Seduta n.26 del 27/10/2004 

XXVI Seduta

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 27 Ottobre 2004

Presidenza del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

La seduta è aperta alle ore 10 e 25.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 20 ottobre 2004 (23), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Gerolamo Licandro e Nicola Rassu hanno chiesto congedo per la seduta del 27 ottobre 2004. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interrogazione CHERCHI Oscar - FLORIS Mario, con richiesta di risposta scritta, sull'applicazione dei ticket sui medicinali". (55)

"Interrogazione FLORIS Vincenzo - PIRISI - BARRACCIU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione degli agenti tecnici veterinari in Sardegna". (56)

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sui controlli sui prezzi per non deprimere i consumi". (57)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Interpellanza CUCCA - BIANCU - ADDIS - COCCO - CUCCU Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - MANCA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI sulla nuova emergenza determinata da una recrudescenza della diffusione della peste suina". (36)

"Interpellanza ATZERI - SCARPA sui nuovi focolai di peste suina africana". (37)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, vorremmo conoscere le ragioni che tengono lontano, oggi, il Presidente della Giunta dall'Aula, dato che già ieri ne avevamo sottolineato l'assenza, pur ampiamente giustificata e condivisibile. Inoltre, senza ovviamente alcuno spirito polemico, chiederei di sospendere i lavori per qualche minuto; non essendo presenti il relatore di maggioranza della legge e diversi consiglieri.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli sono le dieci e venticinque, quindi abbiamo iniziato la seduta con venticinque minuti di ritardo. Poiché il Presidente è in arrivo, io ritengo che si debba iniziare il dibattito e proseguire i nostri lavori come da calendario. Con l'occasione invito i colleghi al rispetto degli orari.

Continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale del testo unificato del disegno di legge numero 20/A, e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Prog. Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, desidero ringraziare per aver iniziato la seduta quasi all'ora prevista, perché i molti impegni che ci attendono nei prossimi giorni richiedono che questa discussione generale venga ripresa e portata a termine per entrare al più presto nel merito degli articoli.

Oggi è un bel giorno, a mio avviso, per la nostra Regione, non soltanto perché abbiamo ripreso a parlare di pianificazione paesaggistica, che è il tema della sessione odierna, ma anche perché le notizie riportate dai giornali sui successi che questa amministrazione sta cominciando a raccogliere, sulla questione della continuità territoriale, per esempio, ma anche sulla possibile salvaguardia dei posti di lavoro dello zuccherificio di Villasor, ci fanno capire che questo cammino iniziato con le elezioni di giugno è un cammino fecondo, che sta portando buoni risultati e molti altri ne porterà grazie anche all'attività e all'opera di questo Consiglio che oggi si trova a dibattere l'importante normativa sulla salvaguardia delle coste.

E' questo un cammino iniziato da tempo; è cominciato quasi vent'anni fa con la legge Galasso che dettava le regole della nuova pianificazione paesaggistica, è continuato nell'89, anno in cui abbiamo recepito con la legge numero 45 le indicazioni contenute nella legge nazionale dell'85, è continuato con i primi PTP del '91 che in qualche modo esprimevano tutto il bene e tutto il male della capacità pianificatrice dell'epoca. Erano PTP che avevano fatto salve non soltanto misure virtuose, ma anche processi pianificatori lontani dall'aver completato un iter autorizzativo corretto.

Quel cammino poi si era interrotto a seguito delle prime osservazioni critiche, dei primi ricorsi, e dei primi conseguenti annullamenti, che risalgono addirittura al 1992. Ci si era accorti in effetti che quei piani territoriali erano lacunosi, e spesso salvaguardavano più i cementificatori che non in maniera efficace l'ambiente.

La storia recente, è stata citata anche ieri, ha visto i primi annullamenti di sette piani territoriali nel '98, cui hanno fatto seguito gli altri nel 2003; di conseguenza si è creato un vuoto legislativo che, evidentemente, ha fatto comodo a molti, o a pochi, oserei dire, e in realtà ha rischiato e rischia di portare un serio danno alle prospettive di sviluppo della nostra regione.

Quindi la normativa oggi in discussione viene da lontano, perché nasce da un dibattito che si è aperto quasi un anno fa, quando abbiamo cominciato a prepararci al rinnovo della massima Assemblea regionale.

Vedo che i colleghi sono ancora un po' distratti stamattina, forse stanno rodando le batterie in vista delle lunghe giornate che ci attendono, però vale la pena ricordare che questo è un dibattito iniziato molti mesi fa, è un dibattito scaturito dalle centinaia di incontri che questa maggioranza, questa coalizione di Sardegna Insieme, ha tenuto o in tutte le zone della Sardegna.

Io ho partecipato ad incontri con centinaia di persone a Tempio, a Olbia e in tante altre località della costa e dell'interno, persone appartenenti alle più diverse fasce sociali e che, alla fine, tramite questi incontri hanno contribuito a scrivere il programma che è stato presentato agli elettori il 17 maggio. Un programma presentato, scritto e diciamo ulteriormente discusso in tutta la Sardegna, un programma che è stato premiato con oltre centomila voti di scarto rispetto all'altra coalizione;; un programma che metteva in prima linea, in primissima linea, l'esigenza di dotarsi di un nuovo strumento di pianificazione paesaggistica, senza il quale non sarebbe possibile riprendere la via di uno sviluppo veramente sostenibile, non è possibile infatti allo stato analizzare quello che ci serve, quello che non ci serve o quello che può essere recuperato in termini di cubature.

Certo, alla maggioranza di centrodestra può non fare piacere che noi gli obiettivi, i traguardi, dopo averli enunciati, abbiamo anche il coraggio e la volontà di portarli avanti. Quindi capisco il nervosismo di qualche collega del centrodestra per l'attivismo della Giunta, del nostro Presidente e per l'aria nuova che si respira in questo Consiglio regionale.

Capisco che per l'opposizione sia più facile "tenersi liberi" da impegni programmatici, tenere un piede in Aula, come è stato fatto, o in Commissione e un piede in conferenza stampa, perché questo è successo; noi abbiamo assistito alle conferenze stampa istantanee, convocate al momento, appena succedeva qualcosa che potesse in qualche modo meritare il titolo di un giornale. Abbiamo sentito denunciare retoricamente devastazione di eucaliptus da parte di chi avalla foreste di cactus esogene, volute dal proprio capo, anfiteatri da quattrocento posti e mega ville in spregio di qualsiasi strumento urbanistico, ma io direi in spregio della dignità del nostro popolo.

Abbiamo sentito denunciare il blocco di un sistema economico che in realtà non è mai partito perché non è mai diventato autonomo dalle risorse pubbliche; risorse pubbliche che, in particolare, in questi ultimi cinque anni abbiamo consumato progressivamente e abbiamo consumato ben al di sopra delle nostre possibilità e oggi siamo tutti più poveri grazie a quella politica scellerata di consumo; abbiamo sentito parlare di miliardi persi, ma sono miliardi persi che in realtà erano andati già a decuplicare il debito della nostra Regione.

Capiamo questo disagio del centrodestra, questa difficoltà a rapportarsi con una Giunta che ha dimostrato, anche con i traguardi raggiunti ieri, di mantenere i propri impegni, e con una coalizione di maggioranza decisa a portare avanti il proprio programma. Però speriamo che la politica del centrodestra e dell'onorevole Pili non si limiti agli slogan di giornata, alla politica del latte fresco, agli slogan che scadono ogni quarantott'ore, perché questa politica delle conferenze stampa giornaliere, questo gridare "al lupo" può ricordare un po' la favola del pastorello che a furia di gridare "al lupo" rimase solo. Noi non vorremmo cioè che il centrodestra facesse scappare le ultime pecorelle, gli ultimi elettori che oggi hanno ancora orecchie per ascoltare i suoi slogan.

Siamo ancora in attesa, tra l'altro, dai colleghi del centrodestra - dai quali ci aspetteremmo una opposizione autorevole, dignitosa e critica - di uno straccio di programma o di obiettivo su cui confrontarci. Per ora abbiamo visto fare passeggiate in campagna, prendere auto ad idrogeno, ma ancora non è pervenuto questo benedetto programma del centrodestra sul quale confrontarci. Noi il programma ce l'abbiamo, l'abbiamo discusso, l'abbiamo scritto e siamo decisi a portarlo avanti. Date dignità, date ruolo all'opposizione, fate un governo ombra, pungolateci con le idee, ma non perdete, vi prego, il senso della realtà e della misura.

Capisco anche il collega Sanciu che si è lamentato ieri di un deficit di dibattito; aveva tante idee, tanti progetti nel settore turistico immobiliare, per carità, tutti legittimi; questi progetti verranno forse rallentati, mi auguro per lui non definitivamente accantonati, ma credo che faccia male a lamentarsi di un deficit di dibattito su una normativa che, come vi ho appena detto, in realtà viene discussa e dibattuta da oltre vent'anni e che negli ultimi mesi, durante lo svolgimento della campagna elettorale, è stata da oggetto di incontri, dibattiti, pareri autorevoli. .

Vorrei anche ricordare al collega Sanciu che io sono stato dirigente di associazione di categoria per oltre dieci anni, sono stato presidente di Union Servizi, mi sono occupato di ricerche e di studi di settore, quindi io credo che oggi la Sardegna la dobbiamo cambiare tutti insieme e che ci deve essere innanzitutto un cambio di mentalità, un cambio di cultura, a cominciare anche da quelle associazioni di categoria delle quali facciamo parte, all'interno delle quali abbiamo collaborato, che devono spogliarsi di quegli atteggiamenti, come dire, sindacali per cui tirano perennemente la giacca a mamma Regione in cerca di risorse, per acquisire invece la capacità di guardare lontano, di promuovere uno sviluppo economico vero, endogeno, non assistito.

Questo è il nostro ruolo, questo è quello che dobbiamo cominciare a fare, questo è il ruolo che dobbiamo svolgere come associazioni di categoria e anche come consiglieri. Se intacchiamo il capitale ambiente intacchiamo il turismo, intacchiamo lo sviluppo stesso.

Io credo che oggi la pressione antropica in certe zone sia diventata insostenibile, collega Sanciu, non è vero che la Sardegna è poco costruita, ci sono zone che vanno da Chia a Villasimius in cui ormai la presenza antropica è fortissima. Se lei avesse camminato sulle spiagge di Villasimius e di Chia quest'estate avrebbe trovato mozziconi di sigaretta dappertutto, il che significa l'incapacità di gestire i rifiuti, l'incapacità di realizzare e gestire sistemi fognari efficienti; avrebbe scoperto che nelle dune di Chia si fanno i bisogni, senza offesa per quest'Aula, perché non si regge quella pressione antropica che si è creata a ridosso di uno stagno, in spregio di ogni ragionevole analisi di impatto ambientale.

Noi siamo qui pronti ad ascoltare tutti, ad ascoltare chi argomenta in maniera seria, ma non possiamo ascoltare soltanto chi urla o chi vuole far sentire la propria voce più forte di quella degli altri, perché dobbiamo anche difendere gli interessi di chi non ha la capacità di gridare, dobbiamo difendere i portatori d'interessi, ma anche i portatori di interessi diffusi, dobbiamo difendere il diritto di avere una vera opportunità di crescita professionale sulla base di un modello di turismo che sia effettivamente sostenibile, dove il ruolo dei sardi non sia marginale, dove il prezzo da pagare non sia l'omologazione culturale, la perdita di identità ed in definitiva la perdita stessa del motore dello sviluppo, ovvero la nostra diversità culturale ed ambientale.

Questa in discussione, onorevole Sanciu, non è una norma esclusivamente di tutela paesaggistica ed ambientale, è una norma di salvaguardia economica, è una norma per lo sviluppo, è una norma che pone le basi per un vero sviluppo sostenibile. Questo lo dobbiamo dire forte, colleghi, e lo dico forte anche ai miei colleghi della maggioranza, non facciamo i timidi, in qualche modo non ci siamo fatti sentire nei giorni scorsi, abbiamo balbettato risposte, dobbiamo parlare con voce più forte. Non dobbiamo farci tirare la giacca dal sindaco o dal portatore di interessi di turno, dobbiamo essere noi stessi ad assestare in alto l'asticella, essere orgogliosi e ambiziosi per il nuovo futuro che vogliamo e possiamo disegnare per la nostra Regione.

Diciamo che sulla valenza di questa norma non ci sono dubbi tra opposizione e maggioranza, la pensiamo in maniera diversa, la pensiamo in maniera totalmente diversa e credo che la vostra mozione (ritirata credo in maniera opportuna e vi ringrazio di questo perché avete risparmiato a questo Consiglio una brutta figura) segni proprio la differenza sul modo di concepire le regole della convivenza civile, le regole che diano certezza del diritto e che consentano ai cittadini di sentirsi uguali all'interno della nostra comunità.

La vostra mozione era in realtà l'apologia della deregulation, delle mani libere, perché a vostro avviso la pianificazione territoriale esiste già, è sufficiente il limite dei trecento metri, per cui si vogliono mani libere non solo per affidare gli incarichi ad personam, non solo per approvare le leggi ad personam come sta avvenendo nel nostro Parlamento nazionale, ma si vogliono anche i piani urbanistici ad personam, come il piano di Olbia che premia gli amici e punisce i nemici, perché le aree interessate sono destinate molto spesso a zona verde.

Siamo diversi in tutto, siamo diversi nell'approccio ai problemi, siamo diversi nella individuazione delle leve dello sviluppo.

All'interno del piano energetico che avete presentato nella scorsa legislatura c'era tutto e il contrario di tutto, c'erano duemila megawatt di centrali eoliche e c'erano le centrali a carbone; tutto pur di consumare risorse, di spendere, di tenere accesa la fiammella di uno sviluppo perennemente assistito, senza una analisi, una previsione, o una ipotesi di un recupero e di un migliore utilizzo dell'esistente.

La verità è che oggi il turismo in Sardegna è in calo, è in calo non perché lo vogliamo noi, non perché lo voglia questo Consiglio regionale, è in calo perché sono intervenuti dei fenomeni nuovi nel mondo, quindi anche il settore turistico subisce una nuova concorrenza internazionale per fronteggiare la quale bisogna attrezzarsi. Le presenze nei nostri alberghi, e forse questo significa che abbiamo un eccesso di cubature, si attestano intorno al 27 per cento; i turisti che vengono in Sardegna non sono più i viaggiatori del passato, persone alla ricerca di esperienze, ma hanno sempre più fretta e, inoltre, la loro spesa pro capite è tra le più basse d'Italia, non spendono.

Noi ci ostiniamo nel voler far crescere il volume delle presenze turistiche, ma non ci attrezziamo per far spendere di più chi ci viene a trovare. Abbiamo una concentrazione stagionale delle presenze turistiche incredibile, si concentrano infatti in un periodo di quarantacinque giorni; questo è un problema che dobbiamo affrontare, ma non lo affrontiamo approvando la realizzazione di nuove cubature, o dimensionandoci sui picchi di poche settimane agostane. Vi sono tante case sfitte, e nuovi villaggi fantasma che rischiano di essere le cattedrali del deserto di questo secolo.

Gli unici che sembrano non accorgersi di tutto questo, che continuano a gridare: "Al lupo, al lupo", ai posti di lavoro persi, ai cinque miliardi persi, sono ancora i colleghi del centrodestra. Ma qual è l'economia che si blocca? Il turismo è in calo in Sardegna perché mancano i posti letto? Perché in un albergo manca qualche sala congressi ? E' sui posti letto e sulle sale congressi che si svilupperà il turismo nei prossimi giorni? Questa norma ha bloccato qualche aereo? E vediamo, anche da quello che è successo ieri, che la nostra Giunta regionale si sta attrezzando in tutt'altra direzione. C'è qualcuno a cui verrà impedito di migliorare il rapporto qualità-prezzo dell'offerta turistica, di allargare i propri servizi, di rendere l'esperienza offerta ai visitatori che arriveranno in Sardegna più esclusiva?

Io credo che non ci siano impedimenti, ma che servano idee, progetti, capacità di comprendere bene i fattori che possono consentire al nostro settore turistico di stare sul mercato, senza far valere la leva del prezzo sulla quale siamo già perdenti. L'unico modo per farlo è mettere le basi per un nuovo modello di sviluppo sostenibile, del quale possono beneficiare anche le generazioni future, che non intacchi il capitale natura, sulla base del quale quel modello si potrà sviluppare.

Quindi oggi stiamo facendo una cosa importante, stiamo mettendo le basi per creare un modello di ospitalità diffusa, per attuare una crescita e una qualificazione dei borghi, per dare maggiori possibilità ai residenti, a chi ha deciso di vivere in Sardegna, siano sardi o non o sardi, di gestire e controllare l'offerta turistica. Con la normativa oggi in discussione iniziamo il percorso per dotarci di un nuovo sistema pianificatorio regionale, omogeneo, che interessi tutta la Sardegna, che abbia ben saldo l'obiettivo di uno sviluppo turistico sostenibile che deve durare negli anni. Sarà una grande occasione da cogliere per far ripartire la nostra economia.

Il limite temporale dei diciotto mesi è un prezzo molto piccolo da pagare, anzi sarà un vantaggio, perché in realtà ci darà la possibilità di correre più velocemente domani verso un vero sviluppo, uno sviluppo sostenibile creato dalle mani e dalle intelligenze di chi in questa terra vuole viverci.

