Seduta n.30 del 02/11/2004 

XXX Seduta

Martedì 2 Novembre 2004

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

della Vicepresidente Lombardo

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

MANCa, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 27 ottobre 2004, che è approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico di aver nominato, quale presidente della commissione per la biblioteca, la vicepresidente del Consiglio onorevole Claudia Lombardo e quali componenti i consiglieri Giovanni Moro e Simonetta Sanna.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali, Ciriaco Davoli, Mario Diana, Gerolamo Licandro, Nicola Rassu e Luciano Uras hanno chiesto un giorno di congedo per motivi personali per la seduta del 2 novembre 2004. I consiglieri regionali Franco Cuccu e Salvatore Serra hanno chiesto due giorni di congedo per motivi personali per le sedute del 2 e 3 novembre 2004.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

URAS: "Interventi urgenti per l'applicazione delle norme in materia di ammortizzatori sociali". (49)

(Pervenuta il 22 ottobre 2004 ed assegnata alla sesta Commissione.)

AMADU - OPPI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO: "Assegno integrativo regionale agli ex combattenti e reduci". (50)

(Pervenuta il 26 ottobre 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)

LAI - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Franco: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPAS)". (51)

(Pervenuta il 26 ottobre 2004 ed assegnata alla quinta Commissione.)

MARRACINI - ATZERI - PISANO - OPPI - SALIS - SERRA - PINNA - FADDA Paolo - LIORI - LICHERI: "Limiti ai mandati dei sindaci dei comuni della Sardegna". (52)

(Pervenuta il 27 ottobre 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)

LAI - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Franco: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità". (53)

(Pervenuta il 27 ottobre 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)

Annunzio interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Interrogazione BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione di penalizzazione dei pazienti che si è verificata dopo l'improvvisa sospensione del servizio di analisi nel poliambulatorio di Terralba". (58)

"Interrogazione BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sul danno erariale e funzionale derivante dal sottoutilizzo del personale medico presso l'ospedale di Ghilarza". (59)

"Interrogazione MASIA, con richiesta di risposta scritta, sui pericoli di frane e smottamenti sul tratto Bono-Bottida della SS 128 a seguito dei lavori di sistemazione idrogeologica intrapresi dal Consorzio di bonifica della Sardegna centrale". (60)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Interpellanza FLORIS Mario sui finanziamenti di 130.000 euro e di 870.000 euro concessi all'Europe Team dalla Presidenza della Regione sui fondi della pubblicità istituzionale per promuovere l'immagine della Sardegna in occasione del Campionato Mondiale Rally disputatosi dal 1° al 3 ottobre in Gallura". (39)

"Interpellanza SANNA Alberto - BIANCU - PISU sullo stato di paralisi dell'attività didattica determinatasi nell'Istituto superiore 'A. Gramsci' di Mogoro e Ales". (40)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Mozione URAS - ATZERI - BALIA - BIANCU - MARROCU - LICHERI - PISU - SALIS - SERRA - SABATINI - MANCA - PACIFICO - FLORIS Vincenzo - BARRACCIU - MANINCHEDDA - CHERCHI - GIORICO - CERINA - SECCI - CORRIAS - LANZI - CUCCA - FADDA Giuseppe - SANNA Alberto - GIAGU - DAVOLI - SANNA Simonetta - PIRISI - CALIGARIS - COCCO - CALLEDDA - BRUNO - FRAU - MASIA - MATTANA - ORRU' - LAI - CORDA - SANNA Franco - CUGINI sulla solidarietà attiva della Regione a favore del maresciallo Marco Diana colpito da gravi patologie da contatto con sostanze tossiche ed inquinanti presumibilmente derivate da uranio impoverito". (16)

Discussione della mozione La Spisa - Pili - Ladu - Diana - Vargiu - Oppi - Petrini sull'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica (11)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 11. Se ne dia lettura.

Manca, Segretario:

MOZIONE LA SPISA - PILI - LADU - DIANA - VARGIU - OPPI - PETRINI sull'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica

IL CONSIGLIO REGIONALE

premesso che in data 14 luglio 2003, a conclusione di una complessa e articolata fase di concertazione con le parti sociali e datoriali, regionali e nazionali, e di stretta e proficua collaborazione fra il Governo nazionale e la Giunta, è stato siglato a Palazzo Chigi, l'Accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna;

ricordato che l'Accordo:

- rappresenta un importante risultato politico e programmatico non soltanto per il comparto della chimica, ma per il futuro dell'industria regionale ed è riconosciuto, unanimemente, come lo strumento irrinunciabile per il rilancio del settore chimico regionale entro un quadro di riferimento nazionale;

- è stato raggiunto grazie ad una forte condivisione di obiettivi e strategie che hanno trovato sintesi nelle proposte elaborate con il coinvolgimento dell' Osservatorio regionale della chimica e del forum per l'energia;

evidenziato che tali strategie, come sancito nell'Accordo, prevedono una complessa rete di interventi che coinvolgono in modo integrato i tre principali siti chimici regionali di Assemini, Porto Torres ed Ottana;

evidenziato, inoltre, che la strategia di intervento sancita dall'Accordo per la chimica è parte integrante di un disegno programmatico che investe in modo rilevante le questioni energetiche della nostra Regione sulle quali la precedente Giunta regionale a seguito di un confronto molto ampio ha assunto una precisa linea di azione, sancita nel documento di aggiornamento del piano energetico regionale, così sintetizzabile:

strategia di medio-lungo-periodo

- attuazione degli interventi che prevedono che l'Isola diventi la seconda via di adduzione del metano al continente italiano e, per questo tramite, anche al sud del continente europeo, con provenienza dalle coste del Mediterraneo meridionale;

- rilancio della miniera Carbosulcis, assicurando il raggiungimento del break-even, nel quadro di un progetto integrato miniera-nuova centrale termoelettrica del sulcis:

- mantenimento, a tal fine, con gli opportuni interventi normativi (modifica del DPR 28 gennaio 1994) delle prerogative di prezzo e delle agevolazioni finanziarie previste per la produzione di energia elettrica, già previste per il progetto ATI-Sulcis;

- coinvolgimento con logiche di autoproduzione delle grandi industrie metallurgiche del sulcis nel progetto di realizzazione e gestione della nuova centrale termoelettrica per assicurare alle stesse l'abbattimento dei costi energetici e certezze di prospettiva ai loro piani industriali;

- realizzazione entro il 2007 del nuovo elettrodotto (SAPEI) da 1000 MW per consentire la piena integrazione dell'Isola nel mercato energetico nazionale ed europeo, assicurando i necessari standard di sicurezza per cittadini e imprese, senza escludere che la Regione possa diventare esportatrice di energia;

strategie di breve periodo

- mantenimento ed estensione dei regimi tariffari speciali per le industrie energivore di base;

- assegnazione di una congrua quota di energia di importazione alla Sardegna;

- favorire la stipula di accordi bilaterali con i produttori regionali di energia per assicurare agli impianti cloro e cloro derivati tariffe energetiche in linea con quelle medie dei principali competitor europei;

- riproposizione della vertenza UE finalizzata ad assicurare alle PMI sarde benefici in termini di minori costi energetici a compensazione della mancata metanizzazione dell'Isola;

rimarcato che a fronte di tali strategie, in attuazione dell'Accordo di programma sulla chimica e di successivi verbali d'intesa Stato-Regione in materia di energia ( in particolare quello del 19 dicembre 2003), sono stati assunti precisi impegni, anche finanziari, da parte del Governo nazionale, fra i quali i più importanti sono:

- uno stanziamento di risorse pari a 100 milioni di euro per il sito di Ottana da attivare mediante proposte industriali con lo strumento del contratto di programma;

- uno stanziamento di risorse pari a 100 milioni di euro per i siti di Assemini e Porto Torres da attivare, anch'essi mediante proposte industriali con lo strumento del contratto di programma;

- la possibilità di attivare risorse aggiuntive per gli investimenti nei siti di Assemini, Porto Torres ed Ottana mediante proposte industriali con lo strumento del contratto di localizzazione e la legge 181 (concernente gli incentivi per le aree di crisi);

- il mantenimento e l'estensione dei regimi speciali per le industrie energivore;

- il finanziamento dello studio di fattibilità per il progetto integrato miniera-centrale del sulcis;

- la conclusione delle procedure di gara e di affidamento della realizzazione del SAPEI entro il 2004;

- l'assegnazione di quote riservate alla Sardegna, aggiuntive, di energia di importazione interrompibile (40 MW) e "CIP 6 interrompibile (80 MW);

- l'inserimento del metanodotto fra le grandi opere strategiche del governo nazionale;

tenuto conto che:

- lo stesso Accordo per l'attuazione degli specifici interventi individua un Comitato di coordinamento composto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - dipartimento per lo sviluppo territoriale - (che lo presiede), dal Ministero delle attività produttive, dal Ministero dell'ambiente, con la partecipazione dell'Osservatorio chimico nazionale e della Regione Sardegna;

- tale Comitato è stato formalmente istituito in data 1° marzo 2004 e che in tale occasione si è sancito che l'Assessorato regionale dell'industria avrebbe coordinato le iniziative locali riguardanti i tre siti, in ragione:

a) delle esigenze di raccordo fra le proposte locali (valorizzazione delle logiche di filiera che interessano tutta la Regione e vanno quindi oltre le sole logiche territoriali);

b) delle finalità più generali di coerenza delle proposte con le scelte della programmazione regionale e della stessa politica industriale regionale;

- in ragione di tale compito l'Assessorato ha avviato nei primi mesi dell'anno una serie di azioni ed incontri nei tre siti coinvolti non solo a livello locale, ma con riunioni tecniche fra i Ministeri e i rappresentanti della Regione;

- uno degli aspetti critici oggetto di vari approfondimenti è stato e rimane quello dell'alto costo dell'energia che ha ripercussioni su tutta l'industria di base regionale ed anche sugli impianti chimici con particolare riferimento agli impianti cloro-cloro derivati;

evidenziato che a seguito di questi incontri e dell'attività coordinata dall'Assessorato industria si è giunti, in tempi brevi, ad importanti risultati, tanto per l'attuazione dell'Accordo, quanto per gli aspetti di criticità energetica, fra i quali i più importanti, sono:

- un protocollo d'intesa fra EVC, SYNDIAL, Governo e Regione, siglato nel mesi di aprile 2004 che pone EVC nelle condizioni di presentare un piano industriale di rilancio della filiera cloro-cloro derivati-PVC da attuare mediante contratto di programma;

- il mantenimento in esercizio della centrale AES fino al 2005, in attesa di definire una soluzione di medio-lungo periodo;

- l'estensione dei regimi speciali con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 febbraio 2004;

- il completamento e la formale presentazione dei risultati dello studio di fattibilità miniera-centrale;

- la formale presentazione dei contratti di programma per il sito di Ottana (INCA-DOW, e Consorzio CREO);

- la messa a punto della proposta di un primo contratto di programma per l'area di Assemini con costituzione del Consorzio promotore (Consorzio CREA);

- la presa d'atto da parte della Giunta Regionale delle iniziative avviate con delibera della Giunta, con la quale si esprime parere favorevole e si conferma la strategia;

rimarcato, inoltre, che:

- l'insieme delle iniziative e dei risultati già ottenuti fanno parte di una strategia integrata;

- si rende necessario completare iniziative avviate ed accelerare i tempi di attuazione delle iniziative ancora da avviare anche a seguito degli approfondimenti e degli studi condotti (es. studio di fattibilità miniera-centrale);

constatato che:

- il Governo nazionale, finché è stato opportunamente sollecitato e supportato dalla Giunta regionale ha mantenuto fede agli impegni assunti;

- dall'insediamento della nuova Giunta ad oggi si è interrotto il percorso di attuazione dell'Accordo di programma ed è venuta meno l'indispensabile azione di raccordo con il Governo nazionale a seguito di una manifesta assenza di proposta da parte della Giunta Regionale;

- la Giunta regionale nonostante siano passati oltre tre mesi dall'insediamento, non sembra avere una strategia e nel contempo non dà prova di perseguire gli obiettivi già definiti;

appreso, inoltre, che

- non sono stati ancora presentati al MAP i contratti di programma riguardanti l'area di Assemini e quella di Porto Torres, né sono state poste scadenze per tali presentazioni;

- non risulta presentato il contratto EVC, né si hanno notizie sul mantenimento degli impegni assunti in maniera energetica;

- non vi è ancora alcun pronunciamento da parte della regione, sui contratti presentati DOWN INCA CREO;

- vi sarebbero ritardi per la realizzazione del SAPEI, senza che la Giunta abbia preso alcuna iniziativa per evitare questa evenienza e contrastarla opportunamente;

- da interviste e articoli di stampa, la posizione della Giunta ed in particolare quella presentata dalla Regione, appare ancora poco chiara ed indefinita e ha provocato sconcerto fra gli operatori ed i lavoratori dei comparti coinvolti con particolare riferimento alla situazione della Carbosulcis;

rilevato che:

- non si è più riunito per assenza di una richiesta da parte della Regione, il comitato di coordinamento nazionale;

- non è chiaro come l'Assessorato dell'industria stia coordinando le attività dei tre siti coinvolti;

- non vi è stato alcun atto che conferma gli stanziamenti della finanziaria regionale 2003 per la chimica (fondo indistinto programmazione);

considerato che:

- si rischia di vanificare il lavoro svolto e la perdita delle risorse assegnate per inerzia della Giunta in carica;

- è indispensabile su questioni come questa dare continuità all'azione amministrativa e si rende pertanto indispensabile che la Giunta prenda posizioni precise sulle strategie definite e sancite in atti formali ovvero, se non le condivide, dichiari che cosa intende fare,

impegna la Giunta regionale

a riferire entro il mese di ottobre in Consiglio regionale sullo stato di attuazione dell'Accordo di programma per la chimica e più in generale sulla propria strategia in materia di chimica ed energia con specifico riferimento a:

1) miniera carbosulcis;

2) nuova centrale del sulcis;

3) metanodotto Algeria-Sardegna-Italia-UE;

4) SAPEI;

5) iniziative specifiche di attuazione dell'Accordo di programma per i siti di Assemini, Porto Torres, Ottana;

6) immediata ripresa del confronto con il Governo nazionale al fine di:

a) coordinare le azioni attuative dell'Accordo di programma ai sensi dell'art. 11 dello stesso Accordo;

b) dar seguito ai formali impegni sottoscritti per le risorse finanziarie con individuazione dei capitoli di spesa in capo al MAP ed al bilancio della Regione;

c) attivare il comitato di sorveglianza ai sensi dell'art. 12 dell'accordo;

7) immediata ripresa dell'attività di coordinamento regionale delle iniziative dei tre siti chimici per la individuazione delle opportune soluzioni riguardanti in particolare:

a) i contratti di programma;

b) i contratti di localizzazione;

c) la legge 181 (concernente gli incentivi per le aree di crisi);

d) le proposte per energia basso costo per la linea del cloro e cloroderivati;

e) le soluzioni per AES;

f) le soluzioni per le utility di Ottana, Assemini e Porto Torres;

8) possibile definizione di un programma pluriennale di interventi da co-finanziarie con i fondi strutturali del POR Sardegna utilizzando a tal fine tutte quelle misure coerenti e compatibili con le finalità dell'Accordo di programma per la chimica;

9) immediata ripresa delle attività del forum per l'energia per la condizione di eventuali nuove scelte in materia energetica e comunque alla definizione di un nuovo Piano Energetico Regionale che chiarisca:

a) se si intendono realizzare e portare a regime i progetti di generazione elettrica già programmati;

b) se si intenda attuare il programma di metanizzazione dell'isola come previsto dall'Intesa Stato-Regione. (11)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, Assessori e colleghi. Lo scopo della mozione che presentiamo stasera e che discutiamo in quest'Aula è quello di mettere al centro dei lavori dell'Assemblea un problema molto complesso e molto articolato che si ramifica in diverse direzioni ulteriormente problematiche, ma che richiedono alla fine un orientamento comune ed alcune decisioni che a nostro giudizio non possono essere più procrastinate.

Prima di parlare del problema della chimica, pur essendo questo un tema molto urgente, abbiamo atteso qualche mese per dare anche al neo Assessore dell'Industria, che credo che da nessuno più che da me possa ricevere il massimo della solidarietà per la difficoltà dei temi che quotidianamente deve affrontare, il tempo di insediarsi effettivamente nell'Assessorato. Io confermo anche in questo momento la solidarietà umana, ma ovviamente non può estendersi più di tanto e deve comunque essere slegata dall'insieme di valutazioni politiche che responsabilmente dobbiamo assumere in quest'Aula.

Vorrei sgombrare il campo innanzitutto da una questione, su cui spero di poter tornare al termine del mio intervento. Il problema della chimica in Sardegna si allaccia anche a tutte le altre questioni che purtroppo gravano su un sistema industriale che nella nostra isola si è incentrato, a partire dagli anni Sessanta, sulla grande industria di base (che non è soltanto chimica ma comprende anche quella metallurgica e mineraria) in una logica che a suo tempo voleva essere d'integrazione fra questi due grandi settori e che poi invece ha visto tutto il sistema di relazioni sfaldarsi progressivamente. Dobbiamo cioè oggi parlare di chimica attraversando e superando centinaia e centinaia di dichiarazioni che nascono molto spesso da un luogo comune, che fa parte del bagaglio culturale di tanti cittadini, come anche di tanti esponenti politici di destra, di sinistra e di centro, e cioè che il modello di sviluppo vincente per la Sardegna debba superare gli errori del passato, in particolare quello dell'industrializzazione incentrata sull'industria di base.

Questo è purtroppo un luogo comune che noi dobbiamo tentare di superare con un esercizio di razionalità, cercando di far prevalere la ragionevolezza sui facili giudizi. E questi facili giudizi e questi luoghi comuni possono essere sgombrati dal tavolo della discussione con una semplicissima considerazione, con una semplicissima presa d'atto della condizione in cui versa oggi il nostro sistema economico.

Senza la grande industria oggi, pur con tutti gli errori che possono avere causato alcune scelte operate nel passato, noi non disporremmo del livello di tecnologie, di flussi finanziari, di conoscenze, di rapporti di scambi con l'esterno di cui disponiamo. Non avremmo oggi il sistema industriale che abbiamo se non ci fosse stata quest'esperienza. Ottima o meno, questa è la nostra storia e da questa nostra storia dobbiamo ripartire, ed è questa la condizione di fronte alla quale ci siamo trovati nella precedente legislatura quando iniziarono a venire al pettine una serie di nodi che partivano da molto, molto lontano, da scelte di politica industriale e di politica energetica non attribuibili né al nostro Governo di allora né a quello di oggi, né a quello forse che ha preceduto il nostro, ma ad una carenza, ad una debolezza della politica industriale italiana che risale a quindici - venti anni. Oggi pertanto ci troviamo a raccogliere questa pesante situazione, ad affrontarla con dei nodi che periodicamente vengono al pettine.

Noi, due anni fa, ci trovammo di fronte ad alcuni di questi nodi dolorosissimi; uno di questi era costituito dalla chiusura dell'impianto di cloro-soda di Porto Torres, a cui seguì, dopo pochissimi giorni, l'annuncio della chiusura dell'impianto dell'acrilonitrile di Cagliari - Assemini, chiusura - lo dico perché dobbiamo partire anche dalla storia - che determinò immediatamente, quale effetto indotto "a valle", la messa a rischio della prosecuzione dell'impianto di Montefibre, che utilizzava la produzione di Assemini e collegava in un'unica filiera le produzioni dell'Enichem a quella della Montefibre. Tutti soggetti imprenditoriali esistenti allora, nati da successive privatizzazioni, fondate su un'unica impostazione di base, cioè che la chimica non facesse più parte, non potesse più far parte della base strategica del nostro sistema industriale.

Queste sono le scelte di fondo effettuate a suo tempo, che hanno portato in Sardegna ad una situazione di grave crisi. Allora si poteva anche ritenere che la chiusura di un impianto chimico a Porto Marghera potesse essere sostanzialmente ininfluente rispetto al tessuto sociale, anche a quello produttivo, perché facilmente assorbibile da un sistema economico che offriva ben altri stimoli e prospettive di sviluppo, sia nel settore industriale sia in altri settori produttivi, ma per noi non era e non è così. Da qui quindi l'esigenza di tappare le falle, di venire incontro ad una situazione sociale e produttiva che si preannunciava gravissima.

Lo abbiamo fatto riprendendo il percorso avviato già nella prima parte della legislatura, nei primi due anni, con un inizio di tentativo di costruzione del percorso di approvazione di un accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna, mirante proprio in questa direzione. Lo abbiamo fatto nel momento di maggiore crisi ed il buon esito del confronto con il Governo nazionale è stato determinato non dalla circostanza che si trattasse di un governo amico rispetto al Governo regionale, ma - e lo sottolineo questo, perché poi da ciò deriva anche la conseguenza dell'impegno di oggi - dal fatto che la Regione si è presentata unita al tavolo delle trattative.

Io ricordo alcuni passaggi in questo Consiglio regionale in cui si approvarono documenti importantissimi che noi portammo all'attenzione del Governo, senza alcun tentativo di strumentalizzazione politica, ma sulla spinta dell'allarme per un sistema che stava crollando conseguendo un'autentica unità tra forze politiche-sindacali e imprenditoriali. L'accordo di programma per la chimica nasce da un lavoro intenso di confronto con tutte le parti sociali, con tutte le istituzioni in qualche modo interessate a questi problemi.

Da lì siamo partiti e, contemporaneamente al lavoro compiuto nell'Osservatorio regionale per la chimica che ha portato all'accordo poi, si è avviato un lavoro di intenso confronto nel forum per l'energia, cui hanno partecipato tutte le forze sociali (che, di fatto, erano anche presenti nell'Osservatorio per la chimica) che si è concluso con la stesura e poi l'approvazione da parte della Giunta, di una proposta di piano energetico regionale in qualche modo collegato e collegabile con la problematica della grande industria. Ed è su questo, quindi, che sinteticamente mi vorrei soffermare.

Non entro tanto nei particolari di ciò che abbiamo scritto; forse il dibattito potrà essere utile per approfondire gli aspetti particolari, ma il nocciolo della questione è che una politica industriale vincente, o almeno capace di tirarci fuori dalla prospettiva di sottosviluppo di fronte alla quale ci troviamo, una politica di ripresa del sistema industriale dipende, piaccia o non piaccia, si voglia o non si voglia, dipende anche in gran parte dell'attenzione che si presta alle politiche di sostegno della grande industria. Una grande parte della piccola e media impresa è in qualche modo collegata alla grande industria, sia nel settore secondario, sia in quello terziario; ci sono centinaia di imprese e migliaia di buste paga e di redditi distribuiti che dipendono dalla presenza della grande industria, sia nel settore chimico, sia in quello metallurgico e in parte anche in quello minerario.

Noi dobbiamo - e la logica dell'accordo di programma per la chimica è stata esattamente questa - cercare di perseguire una via realistica, ma moderna, che guardi lontano. Si tratta, cioè, non di salvare ciò che il mercato in qualche modo rifiuta, ma di trattenere possibilità di ripresa di filiere produttive che ancora hanno mercato, che possono ancora averlo e che possono contrastare una linea di decadenza del sistema industriale italiano che parte dalla chimica e che abbraccia altri settori. Io credo che sul futuro dell'industrializzazione in Italia il punto non è ancora stato messo, la parola fine non è ancora stata scritta e speriamo non venga superficialmente scritta da nessuno.

Rinunciare in maniera semplicistica alle produzioni anche della grande industria di base può essere superficiale, rinunciarvi per puntare ad altre monocolture può essere superficiale e pericoloso. Noi credo che dobbiamo ancora perseguire la strada della ripresa dell'attività produttiva su diversi punti. In particolare occorre riprendere i contenuti dell'accordo e sfruttare le grandi opportunità finanziarie da esso offerte e cioè quei 300 milioni di euro di incentivi che possono sviluppare un volume di investimenti quasi doppio; è una cifra enorme, che potrebbe addirittura crescere se si agisce con la dovuta oculatezza.

D'altra parte il lavoro successivo alla firma dell'accordo, fino a maggio del 2004, si è concretizzato soprattutto in un'attività di stimolo da parte della Regione. La Regione si è mossa, Assessore, cercando di promuovere il più possibile progetti di investimento di soggetti imprenditoriali portatori di idee valide, scartando quelle che non manifestavano la stessa validità, e individuando alla fine quattro - cinque ipotesi di proposte di contratto di programma. Una prima ipotesi, annunciata da un consorzio di imprese che ancora non ha presentato il relativo progetto, riguarderebbe Porto Torres. Un altro progetto, già presentato, vede per protagonista un consorzio di imprese di Ottana, e prevede investimenti di reindustrializzazione nel settore della chimica e non solo.

Altri due fondamentali contratti di programma prevedono due progetti industriali particolarmente importanti per due filiere strategiche nella chimica. Uno è quello del cloro e cloro derivati che vedrebbe come protagonista la società che dovrebbe acquistare gli impianti della SYNDIAL e che potrebbe quindi collegare la filiera con Porto Torres. È da tempo che si dice che a giorni sarà presentato questo progetto ma per il momento non ne abbiamo notizia. È stato siglato, anche su iniziativa proprio della Regione e del Governo, un accordo fra SYNDIAL e EVC per l'acquisto di quest'impianto, ma non sappiamo a che punto sia. Questo comunque, insieme all'altro contratto di programma della DOWN INCA di Ottana che rilancerebbe anche in quel caso una filiera molto importante, costituisce probabilmente l'aspetto più interessante e direi quasi rivelatore anche del metodo da seguire per l'attuazione dell'accordo di programma, e cioè il collegamento fra politica di incentivazione e politica energetica.

Di qui il passaggio al secondo punto fondamentale: la filiera del cloro e cloro derivati potrà rilanciarsi certamente se la EVC acquisterà gli impianti della SYNDIAL e se presenterà il relativo progetto di investimento al quale far seguire - aspettano soltanto questo al Ministero per le Attività Produttive - un contratto di programma particolarmente vantaggioso a sostegno dell'investimento. Ma la tenuta di questa filiera, la tenuta soprattutto dell'impianto di cloro di Cagliari dipende da un altro punto fondamentale: dall'abbattimento del costo energetico oggi particolarmente alto. L'impianto di cloro soda, insieme alle industrie metallurgiche del Sulcis, fa parte di quelle industrie cosiddette energivore che, da un lato, costituiscono la nostra croce dal punto di vista della politica energetica, perché rappresentato un problema da risolvere, dall'altro producono migliaia e migliaia di redditi per le famiglie sarde.

Il punto centrale, rivelatore anche dei passi da compiere è che se EVC e SYNDIAL non vedono un segnale chiaro di una scelta di politica energetica da parte della Regione e da parte del Governo nazionale che punti all'abbattimento del costo dell'energia per queste industrie, non si stipulerà mai il contratto di acquisto, non si effettuerà mai l'investimento e prima o poi chiuderà l'impianto di cloro soda di Cagliari così come chiuderà l'impianto di Porto Torres, mettendo in crisi tutto l'assetto della chimica in Sardegna.

Il problema del costo dell'energia è uno dei problemi centrali del piano energetico regionale, che voi del centrosinistra criticate molto per la scelta dell'eolico, ma che francamente costituisce soltanto un aspetto e non certamente fondamentale del piano. La scelta dell'eolico deriva purtroppo in gran parte dalla necessità per la Sardegna di avere un sistema energetico che sappia coniugare le esigenze di far fronte al fabbisogno con quelle di assegnare alle nostre industrie energivore la possibilità di ottenere energia elettrica a basso costo.

Da qui la scelta necessitata dell'utilizzo del carbone, operata nel piano energetico e contenuta in decine e decine di documenti controfirmati da esponenti politici, sindacali ed imprenditorali. Questa, che è una scelta strategica, determina poi anche le necessità di alcuni riequilibri sul piano delle fonti rinnovabili. Da qui, ricordatevelo per cortesia, ve ne prego, la scelta anche di un riequilibro in materia di fonti rinnovabili. Ma se non si operano scelte concrete per decidere il destino da assegnare alla Carbosulcis, per stabilire quale sistema energetico promuovere nel Sulcis, per offrire risposte all'ENDESA e individuare un tipo di rapporto contrattuale, bilaterale tra i produttori di energia e i grandi consumatori, non usciremo dal problema della grande industria.

Questo è il nocciolo del problema; io spero - poiché il tempo ormai è concluso - che il dibattito di stasera possa in qualche modo far venir fuori la sostanza delle cose…

PRESIDENTE. Prego concluda, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Non la fretta di assegnare responsabilità o colpe, ma la curiosità intellettuale e politica di capire quali sono le strade da percorrere adesso, perché si conceda di nuovo al sistema regionale sardo la grande opportunità di presentarsi a Roma con idee chiare, con una posizione unitaria e con una richiesta da attivare immediatamente.

La Regione ha una responsabilità ben precisa; ha assunto l'onere di convocare il comitato di coordinamento previsto dall'accordo di programma, che si riunì nel marzo del 2004, se non sbaglio, e che ancora non è stato riconvocato. Spetta alla Regione sollecitare questa convocazione o addirittura convocarla autonomamente. Io spero che in questa direzione si muova fin da ora con un'iniziativa forte.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della presidenza entro la conclusione dell'intervento dell'onorevole Giagu e che il tempo a disposizione è di dieci minuti.

GIAGU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, siamo di fronte a due diverse rappresentazioni del problema oggi in discussione: una è quella contenuta nella mozione e l'altra è quella contenuta nell'intervento del collega La Spisa. Io mi atterrò alla mozione, dopodiché commenteremo anche l'esposizione del collega La Spisa. Esaminando la mozione numero 11 - come ha detto il collega La Spisa, ampia, puntuale su ogni argomento, precisa anche nell'individuazione delle problematiche esistenti e in quelle emergenti - ho pensato che per una volta i colleghi firmatari della stessa e la coalizione che rappresentano avviassero un confronto sereno, costruttivo, consapevole delle insidie e delle difficoltà del momento, in quanto seriamente preoccupati per le sorti di un comparto estremamente fragile quanto strategico per la nostra economia. Infatti, non solo si richiama l'accordo di programma per la chimica, ma si esaminano i punti nodali di una strategia che vede impegnata la Regione per il rilancio dell'intero comparto industriale e si riflette contestualmente sul ruolo decisivo del Governo nazionale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA

(Segue GIAGU.) Diciamo che la meticolosa descrizione dell'attività della precedente Giunta e del suo rapporto con l'attuale Governo nazionale, a parte qualche innocente omissione, portavano ad un moderato ottimismo per un confronto che oggi inizierà e che inevitabilmente proseguirà nel tempo. Su questi argomenti mi piace pensare ad un Consiglio regionale più responsabile, più attento, più solidale, più impegnato, più unito. Pensiamo ad un confronto basato sulle verità, sull'autocritica, sull'assunzione di responsabilità e soprattutto su una considerazione comune a tutti noi che attiene agli effetti delle nostre azioni riferite alla sorte di migliaia di famiglie sarde. Credo che l'intero Consiglio con sincerità voglia misurarsi costruttivamente, approvando o meno l'attività dell'Esecutivo, ma sostenendone unitariamente la strategia di fondo.

Siamo forse disponibili all'idea che si smantelli, per mano pubblica o privata, tutto o una parte del sistema industriale isolano sopravvissuto? Credo di no. Siamo convinti che si debba salvaguardare l'esistente e si debba procedere su una riconversione basata sulla qualità e innovazione? Credo di sì. Condividiamo la necessità di colmare i gap infrastrutturali che limitano le nostre potenzialità e le nostre ambizioni? Penso di sì. Siamo consapevoli che, da anni, a livello nazionale si ridiscutono le politiche industriali e che dalla dismissione delle partecipazioni statali in poi queste non favoriscono la nostra economia? Credo di sì. Cari colleghi, in questi anni sono cambiate le condizioni, il quadro generale è più complesso, i nostri diritti a volte vengono dimenticati, la nostra competitività, e conseguentemente la nostra qualità della vita è sempre più in ribasso.

Perciò, cari colleghi, ritornando alla mozione, quando arrivo a leggere le constatazioni, le rilevazioni, le considerazioni dei colleghi La Spisa e più, mi sorge il dubbio che possa aver interpretato in maniera troppo benevola o errata la premessa, cioè che le intenzioni dei colleghi dell'opposizione non siano quelle che si possono auspicare riferite al particolare momento, alla portata dei problemi richiamati, alla sensibilità e al buonsenso che devono animare le nostre riflessioni in quest'Aula.

Constatare da parte di alcuni colleghi e apprendere da parte nostra che il Governo, opportunamente sollecitato dalla Giunta regionale, abbia mantenuto gli impegni assunti impone di rispondere ad un quesito: di quale Giunta e Regione si parla? Addirittura si dice che, nonostante siano passati tre mesi, ripeto, tre lunghi mesi, la Giunta attuale non dia prova di perseguire obiettivi già definiti, non abbia una proposta e non interpelli un Governo finora notoriamente puntuale. Tutto ciò porterebbe a vanificare un certo lavoro svolto e conseguentemente la perdita di risorse già assegnate e magari già nelle casse della Regione.

Infine, i firmatari della mozione pongono un interrogativo: se in questi tre mesi non siete riusciti a concretizzare un'azione credibile cosa intendete fare? Cari colleghi, se non fosse per la serietà degli argomenti in discussione e per la stima che nutro verso i colleghi dell'opposizione direi che l'unica motivazione che può giustificare la discussione della mozione è la ricorrenza odierna. Sancire il fallimento totale della precedente Giunta e del governo nazionale attuale, a tre mesi dal passaggio all'attuale Esecutivo di una situazione tragica, con problemi mai affrontati e men che meno risolti. Non voglio ironizzare, non è il caso, ma tutto ciò parrebbe una provocazione o almeno un tentativo dilatorio, una sorte di ostruzionismo mascherato nobilmente per evitare che quest'Aula possa approvare in tempi certi ed utili provvedimenti importanti, quali assestamento, DPEF, legge finanziaria ed altro.

Vorrei che ci smentiste, lo trovo difficile. Gradiremmo soprattutto che giudicaste con meno ostilità l'impegno di una Giunta che sin dal primo istante persegue un programma che si è prefissa, non condiviso sicuramente dall'opposizione, ma attuale, rispondente alle esigenze, conscio delle emergenze. Un Esecutivo ed una maggioranza che da tre mesi hanno ricevuto un'eredità pesante, con tanti problemi insoluti, altri che emergono a causa dei ritardi e delle lungaggini da parte di un interlocutore storicamente distratto (intendo anche nei decenni passati) ma oggi particolarmente evanescente, qual è il Governo. Non vorremmo, a tal proposito, che si avverassero le dichiarazioni pre-elettorali di qualche esponente del Governo rispetto ad una Giunta amica. Ci si muove, insomma, tra mille difficoltà e su diversi fronti, privilegiando concertazione e partecipazione. Villasor e continuità territoriale lo dimostrano.

Ritornando alla mozione, in particolare agli impegni che questa Giunta dovrebbe assumere, si può dire che l'impegno profuso in questi primi tre mesi smentisce le preoccupazioni dei colleghi firmatari: primo, perché si procede su un percorso iniziato da una Giunta e da una maggioranza diversa, che necessita di un'opportuna verifica, considerati i risultati; secondo, perché conciliare programma, continuità amministrativa e presenza del Governo implica tempi ragionevoli se si vogliono conseguire risultati seri e utili. Gli incontri col Governo tendono ad evidenziare ritardi nell'attuazione dei protocolli d'intesa Regione-Ministero delle attività produttive del febbraio 2003, dell'accordo sulla chimica del luglio 2003, e del verbale d'intesa Stato-Regione sulle politiche energetiche del dicembre 2003.

La Giunta ha riaffermato le proprie intenzioni, siamo in attesa che il Governo renda disponibili gli strumenti finanziari promessi. A questo proposito, cari colleghi, per quanto riguarda il Governo, è utile richiamare alcuni dati riferiti al periodo 2001-2003 sui trasferimenti alle imprese, in particolare per le regioni del Mezzogiorno. Complessivamente gli investimenti attivati tramite agevolazioni, dai 37 miliardi del 2001 sono passati a 29 miliardi del 2003. L'occupazione legata ai programmi e agevolata si è ridotta dalle 177 mila unità del 2001 alle 97 mila del 2003. Per il Mezzogiorno le agevolazioni calano dai 7 miliardi del 2001 ai 5 miliardi del 2003; Legge 488 del 1992: dal 2001 al 2003, meno 25 per cento; contratti di programma: meno 50 per cento; credito d'imposta: meno 60 per cento.

Le regioni meridionali nel periodo 1999-2003 hanno progressivamente perso peso nell'ambito del regime di aiuti alle imprese. Infatti, in questo periodo, 1999-2003, gli investimenti ammessi alle agevolazioni sono stati 80 mila per il centro-nord, 62 mila per il Mezzogiorno; anche la ricerca rispetto al 2003 è calata del 20 per cento. Per il 2004, sempre per il Mezzogiorno, si ha una riduzione di 1250 milioni, bonus assunzioni meno 150 milioni; Legge 488: meno 750 milioni; contratti programma area: meno 250 milioni; fondo aree sotto utilizzate: meno 100 milioni. La finanziaria del 2005 si caratterizza per l'assoluta assenza di stanziamenti a sostegno degli investimenti. Un bel quadretto consolante che dà la dimensione dell'impegno del Governo.

Sui punti specifici (Carbosulcis, centrale Sulcis, metanodotto, SAPEI, piano energetico, accordo EVC SYNDIAL) sappiamo che la Giunta è presente e attenta agli sviluppi e ascolteremo dall'Assessore la situazione aggiornata dopo questi lunghissimi ed interminabili tre mesi. Colleghe e colleghi, è nostro dovere lavorare e assicurare una risposta credibile ai problemi; dobbiamo fare in modo che questi si trasformino in opportunità di crescita e sviluppo. E' questa l'ambizione di un programma che abbiamo sottoscritto e che vogliamo offrire all'intero Consiglio regionale per una riflessione serena, appassionata, fruttuosa. E' indispensabile difendere l'esistente, individuando opportuni correttivi per impostare una fase di rilancio. L'apertura di nuovi mercati, associati agli emergenti, la politica nazionale ed europea, rendono più impegnativa la nostra azione, imponendoci ritmi e approcci differenti rispetto al passato. Dobbiamo convincerci che d'ora in poi ogni nostro errore potrebbe aver ripercussioni disastrose per la Sardegna. Dovremmo essere in grado di ottimizzare risorse ed opportunità per competere in un sistema globalizzato sempre più cinico e disumano.

Oggi, colleghi, il presupposto necessario per lo sviluppo è l'unità, la maggiore possibile, tra mondo politico, forze imprenditoriali e forze sociali, è un valore imprescindibile per evitare le sofferenze e costruire un futuro più sereno. Noi rivolgiamo un appello a voi colleghi dell'opposizione, guardando avanti e non al passato, perché accantoniate inutili tatticismi e privilegiate la discussione ed il confronto, come è già avvenuto in passato. Diamo un senso ai lavori di questo pomeriggio e a tutte le giornate che passeremo in quest'Aula, dimostrando, cari colleghi, che questo è un Consiglio regionale serio e maturo.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, Assessori, colleghe e colleghi, la mozione presentata dal centrodestra ha il merito di portare all'attenzione del Consiglio, in seno al quale è giusto che si sviluppi un dibattito serio e costruttivo, la vertenza sulla chimica e l'energia, con tempestività rispetto anche alle sollecitazioni che provengono da fuori questo Palazzo. Mi riferisco, in particolare, alla presa di posizione unitaria del sindacato che ha palesato una crescente preoccupazione per lo stato dell'economia sarda ed in particolare per le prospettive del settore industriale. La grande crisi dei siti industriali sta provocando un serio allarme non circoscritto ai diretti interessati, perché il timore è alto per le ricadute che le difficoltà della chimica e degli altri settori della grande industria avrebbero nel tessuto economico ed occupazionale dell'intera Isola.

La nostra preoccupazione, ma non è solo la nostra, è anche quella del sindacato e non solo (mi basta citare anche l'interpellanza presentata dai colleghi del centrosinistra Floris, Mattana e Cerchi) deriva dai ritardi registrati nell'attuazione dell'accordo di programma sulla chimica, anche e soprattutto - utilizzo le stesse parole usate dal sindacato - a causa delle "timidezze" della Giunta regionale. Questa Giunta regionale si caratterizza per un forte deficit di strategia e di progettualità rispetto alle emergenze che riguardano in particolare tre settori: la chimica, il settore metallurgico ed il settore dei minerali non ferrosi insieme all'alluminio, nonché rispetto ai problemi del costo dell'energia, del riordino degli incentivi e delle infrastrutture; per non parlare poi dell'assenza di iniziativa nel perseguimento degli obiettivi già definiti e dei risultati già ottenuti.

Non ci si può limitare, assessore Rau, ad una semplice difesa del sistema industriale esistente, ad una semplice rivendicazione nei confronti del Governo nazionale; occorre agire e agire subito, occorrono fatti concreti se non si vuole che il 2005 rappresenti l'anno del collasso definitivo dell'industria sarda. Il rischio di vanificare il proficuo lavoro svolto e gli importanti risultati ottenuti dalla Giunta di centrodestra e in particolare dall'allora assessore La Spisa, che ha sempre operato in stretto raccordo con il sindacato, ed ha portato avanti un'azione di pressing continuo sul Governo nazionale, è alto, e questo perché la Giunta regionale non riesce a mantenere il ruolo di protagonista che prima dell'avvento della giunta Soru ha avuto.

Il punto di maggior sofferenza del sistema produttivo isolano risiede nella crisi della grande industria, cioè del comparto chimico localizzato a Macchiareddu, Porto Torres e Ottana, del comparto chimico metallurgico e della metallurgia dell'alluminio, con particolare riferimento agli impianti della Portovesme S.r.l. Si tratta di una crisi che coinvolge migliaia di lavoratori delle principali aree industriali dell'Isola, dove sono messe in difficoltà le condizioni economiche e civili di interi territori.

A pagina 28 dell'allegato: "Un programma per cambiare la Sardegna insieme", allegato alle dichiarazioni del presidente Renato Soru, si legge: "Siamo d'altra parte consapevoli che il problema della grande industria sarda richieda decisioni di politiche economiche immediate, soprattutto a livello nazionale; esse debbono, tuttavia, essere sostenute con precise azioni politiche a livello regionale". Dove e quali sono queste precise azioni politiche a livello regionale? La sensazione - e più che una sensazione è una certezza - è che non ci sia una strategia complessiva definita ed un conseguente piano d'azione. Occorre chiarire bene - e occorre farlo subito - se gli obiettivi e le strategie che hanno trovato sintesi nelle proposte elaborate con il coinvolgimento dell'Osservatorio regionale della chimica e del Forum per l'energia sono condivise o meno.

La linea d'azione individuata nel documento di aggiornamento del piano energetico regionale va bene o va modificata? In più di una occasione abbiamo ascoltato critiche al nostro piano energetico regionale, simbolo della determinazione con cui la Giunta regionale di centrodestra ha affrontato la questione energia, mentre nessuna proposta alternativa, seria e complessiva è stata avanzata. Il tempo passa e non ce lo possiamo permettere; occorre agire e, come ho già detto prima, agire subito, avendo il coraggio di operare delle scelte riguardo soprattutto al problema di fondo del costo dell'energia, punto di snodo dell'intera problematica industriale sarda.

È un dato ormai ampiamente assodato che il nostro apparato industriale registra un elevato fabbisogno di energia elettrica, che ne condiziona la struttura; una situazione dovuta soprattutto alla presenza delle industrie legate alla produzione dei metalli non ferrosi come zinco, alluminio e piombo, che necessitano di un elevato fabbisogno energetico. In questa attività gli usi finali di energia elettrica rappresentano il 54 per cento del totale nazionale. Allo stato attuale in Sardegna il mercato dell'energia, a causa dell'elevato prezzo dei chilowattora e delle modalità di fornitura, causa forti difficoltà all'industria. Di fatto, questo settore, pur avendo tutti i requisiti per poter accedere alle contrattazioni nel mercato libero dell'energia, incontra difficoltà a causa dei limiti fisici della nostra rete elettrica, limiti che più volte in passato hanno portato il settore in condizioni di grave difficoltà.

Notoriamente il costo dell'energia elettrica è il fattore che condiziona maggiormente la competitività delle nostre imprese. La situazione che si è determinata è oggettivamente drammatica sia nel settore della chimica sia per le imprese del polo metallurgico del Sulcis. Ed è proprio sul Sulcis che intendo soffermarmi essendo la realtà che conosco più da vicino, provenendo da quel territorio ed avendo seguito le difficili vertenze che negli ultimi anni hanno segnato profondamente una realtà già colpita da una crisi che non ha conosciuto in passato precedenti.

La difficile situazione della Portovesme S.r.l. è quella che desta maggiore preoccupazione, da non sottovalutare però anche quelle dell'ALCOA e dell'EURALLUMINA. Proprio l'anno scorso, il primo ottobre, la Portovesme S.r.l. aveva fermato quasi tutti gli impianti mettendo in cassa integrazione 700 dipendenti, mentre altri 500 delle ditte di appalto hanno rischiato di restare senza lavoro e privi di ammortizzatori sociali. A mettere al tappeto la Portovesme S.r.l. è stato principalmente il problema dell'alto costo energetico; problema di cui si era a conoscenza da anni e anni. Segnali d'allarme erano stati lanciati dallo stesso amministratore delegato della società Carlo Lolli, ma senza successo, fintanto che il problema non è diventato un'emergenza. Un'emergenza che si è risolta grazie al decreto che porta la firma del Presidente Berlusconi, che prevede che il trattamento previsto nel 1995 per le produzioni di alluminio venga applicato anche all'industria di piombo, zinco ed argento, in quegli impianti situati in territori insulari caratterizzati da collegamenti assenti o insufficienti alle reti nazionali dell'energia elettrica e del gas; clausola questa importantissima perché, per la prima volta, viene riconosciuto ufficialmente l'handicap dell'insularità.

Come sappiamo tutti però il regime speciale non durerà in eterno, le agevolazioni nell'acquisto dell'energia elettrica cesseranno nel luglio del 2007, anche per le altre industrie energivore come l'ALCOA e l'EUROALLUMINA anch'esse beneficiarie del decreto. Luglio del 2007 è più vicino di quanto non sembri, è dietro l'angolo, per cui occorre capire se questa Giunta, dato il preoccupante immobilismo, intenda fare come le altre di centrosinistra che l'hanno preceduta, e cioè far finta che il problema non esista, rinviandolo a luglio 2007 quando diventerà un'emergenza.

Non si può andare avanti affrontando il contingente, occorre una soluzione strutturale che possa garantire l'auto produzione energetica alle industrie. L'ipotesi della centrale consortile a carbone sembra la più gettonata, anche perché garantirebbe il rilancio del carbone locale. In questo modo si potrebbero risolvere contemporaneamente due problemi: l'alto costo dell'energia ed il futuro della CARBOSULCIS.

Non dimentichiamo poi che il problema energetico in Sardegna ha un'alta incidenza sui costi delle famiglie e delle piccole e medie imprese. Per risolvere questo problema occorre da una parte proseguire il percorso che porterà alla metanizzazione, dall'altra è importante che si riprenda, ovviamente sotto altra veste legislativa, il tentativo di ottenere dall'Unione Europea l'autorizzazione ad erogare contributi compensativi dei maggiori oneri che le piccole e medie imprese sopportano a causa dell'assenza del metano. Ciò che conta è che il tavolo aperto continui ad essere operativo e venga allargato a tutte le problematiche che riguardano il complesso delle industrie sarde.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io penso che non utilizzerò per intero i dieci minuti a mia disposizione ma voglio sviluppare un ragionamento su una parte della mozione che è stata presentata dall'onorevole La Spisa. Dice bene l'onorevole La Spisa: noi non possiamo parlare qui in Sardegna di industria disgiungendo il problema industriale da quello energetico.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue PISANO.) Sono due questioni talmente legate che non parlarne significa davvero non riuscire a offrire un contributo per la soluzione del grande problema che affligge la Sardegna: il mantenimento di una base industriale che crei occupazione.

Lo scenario energetico presenta oggi una situazione davvero drammatica. In soli due anni il costo del petrolio ci ha portato ad una crescita del costo di importazione della cosiddetta fonte primaria dell'ordine del 35 per cento. Il sistema energetico della Sardegna dipende per il 98 per cento da fonti esterne e il 94 per cento di queste fonti esterne è costituito dal petrolio. Non è vero che il nostro è un sistema cosiddetto "di isola"; è un sistema invece totalmente isolato che è diverso, nel senso che tutta l'energia che dobbiamo produrre per soddisfare la nostra utenza deve essere necessariamente prodotto utilizzando fonti primarie esterne; e queste fonti primarie esterne sono costituite per il 94 per cento dal petrolio o derivati dal petrolio, soltanto per il 4 per cento da combustibili solidi, e un'inezia, che è appunto un 2 per cento, da fonti differenti e rinnovabili.

