato le cause della Sardegna, ci sono state Giunte regionali più o meno decise a difendere invece il fortino sardo e rivendicare i diritti dei Sardi. Io credo che sia indispensabile, così come ha detto l'onorevole Moriconi aprire una stagione nuova, una stagione nuova che naturalmente lascia su due posizioni differenti maggioranza e opposizione sull'opinione che ognuno di noi ha sulla sottoscrizione dell'accordo, si diceva prima un grosso accordo che migliorerà le sorti della Sardegna, tutti quanti siamo consapevoli del fatto che è stato un accordo al ribasso, in cui la Regione Sardegna si è seduta al tavolo per chiudere una partita che però non ha visto grossissimi risultati in questa fase, perché se dovessimo andare ad analizzare i dati, non vorrei farlo, però devo per rispondere ad alcuni interventi, su 762 milioni di euro che dovevamo avere da parte del Governo, ci siamo accontentati di 412, e oltretutto restituiti in un sessennio, sulla vertenza enti locali, su cui tutti quanti ci siamo spesi nel corso della precedente legislatura, sui tagli alle province, che non hanno neanche un euro, per tappezzare una buca o per fare la manutenzione alle scuole dovevamo avere 63 milioni di euro e ne abbiamo visti riconosciuti solo 10, così come è sotto gli occhi di tutti il fatto che i Comuni sardi e gli enti locali, come le province, abbiano avuto tagli decisamente superiori rispetto a tutti gli altri comuni d'Italia, e sulle opere infrastrutturali abbiamo avuto, l'ho detto in altre circostanze, un dilazionamento delle risorse che il Governo ci riconosce, e solo 8 milioni di euro per quest'anno. Quindi non lo reputo un grossissimo accordo, lo reputo un tavolo importante, così come ha detto l'onorevole Moriconi, da cui partire, un tavolo unitario di una grossa vertenza sarda che tutti noi dobbiamo portare avanti e di cui il Consiglio regionale si deve far attore principale, e si deve fare attore principale per riuscire a utilizzare questo tavolo per rivendicare la grossa vertenza Sardegna, non solo il tema delle risorse, perché molte volte abbiamo la botte piena e le regole non ci consentono invece di spendere queste determinate risorse, dobbiamo usare anche il tavolo che è stato istituito sulla Commissione speciale insularità, che è già che già anche arrivato alla conclusione di non fare la solita richiesta spicciola di denaro, ma provare a fare una rivendicazione più generale sul cambiamento delle regole di cui quest'Isola ha bisogno per rilanciare la propria economia, perché altrimenti è inutile che continuiamo a rincorrere le emergenze, così come quella sulla continuità territoriale, continuiamo a rincorrere le emergenze sull'energia, rivendicando poi la cattiveria del Governo o dell'Unione europea se poi non ci sediamo al tavolo con una proposta seria per provare a dire la nostra sulla questione sulla vertenza Sardegna. Quindi io credo effettivamente che, al di là delle polemiche, al di là delle questioni, su cui ognuno di noi poi si differenzierà, ci debba essere una grande battaglia di popolo, una grande battaglia di popolo di cui il Consiglio regionale, ripeto, si deve far portatore e portavoce, riuscendo ad essere l'attore principale che coordina la società, che coordina le associazioni, che coordina le partite IVA, che coordina i sindacati, che coordina i parlamentari e i senatori sardi, che riesca a rivendicare e a portare all'attenzione del Governo una proposta di sviluppo complessiva. Da dove si deve partire? Dal mio punto di vista si deve sicuramente partire da un'azione decisamente più forte e presente da parte del Presidente della Giunta regionale, e l'autonomia si deve professare all'interno di quest'Aula attraverso azioni e modi, che l'onorevole Moriconi ha ben illustrato durante il suo intervento. Quindi, colleghi, l'invito a proseguire questa discussione non è provare a scaricarsi le responsabilità l'un l'altro, ma provare, così come ha proposto il presentatore della mozione, a individuare un percorso. Capisco i difensori strenui della Giunta, ma proviamo davvero a fare un discorso a 360 gradi nell'interesse dei sardi e della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (LEU). Grazie, Presidente. Mi dispiace molto che oggi abbiamo iniziato la discussione su la vertenza entrate che abbiamo da sempre definito la madre di tutte le battaglie di tutte le avvertenze per la nostra Isola alla presenza di pochissimi intimi, e questa non è una polemica ma una constatazione. Ieri parlavamo di Posidonia, effettivamente era una problematica importante e l'Aula era presente con quasi tutti i suoi componenti, oggi si parla del futuro della Sardegna, che non passa solo attraverso la Posidonia, e siamo davvero in pochi. Io ringrazio di cuore l'onorevole Moriconi, perché dietro questa mozione c'è un durissimo lavoro di ricerca, di studio e di proposta, credo che poche volte siano pervenute in discussione in quest'Aula proposte di questo tipo, perché questa non è una proposta di parte, non è una proposta politica, qui dobbiamo capirci, colleghi, se davvero siamo qui per rappresentare gli interessi del popolo sardo, dei nostri cittadini, dei nostri Comuni, o se siamo qui per fare tutte le volte dei numeri per andare a difendere non sappiamo poi cosa, per dire "io sto da una parte, voi state da un'altra parte, io sono maggioranza, tu sei opposizione". In tempi non sospetti abbiamo sempre detto che non vi erano Governi amici, noi lo diciamo anche adesso: non ci sono governi amici perché sempre ce l'hanno dimostrato che noi siamo stati sempre figliastri della madre Italia. Abbiamo sempre detto che quello che da altre parti è straordinaria in senso negativo da noi è ordinario, abbiamo detto che quello che da altre parti in senso negativo è congiunturale da noi è strutturale, abbiamo sempre detto e abbiamo sempre visto che negli ultimi anni i Comuni sardi hanno visto una riduzione di risorse dal 43 per cento, possiamo benissimo dire che oggi l'autonomia finanziaria dei Comuni della Sardegna è dal 40,7 per cento contro il 74 per cento dei Comuni di quasi tutte le regioni del nord Italia, quindi credo che da questi numeri noi dobbiamo ripartire. Ho apprezzato l'intervento ancora una volta dell'onorevole Cossa; qui non si tratta di dividerci su un argomento che non può essere divisivo perché non è divisivo, qui si tratta di caricarci sulle nostre spalle di un'assunzione di responsabilità da parte di tutti. Vedete, io non parlo dell'accordo se è un buon accordo, se non è un buon accordo, non mi interessa oggi perché tanto quell'accordo ora c'è, quindi è inutile fare dietrologia e dire "potevamo fare di più, si poteva fare di più", questo è, da questo dobbiamo ripartire, e dobbiamo ripartire da questo pensando che chi è di fronte a noi, cioè il Governo nazionale, e probabilmente anche qualche spiffero che si sente nei corridoi quando si sta parlando di "mille proroghe" vorrebbe anche che quell'accordo in parte venisse ulteriormente penalizzato, quindi da questo dobbiamo ripartire e alzare la voce, se saremo in grado di alzare la voce e di metterci tutti insieme a livello regionale e a livello nazionale per difendere i diritti della Sardegna come fanno le altre le altre regioni. Io credo che le richieste che poi sono contenute in questa mozione siano delle richieste di così tanto buon senso, davvero, che quasi mi commuovono, perché io credo che voi amici, pochissimi amici, della maggioranza che siete oggi qui presenti, leggiate questa mozione, credo che dovete farla vostra perché non può non essere fatta vostra. Si rappresenta quello che è stato in maniera asettica, in maniera oggettiva, e si chiedono delle cose che voi chiedete come noi chiediamo, come la Giunta dovrebbe chiedere. Noi abbiamo necessità indifferibile, urgente e irrinunciabile di programmare lo sviluppo della Sardegna. Quando io penso che nel 2033 sarà l'ultimo anno in cui dovrebbero arrivare quelle risorse, poche, molte o giuste che siano, penso che io avrò più di settant'anni, penso che i miei figli avranno più di quarant'anni, penso che se quelle risorse verranno trasferite alla Regione Sardegna in quella maniera e noi, invece, non saremo in grado di fare una proposta di sviluppo serio su due, tre, quattro direttive che sono ben rappresentate in questa mozione, dilapideremo anche quelle risorse, che possono essere poche ma per noi sono ossigeno, ossigeno in un contesto in cui si respira sempre peggio e dove si rischia di non poter respirare più.

