Seduta n.29 del 28/10/2004 

XXIX Seduta

Giovedì 28 ottobre 2004

(POMERIDIANA)

Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 16 e 39.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 27 ottobre 2004 (26,) che è approvato.

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

Interpellanza DAVOLI - LICHERI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU - URAS sulla grave situazione creatasi nelle scuole sarde a seguito dei provvedimenti conseguenti alla "riforma Moratti". (38)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

Mozione CHERCHI Silvio - BALIA - PINNA - SALIS - BIANCU - OPPI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - VARGIU - LICHERI sul progetto di trasferimento degli uffici di Cagliari dell'Agenzia delle entrate da via Vesalio ad una zona situata al di fuori del centro urbano. (15)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda Giuseppe. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Io ritengo che l'argomento meriti più presenza e più attenzione da parte dell'Aula, siccome qui siamo in pochissimi, auspico l'entrata in Aula degli altri illustri colleghi, pertanto chiedo una breve sospensione.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, anche stamattina si sono verificate più volte situazioni come quella di questo pomeriggio, sospendiamo per dieci minuti, però alla ripresa dei lavori dovremo procedere, non è possibile infatti rinviare ulteriormente anche perché i colleghi devono abituarsi ad essere puntuali. Sospendo la seduta per dieci minuti, i lavori riprenderanno alle ore 16 e 51.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 41 , viene ripresa alle ore 16 e 52.)

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione generale del testo unificato dei progetti di legge in materia di salvaguardia delle coste. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri . Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signora Presidentessa del Consiglio, Assessore e colleghi consiglieri, il disegno di legge presentato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica e dell'Assessore della pubblica istruzione e beni culturali, licenziato dalla quarta Commissione consiliare permanente, rappresenta un passo in avanti per quanto riguarda la tutela del territorio isolano. Una legge che finalmente introduce regole certe in una materia fondamentale per lo sviluppo della Sardegna.

E' un provvedimento che ha impegnato l'intera Giunta e l'intera maggioranza; non è quindi un disegno di legge esclusivamente del Presidente Soru, come superficialmente è stato definito da alcuni colleghi del centrodestra, ma altresì frutto dell'interlocuzione aperta con le forze politiche e sociali della Sardegna. E' una legge dei sardi e per i sardi che nutrono ancora la speranza di un territorio vivibile e di un ambiente compatibile con il nostro modo di essere, con la nostra economia, con la nostra cultura. Badate, colleghi del centrodestra, il fatto stesso che il provvedimento di legge sia frutto della Giunta regionale e degli Assessorati competenti dimostra la visione non verticistica dell'Esecutivo regionale, una visione questa che appartiene certamente al passato e che questa maggioranza non vuole per nessuna ragione emulare.

Nella giornata di ieri, ed anche oggi, il centrodestra ha chiesto più volte l'aggiornamento della discussione, lamentando l'assenza del Presidente Soru in una seduta consiliare ritenuta da tutti noi fondamentale per il futuro della Sardegna. La richiesta pressante per una sua presenza in Aula rappresenta un passo in avanti interessante per quei consiglieri del centrodestra che, fin dall'inizio della tredicesima legislatura, hanno cercato, attraverso comportamenti scorretti ed interventi consiliari, di sminuire la funzione e la figura del Presidente Soru.

L'impianto del disegno di legge proposto da questa maggioranza rispecchia con chiarezza le esigenze di tutto il territorio e allo stesso tempo colma un vuoto legislativo non più rinviabile per questo Consiglio regionale, il quale ha pur avuto negli anni passati la possibilità di varare una legge rispettosa delle esigenze e dei bisogni che venivano dalle popolazioni interessate. Siamo ormai di fronte ad un bivio e per questa ragione diventa urgente che questo Consiglio approvi uno strumento di tutela del territorio compatibile con un nuovo modello di sviluppo capace di recuperare, come sottolineato dalla relazione della quarta Commissione, da una parte la pianificazione precedente e dall'altra di consentire gli interventi compatibili con il paesaggio. La necessità di questo nuovo strumento legislativo consente a questa Regione di superare la vecchia normativa urbanistica e paesaggistica che si è dimostrata non adeguata alle esigenze delle popolazioni e dell'economia della Sardegna.

L'approvazione di questa innovativa legge è l'occasione per dimostrare che si può rovesciare la logica aberrante del mercato. L'idea centrale è che, nei territori interessati da questo strumento legislativo, sia possibile reimpostare il rapporto tra popolazioni ed ambiente circostante sancendo la coincidenza tra conservazione dei valori e delle risorse naturali e la loro utilizzazione eco-compatibile ai fini del benessere sociale. Occorre in definitiva ripristinare il rapporto simbiotico fra l'uomo, l'habitat e il suo territorio. Questo obiettivo è peraltro l'ultima vera occasione, per le popolazioni interessate dal provvedimento, di partecipare all'esperimento della reimpostazione di rapporti di produzione non più rispondenti alle vecchie logiche imposte dal mercato globale, ma come occasione di sviluppo nuovo e diverso. Restare ancorati al passato, come più volte richiamato e sottolineato dai colleghi della maggioranza, significa per questi territori rimanere sul campo aperto della competizione e del capitalismo mondiale, che in Sardegna ha raggiunto l'apice del suo sviluppo con le speculazioni edilizie e lo sfruttamento irrazionale del territorio. Negli ultimi anni la teoria dello sfruttamento illimitato del territorio ha mostrato tutti i suoi limiti, per questa ragione occorre preservare taluni ambienti naturali, senza tuttavia mettere in discussione il modello di sviluppo.

Ha ragione il Presidente Soru quando afferma che il decreto salva coste è stato dettato dall'urgenza di definire una linea di demarcazione tra il turismo, che in Sardegna spesso è rappresentato dalla spendita senza limiti del territorio, e la difesa dell'ambiente, il solo fattore competitivo di mercato. Il territorio costiero va salvaguardato per impedire le speculazioni edilizie e di tipo immobiliare che prevalgono rispetto allo sviluppo turistico integrato tra zone marine e zone interne e in particolar modo rispettoso delle bellezze naturali dell'isola. Sbagliano i colleghi del centrodestra quando affermano che la norma proposta dalla maggioranza esclude la Sardegna da tutti i circuiti turistici perché viene vietato alle strutture ricettive di adeguarsi sia in termini qualitativi che funzionali alle esigenze di mercato. Oggi è necessario puntare su un diverso modello di sviluppo che parta da un'analisi attenta delle risorse e che sia elemento di difesa del territorio e volano per creare occupazione duratura.

La proposta della Giunta è in sintonia con il programma presentato dalla coalizione in campagna elettorale e quindi interpreta perfettamente le esigenze e le richieste dei sardi che hanno creduto, con il voto del 13 giugno, in questa maggioranza. Quel programma parte da un elemento di fondo che è quello di costruire politiche di governo del territorio fondate su alcuni punti chiave, riportate già a pagina 39 del programma della coalizione, che io richiamo in pochi secondi: si prevede la tutela, la riqualificazione e il riuso del patrimonio abitativo esistente a partire da quello storico tradizionale, il recupero delle periferie degradate, integrato con l'incentivazione e lo sviluppo dell'edilizia in direzione della sostenibilità, salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico, sia costiero che dell'entroterra, puntando ad interrompere, almeno per un significativo periodo, un ulteriore e generalizzato consumo del territorio per finalità turistiche e produttive; tutela e valorizzazione del paesaggio agrario regionale e delle attività connesse; una decisa scelta di contrasto dell'abusivismo edilizio di qualunque tipo e natura.

Per noi della maggioranza non c'è nessuna novità rispetto a ciò che abbiamo sostenuto con fermezza in tutti questi mesi. I sardi sono consapevoli del fatto che, per poter sviluppare questo grande progetto, è necessario e fondamentale costruire un nuovo quadro normativo in materia urbanistica ed ambientale. E' per questa ragione che non ho difficoltà ad asserire che questa è veramente la legge dei sardi perché ne interpreta le esigenze, i bisogni, le aspettative. Uno strumento urbanistico regionale, come abbiamo più volte sottolineato, che ha valenza territoriale, ambientale e paesistica con la funzione di piano strutturale generale che individua lo schema di assetto infrastrutturale della regione, gli ambiti paesaggistici e ed ambientali non suscettibili di trasformazione, i valori territoriali da proteggere e gli strumenti per attuarne una costante verifica ed aggiornamento. Alle parole scritte, alle tesi riportate nel documento programmatico di inizio legislatura, seguono i fatti, con l'approvazione di questo strumento, perché consapevoli che ogni ulteriore ritardo sarebbe un danno irreversibile per l'intero popolo sardo.

Abbiamo, colleghi del centrodestra, una visione della società diversa, un modello di sviluppo diverso, un modus operandi diverso; in pochi mesi, questa maggioranza ha risolto vertenze importanti, ha iniziato a sviluppare quel programma ritenuto, da tutti i cittadini sardi, elemento forte di trasformazione e di alternativa rispetto ad un modo superato di fare politica, ad un modo vecchio di governare. Avete sollevato, in questi giorni, polemiche, avete coinvolto amministratori comunali e sindaci - pochissimi in verità - costringendoli a prendere posizione e magari ad approvare piani urbanistici comunali non rispondenti alle leggi vigenti e lontani mille miglia dagli indirizzi politici della Regione sarda sull'urbanistica e sulla salvaguardia ambientale. Mi riferisco a Olbia che insiste, su un tema delicato come questo, senza rendersi conto che quel territorio necessita di un nuovo processo di sviluppo, di nuove certezze per i cittadini e per i residenti di quelle vaste zone della Sardegna. Siamo di fronte a una presa di posizione che non tiene conto che un ulteriore processo di cementificazione della costa gallurese non serve più e, anzi, rappresenta un freno allo sviluppo economico di quel territorio. Non è pensabile che un sindaco, che ha il compito di salvaguardare la propria città e il proprio territorio da incursioni varie, non comprenda il valore strategico di una norma di tutela e di salvaguardia.

Non è neanche vero che c'è una grande pressione degli imprenditori, perché allora significherebbe la subalternità dei legislatori alle logiche di mercato. A me pare che questi soggetti chiedano con fermezza di colmare il vuoto legislativo su questa materia, con certezze normative. L'articolo 8, così come approvato dalla quarta Commissione, prevede che i piani urbanistici comunali, approvati alla data di pubblicazione della deliberazione della Giunta regionale del 10 agosto 2004, conservino la loro validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività, purché non successivamente modificati. Allora perché l'amministrazione di Olbia non si è preoccupata di dotarsi dello strumento comunale che rispondesse alle proprie esigenze? Non si può montare una polemica pubblica quando si è in ritardo su tutto, quando per anni si è consumato tutto quello che c'era da consumare!

Che polemica è e su quali temi si fonda, quando leggo sulla stampa locale che il provvedimento presentato dalla Giunta regionale penalizzerebbe la città di Sassari? Che polemica è? Una città che da anni non è in grado di presentare un piano urbanistico comunale che dia certezze ai cittadini.

MORO (A.N.). Dal centrosinistra era amministrata!

LICHERI (R.C.). L'onorevole Moro, invece di occuparsi delle ville altrui, dovrebbe riflettere sul degrado urbano della sua città. Due anni fa durante un convegno sull'urbanistica a Sassari promosso dal mio Partito, nel quartiere popolare di Li punti, lei annunciò al pubblico presente che mancavano alcuni mesi alla presentazione di un piano urbanistico comunale che desse certezze e risposte alle aspettative dei cittadini. E' passato tanto tempo, lei è stato eletto consigliere regionale ed i sassaresi continuano ad aspettare a bocca asciutta questo provvedimento che non arriva. Non faccia, quindi, dichiarazioni sulla stampa e in Aula che non rispondono alla realtà dei fatti, perché potrebbero spuntarle le orecchie ed allungarsi il naso come i personaggi delle fiabe di Collodi! Quindi stia attento, quando interviene in Aula!

Ma che razza di polemica è questa? La verità è che siamo di fronte ad amministrazioni comunali "arraffazzonate", che fanno acqua da tutte le parti. Cosa c'entra, rispetto a tutto questo, la maggioranza regionale? Cosa c'entra la Giunta, cosa c'entra Renato Soru? Siamo noi allora, rispetto a questa povertà di analisi, che abbiamo il compito di avanzare una proposta di legge che sia interprete non dei bisogni particolari di alcuni personaggi, ma delle richieste che vengono dal basso e che chiedono chiarezza su un tema come quello della salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale. C'è una differenza sostanziale tra questa maggioranza e l'opposizione consiliare nell'affrontare temi di grande importanza strategica; noi abbiamo il coraggio di percorrere strade nuove, consapevoli che darsi regole certe significa contribuire con chiarezza allo sviluppo della Sardegna, alla crescita economica e alla diffusione di reali e duraturi servizi che impediscano lo spopolamento dei nostri centri e suscitino l'interesse delle generazioni future.

Per questa maggioranza approvare questa norma di salvaguardia dell'ambiente significa conservare l'integrità dei nostri territori. Respingiamo con fermezza l'idea che questa esigenza debba porsi in conflitto con la nostra idea per i diritti e la dignità del lavoro. Siamo altresì convinti che lo sviluppo della qualità ambientale deve divenire un punto qualificante e un nodo strategico per la costruzione, peraltro ancora in corso, della nostra idea di alternativa e di sviluppo per la Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente, probabilmente sfugge all'onorevole Licheri il fatto che il suo Partito oggi sia in maggioranza, per cui le considerazioni che ha portato a quest'Aula le avrei capite, non le avrei comunque condivise, se si fosse trattato della legislatura precedente; perché, vede, lei non ci deve convincere del fatto che abbiamo una visione diversa delle cose, noi vediamo la vita, lei dal suo intervento vede solo la morte, perché è talmente ossessionato dal problema che esiste un centrodestra e che voi siete al centrosinistra, che vorrebbe ripercorrere ancora le filippiche che l'onorevole Cogodi - con ben altra intelligenza intendo - portava a quest'Aula.

Onorevole Licheri, noi siamo qui per cercare di capire se possiamo condividere o non condividere le cose che voi volete imporre ai sardi; è qui che ci dobbiamo misurare. Ma dal suo intervento io non ho colto un solo passaggio che in qualche maniera mi facesse pensare a qualcosa di diverso. Credo che interventi come il suo non siano di quest'Aula. E' ovvio che il suo modo di vedere le cose è diverso, come è diverso da parte dello S.D.I.,o de La Margherita, così come è diverso il modo di vedere questa legge da parte di tutti i componenti del centrosinistra; probabilmente ci sarà anche tra noi del centrodestra un modo diverso di interpretare una tutela del paesaggio, così come è stata definita e descritta con questo disegno di legge che vorrebbe accorpare e non accorpa proprio niente.

Mi dispiace per l'onorevole Balia che si è affannato stamattina cercando, come dire, di dimostrarci che ci sarebbe stata una discussione - ha usato proprio questo termine - con la Giunta, col Presidente Soru; una discussione su che cosa? La discussione non c'è stata, perché non è stato accolto un punto della proposta di legge che era stata avanzata dallo S.D.I., così come non è stato accolto nessun punto degli altri disegni di legge che erano stati presentati dalla precedente Giunta, e questo lo capisco! Ma dire qui che c'è stata discussione… suvvia non c'è stata nessunissima discussione! C'è stata una imposizione! Questa è la realtà delle cose. Può essere anche corretto che ci sia un'imposizione, però abbiate almeno il coraggio di ammettere che, su certi provvedimenti che riguardano questa materia, non siete d'accordo neanche voi.

Allora, che rinunci l'assessore Sanna, che è qui, perché glielo hanno imposto, Assessore! Non c'è l'Assessore ai beni paesaggistici, ai beni culturali! Lei è sempre presente, la conosciamo come persona di grande valore, di grande spessore, ha sempre lavorato e lavorato tanto, anche nella precedente legislatura; si è dissanguato nella presentazione degli emendamenti nella scorsa legislatura e lo ha fatto con capacità, ha fatto una onesta e corretta opposizione, non andava bene per noi certamente, però l'ha fatta. Ancora dimostra oggi di essere l'unico della Giunta che ha il coraggio di stare qui ad ascoltare! Ad ascoltare magari cose che non condivide, però siccome bisogna sentire tutti quanti, visto che non è stato possibile utilizzare neanche quel disposto del Codice Urbani (mi dispiace che voi abbiate parlato di concertazione)che prevede la cooperazione tra amministrazioni pubbliche, ma la prevede prima, la prevede prima! All'articolo 132, ve lo leggo perché lo dovete sentire tutti in quanto, probabilmente, distratti come siete da altri argomenti, vi siete scordati di andare a verificare anche cosa succede in una legislazione che è prevalente sulla nostra, non è concorrente, ma è esclusiva, quella dello Stato. Le amministrazioni pubbliche cooperano per la definizione di indirizzi, addirittura di indirizzi! Questo dice il Codice Urbani. Ancora non ne abbiamo parlato, ancora i comuni non sanno cosa stiamo facendo o cosa volete fare! Allora, di fronte a questo problema, è chiaro che l'opposizione, la minoranza, all'occasione saremo minoranza, all'occasione saremo opposizione, certe volte intransigente come in questo caso, come può pensare di non tutelarli, seppure ci fosse una minima parte di sindaci, come dice l'onorevole Licheri, che non condivide questo disposto di legge? Seppure ci fosse, abbiamo l'obbligo comunque di tutelare.

Sarebbe spaventosamente incomprensibile che quest'Aula all'improvviso diventasse una maggioranza bulgara, dove non ci può essere dissenso, dove non ci può essere contrasto; non è assolutamente possibile, soprattutto quando si tratta di una materia, cari colleghi del centrosinistra, che non avete inventato voi assolutamente, debbo dire che non l'ha inventata mai assolutamente la sinistra italiana, perché la prima volta che si è messo ordine in questa materia in Italia, guarda caso, non governava il centrosinistra, non governava neanche il centrodestra a dire la verità, però in quegli anni, nel 1939, furono emanate due leggi che oggi sono esempio per tutto il circuito internazionale dei beni culturali, ancora oggi! Da lì nasce la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici del nostro territorio nazionale, quindi anche regionale. Da lì sono nate tutte altre norme.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Nel 1939 hanno fatto il piano urbanistico della Grecia!

DIANA (A.N.). Anche, anche, si vedono ancora i risultati. Prenda nota. Mi pareva che non fosse intervenuto ancora l'onorevole…

(Interruzione)

Dicevo, quindi, che questa materia ha origini antiche, guarda caso il centrodestra con il Codice Urbani ha messo ordine a tutta la normativa, per cui ci ritroviamo in presenza di norme che sono di competenza esclusiva dello Stato e ci sono delle norme nelle quali siamo concorrenti con lo Stato, così si dice. Allora voi, in un momento - dite - di vuoto, ritenete di potervi mettere mano con questa legge, anticipata guarda caso da una delibera di Giunta che, definire illegittima credo che sia superfluo, certamente decadrà in conseguenza del giudizio che il TAR darà su di essa. Nei dieci articoli del disegno di legge che detta norme urgenti di provvisoria, sottolineo provvisoria, salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale (che vorrebbe essere unificante ma, come ho già detto, non lo è), in realtà c'è un'affermazione di principio: in uno c'è l'adozione da parte della Giunta regionale del piano paesaggistico regionale entro 12 mesi dall'entrata in vigore, nei restanti nove articoli c'è la volontà esplicita di mortificare allo stesso tempo comuni, comunità e cittadini. Questo è il disegno di legge in discussione! Un disegno di legge che vorrebbe essere unificante ma che in realtà, come ho già detto, non lo è!

Allora, venendo all'articolo 1, vi è il riferimento al piano paesaggistico regionale che dovrebbe essere lo strumento della pianificazione territoriale regionale al fine di un'adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio. Non so se i colleghi consiglieri abbiano letto esattamente tutto quanto; ebbene io credo che, sulla linea della tutela e della valorizzazione (che è, come ho detto, di competenza esclusiva dello Stato, il resto è di competenza primaria e concorrente con lo Stato), il problema inizi nel momento in cui la nostra competenza legislativa è investita dalla responsabilità della definizione dei modi della tutela e della valorizzazione di questi beni paesaggistici o, come vuole la dizione del Codice Urbani, della valorizzazione del paesaggio della Sardegna. La filosofia, sottesa alla formulazione degli articoli 2 e 10 del provvedimento di legge in esame, è quella fondamentalista dei gruppi ambientalisti, dunque di una rispettabilissima porzione del corpo sociale, non lo discute nessuno, che il Consiglio regionale dovrebbe fare propria a detrimento degli interessi dei comuni, dell'economia e dei cittadini.

Discutiamo sul fatto se gli ambientalisti hanno torto o ragione; pensare che la ragione sia solo da una parte, credo che non possa essere accettato, non può essere certamente accettato da me, e non perché sono un cementificatore. Onorevole Floris, il riferimento che ha fatto stamattina, non lo può fare certamente a noi! Vede, il problema a cui ha fatto riferimento ha avuto un pronto intervento del Governo di centrodestra, del Ministro dell'Ambiente e del Ministro Urbani, con il quale si è bloccato immediatamente certamente uno scempio che si voleva fare. Quindi…

CUGINI (D.S.). In Sicilia.

DIANA (A.N.). In Sicilia, certamente. Quindi siamo intervenuti al di là delle considerazioni possibili da parte di questo Consiglio regionale. Abbiamo ben chiaro lo sviluppo sostenibile ed io in particolare forse ce l'ho più di qualcun altro, sono convinto che lo sviluppo sostenibile non debba essere inteso come veto, perché con i veti si ottiene solo il discorso dell'onorevole Licheri, vivaddio, il quale, se fosse stato all'opposizione, avrebbe fatto un grandissimo intervento oggi, però è in maggioranza, ed è difficile calarsi nella realtà della maggioranza, glielo dice uno che fino a ieri era in maggioranza, fare l'opposizione per me è più facile, perché sono nato all'opposizione, ci sono per vocazione.

Allora, in questa sede forse è utile rilevare alcune contraddizioni interne al provvedimento di legge, benché nutriamo fiducia nella magistratura amministrativa affinché essa possa fare giustizia, dicevo, di questo monstrum demagogico costituito dalla delibera del 10 agosto. Prendevo in esame alcune contraddizioni del testo di legge: all'articolo 2, comma 5, è detto che i comuni in adeguamento alle disposizioni e previsioni del piano paesaggistico regionale adeguano i propri piani urbanistici comunali. A tal fine saranno previste adeguate risorse per il sostegno e via. Non si prevedono risorse per gli altri comuni che hanno già provveduto e che dovrebbero adeguarsi: quest'altro obbrobrio non può essere venuto fuori dagli amici consiglieri regionali, non può essere venuto fuori dagli uffici della Regione, non può essere una cosa venuta fuori dall'Assessore dei beni ambientali o dall'Assessore dell'urbanistica!

All'articolo 6 si dice che lo studio di compatibilità paesistico-ambientale è redatto nel rispetto degli obblighi e delle procedure di cui alla direttiva CE. Andate a vedere che cosa è questa direttiva CE. Ma qui c'è stato il concorso di Deliperi, di Tiana, di tutti gli ambientalisti del mondo, dei belgi, dei tedeschi, di tutti quanti! Andate a vedere cosa prevede questa direttiva CE del 2001, è una follia! Mi sono portato il testo in Aula perché dopo pranzo gli ho dato una occhiata, una lettura, sono venti pagine. Ma bisogna coinvolgere tutto il mondo per avere questa famosa VAS (Valutazione ambientale)! Ci vuole una vita, onorevole Pirisi! Lei è meglio che stia qui almeno altre quattro legislature, perché se dovesse riprendere a fare il professionista, guardi, non ne tira fuori uno, non ne tira fuori uno; eppure lei è bravo, ma questo vale per lei, come per il collega Masia. Quindi ci troviamo proprio di fronte ad un obbrobrio. Ma all'articolo 8 al comma 2, norme transitorie, è detto che i comuni che, alla data del 10 agosto hanno adottato il PUC, entro 6 mesi, se vogliono procedere alla definitiva approvazione, debbono dotarsi di questo studio di compatibilità paesistico-ambientale di cui all'articolo 6. Quindi il riferimento è a questi.

Lei condivide questa impostazione, vero, onorevole Pirisi? Perché è giusto che si sappia che la Commissione condivide lo spirito di questa norma!

PIRISI (D.S.). Sono leggi, sono direttive; è un'apologia di reato quella che sta facendo, di disattendere le leggi.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, non si rivolga all'onorevole Pirisi, ma alla Presidenza. Grazie.

DIANA (A.N.). All'articolo 3, comma 1, si dice che: "Fino all'approvazione del piano paesistico regionale e comunque per un periodo non superiore a 18 mesi… i seguenti ambiti territoriali sono sottoposti a misura di salvaguardia comportanti…" eccetera, ed alla lettera a) si indicano "territori costieri compresi nella fascia dai 300 ai 2000 metri dalla linea della battigia…".

Io vorrei chiedere, Assessore, lei è un tecnico come l'onorevole Pirisi e l'onorevole Masia ed altri, ma siamo veramente sicuri che non si creino degli scempi comunque anche all'interno dei 2000 metri? Abbiamo valutato se ci sono, all'interno del territorio sardo, anche oltre i 2000 metri, dei territori che possono essere gravemente compromessi? L'abbiamo valutato? Come si può prendere il doppio decametro e definire 2000 metri? Così, a spanne? Appaiono tuttavia intollerabili, nell'elencazione degli interventi ammissibili nella fascia di salvaguardia, gli interventi edilizi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico, di ristrutturazione eccetera che non alterino lo stato dei luoghi.

E' stato detto molto, è stato costruito tanto, anche cose brutte, lo ammettiamo, lo sappiamo, lo sapete voi e lo sappiamo noi, brutte e volgari spesso, su questo io concordo, ma se questa cervellotica norma del comma 1 lettera a) dell'articolo 4 diverrà legge regionale, mi volete spiegare come si concilierà la volontà dichiarata del recupero dell'esistente con la cristallizzazione dei profili esteriori attuali? Beh, insomma, mettiamoci d'accordo, perché altrimenti le cose non coincidono.

Vede, Presidente Soru, (io parlo al Presidente Soru, perché avendolo sognato più volte, avendo avuto anche degli incubi, ed essendomi svegliato, ormai per me è una realtà), pur avendo cercato di determinare la tabula rasa in questo territorio regionale, Presidente Soru, mi rivolgo a lei come se fossi in confessione, non la frequento troppo però, trattandosi del Presidente, insomma sarà meglio anche..., io ignoro se la villa di Cuccureddus, localizzata a trenta metri dal mare, sia stata ristrutturata in ossequio a tutte le norme; non mi interessa! Proprio non faccio riferimento al decreto Soddu, alla "45", al decreto Floris, non faccio riferimento a tutte queste cose, alla legge Galasso e quant'altro. Ma io so che la nuova villa è frutto di un progetto architettonico di lucida modernità, rappresenta una valorizzazione del paesaggio costiero, non solo per lei, Presidente, che ne è il primo fruitore, ma anche per altri, ed io sono uno di quelli che la settimana scorsa con un amico in barca sono passato lì davanti ed ho visto uno spettacolo straordinario. E siamo all'interno dei 300 metri, siamo a 30 metri, non siamo a 2000 metri.

Quindi, vede, Presidente Soru, non ignoro neanche che gli ottimi architetti, a cui lei si è ispirato per Sa Illetta, le abbiano progettato una struttura che ha ottenuto tutti i benestare, anche quello della Sovrintendenza archeologica che solitamente qualcosa la trova sempre, lì non ha trovato niente! Vede, quello è un progetto di uno studio di architettura che è esterno alla Sardegna, conosciamo, sappiamo chi è, però è erede di un grande maestro dell'architettura contemporanea legatissimo alla nostra Isola, che quindi rappresenta una squisita pagina di architettura contemporanea. Si possono fare all'interno dei 300 metri? Mi pare di sì. Si possono fare all'interno dei 2000 metri? Mi pare di sì.

Ora il problema per le aree sensibili come quelle costiere, eterna risorsa non rinnovabile della Sardegna, è quello della qualità eccellente degli interventi. Qui nasce il modo diverso di vedere le cose, onorevole Licheri, ed è chiaro che su questa materia non ci intenderemo mai. Se noi ammiriamo l'architettura della sua villa, Presidente, è perché crediamo l'architettura contemporanea un bene culturale; non casualmente nel Codice Urbani puntualmente trova posto una direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea. Perché dovremmo fare a meno di questo? Noi non abbiamo paura di un'architettura d'eccellenza, anche nella fascia del mare che è interdetta da una legge nazionale. Non vogliamo arrivare a tanto, ma non avremo paura, se le cose sono fatte come debbono essere fatte, perché altrimenti dovremmo buttare giù le torri litoranee spagnole, dovremmo buttare giù la chiesa di Sant'Andrea a Quartu, Sant'Imbenia ad Alghero, dovremmo fare chissà quanti scempi, perché sono sulla riva del mare.