La situazione è davvero tragica, perché noi ci troviamo quasi di fronte ad un prossimo "collasso energetico"; non l'abbiamo detto noi, lo hanno sostenuto economisti ben più capaci di noi di fornire previsioni in materia. Siamo di fronte cioè all'esigenza impellente di modificare il nostro sistema energetico perché, tra l'altro, la reversibilità dell'acquisto di energia attraverso il cosiddetto cavodotto oggi esistente di soli 300 megawatt, non ci consentirebbe di avere approvvigionamenti se dovessimo interrompere nostro malgrado la produzione di energia elettrica derivante appunto dall'utilizzo di una fonte primaria quale quella del petrolio.

Allora che fare? Noi diciamo: è vero, dobbiamo rilanciare l'utilizzo del carbone sardo per impiegarlo come combustibile per la produzione di energia elettrica nell'impianto termoelettrico sardo, sapendo bene che questo significa non stare dentro il protocollo di Kyoto, sapendo bene che questo significa andare verso costi crescenti in termini di produzione energetica. Noi siamo per l'utilizzo di una fonte strategica, così come è stata definita quella del carbone sardo, però capiamo anche quali siano i pericoli di utilizzo di questa fonte e perciò dobbiamo fare chiarezza. Ecco perché sosteniamo che non è possibile e non è accettabile che in un momento come questo si chiudano gli occhi celati e si blocchi per intero lo sviluppo del cosiddetto sistema eolico.

Leggo adesso una frase e poi vi dirò chi l'ha pronunciata: "L'auspicio e l'impegno è quello di ottenere in tempi brevi un salto di quantità e di qualità stanando da un cronico immobilismo i decisori politici e rivelando per quello che sono (bugie più o meno interessate) i tentativi sgangherati ma pericolosi di uccidere con l'eolico la possibilità che l'Italia imbocchi con decisione l'avvio di una riforma radicale del modello di produzione dell'energia, fondato sulla promozione dell'efficienza e sullo sviluppo delle nuovi fonti rinnovabili". Questa frase è stata pronunciata niente meno che dal presidente nazionale di Lega Ambiente, cioè da Roberto Della Seta.

L'opinione ambientalista in Italia è quindi divisa in due tronconi: quelli che ritengono che salvaguardia dell'ambiente sia soltanto la difesa, indicata costituzionalmente, ad oltranza dell'ambiente anche nel senso di ambiente visivo, e quello di coloro che invece, come il WWF, Lega Ambiente e un po' tutti gli altri ambientalisti che si riconoscono nelle associazioni più note, ritengono che puntare sull'energia eolica significhi comunque contribuire ad abbattere il processo di inquinamento determinato dall'ossido di carbonio, e dalle altre sostanze nocive.

Con grande preoccupazione abbiamo letto, qualche giorno fa, dell'elevato tasso di diossina prodotto dalla nostra industria, una quantità veramente allarmante, ma sappiamo bene anche quali sono gli altri gas pericolosi che vengono liberati negli impianti termoelettrici che utilizzano i derivati del petrolio. Ed allora oggi ha ragione il sindaco di Tula quando dice: "Il presidente Soru sta sbagliando quando inibisce la possibilità concreta che si vada verso l'eolico. Noi siamo per un paesaggio anche cosiddetto del vento". Il paesaggio del vento è un termine che non abbiamo inventato noi sardi, che (è stato detto e ripetuto) è un paesaggio fantastico e che può ben, in maniera adatta, ospitare anche le torri eoliche.

Per ultimo voglio citare un esempio concreto, l'esempio di un piccolo comune che si chiama Specchia, che si trova in provincia di Lecce e che ha ricevuto un prestigioso premio internazionale in qualità di comune che ha saputo riprodurre il modello più efficace di turismo cosiddetto sostenibile. Questo comune ha una piccola frazione, un villaggio turistico, che per intero è autosufficiente energeticamente. In parte produce energia attraverso i pannelli solari, quindi energia solare, mentre l'80 per cento della produzione deriva dall'utilizzo dell'energia eolica.

Il Sindaco di questo piccolo comune, Antonio Lia, che è anche deputato, nonché Presidente dell'ANCI regionale Puglia, ha testualmente detto che la novità in assoluto è rappresentata dalla circostanza che il comune è diventato proprietario della torre eolica e che questa proprietà gli ha consentito di vendere il surplus energetico prodotto. Per le necessità del comune sarebbero potuti essere sufficienti 650 mila chilowatt annui; oggi si arriva invece fino alla misura di un milione e 200 mila chilowatt.

Questo stesso comune si avvia a sperimentare un modello ancora più ambizioso, di vero e proprio azionariato comunale, con la vendita delle azioni ai propri cittadini che peraltro hanno già goduto di un abbattimento del 70 per cento sui tributi locali. Allora io mi domando: se questo modello funziona in un piccolo comune, perché non proporre una forma di azionariato anche qui in Sardegna che faccia diventare noi sardi proprietari di queste torri eoliche in modo che possiamo decidere dove collocarle e produrre energia tutelando e preservando totalmente l'ambiente?

Del resto, non necessariamente le pale eoliche e le torri eoliche devono essere alte 120 metri; possono essere alte anche solo 60 metri. Mentre infatti il rendimento cresce in funzione del cubo dell'altezza, l'impatto ambientale cresce con il quadrato dell'altezza. Questo significa che se noi costruiamo torri di 60 metri d'altezza abbiamo un vantaggio sia dal un punto di vista dell'impatto ambientale, sia da un punto di vista della produzione energetica. Per noi sardi potrebbe essere una conquista, raggiungere con questo sistema almeno il 5 - 6 per cento della nostra produzione energetica e contribuire ad incrementare le entrate regionali e comunali.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori Assessori, la discussione di questa mozione "Attuazione dell'accordo di programma per la chimica" ci consente di entrare nel merito di alcune problematiche, che non da oggi ma da tempo interessano la nostra Regione.

Vi è una crisi strisciante che ormai da almeno un decennio, se non di più, interessa il nostro settore industriale, e per questo occorre far chiarezza sulle strategie di questa Giunta in ordine a questo comparto. Io mi chiedo, e chiedo a voi colleghi, se davvero con l'industria bisogna farla finita, se davvero per l'industria in Sardegna c'è un futuro, se davvero per l'industria si sta pensando non solo all'accordo di programma sulla chimica, ma anche alle strategie da adottare perché possa continuare ad esistere in Sardegna.

Sono preoccupato perché non abbiamo capito ancora cosa si stia aspettando per portare avanti quello che l'accordo di programma già prescriveva per il settore della chimica. Del resto erano previsti 300 milioni di euro per i tre poli sardi della chimica, e 300 milioni di euro non sono noccioline. Credo che l'attenzione che doveva essere dedicata al problema sia stata insufficiente, soprattutto se si tiene conto di quello che le rappresentanze sindacali, ma anche le associazioni datorali, ci hanno illustrato in Commissione nei giorni scorsi.

È strategico soprattutto comprendere che dalla chimica davvero può nascere una nuova linfa per la reindustrializzazione della Sardegna, nonché nuove occasioni di sviluppo per settori che in Sardegna in altri tempi hanno offerto importanti opportunità per l'economia, per l'occupazione, per uno sviluppo che davvero ha potuto rappresentare, per alcune zone della nostra terra, una rinascita. Una rinascita che non è la rinascita che si è voluta citare come volano, che si è voluta perseguire negli anni, con i vari piani ideati per realizzare un robusto sistema industriale in Sardegna, ma una rinascita che ha interessato in particolare certe aree del nostro territorio.

Sono convinto che debba essere spazzata e cancellata l'idea che davvero per la Sardegna non possa esserci più un futuro industriale. Ma va spazzata perché, devo dire, rilanciare la chimica soprattutto per alcune filiere può rappresentare davvero il futuro non solo per tutte quelle maestranze che si sono qualificate e che hanno acquisito nel tempo una notevole esperienza, ma soprattutto per lo sviluppo della ricerca e la nascita di nuove energie vitali per il nostro tessuto produttivo.

Sono convinto, e voglio convincermi sempre di più, che parlare di questi problemi, come per altro la stessa mozione prevede, senza l'aggancio alla programmazione nel settore energetico, sia impossibile. I motivi sono stati illustrati nella mozione, e si evincono soprattutto dalle peculiarità che caratterizzano la produttività nel settore non solo della chimica, ma anche della metallurgia, e di tutti i settori collegati all'uso dell'energia per la produzione. Mi sembra pertanto assai riduttivo, parlando, come ha fatto il collega Pisano, di energie alternative limitarsi a quelle prodotte dal vento. Io ho letto di tanti altri sistemi di produzione di energia pulita; voglio citare per esempio lo sviluppo del sistema fotovoltaico, l'utilizzo delle maree, ma potrei citarne tanti altri. Limitare pertanto i nostri discorsi soltanto alla filiera dell'utilizzo del carbone nella produzione di energia mi sembra estremamente riduttivo.

La realizzazione del nuovo collegamento della Sardegna con la Penisola attraverso un cavo sottomarino, quindi il collegamento della Sardegna con la rete nazionale e internazionale, a me sembra costituisca un momento importante nel confronto Giunta - Consiglio. È importante però capire perché anche su questo progetto ci si sia arrestati, perché non ci sia stata una presa di posizione rispetto all'utilizzo del carbone Sulcis nel sistema della produzione energetica della Sardegna, ma soprattutto vorrei capire se davvero il carbone Sulcis per noi deve costituire una risorsa, vorrei sapere finalmente con quale tecnologia questa risorsa potrà essere messa a frutto. Di sicuro vorrei che tutto ciò si realizzasse con tecnologie che garantissero un basso impatto ambientale. Di sicuro vorrei che agli impegni assunti dalla precedente Giunta con il Governo venisse impresso complessivamente nuovo impulso.

Noi, in realtà, ci aspettavamo che il Presidente riferisse all'Aula su tutte queste azioni che si sono arrestate e che noi reputiamo positive. L'Amministrazione che le ha proposte e mandate avanti, a seguito di un confronto con il Governo, è arrivata infatti alla firma di documenti che ponevano questo accordo per la chimica come base della strategia da portare avanti per la ripresa del nostro sistema industriale.

Vorrei concludere con un auspicio. Mi auguro che gli accordi conclusi dalla precedente Giunta, per il solo fatto che sono stati il frutto del lavoro di una Amministrazione di centrodestra, non siano visti come un qualcosa da cancellare o come un qualcosa in negativo. Andiamo al confronto col Governo - e questo vuole essere uno stimolo per la maggioranza - andiamo al confronto col Governo cercando di portare a casa un risultato che sia un risultato per la Sardegna e un risultato per i nostri concittadini.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signore e signori Assessori, onorevoli colleghi. La mozione presentata sull'attuazione dell'accordo di programma del centrodestra ci offre la possibilità di iniziare una riflessione all'interno di quest'Aula sull'industria chimica sarda e, più in particolare, su una serie di questioni strategiche ancora aperte e legate al rilancio del settore produttivo, quali quelle dell'energia e dei combustibili da impiegare per produrla.

Anche se la carne al fuoco contenuta all'interno di questa mozione è parecchia, credo che sia utile affrontare le diverse questioni sottoposte all'attenzione del Consiglio regionale dai sottoscrittori della mozione, all'interno del disegno di politica industriale complessiva, così come ha fatto l'Assessore dell'industria e il Presidente della Giunta regionale in tutti questi mesi durante i quali ha ascoltato tutti i soggetti interessati all'attuazione dell'accordo di programma.

Tutti noi sappiamo che il settore chimico rappresenta uno degli anelli forti del sistema produttivo isolano. Ancora oggi, veniva ricordato, questo settore conta quattromila unità lavorative dirette e oltre diecimila lavoratori negli indotti. Abbiamo cognizione quindi che è tramontata da tempo l'epopea delle partecipazioni statali e che ormai l'Eni è sempre più orientata alle dismissioni finalizzate e all'uscita definitiva dallo scenario sardo.

L'importanza del settore sullo scenario internazionale risulta anche dai dati forniti dalla Commissione Europea; l'industria chimica occupa in Europa il terzo posto in ordine di importanza: tre milioni di posti di lavoro, 24 mila imprese di cui il 96 per cento classificate come piccole e medie. Il settore chimico permette la produzione e l'innovazione di circa settantamila prodotti diversi e svolge un ruolo trainante nella crescita nell'intero sistema industriale europeo; è il principale contribuente industriale al PIL europeo con il 2,5 per cento e dedica l'1,9 per cento dei suoi ricavi in ricerca e sviluppo. Quindi risulta evidente che la Sardegna, all'interno di questo scenario, deve evitare di essere tagliata fuori.

Nella nostra Isola all'interno dei vari poli sono presenti condizioni localizzative che forniscono vantaggi competitivi rilevanti. In particolare si tratta della presenza di servizi industriali costituiti da utilities, laboratori di ricerca e risorse umane altamente qualificate, accompagnati da efficienti strutture distributive e dalla presenza di importanti infrastrutture quali pontili, impianti di trasporto, eccetera. Il modello che è stato individuato per il rilancio delle attività produttive chimiche e l'insieme delle aree industriale è quello dell'accordo di programma per la qualificazione e la reindustrializzazione del settore. Un modello che ha come obiettivo quello di offrire risposte reali e concrete ad un settore che, come ho detto prima, è strategico per l'intera economia nazionale e che nasce nel 1997 dalla costituzione dell'osservatorio chimico nazionale.

I contenuti dell'accordo di programma, sia nell'impostazione della strategia industriale che delle prospettive, sia negli impegni finanziari nazionali e regionali, dovrebbero mirare verso un'opportuna valorizzazione delle produzioni localizzate in Sardegna attraverso politiche industriali di consolidamento e valorizzazione dei vari processi collegati ad iniziative, ad iniziare dai servizi, dalla cantieristica, dalla logistica, stabilendo un necessario legame con le università sarde nei processi di innovazione e di qualità per indirizzare precise risorse sulla sostenibilità ambientale.

In questo scenario d'insieme si sono evidenziate una serie di produzioni d'avanguardia da cui partire: l'impianto di produzione di clorosoda e membrana a Macchiareddu, che veniva ricordato prima, collegato alle saline, che è importante per la ricerca e per la produzione di idrogeno; l'impianto di Pvc emulsione di Porto Torres, l'impianto di produzione di acido tereftalico connesso alla produzione di PET ad Ottana, l'impianto di paraffina a Sarroch, l'impianto di produzione di rumene e fenolo a Porto Torres. Ancora in questa direzione è da interpretare l'insediamento ad Ottana, a valle dal processo di lavorazione dell'ex Inca, dello stabilimento della CFP per la lavorazione di pellicole plastiche ottenute da semilavorati derivati dall'acido tereftalico.

Il 14 luglio 2003, come ricorda la mozione, venne firmato a Palazzo Chigi - dopo mesi di lotte sindacali, portate avanti inizialmente dai lavoratori della Montefibre di Ottana, fino allo sciopero generale unitario proclamato dal sindacato sardo per salvare l'industria nell'Isola, culminato nella manifestazione di Abbasanta che aveva visto la partecipazione di ventimila persone - l'accordo di programma per la riqualificazione e la reindustrializzazione di poli chimici, che doveva rappresentare lo strumento operativo per affrontare le situazioni di crisi delle aree chimiche presenti in Sardegna. L'accordo sottoscritto dalle amministrazioni centrali e locali e dalle forze sociali aveva previsto uno stanziamento, è stato ripetuto dai vari interventi, pari a 300 milioni di euro: 100 a carico della Regione, 200 a carico del Governo.

Insieme all'onorevole La Spisa firmammo quell'accordo che io valuto positivamente; però c'è da chiedersi il perché fino ad oggi non sia stato impegnato neppure un euro delle risorse messe a disposizione. Su questo punto io non condivido l'impostazione dei firmatari della mozione, perché cercano di scaricare totalmente le responsabilità dei ritardi relativi alla mancata attuazione di questo strumento sull'Assessore dell'industria e sulla Giunta regionale, i quali si sono imbattuti in quelli che identifichiamo incidenti di percorso determinati da variabili esterne all'accordo stesso.

Partiamo dal problema energetico, che vede nell'Isola la presenza di quattro produttori di energia elettrica: ENEL, ENDESA, SARLUX, AES. Giustamente questo problema viene posto come problema centrale per il rilancio del settore produttivo; le argomentazioni le conosciamo tutti e quindi non le elenco. Il cavo sottomarino SACOI, Sardegna - Corsica - Italia, infatti non è solo inadeguato dal punto di vista delle capacità di trasporto, ma determina, in condizioni di fuori servizio, un ulteriore aggravio del sistema. A settembre del 2003, in un incontro a Palazzo Chigi, il Governo si diceva consapevole del grave problema dell'energia in Sardegna e confermava l'impegno di offrire risposte nel breve e medio periodo su tutta la partita energetica dell'Isola. In particolare veniva assunto l'impegno per lo studio del gasdotto Algeria - Sardegna, che ormai è diventato una specie di Araba Fenice, e di avviare la fase progettuale del nuovo elettrodotto SAPEI da mille megawatt che dovrebbe collegare la Sardegna al Continente, studio che doveva concludersi entro quest'anno.

Il primo incidente di percorso è avvenuto durante l'incontro fra il presidente Soru e l'amministratore delegato del Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN), a cui compete la realizzazione del SAPEI. Quest'ultimo ha reso noto che non solo non esistono i progetti esecutivi, ma che la posa del primo cavo da 500 megawatt avverrà nel giugno del 2008 e quindi, l'obiettivo di posa del SAPEI, alla fine del 2005 e contenuto nel piano energetico regionale, sarebbe irrealistico, perché non accompagnato da piani e progettazioni coerenti con la fine del 2005. Su questo punto mi auguro che si prenda atto che siamo di fronte alla sconfessione di un impegno solennemente assunto dal Governo un anno fa.

Per quanto riguarda invece il gasdotto che dovrebbe collegare l'Algeria con la nostra Isola, a me pare che la mozione non tenga conto dello scenario recente che si è delineato con l'apertura della seconda via riguardante l'entrata in funzione del gasdotto Libia-Sicilia-Italia Penisola da parte di ENI Snam con una portata di 8 miliardi di metri cubi. Per questo, secondo me, è necessario attendere la definizione del progetto che interessa l'Isola per capire le disponibilità reali delle risorse finanziarie e la posizione dell'UE e, alla luce di questo quadro, determinare poi una scelta definitiva per dotare la Sardegna di una fonte energetica a basso costo.

È evidente che se andasse in porto questa realizzazione, per la sua esecuzione occorrerebbero non meno di dieci anni e in tutto questo periodo c'è da chiedersi che cosa dovrebbe fare la Sardegna, con il suo apparato produttivo e il suo bagaglio di incertezze. Su questo problema, di vitale importanza per la nostra economia, è necessario, così come sta facendo la Giunta, riaffrontare e ridefinire col Governo un piano energetico regionale, tenendo presente che il lavoro svolto dalla precedente Giunta, lo dico senza spirito polemico, non ha prodotto grandi risultati. All'interno del nuovo piano energetico regionale dovrà rientrare la gassificazione del carbone del Sulcis, che rimane l'unica strada percorribile e concreta, anche a seguito delle affermazioni rese da rappresentanti dell'ENEL nell'illustrare alle parti sociali e al Governo il piano del carbone presentato nei giorni scorsi, che prevede l'utilizzo del minerale per la produzione del 40 per cento dell'energia elettrica in Italia.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Floris.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Concludo saltando gran parte dell'intervento. Allora, sull'accordo di programma per la chimica e sui presunti ritardi che si tentano di addebitare a questa Giunta, io intravedo da parte dei proponenti la mozione qualche voluta inesattezza utile solo a coprire delle precise responsabilità. È vero che, come si legge nella mozione, è stato costituito a marzo 2004 il comitato di coordinamento previsto dall'articolo 11, ma il soggetto responsabile dell'attuazione dell'accordo doveva essere il comitato di sorveglianza definito dall'articolo 12 dello stesso accordo, che andava costituito nei trenta giorni successivi alla sottoscrizione dell'intesa del 14 luglio 2003. A questo comitato era affidato il compito di esperire tutte le azioni utili per la rapida esecuzione degli impegni assunti. Mi chiedo allora perché, a distanza di quindici mesi, questo comitato non è stato ancora costituito.

Rimane il problema spinoso legato alle verifiche delle proposte progettuali presentato all'interno dei vari consorzi Creo e Crea. Su questo credo che la Giunta dovrebbe procedere con i piedi di piombo e verificare effettivamente che tutte le iniziative rientrino all'interno della filosofia che noi abbiamo abbracciato nell'accordo di programma per la chimica. In altri termini, se il Governo nazionale non dà certezze delle risorse finanziarie non ha senso realizzare interventi per cento miliardi da parte della Regione. Io credo che il problema centrale sia oggi avere da parte del Governo la garanzie delle risorse finanziarie. Su questa strada e su questi obiettivi come maggioranza siamo pronti a discutere e a confrontarci seriamente per trovare intese comuni su una serie di interventi, ad iniziare da quelli indirizzati verso il Governo nazionale per il rispetto dell'accordo di programma, che possano trovare altre possibilità di cofinanziamento all'interno degli strumenti diversificati.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di rimanere nel tempo stabilito di dieci minuti. È iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signora Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, leggo quanto riportato da un quotidiano regionale del 26 settembre scorso: "Il comparto chimico a Porto Torres perde in tre anni oltre 700 addetti, da 2.600 a 1.900, un calo di circa il 30 per cento in tre anni." E' un'emergenza sociale che chi vive a Porto Torres tocca tutti i giorni con mano, che si concretizza con un esodo di lavoratori che vanno a lavorare in impianti chimici in tutto il mondo, con conseguente divisione di famiglie e figli, con una disoccupazione fortissima di adulti che non riescono a maturare l'età pensionabile, di giovani che non riescono a trovare sbocchi occupazionali.

In tutti gli attori sociali (sindacati, ente locale) emerge una fortissima preoccupazione per rischi di smembramento dell'impianto, di chiusura, di ricadute sociali ancora più gravi, di ripercussioni gravi sulle altre grandi industrie della Regione e del tessuto sociale di quella zona. Credo che siano problemi che stiano vivendo anche gli altri poli chimici della Regione; queste circostanze hanno provocato nelle scorse settimane e negli scorsi mesi il grido di allarme e di dolore emesso dai sindacati, dai massimi vertici sindacali, regionali; lo stesso segretario nazionale della CISL ha definito l'emergenza sarda come un'emergenza nazionale.

Abbiamo letto l'interpellanza dei colleghi del centrosinistra, abbiamo letto dell'attività della Commissione industria su questo tema, preoccupata ed attenta per programmare future iniziative. La mozione che abbiamo all'esame oggi non è altro che una legittima richiesta alla Giunta di notizie su quello che sta accadendo. È anche vero che sulla stampa abbiamo letto in queste ultime settimane di iniziative che la Giunta avrebbe intrapreso presso il Governo nazionale, presso la Presidenza del Consiglio, presso il Ministero competente. Però noi rispetto a questa mozione ci sentiamo di auspicare, in questa materia così importante e delicata, un ruolo positivo della Regione, propositivo, di indirizzo e di coordinamento, e quindi anche noi chiediamo un forte confronto con lo Stato sul rispetto degli impegni che sono stati assunti.

Naturalmente oggi aspettiamo di conoscere dalla Giunta le linee di azione che sono state intraprese nelle scorse settimane, negli scorsi mesi, su quello che si vorrà fare anche in futuro su tutti i temi che sono indicati nella mozione, sull'energia, sul SAPEI, sulla metanizzazione, sull'esecuzione di questo accordo di programma quadro, sui suoi tempi. Chiediamo alla Giunta sotto quest'aspetto una visione d'insieme dei territori, una visione che tenga conto di tutti i problemi e di tutte le potenzialità delle nostre zone. Abbiamo registrato a Porto Torres, di recente, un interessamento forte della Giunta sul tema del Parco Nazionale dell'Asinara, e questo naturalmente ci ha fatto piacere, proprio per la decisione con cui si è intervenuti.

Naturalmente auspichiamo anche che la stessa decisione e determinatezza la Giunta regionale ponga sul tema delle bonifiche, che si seguano con attenzione tutti i percorsi legati ai piani di caratterizzazione, tutti gli adempimenti che devono essere osservati, perché non si tratta di un tema avulso da questo, ma anzi direi che è un tassello importante di questo stesso tema, quindi chiediamo alla Giunta che si faccia portatrice di un'azione di stimolo, di controllo e di monitoraggio rispetto a questo tema.

Naturalmente ci aspettiamo dalla Giunta anche una forte attenzione sul tema della salute dei cittadini. Abbiamo letto con preoccupazione nei giorni scorsi sul giornale di notizie relative ad emissioni di diossina nell'aria provenienti dallo stabilimento poi smentite, ma non dalle fonti che avrebbero dovuto smentirle. Sappiamo di uno studio epidemiologico finanziato tre anni fa dalla Regione, di cui non si è avuta più traccia, sulla popolazione di Porto Torres; parlo della realtà che conosco. E' importante che la Regione su questi temi abbia una visione d'insieme e porti alle cittadinanze tutte le testimonianze che sono necessarie. Quindi, Assessore, anche se non è una sua competenza specifica, però anche su questo tema credo che sia importante che la Giunta si faccia promotrice.

In conclusione, ci sentiamo di affermare come Sardisti che siamo disponibili ad una battaglia per difendere il sistema industriale sardo e l'occupazione sarda, però chiediamo con forza a tutti i partiti e a tutte le forze politiche un approccio unitario su questo tema. Non è un tema sul quale ci si può dividere, alcuni interventi pronunciati stasera condividevano questo tipo di approccio, però ci sono state anche posizioni abbastanza radicali e distanti. Noi ci aspettiamo che il Consiglio regionale esprima oggi una posizione unitaria e chiediamo veramente che esamini tutte le possibilità in campo, perché anziché dividersi deliberi all'unanimità su un tema così importante per la nostra società.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio. Poiché non è presente in aula decade dalla facoltà di parola.

È iscritto a parlare il consigliere Cherchi Oscar. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi e signori della Giunta, l'oggetto della mozione che reca come titolo: "Attuazione dell'accordo di programma per la chimica" tratta il complesso problema dell'energia, e più in generale della politica delle risorse finanziarie della Regione attorno alla quale si gioca il destino della Sardegna e dei sardi.

Credo che quel famoso accordo di programma che in premessa i colleghi consiglieri che hanno presentato la mozione hanno ben evidenziato, quello del 14 luglio 2003, quel famoso accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna, effettivamente rappresenti un importante risultato politico, chiaramente non solo per quanto riguarda il discorso della chimica, quindi del comparto della chimica, ma, così come si legge testualmente, per quanto concerne il futuro dell'industria regionale, ed è riconosciuto unanimemente come lo strumento irrinunciabile per il rilancio del settore chimico regionale entro un quadro di riferimento nazionale.

Credo che la nuova maggioranza che si è avvicendata a quella del centrodestra, attraverso anche le dichiarazioni dello stesso Presidente della Regione Renato Soru, non possa e non debba assolutamente dimenticare l'accordo di programma siglato il 14 luglio davanti al Presidente del Consiglio dei Ministri. Addirittura lo stesso Renato Soru ha chiesto al Governo che lo stesso venisse rispettato. Quindi, ritengo che la mozione oggi all'ordine del giorno rivesta un valore per tutto il Consiglio regionale; non credo che ci possano essere, dopo le dichiarazioni rilasciate il 22 ottobre su La Nuova Sardegna da parte del Presidente, altre possibilità se non quella di rispettare quell'accordo e di andare avanti.

Ciò che però preoccupa noi del Consiglio regionale è un altro genere di dichiarazioni, quelle che ha pronunciato l'Assessore dell'industria a Sassari quando ha continuato a sottolineare la necessità di prendere tempo per verificare lo stato di attuazione dello stesso programma. Infatti, l'incontro che lei signor Assessore dell'industria ha avuto con il comitato per l'area di crisi Sassari-Porto Torres-Alghero - così sempre scrive La Nuova Sardegna del 22 ottobre 2004 - è stato un ennesimo atto interlocutorio nella vicenda dell'accordo di programma per la chimica.

Leggo testualmente: "Si dispone del primo screening delle imprese che si candidano ad operare nel nord ovest dell'isola. La Rau (così come la chiama il giornalista) si è impegnata ad una verifica sulle aziende nel giro di 15 giorni". Quindi questo è il tempo che lei ha preso per poter offrire una risposta, oltre che chiaramente al comitato, anche a questo Consiglio regionale. E' difficile intervenire su una mozione senza conoscere preventivamente il parere e gli eventuali impegni della stessa Giunta. E' difficile poter dire se in tre mesi, effettivamente, questa Giunta ha lavorato bene e se ha assunto delle iniziative che possano essere sottoscritte anche da questo Consiglio regionale. Questo, probabilmente, è un po' colpa del Regolamento dell'Aula, che prevede che prima intervengano i consiglieri regionali e poi, a chiusura del dibattito, la Giunta dia una risposta. Ciò, chiaramente, non permette flessibilità di dialogo con la stessa Giunta, perché non consente un rapido scambio dialettico per muovere critiche e apprezzamenti positivi sul vostro operato.

Io penso che però sia necessario, in qualche modo, sottolineare la situazione che la Sardegna oggi vive, per quanto riguarda il problema della chimica. Credo che la discussione che si sta affrontando oggi in Aula si possa dividere in due argomenti principali: il problema della chimica, che è l'oggetto della stessa mozione e il problema dell'energia.

Per quanto riguarda il problema della chimica, il collega Scarpa ha ben sottolineato le preoccupazioni del settore per quanto riguarda gli stessi lavoratori. Lui ha citato la situazione di Porto Torres, io riporto quella di Ottana. Ricordiamoci che il 31 dicembre tutti quei lavoratori andranno definitivamente a casa, rialzandosi così il sipario all'interno della stessa fabbrica chiusa di Ottana. Gli stessi lavoratori dell'ex Montefibre sono ancora una volta protagonisti, anche se fuori dalle stanze dove si decide, rappresentati da noi a Cagliari e dai colleghi parlamentari a Roma, dove si discute, sia a livello regionale, che a livello nazionale, comunque del problema della chimica. La chimica che per loro non c'è più in realtà; è da 16 mesi, questo bisogna riconoscerlo, che aspettano, da quel famoso 30 aprile, quando lo stabilimento chiuse i battenti.

Nell'accordo di programma, del 14 luglio del 2003, si era previsto che quei lavoratori riprendessero la loro attività nel più breve tempo possibile; invece è passato più di un anno e non è successo niente. Il 31 dicembre, lo ripeto, spero che non succeda quello che tutti noi auspichiamo che non debba succedere. Credo, inoltre, che sul problema dell'energia questo Consiglio regionale abbia la necessità di approfondire e quindi che abbia la necessità ancora una volta di ritornare sul problema, perché credo che sia un tema che vada sviluppato molto più attentamente e in modo molto più profondo.

Una proposta ci sarebbe; ritengo che dobbiamo tutti insieme, tutte le forze politiche di quest'Aula, senza divisioni, per una volta toglierci quella casacca che abbiamo indossato quali rappresentanti delle nostre forze politiche e provare a ragionare con la testa dei sardi, come se fossimo finalmente dei sardi. Proviamo a trovare la forza perché lo Stato centrale finalmente ci ascolti, perché tutti uniti riusciremo veramente - io ne sono più che certo - a raggiungere questi risultati.

Io credo che uno dei risultati che la Sardegna deve raggiungere sia proprio quello dell'abbattimento del costo dell'energia. Il costo dell'energia all'interno delle nostre famiglie, che è alla fine il termine ultimo di quello che è tutto il sistema che ruota all'interno della nostra Regione, deve diminuire notevolmente. Se noi riuscissimo veramente a riportare il costo dell'energia al costo minimo europeo, perché siamo tutti ben consapevoli che l'Italia ha il costo dell'energia più alto di tutta l'Europa, se noi riuscissimo a ridurre questi costi, credo che avremmo raggiunto un grande obiettivo.

Dobbiamo trovare un accordo per un impegno forte e unitario perché lo Stato ci possa fornire energia, importata eventualmente anche dal resto d'Europa, ad un costo pari almeno ad un terzo di quello attuale. All'interno della mozione si è parlato anche del metanodotto, è chiaro che siamo tutti d'accordo che arrivi il metano in Sardegna; mi auguro che nessuno possa essere contrario. Quindi, se non si abbattono i costi dell'energia non ci può essere futuro, non c'è futuro per la nostra Sardegna; né per la chimica né tanto meno per gli altri settori produttivi.

CUGINI (D.S). Noi siamo d'accordo con lei e anche con Scarpa.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Amadu. Poiché non è presente in Aula, decade dalla facoltà di parlare. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, la discussione della presente mozione parte da un fatto inconfutabile: l'accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici in Sardegna. La complessa fase di concertazione fra le parti interessate, le istituzioni statali e regionali, portò alla stipula, nel luglio scorso, di un accordo di programma per noi importante, soddisfacente per le sorti future della chimica nell'Isola. Si volle adottare in quella occasione un valido strumento per consentire il rilancio dei poli chimici tradizionali in un quadro di riferimento più ampio come quello nazionale e, se vogliamo, anche internazionale.

I poli chimici di Ottana, Assemini e Porto Torres in Sardegna rappresentano i tessuti chimici più qualificati, riconosciuti strategici per il rilancio del settore chimico in Sardegna. Accordo, quello siglato, frutto di una seria concertazione che vide protagonisti sia l'Esecutivo regionale che le parti aziendali, sindacali e sociali in una cornice di collaborazione fattiva che, debbo riconoscerlo, ha visto anche il ruolo propositivo, anche in quella fase, dell'opposizione.

Chi mi ha preceduto ricordava che quell'accordo di programma è stato frutto di una lotta convinta anche da parte dei sindacati e delle forze sociali, proprio perchè c'era la consapevolezza della sua grande importanza. E tutto questo, naturalmente, si verificava con un particolare occhio di riguardo alla salvaguardia dei posti di lavoro, ma non era questo l'unico aspetto importante: ma si voleva in quel momento rilanciare soprattutto la chimica in Sardegna, sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Senza, però, soffermarmi sugli aspetti tecnici dell'accordo, altri ne hanno parlato, mi limiterò ad alcune riflessioni di carattere politico.

Intanto è opportuno fare chiarezza dicendo che la passata maggioranza (con risultati che certo sono quelli che sono) però si impegnò a fondo per affrontare e risolvere il problema della chimica che non è nato con l'avvento al governo di questa Giunta, e della Giunta scorsa, ma è nato sicuramente molto prima. Gli sforzi all'epoca furono coronati dal successo, che premiò la lungimiranza politica e la tenace difesa dei posti di lavoro nel settore chimico da parte di quell'Esecutivo regionale. Non a caso proprio in quell'accordo di programma furono inseriti anche i lavoratori del comparto tessile della LEGLER, che oggi si trovano ad affrontare una difficile crisi.

Questo argomento, purtroppo di non facile trattazione, non era prioritario nei programmi di questa coalizione, che ha preferito concentrarsi su temi di più facile presa nei confronti dell'opinione pubblica; ma se questo tipo di informazione non fu negata, certo venne sottovalutata dai mezzi di comunicazione.

L'assessore Sanna ride; ma io credo che non ci sia niente da ridere, che questi siano problemi seri. Noi tutti seriamente ci stiamo sforzando di avviare un ragionamento, poi sentiremo anche cosa dirà di importante l'Assessore Sanna, che non faccia ridere questa Assemblea. Credo che tutti quanti noi dobbiamo poter parlare ed esprimerci con pari dignità. Da parte nostra c'è la volontà di un confronto serio, e credo pertanto che non siano questi i momenti per lasciarsi andare a questo tipo di atteggiamenti.

La chimica sarda nel recente passato ha comunque rappresentato una pagina importante nella nostra politica economica, e il problema non va né sottovalutato, né minimizzato come autorizza a pensare l'inerzia fino ad oggi dimostrata dall'Assessore dell'Industria e dalla Giunta regionale. Io mi rendo conto che né l'Assessore, né questa Giunta oggi possono offrire risposte concrete, possono indicare quale sarà la soluzione, la strada maestra per risolvere la crisi. Noi ci stiamo sforzando di fare un ragionamento per trovare una soluzione, magari se possibile tutti assieme, ma non certo con l'obiettivo di dire, di accusare l'Assessore perché magari in questi tre, quattro, cinque mesi non ha trovato una soluzione. Noi stiamo facendo un ragionamento diverso.

Io proprio qualche mese fa, Assessore, le ho rivolto un'interrogazione sulla crisi del settore tessile in Sardegna, soprattutto nella provincia di Nuoro, in particolare della LEGLER. Anche questa non era una richiesta improntata da spirito polemico, era una richiesta volta ad affrontare in qualche modo il problema, sia per sapere quali erano le strategie della Giunta sia per capire se potevamo offrire un contributo in questa materia. Lei mi rispose dopo che trattò l'argomento a margine di un incontro di partito a Macomer; non credo che quella fosse la sede più giusta, perchè penso che quando un consigliere regionale chiede un incontro, la questione non vada affrontata a margine di una riunione politica, quindi credo che in quella occasione da parte sua sarebbe stata opportuna una sensibilità diversa. Lei invece mi rispose dicendo che gli atti erano a disposizione per chi volesse consultarli presso l'Assessorato.

Io oggi le dico che quegli atti li può consultare qualsiasi cittadino, non soltanto il consigliere regionale, perchè si tratta di atti pubblici. Quindi mi aspettavo da parte sua una risposta diversa, non fosse altro per rispetto di chi in quella zona ci vive e in questi anni ha tentato di affrontare il problema, non sempre riuscendoci. A noi pare che il Governo sardo e la maggioranza che lo sostiene abbiano abbandonato l'idea di spingere il governo nazionale a rispettare gli impegni assunti con i Governi sardi della passata legislatura. Ci pare anche, insomma, che la Giunta di centrosinistra non voglia riconoscere alle Giunte che l'hanno preceduta un certo impegno, spinto soprattutto verso l'autonomia che non ci si è limitati soltanto a proclamare.

L'onorevole Giagu nel suo intervento ha sostenuto che forse questo non era il momento giusto per affrontare il problema della chimica; sembra quasi che questa mozione sia stata presentata per distogliere il Consiglio regionale da altri argomenti molto più importanti quali la legge urbanistica e la legge di assestamento di bilancio. Io credo, invece, che i problemi da noi sollevati siano davvero importanti. Se abbiamo presentato questa mozione è perchè ci rendiamo conto che si tratta veramente di problemi di grande importanza.

Noi non ci siamo limitati ad un contratto generico per quanto riguarda gli spazi di autonomia nei confronti del Governo nazionale, ma abbiamo individuato e perseguito reali opportunità di autogoverno in campo economico. L'accordo di programma sulla chimica - l'abbiamo detto prima - costituiva un accordo importante. Ugualmente importante è il piano energetico, che disegna le linee di sviluppo dell'energia in Sardegna, e non solo quella destinata ai settori produttivi, ma anche quella destinata ai consumi delle famiglie; e credo che questo sia un argomento di grande importanza. Io mi auguro che questa maggioranza affronti in Consiglio regionale questa tematica, che sicuramente, oggi come oggi, costituisce uno dei problemi principali che dovranno essere esaminati.

Il discorso sul metanodotto, poi, mi pare che sia stato liquidato in modo un po' sbrigativo, non dalla Giunta, ma da qualche consigliere della maggioranza e credo che occorrerà riprenderlo.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Avevo altro da dire, però mi rendo conto che il tempo a mia disposizione è terminato. Voglio aggiungere che, per quanto ci riguarda, siamo consapevoli che l'argomento oggi in discussione costituisce un argomento serio, importante per la crescita e lo sviluppo della Sardegna. Sappiamo anche che la chimica oggi, nonostante la crisi non solo regionale, ma anche nazionale, può ritagliarsi importanti spazi per lo sviluppo; naturalmente deve trattarsi di una chimica moderna, innovativa, e diversa da quella che abbiamo finora conosciuto. Per quanto ci riguarda ci impegneremo affinché si arrivi ad una soluzione unitaria e assieme alla maggioranza del Governo regionale ci impegnamo a condurre le necessarie battaglie nei confronti del Governo nazionale perchè riteniamo che gli impegni che sono stati sottoscritti debbano essere rispettati.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, signori Assessori, io credo che ad ogni legislatura si ripeta un rito in quest'Aula, e questa volta il rito è stato inaugurato dall'attuale opposizione. Opposizione (di cui faccio parte) che ha riportato all'attenzione dell'Aula, in quanto ancora più attuale di ieri, il problema dell'industria in Sardegna, in particolare della chimica e dell'energia.

Nella scorsa legislatura alcuni colleghi intervennero sulle mozioni numero 64 e 65, sulla situazione del settore industriale e della chimica in particolare, presentate dagli allora Gruppi di opposizione, in particolare da Rifondazione Comunista e dai Gruppi del centrosinistra e dal P.S.d'Az. In apertura dei lavori alcuni colleghi sottolinearono un aspetto gravissimo per me che sono abituato a presenziare ai lavori in quest'Aula, seguirli, intervenire e riconoscere dignità a tutti gli argomenti che la Giunta e i colleghi di maggioranza o di opposizione portano all'attenzione dell'Aula.

Allora come oggi un Capogruppo intervenne denunciando, ancora una volta, la scarsa affluenza di consiglieri in Aula nonostante l'importanza e la grande attualità dell'argomento. "Evidentemente - disse - molti argomenti sono più accattivanti rispetto al problema della disoccupazione". Questo per dire anche che l'intento dei presentatori della mozione non vuole essere e non è quello di condurre una sterile e pregiudiziale opposizione, oppure di fare ostruzionismo con l'intento di rinviare la discussione di altri pure importanti ma a mio avviso non prioritari, argomenti posti all'ordine del giorno del Consiglio.

Perciò la discussione di questi argomenti, così come riportato nell'intervento dell'onorevole Giagu non è finalizzata a rinviare l'esame del DPEF e della finanziaria, provvedimenti urgentissimi per la Regione sarda, tanto urgenti perché - come ho avuto modo di dire altre volte anche in quest'Aula -la legge finanziaria, il DPEF sono provvedimenti fondamentali, per l'economia stessa della Regione sarda. In Lombardia e nel Veneto se non venisse approvata la finanziaria regionale ci sarebbe sempre un sistema economico capace di reggersi indipendentemente dall'azione della politica regionale. In Sardegna purtroppo non è così. Ecco perché non c'è nessuna volontà di farci del male. Si individuano soltanto dei temi che devono essere considerati altrettanto validi e prioritari rispetto ai temi portati da altri colleghi o da altre parti di questo Consiglio, della maggioranza o dell'opposizione.

Io concordo con l'onorevole Cherchi quando afferma che le regole non ci permettono di fare tutto ciò che vogliamo, ma bisognerebbe avere anche la lungimiranza e la capacità di interpretare e correggere la strada approvando regole nuove. Sarebbe stato infatti, secondo me, più razionale conoscere prima l'attività svolta dall'Assessore in questi tre mesi in riferimento ai temi toccati dalla mozione e solo dopo aprire il dibattito, un dibattito che sarebbe stato forse anche più breve di quello che si sta svolgendo in questo momento, perché molti dubbi sarebbero stati sicuramente chiariti dall'intervento dell'Assessore.

Il Regolamento, però, non consente questa inversione della modalità del dibattito e nessuno di noi ha pensato di poterla proporre, concedendo comunque in seguito alla Giunta la possibilità di concludere i lavori.

Per quanto riguarda il problema dell'industria, la crisi dell'industria, la crisi della chimica, a mio avviso, occorre distinguere due aspetti: la gestione dell'ordinario e la gestione del futuro - o, se mi passate l'espressione - dello straordinario. Di industria chimica si è discusso spesso in quest'Aula, e l'orientamento è sempre stato uno solo: mantenimento dei posti di lavoro; e anche oggi questa è la priorità. Ma non vedo sicuramente come strumento principale di sviluppo per il futuro della Sardegna un ulteriore impegno nell'industria chimica, mentre vedo sicuramente un impegno prioritario per il mantenimento di questi posti di lavoro e quindi di questa industria presente oggi in Sardegna per offrire una risposta alle difficoltà contingenti.

Certo la cosa più semplice è ribaltare le responsabilità e dire: "Noi siamo adempienti, lo Stato non lo è", in quelle due mozioni, infatti, molti di noi assunsero delle posizioni determinate nei confronti del Governo. Governo che difficilmente nella storia della Sardegna è stato un governo amico. Non l'ultimo Governo, ma il penultimo e gli altri ancora. Noi dobbiamo pertanto abituarci a parlare della Sardegna, dei suoi problemi, nella fattispecie dell'industria e dello sviluppo economico, come un problema nostro, endogeno. Non dobbiamo quindi aspettarci sicuramente favoritismi o attenzioni particolari, anche se è vero che con l'accordo di programma del 14 luglio 2003 un'attenzione particolare è stata riservata alla Sardegna.

Vorrei adesso soffermarmi su alcuni aspetti, io credo che la Regione Sardegna e il Governo abbiano investito centinaia di miliardi per il mantenimento dell'occupazione nel settore industriale, sia nel Sulcis, sia ad Ottana, a Porto Torres, Macchiareddu eccetera. A questa realtà io mi sono riferito il 18 ottobre 2004 con la richiesta della istituzione di una commissione di inchiesta per un'indagine conoscitiva sulla condizione economica e sociale delle zone interne, richiesta che non credo troverà l'opposizione di quest'Aula, e soprattutto non troverà l'opposizione della Giunta, presumo, perché è necessario sapere che cosa hanno prodotto questi siti, quali sono stati gli effetti della mancata industrializzazione: centinaia di miliardi investiti in infrastrutture fondamentali per lo sviluppo industriale ed economico generale, ma che per il riequilibrio energetico non hanno prodotto assolutamente niente.

Al fine di favorire un richiamo - altra linea discutibile nella programmazione industriale - di forze esterne alla Sardegna per promuovere un miglior sviluppo industriale, sono sorte tante "cattedrali", tanti capannoni, a volte senza muri laterali, sono state investite ingenti somme, ma non si vede occupazione, non si vede azienda, non si vedono imprenditori. Allora, forse è meglio - e questa è stata la mia richiesta, e spero che venga condivisa da tutti entro il mese di ottobre, massimo entro il mese di novembre - che questa indagine conoscitiva venga espletata per comprendere realmente cos'è avvenuto. Cos'è avvenuto significa anche conoscere cosa abbiamo fatto di buono e cosa di sbagliato. Non possiamo parlare di industria senza parlare di una politica del credito; non possiamo parlare di industria senza parlare di professionalità, di industriali. Vorrei conoscerle questi industriali, vorrei sapere qual è la condizione, professionalmente, del sistema industriale sardo.

Vorrei comprendere qual è stato il contributo delle parti sociali, sindacali, delle associazioni di categoria allo sviluppo mancato dell'industria in Sardegna per poter arrivare dopo, con cognizione di causa (con cognizione di causa dell'intero Consiglio), a capire quali sono le ragioni del mancato sviluppo industriale e gli strumenti per un possibile sviluppo economico; sviluppo economico che non necessariamente deve far perno su un settore che nell'attuale momento economico internazionale non sembra proprio possa costituire il settore trainante del domani.

Comunque, in alcune zone, possono essere effettuati degli interventi conservativi, mentre in altre, ancor più penalizzate per la mancanza di infrastrutture e per l'errata localizzazione, si può studiare e pensare ad un sistema industriale diverso, un sistema industriale che funga non solo da ammortizzatore sociale per i prossimi cinque anni, ma offra garanzie di sviluppo, di occupazione e di ricchezza per l'intero popolo sardo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Francesco. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me sembra che l'andamento del dibattito mostri chiaramente che i temi di cui discutiamo sono largamente, come si dice oggi, "bipartisan". Né alla maggioranza né all'opposizione può sfuggire che cos'è l'apparato produttivo industriale della Sardegna, né possono sfuggire ad alcune risposte alle domande sul ruolo che devono avere oggi e in prospettiva la chimica, l'energia, il settore estrattivo. Sullo sfondo c'è un'idea, io credo, di un'isola, di una Sardegna - perlomeno questa è l'idea che io riscontro nella maggioranza che sostiene il Governo presieduto dall'onorevole Soru - una Sardegna che deve riflettere...

PRESIDENTE. Forse non funzione bene il microfono, casomai cambi postazione.

SANNA FRANCESCO (La Margherita - D.L.). Dicevo, una Sardegna che registra un tasso di occupazione nei settori industriali più basso di quello medio italiano e in alcuni casi più basso addirittura di quello di alcune regioni del Mezzogiorno. I fattori di questo "rachitismo" dell'industria sarda sono stati già ricordati da alcuni colleghi; io accenno un'opinione su tre opzioni che abbiamo davanti, tre scelte che dobbiamo operare: quella sull'energia, quella sui costi dell'energia e sulle modalità di abbattimento degli stessi, e quella sulla metanizzazione e sul collegamento della Sardegna col resto del mercato energetico italiano.

