Seduta n.25 del 26/10/2004 

XXV SEDUTA

Martedì 26 ottobre 2004

Presidenza della vicepresidente LOMBARDO

La seduta è aperta alle ore 16 e 31.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 15 ottobre 2004, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Gerolamo Licandro e Nicola Rassu che hanno chiesto congedo per la seduta del 26 ottobre 2004. Il consigliere regionale Antonio Addis ha chiesto congedo per le sedute del 26, 27, 28 e 29 ottobre 2004. Poiché non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

BIANCU - ADDIS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - COCCO - FADDA Paolo - GIAGU - MANCA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI: "Istituzione degli ecomusei per la valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali". (44)

(Pervenuta il 15 ottobre 2004 ed assegnata all'ottava Commissione.)

BIANCU - ADDIS - COCCO - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - MANCA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI: "Modifica alla legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5, concernente: 'Norme di riforma del Servizio sanitario regionale'". (45)

(Pervenuta il 15 ottobre 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)

AMADU - OPPI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO: "Adeguamento e perequazione del trattamento economico dei dipendenti delle Aziende sanitarie locali e degli enti locali della Sardegna con quella dei dipendenti della Regione". (46)

(Pervenuta il 19 ottobre 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)

CALLEDDA - MARROCU - BARRACCIU - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - LAI - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Franco: "Disposizioni per la tutela, il recupero e la valorizzazione del patrimonio architettonico realizzato con manufatti e tecniche costruttive in terra cruda e per la promozione di nuove produzioni edilizie bioecologiche". (47)

(Pervenuta il 20 ottobre 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)

VARGIU - CASSANO - DEDONI - PIASANO: "Disposizioni in materia di coltivazione, allevamento, sperimentazione, commercializzazione e consumo di organismi geneticamente modificati e per la promozione di prodotti biologici, locali e tipici". (48)

(Pervenuta il 21 ottobre 2004 ed assegnata alla quinta Commissione.)

PRESIDENTE. Constatata l'assenza di numerosi consiglieri sospendo la seduta sino alle ore 17.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 34, viene ripresa alle ore 16 e 59.)

Elezione di un Segretario del Consiglio regionale

Votazione a scrutinio segreto per schede

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'elezione di un Segretario del Consiglio regionale. Il Gruppo Democratici di Sinistra-Sinistra Federalista Sarda, non rappresentato nell'ufficio di Presidenza, ha chiesto, ai sensi del secondo comma dell'articolo 4 del Regolamento interno, che si proceda all'elezione di un Segretario.

L'Ufficio di Presidenza, secondo il dettato del terzo comma del suddetto articolo 4, ha deliberato di accogliere tale richiesta in quanto legittima e regolarmente espressa. Il Consiglio può pertanto procedere alla relativa votazione. Ricordo che ciascun consigliere può scrivere sulla scheda un solo nominativo. Risulterà eletto il consigliere che, essendo iscritto al Gruppo Democratici di Sinistra- Sinistra Federalista Sarda, ottiene il maggior numero di voti. A parità di voti è eletto il più anziano di età.

Indico la votazione a scrutinio segreto per l'elezione di un Segretario del Consiglio regionale. Prego il consigliere Segretario di procedere alla chiama.

MANCA, Segretario, procede all'appello.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 67

Votanti 67

Schede bianche 22

Schede nulle 5

Ha ottenuto voti: ORRU' Giovanni Battista, 40.

Viene proclamato eletto Segretario del Consiglio: ORRU' Giovanni Battista.

(Hanno preso parte alle votazioni i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MILIA - MURGIONI - ONIDA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - VARGIU.)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, Presidente. Intendo annunciare, se questo è possibile a norma di Regolamento, una mozione che chiedo sia inserita subito all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. E' già stata presentata la mozione, onorevole Artizzu?

ARTIZZU (A.N.). La presentazione, se è possibile, la farei seduta stante.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, la mozione deve essere già presentata. Nel caso in cui sia presentata lei può chiederne la discussione immediata, che può aver luogo soltanto se la Giunta è d'accordo. Non essendo stata ancora presentata la mozione, non le posso concedere la parola.

ARTIZZU (A.N.). Sono in grado di presentarla in questo momento.

PRESIDENTE. La presenti, dunque.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Mozione ARTIZZU - SANNA Matteo - CAPPAI - RANDAZZO - AMADU sulla salvaguardia degli organici dell'emittente televisiva Sardegna 1". (14)

Continuazione della discussione sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. In base all'articolo 114 del Regolamento la discussione immediata della mozione può aver luogo nel caso in cui vi sia il parere favorevole della Giunta.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

PILIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io ritengo che la discussione di questa mozione non sia così urgente, anche se concordo sul fatto che il tema che è stato sollevato sia estremamente importante. Credo che avremo occasione, anche a breve, di affrontare tutti i problemi legati al mondo dell'informazione, anche perché la consigliera Caligaris ha presentato un'interrogazione per la quale la Giunta sta predisponendo la risposta.

PRESIDENTE. Possono adesso intervenire due consiglieri a favore e due contro, ciascuno può parlare per non più di cinque minuti, dopodiché l'Assemblea deciderà per alzata di mano. Prego i colleghi di fare silenzio, perché c'è troppo brusio in aula.

Ha domandato di parlare a favore il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Grazie, Presidente. Io credo, invece, Assessore, che la questione sia abbastanza urgente, dipende dai punti di vista. Cerco di calarmi nei panni di chi probabilmente stamattina ha ricevuto una lettera di licenziamento. Dico probabilmente perché ho notizie abbastanza certe in proposito, ma credo che una discussione come quella che io propongo all'Aula serva anche per fugare eventuali dubbi. Secondo notizie dell'Agenzia ANSA, che è una fonte abbastanza autorevole, battute e mandate in rete poco fa, ci sono stati nove licenziamenti.

Ora, è chiaro che, pur trattandosi di una fonte autorevole, sono notizie che vanno comunque verificate e, in ogni caso, mi permetto di dissentire dalla sua valutazione sulla non urgenza della discussione di questo argomento, perché credo, invece, che se lei si mettesse nei panni dei lavoratori che hanno ricevuto le lettere di licenziamento la questione forse le apparirebbe un po' più urgente di quanto non le appaia stando nei banchi della Giunta regionale.

Io credo che un'azienda editoriale sia una presenza importante, un presidio di democrazia, di informazione libera e di servizio al cittadino. Bisogna riconoscere che il servizio dell'informazione - e lo dico io che sono un dipendente del servizio pubblico - non è svolto solo dall'azienda di servizio pubblico, perché le televisioni private, così come i giornali, svolgono ugualmente un ruolo insostituibile nella nostra società per informare nel modo più dettagliato, più completo e anche più pluralistico possibile i cittadini. Questo l'azienda in discussione lo fa da circa diciotto anni, se non ricordo male. Tra l'altro io - per quanto questo possa contare, cioè niente - ho avuto anche l'onore di essere proprio nel nucleo fondatore di questa azienda editoriale, che esiste da diciotto anni, e francamente su un organico che credo già abbastanza ridotto un taglio, se sarà confermato, di nove unità rappresenta quello che per la FIAT potrebbero rappresentare cinquantamila licenziamenti, o qualcosa del genere. Quindi, naturalmente, va fatto il rapporto con le singole realtà.

Credo che sia invece un argomento importante e mi piacerebbe che il Consiglio stasera esprimesse un sostegno reale, facesse una dichiarazione comunque di vicinanza e di solidarietà ai tanti lavoratori di Sardegna Uno, che in questo frangente stanno passando dei minuti sicuramente poco sereni, con qualche apprensione e con qualche preoccupazione in più.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Artizzu, vorrei che i colleghi prendessero posto. Onorevole Cugini, la prego di prendere posto, mentre i colleghi intervengono.

CUGINI (D.S.). Io sono in piedi, al mio posto.

PRESIDENTE. Lei è in piedi e stava anche discutendo. La prego di prendere posto. Prego, onorevole Artizzu, prosegua. Onorevole Cugini, la prego di accomodarsi.

CUGINI (D.S.). Io la prego di rispettare chi è al proprio posto!

PRESIDENTE. Sto rispettando tutti. Lei è in piedi e questo non è rispettoso nei confronti di chi sta intervenendo.

CUGINI (D.S.). Non sono il solo!

PRESIDENTE. Lei pensi per sé e si accomodi, per cortesia. Prego, onorevole Artizzu. Grazie.

ARTIZZU (A.N.). Grazie. Su questi temi io, anche a sostegno di questa mia richiesta, mi appello alla sensibilità verso i lavoratori, che non è certamente né di destra, né di sinistra, ma credo di trovare porte aperte anche presso gli stimatissimi colleghi e amici della maggioranza. Quindi chiedo che quest'Aula dia comunque un segnale di solidarietà e di attenzione.

Certo, ci piacerebbe apprendere che le notizie battute dall'ANSA qualche ora fa non sono fondate e che, anzi, Sardegna Uno continuerà a esistere e a mantenere e possibilmente incrementare i propri organici. Finora la preoccupazione dei dipendenti è non solo anche mia, perché non sono certamente solo io ad essere sensibile a questi problemi, ma di tutti e spero che questa sensibilità si possa concretizzare in una dichiarazione ufficiale dell'Aula. Per questo anticipatamente ringrazio tutti i colleghi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. Chi intende intervenire contro la richiesta di discussione immediata della mozione numero 14?

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Proprio pochi giorni fa quest'Aula ha utilizzato l'articolo 114 per una mozione che ha approvato all'unanimità e che riguardava proprio la possibilità che alcuni lavoratori venissero licenziati, dopo la chiusura di uno stabilimento e la cancellazione di un intero settore che interessa oltre quattromila ettari di territorio regionale utilizzato per la produzione di bietola.

Quella mozione, che recava la firma di tutti i Capigruppo, è stata discussa, modificata, riscritta dal collega La Spisa, verificata e così via, perché l'obiettivo dei presentatori era proprio quello di dare solidarietà a quei lavoratori e porre alla Giunta il problema della chiusura dello stabilimento in questione. Non si è cercato di fare una sortita personale, senza parlarne con nessun Capogruppo, senza dare informazioni su ciò di cui si voleva discutere, senza aver fatto neppure leggere il testo della mozione. Si è fatta, ripeto, una sortita personale e forse non si tratta di una manifestazione di solidarietà, ma di esibizionismo di Gruppo, magari per impedire la discussione dell'argomento che è invece all'ordine del giorno.

Noi esprimiamo veramente solidarietà a quei lavoratori e siamo disponibili, finita questa fase, a un incontro con i Capigruppo per capire come questo problema possa essere affrontato e introdotto in Aula, nel rispetto reciproco tra i Gruppi e i singoli consiglieri, senza esibizionismi o fughe in avanti da parte di nessuno, ma nella concretezza degli atti, così come abbiamo sempre fatto.

Quindi concordando con la Giunta che si debba procedere secondo l'ordine del giorno, siamo disponibili, superata questa fase, a un incontro per capire come questo tema possa essere affrontato rapidamente nell'interesse dei lavoratori, ma anche nel rispetto di ognuno di noi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marrocu. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io intervengo semplicemente per dire che non credo che l'interpretazione data dal collega Marrocu sia giusta. Immagino che la preoccupazione del collega Artizzu fosse quella di segnalare un problema di cui si è appresa notizia veramente, credo da parte di tutti, poche ore o pochi minuti fa e che obiettivamente suscita delle preoccupazioni sia sotto l'aspetto occupazionale, sia sotto un aspetto che nessuno di noi può sottovalutare, né negare facilmente, che sicuramente è a monte della decisione assunta riguardo ai lavoratori, cioè il passaggio di proprietà dell'emittente televisiva in questione, che evidentemente suscita qualche interrogativo, credo legittimo, da parte di chiunque si interessi agli avvenimenti del mondo dell'editoria.