Ancora, perché io non devo sostenere che l'intervento pianificatore di un grande maestro dell'architettura del ventesimo secolo, Luigi Vietti, a Porto Cervo, non abbia dotato la Sardegna di un'altra pagina di altissima architettura contemporanea? Sfido chiunque di voi ad andare a verificare se c'è qualcuno oggi nel mondo che dice che Porto Cervo è un obbrobrio, una bruttura. Ci sono delle altre brutture vicino a Porto Cervo, certamente, ce ne sono, ma non quella. Posso ricordare, forse, qui vicino le torri candide di biancone di Orosei, del palazzo del CIS di Cagliari, le ha fatte Renzo Piano. Per noi è una meraviglia, chi arriva a Cagliari si vede davanti queste due torri e dice: "Ah , che bella cosa!", eppure sono a 500 metri dal mare, non sono a 2000 metri. E perché, non è forse bello il centro commerciale nord di Olbia? E' firmato da Aldo Rossi, altro grandissimo architetto, che ha costruito in Sardegna delle cose mirabili.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Diana, concluda.

DIANA (A.N.). Dettiamo quindi una norma diversa di salvaguardia, connettendo gli interventi di edilizia in aree non solo costiere di alto valore paesaggistico ad un sistema di giudici terzi magari, fuori dalle ingerenze politiche e dai potentati economici. Si può fare anche questo.

Abbiamo due ottime università in Sardegna con fior di docenti, professori, che possono essere personaggi terzi, la nuova Facoltà di architettura di Cagliari, di Sassari. Insomma, Presidente Soru, con questo disegno di legge lei in qualche modo voleva sostituirsi a Cesare, ma non voglia, signor Presidente, come Cesare con la Gallia, dividere la Sardegna in tre parti: quella edificabile interna, quella inedificabile costiera e quella edificata delle mirabili architetture di Tiscali e Cuccureddus.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Prog. Sardegna). Mi complimento per le citazioni dotte dell'onorevole Diana, questo riferimento continuo al cesarismo è una sorta di lapsus freudiano, penso che esistano ben altre forze la cui storia rimanda a esempi di potere assoluto, dirigistico, decisionistico. Mi sembra anche un po' fuori luogo da parte di chi recentemente si è convertito alla cultura della democrazia, per alcuni versi.

Faccio una premessa: si discute continuamente circa l'origine di questo testo di legge unificato, oggi all'esame di quest'Aula, si discute donde viene, chi è l'autore, si fa riferimento a testi neo ispirati, allora mi viene in mente il celebre testo di un intellettuale francese, morto qualche giorno fa, un algerino che è vissuto in Francia, Jacques Derrida che, negli anni sessanta, scrisse un libro "La scrittura e la differenza", nel quale diceva che non vi è scrittura senza differenza e senza differenze.

La cosa strana è che si continua ad agitare in quest'Aula la tesi secondo la quale questo testo non sia il frutto delle differenze, ma sia un testo che abbia un unico ispiratore, un unico dettatore rispetto al quale gli altri vivono una condizione di soggezione. Bene, io credo che sia giusto, è vero, questo testo ha un'origine forte, ha un'origine autorevole, ha un'origine condivisa. Questo testo viene fuori dal cuore, rappresenta il cuore del programma prima elettorale e poi di governo, con il quale la coalizione di Sardegna Insieme si è presentata prima all'esame degli elettori e poi all'esame di quest'Aula.

Questo non è un testo che viene fuori quasi che fosse un coniglio che sbuca all'improvviso da non so quale cilindro di quale prestigiatore; pur nella sua provvisorietà, mi sembra anche eccessivo esaltare le sue caratteristiche quando siamo di fronte ad uno strumento che ci consente semplicemente, in questa fase molto limitata e molto contingentata, di garantire e di preservare quel paesaggio che non è semplicemente un paesaggio naturale, ma è prima di tutto e soprattutto un paesaggio economico. E' un testo che ci consente di preservarlo nel mentre che, finalmente, come Regione ci dotiamo di uno strumento fondamentale, senza il quale non si può dare luogo in nessun modo ad una politica di autentico sviluppo economico. Questo progetto è l'espressione della coalizione di Sardegna Insieme, una coalizione che ha un suo leader, una coalizione che ha una sua maggioranza, una coalizione che si distingue nelle due articolazioni dell'esecutivo e del legislativo, una coalizione che, pur nelle differenze, ha però una sola parola, un solo linguaggio, una sola posizione.

E' vero, noi non faremo fatica, credo che anche gli emendamenti che verranno e che sono stati già presentati esprimano questa ricchezza di differenze che,nella responsabilità, ha consentito a questa maggioranza, a questa coalizione, di arrivare ad un testo che sia un testo opportuno, un testo responsabile, un testo capace di governare una fase, se volete, ancora complessa di transizione. Bene, io capisco la difficoltà soprattutto del centrodestra a confrontarsi con una coalizione che non fa riferimento a uomini, talvolta balzani, talvolta creativi, talvolta anche bugiardi. Questa coalizione fa riferimento a dei programmi, fa riferimento a dei contenuti, questa coalizione ha una sua rotta e ha una bussola. Certo, ha un nocchiero, visto che usiamo le metafore dei naviganti. Questa maggioranza non è una maggioranza allo sbando, è una maggioranza che ha un suo percorso, è una maggioranza che ha una sua traiettoria, è una maggioranza che sa da dove parte e sa anche dove vuole arrivare. Ci possono essere delle tensioni, ci possono essere anche dei conflitti, perché questa è la ricchezza delle differenze, ma c'è una forza che è la forza della proposta con la quale anche questo testo che è stato licenziato, presentato prima dalla Giunta, arricchito e integrato dalle proposte dei consiglieri di questa maggioranza, oggi diventa per noi un testo che poi prenderà le caratteristiche di una legge, un testo che viene esitato anche in un momento di grande difficoltà. Questo spiega in qualche modo anche l'urgenza.

Io credo che noi non possiamo assolutamente abituarci a muoverci in un contesto caratterizzato da un susseguirsi di emergenze. L'incontro tenutosi l'altro giorno tra i Capigruppo e i rappresentanti dello Zuccherificio di Villasor ci ha messo di fronte a una condizione drammatica; è vero. Per fortuna, grazie all'impegno e al concorso del Governo regionale, del Governo nazionale, siamo contenti che in certi momenti la solidarietà venga espressa come un valore delle istituzioni, bene, al di là del salvataggio di questa azienda, i sindacati ci hanno messo di fronte al dato vero che, nel riordino del mercato comunitario, gli spazi destinati ad un'agricoltura produttiva, ad un'agricoltura capace di creare valore aggiunto, e lo zuccherificio è uno di quei segmenti forse tra i pochi che verticalizzando crea ricchezza, la Sardegna sta uscendo dal mercato, non c'è più mercato per questa Sardegna; tutti preoccupati anche per la definizione della nuova politica agricola comunitaria.

Il vero problema è che l'uscita della Sardegna dal mercato vale per l'agricoltura, vale per l'industria, vale per molti altri settori fondamentali. Voi sapete benissimo che siamo un'economia fortemente terziarizzata, abbiamo una capacità endogena molto limitata. Questo testo può apparire un testo neovessatorio, forse mi meraviglia che l'onorevole Diana, che fa il cantore dello sviluppo sostenibile, non sappia che il recepimento delle direttive comunitarie ci ha insegnato che le direttive sono regole, non vincoli, e che non c'è sviluppo senza regole e che abbiamo imparato a fare la differenza tra i vincoli e le regole, che solamente le regole consentono di mettere in atto quelle azioni virtuose che l'Unione Europea ci consiglia, anzi considera in qualche modo necessarie.

(Interruzione del consigliere Diana)

PINNA (Prog. Sardegna). Legga completamente il testo. Bene, il vero problema è che noi ci troviamo di fronte a una condizione drammatica che vede questa Sardegna uscire fuori dal mercato. La Sardegna, come direbbero gli economisti, è diventata un non luogo economico e da questo punto di vista, come è stato detto più volte, è un'isola che sta vendendo, per quel che rimane, alcuni gioielli di famiglia.

Certo, non è possibile immaginare una Regione che per quindici anni si muova in assenza di un sistema di regole così chiare. Avete detto tutti quanti che, dal 1997 al 2003, abbiamo assistito all'annullamento dei piani territoriali paesaggistici, ebbene, l'urgenza è data anche dalla necessità di preservare l'ambiente, che rappresenta per noi un valore economico. L'ambiente non è solo ed esclusivamente un valore di tipo estetico, di tipo naturale; l'ambiente rappresenta quel grande valore economico che gli economisti definiscono il primo marcatore d'identità e voi sapete benissimo che senza identità non c'è sviluppo, senza identità non c'è ricchezza e senza ricchezza non c'è nemmeno una sua distribuzione, senza ricchezza non c'è capacità di creare, di superare questa condizione di disuguaglianza sociale molto forte che si sta accentuando nella nostra Sardegna e che sta creando aree di disagio e di povertà.

Bene, l'urgenza viene dalla necessità e dalla consapevolezza, consapevolezza presente nel programma che abbiamo presentato, di cui il Presidente Soru era leader e nocchiero, un programma che però è un programma della coalizione, un programma che è dell'Esecutivo, un programma che è anche della maggioranza e dunque dell'Esecutivo, ebbene, è stato licenziato perché vi è la consapevolezza che, senza la capacità di preservare il paesaggio, il paesaggio inteso nella sua valenza globale (voi sapete benissimo che una delle conseguenze nefaste e deleterie della globalizzazione è proprio la distruzione dei paesaggi, non solo i paesaggi naturali, tant'è che c'è un processo di progressiva privatizzazione, chiunque fa, compra, sistema, chiude, recinge), sta venendo meno il paesaggio economico, noi siamo una regione in preda a una destrutturazione, stanno venendo meno i paesaggi finanziari, sta venendo meno il paesaggio sociale, c'è un nuovo paesaggio etnico.

Mi meraviglia un po' il passaggio che ha fatto stamattina l'onorevole Onida, quando distingueva ancora, in maniera che forse in qualche modo potremmo considerare anche superata, il piano paesistico dal piano urbanistico; quasi che un piano paesistico debba essere l'espressione di un sistema di vincoli che in qualche modo dovrebbero ulteriormente appesantire, o forse essere un elemento non prioritario, mentre un piano urbanistico invece in qualche modo essere il solo strumento capace di disegnare l'organizzazione degli spazi civili, sociali, economici, ricreativi e residenziali di questa terra e di questa regione. Ebbene, non è più possibile prescindere da un piano di tipo paesaggistico, perché solamente la definizione di quel piano ci può mettere in condizione di dotarci di un piano urbanistico che sia ad un tempo un piano economico.

Noi abbiamo detto nel documento, che è stato presentato anche in quest'Aula, che esiste un rapporto molto stretto tra il territorio, dunque anche le coste, l'economia e il sistema delle diverse comunità locali; cioè noi siamo consapevoli che questo strumento, a pensarci bene, non è strumento che blocca, ma invece in questo momento tutela, preserva, trattiene nella responsabilità.

Abbiamo ascoltato sia i discorsi fatti in quest'Aula, sia le osservazioni che ci sono giunte nelle audizioni forse irrituali che sono state fatte, ma comunque significative, siamo stati molto attenti a evitare che questo strumento, che nasce per trattenere e per consentire a questa economia di rilanciarsi, potesse in qualche modo penalizzare le realtà più significative, senza rinunciare però a un'idea fondamentale, anch'essa presente nel nostro documento. A questo punto dobbiamo forse ridiscutere il modello Sardegna. Noi abbiamo detto, nel documento, che non possiamo più condividere un progetto di sviluppo schiacciato solo ed esclusivamente sul sistema lineare costiero, perché è un sistema iniquo, un sistema che di fatto sta contribuendo in maniera determinante allo spopolamento e all'impoverimento delle zone interne, un sistema che sta creando squilibro, un sistema che non è capace di creare una ricchezza che in qualche modo si diffonda, un sistema che non esprime quella potenzialità di cui la nostra terra in questo momento ha bisogno.

Prima idea: noi crediamo che questo testo (col quale introduciamo degli elementi di novità che possono essere anche forti, ma che in altri continenti, in altre regioni, in altre isole, anche europee, rappresentano un dato culturale rispetto al quale nessuno vuole più tornare indietro) sia l'inizio di un provvedimento col quale proponiamo un riequilibrio tra il concetto di interno e il concetto di esterno. Non solo, noi crediamo che, attraverso questo documento, debba passare un'idea fondamentale, secondo la quale o l'intera Sardegna diventa un sistema integrato, dove vengono meno queste forti differenze tra le aree, oppure effettivamente un territorio e in tal modo acquista una propria competitività, altrimenti la Sardegna è destinata a diventare una sorta di zattera che l'Europa più avanzata non tarderà a mollare e che forse andrà ad incontrare i paesi del Nord Africa.

Noi ora abbiamo questa consapevolezza e questa responsabilità. Non solo, ma sapete benissimo che i sociologi dello sviluppo dicono che un territorio diventa un sistema se rafforza la propria struttura di rete. Noi crediamo che questa Sardegna debba diventare una realtà più reticolare, dove la funzione delle coste non sia l'unica funzione, le coste devono dialogare nuovamente con la realtà interna perché solamente il mix di coste, di forza della tradizione, della memoria di quella ricchezza che è il nostro vero marcatore di identità, accanto al mare, può rappresentare in questo caso la soluzione. Noi sosteniamo questo documento, che tutto sommato è leggero, perché crediamo che esso abbia una funzione, se così possiamo dire, riequilibrante; sotto questo punto di vista, crediamo che solamente così si possano creare le condizioni che consentano alla globalizzazione (che è un fenomeno, un processo nel quale tutti noi siamo e che non va completamente demonizzato) di trovare un proprio riequilibrio in un'attenta e forte capacità di sviluppo di quelle che vengono chiamate le politiche locali.

Io, che ancora per un po' sarò il sindaco di un comune che ha già approvato un proprio piano urbanistico comunale, sono perfettamente consapevole del fatto che, solamente con una capacità programmatoria, un territorio che si dà degli obiettivi, che sa leggere i propri spazi, e che li sa anche in qualche modo valorizzare, può avere futuro. Una Sardegna che non sia capace di ricreare un contesto economico aggiornato, dentro il quale il paesaggio non è più semplicemente una cornice, ma è un valore, non può guardare molto lontano.

Credo che, rispetto a questo, la Regione in questo momento abbia una propria funzione in nessun modo esaustiva di quella delle comunità locali; in questo anno o nei diciotto mesi di lavoro che ci separano dall'elaborazione di un piano territoriale, ma anche di un piano urbanistico di tipo regionale, penso che non mancheranno le condizioni che consentano questa composizione di responsabilità, di funzioni e, se volete, anche di sensibilità e di osservazioni.

Questo testo di legge, che è un pezzo del programma col quale ci siamo presentati, non potrà far altro che contribuire a far uscire questa nostra Sardegna da una fase di stagnazione pericolosa, che veramente non so se consentirà di garantire un futuro alle generazioni, rispetto alle quali abbiamo molti debiti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, signori componenti della Giunta, colleghi e colleghe, intervengo brevemente perché molti dei colleghi hanno già evidenziato i punti problematici di questa legge e soprattutto perché intervenire in quest'Aula ha oramai poco senso, posto che si vive in un clima che non è certo dei migliori. Peraltro, ammiro i colleghi della maggioranza che sono costretti a difendere provvedimenti ai quali molto spesso non credono e che privatamente giudicano inadeguati ed eccessivi.

E' del tutto evidente che l'inversione dell'ordine del giorno praticata dalla maggioranza indica, senza possibilità di confusione, che il centrosinistra ritiene l'argomento urbanistico la propria carta fondamentale, come ho avuto modo di dire anche l'altro giorno. Il Presidente Soru ha dato un chiaro messaggio a noi tutti: l'argomento di questa legislatura è la legge urbanistica, tanto che si è preferito posporre argomenti di primaria importanza come l'assestamento del bilancio, dunque ritardare il documento di programmazione economica e finanziaria, cioè la manovra di bilancio ed altri provvedimenti importanti, per discutere questa legge che poteva ben attendere qualche settimana, concordando in un confronto corretto, perché manca l'interlocuzione, anche la tempistica; poteva essere fatta una cosa e l'altra.

A questo riguardo, al fine di evitare affermazioni che troppo spesso sono gratuite sul bilancio, sui ritardi, eccetera, mi sono fatto fare uno studio che attesta che nel 1995 si è andati con l'esercizio provvisorio, e così nel 1996, nel 1997 e nel 1998. Dopo eventualmente vi leggerò anche le cifre che molte volte vengono ingigantite, sono molto alte, 11 mila miliardi nel 1997, poi si scende a 9, si riparte bassi nel 2000-2001, ma avrò modo di parlarne in fase di assestamento di bilancio, è solo per ripristinare un minimo di verità.

Dicevo che noi siamo perfettamente d'accordo, lo hanno ampiamente chiarito i colleghi del mio Gruppo nei loro interventi, che la materia meriti di essere ripensata e normata, ma dare delle norme definitive e ripensare l'intera organizzazione dell'offerta del sistema turistico ed edilizio, cioè produttivo nel suo insieme, implica un confronto con la società sarda, con le categorie produttive, con i sindacati, con le opposizioni. Arrivare a provocare un blocco complessivo e immotivato delle costruzioni in qualsiasi settore, da quello edilizio fino a quello agricolo o alle infrastrutture industriali, non solo è inutile ma è pericoloso. Pericoloso per due ordini di motivi: il primo perché mette sul lastrico molti imprenditori che, operando secondo le leggi in vigore, dunque meritevolmente, hanno posto in essere e avviato iniziative edilizio-turistiche che meritano di essere tutelate secondo la civile consuetudine in base alla quale i diritti acquisiti sono sacri. Non è giusto punire coloro che hanno avviato iniziative imprenditoriali nel campo dell'edilizia, nella certezza di operare all'interno delle leggi vigenti, né penalizzare l'intero sviluppo economico dell'isola. Il secondo motivo è di ordine più squisitamente politico, la norma che oggi si vota è grave non solo per la sua sostanza, come già detto, ma per gli aspetti formali, perché è una norma che non nasce dall'organo legislativo, il Consiglio, ma è stata imposta dalla Giunta regionale, cioè il contrario di quel che avveniva normalmente nella passata legislatura. Riteniamo grave questo modo di procedere, il Consiglio ha una dignità che non può essere calpestata.

Mi pare poco opportuno rispondere nel merito ad alcuni concetti non condivisibili che alcuni colleghi hanno proposto all'Aula in questi giorni, come mi pare difficile riferirci all'idea di senso della misura, cui ci richiama il collega Chicco Porcu. Se è vero, come è vero, onorevole Porcu, che la Sardegna deve essere cambiata con il grande sforzo di tutti, è anche vero che bisogna almeno ascoltare qualcuno, se non tutti, e non procedere, come state facendo, senza ascoltare neppure voi stessi. Al riguardo voglio dire, io mi rifaccio ovviamente ai dati, quindi ai resoconti consiliari, che avrebbe detto che non sappiamo fare l'opposizione; mi dispiace che sia assente, se vuole gli facciamo una lezione.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue OPPI) Io sono nato in una realtà nella quale per trentacinque anni siamo stati all'opposizione, non abbiamo mai eletto un deputato, un senatore, un consigliere provinciale, mi riferisco al Sulcis, di fronte all'egemonia del P.C.I. che era una grande forza politica, tutti gli esterni venivano lì per essere candidati, erano eletti col 30-35 per cento, la culla del Partito Socialista, ebbene, è avvenuto che, dopo aver fatto una sana opposizione, ci hanno insegnato il mestiere ed oggi un piccolo partito ha la maggioranza relativa, non solo, ma da alcuni anni siamo praticamente, in quell'area geografica, stante i grandi maestri che ci hanno insegnato l'opposizione, se non altro alla pari degli altri.

La cosa che mi ha meravigliato, rispondo ovviamente per quanto riguarda la situazione e il resoconto, è che mi sembrerebbe abbia anche aggiunto che abbiamo raggiunto un grado elevatissimo di pressione antropica sull'ambiente. E' una vera e propria sciocchezza, tant'è che ieri notte ho cercato di capire, ho preso un testo ed ho potuto verificare che la Sardegna ha una densità di popolazione seconda solo alla Siberia, onorevole Porcu, probabilmente si è espresso male. Però…

PINNA (Prog.Sardegna). Sulle coste, è evidente.

OPPI (U.D.C.). Non lo ha detto, nel resoconto non c'è scritto e se si riferisce alle coste, almeno per quelle che conosco io, addirittura sono pressoché nulle; quindi evidentemente ha riferito un dato, così, tanto per dare, ma certamente privo di qualunque significato; io mi riferisco ai dati, mi sono giustificato peraltro.

Noi facciamo una battaglia vera, complessa, articolata, perché questo provvedimento venga modificato, lo facciamo perché riteniamo inammissibile bloccare in un solo colpo il comparto turistico e produttivo e non perché abbiamo interessi, onorevole Cugini, come lei sa benissimo, operiamo in piena luce del sole e non abbiamo niente di nascosto. Da più parti in questi giorni ci avete parlato di modifiche al testo della legge per mitigarne la radicalità in sede dei correttivi di buonsenso, ne avete parlato però nelle segrete stanze e mai niente abbiamo visto di concreto, speriamo che questo avvenga. Noi ci opporremo non solo dentro quest'Aula, ma richiamando l'opinione pubblica e i cittadini ad un forte risveglio della coscienza civile. Non tentate di farci passare per cementificatori perché noi, al contrario, siamo convinti della necessità di tutelare le coste; la tutela del paesaggio è un valore assolutamente condivisibile, che rientra però all'interno di un progetto più ampio e cioè alla ricerca di un altro standard nella qualità della vita.

La prospettiva è più ampia: la tutela del paesaggio deve riuscire a convivere con la possibilità di mantenere viva un'economia che in Sardegna significa salvaguardare il lavoro sulle coste come nell'interno. Non parlo di puri concetti, ma di fatti concreti. Per fare solo qualche esempio, cito il comune di Giba, il quale, come è noto, ha lamentato il fatto che la presenza di vincoli naturalistici (per essere chiari i siti derivanti dalla presenza delle saline) non gli ha mai consentito di avere alcun programma di sviluppo turistico; per cui a Giba non vi è traccia alcuna di seconde o terze case o alberghi, il comune persegue l'unica attività economica possibile ovvero l'agricoltura, nel raggio di due chilometri sono presenti solo coltivazioni di carciofi; ebbene, con questa legge non sarà possibile costruire capannoni o piccoli fabbricati per gli attrezzi. Per fare ancora un esempio, parlo degli investimenti già fatti dalla Regione, dallo Stato o dal privato, per il Consorzio Sandalia, ma gli esempi potrebbero proseguire a lungo come tutti sanno.

Senza poi dimenticare che, oltre alle considerazioni eminentemente politiche, esiste una serie di ostacoli di natura giuridica; l'annullamento dei piani territoriali paesistici non può essere addebitata di certo a noi, i decreti erano stati adottati nel 1993 dalla Giunta Cabras, né la Giunta Palomba affrontò mai il problema, l'avete ammesso in questi giorni. Le responsabilità politiche di questa situazione sono chiaramente evidenti. Per contro, la Giunta Masala era intervenuta percorrendo l'unica strada possibile: riaffermare la reviviscenza dei vincoli imposti con la Galasso, legge che - come è noto - ha profondamente modificato il precedente quadro legislativo del 1939 ed ha introdotto il concetto per cui un determinato bene, laddove è rispondente alle caratteristiche previste per quella categoria nella legge, in forza di questo, è vincolato. Così la legge Galasso prevede espressamente le categorie di beni tutelati senza necessità di un espresso provvedimento amministrativo; questo cambia, evidentemente, l'ottica stessa della tutela. Da questo principio, oltre che dagli articoli 1 bis e 1 ter della Galasso, per le Regioni nasce quella competenza di redigere piani paesistici per sottoporre il proprio territorio a specifica normativa d'uso e valorizzazione ambientale. I piani sono stati annullati.

La Giunta Soru - ignorando tutta la complessa costruzione urbanistica, come si ricava da una normativa nazionale e regionale - è intervenuta con la famosa deliberazione del 10 agosto, platealmente illegittima, che aveva come punto di arrivo il provvedimento in esame oggi, il quale è viziato dalle stesse contraddizioni in quella contenute. Anche questo provvedimento di legge non tiene conto, infatti, del quadro normativo in cui si inserisce e non considera che la legge costituzionale numero 3 del 2001, recante "Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione", ha profondamente modificato la distribuzione della potestà legislativa fra Stato e Regioni, un testo approvato dal centrosinistra che ha ridotto l'autonomia della Regione. Dalla nuova formulazione del testo dell'articolo 117, che ho citato qui almeno tre volte, risulta che lo Stato ha competenza esclusiva nella materia relativa alla tutela dell'ambiente; esistono però posizioni diverse, questo dicono anche i giuristi in Sardegna,asserendolo persino in una conferenza stampa. Allora, ripeto, la legge dice che, per quanto riguarda la materia relativa alla tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, è prevista la legislazione esclusiva dello Stato, mentre alle Regioni è attribuita la competenza concorrente nella materia della valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Chi ha fatto ricorso serio per i PIT, lo ha vinto, vedi il Sinis, gli altri li hanno persi.

A chi volesse dire invece che la Sardegna ha ulteriori competenze, in forza dello Statuto di autonomia, in materia di governo del territorio, non posso che richiamare alcune sentenze, se volete ve le consegno, pronunciate al riguardo dalla Corte Costituzionale. Non avete neppure tenuto conto della normativa statale emanata in questi mesi, la legge 42 del 2004; il Codice dei beni culturali, infatti, ha principi in aperto contrasto con questo provvedimento di legge che, come tutti sappiamo, sarà destinato a finire all'esame della Corte Costituzionale. E' di questi giorni la vicenda delle isole Eolie, ne avete fatto riferimento voi, sono intervenuti sia il Ministero dell'ambiente che il Ministro Urbani, pur essendo la Giunta siciliana, controparte, certamente di centrodestra e pur avendo la Sicilia uno Statuto ben più ampio del nostro. Per questo abbiamo predisposto gli emendamenti che tentano di correggere il testo, emendamenti che mirano a limitare gli effetti pregiudiziali della legge e non hanno volontà ostruzionistiche. Speriamo che questo venga compreso dall'Aula.

Per quei settori portanti a cui ho fatto riferimento, come l'agricoltura o i consorzi industriali, insomma, questa legge oggi, così com'è, non consentirebbe di realizzare neanche un manufatto, cioè per esempio nel consorzio industriale del Sulcis-Iglesiente, di Oristano, o in quelli che sono a mare come quello di Tortolì, è evidente che di fatto si sarebbe impossibilitati a realizzare qualunque tipo di struttura, il che vuol dire anche per un progetto relativo alla Carbosulcis, in quanto siamo sull'ordine dei due, trecento metri, o ancora per il problema dei bacini dei fanghi rossi dell'Aluminia, perché siamo a duecento metri, a centocinquanta metri dal mare.

Allora io credo che il buonsenso debba portare a valutare con attenzione questi problemi che avete dichiarato da voi condivisi, certamente non possono che essere condivisi, sarebbe altrimenti un disastro, pertanto noi siamo in attesa che ci facciate conoscere le concrete possibilità di realizzare queste parziali modifiche in modo da dare una certezza del diritto soprattutto in alcune aree come quella prima citata del Sulcis-Iglesiente nella quale esiste una situazione socio economica che rasenta punte mai toccate nella storia, neanche negli anni sessanta. Voi sapete che, negli anni sessanta, chiusero le miniere di carbone e quindicimila persone sparirono, quindicimila lavoratori si dedicarono al settore metallurgico migrando verso il polo di Portovesme; la città passò da cinquantamila al di sotto di trentamila e ci fu una crisi socio economica colossale. Beh, noi stiamo in questo momento toccando queste punte; quindi bisogna stare molto attenti perché l'impossibilità di realizzare manufatti, strutture, impianti di depurazione, eccetera, in quell'area geografica vorrebbe dire il crollo totale di seimila buste paga più l'indotto, cioè il crollo in una zona che dal punto di vista socio economico non ha eguali.

Perché dico questo? Perché fra di noi si è creato un rapporto che non piace a nessuno, riuscivamo sempre a trovare un punto di convergenza. Vedete, io da poco ho letto un opuscolo dove si parla di prevenzione e mi sono ricordato che l'anno scorso voi, d'accordo con alcuni di questa parte, avevate chiesto il voto segreto annullando così con tre voti la prevenzione in Sardegna; così come hanno anche tentato, Presidente, con un voto segreto, di affossare, pensi, quelle risorse finanziarie necessarie per il pareggio del 2001, passate per un voto. Loro hanno tentato, hanno chiesto il voto segreto; noi non chiederemo il voto segreto perché se no perdiamo i soldi dello Stato, ma questo è avvenuto qui.