Innanzitutto sfatiamo un luogo comune: non è vero che l'energia elettrica in Sardegna costi più che in altre regioni italiane. Nelle case, nelle nostre famiglie si paga un costo pari alla media del costo energetico nazionale e, addirittura, con l'avvento della borsa dell'energia, nell'isola di mercato costituita dalla Sardegna, da aprile ad oggi il prezzo dell'energia è sceso, cioè è diminuito rispetto a quello del mese precedente, marzo 2004, in cui non funzionava la borsa. Però questo costo energetico, questo prezzo dell'energia non basta ancora a garantire una piena e soddisfacente produzione dell'industria energivora sarda. Perché? Perché l'energia che si vende nella borsa italiana è prodotta da un mix di fonti che sono care rispetto al prezzo medio europeo.

Il mondo che è cambiato dal 1996 in poi, signori consiglieri, lo sappiamo tutti. La prima direttiva europea sull'energia, la liberalizzazione del mercato del 1999, il decreto Bersani, la liberalizzazione del mercato del gas naturale, il decreto Letta, sono tutti avvenimenti che fanno si che non si possa più far riferimento a concetti come quelli di energia di Stato. Ci sono alcuni nostalgici di questi concetti, ma non si può più far riferimento ad essi. Non si può più far riferimento ad uno Stato produttore considerato che il governo Berlusconi, la scorsa settimana, ha deciso di limitare al 30 per cento del capitale la partecipazione pubblica nell'Enel, che è diventata una grande pubblic company.

Cosa possiamo fare noi per abbassare il costo dell'energia in Sardegna? Indurre i grandi produttori industriali sardi energivori a diventare principalmente autoproduttori, usando la fonte tecnologicamente più adeguata a conseguire il risultato di un'energia prodotta a basso prezzo. Non il petrolio, quindi, e, devo dire, devo dire, sotto un certo punto di vista, nemmeno il metano, che segue nella curva di prezzo il petrolio, ma il carbone, che si può utilizzare in centrali ambientalmente compatibili con eccezionali abbattimenti di scorie e di CO2 in osservanza del protocollo di Kyoto.

Nulla dovremmo lasciare di intentato, quindi, per quanto riguarda l'utilizzazione del carbone Sulcis, sapendo che però da vent'anni nessuno ha saputo offrire una risposta diversa rispetto a quella che è stata data a gennaio del 1994 dal D.P.R. firmato dal Presidente Ciampi, modificata poi ad aprile dal D.P.R. firmato dal Presidente Berlusconi, e cioè l'affiancamento agli extra costi della fase estrattiva, di un incentivo che assimili l'energia da esso prodotto a quella prodotta da fonti rinnovabili. È la stessa cosa che fa un'azienda privata a venti chilometri da qui, la SARAS dell'ingegner Moratti, con il tar derivante dallo scarto delle lavorazioni petrolifere.

Io credo che tutti gli sforzi possibili in questa direzione devono essere fatti, come sta facendo la Giunta. Andiamo ad esplorare il tentativo di Sardegna Energy, andiamo a vedere bene, ma molto bene, che cosa c'è dentro l'ipotesi di realizzazione di centrali consortili, cerchiamo di capire chi sono i partecipanti a questo consorzio. Si tratta, del resto, di un investimento di circa un miliardo di euro, sia nel caso della gassificazione, sia nel caso dell'utilizzazione di tecnologie più tradizionali, e bisogna vedere se l'utilizzazione di sistemi tradizionali comporta comunque il mantenimento dell'impegno da parte dello Stato, di garantire un incentivo alla produzione di quest'energia.

Sino a luglio 2007 siamo coperti, si dice. Ma il sistema di tariffazione agevolata, che un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di febbraio di quest'anno ha individuato come sistema per far proseguire provvisoriamente la vita delle imprese energivore dell'alluminio e del piombo zinco in Sardegna, ha un respiro troppo corto, e questo respiro l'abbiamo già tutto consumato, ci ha fornito poco ossigeno. Tra l'altro la scelta del Governo di non notificare all'Unione Europea questo DPCM aggiunge, diciamo così, provvisorietà a provvisorietà. Bisogna che il tema del costo dell'industria energivora e del costo dell'energia venga fatto proprio anche dall'impresa che consuma, che deve essere sempre più - signor Assessore all'Industria - coinvolta nelle scelte strategiche, e nell'investimento in fonti adeguate ambientalmente e tecnologicamente.

Per quanto riguarda la metanizzazione, se è vero che l'energia elettrica non costa più di quanto costi nel resto d'Italia, l'energia necessaria per la produzione di calore, di acqua sanitaria, ai sardi costa di più: c'è chi dice il 18, c'è chi dice il 25, il 30 per cento, CONFINDUSTRIA dice qualcosa di più addirittura. Io credo che sulle cifre ci si possa mettere d'accordo, ma alcuni principi vanno ribaditi. Si legge nella mozione: "Vuole la Giunta continuare sulla strada di realizzare la metanizzazione della Sardegna?" La Giunta non ha denunciato gli accordi con il Governo, anzi direi che si pone in ideale continuità con l'accordo di programma quadro sulla metanizzazione siglato nel 1999 come ultimo atto dalla Giunta Palomba. Ricordo anche le reti per la metanizzazione realizzate a Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano con i soldi della Cassa per il Mezzogiorno e dalla legge numero 64 del 1986.

Ma questa metanizzazione, la costruzione del grande metanodotto destinato a collegare la Sardegna con l'Algeria non si può realizzare con i soldi dei sardi. Si tratta, infatti, seguendo un'intuizione che è contenuta anche in leggi dello Stato, di un'infrastruttura di carattere transeuropeo il cui costo deve gravare, o sulla rete complessiva delle utenze che hanno già goduto di queste iniziative nel resto d'Italia, oppure sull'impresa realizzatrice attraverso meccanismi moderni di project financing che già hanno visto realizzazioni di questo tipo. Green Stream, che collega la Libia alla Sicilia è stato realizzato senza contributi pubblici, interamente dall'ENI, in cui guadagno consisterà nel diritto a far pagare una sorta di pedaggio per il trasporto del gas naturale importato dalla Libia in Italia. Nello stesso modo si deve operare in Sardegna. C'è un trend di crescita dei consumi sia in Italia, sia in Europa. Sfruttiamo il trend di crescita e approfittiamo una volta tanto di questo.

Bisogna creare anche qualche meccanismo reale di incentivazione. C'è una legge dello Stato, la numero 273 del 2002, che all'articolo 27 prevede la concessione di contributi per la realizzazione del metanodotto tra l'Algeria e la Sardegna. Se dovessi dare una raccomandazione alla Giunta le suggerirei di incalzare il Governo al mantenimento degli impegni assunti con questa legge, perché nell'ultima riunione del CIPE, che si è tenuta prima che il ministro Tremonti bloccasse il funzionamento per 9 mesi (dico lui ma il blocco va ascritto al clima politico che si era creato attorno a lui) si stabil che il Ministro delle Attività Produttive dovesse emanare un decreto per distribuire i 230 milioni di euro necessari per la realizzazione del metanodotto. In questa delibera del CIPE si è stabilito che 46...

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.

SANNA FRANCESCO (La Margherita - D.L.). ...milioni di euro siano destinati a studi di fattibilità, circa 90 miliardi di lire (complimenti agli ingegneri) e 185 milioni all'approvvigionamento, trasporto e stoccaggio. A beneficiare di questi contributi sono state ammesse, però, anche altre opere che riguardano la cosiddetta rigassificazione, cioè una tecnica diversa da quella prevista per la Sardegna e quindi iniziative che riguardano Rosignano, Foggia, Rovereto e forse un nuovo gasdotto dell'ENI proveniente dalla Grecia.

Quello che possiamo fare noi per riconfermare questo principio è dichiarare che questi 185 milioni, di cui non ho avuto notizia dalla Giunta, devono essere destinati alla Sardegna. Spero anzi che la Giunta ci possa comunicare, sancendo la mia ignoranza, che queste risorse ci sono e sono a disposizione per la realizzazione di queste opere.

Ho concluso, Presidente, alcuni secondi per ricordare che la metanizzazione si deve realizzare anche con grande attenzione ai profili ambientali, che per i 300 chilometri di tubo sardo la "cabina di regia" deve essere sarda e vi deve essere il coinvolgimento di imprese e maestranze sarde. In un'opera che vale più di 2000 miliardi di vecchie lire deve esserci anche la presenza dell'impresa sarda, che di questi tempi non guasta.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, io non voglio dilungarmi, perché intendo tener fede all'impegno di concludere i lavori questa sera. Però, vedete, la storia si ripete sempre. Io potrei leggere una mozione presentata negli anni scorsi sulla situazione nel settore chimico; essa partiva dalla considerazione che tutto l'impianto produttivo sardo versava in uno stato di degrado e abbandono, dovuto anche alla politica di privatizzazione che aveva interessato massicciamente gli stabilimenti sardi, recando il massimo danno e facendo pagare all'Isola, più che ad altre realtà, le conseguenze di queste scelte con il consenso del sindacato e delle istituzioni. Questo è il contenuto di una mozione presentata dai D.S. nella passata legislatura.

In Sardegna, infatti, negli anni Sessanta, per non perderci nelle chiacchiere, esistevano due realtà, quella chimica (per scelte politiche da molti contestate) e quella estrattiva. Ci sono i cicli e i ricicli e ci sono le crisi ricorrenti…

SCARPA (U.D.C.). Anche i tricicli.

OPPI (U.D.C.). Anche i tricicli se è il caso! Però sta di fatto che la chimica ha subito una serie di crisi a catena. Abbiamo sempre detto che gli impianti, dal punto di vista tecnologico, erano all'avanguardia. Qualche società è anche in attivo. La POLIMERI che sta a Sarroch e che appartiene all'ENI, per esempio. Le società della SYNDIAL meno; sono strettamente collegate, ormai il sale si sta producendo, si vende anche tutto, ma se il ciclo non "tira" è chiaro che anche le saline Contivecchi non possono produrre, perché producono soltanto in funzione di questo ciclo. Nella stessa situazione versa il settore estrattivo. Sono andati male gli uni e gli altri.

Ora non mi voglio soffermare su azioni fallimentari come quella relativa ad Arbatax; si sapeva già che l'imprenditore non era in grado di poter portare avanti quell'inizativa; spesso siamo corsi dietro il mantenimento dei livelli occupativi, pur sapendo che si trattava di operazioni fallimentari. Allora, cominciamo a parlare per esempio del settore chimico. Il settore chimico ha registrato numerose crisi, però c'è un accordo preciso assunto dal Governo Berlusconi. Nel 1994 - 1995 disse, infatti, agli operai: "Salverò la CARBOSULCIS" Poi non ha salvato niente, però venne proposto il progetto della gassificazione, sul quale siete parsi unanimi. Tutti i vostri più autorevoli esponenti - a partire da Cabras e gli altri - gestivano l'ATI Sulcis, anche con consulenze; non dico altro! Ebbene, questi autorevoli amici poi si sono fermati allorquando si sono accorti che l'iniziativa non era bancabile.

In quegli anni sono stati scelti anche operatori indiani per la SARDAMAG, pur sapendo che si trattava di un'iniziativa fallimentare. In quegli anni hanno sempre scelto operatori sbagliati. Le colpe sono facilmente individuabili, perché siamo partiti negli anni Settanta dal settore estrattivo e abbiamo trasformato la silicosi in tumori, cioè i silicottici, i minatori di sessantacinque anni sono diventati operai metallurgici nel polo di Portovesme con tutte le conseguenze sanitarie ed economiche del caso. Pensate che allora si dovevano produrre 125.000 tonnellate di ALZAR di alluminio e invece se ne producevano 40.000. L'Imperial Smelting e il Waelz a Portovesme dovevano produrre a pieno ritmo e producevano, creando danni irreparabili, 60, 70, 80 miliardi di allora.

Ma allora esistevano le partecipazione statali; i problemi non c'erano, oggi invece c'è la GLENCORE, oggi c'è nuovamente la GLENCORE, c'è una società che non è un'industria, la EURALLUMINA che, per chi non lo sapesse, è un consorzio di trasformazione che registra alti e bassi, costituito inizialmente dalla METALLGESELLSCHAFT tedesca, dalla COMALCO australiana e dall'EFIM. A questo punto, però ci troviamo in una situazione difficile. Qual è il polo energetico? Qual è il tipo di iniziativa che volete intraprendere? La SOTACARBO? La gassificazione? Ancora non si sono svegliati. Stiamo attenti a parlare di diossina. L'ENI investe quest'anno circa quattro miliardi di euro, cioè ottomila miliardi di lire, per i siti inquinanti, per arrivare a quarantamila miliardi per i siti inquinanti nel nord, verso Genova, nel napoletano e in Sardegna, sia a Porto Torres, sia a Portovesme.

Attenti però perché per vent'anni mi sono sentito dire, costantemente, che il carbone nostro, che è lignite, è ricco di zolfo e qui non si poteva utilizzare, si parlava poi di miscelarlo, eccetera. Quindi ci andrei molto cauto ed inviterei l'Assessore, nei confronti di questa società, che si muove non certo con riluttanza, ad procedere con prudenza perché bisogna verificare puntualmente che non si tratti dell'ennesima truffa legalizzata. Ci sono anche collaboratori del Presidente che chiedono grossi contributi in virtù dei contratti d'area e non hanno i soldi per comprare il terreno; e se uno chiede tredici miliardi di contributo e non ha duecento milioni per il terreno non è un buon imprenditore.

Ebbene, le nostre difficoltà quali sono? Capire dove si vuole andare. Allora, io non voglio stasera perdere molto tempo, però voglio dare due suggerimenti. Noi eravamo convinti di poter negli anni trasformare le aziende decotte, le aziende del primario che non producono reddito (perché noi abbiamo attività nel settore primario che portano soltanto malattie e non producono nessun valore aggiunto) in aziende produttrici di ricchezza. In Veneto ne sono sorte decine di migliaia quando è crollato il comparto primario; Fusine, Marghera, eccetera.

Allora c'è un impegno del Governo - e noi non siamo mai stati teneri col Governo, neanche quando da democristiani avevamo come "dirimpettai" autorevoli amici anche di Gruppo - evitiamo la corsa ad assumerci le responsabilità e i vantaggi di certe operazioni. Ci sono i protagonisti che hanno siglato quel documento, sindacati, parti politiche, eccetera; fatevi carico di coinvolgere tutti, come avveniva in passato nelle battaglie condotte dalla Democrazia Cristiana assieme al P.C.I., senza il consenso del quale non si andava avanti. Oggi è lo stesso: verificato che esiste una possibilità concreta, utilizzate le intelligenze, le capacità, i rapporti di amicizia per portare a casa un risultato. Un risultato vuol dire garantire i livelli occupativi cercando poi (con la strategia che voi riterrete più opportuna, individuando magari filoni diversi, filiere diverse) di improntare una battaglia perché quell'impegno che è stato sottoscritto non venga disatteso. E questo è un primo tassello.

Il secondo tassello è quello del carbone, dell'energia. Stiamo attenti; non è vero che a Bruxelles hanno detto che va bene! Non è così, Bruxelles non ha detto che va bene. L'ALCOA afferma che chi fa pressioni a Bruxelles non siamo noi, non è lo Stato italiano, sono le altre nazioni. E se l'Olanda è alleata sull'alluminio la Germania certamente non lo è. E' il settore siderurgico che rivendica quello sconto sul costo dell'energia assegnato ai metalli ferrosi. Quindi c'è una battaglia, che non è una battaglia fra poveri, è una battaglia a livello anche internazionale e di comparti importanti dell'economia mondiale.

Siccome noi non abbiamo forza contrattuale, da dipendiamo sempre dal mercato di Londra che detta le regole, quando il mercato dell'alluminio "tira" e il prezzo sale anche a 2.500 lire al chilo, il costo dell'energia per quel settore diventa meno rilevante, ma quando il prezzo dell'alluminio, del piombo, dello zinco si abbassa conviene non produrre, conviene svolgere un altro mestiere, perché il costo dell'energia finisce per sovrastare il valore del metallo.

Io dico quello che non avrebbero detto i miei amici dell'opposizione di ieri, perché i risultati devono venire subito e i tempi sono abbastanza ristretti; si tratta di condurre una battaglia comune e in questa battaglia comune noi saremo al vostro fianco per rivendicare quegli impegni. Se gli impegni non venissero mantenuti noi non esiteremo a scendere in conflitto con chi gli impegni li prende e non li mantiene.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questa mozione aveva come principale obiettivo quello di riportare in quest'Aula, a distanza di qualche anno, una discussione sul futuro della chimica in Sardegna e, più in generale, sul futuro dell'industria, guardando ad un aspetto strutturale e fondamentale che, come qualcuno di voi ha già richiamato, è stato argomento puntuale di discussione in questo Consiglio regionale per molti anni, e cioè il tema energetico. Questa mozione ha l'obiettivo di richiamare questo Consiglio sulla circostanza che tutte le forze politiche di destra e di sinistra hanno voluto, negli anni scorsi, raggiungere un obiettivo comune, e mi richiamo al collega Floris che da un'altra parte, con un'altra veste istituzionale, governava un processo. Io credo che l'accordo di programma sulla chimica costituisca un patrimonio comune della classe politica sarda, di quella sindacale e, consentitemelo, anche del mondo operaio in Sardegna.

Oggi noi vediamo quell'accordo di programma cedere il passo, e non soltanto perché magari non è stato convocato il comitato di coordinamento o il comitato di garanzia, ma perché si sono registrate dichiarazioni che molti di voi hanno riportato, che mettono in discussione la strategia politica, economica e industriale tracciata negli anni passati. Una strada, consentitemelo, che non è soltanto delle Giunte che hanno governato nel passato. Il tanto richiamato piano energetico regionale non è il frutto di una determinazione di una Giunta, è il frutto di un lavoro di concertazione dove tutte le parti industriali, ma anche organizzazioni sindacali, hanno dato il loro contributo e hanno fatto sì che quel piano potesse essere approvato; ci sono i verbali di quella determinazione. E oggi mettere in discussione quel fatto infrastrutturale, determinante per l'assetto dell'industria e della chimica in particolar modo, significa in qualche modo bloccare, fermare quello che è stato fatto con quell'accordo di programma, ed è il primo accordo di programma che il Governo nazionale con quello regionale hanno sottoscritto in un periodo di emergenza. Era infatti ormai una consuetudine consolidata che si affrontasse soltanto l'emergenza ma mai si mettesse un passo in avanti per costruire qualcosa di strategico.

L'accordo di programma sulla chimica aveva e ha avuto questa capacità di guardare ad un progetto di sviluppo; ed è per questo che sono arrivate risorse finanziarie destinate a nuovi progetti di crescita per la nostra Regione, in particolar modo per le aree di Ottana, di Macchiareddu e di Porto Torres. C'era una strategia di fondo, che è emersa chiarissima da quell'accordo di programma che richiedeva nuovi investimenti e nuove scelte, diverse da quelle di Montefibre.

Io vorrei ricordare a voi tutti come Montefibre riuscì ad allocarsi ad Ottana e a rendere quel polo strategico, così come si disse tanti anni fa. Fu una contropartita: si chiuse il polo di Villacidro e si diede la centralità produttiva al sito di Ottana. Noi abbiamo detto: "Stringiamo un accordo con le organizzazioni sindacali, non continuiamo a sprecare risorse su un soggetto che sta guardando ai mercati asiatici, sta guardando ai mercati dell'India per nuove produzioni, pensiamo a diversificare le produzioni nell'ambito della chimica e della chimica fine". Occorreva pertanto rendere funzionale il sistema interconnettendo i vari siti: quello di Porto Torres, quello di Ottana e quello di Macchiareddu.

Era necessario trovare delle risorse finanziarie e queste sono state trovate. E si tratta di un fatto politico rilevante, unico nel suo genere.

Voi sapete che le risorse disponibili presso il Ministero dell'Economia per la programmazione negoziata per questo tipo di contratto di programma confluivano in un fondo indistinto che poteva essere utilizzato solo in presenza di progetti esecutivi immediatamente cantierabili. Il Governo nazionale, su forte pressione del Governo regionale, decise di siglare un accordo impegnando 200 milioni di euro per far decollare con certezza su quei siti i contratti di programma. Su cinque accordi di programma, però, soltanto due sono stati presentati e, da quello che sappiamo, è stata avviata una procedura di verifica bancaria, tecnica e strutturale dell'impianto del contratto di programma. Sugli altri tre bisogna fare fronte comune (Consiglio regionale, Giunta regionale, organizzazioni sindacali) perché l'accordo non venga svilito dall'assenza di progetti.

I progetti non arrivano in Sardegna perché l'energia costa molto, perché le strade sono più dissestate delle altre, bisogna avere la capacità di attrarre gli imprenditori creando condizioni di incentivazione reale (quindi infrastrutturale) e finanziaria, così come è previsto nell'accordo sottoscritto dal Governo. Poi c'è la partita energetica, sulla quale anche stasera e ho sentito davvero tante considerazioni che non posso condividere. Il collega Sanna, con uno slancio demagogico, ha affermato: "Non si può pretendere che il metanodotto lo si realizzi con i soldi dei sardi". E chi lo ha mai detto? Se noi avessimo voluto prendere, come elemento cardine, l'intesa di programma istituzionale firmata nell'aprile del 1999 dal Presidente Palomba, avremmo continuato a far ridere la Sardegna.

Era l'accordo più "farsa" mai sottoscritto in Sardegna ad un mese dalle elezioni. Diceva tutto e il contrario di tutto sulla metanizzazione. Prevedeva la realizzazione del polo criogenico ma non si sapeva se allocarlo a Porto Torres o a Sarroch. Prendeva in considerazione l'ipotesi del metanodotto ma poi non sapeva dove farlo passare. E c'erano le pressioni, che stanno riaffiorando, di certa parte politica, affinché si abbracciasse la tesi dell'Eni di non realizzare il metanodotto per la Sardegna attraverso l'Algeria e l'Europa. È una spinta politica che qualcuno qua dentro sta avallando, e noi puntualmente denunceremo tutti coloro che cercheranno di minare alle radici il sogno dei sardi di realizzare il metanodotto.

Quando si dice sul metanodotto occorre riflettere per altri sei mesi, nonostante esista una società, partecipata dalle nostre società regionali (non dei nostri amici, come è stato fatto nel passato) dalla SFIRS e dalla PROGEMISA, disponibile a progettare lo studio di fattibilità sul metanodotto, vuol dire che si vogliono favorire altre società, ben più quotate, disponibili a concorrere alla realizzazione di quel metanodotto. Allora, chiunque stia frenando quel processo lo sta facendo soltanto con un obiettivo; quello di favorire altri interessi che non albergano certo in Sardegna, ma che fanno capo all'Eni e ad altri soggetti che intorno all'Eni ruotano.

Allora, credo che non sia assolutamente corretto richiamare ciò che è stato fatto per la Carbosulcis. Nel 1994 venne firmato dal Presidente Berlusconi un DPCM che offriva la possibilità di ottenere quello sgravio finanziario previsto dal provvedimento numero 6 del 1992 del CIP (CIP6). Dal 1994 in poi la classe politica del centrosinistra - perdonatemi questo passaggio politico ma è necessario perché mi sono sentito e credo che ci siamo sentiti tirati per i capelli - i grandi sostenitori anche di questa maggioranza di governo oggi, sono stati artefici di un progetto che mancava di un elemento: la bancabilità finanziaria del progetto stesso. Cioè si diceva: "La Carbosulcis ha un progetto di gassificazione che non presenta gli elementi essenziali per questo tipo di azione".

Bene, il tempo è concluso, il tirocinio è concluso, il praticantato della Giunta è concluso, sono passati cinque mesi, credo che non sia più possibile accettare risposte attendiste; bisogna agire con azioni di coordinamento e con proposte…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pili.

PILI (F.I.). … che appaiano in maniera palese, non soltanto agli occhi dell'opinione pubblica, capaci di avviare a soluzione concreta i problemi che attanagliano la nostra regione.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'industria.

RAU, Assessore dell'industria. Signor Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Regione, onorevoli consiglieri e consigliere. Oggi il Consiglio si è espresso in relazione a questa tematica, ponendo anche questioni più generali rispetto a quella della situazione dell'industria sarda e delle politiche industriali in genere. A questo proposito l'accordo della chimica costituisce un tassello importante rispetto a queste politiche ed è un tassello che sicuramente la Giunta e il mio Assessorato non ha trascurato. Partirò cercando di organizzare i temi che sono complessi, partendo intanto dalle questioni energetiche per poi parlare più specificatamente della questione della chimica.

Noi sulla questione energetica abbiamo dichiarato di non voler diventare la piattaforma del Mediterraneo, ma di voler considerare il fabbisogno energetico, rivedendo il piano energetico regionale secondo l'obiettivo della stabilità del sistema energetico regionale, cercando di ottenere costi dell'energia non superiori a quelli delle altre regioni italiane in modo di far fronte ai fabbisogni di un pezzo importantissimo del nostro sistema industriale che, come sappiamo bene, è particolarmente energivoro.

Partendo da queste considerazioni, abbiamo però anche detto che la costruzione di centrali di autoproduzione e produzione di energia non risolve questi problemi, quindi dobbiamo individuare qual è il vero vantaggio e quali sono i costi che in relazione alle scelte di natura energetica, dobbiamo pagare. Mi riferisco in particolare ai problemi di impatto ambientale. È ovvio l'energia, in qualunque modo venga prodotta, ha un impatto negativo sull'ambiente. In relazione a ciò quindi cercheremo un punto di equilibrio e individueremo i reali costi e i reali benefici delle diverse opzioni di politica energetica. Il piano energetico sarà pertanto rivisto sotto questa luce.

Il progetto integrato miniera Sulcis e centrale. Noi abbiamo esaminato il progetto della SOTACARBO, l'abbiamo visto subito perché è stata presentata una prima bozza nel giugno 2004 e abbiamo incontrato nel mese di settembre, quando c'è stata la presentazione ufficiale di questo studio, i possibili investitori. Questo studio delinea degli scenari positivi per il sistema energetico regionale e quindi anche per il superamento di quelle criticità e di quelle esigenze che hanno le imprese energivore e che non ha l'imprenditore. Abbiamo anche verificato e stiamo incontrando i possibili potenziali investitori in relazione a questo progetto. Abbiamo sentito le imprese energivore perché, come veniva ricordato in alcuni interventi, il fatto che si tratti di imprese energivore che investono anche nell'energia a noi offre una maggiore sicurezza anche in relazione agli investimenti produttivi che vengono effettuati nella nostra Regione.

Queste imprese, però, inizialmente, non hanno considerato questo progetto come interessante, per loro, a breve termine. Si è fatta avanti solo una società, la Sardegna Energy che ha presentato un progetto, attualmente sotto il nostro vaglio. Si tratta di un progetto che prevede la massificazione del minerale. Nel primo studio di fattibilità presentato mancavano secondo noi alcuni elementi che abbiamo chiesto di integrare. Il progetto sarà valutato attentamente e prima di concedere il nulla osta occorrerà verificare chi sono tutti gli imprenditori, chi sono tutti i partners, la bontà del progetto e come viene sostenuto. Noi esamineremo al microscopio il progetto e lo approveremo solo se avremo la sicurezza della sua fattibilità.

A tale proposito vanno evidenziati anche i forti ritardi della Giunta precedente, in quanto il termine ultimo per la presentazione del progetto definitivo, del progetto integrato miniera - centrale era il 15 giugno del 2004. Quindi noi ci siamo trovati, come Giunta, ad operare non avendo a disposizione delle ipotesi definitive su cui effettuare la scelta. Ovviamente poter esprimere un parere su un progetto richiede del tempo, richiede delle valutazioni, richiede di poter sentire tutti i soggetti, proprio per poter disporre di un quadro completo e operare la scelta migliore. Quindi ci siamo trovati in una situazione difficile sotto questo profilo.

Metanodotto Algeria. La società GALSI ha presentato lo stato di avanzamento dei lavori a giugno 2004; dallo stato di avanzamento si rileva che c'è un ritardo rispetto alla tempistica prevista dal progetto di fattibilità; anziché il 50% è stato realizzato il 39 per cento. Nonostante poi vengano fornite delle indicazioni sulla fattibilità di mercato, manca assolutamente tutto il quadro economico finanziario, indispensabili per valutare la convenienza, la fattibilità, l'eventuale percorso da seguire, e gli interventi che la Regione intende predisporre.

Noi ovviamente siamo interessati, guarderemo a questo progetto con attenzione e sproneremo il Governo centrale laddove ci sarà da spronarlo. Puntiamo ad ottenere il gas per metanizzare la Sardegna e anche per riqualificare la capacità di generazione elettrica, invece che concentrarla a ciclo combinato; l'efficienza sarà così maggiore del 30 per cento e le emissioni, rispetto a quelle attuali, saranno sicuramente meno nocive.

SAPEI, è il cavo che collegherà Fiumesanto con Latina. Il primo mese che la Giunta ha iniziato ad operare abbiamo incontrato i rappresentanti del GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale) che ci hanno presentato un documento che prevede la messa in posa del primo cavo da 500 Megawatt nel secondo semestre del 2008, e l'altro cavo nel primo semestre del 2009. Questo era stato anche fatto presente alla Giunta precedente, quindi non ci si stupisca. Il 13 febbraio del 2004, infatti, si era tenuta, presso l'Assessorato, una riunione con il GRTN che in quell'occasione aveva consegnato lo stesso documento che ha consegnato a noi. Il ritardo è dovuto al fatto che è stato effettuato uno studio di fattibilità nel frattempo e che quindi sono emerse delle difficoltà per quanto riguarda, per esempio, la situazione dei fondali. In relazione ciò ovviamente noi abbiamo cercato e stiamo cercando di fare accelerare i tempi, anche perché la stabilizzazione del sistema è uno dei nostri obiettivi. Quindi per noi avere il cavo è fondamentale.

Accordo sulla chimica. Il 14 luglio 2003 è stato siglato questo accordo; la Giunta ed io abbiamo confermato la validità di questo accordo; l'accordo è valido e mette in luce una strategia che può sortire dei risultati proprio perché agisce nell'ottica di filiera, cercando di salvare quella parte della chimica che presenta ancora delle prospettive. Sappiamo che i progetti riguardano il consolidamento delle imprese chimiche, e che quindi ci offrono la possibilità di salvaguardare l'occupazione e di far sì che la chimica rimanga in Sardegna.

A questo proposito bisogna tenere presente la situazione che abbiamo ereditato e che cosa abbiamo fatto noi in relazione a questo, che è anche l'oggetto di questa mozione. C'erano due contratti di programma che erano stati già presentati, uno a giugno l'altro a luglio; su quest'ultimo, relativo al sito di Ottana, stiamo esprimendo, perché ce l'ha chiesto il Ministero delle Attività Produttive, il parere positivo, anche se contemporaneamente stiamo esaminando, e per questo abbiamo tenuto due riunioni con i rappresentanti dei territori, il problema delle utilities, che è un problema al momento irrisolto, ma strategico per permettere alle aziende di rimanere all'interno dell'area di Ottana.

Niente ancora si sa per quanto concerne la centrale AES, che pure è un elemento fondamentale per offrire qualche prospettiva. Con la CFP abbiamo invece un contattato costante, perché dovrebbe investire nel sito di Ottana, con ricadute positive anche sulla disoccupazione.

Sul problema di Ottana - è vero - erano stati fatti dei passi avanti; l'accordo ha sicuramente una sua valenza, ma rimangono problemi irrisolti anche di carattere strategico. Per quanto riguarda Porto Torres-Assemini, la parte ovviamente qualificante di quell'accordo è la cessione di asset da SYNDIAL a EVC, perchè è da lì che parte la filiera del cloro e cloro derivati. Il progetto di investimento di EVC si conosceva già da luglio del 2003; quindi non era questo il problema. Il problema è quello dell'energia. Dell'energia subito, perchè SYNDIAL a giugno dell'anno prossimo deve cambiare il consiglio di amministrazione e, nel semestre precedente, pertanto non può assumere decisioni. Quindi noi ci siamo trovati a dover gestire una situazione caratterizzata da un basso prezzo dell'energia, dove l'estensione del regime agevolato rispetto alle aziende dell'allumino, quindi zinco e piombo, era già stato concesso. È una richiesta che noi rivolgeremo al Governo centrale, ma sappiamo già che è di difficile accoglimento; e stiamo valutando tutte le altre strade percorribili. Fra l'altro c'è da evidenziare che in data del 14 maggio l'Assessore dell'industria, insieme alla Presidenza del Consiglio, SYNDIAL e IVC, avevano siglato un accordo in forza del quale entro un mese si impegnavano a risolvere questo problema energetico; accordo che non ha trovato una soluzione operativa.

Pertanto, noi ci troviamo ad operare rispetto ad un accordo siglato a luglio 2003, dove questi problemi erano già evidenti. Quindi in pochi mesi noi ci siamo trovati con un ritardo rispetto all'attuazione di questo accordo, ma anche con pochissimo tempo a disposizione rispetto alla risoluzione di problematiche che sono complesse e che necessitano di individuare strade che richiedono sicuramente tempi più lunghi. Per quanto riguarda i contratti delle piccole e medie imprese, noi mettiamo le risorse ma i progetti li vogliamo esaminare attentamente, li vogliamo vedere uno per uno. Noi investiamo risorse pubbliche solo in progetti che hanno prospettive. Per quanto concerne Porto Torres sono pervenuti solo dei titoli e, quindi, i quindici giorni sono necessari non per temporeggiare, ma per ricevere i progetti di impresa e i piani, perchè noi non vogliamo che tutto sia deciso solo dal Ministero delle attività produttive. Il Ministero farà la sua verifica, ma noi non vogliamo che questo strumento diventi una sorta di contenitore nel quale inserire imprese che non possono ottenere altra forma di finanziamento; quindi staremo molto attenti.

Questo è quello che abbiamo detto nelle sedi istituzionali ed è la strada che noi assolutamente vogliamo percorrere. Ad Assemini c'era, invece, già un consorzio, c'era già il consorzio CREA, consorzio che però non ha ottenuto il consenso delle parti sociali ed economiche firmatarie dell'accordo. La prima cosa che ci hanno chiesto sia i sindacati che le associazioni datoriali quando ci hanno incontrato è di rivedere quell'accordo, quel contratto, perché si sono sentite parti escluse rispetto ad un accordo che giustamente sentono come proprio.

L'Osservatorio nazionale della chimica era assolutamente d'accordo su questo, quindi sentite tutte le parti stiamo ragionando e abbiamo lavorato faticosamente per ripristinare gli equilibri. I ritardi, pertanto, non sono imputabili a questa Giunta. Ma alle difficoltà che abbiamo incontrato su questa strada.

Per quanto riguarda gli incontri, c'è stata una riunione dell'Osservatorio regionale della chimica, una riunione della segreteria tecnica in preparazione della riunione dell'osservatorio regionale della chimica, due riunioni dell'osservatorio locale di Nuoro, due di Porto Torres e una dell'area di Assemini. Sono andata dall'onorevole Borghini presso la Presidenza del Consiglio che, come voi sapete, gestisce una parte rilevante di operazioni previste dal contratto di programma. Abbiamo avuto un incontro con il Ministero delle attività produttive proprio per conoscere lo stato di avanzamento delle istruttorie dei vari progetti e la situazione delle risorse finanziarie attribuite agli accordi di programma. Siamo andati dal sottosegretario Letta e queste tematiche sono state tutte inserite in un documento nel quale si dichiara prioritario ed urgente per la regione Sardegna definire un percorso chiaro, un quadro più certo che stimoli anche gli imprenditori. Siamo in attesa di ottenere un appuntamento nei prossimi giorni da parte del Governo centrale per un incontro bilaterale rispetto alle tematiche energia e chimica.

All'ottavo punto la mozione chiede alla Giunta di riferire sulle "possibile definizione di un programma pluriennale di interventi da co-finanziare con i fondi strutturali del POR Sardegna". Noi crediamo che le scelte settoriali debbano essere fatte; sulla chimica abbiamo operato una scelta settoriale specifica, crediamo in quell'accordo se vengono perseguite quelle progettualità di cui abbiamo parlato. In presenza di necessità e progetti innovativi da parte dell'impresa noi mettiamo a disposizione le risorse del POR, i servizi reali, al contrario di quanto avveniva in precedenza.

L'ultimo punto, quelle delle bonifiche, non è competenza dell'Assessorato dell'industria, ma l'abbiamo seguito congiuntamente con gli altri colleghi della Giunta. Noi, non solo siamo interessati affinchè le bonifiche vengano effettuate nel minor tempo possibile, ma siamo interessati ad essere coinvolti come parte attiva rispetto alla SYNDIAL; vogliamo controllare chi andrà ad occupare quelle aree produttive, che per noi sono di grande interesse, e vogliamo anche - infatti la prossima settimana sarà organizzato un incontro in relazione a questo - che le bonifiche costituiscano un'opportunità di lavoro per le nostre imprese sarde. Per cui la prossima settimana SYNDIAL, sotto nostra richiesta, espliciterà alle nostre imprese il piano di bonifiche che intende realizzare, in maniere tale da andare incontro maggiormente alle loro necessità e permettere loro di organizzarsi.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, poiché lo scopo di questo dibattito, lo scopo che volevamo raggiungere nel presentare questa mozione era e rimane quello di porre all'attenzione del Consiglio questo problema, e rendere in qualche modo conosciuto, pubblico l'operato della Regione sia sull'accordo di programma per la chimica, sia per quanto riguarda la politica energetica, io rinuncio - come ho esplicitamente rinunciato anche nella presentazione della mozione - a toccare il problema delle responsabilità dei tempi e ad attribuire eventuali colpe o inadempienze a qualunque governo.

Io vorrei stare ai fatti perché, se vogliamo rendere utile questo dibattito, credo che a questi fatti dobbiamo attenerci. Su due punti, in particolare, accordo della chimica e questione energetica, che è collegata all'attuazione dell'accordo di programma. Per quanto riguarda i nuovi investimenti e gli incentivi, Governo nazionale e Governo regionale si sono impegnati allocando apposite risorse finanziarie in contenitori: nel capitolo per la programmazione negoziata e in un fondo indistinto.

Lasciamo quindi perdere la pretesa di vedere questo danaro sul tavolo, il problema è che questi incentivi arriveranno soltanto se ci saranno investimenti pronti, presentati, progetti credibili, analizzati bene. Io dico provocatoriamente così, Assessore: il meglio è nemico del bene. Se noi aspettiamo che siano monitorati, censiti, controllati, esaminati tutti i singoli investimenti proposti nei diversi consorzi, passerà moltissimo tempo. Mi riferisco, chiaramente, alla nuova industrializzazione, perché per quanto riguarda, invece, gli investimenti della DOW e dell'EVC, essi nascono da soggetti imprenditoriali consolidati, la cui serietà è attestata dai fatti, anche solo dal fatto che ritengono di voler rimanere in Sardegna.

Ma per gli altri, per i nuovi investimenti, cioè per gli investimenti proposti dai consorzi di impresa e per la reindustrializzazione, a partire dal rafforzamento delle filiere chimiche, ma andando anche verso altri possibili investimenti; è necessario (almeno questo è stato l'intendimento dell'Assessorato dell'industria in quei pochissimi mesi che sono intercorsi dalla firma dell'accordo alla data delle elezioni) è necessario - dicevo - procedere speditamente. Occorre procedere celermente ad intraprendere un'azione di scouting nei diversi territori (a Porto Torres, a Ottana, ad Assemini, nell'area di Cagliari) in modo tale da raccogliere le intenzioni di investimento, e portare a termine, nel modo migliore possibile, una istruttoria a livello regionale, per poi presentare tutto al Governo nazionale che, d'altra parte, è stato più volte invitato.

Io vorrei chiamare qui come testimone anche il collega Floris, per confermare quante volte su un certo investimento proposto nell'area di Ottana, su cui tutti abbiamo espresso perplessità entrambi su quei tavoli a Palazzo Chigi abbiamo detto: "Il Ministero delle attività produttive svolga un'istruttoria rigorosa per stabilire se un investimento è ammissibile oppure no, serio oppure no". Ma occorre far presto, altrimenti quelle risorse ci sfuggono di mano. Non sto a contare i giorni, quindici, venti, un mese, ma facciamo presto. Io credo che questo sia il primo impulso che può nascere da quest'Aula nei confronti della Giunta.

L'altro aspetto, invece, riguarda il collegamento tra la politica industriale, fra la politica di promozione di nuovi investimenti e la politica energetica. È stato detto a più riprese, e lo ribadisco, che per noi in Sardegna il vero problema non è un costo dell'energia elettrica più alto del resto d'Italia; no, il problema è che il costo dell'energia elettrica è alto in tutta Italia rispetto agli altri paesi, per scelte di politica energetica che non sono state operate da nessuno di noi qua dentro.

Però, ci sono delle scelte, degli orientamenti da assumere e qui entriamo nella porta stretta, Assessore, Presidente, colleghi del Consiglio. Quando voi dite che non volete che la Sardegna diventi una piattaforma energetica nel Mediterraneo, quando quindi criticate il piano energetico (che per lo meno noi possiamo dire di averlo fatto e l'abbiamo fatto anche confrontandoci ampiamente con tutti per mesi, non per qualche giorno, per mesi e pubblicamente), quando criticate l'impostazione di questo piano, entrate in questa porta stretta. Noi non possiamo pretendere di ottenere un costo dell'energia elettrica più basso per le nostre industrie energetiche mantenendo il mercato dell'energia così com'è.

D'accordo, l'attuazione del SAPEI è in ritardo; bisogna rimanere fermi nel chiedere assolutamente il rispetto di questo impegno e batterci non per una cavo di 500 megawatt, ma per un cavo di 1000 megawatt. Questo è il primo punto fondamentale. Ma a cosa ci serve un cavo da 1000 megawatt, Assessore e Presidente, se puntiamo sull'auto produzione dell'energia elettrica? A cosa ci serve? Per evitare i black out? Basterebbe molto meno. È evidente che un elettrodotto da 1000 megawatt, che tutti diciamo di volere (noi, voi, i sindacati, gli imprenditori) servirà per inserire la Sardegna nel mercato internazionale dell'energia, per importare (quando è necessario) e per esportare energia elettrica, ma anche per un problema, diciamo, di capacità di trasporto fisico, per un problema eminentemente economico.

Il costo dell'energia elettrica adesso è basso solo per le industrie metallurgiche grazie ad uno sconto sulla tariffa, che resterà in vigore fino al 2006. Ma perchè fino al 2006? Perché si doveva stabilire una data per la soluzione di un problema dal punto di vista strategico; cioè non avremo mai né la prosecuzione né eventualmente altri sconti di tariffe se non saremo capaci di proporre una soluzione strutturale al problema del costo dell'energia elettrica. Ma come possiamo raggiungere l'abbattimento del costo dell'energia elettrica se in Sardegna abbiamo una centrale da 600 megawatt, che immette quindi nel sistema energia a tariffa incentivata e con obbligo di ricezione da parte del GRTN proprio perché viene dal CIP6?. Se va avanti il progetto di gassificazione del carbone Sulcis ne avremo altri 400, forse 450. Ma il mercato sardo può permettersi, immettendo tanta energia sulla base di scelte operate fino adesso, di chiedere ai produttori di vendere energia a basso costo alle industrie energivore, non offrendo a questi produttori la possibilità di produrre energia elettrica a basso costo attraverso il carbone? Lo può fare se permette ai produttori di energia di rifarsi delle diminuite entrate dovute alla vendita a basso costo alle imprese energivore, di vendere anche ad altri energia elettrica. E a chi la può vendere l'energia elettrica l'ENEL, l'ENDESA, chi eventualmente realizzerà, se si potrà realizzare, questa centrale a Portovesme di 400, 500, 600 megawatt, dovendo anche risolvere la questione del carbone Sulcis?

Tutte queste tessere del mosaico potranno essere collocate insieme, solo operando una scelta energetica chiara, e cioè quella di un sistema energetico aperto al mercato internazionale. Il nodo, la porta stretta attraverso cui passare è quella di un piano energetico certamente da rivedere. Il piano energetico dev'essere infati rivisto continuamente, ogni anno, perché ci sono le variabili che richiedono di aggiornare le decisioni, ma se non si accetta questa apertura al mercato internazionale, torneremo indietro di anni, di decenni.

Io credo che questo Consiglio regionale, nell'esprimere i suoi indirizzi di politica industriale ed energetica, non può permettersi di non fornire un'indicazione chiara, non possiamo permetterci di non sottolineare che l'abbattimento del costo dell'energia e la stabilizzazione del mercato energetico regionale si possono ottenere soltanto in un mercato energetico aperto. Sì quindi al nuovo elettrodotto, sì alla possibilità di produrre energia a basso costo anche esportando.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Chiedo cinque minuti di sospensione per capire se si può arrivare ad un ordine del giorno unitario.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 53 , viene ripresa alle ore 20 e 05.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Chiedo altri 10 minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 06 , viene ripresa alle ore 20 e 22.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, così come eravamo rimasti d'accordo in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, noi riteniamo che sia opportuno, allorquando verranno presentati gli ordini del giorno, che anche le dichiarazioni di voto possano essere rese questa sera, per rispettare l'impegno di votare entro stasera la mozione presentata dal centrodestra e gli ordini del giorno che eventualmente venissero presentati, in modo da poter riprendere i lavori nella giornata di domani con l'ordine del giorno relativo al "decreto salvacoste".

PRESIDENTE. Onorevole Biancu, nessuno intende non mantenere fede agli impegni che sono stati assunti in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo. E' stata chiesta una sospensione per trovare un accordo e presentare un eventuale ordine del giorno unitario. E' stata accordata, il tempo è trascorso, l'ordine del giorno non è stato presentato, per cui…

BIANCU (La Margherita - D.L.). E' stato presentato.

PRESIDENTE. In questo momento? Per cui procederemo secondo quanto stabilito.

Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, sulla base degli impegni assunti in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo la seduta doveva essere conclusa alle 20 - 20 e trenta. Io avevo già preannunziato, perchè mi piace parlare in anticipo, che non avremmo frapposto alcuna obiezione, avremmo chiuso stasera, in caso contrario avremmo pronunciato ciascuno le dichiarazioni di voto; quindi non ci sono problemi; avete allungato voi i tempi. Se rispetterete gli accordi noi ci comporteremo di conseguenza, perché non interverremo certamente in dieci a pronunciare dichiarazioni di voto. Abbiamo perso mezz'ora non per nostra responsabilità. Siamo favorevoli a procedere speditamente e a chiudere possibilmente non in un'ora, mezz'ora, ma nei tempi più rapidi possibili.

Discussione della mozione La Spisa - Pili - Ladu - Diana - Vargiu - Oppi - Petrini sull'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica (11)

PRESIDENTE. Visto e considerato che l'ordine del giorno non è unitario possiamo procedere con la votazione della mozione.

Metto in votazione la mozione numero 11.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo qualche minuto di tempo per poter almeno esaminare l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, adesso verrà distribuito ai consiglieri. Intanto si può procedere con la votazione della mozione perché non essendo l'ordine del giorno unitario, se la mozione non viene ritirata dev'essere votata. Se poi si vuole approfondire l'ordine del giorno e si richiede un'ulteriore sospensione...

Prego onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Chiedo di avere il tempo necessario per poter esaminare anche l'ordine del giorno prima di mettere in votazione la mozione e l'ordine del giorno. Credo che ciò sia utile anche alla maggioranza se si vuole arrivare ad una conclusione comune.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 28 , viene ripresa alle ore 20 e 33.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

Metto in votazione la mozione numero 11.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, voto naturalmente a favore di questa mozione per le motivazioni che credo siano state analiticamente illustrate in quest'Aula, evidenziando che in detta mozione sono punto per punto contenute da un lato la descrizione del percorso intrapreso fino ad ora nell'affrontare il problema dell'industria di base, in particolare dell'industria chimica, dall'altro evidenziate le questioni relative alla politica energetica collegate alla politica industriale in Sardegna. Queste politiche sono state oggetto di un confronto serrato per mesi con tutte le parti sociali e costituiscono un punto di riferimento (su cui credo nessuno possa oggi discutere) per quanto concerne i passaggi ulteriori necessari per l'attuazione dell'accordo di programma per la chimica.

In questa mozione sono contenute alcune valutazioni sulla reperibilità delle risorse, sul percorso da adottare per impiegare gli incentivi assicurati più volte dal Governo nazionale e dal Governo regionale a supporto degli investimenti nel momento in cui naturalmente questi investimenti possano essere però dichiarati accoglibili per essere inseriti e tenuti in considerazione negli strumenti della programmazione negoziata. Mi riferisco, in particolare, allo strumento del contratto di programma e del contratto di localizzazione oltre che all'eventuale utilizzo delle risorse che possono arrivare dalla legge 181 per le aree di crisi.

Io non posso che sottolineare il fatto che contrariamente alla prassi seguita sempre in questo Consiglio regionale nei rapporti con la Giunta, per sostenere nel miglior modo possibile le azioni di contrattazione, i tavoli di confronto con il Governo nazionale, contrariamente a questo tentativo sano, buono, di individuare dei punti di contatto con tutte le forze politiche, oggi si va invece ad una divisione voluta da questa maggioranza, evidentemente per una mancata condivisione di alcuni dei punti che sono stati condivisi da tutte le forze politiche sindacali e imprenditoriali in questi anni.

