Seduta n.28 del 28/10/2004 

XXVIII SEDUTA

Giovedì, 28 ottobre 2004

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

La seduta è aperta alle ore 10 e 09.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 22 ottobre 2004, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Gerolamo Licandro e Nicola Rassu hanno chiesto congedo per la seduta del 28 ottobre 2004. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, mi pare che l'Aula richieda ancora qualche minuto per poter essere non dico formalmente insediata, dato che lei la può insediare in qualunque momento, ma comunque in grado di iniziare i lavori. Considerata l'assenza di numerosi consiglieri credo sia necessario un rinvio sino alle ore 10 e 30.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, concedo un rinvio fino alle ore 10 e 10. I colleghi erano avvertiti che i lavori sarebbero iniziati alle ore 10 con l'intervento del primo iscritto a parlare.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Sì, lei ha ragione, onorevole Pili, ma ho ragione anch'io. I colleghi devono essere in aula, se non ci sono evidentemente avranno avuto tutti gravissimi motivi, ma siccome capita tutti i giorni mi pare che non sia una buona prassi. Procediamo col dibattito, come si dice dalle mie parti: chi c'è, c'è!

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 11, viene ripresa alle ore 10 e 26.)

PRESIDENTE. Se i colleghi prendono posto, possiamo avviare i nostri lavori, con ventisei minuti di ritardo rispetto all'orario previsto. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Oscar Cherchi, il quale rinuncia. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, scusi se ritardo di qualche secondo, devo riordinare gli appunti visto che non pensavo toccasse subito a me. Negli interventi precedenti, in particolare da parte del presidente Pirisi, si è detto: "E' finita un'epoca" e tutti auspicavamo il cambiamento. I sardi da oltre cinquant'anni confidano in un cambiamento; lo hanno auspicato con la conquista dell'autonomia, lo hanno sognato con i piani di rinascita. Gli attori e i figli del '68 hanno creduto che il cambiamento in meglio della società e i valori di giustizia, di equità, di uguaglianza fossero diventati patrimonio comune. La stessa inchiesta Mani pulite, che rappresenta forse il momento più triste della politica nazionale della prima Repubblica, era stata vista come una svolta. E anche la svolta maggioritaria, altro strumento politico, aveva l'ambizione di cambiare la politica nazionale.

Quasi tutti noi vogliamo - siamo qui per questo - dare nuovi impulsi, nuove regole attualizzate, nuova fiducia ai sardi. Lo voleva anche il presidente Palomba, diventato poi prigioniero dei partiti della sua maggioranza e di alcuni degli stessi uomini che oggi sostengono in quest'Aula questo Governo regionale alla ricerca di una nuova, personale verginità politica. Anche quella esperienza non lasciò in eredità una storia di cambiamenti; lasciò invece trecentocinquantamila disoccupati, finanze dissestate e delusione, ma rilanciò nei sardi la voglia di riscatto che sfociò nel voto a Pili e al centrodestra. Un'altra speranza, un altro voto contro il passato. Quella esperienza non fu ciò che i sardi si attendevano, ma neanche ciò che ci attendevamo noi. Si trattò, fin dagli albori, di una maggioranza numerica, che non trovò poi la via per diventare una vera coalizione politica. Ennesima delusione della lunga serie di delusioni, tutte risultato - lo dicevo ieri e lo ripeto oggi - di un sistema che non funzionava e, permettetemi di sostenerlo, non funziona ancora oggi.

L'Assemblea della dodicesima legislatura ha la pesante responsabilità di non aver voluto una legge elettorale che correggesse gli evidenti limiti della legge nazionale. Dopo che per l'ennesima volta i sardi hanno espresso un voto contro il precedente Governo regionale e non per un nuovo programma, ci ritroviamo a gestire l'ennesimo teatrino, quello che vede da una parte i vincitori e dall'altra gli sconfitti, i quali dimenticano di essere gli stessi di ieri, gli uni sconfitti gli altri vincitori.

Ampie novità nelle rappresentanze vi erano allora, forse ancora di più oggi. Ma c'è un fatto importante, un nuovo sistema di governo: per la prima volta si affaccia sulla scena politica sarda la figura del governatore, termine che non uso in tono negativo, ma per facilitare il linguaggio. Sistema che dovrebbe garantire la governabilità e la stabilità di governo, ma non è a discapito del corretto confronto democratico che si deve ottenere la governabilità e la stabilità e, consentitemi un'espressione pesante e importante, non deve andare a discapito della libertà.

"Abbassiamo i toni", questo l'invito del Presidente della Commissione all'intera Aula, non solo a una parte di essa. Bene, io sono felice di raccoglierlo questo invito. E' da tempo che andiamo dicendo che la Sardegna ha bisogno di un patto politico di buona amministrazione per uscire dalle sabbie mobili dalle quali rischiamo tutti di essere inghiottiti; un patto che interessi i partiti e gli uomini che li rappresentano. Dobbiamo tendere tutti alla cura dell'interesse generale, non dobbiamo avere il pudore di rispolverare i valori e gli ideali e nemmeno avere paura di riconoscere la bontà della proposta altrui.

Ecco perché, al di là delle regole, dobbiamo prima di tutto cambiare noi, deve cambiare l'approccio tra le parti, libero sfogo alla critica costruttiva, libertà di pensiero e libertà di giudizio. Noi sardi tutti dobbiamo cambiare mentalità, quello a cui dobbiamo tendere è una nuova cultura. Troppo spesso ci siamo privati di buoni progetti, buone iniziative, ottime proposte, perché venivano dalla parte avversa. Ma l'avversario non sempre era dall'altra parte. Quante volte si è sparato al vicino di trincea nel buio della battaglia, per consumare vendette, per sopraffare il concorrente politico! La ricerca della visibilità, data dai ruoli ricoperti, ha avuto la meglio rispetto alla visibilità data dalla forza della proposta. L'immagine ha avuto ancora la meglio rispetto alla sostanza e anche questa tornata elettorale ha dimostrato, per l'ennesima volta, che ha vinto l'immagine. Nessuno se ne dolga, ma è indubbio che non hanno prevalso una storia, un valore, un ideale, un progetto, e non esiste la controprova negli ultimi quindici anni. Se di questo siamo tutti consci, senza condannare o assolvere, senza andare a verificare se i sindaci hanno o meno le carte in regole, rispettando però i cittadini che quei sindaci hanno liberamente e democraticamente eletto, e senza ricordare o attendere evangeliche pietre, proviamo a confrontarci liberamente, ognuno di noi mostri all'altro la patente della libertà. E la discussione sulla salvaguardia e pianificazione urbanistica è l'occasione, perché? Perché è il metodo in questo caso che diventa sostanza; siamo ancora in tempo per non compromettere cinque anni di legislatura, se sapremo anteporre l'interesse davvero generale alla tendenza innata della vecchia politica, tendenza alla prevaricazione e alla denigrazione. Chi ha più alte responsabilità ha il dovere di dare l'esempio. Iniziate a dire la verità sul passato e non giustificate le azioni del presente con dichiarazioni false, denigratorie e demagogiche, o calpestando dentro e fuori di quest'Aula la dignità delle persone, dei dirigenti e di chi rappresenta la Regione sarda nel territorio.

Sappiamo tutti che la situazione attuale è frutto di scelte che vanno ben oltre le responsabilità degli ultimi anni. Responsabilità imputabili a me amministratore di ieri, a me imprenditore di ieri, a me sindacalista di ieri o, ancora, a me giornalista di ieri. La forza di una proposta non sta nell'evidenziare l'inerzia del passato, ma nella convinzione che tale proposta possa risolvere i problemi del presente e non crearne per il futuro. E questo disegno di legge, a mio avviso, non ha questa forza. Esaminiamo i fatti, era davvero la priorità? Si è detto: bisogna fermare lo scempio delle coste, difendere e conservare l'ambiente. Mi dite, per cortesia, dov'è questo scempio? Conosciamo davvero tutti noi le nostre coste? Di quali scempi è responsabile la precedente Giunta regionale? Forse Villasimius? Ma anche lì sono individuabili negli ultimi anni o negli ultimi dieci, venti o trent'anni le responsabilità.

L'ambiente: chi è il folle che vorrebbe distruggere o, con spregiudicatezza, dilapidare la vera e grande ricchezza della nostra Isola? Dov'è la devastazione ambientale che avreste ereditato, di cui andate raccontando? Eppure è dimostrato, sono dati degli ultimi giorni, che la Sardegna ancora oggi è, in termini ambientali, la più pulita regione d'Europa.

Dove sta l'urgenza di questo provvedimento, a volte dipinto come decreto salvacoste o acchiappa ladri? E' tanto urgente da far dimenticare e calpestare le più elementari regole del confronto democratico? Avete mai preso in considerazione l'ipotesi che su questo, come su altri temi, sarebbe possibile un confronto e non uno scontro? Noi crediamo che questo provvedimento avrebbe meritato, vista l'importanza che diamo al tema, una più seria e approfondita riflessione. Saremmo potuti arrivare in Aula con un testo se non condiviso, condivisibile.

Colleghi della maggioranza, presidente Pirisi - a cui riferirete -, è corretto che la concertazione del testo, per la prima volta nella storia autonomistica, avvenga dopo la sua approvazione da parte della sola maggioranza, o meglio alla presenza dei soli commissari della maggioranza? Non credete che con tale atto si stia svilendo il significato stesso della concertazione? Non crede, presidente Pirisi, che la Commissione e il Consiglio debbano avere la libertà di discutere ed eventualmente correggere le proposte dell'Esecutivo, senza per questo essere accusati di lesa maestà o essere condizionati, oltre modo e oltre il limite della dignità, dalla minaccia di dimissioni da parte di chi oggi sta forse estremizzando l'interpretazione del ruolo che ricopre? Molto spesso si è ricorso alla similitudine con l'attuale Capo del Governo. Anche lui, a suo tempo, ha dettato delle priorità che non erano proprio priorità della Nazione, ha fatto scelte non sempre condivisibili, ha forse abusato del ruolo per qualche scavo o mattone in più. La proposta della finanziaria probabilmente è stata un po' troppo azzardata. Bene, l'U.D.C. ha sempre assunto posizioni di critica politica costruttiva, a volte deboli, spesso decise e determinanti. Questo non ha voluto significare né cambi di schieramento né agguati alla maggioranza, e nemmeno reazioni scomposte o minacce di dimissioni da parte del Presidente del Consiglio. Si è correttamente, a volte in maniera forte, ai limiti della rottura, discusso democraticamente; nessuna remora in quella sede all'accoglimento di proposte ed emendamenti della minoranza.

Qui invece la storia è diversa. Sarà un trionfo, si sostiene, ma trionfo di chi, mi chiedo, degli ideali di democrazia e di libertà che i Democratici di Sinistra, i Socialisti, i democratici cristiani di Progetto Sardegna e della Margherita hanno sempre professato? E' chiaro che, nel merito, l'accordo sul tema urbanistico e ambientale, come già detto da colleghi che mi hanno preceduto, sarebbe stato raggiunto in tempi brevi, perché tutti vogliamo regole chiare e vogliamo la salvaguardia delle nostre ricchezze. Io lo voglio! Nessuno deve avere la presunzione di essere depositario della verità. Farete davvero bene alla Sardegna se saprete ascoltare, se saprete mettervi in discussione, fedeli al vostro programma, ma non sordi. Per noi esiste un solo testo non correggibile e non discutibile, e il vostro programma non è la Bibbia. E' un buon programma, come tutti i programmi elettorali, ma non è segno di saggezza perseverare nella bufera senza saper correggere la rotta.

Alcuni hanno affermato di attendere il contributo del centrodestra, ma con quello che successo in Commissione ci avete dato l'opportunità di dare questo contributo? Pensate che basti mostrare i muscoli per far prevalere le vostre ragioni, per fare gli interessi di chi? Siamo ancora in tempo per non scivolare verso un regime, o meglio perché ci convinciate che così non è. Fermiamoci un attimo, recuperiamo un metodo di civile e democratico confronto. Da parte nostra garantiamo fin d'ora che se questo avverrà non ci saranno pregiudiziali atteggiamenti ostruzionistici. Vorremmo fare proposte e partecipare alla soluzione di atavici problemi della nostra Isola, faremo fronte comune per far valere i nostri diritti di sardi, per far rispettare i nostri rappresentanti e la nostra terra. Ci distingueremo su tante cose, quelle che ci differenziano per visione sociale, politica e culturale, ma col rispetto che sempre abbiamo avuto per le idee degli altri e con la giusta presunzione di cercare di convincervi delle nostre e non di imporle.