Vedo che gli amici della Lega sono molto interessati alla vertenza entrate. Forse se si parlasse di riforme delle leggi elettorali nazionali sarebbero più interessati.

GIAGONI DARIO (LEGA). Ti voglio bene, Cocco!

COCCO DANIELE (LEU). Vorrei che il bene che vuoi a me, caro amico Giagoni, lo volessi anche a tutto il popolo sardo. Noi oggi stiamo parlando di una cosa veramente seria, sorridiamo per non piangere.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Cocco.

COCCO DANIELE (LEU). Solo un secondo, Presidente, per dire solo questo. Io credo che oggi l'atto finale, chiamiamolo così, di questa di questa mozione non può essere altro che un ordine del giorno votato all'unanimità. Credo che non possiamo perdere un'occasione così irripetibile perché davvero faremmo un danno incalcolabile a noi stessi e a quel popolo che ci ha delegato per rappresentarlo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Grazie Presidente. Oggi partiamo dal tema dell'accordo sulle entrate del 7 novembre 2019. Io non so se è il miglior accordo possibile, è sicuramente l'accordo possibile, di questo dobbiamo prendere atto. Se posso criticare, una critica che evidentemente però era nelle logiche del rapporto col Governo, è la dilazione nel tempo così prolungata delle risorse che servono per ridurre quel deficit infrastrutturale che sta alla base del tema dell'insularità.

Onorevole Cera, che adesso non vedo in aula, quando si parla di ritiro dei ricorsi bisogna anche dire che è proprio grazie ai ricorsi fatti dalla precedente Giunta e alla trattativa avviata dalla precedente Giunta che oggi si è potuto concludere questo accordo e che anche in questo accordo è previsto, come normalmente si fa in tutti gli accordi, il ritiro di tutti i ricorsi pendenti sul tema, altrimenti non si chiudono gli accordi col Governo. Questo mi pare che sia la realtà dei fatti, delle trattative che si fanno normalmente col Governo.

