Seduta n.23 del 20/10/2004 

XXIII SEDUTA

Mercoledì 20 Ottobre 2004

(POMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente FADDA

La seduta è aperta alle ore 16 e 36.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'8 ottobre 2004, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. I consiglieri regionali Cuccu, Diana, Maninchedda, Milia e Rassu hanno chiesto congedo per la seduta del 20 ottobre; la consigliera regionale Simonetta Sanna ha chiesto congedo per le sedute del 20, 21 e 22 ottobre. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico inoltre che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 12 ottobre 2004.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:

DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo: "Criteri e modalità per il conferimento di funzioni amministrative agli enti locali". (43)

(Pervenuta il 12 ottobre 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Credo che, vista la poca affluenza dei colleghi, sia opportuno un breve rinvio della seduta per poter affrontare questo argomento con la presenza di tutti, anche dell'Assessore competente.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni aggiorno la seduta alle ore 17 invitando in modo particolare il primo firmatario della mozione, l'onorevole Dedoni, ad essere in aula.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 38, viene ripresa alle ore 17 e 03.)

Discussione della mozione Dedoni - Cassano - Vargiu - Pisano - Artizzu - Sanciu - Murgioni - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Atzeri - Milia - Licandro - Rassu - Liori - Moro - Scarpa - Cuccu Franco Ignazio - Diana - La Spisa - Capelli - Onida - Amadu - Randazzo - Oppi sulla mancata predisposizione del cosiddetto obbligo formativo ovvero del programma degli interventi inerenti all'esercizio del diritto dovere all'istruzione e formazione, finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale entro il 18° anno di età, da parte dei giovani in possesso della licenza media, previsto dalla Legge 28 marzo 2003 n. 53" (9)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 9. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

MOZIONE DEDONI - CASSANO - VARGIU - PISANO - ARTIZZU - SANCIU - MURGIONI - SANNA Paolo Terzo - PETRINI - ATZERI - MILIA - LICANDRO - RASSU - LIORI - MORO - SCARPA - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - CAPELLI - ONIDA - AMADU - RANDAZZO - OPPI sulla mancata predisposizione del cosiddetto obbligo formativo ovvero del programma degli interventi inerenti all'esercizio del diritto dovere all'istruzione e formazione, finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale entro il 18° anno di età, da parte dei giovani in possesso della licenza media, previsto dalla Legge 28 marzo 2003 n. 53.

IL CONSIGLIO REGIONALE

premesso che

- in Sardegna è stata applicata la riforma Berlinguer per il doppio canale per l'espletamento dell'obbligo formativo sino ai 18 anni;

- anche dopo l'introduzione della riforma Moratti nell'isola si è mantenuto il profilo e l'indirizzo della riforma Berlinguer attraverso il programma degli interventi relativi ai percorsi sperimentali triennali, approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 24/20 del 29 luglio 2003, integrata dalla delibera n. 34/28 del 26 settembre 2003;

rimarcato che:

- tale programma ha consentito la realizzazione di complessivi 325 corsi della durata triennale di 3150 ore, cui hanno partecipato un numero complessivo di giovani pari a 5228 unità, di cui 1272 privi della licenza media;

- il programma di formazione ha consentito il recupero scolastico di oltre 1000 giovani privi della licenza media, anche per consentire loro l'accesso ai secondi anni dei percorsi sperimentali, l'Assessorato del lavoro e l'Ufficio scolastico regionale hanno posto in essere accordi che hanno consentito la stipula di protocolli d'intesa tra i vari istituti scolastici e gli organismi di formazione;

evidenziato che con l'approvazione della Legge n. 53 del 2003, l'obbligo scolastico, così come previsto dall'articolo 34 della Costituzione, e l'obbligo formativo, introdotto dall'articolo 68 della Legge 17 maggio 1999 n. 144, sono stati ridefiniti e ampliati nel senso indicato dall'accordo del 19 giugno 2003 tra il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministero del lavoro e delle P.S., le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano, i Comuni e le Comunità montane, che prevede durate corsuali almeno triennali;

sottolineato il dovere istituzionale della Regione sarda di consentire ai giovani l'esercizio del diritto all'istruzione e all'istruzione e formazione, e l'impegno della Regione, sancito col sopra citato accordo-quadro del 19 giugno 2003, a garantire il completamento delle attività iniziate e a stanziare le risorse necessarie per la realizzazione dei percorsi sperimentali, in attesa dell'entrata in vigore delle norme attuative previste dall'art. 1, comma 1, della Legge n. 53 del 2003;

considerato che:

- con tale accordo, siglato dal MIUR, dal MLPS, dalle Regioni, dalle Province autonome, dai Comuni e dalle Comunità montane, per quanto riguarda l'aspetto finanziario, i firmatari si impegnano, a partire dall'esercizio finanziario 2003 e fino all'entrata in vigore delle norme attuative della Legge n. 53 del 2003, garantendo comunque il completamento delle attività iniziate, a stanziare le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione dei citati percorsi sperimentali, nonché delle relative misure di accompagnamento e di sistema;

- a seguito degli accordi di cui sopra l'Assessorato regionale del lavoro ha disposto un finanziamento per la compensazione dei costi derivanti dalla citata attività di recupero, considerato che gli stanziamenti del MIUR ai sensi della Legge n. 440 del 1997 trasferiti sul bilancio della Regione, per lo svolgimento di attività tese al recupero scolastico erano insufficienti;

- i dati comunicati informalmente dall'Ufficio scolastico regionale evidenziano che il 98% dei giovani privi di licenza media che hanno frequentato regolarmente i corsi ha conseguito il titolo di licenza media: su 932 allievi privi di licenza media ammessi a sostenere l'esame di licenza media, 916 lo hanno superato; le attività hanno coinvolto 32 istituti scolastici e 25 organismi di formazione;

- il programma citato ha avuto svolgimento parallelamente alle seconde annualità degli interventi legati all'obbligo formativo, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 68 della Legge 17 maggio 1999 n. 144, la cui realizzazione ha consentito l'attivazione di n. 318 interventi, che hanno coinvolto complessivamente 3707 giovani e 24 organismi di formazione;

- pertanto, superando i vecchi concetti di obbligo scolastico e formativo, le attività del prossimo programma devono necessariamente avere durata triennale e prevedere la partecipazione di giovani che intendono esercitare il diritto-dovere all'istruzione e formazione frequentando un corso di formazione professionale fino al compimento del 18° anno di età, o fino all'acquisizione della qualifica;

evidenziato il diritto dei giovani che hanno frequentato i primi anni dei percorsi sperimentali a completare il ciclo formativo e la contestuale esigenza che il programma degli interventi 2004/2005 preveda orientativamente un numero di corsi di 2° anno pari a quello dei corsi di 1° anno appena conclusi;

evidenziato, inoltre, che per assicurare la prosecuzione e la conclusione dei percorsi sperimentali e delle predette misure, il Governo si è impegnato ad assumere le iniziative ritenute più utili, anche con apposite previsioni normative nel bilancio e nella legge finanziaria 2004, in modo che vengano determinati, a partire dall'inizio di ciascun esercizio finanziario, gli stanziamenti da assegnare alle Regioni e alle Province autonome;

considerato infine:

- che l'Assessorato si è attivato con enti di formazione e sindacati per avviare un più rigoroso sistema di verifica;

- che è stato proposto un programma di ridefinizione delle risorse disponibili attraverso un taglio dei costi e un accorpamento delle classi, per consentire un risparmio ulteriore all'Amministrazione regionale mantenendo lo stesso numero di allievi;

- che non è percorribile il reinserimento degli iscritti al sistema delle scuole sia perché l'anno scolastico è già avviato e le classi già formate, sia perché si tratta di giovani che non sceglierebbero un sistema dal quale sono stati o si sono esclusi;

- che il sistema dell'obbligo formativo dà lavoro ad oltre 3000 persone nell'isola tra docenti, esperti e amministrativi, senza considerare l'indotto, e che tale occupazione non avrebbe altri sbocchi,

impegna la Giunta regionale

:

a predisporre nel più breve tempo possibile il programma per la ripartizione dei fondi per l'avvio dell'attività dell'obbligo formativo in Sardegna. (9)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signore e signori consiglieri, sull'argomento di cui oggi ci accingiamo a dibattere si può dire che si è versato tanto inchiostro e pronunciate forse troppe parole, merito certamente dell'interesse che suscita, ma soprattutto della pregnanza della tematica che evoca processi di riforma forse non del tutto compresi da alcuni, ovvero non accettati da altri per varie ragioni, anche per motivi ideologici. Eppure è necessario procedere nel cammino della riforma, allinearci agli altri Stati europei, attrezzarci alla competizione, mirando con puntualità e attenzione all'aspetto culturale, cercando di non perdere, nel razionalizzare e nell'economizzare, nessuna risorsa umana, con particolare riguardo a quelle più deboli e meno protette.