Mi sono sempre rivolto a voi, colleghi della maggioranza, perché è da voi che attendo una risposta, siete voi che dovete difendere questa istituzione consiliare. Difendiamo un'eredità avuta dai nostri padri e che abbiamo in prestito dai nostri figli. Perdonate la solennità di queste parole e aiutatemi a convincermi che presenziare, partecipare, intervenire in quest'Aula non è inutile. E' difficile sostenere in questo ambiente la tesi che è ancora possibile ascoltarsi, che è ancora possibile la libera informazione, il libero confronto. E allora sarò io a chiedere scusa per aver dubitato. Non credo che fosse vostro intendimento, con questo disegno di legge, creare nuova disoccupazione, bloccare lo sviluppo imprenditoriale, quello turistico, favorire le speculazioni, prevaricare gli enti locali, danneggiare lo sviluppo agricolo. Succede però, a volte, che scelte e proposte fatte in solitudine non facciano riflettere sulle possibili conseguenze. La voglia di arrivare fa sì che non si presti la dovuta attenzione a ciò che si calpesta. Si può comunque raggiungere l'obiettivo se si ha l'umiltà necessaria per confrontarsi e comprendere che c'è un'alternativa alla capacità di decidere da soli. L'importante è comprendere da voi, colleghi, non dal Presidente assente, se siamo in un regime o in una situazione di libertà e di libero confronto democratico e se riusciamo ancora a confrontarci per dire a chi governa: "Forse è sbagliato, si può correggere".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Io credo che l'intero Consiglio regionale, pur con le espressioni diverse che arrivano e che è legittimo che qui vengano manifestate, una consapevolezza l'abbia: la consapevolezza che il territorio è un bene importante che va protetto e tutelato, che l'abbiamo avuto in eredità e dobbiamo avere la capacità di trasmetterlo nello stato più integro possibile ai nostri figli. E' un concetto, questo, scontato, che ho sentito esprimere dai banchi del centrosinistra, così come dai banchi del centrodestra. Naturalmente poi sulle cose bisogna intendersi.

Noi siamo tra quelli che ritengono, a torto o a ragione, che l'annullamento dei piani territoriali paesistici abbia di fatto e concretamente prodotto un grave danno e abbia, in ogni caso, esposto il nostro territorio a possibili speculazioni, rispetto alle quali invece quegli strumenti costituivano un elemento di salvaguardia. Se dovessimo tornare indietro nel tempo, ed è opportuno farlo perché la memoria storica qualche volta deve venirci in soccorso, ricorderemo che prima ancora di questo disegno di legge, in armonia col decreto che il presidente Soru ha emanato e che è stato definito "decreto salvacoste", già in passato un provvedimento analogo era stato di fatto assunto, anche se non ebbe mai l'opportunità di arrivare nell'aula del Consiglio regionale. Sto parlando degli ultimi sette od otto mesi di attività della precedente Giunta di centrosinistra, quando il presidente Palomba assunse un provvedimento di salvaguardia, cioè una misura urgente in tutto e per tutto assolutamente uguale rispetto a quella attuale, al di là delle distanze. Questo cosa sta a significare? Sta a significare che c'era la consapevolezza in noi che bisognava, nei termini della tutela e della conservazione del territorio, intervenire e che il territorio doveva quindi essere protetto e sottratto a possibili atti (alcuni dei quali per un privato possono pure essere legittimi, quindi non sto parlando degli atti illegittimi, dell'abusivismo) che rischiavano di danneggiarlo e in ogni caso di avere su di esso l'effetto che hanno gli atti di pirateria. Si trattava dell'ultimo periodo del Governo di centrosinistra e quel dibattito non è mai arrivato in forma compiuta in Consiglio regionale, perché poi gli eventi si sono accavallati e si sono svolte le nuove elezioni regionali. Già allora, quando fu assunto quel provvedimento, non ricordo più se quattro o sette ma comunque diversi Piani territoriali paesistici furono dichiarati decaduti per una serie di incongruenze. Bene, adottare oggi un provvedimento analogo tendente a tutelare il territorio è in perfetta continuità con la storia della sinistra e con la storia del riformismo. Non è un fatto anacronistico, non è altra cosa, è la stessa cosa e ho richiamato quel fatto proprio per riaffermare questa volontà di continuità.

Naturalmente a quel decreto segue un provvedimento notevolmente più organico, più compiuto, che meglio definisce e individua le situazioni e che tende non a esasperare i rapporti, ma a superare l'emergenza e, in un periodo di tempo, credo, sufficientemente ragionevole, a ridare certezza di diritto ai cittadini. Questa è la filosofia, perché i cittadini tutti hanno il diritto di poter operare in maniera duratura in condizioni di regole certe e permanenti.

Il disegno di legge ha fatto e fa discutere: fa discutere il Consiglio regionale, la classe imprenditoriale, i cittadini. Perché? Perché è un disegno di legge che ha un'importanza notevole. La prima domanda che nasce spontanea è se le posizioni di tutti i partiti politici che qua sono rappresentati siano assolutamente uniformi e conformi a quella filosofia e se tutti i partiti politici qua rappresentati condividano pienamente ogni singolo passaggio. Vedete, io sono convinto che se anche il Governo della Regione fosse monocolore, all'interno di quell'unico partito politico alla guida della Regione, qualunque esso fosse, si svilupperebbe in ogni caso un forte dibattito, perché pure nelle condizioni di maggiore omogeneità, sia culturale, sia ideale, sia politica, il fatto che si sviluppi un dibattito e che si mettano a confronto posizioni e opinioni differenti non è elemento che va richiamato in termini negativi. E' al contrario un fatto che ha una sua positività, perché è proprio dalla comune sintesi che vengono fuori i provvedimenti e le migliori determinazioni. Si è in questo caso sviluppato un dibattito perché alla guida della Regione, anziché un monocolore c'è una pluralità di rappresentanze che noi consideriamo anche molto omogenee, ma che hanno una loro storia e sono portatrici di culture diverse? Certo, ed è giusto che si sia sviluppato questo dibattito, è giusto che ci sia un confronto serrato anche all'interno di quest'Aula, ma vi garantisco che la sintesi alla quale arriveremo è in ogni caso una sintesi comune.

Noi Socialisti Uniti abbiamo presentato una proposta di legge che contiene tutti gli elementi di salvaguardia contenuti anche nel disegno di legge della Giunta regionale e che in alcune parti presenta degli elementi di differenziazione. Naturalmente quegli elementi di differenziazione che tutti conoscete sono stati oggetto di confronto, sono stati oggetto di una discussione seria, sono stati oggetto di un momento di impegno reale e sono stati tradotti in sintesi comune tra noi, gli alleati del centrosinistra e l'intera Giunta regionale. Quindi non si opera mai, onorevole Capelli, in solitudine, si opera attraverso un confronto spinto, costante, si opera pure partendo da posizioni differenti l'uno dall'altro. Differenti, ma non opposte, non agli antipodi, non tanto contrastanti da non poter pervenire a ragionamenti comuni. Si opera partendo da ragionamenti pure differenti, ma si arriva, in ogni caso, a una sintesi politica comune. Perché dico questo? Perché la Giunta regionale non ha presentato un disegno di legge preceduto da quel decreto per fare dispetto a qualcuno, perché vuole la mummificazione del territorio della Sardegna o perché vuole bloccare un sistema economico che tutti siamo consapevoli ha bisogno invece di stimoli costanti e di costanti sollecitazioni. La giunta ha presentato il disegno di legge in discussione mossa da una forte preoccupazione, quella di dover sottrarre il territorio agli atti di pirateria che diversamente potevano essere commessi. Lo ha fatto con questa consapevolezza e la filosofia di cui parlavo viene riaffermata attraverso questo provvedimento legislativo. E si è avuta capacità di ascolto, il che significa che si sono recepiti i ragionamenti espressi in un confronto e le proposte in esso avanzate, che consentono di coniugare la salvaguardia del territorio garantendo lo svolgimento di quelle attività e iniziative che meno di altre rischiano di comprometterlo.

Qualcuno diceva ieri che questo provvedimento di legge comporterà una valutazione severa e rigorosa da parte degli elettori e che noi ne pagheremo le conseguenze. Mi pare che lo dicesse l'onorevole Cuccu. Noi non ci sottraiamo naturalmente al giudizio dei cittadini, con i quali abbiamo un confronto costante, così come credo i colleghi del centrodestra, e i cittadini esprimeranno, a conclusione del mandato, le loro valutazioni attraverso il voto. Certo è che se dovessimo considerare le valutazioni che hanno espresso, non solo a conclusione della scorsa legislatura, ma anche nei giorni scorsi, nei sette collegi nazionali che sono stati rinnovati, credo che i colleghi del centrodestra dovrebbero fare altri ragionamenti e preoccuparsi di quel giudizio fortemente severo che non ha lasciato e non lascia adito ad alcun dubbio. E' un giudizio di condanna di una politica nazionale che, ahinoi, viaggia sempre nella direzione di rendere più difficili le condizioni nelle regioni meridionali e nelle isole, secondo quella forma di federalismo che produce risultati per le regioni che ricche lo sono già e causa invece scompensi alle regioni in cui prevalgono le condizioni di disagio e povertà.

Quindi non temiamo né ci sottraiamo a quel giudizio, sappiamo che come tutti le leggi che regolamentano un aspetto specifico anche questo provvedimento richiede dei sacrifici, pone dei condizionamenti, prevede delle prescrizioni che possono creare in alcuni anche momenti di panico. Abbiamo però la comune consapevolezza che tutti i sacrifici richiesti, i condizionamenti, le prescrizioni e le indicazioni contenuti nel disegno di legge hanno un effetto temporaneo, il più limitato possibile nel tempo. Si parla di un periodo di diciotto mesi, che non è una frazione temporale casualmente scelta, ma è una tempistica che nella mente del legislatore prevede che lo studio teso a una regolamentazione definita e certa del territorio sia portato a compimento nell'arco di dodici mesi, riservando altri sei mesi a tutti quegli adempimenti burocratici che sappiamo devono seguire la definizione di un piano paesistico. Sappiamo anche che nel frattempo si creerà qualche incongruenza che non lascerà tutti soddisfatti, perché nella condizione di totale libertà dell'uso del territorio, quale quella che si stava vivendo, aspettative evidentemente se ne erano create, ma sappiamo che deve prevalere il senso di responsabilità e la tutela del bene comune.

Dicevo che noi Socialisti avevamo originariamente una posizione più "morbida", in ogni caso diversa, però condividevamo e condividiamo interamente la filosofia di questo provvedimento. Se qualcuno crede, così come da qualche messaggio pure abbiamo colto, che quelle originarie differenze poi in Aula si tradurranno da parte nostra in scelte e imboscate attraverso il voto segreto stia ben tranquillo che ciò non accadrà. Noi siamo persone responsabili, pronte ad attivare un dialogo. Se non condividiamo una cosa lo diciamo e abbiamo il coraggio, se necessario, di esprimere un voto contrario palese. Nessuno si illuda, però, che noi siamo quelli delle imboscate al Presidente della Regione e alla Giunta regionale, che invece sosteniamo con assoluta lealtà.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (Fortza Paris). Signor Presidente, colleghe e colleghi, debbo innanzitutto mostrare il mio disappunto e la mia totale delusione per aver mancato, questo Consiglio e la Regione Sardegna, un'ulteriore occasione di crescita e di sviluppo. Di più, con il provvedimento oggi all'attenzione dell'Aula si ritorna clamorosamente indietro nei già comprovati e fallimentari percorsi di pianificazione o, per meglio dire, di "non pianificazione" del nostro territorio, ponendo ancora una volta il vincolo e non il piano a riferimento di tutta la strumentazione urbanistica regionale sottordinata e non.

Il legislatore regionale del 1989, con l'approvazione della legge numero 45, concernente norme per l'uso e la tutela del territorio, ritenendo giustamente che il bene primario fosse costituito dalle risorse naturali, ambientali e storico-culturali, aveva individuato nei piani territoriali paesistici lo strumento sovraordinato per il controllo dell'attività pianificatoria. Si voleva impedire la famosa città lineare dei 70 milioni di metri cubi sulle coste con le linee di tutela e non con l'urbanistica, con il vincolo e non con la pianificazione territoriale, perché in quel momento bisognava porre un limite e uno sbarramento decisivo all'ipotizzato sviluppo selvaggio. Ma quella disciplina paesistica approntata nel 1993, faticosamente acquisita con i suoi incredibili ritardi, le lacune, le inadeguatezze riscontrate, è oggi resa vana dall'annullamento dei Piani territoriali paesistici. A distanza di quindici lunghissimi anni dall'entrata in vigore della legge 45, che li ha istituiti, non esistono gli strumenti di pianificazione da essa previsti per il governo del territorio regionale.

L'errore fondamentale e decisivo per le conseguenze indotte è stato causato dal voler elaborare la disciplina di tutela del territorio senza contemperarne le esigenze di sviluppo e di uso dello stesso. Risultava cioè necessario emanare le direttive ed elaborare lo schema generale di assetto in quanto rappresentano la sintesi della politica economica e sociale e quindi di uso e tutela delle risorse che hanno rilevanza su tutto il territorio regionale e non soltanto su parti di esso.