Si fa riferimento, putacaso, lo dico perché l'ho letto ieri, ad un non ben identificato criterio molto soggettivo per l'assunzione di venti persone adibite nelle ASL, è una stupidità che neanche una persona di media intelligenza avrebbe detto, invece si tratta proprio di quell'interpellanza, presentata in questi giorni dall'onorevole Floris, e altri consiglieri, nella quale si chiede di dare risposte a questi "poveri giovani" che, assunti molti anni fa dal centrosinistra, svolgono un'azione meritoria non, per come è scritto di là, per la blue tongue, ma per la peste suina. Noi, negli anni che siamo stati in maggioranza, li abbiamo sostenuti e difesi, quindi presenteremo anche noi un'interpellanza e li sosterremo con forza. Direi a chi ha scritto un libercolo, e lo ha scritto male evidentemente, con molta superficialità, che ha confuso il sacro con il profano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio certo polemizzare con i colleghi della minoranza, ma mi pare che i tempi e i modi con i quali l'opposizione ha voluto affrontare questa discussione tendano a rallentare i lavori dell'Aula: interventi polemici e talvolta inutilmente lunghi e oltre mille emendamenti annunciati da Forza Italia. La dignità del Consiglio regionale, di cui la minoranza in questi giorni ha parlato in modo molto strumentale, va salvaguardata consentendo all'Assemblea legislativa di svolgere appieno il proprio ruolo.

Nella scorsa legislatura, il Consiglio regionale ha manifestato una gravissima improduttività. Oggi, la maggioranza di centrosinistra vuole voltare pagina e restituire al Consiglio la sua dignità, ma anche la sua produttività. Per questo, colleghi, intendo svolgere un intervento breve, utilizzando soltanto cinque dei venti minuti consentiti dal Regolamento. E' sicuramente un tempo congruo, se ben utilizzato, come dimostra la prassi utilizzata nelle discussioni nel Parlamento europeo, dove gli interventi normalmente non eccedono i tre minuti e in alcuni casi non possono superare la durata di un minuto. E' un'iniziativa che definirei di autodisciplina, la cui adozione propongo anche a chi intenda contribuire ad accelerare i tempi dei nostri lavori, senza intaccarne la ricchezza di contenuti e di valore politico.

Venendo al merito della nostra discussione, ritengo che questo disegno di legge intenda proteggere la qualità ambientale della nostra Regione ed evitare che scelte di breve periodo danneggino le prospettive di sviluppo dei nostri territori. Sono obiettivi esplicitamente indicati nel programma presentato agli elettori della coalizione Sardegna Insieme, sui quali il consenso è stato espresso dai cittadini sardi in modo netto e chiaro. Questa legge non bloccherà alcuno sviluppo, anche perché cinque anni di malgoverno di centrodestra ci hanno purtroppo consegnato una regione in forte ritardo di sviluppo, che ancora deve trovare un equilibro tra vocazione turistica, crescita economica e sostenibilità ambientale del modello di turismo prescelto.

Il centrosinistra ritiene che una piccola economia basata su ricchezze naturali di alta qualità non rinnovabili non possa realizzare una crescita di lungo periodo, se non garantendo una tutela su quelle risorse per far sì che anche in futuro possano produrre il reddito che producono nel presente. Riteniamo che questi ragionamenti debbano coinvolgere tutta la Sardegna, compresa quella parte del territorio regionale che non si identifica con le preziose coste e con la loro vocazione al turismo balneare, pensiamo soprattutto alle zone interne, rurali o di montagna, caratterizzate da un grande numero di insediamenti piccoli e piccolissimi, interessate quasi sempre dal fenomeno dello spopolamento e in grave crisi economica e sociale, in cui sta progressivamente venendo a mancare il controllo e la cura del territorio tradizionalmente affidato alle comunità che in esso sono insediate.

Una visione equilibrata dello sviluppo della nostra Regione deve riconoscere l'unitarietà dei valori paesistici, ambientali e culturali che caratterizzano l'intera Sardegna e l'inscindibilità delle sorti delle zone costiere e di quelle più interne. Una nuova ed equilibrata politica territoriale può perciò contribuire a generare sviluppo. Con questa finalità, il disegno di legge prevede la redazione di un piano paesaggistico regionale in tempi brevi e con la possibilità di proposta, adozione e approvazione, anche per ambiti territoriali omogenei. Questo consentirà di affrontare prioritariamente i comparti che necessitano di una più sollecita definizione del quadro normativo di riferimento.

E' opportuno ricordare che si prevedono tempi contenuti per l'adozione del piano paesaggistico regionale da parte della Giunta: soltanto dodici mesi dall'entrata in vigore della legge. La procedura di adozione del piano risulta trasparente e garantisce a tutti i soggetti interessati di interagire con la Regione per formulare proposte o segnalare aspetti specifici. Viene garantito un sostegno finanziario ai comuni per l'adeguamento dei propri piani urbanistici alla nuova pianificazione regionale. Nei sei mesi successivi all'entrata in vigore della legge si svilupperà un confronto tra Presidente della Regione e Consiglio regionale sulle linee guida del piano paesaggistico regionale.

Il cuore della legge, che risponde ad un'esigenza pressante, è dunque questo: avviare una nuova pianificazione organica e coerente, elaborata secondo modalità trasparenti e in tempi certi di concerto con tutti i soggetti interessati. Le misure di salvaguardia con il divieto di realizzazione di nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia nelle aree interessate opereranno per un periodo massimo di diciotto mesi; si tratta di un periodo tutto sommato contenuto, sia la Giunta che la maggioranza si impegnano a rispettarne il termine, lavorando intensamente per giungere all'approvazione del piano paesaggistico regionale anche in tempi più brevi. Inoltre, le norme transitorie garantiscono adeguatamente le iniziative all'interno dei comuni in possesso di piani urbanistici approvati o adottati. Anche il confronto sviluppato con le imprese, le associazioni e le categorie professionali, sulla base del disegno di legge, ha consentito di raccogliere importanti contributi per l'ulteriore miglioramento dello stesso.

Per quanto riguarda le zone omogenee C, D, F, e G, vorrei dire all'onorevole Diana, che non vedo in Aula, chiedo scusa, onorevole Diana, non la vedevo, non si vedevano i baffi e quindi mi sembrava un altro, le volevo dire che non solo c'è stata discussione tra la maggioranza, l'Esecutivo e il Presidente della Regione, ma c'è stata anche la capacità di arrivare ad una sintesi condivisa. Capisco bene che lei non riesce a registrarlo, ma questa realtà è totalmente diversa da quella che voi avete rappresentato e sperimentato nella passata legislatura. Dicevo, per quanto riguarda le zone omogenee C, D, F e G, che è emersa, nella Giunta e nella maggioranza, l'opportunità che possano essere completati gli interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi approvati e convenzionati, purché abbiano avviato i lavori relativi alle opere di urbanizzazione alla data di entrata in vigore della legge; relativamente agli interventi nelle zone agricole e industriali, s'intende riconoscere l'ammissibilità degli interventi che siano riconducibili alle esigenze produttive e aziendali dei soggetti economici che in quelle zone hanno localizzato la propria attività.

Sulla base delle valutazioni sviluppate nell'ambito di questo percorso di dialogo e confronto con la società sarda, la maggioranza di centrosinistra può oggi discutere in modo ancora più approfondito il provvedimento di legge, valutando l'introduzione di alcuni nuovi elementi che possano massimizzarne gli effetti positivi, pur rimanendo pienamente in linea con la filosofia del disegno presentato dalla Giunta e più in generale con il programma di governo della coalizione.

In definitiva, ritengo che la legge che verrà approvata al termine di questa discussione farà finalmente cessare il vuoto normativo e l'anarchia edificatoria che abbiamo ereditato dalla passata legislatura, aprendo la strada ad una nuova fase di pianificazione territoriale finalizzata alla realizzazione di un nuovo, duraturo equilibrio tra la nostra comunità regionale e l'inestimabile patrimonio territoriale che essa ha in dote.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, signori della Giunta, il provvedimento che, un po' sbrigativamente, è stato chiamato decreto salva coste o decreto Soru impone una riflessione a tutti noi e, soprattutto, ci obbliga a colmare questo vuoto normativo che, nell'ultimo quinquennio, ha visto una mattanza di 14 PTP su 15, una cosa spaventosa, non voluta, almeno dal nostro partito e da chi governa adesso; le argomentazioni erano talmente gravi e la zonizzazione creata a immagine e somiglianza di fruitori, che hanno nome e cognome e rasentano il clientelismo e il nepotismo, che hanno fatto sì che questi strumenti fossero nebulizzati.

In coerenza con le dichiarazioni programmatiche della Giunta Soru si sta portando avanti questo disegno di legge, non è una novità, con coerenza è stato detto che bisogna colmare il vuoto e si tenta con questo provvedimento di porre freno a queste maglie larghe che potrebbero far passare anche appetiti inconfessabili. Noi ci siamo permessi di analizzare l'articolato, sull'ambiente è stato detto tanto, ma non ci stancheremo di dire che è vero che rappresenta un'eredità, ma è anche un credito fiduciario che i nostri figli ci fanno quotidianamente e noi dobbiamo alimentare questo patrimonio con la serietà, la tutela e la valorizzazione, nessuno di noi può permettersi il lusso di vanificarlo. Però, al di là delle poesie sull'ambiente, le regole fredde del mercato suscitano l'esigenza di porvi rimedio con delle regole appunto che valgano per tutti, così il Palazzo sarà sempre più vicino ai cittadini, e questo popolo avrà la certezza che le regole valgano per tutti finalmente.

Io non ho mai suddiviso il mondo né in cementificatori, né in ambientalisti, purtroppo in questi ultimi dieci anni (io ne so qualcosa, perché avevamo dei miti del centrosinistra che mi hanno accompagnato all'uscio impedendomi di fare quello che poi mi piace: la politica) sia la Giunta Palomba che la Giunta del centrodestra hanno perso tempo a polemizzare e a non affrontare i problemi, e la gente, che con voto classico democratico fa delle scelte, questa volta ha premiato il dottor Soru il quale nel suo programma ha incluso questa tematica e tante altre cose. Quindi ha diritto il dottor Soru, il Presidente, di governare. Lo ringrazio di essere presente, ho la sensazione che si stiano affezionando in tanti alla sua persona (ieri quando lei non era presente la cercavano disperatamente, quasi "astinenza Soru" la chiamano alcuni colleghi); io - mi permetto di chiudere questa premessa - stamattina ho chiesto ad una persona saggia anziana, che è mia suocera, cosa pensava della sua assenza, mi ha risposto (perché non attua la politica della maldicenza)che forse stava lavorando o si sentiva male, è preferibile la prima spiegazione ed è proprio questa; io credo che il Presidente, con i gravami istituzionali che ha, e ciò che fa trapelare la stampa, sia chiamato ad onorare tanti impegni.

Ma, entrando nel merito di questo provvedimento di legge, signor Presidente, voi lo chiamate "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia…", noi riteniamo che ci siano tante norme sui passaggi e sulle procedure di carattere burocratico-amministrativo, sui tempi e sui modi di approvazione del piano paesistico regionale; il provvedimento si sofferma e si dilunga nell'elencazione di misure di salvaguardia e di divieti, elenca ambiti e criteri per la redazione di studi di compatibilità paesistica ambientale, nel rispetto delle regole e delle procedure di cui alla direttiva 2001/42 della CE (non può sottrarsi, onorevole Diana, dal rispetto di queste direttive, sono da porre alla base della redazione di piani generali ed attuativi da parte dei comuni per quanto concerne gli effetti dei piani e dei programmi sull'ambiente), ma trascura di prevedere e di sottoporre a valutazione ambientale e strategica la pianificazione paesaggistica regionale.

Noi riteniamo, signor Presidente, che anche il piano paesaggistico regionale, così come sarà imposto dalla detta delibera 2001/42, debba essere sottoposto a procedura di valutazione ambientale strategica per conseguire risultati migliori e più efficaci nell'interesse della qualità del paesaggio e del territorio e in definitiva per il conseguimento di quegli obiettivi di salvaguardia e di sviluppo sostenibile che sono a fondamento delle norme provvisorie di salvaguardia in discussione. Questo è bene che sia previsto da subito nel provvedimento in discussione sia per poter predisporre coscientemente e correttamente il piano, sia per evitare ritardi e penalizzazioni che potrebbero essere imposti dal recepimento a livello nazionale della citata direttiva comunitaria.

Queste considerazioni, fatte col collega Scarpa, noi le sottoponiamo costruttivamente all'attenzione del Consiglio; in fase poi di votazione dei vari articoli ci riserveremo o di dare un giudizio positivo o di esercitare un voto di astensione, vedremo in fase di emendamento. Ma, secondo noi, per redigere un buon piano, per elaborare qualificati studi di valutazione ambientale strategica, per poter predisporre studi di impatto ambientale, per monitorare il territorio e il paesaggio interno e costiero, per combattere adeguatamente un abusivismo che le notizie recenti ci mostrano essere sempre più tracotante e aggressivo, specie sulle coste, occorrono adeguati strumenti conoscitivi e risorse umane, capaci di costruire e gestire solidi e validi sistemi informativi e territoriali e di monitoraggio che ancora mancano.

Su questo aspetto il provvedimento di legge in discussione è gravemente carente se vuole realmente dare avvio a una pianificazione consapevole e rispondente alle esigenze di crescita economica e sociale ed alla gestione attiva e conservativa delle risorse del territorio. La conoscenza è anche lo strumento fondamentale se si vuole monitorare l'ambiente e il paesaggio, se si vuole realizzare un serio osservatorio della costa, o se si vuole realmente creare quel conservatorio o agenzia del litorale dei quali si sono fatti clamorosi annunci ma di cui nell'occasione più importante e propizia ci si è dimenticati.

Il nostro atteggiamento critico, forse esigente, vuol essere improntato su una logica costruttiva e propositiva, in quanto non vogliamo credere che le affermazioni programmatiche si possano sostanziare in generiche, gratuite e velleitarie annunciazioni di principio. Insistiamo sui problemi della conoscenza, che non paiono adeguatamente affrontati, e sull'esigenza di rafforzare la struttura regionale e di gestione dell'informazione, di piani e di programmi orientati al territorio e al paesaggio. Infatti, quasi sempre la divaricazione tra piani e strumenti programmatici e pratica ordinaria di governo può ricondursi alla carenza di un sistema informativo adeguato oltre che ovviamente ad una non bene assimilata cultura di governo del territorio e del paesaggio, la quale non deve trovare più spazio e giustificazione.

Noi non ci vogliamo associare alle lusinghe delle sirene dello sviluppo facile che si fonda sulla dissipazione di quel cospicuo patrimonio ambientale costituito dalla fascia costiera, il binomio sviluppo-blocchetto non ci convince. La via dello sviluppo è lunga e tortuosa, infatti abbiamo scansato questi blocchetti che ci venivano dal centrodestra e dal centrosinistra per non avere traumi, perché era un festival di chi era più ambientalista, purtroppo abbiamo esempi di cattiva gestione del centrosinistra e del centrodestra; per la par condicio ho alternato.

Per un'isola come la nostra, al centro del Mediterraneo occidentale, piattaforma avanzata tra l'Europa e l'Africa, come afferma un illustre ricercatore, le coste e il paesaggio sono al tempo stesso risorsa economica, immagine e memoria storica oltre che frontiera fisica e culturale; è sulla tenuta e gestione corretta e consapevole di questa frontiera che si gioca il futuro del progresso e della crescita della comunità regionale e quello delle generazioni a venire.

Concludo, signor Presidente, dicendo che la deliberazione - è stato già ricordato - risaliva al 10 agosto e per analogia mi viene da ricordare una persona che ho sempre ammirato, fa parte del Decadentismo, uno dei più grandi poeti, Giovanni Pascoli. Giovanni Pascoli con "San Lorenzo" ricordava l'esile figura di una rondinella (del peso di un etto o 150 grammi), che portando alle implumi rondinelle un insetto, purtroppo, veniva impallinata dalla cattiveria degli uomini, essa nel cadere a terra assumeva la forma della croce e levava verso il cielo l'insetto mentre si sentiva in lontananza il disperato pigolio delle implumi rondinelle.

Ecco, non vorrei che anche questo disegno di legge, in analogia col 10 agosto, sia sottoposto a quei franchi tiratori, che già mi hanno traumatizzato nella passata legislatura, per essere impallinato; spero che questo provvedimento in discussione possa essere irrobustito anche col contributo del sottoscritto e del collega Scarpa perché è uno strumento che ritengo vitalissimo per lo sviluppo della nostra terra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, care colleghe e cari colleghi, c'è sicuramente un po' di preoccupazione e anche un po' di imbarazzo tra i colleghi del centrodestra, perché effettivamente si vuole fare sul serio, c'è una nuova stagione, eravamo abituati a riforme annunciate, ebbene si è passati a riforme vere, scritte e con dibattito concreto.

E' chiaro che questo crea anche preoccupazione, ci sono interessi consolidati che andranno ad essere intaccati e, forse, dentro questo consolidato ci sono diffuse responsabilità che possono coinvolgere anche il nostro mondo. Però non condivido il palese tentativo da parte del centrodestra di evitare che questo Consiglio si dia regole, norme e che legiferi su un argomento così importante per il quale anche voi nel passato avete sempre sostenuto l'urgenza di una riflessione. Annunciare o presentare mille emendamenti non è il tentativo di confrontarsi e di aprire un dibattito in quest'Aula su quale strada dare a questo strumento, ma è quello di evitare o di tentare di evitare, perché credo che comunque questo tentativo sarà vano, che questo Consiglio prima del 10 novembre approvi una legge rispetto ad un tema così urgente come quello della tutela e salvaguardia del nostro patrimonio ambientale.

Io non sono tra quelli che hanno una posizione manichea, che sostiene che da questa parte c'è chi vuole la tutela, la salvaguardia e che dall'altra parte c'è soltanto chi rappresenta interessi di speculazione e di operazioni affaristiche immobiliari, non l'ho mai sostenuto e non lo sostengo neanche oggi. Così come penso che sia completamente infondata la vostra tesi secondo la quale da quella parte c'è chi vuole lo sviluppo, la crescita economica e sociale della Sardegna e da questa parte invece un infantile ambientalismo integralista che vuole limitare e bloccare lo sviluppo della Sardegna. Anche questa è un'altra sciocchezza, sono tutte e due tesi.

Fino ad oggi, non c'è stato, nel dibattito in Aula, un confronto su un argomento così importante; ogni volta che, fuori dalla Sardegna, ne parlo,dico che la Sardegna è bella e se oggi mi interrogassi e chiedessi qual è la risorsa più importante che la Sardegna ha, non ho dubbio alcuno che la risposta sarebbe:un immenso, straordinario patrimonio costituito dal suo ambiente, cioè le sue bellezze naturali e le sue coste..

Allora è chiaro che un modello di sviluppo come quello che abbiamo conosciuto, al di là di chi siano le responsabilità che possono essere distribuite in tutti i governi che ci hanno preceduto e che ha visto noi coinvolti e voi coinvolti, è oggi superato ed oggi ha fallito, quindi è chiaro che pensare ad un nuovo modello di sviluppo della Sardegna che abbia come perno, come centro, la valorizzazione del suo immenso straordinario patrimonio ambientale, non può che imporre un attimo di riflessione, un attimo di attenzione e una modificazione rispetto a quello che è avvenuto fino ad oggi.

Ma voi pensate veramente che quello che è avvenuto fino ad oggi nel nostro patrimonio costiero abbia determinato un'industria turistica vera, competitiva in Italia e nel mondo? Voi sapete benissimo di no. Voi sapete che tanto cemento buttato nelle coste ha finito soltanto per arricchire qualche proprietario terriero, qualche operazione immobiliare affaristica di milanesi o di altri imprenditori saccheggiatori che sono venuti nel territorio, sapete benissimo che non si è creata industria turistica in Sardegna, salvo qualche straordinario e positivo esempio. Voi pensate che questo modello possa proseguire e possa continuare? Io credo di no. Qualche collega faceva riferimento alla crisi di questo modello ed anche alla crisi dell'industria turistica regionale che, nel confronto nel mondo, comincia a perdere colpi, e perde colpi perché quando si resta privi di quell'elemento che può giustificare di spendere qualcosa in più rispetto ad andare in Egitto o in altre parti del mondo, in grado di offrirti a 600 o 700 euro non solo l'ospitalità ma il viaggio aereo e così via, quando si perde quel qualcosa in più che può offrire la Sardegna, che è il suo territorio, che sono le sue bellezze, che è il suo ambiente, che è la sua cultura, e si perde perché si favoriscono processi immobiliari, speculativi e affaristici e non vera costruzione di industria turistica, si ha una crisi dell'industria turistica e si determina quella minor competitività che noi potevamo, invece, esprimere attraverso la qualità.

Allora credo che questo sia il tema che è stato posto dalla delibera della Giunta e che è alla base di questo provvedimento di legge che arriva oggi in Aula, su questo c'è bisogno di un confronto vero, che fino ad oggi non c'è stato, c'è stato soltanto un tentativo palese di strumentalizzare difficoltà diffuse nel territorio, c'è stato e c'è ancora in atto un tentativo di evitare che si faccia un vero dibattito e che si arrivi ad una legge finale in grado di rispondere all'obiettivo cui miriamo.

Ora, cos'è avvenuto? E' avvenuta una cosa semplice, che la bocciatura dei piani territoriali paesistici non ha visto, in questi anni, da parte di questo Consiglio, da parte di tutti, dare una risposta adeguata a una situazione che faceva venir meno le regole, e ha determinato questa condizione che abbiamo ereditato. Se noi vogliamo dettare regole, è evidente che c'è bisogno di una fase nella quale si giochi, come si suol dire "a bocce ferme", cominciamo a bloccare per capire cosa si può fare, non per impedire di fare, per capire cosa si può fare in relazione a quell'obiettivo strategico che abbiamo detto, che è quello che può consentire alla Sardegna, in integrazione con le altre sue risorse importanti (agricole, ambientali interne, culturali eccetera), di poter progredire e di avere una crescita economico sociale. Questo dice il provvedimento di legge.

Vediamo cosa si può ancora programmare e studiare in questa fascia di territorio, cosa ancora si può programmare e studiare, visto che tanto è stato comunque utilizzato maldestramente in questi anni e, ripeto, non voglio fare un discorso di responsabilità, un po' come ha fatto anche il collega Atzeri. Questo è l'obiettivo prefissato.

Vedete, noi abbiamo discusso tanto in questi giorni, c'è stato un confronto vero tra la Giunta e la maggioranza e anche un confronto con le forze sociali. Uno dei temi riguardava la questione dei diritti acquisiti. Su questo punto della legge, la Giunta ha predisposto un emendamento modificativo, raccogliendo alcune istanze che venivano dalla parte sociale. Mi voglio soffermare un attimo su questo punto. Perché c'era quella norma così particolare che prevedeva di bloccare per 18 mesi tutti gli interventi, anche quelli convenzionati, qualora non si fosse raggiunto il 70 per cento delle urbanizzazioni, escluso quelle parti? Era una norma giustificabilissima dal punto di vista politico perché quando a suo tempo, nel 1989, si approvò la legge 45, che introdusse i vincoli integrali e poi fissò le deroghe, tra quelle deroghe si stabilì che erano fatte salve le lottizzazioni convenzionate "alla data di…" e c'era la data. In quelle ore, in quelle notti, in quei giorni, quanti furono le lottizzazioni e i progetti approvati?

Io ricordo solo che, nel comune a me vicino, confinante, Arbus, ci fu una lunga notte nella quale si approvarono, si dice, 800 o 900 concessioni edilizie per una devastazione di quel territorio, come Torre dei Corsari, senza precedenti. Questo, cosa ha portato ad Arbus? Nulla, forse qualche soldino dall'ICI, certo non occupazione, né sviluppo, solo una serie di problemi per quella comunità, per quel comune, per quell'amministrazione. Ancora oggi, di quelle lottizzazioni autorizzate nel 1989, quante non sono state realizzate, addirittura senza che sia stato avviato neppure il minimo di opera di urbanizzazione, nonostante il continuo rinnovo di quell'autorizzazione; sono sul mercato immobiliare in attesa che qualche gruppo internazionale o qualche speculatore lombardo le acquisisca per poterle ancora realizzare dentro una fascia di 300 metri.

Allora, quell'elemento così rigido aveva proprio l'obiettivo di evitare quello che era già avvenuto nel nostro territorio regionale; quindi la finalità di questa norma è fare in modo che ciò che è ancora pianificabile sia pianificato, che ciò che è ancora salvaguardabile sia salvaguardato, che ciò che si può ancora tutelare sia tutelato in un vero progetto che è la definizione del piano regionale paesaggistico. In seguito alla discussione avvenuta, la Giunta, con la presentazione di un emendamento, ha predisposto di togliere il riferimento al 70 per cento e di far salve quelle lottizzazioni o quei piani attuativi quando però si è in presenza di una ormai irreversibile modificazione dello stato dei luoghi, quando cioè realmente siamo obbligati a tener conto di realizzazioni che ormai non danno più la possibilità di intervenire.

Che paura dovrebbero avere gli altri? Ci sono lottizzazioni approvate da dieci anni che ancora stanno aspettando, se in questi 18 mesi vengono messe al vaglio e alla verifica della compatibilità col piano paesaggistico che verrà predisposto e che vedrà i comuni protagonisti, insieme alla Regione, nel definirli, con la competenza di cui parlava il collega Giorgio Oppi, non hanno nulla da temere, se saranno in sintonia col progetto di sviluppo che noi ci daremo, quello di creare un'industria turistica vera, non una speculazione immobiliaria, come a Torre dei Corsari o in altri luoghi, diffusa nel territorio; se quelle lottizzazioni saranno in sintonia con il progetto di sviluppo del comune non avranno nulla da perdere.

Allora io sfido il collega Oppi che ha chiesto un'interlocuzione, si veda gli emendamenti che la Giunta ha predisposto dopo aver sentito le forze sociali, dopo aver discusso sul tema della maggioranza e capisca che lì c'è la possibilità di fare quello che sappiamo si può fare, ma c'è anche l'esigenza di giocare a bocce ferme per capire cosa si può pianificare, con l'obiettivo di creare realmente un'industria turistica con la contemporanea salvaguardia delle coste. La salvaguardia e la tutela non è per noi il freno allo sviluppo, anzi è l'unico vero volano dello sviluppo; se non c'è salvaguardia e tutela, realmente c'è un freno allo sviluppo. Questa è la sfida che è stata lanciata dalla Giunta, si fa sul serio, non più come prima solo annunci ma assunzione di responsabilità, e qualche volta bisogna anche nuotare contro corrente, quando si è convinti che la scelta operata è quella giusta.

Rubo solo altri due minuti per affrontare un altro aspetto, che spero di non dover affrontare mai più: i rapporti tra il Presidente e questa maggioranza. Ho sentito e letto delle sciocchezze. Tengo a dire che, né il sottoscritto, né il suo Gruppo, né questa maggioranza, sono asserviti, o hanno nei confronti del Presidente Soru un atteggiamento ruffiano, cortigiano o subalterno, non l'hanno avuto nel passato, non l'hanno oggi e non l'avranno domani. Noi non siamo quelli che sostengono il Governo regionale, noi siamo il Governo regionale, noi siamo Soru, noi siamo un insieme di forze politiche che hanno dato origine ad una coalizione, hanno proposto un programma elettorale ai propri elettori e hanno vinto le elezioni anche grazie alla scelta di avere individuato un proprio leader vero, autorevole, che manda avanti il programma per il quale si è impegnato con gli elettori.

Può darsi che qualche volta ci sia bisogno di discussioni, ma sono vere, franche e, come leggevo, anche notturne, l'importante è che poi si arrivi ad una sintesi, e quella sintesi è del Presidente, della Giunta e della coalizione. La nostra è una sintesi vera, non una di quelle sintesi false, che rappresentava il passato appena recente, una sintesi nella quale sembrava che ci fosse una maggioranza che alla prova del voto non reggeva mai. Vedi, caro Giorgio, le bocciature derivavano semplicemente dal fatto che non c'era una maggioranza, perché pezzi della stessa maggioranza votavano contro; la nostra discussione invece è franca, non subalterna, non asservita, nel rispetto e nella convinzione che il Presidente rappresenta tutti noi.