Il tema vero, quello che ci lascia questo accordo di più significativo, è il tavolo tecnico sull'insularità. Io credo che questo sia uno degli aspetti più positivi, perché in quella sede noi dobbiamo rivendicare tutte quelle che sono le ragioni della nostra condizione di insularità che determinano quel deficit rispetto al resto del continente e, guardate, l'insularità si presenta poi come emergenze che noi proviamo a governare fino all'ultimo momento, a iniziare da quella su Air Italy, sulla continuità territoriale, c'è il tema dell'energia, che è un tema attualissimo e scottante, anche questo emergenziale, abbiamo poi di base l'inadeguatezza infrastrutturale viaria e ferroviaria, per stare soltanto ai temi più attuali e più immediati. Ecco, è proprio per evitare il ritardo sulle emergenze conclamate che noi proponiamo oggi, di fatto, l'avvio di una battaglia, una battaglia che sia unitaria, di tutta la Sardegna, che sia in grado di indirizzare e rafforzare le posizioni che il Governo regionale porterà poi a quel tavolo. E proprio perché siamo convinti, onorevole Cera, che non esistano Governi generosi, non esistono Governi di centrodestra e centrosinistra, di qualsiasi colore, che possano essere generosi con la nostra terra, è proprio per questo che noi proponiamo un percorso di mobilitazione generale del popolo sardo, che ponga al centro il Consiglio regionale, che coinvolga i rappresentanti dei cittadini, i Sindaci, i rappresentanti delle categorie, delle professioni, i sindacati, i rappresentanti che siedono oggi in Parlamento e che provengono dalla nostra regione, perché i temi che noi dobbiamo affrontare sono temi grandissimi. Io ho citato soltanto quelli che oggi costituiscono emergenza, ma ce ne sono tanti altri, che conosciamo, che giustificano la condizione di arretratezza. Il tema dell'insularità non è una battaglia che può essere governata da pezzi della nostra Regione. O diventa una battaglia di tutti o noi siamo destinati ad essere sconfitti e a subire ancora le conseguenze di questa situazione.

Quindi la proposta che noi oggi facciamo è quella di avviare un percorso che sia unitario, che ponga i temi dell'insularità all'ordine del giorno del Governo in quel tavolo, che nasce per quello, ed è una battaglia che, ripeto, si può vincere soltanto se siamo uniti, se abbiamo una chiarezza su quelli che sono gli obiettivi, le priorità, e che portiamo avanti tutti insieme, non soltanto noi che sediamo qui, ma tutto il popolo sardo e tutti i rappresentanti del popolo sardo. Questo è il tema della mozione. Per questo anche io auspico che oggi ci sia in chiusura un ordine del giorno unitario che apra la strada per un percorso di questo tipo, che porti poi ai risultati che tutti quanti noi auspichiamo, che sappiamo non saranno facilmente ottenibili perché, ripeto, non esistono Governi generosi nei confronti della Sardegna. Non ci possono essere, per definizione, perché il Governo gestisce interessi multipli e quindi siamo noi che dobbiamo portare il nostro tema all'attenzione del Governo come tema prioritario e paritario.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Grazie Presidente. Mi dispiace che non c'è in aula adesso il collega Cocco perché parlando di posidonia o poseidonia, che ancora non si è capito come la dobbiamo definire, in effetti è vero che in quest'Aula molto spesso quando si discute di temi importanti mancano tante persone, ma è pur vero che quest'Aula merita rispetto. Il lavoro che fa quest'Aula deve essere rispettato. E mi riferisco anche a delle cose che io giudico anche spregevoli, apparse oggi su qualche giornale, dove sembrerebbe che visto che ci sono tanti problemi in Sardegna quest'Aula perde tempo parlando di alghe, di posidonia. Io direi che l'Aula merita rispetto. Non è il discorso di posidonia o quant'altro. Anche quando facciamo degli ordini del giorno che sembra possano dire poco o tanto si ha sempre rispetto per chi li ha presentati. Quindi penso che quest'Aula intanto deve recuperare quel rispetto che oggi secondo me non c'è.

Detto questo, ho provato a ricostruire un po' quello che è successo per quanto riguarda la vertenza sulle entrate e devo ringraziare anche il collega Moriconi, con il quale ci conosciamo da tanto tempo e ne condivido tante cose, ma anche la sua franchezza e il fatto di proporre anche temi importanti non in maniera strumentale, cercando anche di portare la maggioranza a dei ragionamenti, cercando sempre e comunque di arrivare a quello che dovrebbe essere poi il risultato finale, il bene dei sardi, è inutile che noi continuiamo a dividerci su un argomento così importante. Avevo preparato e ho preparato e credo che sia importante, ne darò lettura in maniera anche molto veloce, ho tagliato alcuni punti, però credo che ripercorrere un po' quello che è successo sia doveroso.

