Seduta n.27 del 27/10/2004 

XXVII Seduta

Mercoledì 27 ottobre 2004

(POMERIDIANA)

Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 16 e 37.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del venerdì 22 ottobre 2004 (24), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Oscar Cherchi ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 27 ottobre 2004. Poiché non ci sono opposizioni, il congedo s'intende accordato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della Legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 19 ottobre 2004.

Considerata la scarsa presenza in Aula dei colleghi, sospendo la seduta sino alle ore 17.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 38, viene ripresa alle ore 16 e 59.)

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge numero 20 e delle proposte di legge numero 24 e 28. È iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente del Consiglio, colleghi e colleghe, signori della Giunta, il problema che stiamo dibattendo credo che abbia assunto una rilevanza diversa da quella che probabilmente si sarebbe meritato. Da tutti gli interventi pronunciati sinora è emerso, infatti, che attorno a queste tematiche si gioca la partita relativa allo sviluppo sociale ed economico della Sardegna, di tutti i suoi settori produttivi. Il disegno di legge avrebbe pertanto dovuto tener conto delle indicazioni provenienti da più parti della società civile, raccogliere e valutare il contributo di tutti. Invece, quasi fosse uno sport divenuto usuale, ci essersi è attestati in una contrapposizione netta, rigida, chiusa a qualsiasi proposta di modifica. Io vorrei, a questo punto, ripercorrere brevemente i momenti essenziali che hanno caratterizzato il nascere e il proseguire di questa vicenda.

Il 10 luglio scorso il Presidente della Regione, partecipando ad un incontro-convegno dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) ha manifestato l'opportunità di garantire anche oltre i 300 metri la salvaguardia delle coste, assicurando così una maggiore possibilità di tutela del passaggio. Circa un mese dopo, il 10 agosto, la Giunta approvò la cosiddetta delibera salvacoste, che bloccava gli interventi edilizi per circa un anno entro la fascia di due chilometri dal mare, facendo eccezione per quelli rientrati in piani urbanistici comunali già approvati e per quelli ricadenti nei comuni ricompresi nel Piano territoriale paesistico del Sinis. C'è stata un'interlocuzione, la stampa ne ha parlato, i toni sono diventati incandescenti, c'è stato anche un incontro con i sindaci ad Alghero, mi pare il 6 settembre, e anche in quella circostanza il Presidente Soru è stato duro, fermo nella proposizione del "decreto salvacoste".

Successivamente è approdato in Commissione il disegno di legge predisposto dalla Giunta e sono state depositate proposte di legge di vari Gruppi. Eppure si è andati avanti a colpi di maggioranza, senza sentire nessuno, ad approvare solo ed esclusivamente il disegno di legge; salvo, dopo l'approvazione in commissione, a cosa fatta, disporre l'audizione delle varie componenti della società civile.

Dopo il dibattito sulla mozione, siamo arrivati a esaminare in Aula questo disegno di legge, che pone termini che credo a nessuno in quest'Aula, sia della destra sia della sinistra, possano non sembrare urgenti. Il treno probabilmente lo si è perso nell'ottobre del 2003, quando centrodestra e centrosinistra si trovarono d'accordo per esitare le norme generali di salvaguardia dei P.T.P.. Oggi, ottobre 2004, ad un anno di distanza, si arriva a discutere di quella esigenza, però con una forza e con una determinazione così radicali che lasciano poco spazio ai momenti veri, sani, di dibattito consiliare, capaci di far emergere gli interessi più vivi della Sardegna.

Qualche collega in questi giorni ha detto - e siamo d'accordo - che lo sviluppo della Sardegna è stato distorto da un turismo basato solo sulla "risorsa mare". Un collega sindaco di altri tempi diceva che la Sardegna si è sviluppata come una ciambella: il dolce nella parte esterna e il vuoto al centro. Forse c'è la necessità di modificare anche il tipo di dolce, magari facendo riferimento all'amaretto, che non presenta buchi, perché anche le zone interne devono individuare una seria via di sviluppo.

Ma consentitemi di dirvi che non è bloccando gli insediamenti produttivi lungo la fascia dei due chilometri dal mare (prima per tre mesi, poi per sei mesi, poi per un anno, e infine per un anno e mezzo) che si qualifica lo sviluppo dell'Isola. A nessuno certamente interessa violare il limite dei 300 metri. Però, ecco, il decreto prima e adesso il disegno di legge vincolano e non aiutano certo lo sviluppo turistico, sociale, economico delle zone interne.

Io vorrei capire qual è la reale filosofia vera sottende a questi provvedimenti. Si dice: blocchiamo gli insediamenti a mare, blocchiamo le seconde case. Se si tratta di villaggi turistici anonimi, nati con intenti meramente speculativi, io credo che tutti possiamo essere d'accordo, ma come si può approvare un blocco per due chilometri, dalle coste all'interno della Sardegna, di tutte le iniziative edificatorie, tenendo a mente che siamo tutti, credo, disponibili a trovare le soluzioni migliori? Come si può pensare che bloccando quello che stiamo bloccando creiamo possibilità di sviluppo economico, di reddito più alto per le zone interne? Io non saprei cosa rispondere, perchè è un controsenso.

Quello che invece è necessario porre in essere è un'azione politica forte che modifichi le linee di finanziamento. Ma non è bloccando una zona che l'altra può trarne giovamenti; occorre promuovere una sorta di osmosi tra coste e zone interne, facendo sì che i turisti richiamati dalle coste siano poi spinti verso l'interno attraverso la valorizzazione di tradizioni, culture, e paesaggi, e di questi possano poi a loro volta goderne i sardi che in quelle zone vivono e lavorano.

Quella della Giunta - ripeto - è una filosofia che non riesco a capire, e credo che non la capiscano molti sardi. Vedete, io non credo che Mauro Pili abbia ragione; io credo che il Presidente Soru non si dispiacerebbe se gli venisse presentato un emendamento che avesse fondatezza, che a termini di ragionamento gli facesse capire che lo sviluppo sociale, economico di tutto il territorio della Sardegna non può essere penalizzato con un blocco indiscriminato. Io credo che il Presidente Soru sia una persona intelligente e che non possa pensare che una modifica che si determinasse in virtù di un emendamento proposto dalla maggioranza di centrosinistra, non possa essere accettata; io non credo che non possa recuperare e raccogliere le aspettative che provengono - anche con richiami forti - dall'agricoltura e dalle parti sociali. Credo che in modo intelligente, senza farsi condizionare, sarà ben felice di accogliere gli emendamenti e migliorare questo disegno di legge di cui stiamo discutendo. Altrimenti - sarebbe veramente fatto grave e singolare - se questo disegno di legge dovesse essere accettato a scatola chiusa, così come presentato, solo perché voluto da una maggioranza, da una parte o da un personaggio che ha potere di vita e di morte sul Consiglio, sarebbe realmente sotto tutela non solo la maggioranza, ma l'intera Assemblea. Io non credo però che questa sia la situazione, perchè reputi tutti persone intelligenti, in particolare il Presidente Soru.

Poi credo che dovranno essere dibattuti, quando si cominceranno ad esaminare i singoli articoli, i diversi problemi che riguardano questo disegno di legge di importanza vitale per la Sardegna. Non c'è soltanto il problema della continuità territoriale fuori dalla nostra Isola, ma c'è anche quello relativo alla continuità territoriale interna della Sardegna - perché anche questa è materia del disegno di legge che oggi noi iniziamo a dibattere - come asse di sviluppo di quel sistema ferroviario, viario e portuale la cui crescita è indispensabile per lo sviluppo della nostra terra.

Credo che attorno a questi problemi, noi dovremo veramente aprire un serio dibattito, senza accalorarci. Ho sentito stamattina l'onorevole Cugini infervorarsi; forse abbiamo lo stesso carattere, quindi lo capisco e lo comprendo, ma non bisogna assolutamente assumere atteggiamenti radicali. Io stimo lei persona attenta, pronta, nei dibattiti consiliari, a cogliere anche i più piccoli aspetti positivi che possano nascere dal confronto. E credo che non sfuggano a nessuno, le potenzialità di queste norme se saranno modificate e indirizzate proficuamente a promuovere un serio sviluppo. Quando si parla di paesaggio non si può, peraltro, pensare che sia qualcosa da mettere dentro una cornice; il passaggio è un vissuto ed è un vissuto dall'uomo, innanzitutto. Guai se non capissimo che l'uomo deve viverlo con pienezza. Il paesaggio è la risultante di una continua modificazione dei suoli, che si è verificata nei secoli. Si è passati dal terreno cespugliato, alberato ai vigneti di oggi; è anche questo un paesaggio da tutelare. Ma non bisogna esasperare il concetto di tutela, altrimenti si vieta tutto impedendo a chi vive in quei territori di sfruttarli in termini positivi.

E poi, all'onorevole Pirisi, che afferma di rifarsi alle dichiarazioni programmatiche del Presidente Soru, dico che i libretti rossi o i libretti verdi o di qualunque colore essi siano, hanno fatto il loro tempo. Credo che sia opportuno saper leggere nel suo insieme, senza fermarsi al primo articolo e capire che se c'è il capoverso va rispettato il capoverso. Il rischio, altrimenti, è proprio quello di incatenarci ad un sistema che non presenta via d'uscita.

Dobbiamo trovare tutti insieme una soluzione tranquilla, serena, per il futuro dei sardi; dobbiamo cercare di superare i momenti di chiusura, aprendoci al dibattito e al confronto, ricordandoci che chi troppo vuole nulla stringe, piuttosto stritola. E in questo caso la Sardegna rischia di essere stritolata da norme che vogliono essere di salvaguardia, ma che poi finiscono veramente per creare un giogo tanto pesante da non lasciarle respiro e speranza per il futuro.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (Prog. Sardegna). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, con l'adozione della delibera del 10 agosto si è innescato un interessante crescendo di reazioni e di polemiche che comprendono un'ampia casistica di comportamenti. C'è stato l'ottimismo dei più, tra cui il Presidente degli albergatori, che ha giudicato e giudica salutare la decisione e parla di lavoro finalmente intelligente. C'è il silenzio e l'attesa di tanti e c'è poi, continuando, l'attonito sconcerto di coloro che, avendo annotato con cura le accuse normalmente rivolte alla coalizione di governo cui appartengono, e trepidando nell'attesa di poterle rilanciare, parlano di despoti, di provvedimenti antidemocratici che, a loro dire, non possono non preoccupare.

Eppure, francamente, non si capisce quali siano le ragioni di tanto allarmismo attorno ad un atto che nulla contiene di rivoluzionario e di straordinario - lo rilevava l'onorevole Floris stamattina - ma si limita semplicemente a misure di salvaguardia in attesa di norme certe. Sarà, quindi, preoccupazione vera la vostra, colleghi dell'opposizione, per il pregiudizio che il provvedimento adottato dal despota Soru e dalla Giunta e la proposta di legge in discussione arrecherebbero allo sviluppo turistico, ma pochi in verità sono disposti a crederci. Sorge legittimo il dubbio che in molti casi si tratti non di analisi seria delle conseguenze, ma di volontà consapevole di travisare il senso e la portata del provvedimento in discussione. Ma si fa largo, anche, la sensazione che il grido di dolore, le più dure e accorate proteste di taluni non siano mosse dall'esigenza di salvaguardare l'interesse generale, ma faccia capolino qua e là anche qualche interesse particolare.

Il disegno di legge è coerente e perfettamente in linea con il programma della coalizione che i sardi, anche in Gallura, collega Sanciu - mi dispiace che non sia presente - hanno approvato col voto. L'esigenza di salvaguardia è dettata dal buonsenso prima ancora che da ragioni politiche ed interpreta, quindi, un sentimento molto diffuso tra la gente. Già in tempi non sospetti alcuni comuni - lo ricordava stamattina il collega Mattana - si erano messi in questa direzione. Io ricordo, per esempio, quello costiero di Loiri Porto San Paolo che nel dicembre 2003, in seguito all'annullamento di quel che restava dei piani territoriali paesistici da parte del TAR, adottò misure cautelari che permisero, di fatto, di congelare le zone F) turistiche e le zone C) di espansione non contigue alle zone B) comprese nella fascia dei due chilometri dal mare.

Quindi il disegno di legge non rappresenta in assoluto una novità. Sono ormai maggioranza, per fortuna, coloro che ritengono che la folle corsa alla costruzione di seconde case, spesso accatastate come alveari sui crinali delle nostre colline più prossime al mare, più che incentivare lo sviluppo turistico, come taluni pretendono di far credere, risponda a precisi interessi di imprenditori edili che con l'edilizia costiera hanno realizzato, e vorrebbero continuare a farlo, facili guadagni.

Come è noto nell'ottobre 2003 il TAR, accogliendo il ricorso presentato da talune associazioni ambientaliste, ha proceduto all'annullamento di ciò che rimaneva dei piani paesistici in vigore dal 1993, con la sola eccezione del piano territoriale numero 7 della penisola del Sinis. Una lettura delle motivazioni addotte dalle stesso Tribunale amministrativo, e contenute nella sentenza numero 1203 dell'ottobre 2003, offre interessanti spunti di riflessione in merito per un confronto sereno e costruttivo.

I giudici del collegio indicano due ordini di ragioni contrastanti con la corretta formazione del contenuto del piano in esame: la metodologia utilizzata nell'individuazione delle tipologie di interventi realizzabili nelle zone indicate e gli usi palesemente incompatibili con il grado di protezione ritenuto necessario, ammessi anche in zone dichiarate meritevoli di massima tutela. Sono gli stessi giudici ad affermare che le ampie categorie e tipologie di usi reputati come compatibili con un contesto le cui caratteristiche di bellezza naturale devono essere salvaguardate, sono in realtà di impatto e rilevanza tale da comportare, sia nel loro insieme che singolarmente prese, con gli elevati livelli di trasformabilità del territorio che consentono, il denunciato snaturamento delle caratteristiche naturali, ambientali e paesaggistiche che invece si afferma di voler conservare.

Un provvedimento, quindi, necessario e non rinviabile, non penalizzante ma valorizzante, che preserva da ulteriori insulti le zone più belle del paesaggio costiero ed al quale va riconosciuto il merito di arginare un grave e incombente pericolo: l'occupazione selvaggia di quelle aree che la cassazione dei piani paesistici ha reso facile preda della speculazione. Non di atti propri di chi ha una visione da fondamentalista della salvaguardia dell'ambiente si tratta, quindi, ma di chi ha il dovere di amministrare e quindi adottare provvedimenti con l'urgenza che la situazione richiede.

Onorevoli colleghi, voi dell'opposizione siete soliti accusare il presidente Soru di adottare provvedimenti ed atti esautorando il Consiglio, mortificando il ruolo e le prerogative dei consiglieri. La strumentalità delle vostre affermazioni è fin troppo chiara e ciò vi porta ad inevitabili e stridenti contraddizioni. Questo veniva rilevato opportunamente dal consigliere Pirisi ieri, nella presentazione della proposta.