In assenza di uno schema generale di assetto del territorio connesso a un piano generale di sviluppo socioeconomico, la pianificazione paesistica seguì un suo corso del tutto indipendente dalla politica economica e sociale, proprio perché il piano paesistico non poteva assolvere il compito della tutela e anche dello sviluppo. Esso è strumento passivo che ha nel vincolo il suo titolo e il suo limite ed è chiamato esclusivamente a specificare i contenuti precettivi del vincolo stesso. Tanto è che, come dice il Consiglio di Stato nel parere di annullamento del 1998: "Il piano paesistico si colloca tra vincolo paesaggistico e autorizzazione in una posizione verticalmente intermedia, obbligatoria ma non necessaria, perché il vincolo spiega comunque i suoi effetti anche in assenza di piano e indipendentemente da esso". Anzi, per meglio chiarire l'estensione del paesistico ad areali non sottoposti a vincolo, ex lege numero 431 del 1985 (legge Galasso) e articoli 1 e 2 della legge numero 1497 del 1939, oltre ad essere stato assunto quale motivo di annullamento dei PTP ha introdotto nel sistema e all'interno della stessa 45 delle sostanziali illegittimità. In ultimo il TAR Sardegna e la sua scontata sentenza di annullamento sui restanti piani, già sostanzialmente demoliti dal Consiglio di Stato nel 1998. Come sparare sulla croce rossa! Annullamento, forse è bene ricordarlo, avvenuto a seguito di ricorso da parte di un'associazione ambientalista, che un cronista di oggi definisce oltranzista e che l'allora Presidente della sezione Sardegna dell'INU definì, in una delle rassegne regionali, giustizialista.

Questa è la storia e questa è la cronaca, urbanistica e non, e questi sono il mio annunciato disappunto e la mia totale delusione. Quindici lunghissimi anni di "non pianificazione", quindici lunghissimi anni per essere di nuovo all'anno zero, quindici lunghissimi anni per non trovare più traccia degli strumenti di pianificazione per il governo del territorio a questa maggioranza non hanno insegnato niente. Peggio, come se nulla fosse successo dal 1989 ad oggi, si riparte ripetendo clamorosamente e molto frettolosamente gli errori decisivi di allora, con l'aggravante di ignorare un'esperienza così negativa e importante come quella che ho poc'anzi sintetizzato e con l'ulteriore aggravante che oggi l'Assessore regionale dell'urbanistica rinuncia all'urbanistica e quindi alla tempestiva impostazione di un importante e indispensabile percorso di pianificazione e di riordino degli strumenti di gestione del territorio regionale.

Trovo veramente assurdo e incomprensibile che sull'altare della fretta si decida di perdere drammaticamente tempo. I tempi previsti dalla stessa maggioranza per l'adozione e approvazione del Piano paesistico regionale sarebbero sufficienti per l'elaborazione di un Piano urbanistico di coordinamento regionale, con l'allegato tematico del paesistico a farne parte sostanziale e integrante, come hanno fatto del resto tutte le Regioni d'Italia con le loro leggi di assetto generale del territorio. E' quello che abbiamo infruttuosamente cercato di fare anche noi nella precedente legislatura col disegno di legge numero 221 del 2001, il cosiddetto disegno di legge Milia-Onida, sul Piano urbanistico territoriale elaborato con specifica considerazione dei valori paesistici e ambientali, di cui all'articolo 149 del decreto legislativo numero 490 del 1999 o, se si vuole, degli articoli 135 e 142 del cosiddetto Codice Urbani. Oggi è la proposta di legge numero 28 che ricomprende fondamentalmente quel testo, con le variazioni apportate dalla precedente Giunta, su proposta dell'allora assessore Biancareddu, e con gli ulteriori aggiornamenti alla sopravvenuta normativa.

E' una proposta organica per un piano generale d'insieme di alto profilo quanto di larghe maglie, integrato con gli strumenti della programmazione, che mira a una riorganizzazione qualitativa della filigrana costituita dagli scenari di paesaggio nei quali si articolano i territori vincolati, con l'obiettivo di ordinare l'area vasta, assegnando compiti e ruoli, mobilitando intelligenze oggi fortemente inespresse, cercando di porre le premesse a processi innovativi non con i soli vincoli e con le pastoie, incentivando e privilegiando fortemente la ricerca della qualità, non presupponendo che essa sia in atto compiutamente ma che possa e debba essere assunta come un impegno collettivo, responsabile e fattivo. La stessa qualità, lo stesso spessore problematico e culturale che dovrà investire i piani provinciali e quelli comunali, perché gli stessi sono i territori ed equivalenti sono le responsabilità e i ruoli. Province e comuni sono preparati a questo e attrezzati per tale responsabilità; hanno lavorato molto in questi anni ed è giusto che quel lavoro non sia sperperato, immiserito e banalmente incasellato in un dispositivo bloccato e miope, come il testo della maggioranza oggi all'attenzione di questo Consiglio, incapace di raccogliere idee e sentimenti.

Abbiamo ripresentato una proposta che ammette flessibilità, approfondimenti, creatività, ma non tolleranze o zone d'ombra, assegnando nuovi compiti e nuove responsabilità, con tante cose da fare e tante da non fare. Fra queste per prime le deroghe, convintissimi che la qualità la si persegue e la si costruisce con la chiarezza e la motivazione, all'interno di un disegno diretto, esplicito e ampiamente condiviso. Era il libro dei sogni di una maggioranza che non c'era e che non è stata nemmeno capace - ha ragione il collega Pirisi - nella passata legislatura, di richiamarne il testo in Aula. Ma su questi argomenti, su questi valori, su questa materia, è stato detto da molti, in quest'Aula non dovrebbero esistere maggioranza e opposizione, perché l'interesse è così assorbente ed è così importante per l'avventura del popolo sardo che avrebbe dovuto consigliare loro, allora e oggi, di percorrere assieme il cammino. Il resto è autorità.

Anche i D.S., in data dicembre 2002, prepararono una proposta di legge sulla disciplina di governo del territorio regionale, primo firmatario il collega Morittu. La stessa proposta di legge presentata in questa legislatura a luglio, primo firmatario l'onorevole Pirisi, Presidente della Commissione quarta, e fin qui tutto è normale. Il fatto è però che la proposta di legge in questione è copiata dalla legge regionale numero 20 del 2000, concernente "Disciplina generale sulla tutela e l'uso del territorio", della mitica Emilia Romagna, Regione non famosissima per l'attenzione che storicamente ha dedicato al suo territorio costiero. Mi fa piacere, invece, che l'articolo 6 del provvedimento oggi in discussione, inerente allo studio di compatibilità paesistico-ambientale riprenda integralmente l'articolo del già citato testo Milia-Onida, non foss'altro siamo almeno rimasti in Sardegna.

Sulla rimanente parte del testo della Giunta mi sembra d'aver detto tutto in premessa, implorando urgenza e fretta stiamo perdendo ancora drammaticamente del tempo nella direzione di ulteriori incertezze legislative che hanno impedito, e purtroppo impediranno, che il processo di pianificazione, interagendo strettamente con le forme di governo delle comunità locali, possa vivere un momento dinamico e fondamentale per lo sviluppo globale del nostro territorio, con il risultato che tali incertezze bloccheranno totalmente gli investimenti che già fuggono in aree dove le politiche paesaggistico-ambientali e infrastrutturali si basano su procedure urbanistiche e di tutela, capaci di coniugare i piani ai programmi con tempi certi e coerenza e non con il solo vincolo.

Ma questa Giunta e questa maggioranza hanno deciso invece di rimanere ancorati al decreto del lontano 22 dicembre 1983, numero 2266/U, che dimensiona la capacità insediativa massima per le zone F costiere nel seguente modo, udite: "2 posti-bagnante/ml per costa sabbiosa la cui fascia abbia una larghezza superiore a 50 mt.; 1,5 posti-bagnante/ml per costa sabbiosa la cui fascia abbia una larghezza compresa tra 50 e 30 mt.; 1 posto-bagnante/ml per costa sabbiosa la cui fascia abbia una larghezza inferiore a 30 mt.; 0,5 posti-bagnante/ml per costa rocciosa". Si moltiplicano i posti-bagnante così ottenuti per 60, si divide il tutto per 2 e si ottiene la volumetria insediabile nelle zone turistiche in questione. Con questa urbanistica faremo sicuramente passi da gigante, ridurremo la forbice che già inesorabilmente ci separa dalle regioni più progredite del territorio nazionale ed europeo! E' incredibile!

Ma a proposito di dimezzamento delle volumetrie, che fine fate fare alla residua volumetria del 50 per cento che per l'articolo 11 delle disposizioni di omogeneizzazione e di coordinamento dei già tristemente caducati Piani territoriali paesistici poteva essere spalmata oltre i due chilometri dal mare in altre zone omogenee? L'articolo 7 del vostro testo non ne parla, sparita nel nulla. Chi l'ha nascosta, dove, perché? Così come non si parla mai, purtroppo, della qualità degli interventi, ma, ciò che è ancora peggio, si va nella direzione di un piano fortemente settoriale, esclusivamente vincolistico, che accentua ancor di più il grave deficit che già esiste tra pianificazione separata e governo integrato del territorio, con la cospicua proliferazione dei piani di settore, che nella migliore delle ipotesi ignorano tutti gli altri e spesso con gli altri configgono, con il risultato facilmente intuibile del blocco totale di tutte le attività per una miriade di veti incrociati e contrapposti, che determinano il sistema territoriale della cosiddetta anarchia garantista, dove i responsabili di ogni settore agiscono esclusivamente come una struttura egocentricamente autoreferenziale. D'altronde, se questo era l'obiettivo, allora è stato sicuramente centrato in pieno. Basta però dire che non si tratta di fretta e di urgenza, ma più semplicemente di scelta di campo.

Noi avevamo pensato a un piano diverso, a un piano altro, non a un vecchissimo piano rigido, ingenuamente dirigistico e obsoleto che, eccezion fatta per una maggioranza consiliare di nostalgici, deve scomparire per diffusa avversione. Invece, evidentemente, sono ancora un tabù le nuove metodologie della contrattazione e della negoziazione urbanistica all'insegna della partecipazione e della sussidiarietà. Sono un tabù quelle degli altri, presidente Soru, ma contrattazione e negoziazione, lei ce lo insegna, sono strumenti indispensabili che devono essere usati per perseguire il fine urbanistico della pianificazione. Ovviamente debbono avvenire sopra e non sotto i tavoli e devono perseguire le individuazioni e gli obiettivi strutturali di varianti che, pur funzionali allo sviluppo e alle sue dinamiche, debbono esistere, privilegiando l'attività pianificatoria degli enti locali e non - come in questo caso - mortificandola sino alla criminalizzazione dei sindaci, quasi tutti cattivi. Contro di loro e contro l'intero territorio si imposta un piano esclusivamente sul vincolo, non sulle libertà e sulle responsabilità.

Questo, colleghi, è un fatto molto grave e istituzionalmente anacronistico e illegittimo. Significa che, ancora una volta, e come se nulla fosse stato, vogliamo correre il rischio che l'ultimo dei ricorsi, magari fra quatto anni, annulli nuovamente tutto; significa che stiamo definitivamente affidando la barra delle nostre decisioni territoriali e la bussola dell'urbanistica alle sentenze del T.A.R. Sardegna; significa ancora che la nostra Regione rinuncia a svolgere il ruolo che le compete, quello di indirizzo e di supporto, del coniugare le direttive delle politiche di sviluppo, del dettare le linee sull'importante tema infrastrutturale. Arroccata a Fort Apache guarda tutti gli altri come dei potenziali nemici da non coinvolgere nelle proprie decisioni, non superando la bieca visione autoritativa del piano e la sua rigidità prescrittiva ed esclusivamente vincolistica nel determinare gli usi del territorio. Ci saremmo aspettati, dopo gli enunciati della scorsa primavera, un sistema nel quale i cittadini fossero effettivamente compartecipi delle scelte, potendosi esprimere a monte delle determinazioni e non solo a valle di decisioni già prese.

Oggi, in quest'Aula, si sta facendo l'esatto contrario di tutto questo. Per questo il mio disappunto e la mia totale delusione, presidente Soru, che avremmo voluto presente anche oggi e per tutto il dibattito su questo argomento. Il presidente Soru - richiamo l'immagine del pelide Achille - è fortissimo, è inviolabile, per censo, per legge, per la debolezza di una Giunta che non è supportata dal consenso elettorale, quindi è governatore, padre, padrone, commissario, tutto quello che volete, ma anche lui ha il tallone debole, come ce l'aveva Achille, e il tallone d'Achille del presidente Soru, io mi auguro che i fatti mi smentiscano, è proprio il terreno dell'urbanistica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, come primo atto ritengo doveroso ringraziare la Giunta per la presenza in quest'Aula e per l'attenzione che presta a tale materia. Avevamo sollecitato la presenza del Presidente della Regione, non perché ci faccia piacere avere il presidente Soru qui, ma perché riteniamo che questa sia una materia che deve coinvolgere tutti. E quindi mi dovrò rivolgere solo a lei, signor Presidente, all'Assessore dell'urbanistica, ai colleghi e alle colleghe.