Come ben sappiamo a decorrere dall'anno 2012 lo Stato ha iniziato a trattenere nelle proprie casse quote di compartecipazione al gettito di tributi erariali di spettanza della Regione a titolo di concorso alle misure di risanamento della finanza pubblica, i cosiddetti accantonamenti. Di fatto lo Stato ha continuato a sottrarre alla disponibilità della Regione risorse finanziarie importanti ed essenziali per le politiche di sviluppo della nostra terra, non tenendo conto del forte gap infrastrutturale della nostra isola, della crisi economica che l'attanaglia maggiormente rispetto ad altre aree della penisola, dei costi esosi determinati dalla condizione di insularità. L'azione unilaterale perpetrata dallo Stato in questi anni nei confronti della Regione Sardegna, in violazione di qualsiasi principio di leale collaborazione e di proporzione tra risorse assegnate e funzioni attribuite, può definirsi una vera e propria operazione piratesca, che ancora una volta dimostra quello che abbiamo sempre sostenuto, ossia che la Sardegna non ha mai potuto contare su un Governo sovraordinato e imparziale, capace di guardare con attenzione ai bisogni di questa terra. Nemmeno con la sentenza della Corte costituzionale numero 6 del gennaio 2019, con la quale nei fatti e nel diritto si è data ragione alle rivendicazioni della Sardegna, lo Stato ha posto rimedio. Ricordo che la sentenza se da una parte ha ribadito la legittimità delle richieste dello Stato alle autonomie speciali di concorrere agli obiettivi di finanza pubblica, dall'altra ha ribadito la necessità che lo Stato si impegnasse ad avviare una leale collaborazione con le regioni nella definizione dei rapporti finanziari e ha elencato i criteri con cui si sarebbe dovuto determinare i contributi spettanti alla Sardegna per il triennio 2018-2020, in attesa del perfezionamento dell'accordo tra Stato e Regione. Tra i criteri elencati dalla Corte si ricordano gli svantaggi strutturali permanenti, i costi dell'insularità e i livelli di reddito procapite. Oggi possiamo invece dire, è sotto gli occhi di tutti e non possiamo certo ignorarlo, che grazie alla caparbietà dell'impegno del Presidente della Regione e dell'assessore Fasolino, gli diamo merito, si è riusciti ad ottenere un importante risultato dopo anni di braccio di ferro con lo Stato. Infatti l'accordo sottoscritto il 7 novembre 2019 tra il Presidente della Regione Sardegna e il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per gli affari regionali e per le autonomie, il Ministro per il sud e la coesione territoriale restituisce alla Sardegna una vera boccata d'ossigeno, dopo anni in cui lo Stato per far fronte al debito pubblico ha sottratto ingiustamente risorse alla Sardegna, così come affermato dalla Corte costituzionale: "La ragione erariale non può essere un principio tiranno". L'impegno del Presidente della Regione e la sua costanza nel definire l'accordo il più vantaggioso possibile per la Sardegna ha restituito un po' di dignità a questo popolo sardo. Sappiamo bene quanto la strada sia stata lunga e difficile, tante cose sono state fatte, le richieste fatte al Governo in tutti questi anni, quindi non solo da questa maggioranza, ma bisogna riconoscere, anche dal Governo precedente.