Prendiamo atto di questo, prendiamo atto cioè di una volontà politica inesistente riguardo alla possibilità di dialogo, prendiamo atto che se le votazioni andranno come si presume e come si preannuncia dai comportamenti tenuti in quest'Aula, non siamo stati noi a chiedere la sospensione per tentare di arrivare ad un ordine del giorno unitario, l'avete chiesta voi, dopo due minuti ci avete detto di non essere più disponibili a questo. Prendiamo atto di questo, noi sosteniamo ancora queste ragioni, che non sono le ragioni di una parte politica, non sono le ragioni del centrodestra, ma di tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare l'astensione per quanto riguarda la mozione presentata dal centrodestra, perché condividiamo l'intuizione di quell'accordo di programma che ha visto coinvolti i sindacati, gli imprenditori, e condividiamo e voteremo a favore l'ordine del giorno presentato dal centrosinistra dopo che ha subito questo "pluritrapianto" di organi importanti.

Il primo ordine del giorno era infatti abbastanza anemico, esangue; qui invece siamo d'accordo sia nell'incalzare il Governo affinché una volta tanto mantenga gli impegni presi e i cofinanziamenti, sia per quanto riguarda la corretta quantificazione dell'apporto delle fonti rinnovabili e sia per ciò che riguarda appunto l'eolico.

Proprio ieri ho vissuto la triste esperienza di vedere alcuni paesaggi deturpati da pale e torri alte cento metri, ma che anche se fossero state alte sessanta metri avrebbero costituito ugualmente un pugno nello stomaco oltre che un incontestabile inquinamento visivo.

Chiaramente siamo d'accordo anche affinché la Regione sarda non deleghi ad altri la parte di opere che attraversano il territorio regionale. Quindi voteremo a favore dell'ordine del giorno presentato dal centrosinistra.

PRESIDENTE. Vorrei ricordare ai colleghi che in questo momento è in discussione la mozione, quindi si possono pronunciare dichiarazioni di voto sulla mozione e non sull'ordine del giorno che verrà esaminato in seguito.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, nel preannunciare il mio voto favorevole, volevo pronunciare qualche piccola riflessione in riferimento a quello che nell'ambito dell'accordo di programma risulta essere il cuore del problema, ovvero il futuro dell'industria chimica in Sardegna, che in termini di rilancio del settore nell'ambito di un quadro di riferimento nazionale ed europeo, anche nel rispetto delle sue notevoli ripercussioni nel settore energetico, ha la necessità che venga ipotizzata una metodologia di intervento in grado di rendere operative le strategie di breve, medio e lungo periodo. Si tratta di strategie che, tra l'altro, precedentemente erano o sembravano assolutamente condivisibili e condivise da tutti, anche in considerazione del fatto che il modello di sviluppo industriale al quale facevano riferimento è stato messo in discussione dal nuovo scenario competitivo a livello mondiale.

A tal fine l'unicità del problema sia nella sua espressione più diretta, la chimica, che in quella più trasversale o indiretta, l'energia, accomuna le tre realtà locali interessate (Assemini, Portotorres e Ottana) in termini univoci, rendendole parte di un quadro di problematiche più ampio che coinvolge le scelte strategiche che la Regione è chiamata a prendere in considerazione. Anche per questo si aprono le condizioni per poter trattare la questione nell'accezione di sistema, ovvero in base ad un'unica piattaforma integrata di intervento, piattaforma nella quale l'integrazione si concretizza, da una parte, come punto di incontro tra problematiche e competenze e ambito di localizzazione, dall'altra come contesto di integrazione per lo sviluppo in una logica di filiera.

E' in tal senso che le azioni intraprese dalla precedente Giunta dovrebbero risultare essere condivisibili da tutte le forze politiche come leva per la creazione di un nuovo intervento di sviluppo del sistema produttivo regionale, così da ricreare i presupposti per poter competere nelle migliori condizioni nella sfida della globalizzazione. E' in questa prospettiva infatti che la Regione Sardegna deve vivere l'esigenza di dar corpo alle politiche di sostegno per la qualificazione e il potenziamento del settore produttivo ed energetico nell'ambito di un'economia produttiva di un mercato degli investimenti e della localizzazione globali, privilegiando in tal senso gli strumenti integrati di intervento, i soli in grado di mettere il futuro dell'impresa sarda, anche al di là del comparto in oggetto, nelle condizioni più idonee per la partecipazione al valore. Infatti, solo partendo da una metodologia di tipo sistematico si possono porre le fondamenta per un approccio operativo di natura progettuale incentrato sulla stretta integrazione ed interazione tra territorio e risorse.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, Assessori, dispiace entrare nel merito di un argomento come questo proprio oggi, nel giorno della commemorazione dei defunti. Non vorrei, infatti, che la giornata di oggi si trasformasse in un de profundis per la chimica della Sardegna. Certo sarebbe stato meglio discutere questo argomento il giorno della Pasqua di risurrezione, però considerata la scarsa volontà di trovare un accordo su un argomento così importante per la Sardegna, vorrei sapere quale responsabilità a questa maggioranza viene addebitata per quanto riguarda la politica della chimica in Sardegna, considerato che questa non risale ad oggi, non risale alla Giunta Pili, non risale alla Giunta Masala, non risale neanche alla Giunta Floris.

Credo che il de profundis oggi noi l'abbiamo suonato soprattutto per la politica della Sardegna, perché appare palese, dalla discussione di oggi, la scarsa volontà della maggioranza di collaborare con l'opposizione. Argomenti come questo - e non è retorica - ed è stato detto più volte, non sono di nessuno, non sono né di destra, né di centro, né di sinistra, appartengono prima di tutto ai lavoratori che in queste imprese si guadagnano il pane tutti i giorni e che noi abbiamo il dovere di tutelare perseguendo una strategia, certo, rivolta a cambiare il quadro economico e sociale della Sardegna, e quindi più attenta ad altri settori, ma non per questo distruttiva nei confronti di un settore, quello chimico, sul quale bene o male abbiamo erogato investimenti regionali che si sono "mangiati" via via più di un piano di rinascita della Sardegna. L'argomento quindi meritava la discussione che si è tenuta oggi; avrebbe meritato l'unitarietà dei documenti esitati da questo Consiglio, ma la responsabilità non è nostra, e di questo ne siamo fieri. Ecco perché voteremo questa mozione, che avremmo certamente ritirato se avessimo incontrato una diversa sensibilità politica da parte dei partiti di Governo, che forti oggi di una maggioranza di seggi in quest'Aula (dovuta ad una legge elettorale, e non certo proporzionale ai consensi ottenuti tra la gente) avrebbero dovuto dimostrare - lo ripeto ancora una volta - una ben diversa sensibilità.

Sarebbe stato dovere di quest'Aula trovare un momento di sintesi per il bene della Sardegna. Ma se queste sono le prospettive, se questo è il buongiorno della politica di questa legislatura, credo che nonostante i numeri di cui la maggioranza dispone, non mancheranno le occasioni per metterla in crisi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SORU (Prog. Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, io voterò contro questa mozione, però anche a seguito dell'ultimo intervento vorrei spendere due parole sulla volontà di questa coalizione di collaborare attivamente con la minoranza per difendere gli interessi di tutta la Sardegna. Non è per non difendere gli interessi di tutta la Sardegna che stiamo votando contro e che io voterò contro questa mozione. Non ho partecipato a tutto il dibattito, ma dal tenore degli ultimi interventi che ho potuto ascoltare non mi sembra che la mozione sia stata presentata per associare la forza di un Consiglio regionale unito al lavoro che la Giunta sta cercando di compiere per salvaguardare gli interessi di quel che rimane della chimica in Sardegna. Mi è sembrato invece che si perseguissero degli interessi totalmente diversi.

Diversamente da quello che è accaduto nel passato questa Giunta fa tesoro di tutto ciò che è stato realizzato anche dala Giunta precedente e fa tesoro di tutti gli accordi di programma che ha trovato nei files della Presidenza e dei diversi Assessorati, anzi, anche dei files che con qualche fatica ha dovuto recuperare in qualche occasione. Ho sentito parole pesanti sull'intesa istituzionale Stato-Regione del '99 firmata dall'allora Presidente Palomba e dal Presidente D'Alema e forse è stato un errore, secondo me, della passata legislatura, non essere ripartiti da quel filo e non aver preteso punto per punto gli adempimenti di quell'intesa che impegnava Stato e Regione. Si è partiti così, in maniera diversa e in maniera errata.

Questa Giunta sta ripartendo da quell'intesa istituzionale e da tutti gli accordi di programma quadro che, a seguito di quell'intesa, sono stati comunque siglati, e sta partendo anche da quegli accordi di programma quadro che si sarebbero potuti concludere e che invece non sono stati perfezionati. E fa tesoro anche dell'accordo di programma quadro che è una conquista di tutta la società sarda, della Giunta precedente, del Consiglio regionale precedente, dei sindacati, del territorio, e di cui ha chiesto conto al Governo fin dalle prime settimane. Su quell'accordo di programma quadro ha basato una lettera che prontamente ha inviato al Governo e ha improntato gran parte del primo incontro che siamo riusciti ad avere con l'Esecutivo nazionale. Ne avremmo voluto parlare ulteriormente, spero di parlarne tra poco, essendo ormai terminata la discussione sulla legge finanziaria e sulla firma del nuovo trattato europeo che si frapponevano alla nuova discussione dell'accordo sulla chimica, argomento che abbiamo messo responsabilmente al primo punto dell'ordine del giorno, partendo dall'accordo di programma quadro che è stato siglato.

Perché allora non votiamo a favore? Innanzitutto perché, come ho detto prima, non ravviso un segnale d'aiuto nella mozione ma un motivo per creare divisioni. Non voto a favore perché non posso accettare il consiglio di fare in fretta e di non entrare nel merito dei progetti. Non saremo noi a non entrare nel merito dei progetti; se qualche progetto non andrà a buon fine non sarà certo perché non l'avremo responsabilmente valutato e non vorremmo essere accusati, come è avvenuto per molte industrie insediatesi in Sardegna, di progetti non valutati, di progetti iniziati e di ulteriori soldi rubati alle risorse disponibili per lo sviluppo della Sardegna. Non possiamo votare a favore perché si è parlato anche di politica energetica, e noi su quella politica energetica abbiamo ampiamente discusso anche in campagna elettorale e mostrato le nostre perplessità e i nostri motivi contrari. Siamo per esempio contrari all'ipotesi che l'80 per cento delle installazioni eoliche siano ubicate in Sardegna. Se la Sardegna oggi ha il 60 per cento delle servitù militari non avrà l'80 per cento delle servitù eoliche di tutta l'Italia. Siamo contro perché pensiamo che il SAPEI da mille megawatt sia stato promesso ai sardi ai tempi dell'allora Ministro Letta con altre finalità che non sono quelle di esportare energia elettrica, che comporta forti impatti ambientali e pochissime ricadute occupazionali. Noi vogliamo esportare altro; quel cavo serve sì per garantire che la Sardegna faccia parte di un sistema energetico internazionale, ma per accedere ad energia a più basso costo...

PRESIDENTE. Prego, concluda Presidente.

SORU (Prog. Sardegna), Presidente della Regione. Sto concludendo. Quindi non potevamo votare a favore. Abbiamo presentato una mozione che speriamo possa essere approvata all'unanimità in modo da dar corpo a quel proposito di sostenere l'impegno della Giunta verso il Governo nazionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, noi voteremo a favore della mozione che abbiamo firmato; è naturale che l'intervento del Presidente della Giunta veramente aiuti a votare a favore, però aiuta anche a ragionare nel senso che va bene tutto: va bene che la minoranza presenti una mozione, che sia una mozione della minoranza, va bene che la maggioranza chieda di cercare di addivenire ad un ordine del giorno unitario che costituisce palesemente il tentativo di ottenere qualche minuto di tempo per scrivere materialmente l'ordine del giorno ,completandolo, rendendolo più organico eccetera. Quindi va bene tutto.

Ovviamente noi sappiamo, perché conosciamo le regole della democrazia, le regole dell'Aula, le regole del parlamentarismo, ed accettiamo tutto, però devo dire che quello che in quest'Aula suona difficile da comprendere, Presidente, è il continuo richiamo al desiderio da parte della Giunta e del suo Presidente e della maggioranza che la Giunta e il Presidente rappresentano, di arrivare a soluzioni che siano unitarie, dove l'unitarietà è sempre considerata come un avvicinamento della minoranza verso le posizioni della maggioranza. Questa non è un'unità, nel senso che l'unità è quella che proviene dal dialogo, dal confronto delle posizioni e dal ragionamento. Se voi avete dell'unitarietà un concetto differente è bene che sia chiaro una volta per tutte che questo concetto lo porterete avanti per cinque anni con cinquantuno voti.

La minoranza sino adesso in quest'Aula ha svolto un ruolo che non è stato di distruzione, ma di confronto, di miglioramento delle proposte che provengono dalla maggioranza. Se questo ruolo viene in qualche maniera compreso, in qualche maniera apprezzato, in qualche maniera stimolato, in qualche maniera sostenuto, si può andare a cercare di fare qualche cosa tutti insieme nell'interesse della Sardegna. Ma se quello che chiedete a noi è sempre e soltanto di mettere un timbro sulle vostre iniziative perché tanto le iniziative che provengono da voi sono sempre le migliori e noi dobbiamo semplicemente riconoscere che siete portatori del Verbo e di proposte migliori delle nostre, insomma, questo non è il confronto, non è il dialogo e non è neanche un ruolo che si possa chiedere alla minoranza di svolgere, perché la minoranza non è disposta a svolgere questo ruolo che non è il suo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, il nostro Gruppo aveva deciso di non intervenire in sede di dichiarazione di voto, perché già negli interventi mio e del mio capogruppo era stata manifestata un'apertura, forse non adeguatamente colta, sui temi dell'industria in Sardegna e su quelli dell'energia. Ovviamente noi dovremo limitarci in questo momento ad esprimere un giudizio sulla mozione, ma siamo finiti, ahimè, a esprimere giudizi anche su ciò che dobbiamo discutere a seguire, cioè sull'ordine del giorno.

Premesso che noi avevamo intenzione di votare l'ordine del giorno precedentemente presentato su cui avevamo dato l'assenso, ma che improvvisamente è stato cambiato, adesso ci ritroviamo con un nuovo ordine del giorno presentato sempre dalla maggioranza alla ricerca di quell'unità sulla quale - se non mi avesse preceduto molto bene il collega Vargiu nell'esplicitare il concetto - avrei avuto anch'io qualcosa da dire.

Mi spiace, Presidente, che lei si faccia condizionare da uno o due interventi, tra l'altro condivisibili per quanto ci riguarda, e non tenga conto di un'altra serie di interventi che poteva aprire la strada ad un ordine del giorno unitario che rafforzasse il ruolo della Giunta nei confronti del Governo, senza nessun superamento o prevaricazione delle parti. Su questo tema, come su altri, noi confidavamo che si potessero trovare comunque dei punti di incontro che rafforzassero la Giunta nel momento del confronto con il Governo centrale. Prendo atto che ciò non è avvenuto; confidiamo comunque che nel prossimo futuro questa nostra disponibilità possa essere recepita anche se sembra alquanto difficile.

Per quanto riguarda il tema dell'eolico, delle politiche energetiche, credo che quest'Aula dovrà reintervenire, dovrà ridiscutere. Una cosa è infatti la linea della Giunta, basata su un programma elettorale come lei ha ben detto, altra cosa è il confronto politico che deve avvenire in quest'Aula. Perciò su quel programma elettorale votato sì e no dal 50 per cento dei sardi, in base ad una legge elettorale abbastanza discutibile e soprattutto su quella parte di programma, il Consiglio sarà chiamato a discutere. Posso comunque anticiparle che discuteremo anche del fatto che nei paesi ad alta produzione petrolifera, l'impatto ambientale è decisamente forte, però vi è anche un'alta redditività. Ora noi non dobbiamo tendere all'eccesso da una parte ma dobbiamo cercare di vendere ciò che possiamo vendere al meglio, salvaguardando le condizioni ambientali.

In quell'occasione valuteremo i pro e i contro; ma sicuramente se siamo chiamati qui soltanto per dire sì o no a quello che voi proponete, credo che potremmo fare a meno decisamente di rivederci in quest'Aula e quindi di continuare giustamente, legalmente, così come è possibile, a seguire le indicazioni della Giunta. Io credo che non sia questa neanche la vostra intenzione. Confrontiamoci; sulla mozione noi voteremo a favore, discuteremo poi a seguire dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori ed onorevoli colleghi, devo dire che c'è incomprensione da parte nostra per quanto riguarda l'atteggiamento assunto dalla maggioranza. La mozione che noi abbiamo presentato mi sembrava infatti abbastanza condivisibile; i temi che venivano trattati erano, mi pare, abbastanza condivisi anche dalla maggioranza. Per questo noi pensavamo che saremmo riusciti ad arrivare ad un documento unitario che permettesse di percorrere un tratto di strada assieme su una materia che, è stato detto, non è né di destra né di sinistra, ma che è patrimonio di tutta la Regione sarda, e che quindi aveva bisogno sicuramente di uno sforzo congiunto, di uno sforzo maggiore da parte di tutto questo Consiglio regionale.

Anche sull'ordine del giorno che aveva presentato la maggioranza mi sembrava che ci fossero dei punti abbastanza condivisibili; secondo me si poteva comunque arrivare ad approvare un documento congiunto. Così non è stato; c'è stata una virata incomprensibile, praticamente ognuno è rimasto sulle proprie posizioni e così forse si andrà a votare documenti in modo diverso, distinto, insomma, comunque non unitario. Devo dire che questo a noi dispiace molto perché lo spirito della mozione che abbiamo presentato era totalmente diverso; mi dispiace che qualcuno abbia pensato che questo tentativo di unitarietà nascondesse dietro chissà quali intenzioni, addirittura divisioni. Almeno per quanto ci riguarda non è così, però in proposito io credo che occorra capire veramente quale sia l'esatta volontà di chi scrive, di chi opera, di chi governa e anche di chi sta all'opposizione.

Certo è che questa è una materia in continua evoluzione; può darsi che ciò che stiamo dicendo oggi, domani o fra dieci giorni non serva più, quindi occorre una maggiore elasticità su ciò che diciamo e che facciamo. Noi siamo qui. Noi siamo qui, e anche se non raggiungeremo l'accordo in questa fase, valuteremo attentamente le proposte che verranno avanzate dalla maggioranza. Non assumeremo mai posizioni per partito preso e valuteremo di volta in volta le iniziative che verranno proposte. L'augurio che noi possiamo rivolgere è che veramente le proposte che verranno avanzate nel prossimo futuro vadano nella direzione dell'interesse dei sardi e della Sardegna, che vadano veramente nella direzione della soluzione non solo del problema della chimica, ma di quel problema veramente stringente, che influenza lo sviluppo economico e sociale della Sardegna, che è quello relativo alla questione energetica.

E' un problema, come dicevo, di grande importanza, serio, che ha bisogno sicuramente di energie forti. Io credo che questo Consiglio regionale sarà ancora chiamato ad affrontare questi temi e comunque da parte nostra ci sarà senz'altro un atteggiamento propositivo nei confronti di tutte le tematiche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Prog. Sardegna). Onorevoli colleghi, io voterò contro la mozione per le ragioni illustrate dal presidente Soru, ma mi pare che sia necessario registrare un mutamento nei contenuti del dibattito in Aula. Ad un dibattito su fatti tecnici e anche di ricostruzione dell'attività di governo hanno fatto seguito diversi interventi anche di esponenti del centrodestra che hanno sottolineato la valenza politica di alcune decisioni. Io credo che se fossimo rimasti sul versante dell'individuazione dei percorsi per la risoluzione dei problemi e avessimo evitato - passatemi il termine - la strumentalizzazione politica di un dibattito fortemente incentrato su che fare e che dire, probabilmente non avremmo preso la piega di un'ulteriore divisione.

Noi abbiamo notato le differenze all'interno del centrodestra, onorevole Capelli, e le notiamo da tempo; ma ci preme sottolineare un aspetto che non crediamo sia sgradevole, e cioè che essere maggioranza e opposizione ci impone di avere punti di partenza dichiarati all'elettorato differenti. È vero che i Regolamenti dell'Aula e la struttura stessa della Regione tutelano a tal punto la minoranza che l'azione di governo, se vuole procedere spedita, deve dialogare con essa. Ma se questo significa che noi dobbiamo scivolare nel consociativismo per governare non possiamo assolutamente essere d'accordo.

Se invece stiamo ragionando su come in un'Aula parlamentare si possano individuare dei temi, dei percorsi su cui far prevalere l'interesse generale della Sardegna allora il discorso è diverso. La discriminante, come tutti sappiamo, è nel metodo. Questa maggioranza non dirà mai no ad una proposta ragionevole che venga dall'opposizione. Se c'è una caratteristica che si può accreditare alla giunta Soru e al presidente Soru è la capacità continua di rivedere le posizioni iniziali dinnanzi ad un'obiezione ragionevole.

Io credo che qui sia il discrimine: dinnanzi a proposte ragionevoli, a posizioni ragionevoli, noi siamo capaci di ascoltare. Se penso a ciò che è previsto per i prossimi giorni ravviso un deficit di ragionevolezza, perché la ragionevolezza sta nel difendere l'essenziale delle proprie ragioni, presentarlo con la convinzione dovuta ed essere talmente convincenti da indurre interlocutori quali noi siamo, che non siamo sordi, ad ascoltare. Se invece si pensa di forzare le procedure parlamentari per far inciampare l'azione di governo, allora si ripristina quella brutalità della forza della maggioranza, della forza dei numeri, che però è l'unico percorso che consente il governo.

Questo lo dico a titolo personale, ma per come conosco le sensibilità del centrosinistra credo che sia un modo di pensare diffuso. Sto dicendo che c'è un'interlocuzione aperta, seria verso posizioni di dissenso ragionevole su tutte le materie che riguardano l'interesse generale della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dicchiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, come ha ben ricordato il collega Capelli, il nostro Gruppo non doveva intervenire in sede di dichiarazione di voto, però il discorso pronunciato dal Presidente ci costringe ad essere ripetitivi e a ribadire la nostra posizione almeno su alcuni aspetti, come quello dell'energia.

Io voterò a favore della mozione; avrei votato ben volentieri l'ordine del giorno che era stato preparato e che, molto diligentemente, il collega Marrocu ci aveva proposto. Improvvisamente però quell'ordine del giorno è stato corretto, è stato corretto (perché non dirlo?) dal Presidente della Giunta regionale, che ancora una volta ha dimostrato che ai consiglieri niente è concesso, tutto deve essere fatto "come voglio io".

Ed allora, caro Presidente, anche sull'energia eolica, consideri i comuni di centrosinistra che hanno deliberato di costruire impianti eolici sul proprio territorio. Abbia rispetto almeno per quei comuni. Ne cito uno per tutti: il comune in cui lei è nato e in cui è residente. Quel comune ha affidato a tre società diverse la realizzazione di parchi eolici; allora inviti il sindaco del suo comune a revocare l'incarico alle tre società. Ma ne cito un altro, il comune di Orune, che non è amministrato dal centrodestra.

Sembra quasi che il centrodestra voglia vendere il territorio sardo per costruirvi impianti eolici; noi invece abbiamo sempre lasciato ampia facoltà ai comuni, agli amministratori locali, alle amministrazioni locali, di scegliere quale uso fare del proprio territorio. Non ci siamo mai sognati di porre veti, come invece è stato fatto dalla maggioranza di centrosinistra, anche quando ha riscritto il nuovo testo del decreto salvacoste. Su "La Nuova Sardegna" di venerdì si legge, infatti, che fino all'approvazione del piano paesaggistico regionale su tutto il territorio è vietata la costruzione di impianti eolici. Allora, Presidente, abbia rispetto almeno per le amministrazioni locali, perché non sono i sindaci singoli che gestiscono il proprio territorio; spesso e volentieri i sindaci si confrontano con le popolazioni. Io l'ho fatto nel mio comune ho indetto quattro assemblee pubbliche e tutti mi hanno dato ragione.

Quindi lei non faccia di tutta un'erba un fascio, dica pure che è contrario, ma lasci che le amministrazioni locali decidano il futuro del loro territorio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, ritengo opportuno fare alcune precisazioni. Intanto il sottoscritto ha chiesto una sospensione dei lavori per poter valutare la possibilità di arrivare ad un ordine del giorno unitario. Ma quella valutazione è stata tutta interna al centrosinistra e pertanto abbiamo ritenuto che il dibattito, il testo della mozione, il modo in cui la stessa è stata presentata e la replica da parte del collega non lasciassero intravedere la possibilità di addivenire ad una soluzione unitaria.

Ho detto più volte che quando si vuole interloquire ed arrivare ad una soluzione unitaria, i rapporti tra le parti devono essere impostati in un certo modo. Altre volte abbiamo raggiunto soluzioni unitarie perché le strade le abbiamo decise insieme al dibattito in Aula ci si è arrivati insieme, con mozioni presentate da tutti i colleghi o tutti i Capigruppo, perchè si riteneva che su quegli argomenti si potesse raggiungere un'unità del Consiglio. Su questo tema, invece, non è stata portata né una mozione unitaria né si è cercato di trovare una prima ipotesi di incontro, né il dibattito ha favorito il conseguimento di intese.

Quindi la sospensione c'è stata, l'interlocuzione è stata tutta interna al centrosinistra e pertanto abbiamo ritenuto opportuno non procedere ad ulteriori tentativi. La maggioranza, l'intera coalizione ha deciso di andare avanti con un ordine del giorno che abbiamo predisposto. Preciso, inoltre, che non ho consegnato nessun ordine del giorno a nessuno, tanto meno al collega Cappai. Noi voteremo compatti questo ordine del giorno e ci fa piacere che al nostro voto si aggiunga quello degli amici del Partito Sardo d'Azione. Mi auguro che possa arrivare qualche altro voto anche da parte di qualche altro collega.

Sull'eolico torneremo; io non credo che ci sia, neanche nelle parole del Presidente, un atteggiamento ideologico di rifiuto dell'energia eolica. Quello che non si può accettare è che la Sardegna debba produrre l'80 per cento di tutta l'energia eolica prodotta in Italia. Caro Cappai, certo che sono coinvolte numerose amministrazioni locali di sinistra, anche il mio territorio è coinvolto, seppur sino ad oggi non è stato realizzato nessun parco eolico nella provincia di Cagliari. Invece di pensare a predisporre un piano che definisse quanta energia eolica si poteva produrre in Sardegna, dove potevano insediarsi i parchi eolici, guidato quindi, attraverso un programma, la nascita di detti parchi, è avvenuto il contrario: si è consentito a degli speculatori di andare in giro a vendere le autorizzazioni ottenute nel mercato dell'energia alternativa, facendo dell'energia eolica un business. Invece di favorire l'offerta, è avvenuto l'opposto: abbiamo subito, abbiamo subito le proposte di parchi eolici; non c'era comune che volesse o proponesse un parco eolico.

Quindi io condivido pienamente l'intento della Giunta di bloccare la nascita dei parchi eolici. È necessaria una riflessione che definisca quanta energia alternativa può essere prodotta in Sardegna, quanta dall'eolico, quanta dalle biomasse, quanta dal solare; un vero piano energetico che individui i siti più idonei e non consenta più scempi come quelli verificatisi nel Goceano che costituiscono delle vergogne, come diceva il collega Atzeri, inaccettabili per la deturpazione del paesaggio che hanno determinato. Quindi ci sarà, da questo punto di vista, equilibrio, attenzione, e non permetteremo - concordo col Presidente - che la Sardegna sia chiamata a produrre l'80 per cento dell'energia eolica che dovrebbe produrre l'Italia secondo gli accordi di Kyoto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, mi dispiace intervenire anche perché avevo sostenuto una posizione ben precisa in ordine alla conclusione dei lavori. Noi non creiamo problemi a nessuno e se avessimo avuto intenzioni diverse avremmo chiesto quello che avete chiesto voi. Domani infatti si tiene il congresso nazionale dell'ANCI; voi in altre occasioni avete sempre chiesto di interrompere i lavori; potevamo chiederlo - io ve l'ho detto anche in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo - ma non l'abbiamo. È una questione di coerenza.

Il collega Marroccu afferma che facciamo confusione. Cosa vuol dire? Tu Siro hai parlato di tutto, come hanno parlato altri, avete parlato di un problema che riguarda la seconda votazione e non la prima. Se non ci fossero stati tutti questi interventi, avremmo concluso già da mezz'ora. Quindi non siamo noi che abbiamo fatto allungare i tempi. Voglio dire però, per amore della verità, che prima Giovanni Giagu e poi Floris hanno portato, a me personalmente, un ordine del giorno chiedendo di apportare eventuali correttivi. Io ho detto che per noi andava bene e nessuno mi può smentire. Dopodiché lo hanno esaminato gli altri colleghi e il collega Pisano - perchè faccio nomi e cognomi - si è permesso di parlare dell'eolico. Io ho detto: "Cosa c'entra l'eolico se questo ordine del giorno non fa riferimenti specifici a questo problema?", Non creiamo problemi, votiamo questo ordine del giorno". Poi legittimamente voi l'avete ritirato.

Adesso invece affermate che non esisteva un ordine del giorno, che si trattava solo di un documento interno alla maggioranza? Allora perché ce l'avete consegnato? Perché ci avete chiesto di apportare eventuali correttivi? Non cerchiamo di giocare; il gioco delle tre carte fatelo da altre parti. Col vostro comportamento state creando le condizioni per far sì che, se oggi stiamo scherzando, domani non scherzeremo. È inutile che ci accusiate di voler ritardare l'approvazione di documenti finanziari; sono i tempi tecnici che non consentiranno un'approvazione rapida perché certamente l'assestamento di bilancio verrà portato in Aula a fine mese e in quell'occasione faremo quello che avete fatto voi, che ci avete insegnato voi. È inutile che insistiate, perché trentasette giorni sono il minimo indispensabile per l'esame del bilancio; è una scelta vostra, avete voluto dilungare la discussione inutilmente, siete entrati nel merito di problemi che erano al di fuori della logica, e il sottoscritto ha fatto soltanto un riferimento che è stato compreso male, che non è riferito ad un suo collaboratore beninteso - l'ho detto prima, non vorrei creare confusione - ma ad uno che è un suo estimatore, che certamente non è un bravo operatore.

Ho fatto una battuta e non voglio essere frainteso. Quando deciderò di fare nomi e cognomi li farò nelle sedi opportune, anche in Aula se sarà necessario. Però mi è parso di aver detto alcune cose che costituivano un'apertura, una forte apertura, quindi non siamo tutti uguali. Voi infatti avete risposto con quell'ordine del giorno che ci avete presentato e successivamente ritirato e corretto senza farcelo neanche vedere. Cosa volete allora da parte nostra? Da parte nostra non ci può essere nessun tipo di rapporto con voi, perchè avete dimostrato mancanza di serietà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, in sede di dichiarazione di voto sulla mozione mi sarei dovuto limitare solo ad un'espressione di solidarietà, che però devo raddoppiare dopo l'intervento del collega Marrocu. La mia solidarietà nasceva dalla circostanza che, per poco che conosco quest'Aula, non era mai capitato prima che il Capogruppo del partito di maggioranza venisse pubblicamente smentito dai fatti rispetto ad un gesto politicamente corretto e che nobilitava quest'Aula, un gesto che andava verso un accordo unitario su un tema che in Consiglio ha sempre trovato, anche nei momenti più difficili, la disponibilità ad un punto di incontro.

Devo raddoppiare la solidarietà, collega Marrocu, perché lei non solo ha dovuto subire la ritrattazione della sua posizione, ma ha dovuto anche dichiararla, dicendo che non è stato prodotto nessun documento, nessun ordine del giorno. È falso! È falso che non sia arrivato un documento su questi banchi; è semplicemente falso, collega Marrocu, e lei in coscienza sa bene che è falso. E se lei si è alzato in piedi in quest'Aula e ha preso la parola chiedendo di verificare se era fattibile un incontro, se era possibile arrivare a un punto di mediazione, a un ordine del giorno unitario, è perchè forse ha colto, da politico più navigato di altri, che c'erano tutti i margini per trovare un punto di intesa. Quindi al Capogruppo dei DS va tutta la mia solidarietà politica per quello che ha dovuto fare e per quello che ha dovuto subire.

Voto a favore di questa mozione perché contiene una visione strategica, mostra un percorso chiaro elencato sia nel dispositivo che nell'argomento cardine di questo dibattito che era l'accordo di programma sulla chimica, non l'intesa istituzionale di programma che qualcuno ha richiamato. Quando qualcuno - mi riferisco anche a lei Presidente - potrà conoscere perfettamente quell'intesa, potremmo discuterne qui, per capire se si possono esprimere giudizi diversi da quelli avventatamente espressi, e se si può agganciare a quell'intesa qualsiasi atto amministrativo corretto che abbia contenuto finanziario e procedurale applicabile nella Regione sarda.

Ecco, tutto questo non può essere fatto. La strategia che è stata tracciata nella mozione è molto chiara, in materia di energia ci sono decisioni già assunte, su tutto il piano regionale energetico c'è l'accordo delle parti sociali, c'è la condivisione delle categorie e chiunque affermi oggi - come si legge nell'ordine del giorno presentato - che si vuole evitare che la Sardegna diventi una piattaforma strategica energetica, assume una decisione che è campale per questa terra. Si vuole veramente mettere al buio la Sardegna e la si vuole davvero mettere nelle mani dei petrolieri; questa è la realtà! Quando si pronunciano affermazioni simili si difende una lobby che ha sempre condizionato la storia economica della Sardegna, dall'avvento delle raffinerie a tutto il seguito di dipendenza energetica in Sardegna.

Voi volete ribadire e riproporre una strada vecchia, desueta che certamente non potrà trovare accoglimento e disponibilità da parte nostra. Discuteremo anche dell'energia eolica perché c'è qualcuno qui che sogna di potersi svegliare nelle vesti di tutore dell'ambiente. La Giunta regionale di centrodestra, ancor prima che qualcuno pensasse di poter promuovere una crociata su un tema o l'altro, approvò una delibera che stabilì che ogni intervento proposto dal comune venisse sottoposto a valutazione di impatto ambientale. La delibera è del febbraio del 2003. Non abbiamo aspettato novelli sognatori o tutori dell'ambiente per accorgerci che occorreva intervenire.

Ma io vorrei ricordare, a qualcuno che è presente in quest'Aula, che nel 1999 - 2000, dal Governo nazionale, che certamente non era di centrodestra, venne presentata all'allora assessore Pirastu della Giunta Floris, un elenco in cui l'80 per cento delle risorse finanziarie provenienti dalla quota annuale della legge nazionale numero 488 del 1992 era destinato all'eolico. La Giunta di centrodestra l'ha bocciato e l'ha rispedito al mittente.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono altre dichiarazioni di voto, metto in votazione la mozione.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, SANCIU, PILI, PETRINI, ARTIZZU, CAPELLI, OPPI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 11.

Prendo atto che i consiglieri Giagu, Sanna Francesco, Pirisi, Cachia e Corda hanno inteso votare contro; che il consigliere Scarpa ha inteso astenersi.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 70

votanti 67

astenuti 3

maggioranza 34

favorevoli 23

contrari 44

(Il Consiglio non approva).

PRESIDENTE. È pervenuto l'ordine del giorno Marrocu, Biancu e più. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - BALIA - CACHIA sull'apparato industriale chimico e sull'energia in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sulla mozione n. 11 relativa all'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica;

TENUTO CONTO che l'industria chimica rappresenta uno degli anelli forti del sistema produttivo isolano e che, anche se ha subìto in questi anni un forte ridimensionamento a seguito della congiuntura internazionale sfavorevole, con pesanti ripercussioni sul versante occupazionale e produttivo, tale settore svolge una funzione strategica per l'intera economia regionale;

CONSIDERATO CHE:

- l'importanza del comparto è tale che occorre favorire una riorganizzazione efficiente in modo da sfruttarne e coglierne tutte le opportunità offerte dalle nuove tecnologie;

- il miglioramento della presenza chimica nell'isola non può prescindere dalla progettazione ed attuazione di una nuova politica industriale che assicuri equilibrio tra le variabili strategiche ambientali, industriali e quelle inerenti alla salute umana;

- a tale fine è stato stipulato un Accordo di programma sulla chimica in Sardegna che vede coinvolte tutte le istanze locali, del mondo del lavoro e tale accordo prevede l'attuazione di un piano di interventi integrato e coerente;

- nell'ambito di tale accordo è possibile favorire la crescita dimensionale, il rafforzamento strutturale e competitivo delle imprese esistenti;

- all'interno di una lunga fase di negoziato si è deciso di favorire la nascita di iniziative produttive di piccole e medie dimensioni in grado di creare un sistema di imprese integrato con quelle pre-esistenti;

- il 14 luglio 2003 è stato sottoscritto tra Governo, Regione, enti locali, enti pubblici economici coinvolti e parti sociali, l'Accordo di programma per la qualificazione e la industrializzazione dei poli chimici della Sardegna che ha previsto lo stanziamento di 300 milioni di euro dei quali 200 milioni di euro a carico del Governo e 100 milioni di euro a carico della Regione sarda;

SOTTOLINEATO come ad oggi non si hanno certezze sulle disponibilità finanziarie da parte del Governo nazionale per l'attuazione dell'Accordo suddetto, così come non se ne hanno sulla questione della ricollocazione dei lavoratori della Montefibre di Ottana;

EVIDENZIATOche il venir meno di una delle strategie contenute nell'impianto complessivo di politica industriale previsto dall'Accordo di programma del 14 luglio 2003, renderebbe lo stesso piano intrinsecamente incoerente e non più produttivo degli effetti preventivati,

impegna la Giunta regionale

a procedere con fermezza sulla strada tracciata nell'Accordo di programma sulla chimica, incalzando il Governo sulla individuazione chiara dei capitoli di spesa con i quali cofinanziare i programmi di investimento, che dovranno essere attentamente valutati sotto il profilo delle potenzialità di mercato,

impegna, altresì la Giunta regionale

a rivedere al più presto il piano energetico tenendo conto delle seguenti considerazioni:

- corretta quantificazione dell'apporto delle fonti rinnovabili prevedendo per la Sardegna un apporto non squilibrato della fonte eolica rispetto alle previsioni nazionali;

- verifica dei risultati dello studio di fattibilità (ad oggi realizzato per circa il 40% dell'intera analisi) sul progetto di gasdotto Algeria-Sardegna-Italia;

- tale opera non dovrà gravare sul bilancio della Regione Sardegna ma dovrà essere integralmente finanziato da interventi pubblici nazionali o comunitari e/o mediante project financing;

- la Regione Sarda non deve delegare ad altri la parte di opere che attraversano il territorio regionale avendo particolare cura a forme di realizzazione le meno impattanti dal punto di vista ambientale;

- il cavo SAPEI dovrà realizzare un sistema di trasporto e trasmissione dell'energia elettrica che serva a garantire l'energia necessaria al sistema regionale e l'accesso a fonti energetiche più economiche eventualmente disponibili sul mercato internazionale; l'infrastruttura non potrà essere considerata come strumentale alla creazione di una piattaforma energetica squilibrata,

impegna, altresì la Giunta regionale

a proseguire nel positivo lavoro negoziale intrapreso in questi mesi con tutti i soggetti firmatari dell'Accordo e, per quanto di competenza, con l'UE, circa le esigenze energetiche dell'economia sarda legate al mutato scenario nazionale ed europeo, in particolare allo sfruttamento del carbone del Sulcis, alla metanizzazione, ed in generale su tutte le problematiche di approvvigionamento energetico legate alla insularità, fatto salvo il mantenimento delle condizioni agevolative. (1)

PRESIDENTE. Poiché l'ordine del giorno è stato presentato dopo la chiusura della discussione generale non può essere illustrato. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

RAU, Assessore dell'industria. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, voteremo a favore di questo ordine del giorno pur non facendo parte della maggioranza, pur essendo in minoranza, tuttavia condividendone i contenuti. Ho apprezzato la relazione dell'Assessore e incoraggiamo lui e la Giunta ad andare avanti sulla strada dell'attuazione di quell'accordo di programma quadro. Ho un solo rammarico, Presidente, per il fatto di avere intuito che stasera poteva essere votato un ordine del giorno unitario, poteva essere votato un ordine del giorno molto vicino a quello che stiamo approvando adesso. Forse a lei, è sfuggito qualche intervento pronunciato prima del suo arrivo; segnatamente, l'intervento dell'onorevole La Spisa era decisamente improntato alla collaborazione, al conseguimento di risultati unitari. Sui contenuti ci trovate d'accordo ed è solo per questa ragione che votiamo a favore di quest'ordine del giorno ed auspichiamo, per il futuro, che ci sia su questi temi una sensibilità che ci porti possibilmente a lavorare in maniera unitaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo che vada chiarita, in premessa, anche la motivazione della mia precedente astensione, in quanto quella mozione, per quanto mi riguarda, non aveva possibilità di essere né approvata né tanto meno respinta. Infatti, come già dichiarato durante il mio intervento, la mozione ha permesso il dibattito in Aula e ha permesso, così come i colleghi La Spisa e più avevano chiesto, di riferire al Consiglio entro il mese di ottobre su tutta una serie di punti.

Credo però che dopo questa interessantissima mozione che ha consentito all'Aula di conoscere anche le posizioni della Giunta attualmente in carica, sarebbe stato opportuno, come io stesso ho dichiarato, approvare un documento unitario; documento unitario che doveva essere un ordine del giorno. Ecco, l'ordine del giorno che ci apprestiamo a votare, invece, non può nemmeno essere discusso. Pur non facendo parte della maggioranza apprezzo anche io il fatto che i colleghi dell'opposizione abbiano permesso questa discussione, apprezzo ancora di più la risposta dell'assessore Rau per la precisione della sua relazione; e sono perfettamente d'accordo con l'impegno contenuto all'interno dell'ordine del giorno, e pertanto voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, alcuni colleghi hanno deciso di abbandonare l'Aula per non votare quest'ordine del giorno nato da un rapporto tra le forze politiche non certamente chiaro.

Il collega Floris ci ha portato personalmente una proposta di ordine del giorno; o era un'iniziativa personale oppure... comunque io intervengo per dichiarare che voterò con determinazione contro l'ordine del giorno perchè è documento che forse tende ad ottenere qualche risultato politico interno alla maggioranza, ma certamente non contribuisce a rafforzare la posizione della Regione Sardegna nel tavolo di trattative col Governo nazionale per tutta la partita della chimica e per la politica delle infrastrutture energetiche.

Io voglio soprattutto segnalare che c'è un punto davvero molto, molto grave nell'ordine del giorno, un punto sostanziale, non tecnico, collega Maninchedda. Quando si afferma che il cavo SAPEI dovrà realizzare un sistema di trasporto e trasmissione dell'energia elettrica per soddisfare le necessità del sistema regionale e consentire l'accesso alle fonti energetiche più economiche eventualmente disponibili, e quindi non potrà essere considerata come strumentale la creazione di una piattaforma energetica più equilibrata, significa che noi chiediamo allo Stato un cavo da mille megawatt per poter ottenere energia elettrica a basso costo solo di importazione. Non so chi ci porterà l'energia elettrica a basso costo, non so chi finanzierà un elettrodotto da mille megawatt semplicemente per garantirci un po' di energia di importazione. Non so chi considererà ancora conveniente costruire un metanodotto in cui il metano non possa essere utilizzato come fonte primaria alternativa al petrolio e al carbone per produrre energia elettrica.

Questo ordine del giorno è un invito al Governo nazionale a non costruire l'elettrodotto e a non costruire il metanodotto, perchè non è assolutamente conveniente realizzare un elettrodotto per una Regione che dispone di 3500 gigawattora prodotti in virtù del Cip6 dalla Saras che ne avrà altri 3000, se andrà avanti la vostra iniziativa con la gassificazione del carbone Sulcis e altri 3500 dal sistema del Sulcis, carbone Sulcis, carbone internazionale. Qualcosa produce anche l'Endesa. Mi spiegate, allora se il fabbisogno energetico è di 11 mila gigawattora, a cosa servirà tutta questa quantità? Cosa andiamo a chiedere nel mercato internazionale? Chiediamo di mettere la Sardegna al centro della politica nazionale ed internazionale dell'energia, chiediamo di costruirci grandi infrastrutture che verranno evidentemente imputate come costo al sistema energetico nazionale, cioè graveranno sulle bollette di tutti i cittadini?

Ma tutto questo viene fatto solo per la Sardegna o non deve essere fatto anche perché la Sardegna si immette in un mercato? Ma vogliamo un mercato aperto, un mercato flessibile o un mercato rigido? Ma su queste problematiche aprite gli occhi? Avete in mente di come riuscirete a difendere i lavoratori della Carbonsulcis che vi chiedono di realizzare la gassificazione in questo quadro energetico? Ma il problema davvero sono quei duemila megawatt prodotti con gli impianti eolici? Spero che su questi temi si abbia ancora la possibilità di tornare a riflettere, a discutere veramente. Voto contro perchè questo è davvero un ordine del giorno che si pone contro gli interessi della Sardegna. Spero che lo utilizzerete il meno possibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, mi dispiace dover dissentire dal mio Capogruppo. Voi non fatelo circolare quest'ordine del giorno perchè ci penseremo noi. Ci penseremo noi perchè con quest'ordine del giorno si dice addio al metanodotto, si dice addio al cavo SAPEI e soprattutto si dice addio alla Carbosulcis. Chiunque non abbia la capacità di analizzare questo fatto tecnico è un incompetente.

Dico questo perché voi ricorderete certamente che qualche anno fa l'allora Assessore della programmazione, l'onorevole Benedetto Barranu, stanziò dai complementi di programmazione cento miliardi per finanziarie l'utilizzo degli scarti petroliferi della Saras, per realizzare un impianto della Starlux per gassificare le scorie e i rifiuti del petrolio. Ciò fu fatto contestualmente alla firma del Cip6 per la Carbosulcis, un impianto che produceva quanto si doveva produrre con l'impianto di gassificazione del carbone Sulcis, impedendo così di rendere bancabile quest'ultimo impianto. Con questa affermazione, con la quale dite che il cavo SAPEI non deve diventare una piattaforma energetica (squilibrata, aggiungete) state affermando che qui in Sardegna non si potrà produrre più energia di quella che effettivamente ci serve perchè non potremo utilizzare quel cavo per esportare energia altrove. Quindi vuol dire che siccome in Sardegna abbiamo già raggiunto un limite, la saturazione della produzione energetica con i cento miliardi di finanziamento andati alla Starlux del gruppo Saras, non si può più realizzare il progetto della Carbosulcis. Lo spiegheremo noi nelle fabbriche, lo diremo a voce alta che avete scelto una strada per dire che volete mettere le mani sul metano. Noi, che prima abbiamo spinto per la legge, non ci siamo mai azzardati a dire: "Vogliamo scegliere le imprese"; abbiamo messo norme di salvaguardia.

Quando affermate che la Regione sarda non deve delegare ad altri la parte di opere che attraversano il territorio regionale, cosa volete intendere? Chi le sceglie le imprese? Ci sono gare d'appalto, non c'è nessuno che sceglie. Le norme comunitarie nella scelta degli imprenditori sono norme trasparenti, non sono norme confezionate ad hoc per mettere le mani sul metano così come già si capisce da questa…

(Interruzione del consigliere Sanna Franco)

PILI (F.I.). L'ho fatta con la GALSI in maniera trasparente, onorevole Sanna, a differenza di quello che ha fatto il suo Ministero e di tutto quello che ha fatto il Governo di centrosinistra.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, per cortesia!

PILI (F.I.). Forse è meglio stendere un velo pietoso sulle scelte operate nell'intesa istituzionale di programma perché erano tutto fuorché scelte, e puntavano anche in quel caso al polo criogenico, ad altre industrie inquinanti, ad altre industrie di grande impatto ambientale sulla costa della Sardegna; quelle sì che costituivano devastazioni ambientali.

Noi votiamo contro quest'ordine del giorno perchè riteniamo che non si dimostri la minima competenza quando si afferma che bisogna chiedere la certezza della disponibilità finanziaria. C'è un atto amministrativo che si chiama accordo di programma che individua le risorse puntualmente e individua anche il capitolo. Vi è stato spiegato che quelle risorse finanziarie possono essere utilizzate solo quando i progetti vengono presentati e quei progetti, per i ritardi della Giunta, non sono stati ancora presentati. Per questo motivo quest'ordine del giorno, oltre che essere dannoso per gli interessi della Sardegna e dei sardi, avrà ripercussioni sul piano occupazionale immediato a partire dalla Carbosulcis. Chiedo la votazione nominale sull'ordine del giorno.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale. Occorrono sette consiglieri che appoggino la richiesta.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, SANCIU, SANJUST, Paolo Terzo SANNA, VARGIU, PISANO, CONTU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1. Prendo atto che i consiglieri Scarpa, Atzeri e Cachia hanno inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SORU.

Rispondono no i consiglieri: CONTU - LA SPISA - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 56

votanti 56

maggioranza 29

favorevoli 45

contrari 11

(Il Consiglio approva).

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 21 e 45.



Allegati seduta

XXX Seduta

Martedì 2 Novembre 2004

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

della Vicepresidente Lombardo

La seduta è aperta alle ore 16 e 52.