Inizio questo mio intervento in modo insolito, fuori dai canoni tradizionali che presiedono il dibattito generale di un progetto di legge. La nostra Assemblea regionale, come tutte le assemblee legislative, aveva sospeso i propri lavori per la consueta pausa estiva del mese di agosto. Ero in ferie quando un giorno dai quotidiani ho appreso la notizia che la Giunta regionale, insediatasi da pochissimo, aveva deliberato il divieto di edificazione nella fascia costiera di duemila metri. In tutta sincerità la notizia aveva generato in me sconcerto e incredulità; avevo pensato persino a un refuso tipografico tanta era la sorpresa, anche se era improbabile un refuso in entrambe le testate giornalistiche locali, L'Unione Sarda e La Nuova Sardegna. Neanche la calura estiva e il tasso di umidità elevato di quei giorni avrebbero potuto giustificare un atto così grave dell'Esecutivo regionale, che minava e mina tuttora in modo pesante lo sviluppo economico della Sardegna.

Signor Presidente della Regione, a lei non può e non deve sfuggire, per il ruolo che ricopre a cui è stato chiamato dal suo elettorato e da quello della sua coalizione, che il comparto turistico e il settore edilizio sono dei pilastri importanti e trainanti dello sviluppo economico della Sardegna. Presidente, desidero ricordarle, essendo lei un neofita dell'attività legislativa, che il mestiere del legislatore è difficile, richiede soprattutto capacità di mediazione, di moderazione, al solo fine di contemperare i vari interessi in gioco, e non è consentito ad alcuno, neanche a lei, di minare gli interessi più deboli della nostra collettività a vantaggio dei pochi poteri forti presenti nell'Isola. Forse il 10 agosto la Giunta regionale ha posto in essere il primo atto del suo disegno che ora intende consolidare con l'approvazione di questa legge, attraverso una maggioranza bulgara nei numeri e nei fatti. Mi chiedo quale sia questo disegno, sarebbe necessario che lei lo enunciasse, Presidente, io non riesco a comprenderlo, essendomi ormai abituato, da trent'anni, ad amministrare una piccola comunità quale quella del mio paese, Guamaggiore.

Veda, Presidente, in quel piccolo comune ogni azione della Giunta che rappresento ha sempre ricercato il massimo del consenso dei cittadini, al fine di non vanificare il concetto di partecipazione. Sì, Presidente, chiedo a lei che cosa dirà al Consorzio Sandalia e ai suoi piccoli e medi imprenditori quando la sua maggioranza approverà il disegno di legge in discussione e vanificherà il contratto di programma siglato l'8 marzo 2001. A tal proposito vorrei ricordare che in quel momento il Presidente del Consiglio dei ministri non era uno del centrodestra, era l'onorevole Amato, e il Ministro per l'economia non era un centrista, ma uno di sinistra, entrambi però riconobbero quel contratto di programma valido e quindi meritevole, tanto che fu approvato dal CIPE con un congruo finanziamento, quasi totalmente pubblico.

Se fosse necessario, onorevole Cugini, lei che ha citato il tema nel suo intervento, le vorrei ricordare che ci sono stati grandi sostenitori di quel contratto di programma, perché portava benessere e sviluppo alla Sardegna. E gliene ricordo qualcuno: gli onorevoli Macciotta e Soro, le forze imprenditoriali, le forze sindacali, tutti erano d'accordo perché venisse siglato quel contratto di programma. E oggi, anche se un minimo di ritardo c'è, non so dovuto a chi, non possiamo condannare la Sandalia. Io non so chi siano i colleghi che beneficeranno di quel contratto, so però che ce ne sono di una parte e dell'altra, questo sì. Onorevole Cugini, non è possibile, glielo ripeto ancora una volta, sparare solo verso una parte, bisogna sparare sempre da ambo le parti perché, le ripeto, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Lei ha detto pure che qualcuno non è rientrato in quest'Aula perché aveva interessi nel settore urbanistico. Io non li conosco e non ne parlo, mi preoccupo di un dato però: che cosa dirà lei ai 662 disoccupati, più gli altri 1500 dell'indotto, che dovranno permanere in stato di disoccupazione, con conseguente sperpero di danaro pubblico? Tutto ciò per dare pratica attuazione a questo disegno di legge.

Io sento il dovere di soffermarmi su questi argomenti, in quanto non condivido, presidente Soru… Mi sto rivolgendo alla sedia e alle spalle dell'Assessore. Rinuncio a proseguire il mio intervento, Presidente, visto che non desta attenzione.

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Cappai, sono stato io che ho chiamato l'Assessore in quanto avevo bisogno di parlare con lui, le chiedo scusa, prosegua, prego.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Sto ascoltando con attenzione!

CAPPAI (U.D.C.). Poteva esserci il Presidente oppure l'Assessore della pubblica istruzione che è ugualmente interessato.

Dicevo che ho il dovere di soffermarmi su questi argomenti in quanto non condivido gli atti prepotenti e non partecipati del Presidente. Forse, Presidente, lei non sa, ma dovrebbe saperlo perché è il Presidente di questa Regione, che trenta o quarant'anni fa gli abitanti di Villasimius venivano nel mio territorio, e nel territorio da cui lei stesso proviene, per mietere il grano con la falce (per fortuna non c'era ancora il martello). La Trexenta e la Marmilla davano tre mesi di lavoro ai poveri e deboli agricoltori di Villasimius, che avevano così l'unica possibilità di procurarsi il grano per confezionare il pane per l'inverno, quando facevano i pastori di capre. Oggi questo non accade più perché gli amministratori locali e regionali di allora hanno favorito lo sviluppo turistico di quel territorio, consentendo sia agli agricoltori che ai pastori di potersi trasformare in operatori turistici. Una cosa è certa, essi non avevano stabilito di costruire a due chilometri dal mare e neanche a trecento metri, ma avevano pensato bene di sfruttare tutte le opportunità che quel tratto di costa offriva. Come giustifica oggi l'amico Tore Sanna, sindaco di Villasimius, suo grande sostenitore, Presidente, la sterzata a 360 gradi? Dopo aver costruito persino sul mare, oggi improvvisamente l'amico Tore Sanna, sindaco di centrosinistra, dice che ha ragione Soru, bisogna costruire a due chilometri dal mare. Cosa diranno gli operatori locali e non, che hanno già investito ingenti risorse finanziarie in base ai precedenti strumenti legislativi e urbanistici delle varie realtà locali?

Presidente, non si può dall'oggi al domani cancellare tutto, senza pensare che poi occorre anche mediare, che le realtà possono essere diverse da una località all'altra. A tale proposito vorrei citare un altro esempio. Penso che non sfugga a nessuno in quest'Aula la realtà di Costa Rei, nel territorio di Muravera. Il turismo di questa zona si è sviluppato su un tratto di costa di circa 400 ettari; sono molti di più, ma in particolare 400 ettari di quel territorio erano gravati da uso civico. Questo fatto si è scoperto solo alcuni anni fa e la conseguenza logica è stata il blocco degli interventi e quindi anche dello sviluppo economico. La Regione, per venire incontro alle esigenze di quel territorio - giustamente, sottolineo io -, con propria legge, su proposta del Comune di Muravera, ha trasferito il gravame di uso civico altrove, consentendo così la ripresa dello sviluppo socioeconomico di quel territorio. Sapete chi governava la Regione? Il centrosinistra, cioè lo stesso centrosinistra che oggi blocca nuovamente quelle aree e non sappiamo per quanto tempo!

Secondo me, caro Presidente della Commissione, caro onorevole Cugini, caro presidente Soru, voi non avete ancora le idee molto chiare, perché nella delibera parlate di un blocco di tre mesi, che poi estendete a dodici mesi, dopo di che interviene il Governatore e dice che bisogna presentare un emendamento della Giunta per estendere questo termine a diciotto mesi. Quindi in queste zone probabilmente lo sviluppo economico sarà bloccato per cinque anni!

E mi chiedo pure cosa dirà l'amico Luciano Uras, di Rifondazione Comunista, al mio grande amico e conterraneo Luigi Cogodi, che fu un fautore della legge regionale numero 45 e del vincolo dei trecento metri. Come si può oggi andare contro quella che era stata l'imposizione di Cogodi? Vedete, cari colleghi, la forza politica nella quale milito ha dato ampia prova di moderazione sia a livello nazionale, sia a livello regionale, pertanto, per lo spirito che ci anima, non possiamo consentire che ci sia una prevaricazione nei confronti di ampi territori costieri, che hanno fondato il loro sviluppo sul turismo, impedendo loro qualsiasi sviluppo socioeconomico, ripeto, per un tempo troppo lungo, non meno di tre o quattro anni.

Presidente, a questo punto io le suggerisco di aprire un tavolo di confronto ad ampio raggio. Questa è una materia troppo importante per essere esaminata e probabilmente approvata a colpi di maggioranza; è una materia che non può essere approvata frettolosamente e rigidamente in tre secondi. Non si può intervenire senza un minimo di dialogo o, se preferite, senza un minimo di concertazione, e sottolineo concertazione.

Onorevole Pirisi, con la sua solita verve,lei l'altro giorno ha dichiarato in quest'Aula che avete ascoltato tutti: amministratori locali, ANCI, imprenditori, sindacati e quant'altro, e che quindi condividete in toto il progetto salvacoste del presidente Soru e il testo di legge da voi approvato in Commissione. Ma perché non dice la verità, onorevole Pirisi? Neanche lei ne è convinto e molti della sua stessa maggioranza non lo condividono. Lo dimostra il fatto che avete presentato una proposta di legge dal contenuto diverso da quello della delibera approvata dalla Giunta, che eravate pronti a preparare degli emendamenti ma vi è stato detto che non era giusto presentarli.

Quindi confermo la mia opinione: neanche voi ne siete convinti e lo dimostra anche un altro fatto, cioè che ieri avete lavorato fino a tarda notte per studiare possibili emendamenti che potrebbero essere condivisi ai fini di quello sviluppo sostenibile a cui ogni tanto fate riferimento.

Allora, siccome nei nostri confronti il presidente Soru è sordo, io invito lei, signor Presidente della Commissione, a ritirare questo provvedimento, per riportarlo in Commissione e discuterlo tutti insieme, perché è veramente una materia che deve essere discussa ad ampio raggio, non può essere imposta da chicchessia. Avete già dato in qualche modo ragione al centrodestra, lo dimostra il fatto che stanotte avete lavorato sugli stessi temi che noi volevamo discutere e approfondire in Commissione, forse un passo indietro non sarebbe male.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Il 10 agosto, credo che tutti ne siamo ormai a conoscenza, non si parla d'altro, è stata approvata dalla Giunta una delibera che prevede provvedimenti cautelari e d'urgenza per la salvaguardia e la tutela del territorio. E che non si parli d'altro è evidente, perché se ne stanno interessando i professionisti, le imprese, in particolare il mondo della politica.

Durante questo dibattito abbiamo potuto constatare che si è cominciato a strumentalizzare questa delibera e che alcuni comuni hanno cercato anche di interpretare in maniera estremamente restrittiva il decreto salvacoste, così come viene definito e credo anche felicemente. Abbiamo visto anche, onorevoli colleghi, che alcuni comuni, Olbia per esempio, hanno cercato di accelerare la conclusione di iter burocratici di pianificazione che duravano da anni. All'improvviso, cioè, per quei comuni sono scomparsi tutti i problemi e si è trovato un accordo pur di chiudere in fretta.

In questa situazione, come avete potuto constatare, è stato necessario emanare una circolare esplicativa. Naturalmente era volta principalmente a ridurre le tensioni di questa confusione che in qualche modo qualcuno ha fatto crescere, però c'è chi ha pensato bene di continuare ad attizzare il fuoco, lasciando intravedere chissà quali scenari di disfatta degli operatori turistici, delle prospettive di sviluppo in particolare di questo settore.

Io credo che le cose stiano decisamente in maniera diversa. Delle prospettive del turismo mi pare che qualcuno ne abbia parlato abbondantemente, facendo anche riferimento al fatto che la stagione turistica dura due mesi in Sardegna, che abbiamo un turismo che si rivolge soltanto alle opportunità offerte dal mare e predilige le seconde case; un turismo che ormai, a detta di tutti, sta andando verso il fallimento. D'altronde questo è il primo anno che si è registrato un trend negativo come mai in precedenza.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue MASIA) Sulla base di queste considerazioni, brevi se vogliamo, decidere di cambiare e cambiare in fretta credo che sia prioritario e quindi l'accelerazione che in questi due mesi è stata data alla soluzione di alcuni di questi problemi, in particolare per quanto attiene alla pianificazione, la cui valenza credo non sfugga a nessuno, non è dettata dalla volontà di salvare solamente le coste, mi pare che di questo stiamo parlando, perché il patrimonio della Sardegna è molto più vasto e importante. Io credo che noi stiamo parlando di pianificazione dello sviluppo secondo un modello diverso da quello confuso e privo di obiettivi precisi attuato fino ad oggi.