Quindi credo che il collega Artizzu non avesse altro intendimento se non quello di portare all'attenzione dell'Aula un problema che, a mio avviso, tutti siamo curiosi di conoscere. Personalmente ritengo che lo stesso collega non avrà difficoltà a fare in modo che la discussione possa avvenire in un altro momento, magari concordandolo con i Capigruppo a fine seduta o all'inizio della seduta di domani, comunque certamente non troppo in là, perché credo che sia interesse di tutto il Consiglio sapere che cosa sta accadendo all'interno dell'emittente Sardegna Uno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Mi pare che la proposta del collega La Spisa possa trovarci d'accordo, lo dico alla Giunta. Si tratta di inquadrare il problema, come diceva il collega Marrocu, in un incontro tra i Capigruppo, senza intralciare la discussione dell'argomento che è all'ordine del giorno, per poi produrre una determinazione che possa essere utile per la difesa dei posti di lavoro di coloro che sono al momento interessati da un provvedimento di riduzione del personale, e quindi di licenziamento. Io non ne sono a conoscenza, ma se il collega Artizzu ha parlato di licenziamento vuol dire che le cose stanno così.

Quindi, per quanto riguarda la maggioranza, siamo d'accordo a entrare nel merito con una valutazione tra i Capigruppo, e chi poi avrà maggiori argomenti da portare in riflessione darà a tutti noi la possibilità di affrontare questo problema anche nelle prossime ore, in ragione di un'organizzazione che tenga conto della situazione. Penso che questa attenzione ai problemi possa favorire nell'attività odierna e dei prossimi giorni un atteggiamento complessivamente utile circa le cose che dobbiamo fare. Lo dico a tutti noi, compreso chi presiede i lavori.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, intende mantenere la proposta oppure rimandiamo questo argomento alla Conferenza dei Capigruppo?

ARTIZZU (A.N.). Grazie, Presidente. Io ringrazio i colleghi della maggioranza e della opposizione. Ho sentito delle prese di posizione costruttive, naturalmente credo che la cosa migliore da fare sia che ne parlino i Capigruppo, per poi inserire un adeguato documento all'ordine del giorno, come la Conferenza riterrà opportuno. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. Passiamo al terzo punto all'ordine del giorno, che è l'elezione di due componenti effettivi e di due supplenti nella Commissione regionale per l'impiego. Comunico ai colleghi che questo punto è stato inserito, pur non essendo stato concordato in Conferenza dei Capigruppo, per memoria, essendo scaduti i termini. Per cui ne propongo la sospensione, dopodiché la Conferenza dei Capigruppo deciderà se inserirlo come ultimo punto all'ordine del giorno di questa tornata consiliare oppure della prossima. Se siamo d'accordo passiamo al successivo punto all'ordine del giorno.

Discussione generale del testo unificato del disegno di legge "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale" (20/A), della proposta di legge Balia - Masia: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 ed alla legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche e provvisorie misure di salvaguardia paesistico-ambientale" (24/A) e della proposta di legge Milia - Onida - Biancareddu - Pili - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Sanjust - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Rassu - Licandro - Capelli - Oppi - Amadu - Cuccu - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Ladu - Pisano - Diana - Murgioni - Randazzo - Cappai - Dedoni - Vargiu - Cassano: "Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, recante: Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale" (28/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.) Signor Presidente, pongo una questione sospensiva, ai sensi dell'articolo 86 del Regolamento. Ai colleghi vorrei dire che noi avanziamo una richiesta al Consiglio, sotto la forma della questione sospensiva, facendo appello ad alcune considerazioni che credo siano reali e anche valutabili da tutti.

Il testo di legge che adesso approda in Aula indubitabilmente suscita un vivo interesse sia da parte dell'Aula sia da parte di chi, dall'esterno, segue le nostre azioni e le nostre decisioni. E' un testo di legge molto importante, che sicuramente, in un modo o nell'altro, inciderà in maniera molto forte nella politica sia del livello urbanistico, sia di quello invece più tipicamente orientato alla tutela del passaggio. Il disegno di legge proposto al Consiglio ed esaminato dalla Commissione fin dai suoi primi passi è stato presentato, illustrato e difeso dal Presidente della Regione. Io ero presente nell'apposita Commissione competente quando ne è stata fatta l'illustrazione da parte della Giunta. In quella occasione c'è stata un'approfondita discussione preliminare con il Presidente della Regione, che ha illustrato ampiamente il provvedimento, specificandone la ratio e indicando gli obiettivi che si vogliono raggiungere, dando così avvio a un dibattito che effettivamente sta coinvolgendo tutti noi.

Il Presidente della Regione, come tutti sappiamo, oggi è impegnato in altre sedi istituzionali sicuramente di grande rilievo per questioni molto importanti per la nostra regione, crediamo però che a questo Consiglio interessi, fin dall'avvio della discussione su questa materia, la presenza del Presidente della Regione. Lo dimostra il fatto che egli è stato presente fin dall'inizio nella illustrazione di questo provvedimento e che anche su altre questioni la sua presenza è stata continua in quest'Aula, per sua stessa volontà. Senza nulla togliere, naturalmente, all'interesse e alla capacità di ascoltare, di annotare e di rispondere degli Assessori dell'urbanistica e del paesaggio, che ovviamente conoscono bene il provvedimento e sono istituzionalmente competenti in materia, noi crediamo che per l'importanza di questo dibattito sia veramente utile la presenza del Presidente della Regione. Per questo chiediamo che l'esame di questo argomento sia sospeso e aggiornato a quando sarà possibile avere il Presidente qui in aula.

Aggiungo che, evidentemente, la nostra richiesta non nasce dall'intento di appesantire o prolungare i lavori. Avete i numeri necessari per approvare il provvedimento nei tempi che riterrete utili, crediamo però che una discussione di questo tipo possa più proficuamente essere fatta alla presenza del Presidente della Regione.

PRESIDENTE. L'onorevole La Spisa ha posto il problema della opportunità di rinviare la discussione al momento in cui potrà essere presente il Presidente della Regione. Se c'è accordo la proposta può essere accolta, altrimenti si apre la discussione sulla questione sospensiva posta dall'onorevole La Spisa. Può intervenire un consigliere per Gruppo per non più di cinque minuti, dopodiché l'Assemblea deciderà per alzata di mano.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Personalmente mi dispiace che una proposta come questa sia fatta dal collega La Spisa e dal Gruppo Forza Italia. Pochi giorni fa non si è voluta discutere la mozione sulla questione urbanistica perché era assente l'Assessore competente in materia di tutela del paesaggio, che adesso è presente. Oggi manca il presidente Soru, tra l'altro sappiamo tutti che è impegnato in una questione estremamente importante e qualificante per la Sardegna, e si utilizza questo pretesto per rinviare la discussione dell'argomento all'ordine del giorno. Poi, magari, arriveranno decine se non centinaia di emendamenti per impedire che il Consiglio disciplini un settore che ha bisogno di regole, la mancanza delle quali [ stata causa, in questi anni, di speculazioni e della devastazione del territorio.

Quindi guardiamo solo all'obiettivo, però è curioso che chi sostiene pubblicamente che questo Consiglio sia ostaggio del Presidente ritenga poi che non si possa neppure avviare una discussione senza la sua presenza. Il Presidente seguirà i lavori del Consiglio da domani, quando si entrerà nel vivo della discussione. Io credo che nulla possa impedire al relatore di svolgere la relazione, quindi di avviare il dibattito, del quale il Presidente sarà puntualmente informato dagli Assessori presenti.

Quindi intravedo un atteggiamento contraddittorio da parte di chi, come ho detto prima, ritiene che il Presidente governatore - viene usato questo termine - sia invadente e tenga in ostaggio il Consiglio e nel contempo sostiene che quest'Aula non possa utilizzare una sua prerogativa, cioè avviare la discussione di un progetto di legge. La Giunta ha presentato un suo disegno di legge, il cui testo è stato unificato con quello di due proposte di legge e oggi il testo unificato è all'esame del Consiglio.

Quindi credo che la richiesta di rinvio della discussione ad altra data sia inaccettabile anche da parte di chi spesso si richiama al ruolo del Consiglio. Noi vogliamo che si inizi subito ad affrontare un tema così importante e urgente, sul quale il centrodestra presentò una mozione volta appunto a sollecitarne la discussione. Oggi che il testo di legge è all'esame dell'Aula se ne chiede invece il rinvio, sul quale noi siamo pertanto contrari.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Certo, onorevole Marrocu, non stiamo per affrontare un argomento leggero. Al contrario è un argomento che, probabilmente, nei prossimi giorni, direi nelle prossime settimane, ci vedrà tutti impegnati, chi contro e chi a favore di un disegno di legge che non ha soddisfatto e non soddisferà certamente i cittadini sardi e men che meno noi della opposizione.

Perché si sollecita la presenza del presidente Soru? La presenza del presidente Soru è indispensabile e fondamentale perché, come abbiamo detto, già uno dei primi atti che il presidente Soru ha messo in campo nella sua gestione, benché non lo si voglia dire, è un atto da governatore. Mi riferisco alla delibera del 10 agosto che anticipava il disegno di legge che siamo ora chiamati a discutere. Credo che sia fondamentale la presenza del presidente Soru, senza sminuire il valore degli Assessori che lo rappresentano certamente degnamente e senza sminuire nemmeno il valore dei colleghi della maggioranza che sicuramente saranno portatori di istanze e argomentazioni che possono convincere l'opposizione a sostenere le stesse tesi.

Per quale altro motivo è necessaria la presenza del Presidente della Regione? Perché fin dal primo momento il Presidente ha fatto di questo argomento un cavallo di battaglia. Allora, siccome noi vogliamo capire se la posizione del Presidente è esattamente quella della maggioranza o se la posizione della maggioranza non coincide con quella del Presidente, è necessario che il Presidente sia in aula per poterci misurare su questo.

La maggioranza ha già parlato anche in Commissione ed è stata messa a tacere, onorevole Marrocu, lei lo sa benissimo. Siccome noi siamo coscienti di ciò che è successo e non l'abbiamo neanche denunciato con grandi proclami, vorremmo che il Presidente fosse presente in aula e ascoltasse tutte le considerazioni che sulla proposta della Giunta saranno portate a sostegno dalla maggioranza, se la condivide interamente, e contro certamente dalla opposizione. Sono considerazioni sulle quali dobbiamo misurarci in funzione di quelli che noi riteniamo i legittimi interessi delle popolazioni che sono stati violati e violentati prima con la delibera e poi con il disegno di legge.

Ecco perché noi riteniamo che in questo momento sia necessario sospendere i lavori e aspettare la disponibilità del Presidente. E non stiamo a rilevare che certamente il Presidente è assente per impegni istituzionali importantissimi, anzi proprio perché è importantissimo ciò che lui sta facendo è altrettanto importante quello che sta succedendo nell'aula del Consiglio regionale. Riteniamo che la nostra richiesta debba essere accolta e quindi invitiamo i colleghi a sostenere le nostre teorie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Scusi, Presidente, sta aprendo un dibattito?

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Vargiu. Onorevole Balia, l'articolo 86 del Regolamento stabilisce che la questione sospensiva può essere posta da un singolo consigliere prima dell'inizio della discussione. Oltre al proponente, può parlare un consigliere per Gruppo. La invito a leggersi l'articolo 86, commi tre e quattro, vedrà che si sta procedendo nel pieno rispetto del Regolamento. Prego, onorevole Vargiu.

VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Per fugare il dubbio, che potrebbe venire dai settori della maggioranza, che si stia cercando semplicemente di prendere del tempo, cercherò di contenere il mio intervento ben al di sotto dei cinque minuti a disposizione. Devo dire però, con un pizzico di costernazione, che si contrappone alla costernazione che ho sentito nelle parole del collega Marrocu, il quale non ha acceduto all'ipotesi di rinvio della discussione, che non credo che la proposta dell'onorevole La Spisa possa essere giudicata offensiva o speciosa, nel senso che noi abbiamo assistito in quest'Aula ad una serie di fatti, alla presenza o in assenza del Presidente, che ci hanno fatto capire che il Presidente assegna un interesse differenziato agli argomenti in discussione in Aula. A seconda dell'argomento noi l'abbiamo visto chiedere alla Presidenza del Consiglio un'interruzione breve dei lavori, per esigenze fisiologiche, mentre l'abbiamo visto totalmente assente, per esempio, durante la discussione delle mozioni sull'obbligo formativo e sulla Costituente, quindi ci siamo fatti l'idea che il Presidente sta in aula solo quando si discutono argomenti che ritiene di grande importanza. Noi siamo convinti, senza anticipare il senso e il merito della discussione sulla legge urbanistica, che il confronto che ci sarà su questo argomento sarà fondante del destino della Sardegna dei prossimi anni e riteniamo che questo sia nella testa del Presidente e della maggioranza che lo esprime.

Quindi, convinti di essere di fronte a una pietra miliare dello sviluppo, siamo dell'idea che la discussione su questo argomento in quest'Aula debba avvenire, se è possibile, nel plenum degli ottantacinque consiglieri e degli Assessori e alla presenza del Presidente della Regione, che ci sembra fondamentale per dare a questa legge il significato che io credo sia in questo momento nella testa di ciascuno dei consiglieri.

Ritengo che la proposta dell'onorevole La Spisa sia assolutamente serena, di buonsenso, accoglibile anche dalla maggioranza consiliare, senza che la stessa possa considerarla in qualche maniera una diminutio delle prerogative del Consiglio. Se siete disponibili ad accoglierla noi ne siamo contenti, perché è un segnale dell'importanza che a questo dibattito si vuole dare, in caso contrario grazie lo stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Io sono contrario a una sospensione dei lavori in questa fase, però, colleghi del Consiglio, non possiamo sottacere che per la piega che ha preso questa materia ci troviamo di fronte a un fatto importante sotto il profilo dello sviluppo ma anche dal punto di vista politico. Quindi credo che denoti rispetto nei confronti del Presidente della Regione la richiesta della sua presenza in aula per discutere e misurarsi con noi su questa materia.

Io sono abbastanza meravigliato del fatto che venga posto in discussione un disegno di legge proposto dall'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica e dall'Assessore della pubblica istruzione e non sia presente l'Assessore della programmazione. Sappiamo tutti che questa materia non riguarda soltanto l'urbanistica, ma anche lo sviluppo socioeconomico della nostra Isola; è il fulcro, il cemento del nostro sviluppo. Non è possibile trattare la materia dell'urbanistica, così come quella sanitaria o della pubblica istruzione o dell'industria o dell'agricoltura ognuno per proprio conto, senz'anima. Qui stiamo parlando dell'anima!

Quindi credo che si possa avviare il dibattito svolgendo intanto le relazioni. Nel frattempo sapremo quando il Presidente potrà essere presente ai lavori dell'Aula per portare il suo contributo e valutare insieme se su questa materia è possibile trovare un'intesa. D'altra parte non credo che ci siano intenti speculativi; abbiamo aspettato tanto tempo e poche ore di più non modificano la situazione. Lo dico anche per rasserenare il clima e fare in modo che ognuno di noi sia posto nelle migliori condizioni per portare il proprio contributo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, io credo che l'argomento che ci accingiamo a trattare, cioè norme in materia urbanistica, sia in assoluto, in questo momento, l'argomento principale per quanto riguarda la politica regionale. E' un argomento, come tutti sappiamo, che non attiene soltanto ad aspetti di natura urbanistica, ma che necessariamente riguarda problemi legati all'agricoltura, all'industria, al turismo, quindi praticamente coinvolge tutti i settori portanti della nostra economia, ed è pertanto chiaro che noi diamo una valenza particolare alla presenza del Presidente della Regione. Riteniamo che effettivamente in questo momento la Giunta regionale non sia rappresentata al suo massimo livello, questo lo dico senza togliere nulla agli Assessori, e siccome su questo argomento ci sono state delle prese di posizione diverse sulle quali ci piacerebbe confrontarci, vorremmo capire qual è l'esatta posizione della coalizione di maggioranza su questa materia.

Pertanto credo che la proposta dell'onorevole La Spisa non sia stata buttata lì, giusto per guadagnare un po' di tempo, perché ritengo che nessuno di noi oggi sia interessato a parlare solo per perdere tempo. Noi abbiamo dimostrato in questi anni di essere dei politici responsabili e vogliamo affrontare in modo approfondito tutta questa problematica. Pertanto, in questa fase, è necessario un minimo di interlocuzione per capire quando il Presidente potrà essere presente o comunque se la maggioranza non ritenga opportuno soprassedere per alcune ore, perché di questo si tratta, e magari affrontare l'argomento con i diretti responsabili. Anche perché, bisogna dirlo, noi sappiamo che il Presidente della Regione ha un ruolo importantissimo in questa materia, ha assunto posizioni forti, coraggiose, molte volte anche in contrasto col resto della Giunta. Per evitare, quindi, di riprendere la discussione daccapo, è opportuno valutare se sia indispensabile la presenza del Presidente della Regione, anche per il rispetto che egli deve avere verso il Consiglio regionale.

Noi vorremmo che quando il Consiglio si riunisce il Presidente della Regione fosse presente. Diverse volte ci siamo lamentati del fatto che forse il Consiglio non viene sufficientemente coinvolto ed è praticamente considerato una sorta di organo di ratifica delle decisioni della Giunta, mentre noi pensiamo che debba partecipare alla vita politica della Regione e vogliamo che gli venga riconosciuto il ruolo di organo legislativo che stabilisce anche le linee e gli indirizzi che l'organo esecutivo deve seguire.

Pertanto, credo che la richiesta avanzata dalle opposizioni in ordine alla presenza del Presidente della Regione sia non solo legittima, ma a questo punto necessaria, nell'interesse generale della Sardegna, per questo motivo condivido ciò che è stato detto e attendo una risposta positiva anche da parte della maggioranza. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Anch'io mi associo ad alcune osservazioni che sono state fatte, però, obiettivamente, mi meraviglio che qualcuno si meravigli. Non è la prima volta, infatti, che l'assenza del Presidente ha fatto assumere alla minoranza una posizione forte. Del resto, nella passata legislatura, la minoranza faceva tuonare i tamburi in questi casi!

BIANCU (La Margherita-D.L.). Pili non c'era mai!

OPPI (U.D.C.). Faceva tuonare i tamburi! Tanto recupero il tempo perso.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Biancu, la prego di non interrompere l'onorevole Oppi.

OPPI (U.D.C.). Facevate chiasso, suonavate i tamburi, ve l'ho già detto, e contestavate questo tipo di azioni. Possiamo non essere d'accordo, ognuno infatti la pensa in modo diverso. Noi vorremmo che non fosse mai approvato questo testo di legge, per quello che comporta. E lo dimostro concretamente: alle 15 eravamo ad una riunione per parlare delle province e lo faremo anche domani. Nella passata legislatura ciò non sarebbe avvenuto, perché di fatto era un miracolo che lo si facesse in quanto non è nella prassi consolidata; voi attuate una vostra strategia. Parlavamo di province, dicevo: la provincia del Sulcis, dove io sono nato e cresciuto, deve scomparire perché ha una vocazione agricola, ma purtroppo i comuni sono situati non entro una fascia di due chilometri, bensì di un chilometro. E' una provincia a vocazione industriale e purtroppo non si potrà fare niente.

Voi avete detto che ci sono delle aperture e noi vorremmo sentirlo dal Presidente, non perché non ci fidiamo, ma perché evidentemente ad oggi di aperture non se ne sono viste, e quindi dal comune di Buggerru ai comuni di Portoscuso e Sant'Anna Arresi praticamente non si potrà costruire, a norma di questo testo di legge, neppure una piccola struttura per il ricovero degli attrezzi agricoli.

Ma non è questo! Voi mercoledì notte avete fatto un blitz e in trenta secondi avete stabilito di andare a venerdì. Chiaramente noi, siccome ritenevamo che la discussione non poteva iniziare e concludersi nella mattinata di venerdì, abbiamo ritirato la mozione. Ma anche voi avete fatto un'azione di un certo tipo, ovviamente strategica: dei quarantatre progetti di legge pervenuti ad oggi al Consiglio, la Giunta, che pure aveva preannunciato chissà quali azioni, ne ha presentato quattro, l'opposizione ventitre, i restanti sono della maggioranza. Ebbene, amici, guardiamoci bene in faccia e chiariamo una cosa: voi ritenete questo argomento il più importante di questa legislatura, sennò mai avreste scelto, come maggioranza, di dargli priorità rispetto all'assestamento di bilancio, sapendo già che andate incontro all'esercizio provvisorio, perché i tempi tecnici sono questi, cioè andrete incontro ad almeno due mesi di esercizio provvisorio, non c'è alternativa. Quindi, proprio perché a un certo punto avete invertito l'ordine del giorno e avete approvato questo provvedimento in Commissione in assenza della minoranza, senza concedere, cosa che non sarebbe mai successa prima, un minimo di interlocuzione, consentite adesso che anche noi facciamo il nostro mestiere. Voi, strategicamente, avete fatto una scelta. La nostra scelta - sapete che io sono franco e ve lo dico - è porre in essere tutte le azioni previste dal Regolamento per ritardare l'approvazione di questo provvedimento, fino a quando non si istaura un rapporto di correttezza reciproca, che adesso non c'è.

Voi enfatizzate anche le barzellette, cioè si fa un provvedimento, si riconosce di aver sbagliato e voi lo enfatizzate. Noi vi dimostreremo che le cose che avete detto non sono veritiere, nel caso specifico per l'argomento più importante di questa legislatura, almeno per il Presidente della Regione. Del resto, dopo una piccola apertura da parte vostra, c'è stata una nuova chiusura, perché qualcuno evidentemente ha detto che questo argomento era fondamentale per questa legislatura. Bene, noi abbiamo l'esigenza che ci sia l'interlocutore vero, che è il Presidente della Regione, quindi ritengo che la richiesta del collega La Spisa sia corretta e coerente con i vostri atteggiamenti del passato.

PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, lei ha chiesto la parola però non gliela posso dare perché a norma del Regolamento può intervenire un solo consigliere per Gruppo ed è già intervenuto, per il Gruppo Misto, l'onorevole Floris.

ATZERI (Gruppo Misto). Una piccola deroga!

PRESIDENTE. Se i colleghi sono d'accordo le concedo di intervenire, altrimenti mi devo attenere al Regolamento. Se non ci sono opposizioni, il consigliere Atzeri ha facoltà di parlare.

ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, colleghi, grazie signor Presidente. Intervengo brevemente, perché pur condividendo le argomentazioni dei colleghi, non vorrei si creasse un precedente. I Capigruppo avevano calendarizzato gli incontri di questa settimana e della prossima, individuando questi temi appassionanti, e lo si intuisce già dalla passione che si profonde nell'esporre queste motivazioni. Io ho avuto sempre una fortissima allergia nei confronti dei pelandroni, ma in questo caso il presidente Soru è impegnato nel mandare avanti una tematica importantissima per la Sardegna; tutti sappiamo il motivo per cui è assente. Quindi siamo di fronte non a insensibilità politica, ma a problemi di gravame istituzionale.

Io non vorrei che si creasse un precedente, nel senso che con l'approssimarsi della stagione invernale un banale ma devastante virus potrebbe azzoppare non solo il Presidente, ma chiunque di noi, e quindi, in assenza di un febbricitante Presidente, saremmo costretti a segnare il passo facendo perdere al Consiglio quel ruolo di centralità al quale ci siamo richiamati tante volte.

Io non vorrei fare il pompiere, ho vocazione per altri mestieri, però credo che il Consiglio regionale debba riappropriarsi il suo compito istituzionale e il presidente Soru, una volta terminati questi incontri alla Indiana Jones, che lo portano lontano a difendere gli interessi della Sardegna, sarà coinvolto nell'appassionante dibattito che il Consiglio saprà sviluppare e darà puntuale risposta, anche perché la Giunta è in ogni caso presente. Solo questo. Noi non censuriamo nessun intervento, però pensiamo che il Consiglio debba lavorare e produrre. L'urbanistica è una delle materie caposaldo delle dichiarazioni programmatiche e vorremmo confrontarci su questo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Forza Italia ha già parlato! A che titolo parla il collega Pili?