MANCa, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 27 ottobre 2004, che è approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico di aver nominato, quale presidente della commissione per la biblioteca, la vicepresidente del Consiglio onorevole Claudia Lombardo e quali componenti i consiglieri Giovanni Moro e Simonetta Sanna.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali, Ciriaco Davoli, Mario Diana, Gerolamo Licandro, Nicola Rassu e Luciano Uras hanno chiesto un giorno di congedo per motivi personali per la seduta del 2 novembre 2004. I consiglieri regionali Franco Cuccu e Salvatore Serra hanno chiesto due giorni di congedo per motivi personali per le sedute del 2 e 3 novembre 2004.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

URAS: "Interventi urgenti per l'applicazione delle norme in materia di ammortizzatori sociali". (49)

(Pervenuta il 22 ottobre 2004 ed assegnata alla sesta Commissione.)

AMADU - OPPI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO: "Assegno integrativo regionale agli ex combattenti e reduci". (50)

(Pervenuta il 26 ottobre 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)

LAI - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Franco: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPAS)". (51)

(Pervenuta il 26 ottobre 2004 ed assegnata alla quinta Commissione.)

MARRACINI - ATZERI - PISANO - OPPI - SALIS - SERRA - PINNA - FADDA Paolo - LIORI - LICHERI: "Limiti ai mandati dei sindaci dei comuni della Sardegna". (52)

(Pervenuta il 27 ottobre 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)

LAI - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Franco: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità". (53)

(Pervenuta il 27 ottobre 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)

Annunzio interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Interrogazione BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione di penalizzazione dei pazienti che si è verificata dopo l'improvvisa sospensione del servizio di analisi nel poliambulatorio di Terralba". (58)

"Interrogazione BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sul danno erariale e funzionale derivante dal sottoutilizzo del personale medico presso l'ospedale di Ghilarza". (59)

"Interrogazione MASIA, con richiesta di risposta scritta, sui pericoli di frane e smottamenti sul tratto Bono-Bottida della SS 128 a seguito dei lavori di sistemazione idrogeologica intrapresi dal Consorzio di bonifica della Sardegna centrale". (60)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Interpellanza FLORIS Mario sui finanziamenti di 130.000 euro e di 870.000 euro concessi all'Europe Team dalla Presidenza della Regione sui fondi della pubblicità istituzionale per promuovere l'immagine della Sardegna in occasione del Campionato Mondiale Rally disputatosi dal 1° al 3 ottobre in Gallura". (39)

"Interpellanza SANNA Alberto - BIANCU - PISU sullo stato di paralisi dell'attività didattica determinatasi nell'Istituto superiore 'A. Gramsci' di Mogoro e Ales". (40)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Mozione URAS - ATZERI - BALIA - BIANCU - MARROCU - LICHERI - PISU - SALIS - SERRA - SABATINI - MANCA - PACIFICO - FLORIS Vincenzo - BARRACCIU - MANINCHEDDA - CHERCHI - GIORICO - CERINA - SECCI - CORRIAS - LANZI - CUCCA - FADDA Giuseppe - SANNA Alberto - GIAGU - DAVOLI - SANNA Simonetta - PIRISI - CALIGARIS - COCCO - CALLEDDA - BRUNO - FRAU - MASIA - MATTANA - ORRU' - LAI - CORDA - SANNA Franco - CUGINI sulla solidarietà attiva della Regione a favore del maresciallo Marco Diana colpito da gravi patologie da contatto con sostanze tossiche ed inquinanti presumibilmente derivate da uranio impoverito". (16)

Discussione della mozione La Spisa - Pili - Ladu - Diana - Vargiu - Oppi - Petrini sull'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica (11)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 11. Se ne dia lettura.

Manca, Segretario:

MOZIONE LA SPISA - PILI - LADU - DIANA - VARGIU - OPPI - PETRINI sull'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica

IL CONSIGLIO REGIONALE

premesso che in data 14 luglio 2003, a conclusione di una complessa e articolata fase di concertazione con le parti sociali e datoriali, regionali e nazionali, e di stretta e proficua collaborazione fra il Governo nazionale e la Giunta, è stato siglato a Palazzo Chigi, l'Accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna;

ricordato che l'Accordo:

- rappresenta un importante risultato politico e programmatico non soltanto per il comparto della chimica, ma per il futuro dell'industria regionale ed è riconosciuto, unanimemente, come lo strumento irrinunciabile per il rilancio del settore chimico regionale entro un quadro di riferimento nazionale;

- è stato raggiunto grazie ad una forte condivisione di obiettivi e strategie che hanno trovato sintesi nelle proposte elaborate con il coinvolgimento dell' Osservatorio regionale della chimica e del forum per l'energia;

evidenziato che tali strategie, come sancito nell'Accordo, prevedono una complessa rete di interventi che coinvolgono in modo integrato i tre principali siti chimici regionali di Assemini, Porto Torres ed Ottana;

evidenziato, inoltre, che la strategia di intervento sancita dall'Accordo per la chimica è parte integrante di un disegno programmatico che investe in modo rilevante le questioni energetiche della nostra Regione sulle quali la precedente Giunta regionale a seguito di un confronto molto ampio ha assunto una precisa linea di azione, sancita nel documento di aggiornamento del piano energetico regionale, così sintetizzabile:

strategia di medio-lungo-periodo

- attuazione degli interventi che prevedono che l'Isola diventi la seconda via di adduzione del metano al continente italiano e, per questo tramite, anche al sud del continente europeo, con provenienza dalle coste del Mediterraneo meridionale;

- rilancio della miniera Carbosulcis, assicurando il raggiungimento del break-even, nel quadro di un progetto integrato miniera-nuova centrale termoelettrica del sulcis:

- mantenimento, a tal fine, con gli opportuni interventi normativi (modifica del DPR 28 gennaio 1994) delle prerogative di prezzo e delle agevolazioni finanziarie previste per la produzione di energia elettrica, già previste per il progetto ATI-Sulcis;

- coinvolgimento con logiche di autoproduzione delle grandi industrie metallurgiche del sulcis nel progetto di realizzazione e gestione della nuova centrale termoelettrica per assicurare alle stesse l'abbattimento dei costi energetici e certezze di prospettiva ai loro piani industriali;

- realizzazione entro il 2007 del nuovo elettrodotto (SAPEI) da 1000 MW per consentire la piena integrazione dell'Isola nel mercato energetico nazionale ed europeo, assicurando i necessari standard di sicurezza per cittadini e imprese, senza escludere che la Regione possa diventare esportatrice di energia;

strategie di breve periodo

- mantenimento ed estensione dei regimi tariffari speciali per le industrie energivore di base;

- assegnazione di una congrua quota di energia di importazione alla Sardegna;

- favorire la stipula di accordi bilaterali con i produttori regionali di energia per assicurare agli impianti cloro e cloro derivati tariffe energetiche in linea con quelle medie dei principali competitor europei;

- riproposizione della vertenza UE finalizzata ad assicurare alle PMI sarde benefici in termini di minori costi energetici a compensazione della mancata metanizzazione dell'Isola;

rimarcato che a fronte di tali strategie, in attuazione dell'Accordo di programma sulla chimica e di successivi verbali d'intesa Stato-Regione in materia di energia ( in particolare quello del 19 dicembre 2003), sono stati assunti precisi impegni, anche finanziari, da parte del Governo nazionale, fra i quali i più importanti sono:

- uno stanziamento di risorse pari a 100 milioni di euro per il sito di Ottana da attivare mediante proposte industriali con lo strumento del contratto di programma;

- uno stanziamento di risorse pari a 100 milioni di euro per i siti di Assemini e Porto Torres da attivare, anch'essi mediante proposte industriali con lo strumento del contratto di programma;

- la possibilità di attivare risorse aggiuntive per gli investimenti nei siti di Assemini, Porto Torres ed Ottana mediante proposte industriali con lo strumento del contratto di localizzazione e la legge 181 (concernente gli incentivi per le aree di crisi);

- il mantenimento e l'estensione dei regimi speciali per le industrie energivore;

- il finanziamento dello studio di fattibilità per il progetto integrato miniera-centrale del sulcis;

- la conclusione delle procedure di gara e di affidamento della realizzazione del SAPEI entro il 2004;

- l'assegnazione di quote riservate alla Sardegna, aggiuntive, di energia di importazione interrompibile (40 MW) e "CIP 6 interrompibile (80 MW);

- l'inserimento del metanodotto fra le grandi opere strategiche del governo nazionale;

tenuto conto che:

- lo stesso Accordo per l'attuazione degli specifici interventi individua un Comitato di coordinamento composto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - dipartimento per lo sviluppo territoriale - (che lo presiede), dal Ministero delle attività produttive, dal Ministero dell'ambiente, con la partecipazione dell'Osservatorio chimico nazionale e della Regione Sardegna;

- tale Comitato è stato formalmente istituito in data 1° marzo 2004 e che in tale occasione si è sancito che l'Assessorato regionale dell'industria avrebbe coordinato le iniziative locali riguardanti i tre siti, in ragione:

a) delle esigenze di raccordo fra le proposte locali (valorizzazione delle logiche di filiera che interessano tutta la Regione e vanno quindi oltre le sole logiche territoriali);

b) delle finalità più generali di coerenza delle proposte con le scelte della programmazione regionale e della stessa politica industriale regionale;

- in ragione di tale compito l'Assessorato ha avviato nei primi mesi dell'anno una serie di azioni ed incontri nei tre siti coinvolti non solo a livello locale, ma con riunioni tecniche fra i Ministeri e i rappresentanti della Regione;

- uno degli aspetti critici oggetto di vari approfondimenti è stato e rimane quello dell'alto costo dell'energia che ha ripercussioni su tutta l'industria di base regionale ed anche sugli impianti chimici con particolare riferimento agli impianti cloro-cloro derivati;

evidenziato che a seguito di questi incontri e dell'attività coordinata dall'Assessorato industria si è giunti, in tempi brevi, ad importanti risultati, tanto per l'attuazione dell'Accordo, quanto per gli aspetti di criticità energetica, fra i quali i più importanti, sono:

- un protocollo d'intesa fra EVC, SYNDIAL, Governo e Regione, siglato nel mesi di aprile 2004 che pone EVC nelle condizioni di presentare un piano industriale di rilancio della filiera cloro-cloro derivati-PVC da attuare mediante contratto di programma;

- il mantenimento in esercizio della centrale AES fino al 2005, in attesa di definire una soluzione di medio-lungo periodo;

- l'estensione dei regimi speciali con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 febbraio 2004;

- il completamento e la formale presentazione dei risultati dello studio di fattibilità miniera-centrale;

- la formale presentazione dei contratti di programma per il sito di Ottana (INCA-DOW, e Consorzio CREO);

- la messa a punto della proposta di un primo contratto di programma per l'area di Assemini con costituzione del Consorzio promotore (Consorzio CREA);

- la presa d'atto da parte della Giunta Regionale delle iniziative avviate con delibera della Giunta, con la quale si esprime parere favorevole e si conferma la strategia;

rimarcato, inoltre, che:

- l'insieme delle iniziative e dei risultati già ottenuti fanno parte di una strategia integrata;

- si rende necessario completare iniziative avviate ed accelerare i tempi di attuazione delle iniziative ancora da avviare anche a seguito degli approfondimenti e degli studi condotti (es. studio di fattibilità miniera-centrale);

constatato che:

- il Governo nazionale, finché è stato opportunamente sollecitato e supportato dalla Giunta regionale ha mantenuto fede agli impegni assunti;

- dall'insediamento della nuova Giunta ad oggi si è interrotto il percorso di attuazione dell'Accordo di programma ed è venuta meno l'indispensabile azione di raccordo con il Governo nazionale a seguito di una manifesta assenza di proposta da parte della Giunta Regionale;

- la Giunta regionale nonostante siano passati oltre tre mesi dall'insediamento, non sembra avere una strategia e nel contempo non dà prova di perseguire gli obiettivi già definiti;

appreso, inoltre, che

- non sono stati ancora presentati al MAP i contratti di programma riguardanti l'area di Assemini e quella di Porto Torres, né sono state poste scadenze per tali presentazioni;

- non risulta presentato il contratto EVC, né si hanno notizie sul mantenimento degli impegni assunti in maniera energetica;

- non vi è ancora alcun pronunciamento da parte della regione, sui contratti presentati DOWN INCA CREO;

- vi sarebbero ritardi per la realizzazione del SAPEI, senza che la Giunta abbia preso alcuna iniziativa per evitare questa evenienza e contrastarla opportunamente;

- da interviste e articoli di stampa, la posizione della Giunta ed in particolare quella presentata dalla Regione, appare ancora poco chiara ed indefinita e ha provocato sconcerto fra gli operatori ed i lavoratori dei comparti coinvolti con particolare riferimento alla situazione della Carbosulcis;

rilevato che:

- non si è più riunito per assenza di una richiesta da parte della Regione, il comitato di coordinamento nazionale;

- non è chiaro come l'Assessorato dell'industria stia coordinando le attività dei tre siti coinvolti;

- non vi è stato alcun atto che conferma gli stanziamenti della finanziaria regionale 2003 per la chimica (fondo indistinto programmazione);

considerato che:

- si rischia di vanificare il lavoro svolto e la perdita delle risorse assegnate per inerzia della Giunta in carica;

- è indispensabile su questioni come questa dare continuità all'azione amministrativa e si rende pertanto indispensabile che la Giunta prenda posizioni precise sulle strategie definite e sancite in atti formali ovvero, se non le condivide, dichiari che cosa intende fare,

impegna la Giunta regionale

a riferire entro il mese di ottobre in Consiglio regionale sullo stato di attuazione dell'Accordo di programma per la chimica e più in generale sulla propria strategia in materia di chimica ed energia con specifico riferimento a:

1) miniera carbosulcis;

2) nuova centrale del sulcis;

3) metanodotto Algeria-Sardegna-Italia-UE;

4) SAPEI;

5) iniziative specifiche di attuazione dell'Accordo di programma per i siti di Assemini, Porto Torres, Ottana;

6) immediata ripresa del confronto con il Governo nazionale al fine di:

a) coordinare le azioni attuative dell'Accordo di programma ai sensi dell'art. 11 dello stesso Accordo;

b) dar seguito ai formali impegni sottoscritti per le risorse finanziarie con individuazione dei capitoli di spesa in capo al MAP ed al bilancio della Regione;

c) attivare il comitato di sorveglianza ai sensi dell'art. 12 dell'accordo;

7) immediata ripresa dell'attività di coordinamento regionale delle iniziative dei tre siti chimici per la individuazione delle opportune soluzioni riguardanti in particolare:

a) i contratti di programma;

b) i contratti di localizzazione;

c) la legge 181 (concernente gli incentivi per le aree di crisi);

d) le proposte per energia basso costo per la linea del cloro e cloroderivati;

e) le soluzioni per AES;

f) le soluzioni per le utility di Ottana, Assemini e Porto Torres;

8) possibile definizione di un programma pluriennale di interventi da co-finanziarie con i fondi strutturali del POR Sardegna utilizzando a tal fine tutte quelle misure coerenti e compatibili con le finalità dell'Accordo di programma per la chimica;

9) immediata ripresa delle attività del forum per l'energia per la condizione di eventuali nuove scelte in materia energetica e comunque alla definizione di un nuovo Piano Energetico Regionale che chiarisca:

a) se si intendono realizzare e portare a regime i progetti di generazione elettrica già programmati;

b) se si intenda attuare il programma di metanizzazione dell'isola come previsto dall'Intesa Stato-Regione. (11)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, Assessori e colleghi. Lo scopo della mozione che presentiamo stasera e che discutiamo in quest'Aula è quello di mettere al centro dei lavori dell'Assemblea un problema molto complesso e molto articolato che si ramifica in diverse direzioni ulteriormente problematiche, ma che richiedono alla fine un orientamento comune ed alcune decisioni che a nostro giudizio non possono essere più procrastinate.

Prima di parlare del problema della chimica, pur essendo questo un tema molto urgente, abbiamo atteso qualche mese per dare anche al neo Assessore dell'Industria, che credo che da nessuno più che da me possa ricevere il massimo della solidarietà per la difficoltà dei temi che quotidianamente deve affrontare, il tempo di insediarsi effettivamente nell'Assessorato. Io confermo anche in questo momento la solidarietà umana, ma ovviamente non può estendersi più di tanto e deve comunque essere slegata dall'insieme di valutazioni politiche che responsabilmente dobbiamo assumere in quest'Aula.

Vorrei sgombrare il campo innanzitutto da una questione, su cui spero di poter tornare al termine del mio intervento. Il problema della chimica in Sardegna si allaccia anche a tutte le altre questioni che purtroppo gravano su un sistema industriale che nella nostra isola si è incentrato, a partire dagli anni Sessanta, sulla grande industria di base (che non è soltanto chimica ma comprende anche quella metallurgica e mineraria) in una logica che a suo tempo voleva essere d'integrazione fra questi due grandi settori e che poi invece ha visto tutto il sistema di relazioni sfaldarsi progressivamente. Dobbiamo cioè oggi parlare di chimica attraversando e superando centinaia e centinaia di dichiarazioni che nascono molto spesso da un luogo comune, che fa parte del bagaglio culturale di tanti cittadini, come anche di tanti esponenti politici di destra, di sinistra e di centro, e cioè che il modello di sviluppo vincente per la Sardegna debba superare gli errori del passato, in particolare quello dell'industrializzazione incentrata sull'industria di base.

Questo è purtroppo un luogo comune che noi dobbiamo tentare di superare con un esercizio di razionalità, cercando di far prevalere la ragionevolezza sui facili giudizi. E questi facili giudizi e questi luoghi comuni possono essere sgombrati dal tavolo della discussione con una semplicissima considerazione, con una semplicissima presa d'atto della condizione in cui versa oggi il nostro sistema economico.

Senza la grande industria oggi, pur con tutti gli errori che possono avere causato alcune scelte operate nel passato, noi non disporremmo del livello di tecnologie, di flussi finanziari, di conoscenze, di rapporti di scambi con l'esterno di cui disponiamo. Non avremmo oggi il sistema industriale che abbiamo se non ci fosse stata quest'esperienza. Ottima o meno, questa è la nostra storia e da questa nostra storia dobbiamo ripartire, ed è questa la condizione di fronte alla quale ci siamo trovati nella precedente legislatura quando iniziarono a venire al pettine una serie di nodi che partivano da molto, molto lontano, da scelte di politica industriale e di politica energetica non attribuibili né al nostro Governo di allora né a quello di oggi, né a quello forse che ha preceduto il nostro, ma ad una carenza, ad una debolezza della politica industriale italiana che risale a quindici - venti anni. Oggi pertanto ci troviamo a raccogliere questa pesante situazione, ad affrontarla con dei nodi che periodicamente vengono al pettine.

Noi, due anni fa, ci trovammo di fronte ad alcuni di questi nodi dolorosissimi; uno di questi era costituito dalla chiusura dell'impianto di cloro-soda di Porto Torres, a cui seguì, dopo pochissimi giorni, l'annuncio della chiusura dell'impianto dell'acrilonitrile di Cagliari - Assemini, chiusura - lo dico perché dobbiamo partire anche dalla storia - che determinò immediatamente, quale effetto indotto "a valle", la messa a rischio della prosecuzione dell'impianto di Montefibre, che utilizzava la produzione di Assemini e collegava in un'unica filiera le produzioni dell'Enichem a quella della Montefibre. Tutti soggetti imprenditoriali esistenti allora, nati da successive privatizzazioni, fondate su un'unica impostazione di base, cioè che la chimica non facesse più parte, non potesse più far parte della base strategica del nostro sistema industriale.

Queste sono le scelte di fondo effettuate a suo tempo, che hanno portato in Sardegna ad una situazione di grave crisi. Allora si poteva anche ritenere che la chiusura di un impianto chimico a Porto Marghera potesse essere sostanzialmente ininfluente rispetto al tessuto sociale, anche a quello produttivo, perché facilmente assorbibile da un sistema economico che offriva ben altri stimoli e prospettive di sviluppo, sia nel settore industriale sia in altri settori produttivi, ma per noi non era e non è così. Da qui quindi l'esigenza di tappare le falle, di venire incontro ad una situazione sociale e produttiva che si preannunciava gravissima.

Lo abbiamo fatto riprendendo il percorso avviato già nella prima parte della legislatura, nei primi due anni, con un inizio di tentativo di costruzione del percorso di approvazione di un accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna, mirante proprio in questa direzione. Lo abbiamo fatto nel momento di maggiore crisi ed il buon esito del confronto con il Governo nazionale è stato determinato non dalla circostanza che si trattasse di un governo amico rispetto al Governo regionale, ma - e lo sottolineo questo, perché poi da ciò deriva anche la conseguenza dell'impegno di oggi - dal fatto che la Regione si è presentata unita al tavolo delle trattative.

Io ricordo alcuni passaggi in questo Consiglio regionale in cui si approvarono documenti importantissimi che noi portammo all'attenzione del Governo, senza alcun tentativo di strumentalizzazione politica, ma sulla spinta dell'allarme per un sistema che stava crollando conseguendo un'autentica unità tra forze politiche-sindacali e imprenditoriali. L'accordo di programma per la chimica nasce da un lavoro intenso di confronto con tutte le parti sociali, con tutte le istituzioni in qualche modo interessate a questi problemi.

Da lì siamo partiti e, contemporaneamente al lavoro compiuto nell'Osservatorio regionale per la chimica che ha portato all'accordo poi, si è avviato un lavoro di intenso confronto nel forum per l'energia, cui hanno partecipato tutte le forze sociali (che, di fatto, erano anche presenti nell'Osservatorio per la chimica) che si è concluso con la stesura e poi l'approvazione da parte della Giunta, di una proposta di piano energetico regionale in qualche modo collegato e collegabile con la problematica della grande industria. Ed è su questo, quindi, che sinteticamente mi vorrei soffermare.

Non entro tanto nei particolari di ciò che abbiamo scritto; forse il dibattito potrà essere utile per approfondire gli aspetti particolari, ma il nocciolo della questione è che una politica industriale vincente, o almeno capace di tirarci fuori dalla prospettiva di sottosviluppo di fronte alla quale ci troviamo, una politica di ripresa del sistema industriale dipende, piaccia o non piaccia, si voglia o non si voglia, dipende anche in gran parte dell'attenzione che si presta alle politiche di sostegno della grande industria. Una grande parte della piccola e media impresa è in qualche modo collegata alla grande industria, sia nel settore secondario, sia in quello terziario; ci sono centinaia di imprese e migliaia di buste paga e di redditi distribuiti che dipendono dalla presenza della grande industria, sia nel settore chimico, sia in quello metallurgico e in parte anche in quello minerario.

Noi dobbiamo - e la logica dell'accordo di programma per la chimica è stata esattamente questa - cercare di perseguire una via realistica, ma moderna, che guardi lontano. Si tratta, cioè, non di salvare ciò che il mercato in qualche modo rifiuta, ma di trattenere possibilità di ripresa di filiere produttive che ancora hanno mercato, che possono ancora averlo e che possono contrastare una linea di decadenza del sistema industriale italiano che parte dalla chimica e che abbraccia altri settori. Io credo che sul futuro dell'industrializzazione in Italia il punto non è ancora stato messo, la parola fine non è ancora stata scritta e speriamo non venga superficialmente scritta da nessuno.

Rinunciare in maniera semplicistica alle produzioni anche della grande industria di base può essere superficiale, rinunciarvi per puntare ad altre monocolture può essere superficiale e pericoloso. Noi credo che dobbiamo ancora perseguire la strada della ripresa dell'attività produttiva su diversi punti. In particolare occorre riprendere i contenuti dell'accordo e sfruttare le grandi opportunità finanziarie da esso offerte e cioè quei 300 milioni di euro di incentivi che possono sviluppare un volume di investimenti quasi doppio; è una cifra enorme, che potrebbe addirittura crescere se si agisce con la dovuta oculatezza.

D'altra parte il lavoro successivo alla firma dell'accordo, fino a maggio del 2004, si è concretizzato soprattutto in un'attività di stimolo da parte della Regione. La Regione si è mossa, Assessore, cercando di promuovere il più possibile progetti di investimento di soggetti imprenditoriali portatori di idee valide, scartando quelle che non manifestavano la stessa validità, e individuando alla fine quattro - cinque ipotesi di proposte di contratto di programma. Una prima ipotesi, annunciata da un consorzio di imprese che ancora non ha presentato il relativo progetto, riguarderebbe Porto Torres. Un altro progetto, già presentato, vede per protagonista un consorzio di imprese di Ottana, e prevede investimenti di reindustrializzazione nel settore della chimica e non solo.

Altri due fondamentali contratti di programma prevedono due progetti industriali particolarmente importanti per due filiere strategiche nella chimica. Uno è quello del cloro e cloro derivati che vedrebbe come protagonista la società che dovrebbe acquistare gli impianti della SYNDIAL e che potrebbe quindi collegare la filiera con Porto Torres. È da tempo che si dice che a giorni sarà presentato questo progetto ma per il momento non ne abbiamo notizia. È stato siglato, anche su iniziativa proprio della Regione e del Governo, un accordo fra SYNDIAL e EVC per l'acquisto di quest'impianto, ma non sappiamo a che punto sia. Questo comunque, insieme all'altro contratto di programma della DOWN INCA di Ottana che rilancerebbe anche in quel caso una filiera molto importante, costituisce probabilmente l'aspetto più interessante e direi quasi rivelatore anche del metodo da seguire per l'attuazione dell'accordo di programma, e cioè il collegamento fra politica di incentivazione e politica energetica.

Di qui il passaggio al secondo punto fondamentale: la filiera del cloro e cloro derivati potrà rilanciarsi certamente se la EVC acquisterà gli impianti della SYNDIAL e se presenterà il relativo progetto di investimento al quale far seguire - aspettano soltanto questo al Ministero per le Attività Produttive - un contratto di programma particolarmente vantaggioso a sostegno dell'investimento. Ma la tenuta di questa filiera, la tenuta soprattutto dell'impianto di cloro di Cagliari dipende da un altro punto fondamentale: dall'abbattimento del costo energetico oggi particolarmente alto. L'impianto di cloro soda, insieme alle industrie metallurgiche del Sulcis, fa parte di quelle industrie cosiddette energivore che, da un lato, costituiscono la nostra croce dal punto di vista della politica energetica, perché rappresentato un problema da risolvere, dall'altro producono migliaia e migliaia di redditi per le famiglie sarde.

Il punto centrale, rivelatore anche dei passi da compiere è che se EVC e SYNDIAL non vedono un segnale chiaro di una scelta di politica energetica da parte della Regione e da parte del Governo nazionale che punti all'abbattimento del costo dell'energia per queste industrie, non si stipulerà mai il contratto di acquisto, non si effettuerà mai l'investimento e prima o poi chiuderà l'impianto di cloro soda di Cagliari così come chiuderà l'impianto di Porto Torres, mettendo in crisi tutto l'assetto della chimica in Sardegna.

Il problema del costo dell'energia è uno dei problemi centrali del piano energetico regionale, che voi del centrosinistra criticate molto per la scelta dell'eolico, ma che francamente costituisce soltanto un aspetto e non certamente fondamentale del piano. La scelta dell'eolico deriva purtroppo in gran parte dalla necessità per la Sardegna di avere un sistema energetico che sappia coniugare le esigenze di far fronte al fabbisogno con quelle di assegnare alle nostre industrie energivore la possibilità di ottenere energia elettrica a basso costo.

Da qui la scelta necessitata dell'utilizzo del carbone, operata nel piano energetico e contenuta in decine e decine di documenti controfirmati da esponenti politici, sindacali ed imprenditorali. Questa, che è una scelta strategica, determina poi anche le necessità di alcuni riequilibri sul piano delle fonti rinnovabili. Da qui, ricordatevelo per cortesia, ve ne prego, la scelta anche di un riequilibro in materia di fonti rinnovabili. Ma se non si operano scelte concrete per decidere il destino da assegnare alla Carbosulcis, per stabilire quale sistema energetico promuovere nel Sulcis, per offrire risposte all'ENDESA e individuare un tipo di rapporto contrattuale, bilaterale tra i produttori di energia e i grandi consumatori, non usciremo dal problema della grande industria.

Questo è il nocciolo del problema; io spero - poiché il tempo ormai è concluso - che il dibattito di stasera possa in qualche modo far venir fuori la sostanza delle cose…

PRESIDENTE. Prego concluda, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Non la fretta di assegnare responsabilità o colpe, ma la curiosità intellettuale e politica di capire quali sono le strade da percorrere adesso, perché si conceda di nuovo al sistema regionale sardo la grande opportunità di presentarsi a Roma con idee chiare, con una posizione unitaria e con una richiesta da attivare immediatamente.

La Regione ha una responsabilità ben precisa; ha assunto l'onere di convocare il comitato di coordinamento previsto dall'accordo di programma, che si riunì nel marzo del 2004, se non sbaglio, e che ancora non è stato riconvocato. Spetta alla Regione sollecitare questa convocazione o addirittura convocarla autonomamente. Io spero che in questa direzione si muova fin da ora con un'iniziativa forte.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della presidenza entro la conclusione dell'intervento dell'onorevole Giagu e che il tempo a disposizione è di dieci minuti.

GIAGU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, siamo di fronte a due diverse rappresentazioni del problema oggi in discussione: una è quella contenuta nella mozione e l'altra è quella contenuta nell'intervento del collega La Spisa. Io mi atterrò alla mozione, dopodiché commenteremo anche l'esposizione del collega La Spisa. Esaminando la mozione numero 11 - come ha detto il collega La Spisa, ampia, puntuale su ogni argomento, precisa anche nell'individuazione delle problematiche esistenti e in quelle emergenti - ho pensato che per una volta i colleghi firmatari della stessa e la coalizione che rappresentano avviassero un confronto sereno, costruttivo, consapevole delle insidie e delle difficoltà del momento, in quanto seriamente preoccupati per le sorti di un comparto estremamente fragile quanto strategico per la nostra economia. Infatti, non solo si richiama l'accordo di programma per la chimica, ma si esaminano i punti nodali di una strategia che vede impegnata la Regione per il rilancio dell'intero comparto industriale e si riflette contestualmente sul ruolo decisivo del Governo nazionale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA

(Segue GIAGU.) Diciamo che la meticolosa descrizione dell'attività della precedente Giunta e del suo rapporto con l'attuale Governo nazionale, a parte qualche innocente omissione, portavano ad un moderato ottimismo per un confronto che oggi inizierà e che inevitabilmente proseguirà nel tempo. Su questi argomenti mi piace pensare ad un Consiglio regionale più responsabile, più attento, più solidale, più impegnato, più unito. Pensiamo ad un confronto basato sulle verità, sull'autocritica, sull'assunzione di responsabilità e soprattutto su una considerazione comune a tutti noi che attiene agli effetti delle nostre azioni riferite alla sorte di migliaia di famiglie sarde. Credo che l'intero Consiglio con sincerità voglia misurarsi costruttivamente, approvando o meno l'attività dell'Esecutivo, ma sostenendone unitariamente la strategia di fondo.

Siamo forse disponibili all'idea che si smantelli, per mano pubblica o privata, tutto o una parte del sistema industriale isolano sopravvissuto? Credo di no. Siamo convinti che si debba salvaguardare l'esistente e si debba procedere su una riconversione basata sulla qualità e innovazione? Credo di sì. Condividiamo la necessità di colmare i gap infrastrutturali che limitano le nostre potenzialità e le nostre ambizioni? Penso di sì. Siamo consapevoli che, da anni, a livello nazionale si ridiscutono le politiche industriali e che dalla dismissione delle partecipazioni statali in poi queste non favoriscono la nostra economia? Credo di sì. Cari colleghi, in questi anni sono cambiate le condizioni, il quadro generale è più complesso, i nostri diritti a volte vengono dimenticati, la nostra competitività, e conseguentemente la nostra qualità della vita è sempre più in ribasso.

Perciò, cari colleghi, ritornando alla mozione, quando arrivo a leggere le constatazioni, le rilevazioni, le considerazioni dei colleghi La Spisa e più, mi sorge il dubbio che possa aver interpretato in maniera troppo benevola o errata la premessa, cioè che le intenzioni dei colleghi dell'opposizione non siano quelle che si possono auspicare riferite al particolare momento, alla portata dei problemi richiamati, alla sensibilità e al buonsenso che devono animare le nostre riflessioni in quest'Aula.

Constatare da parte di alcuni colleghi e apprendere da parte nostra che il Governo, opportunamente sollecitato dalla Giunta regionale, abbia mantenuto gli impegni assunti impone di rispondere ad un quesito: di quale Giunta e Regione si parla? Addirittura si dice che, nonostante siano passati tre mesi, ripeto, tre lunghi mesi, la Giunta attuale non dia prova di perseguire obiettivi già definiti, non abbia una proposta e non interpelli un Governo finora notoriamente puntuale. Tutto ciò porterebbe a vanificare un certo lavoro svolto e conseguentemente la perdita di risorse già assegnate e magari già nelle casse della Regione.

Infine, i firmatari della mozione pongono un interrogativo: se in questi tre mesi non siete riusciti a concretizzare un'azione credibile cosa intendete fare? Cari colleghi, se non fosse per la serietà degli argomenti in discussione e per la stima che nutro verso i colleghi dell'opposizione direi che l'unica motivazione che può giustificare la discussione della mozione è la ricorrenza odierna. Sancire il fallimento totale della precedente Giunta e del governo nazionale attuale, a tre mesi dal passaggio all'attuale Esecutivo di una situazione tragica, con problemi mai affrontati e men che meno risolti. Non voglio ironizzare, non è il caso, ma tutto ciò parrebbe una provocazione o almeno un tentativo dilatorio, una sorte di ostruzionismo mascherato nobilmente per evitare che quest'Aula possa approvare in tempi certi ed utili provvedimenti importanti, quali assestamento, DPEF, legge finanziaria ed altro.

Vorrei che ci smentiste, lo trovo difficile. Gradiremmo soprattutto che giudicaste con meno ostilità l'impegno di una Giunta che sin dal primo istante persegue un programma che si è prefissa, non condiviso sicuramente dall'opposizione, ma attuale, rispondente alle esigenze, conscio delle emergenze. Un Esecutivo ed una maggioranza che da tre mesi hanno ricevuto un'eredità pesante, con tanti problemi insoluti, altri che emergono a causa dei ritardi e delle lungaggini da parte di un interlocutore storicamente distratto (intendo anche nei decenni passati) ma oggi particolarmente evanescente, qual è il Governo. Non vorremmo, a tal proposito, che si avverassero le dichiarazioni pre-elettorali di qualche esponente del Governo rispetto ad una Giunta amica. Ci si muove, insomma, tra mille difficoltà e su diversi fronti, privilegiando concertazione e partecipazione. Villasor e continuità territoriale lo dimostrano.

Ritornando alla mozione, in particolare agli impegni che questa Giunta dovrebbe assumere, si può dire che l'impegno profuso in questi primi tre mesi smentisce le preoccupazioni dei colleghi firmatari: primo, perché si procede su un percorso iniziato da una Giunta e da una maggioranza diversa, che necessita di un'opportuna verifica, considerati i risultati; secondo, perché conciliare programma, continuità amministrativa e presenza del Governo implica tempi ragionevoli se si vogliono conseguire risultati seri e utili. Gli incontri col Governo tendono ad evidenziare ritardi nell'attuazione dei protocolli d'intesa Regione-Ministero delle attività produttive del febbraio 2003, dell'accordo sulla chimica del luglio 2003, e del verbale d'intesa Stato-Regione sulle politiche energetiche del dicembre 2003.

La Giunta ha riaffermato le proprie intenzioni, siamo in attesa che il Governo renda disponibili gli strumenti finanziari promessi. A questo proposito, cari colleghi, per quanto riguarda il Governo, è utile richiamare alcuni dati riferiti al periodo 2001-2003 sui trasferimenti alle imprese, in particolare per le regioni del Mezzogiorno. Complessivamente gli investimenti attivati tramite agevolazioni, dai 37 miliardi del 2001 sono passati a 29 miliardi del 2003. L'occupazione legata ai programmi e agevolata si è ridotta dalle 177 mila unità del 2001 alle 97 mila del 2003. Per il Mezzogiorno le agevolazioni calano dai 7 miliardi del 2001 ai 5 miliardi del 2003; Legge 488 del 1992: dal 2001 al 2003, meno 25 per cento; contratti di programma: meno 50 per cento; credito d'imposta: meno 60 per cento.

Le regioni meridionali nel periodo 1999-2003 hanno progressivamente perso peso nell'ambito del regime di aiuti alle imprese. Infatti, in questo periodo, 1999-2003, gli investimenti ammessi alle agevolazioni sono stati 80 mila per il centro-nord, 62 mila per il Mezzogiorno; anche la ricerca rispetto al 2003 è calata del 20 per cento. Per il 2004, sempre per il Mezzogiorno, si ha una riduzione di 1250 milioni, bonus assunzioni meno 150 milioni; Legge 488: meno 750 milioni; contratti programma area: meno 250 milioni; fondo aree sotto utilizzate: meno 100 milioni. La finanziaria del 2005 si caratterizza per l'assoluta assenza di stanziamenti a sostegno degli investimenti. Un bel quadretto consolante che dà la dimensione dell'impegno del Governo.

Sui punti specifici (Carbosulcis, centrale Sulcis, metanodotto, SAPEI, piano energetico, accordo EVC SYNDIAL) sappiamo che la Giunta è presente e attenta agli sviluppi e ascolteremo dall'Assessore la situazione aggiornata dopo questi lunghissimi ed interminabili tre mesi. Colleghe e colleghi, è nostro dovere lavorare e assicurare una risposta credibile ai problemi; dobbiamo fare in modo che questi si trasformino in opportunità di crescita e sviluppo. E' questa l'ambizione di un programma che abbiamo sottoscritto e che vogliamo offrire all'intero Consiglio regionale per una riflessione serena, appassionata, fruttuosa. E' indispensabile difendere l'esistente, individuando opportuni correttivi per impostare una fase di rilancio. L'apertura di nuovi mercati, associati agli emergenti, la politica nazionale ed europea, rendono più impegnativa la nostra azione, imponendoci ritmi e approcci differenti rispetto al passato. Dobbiamo convincerci che d'ora in poi ogni nostro errore potrebbe aver ripercussioni disastrose per la Sardegna. Dovremmo essere in grado di ottimizzare risorse ed opportunità per competere in un sistema globalizzato sempre più cinico e disumano.

Oggi, colleghi, il presupposto necessario per lo sviluppo è l'unità, la maggiore possibile, tra mondo politico, forze imprenditoriali e forze sociali, è un valore imprescindibile per evitare le sofferenze e costruire un futuro più sereno. Noi rivolgiamo un appello a voi colleghi dell'opposizione, guardando avanti e non al passato, perché accantoniate inutili tatticismi e privilegiate la discussione ed il confronto, come è già avvenuto in passato. Diamo un senso ai lavori di questo pomeriggio e a tutte le giornate che passeremo in quest'Aula, dimostrando, cari colleghi, che questo è un Consiglio regionale serio e maturo.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, Assessori, colleghe e colleghi, la mozione presentata dal centrodestra ha il merito di portare all'attenzione del Consiglio, in seno al quale è giusto che si sviluppi un dibattito serio e costruttivo, la vertenza sulla chimica e l'energia, con tempestività rispetto anche alle sollecitazioni che provengono da fuori questo Palazzo. Mi riferisco, in particolare, alla presa di posizione unitaria del sindacato che ha palesato una crescente preoccupazione per lo stato dell'economia sarda ed in particolare per le prospettive del settore industriale. La grande crisi dei siti industriali sta provocando un serio allarme non circoscritto ai diretti interessati, perché il timore è alto per le ricadute che le difficoltà della chimica e degli altri settori della grande industria avrebbero nel tessuto economico ed occupazionale dell'intera Isola.

La nostra preoccupazione, ma non è solo la nostra, è anche quella del sindacato e non solo (mi basta citare anche l'interpellanza presentata dai colleghi del centrosinistra Floris, Mattana e Cerchi) deriva dai ritardi registrati nell'attuazione dell'accordo di programma sulla chimica, anche e soprattutto - utilizzo le stesse parole usate dal sindacato - a causa delle "timidezze" della Giunta regionale. Questa Giunta regionale si caratterizza per un forte deficit di strategia e di progettualità rispetto alle emergenze che riguardano in particolare tre settori: la chimica, il settore metallurgico ed il settore dei minerali non ferrosi insieme all'alluminio, nonché rispetto ai problemi del costo dell'energia, del riordino degli incentivi e delle infrastrutture; per non parlare poi dell'assenza di iniziativa nel perseguimento degli obiettivi già definiti e dei risultati già ottenuti.

Non ci si può limitare, assessore Rau, ad una semplice difesa del sistema industriale esistente, ad una semplice rivendicazione nei confronti del Governo nazionale; occorre agire e agire subito, occorrono fatti concreti se non si vuole che il 2005 rappresenti l'anno del collasso definitivo dell'industria sarda. Il rischio di vanificare il proficuo lavoro svolto e gli importanti risultati ottenuti dalla Giunta di centrodestra e in particolare dall'allora assessore La Spisa, che ha sempre operato in stretto raccordo con il sindacato, ed ha portato avanti un'azione di pressing continuo sul Governo nazionale, è alto, e questo perché la Giunta regionale non riesce a mantenere il ruolo di protagonista che prima dell'avvento della giunta Soru ha avuto.

Il punto di maggior sofferenza del sistema produttivo isolano risiede nella crisi della grande industria, cioè del comparto chimico localizzato a Macchiareddu, Porto Torres e Ottana, del comparto chimico metallurgico e della metallurgia dell'alluminio, con particolare riferimento agli impianti della Portovesme S.r.l. Si tratta di una crisi che coinvolge migliaia di lavoratori delle principali aree industriali dell'Isola, dove sono messe in difficoltà le condizioni economiche e civili di interi territori.

A pagina 28 dell'allegato: "Un programma per cambiare la Sardegna insieme", allegato alle dichiarazioni del presidente Renato Soru, si legge: "Siamo d'altra parte consapevoli che il problema della grande industria sarda richieda decisioni di politiche economiche immediate, soprattutto a livello nazionale; esse debbono, tuttavia, essere sostenute con precise azioni politiche a livello regionale". Dove e quali sono queste precise azioni politiche a livello regionale? La sensazione - e più che una sensazione è una certezza - è che non ci sia una strategia complessiva definita ed un conseguente piano d'azione. Occorre chiarire bene - e occorre farlo subito - se gli obiettivi e le strategie che hanno trovato sintesi nelle proposte elaborate con il coinvolgimento dell'Osservatorio regionale della chimica e del Forum per l'energia sono condivise o meno.

La linea d'azione individuata nel documento di aggiornamento del piano energetico regionale va bene o va modificata? In più di una occasione abbiamo ascoltato critiche al nostro piano energetico regionale, simbolo della determinazione con cui la Giunta regionale di centrodestra ha affrontato la questione energia, mentre nessuna proposta alternativa, seria e complessiva è stata avanzata. Il tempo passa e non ce lo possiamo permettere; occorre agire e, come ho già detto prima, agire subito, avendo il coraggio di operare delle scelte riguardo soprattutto al problema di fondo del costo dell'energia, punto di snodo dell'intera problematica industriale sarda.

È un dato ormai ampiamente assodato che il nostro apparato industriale registra un elevato fabbisogno di energia elettrica, che ne condiziona la struttura; una situazione dovuta soprattutto alla presenza delle industrie legate alla produzione dei metalli non ferrosi come zinco, alluminio e piombo, che necessitano di un elevato fabbisogno energetico. In questa attività gli usi finali di energia elettrica rappresentano il 54 per cento del totale nazionale. Allo stato attuale in Sardegna il mercato dell'energia, a causa dell'elevato prezzo dei chilowattora e delle modalità di fornitura, causa forti difficoltà all'industria. Di fatto, questo settore, pur avendo tutti i requisiti per poter accedere alle contrattazioni nel mercato libero dell'energia, incontra difficoltà a causa dei limiti fisici della nostra rete elettrica, limiti che più volte in passato hanno portato il settore in condizioni di grave difficoltà.

Notoriamente il costo dell'energia elettrica è il fattore che condiziona maggiormente la competitività delle nostre imprese. La situazione che si è determinata è oggettivamente drammatica sia nel settore della chimica sia per le imprese del polo metallurgico del Sulcis. Ed è proprio sul Sulcis che intendo soffermarmi essendo la realtà che conosco più da vicino, provenendo da quel territorio ed avendo seguito le difficili vertenze che negli ultimi anni hanno segnato profondamente una realtà già colpita da una crisi che non ha conosciuto in passato precedenti.

La difficile situazione della Portovesme S.r.l. è quella che desta maggiore preoccupazione, da non sottovalutare però anche quelle dell'ALCOA e dell'EURALLUMINA. Proprio l'anno scorso, il primo ottobre, la Portovesme S.r.l. aveva fermato quasi tutti gli impianti mettendo in cassa integrazione 700 dipendenti, mentre altri 500 delle ditte di appalto hanno rischiato di restare senza lavoro e privi di ammortizzatori sociali. A mettere al tappeto la Portovesme S.r.l. è stato principalmente il problema dell'alto costo energetico; problema di cui si era a conoscenza da anni e anni. Segnali d'allarme erano stati lanciati dallo stesso amministratore delegato della società Carlo Lolli, ma senza successo, fintanto che il problema non è diventato un'emergenza. Un'emergenza che si è risolta grazie al decreto che porta la firma del Presidente Berlusconi, che prevede che il trattamento previsto nel 1995 per le produzioni di alluminio venga applicato anche all'industria di piombo, zinco ed argento, in quegli impianti situati in territori insulari caratterizzati da collegamenti assenti o insufficienti alle reti nazionali dell'energia elettrica e del gas; clausola questa importantissima perché, per la prima volta, viene riconosciuto ufficialmente l'handicap dell'insularità.

Come sappiamo tutti però il regime speciale non durerà in eterno, le agevolazioni nell'acquisto dell'energia elettrica cesseranno nel luglio del 2007, anche per le altre industrie energivore come l'ALCOA e l'EUROALLUMINA anch'esse beneficiarie del decreto. Luglio del 2007 è più vicino di quanto non sembri, è dietro l'angolo, per cui occorre capire se questa Giunta, dato il preoccupante immobilismo, intenda fare come le altre di centrosinistra che l'hanno preceduta, e cioè far finta che il problema non esista, rinviandolo a luglio 2007 quando diventerà un'emergenza.

Non si può andare avanti affrontando il contingente, occorre una soluzione strutturale che possa garantire l'auto produzione energetica alle industrie. L'ipotesi della centrale consortile a carbone sembra la più gettonata, anche perché garantirebbe il rilancio del carbone locale. In questo modo si potrebbero risolvere contemporaneamente due problemi: l'alto costo dell'energia ed il futuro della CARBOSULCIS.

Non dimentichiamo poi che il problema energetico in Sardegna ha un'alta incidenza sui costi delle famiglie e delle piccole e medie imprese. Per risolvere questo problema occorre da una parte proseguire il percorso che porterà alla metanizzazione, dall'altra è importante che si riprenda, ovviamente sotto altra veste legislativa, il tentativo di ottenere dall'Unione Europea l'autorizzazione ad erogare contributi compensativi dei maggiori oneri che le piccole e medie imprese sopportano a causa dell'assenza del metano. Ciò che conta è che il tavolo aperto continui ad essere operativo e venga allargato a tutte le problematiche che riguardano il complesso delle industrie sarde.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io penso che non utilizzerò per intero i dieci minuti a mia disposizione ma voglio sviluppare un ragionamento su una parte della mozione che è stata presentata dall'onorevole La Spisa. Dice bene l'onorevole La Spisa: noi non possiamo parlare qui in Sardegna di industria disgiungendo il problema industriale da quello energetico.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue PISANO.) Sono due questioni talmente legate che non parlarne significa davvero non riuscire a offrire un contributo per la soluzione del grande problema che affligge la Sardegna: il mantenimento di una base industriale che crei occupazione.

Lo scenario energetico presenta oggi una situazione davvero drammatica. In soli due anni il costo del petrolio ci ha portato ad una crescita del costo di importazione della cosiddetta fonte primaria dell'ordine del 35 per cento. Il sistema energetico della Sardegna dipende per il 98 per cento da fonti esterne e il 94 per cento di queste fonti esterne è costituito dal petrolio. Non è vero che il nostro è un sistema cosiddetto "di isola"; è un sistema invece totalmente isolato che è diverso, nel senso che tutta l'energia che dobbiamo produrre per soddisfare la nostra utenza deve essere necessariamente prodotto utilizzando fonti primarie esterne; e queste fonti primarie esterne sono costituite per il 94 per cento dal petrolio o derivati dal petrolio, soltanto per il 4 per cento da combustibili solidi, e un'inezia, che è appunto un 2 per cento, da fonti differenti e rinnovabili.