Naturalmente questa norma di per sé non sarà sufficiente ma andrà arricchita di nuovi strumenti. Oggi noi dobbiamo pensare anche a una nuova solidarietà tra territori, a forme autentiche di perequazione tra chi ha deciso di proteggere l'ambiente nel proprio territorio e chi ha concesso con troppa generosità cubature, tra comuni costieri e comuni dell'interno. Siamo un'unica comunità con un unico destino ed è per questo che anche il ruolo dei nostri colleghi dell'opposizione è un ruolo alto, un ruolo importante. Dobbiamo affrontare anche altri problemi che r non attengono strettamente all'urbanistica, come il piano delle cave che blocca lo sviluppo turistico e impatta sull'ambiente, dobbiamo riprendere il filo del discorso sui parchi, dobbiamo forse essere ancora più ambiziosi pensando a un "conservatorio" delle coste, in modo che i sardi si riapproprino delle proprie coste e, grazie anche alla esperienza acquisita, le trasformino in una realtà in grado di contribuire al rafforzamento della presenza turistica.

Io vorrei concludere questo mio intervento dicendo in maniera molto forte, molto chiara, PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole.

PORCU (Prog. Sardegna). Mi dia un minuto, Presidente, visto che ho avuto anche il compito di scaldare l'Aula. Stavo dicendo che questa norma non è frutto di un diktat, non è una norma voluta solo da Soru; questa norma costituisce semplicemente il capitolo di un programma che riguarda tutta la maggioranza, che insieme a tutta la maggioranza vogliamo realizzare, perché si apra una stagione di sviluppo vero, endogeno, non drogato, lo sviluppo che vogliamo favorire.

Noi pungoliamo il Presidente, gli chiediamo di essere ambizioso, di essere innovatore, di muoversi rapidamente. Siamo noi che lo pungoliamo, siamo noi che gli chiediamo di non cedere a pressioni e ricatti, siamo noi che chiediamo al Presidente della Regione di essere ambizioso sull'ambiente, sui trasporti, sulla formazione professionale, sulla sanità.

E, badate bene, noi nell'esaminare queste norme non applicheremo, soprattutto agli emendamenti, il manuale Cencelli, non faremo "un emendamento a te e un emendamento a me" per vanificarne l'efficacia, ma lasceremo che questa norma rimanga innovativa. Non possiamo permetterci di ripensare la pianificazione paesaggistica se il territorio regionale è ormai diventato un foglio logoro. Non ci sarà cambiamento senza coraggio, senza innovazione, senza la capacità di guardare lontano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori il collega Porcu ha sostenuto di aver dovuto "scaldare" l'Aula stamattina. Sinceramente a me sembra che la bella giornata, e anche il tepore in quest'Aula, anche oggi ce l'abbia data il Signore, pur accompagnata dalle tenebre che caratterizzano quest'Aula, ma io mi auguro che, prima o poi, almeno l'impianto di illuminazione venga attivato.

Il mio intervento dovrebbe cercare di mettere in evidenza , i dubbi, le incertezze, che, a nostro parere, questa delibera da voi stessi definita salvacoste, sta creando in tanti di noi, ma soprattutto nelle associazioni di categoria, nelle amministrazioni locali, nella gente. La gente che, molto probabilmente, non capisce perché non viene neanche messa in condizioni di capire un blocco di diciotto mesi dell'attività di programmazione, ma soprattutto dell'attività o delle attività che sono state attivate nel tempo in merito a questioni quali la tutela dell'ambiente, la programmazione dello sviluppo, ma soprattutto la tutela del paesaggio.

Io vorrei capire, nonostante nel corso delle passate legislature siano state emanate norme sia a livello nazionale e regionale, che europeo, se gli amici della maggioranza vogliano darci ad intendere che stanno proponendo oggi, e questo discorso vale anche per la proposta della Giunta, concetti come quelli della tutela del paesaggio, della tutela dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile, come se fossero concetti misconosciuti ai più. Ma a me sembra che stiano inventando l'acqua calda - come si usa dire - perché questi concetti costituiscono ormai un patrimonio condiviso, consolidato per tanti di noi, per non dire per tutti noi; sicuramente non abbiamo bisogno di lezioni in merito alla acquisizione e condivisione di questi principi.

A me sembra che il deliberato della Giunta abbia innestato il freno a mano, signor Presidente; abbia innestato il freno a mano perché diciotto mesi è il tempo minimo richiesto per l'elaborazione e l'approvazione di un provvedimento di legge, ma soprattutto, a seguire, vanno attivate tutte quelle procedure di attuazione del stessa legge di cui, se non sbaglio, l'onorevole Oppi parlava ieri; è stato innestato il freno quindi non solo all'attività di programmazione, ma anche alle attività di tanti settori economici che sono in attivo e sono presenti in circa 150 comuni costieri della nostra Isola.

Forse l'isolamento dell'Aula, forse l'isolamento delle stanze del Palazzo ha portato qualcuno a pensare che un milione e seicentotrentamila sardi in tutti questi anni scorsi abbiano vissuto in uno stato di torpore, abbiano vissuto in uno stato di isolamento, per cui non ci sia mai stata nessuna elaborazione in termini di sviluppo, ma soprattutto in termini di proposizione, ma soprattutto in termini di attuazione dei progetti che le nostre amministrazioni hanno ideato, in certi casi, perché gli interventi turistici di cui si parla, e di cui anche noi siamo propugnatori, sono nati dall'intuizione di qualche illuminato nostro concittadino, ma sono stati raccolti dalle amministrazioni locali e spesso e sono stati anche inseriti in una programmazione più ampia.

Io ho tra le mani un documento che mi è stato inviato dal Consorzio Sandalia di Budoni, non mi risulta che a Budoni governi un'amministrazione di centrodestra; comunque sia ci ha inviato un documento per farci capire quanto la delibera del Presidente prima, e questa legge adesso potrebbero essere dannose per quei territori nei quali è stata avviata una serie di iniziative che hanno comportato assunzione di impegni, di finanziamenti, non solo a livello locale, ma anche a livello regionale e nazionale. Iniziative che verrebbero bloccate con conseguenti gravi danni al territorio.

Non mi dilungo ad analizzare questo documento perché presumo sia all'attenzione di voi tutti, ma vorrei sottolineare il fatto che probabilmente in molte realtà della nostra Isola vi è l'urgenza di procedere. Io so benissimo che l'elaborazione di un piano urbanistico comunale segue un iter procedurale che dura anni, diversi anni, prima che si giunga all'approvazione del piano medesimo. Io sono testimone nel mio comune di un incarico di progettazione di piano urbanistico comunale che è datato vent'anni, e devo dirvi che questo atto non è mai arrivato in Consiglio comunale.

Questo per evidenziare come siano già sufficientemente lunghe e difficoltose le procedure in vigore, che mettono spesso in crisi le amministrazioni, perché non dobbiamo negare che sul piano urbanistico di un comune intervengono fattori e interessi da noi tutti conosciuti. Certamente non è che ne stia parlando io perché voi non siete informati su questi aspetti, ogni comunità vive le sue conflittualità, vive i suoi interessi e soprattutto ha tante aspettative alle quali può risultare difficile rispondere per cui si verificano fatti, come quelli sempre più all'ordine del giorno, quali intimidazioni, nonché altre iniziative e gesti inconsulti che spesso accompagnano la nascita e il percorso di un piano urbanistico comunale.

Ma anche in fase di elaborazione del piano paesistico regionale, gli interessi in gioco possono essere tanti. Nei giorni scorsi un giornale denunciava che ci sarebbe stato un blocco dell'attività edilizia pari a circa dieci milioni di metri cubi di nuove costruzioni sulle coste. Non vorrei sbagliarmi, ma l'onorevole Cherchi ieri, dopo aver trasformato i metri cubi in metri quadri e i metri quadri così disponibili, in base ai parametri che si utilizzano per effettuare queste trasformazioni, in posti letto, ha sostenuto che la Sardegna non ha bisogno di trecentomila posti letto.

Io vorrei correggere un attimo questa sua dichiarazione, poi eventualmente se non sto riferendo correttamente verrò ripreso dal collega; però a me sembra che dieci milioni di metri cubi al massimo potrebbero generare centomila posti letto, e se il volano dell'economia isolana deve essere, come per altro noi abbiamo sempre detto e sostenuto, il turismo, devo dire che il settore turistico in Sardegna presenta molte pecche.

Consideriamo per esempio il fenomeno delle seconde case di cui tanto si parla. Ebbene, da un lato non sono mai stati effettuati controlli seri; dall'altro lato non c'è stata mai un'elaborazione delle vere necessità del settore in termini, per esempio, di offerta turistica generosa, perché tale sarebbe se potessero fruire dei flussi turistici gli imprenditori locali, ma spesso e volentieri l'offerta turistica è stata generosa rispetto ad iniziative che pure venute dal cuore della Sardegna portano però, fuori dalla Sardegna, l'indotto che invece dovrebbe arricchire i nostri territori.

Su questa analisi posso essere d'accordo, ma dire che noi non abbiamo bisogno di altri posti letto nel settore turistico mi sembra perlomeno avventuroso, considerato il fatto che se noi dovessimo programmare la destagionalizzazione del turismo in Sardegna molto probabilmente questo sarebbe già un bel risultato, soprattutto perché consentirebbe il nascere di tutte quelle iniziative di base che nel settore turistico in Sardegna mancano ancora.

Esiste comunque una crisi dell'offerta di posti letto; non dimentichiamo che Cagliari è assolutamente carente da questo punto di vista. Ci sono periodi in cui a Cagliari non si trova un posto letto neanche a cercarlo col lanternino, cito per tutti il periodo della Fiera Campionaria di Cagliari quando, per esempio, ci si deve spostare fuori città anche di trenta, cinquanta chilometri per trovare un posto letto. Periodi come questi durante l'arco dell'anno se ne vivono anche altri; e siamo partiti da Cagliari dove ci sembra che la disponibilità di posti letto sia migliore rispetto ad altri posti e dove, grazie ad alcune nuove iniziative molto probabilmente la situazione dovrebbe ulteriormente migliorare.

Ma la destagionalizzazione del turismo non si ottiene soltanto, potrebbe dire qualcuno, con una disponibilità maggiore di posti letto; molto probabilmente le iniziative da assumere sono tante altre e diverse. E se anche la Sardegna quest'anno ha avuto effettivamente un decremento di presenze turistiche molto probabilmente questo non lo si deve di sicuro cause interne, e di sicuro non si migliora la situazione convertendo in legge questa delibera del Presidente.

Non vi è un mutamento positivo per due ragioni. In primo luogo perché tutte le iniziative che sono oggi ancora in fase di programmazione, che non hanno ancora ottenuto licenze o concessioni vengono bloccate. Io ho in mente purtroppo l'esperienza dei PIA, che ho vissuto direttamente da amministratore, e so quanti nostri cittadini da quella programmazione hanno avuto soltanto un danno perché, presentati i progetti, hanno dovuto pagare i progettisti, hanno dovuto pagare i consulenti, hanno dovuto pagare quant'altro senza ottenere in contropartita i finanziamenti; e ad un certo punto tutte quelle iniziative lodevoli, classificate come compatibili con la norma, compatibili e anche finanziabili, data la cantierabilità del progetto stesso, beh, tante di quelle iniziative hanno purtroppo bruciato le economie e le risorse, spesso e volentieri le fatiche di tanti anni di tante persone, senza che ci sia stata la possibilità di un ripescaggio di queste iniziative.

Praticamente abbiamo assistito ad una moria di iniziative che ha portato al fallimento di aziende, registrate peraltro, perché le iniziative andavano presentate da imprenditori con aziende che dovevano essere registrate, quindi pagando anche tutto l'iter di registrazione delle stesse, e alla conseguente creazione di ulteriore disoccupazione.

Ma, noi di sicuro, Presidente, siamo preoccupati perché ci è sembrato di capire che lei non accetti di mettere in discussione nessuna parte della normativa in discussione, ci preoccupa questa rigidità.

Del resto anche il ritiro degli emendamenti in sede di Commissione, non solo il ritiro della nostra mozione in Consiglio, la dice lunga sulla volontà di emendare questa proposta, e dovrà essere lei, Presidente, a chiarire in che termini eventualmente vorrà accettare emendamenti della maggioranza, peraltro annunciati anche dal collega che mi ha preceduto.

A me sembra una sorta di via crucis, percorrendo la quale davvero si devono espiare le pene, però la via crucis a cui condanniamo i nostri concittadini non è una via crucis da cui vi solleverete facilmente voi che state proponendo questa legge, soprattutto se i vincoli che la legge impone si protrarranno negli anni, negli anni dico, non nei mesi come enunciato in una prima proposizione, da tre mesi si è passati a un anno, adesso siamo ai diciotto mesi, con gli iter propridegli enti locali si arriverà a tre anni e mezzo, quattro.

Io vi chiedo se voi vi assumete davvero la responsabilità di non apportare degli emendamenti, dei correttivi, degli aggiustamenti tecnici per evitare appunto una situazione di illegittimità. Ma voi pensate che davvero da una legge di questo genere possa derivare uno sviluppo sostenibile per la nostra terra, per le nostre comunità? Leggevo sul giornale di oggi che il comune di Pula ha iniziato l'iter per l'approvazione del proprio piano urbanistico comunale, considerato un volano per una economia che ha coniugato le iniziative nel settore agricolo e quelle nel settore turistico, con una attenzione particolare al territorio che la natura, il buon Dio, ha così generosamente dispensato. Sull'uso di questo patrimonio, con questo decreto, cominciamolo parlato di Pula, ma potrei continuare via via con Teulada per arrivare fin su nella Gallura, per discendere nelle Baronie, diciamo a questi nostri concittadini che ci fermiamo; ci fermiamo perché il Presidente pensa di percorrere un'altra ipotesi di sviluppo per la Sardegna, di sicuro col freno a mano tirato, Presidente, che non mie sembra davvero rispondere alle necessità della nostra Regione. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà. Io prego i colleghi di stare all'interno del tempo previsto dei venti minuti, quindi non un tempo limitato, un tempo congruo per sviluppare un intervento, quindi ai venti minuti vi prego di chiudere perché abbiamo numerosissimi iscritti a parlare. Prego, onorevole Manca.

MANCA (La Margherita-D.L.). Grazie signor Presidente, starò sicuramente all'interno dei venti minuti, come lei richiede. Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, signori Assessori, il presente disegno di legge è il primo, importante, impegnativo atto legislativo sul quale siamo chiamati ad esprimerci; un disegno di legge molto atteso, un disegno di legge che per l'ampio risalto e per l'ampia visibilità concessa giustamente dagli organi di informazione sta coinvolgendo in un dibattito forte, partecipato e in molti casi anche aspro e duro, non solo le forze politiche di questo Consiglio, ma gran parte della società sarda.

Un disegno di legge che, vista la sua portata, ci incalza su necessità e problemi oramai non più rinviabili. La necessità di iniziare a darsi regole certe in materia di pianificazione paesaggistica, la necessità di predisporre un adeguato sistema di tutela per aree che ormai ne sono prive, la necessità di recepire le linee nazionali ed europee in materia di salvaguardia dei valori del paesaggio e, per ultima, ma solo in ordine cronologico, la necessità di individuare azioni di governo tese ad avviare uno sviluppo economico e sociale sostenibile.

In questo contesto generale, onorevoli colleghi, si colloca l'inesistente attività legislativa che ha caratterizzato i precedenti cinque anni di governo del centrodestra. A tale proposito, infatti, non possiamo dimenticarci e specialmente non potete dimenticare che in Aula, in quest'Aula, non è mai arrivato alcun provvedimento di legge in materia, solo in Commissione, nel giugno 2001, è approdato il disegno di legge Milia-Onida mai discusso, come d'altronde mai discussi sono stati gli emendamenti presentati su questo disegno di legge dall'onorevole Biancareddu.

Ciò chiaramente non per colpa specifica dei colleghi citati, ma per un quadro chiaro ed evidente di mancanza di volontà politica complessiva. Questo per quanto concerne le opposizioni, poi passò anche in Commissione all'unanimità col voto dell'allora maggioranza e attuale opposizione, un disegno di legge che venne poi bocciato col famoso voto segreto in quest'Aula.

Tale atteggiamento politico ha coscientemente permesso che il tanto richiamato sviluppo eco-sostenibile del territorio tutto e delle coste in particolare avvenisse senza alcun criterio, con interventi non pianificati tra di loro né in termini economici e sociali, né in termini urbanistici, né in termini paesaggistici e tanto meno in termini di prospettiva di sviluppo generale. Questo atteggiamento viene perpetuato anche oggi.

Nel disegno di legge che le opposizioni hanno portato all'attenzione della quarta Commissione la proposta esposta dall'onorevole Pili si caratterizza per un aspetto molto chiaro e preciso. Infatti, nelle more di approvazione di norme definitive si prevede una serie infinita dei classici interventi consentiti, lasciando ancora una volta volutamente insoluta, e addirittura per un periodo fino ad un massimo di ventuno mesi, l'approvazione di regole certe, per una pianificazione complessiva e per uno sviluppo integrato con l'ambiente del paesaggio, dilatando così volutamente il tempo di applicazione di regole che impediscono lo scempio del nostro territorio.

Questa prospettiva è stata da noi rigettata; la filosofia che ha ispirato il nostro disegno di legge è sicuramente diversa. Per la nostra maggioranza la necessità crescente di regole e criteri che perseguono la tutela, la pianificazione, il recupero e la valorizzazione del paesaggio sono ormai obiettivo improcrastinabile rispetto anche a quanto indicato nelle norme del Codice Urbani che, come tutti noi ben sappiamo, prevede un termine temporale massimo di quattro anni per adeguarsi alle sue regole.