Forse anche per questa caratterizzazione di spiccata umanità che riveste il tema del cosiddetto obbligo formativo si è creato un forum naturale che appassiona l'opinione pubblica, che ha seguito le trasmissioni televisive e le notizie sui giornali, ma forte è stato l'impatto che ha creato il movimento del sistema della formazione con le manifestazioni di protesta davanti alla Regione che, a somiglianza delle avanguardie sociali di altri tempi, ha inteso difendere, insieme ai docenti e agli alunni, il loro diritto-dovere all'istruzione come mezzo per la fuoriuscita dall'esclusione sociale. Capisco quindi l'interesse manifestato dai vescovi sardi che, con premura e sollecitudine, hanno chiesto la soluzione di un problema tanto drammatico per la Sardegna.

La replica alle preoccupazioni espresse dalla Chiesa è stata affidata a una lettera aperta del presidente Soru e su parte delle sue argomentazioni manifesto la mia totale adesione. Infatti credo che in quest'Aula non vi sia alcuno che non abbia a cuore la solidarietà rivolta verso i più deboli, i bisognosi, gli ultimi della società, come mi pare di ricordare che da sempre l'azione guida dei programmi dei governi di centrodestra e di centrosinistra sia stata l'incentivazione del lavoro, della cultura, dello sviluppo. E come non condividere, poi, l'esigenza di migliorare l'offerta di istruzione della scuola pubblica e quella del sistema della formazione? Come non condividere la proposta di impiegare al meglio le risorse pubbliche sottraendole a speculazioni e all'arraffa arraffa di qualche personaggio o ente che distorce l'obiettivo formativo.

Sin qui la parte condivisibile, poi, però, il Presidente, per potersi differenziare, per far capire che il maestro è cambiato e la musica deve seguire altri tempi, altre cadenze, con profondi silenzi e repentini acuti propone il tema della vecchia Giunta sprecona e disattenta, del dissesto del bilancio, così che si è costretti a rivedere, a riformare l'obbligo formativo ad anno scolastico iniziato, con tutte le difficoltà che ne derivano per studenti e famiglie, oltre che per i docenti e gli altri lavoratori del mondo della formazione. Si deve procedere ad accertare con rigore e provvedere non solo all'espulsione dal sistema formativo di qualsiasi ente o persona che non abbia rettamente agito perseguendo le finalità pubbliche, ma si deve procedere altresì alla doverosa segnalazione alle autorità competenti se questo si è verificato. Ma, attenzione a non fare di tutta l'erba un sol fascio, se ciò fosse provato. Infatti si ha la sensazione che già oggi, senza un riscontro obiettivo, si tenda a criminalizzare un settore importante per lo sviluppo. Si parla di mancata programmazione della formazione professionale, dimenticandosi che la pianificazione è avvenuta con l'approvazione del POR da parte di questo Consiglio regionale, il quale, con gli indirizzi e opzioni, ha identificato le figure professionali necessarie per lo sviluppo.

Un'altra accusa che viene mossa è quella di non aver controllato i requisiti di accreditamento per cui si sarebbero verificate delle irregolarità. Come ben si sa, l'accreditamento è stato effettuato tramite un procedimento informatico susseguente a un bando pubblico su indirizzo dell'Unione Europea, che dà l'opportunità a tutti gli enti no profit di concorrere se dimostrano di possedere particolari requisiti. Quindi non potevano esserci delle disparità e gli uffici hanno dichiarato che si sono svolte le dovute verifiche con l'ausilio di una task force per carenza di personale dell'Assessorato. Ma qualora si fossero riscontrate difformità si sarebbe dovuta sospendere la procedura di accreditamento, e mi auguro che le dichiarazioni degli uffici siano sempre state corrispondenti al vero e, comunque sia, si proceda ora all'allontanamento di chi si fosse comportato in modo non corretto se da ulteriore indagine si riscontrasse ciò. Si ipotizza di allontanare i businessmen, gli imprenditori di facile successo, da questo settore. Ma oggi le direttive dell'Unione Europea impongono di procedere all'accreditamento anche di quegli enti aventi scopo di lucro, quindi anche ai vari tipi di società. Forse il business inizierà adesso.