Credo che occorra recuperare i ritardi sul governo del territorio, ma non solo questo: deve esserci un cambio di rotta deciso, che solo all'inizio di una legislatura e con una maggioranza forte e coesa è possibile effettuare. E' una scommessa sulla quale occorre puntare non solo con le parole, ma con gli strumenti idonei alla concretizzazione di questi obiettivi.

Non sfugge a nessuno che noi abbiamo oggi una pianificazione differenziata, che premia i furbi (le incursioni vorrei dire), quelli cioè che in assenza di Piani territoriali paesistici e di Piani urbanistici comunali approvati in conformità ad essi, hanno riutilizzato, non senza la condiscendenza di taluni amministratori, i vecchi piani di fabbricazione. Com'è potuto succedere tutto questo? Io credo che occorra fare una breve storia di quello che è successo, anche perché non l'ho sentita da nessun altro, per capire come bisogna muoversi, almeno secondo il mio punto di vista.

Se ricordate fu a seguito della legge Galasso del 1985 che la Regione emanò decreti specifici volti a salvaguardare alcuni ambiti territoriali inibendo la modifica dell'assetto di alcuni territori, e cioè furono emanati dall'allora Assessore della pubblica istruzione, Fausto Fadda, in attesa che fossero approvati i Piani territoriali paesistici, dei quali si era già iniziato a parlare. Da subito furono incaricati diversi gruppi di professionisti con il coordinamento di un unico professionista, il professor De Fiore. Per la redazione dei piani previsti dai decreti furono costituiti diversi gruppi di studio, ognuno dei quali era coordinato da uno specifico professionista. Io facevo parte di uno di quei gruppi, il gruppo della Gallura, incaricato della predisposizione del Piano paesistico.

Vi fu però, ricordo, nei dibattiti che venivano fatti per ogni ambito, un differente approccio metodologico e culturale e questo determinò la formazione di 14 piani non omogenei, diversi sia nei contenuti sia negli obiettivi. Tanto per fare un esempio in alcuni prevaleva la salvaguardia del territorio e si riservavano grandi potenzialità all'agricoltura, come quello redatto dal professor Aru, altri invece erano fortemente analitici, volti a individuare unità paesistico-ambientali da salvaguardare, in particolare proprio quelli a forte valenza paesistica, come quello elaborato dal professor Maciocco. Altri ancora, e questo è ciò che bisogna evidenziare, erano più vaghi, senza obiettivi precisi. Qui naturalmente non faccio il nome dei relativi professionisti, ma erano diversi.

Quindi, pur con una medesima analisi di base e con indirizzi generali simili, areali uguali venivano normati in maniera diametralmente opposta, per questo la Commissione interassessoriale, nominata dalla Giunta per fare una valutazione su quei piani, espresse subito grandi perplessità. Ma proprio quando si stavano per restituire a quei professionisti le proposte di modifica il Consiglio regionale approvò, nel 1989, la legge numero 45. Erano già passati alcuni anni. Questa legge identificava i nuovi contenuti della pianificazione territoriale paesistica, pertanto si decise di rimodulare quei piani adeguandoli alla legge che nel frattempo era sopravvenuta.

Un pasticcio chiaramente, a detta di molti, poiché questa situazione confusa e ingarbugliata portò alla pubblicazione dei piani con note di accompagnamento che disattendevano le disposizioni normative e cartografiche dei piani stessi. E se questo non bastasse, il 3 maggio 1993 - intanto passavano gli anni -, il Consiglio regionale approvò la legge numero 23, che ricomprendeva, come si sa, anche l'articolo 10 bis. Il 13 maggio 1993, molto tempo dopo la pubblicazione dei piani, furono adottate le disposizioni di omogeneizzazione e coordinamento dei Piani territoriali paesistici. Il 3 e il 6 agosto 1993 furono approvati i Piani territoriali paesistici, ma subito dopo furono presentati ricorsi sia al Presidente della Repubblica sia al TAR. Naturalmente siamo arrivati alla storia dei nostri giorni, che credo ormai tutti conosciamo e che ci ha messo in questa situazione. Infatti il 29 luglio e il 20 ottobre 1998 il Presidente della Repubblica ha annullato sette Piani territoriali paesistici e il 6 ottobre 2003, cinque anni dopo, ne ha annullato altri sei. Come sappiamo è rimasto in piedi soltanto il Piano territoriale del Sinis.

Da allora è in vigore un regime di totale libertà. Le varie Giunte e maggioranze che si sono susseguite in questo parlamento, nonostante gli impegni assunti, non hanno fatto nulla per fronteggiare l'azzeramento in materia di pianificazione paesistica conseguente all'annullamento dei Piani territoriali paesistici.

Dopo queste considerazioni io credo che tutti dobbiamo essere d'accordo che bisogna dare una svolta. Occorre, naturalmente, impostare il tutto con metodi diversi, che non siano confusionari, e restituire credibilità, perché di questo poi si tratta, al Governo regionale attraverso la definizione di tempi certi e il rispetto degli impegni assunti da questa maggioranza durante la campagna elettorale e nella predisposizione del programma presentato ai cittadini.

In questi tre mesi io credo che si sia prodotto tanto lavoro quanto non se ne è fatto negli ultimi due anni della dodicesima legislatura, intendo naturalmente parlare di lavoro produttivo, concreto. Con questa legge si intende pianificare il percorso di approvazione del Piano paesistico regionale ed è la chiara dimostrazione del dinamismo di questa maggioranza e dell'apertura al confronto - che qualcuno naturalmente vuole mettere in dubbio -, testimoniata anche dalla partecipazione a diversi dibattiti, sia nei territori che in Consiglio, che hanno consentito degli approfondimenti attraverso gli interventi di amministratori locali e rappresentanti di associazioni di categoria. Durante tali dibattiti si è potuto constatare che tutti potevano essere più o meno d'accordo sulle proposte contenute in questo testo di legge, ma sicuramente tutti hanno manifestato consenso alla sostanza e alle prospettive che questa legge determina.

Che cosa riguarda questo testo unificato con i suoi dieci articoli, un testo per certi versi molto semplice? Esso contiene norme urgenti per la salvaguardia del territorio e la pianificazione paesistica e detta criteri precisi, questo sì, per la predisposizione del Piano paesistico regionale, unico per tutta la regione. Non si avranno più quattordici diversi Piani territoriali paesistici, con tutti i difetti di cui ho parlato, la cui disomogeneità sicuramente ne ha determinato l'annullamento. Infatti per gli abusi a cui quelle proposte lasciavano spazio, per la disorganicità e le differenze di trattamento dei vari territori a parità di situazioni quei piani non potevano che essere annullati.

Il testo di legge in discussione indica le procedure per la redazione, l'adozione e l'approvazione del Piano paesistico regionale, incidendo decisamente - come dicevo prima, perché queste sono le considerazioni che ritengo si debbano fare - sul contenimento dei tempi di approvazione da parte del Consiglio regionale di una legge urbanistica e dello stesso Piano paesistico regionale. Oltre a questo, come è logico, il testo di legge contiene misure di salvaguardia che consentono di pianificare l'uso del territorio senza che siano apportate trasformazioni tali da vanificare in alcuni casi il contenuto del futuro Piano paesistico regionale e precisa, inoltre, gli interventi ammissibili.

E' su questi interventi che si sta concentrando principalmente il dibattito di questi ultimi giorni. Stando agli interventi che ho sentito, nessuno mi pare abbia messo in discussione l'esigenza di un unico Piano paesistico regionale. Gli interventi ammissibili generano discussioni, suscitano proteste e naturalmente vengono avanzate delle richieste attraverso emendamenti, immagino, già presentati o in via di presentazione.

Noi socialisti abbiamo presentato una proposta che possiamo dire aveva dei contenuti particolari, volti tra ll'altro a fare salva la certezza dei reali diritti acquisiti. Tutto il resto invece, proprio per quello che ci stiamo proponendo, io ritengo che possa attendere, perché non si perde sicuramente il patrimonio di elaborazione dei Piani urbanistici comunali in itinere, che non sono stati naturalmente ancora adottati, sapendo, questo sì, che per alcuni di essi non si è trattato sicuramente né di negligenza né di furbizia, come è avvenuto invece in altri casi.

Sappiamo bene che alcuni comuni non hanno ricevuto le risorse per poter avviare la predisposizione del piano urbanistico. Bene, agli amministratori di questi comuni, a quelli non furbi, e alle popolazioni dei territori che essi rappresentano noi dobbiamo dire che non vale sicuramente la politica del "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato" con quel che segue. Bosa, Fluminimaggiore, Villanova Monteleone, i primi comuni che mi vengono in mente, devono sentirsi parte integrante del progetto di sviluppo che noi vogliamo far decollare col Piano paesistico regionale; uno sviluppo sicuramente non orientato verso la cementificazione. Bosa ha già espresso una sua linea di valorizzazione delle risorse che nel suo territorio sono rimaste integre.

Intendo dire con questo che devono essere previsti investimenti forti improntati al recupero dei centri storici e di tutto quanto è in condizioni di degrado per i flussi diversi che anche il turismo ha determinato, alla valorizzazione dei percorsi culturali, come qualche altro collega ha già detto, al recupero delle tradizioni e dei mestieri, al recupero dei ritardi nella realizzazione delle infrastrutture presenti in quei territori. In definitiva, sin da questo dibattito, dobbiamo prestare attenzione affinché non si diffonda quella paura che qualcuno vuole invece far emergere.

Noi siamo convinti che la Sardegna sia una realtà unica e per questo deve avere una pianificazione omogenea in tempi brevi. E i tempi che stiamo decidendo danno una risposta in tal senso, anche per non incorrere in disposizioni che possono modificare gli obiettivi che ci stiamo ponendo. E' vero che questi tempi possono giustificare i sacrifici che stiamo chiedendo ai territori della costa e a tutti coloro che in merito alla pianificazione paesistica hanno grandi attese.

Per concludere, signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo che la Commissione abbia lavorato tanto e bene, in questi giorni, per cercare di affinare quella che è la miglior legge in materia paesistica che in questo momento ci possiamo dare. In Consiglio è arrivato un testo unificato, frutto di un dibattito approfondito che si è svolto in Commissione, che certamente ha contribuito a migliorare i contenuti del disegno di legge della Giunta, e credo che di questo tutti ne possiamo prendere atto. Abbiamo ora un testo che non è blindato e anche di questo il Consiglio ne deve prendere atto. Sicuramente è un testo suscettibile di ulteriori miglioramenti, che potranno venire da questo interessante dibattito fatto all'inizio della legislatura, perché così deve essere quando si vogliono fare cambiamenti di questa portata. Ma, come ha precisato il collega Balia, noi Socialisti in ogni passaggio decisionale per l'approvazione di questa legge dimostreremo di condividere gli obiettivi che questa maggioranza intende raggiungere in attuazione di un programma condiviso, nell'ottica, come ho già detto, di una vera svolta per la credibilità di questo parlamento di cui noi facciamo parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Penso che un tema così importante meriti, senza alcun dubbio, una platea ben più consistente di quella attuale. Tra l'altro mi pare che l'assenza di quasi tutti i Capigruppo, dovuta a una riunione che si sta tenendo con le organizzazioni sindacali sul problema della formazione professionale, consigli di sospendere i lavori almeno per venti minuti, mezz'ora.

PRESIDENTE. Onorevole Sanjust, i Capigruppo sono stati avvisati che dopo l'intervento dell'onorevole Pili sono previsti proprio gli interventi dei Capigruppo, quindi sono stati invitati a rientrare in Aula. Se perverrà nel frattempo una richiesta unanime dei Capigruppo, la sospensione sarà accordata. Adesso dobbiamo procedere con gli interventi.

E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I). Grazie, Presidente, io rinuncio al mio intervento.

PRESIDENTE. I consiglieri Ladu e Cachia, essendo assenti, decadono dal diritto di intervenire.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

Sanjust (F.I.). Presidente, lei adesso sta chiamando a intervenire i Capigruppo, che invece sono impegnati in un'altra riunione. Le chiedo nuovamente di sospendere i lavori per consentire di intervenire all'onorevole Pili, che ha dovuto rinunciare per via di quanto sta accadendo in aula, e soprattutto per dare la possibilità ai Capigruppo di prendere la parola su un tema così importante.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 59, viene ripresa alle ore 12 e 08.)

PRESIDENTE. Si è concordata con i Presidenti di Gruppo una sospensione

sino alle ore 12 e 30, dopodiché i lavori proseguiranno con gli interventi previsti. Potranno intervenire anche l'onorevole Pili e i Capigruppo che erano stati già dichiarati decaduti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 09 , viene ripresa alle ore 12 e 30.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto, altrimenti non possiamo iniziare la discussione.

E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà. Onorevole Marrocu, è finito l'incontro?