Se il Presidente è presente lo accusate di condizionare il dibattito, se invece è assente lo accusate di non prestare adeguata attenzione e vi sottraete al confronto col solo fine di rinviare la soluzione dei problemi. Ciò lo comprendiamo, ma non lo accettiamo. Si possono e si dovranno dire tante cose sul ruolo del Presidente, o meglio dei presidenti, sui poteri che la legge conferisce ai presidenti (o governatori, termine che a voi suona meglio) e possono non piacere e non piacciono alcuni aspetti dell'attuale normativa, ma non l'abbiamo voluta noi, come è ben stato rilevato dal consigliere Uras.

Si potrà e si dovrà ragionare per il futuro sull'opportunità di introdurre i necessari correttivi di riequilibrio in merito; servano a noi e servono sicuramente a rafforzare la democrazia. E non è male che ciò venga sentito anche dal presidente Soru. Ma questa è altra storia, non è all'ordine del giorno e non c'entra niente con l'argomento in discussione.

Trattasi, quindi, dicevo, in genere di luoghi incontaminati e di rara bellezza, che scatenano i famelici appetiti dell'imprenditoria del mattone che, con la complicità di amministratori poco attenti spesso e poco lungimiranti, rischiano di provocare irreversibili danni al territorio. Le misure che s'intendono adottare non frenano lo sviluppo semplicemente perché il modello di sviluppo sul quale si è puntato ha già manifestato vistosi segni di crisi ed ha esaurito la propria azione propulsiva.

Questa legge - vorrei ricordarlo ancora all'onorevole Sanciu - non è anti-gallurese e non è neppure anti-Berlusconi; anche perché, come tutti ben sappiamo, il Presidente del Consiglio è al di sopra della legge, direi fuori dalla legge. Si vedano i lavori alla Certosa, privi di qualsivoglia autorizzazione, che offendono, questi sì, l'ambiente e i cittadini, sardi e non. Altro che il taglio dei pini della villa Soru, onorevole Artizzu! Se non vi facesse velo un atteggiamento dettato da apriorismi di parte avreste sicuramente evitato di gridare allo scandalo sul niente!

Si cita De Gasperi un po' a sproposito quando si afferma che politica vuol dire realizzare. E chi dice il contrario? Ma De Gasperi non faceva lottizzazioni. Questo Consiglio regionale, che è l'organo supremo deputato a legiferare e a dettare gli indirizzi in materia urbanistica, farà ciò nei tempi necessari, avendo a cuore solo ed esclusivamente gli interessi della Sardegna e dei sardi.

Il ruolo che la politica è chiamata a svolgere in questa delicata fase è, quindi, di fondamentale importanza; le critiche non propositive, così come i poco credibili timori sull'improbabile inclinazione al dispotismo del Presidente appaiono, oltre che risibili, prive di qualsivoglia utilità. Per questo il punto di partenza, superata questa fase, non può che essere la concertazione. Certo, occorre sedersi ad un tavolo e lavorare serenamente alla stesura del nuovo piano paesistico regionale, affinché le imprescindibili esigenze di sviluppo si contemperino con l'innegabile necessità di tutela del territorio, avendo consapevolezza però dell'impossibilità di perseguire le prime senza un'effettiva realizzazione della seconda.

È necessario lavorare con serenità, coinvolgendo nella formazione delle decisioni i vari soggetti istituzionali interessati, in primo luogo i comuni. Certo, i comuni. L'impegno del Governo regionale deve essere volto a far sì che il benessere, il progresso e lo sviluppo riguardi l'intero territorio della regione e non una parte di esso, perché non è di reale benessere, non è di vero progresso quella condizione sociale, economica e culturale che veda un solo angolo della nostra Isola indietro rispetto al resto del territorio. La vendita all'ingrosso di un'isola, già provata da troppe volgari brutture, non è che l'irresponsabile gesto di chi, nell'incapacità di scelte costruttive, delega al modernismo esasperato dello sviluppo fast food l'onere di liquidare una realtà così complessa ma interessante.

Solo nel corso dell'ultimo decennio sulle coste della Sardegna sono stati versati milioni di metri cubi di cemento, con una logica difficilmente compatibile con lo sviluppo e la lungimiranza. Tali interventi hanno modificato assetti geografici, economici e sociali, spesso non in positivo; molti paesi e villaggi costieri, che si allargano a dismisura nei mesi estivi, soffrono d'inverno le smagliature di un così repentino crescere e svuotarsi. Piccoli e in passato caratteristici centri sono cresciuti senza un adeguato sistema di servizi, con abitazioni addossate le une alle altre in stile "simil Valtur", in angoli di incomparabile fascino, oggi snaturati da un'architettura che ha come unico manifesto fine, accanto ad infiniti altri propagandati, il maggiore sfruttamento possibile dello spazio edificabile.

C'è la necessità di una politica che sia espressione di un progetto consapevole, veicolo di crescita reale e non più di improvvisati interventi buoni a fare cassa nel breve periodo, ma incapaci di assicurare garanzie per il futuro perché scollegati da un contesto più ampio di programmazione del territorio.

Le statistiche relative all'afflusso turistico degli ultimi anni nella regione mostrano un sensibile calo delle presenze sul quale sarebbe irresponsabile non interrogarsi, perché anche tenendo conto del peso della crisi economica in atto non possono sfuggire ad un'attenta osservazione le falle di un modello di sviluppo turistico che pretende di attirare i visitatori con il miraggio di una terra incontaminata e, contemporaneamente, svende le proprie uniche non rinnovabili risorse in cambio di guadagni sì immediati, ma destinati a ristretti gruppi di imprenditori e spesso forieri di danni irreparabili.

Le morfologie metropolitane imposte negli anni in alcune parti delle coste, i litorali presi d'assalto e i ritmi feriali non appartengono alla dimensione vacanziera in genere, né a quella sarda in particolare, ma hanno il merito di suscitare il confuso sospetto, arrivando in Sardegna, di essere sbarcati chissà dove, magari ad Ibiza. Se agli intelligenti investimenti degli anni Settanta hanno potuto seguire imbarazzanti progetti edificativi, tra il favore spesso ingenuo dei residenti, era perché lo sviluppo libera, e quello sviluppo doveva liberare da un'economia fatta di troppa fatica e deludenti avanzamenti, di poche opportunità e nessuna prospettiva. Spesso così non è stato.

C'è oggi invece il ragionevole dubbio che sia giunto il momento di liberarsi da certo sviluppo, che spinge verdi riserve di delizie ai margini di complessi architettonici, spesso mostruosi, obbrobriosi, che semplifica in un mediocre surrogato di folclore la lingua antica, la genuinità squisita della tradizione culinaria e la storia millenaria. Se invece di imbottigliare la Sardegna perché il mercato la compri, la srotolassimo in tutte le sue pieghe, valorizzando anche realtà poco conosciute dell'interno, recuperando il patrimonio abitativo esistente fatto di stazzi, di piccoli centri ed edifici dall'architettura sobria ed essenziale, ma bella, avremmo vinto la sfida con la mediocrità.

Io credo che sia questa la strada che noi dobbiamo imboccare, perché se così non fosse occorrerebbe prepararsi ad un'inevitabile perdita di competitività che ci porterebbe a sfidare il mercato turistico internazionale senza poter contare sulla qualità, ma unicamente sul lancio al ribasso dei pacchetti "tutto compreso". Non cercando, dunque, l'omologazione ai modelli rivieraschi con la lottizzazione anche degli arenili, ma valorizzando ed esaltando la nostra unicità e le nostre impareggiabili bellezze, possiamo immaginare per la nostra Isola un futuro meno incerto, in grado di riservare alle sue genti un livello di benessere e una qualità della vita migliore di quella determinata dai ritmi frenetici di un modello di sviluppo che c'è stato imposto. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, a me sembra quasi di rivivere una favoletta che veniva raccontata nei libri di filosofia quando parlando del mito della caverna, un noto filosofo greco cercò di spiegare con questa allegoria tante convinzioni errate che permeavano la società. Oggi, in quest'Aula, ho sentito infatti tante belle spiegazioni, tante affermazioni che in linea di principio sono giuste, ma che sembrano calate in un mondo diverso da quello reale.

Sentirmi infatti dire dalle parti più vicine agli ambienti - mi si passi il gioco di parole - degli ambientalisti, che bisogna tutelare le coste, che costituiscono il bene più importante della Sardegna, non mi meraviglia di certo; sono tutte affermazioni che sembrano ovvie e che sono sulla bocca di tutti. Però se poi andiamo a vedere cosa è successo negli ultimi trent'anni, senza andare lontano, nel Golfo di Cagliari, nella costa fino a Teulada (quest'ultima,, grazie a Dio, si è salvata perché c'erano sempre le tanto vituperate servitù militari) o di quella che va da Cagliari verso Villasimus, possiamo renderci conto di quale scempio è stato perpetrato.

Quindi è pacifica la necessità di stabilire delle regole che tutelino questo paesaggio, che tutelino questo bene che è stato fonte di crescita economica, sociale e culturale per la nostra Isola. Però noi, in quanto opposizione, abbiamo anche diritto di vedere cosa c'è che non va, quali sono le incongruenze, quali sono le contraddizioni. Non riesco pertanto a comprendere il comportamento del Presidente che, quando ha parlato il mio collega, è uscito dall'Aula. Con questo comportamento si è dimostrato molto sgarbato non tanto nei confronti del mio collega, ma nei confronti di tutto il Consiglio. Io non ho mai assistito ad una scena simile in più di dieci anni che rivesto la carica di consigliere regionale, e me ne dolgo perché il Presidente ha fatto male anche a sé stesso.

Vedete, cari colleghi, a voi si accusa di essere più realisti del re, più governatoristi del governatore, ma non è necessario ergersi a difensori ad oltranza anche quando non si è difensori d'ufficio, non si è avvocati di professione. Del resto il Presidente ha mezzi, qualità e capacità per difendersi da solo. Quando si sono spostati i termini del decreto da tre mesi a sei e poi a diciotto mesi si è commesso un atto illegittimo, perché in urbanistica si può decretare una volta, ma non si possono procrastinare in continuazione vincoli che non sono mai giusti. Ci sono zone della Sardegna vincolate in attesa che si realizzino tutti i miracoli possibili ed immaginabili che sono stati prospettati per quei territori, esistono vincoli da venti - trent'anni, sono stati addirittura creati parchi (basta andare a Capoterra per capire cosa è successo in quei monti) però gli atti conseguenti che questi vincoli hanno determinato ed imposto non sono mai rimasti.

Quindi, quando affermiamo che abbiamo paura che il provvisorio diventi definitivo, come succede spesso in Italia, non stiamo facendo soltanto opposizione, ma stiamo cercando di tutelare gli interessi e le aspettative del popolo sardo. Non è vero, infatti, che sulle nostre coste si proiettano soltanto le ombre minacciose di speculatori e delinquenti. Io ricordo benissimo, infatti, che poco tempo fa si formò una cordata per acquistare la Costa Smeralda, della quale faceva parte anche il Presidente della Giunta regionale. Ora io non penso assolutamente che il Presidente Soru sia un delinquente e che avesse intenzione di portare a termine chissà quale dannosa speculazione. Del resto ha acquistato anche altri terreni nella costa della Sardegna, meravigliosi peraltro, e nessuno ha mai affermato che sia un delinquente e che abbia aspirazioni di tipo delinquenziale.

Quindi, alla pari di quelle del nostro Presidente, le aspettative di altri imprenditori, grandi e piccoli, anche quelle di piccoli risparmiatori che hanno comprato un lotto di terreno per costruirsi la casa a Sarroch, o comunque nella fascia entro i due chilometri, sono meritevoli di tutela. Non è giusto, infatti, che il piccolo risparmiatore rischi di spendere altri cento, centocinquanta, duecento milioni, a seconda del tempo che passa (oltre a quelli spesi per l'acquisto del terreno), per colpa di un decreto che non ha tenuto in nessun conto le sue aspettative legittime, che tutto si può dire tranne che siano aspettative di tipo speculativo. Sono soltanto aspettative di una persona che vuole soddisfare una necessità primaria. In Italia, come tutti sappiamo, c'è la più alta percentuale al mondo di possessori di case, l'80 per cento delle famiglie italiane, e quelle sarde non sono da meno.

Quindi è giusto che le aspettative di questi cittadini non vengano gravemente danneggiate da un comportamento, a nostro modo di vedere (e credo anche a vostro modo di vedere se aveste una maggiore possibilità e libertà di espressione), improntato ad una decretazione affrettata che andrebbe riconsiderata. Per approvare una legge seria occorre infatti approvare prima i nuovi piani territoriali paesistici. Quelli annullati dal TAR richiesero, peraltro, mi si dice, cinque, sette anni, e non li avevamo predisposti noi, li aveva predisposti una Giunta precedente alla nostra. Lo stesso scempio delle coste non l'abbiamo autorizzato noi; i sindaci che hanno amministrato Quartu, Maracalagonis, Sinnai, Villasimius, Pula in questi anni non erano di Alleanza Nazionale. Viva Dio, non potete certo accusare noi di aver determinato quello che è successo!

È vero che i piani urbanistici comunali mancano in gran parte dei comuni, ma io non credo che tutti i sindaci che si siano avvicendati, nei paesi dove mancano i PUC anche i sindaci dell'interno, avessero l'aspettativa di agire in un clima di deregolazione totale per poter fare i propri comodi. Non credo che a Belvì, non credo che a Las Plassas, non credo che nei piccoli paesi dell'interno, i sindaci non abbiano approvato il piano urbanistico comunale per favorire chissà quali speculazioni. La verità è che la burocrazia ha impastoiato i comuni, la verità e che i comuni non dispongono dei necessari supporti di personale, la verità è che i comuni non sono stati messi nelle condizioni di operare.

Che poi in mezzo a questo bailamme i furbi, i capaci, le persone che avevano i mezzi e le conoscenze per poter portare a termine un PUC abbiano agito da disonesti è tutta un'altra faccenda; costoro dovrebbero essere puniti dagli elettori, dalla Magistratura, ove possibile, e maledetti da Dio e dagli uomini, perché chi approfitta della cosa pubblica per arricchirsi è veramente persona da maledire.

Comunque, arrivati a questo punto io credo che vi sia l'impossibilità totale nei prossimi anni di programmare. Gli ambientalisti puntano soprattutto sulla difesa dell'ambiente; ma anche la bellezza delle case che costruiamo è importante perché tutti abbiamo il diritto di vivere in case decenti, belle; i ricchi e i poveri. Invece abbiamo visto obbrobri sorti a pochi chilometri dal mare, a Sant'Elia. Uno scempio urbanistico realizzato da ingegneri (che non erano certo di destra) che hanno creato dei ghetti che ho visto simili soltanto nella periferia di Praga. Nonostante siano sorti a pochi chilometri dal mare nessuno si è stracciato le vesti.

Gli ambientalisti invece approvano il fatto che il Presidente della Regione abbia tagliato gli alberi in libertà, nel terreno della sua villa. Forse ha fatto anche bene, io odio i pini, non li avrei mai piantati, i pastori del nuorese sono anni che lo dicono, non avevano bisogno che arrivassero gli ambientalisti dal "Continente" a dire di tagliare i pini. Però se un mio paesano, un boscaiolo dovesse tagliare gli alberi senza un permesso gli infliggerebbero 50 milioni di multa e lo costringerebbero a cambiare mestiere; se questo lo fa un presidente della Regione..

PIRISI. (D.S.). E' fuori tema.