Quello che sorprende di più in tutta questa faccenda è il fatto che le obiettive difficoltà di bilancio, ma per verità non solo di quest'anno, si vogliono far ricadere sull'obbligo formativo. Infatti come non ricordare che da dodici anni si copre il deficit della sanità da parte delle maggioranze di centrosinistra e di centrodestra, pur essendo un'incombenza dello Stato centrale. Non mi risulta, nonostante ciò, che siano state bloccate alcune attività o prestazioni in questo sensibile settore. Così come si è largheggiato con la contrazione di mutui per vari scopi, con reciproco sostegno della destra e della sinistra, come quello finalizzato all'edilizia scolastica e alla messa in sicurezza degli stessi edifici scolastici, secondo i parametri della legge 626, per un importo di 450 miliardi di vecchie lire. E si potrebbe continuare nell'elencare tutti i casi in cui la Regione ha supplito le deficienze dello Stato centrale nella nostra Isola.

Queste considerazioni mi portano ad affermare che si vuole bloccare solamente il sistema della formazione che ha un bassissimo costo per addetto se raffrontato agli altri settori, basti pensare che da studi di settore risulta che quello per dipendente nell'industria è di circa 500 milioni di vecchie lire, pensiamo a quanti miliardi di euro si sborsano per la Carbosulcis, nell'agricoltura è di 200 milioni, mentre nel settore della formazione è pari al solo costo è dello stipendio. Bisognerà quindi incentivare la formazione come canale importante per l'apprendimento della cultura del saper fare, rimovendo residui ideologici che non danno il giusto valore alle attività manuali e d'opera, un canale diverso da quello offerto dalla scuola, come contempla la legge 53 del 2003, che prevede la fruizione dell'offerta di istruzione e formazione come diritto legislativamente sanzionato, ciò in perfetta linea con la riforma del Titolo V della Costituzione operata nel 2001 dal centrosinistra, che prevede un sistema educativo di istruzione e formazione.

Da questi principi normativi si dipanano i percorsi a profili educativi, culturali e professionali, a livelli essenziali delle prestazioni, ovvero obiettivi specifici di apprendimento, nonché standard e vincoli, con il superamento, quindi, dell'obbligo scolastico con il diritto-dovere di obbligo formativo fino a 18 anni, l'opzione della scelta formativa a partire dal quindicesimo anno con l'alternanza aula-impresa, secondo modelli europei ben consolidati, la creazione di un sistema di passaggi da un percorso all'altro, garantito in ogni momento da strumenti di personalizzazione del percorso. Ciò grazie alla presenza nel secondo ciclo del percorso di licei e del percorso degli istituti dell'istruzione e della formazione professionale. Questo secondo percorso, già attribuito alle Regioni con la prima riforma, oggi con la modifica costituzionale in itinere dovrebbe essere di piena competenza regionale parimenti alla scuola. Su questo aspetto si dovrà appuntare, cari collegi, la nostra attenzione. Sarà necessario, infatti, fare un'attenta verifica dei fondi occorrenti a coprire il fabbisogno della scuola e contrattare con lo Stato centrale l'aspetto finanziario a garanzia dell'assoluta copertura. A suo tempo si è instaurato un tavolo di trattativa con il Governo e in specie con i Ministeri della pubblica istruzione e del lavoro per assicurare l'applicazione dell'obbligo formativo, prima tranche del settore istruzione e formazione seppure attuata in via sperimentale, ribadisco, in quasi tutte le regioni d'Italia.

Questa è la strada da percorrere per garantire ai nostri giovani, in particolare a quelle fasce deboli e sollecitate da devianze, che bisogna assolutamente recuperare alla società civile. Invece si percorrono scorciatoie anziché fare scelte puntuali e precise a difesa di soggetti, famiglie, comunità bisognevoli di cure e sollecitudine. Intanto è grave che si voglia mettere in contrasto la scuola pubblica e in particolare i precari a cui rivolgo la mia stima e solidarietà, con il sistema della formazione ove sono altresì presenti precari, in una guerra fra poveri che non fa certo onore a chi la sostiene, né produce effetti per alcuno se non l'utilizzo strumentale di questi operatori. Certo, deve essere prodotto un sistema della formazione professionale serio, qualificato, pulito da qualsiasi ombra, e a tal riguardo si auspicano ulteriori controlli e verifiche, ma allo stesso tempo non si può pretendere di ottenere standard culturalmente validi quando si gioca al ribasso e si colora la trattativa di puro economicismo. Certo che deve esservi trasparenza anche nella valutazione dei costi, ma non a discapito della qualità, dell'efficienza e dell'efficacia dell'azione indirizzata alla persona e in particolare al recupero di soggetti difficili per condizioni sociali ed economiche.