Non continuo a leggere. In sostanza, io chiederei dopo che ognuno dei colleghi farà giustamente il suo intervento, di fermarci veramente un attimino, se riusciamo veramente a trovare quelle motivazioni che ci portino ad avere un documento che sia condiviso, caro collega Moriconi, condiviso, dove da una parte dobbiamo cercare di non rompere quello che è stato un filo conduttore che ci ha portato a un accordo che noi diciamo, come dice il collega Ganau, forse non è il migliore possibile, non lo sappiamo, lo stiamo valutando, dall'altra parte possiamo anche dire, guarda Stato non è che ci riteniamo soddisfatti sulle cose che tu ci hai riconosciuto, possiamo anche vedere un filo comune che ci porterebbe comunque ad avere delle giuste rivendicazioni per quanto riguarda ripeto gli interessi dei sardi, che sia riconosciuto all'interno del riconoscimento dell'insularità, che sia riconosciuto in altro modo, però l'importante è far capire allo Stato che non ci riteniamo di certo soddisfatti con la chiusura di questo accordo. Vediamo in che modo, ma senza rompere un dialogo che si è creato, tanto abbiamo capito che i sistemi di rottura non ci portano da nessuna parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Presidente, serve un terreno di confronto sui grandi temi e soprattutto su quelli che hanno un orizzonte che non si ferma ad una legislatura, perché il tema delle entrate e delle finanze regionali è un tema che non nasce oggi e che non muore domani. Chi arriverà dopo di noi si troverà una vertenza non conclusa, perché le vertenze non finiscono mai e possono essere riaperte ad ogni comma di una legge di stabilità dello Stato ed è giusto che si trovi una situazione gestita su un terreno comune. Mi dispiace dirlo, ma quel terreno comune oggi non può essere garantito dalla Giunta regionale, mi dispiace dirlo perché tra gli assessori presenti oggi in Aula ci sono anche assessori costantemente presenti e che mantengono con il Consiglio regionale, maggioranza e opposizione, un rapporto di leale collaborazione che purtroppo però non è garantito da tutta la Giunta, e in particolare non è garantito dal suo Presidente. Questa discussione è in calendario da sei mesi, doveva prima essere discussa una risoluzione approvata all'unanimità dalla Commissione bilancio, nel mentre la Commissione bilancio ha fatto in tempo a cambiare il Presidente e a rendere obsoleto il contenuto della stessa risoluzione, i ritardi nella calendarizzazione della stessa sono dovuti ad assenze ingiustificate e intollerabili del Presidente della Regione. Il terreno di confronto serve ma oggi non può essere quello. Allo stesso modo io rilevo, più volte, l'ho fatto altre volte, lo farò anche oggi, cercherò di farlo con parole ancora più semplici per essere certo di essere compreso da tutti, rilevo un disprezzo in alcuni atti da parte di organi che dovrebbero essere equiordinati, perché il Consiglio regionale non è subordinato alla Giunta, non deve decidere l'ordine del giorno sulla base dei desiderata della Giunta, o meglio la Giunta ha voce in capitolo, ma non ha il monopolio del calendario di questo Consiglio. Esistono delle prerogative regolamentari garantite all'opposizione che sono state più volte calpestate, tant'è che si è arrivati anche a rendere una minoranza composta da persone di governo, perché tra noi sono tanti i Sindaci, o gli ex sindaci, sono tante le persone che hanno fatto parte di Giunte comunali, e sono tante le persone che vorrebbero semplicemente collaborare alla risoluzione dei problemi difficili e complessi, a volte non c'è stato reso possibile, ed è per quello che ci siamo dovuti attrezzare nel ruolo a volte di genio guastatore. Serve il terreno e in parte questo Consiglio ha iniziato ad attrezzarsi. La Commissione insularità, l'insularità non è soltanto legata a una battaglia per l'introduzione di un principio in Costituzione, l'insularità è indubbiamente per motivi legati anche all'osservazione di una cartina del nostro paese un connotato che differenzia la regione sarda dalle altre diciotto regioni del Paese, è una buona sintesi di quello che siamo noi rispetto a quello che è lo Stato. In quella Commissione si sta portando avanti un discorso elevato, al di là delle contrapposizioni politiche, e senza schieramenti di parte né logiche difensive ad oltranza. Non si difende il passato, non si difende il presente, si guardano le carte, e si discute come questo Consiglio purtroppo non è stato in grado di fare in questa legislatura. Per cui un terreno di confronto, una sperimentazione esiste già. Mi ha fatto piacere il fatto che l'onorevole Cossa abbia segnalato una discussione iniziata proprio su questi temi, perché a volte sui temi delle entrate si fa l'errore di pensare che tutto possa iniziare e concludersi con l'ultimo accordo, e prima dell'ultimo accordo c'era un penultimo accordo, e prima del penultimo ci sono manovre finanziarie che sono intervenute più volte per modificare il rapporto tra noi e lo Stato. Si è citato anche la revisione statutaria. Quando si parla di revisione statutaria in materia di entrate si commette un errore palese e che dovremmo anche evitare di fare, perché l'articolo 8 del nostro Statuto è stato decostituzionalizzato, è possibile modificarlo con una legge dello Stato, cioè il Parlamento in doppia lettura modifica la legge con un iter che è quello delle leggi ordinarie, per cui attenzione perché le modifiche possono essere positive o negative. Vengo al punto citato anche dall'onorevole Cossa che mi fa piacere riprendere, nella legge di stabilità dello Stato del 2017 erano stati meritoriamente fissati due principi: il primo era di natura finanziaria e riconosceva uno stanziamento di 15 milioni a titolo di acconto per il solo 2017 per colmare quel deficit tra noi e lo Stato, era un acconto delle entrate dovute dallo Stato alla Regione. La Corte costituzionale nel 2019 ha dichiarato illegittimo quell'accordo nella parte della quantificazione delle risorse cioè la Corte non ha detto che il principio era sbagliato ha detto il principio è giusto, tanto giusto da meritare più risorse e da meritare uno stanziamento anche per il 2018, 2019, 2020. Non previsto in quell'emendamento, meritoriamente approvato in Commissione, dai senatori sardi Luciano Uras e Silvio Lai, che allora facevano parte della Commissione bilancio, in stretta collaborazione col Consiglio regionale. Quindi quello è anche un metodo da ripetere anche in questa legislatura, a mio giudizio. La Corte ha dichiarato illegittimo ma poi l'accordo del 7 novembre, che definisce il contenzioso pregresso, e in particolare il Milleproroghe, che è ancora in discussione alla Camera, riprende quella sentenza della Corte e dice candidamente che in applicazione della sentenza della Corte vengono stanziati 15 milioni di euro, quindi in applicazione della sentenza della Corte si va candidamente contro la sentenza della Corte. Il rischio è che domani ci dicano che la sentenza sia stata applicata al 100 per cento e la Sardegna ancora una volta è stata fatta fessa e contenta. Chiudo sull'ultimo tema nella finanziaria del 2017 era contenuto anche quello che l'accordo siglato con lo Stato si chiama tavolo tecnico politico per la definizione degli svantaggi strutturali permanenti. Ora evitiamo di farci prendere in giro, questo è utile perché io auspico che in futuro nella trattativa con lo Stato quel famoso terreno di confronto sia messo anche nelle condizioni di aiutare, per un motivo: era già previsto. Lo Stato ci ha riconosciuto quello che era già previsto al comma 837; il comma 837 della Finanziaria del 2017 lo chiamava "Comitato istruttorio paritetico per la definizione degli svantaggi strutturali della insularità". Come vediamo stessa cifra, stesso strumento, quindi il tavolo per definire lo svantaggio, sono passati due anni e sono contenuti appunto questi temi che erano già legge dello Stato in un accordo successivo che non detta niente di nuovo. Adesso però visto che ci sono, e chiudo davvero, a questo punto è necessario, Presidente, fare di tutto perché questo accordo tra due anni non si debba di nuovo tornare a un accordo non rispettato.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito assetto del territorio.