PRESIDENTE. Scusate, il Regolamento è chiaro: oltre al proponente può intervenire un consigliere per Gruppo. Per il Gruppo Forza Italia oltre al proponente non è intervenuto nessuno, per cui l'onorevole Pili ha facoltà di parlare. Prego, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Io credo che il dado sia ormai tratto, nel senso che la maggioranza ha già deciso di andare avanti senza la presenza del presidente Soru e, ovviamente, noi ne prendiamo diligentemente atto.

C'erano tre fattispecie su cui il Consiglio si poteva in qualche modo soffermare. La prima era quella che poteva vedere insieme questa parte politica e la vostra, e la vorrei annoverare tra i casi di cortesia del Consiglio regionale verso il presidente Soru. Il presidente Soru è impegnato - lo abbiamo appreso tutti dalle cronache dei giornali - nella vertenza sulla continuità territoriale. Il tema dell'urbanistica, che tutti voi avete considerato di estrema rilevanza, riguarda a 360 gradi l'attività della Giunta e del Consiglio regionale e tutti i settori produttivi. Procedere su questo tema senza poter condividere, maggioranza e opposizione, le proprie tesi con il Presidente della Regione è, a mio avviso, un atto di scortesia gravissimo nei confronti del Presidente della Regione.

Questa è la prima fattispecie che ci poteva vedere uniti nel proporre il rinvio di mezza giornata per consentire al presidente Soru di partecipare al dibattito. E' evidente che se questa prima fattispecie non rientra tra quelle accolte dalla maggioranza, subentrano le altre due, tra cui il fatto che il Presidente si sottrae al confronto con il Consiglio regionale. Ed è un'assenza reiterata, che parte dalla mozione presentata dal centrodestra sull'urbanistica per arrivare, così come ha richiamato il collega Vargiu, all'obbligo formativo, all'Assemblea costituente e a quant'altro. Credo che questa assenza non possa essere annoverata come fuga dalle proprie responsabilità, almeno vorremmo che non fosse una fuga dalle proprie responsabilità. La terza fattispecie è più grave: si può configurare una mancanza di rispetto verso il Consiglio regionale.

Io vi invito, colleghi della maggioranza, per quel poco che può valere un mio invito verso chi ha già deciso tutto, a rivedere la vostra posizione. Chiunque abbia detto che il testo di legge in discussione è unificato sbagliava; è un testo di legge diviso, non unificato, che non solo non ha tenuto conto delle altre proposte della opposizione, ma non ha tenuto in minima considerazione nemmeno i suggerimenti avanzati da un partito che nella vostra maggioranza svolge un ruolo di richiamo puntale - lo SDI - e che ha presentato una proposta di legge molto più semplice e condivisibile del disegno di legge della Giunta regionale.

Quindi questo testo unificato è di ispirazione del Presidente della Regione e chiunque voglia affermare il contrario sa di affermare una cosa non vera. Noi non intendiamo respingere le regole, ma vogliamo avere regole certe e chiare, che non puniscano la Sardegna e i sardi, ma che possano in qualche modo creare sviluppo e salvaguardia ambientale. Per questa ragione crediamo che sia davvero inopportuno iniziare la discussione di questo testo unificato in assenza del Presidente. Non c'è da parte della maggioranza la cortesia verso il Presidente della Regione di aspettare il suo rientro, c'è forse il tentativo di avallare la tesi di una sua fuga dalle responsabilità e del mancato rispetto del Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Metto in votazione la sospensiva proposta dall'onorevole La Spisa. Chi l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Dichiaro aperta la discussione generale del testo unificato del disegno di legge numero 20/A e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A. Ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.

(Interruzioni)

PIRISI (D.S.) relatore. Colleghi, vi vedo un po' agitati, non è il caso. Signor Presidente, vedo i miei colleghi del centrodestra un po' agitati. Credo che sia il caso di sottolineare in premessa che il tentativo che il centrodestra sta mettendo in atto per sottrarre a quest'Aula la possibilità di un confronto di merito su una legge di cui si avverte la necessità sia un fatto che certamente preoccupa.

Come avrò modo di dire più avanti nel corso dell'intervento, nella passata legislatura - lo dico con estrema cortesia - quando era Presidente l'onorevole Floris, fu presentato, su proposta degli Assessori della pubblica istruzione e dell'urbanistica, un disegno di legge sul quale non ci fu alcun tipo di concertazione. E quando invece era Presidente l'onorevole Pili fu presentato un disegno di legge, su proposta dell'allora assessore Biancareddu, senza neppure il concerto dell'Assessore della pubblica istruzione. Avrò quindi modo di dire quanto pretestuose siano tante argomentazioni che sono state sollevate.

Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, con il testo unificato del disegno di legge numero 20 e delle proposte di legge numero 24/A e 28/A, approvato dalla quarta Commissione nella seduta del 14 ottobre 2004, si intende colmare un enorme e non più rinviabile vuoto legislativo in materia di pianificazione paesistica. Il nostro compito impellente e prioritario è, quindi, quello di intervenire con norme certe e chiare per salvaguardare e valorizzare quella che questa maggioranza, questo Governo e noi tutti del centrosinistra riteniamo sia la più importante risorsa culturale ed economica della Sardegna, cioè il paesaggio e l'ambiente.

La nostra azione di governo e la conseguente produzione legislativa, cari colleghi, si sono mosse e si muoveranno su un'unica linea, tendente a soddisfare due obiettivi convergenti: da un lato dotare la Regione di una legge che attualizzi le norme contenute nella legge regionale numero 45 del 1989 sull'uso e la tutela del territorio, alla luce delle sopravvenute norme legislative, e colmi quel vuoto determinatosi con l'annullamento dei quattordici Piani territoriali paesistici; dall'altro lato dare una traduzione coerente sul piano legislativo e di governo al programma con il quale la coalizione Sardegna Insieme ha chiesto il consenso ai sardi per governare in questi cinque anni con Renato Soru alla carica di Presidente della Regione.

A questo proposito, cari colleghi, onde evitare che qualcuno pensi che si tratti di soluzioni estemporanee e non riflettute, io inviterei a rileggere le dichiarazioni programmatiche del presidente Soru, in modo particolare laddove si parla di governo del territorio e tutela dell'ambiente, dalla pagina 39 alla pagina 43. Ebbene, colleghi, troverete lì il messaggio che noi abbiamo inteso dare ai sardi, troverete in quelle pagine, sulle quali abbiamo chiesto il consenso, gli indirizzi programmatici che questo Governo intendeva portare a compimento.

Credo anche che sia utile leggere, sempre nelle dichiarazioni programmatiche, quello che viene detto a proposito dello sviluppo turistico sostenibile e di come debbano coniugarsi ambiente e sviluppo a tutti i livelli. Questa è la sfida, questa è la scommessa.

A chi, negli ultimi due mesi e più, a partire dal 10 agosto, ha vagheggiato scenari apocalittici che si determinerebbero con l'entrata in vigore della legge che da oggi è in discussione in quest'Aula, vorrei rivolgere un invito sommesso e sereno alla continenza verbale e alla moderazione speculativa. Vorrei infatti annunciare, ove non fosse ancora sufficientemente chiaro, che il tempo degli spot studiati è terminato, che il tempo delle doppie o triple inaugurazioni fasulle è terminato, che il tempo dei programmi presentati e accantonati è terminato, ed è anche finito il tempo delle riforme sempre annunciate e mai portate a compimento.

Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, noi della coalizione riformista di centrosinistra vogliamo aprire un nuovo orizzonte di sviluppo della nostra Regione e lo vogliamo fare per i sardi e con i sardi. Il lavoro che ci aspetta è grande e la sfida che qui vogliamo lanciare è alta, onorevoli colleghi e colleghe del centrodestra. E' una sfida sul futuro dello sviluppo della nostra Isola, è una sfida sulla costruzione di un modello di sviluppo sostenibile ed è una sfida che deve consentire alla nostra Regione di recuperare il tempo perduto e di mettersi al passo con le direttive europee e con le Regioni che in questi anni hanno prodotto significatamene in materia urbanistica.

E' quella sfida, cari colleghi, alla quale tutti siamo chiamati, che ci impone di ricordare che l'ambiente, il paesaggio e il territorio sono un bene che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri, ma che abbiamo in prestito dai nostri figli e ad essi abbiamo il dovere di restituirlo integro, non devastato, non cementificato e non irrimediabilmente distrutto, come invece sta accadendo in questi anni.

E allora perché arroccarsi, cari colleghi, così come voi state cercando di fare, su una posizione aprioristicamente negativa e artatamente conflittuale? Perché voler contraddire anche sé stessi? Perché contraddite voi stessi, cari colleghi, affermando che non vi è l'urgenza di intervenire in tempi così rapidi su questa materia, quando voi, centrodestra, tale urgenza la richiamavate già il 17 ottobre del 2000, data in cui presentaste il disegno di legge a firma degli allora assessori Onida e Milia? Ecco, nei vostri disegni di legge si parla della necessità di intervenire con urgenza.

E che dire poi del disegno di legge più recente, quello del 29 maggio 2002, presentato dall'assessore Biancareddu? Quando l'assessore Biancareddu presentò quel disegno di legge disse testualmente: "Si pone quindi il problema di intervenire in via di urgenza per dotare il territorio regionale di una disciplina che provveda ad ovviare alle conseguenze dell'annullamento e della non attuazione dei PTP, per garantire un'effettiva politica di tutela e valorizzazione del territorio nei suoi valori paesaggistici, ambientali e culturali, e che si pone nella prospettiva di un riordino normativo e di una riforma in senso federalista della legge urbanistica regionale. Un disegno di legge" - veniva detto ancora - "che intende quindi ovviare ad una situazione di precarietà e di incertezza della disciplina urbanistica regionale e comunale attraverso l'attivazione di uno strumento di pianificazione dell'intero territorio regionale". Parole vostre, cari colleghi, sono cose che voi avete detto e sollevato. Voi in questi giorni, invece, andate dicendo che c'è una furia, una fretta, un'irresponsabile velocità da parte della Giunta. Quelle affermazioni le avevate fatte nel 2000 e le avete ribadite nel 2003. Siamo nel 2004 e noi avevamo scritto nel programma di governo che avremmo fatto queste cose.

Allora, cari colleghi, non voglio citare troppo le cose che sono state dette, ma devo ritornare, gioco forza, a qualche altra affermazione che è stata fatta. Non mi sto riferendo a certe affermazioni per fare un collage, come invece qualche collega ha fatto, di articoli di giornale, ma voglio fare riferimento a documenti scritti e proposti da voi; documenti che forse avreste fatto meglio a rileggere prima di muovere le critiche che avete mosso e che forse avreste dovuto citare onde evitare anche qualche figuraccia, per esempio per quanto riguarda il discorso sulle ristrutturazioni.

Queste considerazioni, che sono anche sagge, cari colleghi, noi le condividiamo e le abbiamo portate nel tentativo di migliorare quello che voi avevate proposto, ma riguardano questioni che non abbiamo potuto discutere in Commissione e tanto meno in Aula nella passata legislatura perché non sono mai pervenute neppure alla Commissione competente a causa dei vostri dissidi, immagino, della vostra mancata volontà di stabilire delle regole. Voi le avreste potute stabilire a suo tempo, ma vi siete sottratti a questa responsabilità. Noi no, noi siamo qui per confrontarci con voi e stiamo discutendo di quello che è il frutto di un confronto in Commissione, checché se ne dica.