LIORI (A.N.). Non sono fuori tema, perchè tu lo sai bene Peppino perchè sei un architetto, lo stato positivo dell'edilizia di un territorio è un'importante indicatore economico. I sardi non investono in BOT, non investono, per antica abitudine, in azioni, investono nel mattone, nei terreni. Quando si blocca l'edilizia si blocca l'economia, quando si blocca l'edilizia si blocca il più importante volano contro la disoccupazione. Stiamo pertanto andando incontro ad un periodo di recessione, ad un periodo di disoccupazione e se non stiamo attenti...

(Interruzioni)

A Desulo non si fermano, anche questo è vero! Cosa posso dire? Posso dire soltanto che è tanto vero quello che dico, che anche la Lega delle Cooperative sostiene che esistono dei pericoli gravissimi: investimenti già in essere che provengono da finanziamenti pubblici nel settore dell'agricoltura, nel settore dell'artigianato, nel settore dell'industria e che hanno la sfortuna, in questo particolare momento, di ricadere in quei paesi che non hanno un PUC, che non si trovano nelle condizioni previste da questa legge. La realizzazione di opere pubbliche potrebbe restare bloccata per anni, per decenni, e noi agiamo così, a cuor leggero, come se fosse la cosa più normale e più naturale del mondo, come se i cittadini non avessero diritto ad essere tutelati nelle loro aspettative.

Voi, come consiglieri di maggioranza, dovreste avere più coraggio, dovreste, magari dopo aver discusso al vostro interno, dire al Presidente della Giunta regionale che così non si può andare avanti. Le leggi si approvano pensando e ragionando; non c'era bisogno di bloccare tutto perchè bloccando tutto, indistintamente, si bloccano anche opere, iniziative che veramente meriterebbero di essere portate a compimento.

Tutto questo non può essere sottaciuto; nessuno deve aversene a male, perchè fa parte del gioco della politica. Io ho visto Presidenti della Giunta regionale essere quasi insultati e dileggiati in quest'Aula, eppure non sono mai usciti, non ne hanno mai fatto una questione personale; nei confronti dei consiglieri hanno sempre mostrato il rispetto che assolutamente meritano in quanto componenti di quest'Aula. Nessuno fa della lotta politica un fatto personale, non siamo qui per dividerci, perchè a me il Presidente Soru non ha fatto mai niente di personale, del resto anch'io non ho beni nelle coste, non ho seconde case al mare, né intendo costruirmene, e penso che nella mia stessa condizione si trovino molti dei consiglieri di quest'Aula.

Certo, molti (alzino la mano se sono presenti) possiedono la casa al mare, magari se la sono costruita in campagna elettorale, in barba agli elettori che sono stati gabbati due volte: "passata la festa, gabbato lo santo" recita un antico proverbio. Chi ha la casa al mare, ce l'ha; chi c'è, c'è, chi non c'è, arrivederci! Signor Presidente, ho concluso; grazie per avermi ascoltato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, il dibattito che si è svolto in queste settimane si è caratterizzato per una forte ed eccessiva strumentalizzazione che non ha voluto tener conto dell'importanza del tema su cui ci si confronta in questi giorni. Non si è voluto accettare da parte dell'opposizione un confronto serio, basato su dati di fatto, su numeri reali, sulla realtà delle cose; tutto ciò anche per sfuggire a una grossa responsabilità: quella di non aver legiferato in materia, quella di non aver affrontato il problema per tempo, dando una risposta al vuoto normativo creatosi dopo l'annullamento della quasi totalità dei piani territoriali paesaggistici.

Personalmente non ho mai fatto parte di associazioni ambientaliste né ho mai apprezzato certi estremismi in questo campo, tuttavia rimango convinto che oggi la questione ambientale sia tra le prioritarie per la nostra Isola, così come credo che tanto ancora debba crescere la nostra sensibilità alle grandi problematiche relative all'ambiente. È di pochi giorni fa un articolo del Corriere della Sera sull'Albania, dove il premier di quel paese si esprime in questi termini: "Dobbiamo correre ai ripari onde evitare errori già fatti dalla vostra Italia, specie nel sud; dunque fermeremo l'abusivismo per varare un piano edilizio compatibile che possa sviluppare il turismo d'élite". Questo è quello che dichiara un premier di un paese che riteniamo più arretrato del nostro. Mi sembra che dobbiamo ancora crescere parecchio su queste tematiche.

L'Unione Europea ha attribuito priorità assoluta alla materia ambientale, allo sviluppo eco-compatibile, allo sviluppo sostenibile, ponendo al centro di ogni suo atto di programmazione i temi dell'ambiente, segno evidente dell'attualità e dell'urgenza del problema. Esso rappresenta, si sa, un punto nevralgico, sensibile e fortemente a rischio; è anche un nodo strategico del quale è necessario tener conto prima ancora di pensare a qualsiasi tipo di sviluppo del territorio. Un tema di questa portata non può essere sottovalutato né tanto meno sminuito con argomentazioni povere e superficiali, finalizzate solo a cavalcare la notizia sulle prime pagine dei giornali, di più certo avrebbe meritato il dibattito su questo provvedimento e migliore poteva e doveva essere il contributo della minoranza.

In Commissione si è svolto un dibattito, non c'è stata la cacciata della minoranza, vi è stato in un primo momento un atteggiamento corretto della minoranza, che ha aperto un dialogo con la maggioranza; necessariamente è cambiata la regia che ha dato altre indicazioni e ha voluto utilizzare strumentalmente tutte le questioni in campo, ponendo obiezioni pretestuose, e presentando mozioni prive di significato. A quel punto la maggioranza non è stata al gioco, ha fatto la sua parte, ha continuato il confronto e la minoranza ha abbandonato la Commissione. Questo non vuol dire che è stata cacciata, vuol dire che la minoranza ha scelto di rinunciare al suo ruolo, ha scelto di non voler offrire un contributo. Se ne è andata, e ha tenuto una conferenza stampa. Per me ha "toppato", ha sbagliato, ha aperto una scelta inadatta in quella situazione. Noi rispettiamo le scelte, ma nessuno può affermare che la maggioranza in Commissione non ha accettato il confronto; il valore ambientale e paesaggistico di una terra incontaminata quale la nostra rappresenta per noi sardi un bene inestimabile che vogliamo difendere con tutte le nostre forze.

Tutto ciò è chiaramente da inserire in un'ipotesi di crescita economica della Sardegna, di sviluppo della piccola e media impresa sui versanti dell'agro-alimentare, dell'industria, del turismo e di tutti quei settori che offrono l'occasione reale per un miglioramento possibile e necessario della vita dei cittadini, con un fine ultimo: diminuire la disoccupazione creando nuovi posti di lavoro. Uno sviluppo evidente che deve porre il rispetto dell'ambiente come valore irrinunciabile e la sua tutela come condizione necessaria perchè da questo dipende la qualità della nostra vita, perchè soprattutto da questo dipende la possibilità di uno sviluppo economico legato ai temi del turismo, perchè da tutto ciò, infine, dipende molto del nostro stesso futuro.

Il testo di cui oggi si discute in quest'Aula, riguardante le norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale, si inserisce pienamente in questo contesto, in chiara relazione alla questione della protezione delle nostre coste da un'edilizia speculativa. La ratio della legge è quella di istituire misure di salvaguardia nelle more della redazione dei piani paesaggistici regionali, tutto ciò a seguito dell'annullamento dei vecchi P.T.P.. Nel provvedimento si dettano anche le norme relative alle modalità di predisposizione dei piani paesaggistici regionale, recependo così il decreto legislativo numero 42 del gennaio 2004, il "codice Urbani".

Il provvedimento all'esame dell'Aula prevede delle norme di salvaguardia temporanea fino ad una nuova pianificazione. In questo momento è necessario contenere lo sviluppo edilizio se vogliamo operare una pianificazione seria: quindi le misure di salvaguardia si pongono come un'esigenza ineludibile. Il testo della legge proposto è il frutto di un intenso lavoro avvenuto in Commissione, è un testo discusso con le parti sociali, suscettibile, magari (e lo vedremo con l'esame dell'articolato) di ulteriori contributi, ma comunque rispondente - lo possiamo affermare sin d'ora - agli obiettivi centrali che esso si pone, ovvero:

1) dare immediata copertura a un vuoto legislativo;

2) proteggere le coste da uno sviluppo edilizio selvaggio e indiscriminato;

3) avviare l'elaborazione dei piani paesaggistici regionali;

4) adeguare la norma al decreto legislativo numero 42;

5) costruire un nuovo modello di sviluppo turistico sostenibile.

In questa fase dobbiamo lavorare per migliorare il testo, tenuto conto delle audizioni susseguitesi in Commissione e degli approfondimenti di queste settimane; sarà poi necessario, certamente, proseguire il percorso con un impegno straordinario della Giunta regionale, al fine di approvare nei tempi dati il piano paesaggistico regionale. Sarà necessario rispettare i tempi, come sarà necessario l'impegno della Commissione che dovrà lavorare ad una nuova legge quadro in materia urbanistica, quanto mai necessaria in un settore estremamente confuso e facilmente esposto all'appagamento delle più strane ed inaspettate esigenze.

Vorrei adesso esaminare alcune critiche mosse al provvedimento in esame. La prima concerne il presunto blocco dello sviluppo turistico. Essa nasce dalla convinzione che la Sardegna, con l'approvazione di questa legge, uscirebbe fuori dal mercato internazionale, causando danni incalcolabili alla nostra economia. Questa affermazione non solo mi pare esagerata, ma è priva di ogni fondamento, per un semplice motivo: la crisi del turismo in Sardegna è dovuta principalmente alla bassa competitività sui mercati internazionali dei nostri pacchetti turistici, il cui costo elevato non regge il confronto con il mercato internazionale. La competizione sul mercato delle vacanze è arrivata a livelli impossibili per i costi che vigono nella nostra regione, dovuti a motivi che tutti conosciamo: l'alto costo della manodopera e dei trasporti.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue SABATINI.) Non si sviluppa quindi il turismo aumentando solo il numero degli alberghi. Questo è uno dei motivi, non il solo certamente. Del resto dobbiamo ricordarci che i turisti vengono sulla nostra Isola non per gli alberghi, non per i bei villaggi, ma per la bellezza delle nostre coste, per l'incontaminata natura che la Sardegna offre.

Dobbiamo ripensare tutto il comparto turistico, dobbiamo lavorare per la riforma di questo settore, dobbiamo lavorare per potenziare i nuovi prodotti turistici che in Sardegna sono presenti. Gli insediamenti sulle coste, inoltre, prevedono principalmente l'edificazione di villaggi turistici e residence, secondo un modello che oggi soffre più di altri; soffre più di altri perché è superato da proposte diversificate che si stanno sviluppando nelle regioni italiane più attente alle nuove tendenze del mercato. I dati, gli studi e le statistiche in merito lo dimostrano abbondantemente.

Insomma, si offre nei villaggi un turismo omologato, uguale a quello di qualsiasi altra parte del mondo, dove però quel turismo viene offerto a prezzi più convenienti. In questo modo, per di più, si continuano ad incentivare le presenze nel solo periodo estivo, sottoponendo a dura prova il sistema dei trasporti con la Penisola, la viabilità interna, il sistema idrico fognario e tutti quei servizi già oggi non sufficienti a far fronte agli attuali carichi. Ed è qui che dobbiamo lavorare, nel sistema dei servizi, prima ancora di pensare all'aumento dei posti letto.

Non si può affermare poi che questa legge porterebbe ad un calo occupazionale nel settore edile. Cosa significa allora? Che dovremmo prevedere di costruire all'infinito per mantenere quei livelli occupazionali? Credo che questa tesi sia davvero impossibile da sostenere. Una soluzione efficace, piuttosto, sarebbe quella di incentivare maggiormente il recupero dei centri storici, delle aree urbane degradate, cercando di offrire così una risposta seria al problema.

Per quanto riguarda la programmazione negoziata, infine, il dato sbandierato dall'opposizione, che si è capito poi essere stato fornito dalla Confindustria sarda, a cui tra l'altro abbiamo richiesto la documentazione che giustificasse quella affermazione, senza avere avuto finora alcuna risposta, ci pare non solo esagerato e inattendibile, in quanto inserisce sicuramente in quella cifra persino la programmazione negoziata riguardante le zone interne (il contratto d'area di Ottana magari), ma anche superato dall'articolato proposto, in quanto ancora molti dei progetti di programmazione negoziata già avviati potranno essere portati a termine senza subire nessun ritardo, nessun rallentamento.

Esaminate dunque le ingiustificate questioni poste dalla minoranza, credo che il disegno di legge numero 20 rappresenti il concretizzarsi di un punto importante del programma della coalizione che governa questa Regione, programma nel quale viene affermata chiaramente la necessità di sospendere, per un periodo ritenuto utile per procedere alla pianificazione l'edificazione nelle coste della Sardegna. Questo è un punto importante del programma di centrosinistra col quale ci siamo presentati agli elettori. Esso soprattutto offre una risposta a un vuoto normativo e avvia un percorso importante per una nuova pianificazione urbanistica del nostro territorio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (Gruppo Misto). Signor Presidente, io credo che noi dobbiamo porci davanti al problema che il disegno di legge numero 20 vuole affrontare (quello dell'utilizzo e del futuro che intendiamo riservare alla Sardegna e alle sue coste) con lo stesso atteggiamento con cui ci poniamo davanti alla nostra immagine ogni volta che ci guardiamo allo specchio. Quella immagine, che ci piaccia o no, comunque ci rappresenta, così come le coste, il mare, il paesaggio, l'ambiente rappresentano un aspetto dell'identità della Sardegna nel mondo. Il gradimento della Sardegna nel mondo è legato e dipende da queste caratteristiche, perché sono quelle salienti che ne determinano il profilo estetico, ma anche il vissuto storico, culturale e sociale che tanto affascina e tanto richiama interesse e attenzione nel mondo.

Coste, ambiente, territorio, sono ciò che il Maschio Angioino è per Napoli o il Colosseo è per Roma, anzi per alcuni Roma è il Colosseo come Napoli è il Maschio Angioino. E così coste, territorio, ambiente, sviluppo paesaggistico e turismo sostenibile sono la Sardegna stessa, tanto da far sì che se questa perdesse tali caratteristiche si troverebbe con i connotati cambiati. E per quanto possa una fisionomia non piacere, certo è che quella con le sue caratteristiche e il suo profilo, determina l'essenza dell'identità, e la sua modifica ne determina la trasformazione. Insisto sul punto dell'identità perché questa, bella o brutta che sia considerata, deve essere comunque conservata. Ma non credo che abbiamo del territorio e del suo utilizzo una concezione astratta e fine a se stessa.

Noi non pensiamo alla Sardegna come a una sorta di Arcadia che oggi non esiste più e che non può esistere, svincolata dai bisogni quotidiani dei cittadini, ma anzi, proprio perché vogliamo farne uno strumento di ricchezza, un'occasione di lavoro e di aumento del PIL per i molti decenni che seguiranno, dobbiamo farne un uso responsabile e appropriato, senza danneggiarla, affinché permanga redditizia ancora per molti e molti decenni.