FASOLINO GIUSEPPE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, a tutti gli onorevoli presenti e ai colleghi della Giunta, prima cosa vorrei ringraziare anch'io l'onorevole Moriconi per questa mozione, per i modi che rappresentano a prescindere comunque la sua persona, modi garbati e propositivi di questa mozione. E soprattutto prendere spunto dal suo intervento, oltre che dalla mozione, cioè mettiamo da parte i numeri e lavoriamo su quelli che sono i contenuti che vadano al di là delle cifre, perché è fondamentale. Però non posso, anche per tutti gli interventi che ci sono stati, che si sono succeduti, fare un po' di chiarezza su alcuni numeri, perché sono state dette delle cose, meritano un minimo di chiarimento. La prima cosa che mi viene in mente da chiarire, questa l'ha detta lei, è che io non posso dimenticare che il Presidente della Regione è venuto qua in Consiglio prima di andare a fare l'accordo, ha chiesto mandato al Consiglio regionale di potere andare a trattare col Governo per cercare di fare l'accordo. Questa è comunque una fase che non dobbiamo dimenticare, è una fase anche importante, è stata precedente all'accordo, non è stata posteriore dove è venuto qui a discutere di un accordo che aveva già fatto. Quindi questo secondo me è un aspetto di grande rispetto da parte del Presidente dell'Aula, cosa che invece non è stata detta. Nella vita tutto è perfettibile, tutto è migliorabile, questo secondo me non è un buon accordo, questo secondo me è un ottimo accordo e non mi vergogno a dirlo e non ho nessuna paura di dirlo, questo è un ottimo accordo, che è stato fatto. Poi che da qui si possa partire per migliorarlo, e che dobbiamo cercare di migliorarlo, è un altro discorso, ma questo è un ottimo accordo, è un ottimo accordo per le risorse che ci sono contenute all'interno, ma se lo paragono poi ancora di più agli accordi fatti in passato, da chiunque a prescindere. Quindi io questo lo considero un ottimo accordo. Si parte dalle cifre e si dice che alla Sardegna erano dovuti 700 e rotti milioni di euro, io vi spiego, proprio partendo dalla sentenza, però dalla sentenza 6 della Corte costituzionale, che i 285 milioni erano riferiti prevalentemente al 2018 e che il 2019 doveva essere comunque trattato con lo Stato, utilizzando gli stessi parametri doveva essere trattato con lo Stato. Quindi non stabiliva che quella doveva essere la cifra, stabiliva che i parametri erano gli stessi ma doveva essere aperta una trattativa con lo Stato. Noi con lo Stato abbiamo ottenuto un trattamento uguale a quello della Sicilia, dove precedentemente ci facevano riferimento di 1,60 sul PIL come contributo, l'abbiamo portato a 1,14, uguale a quello della Sicilia. Nella premessa della mozione, e in alcuni interventi, si parla dei 33 milioni che dovevano essere dati per l'esercizio delle funzioni non fondamentali agli enti di area vasta, e il calcolo dei 33 milioni era venuto fuori dalla conferenza Stato - Regioni, che però poi ha successivamente modificato con una serie di compensazioni, che poi potremo però valutare, se restituite in pieno, totalmente oppure no. E poi le varie sentenze, quindi su una differenza che ci potrà essere rispetto a quello che abbiamo ottenuto, che non è però dai 700 ai 400, che parte da una base inferiore ai 700, si poteva ottenere di più, vediamo cosa si potrà fare, abbiamo voluto chiudere l'accordo con questa cifra. Negli interventi di tutti però avete tutti dimenticato il miliardo e quattro; il miliardo e quattro non c'è nell'accordo, tu hai citato solo una parte del miliardo e quattro non dando il totale che non parte da nessun dato oggettivo, non è che c'è un dato oggettivo che diceva che alla Regione Sardegna dovevano aspettare 1 miliardo e 4 o 2 miliardi o 1 miliardo e 2, abbiamo ottenuto, come recita l'accordo, lo Stato riconosce altresì alla Regione un trasferimento di risorse aggiuntive, di risorse aggiuntive! Per spese di investimento, eccetera, eccetera. Quindi, voglio dire, stiamo parlando di risorse aggiuntive che non erano figlie di nessun dato oggettivo che lo Stato avrebbe dovuto riconoscere alla Sardegna. Fatta questa premessa, che è soltanto per chiarire e per fare un po' di chiarezza su quelle che sono le cifre, sono d'accordo con gli interventi fatti, cioè partiamo da qua, partiamo da uno spirito che è lo stesso della mozione, che noi abbiamo voluto inserire fortemente, che non stavamo chiudendo l'accordo se lo Stato non avesse inserito l'articolo 10, cioè il tavolo. Cioè, questo accordo non è concluso, questo accordo che noi abbiamo fatto con lo Stato non è finito, abbiamo detto allo Stato: "Le risorse che ci state riconoscendo sono le risorse del passato", adesso vogliamo trattare per quello che è il nostro stato di insularità, per quelle che sono le nostre condizioni infrastrutturali, e per il gap che per queste noi dobbiamo pagare e far pagare i nostri concittadini, e per questo vogliamo che si apra un tavolo permanente fino a quando non risolviamo questa problematica. È lì che ci dobbiamo infilare, è lì che reputo questa mozione veramente positiva, perché non fa abbassare la tensione, fa tenere la tensione sempre alta su quello che deve essere l'obiettivo futuro, la prossima battaglia che noi dovremmo andare a combattere, tra virgolette, con lo Stato, e che non si può combattere solo con una parte politica, ma che deve essere, come ha detto l'onorevole Ganau, una battaglia di tutti, deve essere una battaglia di questo Consiglio comunale. Non sono d'accordo con l'onorevole Agus, logicamente, sul fatto che non possa essere questa Giunta a rappresentarla, però non può essere solo questa Giunta a rappresentare e a portare avanti questa battaglia. Quindi, la forma poi la troveremo tutti insieme. E poi ci sono altre due sfide, secondo me, fondamentali che noi dobbiamo giocare, che sono venute fuori dagli interventi, la prima è quella che ha detto, che più volte ricordiamo, l'onorevole Zedda, la grande battaglia è spendere queste risorse, la grande sfida non è stata soltanto quella di essere riusciti ad avere queste risorse, la grande sfida che tutti insieme dobbiamo cercare di vincere è quella di riuscire a spendere queste risorse. Quindi cerchiamo di capire come, dove, quando queste risorse devono essere spese, e ne avrete un assaggio importante, secondo noi, nella prossima finanziaria. Questa però è la grande sfida, queste risorse non devono essere risorse che diventano una quota aggiuntiva di quel barile che non si riesce a svuotare, assolutamente no, queste risorse devono essere risorse che vanno a modificare, a cambiare in maniera definitiva quelle che sono le sorti dell'economia della nostra isola. L'altra battaglia che ci dobbiamo invece prendere sulle spalle, e la dobbiamo fare anche questa tutti insieme, è quella delle accise. Quella è un'altra battaglia delle battaglie che molto spesso dimentichiamo, molto spesso ricordiamo, ogni tanto, e che invece sono quelle battaglie che possono davvero modificare le sorti di quest'isola. Allora, ci saranno delle battaglie che dobbiamo portare avanti in maniera unitaria, e sono quelle che abbiamo detto, allora all'interno di un ordine del giorno condiviso, secondo me, da tutte le parti politiche inseriamo queste battaglie che devono essere oggetto dell'accordo con lo Stato, e troviamo le formule di come devono essere coordinate eventualmente dal Consiglio, allora io sono convinto che se avremo la forza, la capacità e la maturità politica di avere questi obiettivi e di non dividerci su questi obiettivi, è una battaglia che non soltanto questo Consiglio, ma che la Sardegna vincerà. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Cesare Moriconi. Ne ha facoltà.