La sintesi del nostro dibattito e delle nostre proposte sarà una sintesi vera che impegna questa coalizione, ve lo dimostreremo per questa legge e per tutte le azioni di riforma che questo Consiglio sarà chiamato a fare. Vi dimostreremo come ci sarà sintesi vera, non fasulla come quella che nel passato caratterizzava il centrodestra determinando sempre la caduta della vostra maggioranza in tutte le occasioni alla prova del voto.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Parto immediatamente da una risposta che credo sia dovuta al collega Marrocu, in quanto dovuta a quest'Aula. L'intenzione annunciata, comunicata più o meno informalmente, di presentare una quantità notevole di emendamenti da parte dell'opposizione a questo progetto di legge è reale; il problema non è la quantità degli emendamenti, il problema è il motivo per cui si presentano e lo scopo che si vuole raggiungere.

Io vorrei dire rapidamente - poi ne parleremo naturalmente nel corso della discussione - a Marrocu, che dice: "Finalmente ci sono una Giunta e una maggioranza che attuano riforme vere", non scherziamo, collega, questo disegno di legge non rappresenta una riforma vera, ma anche per sua stessa determinazione si definisce e si concepisce come misura provvisoria ed urgente in materia di tutela del paesaggio, il che certamente è ben lontano dal costituire quella riforma dell'assetto normativo in materia urbanistica che invece è il vero bisogno della nostra Regione.

Allora, prima di tutto è da sfatare il fatto che certamente non siamo di fronte ad una effettiva riforma; secondo, non è altrettanto vero che non abbiamo voluto un confronto, perché la nostra coalizione ha presentato in questa legislatura una proposta di legge, già ricordata anche, da parte dei colleghi Milia, Onida, Biancareddu e più.

PIRISI (D.S.). Nella passata.

LA SPISA (F.I.). No, l'ha presentata anche in questa legislatura, lo sa sicuramente, dovrebbe saperlo, il Presidente Pirisi, che è stata anche presa in esame, non sto parlando della riforma della "45", sto dicendo in questa stessa materia. Una proposta di legge... Presidente, può abbassare il volume di Pirisi, se ci riesce, se lui parla mi fa piacere, però almeno il volume.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi! Prego, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). E' tradizione di questo Consiglio regionale che, in presenza di diversi progetti di legge, dei quali la Commissione tenta di portare in Aula un testo unificato, si faccia un lavoro semplicissimo da affidare agli uffici in modo da esaminarlo in Aula non perdendo tempo, col giusto tempo. Si fanno dei testi a fronte, si mettono gli articoli che, in qualche modo, riguardano le stesse materie o materie simili e poi si discute. Questo non è stato fatto perché la maggioranza non ha voluto farlo. Il provvedimento in esame non è un testo unificato, colleghi, è semplicemente l'approvazione molto frettolosa, da parte della Commissione, di un disegno di legge presentato dalla Giunta, senza neanche il tentativo di un confronto con gli altri progetti presentati; questo è nella cronaca e nei verbali della Commissione.

Ora, siete liberi di fare anche questo, ma almeno consentiteci in Aula di portare all'attenzione dei Sardi quello che noi crediamo si debba e si possa fare nella materia della tutela del paesaggio e nella materia urbanistica. Gli emendamenti non hanno l'obiettivo di far perdere o guadagnare tempo all'Aula, e speriamo anche alla nostra Regione, ma di poter conoscere quello che si sta votando e si sta approvando, e farlo conoscere possibilmente fuori di quest'Aula perché è importante. L'unico modo perciò è esaminare proposte diverse sui testi, la maggior parte degli emendamenti,salvo alcuni che hanno uno scopo più di bandiera, ha, dal punto di vista qualitativo, lo scopo di dire che cosa noi avremmo fatto, cosa vorremmo fare, e cosa non è stato possibile fare. Chiudo ora questa questione, che riprenderemo sicuramente durante l'esame degli articoli.

Vorrei invece dire alcune cose riguardo al modo in cui questo disegno di legge è arrivato in Aula e al perché della fretta di approvarlo subito. C'è una scadenza che deriva da una delibera di Giunta che pone dei vincoli drastici utilizzando l'articolo 14 della legge 45. Questa è la vera esigenza,non il fatto che i PTP sono stati caducati o perché è da molto tempo che siamo senza i PTP; l'urgenza vera è quella di mettersi in continuità e di sanare alcune evidenti illegittimità di un atto amministrativo, trovando così una sanatoria. Questo è il vero scopo che si vuole ottenere, legittimo, per carità, fa parte delle scelte politiche, amministrative e legislative, però va detto.

La fretta quindi di una procedura che non ha avuto un confronto, il confronto l'ha avuto dopo, è stato utile. Io ho letto attentamente i pareri depositati dai soggetti auditi in Commissione, dopo l'approvazione del testo, dai rappresentanti degli enti locali a quelli degli imprenditori e associazioni ambientaliste; da essi emergono chiaramente, nonostante la condivisione per l'impostazione generale della legge,alcune critiche radicali e altre critiche puntuali.

Ho qui sottomano il parere della lega delle cooperative (che non è una nostra associazione collaterale di imprese, è evidentemente di una certa espressione politica)nel quale, oltre alla condivisione dell'impostazione del provvedimento, e a una serie di critiche, si indica soprattutto il pericolo di un clima di incertezza che allontanerebbe dall'Isola investimenti, pealtro fondamentali, per lo sviluppo economico della stessa. Più avanti dice ancora: "Si ritiene che lo stesso affronti in maniera esaustiva la salvaguardia del territorio" - ci mancherebbe! - "ma appare carente in merito alle modalità di salvaguardia degli investimenti fin qui effettuati", con riferimento ovviamente agli investimenti legittimamente allocati, non stiamo parlando di speculatori, onorevoli colleghi, e lo dice la lega delle cooperative. Non cito, naturalmente, il parere dell'Associazione degli industriali perché voi lo ritenete sicuramente troppo di parte.

E' evidente questo dato di fatto, che emerge prepotentemente, che trasuda dalle diverse dichiarazioni. Allora, per arrivare al dunque, cosa realmente è successo e cosa emerge anche da questi pareri? Questo provvedimento di legge arriva in Aula col parere totale e incondizionato della Legambiente, del Gruppo di intervento giuridico, quindi di Vincenzo Tiana e dell'avvocato Deliperi (alcuni di questi io li conosco bene, li stimo, quindi non ho alcunché di personale). Sono convinto che i movimenti ambientalisti svolgano una funzione molto importante nella nostra società, sia come funzione critica, che di indicazione di alcuni obiettivi sicuramente estremi ma che in tanti casi, in una società moderna come la nostra e progredita, evitano alcuni errori. Sono sicuramente un contributo fondamentale, ma, Presidente della Regione, colleghi della maggioranza, si può impostare all'inizio di una legislatura la politica urbanistica? Perché, lo vedremo poi nell'analisi degli articoli, voi non state facendo un intervento di politica semplicemente paesaggistica; avete scelto uno strumento di pianificazione paesaggistica considerandolo come lo strumento cardine fondamentale - siete voi che lo dite nella legge - della politica del territorio, di tutto il territorio della Sardegna. Questo è il problema di fondo, il problema di politica del territorio che è in questo progetto di legge.

Ma allora, Presidente, quando si governa una regione, nel fare le scelte fondamentali di indirizzo politico, io credo sia giusto tenere conto di tutti gli interessi, di tutti i punti di vista, e in una normale dialettica politica è necessario che le diverse concezioni, i diversi punti di vista, i diversi interessi legittimi che vengono manifestati trovino anche nelle stanze di questo palazzo, alla luce del sole e davanti a tutti i sardi, delle compensazioni, compensazioni nobili, nel senso che la tutela del nostro territorio, a cui tutti teniamo, è la tutela di un territorio vissuto e che vuole continuare ad essere vissuto; non vuole diventare una riserva indiana, non vuole diventare un luogo in cui attirare turisti per qualche giorno, per qualche mese dell'anno, per poi essere un luogo disabitato, una bella isola meravigliosa, in cui però non si riesce a vivere.

Anche lei si sarà posto il problema e gli avrà dato una risposta. Noi crediamo che la risposta data da questa maggioranza e da questo Governo sia una risposta di acritica accettazione integrale delle posizioni dei movimenti ambientalisti. Il nocciolo della questione è che si sposa, come strumento di politica territoriale, il piano paesistico e non si punta anche sull'utilizzo di altre leve che la legge 45 prevede; gli strumenti della pianificazione territoriale sono, sì, i piani territoriali paesistici, ma lo sono anche le direttive, i vincoli e gli schemi di assetto territoriale.

In diciotto mesi si può fare anche uno schema di assetto territoriale urbanistico. La nostra proposta, che voi non avete neanche voluto vedere ma che cercheremo comunque di far valere, poneva questo obiettivo: uno schema, un piano urbanistico territoriale di valenza regionale che avesse anche la valenza di piano paesistico nel rispetto delle norme e dei vincoli stabiliti dalle attuali leggi. Questo è il punto cardine su cui è necessario che ci fermiamo a discutere, gli emendamenti serviranno esattamente e soltanto per questo: per discutere, per chiarire, per cercare quanto meno di capirci e di farci capire. Io vorrei riprendere velocissimamente un passaggio dell'intervento fatto dall'onorevole Onida quando citava la sentenza del Consiglio di Stato del 1998, che ha annullato i nostri piani territoriali paesistici: "Il piano paesistico si colloca tra vincolo paesaggistico ambientale e autorizzazione, in una posizione verticalmente intermedia, obbligatoria ma non necessaria, perché il vincolo spiega comunque i suoi effetti, anche in assenza di piano e indipendentemente da esso". E' il Consiglio di Stato che lo dice, non lo dice l'onorevole Onida, non è un suo pensiero personale. Allora questo linguaggio forse un po' tecnico-giuridico vuol dire semplicemente che lo strumento di pianificazione paesistica è solo uno strumento che deve essere subordinato e deve attuare un vincolo che non nasce dal piano, nasce dalla legge e va visto secondo il rapporto di subordinazione fra diverse fonti normative, , stiamo bene attenti a questo fatto, fonti normative di diverso livello: una volta posto, il vincolo opera.

Io vorrei capire davvero dov'è questo far west che si è scatenato in questi anni. Se far west c'è stato, è stato dovuto evidentemente ad alcuni speculatori che hanno utilizzato alcuni varchi introdotti nella legge 45 da un sistema politico che non era certamente governato né dal centrodestra attuale, né dal centrosinistra di oggi, a cui ha fatto riferimento l'onorevole Marrocu. Ci sono spinte speculative? Fermatele, Assessore! Lei ha un servizio ispettivo, fermatele! Perché non porta una proposta di modifica alla legge 45, laddove prevede quei varchi sulle concessioni date, che l'onorevole Marrocu dice che girano in Sardegna in attesa di qualcuno che le compri a caro prezzo? Fermatele! Siamo interessatissimi a fermarle anche noi, non vogliamo neanche noi sposare una posizione integralista di altro tipo. Ci teniamo alla tutela dell'ambiente e del paesaggio quanto voi, ma crediamo che questo paesaggio e questo ambiente debbano poter essere anche abitati dai sardi, cioè da sardi che possano vivere.

La politica del territorio è politica che, se vincola, vincola soltanto per dire insieme anche cosa si può fare. Con questo provvedimento di legge, lo vedremo articolo per articolo, voi, a chiunque voglia intervenire in Sardegna, state disegnando un percorso di guerra, una gimkana o forse una caccia al tesoro; però, questo è un altro punto che bisogna sottolineare, è un percorso stranamente puntellato da alcuni passaggi a livello. I passaggi a livello sono tutti individuati, in questo disegno di legge nella Giunta regionale, perché alla Giunta regionale viene dato un potere che, anche se non lo ammetterete mai in quest'Aula, voi stessi ritenete abnorme, cari colleghi. Non lo dico per dividervi, lo dico semplicemente perché è evidente - a chiunque abbia fatto anche solo per qualche settimana l'imprenditore o l'amministratore locale, regionale o altro - che, un punto fermo, stabilito dalla nostra normativa urbanistica, Assessore, è che il controllo sugli atti, sui piani, sugli strumenti urbanistici è un controllo di coerenza, cioè di legittimità.

Non può essere un controllo discrezionale; per esempio, nell'articolo 5, lo cito a memoria, è previsto che, con semplice decreto del Presidente della Regione, un'area qualunque, sulla base delle indicazioni provenienti in sede di elaborazione del piano paesistico regionale, possa essere sottoposta alle misure di salvaguardia di cui all'articolo 3. Con decreto del Presidente, ma sulla base di quel che emerge dove? Nello studio dell'ingegnere che voi sceglierete per redigere il piano? Dove? Questo è un sistema che dà agli amministratori locali e agli imprenditori un quadro certo? E' un quadro certo di quel che si può fare e di quando si può fare? Quando voi, scegliendo questa strada volutamente, non per fare un piano di assetto territoriale, ma per fare un piano paesistico, indicate la data di 18 mesi per l'adozione del piano, per l'approvazione quanto ci vorrà? Aggiungeteci i mesi che volete, poi 12 mesi per adeguare i piani paesaggistici comunali da parte dei comuni, poi ci vorrà pure qualche piano attuativo nei comuni, fate il conto! Arriviamo a una impossibilità, tenendo conto che nel frattempo tutti i piani urbanistici comunali saranno impediti di qualunque modifica, parliamo di un periodo di circa tre o quattro anni (non voglio essere catastrofico, ma credo che si possa andare anche più in là) in cui letteralmente la politica urbanistica in Sardegna sarà sottotutela, ma non sotto il controllo di legittimità, sotto il controllo di merito, sotto la possibilità di fermare o di lasciar passare amministrazioni locali o imprenditori tutti negli uffici e nelle stanze di viale Trento o lì vicino.

Questo è il vero problema, questa è la prospettiva che si profila davanti a tutti. Di fronte a questo, con gli emendamenti, noi vogliamo solo dire che, se questa maggioranza vuole approvare queste cose, le approvi, ma lo dica, non si limiti a pronunciare slogans come quelli sentiti in alcuni interventi in quest'Aula durante la discussione generale, in cui ci si è limitati soltanto, come diceva il collega Atzeri, a lanciare blocchetti di cemento da una parte o dall'altra, a fare accuse spesso velate e anche, direi, non particolarmente dignitose da parte di questo vostro collega, che si riferiva probabilmente a colleghi di altri partiti o del suo stesso partito. Segnali, allusioni, che non fanno onore a chi li proferisce e non fanno certamente onore e bene a quest'Aula.

Ma queste sono le cose su cui si può tranquillamente sorvolare, il vero problema è capire quando e come in questa Sardegna si potranno fare investimenti. Questo è un problema che poniamo noi, così come lo pone la Lega delle cooperative, ma è un problema che deve essere posto da tutti. La Sardegna non può ridursi ad essere una riserva indiana, neanche ad essere, per citare Lucio Battisti, Presidente, abbiamo la stessa età probabilmente ci ricordiamo qualche canzone, "una bella torta di panna montata tutta contenta di non essere stata mangiata". Io credo che il territorio non sia una torta da consumare, ma vorrei soltanto che si evitasse di trasmettere nel territorio regionale e anche fuori del territorio regionale, la sensazione che il sistema Sardegna abbia scelto di essere un bel territorio incontaminato, in cui venire qualche volta di passaggio e in cui però non si riesce a vivere perché non si riesce a creare ricchezza. Noi vogliamo conservare questo territorio quanto voi, quanto tutti quelli che ci tengono, le modalità però si devono trovare coniugando politica del paesaggio con politica del territorio, una politica nobile, sana, che indichi cosa si può fare e non soltanto cosa non si può fare.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consigliere e consiglieri, io credo che la Giunta e il Presidente della Regione debbano prioritariamente ringraziare il Consiglio per il dibattito svolto, in particolare ringraziare la maggioranza e la Commissione per aver raccolto, arricchito, valorizzato l'orientamento programmatico che la Giunta ha voluto indicare nel disegno di legge numero 20.

Ringraziamo soprattutto per aver colto e raccolto la particolarità del momento storico nel quale questa proposta si configura. Siamo persino soddisfatti del dibattito che si è aperto in Sardegna sui temi del paesaggio e della conservazione dell'ambiente, anche se avvertiamo il pericolo di una confusione, che permane, fra giudizi definitivi relativi a strumenti provvisori e scenari che invece riteniamo debbano essere costruiti con consenso, con dialogo, con apertura. Ringraziamo perché è stato colto - non da tutti per il vero - che molto è cambiato in questi anni. Nel dibattito di questi giorni c'è stata molta retrospettiva che fa, sì, la storia di un pezzo di Regione nella materia urbanistica, ma intanto il mondo cambia ed è cambiato anche per la Sardegna. E' cambiata una concezione di fondo del rapporto fra l'uomo e la programmazione del suo territorio, tant'è che non siamo più soli a dover render conto della programmazione della nostra terra; abbiamo richiami che in questi anni provengono precisi e puntuali dal Governo internazionale, dalla Comunità Europea, che ci invita e invita gli Stati membri e le Regioni europee a portare, dentro la cultura della pianificazione, il processo che punta a realizzare equilibri tra considerazioni di ordine economico, sociale ma soprattutto ambientale. Abbiamo, dall'inizio degli anni 2000 a oggi, una puntellatura di richiami della Commissione al Consiglio e del Consiglio alla Commissione che su questo punto non lasciano dubbi, sul dovere che abbiamo tutti quanti di percepire il cambiamento culturale che siamo chiamati a interpretare in chiave specifica, originale, autonomistica appunto.

Questo è il tema e questa è la sfida. E se questo è il tema di oggi, vorremmo anche dire che, rispetto al passato forse è vero, qualcuno l'ha detto, non c'è tanto di nuovo. Nella legislazione nazionale e regionale, è sempre esistito un rapporto fra l'esigenza di costruire una pianificazione improntata a criteri e a principi di tutela (a partire dal 1939, con la legge 1497, a seguire nel 1942, con la 1150, la 431 del 1985, la 45 del 1989, la 42 del 2004), e l'esigenza di salvaguardia preventiva propedeutica all'esercizio di una pianificazione di tutela, un rapporto costante nel tempo, che non deve scandalizzare nessuno; è cambiata nel tempo solo la misura del rapporto fra misure di salvaguardia e percezione degli interventi ammissibili, in quanto sono andate sempre aumentando le misure di salvaguardia rendendo sempre più selettive e sempre più stringenti le opportunità degli interventi ammissibili. Questo è oggi il punto difficile di questo rapporto, ma anche di questa nuova sfida.

Qualcuno ha sottolineato questo stranissimo e contrapposto rapporto tra l'esigenza di tutela del paesaggio e l'urbanistica. Non c'è sul punto alcun dubbio, perché la Costituzione della nostra Repubblica dice che la materia del paesaggio non è assolutamente riconducibile in quella dell'urbanistica perché, proprio in ragione dell'ampliamento della concezione e della nozione di urbanistica, pur intervenuta negli anni, la tutela degli interessi urbanistici, negli anni, non può mai assorbire né precludere quella della tutela dei valori paesistici; sono parole chiare. Per cui abbiamo un dovere costituzionale da adempiere e, dentro questo, armonizzare le condizioni attuali di sopportabilità e di equilibrio.

Abbiamo anche l'esigenza di ripensare, in un contesto più generale, tutto ciò che, rispetto a questa innovazione culturale nel campo della percezione dei valori ambientali, porta con sé un sistema di legislazione e di disposizioni superate, anche per detta dei vostri stessi interventi, le quali faranno parte di quel bagaglio di documenti, di aggiornamenti, di arricchimenti che noi intendiamo portare a corredo della nuova pianificazione paesaggistica regionale, ovvero la revisione dei parametri contenuti nel Decreto Floris, un aggiornamento degli oneri concessori, la costruzione di direttive tipologiche per la valorizzazione dei materiali, per la tipizzazione dei materiali, a seconda dei territori, ed anche strumenti e poteri nuovi di controllo e di vigilanza urbanistica.

Sì, è vero, onorevole La Spisa, ma questo è quello che abbiamo trovato, una condizione dove le verifiche di coerenza sembrano più un passaggio rituale fatto di una letteratura, di osservazioni ma che in fondo, privo di un quadro di riferimento e di regole, lascia sempre l'ultima parola, la più forte, a favore di coloro che interpretano in termini locali la pianificazione urbanistica territoriale. Noi abbiamo pensato e indicato, nella delibera della Giunta, l'atto necessario per avviare e per segnare nel tempo il punto di partenza di un percorso che sarebbe comunque dovuto essere per tutti. Abbiamo voluto accompagnare, con tempestività e coerenza, l'approvazione di un disegno di legge che costruisse i contenuti, il metodo ed anche le norme di salvaguardia provvisorie per poter dare alla Sardegna la nuova pianificazione paesistica. Una nuova pianificazione paesistica che facesse prima di tutto memoria e tesoro degli errori che si sono commessi nella precedente pianificazione paesistica, a cominciare dall'irrisolta questione vincolistica, spesso sollevata, ma non chiarita neanche dal dibattito di quest'Aula, che lasciando spazio alle previsioni di diversi gradi di trasformabilità del territorio ha compromesso irrimediabilmente il senso precettizio del vincolo, questa è la ragione della caduta e dell'annullamento dei piani paesistici. Perché sono venute a cadere quelle che tutti, indistintamente, hanno sempre considerato varianti ambientali e che sono state invece trasformate in capacità e in strumenti di aggiramento dei caratteri prescrittivi dei vincoli.

Abbiamo anche deciso di fare un unico piano ricordando che i 14 piani furono l'esito di nove gruppi di studio che hanno separatamente lavorato per lungo tempo, spesse volte dovendo rivedere il lavoro fatto secondo la legislazione che, nel frattempo, modificava la condizione in essere della pianificazione territoriale, rendendo così necessario, dopo un lungo periodo, un provvedimento di omogeneizzazione a dimostrazione di un lavoro disorganico, difficilmente leggibile in un quadro unitario; insomma la mancanza di quelle certezze imprenditoriali che vengono invocate, a nostro giudizio è figlia della mancanza proprio di un modello di sviluppo, che non si desumeva né si desume oggi dalle vostre perplessità e dalle vostre opposizioni a questo nostro indirizzo programmatico.

Noi vorremmo accompagnare questo lavoro attraverso una considerazione specifica che riguarda una necessaria consapevolezza che i processi di riforma hanno bisogno di una grande partecipazione e di una grande capacità di confronto; di questo noi siamo consapevoli. Il governo del territorio, parafrasando certamente frasi molto più nobili, è una forma molto alta di esercizio dell'autonomia di un popolo e noi vorremmo lavorare tenendo conto delle diversità, e lo stiamo facendo, badate, in un momento - anche dal punto di vista economico - assai particolare, perché certamente nessuno può dire che la Sardegna attraversi oggi una fase di crescita o di boom economico; alle crisi quotidiane del comparto industriale, tutti quanti abbiamo avvertito, con motivazioni diverse, con tenori diversi ed accentuazioni diverse, i primi sintomi e gli scricchiolii probabilmente di una crisi anche del comparto turistico.

Allora, vorremmo pensare ad un'idea di turismo sostenibile che riveda alcune scelte, che guardi all'area mediterranea in maniera diversa, ai valori ambientali e alla tutela del nostro patrimonio facendo sì che la Sardegna non sia l'esito di un'economia di perimetro, per cui le ville e i villaggi spesso sembrano quelli utilizzati per le scenografie dei film, popolati solo quando si girano le pellicole e poi sono deserti, sono cimiteri; vorremmo una Sardegna che abbia invece un'economia fatta sulla dimensione della vita quotidiana, una vita che guardi anche al bisogno di infrastrutture delle zone interne, di una qualità di vita omogenea per tutte le comunità e creando anche quelle condizioni di aree intermedie che sappiano interloquire con le opportunità e con le volubilità di un mercato, appunto del turismo, fra zone interne e zone costiere.

Noi riteniamo, per quello che ci riguarda, che il Piano paesaggistico regionale sarà per noi, ed è per noi, uno strumento importante di dialogo e di confronto con i cittadini; è stato detto dal Presidente della Regione durante tutta la campagna elettorale, è stato approntato rapidamente rispetto all'inizio del mandato e credo che saremo fedeli a quest'appuntamento; perché dunque criticarci? Perché criticare chi chiede anche una collaborazione sussidiaria e solidale ai sindaci attraverso le opportunità che la loro competenza di pianificazione urbanistica richiede di essere con noi in uno scenario un po' più lungo, forse, come è stato detto, ma sempre efficace di dialogo e di confronto con i cittadini; non lo si può dire certo di molte amministrazioni che da trent'anni con varianti ai piani di fabbricazione evitano il confronto con i cittadini, evitano la percezione di quello che i cittadini vorrebbero anche nell'uso del loro territorio.

Qualcuno ha detto che non è una riforma. Certo, questo disegno di legge non è la riforma, forse, ma è la traccia che segna la dimensione temporale ed anche di contenuto di una sfida riformista che noi volevamo porre prima di tutto a noi stessi e alla maggioranza. L'autonomia è autogoverno, dicevo, ed è governo soprattutto delle proprie peculiarità come territorio; io credo che, su questi temi, come molti hanno auspicato, sarebbe bello pensare di potersi liberare dalle liturgie delle contrapposizioni. Il bene è di tutti, il territorio è di tutti e forse le distanze su questi temi ci sembrerebbero meno evidenti di quelle che oggi appaiono. Ieri ed oggi per il centrosinistra, per la coalizione Sardegna Insieme, non è cambiata la linea politica; vi è un Presidente che rappresenta e guida la coalizione sulla linea politica segnata dal consenso popolare, e se qualcuno cerca di contrapporre la legittimazione dei sindaci a quella del Presidente della Regione sarebbe bene ricordare che il Presidente della Regione, oggi eletto, non sta oltre la volontà popolare, ma sta dentro la volontà popolare.

Il profilo riformista di una società si realizza solo se si è capaci di recuperare il rigore e il fascino delle regole, soprattutto di quelle leggi che operino oltre i singoli fatti, le singole persone, che esplichino la propria funzione astratta e generale come da molto tempo l'autonomia regionale non vede. Noi ci auspichiamo che in questa direzione si possa effettuare un miglior dibattito e un confronto utile nell'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CASSANO (Rif. Sardi). Cortesemente, mi rivolgo al Presidente Soru, chiedo se è possibile conoscere il risultato degli incontri con le organizzazioni sindacali relativamente ai concorsi interni riguardanti il personale della Regione nonché alla formazione professionale. Grazie.

PRESIDENTE. La ringrazio, più che sull'ordine dei lavori è sul disordine dei lavori. Non siamo in sede di question time, per cui la sua domanda verrà soddisfatta in altro modo.

Adesso io propongo la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo, invito i colleghi a restare in Aula perché si deciderà se passare al voto per l'esame degli articoli questa sera anziché domani mattina. Sospendo brevemente la seduta per il tempo necessario.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 22, viene ripresa alle ore 19 e 51.)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a riprendere posto, comunico il risultato della Conferenza dei Capigruppo. Prego, colleghi, accomodatevi. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di votare il passaggio all'esame degli articoli questa sera; quindi, la seduta s'interrompe, un quarto d'ora o venti minuti, il tempo necessario per la presentazione materiale degli emendamenti che, come sapete, devono essere presentati prima della votazione del passaggio all'esame degli articoli. La seduta riprenderà alle ore 20 e 10 per la votazione.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 52, viene ripresa alle ore 20 e 10.)

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto, riprendiamo la seduta. Siamo in fase di votazione per il passaggio all'esame degli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Presidente, abbiamo l'esigenza di conoscere il numero esatto degli emendamenti presentati.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Oppi, adesso comunico questo dato anche se l'esattezza è un'esattezza relativa, uno in più o uno in meno, perché come sapete stiamo finendo i lavori di acquisizione, la conta dovrebbe essere però precisa: sono stati presentati 860 emendamenti.

Colleghi, siamo in fase di votazione a scrutinio elettronico palese, prego i colleghi di organizzare la votazione. Chiedo scusa, io sto dando per scontato che siamo in votazione elettronica, in realtà nessuno l'ha chiesta.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione elettronica, chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri BIANCU, SECCI, CUGINI, SALIS, COCCO, Simonettta SANNA, CERINA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

Dichiarano il loro voto favorevole i consiglieri Uras e Salis.

Rispondono sì i consiglieri: il Presidente SPISSU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 73

votanti 71

astenuti 2

maggioranza 36

favorevoli 45

contrari 26

(Il Consiglio approva)

Martedì mattina alle ore 11 è convocata la quarta Commissione per l'esame degli emendamenti al testo unificato. Il Consiglio è convocato invece per martedì 2 novembre alle ore 16 e 30, in seduta straordinaria, per la discussione della mozione numero 11 sulla chimica e sull'energia; i lavori proseguiranno, con l'esame dell'articolato del testo unificato sulle norme di salvaguardia delle coste, nelle giornate di mercoledì e giovedì con orari di lavoro serali fino alle ore 22 o 22 e 30.

La seduta è tolta alle ore 20 e 23.



Allegati seduta

XXIX Seduta

Giovedì 28 ottobre 2004

(POMERIDIANA)

Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 16 e 39.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 27 ottobre 2004 (26,) che è approvato.