Il dibattito nel quale ci siamo fino ad ora misurati ha evidenziato le profonde differenze non solo ideologiche ma di sostanza che esistono tra noi e l'opposizione sul modello di sviluppo che abbiamo in mente. Nel corso di questo lungo confronto, principalmente mediatico, dato che le opposizioni hanno preferito discutere il disegno di legge numero 20 più sulla stampa e in televisione che non nelle sedi istituzionali opportune, e io leggo chiaramente in quest'ottica l'abbandono dei lavori della Commissione, le diverse posizioni politiche hanno messo e mettono in evidenza come, nonostante la complessità e l'importanza dell'argomento, sia stata fatta tanta strumentale demagogia.

Anche oggi, se apriamo il giornale, si legge che i sindaci, in capo il sindaco Nizzi, cavalcano la situazione parlando di sciagura per l'economia nell'isola, per cui chiederanno ai consiglieri regionali, non so a quali consiglieri regionali si riferiscano, da che parte stiano, chiederanno alle associazioni di categoria, chiederanno ai sindacati di aiutarli in questa battaglia. Io mi permetto di dire al sindaco Nizza e ai colleghi dell'opposizione che noi sappiamo bene da che parte stiamo, stiamo dalla parte delle regole, delle regole certe per tutti, non solo per alcune parti della nostra società.

In questa maratona, dicevo, le diverse posizioni politiche mettono in evidenza come, nonostante la complessità e l'importanza dell'argomento, sia stata fatta tanta strumentale demagogia. E in questa logica sia ieri che oggi in quest'Aula sta accadendo la stessa cosa: alcuni interventi dell'opposizione cercano di evidenziare come sulla Sardegna e sui sardi si abbatteranno sventure di ogni genere, crack economici, occupazionali e sociali, e tutto questo addirittura dopo quattro mesi di governo Soru e di governo del centrosinistra.

Non voglio ridicolizzare un problema vero e sentito, vorrei solo evidenziare che, pur consci delle difficoltà che sicuramente si verificheranno nel periodo di transitorietà, non possiamo più esimerci dall'obbligo di decidere, dobbiamo avere il coraggio di fare quello che fino ad ora non è stato fatto.

Entrando brevemente nel merito del testo della legge, che sarà analizzato chiaramente in maniera più dettagliata durante la discussione dell'articolato, vorrei evidenziare due aspetti molto importanti. Infatti la norma provvisoria, nella sua semplicità si compone di soli dieci articoli, si caratterizza per due punti a mio parere fondamentali. Il primo punto è l'istituzione di un unico piano paesaggistico regionale che, in sede di prima applicazione, può essere adottato e approvato anche per ambiti omogenei, ma che nel suo insieme costituisce un quadro di riferimento e di coordinamento per lo sviluppo sostenibile generale dell'intero territorio regionale.

Il secondo punto è la riduzione, questa è una volontà politica, dei termini temporali previsti per l'approvazione del PPR, infatti, si dimezzano i tempi previsti per il parere della Commissione e per l'approvazione della Giunta. Questo senza far venire meno il confronto, ma per dare un segnale forte su quelli che dovranno essere i tempi di attuazione e approvazione del PPR. I diciotto mesi previsti, presidente Soru, onorevoli colleghi della maggioranza, dovranno rappresentare un termine temporale insuperabile, il nostro impegno nel predisporre il PPR all'interno di questi tempi, cercando se fosse possibile anche di accorciarli, dovrà essere quello di ricercare nella sua predisposizione la massima collaborazione e il massimo dialogo possibile con tutte le realtà, siano esse istituzionali, sociali, economiche e sindacali della nostra isola.

Presidente Soru, penso che già nella predisposizione di questa finanziaria dovremo iniziare a individuare risorse finanziarie per aiutare i comuni ad adeguarsi in tempi celeri al nuovo PPR, risorse da accantonare già da ora per non trovarci così nella difficoltà di doverle reperire tutte insieme dopo l'approvazione del PPR.

Per tutti questi motivi, con forza, abbiamo respinto qualsiasi tentativo di rallentare l'iter legislativo di uno strumento che per la Sardegna e per i sardi non è più rinviabile. La Commissione ha esitato a maggioranza il disegno di legge numero 20, nel dialogo in alcuni momenti anche forte, ma sempre costruttivo con la Giunta, senza tappetini o zerbini di sorta, ma con la coscienza di chi sa che dopo cinque anni di assoluto, calcolato ed assordante silenzio deve assumersi la responsabilità vera di dare una risposta ai sardi, con la consapevolezza che argomenti del genere possono, e a mio parere devono, essere oggetto di grossa discussione, confronto, modifiche ed anche miglioramenti, affinché il risultato prodotto sia alla fine il più efficace possibile per i sardi.

Questa responsabilità di agire, di assumersi il coraggio di decidere è sentita non solo come esigenza politica, ma soprattutto come esigenza sociale, da parte di quella società che chiede regole, tempi certi e capacità da parte della classe politica di interpretare e prevedere quali siano le reali esigenze di cambiamento della nostra società. Noi ereditiamo un'esigenza sociale che sfiora l'emergenza e che impone a tutti, indistintamente, ma a noi della maggioranza in particolare, la capacità di condurre responsabilmente la Regione attraverso un rapido processo di modernizzazione che interpreti in modo consapevole i mutamenti e le esigenze profonde che sono in essere nella società sarda. Tale processo di cambiamento significa porre in essere regole che definiscono il corretto uso del bene ambiente, attraverso la ricerca di un modello di sviluppo eco-sostenibile che esalti l'identità del nostro territorio e della nostra gente.

Tale processo di cambiamento passa anche per il doloroso "no" da dover dire alle proposte intriganti e momentanee della cementificazione turistica ad ogni costo che ancora una volta non guarda al futuro, che vede i sardi non protagonisti ma comparse di uno sviluppo privo di prospettiva. Significa dare voce alle comunità interne, che non hanno voce perché distanti e periferiche, rispetto a quello che sembra essere oggi l'unico possibile miraggio della costa e dello sviluppo costiero, ricercando e predisponendo strumenti legislativi utili per il loro coinvolgimento, affinché anch'esse entrino a pieno titolo nel processo di ripresa e di crescita della nostra Regione.

Questo deve, a mio parere, essere l'obiettivo della maggioranza che si è candidata per migliorare la qualità della vita e le prospettive future dei sardi e della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Grazie Presidente. Signor presidente Soru, Cervantes racconta che Don Chisciotte, avvistando da lontano i famosi mulini a vento, si preparasse alla guerra dicendo a Sancio: "Io penso di azzuffarmi con essi e levandoli di vita cominciare ad arricchirmi con le loro spoglie, per ciò che questa è guerra onorata". Ella cede spesso alla tentazione, che è forse anche una sua vocazione e come tale va rispettata, di vestire i panni dell'hidalgo tragicomico di Cervantes, le piace dare di sé l'immagine dell'eroe solitario e romantico, che non ha paura di sfidare alcuno se crede nel valore della sua impresa.

La ringrazio della sua sensibilità, Presidente, questo è un segnale molto importante che spero tutti i sardi …

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole, prosegua.

ARTIZZU (A.N.). Questo aspetto del suo carattere…

PRESIDENTE. Cervantes prima di morire è rinsavito, comunque, prego, prosegua.

(Interruzioni)

ARTIZZU (A.N.). Sì, Presidente, rifiuto di parlare fino a quando non torna in Aula il Presidente della Giunta.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, onorevole Artizzu, la prego di proseguire nel suo intervento e invito i colleghi a non interrompere. Prego, onorevole Artizzu.

ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente. Questo aspetto del carattere, della personalità politica del nostro Presidente potrebbe indurre perfino un suo oppositore, quale mi onoro di essere, a guardarlo con ammirazione e simpatia, anche quando immagino con quanta apprensione il Presidente Bush e il suo sfidante Kerry abbiano seguito gli esiti della sua visita a La Maddalena, durante la quale ha dato gli otto giorni agli Stati Uniti. Eppure mi duole dovermi ogni volta ricredere: il Presidente veste, sì, i panni di Don Chisciotte ma, guarda caso, alla fine si scopre che quello che vuole combattere e distruggere è sempre il mulino a vento degli altri.

Il suo mulino lo difende, e molto bene, con estrema attenzione, sia che sorga sulle spiagge, sia che sorga sugli stagni, sia che possa, in virtù di uno strano miracolo laico burocratico, trasformarsi da mulino in struttura ricettiva, ma sempre rigorosamente sul mare, su quel mare dove solo il principe è abilitato a mettere mattoni, il popolo va in collina.

Ed eccoci dunque in Aula ad affrontare nuovamente un tema scottante, che s'intreccia con altri temi scottanti, il primo dei quali è il suo, signor Presidente, colossale conflitto di interessi. Tema che sempre aleggia in quest'Aula e continuerà ad aleggiare, nonostante la comprensibile e rispettabile difesa che su questo tema innalza la maggioranza, che ovviamente evoca il sempreverde conflitto di interessi di Berlusconi per mascherare il suo e nonostante la sua difesa su questo tema, signor Presidente della Regione, che definire evasiva è eufemistico.

In tema di conflitto d'interessi, infatti, ella fino ad ora si è limitata candidamente ad affermare che c'è quello di Berlusconi, come se questo bastasse a coprire tutti gli altri, primo fra tutti il suo. Non mi pare una risposta degna di uno statista. Ma oggi nel Parlamento dei sardi si parla di interessi, e parliamone allora senza falsi pudori e senza vergogna.

Sarebbe il caso, a questo proposito, che per primo il Presidente chiarisse se è vero o falso che egli ha degli interessi nell'area marina di Arbus, ovvero in caso contrario se si tratta solo di nostre illazioni mettere in relazione i presunti interessi imprenditoriali del Governatore con la strana introduzione della ristrutturazione tra gli interventi consentiti nella fascia dei trecento metri dalla costa, in dispregio evidente e grossolano, non se ne abbia il Presidente né tutti gli Assessori interessati, delle norme vigenti in materia, giacché pare proprio che l'intervento di ristrutturazione sia soggetto a concessione edilizia e dunque non sia per nulla confondibile con interventi minori, assoggettati alla procedura autorizzativa secondo quanto disposto dalla legge numero 457 del 1978.

Parliamo allora degli interessi che la delibera della Giunta del 10 agosto lede, se ne lede, tutela se ne tutela, minaccia se ne minaccia. Io credo vi siano in gioco molti interessi individuali, aziendali, strutturali, sociali, economici; e faccio due doverose precisazioni, la prima personale, la seconda politica. Quella personale attiene al fatto che mi sembra giusto chiarire, secondo uno stile assolutamente condivisibile da altri inaugurato in quest'Aula, che personalmente nessun interesse mi muove non avendo io partecipazioni in alcun tipo di impresa, non possedendo case o aziende, né alcuna partecipazione in esse. Sono insomma un cittadino qualsiasi che campa del proprio stipendio e che un giorno potrebbe decidere di acquistare una casa, magari vicino al mare.

La premessa politica è, lo dico con sincerità, che io non sono in linea di principio contrario ad un intervento legislativo che tuteli le coste, portando un po' più verso l'entroterra il cemento, non sono contrario io, non lo è il partito nel quale mi onoro di militare, un autorevole rappresentante del quale, il Ministro dell'ambiente Altero Matteoli, sta combattendo gli abusi non a parole ma con i fatti e quando serve anche con le ruspe.

PIRISI (D.S.). Stai confondendo, sta costruendo condomini! Sono i tribunali che stanno ordinando le demolizioni!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi poi glielo dice, poi glielo spiega, andiamo avanti.

(Interruzione dell'onorevole Liori)

PRESIDENTE. Onorevole Liori, se ci si mette anche lei a interrompere il suo collega è finita!

ARTIZZU (A.N.). Sono uno dei tanti sardi che godono alla vista dei nostri meravigliosi litorali, magari ammirandoli dal mare, e soffrono nel vedere quante porzioni di essi sono state deturpate nei decenni passati, ma in molti casi anche molto più recentemente, da interventi edilizi selvaggi, non controllati, fonte perenne di inquinamento di ogni genere. Se la Giunta regionale avesse concepito in modo diverso un provvedimento di salvaguardia delle coste, sarei stato il primo a dare il mio sostegno e forse anche in Aula il mio voto favorevole, pur dai banchi dell'opposizione, perché quando si tratta di difendere la nostra terra non c'è più bisogno di fare opposizione e ci si deve trovare tutti uniti contro i violentatori dell'ambiente.

Ma questo provvedimento, signor Presidente, illustri colleghi, proprio non va bene e credo che in quest'Aula tutti lo sappiano.

Il presidente Soru ha riproposto un problema che da diverso tempo era caduto nel dimenticatoio e la cui non risoluzione avrebbe potuto comportare un irreparabile pregiudizio degli assetti urbanistici generali della nostra isola. Soru doveva riproporlo anche perché ne aveva fatto un cavallo di battaglia in campagna elettorale e non poteva deludere i suoi stessi sostenitori che, a vario titolo, gli chiedevano di dare dei segnali concreti in materia di tutela ambientale.

Tra questi sostenitori ci sono anche quegli inflessibili ambientalisti che, a seguito del sopralluogo nella sua ormai famosa villa di Villasimius, hanno dichiarato che tutto va bene, che tutto è a posto, tutto è stato fatto per il meglio, anche evidentemente la multa del corpo forestale; il che francamente mi fa sorridere.

Si può proprio azzardare di affermare che il Presidente, con l'emanazione di questa delibera, abbia voluto dare ad ogni costo un segnale dimostrativo del mantenimento della parola data in campagna elettorale; lo fa pensare la vacuità del provvedimento che non è sufficientemente meditato, non adeguatamente articolato e sommariamente impostato quasi a far pensare che sia stato scritto di proprio pugno o che egli non abbia voluto ascoltare i suggerimenti dei tecnici regionali e nemmeno, consentitemelo, dei suoi alleati.

Nel testo infatti sono sospese tutte le trasformazioni di destinazione d'uso e le edificazioni su aree pubbliche o private ricadenti nelle zone urbanistiche, extraurbane C), D), E), F), G) ed H), in una fascia di profondità di duemila metri dalla costa. Questo significa un impatto forte non solo per le zone turistiche, che da una lettura superficiale apparirebbero le uniche interessate, ma anche drastiche limitazioni edificatorie nelle zone C) di espansione residenziale urbana, D) artigianale, commerciale e industriale, per le opere pubbliche, come strade e linee elettriche.

C'è da rimanere sconcertati! Chi pagherà i danni economici di opere oggetto di gara pubblica che dovessero essere sospese in applicazione del decreto? Forse sarebbe stato utile spendere ancora qualche settimana e sfornare un testo un po' più completo, più realistico, casomai ispirato ai vecchi piani territoriali paesistici che già godevano di un'alta percentuale di accettabilità e fornivano un buon livello di garanzie.

Va anche considerato che l'urgenza non si imponeva in maniera così pressante perché, pur in mancanza di piani territoriali paesistici, vige comunque la legge Galasso, di tutela paesistico ambientale, la quale preserva dieci categorie di aree topografiche: le rive e le coste del mare per una fascia di trecento metri dalla battigia, comprese le scogliere, le rive dei laghi, i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua pubblici e relative rive per una fascia di centocinquanta metri ciascuna, destra e sinistra, le montagne per la parte eccedente i milleseicento metri sul livello del mare, poi c'è la parte di disciplina del settore alpino che non ci riguarda, i parchi e le riserve naturali, i territori coperti da foreste e boschi, ancorché percorsi o danneggiati da incendio, le zone umide.

La legge urbanistica regionale, che per prima in Italia interpretò la Galasso e che si pone alla base dei piani territoriali paesistici, contiene, nonostante il suo carattere di indirizzo generale, importanti sfumature che testimoniano il senso realistico e l'applicabilità della sua elaborazione. Ad esempio, si fa carico di tutelare le attività alberghiere, le quali dovessero sorgere nella fascia tra i centocinquanta e i cinquecento metri dal mare, facendo quindi una lucida distinzione tra alberghi e altre forme di turismo costiero.

Nel decreto salva coste, se così vogliamo chiamarlo, questa norma non è rispettata; evidentemente siamo alla vigilia di radicali cambiamenti e non dovremo sorprenderci se nei prossimi mesi assisteremo a forti contrasti tra Soru e importanti componenti della sua stessa coalizione, che per ora tace ma non si sa per quanto ancora; anzi, su altri argomenti non tace nemmeno più perché i colleghi della maggioranza hanno capito che seppure continuassero a tacere loro inizierebbero, evangelicamente, a "gridare le pietre".

Nell'ottobre del 2003 molti avevano accolto con entusiasmo la sentenza con cui il Tribunale amministrativo, su ricorso di associazioni ambientaliste, respinse tredici dei quattordici piani paesistici approvati dalla precedente amministrazione. Se il TAR li ha bocciati vuol dire evidentemente che non rispettavano adeguatamente la legge urbanistica regionale, non tutelavano adeguatamente l'assetto del territorio; eppure, come riconoscono gli ambientalisti più consapevoli, quella fu in realtà una vittoria di Pirro, vale a dire un boomerang che facendo tabula rasa dei vincoli previsti ha dato via libera ad alcuni episodi di lottizzazione sfrenata. Una volta di più, insomma, l'esperienza insegna che non sempre l'estremismo, in questo caso verde, paga.

E la lezione può essere utile anche ora per la stessa Giunta di centrosinistra e per i suoi sostenitori in preparazione del provvedimento legislativo che dovrà riempire appunto il vuoto legislativo e definire una nuova fascia protetta.