MORICONI CESARE (PD). Grazie, Presidente, grazie ai colleghi che hanno condiviso una riflessione soffermandosi prevalentemente sulle ragioni che hanno animato la proposta finalizzata esclusivamente alla valorizzazione di un accordo rispetto al quale possiamo anche avere differenti capacità di interpretazione e di lettura, ma non sono i 50 o i 100 o i 200 milioni in più o in meno che, a seconda della lettura, noi saremmo stati in grado di ricavare dall'accordo con lo Stato, ciò che conta è invece la messa a fuoco di un obiettivo finalizzato al superamento delle condizioni di disagio ataviche della nostra Regione, e quindi la costruzione di soluzioni strutturali ai problemi che ci attanagliano da sempre, che evidentemente non possono essere realizzati con 50, 100 o 200 milioni più, non possiamo litigare su questi. Cioè, non possiamo litigare su 50, 100 o 200 milioni, per quanto le nostre letture, le nostre interpretazioni sulle modalità attraverso le quali addivenire ad un accordo possano essere diverse. Su un dato credo che conveniamo tutti, l'accordo ci offre un tavolo, quel tavolo arriva dall'applicazione di una legge dello Stato, finalmente ce lo offre , e su quel tavolo noi dobbiamo trasferire l'enormità delle potenzialità di cui disponiamo che non sono solo quelle che sono rappresentate in quest'aula, ma sono quelle di cui il 3 febbraio abbiamo parlato, e cioè degli attori protagonisti del sistema socio-politico, socio-economico isolano con i quali protagonisti possiamo condividere la proposta da portare in quel tavolo, in cui sono convinto che ci devono essere i temi che nella mozione sono stati richiamati, ma altri che non sono stati specificati che sono venuti fuori anche nella discussione di stamattina, come il problema delle accise, rafforzando chiaramente l'impegno a trasferire in quel tavolo derivante dallo sforzo, dagli approfondimenti, dal confronto. È diventata una battaglia di carattere politico, ma ancora di più culturale sulle questioni, sulle condizioni dell'insularità, che stanno tutte dentro la Commissione speciale, che sta lavorando bene, e che meritano di essere rappresentati in sede legislativa sul piano della riforma costituzionale che ha avviato il suo iter al Senato e anche sul tavolo dell'accordo per quanto riguarda l'accelerazione dei processi per l'individuazione degli strumenti e delle misure che su quel tavolo possono essere trattati. Io sono convinto che da una discussione di questo tipo noi non possiamo non approfittare per mettere a sistema il meglio dello sforzo e delle nostre tensioni, dello sforzo politico, dello sforzo culturale che si è sviluppato in questa discussione, che io considero l'individuazione del luogo nel quale far convergere la volontà comune e collettiva che rappresenta la volontà del popolo sardo a trasformare in atti concreti la riflessione politica, il tavolo dell'accordo, e un ordine del giorno può definire questo processo ripulendo il documento dalle analisi di carattere strettamente politico che spesso ci conducono più nell'errore dello scontro per costruire più la soluzione, che invece riguarda il percorso che da qui al tavolo ci deve impegnare.

Chiedo al Presidente, all'Aula e alla Giunta la possibilità di poter lavorare su quest'ordine del giorno al fine di dare prosecuzione a questa discussione attraverso un percorso formale.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moriconi, chiarissimo.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Io credo che la volontà di fare un ordine del giorno unitario sia emersa chiaramente da tutti gli interventi, non so se sia il caso di sospendere qualche minuto, io personalmente non sono favorevolissimo alle sospensioni, nel senso che se il Regolamento lo consentisse io andrei avanti con i lavori, e intanto possiamo sospendere questo argomento e lavorare su un ordine del giorno unitario, naturalmente se i colleghi sono d'accordo, perché questo ci consentirebbe di ottimizzare anche i lavori dell'Aula perché secondo me se interrompiamo adesso poi… però, Presidente, decida lei naturalmente. Grazie.