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

Interpellanza DAVOLI - LICHERI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU - URAS sulla grave situazione creatasi nelle scuole sarde a seguito dei provvedimenti conseguenti alla "riforma Moratti". (38)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

Mozione CHERCHI Silvio - BALIA - PINNA - SALIS - BIANCU - OPPI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - VARGIU - LICHERI sul progetto di trasferimento degli uffici di Cagliari dell'Agenzia delle entrate da via Vesalio ad una zona situata al di fuori del centro urbano. (15)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda Giuseppe. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Io ritengo che l'argomento meriti più presenza e più attenzione da parte dell'Aula, siccome qui siamo in pochissimi, auspico l'entrata in Aula degli altri illustri colleghi, pertanto chiedo una breve sospensione.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, anche stamattina si sono verificate più volte situazioni come quella di questo pomeriggio, sospendiamo per dieci minuti, però alla ripresa dei lavori dovremo procedere, non è possibile infatti rinviare ulteriormente anche perché i colleghi devono abituarsi ad essere puntuali. Sospendo la seduta per dieci minuti, i lavori riprenderanno alle ore 16 e 51.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 41 , viene ripresa alle ore 16 e 52.)

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Ricordo che è all'ordine del giorno la continuazione della discussione generale del testo unificato dei progetti di legge in materia di salvaguardia delle coste. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri . Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signora Presidentessa del Consiglio, Assessore e colleghi consiglieri, il disegno di legge presentato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica e dell'Assessore della pubblica istruzione e beni culturali, licenziato dalla quarta Commissione consiliare permanente, rappresenta un passo in avanti per quanto riguarda la tutela del territorio isolano. Una legge che finalmente introduce regole certe in una materia fondamentale per lo sviluppo della Sardegna.

E' un provvedimento che ha impegnato l'intera Giunta e l'intera maggioranza; non è quindi un disegno di legge esclusivamente del Presidente Soru, come superficialmente è stato definito da alcuni colleghi del centrodestra, ma altresì frutto dell'interlocuzione aperta con le forze politiche e sociali della Sardegna. E' una legge dei sardi e per i sardi che nutrono ancora la speranza di un territorio vivibile e di un ambiente compatibile con il nostro modo di essere, con la nostra economia, con la nostra cultura. Badate, colleghi del centrodestra, il fatto stesso che il provvedimento di legge sia frutto della Giunta regionale e degli Assessorati competenti dimostra la visione non verticistica dell'Esecutivo regionale, una visione questa che appartiene certamente al passato e che questa maggioranza non vuole per nessuna ragione emulare.

Nella giornata di ieri, ed anche oggi, il centrodestra ha chiesto più volte l'aggiornamento della discussione, lamentando l'assenza del Presidente Soru in una seduta consiliare ritenuta da tutti noi fondamentale per il futuro della Sardegna. La richiesta pressante per una sua presenza in Aula rappresenta un passo in avanti interessante per quei consiglieri del centrodestra che, fin dall'inizio della tredicesima legislatura, hanno cercato, attraverso comportamenti scorretti ed interventi consiliari, di sminuire la funzione e la figura del Presidente Soru.

L'impianto del disegno di legge proposto da questa maggioranza rispecchia con chiarezza le esigenze di tutto il territorio e allo stesso tempo colma un vuoto legislativo non più rinviabile per questo Consiglio regionale, il quale ha pur avuto negli anni passati la possibilità di varare una legge rispettosa delle esigenze e dei bisogni che venivano dalle popolazioni interessate. Siamo ormai di fronte ad un bivio e per questa ragione diventa urgente che questo Consiglio approvi uno strumento di tutela del territorio compatibile con un nuovo modello di sviluppo capace di recuperare, come sottolineato dalla relazione della quarta Commissione, da una parte la pianificazione precedente e dall'altra di consentire gli interventi compatibili con il paesaggio. La necessità di questo nuovo strumento legislativo consente a questa Regione di superare la vecchia normativa urbanistica e paesaggistica che si è dimostrata non adeguata alle esigenze delle popolazioni e dell'economia della Sardegna.

L'approvazione di questa innovativa legge è l'occasione per dimostrare che si può rovesciare la logica aberrante del mercato. L'idea centrale è che, nei territori interessati da questo strumento legislativo, sia possibile reimpostare il rapporto tra popolazioni ed ambiente circostante sancendo la coincidenza tra conservazione dei valori e delle risorse naturali e la loro utilizzazione eco-compatibile ai fini del benessere sociale. Occorre in definitiva ripristinare il rapporto simbiotico fra l'uomo, l'habitat e il suo territorio. Questo obiettivo è peraltro l'ultima vera occasione, per le popolazioni interessate dal provvedimento, di partecipare all'esperimento della reimpostazione di rapporti di produzione non più rispondenti alle vecchie logiche imposte dal mercato globale, ma come occasione di sviluppo nuovo e diverso. Restare ancorati al passato, come più volte richiamato e sottolineato dai colleghi della maggioranza, significa per questi territori rimanere sul campo aperto della competizione e del capitalismo mondiale, che in Sardegna ha raggiunto l'apice del suo sviluppo con le speculazioni edilizie e lo sfruttamento irrazionale del territorio. Negli ultimi anni la teoria dello sfruttamento illimitato del territorio ha mostrato tutti i suoi limiti, per questa ragione occorre preservare taluni ambienti naturali, senza tuttavia mettere in discussione il modello di sviluppo.

Ha ragione il Presidente Soru quando afferma che il decreto salva coste è stato dettato dall'urgenza di definire una linea di demarcazione tra il turismo, che in Sardegna spesso è rappresentato dalla spendita senza limiti del territorio, e la difesa dell'ambiente, il solo fattore competitivo di mercato. Il territorio costiero va salvaguardato per impedire le speculazioni edilizie e di tipo immobiliare che prevalgono rispetto allo sviluppo turistico integrato tra zone marine e zone interne e in particolar modo rispettoso delle bellezze naturali dell'isola. Sbagliano i colleghi del centrodestra quando affermano che la norma proposta dalla maggioranza esclude la Sardegna da tutti i circuiti turistici perché viene vietato alle strutture ricettive di adeguarsi sia in termini qualitativi che funzionali alle esigenze di mercato. Oggi è necessario puntare su un diverso modello di sviluppo che parta da un'analisi attenta delle risorse e che sia elemento di difesa del territorio e volano per creare occupazione duratura.

La proposta della Giunta è in sintonia con il programma presentato dalla coalizione in campagna elettorale e quindi interpreta perfettamente le esigenze e le richieste dei sardi che hanno creduto, con il voto del 13 giugno, in questa maggioranza. Quel programma parte da un elemento di fondo che è quello di costruire politiche di governo del territorio fondate su alcuni punti chiave, riportate già a pagina 39 del programma della coalizione, che io richiamo in pochi secondi: si prevede la tutela, la riqualificazione e il riuso del patrimonio abitativo esistente a partire da quello storico tradizionale, il recupero delle periferie degradate, integrato con l'incentivazione e lo sviluppo dell'edilizia in direzione della sostenibilità, salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico, sia costiero che dell'entroterra, puntando ad interrompere, almeno per un significativo periodo, un ulteriore e generalizzato consumo del territorio per finalità turistiche e produttive; tutela e valorizzazione del paesaggio agrario regionale e delle attività connesse; una decisa scelta di contrasto dell'abusivismo edilizio di qualunque tipo e natura.

Per noi della maggioranza non c'è nessuna novità rispetto a ciò che abbiamo sostenuto con fermezza in tutti questi mesi. I sardi sono consapevoli del fatto che, per poter sviluppare questo grande progetto, è necessario e fondamentale costruire un nuovo quadro normativo in materia urbanistica ed ambientale. E' per questa ragione che non ho difficoltà ad asserire che questa è veramente la legge dei sardi perché ne interpreta le esigenze, i bisogni, le aspettative. Uno strumento urbanistico regionale, come abbiamo più volte sottolineato, che ha valenza territoriale, ambientale e paesistica con la funzione di piano strutturale generale che individua lo schema di assetto infrastrutturale della regione, gli ambiti paesaggistici e ed ambientali non suscettibili di trasformazione, i valori territoriali da proteggere e gli strumenti per attuarne una costante verifica ed aggiornamento. Alle parole scritte, alle tesi riportate nel documento programmatico di inizio legislatura, seguono i fatti, con l'approvazione di questo strumento, perché consapevoli che ogni ulteriore ritardo sarebbe un danno irreversibile per l'intero popolo sardo.

Abbiamo, colleghi del centrodestra, una visione della società diversa, un modello di sviluppo diverso, un modus operandi diverso; in pochi mesi, questa maggioranza ha risolto vertenze importanti, ha iniziato a sviluppare quel programma ritenuto, da tutti i cittadini sardi, elemento forte di trasformazione e di alternativa rispetto ad un modo superato di fare politica, ad un modo vecchio di governare. Avete sollevato, in questi giorni, polemiche, avete coinvolto amministratori comunali e sindaci - pochissimi in verità - costringendoli a prendere posizione e magari ad approvare piani urbanistici comunali non rispondenti alle leggi vigenti e lontani mille miglia dagli indirizzi politici della Regione sarda sull'urbanistica e sulla salvaguardia ambientale. Mi riferisco a Olbia che insiste, su un tema delicato come questo, senza rendersi conto che quel territorio necessita di un nuovo processo di sviluppo, di nuove certezze per i cittadini e per i residenti di quelle vaste zone della Sardegna. Siamo di fronte a una presa di posizione che non tiene conto che un ulteriore processo di cementificazione della costa gallurese non serve più e, anzi, rappresenta un freno allo sviluppo economico di quel territorio. Non è pensabile che un sindaco, che ha il compito di salvaguardare la propria città e il proprio territorio da incursioni varie, non comprenda il valore strategico di una norma di tutela e di salvaguardia.

Non è neanche vero che c'è una grande pressione degli imprenditori, perché allora significherebbe la subalternità dei legislatori alle logiche di mercato. A me pare che questi soggetti chiedano con fermezza di colmare il vuoto legislativo su questa materia, con certezze normative. L'articolo 8, così come approvato dalla quarta Commissione, prevede che i piani urbanistici comunali, approvati alla data di pubblicazione della deliberazione della Giunta regionale del 10 agosto 2004, conservino la loro validità ed efficacia in termini attuativi e di esecutività, purché non successivamente modificati. Allora perché l'amministrazione di Olbia non si è preoccupata di dotarsi dello strumento comunale che rispondesse alle proprie esigenze? Non si può montare una polemica pubblica quando si è in ritardo su tutto, quando per anni si è consumato tutto quello che c'era da consumare!

Che polemica è e su quali temi si fonda, quando leggo sulla stampa locale che il provvedimento presentato dalla Giunta regionale penalizzerebbe la città di Sassari? Che polemica è? Una città che da anni non è in grado di presentare un piano urbanistico comunale che dia certezze ai cittadini.

MORO (A.N.). Dal centrosinistra era amministrata!

LICHERI (R.C.). L'onorevole Moro, invece di occuparsi delle ville altrui, dovrebbe riflettere sul degrado urbano della sua città. Due anni fa durante un convegno sull'urbanistica a Sassari promosso dal mio Partito, nel quartiere popolare di Li punti, lei annunciò al pubblico presente che mancavano alcuni mesi alla presentazione di un piano urbanistico comunale che desse certezze e risposte alle aspettative dei cittadini. E' passato tanto tempo, lei è stato eletto consigliere regionale ed i sassaresi continuano ad aspettare a bocca asciutta questo provvedimento che non arriva. Non faccia, quindi, dichiarazioni sulla stampa e in Aula che non rispondono alla realtà dei fatti, perché potrebbero spuntarle le orecchie ed allungarsi il naso come i personaggi delle fiabe di Collodi! Quindi stia attento, quando interviene in Aula!

Ma che razza di polemica è questa? La verità è che siamo di fronte ad amministrazioni comunali "arraffazzonate", che fanno acqua da tutte le parti. Cosa c'entra, rispetto a tutto questo, la maggioranza regionale? Cosa c'entra la Giunta, cosa c'entra Renato Soru? Siamo noi allora, rispetto a questa povertà di analisi, che abbiamo il compito di avanzare una proposta di legge che sia interprete non dei bisogni particolari di alcuni personaggi, ma delle richieste che vengono dal basso e che chiedono chiarezza su un tema come quello della salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale. C'è una differenza sostanziale tra questa maggioranza e l'opposizione consiliare nell'affrontare temi di grande importanza strategica; noi abbiamo il coraggio di percorrere strade nuove, consapevoli che darsi regole certe significa contribuire con chiarezza allo sviluppo della Sardegna, alla crescita economica e alla diffusione di reali e duraturi servizi che impediscano lo spopolamento dei nostri centri e suscitino l'interesse delle generazioni future.

Per questa maggioranza approvare questa norma di salvaguardia dell'ambiente significa conservare l'integrità dei nostri territori. Respingiamo con fermezza l'idea che questa esigenza debba porsi in conflitto con la nostra idea per i diritti e la dignità del lavoro. Siamo altresì convinti che lo sviluppo della qualità ambientale deve divenire un punto qualificante e un nodo strategico per la costruzione, peraltro ancora in corso, della nostra idea di alternativa e di sviluppo per la Sardegna.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente, probabilmente sfugge all'onorevole Licheri il fatto che il suo Partito oggi sia in maggioranza, per cui le considerazioni che ha portato a quest'Aula le avrei capite, non le avrei comunque condivise, se si fosse trattato della legislatura precedente; perché, vede, lei non ci deve convincere del fatto che abbiamo una visione diversa delle cose, noi vediamo la vita, lei dal suo intervento vede solo la morte, perché è talmente ossessionato dal problema che esiste un centrodestra e che voi siete al centrosinistra, che vorrebbe ripercorrere ancora le filippiche che l'onorevole Cogodi - con ben altra intelligenza intendo - portava a quest'Aula.

Onorevole Licheri, noi siamo qui per cercare di capire se possiamo condividere o non condividere le cose che voi volete imporre ai sardi; è qui che ci dobbiamo misurare. Ma dal suo intervento io non ho colto un solo passaggio che in qualche maniera mi facesse pensare a qualcosa di diverso. Credo che interventi come il suo non siano di quest'Aula. E' ovvio che il suo modo di vedere le cose è diverso, come è diverso da parte dello S.D.I.,o de La Margherita, così come è diverso il modo di vedere questa legge da parte di tutti i componenti del centrosinistra; probabilmente ci sarà anche tra noi del centrodestra un modo diverso di interpretare una tutela del paesaggio, così come è stata definita e descritta con questo disegno di legge che vorrebbe accorpare e non accorpa proprio niente.

Mi dispiace per l'onorevole Balia che si è affannato stamattina cercando, come dire, di dimostrarci che ci sarebbe stata una discussione - ha usato proprio questo termine - con la Giunta, col Presidente Soru; una discussione su che cosa? La discussione non c'è stata, perché non è stato accolto un punto della proposta di legge che era stata avanzata dallo S.D.I., così come non è stato accolto nessun punto degli altri disegni di legge che erano stati presentati dalla precedente Giunta, e questo lo capisco! Ma dire qui che c'è stata discussione… suvvia non c'è stata nessunissima discussione! C'è stata una imposizione! Questa è la realtà delle cose. Può essere anche corretto che ci sia un'imposizione, però abbiate almeno il coraggio di ammettere che, su certi provvedimenti che riguardano questa materia, non siete d'accordo neanche voi.

Allora, che rinunci l'assessore Sanna, che è qui, perché glielo hanno imposto, Assessore! Non c'è l'Assessore ai beni paesaggistici, ai beni culturali! Lei è sempre presente, la conosciamo come persona di grande valore, di grande spessore, ha sempre lavorato e lavorato tanto, anche nella precedente legislatura; si è dissanguato nella presentazione degli emendamenti nella scorsa legislatura e lo ha fatto con capacità, ha fatto una onesta e corretta opposizione, non andava bene per noi certamente, però l'ha fatta. Ancora dimostra oggi di essere l'unico della Giunta che ha il coraggio di stare qui ad ascoltare! Ad ascoltare magari cose che non condivide, però siccome bisogna sentire tutti quanti, visto che non è stato possibile utilizzare neanche quel disposto del Codice Urbani (mi dispiace che voi abbiate parlato di concertazione)che prevede la cooperazione tra amministrazioni pubbliche, ma la prevede prima, la prevede prima! All'articolo 132, ve lo leggo perché lo dovete sentire tutti in quanto, probabilmente, distratti come siete da altri argomenti, vi siete scordati di andare a verificare anche cosa succede in una legislazione che è prevalente sulla nostra, non è concorrente, ma è esclusiva, quella dello Stato. Le amministrazioni pubbliche cooperano per la definizione di indirizzi, addirittura di indirizzi! Questo dice il Codice Urbani. Ancora non ne abbiamo parlato, ancora i comuni non sanno cosa stiamo facendo o cosa volete fare! Allora, di fronte a questo problema, è chiaro che l'opposizione, la minoranza, all'occasione saremo minoranza, all'occasione saremo opposizione, certe volte intransigente come in questo caso, come può pensare di non tutelarli, seppure ci fosse una minima parte di sindaci, come dice l'onorevole Licheri, che non condivide questo disposto di legge? Seppure ci fosse, abbiamo l'obbligo comunque di tutelare.

Sarebbe spaventosamente incomprensibile che quest'Aula all'improvviso diventasse una maggioranza bulgara, dove non ci può essere dissenso, dove non ci può essere contrasto; non è assolutamente possibile, soprattutto quando si tratta di una materia, cari colleghi del centrosinistra, che non avete inventato voi assolutamente, debbo dire che non l'ha inventata mai assolutamente la sinistra italiana, perché la prima volta che si è messo ordine in questa materia in Italia, guarda caso, non governava il centrosinistra, non governava neanche il centrodestra a dire la verità, però in quegli anni, nel 1939, furono emanate due leggi che oggi sono esempio per tutto il circuito internazionale dei beni culturali, ancora oggi! Da lì nasce la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici del nostro territorio nazionale, quindi anche regionale. Da lì sono nate tutte altre norme.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Nel 1939 hanno fatto il piano urbanistico della Grecia!

DIANA (A.N.). Anche, anche, si vedono ancora i risultati. Prenda nota. Mi pareva che non fosse intervenuto ancora l'onorevole…

(Interruzione)

Dicevo, quindi, che questa materia ha origini antiche, guarda caso il centrodestra con il Codice Urbani ha messo ordine a tutta la normativa, per cui ci ritroviamo in presenza di norme che sono di competenza esclusiva dello Stato e ci sono delle norme nelle quali siamo concorrenti con lo Stato, così si dice. Allora voi, in un momento - dite - di vuoto, ritenete di potervi mettere mano con questa legge, anticipata guarda caso da una delibera di Giunta che, definire illegittima credo che sia superfluo, certamente decadrà in conseguenza del giudizio che il TAR darà su di essa. Nei dieci articoli del disegno di legge che detta norme urgenti di provvisoria, sottolineo provvisoria, salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale (che vorrebbe essere unificante ma, come ho già detto, non lo è), in realtà c'è un'affermazione di principio: in uno c'è l'adozione da parte della Giunta regionale del piano paesaggistico regionale entro 12 mesi dall'entrata in vigore, nei restanti nove articoli c'è la volontà esplicita di mortificare allo stesso tempo comuni, comunità e cittadini. Questo è il disegno di legge in discussione! Un disegno di legge che vorrebbe essere unificante ma che in realtà, come ho già detto, non lo è!

Allora, venendo all'articolo 1, vi è il riferimento al piano paesaggistico regionale che dovrebbe essere lo strumento della pianificazione territoriale regionale al fine di un'adeguata tutela e valorizzazione del paesaggio. Non so se i colleghi consiglieri abbiano letto esattamente tutto quanto; ebbene io credo che, sulla linea della tutela e della valorizzazione (che è, come ho detto, di competenza esclusiva dello Stato, il resto è di competenza primaria e concorrente con lo Stato), il problema inizi nel momento in cui la nostra competenza legislativa è investita dalla responsabilità della definizione dei modi della tutela e della valorizzazione di questi beni paesaggistici o, come vuole la dizione del Codice Urbani, della valorizzazione del paesaggio della Sardegna. La filosofia, sottesa alla formulazione degli articoli 2 e 10 del provvedimento di legge in esame, è quella fondamentalista dei gruppi ambientalisti, dunque di una rispettabilissima porzione del corpo sociale, non lo discute nessuno, che il Consiglio regionale dovrebbe fare propria a detrimento degli interessi dei comuni, dell'economia e dei cittadini.

Discutiamo sul fatto se gli ambientalisti hanno torto o ragione; pensare che la ragione sia solo da una parte, credo che non possa essere accettato, non può essere certamente accettato da me, e non perché sono un cementificatore. Onorevole Floris, il riferimento che ha fatto stamattina, non lo può fare certamente a noi! Vede, il problema a cui ha fatto riferimento ha avuto un pronto intervento del Governo di centrodestra, del Ministro dell'Ambiente e del Ministro Urbani, con il quale si è bloccato immediatamente certamente uno scempio che si voleva fare. Quindi…

CUGINI (D.S.). In Sicilia.

DIANA (A.N.). In Sicilia, certamente. Quindi siamo intervenuti al di là delle considerazioni possibili da parte di questo Consiglio regionale. Abbiamo ben chiaro lo sviluppo sostenibile ed io in particolare forse ce l'ho più di qualcun altro, sono convinto che lo sviluppo sostenibile non debba essere inteso come veto, perché con i veti si ottiene solo il discorso dell'onorevole Licheri, vivaddio, il quale, se fosse stato all'opposizione, avrebbe fatto un grandissimo intervento oggi, però è in maggioranza, ed è difficile calarsi nella realtà della maggioranza, glielo dice uno che fino a ieri era in maggioranza, fare l'opposizione per me è più facile, perché sono nato all'opposizione, ci sono per vocazione.

Allora, in questa sede forse è utile rilevare alcune contraddizioni interne al provvedimento di legge, benché nutriamo fiducia nella magistratura amministrativa affinché essa possa fare giustizia, dicevo, di questo monstrum demagogico costituito dalla delibera del 10 agosto. Prendevo in esame alcune contraddizioni del testo di legge: all'articolo 2, comma 5, è detto che i comuni in adeguamento alle disposizioni e previsioni del piano paesaggistico regionale adeguano i propri piani urbanistici comunali. A tal fine saranno previste adeguate risorse per il sostegno e via. Non si prevedono risorse per gli altri comuni che hanno già provveduto e che dovrebbero adeguarsi: quest'altro obbrobrio non può essere venuto fuori dagli amici consiglieri regionali, non può essere venuto fuori dagli uffici della Regione, non può essere una cosa venuta fuori dall'Assessore dei beni ambientali o dall'Assessore dell'urbanistica!

All'articolo 6 si dice che lo studio di compatibilità paesistico-ambientale è redatto nel rispetto degli obblighi e delle procedure di cui alla direttiva CE. Andate a vedere che cosa è questa direttiva CE. Ma qui c'è stato il concorso di Deliperi, di Tiana, di tutti gli ambientalisti del mondo, dei belgi, dei tedeschi, di tutti quanti! Andate a vedere cosa prevede questa direttiva CE del 2001, è una follia! Mi sono portato il testo in Aula perché dopo pranzo gli ho dato una occhiata, una lettura, sono venti pagine. Ma bisogna coinvolgere tutto il mondo per avere questa famosa VAS (Valutazione ambientale)! Ci vuole una vita, onorevole Pirisi! Lei è meglio che stia qui almeno altre quattro legislature, perché se dovesse riprendere a fare il professionista, guardi, non ne tira fuori uno, non ne tira fuori uno; eppure lei è bravo, ma questo vale per lei, come per il collega Masia. Quindi ci troviamo proprio di fronte ad un obbrobrio. Ma all'articolo 8 al comma 2, norme transitorie, è detto che i comuni che, alla data del 10 agosto hanno adottato il PUC, entro 6 mesi, se vogliono procedere alla definitiva approvazione, debbono dotarsi di questo studio di compatibilità paesistico-ambientale di cui all'articolo 6. Quindi il riferimento è a questi.

Lei condivide questa impostazione, vero, onorevole Pirisi? Perché è giusto che si sappia che la Commissione condivide lo spirito di questa norma!

PIRISI (D.S.). Sono leggi, sono direttive; è un'apologia di reato quella che sta facendo, di disattendere le leggi.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, non si rivolga all'onorevole Pirisi, ma alla Presidenza. Grazie.

DIANA (A.N.). All'articolo 3, comma 1, si dice che: "Fino all'approvazione del piano paesistico regionale e comunque per un periodo non superiore a 18 mesi… i seguenti ambiti territoriali sono sottoposti a misura di salvaguardia comportanti…" eccetera, ed alla lettera a) si indicano "territori costieri compresi nella fascia dai 300 ai 2000 metri dalla linea della battigia…".

Io vorrei chiedere, Assessore, lei è un tecnico come l'onorevole Pirisi e l'onorevole Masia ed altri, ma siamo veramente sicuri che non si creino degli scempi comunque anche all'interno dei 2000 metri? Abbiamo valutato se ci sono, all'interno del territorio sardo, anche oltre i 2000 metri, dei territori che possono essere gravemente compromessi? L'abbiamo valutato? Come si può prendere il doppio decametro e definire 2000 metri? Così, a spanne? Appaiono tuttavia intollerabili, nell'elencazione degli interventi ammissibili nella fascia di salvaguardia, gli interventi edilizi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico, di ristrutturazione eccetera che non alterino lo stato dei luoghi.

E' stato detto molto, è stato costruito tanto, anche cose brutte, lo ammettiamo, lo sappiamo, lo sapete voi e lo sappiamo noi, brutte e volgari spesso, su questo io concordo, ma se questa cervellotica norma del comma 1 lettera a) dell'articolo 4 diverrà legge regionale, mi volete spiegare come si concilierà la volontà dichiarata del recupero dell'esistente con la cristallizzazione dei profili esteriori attuali? Beh, insomma, mettiamoci d'accordo, perché altrimenti le cose non coincidono.

Vede, Presidente Soru, (io parlo al Presidente Soru, perché avendolo sognato più volte, avendo avuto anche degli incubi, ed essendomi svegliato, ormai per me è una realtà), pur avendo cercato di determinare la tabula rasa in questo territorio regionale, Presidente Soru, mi rivolgo a lei come se fossi in confessione, non la frequento troppo però, trattandosi del Presidente, insomma sarà meglio anche..., io ignoro se la villa di Cuccureddus, localizzata a trenta metri dal mare, sia stata ristrutturata in ossequio a tutte le norme; non mi interessa! Proprio non faccio riferimento al decreto Soddu, alla "45", al decreto Floris, non faccio riferimento a tutte queste cose, alla legge Galasso e quant'altro. Ma io so che la nuova villa è frutto di un progetto architettonico di lucida modernità, rappresenta una valorizzazione del paesaggio costiero, non solo per lei, Presidente, che ne è il primo fruitore, ma anche per altri, ed io sono uno di quelli che la settimana scorsa con un amico in barca sono passato lì davanti ed ho visto uno spettacolo straordinario. E siamo all'interno dei 300 metri, siamo a 30 metri, non siamo a 2000 metri.

Quindi, vede, Presidente Soru, non ignoro neanche che gli ottimi architetti, a cui lei si è ispirato per Sa Illetta, le abbiano progettato una struttura che ha ottenuto tutti i benestare, anche quello della Sovrintendenza archeologica che solitamente qualcosa la trova sempre, lì non ha trovato niente! Vede, quello è un progetto di uno studio di architettura che è esterno alla Sardegna, conosciamo, sappiamo chi è, però è erede di un grande maestro dell'architettura contemporanea legatissimo alla nostra Isola, che quindi rappresenta una squisita pagina di architettura contemporanea. Si possono fare all'interno dei 300 metri? Mi pare di sì. Si possono fare all'interno dei 2000 metri? Mi pare di sì.

Ora il problema per le aree sensibili come quelle costiere, eterna risorsa non rinnovabile della Sardegna, è quello della qualità eccellente degli interventi. Qui nasce il modo diverso di vedere le cose, onorevole Licheri, ed è chiaro che su questa materia non ci intenderemo mai. Se noi ammiriamo l'architettura della sua villa, Presidente, è perché crediamo l'architettura contemporanea un bene culturale; non casualmente nel Codice Urbani puntualmente trova posto una direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea. Perché dovremmo fare a meno di questo? Noi non abbiamo paura di un'architettura d'eccellenza, anche nella fascia del mare che è interdetta da una legge nazionale. Non vogliamo arrivare a tanto, ma non avremo paura, se le cose sono fatte come debbono essere fatte, perché altrimenti dovremmo buttare giù le torri litoranee spagnole, dovremmo buttare giù la chiesa di Sant'Andrea a Quartu, Sant'Imbenia ad Alghero, dovremmo fare chissà quanti scempi, perché sono sulla riva del mare.