In questa prospettiva, per un'isola frastagliata come è la nostra, due chilometri possono essere troppi o anche troppo pochi, dipende tratto per tratto dalla configurazione della costa. Sarà opportuno perciò verificare in concreto, comune per comune, le caratteristiche particolari di questo o quel territorio per decidere di conseguenza. Sul piano del metodo un confronto aperto e democratico con le amministrazioni locali comunque s'impone e sono i comuni che vi stanno chiedendo un confronto proprio in questi giorni, altrimenti, magari al di là delle migliori intenzioni, c'è il rischio di danneggiare i piccoli, i risparmiatori, le famiglie, gli imprenditori più deboli e c'è il rischio di favorire gli interessi forti, quelli di chi già possiede abitazioni, residence, ville o alberghi sulle coste sarde o, peggio ancora, di alimentare involontariamente una bolla speculativa.

Né si può ridurre tutto all'effetto annuncio, ad una campagna mediatica fine a sé stessa, all'insegna della demagogia, dell'isolazionismo o del protezionismo. Per crescere e prosperare alla Sardegna serve un modello di sviluppo economico - sociale, moderno, compatibile con la difesa dell'ambiente e con la valorizzazione di tutte le sue risorse a cominciare proprio da un turismo sostenibile. Ha ragione il governatore Soru a dire che questo non si può identificare con la semplice attività edilizia, ma è pur vero che non deve ispirarsi ad un paradigma cavernicolo, fatto esclusivamente di campeggi, tende, roulotte, caravan. La perla del Mediterraneo ha bisogno di essere protetta dai nuovi barbari, ma non di essere blindata e diventare un'isola off-limit.

Avrà questa maggioranza, questa Giunta, questo Presidente, la capacità di realizzare questo? Lo dovete dimostrare amici e colleghi della maggioranza, lo deve dimostrare il presidente Soru, al di là dei proclami demagogici che possono fare effetto nell'immediato ma che, se restano tali, portano tutti noi, soprattutto tutti i cittadini sardi, a percepire uno sgradevole senso di vuoto, che fa di lei, con tutto il rispetto, un Don Chisciotte poco credibile..

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mattana. Ne ha facoltà.

MATTANA (D.S.). Signor Presidente,. Signor Presidente della Regione, signori Assessori, onorevoli colleghi, ho ascoltato con molta attenzione la discussione che si è sviluppata in Aula nel pomeriggio di ieri e nella mattinata di oggi, una discussione su un tema quanto mai attuale e di grande rilievo sul piano politico, sociale, ma anche economico.

Il tema dell'urbanistica in Sardegna, e in particolare la questione della salvaguardia e della tutela del patrimonio paesaggistico ad ambientale della nostra isola, anima oramai da settimane il dibattito nelle sedi istituzionali, nei mass media, sugli organi di stampa e più in generale tra i cittadini sardi. Vi è una premessa condivisa, un convincimento comune, che deriva anche da una sensibilizzazione diffusa, per cui da ogni parte si levano voci a favore della tutela ambientale per la salvaguardia dell'unicità e originalità del nostro patrimonio paesistico, che rappresenta la specificità della nostra Regione e il suo carattere distintivo da tutti oramai riconosciuto.

È infatti da tutti affermato che la tutela ambientale è una priorità, un principio cardine dell'azione amministrativa e di governo, che non ha colore politico e caratterizza il comune pensare e la sensibilità della generalità dei cittadini.

L'ambiente non è solo un bene da tutelare, è detto e oramai sancito a tutti i livelli normativi, ma rappresenta potenzialmente una grande risorsa da valorizzare anche in termini economici. Vi è cioè la consapevolezza, in particolare, della originalità e specificità del compendio paesistico ambientale della Sardegna che, oltre che essere patrimonio dei sardi di oggi e di domani, rappresenta il vero valore aggiunto della nostra isola e ne costituisce la sua principale attrattiva.

Fatta questa premessa, va sottolineato che ci si differenzia sulle modalità attraverso le quali tutelare l'ambiente e il paesaggio, sulle modalità e sulla quantità di tutela necessaria per il nostro ambiente e per il patrimonio paesistico della Sardegna. Queste differenziazioni infatti si rilevano dai comportamenti e dalle proposte messe in campo dal centrosinistra e dal centrodestra. Alla base vi è una visione diversa rispetto alla tutela e alla salvaguardia del paesaggio e dell'ambiente ; questo è il punto, questo è il vero discrimine tra le due posizioni e tale diversa visione e concezione naturalmente è funzionale al modello di sviluppo che si vuole prefigurare per la nostra Regione.

Nel centrodestra si afferma in sostanza che in Sardegna la tutela dell'ambiente e del paesaggio è già sufficiente, non vi è quindi alcuna urgenza, non vi è alcuna necessità di emanare norme di salvaguardia per la pianificazione paesistica, lo ricordava anche ora il collega Artizzu; non sussistono pertanto i motivi di urgenza, o i comprovati motivi di urgenza richiamati anche dalla legge numero 45 del 1989. La pianificazione paesistica esistente è ugualmente sufficiente, le misure di salvaguardia, si precisa, sono già contenute nella legge regionale numero 45 del 1989.

Insomma, si può andare avanti come prima, perché preoccuparsi? Qual è la fretta, qual è la furia che è stata attribuita a questa maggioranza e al centrosinistra? In fondo, che cosa è accaduto di così sconvolgente negli ultimi anni? Sono solamente stati annullati, prima in sede di ricorso straordinario al Capo dello Stato nel 1998, e poi dal TAR Sardegna nel 2003, un totale di tredici dei quattordici piani territoriali paesistici vigenti; l'unico rimasto in piedi è il piano territoriale paesistico numero 7, quello del Sinis. E' caduta in pratica tutta la pianificazione paesistica nella nostra regione, ma per alcuni senza produrre effetti.

Ora, è pur vero che si può cambiare opinione, ma appare sospetto quando questo accade dopo che sono mutate le condizioni politiche e soprattutto è mutato il ruolo da maggioranza a minoranza. Infatti ricordo che solo un anno fa, nell'ottobre 2003, con delibera della Giunta regionale, si rilevava che la situazione così venutasi a determinare richiedeva un immediato intervento urgente sia sul piano legislativo che su quello amministrativo. Quindi l'urgenza c'era un anno fa, però ora non c'è più.

Occorre intervenire quindi immediatamente al fine di evitare, si soggiunge nella stessa delibera di Giunta, che la situazione di incertezza venutasi a determinare consenta la realizzazione di interventi immobiliari di tipo speculativo ed onde garantire una corretta ed efficace tutela paesistico ambientale del territorio regionale, specie di quello costiero. Questo si diceva un anno fa con delibera di Giunta regionale e io credo che questa finalità, questa premessa possa essere condivisa, anzi, io la trasferirei a pie' pari come premessa sia per la delibera della Giunta regionale del 10 agosto 2004, sia con riferimento al testo di legge esitato dalla quarta Commissione.

Evidentemente le opinioni cambiano, come è stato già detto, si parte da presupposti identici e si arriva a conclusioni diametralmente opposte. Infatti, cosa è stato fatto poi per porre rimedio alla mancanza di pianificazione paesistica nella passata legislatura? Nulla, assolutamente nulla! Questa è la vera responsabilità del centrodestra nella passata legislatura, quella di non essere riuscito a stabilire nemmeno un minimo di regole di salvaguardia e di avere consentito, come è stato detto, il far west nella nostra regione.

Noi invece non abbiamo cambiato idea, noi non abbiamo cambiato opinione, e partendo dalle linee guida del programma presentato agli elettori, sul quale la coalizione di centrosinistra ha ottenuto la fiducia, la maggioranza ha messo subito mano alla prima delle grandi questioni, quella della pianificazione paesistica ed ambientale e l'ha fatto sulla base di una visione diversa della tutela dell'ambiente e del paesaggio, una visione profondamente diversa, ed avendo in mente una concezione di modello di sviluppo allo stesso modo profondamente differente. In particolare si è constatato che il modello turistico attuale è incentrato sull'insediamento costiero, cioè sulle parti di maggior pregio della nostra regione.

Qui il collega Sanciu richiama i cartaginesi che da invasori ricacciavano i sardi all'interno della nostra Isola.

Ora, recenti studi archeologici hanno affermato che i cartaginesi non furono invasori, ma stabilirono in Sardegna, sulle coste, alcune colonie per avviare i loro scambi commerciali; accanto agli scambi commerciali si stabilirono poi anche relazioni di tipo personale, tant'è che si costituirono dei nuclei familiari misti. Si può parlare quindi di una civiltà non solo sarda e fenicia ma punico - sarda, ma io direi meglio sardo - punica.

Naturalmente imposero il loro modello commerciale, ma quello che è curioso constatare è che dopo 2.500 anni noi dobbiamo ancora importare dall'esterno il nostro modello di sviluppo turistico, sia che l'imprenditore che si propone sia veneto o francese come nel sud Sardegna, sia che esso venga da oltreoceano come nel nord Sardegna e magari abbia pure origini libanesi, tanto per dire dei corsi e dei ricorsi storici.

Torno al tema principale per dire che questo modello, nonostante la grande capacità attrattiva che esercita la Sardegna, ha mostrato nell'ultimo periodo chiari segni di flessione e tale fenomeno si è accentuato nella passata stagione, nella quale le presenze dei visitatori si sono concentrate ancora di più nel periodo luglio - agosto, nel quale si è evidenziato poi un ulteriore calo, tant'è che nel mese di luglio, nelle principali strutture ricettive del sud Sardegna, che è la parte che conosco meglio, si è registrata una presenza pari a circa il 50 per cento della disponibilità.

Alla luce di questi dati è necessario quindi analizzare il fenomeno, accertare le ragioni di tale involuzione e ripensare un modello di sviluppo adeguato sia alle esigenze di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio paesistico ambientale che alle attuali dinamiche di mercato. Per fare questo era necessario "fermare le bocce", come è stato detto, ripristinare un sistema di regole di salvaguardia ed elaborare uno strumento di pianificazione paesistica funzionale al modello di sviluppo che si vuole configurare per la nostra regione.

Regole certe e chiare che sono necessarie non solo per i grandi investitori, per le grandi iniziative immobiliari, ma le regole certe e chiare sono necessarie in particolare per il piccolo imprenditore che deve realizzare il suo intervento, come per il cittadino medio che si attende certezze di diritto e di risposte.

Il collega Murgioni, collega due volte essendo anche lui un sindaco, ha rilevato che è mancata la concertazione, sono stati estromessi comuni che hanno competenze in materia di pianificazione. Io credo che l'incertezza si sia verificata prima, collega Murgioni. Ricordo che nel 2003, in particolare, dopo l'annullamento dei sei, PTP rimasti, in tutti i comuni, anche in quelli dotati di un piano urbanistico comunale, ci si è trovati in una situazione di grande incertezza. Quindi, gli amministratori e gli enti locali sono i primi a chiedere regole e noi stiamo dando regole certe e chiare.

Il Presidente dell'ANCI, in sede di audizioni, non ha detto che il provvedimento non andava bene, ha detto che era necessario ripristinare le regole, quindi ha detto che le regole erano necessarie per le attività degli enti locali e noi anche a questo stiamo dando risposta e questo intendiamo fare anche in tempi certi e chiari; ed infatti nel testo di legge esitato dalla quarta Commissione è previsto che la nuova pianificazione, il piano paesistico regionale, deve essere elaborato in dodici mesi e sei mesi si richiedono per la sua approvazione.

Ora, rispetto alle grida d'allarme lanciate da più parti, si deve osservare, con naturalmente anche il coraggio mostrato in questa fase, che ben più coraggioso, oserei dire rivoluzionario, è stato il legislatore nel 1989, ossia quindici anni or sono, quando nella legge regionale numero 45, all'articolo 12, sulle norme di salvaguardia, dice: "Nei territori compresi entro una fascia di due chilometri dal mare, fino all'approvazione dei piani territoriali paesistici e per un periodo non superiore a trenta mesi, dalla data di entrata in vigore della presente legge, è vietato realizzare opere nuove, soggette a concessione edilizia, ad autorizzazione, nonché ogni nuova modificazione dell'assetto del territorio". Come si può facilmente rilevare si tratta di misure ben più rigorose, tenuto conto dei tempi, del contesto urbanistico dell'epoca e naturalmente della mutata sensibilità ambientale.

Non si blocca quindi lo sviluppo, come strumentalmente viene affermato, ma si salvaguarda e si rilancia lo sviluppo per il prossimo futuro. Non si può pensare che lo sviluppo della nostra regione debba essere misurato in relazione alle volumetrie ammissibili, ovvero che la disoccupazione si contrasti favorendo l'edificazione magari sulle coste, cioè sulle zone più pregiate della nostra regione. Noi rischiamo di fare come il titolare di un conto corrente bancario, che quando ha necessità preleva dal proprio conto senza mai controllarlo ed un bel giorno viene richiamato dalla banca che gli dice che il suo conto è in rosso. Noi non abbiamo un credito illimitato con il nostro ambiente, se continuiamo a consumare il nostro ambiente ed il nostro territorio senza adottare alcuna cautela, beh, ad un certo punto accadrà che qualcuno ci presenterà il conto, e sarà un conto in rosso, naturalmente.

Al contrario, bisogna dire che in molti casi non cambia assolutamente nulla se si tratta di comuni che hanno un PUC, un piano urbanistico comunale approvato e anche solo adottato, senza considerare che alcuni comuni non dotati di PUC hanno già adottato misure di salvaguardia coerenti a quelle previste nel testo già licenziato in Commissione. In altri casi, si consente di proseguire le iniziative già avviate e che hanno raggiunto uno stato di avanzamento, cercando di contemperare, come è giusto fare, come è stato ricordato anche dai banchi della minoranza, la tutela dell'ambiente delle zone di pregio con il rispetto dei diritti soggettivi acquisiti, senza dimenticare, ed è bene ricordarlo, che in questo lungo periodo di assenze e di regole, da tutti per altro invocate, sono stati già assentiti, come autorevolmente affermato dall'INU, cioè dall'Istituto Nazionale di Urbanistica, alcuni milioni di metri cubi sulle nostre coste, e non si tratta solo di strutture alberghiere, ma si tratta di seconde case, di residenze turistiche alberghiere e di quant'altro. Quindi credo che noi rischiamo di intervenire, come si dice, quando i buoi sono già scappati dallo stazzo.

Io devo dire che la Commissione di cui faccio parte ha svolto un lavoro impegnativo, con un confronto a volte acceso e con il contributo importante anche dei colleghi di minoranza, attraverso un percorso che ha visto il coinvolgimento di tutte le parti sociali, che nel corso delle audizioni hanno formulato proposte, osservazioni, che ritengo verranno tenute nella giusta considerazione. Ora, bisogna ricordare che si tratta per altro di norme che hanno un carattere di transitorietà, di provvisorietà, norme urgenti e provvisorie, e che consentiranno l'elaborazione della nuova pianificazione paesistica regionale che riguarderà l'intero territorio della nostra Isola.

Io credo che sul nuovo strumento di pianificazione si dovrà misurare il carattere innovativo dal punto di vista culturale, dal punto di vista ambientale, dal punto di vista sociale e anche economico del nuovo modello di sviluppo per la nostra Regione. Su questo terreno si dovrà aprire il vero confronto, colleghi di maggioranza e di minoranza, un confronto alto, serio, mettendo in campo le rispettive proposte di pianificazione, quindi i modelli di sviluppo che intendiamo adottare per il futuro per la nostra regione.

Concludo dicendo che l'ambiente e il paesaggio della nostra Isola sono il nostro patrimonio, un patrimonio che c'è stato lasciato in eredità, come è stato detto, e che noi abbiamo ricevuto in prestito dai nostri figli, dobbiamo preservarlo e valorizzarlo, non farne un uso arbitrario e consumarlo in modo indiscriminato; non dobbiamo cioè solo prelevare senza criterio, ma investire sull'ambiente; potremo far fruttare in questo modo questa grande risorsa, senza temere che un domani qualcuno possa presentarci un conto che sarà altrimenti inevitabilmente in rosso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris Mario. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la mia non sarà una critica preconcetta ma costruttiva e propositiva, come deve essere e come sempre l'ho apprezzata e praticata nel corso della mia esperienza politica. Pur condividendo l'esigenza che si dovesse intervenire per mettere a punto una nuova, moderna e avanzata disciplina urbanistica e di tutela del territorio, esprimo perplessità sul metodo.

L'avvio di questa tredicesima legislatura segna un vero e proprio cambio di regime politico istituzionale, con un potere quasi assoluto attribuito dalla legge al Presidente della Regione, che modifica anche sotto il profilo culturale le regole e la prassi della democrazia parlamentare, alle quali è ancorata la vita degli oltre cinquant'anni della nostra storia autonomistica; nuove regole e nuove prassi a cui dovremo abituarci, però in una materia come l'urbanistica e l'uso del territorio forse un po' di cautela non avrebbe guastato e non guasta.

Certamente si sarebbero potute affrontare in maniera serena e positiva questioni di così grande impatto ambientale e sociale, economico e giuridico, attivando, e credo che questo bisognerà farlo, un sereno confronto, non solo qui dentro, ma con tutti quei soggetti pubblici e privati portatori di interessi legittimi, collettivi e singoli, dall'università all'associazionismo, dal mondo dell'economia e dell'impresa, passando inevitabilmente, perché tanto ci dovremo passare, attraverso il sistema degli enti locali territoriali, soggetti costituzionalmente equi ordinati e titolari di funzioni e di poteri propri sul loro territorio.