L'onorevole Oppi ha detto che ci siamo permessi di approvare un testo di legge senza consentire alcun confronto, ma se l'opposizione abbandona l'aula della Commissione la maggioranza è costretta ad andare avanti. Io comunque ho grande stima dei colleghi del centrodestra che in Commissione hanno dato un grande contributo; altri sono venuti quasi per commissariare la Commissione stessa, portando il confronto su un livello che non era quello iniziale, quando abbiamo cominciato a discutere questo argomento. Il loro atteggiamento era infatti quello di chi cerca la rissa per sottrarsi al confronto, voi sì, colleghi, non il presidente Soru.

Ebbene, io dico che quello che stiamo discutendo è il frutto di un confronto in Commissione che sarà migliorato in Aula grazie agli apporti che tutti vorranno dare e che mi auguro arriveranno da parte di tutti quei colleghi la cui saggezza e serietà è nota dentro e fuori di quest'Aula. E non sono pochi anche nelle vostre file, cari colleghi. Ma i miglioramenti saranno frutto anche delle utilissime audizioni che abbiamo fatto e per le quali ringrazio tutti coloro che vi hanno partecipato. Quelle sono state delle vere audizioni e vedremo qui in che modo potranno servire ad arricchire e migliorare il testo di legge; non sono state delle perdite di tempo e chi continua a sostenerlo sui giornali fa un torto, secondo me, a se stesso e insulta coloro i quali invece sono venuti e ci hanno anche lasciato delle memorie.

Abbiamo detto che questa legge è blindata, che il verbo si è pronunciato e nessuno può discutere. C'è un disegno strategico, lo ribadisco, che condividiamo e che sarà arricchito da quest'Aula durante la discussione. Vorrei anche invitare chi in questi giorni va dicendo che se la legge non verrà modificata dal centrosinistra sarà una vittoria di Soru, se cambierà una virgola sarà una sconfitta del Presidente, a tranquillizzarsi. Onorevole Pili, sarà un trionfo sia per il Presidente sia per la maggioranza. Ma io non voglio enfatizzare il tutto, voglio stare semplicemente sullo stesso livello delle affermazioni dell'onorevole Pili. Nel confronto di cui abbiamo parlato abbiamo sentito l'ANCI Sardegna, gli enti locali, la Confindustria, i sindacati, tutte le associazioni di categoria, l'Associazione degli agricoltori, quella degli albergatori, gli ambientalisti e gli ordini professionali. Ad oggi abbiamo sentito tante persone, compresi dei privati che fanno parte di un consorzio di cui si legge anche oggi sulla stampa.

Colleghi, il testo di legge unificato contiene le questioni fondamentali per poter avviare la nuova stagione della quale parlavamo, crediamo tuttavia che possa essere migliorato. Questo testo, che si compone di dieci articoli, ha per titolo: "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale". Voglio sottolineare la natura di urgenza e provvisorietà delle norme, che non sono destinate a dispiegare i loro effetti a lungo nel tempo, ma solo nella fase necessaria per predisporre il Piano paesistico regionale.

Fino ad ora, colleghi consiglieri, dopo l'annullamento di sette Piani territoriali paesistici, avvenuto nel 1998, e il successivo annullamento degli altri sei avvenuto l'anno scorso, ci siamo ritrovati senza una pianificazione paesistica. A questo punto è fondamentale che nel lasso di tempo necessario per predisporre il Piano paesistico regionale dettiamo le linee che dovranno informare lo sviluppo urbanistico e la tutela ambientale della nostra regione. Nell'articolo 1, che ha per titolo "Pianificazione paesaggistica regionale", sono indicati i modi e le forme con cui il Piano paesaggistico regionale viene calato nella nostra regione; nell'articolo 2 sono indicate le procedure per l'attuazione del Piano paesaggistico regionale; l'articolo 3 contiene le misure di salvaguardia che tanto hanno fatto discutere, perché si applicano a una fascia di territorio costiero di duemila metri, mentre prima il limite era di trecento metri. Sono poi indicati, agli articoli successivi, tutti gli interventi ammissibili, le aree assoggettabili a misura di salvaguardia, lo studio di compatibilità paesistico-ambientale che, tra l'altro, devo dire colleghi, è mutuato da proposte che sono state presentate dai colleghi del centrodestra; l'articolo 7 indica gli interventi possibili nelle zone F; l'articolo 8 contiene norme transitorie, mentre gli articoli 9 e 10 sono, diciamo, di carattere tecnico e riguardano rispettivamente abrogazioni e sostituzioni ed entrata in vigore.

Colleghi, io non voglio dilungarmi, credo però che sia importante soffermarmi, in chiusura, ancora su due punti importanti: il primo è che il presidente Soru ha proposto una linea strategica e noi in quest'Aula vogliamo il confronto affinché quella strategia rimanga, ma se degli arricchimenti verranno anche dalle vostre file, cari colleghi, non credo che sarà un problema accettarli, mantenendo chiare le cose che fino a questo momento ho detto. Il secondo punto è che riteniamo di dover chiudere in tempi rapidi la trattazione di questo argomento mandando un messaggio al popolo sardo: noi non intendiamo, nella maniera più assoluta, intervenire con un blocco indiscriminato delle attività edilizie che in Sardegna si possono realizzare. Si tratta, invece, di una normativa volta a stabilire un minimo di ordine, ma che non blocca l'attività edificatoria, per esempio, in tutti quei comuni che hanno già un Piano urbanistico comunale approvato quando erano ancora in vigenza i P.T.P. o comunque uniformato ad essi. Quindi esiste la possibilità di "aggiustare" questo testo di legge ed esiste la possibilità, in tutti i casi, di mandare avanti diverse iniziative che credo saranno realizzate. In tutti i casi su questa legge ci sarà un forte consenso da parte dei cittadini sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che chi vuole intervenire nella discussione generale deve iscriversi entro la fine dell'intervento dell'onorevole Sanciu. Ogni consigliere ha a disposizione venti minuti. Prego, onorevole Sanciu.

SANCIU (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi e colleghe, intervengo oggi per la prima volta in quest'Aula, non l'ho fatto neanche in occasione del dibattiito sulle dichiarazioni programmatiche, perché ho preferito rispettare la volontà dei sardi e attendere i primi atti dell'azione di governo del presidente Soru, che oggi purtroppo non è seduto in quest'aula, ma che dovrebbe essere il primo interlocutore a cui rivolgersi.

In questi mesi ho seguito con attenzione tutti i lavori, ho letto il programma elettorale del Presidente voluto dai sardi, ho seguito i vari interventi e le diverse dichiarazioni, ho assistito all'operare del Presidente e della sua Giunta. Oggi da silente osservatore diventerò un insistente interlocutore, questo perché non si può restare indifferenti alle azioni del Governatore, del Presidente di questa Regione, che come tale rappresenta un milione e mezzo di persone e deve occuparsi dei loro bisogni e interessi. Il potere dell'autorità esercitato dal presidente Soru, la prevaricazione manifestata nei confronti del Consiglio regionale sugli uomini della Giunta e sui componenti della maggioranza della Commissione urbanistica non ha permesso che ci fosse quel confronto trasparente e democratico indispensabile per affrontare un tema tanto delicato e strategico per il futuro dell'economia e dell'occupazione in Sardegna, quale quello della pianificazione paesistica e della salvaguardia ambientale.

In Commissione urbanistica ho assistito alla mortificazione delle prerogative dell'autonomia di scelta dei componenti di maggioranza e anche dello stesso Presidente della Commissione, per il quale nutro profonda stima e rispetto in quanto uomo di grande esperienza e competenza. In più occasioni il presidente Soru ha fatto valere tutta la sua influenza per interrompere il regolare svolgimento delle sedute, vanificando sul nascere il dibattito tra maggioranza e opposizione. Presidente, chiedo di recuperare il tempo e riprenderò a parlare quando l'Assemblea mi potrà ascoltare.

PRESIDENTE. Ha ragione onorevole Sanciu, prego i colleghi di prendere posto e di avere maggiore rispetto nei confronti di chi interviene, perché il brusio disturba e deconcentra, grazie. Prego, onorevole Sanciu.

SANCIU (F.I.). Prima ha impedito che la Commissione mettesse a confronto i tre progetti di legge in esame, confronto che avrebbe permesso di produrre un testo unificato, poi, ed è storia di questi giorni, ha fatto sì che venissero bocciati tutti gli emendamenti presentati sia dalla maggioranza sia dalla opposizione, annullando totalmente quindi il confronto democratico. La proposta della Giunta, cioè la proposta del Presidente, doveva passare così come era stata elaborata. Il Presidente dice di avere una visione a lungo termine e di voler pianificare da qui a cent'anni. Io ne sono felice per i miei pronipoti, ma sono un po' preoccupato per i sardi di oggi. Ricordo ai miei amici democristiani che Alcide De Gasperi, in un discorso tenuto a Milano, nel 1949, disse esplicitamente che politica vuol dire realizzare, ma realizzare non significa avere visioni. Le visioni d'insieme, i progetti elaborati da un'unica persona sono affetti da una profonda aridità di idee e di proposte, soprattutto sono privi di un elemento fondamentale alla loro realizzazione: la concretezza, cioè non tengono conto della realtà, delle risorse disponibili e delle necessità concrete di chi veramente vive e opera nella realtà.

Questa legge avrebbe dovuto interessare una pluralità di soggetti, enti locali, organizzazioni di categoria, organizzazioni sindacali e il mondo economico nel suo complesso, comprese le organizzazioni ambientaliste; interlocutori che non sono stati minimamente coinvolti, né nella fase di stesura della delibera salvacoste né tanto meno durante la preparazione del testo approvato dalla Commissione urbanistica. Solo oggi si cerca di illudere i veri protagonisti dello sviluppo, gli attori del territorio ricevendoli in audizione ormai a giochi fatti. La mancanza di un doveroso confronto con le parti istituzionali, economiche e sociali, la non ponderata valutazione delle proposte di legge presentate, la bocciatura sistematica di qualsiasi altra indicazione che fosse in contrasto con il volere espresso dal presidente Soru, non ci hanno permesso di affrontare in Commissione, con spirito risolutivo e costruttivo, questa delicata questione. Politica vuol dire realizzare, ma governare non significa bloccare. L'approccio vincolistico dettato prima dalla delibera della Giunta, che noi abbiamo in più occasioni chiamato "blocca sviluppo", e oggi questo nuovo testo di legge è inadeguato a consentire una corretta pianificazione territoriale e allo stesso tempo la valorizzazione e la salvaguardia delle risorse ambientali.

L'ambiente per noi rappresenta un bene da tutelare, una ricchezza da proteggere, ma certamente anche e soprattutto da valorizzare. La pianificazione urbanistica deve rappresentare lo stimolo, non il vincolo, allo sviluppo economico, sociale e territoriale; deve essere disciplina del concreto, che fonda le sue radici normative sulla concertazione con i comuni, con le forze produttive e sociali. Già, la concertazione, termine forse un po' sconosciuto al presidente Soru, ma che in tutto il mondo si è consolidata come un'azione di governo moderna e matura, che si fonda sul principio dell'armonizzazione di molteplici interessi intorno al concetto di bene comune e che richiama la responsabilità e il coinvolgimento dei diversi soggetti interessati. E' un concetto che costringe oggi la maggioranza, che negli anni si è più volte riempita la bocca con questo termine, a correre ai ripari, e dopo aver visto il profondo baratro verso il quale si stava indirizzando la ferrea linea politica sull'urbanistica portata avanti a spada tratta dal presidente Soru si presenta oggi in Aula pronta ad apportare dei correttivi alla legge approvata in fretta e furia in Commissione; correttivi che noi, sia in Commissione urbanistica, che in ogni altra sede di possibile confronto, abbiamo più volte segnalato, scontrandoci però con il muro, con la proposta del Presidente, che escludeva qualsiasi cambiamento. L'assenza di un serio confronto democratico, della concertazione, l'approccio imposto ai lavori dal Presidente e il non voler minimamente analizzare le altre proposte, le alternative, le possibili migliorie al presente testo, ci ha costretto prima ad abbandonare per protesta i lavori della Commissione e poi a non presentare la relazione di minoranza.