E' pertanto innegabile che perseguire tutto ciò significhi innanzitutto come prima cosa operare per salvaguardare e valorizzare l'identità della Sardegna; identità di cui tutti parliamo, ma alla quale nei fatti siamo pronti a rinunciare, e che sacrifichiamo alla prima occasione o per interessi economici di imprese più o meno forti o per interessi elettorali connessi a una più o meno imminente tornata elettorale. Bisogna pertanto fermare un attimo la partita e, a bocce ferme, stabilire cosa fare in un progetto unico regionale di armonizzazione e di equilibrio tra le varie parti del territorio. E' progettando uno sviluppo globale, magari anche differenziato nella sua tipologia e nella sua destinazione, che si ha garanzia di una distribuzione equilibrata delle risorse e dei benefici, delle opportunità di sviluppo appropriate per ogni territorio, considerato che il turismo è il settore trainante della nostra economica.

Sono poi d'accordo sul fatto che non ha senso stabilire l'inedificabilità entro i 200, 300 o 2000 metri dalla battigia; credo che in alcune zone 200, 300 o 2000 metri possano essere troppo, mentre in altre possano essere troppo poco se non si tiene conto della qualità del paesaggio così come è, e soprattutto così come verrà trasformandosi in base al progetto di sviluppo da predisporre. Dobbiamo perciò riprogettare la strategia per la globalità delle aree libere, verificare gli insediamenti legittimi già esistenti, favorire l'integrazione con le evenienze future, non penalizzare nessuno dei progetti e degli interventi previsti negli strumenti urbanistici che risultano non solo amministrativamente compiuti, ma anche semplicemente adottati, affinché la valutazione di impatto ambientale abbia esito positivo.

Su questo punto penso che sarebbe opportuna una riflessione, perché credo che sarebbe saggio e logico cercare di trasformare qualunque occasione di conflittualità e di tensione, che si è verificata in queste circostanze, anche la più piccola, riportandola ad armonia e a sintesi. Credo, pertanto, che questa norma permetta non solo di recuperare un ritardo, ma soprattutto di rimediare ad un disordine nato dal frazionamento e, in quanto tale, in contrasto naturale con una tutela paesaggistica programmata.

L'annullamento di tredici piani territoriali su quattordici non suscita pertanto sorpresa, anche se quell'unico giuridicamente rimasto in piedi a ben poco vale. Procediamo, quindi, e in tempi rapidi, a dare corso e attuazione piena di contenuti concreti al piano paesaggistico regionale, primo punto di un nuovo processo di sviluppo economico della regione. Processo di sviluppo che deve andare incontro alle esigenze e alle aspettative delle imprese lungimiranti e serie, e non a quelle "mordi e fuggi", perché le imprese serie sono le prime alle quali non conviene la razzia del territorio come alle stesse, prima che a chiunque altro, conviene un sistema ordinato invece che uno sconclusionato e scoordinato.

E' evidente che noi, affrontando questa discussione, stiamo iniziando soltanto la prima parte di un ragionamento, stiamo cercando di costruire semplicemente le premesse di un processo più ampio e più importante. Quando infatti il piano paesaggistico regionale potrà essere considerato in fase di completamento e pronto a una discussione e a una elaborazione nella sua globalità, in una globalità che tenga conto delle specificità di ogni territorio, esso potrà costituire il viatico e la premessa per un processo di sviluppo che partendo dal turismo e dalla integrazione con tutti i processi che adesso concorrono alla sua definizione (non ultimo anche quello recentemente affermato e conquistato della continuità territoriale, ma anche tutti i fenomeni legati alle compagnie low-cost) pervenga a un più generale sviluppo dell'intera economia della Sardegna.

E se ciò si realizzerà, non sarà ascrivibile alla sola attività del Presidente della Regione, al quale i colleghi del centrodestra puntualmente e costantemente si riferiscono, come se il Presidente della Regione fosse l'unico titolare della capacità di avanzare proposte su questi temi. Il Presidente della Regione ne è titolare quanto ne sono titolari gli altri partiti della coalizione del centrosinistra. Questi argomenti sono stati oggetto di un impegno diffuso in campagna elettorale, sul quale si è ritrovata, come dire, la convergenza della coalizione di centrosinistra; e pertanto ogni singolo componente di questa coalizione di centrosinistra è titolare e portatore di questa iniziativa e di questo proposito.

Allora, ciò che sarà approvato - e io credo che questo disegno di legge sarà approvato nella sua interezza - costituirà un valore e un merito per tutta la componente del centrosinistra, senza personalistiche vi possano essere rivendicazioni di meriti personali, senza battaglie di retroguardia e senza battaglie individuali, perché tutto questo non giova alla politica e non giova ai lavori di questo Consiglio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente e colleghi, avrei gradito la presenza dell'onorevole Soru, in quanto ispiratore degli ultimi atti in tema di urbanistica, ma accetto anche di parlare in sua assenza, come successe una volta in una chiesa di campagna, quando, dovendosi celebrare la messa e non essendoci il parroco, il rito venne celebrato dal sagrestano. Ora, non voglio paragonare l'assessore Sanna a un sagrestano, ma non essendoci il vescovo, noi siamo disponibili a parlare anche ai subordinati.

Mi ricollego subito alla famigerata, per alcuni, soppressione dei P.T.P. avvenuta prima a seguito di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nel 1998, e poi a seguito delle pronunce del TAR nel 2003. Ci fu allora chi gridò allo scandalo, all'allarme rosso e chi invece affermò che finalmente era stata fatta giustizia, in quanto, come ha detto giustamente l'onorevole Corda, i P.T.P. non erano uno strumento di tutela del territorio. Nella notte dei "lunghi pennarelli" (non so se avete mai sentito parlare di quando nelle sale della Giunta si segnalavano con i pennarelli le zone vincolate e quelle libere), non si badava, infatti, all'orografia, alla morfologia, all'idrogeologia del territorio, ma al diritto privato, cioè a chi era proprietario di un terreno o a chi lo doveva diventare o a chi aveva già un'opzione di acquisto. Per cui chi ha avuto, come me, il piacere di esaminare un P.T.P. e ha potuto constatare che alcune zonizzazioni scoprivano i confini catastali (cioè il terreno di La Spisa non va bene, quello attiguo di Sanjust invece è sottoposto a trasformazione) non poteva non ritenere che l'ispirazione del pennarello non fosse proprio delle più nobili, ma seguisse altri interessi.

Quindi bene hanno fatto prima il Presidente della Repubblica (ma nella sentenza il Consiglio di Stato) e poi il TAR ad abrogarli e male fa chi si preoccupa più di tanto della abrogazione. Infatti, non è che nel periodo di vigenza, cioè dal 1993 al 1998, il territorio sardo sia stato tutelato e non ci siano stati scempi, mentre dopo l'abrogazione la speculazione edilizia si sia scatenata; nella realtà non era cambiato niente. C'erano e ci sono altri strumenti, grazie a Dio, nella Regione Sardegna per governare il territorio. C'è il Comitato tecnico regionale per l'urbanistica, ci sono i comuni, ci sono gli uffici tecnici, c'è la Giunta regionale, c'è il servizio di vigilanza edilizia. Quindi tutte queste paure per la deregulation dell'urbanistica mi sembra che potessero essere considerate eccessive.

Io stesso da Assessore cercai di porre rimedio a questo vuoto normativo, non riuscendoci peraltro, prima con un disegno di legge e poi presentando emendamenti alla legge finanziaria. E proprio quella parte politica, che ora è maggioranza, mi disse: "Guarda, Assessore, questa è una materia talmente delicata che non si può rammendare presentando emendamenti alla legge finanziaria". Così gli emendamenti vennero ritirati in attesa di chissà cosa. Bene, io almeno li ho presentati, voi che avete "stoppato" me, avete invece consentito ad altri di normare con delibere di Giunta. Quindi, ciò che non era consentito quando eravate minoranza, è diventato legittimo adesso che siete divenuti maggioranza. Ma questo è solo per la cronaca.

Tra l'altro, nei vari tentativi esperiti dal sottoscritto e da qualche altro collega si partiva da una serie di vincoli, da una serie di norme di salvaguardia per arrivare ad una mediazione, facendo salvi, così, gli interessi meritevoli di tutela. Infatti, il vincolo riguardava solo la fascia entro i 300 metri dal mare, ed alcune opere (quelle in ambito urbano, quelle previste nei piani attuativi, le opere pubbliche e quelle che per loro natura non potevano essere diversamente localizzate) venivano consentite. Se si vuole costruire un depuratore, se si vuole costruire una stazione marittima, non si può costruire a 2 chilometri; sono opere che per loro natura devono poter essere costruite anche all'interno dei 300 metri. Non si potrebbero effettuare nemmeno gli interventi di prevenzione e tutela della salute pubblica, gli interventi di risanamento e disinquinamento, se la proposta della Giunta non venisse migliorata.

Nella mia proposta, inoltre, si attribuiva in concreto anche una certa rilevanza ai comuni, i quali erano chiamati, nell'approvazione del PUC, a redigere uno studio di compatibilità paesistico ambientale; invece adesso si parla delle autonomie locali, si parla dell'importanza dei sindaci e dei consigli comunali, ma, allo stesso tempo, si approvano le delibere di Giunta senza preventivamente interpellare nessuno di questi soggetti. Comunque la delibera di Giunta, delibera di Giunta, chiamata volgarmente "decreto salvacoste", è stata impugnata, quindi sarà il giudice a decidere sulla legittimità, però mi sia consentito di esprimere ugualmente qualche considerazione in merito.

La delibera è stata adottata sulla base dell'articolo 14 della legge numero 45 del 1998, che prevede che per comprovati motivi di urgenza la Giunta regionale possa deliberare provvedimenti idonei ad inibire o a sospendere interventi edilizi in aree pubbliche o private.

Però è difficile credere che l'urgenza arrivi solo otto anni dopo l'annullamento dei primi PTP. Inoltre l'articolo 14 circoscrive l'operatività della delibera di sospensione, essendo un rimedio extra ordinem, quindi eccezionale, a determinati casi specifici.

Per esempio: lo dico per l'onorevole Cugini che conosce bene Capo Testa; se un impresario volesse costruire un grattacielo a Capo Testa, il Presidente della Regione e l'Assessore dell'urbanistica col loro decreto potrebbero impedirglielo perchè devono preservare i valori paesaggistici da interventi specifici. In questo caso, invece, ci si sta sostituendo al pianificatore, che per legge dovrebbe essere il Consiglio regionale. Teoricamente infatti la Giunta avrebbe potuto disciplinare per tre mesi tutto il territorio regionale, perchè se può farlo nella fascia dei due chilometri dalla costa, lo potrebbe fare anche per tre, per quattro, per cinque chilometri dalla costa; il discorso non cambierebbe.

Incomprensibile è poi che si facciano salvi i PUC adottati in coerenza dei P.T.P.. Come fa uno strumento urbanistico ad essere coerente con un P.T.P. che il Tribunale amministrativo ha dichiarato illegittimo? A questo dovrete rispondere voi che siete maggioranza, perchè io non riesco a capirlo. In questo modo un cittadino che non ottemperi ad una sentenza del TAR diventa un cittadino che segue la legge. Inoltre, poiché l'articolo 20 della legge nazionale 28 febbraio 1985 numero 47 costituisce una norma penale in bianco, l'onorevole Soru e la Giunta inserirebbero, di fatto anche fattispecie di diritto penale, sostituendosi pertanto al Parlamento. È vero che l'onorevole Soru si intende anche di diritto internazionale, di difesa, sfratta le basi militari americane, eccetera (tutto gli è consentito, per carità, può darsi che abbia anche ragione) però un minimo di coerenza con le leggi, almeno quelle vigenti, sarebbe auspicabile.

Inoltre, questa delibera di Giunta viola l'articolo 97 della Costituzione in quanto non può l'Amministrazione pubblica incidere con turbative di mercato sul valore dei terreni, perchè sicuramente - questo credo lo sappiamo tutti - ora un terreno situato dentro due chilometri dalla costa vale sicuramente meno di tre mesi fa, mentre un appartamento, una villa già costruita in quella fascia varrà almeno il 30 per cento in più. Non è compito di un'Amministrazione pubblica turbare il mercato; l'Amministrazione pubblica deve applicare le leggi e tutelare il cittadino.

Concludo proponendo, lo farò anche con la presentazione di un emendamento, di inserire una somma per aumentare i massimali della responsabilità civile dei componenti la Giunta, in modo che il rischio del risarcimento del danno venga trasferito sulle compagnie di assicurazione, che sono molto più veloci nel pagare. Perché? Voi sapete che la responsabilità civile degli amministratori deriva dalla colpa degli amministratori, e la colpa può presentare diverse sfumature; c'è la negligenza, c'è l'imperizia, c'è l'imprudenza, c'è l'inosservanza di leggi e regolamenti. In questo caso, onorevole Sanna, credo che il provvedimento debba considerarsi almeno imprudente, perchè almeno ai diritti acquisiti, alle opere già iniziate, a coloro che hanno investito - sempre che la proposta di legge non venga modificata - dovrebbe essere garantita una maggiore tutela.

Non dobbiamo pensare solo a noi, che non abbiamo di questi problemi, grazie a Dio, dobbiamo pensare che ci sono persone che vantano diritti acquisiti legittimamente. Quindi - per questo rivolgo un invito sicuramente disinteressato - occorre correggere dove si può la proposta in modo da tutelare maggiormente almeno i diritti acquisiti. Se non lo facciamo noi, lo faranno in Tribunale. Non ci possiamo permettere il lusso di fare tutto e il contrario di tutto.

Preannuncio quindi - sempre per il bene che voglio ai componenti della Giunta - la presentazione di un mio emendamento aggiuntivo, e comunque chiedo a tutto il Consiglio di intervenire in termini migliorativi, non eccessivamente proibizionistici, in modo mediatala addivenire ad una mediazione tra l'esigenza di tutela del territorio, alla quale teniamo tutti, e un minimo di elasticità, che consenta di non bloccare del tutto la macchina urbanistico-edilizia regionale, mettendola almeno sulla retta via.

CUGINI (D.S.). Ti hanno sostituito da Assessore perché non erano d'accordo con te? Hanno nominato il tuo direttore.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Franco. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Fra galluresi e poi… Prego onorevole Sanna.

SANNA FRANCO (D.S.). Signor Presidente, in questi giorni in quest'Aula si discute su un tema di grande rilievo politico, economico e sociale. Da settimane i quotidiani e i mass media hanno conferito grande risalto prima alla delibera del 10 agosto e poi alla proposta di legge che oggi stiamo discutendo. Penso sia necessario adoperarsi per confrontarsi su un tema che, senza remore, reputo sia uno dei più sentiti dai sardi. Naturalmente bisogna entrare nel merito e non fermarsi agli slogan o continuare a fare propaganda come si è fatto in questi mesi, distorcendo i contenuti della delibera del 10 agosto.