Non ritengo opportuna la proposta di accorpamento fino a venti alunni, né facilmente praticabile, sia per la composizione stessa delle figure oggetto dell'azione, sia per la tipologia dell'insegnamento, che non consiste nella classica presenza in aula. Ancor più sconcertante, però, mi pare la richiesta fatta ai Comuni di farsi carico dei trasporti e delle mense. Infatti oggi ciò è improponibile per l'entità dei finanziamenti destinati agli enti locali, sia con la legge regionale numero 25 onnicomprensiva, sia con la legge regionale numero 31, sul diritto allo studio. Ciò sarà realizzabile allorché si procederà alla riforma complessiva il diritto allo studio e quando finalmente si porrà mano anche nella Commissione lavoro a quelle proposte di legge sul riordino dei sistemi per l'impiego, che ancora giacciono lì, con i ritardi accumulati già nella passata legislatura, perché fanno parte integrante di quel sistema la formazione professionale e l'orientamento, insieme a un sistema che assicuri effettivamente l'inserimento dei giovani all'interno del mercato del lavoro. Ma ora, con l'urgenza dell'anno scolastico già avviato e con gli impegni già assunti, non mi pare praticabile. Come non pare facilmente realizzabile, per lo meno per i numeri enunciati, l'intervento della Direzione regionale scolastica, sia perché come ho già detto, siamo ad anno iniziato, sia perché è ancora da espletare la verifica circa il numero dei presunti abbandoni scolastici degli alunni di età inferiore ai quattordici anni.

Lo stesso dottor Pietrella, udito in Commissione ottava, ha dichiarato che gli iscritti alla scuola pubblica risultano superiori agli stessi nati in Sardegna, ciò a dimostrare che le famiglie pongono in campo diverse opzioni fra cui anche la frequenza di corsi di formazione. Pertanto bisogna conoscere con esattezza i numeri che sortiranno da queste verifiche prima di pronunciarci in maniera pregiudizievole. Resta il fatto che se si fosse affrontato il problema con più serenità e lungimiranza forse il numero degli iscritti ai corsi di formazione professionale si sarebbe ridimensionato in via automatica all'atto della verifica con l'avvio effettivo dei corsi. Nel condannare, se mi permettete, l'utilizzo non appropriato della pubblicità condotta da parte di alcuni enti, pur comprendendo che è dettata da motivi di competitività che dovrebbe ormai appartenere anche alla scuola pubblica, il dottor Pietrella ha annunciato che in questi giorni ai dirigenti scolastici proporrà degli incentivi, che sembrerebbero essere stati promessi dalla Giunta, per trovare collocazione ad una parte di alunni travasandoli dall'obbligo formativo alla scuola. Non vorrei che questo gioco delle tre carte fosse solo un espediente, uno dei tanti per dimostrare l'inconsistenza strutturale della formazione in Sardegna ed aprire il settore magari ad altre esperienze di diversa provenienza.

Altra soluzione che si vorrebbe praticare per la riduzione del numero dei ragazzi della formazione è l'innalzamento di un anno riportando la sperimentazione a quanto prevedeva la riforma Berlinguer e non applicando la riforma Moratti, forse così gli amici di Rifondazione Comunista si sentiranno più tranquilli anche se da sempre si sono dichiarati contrari anche alla riforma Berlinguer.

L'utilizzo poi dei fondi della legge regionale 42 voluta dall'allora onorevole Cogodi nel 1989, e il coinvolgimento degli operatori inseriti nell'albo previsto da questa legge, avviene già comunemente nella formazione, ma diviene un limite nella gestione dell'obbligo formativo, perché circa metà degli ottocento lavoratori di cui alla legge 42 è personale amministrativo pienamente utilizzato nelle varie attività corsuali. L'altra metà, che ha funzioni di docente, può essere messa in campo solo per quei profili professionali per cui essi sono qualificati, per cui mi pare impossibile un utilizzo diverso di quei fondi, anche perché questi operatori sono comunque a rendiconto su vari corsi ove vengono utilizzati. Piuttosto, nel merito, andrebbe studiato un meccanismo di fuoriuscita di questi lavoratori per alleggerire l'elenco e consentire un consistente risparmio alla Regione.