Esisteva ed esiste l'urgenza di intervenire, bene ha fatto il Presidente a sottolinearlo nel suo programma di governo, quindi l'ambizione di realizzare il programma credo che sia una cosa che fa onore, ma non accetto la giustificazione che questo intervento viene fatto per preservare dai predoni il territorio dei comuni della Sardegna, di quelli costieri in particolare, nei quali altrimenti avrebbe prevalso l'anarchia e l'assalto indiscriminato al patrimonio naturalistico ambientale e paesaggistico.

La storia dell'urbanistica in Sardegna ha visto sempre questa Regione attenta e vigile; nessuno può dire, con onestà intellettuale, che ciò non sia vero, perché questa Regione è stata il precursore, credo prima in Italia, anzi, senza credo, prima in Italia dei vincoli sulle coste, intendo riferirmi alla legge numero 10 del '76, se non erro la cosiddetta legge Ghinami, che aveva introdotto il vincolo di tutela nella fascia dei 150 metri dal mare in tutte le coste della Sardegna, precedendo la legge nazionale del '77.

In questa fase, in cui è in corso, come ho già sottolineato, il cambio delle regole democratiche di gestione del potere regionale, si appalesa la legittima esigenza di riprendere lo sviluppo nella nostra Isola e di imprimere una diversa connotazione ai processi di crescita economia e sociale, ed è giusto.

Ma, nonostante le polemiche, rimango convinto della buona fede dei più e credo di essere nel vero quando sostengo che in materia di vincoli edificatori, anche con questo provvedimento, non c'è nulla di nuovo sotto il profilo normativo. È dal 1985 che è in vigore la legge Galasso di tutela delle coste, del paesaggio e dell'ambiente, è nel 1985 che i cosiddetti Galassini sottoponevano a vincolo di non trasformabilità l'intera fascia costiera e non solo dell'intera Sardegna.

Con la delibera del '91, per evitare soluzioni territoriali di continuità nella pianificazione paesaggistica, l'allora Giunta regionale ha approvato anche i progetti - è stato richiamato poc'anzi - integrativi di saldatura dell'intera fascia costiera fino a 2 chilometri dal mare. In questo lasso di tempo, dal dicembre '85 al '91, nell'arco temporale di quattro anni e mezzo, si sono susseguiti altri numerosi decreti assessoriali di proroga dai vincoli, rispettivamente nell'88, nell'89, nel '90, eccetera.

È da tenere presente, aspetto determinante sotto il profilo giuridico, che tutti i predetti provvedimenti di vincolo sono stati adottati in forza dell'articolo 1 della legge dell'85 la numero 431, tempi in cui la legge urbanistica regionale numero 45, alla quale tutti ci richiamiamo, non era ancora in mente dei. Basta andare a vedere il libro "Paesaggio e ambiente in Sardegna" per rinvenire le principali norme poste a fondamento del recentissimo provvedimento della Giunta Soru, che di fatto riporta la situazione in materia di tutela e di vincoli edificativi del territorio costiero allo stato in essere in Sardegna nel 1985.

Non comprendo perciò né gli entusiasmi di chi applaude il provvedimento adottato né il pessimismo e la durezza delle posizioni di chi è ad esso contrario. Anche perché molti degli attori di oggi erano tali anche vent'anni fa, ambientalisti compresi. Bisogna avere allora anche memoria storica e riportare il discorso nell'alveo della concretezza e della compatibilità coi tempi dei processi economici oggi più celeri e dirompenti, rispetto ai lenti mutamenti del passato, fondamentali per il futuro della Sardegna e dei sardi.

Certo, fanno paura, eh, quando si dice le cose provvisorie in Italia! i tre mesi di provvisoria non trasformabilità del territorio costiero. Perché la mia memoria corre agli altri cinque anni, nell'arco di due legislature, dall'85 al '90, che sono stati consumati per le procedure di approvazione dei PTP, poi annullati dal Consiglio di Stato e dal TAR della Sardegna. Probabilmente non era impellente ricorrere ad un altro provvedimento, perché la Regione si era già dotata di provvisorie norme di salvaguardia.

Ma non è questo il fronte, io credo, dal quale proviene il vero pericolo, ma sono altre le sponde che hanno consentito - e consentiranno - che i buoi scappassero dalla stalla. Chiudere i cancelli in questo modo non serve per conseguire l'obiettivo, perché lo strumento devastante è altro: è l'accordo di programma generalizzato, che consente di superare tutti i vincoli di qualsiasi natura, anche se nessuna norma lo contempla in maniera esplicita.

Nella sostanza poi il provvedimento cosiddetto salva coste, a mio parere, è parziale e incompleto. In particolare, facendo riferimento alle aree individuate dai dati, e cioè dai decreti assessoriali dal 2997 al 3012 dell'85, vengono omessi tutti i successivi decreti dello stesso Assessorato, cioè dell'Assessorato della Pubblica Istruzione, che li modifica e li integra escludendo determinati ambiti areali prima previsti e inserendone altri che non riguardano solo le coste.

Di fatto siamo in presenza di un provvedimento con riferimenti generici, che faranno certamente felici gli azzeccagarbugli più che i professionisti giuridici e tecnici della complessa materia urbanistica. Assessore, non pochi esperti storcono il naso quando mettono in parallelo la deliberazione della Giunta regionale e la legge cosiddetta salva coste con la normativa regionale e statale di sanatoria delle opere pubbliche edilizie. La domanda è se può una deliberazione della Giunta regionale, che è un semplice atto amministrativo, bloccare gli effetti di provvedimenti legislativi statali e regionali, soprattutto quando quelle corrispondenti leggi statali contemplano effetti di natura penale, che è materia interdetta come tutti sappiamo alla Regione.

E' ben vero che l'articolo 14 della legge urbanistica regionale numero 45 dell'89 consente alla Giunta regionale, con provvedimento esplicitamente motivato, indicante anche i beni oggetto del provvedimento stesso, di inibire o sospendere per un periodo non superiore a tre mesi non rinnovabili, trasformazioni di destinazione d'uso e costruzioni su aree pubbliche o private, ma è altrettanto vero che ciò è consentito esclusivamente per comprovati motivi d'urgenza e in relazione alla finalità di cui all'articolo 1 della stessa legge 45.

E lo stesso articolo 1 della legge 45 espressamente statuisce che la prevista finalità e la disciplina delle attività di uso e tutela del territorio regionale la Regione le consegue in collaborazione e d'intesa con gli enti locali territoriali. Ma c'è di più, non ho il tempo, quindi non faccio riferimento al codice dei beni culturali e del paesaggio, cioè al decreto Urbani, del 22 gennaio 2004, per dire che i poteri della Regione devono per forza tener conto dei comuni, senza i quali non è possibile ottenere nessun tipo di risultato.

Allora a me pare che nei provvedimenti finora adottati dalla Regione, le procedure siano state totalmente rispettose di quest'obbligo imperativo, ma paiono di dubbia legittimità. Come si comporteranno i comuni, nel caso concreto i responsabili del procedimento, al cospetto delle domande di condono che prevedono la sanatoria anche su aree pubbliche, anche demaniali, previi indennizzi monetari significativi, nel caso in cui il proprietario del bene, Stato, Regione o enti locali, siano favorevoli al rilascio del bene a favore di chi vuole fruire della sanatoria contemplata sia dalla legge statale che da quella regionale?

Noi abbiamo posto queste problematiche e le poniamo; se vogliamo, però, per certi aspetti la legge regionale 45 era ed è ancora più restrittiva. Un esempio per tutti; all'articolo 13 della legge numero 45, che viene soppresso (non soltanto l'articolo 13, ma mi pare anche il 12, il 13 e il 14), il vincolo ricomprendeva anche le opere sul mare territoriale che ora, nella proposta in discussione, viene del tutto ignorato, così come per le ristrutturazioni, ora ammesse e prima non contemplate, in ossequio a una sorta di principio di giustizia al quale taluno intende appellarsi e, di fatto, introduce una norma del testo unico dell'edilizia che svincola la demolizione e consente la puntuale ricostruzione col solo rispetto della volumetria e della sagoma preesistenti, della prescrizione normativa vigente per quanto riguarda gli indici di edificabilità e ogni ulteriore parametro di carattere quantitativo: altezze, distanze, distacchi inclinati riferibili alle nuove costruzioni. Per di più senza bisogno di autorizzazione o concessioni edilizie, ma semplicemente attraverso la DIA (per chi non lo sa la DIA è la denuncia di inizio attività) e ricomprendendo nella volumetria e sagoma preesistenti, in fase di ricostruzione, anche la parte o le parti oggetto di applicazione del condono edilizio definito.

Ecco, preoccupa quindi l'applicazione acritica e il recepimento confuso del testo unico sul paesaggio - questo è un invito che rivolgo al presidente Soru - che è un segnale, questo sì, di acquiescenza e di subordinazione passiva alle norme statali, in una materia nella quale la Regione ha una competenza concorrente, quindi limitata è vero, ma sulla quale occorre cercare e ottenere dallo Stato un accordo quadro nell'interesse del governo complessivo del territorio, sfruttando le opportunità che il novellato Titolo V della Costituzione ci offre, anche sulla base delle nostre competenze statutarie.

Io credo che possiamo aprire un confronto con lo Stato e creare un'intesa per cui quelle competenze che oggi sono dello Stato vengano delegate alla Regione; non è possibile che in Sardegna, per esempio, i sovrintendenti, e non li cito, siano liberi di fare tutto quello che vogliono, perché, se così non è, è velleitario pretendere di imporre norme la cui applicazione è condizionata da organi esterni alla Regione che bloccano, come finora hanno bloccato, molte e non poche aspirazioni di crescita e di sviluppo delle nostre comunità.

Anche i vari tentativi di attivare organismi utili a questi processi, come per esempio gli sportelli unici per le imprese, si sono infranti e si infrangeranno contro la barriera dei poteri dello Stato che non ha voluto e non vuole rimuovere questi ostacoli, lasciando nelle mani dei suoi organi periferici, di funzionari periferici, un potere di interdizione e di condizionamento che ormai è anacronistico.

Ecco, ragionamenti di questo tipo credo dovessero essere fatti in una maniera propedeutica alla ricostruzione che stiamo facendo, abbiamo sentito però il dovere di riproporli, abbiamo sentito anche dal relatore di maggioranza, il collega Pirisi, che le audizioni sono state fatte, che la concertazione ha consentito di acquisire comunque pareri legittimi e aspirazioni, io ne prendo atto e auspico che questa Assemblea ne tenga conto e possa dare risposte positive alle aspettative di sviluppo e di progresso della nostra Isola.

Per il vero io ho sentito e ho letto proteste e proposte degli enti locali, del sistema dell'impresa, del mondo della cooperazione e dell'economia. Mi risulta, però, che sia stata data assicurazione a questi rappresentanti dei vari organismi, ascoltati dalla Commissione di merito, che si sarebbe tenuto debito conto delle loro osservazioni e istanze per contemperare ed equilibrare gli effetti degli interventi legislativi che dovranno essere varati oggi, ma soprattutto quelli che dovranno essere varati in futuro, anche se non si può dire che oggi non stiamo facendo niente.

Auspico che questo avvenga, anzi sono convinto che questa Assemblea, la stessa maggioranza, siano veramente all'altezza delle generali aspettative. Per quanto mi riguarda personalmente, per la mia parte politica, vi è la totale disponibilità a operare in questa direzione, a dare ogni possibile contributo migliorativo del provvedimento legislativo con la consapevolezza che dobbiamo operare nell'interesse esclusivo della Sardegna e dei sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, è la prima volta che prendo la parola in quest'Aula e questo è già difficile di per sé. Diventa un compito quasi impossibile farlo dopo l'onorevole Mario Floris, che con assoluta lucidità, capacità, competenza, ci ha tracciato un diagramma degli ultimi vent'anni di storia urbanistica della Sardegna e ci ha letto lo scenario del momento. Ma, tant'è, queste sono le regole del gioco, quindi cercherò di svolgere il più ordinatamente possibile il mio modesto intervento appellandomi alla benevolenza di giudizio dei colleghi dell'Assemblea.

E vorrei partire da una prima considerazione che ho formulato nel momento in cui, questa estate, ho appreso della delibera della Giunta regionale, emanata il 10 di agosto credo, che bloccava ogni insediamento costiero su una fascia di 2 chilometri di distanza dal mare, una delibera che la stampa ha prontamente ribattezzato "decreto salva coste".

In quel momento ho pensato, e probabilmente su quel provvedimento lo ha pensato come me la quasi totalità dei sardi, che il nuovo Governo regionale, ormai nella pienezza dei suoi poteri, avesse inteso, con quel provvedimento, dare uno stop fermo e deciso ad ogni attività edificatoria sulle coste al fine di rileggere, di riordinare tutta la normativa che regola la materia e superare quella pericolosa condizione di vuoto legislativo che si era creata con la caduta di pressoché tutti i piani paesistici regionali.

E debbo ammettere anche che, a parte qualche perplessità sulla scelta del momento, poiché è notorio che nel nostro Paese il mese di agosto è un periodo nel quale si riduce grandemente la soglia di attenzione della cultura, della politica, dei media, dell'opinione pubblica in generale, a parte, dicevo, qualche perplessità sulla scelta del momento, quel provvedimento lo vidi molto favorevolmente come sardo e come componente di questa Assemblea.

Ero favorevole a quel provvedimento poiché ero e resto convinto che la ricostruzione di un tessuto di regole e di riferimenti certi in questa delicatissima materia serva ai sardi prima di tutto per difendere e tutelare quella che oggi è la loro più importante ricchezza, cioè il bene ambientale, ma serva anche per impedire, in un periodo di pericoloso vuoto normativo, la nascita, la realizzazione di obbrobri o mostruosità che recherebbero ferite profonde a un processo di corretta strutturazione turistica delle nostre coste.

Ed è stato con questi sentimenti che ho cominciato a prendere parte, come componente, ai lavori della Commissione urbanistica, pieno di entusiasmo come una buona matricola, deciso a dare lealmente il mio modesto contributo. Poi c'è stata l'interessantissima audizione con il presidente Soru ed è stato allora, dopo quel colloquio, che ho creduto di intuire che c'era qualcosa di più e di diverso da quello che io, fino a quel momento, avevo inteso.

Il presidente Soru, infatti, con la chiarezza che in verità caratterizza ogni suo intervento, ci spiegò compiutamente il suo punto di vista, articolandolo sul combinato di tre concetti fondamentali. In primo luogo ci disse che non si può e non si deve in alcun modo assecondare una visione dello sviluppo fondata sulla monocultura turistica, ammonendoci col ricordo - io dico con lo sciagurato ricordo - del sogno di industrializzazione avanzata della Sardegna degli anni '70 e degli anni '80, sogno del quale ancora oggi portiamo le ferite.

In secondo luogo ci spiegò che riteneva opportuno si dovessero privilegiare gli interventi di piccole dimensioni, spalmati sul territorio, a discapito dei vari master plan di ogni ordine e grado, secondo la logica che preferisce all'albergo da tremila posti, i trenta alberghi da cento posti, anzi precisò, che sarebbe stato meglio se fossero stati sessanta alberghi da cinquanta posti.

E, infine, espose il terzo concetto, dichiarando di essere convinto che si dovessero creare le condizioni ottimali perché gli imprenditori sardi fossero artefici e protagonisti di questo processo di sviluppo.

Ricordo la metafora del figlio piccolo, che avrebbe dovuto giocare al calcio coi suoi coetanei per non essere brutalizzato da compagni di gioco più alti e più grossi di lui. In quella circostanza dunque il presidente Soru affermò implicitamente - forzo io nella conclusione i concetti - di avere una visione di un processo di sviluppo della Sardegna nel quale l'opzione turistica non deve e non può essere strategicamente dominante, ma va anzi rivista per qualità e dimensione, va attuata con una tipologia di microinterventi spalmati sul territorio, va accompagnata da una politica di incentivi riservata agli imprenditori locali. Ipotesi, questa, certamente accattivante e tentatrice, ma altrettanto certamente irrealizzabile, a meno di porsi fuori da ogni logica comunitaria europea.

Al di là del giudizio di merito sui concetti in questione, sui quali, se avrò il tempo, nel mio intervento argomenterò il mio personale dissenso, per quello che vale, con la delibera del 10 di agosto e col disegno di legge numero 20 il Governo regionale non intendeva dunque superare una condizione di vuoto legislativo per riprendere il cammino interrotto, così come io avevo inteso, ma intendeva piuttosto porre le condizioni per ripensare integralmente e globalmente le logiche di sviluppo urbanistico e di strutturazione turistica delle coste fin qui seguite da tutti i precedenti governi regionali. Altro che norme urgenti di provvisoria salvaguardia!

Un titolo, certo più colorito e più caricato, ma indubbiamente più sincero, sarebbe stato: "Norme transitorie finalizzate all'introduzione di un nuovo codice urbanistico per lo sviluppo turistico costiero della Sardegna". Sia ben chiaro, io sono convinto che tutto questo rientri nei canoni della politica, quindi non può e non deve suscitare meraviglia in nessuno, a condizione però che su un argomento di così rilevante portata si apra un confronto ad ampio raggio con tutti i soggetti attori dello sviluppo della Sardegna, con le forze economiche e sindacali, con i rappresentanti delle comunità locali, con chiunque insomma abbia titolo a rappresentare legittimamente gli interessi di un milione e mezzo di sardi.