La situazione è davvero tragica, perché noi ci troviamo quasi di fronte ad un prossimo "collasso energetico"; non l'abbiamo detto noi, lo hanno sostenuto economisti ben più capaci di noi di fornire previsioni in materia. Siamo di fronte cioè all'esigenza impellente di modificare il nostro sistema energetico perché, tra l'altro, la reversibilità dell'acquisto di energia attraverso il cosiddetto cavodotto oggi esistente di soli 300 megawatt, non ci consentirebbe di avere approvvigionamenti se dovessimo interrompere nostro malgrado la produzione di energia elettrica derivante appunto dall'utilizzo di una fonte primaria quale quella del petrolio.

Allora che fare? Noi diciamo: è vero, dobbiamo rilanciare l'utilizzo del carbone sardo per impiegarlo come combustibile per la produzione di energia elettrica nell'impianto termoelettrico sardo, sapendo bene che questo significa non stare dentro il protocollo di Kyoto, sapendo bene che questo significa andare verso costi crescenti in termini di produzione energetica. Noi siamo per l'utilizzo di una fonte strategica, così come è stata definita quella del carbone sardo, però capiamo anche quali siano i pericoli di utilizzo di questa fonte e perciò dobbiamo fare chiarezza. Ecco perché sosteniamo che non è possibile e non è accettabile che in un momento come questo si chiudano gli occhi celati e si blocchi per intero lo sviluppo del cosiddetto sistema eolico.

Leggo adesso una frase e poi vi dirò chi l'ha pronunciata: "L'auspicio e l'impegno è quello di ottenere in tempi brevi un salto di quantità e di qualità stanando da un cronico immobilismo i decisori politici e rivelando per quello che sono (bugie più o meno interessate) i tentativi sgangherati ma pericolosi di uccidere con l'eolico la possibilità che l'Italia imbocchi con decisione l'avvio di una riforma radicale del modello di produzione dell'energia, fondato sulla promozione dell'efficienza e sullo sviluppo delle nuovi fonti rinnovabili". Questa frase è stata pronunciata niente meno che dal presidente nazionale di Lega Ambiente, cioè da Roberto Della Seta.

L'opinione ambientalista in Italia è quindi divisa in due tronconi: quelli che ritengono che salvaguardia dell'ambiente sia soltanto la difesa, indicata costituzionalmente, ad oltranza dell'ambiente anche nel senso di ambiente visivo, e quello di coloro che invece, come il WWF, Lega Ambiente e un po' tutti gli altri ambientalisti che si riconoscono nelle associazioni più note, ritengono che puntare sull'energia eolica significhi comunque contribuire ad abbattere il processo di inquinamento determinato dall'ossido di carbonio, e dalle altre sostanze nocive.

Con grande preoccupazione abbiamo letto, qualche giorno fa, dell'elevato tasso di diossina prodotto dalla nostra industria, una quantità veramente allarmante, ma sappiamo bene anche quali sono gli altri gas pericolosi che vengono liberati negli impianti termoelettrici che utilizzano i derivati del petrolio. Ed allora oggi ha ragione il sindaco di Tula quando dice: "Il presidente Soru sta sbagliando quando inibisce la possibilità concreta che si vada verso l'eolico. Noi siamo per un paesaggio anche cosiddetto del vento". Il paesaggio del vento è un termine che non abbiamo inventato noi sardi, che (è stato detto e ripetuto) è un paesaggio fantastico e che può ben, in maniera adatta, ospitare anche le torri eoliche.

Per ultimo voglio citare un esempio concreto, l'esempio di un piccolo comune che si chiama Specchia, che si trova in provincia di Lecce e che ha ricevuto un prestigioso premio internazionale in qualità di comune che ha saputo riprodurre il modello più efficace di turismo cosiddetto sostenibile. Questo comune ha una piccola frazione, un villaggio turistico, che per intero è autosufficiente energeticamente. In parte produce energia attraverso i pannelli solari, quindi energia solare, mentre l'80 per cento della produzione deriva dall'utilizzo dell'energia eolica.

Il Sindaco di questo piccolo comune, Antonio Lia, che è anche deputato, nonché Presidente dell'ANCI regionale Puglia, ha testualmente detto che la novità in assoluto è rappresentata dalla circostanza che il comune è diventato proprietario della torre eolica e che questa proprietà gli ha consentito di vendere il surplus energetico prodotto. Per le necessità del comune sarebbero potuti essere sufficienti 650 mila chilowatt annui; oggi si arriva invece fino alla misura di un milione e 200 mila chilowatt.

Questo stesso comune si avvia a sperimentare un modello ancora più ambizioso, di vero e proprio azionariato comunale, con la vendita delle azioni ai propri cittadini che peraltro hanno già goduto di un abbattimento del 70 per cento sui tributi locali. Allora io mi domando: se questo modello funziona in un piccolo comune, perché non proporre una forma di azionariato anche qui in Sardegna che faccia diventare noi sardi proprietari di queste torri eoliche in modo che possiamo decidere dove collocarle e produrre energia tutelando e preservando totalmente l'ambiente?

Del resto, non necessariamente le pale eoliche e le torri eoliche devono essere alte 120 metri; possono essere alte anche solo 60 metri. Mentre infatti il rendimento cresce in funzione del cubo dell'altezza, l'impatto ambientale cresce con il quadrato dell'altezza. Questo significa che se noi costruiamo torri di 60 metri d'altezza abbiamo un vantaggio sia dal un punto di vista dell'impatto ambientale, sia da un punto di vista della produzione energetica. Per noi sardi potrebbe essere una conquista, raggiungere con questo sistema almeno il 5 - 6 per cento della nostra produzione energetica e contribuire ad incrementare le entrate regionali e comunali.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori Assessori, la discussione di questa mozione "Attuazione dell'accordo di programma per la chimica" ci consente di entrare nel merito di alcune problematiche, che non da oggi ma da tempo interessano la nostra Regione.

Vi è una crisi strisciante che ormai da almeno un decennio, se non di più, interessa il nostro settore industriale, e per questo occorre far chiarezza sulle strategie di questa Giunta in ordine a questo comparto. Io mi chiedo, e chiedo a voi colleghi, se davvero con l'industria bisogna farla finita, se davvero per l'industria in Sardegna c'è un futuro, se davvero per l'industria si sta pensando non solo all'accordo di programma sulla chimica, ma anche alle strategie da adottare perché possa continuare ad esistere in Sardegna.

Sono preoccupato perché non abbiamo capito ancora cosa si stia aspettando per portare avanti quello che l'accordo di programma già prescriveva per il settore della chimica. Del resto erano previsti 300 milioni di euro per i tre poli sardi della chimica, e 300 milioni di euro non sono noccioline. Credo che l'attenzione che doveva essere dedicata al problema sia stata insufficiente, soprattutto se si tiene conto di quello che le rappresentanze sindacali, ma anche le associazioni datorali, ci hanno illustrato in Commissione nei giorni scorsi.

È strategico soprattutto comprendere che dalla chimica davvero può nascere una nuova linfa per la reindustrializzazione della Sardegna, nonché nuove occasioni di sviluppo per settori che in Sardegna in altri tempi hanno offerto importanti opportunità per l'economia, per l'occupazione, per uno sviluppo che davvero ha potuto rappresentare, per alcune zone della nostra terra, una rinascita. Una rinascita che non è la rinascita che si è voluta citare come volano, che si è voluta perseguire negli anni, con i vari piani ideati per realizzare un robusto sistema industriale in Sardegna, ma una rinascita che ha interessato in particolare certe aree del nostro territorio.

Sono convinto che debba essere spazzata e cancellata l'idea che davvero per la Sardegna non possa esserci più un futuro industriale. Ma va spazzata perché, devo dire, rilanciare la chimica soprattutto per alcune filiere può rappresentare davvero il futuro non solo per tutte quelle maestranze che si sono qualificate e che hanno acquisito nel tempo una notevole esperienza, ma soprattutto per lo sviluppo della ricerca e la nascita di nuove energie vitali per il nostro tessuto produttivo.

Sono convinto, e voglio convincermi sempre di più, che parlare di questi problemi, come per altro la stessa mozione prevede, senza l'aggancio alla programmazione nel settore energetico, sia impossibile. I motivi sono stati illustrati nella mozione, e si evincono soprattutto dalle peculiarità che caratterizzano la produttività nel settore non solo della chimica, ma anche della metallurgia, e di tutti i settori collegati all'uso dell'energia per la produzione. Mi sembra pertanto assai riduttivo, parlando, come ha fatto il collega Pisano, di energie alternative limitarsi a quelle prodotte dal vento. Io ho letto di tanti altri sistemi di produzione di energia pulita; voglio citare per esempio lo sviluppo del sistema fotovoltaico, l'utilizzo delle maree, ma potrei citarne tanti altri. Limitare pertanto i nostri discorsi soltanto alla filiera dell'utilizzo del carbone nella produzione di energia mi sembra estremamente riduttivo.

La realizzazione del nuovo collegamento della Sardegna con la Penisola attraverso un cavo sottomarino, quindi il collegamento della Sardegna con la rete nazionale e internazionale, a me sembra costituisca un momento importante nel confronto Giunta - Consiglio. È importante però capire perché anche su questo progetto ci si sia arrestati, perché non ci sia stata una presa di posizione rispetto all'utilizzo del carbone Sulcis nel sistema della produzione energetica della Sardegna, ma soprattutto vorrei capire se davvero il carbone Sulcis per noi deve costituire una risorsa, vorrei sapere finalmente con quale tecnologia questa risorsa potrà essere messa a frutto. Di sicuro vorrei che tutto ciò si realizzasse con tecnologie che garantissero un basso impatto ambientale. Di sicuro vorrei che agli impegni assunti dalla precedente Giunta con il Governo venisse impresso complessivamente nuovo impulso.

Noi, in realtà, ci aspettavamo che il Presidente riferisse all'Aula su tutte queste azioni che si sono arrestate e che noi reputiamo positive. L'Amministrazione che le ha proposte e mandate avanti, a seguito di un confronto con il Governo, è arrivata infatti alla firma di documenti che ponevano questo accordo per la chimica come base della strategia da portare avanti per la ripresa del nostro sistema industriale.

Vorrei concludere con un auspicio. Mi auguro che gli accordi conclusi dalla precedente Giunta, per il solo fatto che sono stati il frutto del lavoro di una Amministrazione di centrodestra, non siano visti come un qualcosa da cancellare o come un qualcosa in negativo. Andiamo al confronto col Governo - e questo vuole essere uno stimolo per la maggioranza - andiamo al confronto col Governo cercando di portare a casa un risultato che sia un risultato per la Sardegna e un risultato per i nostri concittadini.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signore e signori Assessori, onorevoli colleghi. La mozione presentata sull'attuazione dell'accordo di programma del centrodestra ci offre la possibilità di iniziare una riflessione all'interno di quest'Aula sull'industria chimica sarda e, più in particolare, su una serie di questioni strategiche ancora aperte e legate al rilancio del settore produttivo, quali quelle dell'energia e dei combustibili da impiegare per produrla.

Anche se la carne al fuoco contenuta all'interno di questa mozione è parecchia, credo che sia utile affrontare le diverse questioni sottoposte all'attenzione del Consiglio regionale dai sottoscrittori della mozione, all'interno del disegno di politica industriale complessiva, così come ha fatto l'Assessore dell'industria e il Presidente della Giunta regionale in tutti questi mesi durante i quali ha ascoltato tutti i soggetti interessati all'attuazione dell'accordo di programma.

Tutti noi sappiamo che il settore chimico rappresenta uno degli anelli forti del sistema produttivo isolano. Ancora oggi, veniva ricordato, questo settore conta quattromila unità lavorative dirette e oltre diecimila lavoratori negli indotti. Abbiamo cognizione quindi che è tramontata da tempo l'epopea delle partecipazioni statali e che ormai l'Eni è sempre più orientata alle dismissioni finalizzate e all'uscita definitiva dallo scenario sardo.

L'importanza del settore sullo scenario internazionale risulta anche dai dati forniti dalla Commissione Europea; l'industria chimica occupa in Europa il terzo posto in ordine di importanza: tre milioni di posti di lavoro, 24 mila imprese di cui il 96 per cento classificate come piccole e medie. Il settore chimico permette la produzione e l'innovazione di circa settantamila prodotti diversi e svolge un ruolo trainante nella crescita nell'intero sistema industriale europeo; è il principale contribuente industriale al PIL europeo con il 2,5 per cento e dedica l'1,9 per cento dei suoi ricavi in ricerca e sviluppo. Quindi risulta evidente che la Sardegna, all'interno di questo scenario, deve evitare di essere tagliata fuori.

Nella nostra Isola all'interno dei vari poli sono presenti condizioni localizzative che forniscono vantaggi competitivi rilevanti. In particolare si tratta della presenza di servizi industriali costituiti da utilities, laboratori di ricerca e risorse umane altamente qualificate, accompagnati da efficienti strutture distributive e dalla presenza di importanti infrastrutture quali pontili, impianti di trasporto, eccetera. Il modello che è stato individuato per il rilancio delle attività produttive chimiche e l'insieme delle aree industriale è quello dell'accordo di programma per la qualificazione e la reindustrializzazione del settore. Un modello che ha come obiettivo quello di offrire risposte reali e concrete ad un settore che, come ho detto prima, è strategico per l'intera economia nazionale e che nasce nel 1997 dalla costituzione dell'osservatorio chimico nazionale.

I contenuti dell'accordo di programma, sia nell'impostazione della strategia industriale che delle prospettive, sia negli impegni finanziari nazionali e regionali, dovrebbero mirare verso un'opportuna valorizzazione delle produzioni localizzate in Sardegna attraverso politiche industriali di consolidamento e valorizzazione dei vari processi collegati ad iniziative, ad iniziare dai servizi, dalla cantieristica, dalla logistica, stabilendo un necessario legame con le università sarde nei processi di innovazione e di qualità per indirizzare precise risorse sulla sostenibilità ambientale.

In questo scenario d'insieme si sono evidenziate una serie di produzioni d'avanguardia da cui partire: l'impianto di produzione di clorosoda e membrana a Macchiareddu, che veniva ricordato prima, collegato alle saline, che è importante per la ricerca e per la produzione di idrogeno; l'impianto di Pvc emulsione di Porto Torres, l'impianto di produzione di acido tereftalico connesso alla produzione di PET ad Ottana, l'impianto di paraffina a Sarroch, l'impianto di produzione di rumene e fenolo a Porto Torres. Ancora in questa direzione è da interpretare l'insediamento ad Ottana, a valle dal processo di lavorazione dell'ex Inca, dello stabilimento della CFP per la lavorazione di pellicole plastiche ottenute da semilavorati derivati dall'acido tereftalico.

Il 14 luglio 2003, come ricorda la mozione, venne firmato a Palazzo Chigi - dopo mesi di lotte sindacali, portate avanti inizialmente dai lavoratori della Montefibre di Ottana, fino allo sciopero generale unitario proclamato dal sindacato sardo per salvare l'industria nell'Isola, culminato nella manifestazione di Abbasanta che aveva visto la partecipazione di ventimila persone - l'accordo di programma per la riqualificazione e la reindustrializzazione di poli chimici, che doveva rappresentare lo strumento operativo per affrontare le situazioni di crisi delle aree chimiche presenti in Sardegna. L'accordo sottoscritto dalle amministrazioni centrali e locali e dalle forze sociali aveva previsto uno stanziamento, è stato ripetuto dai vari interventi, pari a 300 milioni di euro: 100 a carico della Regione, 200 a carico del Governo.

Insieme all'onorevole La Spisa firmammo quell'accordo che io valuto positivamente; però c'è da chiedersi il perché fino ad oggi non sia stato impegnato neppure un euro delle risorse messe a disposizione. Su questo punto io non condivido l'impostazione dei firmatari della mozione, perché cercano di scaricare totalmente le responsabilità dei ritardi relativi alla mancata attuazione di questo strumento sull'Assessore dell'industria e sulla Giunta regionale, i quali si sono imbattuti in quelli che identifichiamo incidenti di percorso determinati da variabili esterne all'accordo stesso.

Partiamo dal problema energetico, che vede nell'Isola la presenza di quattro produttori di energia elettrica: ENEL, ENDESA, SARLUX, AES. Giustamente questo problema viene posto come problema centrale per il rilancio del settore produttivo; le argomentazioni le conosciamo tutti e quindi non le elenco. Il cavo sottomarino SACOI, Sardegna - Corsica - Italia, infatti non è solo inadeguato dal punto di vista delle capacità di trasporto, ma determina, in condizioni di fuori servizio, un ulteriore aggravio del sistema. A settembre del 2003, in un incontro a Palazzo Chigi, il Governo si diceva consapevole del grave problema dell'energia in Sardegna e confermava l'impegno di offrire risposte nel breve e medio periodo su tutta la partita energetica dell'Isola. In particolare veniva assunto l'impegno per lo studio del gasdotto Algeria - Sardegna, che ormai è diventato una specie di Araba Fenice, e di avviare la fase progettuale del nuovo elettrodotto SAPEI da mille megawatt che dovrebbe collegare la Sardegna al Continente, studio che doveva concludersi entro quest'anno.

Il primo incidente di percorso è avvenuto durante l'incontro fra il presidente Soru e l'amministratore delegato del Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN), a cui compete la realizzazione del SAPEI. Quest'ultimo ha reso noto che non solo non esistono i progetti esecutivi, ma che la posa del primo cavo da 500 megawatt avverrà nel giugno del 2008 e quindi, l'obiettivo di posa del SAPEI, alla fine del 2005 e contenuto nel piano energetico regionale, sarebbe irrealistico, perché non accompagnato da piani e progettazioni coerenti con la fine del 2005. Su questo punto mi auguro che si prenda atto che siamo di fronte alla sconfessione di un impegno solennemente assunto dal Governo un anno fa.

Per quanto riguarda invece il gasdotto che dovrebbe collegare l'Algeria con la nostra Isola, a me pare che la mozione non tenga conto dello scenario recente che si è delineato con l'apertura della seconda via riguardante l'entrata in funzione del gasdotto Libia-Sicilia-Italia Penisola da parte di ENI Snam con una portata di 8 miliardi di metri cubi. Per questo, secondo me, è necessario attendere la definizione del progetto che interessa l'Isola per capire le disponibilità reali delle risorse finanziarie e la posizione dell'UE e, alla luce di questo quadro, determinare poi una scelta definitiva per dotare la Sardegna di una fonte energetica a basso costo.

È evidente che se andasse in porto questa realizzazione, per la sua esecuzione occorrerebbero non meno di dieci anni e in tutto questo periodo c'è da chiedersi che cosa dovrebbe fare la Sardegna, con il suo apparato produttivo e il suo bagaglio di incertezze. Su questo problema, di vitale importanza per la nostra economia, è necessario, così come sta facendo la Giunta, riaffrontare e ridefinire col Governo un piano energetico regionale, tenendo presente che il lavoro svolto dalla precedente Giunta, lo dico senza spirito polemico, non ha prodotto grandi risultati. All'interno del nuovo piano energetico regionale dovrà rientrare la gassificazione del carbone del Sulcis, che rimane l'unica strada percorribile e concreta, anche a seguito delle affermazioni rese da rappresentanti dell'ENEL nell'illustrare alle parti sociali e al Governo il piano del carbone presentato nei giorni scorsi, che prevede l'utilizzo del minerale per la produzione del 40 per cento dell'energia elettrica in Italia.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Floris.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Concludo saltando gran parte dell'intervento. Allora, sull'accordo di programma per la chimica e sui presunti ritardi che si tentano di addebitare a questa Giunta, io intravedo da parte dei proponenti la mozione qualche voluta inesattezza utile solo a coprire delle precise responsabilità. È vero che, come si legge nella mozione, è stato costituito a marzo 2004 il comitato di coordinamento previsto dall'articolo 11, ma il soggetto responsabile dell'attuazione dell'accordo doveva essere il comitato di sorveglianza definito dall'articolo 12 dello stesso accordo, che andava costituito nei trenta giorni successivi alla sottoscrizione dell'intesa del 14 luglio 2003. A questo comitato era affidato il compito di esperire tutte le azioni utili per la rapida esecuzione degli impegni assunti. Mi chiedo allora perché, a distanza di quindici mesi, questo comitato non è stato ancora costituito.

Rimane il problema spinoso legato alle verifiche delle proposte progettuali presentato all'interno dei vari consorzi Creo e Crea. Su questo credo che la Giunta dovrebbe procedere con i piedi di piombo e verificare effettivamente che tutte le iniziative rientrino all'interno della filosofia che noi abbiamo abbracciato nell'accordo di programma per la chimica. In altri termini, se il Governo nazionale non dà certezze delle risorse finanziarie non ha senso realizzare interventi per cento miliardi da parte della Regione. Io credo che il problema centrale sia oggi avere da parte del Governo la garanzie delle risorse finanziarie. Su questa strada e su questi obiettivi come maggioranza siamo pronti a discutere e a confrontarci seriamente per trovare intese comuni su una serie di interventi, ad iniziare da quelli indirizzati verso il Governo nazionale per il rispetto dell'accordo di programma, che possano trovare altre possibilità di cofinanziamento all'interno degli strumenti diversificati.

PRESIDENTE. Prego i colleghi di rimanere nel tempo stabilito di dieci minuti. È iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signora Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, leggo quanto riportato da un quotidiano regionale del 26 settembre scorso: "Il comparto chimico a Porto Torres perde in tre anni oltre 700 addetti, da 2.600 a 1.900, un calo di circa il 30 per cento in tre anni." E' un'emergenza sociale che chi vive a Porto Torres tocca tutti i giorni con mano, che si concretizza con un esodo di lavoratori che vanno a lavorare in impianti chimici in tutto il mondo, con conseguente divisione di famiglie e figli, con una disoccupazione fortissima di adulti che non riescono a maturare l'età pensionabile, di giovani che non riescono a trovare sbocchi occupazionali.

In tutti gli attori sociali (sindacati, ente locale) emerge una fortissima preoccupazione per rischi di smembramento dell'impianto, di chiusura, di ricadute sociali ancora più gravi, di ripercussioni gravi sulle altre grandi industrie della Regione e del tessuto sociale di quella zona. Credo che siano problemi che stiano vivendo anche gli altri poli chimici della Regione; queste circostanze hanno provocato nelle scorse settimane e negli scorsi mesi il grido di allarme e di dolore emesso dai sindacati, dai massimi vertici sindacali, regionali; lo stesso segretario nazionale della CISL ha definito l'emergenza sarda come un'emergenza nazionale.

Abbiamo letto l'interpellanza dei colleghi del centrosinistra, abbiamo letto dell'attività della Commissione industria su questo tema, preoccupata ed attenta per programmare future iniziative. La mozione che abbiamo all'esame oggi non è altro che una legittima richiesta alla Giunta di notizie su quello che sta accadendo. È anche vero che sulla stampa abbiamo letto in queste ultime settimane di iniziative che la Giunta avrebbe intrapreso presso il Governo nazionale, presso la Presidenza del Consiglio, presso il Ministero competente. Però noi rispetto a questa mozione ci sentiamo di auspicare, in questa materia così importante e delicata, un ruolo positivo della Regione, propositivo, di indirizzo e di coordinamento, e quindi anche noi chiediamo un forte confronto con lo Stato sul rispetto degli impegni che sono stati assunti.

Naturalmente oggi aspettiamo di conoscere dalla Giunta le linee di azione che sono state intraprese nelle scorse settimane, negli scorsi mesi, su quello che si vorrà fare anche in futuro su tutti i temi che sono indicati nella mozione, sull'energia, sul SAPEI, sulla metanizzazione, sull'esecuzione di questo accordo di programma quadro, sui suoi tempi. Chiediamo alla Giunta sotto quest'aspetto una visione d'insieme dei territori, una visione che tenga conto di tutti i problemi e di tutte le potenzialità delle nostre zone. Abbiamo registrato a Porto Torres, di recente, un interessamento forte della Giunta sul tema del Parco Nazionale dell'Asinara, e questo naturalmente ci ha fatto piacere, proprio per la decisione con cui si è intervenuti.

Naturalmente auspichiamo anche che la stessa decisione e determinatezza la Giunta regionale ponga sul tema delle bonifiche, che si seguano con attenzione tutti i percorsi legati ai piani di caratterizzazione, tutti gli adempimenti che devono essere osservati, perché non si tratta di un tema avulso da questo, ma anzi direi che è un tassello importante di questo stesso tema, quindi chiediamo alla Giunta che si faccia portatrice di un'azione di stimolo, di controllo e di monitoraggio rispetto a questo tema.

Naturalmente ci aspettiamo dalla Giunta anche una forte attenzione sul tema della salute dei cittadini. Abbiamo letto con preoccupazione nei giorni scorsi sul giornale di notizie relative ad emissioni di diossina nell'aria provenienti dallo stabilimento poi smentite, ma non dalle fonti che avrebbero dovuto smentirle. Sappiamo di uno studio epidemiologico finanziato tre anni fa dalla Regione, di cui non si è avuta più traccia, sulla popolazione di Porto Torres; parlo della realtà che conosco. E' importante che la Regione su questi temi abbia una visione d'insieme e porti alle cittadinanze tutte le testimonianze che sono necessarie. Quindi, Assessore, anche se non è una sua competenza specifica, però anche su questo tema credo che sia importante che la Giunta si faccia promotrice.

In conclusione, ci sentiamo di affermare come Sardisti che siamo disponibili ad una battaglia per difendere il sistema industriale sardo e l'occupazione sarda, però chiediamo con forza a tutti i partiti e a tutte le forze politiche un approccio unitario su questo tema. Non è un tema sul quale ci si può dividere, alcuni interventi pronunciati stasera condividevano questo tipo di approccio, però ci sono state anche posizioni abbastanza radicali e distanti. Noi ci aspettiamo che il Consiglio regionale esprima oggi una posizione unitaria e chiediamo veramente che esamini tutte le possibilità in campo, perché anziché dividersi deliberi all'unanimità su un tema così importante per la nostra società.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio. Poiché non è presente in aula decade dalla facoltà di parola.

È iscritto a parlare il consigliere Cherchi Oscar. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi e signori della Giunta, l'oggetto della mozione che reca come titolo: "Attuazione dell'accordo di programma per la chimica" tratta il complesso problema dell'energia, e più in generale della politica delle risorse finanziarie della Regione attorno alla quale si gioca il destino della Sardegna e dei sardi.

Credo che quel famoso accordo di programma che in premessa i colleghi consiglieri che hanno presentato la mozione hanno ben evidenziato, quello del 14 luglio 2003, quel famoso accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna, effettivamente rappresenti un importante risultato politico, chiaramente non solo per quanto riguarda il discorso della chimica, quindi del comparto della chimica, ma, così come si legge testualmente, per quanto concerne il futuro dell'industria regionale, ed è riconosciuto unanimemente come lo strumento irrinunciabile per il rilancio del settore chimico regionale entro un quadro di riferimento nazionale.

Credo che la nuova maggioranza che si è avvicendata a quella del centrodestra, attraverso anche le dichiarazioni dello stesso Presidente della Regione Renato Soru, non possa e non debba assolutamente dimenticare l'accordo di programma siglato il 14 luglio davanti al Presidente del Consiglio dei Ministri. Addirittura lo stesso Renato Soru ha chiesto al Governo che lo stesso venisse rispettato. Quindi, ritengo che la mozione oggi all'ordine del giorno rivesta un valore per tutto il Consiglio regionale; non credo che ci possano essere, dopo le dichiarazioni rilasciate il 22 ottobre su La Nuova Sardegna da parte del Presidente, altre possibilità se non quella di rispettare quell'accordo e di andare avanti.

Ciò che però preoccupa noi del Consiglio regionale è un altro genere di dichiarazioni, quelle che ha pronunciato l'Assessore dell'industria a Sassari quando ha continuato a sottolineare la necessità di prendere tempo per verificare lo stato di attuazione dello stesso programma. Infatti, l'incontro che lei signor Assessore dell'industria ha avuto con il comitato per l'area di crisi Sassari-Porto Torres-Alghero - così sempre scrive La Nuova Sardegna del 22 ottobre 2004 - è stato un ennesimo atto interlocutorio nella vicenda dell'accordo di programma per la chimica.

Leggo testualmente: "Si dispone del primo screening delle imprese che si candidano ad operare nel nord ovest dell'isola. La Rau (così come la chiama il giornalista) si è impegnata ad una verifica sulle aziende nel giro di 15 giorni". Quindi questo è il tempo che lei ha preso per poter offrire una risposta, oltre che chiaramente al comitato, anche a questo Consiglio regionale. E' difficile intervenire su una mozione senza conoscere preventivamente il parere e gli eventuali impegni della stessa Giunta. E' difficile poter dire se in tre mesi, effettivamente, questa Giunta ha lavorato bene e se ha assunto delle iniziative che possano essere sottoscritte anche da questo Consiglio regionale. Questo, probabilmente, è un po' colpa del Regolamento dell'Aula, che prevede che prima intervengano i consiglieri regionali e poi, a chiusura del dibattito, la Giunta dia una risposta. Ciò, chiaramente, non permette flessibilità di dialogo con la stessa Giunta, perché non consente un rapido scambio dialettico per muovere critiche e apprezzamenti positivi sul vostro operato.

Io penso che però sia necessario, in qualche modo, sottolineare la situazione che la Sardegna oggi vive, per quanto riguarda il problema della chimica. Credo che la discussione che si sta affrontando oggi in Aula si possa dividere in due argomenti principali: il problema della chimica, che è l'oggetto della stessa mozione e il problema dell'energia.

Per quanto riguarda il problema della chimica, il collega Scarpa ha ben sottolineato le preoccupazioni del settore per quanto riguarda gli stessi lavoratori. Lui ha citato la situazione di Porto Torres, io riporto quella di Ottana. Ricordiamoci che il 31 dicembre tutti quei lavoratori andranno definitivamente a casa, rialzandosi così il sipario all'interno della stessa fabbrica chiusa di Ottana. Gli stessi lavoratori dell'ex Montefibre sono ancora una volta protagonisti, anche se fuori dalle stanze dove si decide, rappresentati da noi a Cagliari e dai colleghi parlamentari a Roma, dove si discute, sia a livello regionale, che a livello nazionale, comunque del problema della chimica. La chimica che per loro non c'è più in realtà; è da 16 mesi, questo bisogna riconoscerlo, che aspettano, da quel famoso 30 aprile, quando lo stabilimento chiuse i battenti.

Nell'accordo di programma, del 14 luglio del 2003, si era previsto che quei lavoratori riprendessero la loro attività nel più breve tempo possibile; invece è passato più di un anno e non è successo niente. Il 31 dicembre, lo ripeto, spero che non succeda quello che tutti noi auspichiamo che non debba succedere. Credo, inoltre, che sul problema dell'energia questo Consiglio regionale abbia la necessità di approfondire e quindi che abbia la necessità ancora una volta di ritornare sul problema, perché credo che sia un tema che vada sviluppato molto più attentamente e in modo molto più profondo.

Una proposta ci sarebbe; ritengo che dobbiamo tutti insieme, tutte le forze politiche di quest'Aula, senza divisioni, per una volta toglierci quella casacca che abbiamo indossato quali rappresentanti delle nostre forze politiche e provare a ragionare con la testa dei sardi, come se fossimo finalmente dei sardi. Proviamo a trovare la forza perché lo Stato centrale finalmente ci ascolti, perché tutti uniti riusciremo veramente - io ne sono più che certo - a raggiungere questi risultati.

Io credo che uno dei risultati che la Sardegna deve raggiungere sia proprio quello dell'abbattimento del costo dell'energia. Il costo dell'energia all'interno delle nostre famiglie, che è alla fine il termine ultimo di quello che è tutto il sistema che ruota all'interno della nostra Regione, deve diminuire notevolmente. Se noi riuscissimo veramente a riportare il costo dell'energia al costo minimo europeo, perché siamo tutti ben consapevoli che l'Italia ha il costo dell'energia più alto di tutta l'Europa, se noi riuscissimo a ridurre questi costi, credo che avremmo raggiunto un grande obiettivo.

Dobbiamo trovare un accordo per un impegno forte e unitario perché lo Stato ci possa fornire energia, importata eventualmente anche dal resto d'Europa, ad un costo pari almeno ad un terzo di quello attuale. All'interno della mozione si è parlato anche del metanodotto, è chiaro che siamo tutti d'accordo che arrivi il metano in Sardegna; mi auguro che nessuno possa essere contrario. Quindi, se non si abbattono i costi dell'energia non ci può essere futuro, non c'è futuro per la nostra Sardegna; né per la chimica né tanto meno per gli altri settori produttivi.

CUGINI (D.S). Noi siamo d'accordo con lei e anche con Scarpa.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Amadu. Poiché non è presente in Aula, decade dalla facoltà di parlare. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, la discussione della presente mozione parte da un fatto inconfutabile: l'accordo di programma per la qualificazione dei poli chimici in Sardegna. La complessa fase di concertazione fra le parti interessate, le istituzioni statali e regionali, portò alla stipula, nel luglio scorso, di un accordo di programma per noi importante, soddisfacente per le sorti future della chimica nell'Isola. Si volle adottare in quella occasione un valido strumento per consentire il rilancio dei poli chimici tradizionali in un quadro di riferimento più ampio come quello nazionale e, se vogliamo, anche internazionale.

I poli chimici di Ottana, Assemini e Porto Torres in Sardegna rappresentano i tessuti chimici più qualificati, riconosciuti strategici per il rilancio del settore chimico in Sardegna. Accordo, quello siglato, frutto di una seria concertazione che vide protagonisti sia l'Esecutivo regionale che le parti aziendali, sindacali e sociali in una cornice di collaborazione fattiva che, debbo riconoscerlo, ha visto anche il ruolo propositivo, anche in quella fase, dell'opposizione.

Chi mi ha preceduto ricordava che quell'accordo di programma è stato frutto di una lotta convinta anche da parte dei sindacati e delle forze sociali, proprio perchè c'era la consapevolezza della sua grande importanza. E tutto questo, naturalmente, si verificava con un particolare occhio di riguardo alla salvaguardia dei posti di lavoro, ma non era questo l'unico aspetto importante: ma si voleva in quel momento rilanciare soprattutto la chimica in Sardegna, sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Senza, però, soffermarmi sugli aspetti tecnici dell'accordo, altri ne hanno parlato, mi limiterò ad alcune riflessioni di carattere politico.

Intanto è opportuno fare chiarezza dicendo che la passata maggioranza (con risultati che certo sono quelli che sono) però si impegnò a fondo per affrontare e risolvere il problema della chimica che non è nato con l'avvento al governo di questa Giunta, e della Giunta scorsa, ma è nato sicuramente molto prima. Gli sforzi all'epoca furono coronati dal successo, che premiò la lungimiranza politica e la tenace difesa dei posti di lavoro nel settore chimico da parte di quell'Esecutivo regionale. Non a caso proprio in quell'accordo di programma furono inseriti anche i lavoratori del comparto tessile della LEGLER, che oggi si trovano ad affrontare una difficile crisi.

Questo argomento, purtroppo di non facile trattazione, non era prioritario nei programmi di questa coalizione, che ha preferito concentrarsi su temi di più facile presa nei confronti dell'opinione pubblica; ma se questo tipo di informazione non fu negata, certo venne sottovalutata dai mezzi di comunicazione.

L'assessore Sanna ride; ma io credo che non ci sia niente da ridere, che questi siano problemi seri. Noi tutti seriamente ci stiamo sforzando di avviare un ragionamento, poi sentiremo anche cosa dirà di importante l'Assessore Sanna, che non faccia ridere questa Assemblea. Credo che tutti quanti noi dobbiamo poter parlare ed esprimerci con pari dignità. Da parte nostra c'è la volontà di un confronto serio, e credo pertanto che non siano questi i momenti per lasciarsi andare a questo tipo di atteggiamenti.

La chimica sarda nel recente passato ha comunque rappresentato una pagina importante nella nostra politica economica, e il problema non va né sottovalutato, né minimizzato come autorizza a pensare l'inerzia fino ad oggi dimostrata dall'Assessore dell'Industria e dalla Giunta regionale. Io mi rendo conto che né l'Assessore, né questa Giunta oggi possono offrire risposte concrete, possono indicare quale sarà la soluzione, la strada maestra per risolvere la crisi. Noi ci stiamo sforzando di fare un ragionamento per trovare una soluzione, magari se possibile tutti assieme, ma non certo con l'obiettivo di dire, di accusare l'Assessore perché magari in questi tre, quattro, cinque mesi non ha trovato una soluzione. Noi stiamo facendo un ragionamento diverso.

Io proprio qualche mese fa, Assessore, le ho rivolto un'interrogazione sulla crisi del settore tessile in Sardegna, soprattutto nella provincia di Nuoro, in particolare della LEGLER. Anche questa non era una richiesta improntata da spirito polemico, era una richiesta volta ad affrontare in qualche modo il problema, sia per sapere quali erano le strategie della Giunta sia per capire se potevamo offrire un contributo in questa materia. Lei mi rispose dopo che trattò l'argomento a margine di un incontro di partito a Macomer; non credo che quella fosse la sede più giusta, perchè penso che quando un consigliere regionale chiede un incontro, la questione non vada affrontata a margine di una riunione politica, quindi credo che in quella occasione da parte sua sarebbe stata opportuna una sensibilità diversa. Lei invece mi rispose dicendo che gli atti erano a disposizione per chi volesse consultarli presso l'Assessorato.

Io oggi le dico che quegli atti li può consultare qualsiasi cittadino, non soltanto il consigliere regionale, perchè si tratta di atti pubblici. Quindi mi aspettavo da parte sua una risposta diversa, non fosse altro per rispetto di chi in quella zona ci vive e in questi anni ha tentato di affrontare il problema, non sempre riuscendoci. A noi pare che il Governo sardo e la maggioranza che lo sostiene abbiano abbandonato l'idea di spingere il governo nazionale a rispettare gli impegni assunti con i Governi sardi della passata legislatura. Ci pare anche, insomma, che la Giunta di centrosinistra non voglia riconoscere alle Giunte che l'hanno preceduta un certo impegno, spinto soprattutto verso l'autonomia che non ci si è limitati soltanto a proclamare.

L'onorevole Giagu nel suo intervento ha sostenuto che forse questo non era il momento giusto per affrontare il problema della chimica; sembra quasi che questa mozione sia stata presentata per distogliere il Consiglio regionale da altri argomenti molto più importanti quali la legge urbanistica e la legge di assestamento di bilancio. Io credo, invece, che i problemi da noi sollevati siano davvero importanti. Se abbiamo presentato questa mozione è perchè ci rendiamo conto che si tratta veramente di problemi di grande importanza.

Noi non ci siamo limitati ad un contratto generico per quanto riguarda gli spazi di autonomia nei confronti del Governo nazionale, ma abbiamo individuato e perseguito reali opportunità di autogoverno in campo economico. L'accordo di programma sulla chimica - l'abbiamo detto prima - costituiva un accordo importante. Ugualmente importante è il piano energetico, che disegna le linee di sviluppo dell'energia in Sardegna, e non solo quella destinata ai settori produttivi, ma anche quella destinata ai consumi delle famiglie; e credo che questo sia un argomento di grande importanza. Io mi auguro che questa maggioranza affronti in Consiglio regionale questa tematica, che sicuramente, oggi come oggi, costituisce uno dei problemi principali che dovranno essere esaminati.

Il discorso sul metanodotto, poi, mi pare che sia stato liquidato in modo un po' sbrigativo, non dalla Giunta, ma da qualche consigliere della maggioranza e credo che occorrerà riprenderlo.

PRESIDENTE. Concluda onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). Avevo altro da dire, però mi rendo conto che il tempo a mia disposizione è terminato. Voglio aggiungere che, per quanto ci riguarda, siamo consapevoli che l'argomento oggi in discussione costituisce un argomento serio, importante per la crescita e lo sviluppo della Sardegna. Sappiamo anche che la chimica oggi, nonostante la crisi non solo regionale, ma anche nazionale, può ritagliarsi importanti spazi per lo sviluppo; naturalmente deve trattarsi di una chimica moderna, innovativa, e diversa da quella che abbiamo finora conosciuto. Per quanto ci riguarda ci impegneremo affinché si arrivi ad una soluzione unitaria e assieme alla maggioranza del Governo regionale ci impegnamo a condurre le necessarie battaglie nei confronti del Governo nazionale perchè riteniamo che gli impegni che sono stati sottoscritti debbano essere rispettati.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, signori Assessori, io credo che ad ogni legislatura si ripeta un rito in quest'Aula, e questa volta il rito è stato inaugurato dall'attuale opposizione. Opposizione (di cui faccio parte) che ha riportato all'attenzione dell'Aula, in quanto ancora più attuale di ieri, il problema dell'industria in Sardegna, in particolare della chimica e dell'energia.

Nella scorsa legislatura alcuni colleghi intervennero sulle mozioni numero 64 e 65, sulla situazione del settore industriale e della chimica in particolare, presentate dagli allora Gruppi di opposizione, in particolare da Rifondazione Comunista e dai Gruppi del centrosinistra e dal P.S.d'Az. In apertura dei lavori alcuni colleghi sottolinearono un aspetto gravissimo per me che sono abituato a presenziare ai lavori in quest'Aula, seguirli, intervenire e riconoscere dignità a tutti gli argomenti che la Giunta e i colleghi di maggioranza o di opposizione portano all'attenzione dell'Aula.

Allora come oggi un Capogruppo intervenne denunciando, ancora una volta, la scarsa affluenza di consiglieri in Aula nonostante l'importanza e la grande attualità dell'argomento. "Evidentemente - disse - molti argomenti sono più accattivanti rispetto al problema della disoccupazione". Questo per dire anche che l'intento dei presentatori della mozione non vuole essere e non è quello di condurre una sterile e pregiudiziale opposizione, oppure di fare ostruzionismo con l'intento di rinviare la discussione di altri pure importanti ma a mio avviso non prioritari, argomenti posti all'ordine del giorno del Consiglio.

Perciò la discussione di questi argomenti, così come riportato nell'intervento dell'onorevole Giagu non è finalizzata a rinviare l'esame del DPEF e della finanziaria, provvedimenti urgentissimi per la Regione sarda, tanto urgenti perché - come ho avuto modo di dire altre volte anche in quest'Aula -la legge finanziaria, il DPEF sono provvedimenti fondamentali, per l'economia stessa della Regione sarda. In Lombardia e nel Veneto se non venisse approvata la finanziaria regionale ci sarebbe sempre un sistema economico capace di reggersi indipendentemente dall'azione della politica regionale. In Sardegna purtroppo non è così. Ecco perché non c'è nessuna volontà di farci del male. Si individuano soltanto dei temi che devono essere considerati altrettanto validi e prioritari rispetto ai temi portati da altri colleghi o da altre parti di questo Consiglio, della maggioranza o dell'opposizione.

Io concordo con l'onorevole Cherchi quando afferma che le regole non ci permettono di fare tutto ciò che vogliamo, ma bisognerebbe avere anche la lungimiranza e la capacità di interpretare e correggere la strada approvando regole nuove. Sarebbe stato infatti, secondo me, più razionale conoscere prima l'attività svolta dall'Assessore in questi tre mesi in riferimento ai temi toccati dalla mozione e solo dopo aprire il dibattito, un dibattito che sarebbe stato forse anche più breve di quello che si sta svolgendo in questo momento, perché molti dubbi sarebbero stati sicuramente chiariti dall'intervento dell'Assessore.

Il Regolamento, però, non consente questa inversione della modalità del dibattito e nessuno di noi ha pensato di poterla proporre, concedendo comunque in seguito alla Giunta la possibilità di concludere i lavori.

Per quanto riguarda il problema dell'industria, la crisi dell'industria, la crisi della chimica, a mio avviso, occorre distinguere due aspetti: la gestione dell'ordinario e la gestione del futuro - o, se mi passate l'espressione - dello straordinario. Di industria chimica si è discusso spesso in quest'Aula, e l'orientamento è sempre stato uno solo: mantenimento dei posti di lavoro; e anche oggi questa è la priorità. Ma non vedo sicuramente come strumento principale di sviluppo per il futuro della Sardegna un ulteriore impegno nell'industria chimica, mentre vedo sicuramente un impegno prioritario per il mantenimento di questi posti di lavoro e quindi di questa industria presente oggi in Sardegna per offrire una risposta alle difficoltà contingenti.

Certo la cosa più semplice è ribaltare le responsabilità e dire: "Noi siamo adempienti, lo Stato non lo è", in quelle due mozioni, infatti, molti di noi assunsero delle posizioni determinate nei confronti del Governo. Governo che difficilmente nella storia della Sardegna è stato un governo amico. Non l'ultimo Governo, ma il penultimo e gli altri ancora. Noi dobbiamo pertanto abituarci a parlare della Sardegna, dei suoi problemi, nella fattispecie dell'industria e dello sviluppo economico, come un problema nostro, endogeno. Non dobbiamo quindi aspettarci sicuramente favoritismi o attenzioni particolari, anche se è vero che con l'accordo di programma del 14 luglio 2003 un'attenzione particolare è stata riservata alla Sardegna.

Vorrei adesso soffermarmi su alcuni aspetti, io credo che la Regione Sardegna e il Governo abbiano investito centinaia di miliardi per il mantenimento dell'occupazione nel settore industriale, sia nel Sulcis, sia ad Ottana, a Porto Torres, Macchiareddu eccetera. A questa realtà io mi sono riferito il 18 ottobre 2004 con la richiesta della istituzione di una commissione di inchiesta per un'indagine conoscitiva sulla condizione economica e sociale delle zone interne, richiesta che non credo troverà l'opposizione di quest'Aula, e soprattutto non troverà l'opposizione della Giunta, presumo, perché è necessario sapere che cosa hanno prodotto questi siti, quali sono stati gli effetti della mancata industrializzazione: centinaia di miliardi investiti in infrastrutture fondamentali per lo sviluppo industriale ed economico generale, ma che per il riequilibrio energetico non hanno prodotto assolutamente niente.

Al fine di favorire un richiamo - altra linea discutibile nella programmazione industriale - di forze esterne alla Sardegna per promuovere un miglior sviluppo industriale, sono sorte tante "cattedrali", tanti capannoni, a volte senza muri laterali, sono state investite ingenti somme, ma non si vede occupazione, non si vede azienda, non si vedono imprenditori. Allora, forse è meglio - e questa è stata la mia richiesta, e spero che venga condivisa da tutti entro il mese di ottobre, massimo entro il mese di novembre - che questa indagine conoscitiva venga espletata per comprendere realmente cos'è avvenuto. Cos'è avvenuto significa anche conoscere cosa abbiamo fatto di buono e cosa di sbagliato. Non possiamo parlare di industria senza parlare di una politica del credito; non possiamo parlare di industria senza parlare di professionalità, di industriali. Vorrei conoscerle questi industriali, vorrei sapere qual è la condizione, professionalmente, del sistema industriale sardo.

Vorrei comprendere qual è stato il contributo delle parti sociali, sindacali, delle associazioni di categoria allo sviluppo mancato dell'industria in Sardegna per poter arrivare dopo, con cognizione di causa (con cognizione di causa dell'intero Consiglio), a capire quali sono le ragioni del mancato sviluppo industriale e gli strumenti per un possibile sviluppo economico; sviluppo economico che non necessariamente deve far perno su un settore che nell'attuale momento economico internazionale non sembra proprio possa costituire il settore trainante del domani.

Comunque, in alcune zone, possono essere effettuati degli interventi conservativi, mentre in altre, ancor più penalizzate per la mancanza di infrastrutture e per l'errata localizzazione, si può studiare e pensare ad un sistema industriale diverso, un sistema industriale che funga non solo da ammortizzatore sociale per i prossimi cinque anni, ma offra garanzie di sviluppo, di occupazione e di ricchezza per l'intero popolo sardo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Francesco. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me sembra che l'andamento del dibattito mostri chiaramente che i temi di cui discutiamo sono largamente, come si dice oggi, "bipartisan". Né alla maggioranza né all'opposizione può sfuggire che cos'è l'apparato produttivo industriale della Sardegna, né possono sfuggire ad alcune risposte alle domande sul ruolo che devono avere oggi e in prospettiva la chimica, l'energia, il settore estrattivo. Sullo sfondo c'è un'idea, io credo, di un'isola, di una Sardegna - perlomeno questa è l'idea che io riscontro nella maggioranza che sostiene il Governo presieduto dall'onorevole Soru - una Sardegna che deve riflettere...

PRESIDENTE. Forse non funzione bene il microfono, casomai cambi postazione.

SANNA FRANCESCO (La Margherita - D.L.). Dicevo, una Sardegna che registra un tasso di occupazione nei settori industriali più basso di quello medio italiano e in alcuni casi più basso addirittura di quello di alcune regioni del Mezzogiorno. I fattori di questo "rachitismo" dell'industria sarda sono stati già ricordati da alcuni colleghi; io accenno un'opinione su tre opzioni che abbiamo davanti, tre scelte che dobbiamo operare: quella sull'energia, quella sui costi dell'energia e sulle modalità di abbattimento degli stessi, e quella sulla metanizzazione e sul collegamento della Sardegna col resto del mercato energetico italiano.