E' ovvio, ma va ripetuto, che questa non è la legge urbanistica; ciò di cui stiamo parlando - anche questo è chiarissimo ma va ripetuto - sono norme, come dice il testo, urgenti di provvisoria salvaguardia, e sottolineo provvisoria. Chi legge i quotidiani in questi giorni recepisce che ci sarà il blocco nella fascia dei due chilometri dalle coste e che sarà definitivo. Questo, secondo me, è perché si cerca con la complicità di qualche giornale di fare propaganda, urlando al catastrofismo, dando informazioni volutamente incomplete. La mancanza di regole ha imposto l'urgenza del provvedimento che tende alla tutela degli interessi generali e non, come si cerca di far credere, ad instaurare un regime di inedificabilità totale.

A pagare la mancanza di regole non sono stati certo i grandi investitori o in genere gli speculatori che hanno più volte manifestato interesse per la Sardegna e le sue coste, ma i piccoli imprenditori sardi, le famiglie che spesso hanno visto infranti i propri progetti, pur se piccoli, di crescita economica del nucleo familiare. L'incertezza, la mancanza di regole chiare, i P.T.P. spesso basati su cartografie vecchie, che non tenevano conto delle situazioni reali dei territori, l'inerzia di qualche Amministrazione comunale hanno creato una serie di casi sociali che spesso sono sfociati in piccole lotte locali, in incertezze amministrative, nel blocco complessivo dello sviluppo di alcune realtà locali.

I soggetti che fanno audience in materia di urbanistica sono troppo spesso i grandi investitori, il cui obiettivo è solo quello di cementificare, o gli pseduo economisti, con una visione dello sviluppo turistico arretrata e figlia di vecchie concezioni basate sulla centralità dei tour operators e non sulla centralità della Sardegna e delle sue potenzialità complessive di offerta turistica. I cittadini sardi, le famiglie che spesso hanno basato sui propri piccoli possedimenti strategie per la propria crescita economica e sociale, sono ancora in attesa di una chiarificazione delle regole, di una certezza di diritto. Nel frattempo in Sardegna, come ho accennato prima, sono cadute Amministrazioni comunali, si sono verificati eventi criminosi, si è lacerato un sistema sociale che, nel tentativo di uscire da una economia tradizionale e per molti aspetti non più redditizia, cercava di evolversi e crescere.

Abbiamo detto e scritto che, partendo dal fatto che c'è stato l'annullamento dei tredici su quattordici piani paesaggistici, c'è la necessità di ripristinare la legalità. Sono parole grosse, ma questa è la realtà. Trovo normale che l'opposizione sostenga che non c'è urgenza, visto che quanto stiamo facendo oggi l'avrebbero dovuto fare loro in cinque anni, come ha dimostrato poc'anzi l'onorevole Biancareddu. L'opposizione di oggi, maggioranza di ieri, ha sempre affermato la necessità di intervenire dopo l'annullamento dei P.T.P., ma volutamente tutto è sempre rimasto a livello di intenzioni.

C'è poi da sottolineare che, per oltre quattro anni, hanno convissuto in Sardegna due discipline giuridiche differenti, e i comuni potevano operare in materia paesistica in modo diverso; c'era chi doveva attenersi ai P.T.P. e chi ai vecchi piani regolatori generali (P.R.G.) e quindi le volumetrie variavano non in base a norme certe, ma ad interpretazioni e in qualche caso a giochi di prestigio. Ho notato che chi grida di più all'attentato all'indipendenza e alla dignità calpestata dei comuni sono proprio quei sindaci che hanno fatto dello strumento della deroga il loro normale modo di lavorare. È chiaro a tutti che senza il PUC in troppi hanno, in questi ultimi anni, esercitato un potere discrezionale che ha prodotto molte distorsioni e tensioni. Credo che questa maggioranza non stia facendo altro che rispettare ciò che era scritto nel programma e ciò che ha sostenuto nelle piazze. In particolare sta ponendo le premesse per fissare regole certe e uguali in tutto il territorio della Sardegna.

È importante - come hanno fatto in molti - ricordare che bisogna anche adeguarsi alla sopraggiunta normativa nazionale in materia di tutela del paesaggio. Questa normativa impone alle regioni, entro quattro anni, di redigere o adeguare i piani paesaggistici, pena un intervento sostitutivo da parte dello Stato. C'è quindi da fissare una normativa per la fase transitoria, ed è ciò che si sta facendo. L'opposizione cerca di far ricadere tutte le colpe e tutti i mali degli ultimi decenni prima sulla delibera del 10 agosto ed ora su questa proposta di legge, come se la crisi del turismo balneare, la disoccupazione, il mancato sviluppo siano tutti mali da addossare a questa legge e a questa maggioranza.

La verità è nei fatti, cioè sotto gli occhi di tutti. Lo sviluppo basato sul turismo balneare, ed in particolare sul turismo dei grossi villaggi, è fallito. Spesso nei grandi insediamenti, negli alberghi e nei villaggi i turisti non consumano un grammo di prodotto locale, non lasciano nessuna ricchezza. Le prospettive penso saranno anche peggiori perché i paesi sottosviluppati ci faranno, in questo tipo di turismo, una concorrenza spietata, grazie soprattutto al basso costo della mano d'opera. Abbiamo anche detto che i turisti vengono in Sardegna per l'unicità del nostro paesaggio e del nostro ambiente, che è sano e incontaminato, e lo vogliono così. Dobbiamo salvaguardare questa nostra ricchezza. Se continueremo a devastare l'ambiente, il turista non avrà più motivo di venire in Sardegna, ed i nostri figli non avremo più ragioni per restarci.

La domanda di turismo, come abbiamo verificato anche dai dati di quest'ultima stagione, è profondamente modificata. I dati parlano di una flessione del trenta per cento nelle strutture alberghiere tradizionali, mentre hanno retto bene l'agriturismo di qualità. Negli ultimi anni va sviluppandosi una forma di turismo alternativo a quello attratto dal sole e dal mare; è notevolmente aumentata la domanda di un turismo culturale, enogastronomico, archeologico, ambientale e così via. Chi opta per questo tipo di vacanza pretende una natura incontaminata e paesaggi stupendi.

Se vogliamo incrementare uno sviluppo turistico di tipo differente da quello estivo, che consenta di allargare la stagione a quasi tutto l'anno, e quindi di apportare occupazione duratura e benessere economico, bisogna mantenere integro il territorio. Da queste riflessioni è nata la consapevolezza che la speculazione e l'abusivismo devono essere fermati prima che rendano irreversibile in molte zone il deterioramento dell'ambiente.

C'è chi ormai teorizza la monocoltura turistica cercando di buttare a mare tutto l'esistente, quel poco di industria, di agricoltura, di pastorizia, di artigianato che abbiamo. C'è chi cerca, ad esempio, nella mia zona, l'Ogliastra, di far diventare il porto di Arbatax un porto esclusivamente turistico, tagliando fuori, così, l'industria e il commercio. Questo secondo me costituirebbe un danno irreversibile per un territorio in cui la disoccupazione rappresenta già una grossa piaga. Inoltre, grazie ai frequenti condoni si è formata in molti, in questi anni, la convinzione che prima o poi ci interverrà un'altra legge che sanerà tutti gli abusi e tutti i danni. E ciò ha determinato un notevole incremento del fenomeno dell'abusivismo.

Da tutte queste considerazioni secondo me è maturata la consapevolezza che bisogna fermarsi prima che sia troppo tardi. Non è sicuramente vero che il provvedimento preso abbia un intento persecutorio e punitivo. C'è quindi la necessità di uno studio accurato della realtà, di una fotografia del territorio, di una possibilità di analisi su dati veritieri che ci permettano di non incorrere in danni irreparabili, ma in particolare di stabilire, in tutto il territorio della Sardegna, le stesse regole, lo stesso trattamento, al contrario di quanto è accaduto durante la passata legislatura.

Abbiamo bisogno di una legge urbanistica nuova che si basi su un PTR nuovo e completo, che valuti attraverso una seria pianificazione, delegata in parte ai comuni e alle province, le reali situazioni in cui versa il territorio, gli elementi di compromissione, le strategie di sviluppo delle singole zone. Bisogna tener presente che il territorio sardo non è un tutt'uno, che vi sono aree differenti a differenti vocazioni di sviluppo, che la materia urbanistica è regolata da una miriade di leggi disorganiche e frammentarie, prive della necessaria visione di insieme, che non esiste a tutt'oggi una chiara e univoca attribuzione di competenze ai diversi livelli territoriali di governo. A questo proposito, forse, sarebbe opportuno che la Regione appena possibile si dotasse di un testo unico sull'urbanistica.

Bisogna tener presente che sussistono nella nostra Isola diverse velocità di sviluppo, con territori che hanno già conosciuto percorsi di crescita turistica e che quindi si trovano in posizioni di vantaggio rispetto ad altri. Valutare sotto un profilo sociale le problematiche legate all'urbanistica significa tentare, attraverso la politica con la "P" maiuscola, un riequilibrio economico, offrendo la possibilità di esaltare le tante potenzialità dei territori regionali e delle sue popolazioni.

Rimango fermamente convinto che se si affronteranno i problemi, come oggi stiamo facendo, le soluzioni si troveranno. Se questa legge è vista come il primo passo verso regole generali atte a favorire uno sviluppo sostenibile complessivo, di qualità, che generi occupazione certa e duratura, credo si possa affermare che il vero momento di confronto tra maggioranza ed opposizione debba essere rimandato alla legge di riordino generale in materia di urbanistica. Si lascerà indietro la propaganda di questi giorni e la sfida sarà quella della politica vera.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Matteo. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, signori e signore della Giunta, mi dispiace che il Presidente Soru non sia in Aula, comunque parlerò con colui che ormai è l'interlocutore principe della Giunta: l'Assessore Gian Valerio Sanna. Io avevo preparato un altro tipo di intervento, ma dopo aver seguito i contributi di chi mi ha preceduto durante la giornata, ho ritenuto opportuno modificarlo.

Premetto subito che credo che il tema di oggi, collega Sanna, non possa essere estraneo ad una rivisitazione e ad una riconsiderazione più complessiva dell'identità della Sardegna, e preciso anche che sono molto preoccupato e sconcertato. Sconcertato e preoccupato per due motivi. Intanto perché oggi apprendiamo che è sparito dal vostro dizionario quel vocabolo tanto amato e tanto caro ad una certa classe politica che risponde al nome di "concertazione".

La concertazione per voi non esiste più, è sparita; tanto invocata e tanto acclamata nella passata e nelle precedenti legislature, oggi è svanita nel nulla. Non avete tenuto conto delle istanze dei territori, territori calpestati anche nella dignità. Non avete tenuto conto delle istanze delle assemblee elettive, delle singole entità locali. PUC legittimamente approvati, discutibili quanto volete, ritenuti carta straccia da autorevoli esponenti della coalizione di centrosinistra.

Noi abbiamo una concezione diversa; una concezione diversa dell'urbanistica una concezione per fortuna diversa del turismo, dello sviluppo economico in generale, voi ne avete un'altra. E se è vero che, come si leggeva su uno dei vostri manifesti: "Gli alberi si riconoscono dai frutti", sottintendendo che, a parole, tutti difendono l'ambiente, tutti credono nell'identità sarda, tutti creano a parole posti di lavoro, allora mi sembra proprio che i primi frutti di questi alberi siano nocivi per i sardi e per le future generazioni.

Aggiungo anche che il territorio meritava più attenzione, meritava più attenzione perché noi sappiamo e riteniamo che la politica nasca dal territorio, e su un tema così importante come quello urbanistico, dal quale dipende il futuro della Sardegna e delle sue nuove generazioni, senza il territorio riteniamo che non ci sia politica. Il territorio come luogo della politica non è definibile nei suoi confini; va dalla frazione alla città passando per i mille campanili della Sardegna, ma è nel territorio che noi facciamo la politica; nel territorio ci sono donne e uomini che lo sanno interpretare e che lo rappresentano, come donne e uomini sono presenti in questa Assise. Donne e uomini che sanno parlare con i cittadini ed in loro nome propongono leggi e rappresentano le loro istanze. E credo che proprio queste istanze, in questa legge che stiamo discutendo, non siano rappresentate e non siano soprattutto tutelate.

E' una legge urbanistica del territorio quella che noi vogliamo, una legge urbanistica che parta dal consenso delle popolazioni interessate e che trovi il suo fulcro nella condivisione, nella tenace promozione della comunità e del territorio, ben sapendo che non vi è sviluppo e promozione se essi non sono complessivi, se cioè i più deboli non ne traggono benefici, i giovani speranze per il futuro, gli anziani certezze per la loro età, e tutte le forme di lavoro la loro piena espressione. Il territorio sviluppa e regredisce nel suo insieme e dunque ritorna la visione dell'interesse generale.

Questa legge è nata senza una concertazione, è nata da un'imposizione, quasi calata dall'alto o, meglio, calata d'imperio da una persona o da poche persone; e noi siamo preoccupati perché riteniamo che possa compromettere, addirittura in maniera irreversibile, l'economia del nostro territorio.

È notizia di questi giorni che numerosi imprenditori stanno pensando di ritornare indietro, di fare marcia indietro su progetti di consistenti investimenti da realizzare su tutta l'Isola. E se gli imprenditori scappano, io mi domando che cosa faranno i miei coetanei, cosa farò io, cosa farà chi ha avuto la fortuna come me di conoscere direttamente gli aspetti più suggestivi e singolari della natura, del paesaggio della Sardegna, che le generazioni che mi hanno preceduto e che ci hanno preceduto ci hanno lasciato in eredità.

Io credo che non esista un ambientalista di sinistra e un non ambientalista di destra, oppure un più ambientalista di destra e un più ambientalista di sinistra, tutti siamo ambientalisti. Credo che a nessuno piaccia vivere in una città cementificata o in un territorio occupato da grattacieli, da strutture brutte e fatiscenti. Credo che a tutti piaccia il bel paesaggio, a tutti piaccia l'ambiente sano, a prescindere dalla collocazione politica che ciascuno di noi ha, e su questo credo che ci sia poco da discutere.

Io, collega Sanna, ho seguito con attenzione il suo intervento, e devo dire che grazie al turismo molti territori hanno avuto la fortuna di crescere, hanno avuto la fortuna di aprirsi a nuove culture, hanno avuto la fortuna di arricchirsi, e per chi come me proviene da un territorio, quello gallurese, per il quale il turismo ha costituito una vera manna dal cielo, credo che avvallare considerazioni come quelle che ho sentito stamattina in quest'Aula sia veramente triste.

Io ho sostenuto all'inizio del mio intervento che il tema di oggi non può essere estraneo ad una rivisitazione globale e ad una considerazione complessiva dell'identità della Sardegna. La tutela e la valorizzazione delle coste e dell'ambiente implica la necessità di riconsiderare l'identità attuale della Sardegna; la modernità, infatti, è giunta nell'Isola più sotto le spoglie del turismo che sotto quelle dell'industria.

Il turismo di massa ha contribuito anche a rompere simbolicamente quell'isolamento di cui parlavo. È stato veicolo di scambi, di contatti umani oltre che fonte di risorse economiche, e ha contribuito alla riscoperta contemporanea anche del paesaggio, ha determinato una forma nuova e contraddittoria di accostamento alla natura, un'esperienza vissuta sia come perdita e sia come risorsa, non soltanto economica ma anche antropologica e culturale.