Così è, comunque, e in Commissione resta il fatto che ci si trovò davanti a tre progetti di legge totalmente differenti tra di loro. Mi perdonerà il Presidente della Commissione, onorevole Pirisi, che ha profuso ogni sforzo, usando anche la sua capacità di diffondere simpatia, per cercare di governare una situazione che era difficilmente governabile. I tre progetti di legge erano totalmente differenti tra loro, non erano unificabili, non lo sono stati in nessuna misura perché il testo finale, licenziato dalla Commissione, degli altri provvedimenti di legge non recepisce nemmeno il formato del carattere di scrittura.

Tre proposte dunque, una era quella presentata dagli onorevoli Milia, Onida e più, che in sostanza ipotizza un piano urbanistico di coordinamento territoriale, approvato dal Consiglio regionale; un piano urbanistico di coordinamento che altro non è se non uno schema di assetto del territorio regionale che definisce il quadro generale delle tutele, stabilisce gli indirizzi per la realizzazione degli strumenti urbanistici, provinciali e comunali, fissa i criteri per l'organizzazione territoriale dei sistemi urbani, turistici e produttivi di interesse regionale.

C'era poi la proposta di legge numero 24, soprattutto, firmata dagli onorevoli Balia e Masia, che non ha l'ambizione di offrire un codice definitivo e si offre come soluzione ponte nelle more della definizione dei nuovi piani territoriali paesistici ipotizzati in un numero, mi pare che ci sia scritto, più o meno, che il Governo regionale riterrà opportuno fissare o stabilire. Questa proposta di legge, semplicemente, brevemente, assume a provvisoria tutela e salvaguardia la normativa di attuazione dei piani territoriali paesaggistici decaduti, offre l'introduzione di norme che ristabiliscano una parità di condizioni operative tra i comuni che hanno già adeguato il loro PUC ai vecchi piani territoriali paesistici e quelli che invece non lo hanno ancora fatto per le ragioni più diverse, ma che avrebbero, con la proposta di legge numero 24, l'opportunità di farlo e, infine, prevede persino la realizzazione di nuovi interventi capaci di superare una prefissata soglia di qualità nella valutazione e una griglia di condizioni prestabilite.

Una proposta di legge pratica e intelligente, in grado di soddisfare con immediatezza le esigenze di salvaguardia del territorio, che ristabiliva equità tra le comunità locali per l'esercizio delle loro prerogative, senza proporre un blocco totale dei processi di strutturazione turistica sia pure a particolari condizioni. Ma soprattutto una proposta di legge che punta, questa sì, a superare il vuoto normativo e a riprendere il cammino interrotto offrendo la possibilità temporale di aprire un confronto ampio, approfondito con tutti i soggetti che hanno titolo a decidere il destino dello sviluppo in Sardegna.

E' una proposta di legge che noi avremmo votato senza difficoltà alcuna, ma c'era il disegno di legge numero 20 presentato dalla Giunta regionale.

Il Presidente della Commissione, onorevole Pirisi, ha dovuto dare fondo a tutta la sua esperienza per guidare la Commissione verso un percorso decisionale già tracciato ma che i commissari, soprattutto quelli di minoranza, dovevano avere la sensazione di scegliere e di determinare autonomamente; era un compito improbo, era difficile riuscirci. La proposta della Giunta, che nella sua prima stesura era talmente confusa e pasticciata da risultare persino di difficile lettura, non poteva essere toccata in alcuna sua parte, nemmeno nei sinonimi.

Ci sono stati due tavoli per il lavoro delle Commissioni, uno quello ufficiale nel quale si è stancamente consumato il rito istituzionale del confronto tra maggioranza e minoranza; minoranza non opposizione. Minoranza si è per volontà degli elettori, opposizione lo si diventa per scelta politica dentro un'Aula. C'era poi un altro tavolo, quello di maggioranza, dove alcuni autorevoli colleghi hanno profuso ogni sforzo per migliorare il provvedimento, ma hanno alla fine dovuto accettare che la proposta della Giunta non potesse essere modificata in Commissione se non attraverso emendamenti ufficialmente presentati dalla stessa Giunta.

Cito un solo episodio: la riscrittura del testo, ci disse il Presidente, secondo tecnica giuridica più corretta e scorrevole, venne portata in Commissione e quando noi chiedemmo al Presidente se si trattava di un emendamento, di un'iniziativa della Commissione o del Presidente o di qualunque altro, ci disse che ritirava la proposta, poiché non era formalizzata come emendamento. Dopo un'interruzione di qualche giorno, la riscrittura è tornata in Aula di Commissione come emendamento proposto dalla Giunta. È stato per questa consapevolezza che abbiamo abbandonato i lavori della Commissione, siamo usciti per risparmiare ai colleghi di maggioranza la penosa incombenza di stare sempre almeno in quattro, perché noi della minoranza siamo in tre, per votare e bocciare le proposte.

Gli abbiamo dato la possibilità di fare le telefonate urgenti che dovevano fare, anziché davanti a noi mentre esponevamo gli emendamenti, nell'andito; gli abbiamo dato la possibilità di leggere il giornale, anziché davanti a noi che esponevamo gli emendamenti, nella stanza, nell'ufficio di cui dispongono. È stato utile il nostro abbandono, in due ore, eravamo all'articolo 4, mi pare Presidente, mi corregga se sbaglio, in due ore è stato licenziato l'intero testo della legge e poi è stato organizzato il calendario delle audizioni, che mi ha ricordato un episodio curioso della mia giovinezza quando mia moglie mi raccontò che, facendo il bagno al bambino piccolo, che aveva quattro anni, dopo che lo asciugò le disse: "Adesso, mamma, esci che mi devo vestire"; ecco, così ha fatto la Commissione dopo il bagno si doveva vestire con le audizioni organizzate.

Purtroppo il tempo mi costringe a saltare alcune cose che avevo sottolineato per passare ai rilievi nel merito che, comunque, vorrei fare, anche se poi nella discussione dell'articolato verrà fuori più compiutamente la serie di punti di debolezza dell'articolato di legge. Fondamentalmente i rilievi attengono intanto ai tempi del blocco: non è vero che il blocco proposto è di 18 mesi, chi lo afferma non ha letto la legge. La legge stabilisce che le clausole di salvaguardia possono essere applicate per un periodo non superiore a 18 mesi ma se continuate a leggere stabilisce che i comuni devono adeguare gli strumenti urbanistici entro 12 mesi, 12 più 18 fa 30. quindi, ammesso che siano tutti bravi, che rispettino i tempi, che approvino gli strumenti urbanistici nei periodi stabiliti, ci vogliono 30 mesi. Il mio comune è da 12 anni che cerca di approvare il piano urbanistico comunale!

CUGINI (D.S.). E' colpa di Soru!

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Non ho attribuito colpe a nessuno, esprimo un'opinione personale, finché mi è consentito, se poi devo tacere lo faccio.

CUGINI (D.S.). Lo sto dicendo io!

PRESIDENTE. Onorevole Cuccu, non si rivolga all'onorevole Cugini.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Quindi se io fossi un imprenditore che intende effettuare un intervento, un investimento nel territorio del mio comune, devo attendere i 18 mesi di tempo massimo nei quali viene elaborato il piano paesistico regionale, dopo devo attendere altri 12 mesi, che sono di adeguamento e, ammesso che tutti i tempi vengano rispettati, potrò ricominciare a prendere in considerazione quell'eventualità dopo 30 mesi.

L'altro punto sul quale vorrei fare qualche osservazione è l'elenco degli interventi ammissibili, le ristrutturazioni non collegate al divieto di cambio di destinazione d'uso, consentono tutto e di più, ed evidentemente la volontà di chi ha scritto è questa, se ha precisato che i volumi tecnici non verranno computati. Volumi tecnici, per i colleghi che non fanno questo mestiere, sono ad esempio la costruzione di un ascensore, la costruzione di qualche altro dispositivo o attrezzatura che serve alla funzionalità del nuovo fabbricato. Se putta caso devo fare un restauro conservativo di una stalla o di un fienile e lo devo adibire ad altre funzioni, magari devo installare un ascensore per arrivare al piano superiore, posso utilizzare un volume tecnico e soprattutto l'area, la zona dei diritti acquisiti.

Io credo che, escludere dalla possibilità di portare a compimento i lavori autorizzati, coloro che non hanno realizzato un minimo del 70 per cento delle opere di urbanizzazione, significhi con certezza assoluta creare un monte di contenzioso infinito che assorbirà tempo, risorse e bloccherà iniziative in tutte le parti dell'Isola.

Un'ultima precisazione consentitemi di farla sui paventati, così scrivono i giornali, non so se sia vero, dieci milioni di metri cubi. Bene, il parametro urbanistico normalmente utilizzato per valutare il rapporto tra cubatura e uomo, e il Presidente Pirisi lo sa, è ordinariamente di 100 metri cubi, quindi il collega Contu aveva ragione nel parlare di centomila unità. Attenzione non sono necessariamente posti letto, una parte di quelle cubature sono destinate ad attività di tipo agricolo, altre ad attività di tipo industriale, altre sono residenze, altre sono posti letto e, comunque, se fossero centomila posti letto, equivarrebbero al sei per cento della popolazione residente in Sardegna.

Credo, in conclusione, che la bontà e l'efficacia di una legge non possano essere determinate o misurate sul tono muscolare del provvedimento e nemmeno dal numero di voti favorevoli che riceverà in Aula. Un buon tono muscolare, un voto di approvazione ampio non fanno una buona legge; se la legge non nasce buona non è buona. Il giudizio ultimo, quello che conta, lo daranno i sardi. E i sardi saranno in grado di dare un giudizio giusto non subito, leggendo i contenuti dei questo provvedimento sul giornale, ma quando sperimenteranno gli effetti di quel disegno di legge sulla loro vita quotidiana.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Onorevoli Presidenti, onorevoli colleghi, prendo spunto dalle ultime parole dell'onorevole Cuccu, persona garbatissima e anche competente, che ho avuto il piacere di conoscere in Commissione, per dire che i sardi gli effetti della mancata pianificazione paesistica li conoscono tutti e tutti quegli effetti certamente non hanno prodotto grande sviluppo per questa Regione, né sul fronte turistico né su altri che interessano l'economia della Sardegna. Perché a questa situazione si arriva dopo una storia molto lunga di tentativi, qualche volta anche riusciti e ben riusciti, di privare la Sardegna, forse unica regione in Italia, di una pianificazione urbanistica giuridicamente valida.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue URAS.) Noi oggi ci troviamo esattamente al punto di partenza e seppure è vero, come dice l'onorevole Floris, che a noi non è mancata la cultura politica dell'attenzione al territorio, certamente però dal punto di vista dei risultati, delle disposizioni e delle leggi attualmente in vigore, siamo indietro come siamo indietro in molte altre materie che riguardano lo sviluppo economico e sociale della nostra Isola.

Siamo indietro per ragioni chiare ed evidenti, e sono chiare ed evidenti le ragioni indicate nel provvedimento di annullamento del primo piano territoriale paesistico; ragioni ripetute anche negli altri atti poi prodotti dai vari Tribunali amministrativi.

Ad esempio, sul piano pratico, si dice che risultano ammissibili, si parla degli interventi edilizi, su aree destinate a tutela integrale, una serie di interventi in antinomia giuridica con la ratio di tutela del paesaggio; e si dice ancora che l'eccesso di potere ha determinato l'adozione di un atto in contrasto con la funzione primaria del piano territoriale paesistico che è quella dell'attuazione specifica della valorizzazione ambientale a livello di pianificazione urbanistico-territoriale.

È stato esercitato in forma distorta il potere di pianificazione, il PTP in esame, decampando dai rigorosi limiti dettati dalla legge, ha adottato una disciplina in contrasto con la tutela del paesaggio, cioè noi avevamo una pianificazione paesistica che era in contrasto con la finalità della tutela del paesaggio. Risultato dei ricorsi: l'annullamento di quella pianificazione; e il primo annullamento risale al 1998, ma non è che prima del 1998 nessuno avesse detto che quei piani territoriali paesistici facevano acqua da tutte le parti, era stato detto, era stato detto in quest'Aula, alcuni l'avevano detto, quelli che hanno storia in questa materia e che da sempre hanno difeso l'interesse generale, che non è mai acquisito. Perché noi abbiamo tanti interessi e diritti acquisiti, l'unico che non si acquisisce mai è quello che riguarda la generalità di questo popolo sardo.

Noi ci preoccupiamo quindi molto di più di diritti e di interessi che spesso corrispondono di persone, di soggetti anche economici e imprenditoriali e poco ci preoccupiamo di quelli più generali che pure a norma di diritto dovrebbero prevalere rispetto agli altri, e soprattutto in questa materia. Sta di fatto che dal '98 in poi c'è stata tutta una serie di tentativi anche, diciamo, mortificati in quest'Aula di ripristinare la legalità dal punto di vista della tutela del territorio.

A conclusione della precedente legislatura sono stati portati all'attenzione delle Commissioni diversi progetti di legge, sono stati presentati emendamenti, ci sono state deliberazioni della Giunta regionale che sarebbe lungo citare, ma sta di fatto che, a conclusione della precedente legislatura, noi eravamo in una situazione esattamente uguale, se non peggiore di quella del '98; non esisteva cioè alcuna pianificazione paesistica territoriale, giuridicamente valida, non vi era certezza di diritto ma certezza di arbitrio.

Allora quello che noi pensiamo lo pensiamo al di là delle conferenze stampa, degli attacchi pregiudiziali, della presunta sudditanza di parte di quest'Aula verso il Presidente della Regione. E debbo dire che quest'ultima considerazione fa un pochino specie, merita anche un minimo di riflessione, per chi non è mai stato a favore del presidenzialismo e neppure del maggioritario. Ma tutti questi appunti sulla sudditanza verso un Presidente con forti poteri, da quale pulpito vengono? Se fosse stato il centrodestra il vincitore delle elezioni ultime regionali e fosse stato seduto nei banchi della Giunta nella funzione di Presidente chi si era candidato in quello schieramento, ma che tipo di rapporto avrebbe avuto con la sua maggioranza e con quest'Aula? Io me lo chiedo.

Le convinzioni presidenzialiste, qualche volta o spesso anche autoritarie, sono scritte nei testi di revisione costituzionale che sono all'attenzione del Parlamento. Il concetto di quel premierato che vincola e rende sterili le Aule parlamentari, nella pratica come nell'idea, è tutto quanto dentro la cultura del centrodestra. Qua ogni tanto si solleva una voce per dire no, perché non siamo d'accordo e come non siamo d'accordo a Roma non siamo d'accordo neppure qui. Non siamo d'accordo perché il popolo è rappresentato con le Aule parlamentari, il voto deve rappresentare l'insieme delle componenti, delle sensibilità, delle culture, dei diritti, dei bisogni, delle aspirazioni e quindi su questo noi ci batteremo sempre, ma proprio perché ci battiamo sempre, ci sentiamo anche offesi.

Ogni tanto si prefigura infatti l'idea di una maggioranza fatta di soldatini che alzano la mano, basterebbe parlare con quelli che sono seduti in questi banchi per capire che questo è impossibile, non ha ragion d'essere. Noi siamo convinti di questo provvedimento, siamo convinti dei contenuti di questo provvedimento, siamo convinti dell'utilità di questo provvedimento, siamo convinti della necessità e dell'urgenza di questo provvedimento, e siamo convinti, esitandolo, di fare un servizio utile alla Sardegna e ai sardi, compresi gli imprenditori.

Perché si fa anche qui un gran dire sciorinando dati che tutti quanti hanno, che io personalmente ho chiesto anche in Commissione, non ho mai visto e non ho mai visto perché penso che non esistano, e che non esistano strutturati nel modo giusto e che non esistano leggibili per il fine che ci proponiamo. Ma se è vero come si dice che ci sono dieci milioni di metri cubi non costruiti, da costruire, in tutte le coste e in tutto il territorio della Sardegna, ma che cosa si blocca? Ma che comincino a costruire quei dieci milioni e se se si dice, come è vero che si dice, che esiste un invenduto costruito, che non si riesce assolutamente a liquidare, ma perché non si incomincia a vendere quell'invenduto costruito? Ma se è vero quello che si dice, ed è vero questa volta, che spesso i permessi sulle lottizzazioni, i piani di lottizzazione e la valorizzazione dei terreni, avviene solo a fini speculativi - finanziari, cioè per accrescere un capitale, senza modificare nemmeno di un millimetro il territorio, senza proporre e realizzare nessuna attività economica vera; ma se è vero che si dice tutto questo, e se è vero quello che si dice, che cosa si blocca?

L'unica cosa che io credo si blocchi, ma sono d'accordo che venga bloccato, è questo assalto edificatorio abnorme, e inconsistente sostanzialmente, cioè fatto di richieste, fatto di autorizzazioni, forse anche per chiedere prestiti in banca, forse anche per poter provvedere per un domani, chi lo sa infatti che cosa succederà, se noi avremo flussi turistici più ampi, se potremo disporre di qualche posto letto in più da vendere, magari non supportandolo dal punto di vista infrastrutturale, dei servizi e così via.

Allora, in quest'ottica si è espressa in modo molto conciso, direi anche efficace, la Confindustria che ha parlato di progetti per 2,5 - 2,7 miliardi di euro. Ma, volendo, possiamo progettare interventi anche per dieci miliardi di euro.

Anche nel bilancio regionale erano previste molte richieste di autorizzazioni al debito per "fare progetti", e quei progetti sono rimasti nella carta, e quei progetti non sono diventati attività economica, e quei progetti sono sempre da realizzare; e chi ha impedito di realizzare quei progetti? Nessuno, perché c'era il far west, non c'erano norme, non c'era tutela; quei progetti potevano essere realizzati, non sono andati avanti perché non sono un'attività economica vera, sono un'attività economica fittizia.