Una moderna normativa urbanistica dovrebbe pertanto essere sviluppata non come una serie di impedimenti e di vincoli, ma attraverso la conoscenza oggettiva del territorio, delle sue caratteristiche, delle sue peculiarità, definendo uno sviluppo sostenibile e duraturo che possa essere apprezzato non solo dai nostri pronipoti, il tutto fondato sul rapporto equilibrato tra necessità sociali, attività economiche, valorizzazione del paesaggio e tutela dell'ambiente. Non si può prendere una cartina della Sardegna e trasformare radicalmente il carattere dei luoghi tracciando con un pennarello un limite all'attuale sviluppo della nostra Isola, come se tutto quello che c'era prima mancasse di senso.

Noi viviamo in Sardegna, un'isola circondata dal mare, e la cosiddetta industria del turismo è stata il nostro trampolino di lancio: da un'economia di sostentamento prettamente agricola a un'economia diversificata, legata anche e soprattutto al complesso di attività fortemente collegate al mare, che sviluppano effetti moltiplicativi in termini di reddito e occupazione. Pensiamo alla pesca, al diportismo nautico, all'intrattenimento, all'industria alberghiera e a quella balneare. Questa legge colpisce indiscriminatamente tutto e tutti, tagliando le gambe a un'Isola, la nostra, che si è sviluppata grazie al turismo, che vive anche di turismo e che deve ancora crescere con il turismo.

Questa legge allontana e divide: allontana ancora una volta i sardi dalle proprie coste, dalle tradizioni connesse al mare e alle attività produttive che grazie al mare sono nate. Noi abbiamo una storia ricchissima che si sviluppa sulle coste e che deve essere valorizzata. Penso ad esempio a Cagliari, a questa città che forse con lentezza, ma sicuramente con grandi sforzi, sta cercando di recuperare il suo fronte mare, perché da esso ha tratto origine e sviluppo e sempre da esso potrà trarre nuove energie e risorse per lo sviluppo futuro. E ancora, pensiamo alla grandiosa bellezza di Alghero e Bosa, pensiamo a Orosei o a Olbia, cuore pulsante dell'economia turistica della Gallura e di tutta l'Isola.

Allargando i nostri orizzonti, oltre la nostra Sardegna, è facile osservare come molte grandi città del mondo, da New York a Parigi, da Chicago a Londra, da Sidney a Barcellona, si sono sempre sviluppate a ridosso della risorsa acqua, sia essa rappresentata da un fiume, da un lago o dal mare. Acqua è sinonimo di ricchezza, di vita e quindi di benessere e di sviluppo. Ricordo a tutti i colleghi, qualora ce ne fosse bisogno, che se la Sardegna oggi è conosciuta in tutto il mondo lo deve anche al modello turistico che si è sviluppato in Costa Smeralda, definito con superficialità un "non luogo". Questo non luogo è dove però il Presidente voleva operare degli investimenti legittimi, un non luogo che in realtà è uno dei poli d'eccellenza del turismo mondiale, l'unico in grado di prolungare la stagione turistica oltre la media regionale e di ospitare eventi di grande rilievo come la Rolex Cup, il Rally mondiale, diverse competizioni velistiche e le presentazioni mondiali delle case automobilistiche, che s'inseriscono prima e dopo la stagione balneare. Si tratta di iniziative che dovrebbero essere incentivate e supportate, perché diffondono l'immagine della Sardegna e ci tengono ancorati ai circuiti internazionali del turismo non esclusivamente balneare.

Con la delibera "blocca sviluppo" e con questa proposta di legge quel territorio, come molte altre realtà, rischia di subire ora un danno economico e di immagine che avrà ripercussioni in tutta la nostra Isola. Sarà inibita la costruzione a margine delle strutture alberghiere già esistenti, delle infrastrutture indispensabili a diversificare l'offerta e ad ampliare ulteriormente la stagione turistica, come centri congressi, sportivi e ricreativi. Che cosa faranno le migliaia di artigiani, gli imprenditori, gli operai, i funzionari e i dirigenti che operano nel Nord Sardegna, nel sassarese, nel nuorese, in Gallura e in tutta la Sardegna, figli e frutti dello sviluppo turistico? Alcuni di questi dovranno forse tornare a casa, saranno forse accolti nelle sezioni di partito, oppure troveremo loro un posto nei cantieri forestali? Chi ci penserà? Forse il Presidente! Dovremmo chiederglielo.

Ai colleghi che come me sono espressione di questo territorio, ma anche a tutti gli altri della maggioranza che si troveranno ad affrontare situazioni analoghe domando: che risposta darete ai lavoratori e agli operatori impiegati nel settore turistico? Questa legge allontana e divide: divide i sardi della costa dai sardi dell'interno, fa apparire gli interessi degli uni diversi da quelli degli altri, fa pensare che un modello di sviluppo ne escluda altri, quando, viceversa, è da uno sviluppo integrato, è attraverso la valorizzazione di tutte le potenzialità dell'Isola che è possibile trarre un maggiore vantaggio dalle risorse disponibili. Per migliorare e diversificare la nostra offerta turistica occorre promuovere un'azione di integrazione delle coste con l'interno, senza mai dimenticarsi che la Sardegna rappresenta nel mercato globale un punto di riferimento specifico per il turismo balneare, che vuole soggiornare comunque sulla costa.

E' opinione condivisa che il turismo rappresenta il volano della crescita economica; lo dimostrano i dati dei paesi che su di esso hanno basato il loro sviluppo. La Sardegna, da anni, rappresenta ormai una meta turistica ambita e desiderata, ma il sistema turistico sardo ha bisogno di nuovi investimenti per potenziare la capacità ricettiva e assecondare una domanda che vuole vacanze e servizi tutto l'anno. Anziché bloccare e ingessare tutta l'industria turistica, occorre servirsi del turismo come architrave per ogni politica di rilancio e sviluppo degli altri comparti e settori produttivi, in particolare l'agricoltura, l'agroindustria, l'artigianato e il commercio. E' necessario sviluppare politiche di sostegno, promozione e valorizzazione dei prodotti sardi e dell'industria agroalimentare per inserirli nei circuiti turistici, nelle quantità e nei tempi dettati dai flussi dei vacanzieri. Oggi è impensabile che il turismo possa svilupparsi solo oltre i duemila metri dal mare; ciò ci porterebbe ad uscire da tutti i circuiti turistici nazionali e internazionali, facendoci perdere quell'appeal che ci ha sempre differenziato. E' d'altro canto necessario sviluppare, a corredo del turismo balneare, tutte le diverse possibilità offerte dalle nostre risorse umane e naturali, come il turismo ambientale, congressuale, archeologico ed enogastronomico. Con questa legge, invece, si sta passando un colpo di spugna sullo sviluppo della Sardegna; con una sola azione si rischia di vanificare tutto il lavoro e le risorse impiegate in questi anni dalle amministrazioni locali per la programmazione e lo sviluppo del loro territorio. Si bloccheranno, inoltre, tutti gli interventi, così come proposto, di programmazione negoziata: i contratti d'area, i patti territoriali, gli accordi di programma, interventi questi che hanno visto impegnate, tuttora con un grande risultato, tutte le organizzazioni di categoria e le associazioni sindacali.

Questa proposta di legge, così come lei l'ha voluta, come voi l'avete voluta, mette oggi a rischio le certezze dei diritti e dei diritti acquisiti. A tal proposito mi viene in mente una vicenda che mi ha visto in un certo senso protagonista con il presidente Soru, lui come imprenditore, io come cittadino, come uomo impegnato nel sociale e in organizzazioni di categoria. Alcuni anni fa, a Olbia, il Presidente realizzò un importante centro commerciale e ricordo che il sindaco di allora e i suoi consiglieri di centrosinistra gli negarono quel diritto acquisito che lui a giusta ragione rivendicava. Bene, noi eravamo schierati col diritto acquisito, con lui. Ecco, ora chiediamo al Presidente di rispettare tutti i diritti acquisiti, perché oggi tutto questo rischia di essere messo a repentaglio.

C'è un altro aspetto grave: la retroattività della legge in base alla quale vengono annullati i Piani urbanistici comunali che non sono stati approvati o almeno adottati entro il 10 agosto 2004, data del decreto "blocca sviluppo". L'attività di studio e di elaborazione portata avanti dalle amministrazioni comunali, con conseguente impegno di risorse umane e finanziarie, impone la salvaguardia degli iter amministrativi avviati dai comuni, come peraltro è emerso durante le audizioni (per esempio, Lega nazionale cooperative e mutue, esempio eclatante, e PUC del Comune di Olbia, che è ormai sulla bocca di tutti). Io credo che su alcune scelte urbanistiche che sono state fatte possiamo non essere tutti d'accordo, ma è inammissibile che non sia l'organismo tecnico preposto a dover fare le osservazioni sul Piano urbanistico di Olbia, e che vi sia un'azione fegatosa, antigallurese, esclusivamente mirata a colpire il sindaco di una città che la pensa diversamente dal Presidente della Regione. Vi dico che anche il PUC non è stato condiviso da persone a me vicine, ma questo era il PUC voluto dalla maggioranza del Comune di Olbia, e le regole, le regole democratiche, onorevoli colleghi, le dobbiamo rispettare tutti.

La Sardegna ha certamente bisogno di un riordino della disciplina urbanistica, ma questo lavoro va portato avanti con la giusta determinazione, al fine di trovare la più corretta collaborazione ai processi di conservazione e trasformazione del territorio, senza penalizzare, però, mai le vocazioni locali e bloccare lo sviluppo turistico ed economico della Sardegna. Non dimentichiamoci che dei circa ottomila chilometri di costa italiana la Sardegna ne possiede ben 1840 e secondo quanto riportato dal W.W.F. Italia il 70 per cento del nostro territorio costiero è libero da insediamenti e infrastrutture, secondo Confindustria il dato è anche minore, ma la nostra comunque è la costa meno costruita d'Europa. Noi non siamo, certo, per una cementificazione selvaggia delle coste della nostra Isola, ma per far sì che si renda operativa una grande scommessa: mediare tra l'ampliamento degli insediamenti turistici e di servizio e il rispetto del patrimonio ambientale. Noi non siamo certo per il consumo senza senso del nostro territorio, ma per l'utilizzo di porzioni dello stesso ricomprese nella fascia costiera che portino con sé grandi potenzialità di sviluppo. Della sua insularità la Sardegna ha scontato spesso solo gli aspetti negativi, soltanto in questi ultimi decenni e proprio grazie alla cultura turistica delle coste l'insularità è diventata un nostro punto di forza. A tale prerogativa aggiungiamo, poi, i caratteri peculiari delle nostre zone interne, lo straordinario patrimonio artistico e archeologico, la qualità e la genuinità dei prodotti tipici, le produzioni artigianali. Abbiamo così un quadro abbastanza completo dei motivi che hanno concorso ad assicurare negli anni il successo turistico dell'Isola. Noi abbiamo sempre avuto un rapporto particolare con le nostre coste; c'è sempre stato qualcuno o qualcosa che ci ha costretto ad abbandonarle. Nella storia passata, incalzati dai Cartaginesi, i nostri avi lasciarono le coste e si rifugiarono all'interno dell'Isola.

PRESIDENTE. Onorevole Sanciu, per cortesia, concluda, il tempo è scaduto.