Innanzitutto sfatiamo un luogo comune: non è vero che l'energia elettrica in Sardegna costi più che in altre regioni italiane. Nelle case, nelle nostre famiglie si paga un costo pari alla media del costo energetico nazionale e, addirittura, con l'avvento della borsa dell'energia, nell'isola di mercato costituita dalla Sardegna, da aprile ad oggi il prezzo dell'energia è sceso, cioè è diminuito rispetto a quello del mese precedente, marzo 2004, in cui non funzionava la borsa. Però questo costo energetico, questo prezzo dell'energia non basta ancora a garantire una piena e soddisfacente produzione dell'industria energivora sarda. Perché? Perché l'energia che si vende nella borsa italiana è prodotta da un mix di fonti che sono care rispetto al prezzo medio europeo.

Il mondo che è cambiato dal 1996 in poi, signori consiglieri, lo sappiamo tutti. La prima direttiva europea sull'energia, la liberalizzazione del mercato del 1999, il decreto Bersani, la liberalizzazione del mercato del gas naturale, il decreto Letta, sono tutti avvenimenti che fanno si che non si possa più far riferimento a concetti come quelli di energia di Stato. Ci sono alcuni nostalgici di questi concetti, ma non si può più far riferimento ad essi. Non si può più far riferimento ad uno Stato produttore considerato che il governo Berlusconi, la scorsa settimana, ha deciso di limitare al 30 per cento del capitale la partecipazione pubblica nell'Enel, che è diventata una grande pubblic company.

Cosa possiamo fare noi per abbassare il costo dell'energia in Sardegna? Indurre i grandi produttori industriali sardi energivori a diventare principalmente autoproduttori, usando la fonte tecnologicamente più adeguata a conseguire il risultato di un'energia prodotta a basso prezzo. Non il petrolio, quindi, e, devo dire, devo dire, sotto un certo punto di vista, nemmeno il metano, che segue nella curva di prezzo il petrolio, ma il carbone, che si può utilizzare in centrali ambientalmente compatibili con eccezionali abbattimenti di scorie e di CO2 in osservanza del protocollo di Kyoto.

Nulla dovremmo lasciare di intentato, quindi, per quanto riguarda l'utilizzazione del carbone Sulcis, sapendo che però da vent'anni nessuno ha saputo offrire una risposta diversa rispetto a quella che è stata data a gennaio del 1994 dal D.P.R. firmato dal Presidente Ciampi, modificata poi ad aprile dal D.P.R. firmato dal Presidente Berlusconi, e cioè l'affiancamento agli extra costi della fase estrattiva, di un incentivo che assimili l'energia da esso prodotto a quella prodotta da fonti rinnovabili. È la stessa cosa che fa un'azienda privata a venti chilometri da qui, la SARAS dell'ingegner Moratti, con il tar derivante dallo scarto delle lavorazioni petrolifere.

Io credo che tutti gli sforzi possibili in questa direzione devono essere fatti, come sta facendo la Giunta. Andiamo ad esplorare il tentativo di Sardegna Energy, andiamo a vedere bene, ma molto bene, che cosa c'è dentro l'ipotesi di realizzazione di centrali consortili, cerchiamo di capire chi sono i partecipanti a questo consorzio. Si tratta, del resto, di un investimento di circa un miliardo di euro, sia nel caso della gassificazione, sia nel caso dell'utilizzazione di tecnologie più tradizionali, e bisogna vedere se l'utilizzazione di sistemi tradizionali comporta comunque il mantenimento dell'impegno da parte dello Stato, di garantire un incentivo alla produzione di quest'energia.

Sino a luglio 2007 siamo coperti, si dice. Ma il sistema di tariffazione agevolata, che un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di febbraio di quest'anno ha individuato come sistema per far proseguire provvisoriamente la vita delle imprese energivore dell'alluminio e del piombo zinco in Sardegna, ha un respiro troppo corto, e questo respiro l'abbiamo già tutto consumato, ci ha fornito poco ossigeno. Tra l'altro la scelta del Governo di non notificare all'Unione Europea questo DPCM aggiunge, diciamo così, provvisorietà a provvisorietà. Bisogna che il tema del costo dell'industria energivora e del costo dell'energia venga fatto proprio anche dall'impresa che consuma, che deve essere sempre più - signor Assessore all'Industria - coinvolta nelle scelte strategiche, e nell'investimento in fonti adeguate ambientalmente e tecnologicamente.

Per quanto riguarda la metanizzazione, se è vero che l'energia elettrica non costa più di quanto costi nel resto d'Italia, l'energia necessaria per la produzione di calore, di acqua sanitaria, ai sardi costa di più: c'è chi dice il 18, c'è chi dice il 25, il 30 per cento, CONFINDUSTRIA dice qualcosa di più addirittura. Io credo che sulle cifre ci si possa mettere d'accordo, ma alcuni principi vanno ribaditi. Si legge nella mozione: "Vuole la Giunta continuare sulla strada di realizzare la metanizzazione della Sardegna?" La Giunta non ha denunciato gli accordi con il Governo, anzi direi che si pone in ideale continuità con l'accordo di programma quadro sulla metanizzazione siglato nel 1999 come ultimo atto dalla Giunta Palomba. Ricordo anche le reti per la metanizzazione realizzate a Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano con i soldi della Cassa per il Mezzogiorno e dalla legge numero 64 del 1986.

Ma questa metanizzazione, la costruzione del grande metanodotto destinato a collegare la Sardegna con l'Algeria non si può realizzare con i soldi dei sardi. Si tratta, infatti, seguendo un'intuizione che è contenuta anche in leggi dello Stato, di un'infrastruttura di carattere transeuropeo il cui costo deve gravare, o sulla rete complessiva delle utenze che hanno già goduto di queste iniziative nel resto d'Italia, oppure sull'impresa realizzatrice attraverso meccanismi moderni di project financing che già hanno visto realizzazioni di questo tipo. Green Stream, che collega la Libia alla Sicilia è stato realizzato senza contributi pubblici, interamente dall'ENI, in cui guadagno consisterà nel diritto a far pagare una sorta di pedaggio per il trasporto del gas naturale importato dalla Libia in Italia. Nello stesso modo si deve operare in Sardegna. C'è un trend di crescita dei consumi sia in Italia, sia in Europa. Sfruttiamo il trend di crescita e approfittiamo una volta tanto di questo.

Bisogna creare anche qualche meccanismo reale di incentivazione. C'è una legge dello Stato, la numero 273 del 2002, che all'articolo 27 prevede la concessione di contributi per la realizzazione del metanodotto tra l'Algeria e la Sardegna. Se dovessi dare una raccomandazione alla Giunta le suggerirei di incalzare il Governo al mantenimento degli impegni assunti con questa legge, perché nell'ultima riunione del CIPE, che si è tenuta prima che il ministro Tremonti bloccasse il funzionamento per 9 mesi (dico lui ma il blocco va ascritto al clima politico che si era creato attorno a lui) si stabil che il Ministro delle Attività Produttive dovesse emanare un decreto per distribuire i 230 milioni di euro necessari per la realizzazione del metanodotto. In questa delibera del CIPE si è stabilito che 46...

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.

SANNA FRANCESCO (La Margherita - D.L.). ...milioni di euro siano destinati a studi di fattibilità, circa 90 miliardi di lire (complimenti agli ingegneri) e 185 milioni all'approvvigionamento, trasporto e stoccaggio. A beneficiare di questi contributi sono state ammesse, però, anche altre opere che riguardano la cosiddetta rigassificazione, cioè una tecnica diversa da quella prevista per la Sardegna e quindi iniziative che riguardano Rosignano, Foggia, Rovereto e forse un nuovo gasdotto dell'ENI proveniente dalla Grecia.

Quello che possiamo fare noi per riconfermare questo principio è dichiarare che questi 185 milioni, di cui non ho avuto notizia dalla Giunta, devono essere destinati alla Sardegna. Spero anzi che la Giunta ci possa comunicare, sancendo la mia ignoranza, che queste risorse ci sono e sono a disposizione per la realizzazione di queste opere.

Ho concluso, Presidente, alcuni secondi per ricordare che la metanizzazione si deve realizzare anche con grande attenzione ai profili ambientali, che per i 300 chilometri di tubo sardo la "cabina di regia" deve essere sarda e vi deve essere il coinvolgimento di imprese e maestranze sarde. In un'opera che vale più di 2000 miliardi di vecchie lire deve esserci anche la presenza dell'impresa sarda, che di questi tempi non guasta.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, io non voglio dilungarmi, perché intendo tener fede all'impegno di concludere i lavori questa sera. Però, vedete, la storia si ripete sempre. Io potrei leggere una mozione presentata negli anni scorsi sulla situazione nel settore chimico; essa partiva dalla considerazione che tutto l'impianto produttivo sardo versava in uno stato di degrado e abbandono, dovuto anche alla politica di privatizzazione che aveva interessato massicciamente gli stabilimenti sardi, recando il massimo danno e facendo pagare all'Isola, più che ad altre realtà, le conseguenze di queste scelte con il consenso del sindacato e delle istituzioni. Questo è il contenuto di una mozione presentata dai D.S. nella passata legislatura.

In Sardegna, infatti, negli anni Sessanta, per non perderci nelle chiacchiere, esistevano due realtà, quella chimica (per scelte politiche da molti contestate) e quella estrattiva. Ci sono i cicli e i ricicli e ci sono le crisi ricorrenti…

SCARPA (U.D.C.). Anche i tricicli.

OPPI (U.D.C.). Anche i tricicli se è il caso! Però sta di fatto che la chimica ha subito una serie di crisi a catena. Abbiamo sempre detto che gli impianti, dal punto di vista tecnologico, erano all'avanguardia. Qualche società è anche in attivo. La POLIMERI che sta a Sarroch e che appartiene all'ENI, per esempio. Le società della SYNDIAL meno; sono strettamente collegate, ormai il sale si sta producendo, si vende anche tutto, ma se il ciclo non "tira" è chiaro che anche le saline Contivecchi non possono produrre, perché producono soltanto in funzione di questo ciclo. Nella stessa situazione versa il settore estrattivo. Sono andati male gli uni e gli altri.

Ora non mi voglio soffermare su azioni fallimentari come quella relativa ad Arbatax; si sapeva già che l'imprenditore non era in grado di poter portare avanti quell'inizativa; spesso siamo corsi dietro il mantenimento dei livelli occupativi, pur sapendo che si trattava di operazioni fallimentari. Allora, cominciamo a parlare per esempio del settore chimico. Il settore chimico ha registrato numerose crisi, però c'è un accordo preciso assunto dal Governo Berlusconi. Nel 1994 - 1995 disse, infatti, agli operai: "Salverò la CARBOSULCIS" Poi non ha salvato niente, però venne proposto il progetto della gassificazione, sul quale siete parsi unanimi. Tutti i vostri più autorevoli esponenti - a partire da Cabras e gli altri - gestivano l'ATI Sulcis, anche con consulenze; non dico altro! Ebbene, questi autorevoli amici poi si sono fermati allorquando si sono accorti che l'iniziativa non era bancabile.

In quegli anni sono stati scelti anche operatori indiani per la SARDAMAG, pur sapendo che si trattava di un'iniziativa fallimentare. In quegli anni hanno sempre scelto operatori sbagliati. Le colpe sono facilmente individuabili, perché siamo partiti negli anni Settanta dal settore estrattivo e abbiamo trasformato la silicosi in tumori, cioè i silicottici, i minatori di sessantacinque anni sono diventati operai metallurgici nel polo di Portovesme con tutte le conseguenze sanitarie ed economiche del caso. Pensate che allora si dovevano produrre 125.000 tonnellate di ALZAR di alluminio e invece se ne producevano 40.000. L'Imperial Smelting e il Waelz a Portovesme dovevano produrre a pieno ritmo e producevano, creando danni irreparabili, 60, 70, 80 miliardi di allora.

Ma allora esistevano le partecipazione statali; i problemi non c'erano, oggi invece c'è la GLENCORE, oggi c'è nuovamente la GLENCORE, c'è una società che non è un'industria, la EURALLUMINA che, per chi non lo sapesse, è un consorzio di trasformazione che registra alti e bassi, costituito inizialmente dalla METALLGESELLSCHAFT tedesca, dalla COMALCO australiana e dall'EFIM. A questo punto, però ci troviamo in una situazione difficile. Qual è il polo energetico? Qual è il tipo di iniziativa che volete intraprendere? La SOTACARBO? La gassificazione? Ancora non si sono svegliati. Stiamo attenti a parlare di diossina. L'ENI investe quest'anno circa quattro miliardi di euro, cioè ottomila miliardi di lire, per i siti inquinanti, per arrivare a quarantamila miliardi per i siti inquinanti nel nord, verso Genova, nel napoletano e in Sardegna, sia a Porto Torres, sia a Portovesme.

Attenti però perché per vent'anni mi sono sentito dire, costantemente, che il carbone nostro, che è lignite, è ricco di zolfo e qui non si poteva utilizzare, si parlava poi di miscelarlo, eccetera. Quindi ci andrei molto cauto ed inviterei l'Assessore, nei confronti di questa società, che si muove non certo con riluttanza, ad procedere con prudenza perché bisogna verificare puntualmente che non si tratti dell'ennesima truffa legalizzata. Ci sono anche collaboratori del Presidente che chiedono grossi contributi in virtù dei contratti d'area e non hanno i soldi per comprare il terreno; e se uno chiede tredici miliardi di contributo e non ha duecento milioni per il terreno non è un buon imprenditore.

Ebbene, le nostre difficoltà quali sono? Capire dove si vuole andare. Allora, io non voglio stasera perdere molto tempo, però voglio dare due suggerimenti. Noi eravamo convinti di poter negli anni trasformare le aziende decotte, le aziende del primario che non producono reddito (perché noi abbiamo attività nel settore primario che portano soltanto malattie e non producono nessun valore aggiunto) in aziende produttrici di ricchezza. In Veneto ne sono sorte decine di migliaia quando è crollato il comparto primario; Fusine, Marghera, eccetera.

Allora c'è un impegno del Governo - e noi non siamo mai stati teneri col Governo, neanche quando da democristiani avevamo come "dirimpettai" autorevoli amici anche di Gruppo - evitiamo la corsa ad assumerci le responsabilità e i vantaggi di certe operazioni. Ci sono i protagonisti che hanno siglato quel documento, sindacati, parti politiche, eccetera; fatevi carico di coinvolgere tutti, come avveniva in passato nelle battaglie condotte dalla Democrazia Cristiana assieme al P.C.I., senza il consenso del quale non si andava avanti. Oggi è lo stesso: verificato che esiste una possibilità concreta, utilizzate le intelligenze, le capacità, i rapporti di amicizia per portare a casa un risultato. Un risultato vuol dire garantire i livelli occupativi cercando poi (con la strategia che voi riterrete più opportuna, individuando magari filoni diversi, filiere diverse) di improntare una battaglia perché quell'impegno che è stato sottoscritto non venga disatteso. E questo è un primo tassello.

Il secondo tassello è quello del carbone, dell'energia. Stiamo attenti; non è vero che a Bruxelles hanno detto che va bene! Non è così, Bruxelles non ha detto che va bene. L'ALCOA afferma che chi fa pressioni a Bruxelles non siamo noi, non è lo Stato italiano, sono le altre nazioni. E se l'Olanda è alleata sull'alluminio la Germania certamente non lo è. E' il settore siderurgico che rivendica quello sconto sul costo dell'energia assegnato ai metalli ferrosi. Quindi c'è una battaglia, che non è una battaglia fra poveri, è una battaglia a livello anche internazionale e di comparti importanti dell'economia mondiale.

Siccome noi non abbiamo forza contrattuale, da dipendiamo sempre dal mercato di Londra che detta le regole, quando il mercato dell'alluminio "tira" e il prezzo sale anche a 2.500 lire al chilo, il costo dell'energia per quel settore diventa meno rilevante, ma quando il prezzo dell'alluminio, del piombo, dello zinco si abbassa conviene non produrre, conviene svolgere un altro mestiere, perché il costo dell'energia finisce per sovrastare il valore del metallo.

Io dico quello che non avrebbero detto i miei amici dell'opposizione di ieri, perché i risultati devono venire subito e i tempi sono abbastanza ristretti; si tratta di condurre una battaglia comune e in questa battaglia comune noi saremo al vostro fianco per rivendicare quegli impegni. Se gli impegni non venissero mantenuti noi non esiteremo a scendere in conflitto con chi gli impegni li prende e non li mantiene.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questa mozione aveva come principale obiettivo quello di riportare in quest'Aula, a distanza di qualche anno, una discussione sul futuro della chimica in Sardegna e, più in generale, sul futuro dell'industria, guardando ad un aspetto strutturale e fondamentale che, come qualcuno di voi ha già richiamato, è stato argomento puntuale di discussione in questo Consiglio regionale per molti anni, e cioè il tema energetico. Questa mozione ha l'obiettivo di richiamare questo Consiglio sulla circostanza che tutte le forze politiche di destra e di sinistra hanno voluto, negli anni scorsi, raggiungere un obiettivo comune, e mi richiamo al collega Floris che da un'altra parte, con un'altra veste istituzionale, governava un processo. Io credo che l'accordo di programma sulla chimica costituisca un patrimonio comune della classe politica sarda, di quella sindacale e, consentitemelo, anche del mondo operaio in Sardegna.

Oggi noi vediamo quell'accordo di programma cedere il passo, e non soltanto perché magari non è stato convocato il comitato di coordinamento o il comitato di garanzia, ma perché si sono registrate dichiarazioni che molti di voi hanno riportato, che mettono in discussione la strategia politica, economica e industriale tracciata negli anni passati. Una strada, consentitemelo, che non è soltanto delle Giunte che hanno governato nel passato. Il tanto richiamato piano energetico regionale non è il frutto di una determinazione di una Giunta, è il frutto di un lavoro di concertazione dove tutte le parti industriali, ma anche organizzazioni sindacali, hanno dato il loro contributo e hanno fatto sì che quel piano potesse essere approvato; ci sono i verbali di quella determinazione. E oggi mettere in discussione quel fatto infrastrutturale, determinante per l'assetto dell'industria e della chimica in particolar modo, significa in qualche modo bloccare, fermare quello che è stato fatto con quell'accordo di programma, ed è il primo accordo di programma che il Governo nazionale con quello regionale hanno sottoscritto in un periodo di emergenza. Era infatti ormai una consuetudine consolidata che si affrontasse soltanto l'emergenza ma mai si mettesse un passo in avanti per costruire qualcosa di strategico.

L'accordo di programma sulla chimica aveva e ha avuto questa capacità di guardare ad un progetto di sviluppo; ed è per questo che sono arrivate risorse finanziarie destinate a nuovi progetti di crescita per la nostra Regione, in particolar modo per le aree di Ottana, di Macchiareddu e di Porto Torres. C'era una strategia di fondo, che è emersa chiarissima da quell'accordo di programma che richiedeva nuovi investimenti e nuove scelte, diverse da quelle di Montefibre.

Io vorrei ricordare a voi tutti come Montefibre riuscì ad allocarsi ad Ottana e a rendere quel polo strategico, così come si disse tanti anni fa. Fu una contropartita: si chiuse il polo di Villacidro e si diede la centralità produttiva al sito di Ottana. Noi abbiamo detto: "Stringiamo un accordo con le organizzazioni sindacali, non continuiamo a sprecare risorse su un soggetto che sta guardando ai mercati asiatici, sta guardando ai mercati dell'India per nuove produzioni, pensiamo a diversificare le produzioni nell'ambito della chimica e della chimica fine". Occorreva pertanto rendere funzionale il sistema interconnettendo i vari siti: quello di Porto Torres, quello di Ottana e quello di Macchiareddu.

Era necessario trovare delle risorse finanziarie e queste sono state trovate. E si tratta di un fatto politico rilevante, unico nel suo genere.

Voi sapete che le risorse disponibili presso il Ministero dell'Economia per la programmazione negoziata per questo tipo di contratto di programma confluivano in un fondo indistinto che poteva essere utilizzato solo in presenza di progetti esecutivi immediatamente cantierabili. Il Governo nazionale, su forte pressione del Governo regionale, decise di siglare un accordo impegnando 200 milioni di euro per far decollare con certezza su quei siti i contratti di programma. Su cinque accordi di programma, però, soltanto due sono stati presentati e, da quello che sappiamo, è stata avviata una procedura di verifica bancaria, tecnica e strutturale dell'impianto del contratto di programma. Sugli altri tre bisogna fare fronte comune (Consiglio regionale, Giunta regionale, organizzazioni sindacali) perché l'accordo non venga svilito dall'assenza di progetti.

I progetti non arrivano in Sardegna perché l'energia costa molto, perché le strade sono più dissestate delle altre, bisogna avere la capacità di attrarre gli imprenditori creando condizioni di incentivazione reale (quindi infrastrutturale) e finanziaria, così come è previsto nell'accordo sottoscritto dal Governo. Poi c'è la partita energetica, sulla quale anche stasera e ho sentito davvero tante considerazioni che non posso condividere. Il collega Sanna, con uno slancio demagogico, ha affermato: "Non si può pretendere che il metanodotto lo si realizzi con i soldi dei sardi". E chi lo ha mai detto? Se noi avessimo voluto prendere, come elemento cardine, l'intesa di programma istituzionale firmata nell'aprile del 1999 dal Presidente Palomba, avremmo continuato a far ridere la Sardegna.

Era l'accordo più "farsa" mai sottoscritto in Sardegna ad un mese dalle elezioni. Diceva tutto e il contrario di tutto sulla metanizzazione. Prevedeva la realizzazione del polo criogenico ma non si sapeva se allocarlo a Porto Torres o a Sarroch. Prendeva in considerazione l'ipotesi del metanodotto ma poi non sapeva dove farlo passare. E c'erano le pressioni, che stanno riaffiorando, di certa parte politica, affinché si abbracciasse la tesi dell'Eni di non realizzare il metanodotto per la Sardegna attraverso l'Algeria e l'Europa. È una spinta politica che qualcuno qua dentro sta avallando, e noi puntualmente denunceremo tutti coloro che cercheranno di minare alle radici il sogno dei sardi di realizzare il metanodotto.

Quando si dice sul metanodotto occorre riflettere per altri sei mesi, nonostante esista una società, partecipata dalle nostre società regionali (non dei nostri amici, come è stato fatto nel passato) dalla SFIRS e dalla PROGEMISA, disponibile a progettare lo studio di fattibilità sul metanodotto, vuol dire che si vogliono favorire altre società, ben più quotate, disponibili a concorrere alla realizzazione di quel metanodotto. Allora, chiunque stia frenando quel processo lo sta facendo soltanto con un obiettivo; quello di favorire altri interessi che non albergano certo in Sardegna, ma che fanno capo all'Eni e ad altri soggetti che intorno all'Eni ruotano.

Allora, credo che non sia assolutamente corretto richiamare ciò che è stato fatto per la Carbosulcis. Nel 1994 venne firmato dal Presidente Berlusconi un DPCM che offriva la possibilità di ottenere quello sgravio finanziario previsto dal provvedimento numero 6 del 1992 del CIP (CIP6). Dal 1994 in poi la classe politica del centrosinistra - perdonatemi questo passaggio politico ma è necessario perché mi sono sentito e credo che ci siamo sentiti tirati per i capelli - i grandi sostenitori anche di questa maggioranza di governo oggi, sono stati artefici di un progetto che mancava di un elemento: la bancabilità finanziaria del progetto stesso. Cioè si diceva: "La Carbosulcis ha un progetto di gassificazione che non presenta gli elementi essenziali per questo tipo di azione".

Bene, il tempo è concluso, il tirocinio è concluso, il praticantato della Giunta è concluso, sono passati cinque mesi, credo che non sia più possibile accettare risposte attendiste; bisogna agire con azioni di coordinamento e con proposte…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pili.

PILI (F.I.). … che appaiano in maniera palese, non soltanto agli occhi dell'opinione pubblica, capaci di avviare a soluzione concreta i problemi che attanagliano la nostra regione.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'industria.

RAU, Assessore dell'industria. Signor Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Regione, onorevoli consiglieri e consigliere. Oggi il Consiglio si è espresso in relazione a questa tematica, ponendo anche questioni più generali rispetto a quella della situazione dell'industria sarda e delle politiche industriali in genere. A questo proposito l'accordo della chimica costituisce un tassello importante rispetto a queste politiche ed è un tassello che sicuramente la Giunta e il mio Assessorato non ha trascurato. Partirò cercando di organizzare i temi che sono complessi, partendo intanto dalle questioni energetiche per poi parlare più specificatamente della questione della chimica.

Noi sulla questione energetica abbiamo dichiarato di non voler diventare la piattaforma del Mediterraneo, ma di voler considerare il fabbisogno energetico, rivedendo il piano energetico regionale secondo l'obiettivo della stabilità del sistema energetico regionale, cercando di ottenere costi dell'energia non superiori a quelli delle altre regioni italiane in modo di far fronte ai fabbisogni di un pezzo importantissimo del nostro sistema industriale che, come sappiamo bene, è particolarmente energivoro.

Partendo da queste considerazioni, abbiamo però anche detto che la costruzione di centrali di autoproduzione e produzione di energia non risolve questi problemi, quindi dobbiamo individuare qual è il vero vantaggio e quali sono i costi che in relazione alle scelte di natura energetica, dobbiamo pagare. Mi riferisco in particolare ai problemi di impatto ambientale. È ovvio l'energia, in qualunque modo venga prodotta, ha un impatto negativo sull'ambiente. In relazione a ciò quindi cercheremo un punto di equilibrio e individueremo i reali costi e i reali benefici delle diverse opzioni di politica energetica. Il piano energetico sarà pertanto rivisto sotto questa luce.

Il progetto integrato miniera Sulcis e centrale. Noi abbiamo esaminato il progetto della SOTACARBO, l'abbiamo visto subito perché è stata presentata una prima bozza nel giugno 2004 e abbiamo incontrato nel mese di settembre, quando c'è stata la presentazione ufficiale di questo studio, i possibili investitori. Questo studio delinea degli scenari positivi per il sistema energetico regionale e quindi anche per il superamento di quelle criticità e di quelle esigenze che hanno le imprese energivore e che non ha l'imprenditore. Abbiamo anche verificato e stiamo incontrando i possibili potenziali investitori in relazione a questo progetto. Abbiamo sentito le imprese energivore perché, come veniva ricordato in alcuni interventi, il fatto che si tratti di imprese energivore che investono anche nell'energia a noi offre una maggiore sicurezza anche in relazione agli investimenti produttivi che vengono effettuati nella nostra Regione.

Queste imprese, però, inizialmente, non hanno considerato questo progetto come interessante, per loro, a breve termine. Si è fatta avanti solo una società, la Sardegna Energy che ha presentato un progetto, attualmente sotto il nostro vaglio. Si tratta di un progetto che prevede la massificazione del minerale. Nel primo studio di fattibilità presentato mancavano secondo noi alcuni elementi che abbiamo chiesto di integrare. Il progetto sarà valutato attentamente e prima di concedere il nulla osta occorrerà verificare chi sono tutti gli imprenditori, chi sono tutti i partners, la bontà del progetto e come viene sostenuto. Noi esamineremo al microscopio il progetto e lo approveremo solo se avremo la sicurezza della sua fattibilità.

A tale proposito vanno evidenziati anche i forti ritardi della Giunta precedente, in quanto il termine ultimo per la presentazione del progetto definitivo, del progetto integrato miniera - centrale era il 15 giugno del 2004. Quindi noi ci siamo trovati, come Giunta, ad operare non avendo a disposizione delle ipotesi definitive su cui effettuare la scelta. Ovviamente poter esprimere un parere su un progetto richiede del tempo, richiede delle valutazioni, richiede di poter sentire tutti i soggetti, proprio per poter disporre di un quadro completo e operare la scelta migliore. Quindi ci siamo trovati in una situazione difficile sotto questo profilo.

Metanodotto Algeria. La società GALSI ha presentato lo stato di avanzamento dei lavori a giugno 2004; dallo stato di avanzamento si rileva che c'è un ritardo rispetto alla tempistica prevista dal progetto di fattibilità; anziché il 50% è stato realizzato il 39 per cento. Nonostante poi vengano fornite delle indicazioni sulla fattibilità di mercato, manca assolutamente tutto il quadro economico finanziario, indispensabili per valutare la convenienza, la fattibilità, l'eventuale percorso da seguire, e gli interventi che la Regione intende predisporre.

Noi ovviamente siamo interessati, guarderemo a questo progetto con attenzione e sproneremo il Governo centrale laddove ci sarà da spronarlo. Puntiamo ad ottenere il gas per metanizzare la Sardegna e anche per riqualificare la capacità di generazione elettrica, invece che concentrarla a ciclo combinato; l'efficienza sarà così maggiore del 30 per cento e le emissioni, rispetto a quelle attuali, saranno sicuramente meno nocive.

SAPEI, è il cavo che collegherà Fiumesanto con Latina. Il primo mese che la Giunta ha iniziato ad operare abbiamo incontrato i rappresentanti del GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale) che ci hanno presentato un documento che prevede la messa in posa del primo cavo da 500 Megawatt nel secondo semestre del 2008, e l'altro cavo nel primo semestre del 2009. Questo era stato anche fatto presente alla Giunta precedente, quindi non ci si stupisca. Il 13 febbraio del 2004, infatti, si era tenuta, presso l'Assessorato, una riunione con il GRTN che in quell'occasione aveva consegnato lo stesso documento che ha consegnato a noi. Il ritardo è dovuto al fatto che è stato effettuato uno studio di fattibilità nel frattempo e che quindi sono emerse delle difficoltà per quanto riguarda, per esempio, la situazione dei fondali. In relazione ciò ovviamente noi abbiamo cercato e stiamo cercando di fare accelerare i tempi, anche perché la stabilizzazione del sistema è uno dei nostri obiettivi. Quindi per noi avere il cavo è fondamentale.

Accordo sulla chimica. Il 14 luglio 2003 è stato siglato questo accordo; la Giunta ed io abbiamo confermato la validità di questo accordo; l'accordo è valido e mette in luce una strategia che può sortire dei risultati proprio perché agisce nell'ottica di filiera, cercando di salvare quella parte della chimica che presenta ancora delle prospettive. Sappiamo che i progetti riguardano il consolidamento delle imprese chimiche, e che quindi ci offrono la possibilità di salvaguardare l'occupazione e di far sì che la chimica rimanga in Sardegna.

A questo proposito bisogna tenere presente la situazione che abbiamo ereditato e che cosa abbiamo fatto noi in relazione a questo, che è anche l'oggetto di questa mozione. C'erano due contratti di programma che erano stati già presentati, uno a giugno l'altro a luglio; su quest'ultimo, relativo al sito di Ottana, stiamo esprimendo, perché ce l'ha chiesto il Ministero delle Attività Produttive, il parere positivo, anche se contemporaneamente stiamo esaminando, e per questo abbiamo tenuto due riunioni con i rappresentanti dei territori, il problema delle utilities, che è un problema al momento irrisolto, ma strategico per permettere alle aziende di rimanere all'interno dell'area di Ottana.

Niente ancora si sa per quanto concerne la centrale AES, che pure è un elemento fondamentale per offrire qualche prospettiva. Con la CFP abbiamo invece un contattato costante, perché dovrebbe investire nel sito di Ottana, con ricadute positive anche sulla disoccupazione.

Sul problema di Ottana - è vero - erano stati fatti dei passi avanti; l'accordo ha sicuramente una sua valenza, ma rimangono problemi irrisolti anche di carattere strategico. Per quanto riguarda Porto Torres-Assemini, la parte ovviamente qualificante di quell'accordo è la cessione di asset da SYNDIAL a EVC, perchè è da lì che parte la filiera del cloro e cloro derivati. Il progetto di investimento di EVC si conosceva già da luglio del 2003; quindi non era questo il problema. Il problema è quello dell'energia. Dell'energia subito, perchè SYNDIAL a giugno dell'anno prossimo deve cambiare il consiglio di amministrazione e, nel semestre precedente, pertanto non può assumere decisioni. Quindi noi ci siamo trovati a dover gestire una situazione caratterizzata da un basso prezzo dell'energia, dove l'estensione del regime agevolato rispetto alle aziende dell'allumino, quindi zinco e piombo, era già stato concesso. È una richiesta che noi rivolgeremo al Governo centrale, ma sappiamo già che è di difficile accoglimento; e stiamo valutando tutte le altre strade percorribili. Fra l'altro c'è da evidenziare che in data del 14 maggio l'Assessore dell'industria, insieme alla Presidenza del Consiglio, SYNDIAL e IVC, avevano siglato un accordo in forza del quale entro un mese si impegnavano a risolvere questo problema energetico; accordo che non ha trovato una soluzione operativa.

Pertanto, noi ci troviamo ad operare rispetto ad un accordo siglato a luglio 2003, dove questi problemi erano già evidenti. Quindi in pochi mesi noi ci siamo trovati con un ritardo rispetto all'attuazione di questo accordo, ma anche con pochissimo tempo a disposizione rispetto alla risoluzione di problematiche che sono complesse e che necessitano di individuare strade che richiedono sicuramente tempi più lunghi. Per quanto riguarda i contratti delle piccole e medie imprese, noi mettiamo le risorse ma i progetti li vogliamo esaminare attentamente, li vogliamo vedere uno per uno. Noi investiamo risorse pubbliche solo in progetti che hanno prospettive. Per quanto concerne Porto Torres sono pervenuti solo dei titoli e, quindi, i quindici giorni sono necessari non per temporeggiare, ma per ricevere i progetti di impresa e i piani, perchè noi non vogliamo che tutto sia deciso solo dal Ministero delle attività produttive. Il Ministero farà la sua verifica, ma noi non vogliamo che questo strumento diventi una sorta di contenitore nel quale inserire imprese che non possono ottenere altra forma di finanziamento; quindi staremo molto attenti.

Questo è quello che abbiamo detto nelle sedi istituzionali ed è la strada che noi assolutamente vogliamo percorrere. Ad Assemini c'era, invece, già un consorzio, c'era già il consorzio CREA, consorzio che però non ha ottenuto il consenso delle parti sociali ed economiche firmatarie dell'accordo. La prima cosa che ci hanno chiesto sia i sindacati che le associazioni datoriali quando ci hanno incontrato è di rivedere quell'accordo, quel contratto, perché si sono sentite parti escluse rispetto ad un accordo che giustamente sentono come proprio.

L'Osservatorio nazionale della chimica era assolutamente d'accordo su questo, quindi sentite tutte le parti stiamo ragionando e abbiamo lavorato faticosamente per ripristinare gli equilibri. I ritardi, pertanto, non sono imputabili a questa Giunta. Ma alle difficoltà che abbiamo incontrato su questa strada.

Per quanto riguarda gli incontri, c'è stata una riunione dell'Osservatorio regionale della chimica, una riunione della segreteria tecnica in preparazione della riunione dell'osservatorio regionale della chimica, due riunioni dell'osservatorio locale di Nuoro, due di Porto Torres e una dell'area di Assemini. Sono andata dall'onorevole Borghini presso la Presidenza del Consiglio che, come voi sapete, gestisce una parte rilevante di operazioni previste dal contratto di programma. Abbiamo avuto un incontro con il Ministero delle attività produttive proprio per conoscere lo stato di avanzamento delle istruttorie dei vari progetti e la situazione delle risorse finanziarie attribuite agli accordi di programma. Siamo andati dal sottosegretario Letta e queste tematiche sono state tutte inserite in un documento nel quale si dichiara prioritario ed urgente per la regione Sardegna definire un percorso chiaro, un quadro più certo che stimoli anche gli imprenditori. Siamo in attesa di ottenere un appuntamento nei prossimi giorni da parte del Governo centrale per un incontro bilaterale rispetto alle tematiche energia e chimica.

All'ottavo punto la mozione chiede alla Giunta di riferire sulle "possibile definizione di un programma pluriennale di interventi da co-finanziare con i fondi strutturali del POR Sardegna". Noi crediamo che le scelte settoriali debbano essere fatte; sulla chimica abbiamo operato una scelta settoriale specifica, crediamo in quell'accordo se vengono perseguite quelle progettualità di cui abbiamo parlato. In presenza di necessità e progetti innovativi da parte dell'impresa noi mettiamo a disposizione le risorse del POR, i servizi reali, al contrario di quanto avveniva in precedenza.

L'ultimo punto, quelle delle bonifiche, non è competenza dell'Assessorato dell'industria, ma l'abbiamo seguito congiuntamente con gli altri colleghi della Giunta. Noi, non solo siamo interessati affinchè le bonifiche vengano effettuate nel minor tempo possibile, ma siamo interessati ad essere coinvolti come parte attiva rispetto alla SYNDIAL; vogliamo controllare chi andrà ad occupare quelle aree produttive, che per noi sono di grande interesse, e vogliamo anche - infatti la prossima settimana sarà organizzato un incontro in relazione a questo - che le bonifiche costituiscano un'opportunità di lavoro per le nostre imprese sarde. Per cui la prossima settimana SYNDIAL, sotto nostra richiesta, espliciterà alle nostre imprese il piano di bonifiche che intende realizzare, in maniere tale da andare incontro maggiormente alle loro necessità e permettere loro di organizzarsi.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, poiché lo scopo di questo dibattito, lo scopo che volevamo raggiungere nel presentare questa mozione era e rimane quello di porre all'attenzione del Consiglio questo problema, e rendere in qualche modo conosciuto, pubblico l'operato della Regione sia sull'accordo di programma per la chimica, sia per quanto riguarda la politica energetica, io rinuncio - come ho esplicitamente rinunciato anche nella presentazione della mozione - a toccare il problema delle responsabilità dei tempi e ad attribuire eventuali colpe o inadempienze a qualunque governo.

Io vorrei stare ai fatti perché, se vogliamo rendere utile questo dibattito, credo che a questi fatti dobbiamo attenerci. Su due punti, in particolare, accordo della chimica e questione energetica, che è collegata all'attuazione dell'accordo di programma. Per quanto riguarda i nuovi investimenti e gli incentivi, Governo nazionale e Governo regionale si sono impegnati allocando apposite risorse finanziarie in contenitori: nel capitolo per la programmazione negoziata e in un fondo indistinto.

Lasciamo quindi perdere la pretesa di vedere questo danaro sul tavolo, il problema è che questi incentivi arriveranno soltanto se ci saranno investimenti pronti, presentati, progetti credibili, analizzati bene. Io dico provocatoriamente così, Assessore: il meglio è nemico del bene. Se noi aspettiamo che siano monitorati, censiti, controllati, esaminati tutti i singoli investimenti proposti nei diversi consorzi, passerà moltissimo tempo. Mi riferisco, chiaramente, alla nuova industrializzazione, perché per quanto riguarda, invece, gli investimenti della DOW e dell'EVC, essi nascono da soggetti imprenditoriali consolidati, la cui serietà è attestata dai fatti, anche solo dal fatto che ritengono di voler rimanere in Sardegna.

Ma per gli altri, per i nuovi investimenti, cioè per gli investimenti proposti dai consorzi di impresa e per la reindustrializzazione, a partire dal rafforzamento delle filiere chimiche, ma andando anche verso altri possibili investimenti; è necessario (almeno questo è stato l'intendimento dell'Assessorato dell'industria in quei pochissimi mesi che sono intercorsi dalla firma dell'accordo alla data delle elezioni) è necessario - dicevo - procedere speditamente. Occorre procedere celermente ad intraprendere un'azione di scouting nei diversi territori (a Porto Torres, a Ottana, ad Assemini, nell'area di Cagliari) in modo tale da raccogliere le intenzioni di investimento, e portare a termine, nel modo migliore possibile, una istruttoria a livello regionale, per poi presentare tutto al Governo nazionale che, d'altra parte, è stato più volte invitato.

Io vorrei chiamare qui come testimone anche il collega Floris, per confermare quante volte su un certo investimento proposto nell'area di Ottana, su cui tutti abbiamo espresso perplessità entrambi su quei tavoli a Palazzo Chigi abbiamo detto: "Il Ministero delle attività produttive svolga un'istruttoria rigorosa per stabilire se un investimento è ammissibile oppure no, serio oppure no". Ma occorre far presto, altrimenti quelle risorse ci sfuggono di mano. Non sto a contare i giorni, quindici, venti, un mese, ma facciamo presto. Io credo che questo sia il primo impulso che può nascere da quest'Aula nei confronti della Giunta.

L'altro aspetto, invece, riguarda il collegamento tra la politica industriale, fra la politica di promozione di nuovi investimenti e la politica energetica. È stato detto a più riprese, e lo ribadisco, che per noi in Sardegna il vero problema non è un costo dell'energia elettrica più alto del resto d'Italia; no, il problema è che il costo dell'energia elettrica è alto in tutta Italia rispetto agli altri paesi, per scelte di politica energetica che non sono state operate da nessuno di noi qua dentro.

Però, ci sono delle scelte, degli orientamenti da assumere e qui entriamo nella porta stretta, Assessore, Presidente, colleghi del Consiglio. Quando voi dite che non volete che la Sardegna diventi una piattaforma energetica nel Mediterraneo, quando quindi criticate il piano energetico (che per lo meno noi possiamo dire di averlo fatto e l'abbiamo fatto anche confrontandoci ampiamente con tutti per mesi, non per qualche giorno, per mesi e pubblicamente), quando criticate l'impostazione di questo piano, entrate in questa porta stretta. Noi non possiamo pretendere di ottenere un costo dell'energia elettrica più basso per le nostre industrie energetiche mantenendo il mercato dell'energia così com'è.

D'accordo, l'attuazione del SAPEI è in ritardo; bisogna rimanere fermi nel chiedere assolutamente il rispetto di questo impegno e batterci non per una cavo di 500 megawatt, ma per un cavo di 1000 megawatt. Questo è il primo punto fondamentale. Ma a cosa ci serve un cavo da 1000 megawatt, Assessore e Presidente, se puntiamo sull'auto produzione dell'energia elettrica? A cosa ci serve? Per evitare i black out? Basterebbe molto meno. È evidente che un elettrodotto da 1000 megawatt, che tutti diciamo di volere (noi, voi, i sindacati, gli imprenditori) servirà per inserire la Sardegna nel mercato internazionale dell'energia, per importare (quando è necessario) e per esportare energia elettrica, ma anche per un problema, diciamo, di capacità di trasporto fisico, per un problema eminentemente economico.

Il costo dell'energia elettrica adesso è basso solo per le industrie metallurgiche grazie ad uno sconto sulla tariffa, che resterà in vigore fino al 2006. Ma perchè fino al 2006? Perché si doveva stabilire una data per la soluzione di un problema dal punto di vista strategico; cioè non avremo mai né la prosecuzione né eventualmente altri sconti di tariffe se non saremo capaci di proporre una soluzione strutturale al problema del costo dell'energia elettrica. Ma come possiamo raggiungere l'abbattimento del costo dell'energia elettrica se in Sardegna abbiamo una centrale da 600 megawatt, che immette quindi nel sistema energia a tariffa incentivata e con obbligo di ricezione da parte del GRTN proprio perché viene dal CIP6?. Se va avanti il progetto di gassificazione del carbone Sulcis ne avremo altri 400, forse 450. Ma il mercato sardo può permettersi, immettendo tanta energia sulla base di scelte operate fino adesso, di chiedere ai produttori di vendere energia a basso costo alle industrie energivore, non offrendo a questi produttori la possibilità di produrre energia elettrica a basso costo attraverso il carbone? Lo può fare se permette ai produttori di energia di rifarsi delle diminuite entrate dovute alla vendita a basso costo alle imprese energivore, di vendere anche ad altri energia elettrica. E a chi la può vendere l'energia elettrica l'ENEL, l'ENDESA, chi eventualmente realizzerà, se si potrà realizzare, questa centrale a Portovesme di 400, 500, 600 megawatt, dovendo anche risolvere la questione del carbone Sulcis?

Tutte queste tessere del mosaico potranno essere collocate insieme, solo operando una scelta energetica chiara, e cioè quella di un sistema energetico aperto al mercato internazionale. Il nodo, la porta stretta attraverso cui passare è quella di un piano energetico certamente da rivedere. Il piano energetico dev'essere infati rivisto continuamente, ogni anno, perché ci sono le variabili che richiedono di aggiornare le decisioni, ma se non si accetta questa apertura al mercato internazionale, torneremo indietro di anni, di decenni.

Io credo che questo Consiglio regionale, nell'esprimere i suoi indirizzi di politica industriale ed energetica, non può permettersi di non fornire un'indicazione chiara, non possiamo permetterci di non sottolineare che l'abbattimento del costo dell'energia e la stabilizzazione del mercato energetico regionale si possono ottenere soltanto in un mercato energetico aperto. Sì quindi al nuovo elettrodotto, sì alla possibilità di produrre energia a basso costo anche esportando.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Chiedo cinque minuti di sospensione per capire se si può arrivare ad un ordine del giorno unitario.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 53 , viene ripresa alle ore 20 e 05.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Chiedo altri 10 minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 06 , viene ripresa alle ore 20 e 22.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, così come eravamo rimasti d'accordo in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, noi riteniamo che sia opportuno, allorquando verranno presentati gli ordini del giorno, che anche le dichiarazioni di voto possano essere rese questa sera, per rispettare l'impegno di votare entro stasera la mozione presentata dal centrodestra e gli ordini del giorno che eventualmente venissero presentati, in modo da poter riprendere i lavori nella giornata di domani con l'ordine del giorno relativo al "decreto salvacoste".

PRESIDENTE. Onorevole Biancu, nessuno intende non mantenere fede agli impegni che sono stati assunti in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo. E' stata chiesta una sospensione per trovare un accordo e presentare un eventuale ordine del giorno unitario. E' stata accordata, il tempo è trascorso, l'ordine del giorno non è stato presentato, per cui…

BIANCU (La Margherita - D.L.). E' stato presentato.

PRESIDENTE. In questo momento? Per cui procederemo secondo quanto stabilito.

Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, sulla base degli impegni assunti in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo la seduta doveva essere conclusa alle 20 - 20 e trenta. Io avevo già preannunziato, perchè mi piace parlare in anticipo, che non avremmo frapposto alcuna obiezione, avremmo chiuso stasera, in caso contrario avremmo pronunciato ciascuno le dichiarazioni di voto; quindi non ci sono problemi; avete allungato voi i tempi. Se rispetterete gli accordi noi ci comporteremo di conseguenza, perché non interverremo certamente in dieci a pronunciare dichiarazioni di voto. Abbiamo perso mezz'ora non per nostra responsabilità. Siamo favorevoli a procedere speditamente e a chiudere possibilmente non in un'ora, mezz'ora, ma nei tempi più rapidi possibili.

Discussione della mozione La Spisa - Pili - Ladu - Diana - Vargiu - Oppi - Petrini sull'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica (11)

PRESIDENTE. Visto e considerato che l'ordine del giorno non è unitario possiamo procedere con la votazione della mozione.

Metto in votazione la mozione numero 11.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo qualche minuto di tempo per poter almeno esaminare l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, adesso verrà distribuito ai consiglieri. Intanto si può procedere con la votazione della mozione perché non essendo l'ordine del giorno unitario, se la mozione non viene ritirata dev'essere votata. Se poi si vuole approfondire l'ordine del giorno e si richiede un'ulteriore sospensione...

Prego onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Chiedo di avere il tempo necessario per poter esaminare anche l'ordine del giorno prima di mettere in votazione la mozione e l'ordine del giorno. Credo che ciò sia utile anche alla maggioranza se si vuole arrivare ad una conclusione comune.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 28 , viene ripresa alle ore 20 e 33.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

Metto in votazione la mozione numero 11.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, voto naturalmente a favore di questa mozione per le motivazioni che credo siano state analiticamente illustrate in quest'Aula, evidenziando che in detta mozione sono punto per punto contenute da un lato la descrizione del percorso intrapreso fino ad ora nell'affrontare il problema dell'industria di base, in particolare dell'industria chimica, dall'altro evidenziate le questioni relative alla politica energetica collegate alla politica industriale in Sardegna. Queste politiche sono state oggetto di un confronto serrato per mesi con tutte le parti sociali e costituiscono un punto di riferimento (su cui credo nessuno possa oggi discutere) per quanto concerne i passaggi ulteriori necessari per l'attuazione dell'accordo di programma per la chimica.

In questa mozione sono contenute alcune valutazioni sulla reperibilità delle risorse, sul percorso da adottare per impiegare gli incentivi assicurati più volte dal Governo nazionale e dal Governo regionale a supporto degli investimenti nel momento in cui naturalmente questi investimenti possano essere però dichiarati accoglibili per essere inseriti e tenuti in considerazione negli strumenti della programmazione negoziata. Mi riferisco, in particolare, allo strumento del contratto di programma e del contratto di localizzazione oltre che all'eventuale utilizzo delle risorse che possono arrivare dalla legge 181 per le aree di crisi.

Io non posso che sottolineare il fatto che contrariamente alla prassi seguita sempre in questo Consiglio regionale nei rapporti con la Giunta, per sostenere nel miglior modo possibile le azioni di contrattazione, i tavoli di confronto con il Governo nazionale, contrariamente a questo tentativo sano, buono, di individuare dei punti di contatto con tutte le forze politiche, oggi si va invece ad una divisione voluta da questa maggioranza, evidentemente per una mancata condivisione di alcuni dei punti che sono stati condivisi da tutte le forze politiche sindacali e imprenditoriali in questi anni.