Allora noi blocchiamo l'attività economica fittizia, costruiamo condizioni perché finalmente si possa fare un'attività economica vera, si crei uno sviluppo serio, che sia sostenibile, ma non sostenibile rispetto agli interessi dei cosiddetti diritti acquisiti, bensì rispetto alla capacità del nostro territorio di assorbire attività, di assorbire anche una presenza edilizia imponente, di acquisire anche una presenza turistica imponente, spesso concentrata, male organizzata, qualche volta depredata.

La crisi del nostro sistema turistico spesso dipende anche dai prezzi che pratichiamo e dai servizi scadenti che offriamo, perché manca una professionalità da questo punto di vista che va invece coltivata e recuperata. E poi perché non c'è amore nei confronti di questa regione,da parte dei molti operatori turistici che parlano dialetti e lingue diverse, che hanno attenzioni per le loro casse depositate presso banche spesso non localizzate in Sardegna.

Operatori cioè che considerano la Sardegna come una dependance in cui fare quattrini, una dependance dove accanto all'edificazione ricettiva alberghiera vive il supermercato dove si vendono prodotti realizzati in altre regioni e in altri paesi e che vengono gestiti da persone, da imprenditori, da commercianti provenienti da altre regioni, da altri paesi. Insomma quella non è una ricchezza vera per i sardi, è una ricchezza vera solo per alcuni, e spesso non sardi.

Diversamente da questa idea di turismo noi proponiamo invece uno sviluppo locale che parta dai bisogni, dalle esigenze, dalle necessità del nostro popolo, che corrisponda cioè ad un bisogno di crescita anche economica, di crescita e di sviluppo anche sociale, di maggiore armonia, di maggiore positiva osmosi con l'ambiente nel quale viviamo che è il nostro, che sentiamo come tale.

Ecco perché ci convince questo provvedimento che abbiamo approvato in due ore, onorevole Cuccu, per il semplice fatto che è composto di dieci articoli molto semplici, alcuni dei quali prevedono le procedure per la definizione della nuova pianificazione paesistica. Dire nuova sarebbe forse un errore, meglio parlare di prima pianificazione paesistica giuridicamente valida, perché tutta quella che esisteva è stata annullata, a meno che non teniamo in considerazione quel piccolo fazzoletto che è rimasto nella provincia di Oristano.

Sta di fatto che in questo provvedimento ci sono alcuni articoli che danno bene il segno anche della partecipazione di tutti i soggetti interessati, nessuno viene escluso, così come nessuno è stato escluso dall'attività della Commissione. La Commissione ha ascoltato tutti, le associazioni ambientaliste, le associazioni delle imprese, le associazioni degli enti locali; ha tratto da queste audizioni anche qualche giusto indirizzo per migliorare il provvedimento che si concluderà col voto in Aula.

E quindi io credo ci sarà una grande disponibilità da parte nostra per accogliere le proposte che vanno nella giusta direzione, non che contraddicono i contenuti del provvedimento che rimane urgente, necessario, a durata limitata.

Nel testo si parla di un periodo non superiore ai diciotto mesi per la elaborazione del piano paesistico regionale, ma la realtà è diversa; l'articolo 1 prescrive infatti che il piano venga adottato entro dodici mesi dall'entrata in vigore di questo provvedimento. I sei mesi in più rispetto ai dodici li abbiamo previsti non perché pensiamo di impiegarci sei mesi in più a fare il piano, ma perché vogliamo fornire tutti gli elementi di garanzia a chi deve lavorare alla stesura del piano perché lavori bene e in fretta ma senza l'ansia di veder costruire un domani su territori che non è riuscito in tempo adeguato a tutelare.

Non solo, ma nel corso della elaborazione del piano abbiamo previsto che si attivino le procedure attraverso le quali porre in essere la concertazione, esattamente come volevate che si facesse per la predisposizione della proposta di legge. Però, quando diciamo che il piano lo elaboriamo sentendo i soggetti sociali, gli attori istituzionali locali e così via, non va bene, prima infatti lo dobbiamo predisporre e poi dobbiamo attivare le consultazioni.

Nel caso della proposta di legge abbiamo fatto il contrario, abbiamo detto: diamo ai soggetti, agli attori locali istituzionali, alle parti sociali, alle associazioni ambientaliste, un provvedimento su cui intervenire nel merito inaugurando anche un metodo più costruttivo e più fattivo e ci avete criticato.

Io credo invece che sia giusto nell'un caso e nell'altro, credo che questo provvedimento colga nel segno l'obiettivo, credo che debba essere approvato in tutta fretta, credo che si debba incominciare a lavorare celermente alla predisposizione del piano urbanistico regionale; e credo che da lì dovremmo partire per considerare il nostro territorio finalmente una ricchezza, un patrimonio piuttosto che un adempimento tecnico-burocratico o una cosa su cui ci si debba puntualmente misurare sul piano ideologico come è avvenuto in questa fase.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.). Signor Presidente, Presidente della Giunta, colleghi, svolgerò delle brevi osservazioni all'interno di un dibattito che vede impegnate maggioranza e opposizione su posizioni apparentemente contrastanti ma certamente, se quest'Aula dimostrerà equilibro e sensibilità nel legiferare, si potranno trovare forse dei punto d'incontro, diversamente le difficoltà che in questo momento attanagliano la Sardegna non potranno, a mio avviso, che crescere.

Le riflessioni sono quelle di un consigliere che ha avuto anche, in qualche maniera, la forza e la volontà nella scorsa legislatura, insieme ad altri colleghi, di buttare un sasso nello stagno. Sasso nello stagno che è stato parzialmente raccolto ma non è stato tramutato in niente di concreto;, è stato raccolto perché si è dato il corso ad una discussione ampia, nella scorsa legislatura, su questa materia. Una materia che era stata in qualche maniera caducata dagli interventi del TAR e poi dai decreti del Presidente della Repubblica a seguito dell'annullamento dei PTP.

È una materia che, in tutti questi anni, ha lasciato decine e decine di comuni nell'incertezza interpretativa che ha di fatto impedito lo sviluppo, quello sviluppo con la esse maiuscola che tutti noi in quest'Aula intendiamo favorire.

La questione ambientale provoca sempre dissensi e tensioni, qui e altrove. E' certamente una questione dovuta alle eccezionali caratteristiche naturali della nostra Isola, alle nostre peculiarità culturali, ma anche e soprattutto agli interessi economici che sono in gioco, non è mistero infatti che le rendite di alcuni variano in relazione all'uso che si decide di fare del territorio.

Ecco perché più volte ci è capitato di sottolineare come ogni qualvolta si parli di ambiente, questo viene inteso come un vero problema e non come una tematica da approfondire.

Bene, presidente Soru, lei con la sua maggioranza ha deciso di affrontare questa materia, velatamente nelle sue dichiarazioni programmatiche, e oggi concretamente con questo disegno di legge, adottando una linea dura. Una linea dura che, insieme a questo atteggiamento intransigente che io noto se non dalla gran parte della maggioranza, ma in qualcuno, rischia di danneggiare coloro che con il loro voto ci hanno permesso di stare in quest'Aula e cioè i sardi.

Presidente, lei ha tracciato una linea di demarcazione rigida tra fruizione del territorio, fruizione dell'ambiente, turismo, economia e vendita o svendita del territorio, per utilizzare le sue parole, che credo si possa ridurre, secondo questa lettura, con il progetto di sviluppo ambientale in Sardegna. E' come quando da ragazzi guardavamo i film western e automaticamente ci sembrava che gli indiani fossero i razziatori, i cattivi, e le giacche blu i buoni. Poi con una lettura più attenta, con un approfondimento delle tematiche, ci siamo resi conto che gli indiani avevano ragione e che erano i cow boy a voler conquistare territori, a razziare, a parlare a colpi di Winchester.

Oggi parrebbe che da una parte esista il bene, la salvaguardia assoluta del territorio, dall'altra parte esistano dei razziatori e degli approfittatori. Noi crediamo che invece esistano degli imprenditori, delle associazioni, una società civile che, a seguito di regole eque, possono, intraprendere iniziative, creare e salvaguardare il nostro territorio.

Non dico che non vi siano delle buoni intenzioni di fondo nella vostra azione, perché il porre fine alle speculazioni, all'imbarbarimento delle nostre coste e dei territori è azione lodevole ma comune a tutti gli ottantacinque, mi pare, consiglieri che albergano in quest'Aula.

Però questa visione, me lo consenta Presidente, un tantino messianica e apocalittica che vede spuntare dietro l'angolo nuovi cantieri come funghi, e alle spalle dei cantieri magari altrettante torri eoliche, ha fatto sì che questa maggioranza partorisse una proposta di legge a mio parere esagerata; e non solo a mio parere perché altri esponenti della sua maggioranza pur dovendo fare a volte una difesa d'ufficio, anzi più che una difesa d'ufficio, perché normalmente i difensori d'ufficio se la cavano con poche battute, a iniziare dal relatore, l'onorevole Pirisi, hanno voluto far capire che il progetto è condiviso ma sperano comunque che la Giunta accolga, e le vedremo più avanti nel corso del dibattito, nell'esame dell'articolato, le proposte della maggioranza.

Noi ci aspettavamo un progetto che facesse chiarezza, che facesse chiarezza sulle cose che si possono e che non si possono fare e desse quelle risposte a quelle amministrazioni che, mi creda Presidente, sono disperate ormai da troppi anni. Nelle tribune del pubblico, ma non l'ho chiamato io, ho visto il sindaco di Villanova Monteleone, un paesino che si spopola, e che ha una costa che credo lei conosca molto bene, ebbene il sindaco dall'89 aspetta qualche risposta e spera. Credo che per trovare ottimismo, non gli rimanga altro che andare alla Unieuro, come dice quella pubblicità di moda in questo periodo, perché di ottimismo all'indomani del varo e dell'approvazione di questo vostro disegno di legge Villanova Monteleone certamente non ne potrà avere, né per dodici né per diciotto mesi, gli esami di riparazione non sono previsti e si va avanti ad libitum.

Ho inoltre notato nell'azione della Giunta, Presidente me lo permetta e mi passi il termine, un atteggiamento xenofobo, che mi ha ricordato la storia della Germania dopo Bismarck, e sappiamo come è andata a finire, e certe derive separatiste che non hanno mai albergato nei cuori dei sardi. Non vorremmo che si trasformasse il Fortza Paris nel più ruspante moto nazionalitario "moglie e buoi dei paesi tuoi". Sinceramente mi domando il perché di questa crociata lancia in resta contro gli imprenditori non sardi che vengono in Sardegna, quelli seri, per investire le loro risorse,.

Piaccia o non piaccia occorrono quelli seri, di imprenditori, che creino occupazione, che diano prospettive di vita in Sardegna e che allontanino per molti, non per tutti purtroppo, sia lo spettro della disoccupazione che quello dell'abbandono della propria terra e quindi dell'emigrazione forzata che è stato il vero flagello economico che per tanti anni, il modello imposto ai saardi dal Sulcis a Ottana, a Porto Torres, ha in qualche modo continuato a creare. Non vorrei che con la conquistata e con la riconquistata continuità territoriale si staccassero solo biglietti d'andata e non di ritorno per molti sardi.

Presidente, occorrerebbe determinare regole certe che valgano per sardi e non sardi, regole che siano in grado di contemperare gli interessi di coloro che vogliono investire, che intendono arricchire la nostra gente, con gli interessi del territorio e la valorizzazione del patrimonio ambientale.

Ci si aspettava, lo confesso, un progetto complesso che ad oggi non vediamo neanche all'orizzonte, un progetto che invogliasse gli imprenditori a sviluppare una programmazione di qualità che si sposasse con le peculiarità della nostra isola, un progetto che inglobasse un personale correttamente formato in Sardegna.

Ho letto le sue dichiarazioni programmatiche, laddove dice che occorre introdurre l'istruzione e la formazione, programmi specifici mirati alla crescita della coscienza ambientale e alla percezione del patrimonio ambientale come risorsa rilevante per lo sviluppo. Questo sarebbe stato il progetto che noi in questo momento ci aspettavamo e che i sardi si aspettavano.

I corsi multidisciplinari, che da qualcuno sono stati definiti serbatoi di clientela politica non di questa parte, sappiamo chi sono i padroni di questa formazione, sfortunatamente in questo momento sarebbero l'unica risorsa che è mancata negli anni passati, cioè corsi multidisciplinari per poter vedere un barlume di sviluppo tecnologico e occupazionale in Sardegna.

A noi non risulta, ma probabilmente mi sbaglio, che quei sardi che hanno avuto l'opportunità e il merito, la capacità di applicarsi per studiare fuori nella penisola, all'estero, le moderne tecnologie, abbiano una volta rientrati nell'Isola inteso svolgere opera missionaria. Il progresso tecnologico credo dovesse essere il cardine, insieme all'innovazione, di questo progetto complesso che noi ci aspettavamo venisse presentato in quest'Aula.

Noi crediamo, Presidente, e non ce ne vergogniamo, che quando il sottoscritto e il Presidente Floris firmarono con lei un accordo di programma per poter realizzare la sua intrapresa sulle sponde di Santa Gilla, né l'onorevole Porcu né nessun altro, si strapparono le vesti. Noi credevamo in quel momento che alcuni valori fossero compatibili con altre esigenze, e sappiamo di quali esigenze parliamo; sappiamo che le zone umide di Cagliari sono tra le più importanti d'Europa, nessuno ha mai fatto polemiche su questi argomenti. Oggi la maggioranza critica l'intrapresa turistica di Chia che va benissimo, però sembrerebbe che in qualche maniera ostacoli l'ecosistema attiguo.

Noi non siamo integralisti, siamo persone serie e siamo persone ragionevoli. Oggi è un altro giorno, è un altro giorno perchè io mi auguro che dopo questo dibattito qualche apertura vi possa essere. Noi faremo la nostra parte di oppositori intransigenti, ma le ricordo che non tutti pensano ai metri cubi sulle coste, molti di noi pensano ai progetti, ad oggi bloccati, di ampliamento degli agriturismi in agro di Alghero con soldi già finanziati dalla Comunità Europea, agriturismi che insistono magari a 1600 - 1700 metri dalla costa.

Questi sono gli argomenti sui quali ci vogliamo confrontare, le coste sono importanti ma è importante tutta la Sardegna e il tessuto economico che seppur scarno la governa, così come i siti industriali del nord ovest e tutto l'insieme di quelle aree hanno bisogno di interventi oggi e non domani; un domani che ad oggi non vediamo all'orizzonte.

Da liberale e da sportivo che vive quotidianamente un leale rapporto con l'ambiente ho sempre pensato che l'uomo non sia e non debba essere un perturbatore della natura, come più volte ho sentito affermare dagli Ulema dell'integralismo ambientalista nostrano, bensì un fedele alleato, che non vi debba essere conflitto tra tecnologia, ecologia e rispetto dell'ambiente e fare impresa, ma sia compito dei legislatori creare tra questi termini il giusto equilibrio. Mi auguro che la sensibilità di quest'Aula sia orientata in questo senso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà. Quello dell'onorevole Cugini sarà l'ultimo intervento previsto per la mattinata.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, presidente Soru, amici della Giunta, colleghi, io ero e rimango convinto che questa discussione contribuirà, anche in tempi brevi, a stabilire linee di indirizzo importanti per riscrivere le norme urbanistiche della Sardegna. Devo dire che ci sono stati interventi che vanno in questa direzione. Il collega Floris ci ha richiamato ad una maggiore attenzione e rigidità sulle norme provvisorie e poi ha dato una disponibilità, che penso sia importante, per contribuire nel tempo necessario alla riscrittura delle norme, per dare una risposta di garanzia agli imprenditori e al sistema economico della nostra Regione; io aggiungo: agli imprenditori, al sistema economico, ma anche e soprattutto ai semplici cittadini che, da una norma o da più norme di salvaguardia, otterranno attenzione, pur non essendo operatori economici direttamente impegnati nel comparto turistico o ambientale o alberghiero.

Noi dobbiamo fare norme che parlino alla maggioranza dei sardi, avendo chiaro che le norme poi devono garantire le risposte alle aspettative sullo sviluppo del nostro territorio. Allora è bene, come in parte è avvenuto sin qui, ragionare su questi temi in modo pacato, per dire al collega Artizzu che forse noi diamo l'idea di essere portatori di grande idealità, forse diamo l'idea di essere un po' estremisti nel ragionare di questi problemi.

Io voglio tranquillizzare il collega, noi su questo tema siamo conservatori e anche rivoluzionari, perché intendiamo rispondere ad un'aspettativa che è antica per quanto riguarda la nostra Regione e lo vogliamo fare con chiarezza riguardo alla prospettiva. Niente battaglie contro i mulini a vento, ma battaglie contro il vento della destra. Abbiamo confermato domenica un ottimo risultato a livello nazionale, sette a zero; io non auspico tanto in Sardegna, però, insomma, si conferma che combattere il vento della destra risponde ad un'esigenza del popolo.

Allora non facciamo molta ironia, perché quando voi lamentate ritardi sulle risposte da dare sul tema dell'urbanistica dovete evitare di caricare questi ritardi sulla Giunta regionale e sul presidente Soru, sono ritardi tutti datati, sono ritardi che vengono messi in capo alle esperienze di governi precedenti, per una parte riferibili al centrosinistra e per gli ultimi cinque anni al centrodestra. Se non ci sono le norme bisogna interrogarsi e darsi anche delle risposte: le norme non ci sono perché la maggioranza che ha governato la Regione non è stata in grado di farle.