MARROCU (D.S.). Credo che altri cinque minuti di sospensione siano sufficienti.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 31 , viene ripresa alle ore 12 e 36.)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi. Storicamente i sardi hanno vissuto in perfetta simbiosi con il loro territorio. La cultura, la storia e l'economia della Sardegna sono intimamente legate all'attaccamento dei sardi alla propria terra. Lo stesso fatto che gli abitanti di questa importante isola situata al centro del bacino occidentale del Mediterraneo, e quindi di tutte le rotte marittime, abbiano sviluppato una cultura agropastorale anziché marinara, testimonia con chiarezza quanto sto affermando. Nella nostra storia autonomistica, recente e passata, non vi è stato Governo che nel disegnare i nuovi modelli di sviluppo non abbia posto al centro del discorso la necessità di gestire l'ambiente, le sue ricchezze e le grandi potenzialità che ne derivano. Non è vero che la Sardegna sia distratta in materia urbanistica e che sia indietro rispetto ad altre Regioni d'Italia. La Sardegna, al contrario, è stata sempre all'avanguardia, anche in materia urbanistica, soprattutto dal 1977, quando fu approvata la legge regionale numero 10, che praticamente estendeva i vincoli a centocinquanta metri dal mare. Questo per dire che la Regione Sardegna ha assunto determinati provvedimenti quando altre Regioni neanche ci pensavano, come la legge numero 45 del 1989 e tante altre leggi che hanno segnato profondamente, dal punto di vista normativo, la situazione urbanistica in Sardegna. Non a caso, al pari dell'attenzione sviluppata per le risorse storiche, quali l'allevamento e l'agricoltura, con questo spirito si è data priorità, negli ultimi decenni, alle grandi potenzialità derivanti dal settore turistico e dal bene ambiente quale volano dell'economia della Sardegna. Si tratta di una visione integrata che tende a rendere omogenee le zone interne e quelle costiere, in un unicum da offrire ai flussi turistici. Infatti, non può esistere un turismo costiero senza un turismo interno attrezzato e viceversa. Pertanto siamo fermissimamente convinti che questi due tipi di sviluppo vanno di pari passo, integrandosi, ma bisogna riconoscere che è il turismo costiero che in Sardegna ha fatto decollare il settore in questi ultimi decenni. L'esempio della Costa Smeralda non ci deve far dimenticare che effettivamente è decollato in Sardegna un turismo di alto livello, che ha creato benessere nel territorio. Spesso abbiamo quasi paura di dire che l'intervento dell'Aga Khan ha determinato la crescita sociale ed economica non solo di quella parte del territorio della Sardegna, ma di tutta la Sardegna. Noi dobbiamo guardare alle cose buone con distacco e realismo e dobbiamo invece aver paura di certi imprenditori sardi e non che fanno razzie di risorse pubbliche. Di questi sì dobbiamo aver paura, non di chi sappiamo ha fatto interventi nel territorio che hanno creato benessere.

Siamo contrari ai condizionamenti ideologici e a quello, peggiore, di stampo integralista. Abbiamo visto che sono state assunte posizioni che purtroppo vanno in questa direzione e lo sforzo che faremo in quest'Aula sarà quello di evitare che ciò accada, perché dobbiamo guardare meglio in faccia la realtà. Attualmente attraversiamo una fase nella quale l'azione della Giunta sembra più orientata ad annullare e delegittimare quanto fatto di buono sino ad oggi in materia urbanistica che a dare un proprio e fattivo contributo, rimandando però la proposta a data ancora da definire. Anche questo credo sia un limite di questa proposta che ci è stata presentata. Sembra quasi che in questi anni si sia fatto solo scempio della natura, che ci siano state chissà quali speculazioni paesaggistiche. Anche su questo bisogna chiarirci: in Sardegna non vi sono state speculazioni da parte di nessuno. C'è bisogno invece di interventi intelligenti che possano creare sviluppo. Credo che dovremo guardare a quella che è la reale situazione oggi in Sardegna, infatti la gran parte del territorio è sotto tutela, bisogna dirlo, essendo già gravata da pesanti vincoli: idrogeologici, forestali, urbanistici, paesaggistici, militari, degli usi civici. Ci sono poi i vincoli dei beni culturali e archeologici, praticamente quasi tutta la Sardegna è sotto tutela e noi vorremmo introdurre ulteriori vincoli in una regione dove effettivamente è già difficile, oggi, fare qualcosa. Questa è la regione più vincolata d'Italia e noi non troviamo di meglio da fare che aumentare ulteriormente i vincoli! Il decreto presidenziale, concernente norme per la salvaguardia della costa, modificato in parte dalla Commissione urbanistica, mira a questo, cioè a creare nuovi vincoli! E' un provvedimento che più che risolvere il problema lo rimanda. Si è surrettiziamente imposto un ulteriore vincolo che sembra destinato a fare della Sardegna una sorta di museo a cielo aperto, senza nessuna possibilità di intervento e di sviluppo futuro. Tutte le parti sociali sono insorte perché in questo provvedimento hanno intravisto il pericolo reale che si corre, quello di bloccare tutta l'economia isolana, producendo incalcolabili danni per il futuro.

Il Presidente della Commissione, il collega Pirisi, che è mio vicino di casa e che io sotto certi aspetti stimo, mi dice che ha fatto qualcosa per migliorare il testo di legge in esame, però bisogna anche dire, cosa mai verificatasi in precedenza, che le audizioni sono state avviate quando quel testo era già stato definito. Credo che se davvero questa maggioranza avesse avuto la volontà di modificare, di innovare, di integrare e di migliorare questo testo di legge l'avrebbe fatto prima. Però il presidente Pirisi dice che possono essere apportate delle modifiche, ha dato delle assicurazioni in tal senso. Noi vorremmo capire quali sono le assicurazioni che sono state date o quali sono i livelli di intervento, mi auguro insomma che in Consiglio possano essere apportate davvero delle modifiche sostanziali, perché altrimenti ciò che si sta prevedendo non potrà che generare un pericoloso immobilismo, che farà ulteriormente arretrare la Sardegna nel settore dell'offerta dei servizi di qualità, favorendo invece altre realtà turistiche e concorrenziali alla nostra. In questo modo si scoraggia chi vuole investire in Sardegna, contribuendo al suo ulteriore impoverimento.

Il proposito di adottare norme chiare di pianificazione urbanistica risponde certamente a una esigenza di salvaguardia del territorio; questa è un'esigenza bipartisan perché sentita da tutti in egual misura in Consiglio, anche in questa legislatura. Non è questo principio che contrastiamo, ma l'integralismo di un atto calato dall'alto senza il concorso delle amministrazioni e delle popolazioni interessate, che appare come una intollerabile prevaricazione nei confronti di chi questi territori li ha difesi nei millenni, preservandoli per le generazioni future.

Abbiamo visto che cosa è successo con il Parco nazionale del Gennargentu: a fronte di un'iniziativa lodevole, c'è stata una vera e propria repulsione da parte delle popolazioni locali, proprio perché l'approccio verso quel Parco era sbagliato. A distanza di anni ancora non si è fatto un passo avanti, così come l'istituzione del Parco dell'Asinara non mi pare abbia dato i frutti sperati. Mentre prima quella realtà, attraverso tutto l'indotto, occupava parecchie centinaia di persone, oggi, oltre alla riduzione di quei livelli occupazionali, si aggiunge anche l'abbandono. Questa è la dimostrazione che effettivamente qualcosa non va, che probabilmente sono le popolazioni che devono occuparsi di quelle cose e non viceversa. Il blocco di tutte le attività economiche e produttive delle zone vincolate è l'immediata conseguenza dell'applicazione del cosiddetto decreto Soru, che è quello che oggi meno serve in Sardegna, vista la grave crisi economica, la disoccupazione, la nuova emigrazione propria di questi ultimi tempi.

Questi sono temi che ci dovrebbero far riflettere tutti, perché non credo che ci sia tra noi chi non ha responsabilità. Credo che tutti, perché siamo qui da diverso tempo, abbiamo delle responsabilità, però non possiamo arginare queste problematiche senza considerare che questo provvedimento porterà un deprezzamento dei terreni ricadenti nella fascia dei due chilometri. A vantaggio di chi saranno deprezzati questi terreni? Settori della maggioranza che sostengono il Governo regionale hanno apertamente manifestato sofferenza e intolleranza nei confronti di un'imposizione figlia di una visione minimalista del problema. Sembra quasi che il Governo regionale, in questa sorta di delirio di onnipotenza, abbia voluto adottare l'assioma che i sardi, non essendo in grado di preservare e valorizzare il loro territorio, abbiano bisogno di una gestione autoritaria del bene ambiente. Penso che sia un concetto completamente sbagliato. A parte il fatto che in questa materia stiamo spostando le lancette dell'orologio indietro di trent'anni, penso ci siano molti punti viziati da illegittimità in questo testo di legge, ma sarà la magistratura amministrativa competente in merito a dipanare la matassa. Gli stessi PUC approvati fanno riferimento infatti a Piani territoriali paesistici già bocciati, per cui c'è anche qui una disparità di trattamento nei confronti dei comuni, fra l'altro facendo riferimento a una norma che riteniamo superata e sulla quale avranno molto da lavorare gli avvocati e i magistrati nel prossimo futuro.

Siamo di fronte a una pianificazione rigida e centralista, che ha estromesso le comunità locali chiamate ad asservirsi e adeguarsi alle direttive piovute dall'alto, senza alcuna possibilità di essere protagoniste della pianificazione territoriale dei propri comuni. Una visione manichea che vede da un lato la Giunta regionale (i buoni) e dall'altra i sindaci (i cattivi), sospettati della cattiva gestione dell'ambiente, fatto questo che richiama alla nostra memoria altri atteggiamenti arroganti, tipici di un centralismo e di uno statalismo che hanno caratterizzato alcuni Governi nazionali, estromettendo i sardi dai loro inalienabili diritti. Noi respingiamo questa logica a qualsiasi livello, sia che si tratti di provvedimenti statali che di provvedimenti regionali.

Mi pare che si abbia un'idea distorta di autonomia. Il presidente Soru, che oggi non è presente, stranamente, rappresenta un'idea di autonomia un po' stramba, essendo egli uno strenuo autonomista rispetto a Roma e contemporaneamente un rigido conservatore, centralista nei confronti dei sindaci della Sardegna, che sono i più diretti rappresentanti del popolo. Mi chiedo, poi, come si possano accomunare in un unico provvedimento territori così diversi, con peculiarità, storie e aspettative differenti, che necessitano ciascuno di provvedimenti ad hoc. C'è un livellamento massimalista in tutto questo, che mortifica la diversità e che annulla le istanze delle varie realtà territoriali. Segnatamente era questa la filosofia che aveva caratterizzato l'adozione dei PTP, e poi abbiamo visto tutti quale fine essi abbiano fatto!

La plateale mancanza di concertazione e il mancato coinvolgimento di tutte le parti interessate ha portato all'adozione di un decreto, da parte del Presidente della Regione, svincolato da qualsiasi logica e con una visione miope e veramente punitiva della problematica. Ciò che preoccupa di più è che per giustificare questo provvedimento si è parlato anche di crisi delle più importanti strutture alberghiere, senza fare il minimo cenno a modelli alternativi, se ce ne sono. Sono cose semplicemente assurde, noi diciamo! In questo scenario vengono coinvolte negativamente anche economie storiche, come ad esempio l'agroalimentare, che ben altra attenzione si aspettava, viste le grandi aperture contenute nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente, a dimostrazione che in questo programma c'è tutto e il contrario di tutto.

Esaminando i contenuti del decreto sembra che i sardi abbiano vissuto invano il proprio territorio, che i sindaci più che difendere e valorizzare i propri territori ne abbiano fatto scempio, violentandoli e distruggendoli. Una visione catastrofica che è molto distante dalla realtà, perché possiamo veramente dire di vivere in una regione che, dal punto di vista ambientalistico e naturalistico, e se vogliamo anche urbanistico, è sicuramente molto più avanti di tante altre regioni d'Italia. E' infatti grazie all'impegno di tutte le comunità locali e delle popolazioni interessate che sino ad oggi si è potuto salvaguardare l'ambiente costiero e quello interno, mantenendo inalterate tutte le potenzialità di sviluppo che ne derivano.

Presidente Soru - che non c'è, ma eventualmente qualcuno glielo riferirà -, lei non può arrogarsi il diritto di ergersi a difensore unico dell'ambiente, quello stesso ambiente che intere generazioni sarde hanno, ben prima di lei, difeso e fatto prosperare con tanti sacrifici e fatiche. Neanche volendo lei può sostituirsi ai sindaci della Sardegna, sottraendo ambiti di potestà decisionali di loro competenza, così come non può relegare questo Consiglio regionale a un ruolo subalterno e asservito. Noi, in quanto legislatori regionali, abbiamo tutto il diritto di intervenire, per modificare, integrare e migliorare qualsiasi provvedimento debba essere approvato da quest'Aula. Fra poche ore verificheremo quale sarà il livello di autonomia del pensiero che è in grado di esprimere questa Assemblea legislativa, perché la nostra preoccupazione - come ho sentito rimarcare in alcuni interventi - è che ci sia una chiusura da parte della coalizione di maggioranza e che anche laddove si sa che la legge può essere migliorata si farà probabilmente un passo indietro. E siccome ci sono disposizioni che non sono nate in quest'Aula, ma fuori di qui, probabilmente passerà la logica che il provvedimento va comunque approvato, pur sapendo che è dannoso per la Sardegna.