PRESIDENTE. Preferisco sospendere per dare a tutti modo di partecipare all'elaborazione…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Mula . Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Io credo che la proposta che ha fatto il collega Cossa sia di buon senso, nel senso di continuare i lavori così non solo non perdiamo tempo, ma siamo anche operativi. Poi vorrei anche preannunciare che quest'Aula e la maggioranza ci stiamo attivando in tal senso, stiamo preparando anche un ordine del giorno che sottoporremo a tutta l'Aula, visto che ci occupiamo solo di Posidonia e di alghe, vorremmo dare segnali che ci occupiamo anche di altri problemi, nel senso che Air Italy ci preoccupa eccome, e stiamo preparando un documento che sottoporremo all'Aula e cerchiamo in che modo quest'Aula può essere utile a questa battaglia che noi dovremmo comunque a portare avanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI GIUSEPPE (PD). Grazie, Presidente, per valutare in quale momento si possa, ovviamente dopo aver approvato questo importantissimo ordine del giorno, poi si possa trattare, immagino prima delle leggi, l'argomento Air Italy. Anche noi abbiamo preparato un ordine del giorno, in realtà c'è una mozione che dovrebbe essere trattata in questi dieci giorni, e ne sono trascorsi già 4,5, che abbiamo presentato sul tema, però avremo appunto da sottoporre un ordine del giorno all'attenzione dell'Aula chiedendo anche di valutare l'opportunità… è stato fatto nel 2011 per una situazione meno grave di quella attuale, l'opportunità di convocare un Consiglio regionale, seppure informale, perché il Regolamento non lo permetterebbe in via formale fuori da Cagliari, di convocare un Consiglio regionale a Olbia, magari presso l'aeroporto. In questo momento è iniziato un presidio permanente, io credo che questo Consiglio regionale non si possa limitare a un importante ordine del giorno, ma debba dare un segnale anche più forte rispetto a questo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (Misto). Grazie. Io sono convinto che sia importante affrontare la discussione, onorevole Meloni, e credo che i tempi siano estremamente stretti rispetto alla vicenda di cui ci stiamo occupando, perché ieri la società Air Italy ha annunciato di fatto il recesso dal rapporto di lavoro; questo è il punto, non ce ne sono molti altri, perché quando metteremo insieme tutto ciò che noi sappiamo su questa vicenda, e non ho dubbi rispetto al fatto che l'Assemblea si dimostrerà documentata rispetto a questo tema, e assolutamente terza rispetto alle vicende di ordine planetario che l'hanno determinata, ci renderemo conto che su un punto noi dobbiamo agire e agire oggi, probabilmente agire domani non sarebbe utile. Perché? Perché se si determinasse il recesso dal rapporto di lavoro, e quindi il licenziamento delle risorse, avremmo due effetti, quello meno grave dei quali sarebbe il fatto di non poter utilizzare la cassa integrazione, quello più grave, invece, sarebbe che in assenza di rapporto di lavoro queste 1500 risorse, chiedo scusa, sarebbero escluse dal piano industriale che determinerà la ripartenza del nuovo assetto societario di quell'asset e di quelle rotte, quindi la prima cosa da fare è agire maniera ferma, determinata, come Regione nei confronti del Governo, perché la vita stessa di quelle licenze di volo sia legata alla permanenza del rapporto di lavoro tra Air Italy e questi lavoratori, quindi, detta in una formula che chiude, la continuità aziendale va da oggi salvaguardata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dario Giagoni. Ne ha facoltà.

GIAGONI DARIO (LEGA). Anche noi abbiamo un ordine del giorno riguardante la vertenza Air Italy, quindi chiederei ai colleghi Capigruppo di maggioranza e di minoranza di incontrarci e di discutere sulla questione perché veramente, come ha detto l'onorevole Tunis, ormai i tempi sono veramente conclusi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Era già previsto che al termine della parte sulle entrate si incontrassero i Capigruppo per definire le modalità per affrontare il tema Air Italy. A questo punto l'unica cosa che dobbiamo decidere è quando discutere un ordine del giorno unitario a cui mi sembra tutte le forze politiche rappresentate sono disponibili ad arrivare. Le ipotesi sono due, io a questo punto eviterei che nei prossimi interventi si riapra la questione o si discuta del futuro… cioè, discutiamo quando parliamo di Air Italy, perché tutti noi vogliamo parlare di questo, dobbiamo però metterci d'accordo sul metodo; eviterei di sospendere il Consiglio all'una per costruire l'ordine del giorno, se proprio occorre una sospensione e non vogliamo cambiare argomento per poi tornare alle entrate lo sospendiamo, riniziamo alle 3 con l'ordine del giorno in mano, senza perdere tempo, ed evitiamo quei tempi morti che stanno caratterizzando la… magari nel mentre possiamo però convocare la Conferenza dei Capigruppo, fare quel lavoro di back office e consentire ai colleghi poi dalle tre in poi di svolgere l'attività in Consiglio senza pausa.

PRESIDENTE. Credo che la proposta dell'onorevole Agus sia ragionevole, vorrei sentire in proposito qualcuno dei Gruppi di maggioranza.

MURA FRANCESCO (Fratelli d'Italia). Va bene.

PRESIDENTE. Allora, venendo incontro a quanto ha appena evidenziato l'onorevole Agus, credo che sia indispensabile sospendere, convochiamo la Capigruppo direttamente così elaboriamo un documento, sia per quanto riguarda la mozione sulle entrate, sia per quanto riguarda Air Italy. La seduta è sospesa per 15 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 43, viene ripresa alle ore 13 e 01.)

PRESIDENTE. La seduta è aperta. Comunico l'esito nella Conferenza dei capigruppo. I lavori dell'Aula riprenderanno stasera alle ore 16, mentre è stata convocata per le 15 e 30, lo ricordo ai Capigruppo, la riunione proprio dei Presidenti di Gruppo. Ci vediamo stasera. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 13 e 02.