Noi non abbiamo operato di nascosto, al buio, noi abbiamo scritto parte del provvedimento che stiamo discutendo in Commissione nel programma che abbiamo sottoposto agli elettori, ed è stato apprezzato. Io non penso che voi possiate sostenere oggi di aver presentato un programma agli elettori per trattare questi argomenti. No, voi avete deciso, scientemente deciso di non farlo, di presentarvi in continuità, ossia senza norme.

Allora io penso che voi dovreste fare autocritica e partecipare nei prossimi mesi alla stesura delle nuove norme, perché la vostra assenza di programma, la vostra indicazione della continuità è stata respinta, ma sono state bocciate anche le persone che di più l'hanno sostenuta nel mandato precedente. Non c'è nessuno di voi che avesse responsabilità dirette su questi temi che sono tornati in Consiglio regionale. Ma vi dovrà dire pure qualcosa questo fatto; altro che polemizzare con il presidente Soru o cercare di offendere!

Veda, collega Milia, noi siamo amici, siamo anche tutti e due cacciatori, lei dicono che sia bravo, io no, ma la differenza tra di noi è questa: lei da ragazzo tifava per quelli che sparavano con la carabina, io invece per gli indiani, forse perché mio padre era comunista e il suo era di destra. E che ci possiamo fare? Siamo figli di culture diverse, di formazioni diverse, di esperienze diverse; ma nella impostazione data al provvedimento si legge un grande amore per la Sardegna. Questo voi dovete incominciare a capire, e cioè che noi mettiamo passione perché crediamo nelle cose che facciamo; voi forse ci credete di meno e anche questo è figlio della vostra esperienza politica e culturale.

Allora penso che sia giusto dire che se le amministrazioni comunali non hanno fatto i PUC, ma che colpa ne ha Soru che non era neanche consigliere regionale, né tanto meno consigliere comunale? Ma che colpa ne hanno quei quarantanove consiglieri, eletti per la prima volta in Consiglio regionale, se le amministrazioni comunali non hanno fatto i PUC? Perché dobbiamo assolvere chi non ha fatto il proprio dovere? Ma chi ci autorizza ad emettere sentenze di assoluzione? Chi non ha fatto il proprio dovere va richiamato a responsabilità e le norme che ha licenziato la Commissione chiamano a grande responsabilità, ad una responsabilità di equilibrio, ad una responsabilità che parla alla Sardegna.

E voi dovete partecipare a questa discussione, anche quando, come avete fatto sbagliando in Commissione, dovesse passare tra di voi l'idea che è meglio non misurarsi con le questioni complesse. No, voi dovete lavorare per tornare al governo e noi dobbiamo combattere per evitare che questo avvenga, perché ci siete stati e avete fatto danni!

Allora, noi dobbiamo pervenire ad una sintesi ; i colleghi che sono intervenuti prima hanno detto delle cose che so apprezzate anche da voi. Ma c'è una cosa che voi dovete apprezzare di più: le sentenze che hanno bocciato i PTP. Le vogliamo rispettare? Allora, se le vogliamo rispettare, evitiamo di partecipare ad iniziative pubbliche in quelle amministrazioni che si contrappongono alle sentenze. Ci sono delle regole in democrazia che vanno rispettate; non è accettabile che si vada a sostenere un'amministrazione comunale che, in presenza di sentenze precise in materia di urbanistica, cerca di elaborare e approvare dei piani che si contrappongono a quelle sentenze e contrappongono le comunità alla Regione sarda. Ci sono dei casi precisi.

"Oggi marciamo su Cagliari, dichiariamo guerra a Soru", calma, calma. Sono quindici i sindaci che vogliono marciare su Cagliari, non sono tutti i sindaci, e poi andiamo a vedere quanti di quei sindaci hanno le carte in regole per quanto riguarda il PUC, e poi andiamo a vedere se l'ultimo tentativo di approvare norme sta dentro la logica delle sentenze, perché quel provvedimento al quale hanno lavorato i colleghi della prima Commissione ha come riferimento le sentenze sui PTP. Perché? Perché non noi, ma parti terze, il Presidente della Repubblica in questo caso, dicono che quelle norme erano troppe permissive, per cui occorre varare norme più rispondenti ad esigenze ambientaliste. Il punto di riferimento sono le motivazioni poste all'annullamento dei piani, non certamente l'amministrazione comunale gallurese che ha raddoppiato le cubature disponibili e ora, al di là del voler fare una cortesia a questo o a quello, a me poco interessa, si è posta in contrapposizione e cerca solidarietà per far passare quell'idea.

Noi non esprimiamo solidarietà, esprimiamo giudizi diversi e lavoriamo perché il prossimo testo, se sottoposto a ricorsi, possa essere accolto anche da chi sarà chiamato a valutarne la legittimità. È sbagliata questa nostra posizione? È sbagliato lavorare perché in modo preventivo il testo che sarà licenziato da quest'Aula sia un testo inattaccabile da parte dei ricorrenti? Se è sbagliato lo dovete dire voi, noi pensiamo che sia giusto lavorare in questa direzione.

E poi, siccome noi siamo anche conservatori, abbiamo un obiettivo che è quello di salvare, valorizzare, conservare, perché se dobbiamo fare norme di utilizzazione del territorio, dobbiamo fare adesso norme che ci permettano di programmare, perché se non facciamo norme oggi non possiamo programmare domani.

E poi chi di voi può sostenere che i posti letto in Sardegna (sono poco più di cinquantamila) siano preferiti all'uso delle seconde case che interessano l'80 per cento dei turisti che vengono in Sardegna? Chi di voi può sostenere che occorre continuare con quell'idea dello sviluppo che prevede la costruzione di seconde case? Chi lo può sostenere, assieme al fatto che questo determina sviluppo economico in Sardegna? Nessuno di voi lo può sostenere a meno che non abbia interessi diretti! E qui noi non dobbiamo fare norme per noi stessi, ma per la collettività.

Allora se parliamo di salvare, valorizzare, conservare, dobbiamo dire che questo sistema che è stato costruito in nome dello sviluppo turistico è un sistema sbagliato, che va corretto, perché il turismo non è cemento, il turismo, per molte parti dell'economia sarda, è ambiente, rispetto delle coste, ripeto: non è cemento. E aggiungo che se c'è cemento da impegnare lo si deve impegnare per il tempo che non è dedicato al mare, quel lasso di che parte dalle dieci e mezzo del mattino e arriva sino alle due di notte che non dice mare, non dice cemento nelle coste, ma dice cultura!

E voi su queste cose vi dovete misurare, perché noi siamo pronti ad accogliere indicazioni che vadano in questa direzione, ma non siamo disponibili ad operazioni diverse.

Guardate, toglietevi dalla testa che nella maggioranza qualcuno vi possa votare qualche emendamento, anche di quelli personalizzati, non tentate, è tempo sprecato. Diteci direttamente quello che pensate e risparmiamo tempo, anzi, utilizziamo il tempo per trovare soluzioni. Noi su questa norma abbiamo assunto un impegno con gli elettori e lo vogliamo mantenere, poi ci giudicheranno, giudicheranno noi e giudicheranno voi.

Voglio sottolineare inoltre che noi siamo fortemente critici rispetto alle vicende della Sicilia. Io vedo in qualche vostro intervento troppe similitudini, la Sardegna non è la Sicilia né dal punto di vista culturale né dal punto di vista politico né dal punto di vista delle funzioni di responsabilità di governo e noi, guardate, il Governo lo difenderemo sino all'ultima parola, perché siamo convinti di essere nel giusto.

Allora confrontiamoci, come diceva giustamente il collega Floris, perché la storia dell'urbanistica in Sardegna è fatta di tanti episodi, ma in particolare io dico che se in tanti anni di vigenza della legge numero 45 non si è fatto un accordo di programma significa che c'è qualche problema! Vuol dire che quella relativa all'accordo di programma era una norma che non si poteva applicare. Allora il legislatore si dovrà porre l'obiettivo di trovare uno strumento diverso, perché quella norma era stata scritta in un momento di debolezza del confronto politico in modo tale che rinviando l'espressione del parere e riportandola in Consiglio in Consiglio non la si facesse passare, questa non è certezza del diritto. Allora, quando riscriveremo la nuova 45 bisognerà dare risposte certe, ma la logica che sottenderà il provvedimento non potrà essere quella di gareggiare per il premio della Italcementi. No. Dovremo gareggiare per il premio del WWF, della Lega Ambiente, la Italcementi non c'entra nella discussione che noi dobbiamo fare.

Quindi penso che i tempi non siano così lunghi come stiamo dicendo. I diciotto mesi, lo ha detto bene il compagno Uras, sono la punta massima; questa legge noi la vogliamo fare prima che scadano i diciotto mesi. Noi siamo disponibili ad un programma di lavoro straordinario nella Commissione e in maggioranza perché i tempi previsti nella legge siano accorciati, coinvolgendo chiaramente chiunque debba essere coinvolto. Siete pronti ad un programma di lavoro straordinario per trattare questo argomento? Se siete pronti, avrete il tempo di rispondere in questi giorni di discussione generale.

Noi siamo per ridurre i tempi, ma siccome sappiamo che la vostra intenzione non è quella di collaborare, abbiamo fatto bene a prevedere diciotto mesi, perché saranno i tempi giusti per fare una legge giusta e "pensata" su una materia delicata come questa. Se accettate la sfida, noi siamo pronti a stringere i tempi, non in legge, perché non siamo così ingenui, nella legge rimangano i diciotto mesi, i tempi in Commissione, dove vi invitiamo a lavorare a tappe forzate.

Norme ed equilibrio, norme ed equilibrio perché noi vogliamo sostenere i turismi. Non c'è un modello di turismo che possa rispondere ad una domanda di sviluppo economico della Sardegna, perché due mesi all'anno rispondono ad un sistema sociale limitato a due mesi all'anno. Allungare il periodo turistico vuol dire dialogare con l'Europa e con il mondo, intervenire nel sistema di vita della popolazione italiana, ragionare sul piano regolatore dei tempi della formazione scolastica, ragionare sul piano regolatore dei tempi perché, essendoci le strutture, occorre utilizzarle per un lasso di tempo più lungo perché così rispondiamo alla maggiore domanda turistica interessata al nostro territorio.

Oggi non è così; oggi il nostro sistema alberghiero, non turistico, alberghiero, ripeto, non è adeguato a rispondere, tanto meno a sollecitare una presenza turistica per un arco di tempo più lungo. . Noi anche in questo vi sfidiamo a superarci sull'idea della conservazione, sull'idea che stiamo lanciando in Sardegna e che risponde all'attenzione che a livello europeo e mondiale vi è verso la nostra isola e, soprattutto, non riducete la questione a un po' di metri cubi in più o all'albergo di un vostro collega. Insomma, siamo qui per altro!

Dico questo anche per rispondere in modo positivo al Presidente del Consorzio Sandalia; se qualche progetto non è partito ma che cosa c'entro io, che non sapevo neanche che qualche collega avesse interessi in quel territorio? Ma che colpa ne ho io se non si è riusciti a fare il patto finanziario? Ma che colpa ne ha Soru se sette progetti non sono partiti? E perché non sono partiti? Perché non sono in regola, si dice, per cui bisogna trovare una norma che allunghi il brodo. No, nessun allungamento del brodo! Il brodo si è consumato e noi dobbiamo fare in modo che si possa riprogrammare il territorio;, perché se rispondere positivamente significa dire sempre "sì", va detto che noi non siamo abituati a dire sempre "sì", la nostra storia è fatta anche di tanti "no" che ci hanno fatto diventare la prima forza politica nell'alleanza Sardegna Insieme in Sardegna.

Questi "no"ci fanno pagare anche dei costi, perché molti "no" non vengono immediatamente apprezzati, però dopo il tempo dei "no" arriva il tempo dei "sì". Quindi, noi siamo una coalizione di lotta, e lo stiamo dimostrando con quella che stiamo portando avanti nei confronti di Berlusconi. Berlusconi infatti ha ritirato le risorse destinate alla continuità territoriale per la Sardegna, e noi lottiamo perché i sardi abbiano comunque la continuità territoriale, ma siamo anche una colazione di governo che non ha paura di assumersi le relative responsabilità. Quindi di lotta e di governo, rivoluzionari e conservatori, equilibrati e in sintonia con il popolo sardo.

Questo è il ragionamento che noi vi facciamo nella discussione generale, poi voi darete altri suggerimenti, sappiamo ascoltarli, ma fidatevi molto del rapporto che si determina in quest'Aula, perché altre strade non ci sono e se ci sono sono cieche e voi potete sbatterci la testa!

PRESIDENTE. Come annunziato i lavori della mattinata si concludono qui, riprenderanno alle ore 16 e 30. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Dedoni.

La seduta è tolta alle ore 13 e 29.



Allegati seduta


Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA CUCCA - BIANCU - ADDIS - COCCO - CUCCU Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - MANCA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI sulla nuova emergenza determinata da una recrudescenza della diffusione della peste suina.

I sottoscritti,

considerato che le allarmanti notizie circa l'eccezionale virulenza della peste suina - nel corso di quest'ultimo anno sarebbero stati già accertati in tutta l'isola 150 focolai - contro i 5 - 8 degli scorsi anni- destano seria preoccupazione in quanto riportano la Sardegna in una situazione di crisi simile a quella di 10 anni fa;

riscontrato che in dipendenza di tali accertamenti sarebbero stati già abbattuti circa 12.000 capi suini e molti altri subiranno la stessa sorte nelle prossime settimane;

rilevato inoltre che molti allevatori lamentano, nonostante siano trascorsi in alcuni casi oltre quattro mesi dall'abbattimento, la mancata corresponsione delle indennità previste per i capi eliminati - la normativa vigente prevede che ciò deve essere fatto entro i sessanta giorni - e il mancato avvio delle procedure per il reimpianto degli allevamenti quasi ad attendere passivamente che trascorrano i sei mesi previsti sempre dalla normativa;

considerato che tale stato di cose pregiudica fortemente gli interessi degli allevatori i quali traggono l'unica fonte di sostentamento dall'allevamento dei suini, li priva di qualsiasi forma di guadagno e li costringe ad una inattività deprimente;

considerato che è opportuno e auspicabile prevedere a favore degli allevatori, i quali percepiscono esclusivamente gli importi relativi alle indennità per l'abbattimento - atto compiuto nell'interesse della comunità al fine di evitare la diffusione del morbo - la corresponsione di un risarcimento per il mancato guadagno conseguente alla sospensione dell'attività lavorativa e per l'incremento di valore che i capi suini abbattuti avrebbero avuto;

considerato che in ordine a tali problematiche per il mese di novembre è prevista in Sardegna una visita da parte di una commissione europea e che quasi certamente a seguito di tale visita si adotteranno da parte della CE misure penalizzanti quali il nuovo divieto di esportazione del prodotto suino dalla Sardegna, con l'intuibile e irreparabile pregiudizio conseguente per il mercato sardo,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale, per conoscere:

1) quali atti si intendono compiere per accertare la situazione effettiva in ordine alla sua gravità;

2) le motivazioni dei ritardi nelle liquidazioni delle indennità a favore degli aventi diritto;

3) quali misure sono state adottate ai fini della prevenzione sanitaria;

4) quali iniziative si intendono adottare a favore dei titolari delle porcilaie colpite, anche in relazione al mancato guadagno e al sostanziale fermo di ogni loro attività lavorativa;

5) se corrisponde al vero la notizia della visita di una commissione europea per la verifica della situazione e per l'adozione di misure straordinarie. (36)

INTERPELLANZA ATZERI - SCARPA sui nuovi focolai di peste suina africana.

I sottoscritti,

tenuto conto che da circa sei mesi, in diversi territori delle province sarde, si sono verificati numerosi focolai di peste suina africana;

considerato che tale malattia, ormai, va avanti imponendo nei casi accertati il conseguente abbattimento obbligatorio dei suini presenti negli allevamenti;

preso atto che nell'ultima ondata epidemica, in particolare nella provincia di Nuoro, sono stati registrati centinaia di focolai con il conseguente abbattimento di oltre 40.000 capi suini;

tenuto conto che all'abbattimento dei suini segue e spetta un'indennità erogata con le modalità previste dalla Legge n..218 del 1988, dal Decreto ministeriale n..298 del 1999 e dal Decreto ministeriale n. 587 del 1996 per un valore pari al 100% di quello individuato dai dati ISMEA;

considerato che la determinazione del Direttore del servizio prevenzione della Regione e precisamente la n. 418 del 18 marzo 2004 stabilisce che entro 60 giorni dall'abbattimento si provvede a liquidare agli allevatori le indennità loro spettanti;

verificato che nella maggior parte degli abbattimenti sono trascorsi i termini previsti dalle norme per il risarcimento,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale, per sapere:

1) quali siano i motivi ostativi perché tali risarcimenti non siano stati ancora corrisposti;

2) come intendano provvedere a compensare i danni subiti dagli allevatori;

3) se in base ad alcune direttive emanate dal Servizio prevenzione dell'Assessorato dell'igiene e sanità, inviata ai servizi veterinari ed ai sindaci dei territori interessati dalla malattia, non ci sia la volontà di abbandonare a se stessi i territori già marginalizzati e le categorie coinvolte e già penalizzate;

4) quali siano le strategie di programmazione sanitaria con le quali si intende affrontare questa grave malattia che ormai da decenni provoca gravissimi danni agli operatori economici isolani;

5) come intendano valorizzare le strutture, le tipicità di un settore e le professionalità presenti e operanti all'interno delle aziende sanitarie della Sardegna. (37)