Questo è il compito che abbiamo come consiglieri regionali, perché ci è stato conferito dal popolo sovrano, e che nessuno mai potrà sottrarci. I blitz e le imposizioni non le potremo mai accettare perché non fanno parte della nostra cultura politica. Per finire, non posso non evidenziare la contraddittoria trasparenza culturale del presidente Soru che non gli ha impedito, avendo i mezzi finanziari per farlo, di realizzare uffici e acquistare case a pochi metri dal mare e nel contempo di ergersi ad ambientalista moralizzatore delle aspirazioni altrui e rigido conservatore di una potestà che non gli compete! Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per esprimere adesione e sostegno alla discussione sul testo di legge unificato licenziato dalla quarta Commissione e per manifestare adesione e sostegno convinto alle indicazioni che la coalizione ha espresso in questo dibattito. Idee e opinioni che si fondano, chiaramente, su quello che è il presupposto essenziale delle nostre posizioni in Aula e delle nostre determinazioni, e cioè quanto è stato scritto, a chiare lettere, nel programma che è stato presentato dal presidente Soru e dalla coalizione Sardegna Insieme relativamente all'assetto del territorio e alla definizione di politiche moderne e attuali di governo del territorio stesso.

Io vorrei fare riferimento solamente a un elemento che è chiarissimo ed è a base della proposta che è stata fatta al Consiglio e alla Sardegna. Sulle politiche del governo del territorio si dice che occorre salvaguardare il patrimonio ambientale e paesaggistico sia sulle coste che nell'entroterra, puntando a interrompere, almeno per un significativo periodo, un ulteriore e generalizzato consumo di territorio per finalità turistiche e produttive, sviluppando nel contempo politiche di maggiore utilizzazione delle attrezzature e trasformazioni già realizzate. Questo quindi è un elemento, è un'indicazione precisa che si lega a una elaborazione (è stato detto ampiamente, ma probabilmente, anzi sicuramente va ancora sottolineato) che ha visto maggioranza e opposizione in questo Consiglio, tutte le maggioranze e tutte le opposizioni, al di là dei diversi ruoli, nelle ultime due legislature, impegnate nel colmare il vuoto che si è determinato con l'annullamento dei Piani territoriali paesistici. E' stato detto giustamente in quest'Aula che si stanno riproponendo le condizioni previste dall'articolo 12 della legge regionale numero 45/89 e che c'è un vuoto normativo che è assolutamente necessario colmare. Lo diciamo noi nella nostra funzione di maggioranza in quest'Aula oggi, l'hanno detto le forze politiche e gli Assessori della scorsa legislatura attraverso atti che sono stati richiamati in questa discussione. Quindi è un'indicazione coerente, al di là delle valutazioni di merito sulle distanze, sui 2 chilometri, sui 300 metri o quant'altro; è una valutazione che è stata comune, ripeto, dal momento dell'annullamento dei PTP.

Quindi c'è da colmare un vuoto normativo e legislativo che rischia di segnare pesantemente le nostre coste e complessivamente la Sardegna. Badate, colleghi, io sono convinto che noi dobbiamo affermare in quest'Aula un principio forte, cioè il principio che le leggi sono più forti degli uomini; le leggi sono e devono essere più forti degli uomini, perché quando gli uomini sono più forti delle leggi o, come in questo caso, quando le leggi non ci sono o sono insufficienti, chi riesce a determinare con la propria forza non sono gli uomini indefinitivamente, ma sono gli uomini più forti, cioè coloro che riescono ad aggregare interessi economici di gruppo e tutto quello che vogliamo aggiungerci, per orientare poi le scelte della pubblica amministrazione in direzioni che non vanno soltanto nell'interesse esclusivo e complessivo della Sardegna e del popolo sardo, bensì vanno a coprire o a tentare di coprire interessi particolari. E nessuno può nascondere il fatto che questi elementi siano attualmente presenti anche nella nostra discussione. Ma noi sosteniamo questo disegno di legge e il lavoro che è stato fatto anche di consultazione delle categorie produttive, degli enti locali, il lavoro responsabile che si sta facendo per affinare alcune proposte che sono state fatte in Commissione e che sappiamo hanno trovato il consenso e la disponibilità o quantomeno l'attenzione anche dell'Assessore e del presidente Soru. Noi siamo d'accordo su questa necessità e su questa attività, anche perché sappiamo benissimo che da questo nostro lavoro di interruzione momentanea, di riflessione su questo tema importantissimo per la Sardegna deriva anche il futuro del nostro sviluppo.

Badate, sul futuro del nostro sviluppo e sull'interesse che è stato messo sullo sviluppo turistico io concordo, però temo che ci sia, anche su questo aspetto, un equivoco o quantomeno un'analisi del fenomeno del turismo che è vecchia rispetto alla storia del turismo stesso in Sardegna. Io sono convinto che non può più essere definito un legame strettissimo - così come ho sentito dire in moltissimi interventi -tendente quasi a far coincidere lo sviluppo turistico con lo sviluppo dell'edilizia, quasi che il metro cubo non sia più l'unità di misura del volume dei solidi, ma sia diventato l'unità di misura dello sviluppo economico di una regione. Non è così! L'edilizia ha un'importanza fondamentale nell'assetto e nello sviluppo economico della nostra regione, lo sappiamo bene, basta vedere i dati, ma io preferirei che a proposito di edilizia ci preoccupassimo, invece che delle seconde o delle terze case, per esempio dell'assenza o della debolezza della politica rispetto al dramma della prima casa, della necessità di uno sviluppo dell'edilizia capace di dare risposta ai più deboli, che si trovano spesso tagliati fuori anche dalla normativa di sostegno per l'acquisto della prima casa. Penso ai giovani, per esempio, assunti con contratti di formazione lavoro, i cosiddetti CO.CO.CO. o CO.CO.PRO., come sono stati ridefiniti da una recente legge dello Stato, che sono tagliati fuori da un'edilizia che punti al recupero del patrimonio immobiliare esistente sia sulle coste che nei paesi dell'interno, senza che questo settore sia considerato il settore trainante dello sviluppo turistico. Anche perché sono convinto e siamo convinti che non si possa parlare di un solo turismo; si è parlato, qui, giustamente, di turismi. Il turismo non è solo un settore di sviluppo; il turismo è un sistema che deve vedere legati tra loro molteplici interventi che puntino a rafforzare il collegamento tra loro delle aree vocate al turismo, che non sono solo quelle marine, a mettere insieme la formazione professionale e i lavori pubblici, i prodotti dell'agricoltura e quelli dell'artigianato, in una logica di collaborazione complessiva tra i vari sistemi e settori che determini veramente un incremento del reddito che la Sardegna riesce a recuperare dalle proprie bellezze naturali, dalla propria storia, dal proprio ambiente e dalle proprie tradizioni.

Ritengo che questo sia un elemento che deve essere presente nelle nostre discussioni. Il fatto che la Giunta regionale e la coalizione si pongano l'obiettivo di definire un Piano turistico regionale che leghi assieme queste varie esigenze è un elemento che secondo me eleva la discussione, anche rispetto alla necessità di dare una risposta in termini di strutture ricettive più qualificate e più rispondenti alle esigenze attuali. Questo, tra l'altro, sarebbe un elemento all'ordine del giorno se le strutture ricettive della Sardegna attualmente in uso avessero manifestato, per esempio in questi ultimi anni, un deficit di capacità di ricezione. E tutti noi sappiamo che non è così: il tasso di occupazione medio degli alberghi è bassissimo; nell'ultimo anno addirittura il tasso di occupazione dei campeggi, dei residence e anche delle seconde case ha subito un crollo notevole rispetto agli anni scorsi e questo ci fa dire con certezza che il modello turistico sardo è in crisi, così come si è manifestato in questi anni, e va ripensato, va rivisto, va aggiornato.

Ecco perché io sono convinto che ci sia la necessità, dopo questa pausa di riflessione, di accelerare il processo di definizione di una nuova legge quadro sull'urbanistica, che integri, modifichi dov'è possibile e aggiorni le normative previste dal decreto Floris e dalla legge numero 45. Questo è un obiettivo che sia la maggioranza sia la minoranza dovrebbero porsi, perché il periodo dei diciotto mesi che è previsto in questo disegno di legge possa essere anche notevolmente abbreviato.

Ho sentito in tutti gli interventi che questa è un'esigenza comune. Ecco, questo è un terreno su cui possiamo avviare un confronto serio, un confronto appassionato, che tenga conto dell'urgenza che è stata da tutti posta di accelerare le procedure per farci pervenire, nel più breve tempo possibile, alla rimodulazione, al rimodernamento e alla riproposizione ai comuni, alle province, agli imprenditori, alle forze sociali, di uno strumento più rispondente alle esigenze e alle attese delle forze sociali e degli enti locali.

Sulla questione degli enti locali debbo dire che sono molto ottimista, perché è vero che ci sono polemiche, che ci sono dissensi, che ci sono critiche spesso artatamente lanciate, ma compito della politica è anche quello di amplificare le critiche e le posizioni discordanti. Sono dell'avviso, però, per l'esperienza e la conoscenza che ho di molti amministratori locali, soprattutto dell'area cagliaritana, che alla critica feroce su questo provvedimento non possa essere associata la maggioranza dei sindaci. E' ben vero il contrario, la maggioranza dei sindaci della Sardegna - questo concetto è stato espresso anche dal Presidente dell'ANCI - ha condiviso il fatto che fosse necessaria una pausa di riflessione. Così come ho detto pochi secondi fa, i sindaci hanno però espresso la necessità che questi temi siano affrontati per definire una normativa più precisa nel più breve tempo possibile.

Questa è la posizione degli amministratori e non si può contrabbandare la posizione di quindici, venti o trenta sindaci della Sardegna come la posizione dei sindaci della Sardegna, anche perché chi ha avuto la fortuna - e io l'ho avuta - di vivere l'esperienza di amministratore, di sindaco di un piccolo comune, sa che in alcuni momenti c'è la necessità di fare scelte coraggiose che non sono sempre rispondenti alla totalità degli interessi dei propri amministrati.

Voglio fare un esempio che calza, pur fatte le debite e necessarie proporzioni: io mi trovai nel 1982, come sindaco di Settimo, a dover arginare il fenomeno dello smantellamento, demolizione, cancellazione dei centri storici. Un fenomeno che ha colpito moltissimi comuni, soprattutto quelli che gravitano nella periferia delle grandi aree urbane. Ebbene, in quel momento l'amministrazione che allora io dirigevo ebbe il coraggio di congelare il centro storico, impedendo che venissero abbattute le case campidanesi che ancora sono per fortuna presenti nel mio paese, che venissero sventrati vicoli e strade, che venisse praticamente eliminato il tessuto storico del patrimonio edilizio, che ha in sé anche la storia del paese, che è un elemento importante anche della difesa delle radici del popolo che ogni paese, dal più piccolo al più grande, esprime. A seguito di quella operazione molti settimesi mi levarono il saluto, perché magari impedii l'abbattimento del portale di legno con l'arco in mattoni facciavista e la sua sostituzione con una serranda in lamiera, quelle orrende serrande in lamiera che deturpano i centri storici dei nostri paesi. Ebbene io vi devo dire, con la speranza e la convinzione che questo possa avvenire anche adesso, che le stesse persone che in quegli anni manifestarono dissenso per quella scelta apprezzarono poi quanto contenuto nel piano particolareggiato del centro storico, che studiammo insieme con la popolazione. Le stesse persone che ci avevano tolto il saluto...

LA SPISA (Forza Italia). Dopo quanti mesi?

SALIS (Insieme per la Sardegna). Dopo un anno circa, diciotto mesi. Le stesse persone, Giorgio, dopo diciotto mesi venivano a dirci: "Vi ringraziamo per averci impedito di demolire queste case, abbiamo capito che le nostre case valgono di più, sono più belle, ci viviamo meglio e riusciamo a starci meglio complessivamente, con un senso di appartenenza che la demolizione e la ricostruzione col cemento a vista non ci avrebbe sicuramente fatto avere". Ecco perché io sono convinto che attraverso la discussione, l'affinamento dei problemi e anche le modifiche - e la coalizione ha dichiarato di voler verificare quali modifiche possono essere apportate senza snaturare il provvedimento - questo provvedimento sarà il primo passo per la definizione di una strategia di recupero e utilizzo del territorio sicuramente più importante e che ci consentirà di ottenere anche nel futuro nuovi successi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà. Quello dell'onorevole Vargiu è l'ultimo intervento della mattinata.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io credo che finalmente, in quest'Aula, dopo le discussioni legate alle mozioni, discussioni di politica e su argomenti generali, siamo arrivati alle discussioni di sostanza, nel senso che siamo entrati in quei ragionamenti che costituiranno il compito fondamentale di questo Consiglio e che saranno alla base dei rapporti tra la maggioranza e la minoranza, tra il Consiglio e la Giunta regionale.