Prendiamo atto di questo, prendiamo atto cioè di una volontà politica inesistente riguardo alla possibilità di dialogo, prendiamo atto che se le votazioni andranno come si presume e come si preannuncia dai comportamenti tenuti in quest'Aula, non siamo stati noi a chiedere la sospensione per tentare di arrivare ad un ordine del giorno unitario, l'avete chiesta voi, dopo due minuti ci avete detto di non essere più disponibili a questo. Prendiamo atto di questo, noi sosteniamo ancora queste ragioni, che non sono le ragioni di una parte politica, non sono le ragioni del centrodestra, ma di tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare l'astensione per quanto riguarda la mozione presentata dal centrodestra, perché condividiamo l'intuizione di quell'accordo di programma che ha visto coinvolti i sindacati, gli imprenditori, e condividiamo e voteremo a favore l'ordine del giorno presentato dal centrosinistra dopo che ha subito questo "pluritrapianto" di organi importanti.

Il primo ordine del giorno era infatti abbastanza anemico, esangue; qui invece siamo d'accordo sia nell'incalzare il Governo affinché una volta tanto mantenga gli impegni presi e i cofinanziamenti, sia per quanto riguarda la corretta quantificazione dell'apporto delle fonti rinnovabili e sia per ciò che riguarda appunto l'eolico.

Proprio ieri ho vissuto la triste esperienza di vedere alcuni paesaggi deturpati da pale e torri alte cento metri, ma che anche se fossero state alte sessanta metri avrebbero costituito ugualmente un pugno nello stomaco oltre che un incontestabile inquinamento visivo.

Chiaramente siamo d'accordo anche affinché la Regione sarda non deleghi ad altri la parte di opere che attraversano il territorio regionale. Quindi voteremo a favore dell'ordine del giorno presentato dal centrosinistra.

PRESIDENTE. Vorrei ricordare ai colleghi che in questo momento è in discussione la mozione, quindi si possono pronunciare dichiarazioni di voto sulla mozione e non sull'ordine del giorno che verrà esaminato in seguito.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, nel preannunciare il mio voto favorevole, volevo pronunciare qualche piccola riflessione in riferimento a quello che nell'ambito dell'accordo di programma risulta essere il cuore del problema, ovvero il futuro dell'industria chimica in Sardegna, che in termini di rilancio del settore nell'ambito di un quadro di riferimento nazionale ed europeo, anche nel rispetto delle sue notevoli ripercussioni nel settore energetico, ha la necessità che venga ipotizzata una metodologia di intervento in grado di rendere operative le strategie di breve, medio e lungo periodo. Si tratta di strategie che, tra l'altro, precedentemente erano o sembravano assolutamente condivisibili e condivise da tutti, anche in considerazione del fatto che il modello di sviluppo industriale al quale facevano riferimento è stato messo in discussione dal nuovo scenario competitivo a livello mondiale.

A tal fine l'unicità del problema sia nella sua espressione più diretta, la chimica, che in quella più trasversale o indiretta, l'energia, accomuna le tre realtà locali interessate (Assemini, Portotorres e Ottana) in termini univoci, rendendole parte di un quadro di problematiche più ampio che coinvolge le scelte strategiche che la Regione è chiamata a prendere in considerazione. Anche per questo si aprono le condizioni per poter trattare la questione nell'accezione di sistema, ovvero in base ad un'unica piattaforma integrata di intervento, piattaforma nella quale l'integrazione si concretizza, da una parte, come punto di incontro tra problematiche e competenze e ambito di localizzazione, dall'altra come contesto di integrazione per lo sviluppo in una logica di filiera.

E' in tal senso che le azioni intraprese dalla precedente Giunta dovrebbero risultare essere condivisibili da tutte le forze politiche come leva per la creazione di un nuovo intervento di sviluppo del sistema produttivo regionale, così da ricreare i presupposti per poter competere nelle migliori condizioni nella sfida della globalizzazione. E' in questa prospettiva infatti che la Regione Sardegna deve vivere l'esigenza di dar corpo alle politiche di sostegno per la qualificazione e il potenziamento del settore produttivo ed energetico nell'ambito di un'economia produttiva di un mercato degli investimenti e della localizzazione globali, privilegiando in tal senso gli strumenti integrati di intervento, i soli in grado di mettere il futuro dell'impresa sarda, anche al di là del comparto in oggetto, nelle condizioni più idonee per la partecipazione al valore. Infatti, solo partendo da una metodologia di tipo sistematico si possono porre le fondamenta per un approccio operativo di natura progettuale incentrato sulla stretta integrazione ed interazione tra territorio e risorse.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, Assessori, dispiace entrare nel merito di un argomento come questo proprio oggi, nel giorno della commemorazione dei defunti. Non vorrei, infatti, che la giornata di oggi si trasformasse in un de profundis per la chimica della Sardegna. Certo sarebbe stato meglio discutere questo argomento il giorno della Pasqua di risurrezione, però considerata la scarsa volontà di trovare un accordo su un argomento così importante per la Sardegna, vorrei sapere quale responsabilità a questa maggioranza viene addebitata per quanto riguarda la politica della chimica in Sardegna, considerato che questa non risale ad oggi, non risale alla Giunta Pili, non risale alla Giunta Masala, non risale neanche alla Giunta Floris.

Credo che il de profundis oggi noi l'abbiamo suonato soprattutto per la politica della Sardegna, perché appare palese, dalla discussione di oggi, la scarsa volontà della maggioranza di collaborare con l'opposizione. Argomenti come questo - e non è retorica - ed è stato detto più volte, non sono di nessuno, non sono né di destra, né di centro, né di sinistra, appartengono prima di tutto ai lavoratori che in queste imprese si guadagnano il pane tutti i giorni e che noi abbiamo il dovere di tutelare perseguendo una strategia, certo, rivolta a cambiare il quadro economico e sociale della Sardegna, e quindi più attenta ad altri settori, ma non per questo distruttiva nei confronti di un settore, quello chimico, sul quale bene o male abbiamo erogato investimenti regionali che si sono "mangiati" via via più di un piano di rinascita della Sardegna. L'argomento quindi meritava la discussione che si è tenuta oggi; avrebbe meritato l'unitarietà dei documenti esitati da questo Consiglio, ma la responsabilità non è nostra, e di questo ne siamo fieri. Ecco perché voteremo questa mozione, che avremmo certamente ritirato se avessimo incontrato una diversa sensibilità politica da parte dei partiti di Governo, che forti oggi di una maggioranza di seggi in quest'Aula (dovuta ad una legge elettorale, e non certo proporzionale ai consensi ottenuti tra la gente) avrebbero dovuto dimostrare - lo ripeto ancora una volta - una ben diversa sensibilità.

Sarebbe stato dovere di quest'Aula trovare un momento di sintesi per il bene della Sardegna. Ma se queste sono le prospettive, se questo è il buongiorno della politica di questa legislatura, credo che nonostante i numeri di cui la maggioranza dispone, non mancheranno le occasioni per metterla in crisi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SORU (Prog. Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, io voterò contro questa mozione, però anche a seguito dell'ultimo intervento vorrei spendere due parole sulla volontà di questa coalizione di collaborare attivamente con la minoranza per difendere gli interessi di tutta la Sardegna. Non è per non difendere gli interessi di tutta la Sardegna che stiamo votando contro e che io voterò contro questa mozione. Non ho partecipato a tutto il dibattito, ma dal tenore degli ultimi interventi che ho potuto ascoltare non mi sembra che la mozione sia stata presentata per associare la forza di un Consiglio regionale unito al lavoro che la Giunta sta cercando di compiere per salvaguardare gli interessi di quel che rimane della chimica in Sardegna. Mi è sembrato invece che si perseguissero degli interessi totalmente diversi.

Diversamente da quello che è accaduto nel passato questa Giunta fa tesoro di tutto ciò che è stato realizzato anche dala Giunta precedente e fa tesoro di tutti gli accordi di programma che ha trovato nei files della Presidenza e dei diversi Assessorati, anzi, anche dei files che con qualche fatica ha dovuto recuperare in qualche occasione. Ho sentito parole pesanti sull'intesa istituzionale Stato-Regione del '99 firmata dall'allora Presidente Palomba e dal Presidente D'Alema e forse è stato un errore, secondo me, della passata legislatura, non essere ripartiti da quel filo e non aver preteso punto per punto gli adempimenti di quell'intesa che impegnava Stato e Regione. Si è partiti così, in maniera diversa e in maniera errata.

Questa Giunta sta ripartendo da quell'intesa istituzionale e da tutti gli accordi di programma quadro che, a seguito di quell'intesa, sono stati comunque siglati, e sta partendo anche da quegli accordi di programma quadro che si sarebbero potuti concludere e che invece non sono stati perfezionati. E fa tesoro anche dell'accordo di programma quadro che è una conquista di tutta la società sarda, della Giunta precedente, del Consiglio regionale precedente, dei sindacati, del territorio, e di cui ha chiesto conto al Governo fin dalle prime settimane. Su quell'accordo di programma quadro ha basato una lettera che prontamente ha inviato al Governo e ha improntato gran parte del primo incontro che siamo riusciti ad avere con l'Esecutivo nazionale. Ne avremmo voluto parlare ulteriormente, spero di parlarne tra poco, essendo ormai terminata la discussione sulla legge finanziaria e sulla firma del nuovo trattato europeo che si frapponevano alla nuova discussione dell'accordo sulla chimica, argomento che abbiamo messo responsabilmente al primo punto dell'ordine del giorno, partendo dall'accordo di programma quadro che è stato siglato.

Perché allora non votiamo a favore? Innanzitutto perché, come ho detto prima, non ravviso un segnale d'aiuto nella mozione ma un motivo per creare divisioni. Non voto a favore perché non posso accettare il consiglio di fare in fretta e di non entrare nel merito dei progetti. Non saremo noi a non entrare nel merito dei progetti; se qualche progetto non andrà a buon fine non sarà certo perché non l'avremo responsabilmente valutato e non vorremmo essere accusati, come è avvenuto per molte industrie insediatesi in Sardegna, di progetti non valutati, di progetti iniziati e di ulteriori soldi rubati alle risorse disponibili per lo sviluppo della Sardegna. Non possiamo votare a favore perché si è parlato anche di politica energetica, e noi su quella politica energetica abbiamo ampiamente discusso anche in campagna elettorale e mostrato le nostre perplessità e i nostri motivi contrari. Siamo per esempio contrari all'ipotesi che l'80 per cento delle installazioni eoliche siano ubicate in Sardegna. Se la Sardegna oggi ha il 60 per cento delle servitù militari non avrà l'80 per cento delle servitù eoliche di tutta l'Italia. Siamo contro perché pensiamo che il SAPEI da mille megawatt sia stato promesso ai sardi ai tempi dell'allora Ministro Letta con altre finalità che non sono quelle di esportare energia elettrica, che comporta forti impatti ambientali e pochissime ricadute occupazionali. Noi vogliamo esportare altro; quel cavo serve sì per garantire che la Sardegna faccia parte di un sistema energetico internazionale, ma per accedere ad energia a più basso costo...

PRESIDENTE. Prego, concluda Presidente.

SORU (Prog. Sardegna), Presidente della Regione. Sto concludendo. Quindi non potevamo votare a favore. Abbiamo presentato una mozione che speriamo possa essere approvata all'unanimità in modo da dar corpo a quel proposito di sostenere l'impegno della Giunta verso il Governo nazionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, noi voteremo a favore della mozione che abbiamo firmato; è naturale che l'intervento del Presidente della Giunta veramente aiuti a votare a favore, però aiuta anche a ragionare nel senso che va bene tutto: va bene che la minoranza presenti una mozione, che sia una mozione della minoranza, va bene che la maggioranza chieda di cercare di addivenire ad un ordine del giorno unitario che costituisce palesemente il tentativo di ottenere qualche minuto di tempo per scrivere materialmente l'ordine del giorno ,completandolo, rendendolo più organico eccetera. Quindi va bene tutto.

Ovviamente noi sappiamo, perché conosciamo le regole della democrazia, le regole dell'Aula, le regole del parlamentarismo, ed accettiamo tutto, però devo dire che quello che in quest'Aula suona difficile da comprendere, Presidente, è il continuo richiamo al desiderio da parte della Giunta e del suo Presidente e della maggioranza che la Giunta e il Presidente rappresentano, di arrivare a soluzioni che siano unitarie, dove l'unitarietà è sempre considerata come un avvicinamento della minoranza verso le posizioni della maggioranza. Questa non è un'unità, nel senso che l'unità è quella che proviene dal dialogo, dal confronto delle posizioni e dal ragionamento. Se voi avete dell'unitarietà un concetto differente è bene che sia chiaro una volta per tutte che questo concetto lo porterete avanti per cinque anni con cinquantuno voti.

La minoranza sino adesso in quest'Aula ha svolto un ruolo che non è stato di distruzione, ma di confronto, di miglioramento delle proposte che provengono dalla maggioranza. Se questo ruolo viene in qualche maniera compreso, in qualche maniera apprezzato, in qualche maniera stimolato, in qualche maniera sostenuto, si può andare a cercare di fare qualche cosa tutti insieme nell'interesse della Sardegna. Ma se quello che chiedete a noi è sempre e soltanto di mettere un timbro sulle vostre iniziative perché tanto le iniziative che provengono da voi sono sempre le migliori e noi dobbiamo semplicemente riconoscere che siete portatori del Verbo e di proposte migliori delle nostre, insomma, questo non è il confronto, non è il dialogo e non è neanche un ruolo che si possa chiedere alla minoranza di svolgere, perché la minoranza non è disposta a svolgere questo ruolo che non è il suo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, il nostro Gruppo aveva deciso di non intervenire in sede di dichiarazione di voto, perché già negli interventi mio e del mio capogruppo era stata manifestata un'apertura, forse non adeguatamente colta, sui temi dell'industria in Sardegna e su quelli dell'energia. Ovviamente noi dovremo limitarci in questo momento ad esprimere un giudizio sulla mozione, ma siamo finiti, ahimè, a esprimere giudizi anche su ciò che dobbiamo discutere a seguire, cioè sull'ordine del giorno.

Premesso che noi avevamo intenzione di votare l'ordine del giorno precedentemente presentato su cui avevamo dato l'assenso, ma che improvvisamente è stato cambiato, adesso ci ritroviamo con un nuovo ordine del giorno presentato sempre dalla maggioranza alla ricerca di quell'unità sulla quale - se non mi avesse preceduto molto bene il collega Vargiu nell'esplicitare il concetto - avrei avuto anch'io qualcosa da dire.

Mi spiace, Presidente, che lei si faccia condizionare da uno o due interventi, tra l'altro condivisibili per quanto ci riguarda, e non tenga conto di un'altra serie di interventi che poteva aprire la strada ad un ordine del giorno unitario che rafforzasse il ruolo della Giunta nei confronti del Governo, senza nessun superamento o prevaricazione delle parti. Su questo tema, come su altri, noi confidavamo che si potessero trovare comunque dei punti di incontro che rafforzassero la Giunta nel momento del confronto con il Governo centrale. Prendo atto che ciò non è avvenuto; confidiamo comunque che nel prossimo futuro questa nostra disponibilità possa essere recepita anche se sembra alquanto difficile.

Per quanto riguarda il tema dell'eolico, delle politiche energetiche, credo che quest'Aula dovrà reintervenire, dovrà ridiscutere. Una cosa è infatti la linea della Giunta, basata su un programma elettorale come lei ha ben detto, altra cosa è il confronto politico che deve avvenire in quest'Aula. Perciò su quel programma elettorale votato sì e no dal 50 per cento dei sardi, in base ad una legge elettorale abbastanza discutibile e soprattutto su quella parte di programma, il Consiglio sarà chiamato a discutere. Posso comunque anticiparle che discuteremo anche del fatto che nei paesi ad alta produzione petrolifera, l'impatto ambientale è decisamente forte, però vi è anche un'alta redditività. Ora noi non dobbiamo tendere all'eccesso da una parte ma dobbiamo cercare di vendere ciò che possiamo vendere al meglio, salvaguardando le condizioni ambientali.

In quell'occasione valuteremo i pro e i contro; ma sicuramente se siamo chiamati qui soltanto per dire sì o no a quello che voi proponete, credo che potremmo fare a meno decisamente di rivederci in quest'Aula e quindi di continuare giustamente, legalmente, così come è possibile, a seguire le indicazioni della Giunta. Io credo che non sia questa neanche la vostra intenzione. Confrontiamoci; sulla mozione noi voteremo a favore, discuteremo poi a seguire dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori ed onorevoli colleghi, devo dire che c'è incomprensione da parte nostra per quanto riguarda l'atteggiamento assunto dalla maggioranza. La mozione che noi abbiamo presentato mi sembrava infatti abbastanza condivisibile; i temi che venivano trattati erano, mi pare, abbastanza condivisi anche dalla maggioranza. Per questo noi pensavamo che saremmo riusciti ad arrivare ad un documento unitario che permettesse di percorrere un tratto di strada assieme su una materia che, è stato detto, non è né di destra né di sinistra, ma che è patrimonio di tutta la Regione sarda, e che quindi aveva bisogno sicuramente di uno sforzo congiunto, di uno sforzo maggiore da parte di tutto questo Consiglio regionale.

Anche sull'ordine del giorno che aveva presentato la maggioranza mi sembrava che ci fossero dei punti abbastanza condivisibili; secondo me si poteva comunque arrivare ad approvare un documento congiunto. Così non è stato; c'è stata una virata incomprensibile, praticamente ognuno è rimasto sulle proprie posizioni e così forse si andrà a votare documenti in modo diverso, distinto, insomma, comunque non unitario. Devo dire che questo a noi dispiace molto perché lo spirito della mozione che abbiamo presentato era totalmente diverso; mi dispiace che qualcuno abbia pensato che questo tentativo di unitarietà nascondesse dietro chissà quali intenzioni, addirittura divisioni. Almeno per quanto ci riguarda non è così, però in proposito io credo che occorra capire veramente quale sia l'esatta volontà di chi scrive, di chi opera, di chi governa e anche di chi sta all'opposizione.

Certo è che questa è una materia in continua evoluzione; può darsi che ciò che stiamo dicendo oggi, domani o fra dieci giorni non serva più, quindi occorre una maggiore elasticità su ciò che diciamo e che facciamo. Noi siamo qui. Noi siamo qui, e anche se non raggiungeremo l'accordo in questa fase, valuteremo attentamente le proposte che verranno avanzate dalla maggioranza. Non assumeremo mai posizioni per partito preso e valuteremo di volta in volta le iniziative che verranno proposte. L'augurio che noi possiamo rivolgere è che veramente le proposte che verranno avanzate nel prossimo futuro vadano nella direzione dell'interesse dei sardi e della Sardegna, che vadano veramente nella direzione della soluzione non solo del problema della chimica, ma di quel problema veramente stringente, che influenza lo sviluppo economico e sociale della Sardegna, che è quello relativo alla questione energetica.

E' un problema, come dicevo, di grande importanza, serio, che ha bisogno sicuramente di energie forti. Io credo che questo Consiglio regionale sarà ancora chiamato ad affrontare questi temi e comunque da parte nostra ci sarà senz'altro un atteggiamento propositivo nei confronti di tutte le tematiche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Prog. Sardegna). Onorevoli colleghi, io voterò contro la mozione per le ragioni illustrate dal presidente Soru, ma mi pare che sia necessario registrare un mutamento nei contenuti del dibattito in Aula. Ad un dibattito su fatti tecnici e anche di ricostruzione dell'attività di governo hanno fatto seguito diversi interventi anche di esponenti del centrodestra che hanno sottolineato la valenza politica di alcune decisioni. Io credo che se fossimo rimasti sul versante dell'individuazione dei percorsi per la risoluzione dei problemi e avessimo evitato - passatemi il termine - la strumentalizzazione politica di un dibattito fortemente incentrato su che fare e che dire, probabilmente non avremmo preso la piega di un'ulteriore divisione.

Noi abbiamo notato le differenze all'interno del centrodestra, onorevole Capelli, e le notiamo da tempo; ma ci preme sottolineare un aspetto che non crediamo sia sgradevole, e cioè che essere maggioranza e opposizione ci impone di avere punti di partenza dichiarati all'elettorato differenti. È vero che i Regolamenti dell'Aula e la struttura stessa della Regione tutelano a tal punto la minoranza che l'azione di governo, se vuole procedere spedita, deve dialogare con essa. Ma se questo significa che noi dobbiamo scivolare nel consociativismo per governare non possiamo assolutamente essere d'accordo.

Se invece stiamo ragionando su come in un'Aula parlamentare si possano individuare dei temi, dei percorsi su cui far prevalere l'interesse generale della Sardegna allora il discorso è diverso. La discriminante, come tutti sappiamo, è nel metodo. Questa maggioranza non dirà mai no ad una proposta ragionevole che venga dall'opposizione. Se c'è una caratteristica che si può accreditare alla giunta Soru e al presidente Soru è la capacità continua di rivedere le posizioni iniziali dinnanzi ad un'obiezione ragionevole.

Io credo che qui sia il discrimine: dinnanzi a proposte ragionevoli, a posizioni ragionevoli, noi siamo capaci di ascoltare. Se penso a ciò che è previsto per i prossimi giorni ravviso un deficit di ragionevolezza, perché la ragionevolezza sta nel difendere l'essenziale delle proprie ragioni, presentarlo con la convinzione dovuta ed essere talmente convincenti da indurre interlocutori quali noi siamo, che non siamo sordi, ad ascoltare. Se invece si pensa di forzare le procedure parlamentari per far inciampare l'azione di governo, allora si ripristina quella brutalità della forza della maggioranza, della forza dei numeri, che però è l'unico percorso che consente il governo.

Questo lo dico a titolo personale, ma per come conosco le sensibilità del centrosinistra credo che sia un modo di pensare diffuso. Sto dicendo che c'è un'interlocuzione aperta, seria verso posizioni di dissenso ragionevole su tutte le materie che riguardano l'interesse generale della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dicchiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, come ha ben ricordato il collega Capelli, il nostro Gruppo non doveva intervenire in sede di dichiarazione di voto, però il discorso pronunciato dal Presidente ci costringe ad essere ripetitivi e a ribadire la nostra posizione almeno su alcuni aspetti, come quello dell'energia.

Io voterò a favore della mozione; avrei votato ben volentieri l'ordine del giorno che era stato preparato e che, molto diligentemente, il collega Marrocu ci aveva proposto. Improvvisamente però quell'ordine del giorno è stato corretto, è stato corretto (perché non dirlo?) dal Presidente della Giunta regionale, che ancora una volta ha dimostrato che ai consiglieri niente è concesso, tutto deve essere fatto "come voglio io".

Ed allora, caro Presidente, anche sull'energia eolica, consideri i comuni di centrosinistra che hanno deliberato di costruire impianti eolici sul proprio territorio. Abbia rispetto almeno per quei comuni. Ne cito uno per tutti: il comune in cui lei è nato e in cui è residente. Quel comune ha affidato a tre società diverse la realizzazione di parchi eolici; allora inviti il sindaco del suo comune a revocare l'incarico alle tre società. Ma ne cito un altro, il comune di Orune, che non è amministrato dal centrodestra.

Sembra quasi che il centrodestra voglia vendere il territorio sardo per costruirvi impianti eolici; noi invece abbiamo sempre lasciato ampia facoltà ai comuni, agli amministratori locali, alle amministrazioni locali, di scegliere quale uso fare del proprio territorio. Non ci siamo mai sognati di porre veti, come invece è stato fatto dalla maggioranza di centrosinistra, anche quando ha riscritto il nuovo testo del decreto salvacoste. Su "La Nuova Sardegna" di venerdì si legge, infatti, che fino all'approvazione del piano paesaggistico regionale su tutto il territorio è vietata la costruzione di impianti eolici. Allora, Presidente, abbia rispetto almeno per le amministrazioni locali, perché non sono i sindaci singoli che gestiscono il proprio territorio; spesso e volentieri i sindaci si confrontano con le popolazioni. Io l'ho fatto nel mio comune ho indetto quattro assemblee pubbliche e tutti mi hanno dato ragione.

Quindi lei non faccia di tutta un'erba un fascio, dica pure che è contrario, ma lasci che le amministrazioni locali decidano il futuro del loro territorio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, ritengo opportuno fare alcune precisazioni. Intanto il sottoscritto ha chiesto una sospensione dei lavori per poter valutare la possibilità di arrivare ad un ordine del giorno unitario. Ma quella valutazione è stata tutta interna al centrosinistra e pertanto abbiamo ritenuto che il dibattito, il testo della mozione, il modo in cui la stessa è stata presentata e la replica da parte del collega non lasciassero intravedere la possibilità di addivenire ad una soluzione unitaria.

Ho detto più volte che quando si vuole interloquire ed arrivare ad una soluzione unitaria, i rapporti tra le parti devono essere impostati in un certo modo. Altre volte abbiamo raggiunto soluzioni unitarie perché le strade le abbiamo decise insieme al dibattito in Aula ci si è arrivati insieme, con mozioni presentate da tutti i colleghi o tutti i Capigruppo, perchè si riteneva che su quegli argomenti si potesse raggiungere un'unità del Consiglio. Su questo tema, invece, non è stata portata né una mozione unitaria né si è cercato di trovare una prima ipotesi di incontro, né il dibattito ha favorito il conseguimento di intese.

Quindi la sospensione c'è stata, l'interlocuzione è stata tutta interna al centrosinistra e pertanto abbiamo ritenuto opportuno non procedere ad ulteriori tentativi. La maggioranza, l'intera coalizione ha deciso di andare avanti con un ordine del giorno che abbiamo predisposto. Preciso, inoltre, che non ho consegnato nessun ordine del giorno a nessuno, tanto meno al collega Cappai. Noi voteremo compatti questo ordine del giorno e ci fa piacere che al nostro voto si aggiunga quello degli amici del Partito Sardo d'Azione. Mi auguro che possa arrivare qualche altro voto anche da parte di qualche altro collega.

Sull'eolico torneremo; io non credo che ci sia, neanche nelle parole del Presidente, un atteggiamento ideologico di rifiuto dell'energia eolica. Quello che non si può accettare è che la Sardegna debba produrre l'80 per cento di tutta l'energia eolica prodotta in Italia. Caro Cappai, certo che sono coinvolte numerose amministrazioni locali di sinistra, anche il mio territorio è coinvolto, seppur sino ad oggi non è stato realizzato nessun parco eolico nella provincia di Cagliari. Invece di pensare a predisporre un piano che definisse quanta energia eolica si poteva produrre in Sardegna, dove potevano insediarsi i parchi eolici, guidato quindi, attraverso un programma, la nascita di detti parchi, è avvenuto il contrario: si è consentito a degli speculatori di andare in giro a vendere le autorizzazioni ottenute nel mercato dell'energia alternativa, facendo dell'energia eolica un business. Invece di favorire l'offerta, è avvenuto l'opposto: abbiamo subito, abbiamo subito le proposte di parchi eolici; non c'era comune che volesse o proponesse un parco eolico.

Quindi io condivido pienamente l'intento della Giunta di bloccare la nascita dei parchi eolici. È necessaria una riflessione che definisca quanta energia alternativa può essere prodotta in Sardegna, quanta dall'eolico, quanta dalle biomasse, quanta dal solare; un vero piano energetico che individui i siti più idonei e non consenta più scempi come quelli verificatisi nel Goceano che costituiscono delle vergogne, come diceva il collega Atzeri, inaccettabili per la deturpazione del paesaggio che hanno determinato. Quindi ci sarà, da questo punto di vista, equilibrio, attenzione, e non permetteremo - concordo col Presidente - che la Sardegna sia chiamata a produrre l'80 per cento dell'energia eolica che dovrebbe produrre l'Italia secondo gli accordi di Kyoto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, mi dispiace intervenire anche perché avevo sostenuto una posizione ben precisa in ordine alla conclusione dei lavori. Noi non creiamo problemi a nessuno e se avessimo avuto intenzioni diverse avremmo chiesto quello che avete chiesto voi. Domani infatti si tiene il congresso nazionale dell'ANCI; voi in altre occasioni avete sempre chiesto di interrompere i lavori; potevamo chiederlo - io ve l'ho detto anche in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo - ma non l'abbiamo. È una questione di coerenza.

Il collega Marroccu afferma che facciamo confusione. Cosa vuol dire? Tu Siro hai parlato di tutto, come hanno parlato altri, avete parlato di un problema che riguarda la seconda votazione e non la prima. Se non ci fossero stati tutti questi interventi, avremmo concluso già da mezz'ora. Quindi non siamo noi che abbiamo fatto allungare i tempi. Voglio dire però, per amore della verità, che prima Giovanni Giagu e poi Floris hanno portato, a me personalmente, un ordine del giorno chiedendo di apportare eventuali correttivi. Io ho detto che per noi andava bene e nessuno mi può smentire. Dopodiché lo hanno esaminato gli altri colleghi e il collega Pisano - perchè faccio nomi e cognomi - si è permesso di parlare dell'eolico. Io ho detto: "Cosa c'entra l'eolico se questo ordine del giorno non fa riferimenti specifici a questo problema?", Non creiamo problemi, votiamo questo ordine del giorno". Poi legittimamente voi l'avete ritirato.

Adesso invece affermate che non esisteva un ordine del giorno, che si trattava solo di un documento interno alla maggioranza? Allora perché ce l'avete consegnato? Perché ci avete chiesto di apportare eventuali correttivi? Non cerchiamo di giocare; il gioco delle tre carte fatelo da altre parti. Col vostro comportamento state creando le condizioni per far sì che, se oggi stiamo scherzando, domani non scherzeremo. È inutile che ci accusiate di voler ritardare l'approvazione di documenti finanziari; sono i tempi tecnici che non consentiranno un'approvazione rapida perché certamente l'assestamento di bilancio verrà portato in Aula a fine mese e in quell'occasione faremo quello che avete fatto voi, che ci avete insegnato voi. È inutile che insistiate, perché trentasette giorni sono il minimo indispensabile per l'esame del bilancio; è una scelta vostra, avete voluto dilungare la discussione inutilmente, siete entrati nel merito di problemi che erano al di fuori della logica, e il sottoscritto ha fatto soltanto un riferimento che è stato compreso male, che non è riferito ad un suo collaboratore beninteso - l'ho detto prima, non vorrei creare confusione - ma ad uno che è un suo estimatore, che certamente non è un bravo operatore.

Ho fatto una battuta e non voglio essere frainteso. Quando deciderò di fare nomi e cognomi li farò nelle sedi opportune, anche in Aula se sarà necessario. Però mi è parso di aver detto alcune cose che costituivano un'apertura, una forte apertura, quindi non siamo tutti uguali. Voi infatti avete risposto con quell'ordine del giorno che ci avete presentato e successivamente ritirato e corretto senza farcelo neanche vedere. Cosa volete allora da parte nostra? Da parte nostra non ci può essere nessun tipo di rapporto con voi, perchè avete dimostrato mancanza di serietà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, in sede di dichiarazione di voto sulla mozione mi sarei dovuto limitare solo ad un'espressione di solidarietà, che però devo raddoppiare dopo l'intervento del collega Marrocu. La mia solidarietà nasceva dalla circostanza che, per poco che conosco quest'Aula, non era mai capitato prima che il Capogruppo del partito di maggioranza venisse pubblicamente smentito dai fatti rispetto ad un gesto politicamente corretto e che nobilitava quest'Aula, un gesto che andava verso un accordo unitario su un tema che in Consiglio ha sempre trovato, anche nei momenti più difficili, la disponibilità ad un punto di incontro.

Devo raddoppiare la solidarietà, collega Marrocu, perché lei non solo ha dovuto subire la ritrattazione della sua posizione, ma ha dovuto anche dichiararla, dicendo che non è stato prodotto nessun documento, nessun ordine del giorno. È falso! È falso che non sia arrivato un documento su questi banchi; è semplicemente falso, collega Marrocu, e lei in coscienza sa bene che è falso. E se lei si è alzato in piedi in quest'Aula e ha preso la parola chiedendo di verificare se era fattibile un incontro, se era possibile arrivare a un punto di mediazione, a un ordine del giorno unitario, è perchè forse ha colto, da politico più navigato di altri, che c'erano tutti i margini per trovare un punto di intesa. Quindi al Capogruppo dei DS va tutta la mia solidarietà politica per quello che ha dovuto fare e per quello che ha dovuto subire.

Voto a favore di questa mozione perché contiene una visione strategica, mostra un percorso chiaro elencato sia nel dispositivo che nell'argomento cardine di questo dibattito che era l'accordo di programma sulla chimica, non l'intesa istituzionale di programma che qualcuno ha richiamato. Quando qualcuno - mi riferisco anche a lei Presidente - potrà conoscere perfettamente quell'intesa, potremmo discuterne qui, per capire se si possono esprimere giudizi diversi da quelli avventatamente espressi, e se si può agganciare a quell'intesa qualsiasi atto amministrativo corretto che abbia contenuto finanziario e procedurale applicabile nella Regione sarda.

Ecco, tutto questo non può essere fatto. La strategia che è stata tracciata nella mozione è molto chiara, in materia di energia ci sono decisioni già assunte, su tutto il piano regionale energetico c'è l'accordo delle parti sociali, c'è la condivisione delle categorie e chiunque affermi oggi - come si legge nell'ordine del giorno presentato - che si vuole evitare che la Sardegna diventi una piattaforma strategica energetica, assume una decisione che è campale per questa terra. Si vuole veramente mettere al buio la Sardegna e la si vuole davvero mettere nelle mani dei petrolieri; questa è la realtà! Quando si pronunciano affermazioni simili si difende una lobby che ha sempre condizionato la storia economica della Sardegna, dall'avvento delle raffinerie a tutto il seguito di dipendenza energetica in Sardegna.

Voi volete ribadire e riproporre una strada vecchia, desueta che certamente non potrà trovare accoglimento e disponibilità da parte nostra. Discuteremo anche dell'energia eolica perché c'è qualcuno qui che sogna di potersi svegliare nelle vesti di tutore dell'ambiente. La Giunta regionale di centrodestra, ancor prima che qualcuno pensasse di poter promuovere una crociata su un tema o l'altro, approvò una delibera che stabilì che ogni intervento proposto dal comune venisse sottoposto a valutazione di impatto ambientale. La delibera è del febbraio del 2003. Non abbiamo aspettato novelli sognatori o tutori dell'ambiente per accorgerci che occorreva intervenire.

Ma io vorrei ricordare, a qualcuno che è presente in quest'Aula, che nel 1999 - 2000, dal Governo nazionale, che certamente non era di centrodestra, venne presentata all'allora assessore Pirastu della Giunta Floris, un elenco in cui l'80 per cento delle risorse finanziarie provenienti dalla quota annuale della legge nazionale numero 488 del 1992 era destinato all'eolico. La Giunta di centrodestra l'ha bocciato e l'ha rispedito al mittente.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono altre dichiarazioni di voto, metto in votazione la mozione.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, SANCIU, PILI, PETRINI, ARTIZZU, CAPELLI, OPPI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 11.

Prendo atto che i consiglieri Giagu, Sanna Francesco, Pirisi, Cachia e Corda hanno inteso votare contro; che il consigliere Scarpa ha inteso astenersi.

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SORU.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 70

votanti 67

astenuti 3

maggioranza 34

favorevoli 23

contrari 44

(Il Consiglio non approva).

PRESIDENTE. È pervenuto l'ordine del giorno Marrocu, Biancu e più. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - BALIA - CACHIA sull'apparato industriale chimico e sull'energia in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sulla mozione n. 11 relativa all'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica;

TENUTO CONTO che l'industria chimica rappresenta uno degli anelli forti del sistema produttivo isolano e che, anche se ha subìto in questi anni un forte ridimensionamento a seguito della congiuntura internazionale sfavorevole, con pesanti ripercussioni sul versante occupazionale e produttivo, tale settore svolge una funzione strategica per l'intera economia regionale;

CONSIDERATO CHE:

- l'importanza del comparto è tale che occorre favorire una riorganizzazione efficiente in modo da sfruttarne e coglierne tutte le opportunità offerte dalle nuove tecnologie;

- il miglioramento della presenza chimica nell'isola non può prescindere dalla progettazione ed attuazione di una nuova politica industriale che assicuri equilibrio tra le variabili strategiche ambientali, industriali e quelle inerenti alla salute umana;

- a tale fine è stato stipulato un Accordo di programma sulla chimica in Sardegna che vede coinvolte tutte le istanze locali, del mondo del lavoro e tale accordo prevede l'attuazione di un piano di interventi integrato e coerente;

- nell'ambito di tale accordo è possibile favorire la crescita dimensionale, il rafforzamento strutturale e competitivo delle imprese esistenti;

- all'interno di una lunga fase di negoziato si è deciso di favorire la nascita di iniziative produttive di piccole e medie dimensioni in grado di creare un sistema di imprese integrato con quelle pre-esistenti;

- il 14 luglio 2003 è stato sottoscritto tra Governo, Regione, enti locali, enti pubblici economici coinvolti e parti sociali, l'Accordo di programma per la qualificazione e la industrializzazione dei poli chimici della Sardegna che ha previsto lo stanziamento di 300 milioni di euro dei quali 200 milioni di euro a carico del Governo e 100 milioni di euro a carico della Regione sarda;

SOTTOLINEATO come ad oggi non si hanno certezze sulle disponibilità finanziarie da parte del Governo nazionale per l'attuazione dell'Accordo suddetto, così come non se ne hanno sulla questione della ricollocazione dei lavoratori della Montefibre di Ottana;

EVIDENZIATOche il venir meno di una delle strategie contenute nell'impianto complessivo di politica industriale previsto dall'Accordo di programma del 14 luglio 2003, renderebbe lo stesso piano intrinsecamente incoerente e non più produttivo degli effetti preventivati,

impegna la Giunta regionale

a procedere con fermezza sulla strada tracciata nell'Accordo di programma sulla chimica, incalzando il Governo sulla individuazione chiara dei capitoli di spesa con i quali cofinanziare i programmi di investimento, che dovranno essere attentamente valutati sotto il profilo delle potenzialità di mercato,

impegna, altresì la Giunta regionale

a rivedere al più presto il piano energetico tenendo conto delle seguenti considerazioni:

- corretta quantificazione dell'apporto delle fonti rinnovabili prevedendo per la Sardegna un apporto non squilibrato della fonte eolica rispetto alle previsioni nazionali;

- verifica dei risultati dello studio di fattibilità (ad oggi realizzato per circa il 40% dell'intera analisi) sul progetto di gasdotto Algeria-Sardegna-Italia;

- tale opera non dovrà gravare sul bilancio della Regione Sardegna ma dovrà essere integralmente finanziato da interventi pubblici nazionali o comunitari e/o mediante project financing;

- la Regione Sarda non deve delegare ad altri la parte di opere che attraversano il territorio regionale avendo particolare cura a forme di realizzazione le meno impattanti dal punto di vista ambientale;

- il cavo SAPEI dovrà realizzare un sistema di trasporto e trasmissione dell'energia elettrica che serva a garantire l'energia necessaria al sistema regionale e l'accesso a fonti energetiche più economiche eventualmente disponibili sul mercato internazionale; l'infrastruttura non potrà essere considerata come strumentale alla creazione di una piattaforma energetica squilibrata,

impegna, altresì la Giunta regionale

a proseguire nel positivo lavoro negoziale intrapreso in questi mesi con tutti i soggetti firmatari dell'Accordo e, per quanto di competenza, con l'UE, circa le esigenze energetiche dell'economia sarda legate al mutato scenario nazionale ed europeo, in particolare allo sfruttamento del carbone del Sulcis, alla metanizzazione, ed in generale su tutte le problematiche di approvvigionamento energetico legate alla insularità, fatto salvo il mantenimento delle condizioni agevolative. (1)

PRESIDENTE. Poiché l'ordine del giorno è stato presentato dopo la chiusura della discussione generale non può essere illustrato. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

RAU, Assessore dell'industria. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, voteremo a favore di questo ordine del giorno pur non facendo parte della maggioranza, pur essendo in minoranza, tuttavia condividendone i contenuti. Ho apprezzato la relazione dell'Assessore e incoraggiamo lui e la Giunta ad andare avanti sulla strada dell'attuazione di quell'accordo di programma quadro. Ho un solo rammarico, Presidente, per il fatto di avere intuito che stasera poteva essere votato un ordine del giorno unitario, poteva essere votato un ordine del giorno molto vicino a quello che stiamo approvando adesso. Forse a lei, è sfuggito qualche intervento pronunciato prima del suo arrivo; segnatamente, l'intervento dell'onorevole La Spisa era decisamente improntato alla collaborazione, al conseguimento di risultati unitari. Sui contenuti ci trovate d'accordo ed è solo per questa ragione che votiamo a favore di quest'ordine del giorno ed auspichiamo, per il futuro, che ci sia su questi temi una sensibilità che ci porti possibilmente a lavorare in maniera unitaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, credo che vada chiarita, in premessa, anche la motivazione della mia precedente astensione, in quanto quella mozione, per quanto mi riguarda, non aveva possibilità di essere né approvata né tanto meno respinta. Infatti, come già dichiarato durante il mio intervento, la mozione ha permesso il dibattito in Aula e ha permesso, così come i colleghi La Spisa e più avevano chiesto, di riferire al Consiglio entro il mese di ottobre su tutta una serie di punti.

Credo però che dopo questa interessantissima mozione che ha consentito all'Aula di conoscere anche le posizioni della Giunta attualmente in carica, sarebbe stato opportuno, come io stesso ho dichiarato, approvare un documento unitario; documento unitario che doveva essere un ordine del giorno. Ecco, l'ordine del giorno che ci apprestiamo a votare, invece, non può nemmeno essere discusso. Pur non facendo parte della maggioranza apprezzo anche io il fatto che i colleghi dell'opposizione abbiano permesso questa discussione, apprezzo ancora di più la risposta dell'assessore Rau per la precisione della sua relazione; e sono perfettamente d'accordo con l'impegno contenuto all'interno dell'ordine del giorno, e pertanto voterò a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, alcuni colleghi hanno deciso di abbandonare l'Aula per non votare quest'ordine del giorno nato da un rapporto tra le forze politiche non certamente chiaro.

Il collega Floris ci ha portato personalmente una proposta di ordine del giorno; o era un'iniziativa personale oppure... comunque io intervengo per dichiarare che voterò con determinazione contro l'ordine del giorno perchè è documento che forse tende ad ottenere qualche risultato politico interno alla maggioranza, ma certamente non contribuisce a rafforzare la posizione della Regione Sardegna nel tavolo di trattative col Governo nazionale per tutta la partita della chimica e per la politica delle infrastrutture energetiche.

Io voglio soprattutto segnalare che c'è un punto davvero molto, molto grave nell'ordine del giorno, un punto sostanziale, non tecnico, collega Maninchedda. Quando si afferma che il cavo SAPEI dovrà realizzare un sistema di trasporto e trasmissione dell'energia elettrica per soddisfare le necessità del sistema regionale e consentire l'accesso alle fonti energetiche più economiche eventualmente disponibili, e quindi non potrà essere considerata come strumentale la creazione di una piattaforma energetica più equilibrata, significa che noi chiediamo allo Stato un cavo da mille megawatt per poter ottenere energia elettrica a basso costo solo di importazione. Non so chi ci porterà l'energia elettrica a basso costo, non so chi finanzierà un elettrodotto da mille megawatt semplicemente per garantirci un po' di energia di importazione. Non so chi considererà ancora conveniente costruire un metanodotto in cui il metano non possa essere utilizzato come fonte primaria alternativa al petrolio e al carbone per produrre energia elettrica.

Questo ordine del giorno è un invito al Governo nazionale a non costruire l'elettrodotto e a non costruire il metanodotto, perchè non è assolutamente conveniente realizzare un elettrodotto per una Regione che dispone di 3500 gigawattora prodotti in virtù del Cip6 dalla Saras che ne avrà altri 3000, se andrà avanti la vostra iniziativa con la gassificazione del carbone Sulcis e altri 3500 dal sistema del Sulcis, carbone Sulcis, carbone internazionale. Qualcosa produce anche l'Endesa. Mi spiegate, allora se il fabbisogno energetico è di 11 mila gigawattora, a cosa servirà tutta questa quantità? Cosa andiamo a chiedere nel mercato internazionale? Chiediamo di mettere la Sardegna al centro della politica nazionale ed internazionale dell'energia, chiediamo di costruirci grandi infrastrutture che verranno evidentemente imputate come costo al sistema energetico nazionale, cioè graveranno sulle bollette di tutti i cittadini?

Ma tutto questo viene fatto solo per la Sardegna o non deve essere fatto anche perché la Sardegna si immette in un mercato? Ma vogliamo un mercato aperto, un mercato flessibile o un mercato rigido? Ma su queste problematiche aprite gli occhi? Avete in mente di come riuscirete a difendere i lavoratori della Carbonsulcis che vi chiedono di realizzare la gassificazione in questo quadro energetico? Ma il problema davvero sono quei duemila megawatt prodotti con gli impianti eolici? Spero che su questi temi si abbia ancora la possibilità di tornare a riflettere, a discutere veramente. Voto contro perchè questo è davvero un ordine del giorno che si pone contro gli interessi della Sardegna. Spero che lo utilizzerete il meno possibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, mi dispiace dover dissentire dal mio Capogruppo. Voi non fatelo circolare quest'ordine del giorno perchè ci penseremo noi. Ci penseremo noi perchè con quest'ordine del giorno si dice addio al metanodotto, si dice addio al cavo SAPEI e soprattutto si dice addio alla Carbosulcis. Chiunque non abbia la capacità di analizzare questo fatto tecnico è un incompetente.

Dico questo perché voi ricorderete certamente che qualche anno fa l'allora Assessore della programmazione, l'onorevole Benedetto Barranu, stanziò dai complementi di programmazione cento miliardi per finanziarie l'utilizzo degli scarti petroliferi della Saras, per realizzare un impianto della Starlux per gassificare le scorie e i rifiuti del petrolio. Ciò fu fatto contestualmente alla firma del Cip6 per la Carbosulcis, un impianto che produceva quanto si doveva produrre con l'impianto di gassificazione del carbone Sulcis, impedendo così di rendere bancabile quest'ultimo impianto. Con questa affermazione, con la quale dite che il cavo SAPEI non deve diventare una piattaforma energetica (squilibrata, aggiungete) state affermando che qui in Sardegna non si potrà produrre più energia di quella che effettivamente ci serve perchè non potremo utilizzare quel cavo per esportare energia altrove. Quindi vuol dire che siccome in Sardegna abbiamo già raggiunto un limite, la saturazione della produzione energetica con i cento miliardi di finanziamento andati alla Starlux del gruppo Saras, non si può più realizzare il progetto della Carbosulcis. Lo spiegheremo noi nelle fabbriche, lo diremo a voce alta che avete scelto una strada per dire che volete mettere le mani sul metano. Noi, che prima abbiamo spinto per la legge, non ci siamo mai azzardati a dire: "Vogliamo scegliere le imprese"; abbiamo messo norme di salvaguardia.

Quando affermate che la Regione sarda non deve delegare ad altri la parte di opere che attraversano il territorio regionale, cosa volete intendere? Chi le sceglie le imprese? Ci sono gare d'appalto, non c'è nessuno che sceglie. Le norme comunitarie nella scelta degli imprenditori sono norme trasparenti, non sono norme confezionate ad hoc per mettere le mani sul metano così come già si capisce da questa…

(Interruzione del consigliere Sanna Franco)

PILI (F.I.). L'ho fatta con la GALSI in maniera trasparente, onorevole Sanna, a differenza di quello che ha fatto il suo Ministero e di tutto quello che ha fatto il Governo di centrosinistra.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, per cortesia!

PILI (F.I.). Forse è meglio stendere un velo pietoso sulle scelte operate nell'intesa istituzionale di programma perché erano tutto fuorché scelte, e puntavano anche in quel caso al polo criogenico, ad altre industrie inquinanti, ad altre industrie di grande impatto ambientale sulla costa della Sardegna; quelle sì che costituivano devastazioni ambientali.

Noi votiamo contro quest'ordine del giorno perchè riteniamo che non si dimostri la minima competenza quando si afferma che bisogna chiedere la certezza della disponibilità finanziaria. C'è un atto amministrativo che si chiama accordo di programma che individua le risorse puntualmente e individua anche il capitolo. Vi è stato spiegato che quelle risorse finanziarie possono essere utilizzate solo quando i progetti vengono presentati e quei progetti, per i ritardi della Giunta, non sono stati ancora presentati. Per questo motivo quest'ordine del giorno, oltre che essere dannoso per gli interessi della Sardegna e dei sardi, avrà ripercussioni sul piano occupazionale immediato a partire dalla Carbosulcis. Chiedo la votazione nominale sull'ordine del giorno.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale. Occorrono sette consiglieri che appoggino la richiesta.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, SANCIU, SANJUST, Paolo Terzo SANNA, VARGIU, PISANO, CONTU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1. Prendo atto che i consiglieri Scarpa, Atzeri e Cachia hanno inteso votare a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SORU.

Rispondono no i consiglieri: CONTU - LA SPISA - LOMBARDO - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 56

votanti 56

maggioranza 29

favorevoli 45

contrari 11

(Il Consiglio approva).

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 21 e 45.