Così come un mio professore, diceva: "non scrivo sopra i muri: A foras sos italianos", anch'io penso che il turismo ci abbia dato veramente una mano. E con questa legge noi non stiamo offrendo una mano allo sviluppo turistico, non stiamo dando una mano a quegli investitori che guardano con grande attenzione alla nostra realtà, alla nostra bellissima Sardegna, alle nostre bellissime coste. E' vero che come sardi abbiamo il dovere di tutelare, di salvaguardare il nostro patrimonio ambientale, ma è anche vero che questo non lo si fa di certo mettendo lacci e laccioli, facendo scappare i nostri investitori, e soprattutto impostando il problema in termini di distanza dalle coste piuttosto che di tipologia edilizia e di interesse generale.

Io concludo citando una frase di Churchill, il quale, riferendosi ai laburisti, in un suo intervento disse: "Siete come Cristoforo Colombo. Siete partiti senza sapere dove andare. Siete arrivati e non sapete dove vi trovate e fate in modo che a pagare il viaggio per voi sia qualcun'altro", con una grande differenza: Cristoforo Colombo scoprì l'America, il Presidente Soru ha scoperto che a Santo Stefano ci sono gli americani.

PRESIDENTE. L'onorevole Sanna Paolo Terzo non è in Aula e decade.

È iscritto a parlare il consigliere Floris Vincenzo. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori e onorevoli colleghi, credo che non sia corretto e tanto meno utile, per arrivare ad una seria discussione sul testo di legge unificato contenente norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale, usare toni apocalittici sugli effetti devastanti che questo produrrebbe in Sardegna, paragonandolo alla malaria, per descrivere, a tinte fosche, la migrazione biblica che si determinerebbe dalle coste verso l'interno se passasse questo provvedimento, o a sciocchezze di questo tipo.

Sarebbe facile rispondere, ed anche con ragione, se si scendesse a questo livello di confronto, affermando che l'intenzione di qualche sindaco del centrodestra in un importante comune costiero di aumentare di un milione di metri cubi le volumetrie del proprio PUC accelererebbe il processo di spopolamento delle aree interne creando un effetto distruttivo dal punto di vista economico e culturale, determinando quello che molti studiosi chiamano "catastrofe antropologica"; ipotesi questa, come sapete, più che fondata e per niente peregrina.

Noi vogliamo comunque che la discussione si avvii su un binario di confronto vero, evitando toni "fegatosi" che possono servire, quando non si hanno argomenti credibili, a sviare il dibattito per incanalarlo in un semplice scontro verbale che potrà interessare probabilmente qualcuno, ma non sicuramente tutti quei sardi che si aspettano, su questo problema, da parte nostra, decisioni chiare e leggibili.

Questo testo di legge - va ricordato - non rappresenta lo strumento di questa Giunta e di questa maggioranza per tagliare le gambe allo sviluppo turistico; voglio ricordarlo all'onorevole Matteo Sanna che per ultimo ha parlato e ha adombrato questo tipo di pericolo. Chi fa questa considerazione non rispetta non solo il lavoro svolto dal Presidente della Commissione urbanistica, dai membri della maggioranza di quella Commissione, ma anche il contributo che inizialmente avevano garantito i componenti della minoranza. Il testo licenziato dalla quarta Commissione ci permette di colmare in Aula un lungo vuoto di regole, che stava rischiando di determinare una situazione di ingovernabilità in materia di tutela del paesaggio. Per questo era impellente definire un percorso normativo in materia di pianificazione territoriale paesistica, che mettesse ordine su tutta la materia e permettesse la definizione di un'unica disciplina giuridica.

Su questo non si può far finta che niente sia successo a partire dal 1998, quando vennero cancellati, in accoglimento di un ricorso amministrativo, sette dei quattordici piani territoriali paesistici. Successivamente vi fu, come è stato ricordato, la pronuncia del TAR Sardegna che, nell'ottobre del 2003, annullò sei dei sette piani restanti, sopprimendo, di fatto, tutta la pianificazione regionale e quella comunale. La Regione Sarda ha quindi l'obbligo oggi, tenendo anche conto del decreto legislativo numero 42, di dotarsi di uno strumento di salvaguardia. Sulla tutela ambientale la stessa Unione Europea pone questo problema come prioritario all'interno di una politica di sviluppo sostenibile.

Abbiamo deciso di prendere seriamente in mano questa tematica, non per bloccare in eterno, come scioccamente continua a ripetere qualcuno, il settore, ma per definire un modello di sviluppo compatibile con le esigenze della Sardegna. Sono convinto che questa scelta non solo sia utile, ma necessaria e non più rinviabile. Se concordiamo tutti sul fatto che il piano urbanistico di coordinamento territoriale sia il principale strumento di pianificazione territoriale, di esclusiva competenza regionale, che dovrà essere varato in un arco temporale che può essere di diciotto mesi, ma anche (lo dicevo all'onorevole Cugini) in un tempo molto più limitato, e dove si dovranno definire gli indirizzi programmatori per tutta la pianificazione sia di livello regionale che provinciale e comunale, è chiaro che questo rappresenterà la vera sfida, il vero terreno di confronto dei prossimi mesi fra maggioranza e opposizione.

In questo modo si potrà definire il documento di indirizzo che dovrebbe portare alla redazione del piano di assetto e coordinamento territoriale, e alla conferenza di programmazione aperta a tutti i soggetti pubblici e privati su cui concertare (questa parola non l'abbiamo dimenticata, onorevole Sanna) gli obiettivi da perseguire con la redazione del piano urbanistico di coordinamento del territorio. Il testo unificato di oggi è funzionale a questa impostazione ed al raggiungimento di questo obiettivo, ed è quindi lo strumento che giustamente si è deciso di utilizzare per fermare il gioco, per cominciare a definire legislativamente quelle certezze giuridiche che oggi sono complessivamente assenti nella nostra Isola.

Il compito di quest'Aula è quello di non svilire il dibattito ma di restituire alla politica il suo ruolo più alto, assumendosi le responsabilità di approvare scelte chiare che puntino a offrire alla nostra Isola non delle soluzioni tampone ma uno sviluppo duraturo, reale, che metta in primo piano l'interesse collettivo delle nostre comunità. Noi abbiamo deciso, come maggioranza, di portare avanti con fermezza e convinzione, senza concedere sconti a nessuno, un'azione di governo che non sollevi inutili polveroni, ma che realizzi concretamente il programma che abbiamo presentato ai nostri elettori.

Per noi la crescita economica non può mettere in subordine la salvaguardia della qualità ambientale, perché non può esserci nessun contrasto tra queste due primarie esigenze. Sono convinto che se noi oggi disperdessimo una delle poche ricchezze che ci sono rimaste e non valorizzassimo questo preziosissimo capitale naturale - che, bisogna ricordare, non è un bene statico, perché è quello che più di tutti gli altri cresce e si rivaluta - commetteremmo un errore storico imperdonabile e comprometteremmo il futuro - l'abbiamo ripetuto fino alla noia - delle nuove generazioni.

Se non si governa il territorio - che, è bene ricordare, non appartiene ad un singolo comune o a un pugno di sindaci, ma le coste e tutte le nostre bellezze naturali appartengono al popolo sardo e all'intera umanità - si rischia, con scelte sbagliate, di creare gravi danni economici e sociali. Forse è venuto il momento, su questo problema, di iniziare ad intrecciare le varie esigenze delle zone costiere e delle zone interne per modellare un sistema integrato di sviluppo, perché se non teniamo conto, nella definizione di un nuovo modello di crescita, delle ricadute complessive che questo deve determinare, rischiamo di creare una situazione di disuguaglianza con zone ricche e zone marginali destinate alla decadenza. Forse è venuto il momento di chiedere anche ai sindaci delle aree dell'interno che cosa ne pensano di tutta questa partita.

Il modello che molti "sponsorizzano" passa attraverso una tumultuosa crescita turistica per planare, alla fine, dopo aver logorato e oltraggiato il territorio, verso un irreversibile declino. I dati sul turismo - vi ricordavano altri prima di me - ci mostrano le prime avvisaglie di sofferenza. Io non sono abituato, per mia natura, a drammatizzare le situazioni, e non sono nemmeno avvezzo a buttare a mare tutto quello che è stato fatto in precedenza, ma non capire il quadro che abbiamo di fronte e l'esigenza di mandare avanti un'iniziativa urgente in grado di impartire un indirizzo preciso e un coordinamento a questo settore, significa mantenere in piedi un sistema che fino ad oggi è stato scarsamente governato.

L'avere oltre l'ottanta per cento delle presenze turistiche concentrate nella stagione estiva, ed oltre il cinquanta per cento nei soli mesi di luglio e agosto, significa mantenere in piedi strutture che lavorano solo due - tre mesi all'anno e che rimangono inutilizzate per il restante periodo. A questo si aggiunge il problema delle seconde case che hanno registrato, in alcune località, un incremento, come tutti sappiamo, fuori da ogni grazia di Dio e da ogni tipo di programmazione. Per queste ragioni intendiamo ripartire in termini nuovi sulla programmazione di questi settori, in modo da uscire da una politica disadorna e dannosa per la Sardegna. Non possiamo più permetterci, d'altronde, di avere, come dicevo prima, un tipo di turismo incapace di creare sinergie con le attività tradizionali e di creare collegamenti fra la costa e le aree interne perché, ripeto, questo modello è perdente e non può essere più sostenuto dalla comunità sarda.

Se avessimo deciso di mantenere inalterata l'attuale situazione (checché ne dica qualcuno) avremmo lasciato campo libero ad una serie di interventi di carattere speculativo. La sfida che lanciamo è quella di far diventare la nostra Isola un modello europeo e mediterraneo di gestione sostenibile delle risorse turistiche, dove sia reso minimo l'impatto di questo sviluppo sulla qualità ambientale. Linea certamente differente da quella che il centrodestra sta portando avanti nelle isole Eolie. Per questo bisogna puntare ad un ampliamento delle sinergie, in modo da creare un circolo virtuoso fra turismo e attività tradizionali e fra sviluppo costiero e valorizzazione delle zone interne.

È importante lavorare per razionalizzare ed ottimizzare l'offerta ricettiva costiera e dire basta ad interventi di scarsa qualità e ad alto impatto ambientale. Su questo fronte ci sentiamo impegnati, ed è per questo che proponiamo l'avvio di un percorso che arrivi a dare certezze e definisca, attraverso un modello ampio di confronto e di condivisione, le linee di sviluppo regionali sul settore turistico, partendo da quello che attualmente abbiamo per razionalizzarlo e migliorarlo.

In questo scenario servono chiare scelte, paesistiche, urbanistiche, di governo del territorio. Tutto questo costituisce per noi un impegno prioritario che deve portarci a disegnare un modello di sviluppo meno superficiale, meno predatore, orientato in una direzione condivisa e sostenibile che stia all'interno di un nuovo patto fra uomo e ambiente.

PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare i consiglieri Cappai e Amadu, entrambi assenti.

LOMBARDO (F.I.). L'onorevole Cappai aveva scambiato il turno con l'onorevole Amadu, che si è cancellato successivamente allo scambio di turno.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, qualche collega mi ha consigliato di non intervenire perché manca il Presidente Soru. Io gli ho detto che il Presidente Soru ci sta senz'altro ascoltando; quindi parlo perché sono convinto che anche il mio intervento verrà ascoltato dal Presidente.

URAS (R.C.). Ci siamo anche noi per ascoltare.

MORO (A.N.). Certo, ma è dato per scontato che i colleghi debbano ascoltare.

Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, siamo stati chiamati ad affrontare questa discussione (e vi dico che ne avremmo fatto volentieri a meno, insieme alla stragrande maggioranza dei sardi) a causa di un provvedimento "blocca tutto" che appare privo di fondamento giuridico, di motivazione, di legittimità formale e sostanziale. Intanto non si tratta di un decreto perché non ne ha le caratteristiche, ma di una delibera della Giunta regionale, la quale, oltre a non aver fondamento giuridico - come spiegheremo più avanti - non ha nemmeno alle sue spalle una volontà politica, sia pur discutibile.

Tutto nasce, come qualcuno ricorderà, dalla partecipazione del Presidente Soru ad un convegno dell'Istituto nazionale di urbanistica dove parlando delle future scelte del Governo regionale egli disse testualmente - frase che non ha mai smentito -: "Per me andrebbe bene il vincolo di due chilometri, ma mi devo confrontare", cioè sin dall'inizio il Presidente ha affermato che si sarebbe dovuto confrontare. Invece non si è confrontato con nessuno, neanche con gli esponenti della sua maggioranza, e sono certo neanche con i componenti la sua Giunta. Lo dimostrano i progetti di legge presentati da autorevoli consiglieri del centrosinistra (DS e SDI in primo luogo) i cui contenuti sono assolutamente diversi, e in parte condivisibili, da quelli della delibera "blocca tutto".

Non c'è stato inoltre confronto con i comuni, con le associazioni di categoria e con i sindacati, i quali infatti, caso abbastanza raro nella storia, sono tutti contrari alla delibera, con motivazioni di buon senso sostanzialmente condivisibili. Siamo arrivati quindi all'assurdo che un atto ritenuto fondamentale nell'azione di questo Governo regionale - con tutte le gravi ricadute che comporta e comporteranno per lo sviluppo della Sardegna - trovi la sua vera origine in una frase buttata quasi, come si dice, in libertà, lì, durante un convegno, e per altro abbondantemente contraddetta dai comportamenti successivi. Non c'è stato confronto ancora nemmeno con la struttura tecnico- amministrativa, tant'è vero che l'Assessorato dell'urbanistica è stato costretto ad emanare una circolare con cui si è cercato di spiegare quale era l'ambito di applicazione della delibera, un ambito dal quale sono comunque rimaste fuori problematiche importanti, a cominciare da quelle delle ristrutturazioni.

Gli aspetti giuridici del problema si potrebbero invece sintetizzare nella disinvolta violazione del principio costituzionale di uguaglianza, la riassumibile nella frase: "la legge è uguale per tutti". Infatti l'istituto della sospensione, ammesso dalla legge solo quando scattano le norme di salvaguardia, e comunque con una scadenza ben precisa, fissata nel momento in cui vengono adottati i piani urbanistici comunali e fino a quando si arriva alla conclusione dell'iter amministrativo, è stato applicato in modo arbitrario. Questa è la prima grave ferita.

Ma c'è di più, perché la sospensione, già di per sé illegittima, non prevede un termine. Si è parlato di tre mesi - ma la bugia è stata smascherata in breve tempo - poi si è parlato di dodici mesi, poi ancora di diciotto, e adesso, da più parti, si indica addirittura in cinque anni il tempo necessario per approvare i nuovi piani paesistici. Ci troviamo praticamente alla "sospensione della sospensione"; un mostro giuridico e politico che rischia di ingoiare, distruggendole per sempre, le ipotesi di sviluppo di tante realtà della Sardegna.

Ma perché la legge ha disciplinato l'istituto della sospensione consentendolo una sola volta e non permettendo che lo si allargasse come un elastico a seconda dei tic nervosi del Presidente di turno? Certamente per le elementari ragioni di equità che ho richiamato, ma soprattutto perché un atto così eccezionale dev'essere supportato da comprovati motivi di urgenza estrema.