Ancora, perché io non devo sostenere che l'intervento pianificatore di un grande maestro dell'architettura del ventesimo secolo, Luigi Vietti, a Porto Cervo, non abbia dotato la Sardegna di un'altra pagina di altissima architettura contemporanea? Sfido chiunque di voi ad andare a verificare se c'è qualcuno oggi nel mondo che dice che Porto Cervo è un obbrobrio, una bruttura. Ci sono delle altre brutture vicino a Porto Cervo, certamente, ce ne sono, ma non quella. Posso ricordare, forse, qui vicino le torri candide di biancone di Orosei, del palazzo del CIS di Cagliari, le ha fatte Renzo Piano. Per noi è una meraviglia, chi arriva a Cagliari si vede davanti queste due torri e dice: "Ah , che bella cosa!", eppure sono a 500 metri dal mare, non sono a 2000 metri. E perché, non è forse bello il centro commerciale nord di Olbia? E' firmato da Aldo Rossi, altro grandissimo architetto, che ha costruito in Sardegna delle cose mirabili.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Diana, concluda.

DIANA (A.N.). Dettiamo quindi una norma diversa di salvaguardia, connettendo gli interventi di edilizia in aree non solo costiere di alto valore paesaggistico ad un sistema di giudici terzi magari, fuori dalle ingerenze politiche e dai potentati economici. Si può fare anche questo.

Abbiamo due ottime università in Sardegna con fior di docenti, professori, che possono essere personaggi terzi, la nuova Facoltà di architettura di Cagliari, di Sassari. Insomma, Presidente Soru, con questo disegno di legge lei in qualche modo voleva sostituirsi a Cesare, ma non voglia, signor Presidente, come Cesare con la Gallia, dividere la Sardegna in tre parti: quella edificabile interna, quella inedificabile costiera e quella edificata delle mirabili architetture di Tiscali e Cuccureddus.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Prog. Sardegna). Mi complimento per le citazioni dotte dell'onorevole Diana, questo riferimento continuo al cesarismo è una sorta di lapsus freudiano, penso che esistano ben altre forze la cui storia rimanda a esempi di potere assoluto, dirigistico, decisionistico. Mi sembra anche un po' fuori luogo da parte di chi recentemente si è convertito alla cultura della democrazia, per alcuni versi.

Faccio una premessa: si discute continuamente circa l'origine di questo testo di legge unificato, oggi all'esame di quest'Aula, si discute donde viene, chi è l'autore, si fa riferimento a testi neo ispirati, allora mi viene in mente il celebre testo di un intellettuale francese, morto qualche giorno fa, un algerino che è vissuto in Francia, Jacques Derrida che, negli anni sessanta, scrisse un libro "La scrittura e la differenza", nel quale diceva che non vi è scrittura senza differenza e senza differenze.

La cosa strana è che si continua ad agitare in quest'Aula la tesi secondo la quale questo testo non sia il frutto delle differenze, ma sia un testo che abbia un unico ispiratore, un unico dettatore rispetto al quale gli altri vivono una condizione di soggezione. Bene, io credo che sia giusto, è vero, questo testo ha un'origine forte, ha un'origine autorevole, ha un'origine condivisa. Questo testo viene fuori dal cuore, rappresenta il cuore del programma prima elettorale e poi di governo, con il quale la coalizione di Sardegna Insieme si è presentata prima all'esame degli elettori e poi all'esame di quest'Aula.

Questo non è un testo che viene fuori quasi che fosse un coniglio che sbuca all'improvviso da non so quale cilindro di quale prestigiatore; pur nella sua provvisorietà, mi sembra anche eccessivo esaltare le sue caratteristiche quando siamo di fronte ad uno strumento che ci consente semplicemente, in questa fase molto limitata e molto contingentata, di garantire e di preservare quel paesaggio che non è semplicemente un paesaggio naturale, ma è prima di tutto e soprattutto un paesaggio economico. E' un testo che ci consente di preservarlo nel mentre che, finalmente, come Regione ci dotiamo di uno strumento fondamentale, senza il quale non si può dare luogo in nessun modo ad una politica di autentico sviluppo economico. Questo progetto è l'espressione della coalizione di Sardegna Insieme, una coalizione che ha un suo leader, una coalizione che ha una sua maggioranza, una coalizione che si distingue nelle due articolazioni dell'esecutivo e del legislativo, una coalizione che, pur nelle differenze, ha però una sola parola, un solo linguaggio, una sola posizione.

E' vero, noi non faremo fatica, credo che anche gli emendamenti che verranno e che sono stati già presentati esprimano questa ricchezza di differenze che,nella responsabilità, ha consentito a questa maggioranza, a questa coalizione, di arrivare ad un testo che sia un testo opportuno, un testo responsabile, un testo capace di governare una fase, se volete, ancora complessa di transizione. Bene, io capisco la difficoltà soprattutto del centrodestra a confrontarsi con una coalizione che non fa riferimento a uomini, talvolta balzani, talvolta creativi, talvolta anche bugiardi. Questa coalizione fa riferimento a dei programmi, fa riferimento a dei contenuti, questa coalizione ha una sua rotta e ha una bussola. Certo, ha un nocchiero, visto che usiamo le metafore dei naviganti. Questa maggioranza non è una maggioranza allo sbando, è una maggioranza che ha un suo percorso, è una maggioranza che ha una sua traiettoria, è una maggioranza che sa da dove parte e sa anche dove vuole arrivare. Ci possono essere delle tensioni, ci possono essere anche dei conflitti, perché questa è la ricchezza delle differenze, ma c'è una forza che è la forza della proposta con la quale anche questo testo che è stato licenziato, presentato prima dalla Giunta, arricchito e integrato dalle proposte dei consiglieri di questa maggioranza, oggi diventa per noi un testo che poi prenderà le caratteristiche di una legge, un testo che viene esitato anche in un momento di grande difficoltà. Questo spiega in qualche modo anche l'urgenza.

Io credo che noi non possiamo assolutamente abituarci a muoverci in un contesto caratterizzato da un susseguirsi di emergenze. L'incontro tenutosi l'altro giorno tra i Capigruppo e i rappresentanti dello Zuccherificio di Villasor ci ha messo di fronte a una condizione drammatica; è vero. Per fortuna, grazie all'impegno e al concorso del Governo regionale, del Governo nazionale, siamo contenti che in certi momenti la solidarietà venga espressa come un valore delle istituzioni, bene, al di là del salvataggio di questa azienda, i sindacati ci hanno messo di fronte al dato vero che, nel riordino del mercato comunitario, gli spazi destinati ad un'agricoltura produttiva, ad un'agricoltura capace di creare valore aggiunto, e lo zuccherificio è uno di quei segmenti forse tra i pochi che verticalizzando crea ricchezza, la Sardegna sta uscendo dal mercato, non c'è più mercato per questa Sardegna; tutti preoccupati anche per la definizione della nuova politica agricola comunitaria.

Il vero problema è che l'uscita della Sardegna dal mercato vale per l'agricoltura, vale per l'industria, vale per molti altri settori fondamentali. Voi sapete benissimo che siamo un'economia fortemente terziarizzata, abbiamo una capacità endogena molto limitata. Questo testo può apparire un testo neovessatorio, forse mi meraviglia che l'onorevole Diana, che fa il cantore dello sviluppo sostenibile, non sappia che il recepimento delle direttive comunitarie ci ha insegnato che le direttive sono regole, non vincoli, e che non c'è sviluppo senza regole e che abbiamo imparato a fare la differenza tra i vincoli e le regole, che solamente le regole consentono di mettere in atto quelle azioni virtuose che l'Unione Europea ci consiglia, anzi considera in qualche modo necessarie.

(Interruzione del consigliere Diana)

PINNA (Prog. Sardegna). Legga completamente il testo. Bene, il vero problema è che noi ci troviamo di fronte a una condizione drammatica che vede questa Sardegna uscire fuori dal mercato. La Sardegna, come direbbero gli economisti, è diventata un non luogo economico e da questo punto di vista, come è stato detto più volte, è un'isola che sta vendendo, per quel che rimane, alcuni gioielli di famiglia.

Certo, non è possibile immaginare una Regione che per quindici anni si muova in assenza di un sistema di regole così chiare. Avete detto tutti quanti che, dal 1997 al 2003, abbiamo assistito all'annullamento dei piani territoriali paesaggistici, ebbene, l'urgenza è data anche dalla necessità di preservare l'ambiente, che rappresenta per noi un valore economico. L'ambiente non è solo ed esclusivamente un valore di tipo estetico, di tipo naturale; l'ambiente rappresenta quel grande valore economico che gli economisti definiscono il primo marcatore d'identità e voi sapete benissimo che senza identità non c'è sviluppo, senza identità non c'è ricchezza e senza ricchezza non c'è nemmeno una sua distribuzione, senza ricchezza non c'è capacità di creare, di superare questa condizione di disuguaglianza sociale molto forte che si sta accentuando nella nostra Sardegna e che sta creando aree di disagio e di povertà.

Bene, l'urgenza viene dalla necessità e dalla consapevolezza, consapevolezza presente nel programma che abbiamo presentato, di cui il Presidente Soru era leader e nocchiero, un programma che però è un programma della coalizione, un programma che è dell'Esecutivo, un programma che è anche della maggioranza e dunque dell'Esecutivo, ebbene, è stato licenziato perché vi è la consapevolezza che, senza la capacità di preservare il paesaggio, il paesaggio inteso nella sua valenza globale (voi sapete benissimo che una delle conseguenze nefaste e deleterie della globalizzazione è proprio la distruzione dei paesaggi, non solo i paesaggi naturali, tant'è che c'è un processo di progressiva privatizzazione, chiunque fa, compra, sistema, chiude, recinge), sta venendo meno il paesaggio economico, noi siamo una regione in preda a una destrutturazione, stanno venendo meno i paesaggi finanziari, sta venendo meno il paesaggio sociale, c'è un nuovo paesaggio etnico.

Mi meraviglia un po' il passaggio che ha fatto stamattina l'onorevole Onida, quando distingueva ancora, in maniera che forse in qualche modo potremmo considerare anche superata, il piano paesistico dal piano urbanistico; quasi che un piano paesistico debba essere l'espressione di un sistema di vincoli che in qualche modo dovrebbero ulteriormente appesantire, o forse essere un elemento non prioritario, mentre un piano urbanistico invece in qualche modo essere il solo strumento capace di disegnare l'organizzazione degli spazi civili, sociali, economici, ricreativi e residenziali di questa terra e di questa regione. Ebbene, non è più possibile prescindere da un piano di tipo paesaggistico, perché solamente la definizione di quel piano ci può mettere in condizione di dotarci di un piano urbanistico che sia ad un tempo un piano economico.

Noi abbiamo detto nel documento, che è stato presentato anche in quest'Aula, che esiste un rapporto molto stretto tra il territorio, dunque anche le coste, l'economia e il sistema delle diverse comunità locali; cioè noi siamo consapevoli che questo strumento, a pensarci bene, non è strumento che blocca, ma invece in questo momento tutela, preserva, trattiene nella responsabilità.

Abbiamo ascoltato sia i discorsi fatti in quest'Aula, sia le osservazioni che ci sono giunte nelle audizioni forse irrituali che sono state fatte, ma comunque significative, siamo stati molto attenti a evitare che questo strumento, che nasce per trattenere e per consentire a questa economia di rilanciarsi, potesse in qualche modo penalizzare le realtà più significative, senza rinunciare però a un'idea fondamentale, anch'essa presente nel nostro documento. A questo punto dobbiamo forse ridiscutere il modello Sardegna. Noi abbiamo detto, nel documento, che non possiamo più condividere un progetto di sviluppo schiacciato solo ed esclusivamente sul sistema lineare costiero, perché è un sistema iniquo, un sistema che di fatto sta contribuendo in maniera determinante allo spopolamento e all'impoverimento delle zone interne, un sistema che sta creando squilibro, un sistema che non è capace di creare una ricchezza che in qualche modo si diffonda, un sistema che non esprime quella potenzialità di cui la nostra terra in questo momento ha bisogno.

Prima idea: noi crediamo che questo testo (col quale introduciamo degli elementi di novità che possono essere anche forti, ma che in altri continenti, in altre regioni, in altre isole, anche europee, rappresentano un dato culturale rispetto al quale nessuno vuole più tornare indietro) sia l'inizio di un provvedimento col quale proponiamo un riequilibrio tra il concetto di interno e il concetto di esterno. Non solo, noi crediamo che, attraverso questo documento, debba passare un'idea fondamentale, secondo la quale o l'intera Sardegna diventa un sistema integrato, dove vengono meno queste forti differenze tra le aree, oppure effettivamente un territorio e in tal modo acquista una propria competitività, altrimenti la Sardegna è destinata a diventare una sorta di zattera che l'Europa più avanzata non tarderà a mollare e che forse andrà ad incontrare i paesi del Nord Africa.

Noi ora abbiamo questa consapevolezza e questa responsabilità. Non solo, ma sapete benissimo che i sociologi dello sviluppo dicono che un territorio diventa un sistema se rafforza la propria struttura di rete. Noi crediamo che questa Sardegna debba diventare una realtà più reticolare, dove la funzione delle coste non sia l'unica funzione, le coste devono dialogare nuovamente con la realtà interna perché solamente il mix di coste, di forza della tradizione, della memoria di quella ricchezza che è il nostro vero marcatore di identità, accanto al mare, può rappresentare in questo caso la soluzione. Noi sosteniamo questo documento, che tutto sommato è leggero, perché crediamo che esso abbia una funzione, se così possiamo dire, riequilibrante; sotto questo punto di vista, crediamo che solamente così si possano creare le condizioni che consentano alla globalizzazione (che è un fenomeno, un processo nel quale tutti noi siamo e che non va completamente demonizzato) di trovare un proprio riequilibrio in un'attenta e forte capacità di sviluppo di quelle che vengono chiamate le politiche locali.

Io, che ancora per un po' sarò il sindaco di un comune che ha già approvato un proprio piano urbanistico comunale, sono perfettamente consapevole del fatto che, solamente con una capacità programmatoria, un territorio che si dà degli obiettivi, che sa leggere i propri spazi, e che li sa anche in qualche modo valorizzare, può avere futuro. Una Sardegna che non sia capace di ricreare un contesto economico aggiornato, dentro il quale il paesaggio non è più semplicemente una cornice, ma è un valore, non può guardare molto lontano.

Credo che, rispetto a questo, la Regione in questo momento abbia una propria funzione in nessun modo esaustiva di quella delle comunità locali; in questo anno o nei diciotto mesi di lavoro che ci separano dall'elaborazione di un piano territoriale, ma anche di un piano urbanistico di tipo regionale, penso che non mancheranno le condizioni che consentano questa composizione di responsabilità, di funzioni e, se volete, anche di sensibilità e di osservazioni.

Questo testo di legge, che è un pezzo del programma col quale ci siamo presentati, non potrà far altro che contribuire a far uscire questa nostra Sardegna da una fase di stagnazione pericolosa, che veramente non so se consentirà di garantire un futuro alle generazioni, rispetto alle quali abbiamo molti debiti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, signori componenti della Giunta, colleghi e colleghe, intervengo brevemente perché molti dei colleghi hanno già evidenziato i punti problematici di questa legge e soprattutto perché intervenire in quest'Aula ha oramai poco senso, posto che si vive in un clima che non è certo dei migliori. Peraltro, ammiro i colleghi della maggioranza che sono costretti a difendere provvedimenti ai quali molto spesso non credono e che privatamente giudicano inadeguati ed eccessivi.

E' del tutto evidente che l'inversione dell'ordine del giorno praticata dalla maggioranza indica, senza possibilità di confusione, che il centrosinistra ritiene l'argomento urbanistico la propria carta fondamentale, come ho avuto modo di dire anche l'altro giorno. Il Presidente Soru ha dato un chiaro messaggio a noi tutti: l'argomento di questa legislatura è la legge urbanistica, tanto che si è preferito posporre argomenti di primaria importanza come l'assestamento del bilancio, dunque ritardare il documento di programmazione economica e finanziaria, cioè la manovra di bilancio ed altri provvedimenti importanti, per discutere questa legge che poteva ben attendere qualche settimana, concordando in un confronto corretto, perché manca l'interlocuzione, anche la tempistica; poteva essere fatta una cosa e l'altra.

A questo riguardo, al fine di evitare affermazioni che troppo spesso sono gratuite sul bilancio, sui ritardi, eccetera, mi sono fatto fare uno studio che attesta che nel 1995 si è andati con l'esercizio provvisorio, e così nel 1996, nel 1997 e nel 1998. Dopo eventualmente vi leggerò anche le cifre che molte volte vengono ingigantite, sono molto alte, 11 mila miliardi nel 1997, poi si scende a 9, si riparte bassi nel 2000-2001, ma avrò modo di parlarne in fase di assestamento di bilancio, è solo per ripristinare un minimo di verità.

Dicevo che noi siamo perfettamente d'accordo, lo hanno ampiamente chiarito i colleghi del mio Gruppo nei loro interventi, che la materia meriti di essere ripensata e normata, ma dare delle norme definitive e ripensare l'intera organizzazione dell'offerta del sistema turistico ed edilizio, cioè produttivo nel suo insieme, implica un confronto con la società sarda, con le categorie produttive, con i sindacati, con le opposizioni. Arrivare a provocare un blocco complessivo e immotivato delle costruzioni in qualsiasi settore, da quello edilizio fino a quello agricolo o alle infrastrutture industriali, non solo è inutile ma è pericoloso. Pericoloso per due ordini di motivi: il primo perché mette sul lastrico molti imprenditori che, operando secondo le leggi in vigore, dunque meritevolmente, hanno posto in essere e avviato iniziative edilizio-turistiche che meritano di essere tutelate secondo la civile consuetudine in base alla quale i diritti acquisiti sono sacri. Non è giusto punire coloro che hanno avviato iniziative imprenditoriali nel campo dell'edilizia, nella certezza di operare all'interno delle leggi vigenti, né penalizzare l'intero sviluppo economico dell'isola. Il secondo motivo è di ordine più squisitamente politico, la norma che oggi si vota è grave non solo per la sua sostanza, come già detto, ma per gli aspetti formali, perché è una norma che non nasce dall'organo legislativo, il Consiglio, ma è stata imposta dalla Giunta regionale, cioè il contrario di quel che avveniva normalmente nella passata legislatura. Riteniamo grave questo modo di procedere, il Consiglio ha una dignità che non può essere calpestata.

Mi pare poco opportuno rispondere nel merito ad alcuni concetti non condivisibili che alcuni colleghi hanno proposto all'Aula in questi giorni, come mi pare difficile riferirci all'idea di senso della misura, cui ci richiama il collega Chicco Porcu. Se è vero, come è vero, onorevole Porcu, che la Sardegna deve essere cambiata con il grande sforzo di tutti, è anche vero che bisogna almeno ascoltare qualcuno, se non tutti, e non procedere, come state facendo, senza ascoltare neppure voi stessi. Al riguardo voglio dire, io mi rifaccio ovviamente ai dati, quindi ai resoconti consiliari, che avrebbe detto che non sappiamo fare l'opposizione; mi dispiace che sia assente, se vuole gli facciamo una lezione.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue OPPI) Io sono nato in una realtà nella quale per trentacinque anni siamo stati all'opposizione, non abbiamo mai eletto un deputato, un senatore, un consigliere provinciale, mi riferisco al Sulcis, di fronte all'egemonia del P.C.I. che era una grande forza politica, tutti gli esterni venivano lì per essere candidati, erano eletti col 30-35 per cento, la culla del Partito Socialista, ebbene, è avvenuto che, dopo aver fatto una sana opposizione, ci hanno insegnato il mestiere ed oggi un piccolo partito ha la maggioranza relativa, non solo, ma da alcuni anni siamo praticamente, in quell'area geografica, stante i grandi maestri che ci hanno insegnato l'opposizione, se non altro alla pari degli altri.

La cosa che mi ha meravigliato, rispondo ovviamente per quanto riguarda la situazione e il resoconto, è che mi sembrerebbe abbia anche aggiunto che abbiamo raggiunto un grado elevatissimo di pressione antropica sull'ambiente. E' una vera e propria sciocchezza, tant'è che ieri notte ho cercato di capire, ho preso un testo ed ho potuto verificare che la Sardegna ha una densità di popolazione seconda solo alla Siberia, onorevole Porcu, probabilmente si è espresso male. Però…

PINNA (Prog.Sardegna). Sulle coste, è evidente.

OPPI (U.D.C.). Non lo ha detto, nel resoconto non c'è scritto e se si riferisce alle coste, almeno per quelle che conosco io, addirittura sono pressoché nulle; quindi evidentemente ha riferito un dato, così, tanto per dare, ma certamente privo di qualunque significato; io mi riferisco ai dati, mi sono giustificato peraltro.

Noi facciamo una battaglia vera, complessa, articolata, perché questo provvedimento venga modificato, lo facciamo perché riteniamo inammissibile bloccare in un solo colpo il comparto turistico e produttivo e non perché abbiamo interessi, onorevole Cugini, come lei sa benissimo, operiamo in piena luce del sole e non abbiamo niente di nascosto. Da più parti in questi giorni ci avete parlato di modifiche al testo della legge per mitigarne la radicalità in sede dei correttivi di buonsenso, ne avete parlato però nelle segrete stanze e mai niente abbiamo visto di concreto, speriamo che questo avvenga. Noi ci opporremo non solo dentro quest'Aula, ma richiamando l'opinione pubblica e i cittadini ad un forte risveglio della coscienza civile. Non tentate di farci passare per cementificatori perché noi, al contrario, siamo convinti della necessità di tutelare le coste; la tutela del paesaggio è un valore assolutamente condivisibile, che rientra però all'interno di un progetto più ampio e cioè alla ricerca di un altro standard nella qualità della vita.

La prospettiva è più ampia: la tutela del paesaggio deve riuscire a convivere con la possibilità di mantenere viva un'economia che in Sardegna significa salvaguardare il lavoro sulle coste come nell'interno. Non parlo di puri concetti, ma di fatti concreti. Per fare solo qualche esempio, cito il comune di Giba, il quale, come è noto, ha lamentato il fatto che la presenza di vincoli naturalistici (per essere chiari i siti derivanti dalla presenza delle saline) non gli ha mai consentito di avere alcun programma di sviluppo turistico; per cui a Giba non vi è traccia alcuna di seconde o terze case o alberghi, il comune persegue l'unica attività economica possibile ovvero l'agricoltura, nel raggio di due chilometri sono presenti solo coltivazioni di carciofi; ebbene, con questa legge non sarà possibile costruire capannoni o piccoli fabbricati per gli attrezzi. Per fare ancora un esempio, parlo degli investimenti già fatti dalla Regione, dallo Stato o dal privato, per il Consorzio Sandalia, ma gli esempi potrebbero proseguire a lungo come tutti sanno.

Senza poi dimenticare che, oltre alle considerazioni eminentemente politiche, esiste una serie di ostacoli di natura giuridica; l'annullamento dei piani territoriali paesistici non può essere addebitata di certo a noi, i decreti erano stati adottati nel 1993 dalla Giunta Cabras, né la Giunta Palomba affrontò mai il problema, l'avete ammesso in questi giorni. Le responsabilità politiche di questa situazione sono chiaramente evidenti. Per contro, la Giunta Masala era intervenuta percorrendo l'unica strada possibile: riaffermare la reviviscenza dei vincoli imposti con la Galasso, legge che - come è noto - ha profondamente modificato il precedente quadro legislativo del 1939 ed ha introdotto il concetto per cui un determinato bene, laddove è rispondente alle caratteristiche previste per quella categoria nella legge, in forza di questo, è vincolato. Così la legge Galasso prevede espressamente le categorie di beni tutelati senza necessità di un espresso provvedimento amministrativo; questo cambia, evidentemente, l'ottica stessa della tutela. Da questo principio, oltre che dagli articoli 1 bis e 1 ter della Galasso, per le Regioni nasce quella competenza di redigere piani paesistici per sottoporre il proprio territorio a specifica normativa d'uso e valorizzazione ambientale. I piani sono stati annullati.

La Giunta Soru - ignorando tutta la complessa costruzione urbanistica, come si ricava da una normativa nazionale e regionale - è intervenuta con la famosa deliberazione del 10 agosto, platealmente illegittima, che aveva come punto di arrivo il provvedimento in esame oggi, il quale è viziato dalle stesse contraddizioni in quella contenute. Anche questo provvedimento di legge non tiene conto, infatti, del quadro normativo in cui si inserisce e non considera che la legge costituzionale numero 3 del 2001, recante "Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione", ha profondamente modificato la distribuzione della potestà legislativa fra Stato e Regioni, un testo approvato dal centrosinistra che ha ridotto l'autonomia della Regione. Dalla nuova formulazione del testo dell'articolo 117, che ho citato qui almeno tre volte, risulta che lo Stato ha competenza esclusiva nella materia relativa alla tutela dell'ambiente; esistono però posizioni diverse, questo dicono anche i giuristi in Sardegna,asserendolo persino in una conferenza stampa. Allora, ripeto, la legge dice che, per quanto riguarda la materia relativa alla tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali, è prevista la legislazione esclusiva dello Stato, mentre alle Regioni è attribuita la competenza concorrente nella materia della valorizzazione dei beni culturali e ambientali. Chi ha fatto ricorso serio per i PIT, lo ha vinto, vedi il Sinis, gli altri li hanno persi.

A chi volesse dire invece che la Sardegna ha ulteriori competenze, in forza dello Statuto di autonomia, in materia di governo del territorio, non posso che richiamare alcune sentenze, se volete ve le consegno, pronunciate al riguardo dalla Corte Costituzionale. Non avete neppure tenuto conto della normativa statale emanata in questi mesi, la legge 42 del 2004; il Codice dei beni culturali, infatti, ha principi in aperto contrasto con questo provvedimento di legge che, come tutti sappiamo, sarà destinato a finire all'esame della Corte Costituzionale. E' di questi giorni la vicenda delle isole Eolie, ne avete fatto riferimento voi, sono intervenuti sia il Ministero dell'ambiente che il Ministro Urbani, pur essendo la Giunta siciliana, controparte, certamente di centrodestra e pur avendo la Sicilia uno Statuto ben più ampio del nostro. Per questo abbiamo predisposto gli emendamenti che tentano di correggere il testo, emendamenti che mirano a limitare gli effetti pregiudiziali della legge e non hanno volontà ostruzionistiche. Speriamo che questo venga compreso dall'Aula.

Per quei settori portanti a cui ho fatto riferimento, come l'agricoltura o i consorzi industriali, insomma, questa legge oggi, così com'è, non consentirebbe di realizzare neanche un manufatto, cioè per esempio nel consorzio industriale del Sulcis-Iglesiente, di Oristano, o in quelli che sono a mare come quello di Tortolì, è evidente che di fatto si sarebbe impossibilitati a realizzare qualunque tipo di struttura, il che vuol dire anche per un progetto relativo alla Carbosulcis, in quanto siamo sull'ordine dei due, trecento metri, o ancora per il problema dei bacini dei fanghi rossi dell'Aluminia, perché siamo a duecento metri, a centocinquanta metri dal mare.

Allora io credo che il buonsenso debba portare a valutare con attenzione questi problemi che avete dichiarato da voi condivisi, certamente non possono che essere condivisi, sarebbe altrimenti un disastro, pertanto noi siamo in attesa che ci facciate conoscere le concrete possibilità di realizzare queste parziali modifiche in modo da dare una certezza del diritto soprattutto in alcune aree come quella prima citata del Sulcis-Iglesiente nella quale esiste una situazione socio economica che rasenta punte mai toccate nella storia, neanche negli anni sessanta. Voi sapete che, negli anni sessanta, chiusero le miniere di carbone e quindicimila persone sparirono, quindicimila lavoratori si dedicarono al settore metallurgico migrando verso il polo di Portovesme; la città passò da cinquantamila al di sotto di trentamila e ci fu una crisi socio economica colossale. Beh, noi stiamo in questo momento toccando queste punte; quindi bisogna stare molto attenti perché l'impossibilità di realizzare manufatti, strutture, impianti di depurazione, eccetera, in quell'area geografica vorrebbe dire il crollo totale di seimila buste paga più l'indotto, cioè il crollo in una zona che dal punto di vista socio economico non ha eguali.

Perché dico questo? Perché fra di noi si è creato un rapporto che non piace a nessuno, riuscivamo sempre a trovare un punto di convergenza. Vedete, io da poco ho letto un opuscolo dove si parla di prevenzione e mi sono ricordato che l'anno scorso voi, d'accordo con alcuni di questa parte, avevate chiesto il voto segreto annullando così con tre voti la prevenzione in Sardegna; così come hanno anche tentato, Presidente, con un voto segreto, di affossare, pensi, quelle risorse finanziarie necessarie per il pareggio del 2001, passate per un voto. Loro hanno tentato, hanno chiesto il voto segreto; noi non chiederemo il voto segreto perché se no perdiamo i soldi dello Stato, ma questo è avvenuto qui.