Credo che in questi giorni avremo modo di confrontarci. Purtroppo spesso non è possibile un confronto con il massimo dell'attenzione alle posizioni reciproche, però il tempo a disposizione in Aula sarà sicuramente ampio e ci sarà la possibilità di ragionare e di discutere insieme su temi che sono fondanti per i rapporti che nell'ambito di questo Consiglio e tra il Consiglio e la Giunta vi saranno nei cinque anni, se tutto va bene, di questa legislatura.

Ed è per questo che voglio iniziare il ragionamento sul testo di legge in materia urbanistica che i Riformatori faranno in questi giorni di discussione consiliare da un elemento che probabilmente non ha un'attinenza specifica con il provvedimento in discussione, ma ha senz'altro attinenza con i temi che affronteremo in questi giorni e nei mesi a venire, e cioè il fatto che ogni legge che arriverà all'attenzione di quest'Aula ci porrà problemi di sostanza e di metodo. Io credo che avremo modo di entrare nella sostanza della materia urbanistica. Si tratta di un provvedimento articolato, diviso in dieci articoli, alcuni dei quali hanno suscitato da subito considerazioni da parte di organizzazioni della società che sono state sentite dalla Commissione, per cui molte saranno le questioni sulla sostanza delle quali avremo probabilmente il tempo e il modo di discutere durante le giornate che passeremo in aula.

Preliminarmente alla discussione sulla sostanza, io credo che si debba fare un ragionamento di metodo, nel senso che questo testo di legge, che è il primo di questa legislatura, è arrivato alla discussione con un metodo che dovrebbe far riflettere ciascuno degli ottantaquattro componenti di quest'Aula, perché è un metodo un po' particolare, inusuale nelle Assemblee legislative. Il testo unificato in discussione riguarda un tema fondamentale e fondante per lo sviluppo della Sardegna e per il futuro di ciascuno di noi, dei nostri figli, dei nostri nipoti. E' un tema, come è stato sottolineato da varie parti, in discussione da tanti anni senza che si sia potuti arrivare a conclusioni definitive; è un tema che ha appassionato e appassiona l'intera Sardegna, perché ha una serie di potenzialità intrinseche infinita. Su questo tema c'è stato un segnale per molti versi inquietante, nel senso che in Commissione la sua discussione è stata preceduta da un'autorevole introduzione del Presidente della Regione, che ha dato alla Commissione stessa e a tutti coloro che almeno in quella circostanza hanno voluto partecipare diverse indicazioni di filosofia politica, di etica politica, propedeutiche all'introduzione del tema stesso. Ciò nonostante nella quarta Commissione non è stato possibile attivare un confronto costruttivo tra la maggioranza e l'opposizione, al punto che quest'ultima ha abbandonato l'aula e non è stato tra l'altro possibile attivare un confronto con le parti sociali. Credo che sia comunque irrituale quello che è successo nella Commissione urbanistica, dove l'audizione delle parti sociali è stata fatta a provvedimento già licenziato. Non ho contezza di altre volte in cui si sia verificato un episodio analogo, però ritengo che le parti sociali abbiano fatto comunque delle audizioni e abbiano presentato delle osservazioni, su cui poi ci soffermeremo. Ciò fa sperare che, comunque sia, del risultato di queste audizioni l'Aula ne tenga in qualche misura conto, perché le parti sociali tradizionalmente affini al centrosinistra, che hanno presentato delle osservazioni significative sul provvedimento, possano trovare nell'ambito del centrosinistra stesso gli interlocutori con cui ragionare in merito a ciò che non hanno potuto dire durante i lavori della Commissione, ma hanno comunque, attraverso documenti scritti, lasciato agli atti della stessa.

Ecco, sul metodo un po' io mi interrogo adesso che non c'è il collega Cogodi, personaggio politico sempre molto presente in quest'aula, il quale, terminato di dare lezioni sul marxismo, e ce ne diede tante perché non era un pentito, iniziò a un certo punto a dare lezioni anche sul liberalismo. Io ascoltavo con molta attenzione e venni ripreso più volte da diversi altri consiglieri del centrosinistra che comunque avevano approcciato le tematiche del liberalismo e quindi ritenevano di potersi esprimere su tematiche liberali in Aula. Io ascolto i colleghi sempre con estrema attenzione, perché come liberale sono convinto che si abbia sempre qualcosa da imparare. Vorrei chiedere dove sono oggi i liberali del centrosinistra, perché credo che i Riformatori di tutto possano essere accusati ma non di essere antipresidenzialisti, nel senso che tra i padri del sistema elettorale maggioritario e del presidenzialismo non possono non essere inclusi i Riformatori, se non altro per il consolidato rapporto storico che noi abbiamo con Mario Segni e per il lavoro che egli ha fatto e continua a fare in difesa di principi quali quelli che stanno alla base del presidenzialismo e del sistema elettorale maggioritario. Però noi non abbiamo detto, e Mario Segni non ha mai detto, che il presidenzialismo sia una forma di governo perfetta, se non si ragiona sul riequilibrio dei poteri che comunque la logica del presidenzialismo comporta, determina e richiede.

Quindi credo che oggi questo provvedimento di legge introduca all'attenzione dell'Aula appunto il problema del riequilibrio dei poteri, che sarà fondamentale nel corso dell'intera legislatura e che, se questo Consiglio non vi metterà mano in maniera sostanziale, rischia di negare i presupposti stessi da cui ogni forma di democrazia liberale o di democrazia costituzionale, se preferite, parte. Vi leggo quello che scrisse Alexis de Tocqueville sulla dittatura della maggioranza: "Quando sento la mano del potere appesantirsi sulla mia fronte, poco mi importa di sapere chi mi opprime e non sono maggiormente disposto a infilare la testa sotto il giogo solo perché me lo porge un milione di braccia invece che un braccio solo". Però qualcuno potrebbe obiettare: insomma de Tocqueville è stato pure un padre del liberalismo però avrebbe 160 anni se fosse vivo, o forse 200, quindi m è un po' superato, non è più adeguato ai tempi. Allora vi leggo altre affermazioni: "Questa è la dittatura della maggioranza"; "La mancanza di equilibrio fra forme di governo"; "Qualche volta ci si dimentica dei contrappesi che sono la caratteristica dei sistemi basati sul premierato o sul presidenzialismo". Parla Giuliano Amato a conclusione del conclave dei senatori del centrosinistra sulle riforme. E ancora: "Costruendo un sistema politico nel quale ogni potere è limitato da contropoteri si ha un sistema presidenziale che funziona con la separazione", de Tocqueville; "Del potere esecutivo e del potere legislativo: ogni potere deve essere limitato e controllato da altri poteri, le decisioni decisive non possono essere prese a maggioranza semplice, ma soltanto a maggioranze qualificate e ci devono essere sistemi di poteri limitati da contro poteri e regole di comando che limitano il diritto di maggioranza", Sartori, illustre politologo. E ancora: "Si rischia che il Parlamento, la sede legislativa, sia ridotto a un mero strumento di ratifica di decisioni, di accordi presi al di fuori delle sue aule e si rischia che i rappresentanti del popolo siano sempre più obbligati a votare senza discutere, legati dal voto di fiducia, non solo leggi che comportano gravi oneri per la popolazione, ma addirittura riforme, e allora ci sarebbe, nell'applicazione del principio di maggioranza, una vera e propria dittatura di maggioranza", o addirittura una dittatura di presidenza sulla maggioranza, aggiungerei io. In questo caso parla padre Bartolomeo Sorge, anch'egli non sospettato di simpatie che non vadano verso il centrosinistra.

Concludo con un'ultima affermazione: "Non ci rendiamo conto che se la minoranza non ha spazio andiamo verso un regime in cui la maggioranza conta come la totalità?", sono le parole del senatore Gianfranco Pagliarulo dei Comunisti Italiani. Io credo che il ragionamento rapido attraverso frasi ovviamente estrapolate dai relativi contesti (quindi chiedo scusa se in qualche caso possono non essere state perfettamente corrispondenti all'opinione di chi le ha espresse, ma non credo di averle stravolte) sia un messaggio che deve arrivare all'intero Consiglio che non ha interlocutori di maggioranza o di minoranza, perché se non esistessero questi meccanismi che consentono un rapporto equilibrato tra i poteri e una divisione dei poteri tra l'Esecutivo e il Legislativo noi saremmo avviati verso cinque anni difficili non soltanto per la minoranza, ma per l'istituzione Consiglio regionale e per tutti coloro che in questo momento la rappresentano.

Se prendete in considerazione (avremo modo di farlo con calma ed entrando nel merito) gli articoli 2 e 5 del testo di legge che stiamo per esaminare, signori, altro che sistema di riequilibrio, altro che sistema di contrappeso! Qualcuno dei colleghi del centrosinistra, forse usando toni esagerati rispetto alle esigenze, ci ha sfidato dicendoci: "Dimostrateci che cosa sapete fare come minoranza, dimostrateci quali sono le vostre capacità di proporre progettualità alternativa". Hanno ragione e noi accettiamo la sfida, non siamo venuti qua per smontare nulla, al contrario di quanto qualcuno ha invece, in altri tempi, ha pensato di poter fare, investito del ruolo di minoranza. Noi siamo qua per cercare di migliorare le cose, quindi per discutere del legittimo diritto della maggioranza a governare, integrando, contrapponendo laddove è necessario, confrontando le nostre ragioni con quelle di chi è in maggioranza, perché questo è il ruolo, questo è il compito, questo è il servizio che una minoranza deve fare alla collettività.

Vi vorremmo richiamare allo stesso servizio, nel senso che oltre al dovere di ascoltare noi (ovviamente non nelle chiacchierate che stiamo facendo adesso, ma nella sostanza delle cose che diremo), voi avete anche il dovere di farvi ascoltare, perché come maggioranza avete il compito di governare, quindi di interagire con un altro potere che ugualmente ha avuto la legittimazione popolare, quello della Giunta e della sua Presidenza, col quale comunque è necessario aprire un confronto. Questo è dunque l'argomento sostanziale sul quale iniziamo a discutere e a lavorare con il testo di legge all'ordine del giorno, che rimane l'argomento grosso, la pietra da sollevare che chiude la botola di accesso a una legislatura che sia quanto più possibile utile per la Sardegna, con voi che governate, perché il popolo ha deciso così, e con noi che facciamo l'opposizione, ma questo non significa che vi dobbiamo contestare ogni cosa che fate, comprese quelle buone, cercheremo, com'è doveroso che sia, di migliorare ciò che voi farete.

Ecco, il testo di questa legge diciamo che è perfettibile, nel senso che pur essendo arrivato con le modalità metodologiche che abbiamo descritto e con la velocità che comunque voi stessi avete visto, ha comunque ricevuto dalle parti sociali, audite in maniera rocambolesca, una serie di indicazioni. E' dunque un testo perfettibile, pertanto compito della maggioranza è perfezionarlo, compito della Giunta è raccogliere le indicazioni che provengono dalla sua maggioranza e compito dell'Aula consiliare è ascoltare tutte le proposte che verranno per capire se una parte delle considerazioni che la minoranza vorrà porre avrà dignità per poter essere introdotta nel testo. Questo è ciò che noi Riformatori ci aspettiamo che quest'Aula faccia. Credo che ciò che succederà in questi giorni non sarà indifferente, nel senso che facciamo questa legge, poi ne vediamo un'altra e cerchiamo eventualmente di farla in maniera diversa e di capire come deve andare. In questi giorni si discuterà, a nostro avviso, qualcosa di importante nella sostanza e nel metodo, qualcosa che costituirà un viatico per l'intero corso della legislatura, e la capacità di ascolto che ci sarà in quest'aula da parte di tutti coloro che devono ascoltare credo sia di fondamentale importanza. Credo anche che occorra combattere insieme per le regole, perché, come ha ricordato nel suo intervento il collega Salis, le regole non sono proprietà privata di qualcuno, né della maggioranza né della Giunta né del Consiglio. Le regole sono statuite perché sostanzialmente rappresentano il sentimento generale che deve guidare le istituzioni al di là della maggioranza, al di là delle persone fisiche che ne fanno parte in un dato momento. Combattere insieme per le regole e per l'equilibrio dei poteri è qualche cosa che dovremo fare insieme e se sapremo farlo sarà un viatico perché questa legislatura faccia cose buone per la Sardegna.

PRESIDENTE. I lavori della mattinata si concludono qui, riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 32.