E allora l'urgenza, dico io, dov'è? Dove sono le immonde speculazioni degli ultimi cinque anni, se proprio si vuol restringere l'orizzonte a quello della Giunta precedente? Dove sono gli eco-mostri tirati su nottetempo per aggirare le maglie troppo larghe della legge? Nessuno, , nemmeno gli ambientalisti più settari sono stati in grado di indicare un solo intervento, dal nord al sud dell'Isola, che potesse giustificare, se non motivare, la situazione d'urgenza ed il danno irreparabile all'ambiente che ne sarebbe potuto derivare. Forse l'urgenza consiste nel fatto che occorre tempo per predisporre i nuovi piani territoriali paesistici? Assolutamente no.

Io credo che il Consiglio regionale sia chiamato ad una grande responsabilità: quella di mettersi nei panni di un cittadino qualunque che ha visto annullati i precedenti piani territoriali paesistici sette anni fa e che ora si sente dire che servono cinque anni per predisporre i nuovi. Ma come si può sostenere che in questa Regione esista una parvenza di certezza del diritto se bisogna attendere una legge per dodici anni? Quale impresa (piccola o grande, non ha importanza) può accettare questo orizzonte temporale per pianificare i suoi investimenti e il suo sviluppo? Quale giovane può attendere tanto tempo per avere un'opportunità di lavoro e mettere a frutto la sua istruzione o più semplicemente la sua formazione professionale o la sua voglia di impegnarsi nel realizzare un suo progetto di vita?

Nel formulare una prima sintesi di quanto accaduto a seguito della delibera "blocca tutto", che ha saltato a piè pari ogni legge e procedura, si può dire che tutto ciò è attribuibile alla responsabilità di un uomo solo: lei, signor Presidente, che in questa prima fase del suo mandato sta agendo come un commissario politico di staliniana memoria, sentenzia senza appello da una specie di tribunale del popolo, che se ne infischia di tutti, a cominciare proprio dal popolo. Quel che è più preoccupante è che nel sentenziare si limiti a pronunciare un no a tutto campo, dal sapore fondamentalista che travolge progetti di riqualificazione come programmazione negoziata e perfino valorizzazione ambientale, come ha voluto definire l'intervento nella sua bella casa di Villasimius o quello nella casa della collega a Santa Maria Navarrese.

I danni per i comuni, signor Presidente, sono già ora incalcolabili - e bene ha fatto a far riferimento il collega Biancareddu - perché sarà bloccata tutta la loro pianificazione e non solo quella nella fascia compresa entro i 2000 metri dal mare. Se è vero, infatti, che i comuni che ancora non hanno adeguato i loro strumenti urbanistici dovranno attendere i nuovi piani territoriali paesistici, cosa potranno fare gli altri? Il problema non riguarda solo Olbia, di cui il Presidente ha già platealmente bocciato il piano urbanistico comunale; c'è anche il caso di comuni più piccoli e anche di comuni più grandi.

C'è il caso di Valledoria, dove il Consiglio comunale ha votato il PUC prima della delibera "blocca tutto", ma ugualmente non ha speranze di vederselo approvato da questa Giunta. Ma c'è anche il caso di Sassari, seconda città della Sardegna dove, a fronte di una fascia costiera importantissima, per quanto limitata, ha un territorio esteso per oltre 56.000 ettari che è fra i più grandi d'Italia. Ebbene, Sassari ha il Piano Urbanistico Comunale in corso di approvazione che è stato redatto secondo le prescrizioni dei Piani territoriali paesistici poi bocciati dal TAR e ora non sa come procedere.

Signor Presidente, parlo anche come Assessore all'urbanistica del Comune. Cosa devo fare? Glielo sto chiedendo quasi in forma ufficiale. Abbiamo presentato il progetto preliminare che è al vaglio delle diverse commissioni, quindi io sono convinto che la volontà politica di programmare un intero territorio ci sia. Io sto chiedendo al presidente Soru che cosa devo fare. Se non mi concede di fare il PUC dovrei chiudere l'Assessorato, presidente Pirisi. D'altra parte vi sono realtà, come La Maddalena, Santa Teresa di Gallura e qualche altra, che per il solo fatto di aver approvato il Piano Urbanistico Comunale prima della delibera "blocca tutto" possono andare avanti.

Questa che il Presidente ha configurato con un atto d'imperio è una Sardegna a due velocità: da una parte qualcuno ha tutto, dall'altra molti non hanno niente. Forse pensa che tutto ciò non produca effetti economici devastanti? Chi ha acquistato un'area edificabile - e lo ricordava lo stesso Biancareddu - a La Maddalena o a Santa Teresa, secondo lei signor Presidente, perde o guadagna? E chi invece la possiede a Olbia o ad Alghero o a Valledoria o a Sassari cosa si ritrova in mano? Lei forse inconsapevolmente - ma siccome è anche un imprenditore è lecito pensarla anche in maniera diversa - di fatto sta creando qualche nuovo ricco e molti poveri. Le è giunta qualche voce sulle forti tensioni del mercato immobiliare in certe zone? Credo che, se qualcuno avesse orchestrato un'operazione del genere a danno della sua azienda, ne avrebbe tratto le naturali conclusioni e probabilmente non si sarebbe fermato alle conclusioni logiche.

Vogliamo indicarle una via d'uscita, una via di buon senso. Non bisogna solo criticare, ma se è possibile, per rispondere al collega che poco fa ha affermato che dall'opposizione non arrivano suggerimenti offrire ognuno il proprio contributo. Alleanza Nazionale si propone di lanciare un'ancora al Presidente, vogliamo indicarle una via d'uscita, improntata a criteri di ragionevolezza: concedere ai comuni che hanno avviato le procedure per i Piani Urbanistici Comunali - poi si può vedere giuridicamente in quale forma - la stessa opportunità che hanno i comuni già dotati di strumento urbanistico. Nel frattempo si potrà provvedere all'approvazione dei nuovi P.T.P., ai quali successivamente le amministrazioni locali dovranno adeguarsi. E' una proposta che vuole servire ad aprire un dibattito; a meno che lei non voglia passare alla storia della Sardegna già da questi pochi mesi come l'uomo del "no".

Sarebbe singolare che un imprenditore, abituato a pensare ogni giorno ai destini della sua azienda, a come migliorarla, farla crescere, si proponesse all'opinione pubblica dicendo solo e sempre cosa non vuole. Ha chiamato il suo partito "Progetto Sardegna", ma ciò che non abbiamo visto finora è proprio il progetto. Non l'abbiamo visto per l'urbanistica (per le ragioni che ho illustrato) non l'abbiamo visto per l'energia (perché si oppone sia all'energia eolica sia al metano) non l'abbiamo visto per la formazione professionale (perché ha effettuato solo tagli ai finanziamenti) non l'abbiamo visto per i parchi, a cominciare da quelli nazionali dell'Asinara e di La Maddalena, che afferma di voler riprendere (ma da chi? Forse la Sardegna non è parte dell'Italia?) presentando allo Stato solo i conti da pagare. Se questo è il progetto, somiglia molto a quello di un'impresa di demolizione. Signor Presidente, dimostri invece - anche se il paragone non le piace - che vuole mettere in piedi un'impresa di costruzione. Grazie.

PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare i consiglieri Masia, Petrini e Pisano che decadono poiché non presenti in Aula. La consigliera Barracciu ha rinunciato. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Non per giustificare gli assenti, Presidente, ma molti colleghi, alla luce di quanto stabilito in sede di programmazione dei lavori, sapevano di dover intervenire nella giornata di domani, per questo non sono ora presenti in aula. Chiederei pertanto che non venissero dichiarati decaduti, anche se so che il Regolamento prevede il contrario. Ritengo che si tratti di un atto di cortesia istituzionale nei confronti di chi prevedeva di dover intervenire nella giornata di domani…

PRESIDENTE. Va bene, grazie, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io sto parlando di cortesia istituzionale, poi il Regolamento lo conosco quanto i colleghi, perciò chiedo se sia possibile far intervenire i colleghi che sono presenti e che non sono ancora intervenuti, oppure riprendere i lavori domani mattina.

PRESIDENTE. I colleghi, pur avendo dovuto presumibilmente intervenire domani, erano tenuti a rimanere in aula. Altrimenti, potremmo tutti fare i turni per rimanere in aula e ciò non mi sembra che sarebbe in linea con lo spirito del nostro ruolo. Oltretutto è anche un po' deprimente pronunciare il proprio intervento di fronte a dei banchi vuoti. Penso che la regola della decadenza sia una buona regola, anche perché costringe il consigliere a rimanere in aula. Ciò detto, io posso anche, se i colleghi sono d'accordo, fermarmi a questo punto alla…

MARROCU (D.S.). No, il Consiglio deve terminare alle 20.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Marrocu, non sto proponendo di chiudere la seduta, sto chiedendo all'Aula se accetta la proposta dell'onorevole Cappelli di chiamare a intervenire i presenti che sono iscritti e lavorare fino alle 20 e 30, così com'era previsto. Quindi, se questa è la logica, se i colleghi accettano questa impostazione si procede con gli interventi.

E' iscritto a parlare il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Io ringrazio la gentilezza dei colleghi, ringrazio il Presidente del Consiglio, il Presidente della Regione e chi lo rappresenta. A me hanno stupito alcune delle affermazioni pronunciate da colleghi dell'attuale maggioranza. Quando qualcuno dell'Ogliastra afferma che il turismo di massa e i villaggi turistici non vanno bene, dovrebbe anche domandarsi il perché. Io mi reco spesso in vacanza in Ogliastra, e nella strada che porta da Tertenia ad Arbatax c'è un cartello con una frase Un po' volgare di "benvenuto" ai turisti che non costituisce certo un buon biglietto da visita. I colleghi penso che l'abbiano letta perché frequentano quelle zone più di me.

MARROCU (D.S.). Non l'ho capita.

RANDAZZO (U.D.C.). Gliela spiego dopo in via riservata per rispetto dell'Aula nella quale ci troviamo. Il turismo. Io provengo da Aritzo, un comune di 1300 abitanti che quest'anno è stato citato come vanto per la Sardegna per il dato positivo del 30 per cento in più di presenze turistiche. Si dice: "Dobbiamo portare i turisti nelle zone interne", io penso che se il turismo è organizzato bene - poi parlo della legge specifica in discussione - e i pacchetti turistici vengono confezionati come si deve, i turisti arrivano anche nelle zone interne. Aritzo d'estate ha meno turisti, purtroppo, rispetto alle zone costiere, però ad Aritzo gli albergatori si organizzano (vi sono ben cinque alberghi) e vanno loro stessi in Germania a vendere i pacchetti. Vanno nelle fiere e si presentano, sanno presentarsi e, grazie a Dio, i risultati si vedono.

Sulla legge urbanistica mi sembra un po' strana tutta questa fretta. Si è parlato di "un provvedimento urgente che serve perché se no si scempiano tutte le coste". Ma non mi sembra che in dieci anni questo scempio sia stato verificato, considerando anche che associazioni ambientaliste vicine a voi, che tutti abbiamo avuto modo di apprezzare anche nelle audizioni delle Commissioni, ci hanno detto che, grazie a Dio, la Sardegna, a prescindere da qualche piccolo caso (hanno citato una frazione del comune di Maracalagonis) è tutelata, perché diversi comuni, citati anche da colleghi della maggioranza, hanno provveduto con mezzi propri a far sì che scempiale norme venissero rispettate.

Io sono forse l'unico in quest'Aula che non possiede niente nella fascia entro i 2000 metri, quindi non ho problemi, però mi metto nei panni di coloro che invece hanno delle proprietà entro quella fascia. Olbia ha approvato un PUC provocatorio, forse ha fatto bene, forse è servito per approfondire il dibattito che stiamo facendo in quest'Aula e per trovare una mediazione democratica. Del resto tutti qua hanno interessi, come dice il collega Cugini, che mi dispiace di non vedere in quest'aula.

CUGINI (D.S.). Sono qui, stai tranquillo!

RANDAZZO (U.D.C.). Mi dispiaceva non vederti presente in quest'aula. Qua tutti hanno interessi, e purtroppo non si fanno mai nomi e cognomi, si fanno illazioni, demagogia; Io interessi non le ho, però, devo pensare anche a quel povero cittadino, che è stato citato sia dalla maggioranza che dall'opposizione, che in tutta la vita ha risparmiato per comprarsi un pezzetto di terreno, e non mi sembra giusto castigare prima di tutto lui. Non devo pensare all'albergatore o all'immobiliarista che ha comprato i terreni e adesso chiede a comuni, delle variazioni dei parametri, perché i comuni sono più seri di quel che pensiamo. Sono stati già citati sindaci della maggioranza che concedono deroghe a piacimento. Io conosco sindaci di maggioranza e di opposizione che lo fanno. Voglio qui riportare una dichiarazione pronunciata da un esponente della Margherita, il sindaco di Pula, che così si esprime: "Questo blocco penalizza noi che stiamo cercando e abbiamo sempre vissuto di turismo, vincola molti metri cubi che dovevamo dare in concessione ad alberghi per avere posti letto, visto che Pula vive di turismo per almeno otto mesi all'anno e non lavora solo nel periodo estivo; ha un'organizzazione che fa sì che il turismo si allarghi nel tempo".

Io stimo il sindaco per la dichiarazione pronunciata perché è realista. Quando riusciamo a portare i turisti nei nostri territori e ci servono nuovi posti letto scendo a compromessi, non guardo se il sindaco è di sinistra o di destra. Le esigenze del territorio bisogna approvarle e farle proprie, anche se gli amministratori non appartengono alla nostra parte politica. Noi non organizziamo crociate, non siamo qua per fare crociate, siamo qua per perorare le cause giuste dei cittadini, che sono rappresentati da un'amministrazione che hanno scelto loro, e quelle scelte noi non possiamo sindacarle.

Siamo qui per avanzare delle proposte e pertanto io, proporrei di costruire nella fascia dei duemila metri dalla costa delle case popolari economiche, visto che abbiamo già dei bei precedenti che fanno lustro alla nostra città. Noi, ripeto, prepareremo un emendamento, e lo depositeremo a giorni, dove chiederemo che ci sia una deroga per costruire case popolari lungo quella fascia costiera, visto che abbiamo dei pregiudizi su coloro che vogliono investire nel territorio, su coloro che vogliono costruire degli alberghi, su coloro che fanno girare l'economia (parliamo di commercio, artigianato e tutto ciò che ruota attorno) e cerchiamo di bloccarli.

Voi ci accusate di essere dei cementificatori. Collega Cugini, anche a noi piace vivere in una città tranquilla, serena, dove l'aria è pulita. Io ho una figlia di un anno e mezzo, e spero che possa vivere in un ambiente urbano come quello dove ho vissuto io. Io ho conosciuto gli alberi a Cagliari, ci sono tuttora, c'è qualche problema in qualche zona, come piazza Giovanni XXIII, ma la pineta e gli altri luoghi verdi dove passeggiare li abbiamo e li abbiamo sempre tutelati. Grazie a Dio, finora non vedo alcuno scempio, non vedo zone come quelle dell'Emilia dove sono stati costruiti alberghi anche sul mare e si vive di questo. Noi, grazie a Dio, un minimo di rispetto per l'ambiente l'abbiamo sempre avuto.