SANCIU (F.I.). Nella storia passata, dicevo, incalzati dai Cartaginesi, i nostri avi lasciarono le coste e si rifugiarono all'interno dell'Isola, sulle montagne, nei nuraghi, nelle grotte, oppure fu una zanzara anofele a provocare l'abbandono delle coste infestate dalla malaria e a spingere i sardi verso l'entroterra. Non vorrei che oggi il signor Nessuno ci costringesse a una nuova ripiegata!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). E' capitato di leggere sulla stampa, in questi giorni di preriscaldamento, una curiosa dichiarazione dell'onorevole Pili: "Se passano gli emendamenti è sconfitto il Presidente, se non passano gli emendamenti è sconfitta la maggioranza". Io credo che sia abbastanza curioso ridurre a questo stucchevole giochino la necessità di affrontare invece uno dei nodi cruciali della nostra regione. Non credo che il problema consista nel ridurre quella che non è una semplice dialettica interna, com'è ovvio, a una sorta di gara di caserma su chi la manda più lontano. Comprendo che vi possa essere un senso di frustrazione per l'esperienza degli anni precedenti, immagino che cosa si sia provato a guidare una maggioranza raccogliticcia e senza identità, divisa su tutto, e credo che possa anche rodere il fatto che vi sia ora una maggioranza che in tempi rapidi affronta e tenta di risolvere problemi delicati come quelli che abbiamo di fronte. Ritengo però che sia sbagliato scaricarci addosso le vostre contraddizioni. E' stato detto che non si è voluta presentare una relazione di minoranza, io ho qualche dubbio che sareste stati in grado di farla una relazione di minoranza.

CAPPAI (U.D.C.). Andiamo a scuola da te!

CHERCHI SILVIO (D.S.). No, non c'è bisogno di venire a scuola da me, lo dico con l'umiltà necessaria. Le parole hanno un peso, non parlavo della relazione di minoranza, parlavo di una relazione di minoranza, che è una cosa diversa, poi se ci si vuol capire bene, se no pazienza, probabilmente è più importante confrontarsi sul merito.

Io, naturalmente, non riprendo le cose che ha detto l'onorevole Pirisi sull'esigenza e l'urgenza del provvedimento, a distanza di cinque anni dalla caduta dei P.T.P.. Mi voglio invece soffermare soltanto su due aspetti, innanzi tutto quello del blocco delle attività lungo le coste e dei presunti danni che si arrecherebbero alle imprese e ai lavoratori. Credo che sia abbastanza difficile per chiunque di noi sappia come funzionano le cose citare consistenti iniziative che saranno bloccate da queste norme. Forse si bloccherà quella estenuante via crucis rappresentata dalla fase, che non dura meno di 7 o 8 anni, che va dal momento dell'ideazione all'avvio dei cantieri; un'estenuante trattativa per l'acquisizione di pezzetti di diritto di volta in volta nei confronti di ogni singolo interlocutore. Una trattativa dove, come dice uno spot pubblicitario, qualche volta, proprio per la farraginosità, c'è il rischio che si annidi lo sporco! Credo che tutto questo si bloccherà, ma sfido chiunque a citare casi concreti e a dimostrare che questa legge bloccherà l'apertura, nei prossimi mesi, di cantieri o che determinerà il licenziamento di lavoratori e così via. Non c'è una vena anticapitalistica in questa maggioranza, la figura del Presidente, si parva licet componete magnis, lo dimostra, anche per quello che lui ha fatto finora. Credo che non sfugga a nessuno che il mercato, che è una delle più grandi invenzioni e aspirazioni dell'umanità vada regolato, incalanato, altrimenti è come l'acqua che passa e fa danni dappertutto, soprattutto quando la materia prima è l'ambiente. Io mi auguro, a proposito di quel Far West che si era determinato in materia urbanistica per la mancanza di regole e per le difficoltà e incertezze di cui si è parlato, che abbiate ascoltato attentamente ciò che hanno detto gli imprenditori. Nessuno, salvo pochissimi corretti casi, e non credo per paura del Presidente, ha gridato allo sfacelo o al crollo dell'iniziativa privata nella nostra regione. Hanno chiesto tempi e certezza delle regole, non per il futuro, ma pensando proprio alla mancanza di certezza delle regole che vi era nel passato.

Questo è il problema rispetto al quale questo disegno di legge inizia, anche con un'azione forte - è sciocco non ricordarlo, non sostenerlo e non condividerlo -, a stabilire un percorso, un meccanismo per conseguire appunto la necessaria certezza delle regole, per gli imprenditori innanzitutto. Il tentativo è dunque quello di costruire un sistema di certezza del diritto e delle opportunità per gli imprenditori, spero non solo nella realizzazione di alberghi.

Francamente credo che nessuno abbia il coraggio di affermare che sviluppo vuol dire costruzione di alberghi; può voler dire anche costruzione di alberghi, ma non soltanto questo. Stiamo parlando di come conciliare tutela dell'ambiente e sviluppo; su questo si dovrebbe, anzi si deve sviluppare il confronto e credo che eventuali proposte in questa direzione non rimarranno inascoltate da parte della maggioranza. Fermo restando che da qualche dato dobbiamo partire, uno dei dati - e non sto dicendo che sia una responsabilità del centrodestra, per carità - è che si è fatto, e va condannato, un uso indiscriminato del territorio, mi riferisco in particolare allo scempio, realizzato in diverse parti della nostra regione, delle seconde case, che hanno deturpato l'ambiente senza produrre né lavoro né ricchezza. Credo che nessuno possa accusarmi di essere integralista in questa materia, non intendo demonizzare il modello turistico attuale cui non può essere imputato il notevole calo di presenze della stagione che si è appena conclusa, comunque inferiore a quello registrato nel resto d'Italia. E' un calo di presenze in linea, diciamo la verità, per un verso con le preoccupazioni internazionali, purtroppo, dopo quanto è recentemente accaduto - perché non ricordarlo? - in una delle città più tranquille d'Europa, Madrid, e per un altro verso con il calo dei consumi, determinato da un generale aumento dei prezzi, che incide in particolare sul bilancio delle famiglie costrette a tagliare le spese laddove possono, perché ovviamente non è possibile rinunciare alle spese primarie che sono indispensabili.

Tra l'altro è anche difficile, in mancanza di dati precisi, quantificare il calo delle presenze, visto che non siamo neanche in grado, ancora, di quantificare le presenze effettive di turisti in Sardegna. Lo stesso CRENOS, nell'analisi pubblicata l'anno scorso, parla di una possibile forbice per gli anni passati tra i 12 e i 30 milioni di presenze, un dato che sicuramente non aiuta moltissimo a capire in che modo il turismo si manifesta nella nostra regione, in quanto diverse sono le strutture ricettive che operano nel territorio: dagli alberghi, ai villaggi, ai campeggi, alle seconde case. Tanti canali difficilmente quantificabili, alcuni dei quali sicuramente - sono d'accordo con chi l'ha detto - hanno posto la Sardegna all'attenzione mondiale come meta turistica. Sono biglietti da visita importanti, da rispettare, anche perché fatti in anni in cui ci voleva coraggio per intraprendere attività di questo genere in una landa desolata e sconosciuta come era allora la Sardegna, e hanno consentito anche agli altri di potersi agganciare a uno dei possibili motori dello sviluppo della nostra Isola. Però è altrettanto vero (e la discussione naturalmente riguarda le ricadute di questa legge e ciò che si dovrà fare dopo), nessuno lo può negare, che l'attuale modello di sviluppo turistico in qualche modo ha esaurito la sua spinta, ha raggiunto degli obiettivi e non è in grado di contribuire ulteriormente allo sviluppo della Sardegna. E' un modello che ha terminato il suo percorso, che resta valido ma non è in grado di essere propulsivo nei confronti dell'economia. E sussistono dei limiti che questo modello non è in grado di superare: il limite del rapporto col resto del territorio la Sardegna, il limite del rapporto con le produzioni della nostra Isola, il limite della stagionalità, il limite del rapporto con la cultura e le ricchezze di questa regione. Ecco perché va fatta una riflessione sull'utilità di tutti gli investimenti che sembrerebbero essere destinati al turismo. Badate, a meno che non si condivida, onorevole Sanciu, il modello Eolie, è quello che sta capitando in questi giorni, ci sono alcuni dati sui quali è necessario riflettere. Si parla, a grandi spanne naturalmente, di attività edificatoria per una volumetria pari a dieci milioni di metri cubi. Io mi sono permesso di fare un giochino, visto che qualche parametro del settore lo conosco: questa cifra divisa per 2,7 e moltiplicata per 25 metri quadri, che è la dimensione standard di una stanza d'albergo, ipotizzando che tutto fosse destinato ad alberghi, significa che tale volumetria non si realizzerebbe prima di sette od otto anni, per essere chiari - ma siamo sul piano delle ipotesi -, con un aumento di trecentomila posti letto che in una stagione di sessanta o settanta giornate significherebbe un'offerta per oltre venti milioni di presenze. Stando al dato medio, stiamo dunque ipotizzando il raddoppio delle presenze con lo stesso identico modello di sviluppo che, al di là del gioco delle parti, tutti sappiamo che è fermo, non va avanti, non crea altra ricchezza.

Allora, quale occupazione, quale ricchezza può venire da tutto questo? Si possono creare problemi a tutti coloro che operano per creare ricchezza o che sfruttano le possibilità di creare ricchezza che la nostra regione offre? Vale la pena di deturpare, di rovinare il patrimonio ambientale per una scommessa economica già persa, se uno sa fare due più due? A mio avviso occorre innanzitutto riflettere su quale modello di turismo vogliamo per la Sardegna. Credo che tutti vogliamo un modello di turismo in grado di creare posti di lavoro, di tutelare l'ambiente per poterlo trasmettere intatto ai nostri eredi, di contribuire a risolvere alcuni dei drammatici problemi della nostra Isola. Ecco perché è necessaria non solo una pausa, ma anche un attento studio della possibilità di integrazione tra questo e altri modelli di turismo.

Sono giuste le preoccupazioni per i tempi del blocco, ossia della pausa necessaria per effettuare questo studio; inevitabilmente si corre il rischio di bloccare anche le iniziative di cui parlavo prima, ma se è vero come è vero che il blocco nella realtà dei fatti durerà ben poco, l'approvazione di questa legge deve costringerci contemporaneamente ad esplorare in fretta altre strade e credo che, passata la contrapposizione di questi giorni, maggioranza e opposizione dovranno ragionare sulle possibili iniziative da intraprendere per dare risposte ai problemi del lavoro e dello sviluppo. E credo che debba moltiplicarsi proprio l'impegno per la creazione di un sistema di turismo medio su cui sfidare gli imprenditori, che non possono interessarsi soltanto dell'aspetto turistico, diciamoci la verità, soprattutto gli imprenditori sardi, ma devono anche provvedere alla realizzazione delle opere. E non si tratta di intraprendere chissà quale straordinaria attività imprenditoriale, ma di affrontare la sfida per diventare veri imprenditori turistici.

La Sardegna, lo ricordavo prima, anche se i dati relativi alle presenze non sono straordinari per certi aspetti, rappresenta un punto di eccellenza nel mondo dal punto di vista turistico. Ma quale iniziativa abbiamo mai preso per affermare un certo tipo di turismo in Sardegna? Faccio un esempio: ci sono in tutto il mondo città che con tre giornate dedicate alla promozione, per esempio, di prodotti agroalimentari portano più turisti di quanti non ne porti la Sardegna in sette, otto o dieci giorni della sua stagione turistica.

Da noi non esistono iniziative di questo genere, volte a promuovere le nostre produzioni, con uno sguardo al turismo come fruitore finale delle nostre produzioni. E purtroppo si è realizzata una sorta di cultura della sagra strapaesana, con uno spreco di risorse che ricorda molto la sostituzione del Santo patrono del paese, ma senza alcuna ricaduta dal punto di vista economico. Lo stesso si può dire se guardiamo alla Sicilia e alle iniziative che questa regione intraprende per la promozione musicale e teatrale, nonostante la Sardegna abbia una tradizione musicale e teatrale tra le più ricche d'Italia.