Si fa riferimento, putacaso, lo dico perché l'ho letto ieri, ad un non ben identificato criterio molto soggettivo per l'assunzione di venti persone adibite nelle ASL, è una stupidità che neanche una persona di media intelligenza avrebbe detto, invece si tratta proprio di quell'interpellanza, presentata in questi giorni dall'onorevole Floris, e altri consiglieri, nella quale si chiede di dare risposte a questi "poveri giovani" che, assunti molti anni fa dal centrosinistra, svolgono un'azione meritoria non, per come è scritto di là, per la blue tongue, ma per la peste suina. Noi, negli anni che siamo stati in maggioranza, li abbiamo sostenuti e difesi, quindi presenteremo anche noi un'interpellanza e li sosterremo con forza. Direi a chi ha scritto un libercolo, e lo ha scritto male evidentemente, con molta superficialità, che ha confuso il sacro con il profano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio certo polemizzare con i colleghi della minoranza, ma mi pare che i tempi e i modi con i quali l'opposizione ha voluto affrontare questa discussione tendano a rallentare i lavori dell'Aula: interventi polemici e talvolta inutilmente lunghi e oltre mille emendamenti annunciati da Forza Italia. La dignità del Consiglio regionale, di cui la minoranza in questi giorni ha parlato in modo molto strumentale, va salvaguardata consentendo all'Assemblea legislativa di svolgere appieno il proprio ruolo.

Nella scorsa legislatura, il Consiglio regionale ha manifestato una gravissima improduttività. Oggi, la maggioranza di centrosinistra vuole voltare pagina e restituire al Consiglio la sua dignità, ma anche la sua produttività. Per questo, colleghi, intendo svolgere un intervento breve, utilizzando soltanto cinque dei venti minuti consentiti dal Regolamento. E' sicuramente un tempo congruo, se ben utilizzato, come dimostra la prassi utilizzata nelle discussioni nel Parlamento europeo, dove gli interventi normalmente non eccedono i tre minuti e in alcuni casi non possono superare la durata di un minuto. E' un'iniziativa che definirei di autodisciplina, la cui adozione propongo anche a chi intenda contribuire ad accelerare i tempi dei nostri lavori, senza intaccarne la ricchezza di contenuti e di valore politico.

Venendo al merito della nostra discussione, ritengo che questo disegno di legge intenda proteggere la qualità ambientale della nostra Regione ed evitare che scelte di breve periodo danneggino le prospettive di sviluppo dei nostri territori. Sono obiettivi esplicitamente indicati nel programma presentato agli elettori della coalizione Sardegna Insieme, sui quali il consenso è stato espresso dai cittadini sardi in modo netto e chiaro. Questa legge non bloccherà alcuno sviluppo, anche perché cinque anni di malgoverno di centrodestra ci hanno purtroppo consegnato una regione in forte ritardo di sviluppo, che ancora deve trovare un equilibro tra vocazione turistica, crescita economica e sostenibilità ambientale del modello di turismo prescelto.

Il centrosinistra ritiene che una piccola economia basata su ricchezze naturali di alta qualità non rinnovabili non possa realizzare una crescita di lungo periodo, se non garantendo una tutela su quelle risorse per far sì che anche in futuro possano produrre il reddito che producono nel presente. Riteniamo che questi ragionamenti debbano coinvolgere tutta la Sardegna, compresa quella parte del territorio regionale che non si identifica con le preziose coste e con la loro vocazione al turismo balneare, pensiamo soprattutto alle zone interne, rurali o di montagna, caratterizzate da un grande numero di insediamenti piccoli e piccolissimi, interessate quasi sempre dal fenomeno dello spopolamento e in grave crisi economica e sociale, in cui sta progressivamente venendo a mancare il controllo e la cura del territorio tradizionalmente affidato alle comunità che in esso sono insediate.

Una visione equilibrata dello sviluppo della nostra Regione deve riconoscere l'unitarietà dei valori paesistici, ambientali e culturali che caratterizzano l'intera Sardegna e l'inscindibilità delle sorti delle zone costiere e di quelle più interne. Una nuova ed equilibrata politica territoriale può perciò contribuire a generare sviluppo. Con questa finalità, il disegno di legge prevede la redazione di un piano paesaggistico regionale in tempi brevi e con la possibilità di proposta, adozione e approvazione, anche per ambiti territoriali omogenei. Questo consentirà di affrontare prioritariamente i comparti che necessitano di una più sollecita definizione del quadro normativo di riferimento.

E' opportuno ricordare che si prevedono tempi contenuti per l'adozione del piano paesaggistico regionale da parte della Giunta: soltanto dodici mesi dall'entrata in vigore della legge. La procedura di adozione del piano risulta trasparente e garantisce a tutti i soggetti interessati di interagire con la Regione per formulare proposte o segnalare aspetti specifici. Viene garantito un sostegno finanziario ai comuni per l'adeguamento dei propri piani urbanistici alla nuova pianificazione regionale. Nei sei mesi successivi all'entrata in vigore della legge si svilupperà un confronto tra Presidente della Regione e Consiglio regionale sulle linee guida del piano paesaggistico regionale.

Il cuore della legge, che risponde ad un'esigenza pressante, è dunque questo: avviare una nuova pianificazione organica e coerente, elaborata secondo modalità trasparenti e in tempi certi di concerto con tutti i soggetti interessati. Le misure di salvaguardia con il divieto di realizzazione di nuove opere soggette a concessione ed autorizzazione edilizia nelle aree interessate opereranno per un periodo massimo di diciotto mesi; si tratta di un periodo tutto sommato contenuto, sia la Giunta che la maggioranza si impegnano a rispettarne il termine, lavorando intensamente per giungere all'approvazione del piano paesaggistico regionale anche in tempi più brevi. Inoltre, le norme transitorie garantiscono adeguatamente le iniziative all'interno dei comuni in possesso di piani urbanistici approvati o adottati. Anche il confronto sviluppato con le imprese, le associazioni e le categorie professionali, sulla base del disegno di legge, ha consentito di raccogliere importanti contributi per l'ulteriore miglioramento dello stesso.

Per quanto riguarda le zone omogenee C, D, F, e G, vorrei dire all'onorevole Diana, che non vedo in Aula, chiedo scusa, onorevole Diana, non la vedevo, non si vedevano i baffi e quindi mi sembrava un altro, le volevo dire che non solo c'è stata discussione tra la maggioranza, l'Esecutivo e il Presidente della Regione, ma c'è stata anche la capacità di arrivare ad una sintesi condivisa. Capisco bene che lei non riesce a registrarlo, ma questa realtà è totalmente diversa da quella che voi avete rappresentato e sperimentato nella passata legislatura. Dicevo, per quanto riguarda le zone omogenee C, D, F e G, che è emersa, nella Giunta e nella maggioranza, l'opportunità che possano essere completati gli interventi previsti negli strumenti urbanistici attuativi approvati e convenzionati, purché abbiano avviato i lavori relativi alle opere di urbanizzazione alla data di entrata in vigore della legge; relativamente agli interventi nelle zone agricole e industriali, s'intende riconoscere l'ammissibilità degli interventi che siano riconducibili alle esigenze produttive e aziendali dei soggetti economici che in quelle zone hanno localizzato la propria attività.

Sulla base delle valutazioni sviluppate nell'ambito di questo percorso di dialogo e confronto con la società sarda, la maggioranza di centrosinistra può oggi discutere in modo ancora più approfondito il provvedimento di legge, valutando l'introduzione di alcuni nuovi elementi che possano massimizzarne gli effetti positivi, pur rimanendo pienamente in linea con la filosofia del disegno presentato dalla Giunta e più in generale con il programma di governo della coalizione.

In definitiva, ritengo che la legge che verrà approvata al termine di questa discussione farà finalmente cessare il vuoto normativo e l'anarchia edificatoria che abbiamo ereditato dalla passata legislatura, aprendo la strada ad una nuova fase di pianificazione territoriale finalizzata alla realizzazione di un nuovo, duraturo equilibrio tra la nostra comunità regionale e l'inestimabile patrimonio territoriale che essa ha in dote.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, signori della Giunta, il provvedimento che, un po' sbrigativamente, è stato chiamato decreto salva coste o decreto Soru impone una riflessione a tutti noi e, soprattutto, ci obbliga a colmare questo vuoto normativo che, nell'ultimo quinquennio, ha visto una mattanza di 14 PTP su 15, una cosa spaventosa, non voluta, almeno dal nostro partito e da chi governa adesso; le argomentazioni erano talmente gravi e la zonizzazione creata a immagine e somiglianza di fruitori, che hanno nome e cognome e rasentano il clientelismo e il nepotismo, che hanno fatto sì che questi strumenti fossero nebulizzati.

In coerenza con le dichiarazioni programmatiche della Giunta Soru si sta portando avanti questo disegno di legge, non è una novità, con coerenza è stato detto che bisogna colmare il vuoto e si tenta con questo provvedimento di porre freno a queste maglie larghe che potrebbero far passare anche appetiti inconfessabili. Noi ci siamo permessi di analizzare l'articolato, sull'ambiente è stato detto tanto, ma non ci stancheremo di dire che è vero che rappresenta un'eredità, ma è anche un credito fiduciario che i nostri figli ci fanno quotidianamente e noi dobbiamo alimentare questo patrimonio con la serietà, la tutela e la valorizzazione, nessuno di noi può permettersi il lusso di vanificarlo. Però, al di là delle poesie sull'ambiente, le regole fredde del mercato suscitano l'esigenza di porvi rimedio con delle regole appunto che valgano per tutti, così il Palazzo sarà sempre più vicino ai cittadini, e questo popolo avrà la certezza che le regole valgano per tutti finalmente.

Io non ho mai suddiviso il mondo né in cementificatori, né in ambientalisti, purtroppo in questi ultimi dieci anni (io ne so qualcosa, perché avevamo dei miti del centrosinistra che mi hanno accompagnato all'uscio impedendomi di fare quello che poi mi piace: la politica) sia la Giunta Palomba che la Giunta del centrodestra hanno perso tempo a polemizzare e a non affrontare i problemi, e la gente, che con voto classico democratico fa delle scelte, questa volta ha premiato il dottor Soru il quale nel suo programma ha incluso questa tematica e tante altre cose. Quindi ha diritto il dottor Soru, il Presidente, di governare. Lo ringrazio di essere presente, ho la sensazione che si stiano affezionando in tanti alla sua persona (ieri quando lei non era presente la cercavano disperatamente, quasi "astinenza Soru" la chiamano alcuni colleghi); io - mi permetto di chiudere questa premessa - stamattina ho chiesto ad una persona saggia anziana, che è mia suocera, cosa pensava della sua assenza, mi ha risposto (perché non attua la politica della maldicenza)che forse stava lavorando o si sentiva male, è preferibile la prima spiegazione ed è proprio questa; io credo che il Presidente, con i gravami istituzionali che ha, e ciò che fa trapelare la stampa, sia chiamato ad onorare tanti impegni.

Ma, entrando nel merito di questo provvedimento di legge, signor Presidente, voi lo chiamate "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia…", noi riteniamo che ci siano tante norme sui passaggi e sulle procedure di carattere burocratico-amministrativo, sui tempi e sui modi di approvazione del piano paesistico regionale; il provvedimento si sofferma e si dilunga nell'elencazione di misure di salvaguardia e di divieti, elenca ambiti e criteri per la redazione di studi di compatibilità paesistica ambientale, nel rispetto delle regole e delle procedure di cui alla direttiva 2001/42 della CE (non può sottrarsi, onorevole Diana, dal rispetto di queste direttive, sono da porre alla base della redazione di piani generali ed attuativi da parte dei comuni per quanto concerne gli effetti dei piani e dei programmi sull'ambiente), ma trascura di prevedere e di sottoporre a valutazione ambientale e strategica la pianificazione paesaggistica regionale.

Noi riteniamo, signor Presidente, che anche il piano paesaggistico regionale, così come sarà imposto dalla detta delibera 2001/42, debba essere sottoposto a procedura di valutazione ambientale strategica per conseguire risultati migliori e più efficaci nell'interesse della qualità del paesaggio e del territorio e in definitiva per il conseguimento di quegli obiettivi di salvaguardia e di sviluppo sostenibile che sono a fondamento delle norme provvisorie di salvaguardia in discussione. Questo è bene che sia previsto da subito nel provvedimento in discussione sia per poter predisporre coscientemente e correttamente il piano, sia per evitare ritardi e penalizzazioni che potrebbero essere imposti dal recepimento a livello nazionale della citata direttiva comunitaria.

Queste considerazioni, fatte col collega Scarpa, noi le sottoponiamo costruttivamente all'attenzione del Consiglio; in fase poi di votazione dei vari articoli ci riserveremo o di dare un giudizio positivo o di esercitare un voto di astensione, vedremo in fase di emendamento. Ma, secondo noi, per redigere un buon piano, per elaborare qualificati studi di valutazione ambientale strategica, per poter predisporre studi di impatto ambientale, per monitorare il territorio e il paesaggio interno e costiero, per combattere adeguatamente un abusivismo che le notizie recenti ci mostrano essere sempre più tracotante e aggressivo, specie sulle coste, occorrono adeguati strumenti conoscitivi e risorse umane, capaci di costruire e gestire solidi e validi sistemi informativi e territoriali e di monitoraggio che ancora mancano.

Su questo aspetto il provvedimento di legge in discussione è gravemente carente se vuole realmente dare avvio a una pianificazione consapevole e rispondente alle esigenze di crescita economica e sociale ed alla gestione attiva e conservativa delle risorse del territorio. La conoscenza è anche lo strumento fondamentale se si vuole monitorare l'ambiente e il paesaggio, se si vuole realizzare un serio osservatorio della costa, o se si vuole realmente creare quel conservatorio o agenzia del litorale dei quali si sono fatti clamorosi annunci ma di cui nell'occasione più importante e propizia ci si è dimenticati.

Il nostro atteggiamento critico, forse esigente, vuol essere improntato su una logica costruttiva e propositiva, in quanto non vogliamo credere che le affermazioni programmatiche si possano sostanziare in generiche, gratuite e velleitarie annunciazioni di principio. Insistiamo sui problemi della conoscenza, che non paiono adeguatamente affrontati, e sull'esigenza di rafforzare la struttura regionale e di gestione dell'informazione, di piani e di programmi orientati al territorio e al paesaggio. Infatti, quasi sempre la divaricazione tra piani e strumenti programmatici e pratica ordinaria di governo può ricondursi alla carenza di un sistema informativo adeguato oltre che ovviamente ad una non bene assimilata cultura di governo del territorio e del paesaggio, la quale non deve trovare più spazio e giustificazione.

Noi non ci vogliamo associare alle lusinghe delle sirene dello sviluppo facile che si fonda sulla dissipazione di quel cospicuo patrimonio ambientale costituito dalla fascia costiera, il binomio sviluppo-blocchetto non ci convince. La via dello sviluppo è lunga e tortuosa, infatti abbiamo scansato questi blocchetti che ci venivano dal centrodestra e dal centrosinistra per non avere traumi, perché era un festival di chi era più ambientalista, purtroppo abbiamo esempi di cattiva gestione del centrosinistra e del centrodestra; per la par condicio ho alternato.

Per un'isola come la nostra, al centro del Mediterraneo occidentale, piattaforma avanzata tra l'Europa e l'Africa, come afferma un illustre ricercatore, le coste e il paesaggio sono al tempo stesso risorsa economica, immagine e memoria storica oltre che frontiera fisica e culturale; è sulla tenuta e gestione corretta e consapevole di questa frontiera che si gioca il futuro del progresso e della crescita della comunità regionale e quello delle generazioni a venire.

Concludo, signor Presidente, dicendo che la deliberazione - è stato già ricordato - risaliva al 10 agosto e per analogia mi viene da ricordare una persona che ho sempre ammirato, fa parte del Decadentismo, uno dei più grandi poeti, Giovanni Pascoli. Giovanni Pascoli con "San Lorenzo" ricordava l'esile figura di una rondinella (del peso di un etto o 150 grammi), che portando alle implumi rondinelle un insetto, purtroppo, veniva impallinata dalla cattiveria degli uomini, essa nel cadere a terra assumeva la forma della croce e levava verso il cielo l'insetto mentre si sentiva in lontananza il disperato pigolio delle implumi rondinelle.

Ecco, non vorrei che anche questo disegno di legge, in analogia col 10 agosto, sia sottoposto a quei franchi tiratori, che già mi hanno traumatizzato nella passata legislatura, per essere impallinato; spero che questo provvedimento in discussione possa essere irrobustito anche col contributo del sottoscritto e del collega Scarpa perché è uno strumento che ritengo vitalissimo per lo sviluppo della nostra terra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, care colleghe e cari colleghi, c'è sicuramente un po' di preoccupazione e anche un po' di imbarazzo tra i colleghi del centrodestra, perché effettivamente si vuole fare sul serio, c'è una nuova stagione, eravamo abituati a riforme annunciate, ebbene si è passati a riforme vere, scritte e con dibattito concreto.

E' chiaro che questo crea anche preoccupazione, ci sono interessi consolidati che andranno ad essere intaccati e, forse, dentro questo consolidato ci sono diffuse responsabilità che possono coinvolgere anche il nostro mondo. Però non condivido il palese tentativo da parte del centrodestra di evitare che questo Consiglio si dia regole, norme e che legiferi su un argomento così importante per il quale anche voi nel passato avete sempre sostenuto l'urgenza di una riflessione. Annunciare o presentare mille emendamenti non è il tentativo di confrontarsi e di aprire un dibattito in quest'Aula su quale strada dare a questo strumento, ma è quello di evitare o di tentare di evitare, perché credo che comunque questo tentativo sarà vano, che questo Consiglio prima del 10 novembre approvi una legge rispetto ad un tema così urgente come quello della tutela e salvaguardia del nostro patrimonio ambientale.

Io non sono tra quelli che hanno una posizione manichea, che sostiene che da questa parte c'è chi vuole la tutela, la salvaguardia e che dall'altra parte c'è soltanto chi rappresenta interessi di speculazione e di operazioni affaristiche immobiliari, non l'ho mai sostenuto e non lo sostengo neanche oggi. Così come penso che sia completamente infondata la vostra tesi secondo la quale da quella parte c'è chi vuole lo sviluppo, la crescita economica e sociale della Sardegna e da questa parte invece un infantile ambientalismo integralista che vuole limitare e bloccare lo sviluppo della Sardegna. Anche questa è un'altra sciocchezza, sono tutte e due tesi.

Fino ad oggi, non c'è stato, nel dibattito in Aula, un confronto su un argomento così importante; ogni volta che, fuori dalla Sardegna, ne parlo,dico che la Sardegna è bella e se oggi mi interrogassi e chiedessi qual è la risorsa più importante che la Sardegna ha, non ho dubbio alcuno che la risposta sarebbe:un immenso, straordinario patrimonio costituito dal suo ambiente, cioè le sue bellezze naturali e le sue coste..

Allora è chiaro che un modello di sviluppo come quello che abbiamo conosciuto, al di là di chi siano le responsabilità che possono essere distribuite in tutti i governi che ci hanno preceduto e che ha visto noi coinvolti e voi coinvolti, è oggi superato ed oggi ha fallito, quindi è chiaro che pensare ad un nuovo modello di sviluppo della Sardegna che abbia come perno, come centro, la valorizzazione del suo immenso straordinario patrimonio ambientale, non può che imporre un attimo di riflessione, un attimo di attenzione e una modificazione rispetto a quello che è avvenuto fino ad oggi.

Ma voi pensate veramente che quello che è avvenuto fino ad oggi nel nostro patrimonio costiero abbia determinato un'industria turistica vera, competitiva in Italia e nel mondo? Voi sapete benissimo di no. Voi sapete che tanto cemento buttato nelle coste ha finito soltanto per arricchire qualche proprietario terriero, qualche operazione immobiliare affaristica di milanesi o di altri imprenditori saccheggiatori che sono venuti nel territorio, sapete benissimo che non si è creata industria turistica in Sardegna, salvo qualche straordinario e positivo esempio. Voi pensate che questo modello possa proseguire e possa continuare? Io credo di no. Qualche collega faceva riferimento alla crisi di questo modello ed anche alla crisi dell'industria turistica regionale che, nel confronto nel mondo, comincia a perdere colpi, e perde colpi perché quando si resta privi di quell'elemento che può giustificare di spendere qualcosa in più rispetto ad andare in Egitto o in altre parti del mondo, in grado di offrirti a 600 o 700 euro non solo l'ospitalità ma il viaggio aereo e così via, quando si perde quel qualcosa in più che può offrire la Sardegna, che è il suo territorio, che sono le sue bellezze, che è il suo ambiente, che è la sua cultura, e si perde perché si favoriscono processi immobiliari, speculativi e affaristici e non vera costruzione di industria turistica, si ha una crisi dell'industria turistica e si determina quella minor competitività che noi potevamo, invece, esprimere attraverso la qualità.

Allora credo che questo sia il tema che è stato posto dalla delibera della Giunta e che è alla base di questo provvedimento di legge che arriva oggi in Aula, su questo c'è bisogno di un confronto vero, che fino ad oggi non c'è stato, c'è stato soltanto un tentativo palese di strumentalizzare difficoltà diffuse nel territorio, c'è stato e c'è ancora in atto un tentativo di evitare che si faccia un vero dibattito e che si arrivi ad una legge finale in grado di rispondere all'obiettivo cui miriamo.

Ora, cos'è avvenuto? E' avvenuta una cosa semplice, che la bocciatura dei piani territoriali paesistici non ha visto, in questi anni, da parte di questo Consiglio, da parte di tutti, dare una risposta adeguata a una situazione che faceva venir meno le regole, e ha determinato questa condizione che abbiamo ereditato. Se noi vogliamo dettare regole, è evidente che c'è bisogno di una fase nella quale si giochi, come si suol dire "a bocce ferme", cominciamo a bloccare per capire cosa si può fare, non per impedire di fare, per capire cosa si può fare in relazione a quell'obiettivo strategico che abbiamo detto, che è quello che può consentire alla Sardegna, in integrazione con le altre sue risorse importanti (agricole, ambientali interne, culturali eccetera), di poter progredire e di avere una crescita economico sociale. Questo dice il provvedimento di legge.

Vediamo cosa si può ancora programmare e studiare in questa fascia di territorio, cosa ancora si può programmare e studiare, visto che tanto è stato comunque utilizzato maldestramente in questi anni e, ripeto, non voglio fare un discorso di responsabilità, un po' come ha fatto anche il collega Atzeri. Questo è l'obiettivo prefissato.

Vedete, noi abbiamo discusso tanto in questi giorni, c'è stato un confronto vero tra la Giunta e la maggioranza e anche un confronto con le forze sociali. Uno dei temi riguardava la questione dei diritti acquisiti. Su questo punto della legge, la Giunta ha predisposto un emendamento modificativo, raccogliendo alcune istanze che venivano dalla parte sociale. Mi voglio soffermare un attimo su questo punto. Perché c'era quella norma così particolare che prevedeva di bloccare per 18 mesi tutti gli interventi, anche quelli convenzionati, qualora non si fosse raggiunto il 70 per cento delle urbanizzazioni, escluso quelle parti? Era una norma giustificabilissima dal punto di vista politico perché quando a suo tempo, nel 1989, si approvò la legge 45, che introdusse i vincoli integrali e poi fissò le deroghe, tra quelle deroghe si stabilì che erano fatte salve le lottizzazioni convenzionate "alla data di…" e c'era la data. In quelle ore, in quelle notti, in quei giorni, quanti furono le lottizzazioni e i progetti approvati?

Io ricordo solo che, nel comune a me vicino, confinante, Arbus, ci fu una lunga notte nella quale si approvarono, si dice, 800 o 900 concessioni edilizie per una devastazione di quel territorio, come Torre dei Corsari, senza precedenti. Questo, cosa ha portato ad Arbus? Nulla, forse qualche soldino dall'ICI, certo non occupazione, né sviluppo, solo una serie di problemi per quella comunità, per quel comune, per quell'amministrazione. Ancora oggi, di quelle lottizzazioni autorizzate nel 1989, quante non sono state realizzate, addirittura senza che sia stato avviato neppure il minimo di opera di urbanizzazione, nonostante il continuo rinnovo di quell'autorizzazione; sono sul mercato immobiliare in attesa che qualche gruppo internazionale o qualche speculatore lombardo le acquisisca per poterle ancora realizzare dentro una fascia di 300 metri.

Allora, quell'elemento così rigido aveva proprio l'obiettivo di evitare quello che era già avvenuto nel nostro territorio regionale; quindi la finalità di questa norma è fare in modo che ciò che è ancora pianificabile sia pianificato, che ciò che è ancora salvaguardabile sia salvaguardato, che ciò che si può ancora tutelare sia tutelato in un vero progetto che è la definizione del piano regionale paesaggistico. In seguito alla discussione avvenuta, la Giunta, con la presentazione di un emendamento, ha predisposto di togliere il riferimento al 70 per cento e di far salve quelle lottizzazioni o quei piani attuativi quando però si è in presenza di una ormai irreversibile modificazione dello stato dei luoghi, quando cioè realmente siamo obbligati a tener conto di realizzazioni che ormai non danno più la possibilità di intervenire.

Che paura dovrebbero avere gli altri? Ci sono lottizzazioni approvate da dieci anni che ancora stanno aspettando, se in questi 18 mesi vengono messe al vaglio e alla verifica della compatibilità col piano paesaggistico che verrà predisposto e che vedrà i comuni protagonisti, insieme alla Regione, nel definirli, con la competenza di cui parlava il collega Giorgio Oppi, non hanno nulla da temere, se saranno in sintonia col progetto di sviluppo che noi ci daremo, quello di creare un'industria turistica vera, non una speculazione immobiliaria, come a Torre dei Corsari o in altri luoghi, diffusa nel territorio; se quelle lottizzazioni saranno in sintonia con il progetto di sviluppo del comune non avranno nulla da perdere.

Allora io sfido il collega Oppi che ha chiesto un'interlocuzione, si veda gli emendamenti che la Giunta ha predisposto dopo aver sentito le forze sociali, dopo aver discusso sul tema della maggioranza e capisca che lì c'è la possibilità di fare quello che sappiamo si può fare, ma c'è anche l'esigenza di giocare a bocce ferme per capire cosa si può pianificare, con l'obiettivo di creare realmente un'industria turistica con la contemporanea salvaguardia delle coste. La salvaguardia e la tutela non è per noi il freno allo sviluppo, anzi è l'unico vero volano dello sviluppo; se non c'è salvaguardia e tutela, realmente c'è un freno allo sviluppo. Questa è la sfida che è stata lanciata dalla Giunta, si fa sul serio, non più come prima solo annunci ma assunzione di responsabilità, e qualche volta bisogna anche nuotare contro corrente, quando si è convinti che la scelta operata è quella giusta.

Rubo solo altri due minuti per affrontare un altro aspetto, che spero di non dover affrontare mai più: i rapporti tra il Presidente e questa maggioranza. Ho sentito e letto delle sciocchezze. Tengo a dire che, né il sottoscritto, né il suo Gruppo, né questa maggioranza, sono asserviti, o hanno nei confronti del Presidente Soru un atteggiamento ruffiano, cortigiano o subalterno, non l'hanno avuto nel passato, non l'hanno oggi e non l'avranno domani. Noi non siamo quelli che sostengono il Governo regionale, noi siamo il Governo regionale, noi siamo Soru, noi siamo un insieme di forze politiche che hanno dato origine ad una coalizione, hanno proposto un programma elettorale ai propri elettori e hanno vinto le elezioni anche grazie alla scelta di avere individuato un proprio leader vero, autorevole, che manda avanti il programma per il quale si è impegnato con gli elettori.

Può darsi che qualche volta ci sia bisogno di discussioni, ma sono vere, franche e, come leggevo, anche notturne, l'importante è che poi si arrivi ad una sintesi, e quella sintesi è del Presidente, della Giunta e della coalizione. La nostra è una sintesi vera, non una di quelle sintesi false, che rappresentava il passato appena recente, una sintesi nella quale sembrava che ci fosse una maggioranza che alla prova del voto non reggeva mai. Vedi, caro Giorgio, le bocciature derivavano semplicemente dal fatto che non c'era una maggioranza, perché pezzi della stessa maggioranza votavano contro; la nostra discussione invece è franca, non subalterna, non asservita, nel rispetto e nella convinzione che il Presidente rappresenta tutti noi.