Dalla città più grande ai comuni più piccoli, a prescindere dal colore politico delle amministrazioni, un minimo di tutela è sempre stato applicato; altrimenti sembra quasi che i sindaci di volta in volta abbiano fatto i furbi e abbiano lottizzato. Se stiamo a discutere per continuare a tutelare quella parte di fascia costiera che va dalla battigia ai 300 metri vuol dire che, fino ad oggi è stata tutelata. Quando è stato annullato il P.T.P. che richiamava il collega Cugini, c'era un'omogeneizzazione delle norme che prevedeva una deroga per la costruzione di alberghi. Quindi noi non vogliamo le case private all'interno dei 300 metri, però, siccome i criteri c'erano, i paletti c'erano, cerchiamo di rispettare almeno quello che… Comunque, Presidente, visto che l'Aula non è molto attenta, mi riservo di intervenire puntualmente in sede di esame dei singoli articoli.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, ho paura che la cosiddetta discussione a cui avremmo voluto partecipare con contributi costruttivi e con ragionamenti pacati, che si risolverà con un nulla di fatto. Infatti il finale è già stato scritto, anche se sarebbe meglio dire, forse, imposto. Imposto dal Presidente Soru ai suoi alleati, i quali infatti stanno compiendo salti mortali per dissimulare i profondi malumori (per non dire insofferenze) nei confronti di un provvedimento che nel metodo e nel merito pone in serio imbarazzo la stessa compagine di maggioranza. Questa, con dei distinguo al limite del funambolismo verbale e con atteggiamenti stizziti ogni volta che si documenta l'esautoramento dei partiti, deve giocare una partita tutta interna, una partita che ha come posta in palio il ricatto da parte del Presidente. E il ricatto questa volta è niente meno che lo scioglimento anticipato del Consiglio regionale.

E così molti neoambientalisti dell'ultima ora preferiscono votare obtorto collo un provvedimento di fatto inaccettabile, piuttosto che rischiare un'altra campagna elettorale. Come ho detto, avremmo voluto partecipare ad un dibattito serio, ad un confronto sul merito dei problemi con spirito costruttivo e nell'esclusivo interesse dei sardi.

Presidente, se vuole io posso anche smettere di parlare, non ci sono problemi.

PRESIDENTE. Prego i pochi colleghi che sono in Aula di stare seduti. Continui onorevole Sanjust.

SANJUST (F.I.). Avremmo voluto partecipare ad un dibattito serio, ad un confronto sul merito dei problemi, con spirito costruttivo e nell'esclusivo interesse dei sardi, ma l'atteggiamento della Giunta e soprattutto quello del Presidente Soru, che purtroppo non è presente oggi, e dell'Assessore che invece risponde al telefono anziché seguire i lavori, non lascia alcun margine di manovra. Tuttavia, se la discussione fosse stata improntata a questi principi, avrei - tra le tante cose - evidenziato alcune grossolane incongruenze del provvedimento salvacoste.

In questo famigerato articolo, quello dedicato alle misure di salvaguardia, è posto il divieto di realizzare nuove opere soggette a concessione e autorizzazione edilizia. Il caso vuole che questa disposizione applicabile a tutte le spiagge della Sardegna, lo sia anche per il Poetto di Cagliari, dato che il divieto riguarda anche i compendi sabbiosi. Ora, se dovesse essere approvato così com'è, il provvedimento costituirebbe un caso di scuola di schizofrenia. Infatti con una mano la Regione chiede che il Comune di Cagliari realizzi il piano di utilizzo del litorale, il famoso PUL, che si attua attraverso il rilascio di autorizzazione edilizia per i servizi alla balneazione, non ultimi quelli ai diversamente abili; con l'altra mano, magicamente, la stessa Regione con il famigerato articolo 3, fa divieto di rilascio di qualsiasi autorizzazione. Ditemi voi, cari colleghi, se questo non sia da considerarsi un caso esemplare che può interessare, probabilmente, gli esperti di neuroscienze.

Ma se la discussione fosse stata caratterizzata dalla volontà di un confronto serio e pacato sul merito avrei aggiunto qualche considerazione intorno alla centralità degli ultimi nella politica demagogica di questa Giunta. Cosa c'entrano gli ultimi in un provvedimento come questo? È semplice: sempre nell'articolo 3 si fa divieto, ad esempio, di costruire passatoie, pensiline per permettere ai disabili di fruire delle spiagge, e il divieto è previsto in quanto si tratta di opere soggette a preventiva autorizzazione edilizia. Altro mirabile esempio di come l'integralismo di cui è intriso questo provvedimento non risparmi neppure le categorie più deboli, che a parole si dice di voler porre al centro delle politiche regionali.

PIRISI (D.S.). Non ci sarà questo, stia tranquillo.

SANJUST (F.I.). Lo vedremo appena approveremo il tutto, la ringrazio, comunque ho dato un buon contributo ai lavori.

PIRISI (D.S.). No, no, glielo sto dicendo perché il problema è già risolto.

SANJUST (F.I.). Collegato a questo, giusto per completare il quadro, si aggiunge anche l'inibizione dei servizi per la balneazione e quindi delle economie collegate (ottimo esempio di come sull'altare dell'integralismo si sacrifichino opere utili senza alcuna seria giustificazione) che creano sviluppo e posti di lavoro, senza interferire con i principi della legge in discussione, perché, com'è risaputo, nelle spiagge è già fatto divieto di realizzare opere che comportino l'uso del cemento. Sempre in tema di blocco indiscriminato dello sviluppo è interessante constatare che grazie a questa discussione, purtroppo o per fortuna, lei, Presidente, che non è in Aula, e questa maggioranza, purtroppo "chiassosamente" muta, esce allo scoperto e svela il proprio vero volto. Dopo averci riempito le orecchie di grandiose questioni di principio, vi rivelate i veri nemici dello sviluppo, perchè in Sardegna il blocco dell'economia si articola principalmente nel blocco dell'utilizzo del territorio costiero. Voi state dice no al turismo costiero, al turismo del mare, all'unica forma di turismo che è stata finora in grado di garantire lo sviluppo economico della nostra regione. Quello sviluppo che non è il frutto delle politiche assistenzialistiche del passato e delle quali, vedasi chimica e miniere, sentiamo ancora i nefasti e fallimentari effetti.

Lo sviluppo del turismo costiero è riuscito, invece, ad attirare capitali italiani e stranieri ingenti, a creare indotto, a fare apprezzare la nostra Isola dai flussi turistici di tutto il mondo. E mi sia consentita una digressione, peraltro solo apparente: sarei curioso di sapere come mai in una fase di espansione del low cost, con cui si è incentivato lo sviluppo di zone ad alta densità turistica, si possa pensare di inibire l'espansione della capacità ricettiva di spiagge attrezzate e di servizi. E qui non si tratta di riferirsi a modelli riminesi che nulla hanno a che spartire con la richiesta vocazione turistica e culturale, né si stanno prendendo le difese dei grandi gruppi alberghieri. Qui si stanno difendendo e si vogliono difendere, a gran voce, le piccole cooperative dei servizi da spiaggia, gli ostelli, gli alberghi diffusi, gli agriturismo, i bed and breakfast, vale a dire quelle piccole realtà che producono opportunità di lavoro e che con questo provvedimento sono destinate a non sorgere o a lavorare in nero. E non si dica che si tratta di divieti temporanei: occorre sfatare, forse una volta per tutte, la favola dei 18 mesi. Al lato pratico il divieto avrà vigore soltanto per tre o quattro anni, pochi forse, quanto meno per gli estensori, ma decisivi se rapportati allo sviluppo della nostra piccola e media impresa.

Infine, se in quest'Aula fosse stato possibile confrontarsi sul merito, senza inutili dogmatismi, avrei ancora aggiunto qualche veloce considerazione sull'articolo 3 e precisamente sul punto 2, e avrei posto una questione eminentemente tecnica, sempre in riferimento al Comune di Cagliari, e penso anche a tutti gli altri comuni costieri. Il PUC di cui si parla nulla ha a che fare con il PUL già citato, il piano di utilizzo del litorale, in quanto si ricade inevitabilmente nella utilizzazione dei territori demaniali, e nel PUC - com'è noto - non c'è scritto come bisogna operare nel territorio demaniale, altro mirabile esempio della improvvisazione tecnico giuridica degli estensori del provvedimento. Ma così va il mondo, o forse così lo si vuole far andare.

Naturalmente, al di là dei molteplici aspetti che rendono criticabile e censurabile il provvedimento, vi sono questioni politiche più generali su cui vale la pena, forse, soffermarsi. La calendarizzazione della discussione, ad esempio, la dice lunga sulla strategia del Presidente. Porre un pesante ricatto a questo punto iniziale della legislatura e ipotizzare di mandare a casa tutti quanti, non è una minaccia velleitaria perchè una simile soluzione, attuata nel momento presente, sarebbe altamente realistica e consentirebbe al Presidente di "sparigliare" ancora di più il centrosinistra e di aumentare i già decisivi consensi maturati da Progetto Sardegna che, non dimentichiamolo, si sta attrezzando per le prossime elezioni amministrative. Consensi che effettivamente, ancora in questa fase, si fondano su molta, troppa demagogia e sulla politica degli annunci. E il Presidente non perde occasione per annunciare la palingenesi, la new age, la nuova età in cui finalmente la Sardegna e i sardi saranno liberati da tutti i mali endemici.

Siamo, insomma, nel pieno svolgimento delle prove tecniche di assolutismo; è in campo, con un'impressionante dose di saccenteria, un nuovo integralismo ambientalista, velleitario programmaticamente, giocato sulla disinformazione. Questo neo assolutismo dirigista, decisionista e forse anche aziendalista, supera persino le esperienze storiche dell'assolutismo illuminato, fondato, quello sì, sulla virtù della prudenza e sulla coscienza che il potere non rende infallibili. Dunque, riforme sì e anche strutturali, ma senza la retorica dell'uomo solo al comando che deve salvare la patria dai nuovi e dai vecchi barbari.

La riflessione, come è evidente, riguarda ancora il metodo e il linguaggio utilizzati da un Presidente che crede di poter esautorare persino la maggioranza, che è costretta pro tempore a sorreggerlo, e i partiti ormai ridotti a meri esecutori di una volontà infallibile. Ma si dirà: questi sono problemi della maggioranza, in realtà dietro lo sfascio annunciato dai partiti e dietro una maggioranza consiliare costretta a votare secondo ricatti per me inaccettabili, si nasconde una filosofia governativa assolutamente pericolosa e persino inquietante. Basterebbe ripensare allo spettacolo che si è consumato in Commissione urbanistica, dove le due proposte alternative sono state messe sotto silenzio dal Presidente. Altra conferma dello strisciante esautoramento del Consiglio regionale, mortificato nelle sue prerogative dal potere di chi, dietro ricatto di un solo uomo, in buona fede crede di essere il salvatore.

È ormai passata e codificata quella logica del giustiziere, che ha improntato la politica del governatore già dai primi minuti in cui ha potuto gestire il potere. Si sta cercando, cioè di far passare, soprattutto nell'opinione pubblica, un messaggio intriso della peggiore strumentalizzazione: fino a ieri hanno imperato l'esercito del male, gli affossatori della Sardegna, la questione immorale; oggi, invece, per fortuna è arrivato chi vuole porrre fine all'anarchia, scacciare i razziatori, combattere l'illegalità. Il nuovo giustiziere, insomma, che cavalca con il vessillo della nuova questione morale, che porta finalmente l'ordine, il benessere e la giustizia, ma è affiancato da preziosi collaboratori che però, guarda caso, dietro la maschera del nuovismo nascondono visi ben noti, qualcuno pare addirittura sia stato coinvolto in qualche precedente assalto alla diligenza, ma questa è un'altra storia.

La realtà, naturalmente, è molto più prosaica, qualcuno anche di recente ha sostenuto che con questi metodi si sta commissariando la politica regionale. Ormai, a colpi di editti, il Presidente-governatore sta bloccando strategicamente molti settori di fondamentale importanza per lo sviluppo della nostra Regione. Ed è davvero inaccettabile che chi si permette di dissentire e osa criticare il metodo, il merito di questa politica accentratrice e prevaricatrice, sia automaticamente dalla parte dei nuovi barbari che non attendono altro che di realizzare il sacco delle coste sarde, quasi che fuori dalle brillanti soluzioni del Presidente non esistano altre ben più interessanti e ragionevoli soluzioni.

Qui non entro nel merito tecnico di questioni che avrebbero bisogno di ben altri strumenti di governo, però viene da chiedersi come mai questa maggioranza che si riempie la bocca con la questione della specialità, poi quando si tratta di scendere nel concreto dei problemi dimostri la più assoluta inconsistenza. Intendo dire che, su una materia così delicata, sarebbe stato molto più utile un confronto a tutto campo, a cominciare da una considerazione assolutamente banale: il territorio isolano è caratterizzato da profonde diversità, da peculiarità territoriali e paesaggistiche, da contesti economici e sociali irriducibili alla tragica omologazione imposta da un provvedimento illiberale e indigeribile persino da larghi strati della maggioranza. La rivolta delle autonomie locali è solo all'inizio e non è difficile prevedere che ci sarà una pioggia di ricorsi.

Mi rendo conto che ragionare in termini diversificati intorno alla nostra specialità territoriale è argomento complesso e scomodo, implica vocazioni democratiche e capacità di ascolto e mediazione che purtroppo non appartengono al D.N.A. del nostro Presidente. Implica la volontà di interpretare davvero la complessità della nostra Isola, le sue naturali vocazioni. Ed invece l'unica boutade, l'unica soluzione trovata è tagliare il nodo di Gordio senza neppure scomodarsi a tentare di scioglierlo. Il nuovo Alessandro Magno impugna la spada e minaccia i suoi stessi sottoposti di decapitare chiunque osi pensare a soluzioni diverse, forse più impegnative e faticose, perchè la conoscenza dei problemi concreti mal si sposa con il decisionismo, ma certamente è più produttiva per la nostra Regione.

Ripeto, il finale è già scritto e non è difficile prevedere che il testo sarà esitato così com'è, cioè senza variazioni significative. Anche se può apparire paradossale, dato che la maggioranza è costretta a dimostrarsi sorda ad ogni sollecitazione alternativa, a questo punto noi stessi auspichiamo che il provvedimento passi secondo copione, sia esitato e si ponga dunque fine alla farsa. Solo allora molti sardi, amministratori, imprenditori e semplici cittadini si accorgeranno di quanto questa legge sia pericolosa per la Sardegna.

La demagogia paga nel breve periodo, poi risultatile resa dei conti arriva, e in questo caso sarà pesante. Di tutto ciò non c'è da gioire ed io non sto gioendo. Anche se sarà un boomerang per la maggioranza, in realtà a pagare saranno tutti i sardi, anche quelli che per convenienza o per necessità oggi si ergono a difesa dell'indifendibile.

PRESIDENTE. Quello dell'onorevole Sanjust era l'ultimo intervento della serata. Ricordo ai colleghi che i lavori riprenderanno puntualmente domani mattina alle ore 10, e che il primo iscritto a parlare è l'onorevole Oscar Cherchi. Gli emendamenti devono essere presentati entro le ore 14 della giornata di domani. I lavori riprenderanno domani,giovedì 28 ottobre, alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 54.