Ecco, se non pensiamo al turismo come mera attività edilizia, essendo questa solo uno strumento, credo che contemporaneamente all'approvazione di questa legge vi siano tutte le condizioni per discutere e affrontare i nodi veri del turismo, inteso come uno dei volani dello sviluppo della nostra terra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà. Informo i colleghi che si tratta dell'ultimo della serata.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scopo del dispositivo propostoci dall'onorevole Pirisi è indubbiamente nobile e condivisibile da tutti: salvaguardare il patrimonio ambientale della nostra Isola. Nei fatti, però, il decreto salvacoste, elaborato con procedura d'urgenza dalla Giunta regionale appena due mesi dopo la vittoria elettorale di giugno, e il testo di legge unificato sulla pianificazione paesistica e la tutela del territorio non raggiungono gli scopi prefissati. Non può essere diversamente vista la fretta con cui il decreto è stato messo in campo dall'Esecutivo, la stessa con la quale si sta procedendo a legiferare su un argomento importantissimo per tutta la comunità sarda. Frettolosità da un lato, eccessiva rigidità dall'altro, queste sono le caratteristiche delle misure adottate dalla Giunta e dalla maggioranza che la sostiene, mi riferisco logicamente al presidente Soru che purtroppo non è presente.

Anche senza soffermarsi sul famigerato limite di inedificabilità fissato a due chilometri dal mare, le nuove norme per la loro rigidità fanno impallidire sia la legge Galasso che il Codice dei beni culturali, meglio conosciuto come Codice Urbani, quest'ultimo entrato in vigore proprio quest'anno. Forse il risultato sarebbe stato ben diverso se si fosse usata come base di partenza l'esigenza di conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale. Invece, si è puntato sui vincoli, che hanno come naturale conseguenza la poca trasparenza, il conflitto fra enti, l'immobilità sia in campo economico che in quello sociale, con buona pace per le richieste di sviluppo che arrivano da tutti i settori della società sarda. Va bene tutelare le coste, così come va bene tutelare le montagne, ma quello che guasta sono i fondamentalismi e le pratiche affrettate che non equilibrano mezzi obiettivi.

Chi ha pensato di giocare con i diritti delle comunità sarde, come si sta facendo ora, ha incontrato sempre una fiera resistenza. Tutti ricordano la vicenda del Parco del Gennargentu istituito, qualche anno fa, dall'allora Governo nazionale di centrosinistra con nobili intenti di salvaguardia ambientale e di sviluppo turistico sostenibile; un parco deciso a tavolino e calato sulla testa delle popolazioni locali che, guarda caso, non hanno affatto gradito, soprattutto per i mezzi utilizzati, l'espropriazione della gestione del loro territorio. Il presidente Soru, la Giunta e la sua maggioranza stanno percorrendo la sciagurata strategia di quel Governo. La mancata concertazione, l'assenza di una programmazione credibile sono atti che daranno vita a una legge di difficile se non impossibile applicazione. Per istituire un parco ci vogliono il coinvolgimento e l'approvazione delle popolazioni locali, tempo fa ebbe a dire, a ragione, il presidente Soru. Prima di formulare il decreto salvacoste la Giunta ha però consultato i comuni, i cittadini, le parti sociali, gli imprenditori? Questa si chiama concertazione, una pratica della quale non c'è stata traccia. Incredibilmente le associazioni dei comuni, gli imprenditori e le parti sociali sono stati ascoltati dopo il via libera al testo di legge da parte della Commissione urbanistica, c'è quindi preoccupazione per un provvedimento che rischia di frenare i progetti e i programmi legati a un settore forte dell'economia sarda - il turismo - e per gli atti di programmazione negoziata che rischiano di essere bloccati, anche quelli ben avviati, col rischio di un contenzioso che potrebbe mettere in crisi molte amministrazioni locali, questo hanno affermato in sintesi i rappresentanti dei comuni. Vanifica esperienza e processi maturi e considera gli imprenditori potenziali speculatori; un intervento indiscriminato e di lunga durata che deprezza il territorio, penalizza alcuni comuni e ha effetti negativi sugli investimenti e sulla occupazione, così si sono espressi i rappresentanti degli imprenditori. Anche il mondo agricolo, da tutti indicato quale economia indispensabile per la Sardegna, si sente penalizzato; in pratica gli si impedisce un miglioramento delle infrastrutture aziendali che ricadono nella fascia protetta.

Tutto questo è un sintomo chiaro che qualcosa non funziona. Il decreto sulla salvaguardia ambientale e il relativo progetto di legge sono stati calati dall'alto, in una parola: imposti alla società sarda. Perché è giusto consultare le popolazioni del Gennargentu sul parco e non le comunità costiere come quelle del Sarrabus, della Gallura, dell'Ogliastra e altre ancora, sul delicato tema che si dibatte oggi? Davvero si è convinti che le popolazioni dell'interno siano le sole sostenitrici del territorio e della sua integrità, mentre quelle delle coste siano pronte a trasformare le loro terre in una fiera del cemento? Non va bene creare una divisione tra comuni montani e comuni costieri, al contrario è indispensabile coinvolgere nelle attività turistiche l'intero territorio regionale. Mi riferisco alla possibilità di valorizzare le zone interne ricche non solo di bellezze paesaggistiche, ma anche di testimonianze storiche e tradizioni culturali.

Coinvolgere le aree interne in un più ampio progetto turistico permetterebbe di attirare in Sardegna anche quelle persone non interessate alle sole vacanze tipicamente balneari. Mare e montagna devono diventare complementari l'uno nei confronti dell'altro, solo così si avrà vero sviluppo. Un settore turistico che marcia a pieno regime porterà benessere anche in altre realtà economiche come l'agricoltura, l'industria, il commercio, l'artigianato, i servizi, e notevoli vantaggi si avrebbero per la cultura e il sociale. Tutto questo sembra assente nella strategia del testo di legge su cui oggi stiamo ragionando. Una lacuna non da poco, che va ad aggiungersi alla sudditanza di quasi tutti gli esponenti della maggioranza ai diktat del presidente Soru, anche quando non condividono le sue scelte. I rischi di un simile atteggiamento sono grandi: vedere schierati contro la Regione gran parte dei comuni costieri, mettere a repentaglio prospettive di crescita economica e sociale e, non ultimo, creare una divisione all'interno degli stessi cittadini sardi. La nuova legislazione ambientale, ben lungi dal salvaguardare il nostro territorio, rischia di dare il colpo di grazia a una economia che già vive una situazione di grande disagio. La fascia di due chilometri dalla battigia, entro la quale vige il divieto di edificazione, non può essere considerato in alcun modo un sistema di controllo e garanzia della salvaguardia ambientale, piuttosto è la valutazione di impatto ambientale sul paesaggio che deve diventare uno strumento fondamentale per qualsiasi progetto che modifichi il luogo nel quale si dovrà realizzare qualsiasi tipo di insediamento, sia turistico che industriale.

Serve uno studio attento del territorio da effettuarsi con la collaborazione di tutti gli enti interessati per determinare al meglio le caratteristiche fondamentali di ogni fascia costiera della Sardegna, in modo tale da conciliare le esigenze di edificazione con quelle sociali, storiche, culturali e di rispetto dell'ambiente. Il tutto con la partecipazione della collettività, anche con ipotesi di simulazione di intervento, come avviene in numerosi paesi europei di consolidate tradizioni ambientaliste.

Si parla tanto di vincoli e di blocchi, ma non ci si è curati di definire quanto dureranno e tanto meno chi dovrà governare successivamente la risorsa ambientale. Gli amministratori comunali, oggi come oggi, guardano con preoccupazione alla possibilità di essere estromessi dalla pianificazione dei loro territori. Proprio per questo ho fatto riferimento alla vicenda del Parco del Gennargentu. Leggi nate da intenzioni lodevoli, ma calate dall'alto senza consultare le popolazioni sono andate incontro al fallimento. Il presidente Soru e la sua Giunta non possono arrogarsi il diritto di ergersi a paladini dell'ambiente ignorando i sardi, che l'ambiente hanno difeso per generazioni e che ora non vogliono essere estromessi dal diritto di utilizzare questo bene di inestimabile valore, che essi stessi per primi hanno interesse a tutelare e a valorizzare. Tra questi sardi ci sono i sindaci ai quali l'Esecutivo regionale non può sostituirsi sottraendo ambiti di potestà decisionale di loro competenza. I comuni sprovvisti di strumenti urbanistici adeguati ai piani territoriali paesistici annullati sarebbero i primi ad essere messi in ginocchio. Se passasse la vostra proposta di legge dovranno bloccare totalmente le proprie strategie di pianificazione per un tempo non inferiore ai quaranta mesi, con gravi ripercussioni di carattere occupazionale e di sviluppo. I sindaci che, come lei presidente Soru, che purtroppo non c'è, sono stati eletti direttamente dai cittadini vanno maggiormente ascoltati. Sono i primi cittadini che devono dare risposte alla loro cittadinanza, sono loro in prima linea. Gli episodi di inciviltà e i vili attentati a cui tanti amministratori sono sottoposti quasi quotidianamente ne sono la testimonianza, ma nonostante ciò del loro ruolo, delle loro opinioni e delle loro istanze non si vuole tenere conto in quest'Aula.

Perché questo disegno di legge non abbia effetto dirompente sull'economia sarda occorrerebbe escludere dalla limitazione dei vincoli che gravano sulle aree comprese nella fascia dei due chilometri dal mare perlomeno la programmazione negoziata, le lottizzazioni convenzionate, le infrastrutture agricole e le riqualificazioni delle strutture alberghiere e residenziali. Indispensabile è anche una deroga per l'adeguamento degli alberghi che sorgono nelle aree sottoposte a vincolo di inedificabilità. Questo per le nuove esigenze del mercato che con la globalizzazione è diventato più ampio, ma anche più selettivo e competitivo. Ulteriori deroghe dovrebbero consentire la costruzione di strutture legate ai servizi per il tempo libero, lo sport, la cultura, gli spettacoli, le sale convegni, i centri benessere, con la conseguenza di allungare la stagione turistica e adeguare l'offerta alle esigenze del consumatore finale. Soprattutto occorre dare a tutti i comuni che non abbiano adottato il proprio piano urbanistico entro il 10 agosto del 2004 la possibilità di prorogare i termini e approvarlo entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge.

Ancora una volta duole constatare che è mancata la collaborazione tra maggioranza e opposizione su un argomento vitale per la Sardegna come la salvaguardia ambientale. Tutti quanti dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, ma la Giunta e tutto il centrosinistra devono riflettere sul loro modo di procedere, che poco ha a che fare con la democrazia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Vorremmo capire qual è la motivazione che ha determinato l'anticipazione della conclusione dei lavori di stasera, visto che in Conferenza dei Capigruppo si erano calendarizzati i lavori stabilendo i giorni e l'ora di chiusura, che era fissata alle 20 e 30. Noi vorremmo che questo orario fosse rispettato.

(Interruzione)

MARROCU (D.S.). No, 20 e 30 si era detto, 16 e 30-20 e 30 , oppure 16-20. Siccome abbiamo iniziato alle 16 e 30, è evidente che dobbiamo terminare alle 20 e 30. Questa è la decisione assunta di comune accordo nella Conferenza dei Capigruppo quando si è decisa la data di convocazione del Consiglio e si è stabilito l'ordine del giorno. Noi vorremmo che si proseguisse secondo l'ordine del giorno, con gli interventi degli altri colleghi iscritti a parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, nella Conferenza dei Capigruppo si era stabilito di procedere secondo gli orari soliti che erano 16 e 30-20 e non 20 e 30. Visto e considerato che sono già le 19 e 25 e molti colleghi hanno chiesto di poter intervenire domani mattina, poiché un intervento in più o in meno non fa la differenza, la Presidenza ha ritenuto di aggiornare i lavori a domani.

Quindi i lavori odierni si concludono qui, riprenderanno domani alle ore 10. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Porcu.

La seduta è tolta alle ore 19 e 25.



Allegati seduta

Testo della mozione annunziata nel corso della seduta

MOZIONE ARTIZZU - SANNA Matteo - CAPPAI - RANDAZZO - AMADU sulla salvaguardia degli organici dell'emittente televisiva Sardegna Uno.

IL CONSIGLIO REGIONALE

APPRESO che la nuova proprietà dell'emittente televisiva Sardegna Uno avrebbe ridotto drasticamente gli organici,

impegna la Giunta regionale

ad avviare un confronto con la proprietà dell'emittente per cercare una soluzione a tutela dei lavoratori e della azienda editoriale. (14)