La sintesi del nostro dibattito e delle nostre proposte sarà una sintesi vera che impegna questa coalizione, ve lo dimostreremo per questa legge e per tutte le azioni di riforma che questo Consiglio sarà chiamato a fare. Vi dimostreremo come ci sarà sintesi vera, non fasulla come quella che nel passato caratterizzava il centrodestra determinando sempre la caduta della vostra maggioranza in tutte le occasioni alla prova del voto.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Parto immediatamente da una risposta che credo sia dovuta al collega Marrocu, in quanto dovuta a quest'Aula. L'intenzione annunciata, comunicata più o meno informalmente, di presentare una quantità notevole di emendamenti da parte dell'opposizione a questo progetto di legge è reale; il problema non è la quantità degli emendamenti, il problema è il motivo per cui si presentano e lo scopo che si vuole raggiungere.

Io vorrei dire rapidamente - poi ne parleremo naturalmente nel corso della discussione - a Marrocu, che dice: "Finalmente ci sono una Giunta e una maggioranza che attuano riforme vere", non scherziamo, collega, questo disegno di legge non rappresenta una riforma vera, ma anche per sua stessa determinazione si definisce e si concepisce come misura provvisoria ed urgente in materia di tutela del paesaggio, il che certamente è ben lontano dal costituire quella riforma dell'assetto normativo in materia urbanistica che invece è il vero bisogno della nostra Regione.

Allora, prima di tutto è da sfatare il fatto che certamente non siamo di fronte ad una effettiva riforma; secondo, non è altrettanto vero che non abbiamo voluto un confronto, perché la nostra coalizione ha presentato in questa legislatura una proposta di legge, già ricordata anche, da parte dei colleghi Milia, Onida, Biancareddu e più.

PIRISI (D.S.). Nella passata.

LA SPISA (F.I.). No, l'ha presentata anche in questa legislatura, lo sa sicuramente, dovrebbe saperlo, il Presidente Pirisi, che è stata anche presa in esame, non sto parlando della riforma della "45", sto dicendo in questa stessa materia. Una proposta di legge... Presidente, può abbassare il volume di Pirisi, se ci riesce, se lui parla mi fa piacere, però almeno il volume.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi! Prego, onorevole La Spisa.

LA SPISA (F.I.). E' tradizione di questo Consiglio regionale che, in presenza di diversi progetti di legge, dei quali la Commissione tenta di portare in Aula un testo unificato, si faccia un lavoro semplicissimo da affidare agli uffici in modo da esaminarlo in Aula non perdendo tempo, col giusto tempo. Si fanno dei testi a fronte, si mettono gli articoli che, in qualche modo, riguardano le stesse materie o materie simili e poi si discute. Questo non è stato fatto perché la maggioranza non ha voluto farlo. Il provvedimento in esame non è un testo unificato, colleghi, è semplicemente l'approvazione molto frettolosa, da parte della Commissione, di un disegno di legge presentato dalla Giunta, senza neanche il tentativo di un confronto con gli altri progetti presentati; questo è nella cronaca e nei verbali della Commissione.

Ora, siete liberi di fare anche questo, ma almeno consentiteci in Aula di portare all'attenzione dei Sardi quello che noi crediamo si debba e si possa fare nella materia della tutela del paesaggio e nella materia urbanistica. Gli emendamenti non hanno l'obiettivo di far perdere o guadagnare tempo all'Aula, e speriamo anche alla nostra Regione, ma di poter conoscere quello che si sta votando e si sta approvando, e farlo conoscere possibilmente fuori di quest'Aula perché è importante. L'unico modo perciò è esaminare proposte diverse sui testi, la maggior parte degli emendamenti,salvo alcuni che hanno uno scopo più di bandiera, ha, dal punto di vista qualitativo, lo scopo di dire che cosa noi avremmo fatto, cosa vorremmo fare, e cosa non è stato possibile fare. Chiudo ora questa questione, che riprenderemo sicuramente durante l'esame degli articoli.

Vorrei invece dire alcune cose riguardo al modo in cui questo disegno di legge è arrivato in Aula e al perché della fretta di approvarlo subito. C'è una scadenza che deriva da una delibera di Giunta che pone dei vincoli drastici utilizzando l'articolo 14 della legge 45. Questa è la vera esigenza,non il fatto che i PTP sono stati caducati o perché è da molto tempo che siamo senza i PTP; l'urgenza vera è quella di mettersi in continuità e di sanare alcune evidenti illegittimità di un atto amministrativo, trovando così una sanatoria. Questo è il vero scopo che si vuole ottenere, legittimo, per carità, fa parte delle scelte politiche, amministrative e legislative, però va detto.

La fretta quindi di una procedura che non ha avuto un confronto, il confronto l'ha avuto dopo, è stato utile. Io ho letto attentamente i pareri depositati dai soggetti auditi in Commissione, dopo l'approvazione del testo, dai rappresentanti degli enti locali a quelli degli imprenditori e associazioni ambientaliste; da essi emergono chiaramente, nonostante la condivisione per l'impostazione generale della legge,alcune critiche radicali e altre critiche puntuali.

Ho qui sottomano il parere della lega delle cooperative (che non è una nostra associazione collaterale di imprese, è evidentemente di una certa espressione politica)nel quale, oltre alla condivisione dell'impostazione del provvedimento, e a una serie di critiche, si indica soprattutto il pericolo di un clima di incertezza che allontanerebbe dall'Isola investimenti, pealtro fondamentali, per lo sviluppo economico della stessa. Più avanti dice ancora: "Si ritiene che lo stesso affronti in maniera esaustiva la salvaguardia del territorio" - ci mancherebbe! - "ma appare carente in merito alle modalità di salvaguardia degli investimenti fin qui effettuati", con riferimento ovviamente agli investimenti legittimamente allocati, non stiamo parlando di speculatori, onorevoli colleghi, e lo dice la lega delle cooperative. Non cito, naturalmente, il parere dell'Associazione degli industriali perché voi lo ritenete sicuramente troppo di parte.

E' evidente questo dato di fatto, che emerge prepotentemente, che trasuda dalle diverse dichiarazioni. Allora, per arrivare al dunque, cosa realmente è successo e cosa emerge anche da questi pareri? Questo provvedimento di legge arriva in Aula col parere totale e incondizionato della Legambiente, del Gruppo di intervento giuridico, quindi di Vincenzo Tiana e dell'avvocato Deliperi (alcuni di questi io li conosco bene, li stimo, quindi non ho alcunché di personale). Sono convinto che i movimenti ambientalisti svolgano una funzione molto importante nella nostra società, sia come funzione critica, che di indicazione di alcuni obiettivi sicuramente estremi ma che in tanti casi, in una società moderna come la nostra e progredita, evitano alcuni errori. Sono sicuramente un contributo fondamentale, ma, Presidente della Regione, colleghi della maggioranza, si può impostare all'inizio di una legislatura la politica urbanistica? Perché, lo vedremo poi nell'analisi degli articoli, voi non state facendo un intervento di politica semplicemente paesaggistica; avete scelto uno strumento di pianificazione paesaggistica considerandolo come lo strumento cardine fondamentale - siete voi che lo dite nella legge - della politica del territorio, di tutto il territorio della Sardegna. Questo è il problema di fondo, il problema di politica del territorio che è in questo progetto di legge.

Ma allora, Presidente, quando si governa una regione, nel fare le scelte fondamentali di indirizzo politico, io credo sia giusto tenere conto di tutti gli interessi, di tutti i punti di vista, e in una normale dialettica politica è necessario che le diverse concezioni, i diversi punti di vista, i diversi interessi legittimi che vengono manifestati trovino anche nelle stanze di questo palazzo, alla luce del sole e davanti a tutti i sardi, delle compensazioni, compensazioni nobili, nel senso che la tutela del nostro territorio, a cui tutti teniamo, è la tutela di un territorio vissuto e che vuole continuare ad essere vissuto; non vuole diventare una riserva indiana, non vuole diventare un luogo in cui attirare turisti per qualche giorno, per qualche mese dell'anno, per poi essere un luogo disabitato, una bella isola meravigliosa, in cui però non si riesce a vivere.

Anche lei si sarà posto il problema e gli avrà dato una risposta. Noi crediamo che la risposta data da questa maggioranza e da questo Governo sia una risposta di acritica accettazione integrale delle posizioni dei movimenti ambientalisti. Il nocciolo della questione è che si sposa, come strumento di politica territoriale, il piano paesistico e non si punta anche sull'utilizzo di altre leve che la legge 45 prevede; gli strumenti della pianificazione territoriale sono, sì, i piani territoriali paesistici, ma lo sono anche le direttive, i vincoli e gli schemi di assetto territoriale.

In diciotto mesi si può fare anche uno schema di assetto territoriale urbanistico. La nostra proposta, che voi non avete neanche voluto vedere ma che cercheremo comunque di far valere, poneva questo obiettivo: uno schema, un piano urbanistico territoriale di valenza regionale che avesse anche la valenza di piano paesistico nel rispetto delle norme e dei vincoli stabiliti dalle attuali leggi. Questo è il punto cardine su cui è necessario che ci fermiamo a discutere, gli emendamenti serviranno esattamente e soltanto per questo: per discutere, per chiarire, per cercare quanto meno di capirci e di farci capire. Io vorrei riprendere velocissimamente un passaggio dell'intervento fatto dall'onorevole Onida quando citava la sentenza del Consiglio di Stato del 1998, che ha annullato i nostri piani territoriali paesistici: "Il piano paesistico si colloca tra vincolo paesaggistico ambientale e autorizzazione, in una posizione verticalmente intermedia, obbligatoria ma non necessaria, perché il vincolo spiega comunque i suoi effetti, anche in assenza di piano e indipendentemente da esso". E' il Consiglio di Stato che lo dice, non lo dice l'onorevole Onida, non è un suo pensiero personale. Allora questo linguaggio forse un po' tecnico-giuridico vuol dire semplicemente che lo strumento di pianificazione paesistica è solo uno strumento che deve essere subordinato e deve attuare un vincolo che non nasce dal piano, nasce dalla legge e va visto secondo il rapporto di subordinazione fra diverse fonti normative, , stiamo bene attenti a questo fatto, fonti normative di diverso livello: una volta posto, il vincolo opera.

Io vorrei capire davvero dov'è questo far west che si è scatenato in questi anni. Se far west c'è stato, è stato dovuto evidentemente ad alcuni speculatori che hanno utilizzato alcuni varchi introdotti nella legge 45 da un sistema politico che non era certamente governato né dal centrodestra attuale, né dal centrosinistra di oggi, a cui ha fatto riferimento l'onorevole Marrocu. Ci sono spinte speculative? Fermatele, Assessore! Lei ha un servizio ispettivo, fermatele! Perché non porta una proposta di modifica alla legge 45, laddove prevede quei varchi sulle concessioni date, che l'onorevole Marrocu dice che girano in Sardegna in attesa di qualcuno che le compri a caro prezzo? Fermatele! Siamo interessatissimi a fermarle anche noi, non vogliamo neanche noi sposare una posizione integralista di altro tipo. Ci teniamo alla tutela dell'ambiente e del paesaggio quanto voi, ma crediamo che questo paesaggio e questo ambiente debbano poter essere anche abitati dai sardi, cioè da sardi che possano vivere.

La politica del territorio è politica che, se vincola, vincola soltanto per dire insieme anche cosa si può fare. Con questo provvedimento di legge, lo vedremo articolo per articolo, voi, a chiunque voglia intervenire in Sardegna, state disegnando un percorso di guerra, una gimkana o forse una caccia al tesoro; però, questo è un altro punto che bisogna sottolineare, è un percorso stranamente puntellato da alcuni passaggi a livello. I passaggi a livello sono tutti individuati, in questo disegno di legge nella Giunta regionale, perché alla Giunta regionale viene dato un potere che, anche se non lo ammetterete mai in quest'Aula, voi stessi ritenete abnorme, cari colleghi. Non lo dico per dividervi, lo dico semplicemente perché è evidente - a chiunque abbia fatto anche solo per qualche settimana l'imprenditore o l'amministratore locale, regionale o altro - che, un punto fermo, stabilito dalla nostra normativa urbanistica, Assessore, è che il controllo sugli atti, sui piani, sugli strumenti urbanistici è un controllo di coerenza, cioè di legittimità.

Non può essere un controllo discrezionale; per esempio, nell'articolo 5, lo cito a memoria, è previsto che, con semplice decreto del Presidente della Regione, un'area qualunque, sulla base delle indicazioni provenienti in sede di elaborazione del piano paesistico regionale, possa essere sottoposta alle misure di salvaguardia di cui all'articolo 3. Con decreto del Presidente, ma sulla base di quel che emerge dove? Nello studio dell'ingegnere che voi sceglierete per redigere il piano? Dove? Questo è un sistema che dà agli amministratori locali e agli imprenditori un quadro certo? E' un quadro certo di quel che si può fare e di quando si può fare? Quando voi, scegliendo questa strada volutamente, non per fare un piano di assetto territoriale, ma per fare un piano paesistico, indicate la data di 18 mesi per l'adozione del piano, per l'approvazione quanto ci vorrà? Aggiungeteci i mesi che volete, poi 12 mesi per adeguare i piani paesaggistici comunali da parte dei comuni, poi ci vorrà pure qualche piano attuativo nei comuni, fate il conto! Arriviamo a una impossibilità, tenendo conto che nel frattempo tutti i piani urbanistici comunali saranno impediti di qualunque modifica, parliamo di un periodo di circa tre o quattro anni (non voglio essere catastrofico, ma credo che si possa andare anche più in là) in cui letteralmente la politica urbanistica in Sardegna sarà sottotutela, ma non sotto il controllo di legittimità, sotto il controllo di merito, sotto la possibilità di fermare o di lasciar passare amministrazioni locali o imprenditori tutti negli uffici e nelle stanze di viale Trento o lì vicino.

Questo è il vero problema, questa è la prospettiva che si profila davanti a tutti. Di fronte a questo, con gli emendamenti, noi vogliamo solo dire che, se questa maggioranza vuole approvare queste cose, le approvi, ma lo dica, non si limiti a pronunciare slogans come quelli sentiti in alcuni interventi in quest'Aula durante la discussione generale, in cui ci si è limitati soltanto, come diceva il collega Atzeri, a lanciare blocchetti di cemento da una parte o dall'altra, a fare accuse spesso velate e anche, direi, non particolarmente dignitose da parte di questo vostro collega, che si riferiva probabilmente a colleghi di altri partiti o del suo stesso partito. Segnali, allusioni, che non fanno onore a chi li proferisce e non fanno certamente onore e bene a quest'Aula.

Ma queste sono le cose su cui si può tranquillamente sorvolare, il vero problema è capire quando e come in questa Sardegna si potranno fare investimenti. Questo è un problema che poniamo noi, così come lo pone la Lega delle cooperative, ma è un problema che deve essere posto da tutti. La Sardegna non può ridursi ad essere una riserva indiana, neanche ad essere, per citare Lucio Battisti, Presidente, abbiamo la stessa età probabilmente ci ricordiamo qualche canzone, "una bella torta di panna montata tutta contenta di non essere stata mangiata". Io credo che il territorio non sia una torta da consumare, ma vorrei soltanto che si evitasse di trasmettere nel territorio regionale e anche fuori del territorio regionale, la sensazione che il sistema Sardegna abbia scelto di essere un bel territorio incontaminato, in cui venire qualche volta di passaggio e in cui però non si riesce a vivere perché non si riesce a creare ricchezza. Noi vogliamo conservare questo territorio quanto voi, quanto tutti quelli che ci tengono, le modalità però si devono trovare coniugando politica del paesaggio con politica del territorio, una politica nobile, sana, che indichi cosa si può fare e non soltanto cosa non si può fare.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, onorevoli consigliere e consiglieri, io credo che la Giunta e il Presidente della Regione debbano prioritariamente ringraziare il Consiglio per il dibattito svolto, in particolare ringraziare la maggioranza e la Commissione per aver raccolto, arricchito, valorizzato l'orientamento programmatico che la Giunta ha voluto indicare nel disegno di legge numero 20.

Ringraziamo soprattutto per aver colto e raccolto la particolarità del momento storico nel quale questa proposta si configura. Siamo persino soddisfatti del dibattito che si è aperto in Sardegna sui temi del paesaggio e della conservazione dell'ambiente, anche se avvertiamo il pericolo di una confusione, che permane, fra giudizi definitivi relativi a strumenti provvisori e scenari che invece riteniamo debbano essere costruiti con consenso, con dialogo, con apertura. Ringraziamo perché è stato colto - non da tutti per il vero - che molto è cambiato in questi anni. Nel dibattito di questi giorni c'è stata molta retrospettiva che fa, sì, la storia di un pezzo di Regione nella materia urbanistica, ma intanto il mondo cambia ed è cambiato anche per la Sardegna. E' cambiata una concezione di fondo del rapporto fra l'uomo e la programmazione del suo territorio, tant'è che non siamo più soli a dover render conto della programmazione della nostra terra; abbiamo richiami che in questi anni provengono precisi e puntuali dal Governo internazionale, dalla Comunità Europea, che ci invita e invita gli Stati membri e le Regioni europee a portare, dentro la cultura della pianificazione, il processo che punta a realizzare equilibri tra considerazioni di ordine economico, sociale ma soprattutto ambientale. Abbiamo, dall'inizio degli anni 2000 a oggi, una puntellatura di richiami della Commissione al Consiglio e del Consiglio alla Commissione che su questo punto non lasciano dubbi, sul dovere che abbiamo tutti quanti di percepire il cambiamento culturale che siamo chiamati a interpretare in chiave specifica, originale, autonomistica appunto.

Questo è il tema e questa è la sfida. E se questo è il tema di oggi, vorremmo anche dire che, rispetto al passato forse è vero, qualcuno l'ha detto, non c'è tanto di nuovo. Nella legislazione nazionale e regionale, è sempre esistito un rapporto fra l'esigenza di costruire una pianificazione improntata a criteri e a principi di tutela (a partire dal 1939, con la legge 1497, a seguire nel 1942, con la 1150, la 431 del 1985, la 45 del 1989, la 42 del 2004), e l'esigenza di salvaguardia preventiva propedeutica all'esercizio di una pianificazione di tutela, un rapporto costante nel tempo, che non deve scandalizzare nessuno; è cambiata nel tempo solo la misura del rapporto fra misure di salvaguardia e percezione degli interventi ammissibili, in quanto sono andate sempre aumentando le misure di salvaguardia rendendo sempre più selettive e sempre più stringenti le opportunità degli interventi ammissibili. Questo è oggi il punto difficile di questo rapporto, ma anche di questa nuova sfida.

Qualcuno ha sottolineato questo stranissimo e contrapposto rapporto tra l'esigenza di tutela del paesaggio e l'urbanistica. Non c'è sul punto alcun dubbio, perché la Costituzione della nostra Repubblica dice che la materia del paesaggio non è assolutamente riconducibile in quella dell'urbanistica perché, proprio in ragione dell'ampliamento della concezione e della nozione di urbanistica, pur intervenuta negli anni, la tutela degli interessi urbanistici, negli anni, non può mai assorbire né precludere quella della tutela dei valori paesistici; sono parole chiare. Per cui abbiamo un dovere costituzionale da adempiere e, dentro questo, armonizzare le condizioni attuali di sopportabilità e di equilibrio.

Abbiamo anche l'esigenza di ripensare, in un contesto più generale, tutto ciò che, rispetto a questa innovazione culturale nel campo della percezione dei valori ambientali, porta con sé un sistema di legislazione e di disposizioni superate, anche per detta dei vostri stessi interventi, le quali faranno parte di quel bagaglio di documenti, di aggiornamenti, di arricchimenti che noi intendiamo portare a corredo della nuova pianificazione paesaggistica regionale, ovvero la revisione dei parametri contenuti nel Decreto Floris, un aggiornamento degli oneri concessori, la costruzione di direttive tipologiche per la valorizzazione dei materiali, per la tipizzazione dei materiali, a seconda dei territori, ed anche strumenti e poteri nuovi di controllo e di vigilanza urbanistica.

Sì, è vero, onorevole La Spisa, ma questo è quello che abbiamo trovato, una condizione dove le verifiche di coerenza sembrano più un passaggio rituale fatto di una letteratura, di osservazioni ma che in fondo, privo di un quadro di riferimento e di regole, lascia sempre l'ultima parola, la più forte, a favore di coloro che interpretano in termini locali la pianificazione urbanistica territoriale. Noi abbiamo pensato e indicato, nella delibera della Giunta, l'atto necessario per avviare e per segnare nel tempo il punto di partenza di un percorso che sarebbe comunque dovuto essere per tutti. Abbiamo voluto accompagnare, con tempestività e coerenza, l'approvazione di un disegno di legge che costruisse i contenuti, il metodo ed anche le norme di salvaguardia provvisorie per poter dare alla Sardegna la nuova pianificazione paesistica. Una nuova pianificazione paesistica che facesse prima di tutto memoria e tesoro degli errori che si sono commessi nella precedente pianificazione paesistica, a cominciare dall'irrisolta questione vincolistica, spesso sollevata, ma non chiarita neanche dal dibattito di quest'Aula, che lasciando spazio alle previsioni di diversi gradi di trasformabilità del territorio ha compromesso irrimediabilmente il senso precettizio del vincolo, questa è la ragione della caduta e dell'annullamento dei piani paesistici. Perché sono venute a cadere quelle che tutti, indistintamente, hanno sempre considerato varianti ambientali e che sono state invece trasformate in capacità e in strumenti di aggiramento dei caratteri prescrittivi dei vincoli.

Abbiamo anche deciso di fare un unico piano ricordando che i 14 piani furono l'esito di nove gruppi di studio che hanno separatamente lavorato per lungo tempo, spesse volte dovendo rivedere il lavoro fatto secondo la legislazione che, nel frattempo, modificava la condizione in essere della pianificazione territoriale, rendendo così necessario, dopo un lungo periodo, un provvedimento di omogeneizzazione a dimostrazione di un lavoro disorganico, difficilmente leggibile in un quadro unitario; insomma la mancanza di quelle certezze imprenditoriali che vengono invocate, a nostro giudizio è figlia della mancanza proprio di un modello di sviluppo, che non si desumeva né si desume oggi dalle vostre perplessità e dalle vostre opposizioni a questo nostro indirizzo programmatico.

Noi vorremmo accompagnare questo lavoro attraverso una considerazione specifica che riguarda una necessaria consapevolezza che i processi di riforma hanno bisogno di una grande partecipazione e di una grande capacità di confronto; di questo noi siamo consapevoli. Il governo del territorio, parafrasando certamente frasi molto più nobili, è una forma molto alta di esercizio dell'autonomia di un popolo e noi vorremmo lavorare tenendo conto delle diversità, e lo stiamo facendo, badate, in un momento - anche dal punto di vista economico - assai particolare, perché certamente nessuno può dire che la Sardegna attraversi oggi una fase di crescita o di boom economico; alle crisi quotidiane del comparto industriale, tutti quanti abbiamo avvertito, con motivazioni diverse, con tenori diversi ed accentuazioni diverse, i primi sintomi e gli scricchiolii probabilmente di una crisi anche del comparto turistico.

Allora, vorremmo pensare ad un'idea di turismo sostenibile che riveda alcune scelte, che guardi all'area mediterranea in maniera diversa, ai valori ambientali e alla tutela del nostro patrimonio facendo sì che la Sardegna non sia l'esito di un'economia di perimetro, per cui le ville e i villaggi spesso sembrano quelli utilizzati per le scenografie dei film, popolati solo quando si girano le pellicole e poi sono deserti, sono cimiteri; vorremmo una Sardegna che abbia invece un'economia fatta sulla dimensione della vita quotidiana, una vita che guardi anche al bisogno di infrastrutture delle zone interne, di una qualità di vita omogenea per tutte le comunità e creando anche quelle condizioni di aree intermedie che sappiano interloquire con le opportunità e con le volubilità di un mercato, appunto del turismo, fra zone interne e zone costiere.

Noi riteniamo, per quello che ci riguarda, che il Piano paesaggistico regionale sarà per noi, ed è per noi, uno strumento importante di dialogo e di confronto con i cittadini; è stato detto dal Presidente della Regione durante tutta la campagna elettorale, è stato approntato rapidamente rispetto all'inizio del mandato e credo che saremo fedeli a quest'appuntamento; perché dunque criticarci? Perché criticare chi chiede anche una collaborazione sussidiaria e solidale ai sindaci attraverso le opportunità che la loro competenza di pianificazione urbanistica richiede di essere con noi in uno scenario un po' più lungo, forse, come è stato detto, ma sempre efficace di dialogo e di confronto con i cittadini; non lo si può dire certo di molte amministrazioni che da trent'anni con varianti ai piani di fabbricazione evitano il confronto con i cittadini, evitano la percezione di quello che i cittadini vorrebbero anche nell'uso del loro territorio.

Qualcuno ha detto che non è una riforma. Certo, questo disegno di legge non è la riforma, forse, ma è la traccia che segna la dimensione temporale ed anche di contenuto di una sfida riformista che noi volevamo porre prima di tutto a noi stessi e alla maggioranza. L'autonomia è autogoverno, dicevo, ed è governo soprattutto delle proprie peculiarità come territorio; io credo che, su questi temi, come molti hanno auspicato, sarebbe bello pensare di potersi liberare dalle liturgie delle contrapposizioni. Il bene è di tutti, il territorio è di tutti e forse le distanze su questi temi ci sembrerebbero meno evidenti di quelle che oggi appaiono. Ieri ed oggi per il centrosinistra, per la coalizione Sardegna Insieme, non è cambiata la linea politica; vi è un Presidente che rappresenta e guida la coalizione sulla linea politica segnata dal consenso popolare, e se qualcuno cerca di contrapporre la legittimazione dei sindaci a quella del Presidente della Regione sarebbe bene ricordare che il Presidente della Regione, oggi eletto, non sta oltre la volontà popolare, ma sta dentro la volontà popolare.

Il profilo riformista di una società si realizza solo se si è capaci di recuperare il rigore e il fascino delle regole, soprattutto di quelle leggi che operino oltre i singoli fatti, le singole persone, che esplichino la propria funzione astratta e generale come da molto tempo l'autonomia regionale non vede. Noi ci auspichiamo che in questa direzione si possa effettuare un miglior dibattito e un confronto utile nell'interesse della Sardegna.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CASSANO (Rif. Sardi). Cortesemente, mi rivolgo al Presidente Soru, chiedo se è possibile conoscere il risultato degli incontri con le organizzazioni sindacali relativamente ai concorsi interni riguardanti il personale della Regione nonché alla formazione professionale. Grazie.

PRESIDENTE. La ringrazio, più che sull'ordine dei lavori è sul disordine dei lavori. Non siamo in sede di question time, per cui la sua domanda verrà soddisfatta in altro modo.

Adesso io propongo la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo, invito i colleghi a restare in Aula perché si deciderà se passare al voto per l'esame degli articoli questa sera anziché domani mattina. Sospendo brevemente la seduta per il tempo necessario.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 22, viene ripresa alle ore 19 e 51.)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a riprendere posto, comunico il risultato della Conferenza dei Capigruppo. Prego, colleghi, accomodatevi. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di votare il passaggio all'esame degli articoli questa sera; quindi, la seduta s'interrompe, un quarto d'ora o venti minuti, il tempo necessario per la presentazione materiale degli emendamenti che, come sapete, devono essere presentati prima della votazione del passaggio all'esame degli articoli. La seduta riprenderà alle ore 20 e 10 per la votazione.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 52, viene ripresa alle ore 20 e 10.)

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto, riprendiamo la seduta. Siamo in fase di votazione per il passaggio all'esame degli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Presidente, abbiamo l'esigenza di conoscere il numero esatto degli emendamenti presentati.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Oppi, adesso comunico questo dato anche se l'esattezza è un'esattezza relativa, uno in più o uno in meno, perché come sapete stiamo finendo i lavori di acquisizione, la conta dovrebbe essere però precisa: sono stati presentati 860 emendamenti.

Colleghi, siamo in fase di votazione a scrutinio elettronico palese, prego i colleghi di organizzare la votazione. Chiedo scusa, io sto dando per scontato che siamo in votazione elettronica, in realtà nessuno l'ha chiesta.

(Interruzione del consigliere Oppi)

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione elettronica, chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri BIANCU, SECCI, CUGINI, SALIS, COCCO, Simonettta SANNA, CERINA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

Dichiarano il loro voto favorevole i consiglieri Uras e Salis.

Rispondono sì i consiglieri: il Presidente SPISSU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LADU - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - ONIDA - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 73

votanti 71

astenuti 2

maggioranza 36

favorevoli 45

contrari 26

(Il Consiglio approva)

Martedì mattina alle ore 11 è convocata la quarta Commissione per l'esame degli emendamenti al testo unificato. Il Consiglio è convocato invece per martedì 2 novembre alle ore 16 e 30, in seduta straordinaria, per la discussione della mozione numero 11 sulla chimica e sull'energia; i lavori proseguiranno, con l'esame dell'articolato del testo unificato sulle norme di salvaguardia delle coste, nelle giornate di mercoledì e giovedì con orari di lavoro serali fino alle ore 22 o 22 e 30.

La seduta è tolta alle ore 20 e 23.