Ma i problemi veri, quelli per cui si chiede un ripensamento alla Giunta, restano quelli di dare risposte ai ragazzi, alle famiglie, dare tutela ai bisognosi, agli ultimi, a chi è in difficoltà, a chi, per varie motivazioni, è uscito fuori dal percorso scolastico o dalla stessa ordinata convivenza civile. Non si può seguire l'esempio dello Stato centrale che prende a campione Milano e l'hinterland milanese parametrando le spese su quelle aree, ritenendo di abbattere i costi che lì hanno un livello meno alto, perché non vi sono i disagi presenti nella nostra realtà quali la carenza di trasporti, la lontananza di un comune da un altro, qui non ci sono sottopassi, metropolitane ed altre opportunità per cui il Ministro Moratti tenta di proporre un livellamento impossibile per fattori oggettivi che sono diversi qui in Sardegna. Non si può seguire lo Stato centrale quando taglia le spese che offrono tutela sociale, quando toglie i presidi civili dai nostri centri dell'interno, chiudendo scuole, stazioni dei Carabinieri, altre opportunità come quella della formazione che rendono la vita civile e dignitosa aprendola anche alla possibilità di quel nuovo sviluppo sociale che le zone interne già da tempo aspettano.

Mi auguro, Presidente, che l'Assessore del lavoro trasmetta queste richieste al Presidente Soru, mi auguro che il Presidente e la sua Giunta non vengano ricordati come coloro che privano di queste occasioni i deboli e gli emarginati, quei centri ai quali, per posizione geografica è oggi preclusa ogni aspettativa di sviluppo sociale e civile, se la direttrice è quella basata sulla forbice dell'economicismo e della finanza. Ci auspichiamo che l'intero Consiglio manifesti la volontà di ripercorrere una strada di dialogo, di proficuo dialogo per dare serenità al mondo della scuola, al mondo della formazione, per affermare un diritto per i più deboli, per consentire che si crei un nuovo clima, che si dia prospettiva per il tempo che ha da venire, perché il popolo sardo, che segue certamente questo dibattito, questo si aspetta da noi che siamo qui a rappresentarlo e sarebbe bene che avvertisse che questo problema viene affrontato con più forza, pensando a quelle persone deboli, agli ultimi a cui il Presidente spesso si richiama.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Uras vorrei ricordare ai colleghi che chi intende iscriversi a parlare lo deve fare durante l'intervento dell'onorevole Uras. È iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola in ordine alla mozione presentata da Dedoni e più perché ritengo che l'argomento meriti la partecipazione attiva del Consiglio regionale per la delicatezza strategica che nelle politiche più complessive di sviluppo di questa Regione. Abbiamo detto in molte circostanze, e l'abbiamo detto anche con forza nel programma di governo della maggioranza consiliare, che il primo patrimonio, quello cioè che è oggetto dei nostri sforzi di valorizzazione, quello su cui si fonda il futuro di questa Regione, è il patrimonio umano, sono i giovani e le giovani di questa Sardegna. Abbiamo detto che noi avremmo dovuto fare di tutto per garantire il loro diritto ad uno sviluppo il più soddisfacente, il più elevato, il più corrispondente anche alle loro aspirazioni. Questo patrimonio umano è la Sardegna di domani, lo sono certo l'ambiente, le coste, lo sono certo le imprese industriali, lo sono certo anche le pubbliche amministrazioni locali, le comunità, i piccoli paesi, ma lo sono soprattutto loro, perché senza loro non esisterà tutto il resto.

L'obbligo formativo e le azioni di sperimentazione per come sono attualmente gestite dall'amministrazione regionale, sono uno schiaffo alla possibilità di effettivo inserimento lavorativo, di costruzione di nuova impresa, di miglioramento delle condizioni economiche, di crescita personale dei nostri giovani e della nostra regione. E' contro questa concezione che noi abbiamo più volte manifestato il nostro pensiero e continuiamo a manifestarlo, contro cioè la pretesta di sostituire quello che è diritto di tutti i cittadini italiani, cioè quello di avere una cultura la più elevata possibile, quello di conquistarla attraverso corsi di studio gestiti ed organizzati dalla scuola pubblica che sì devono essere integrati anche dalla formazione professionale, cioè da corsi destinati ad incrementare l'occupabilità dei nostri giovani, ad aiutarli nell'inserimento lavorativo, a costruire loro un futuro nelle attività economiche produttive, ma che non possono prescindere dal raggiungimento di quei livelli culturali di conoscenza e di sapere che solo la scuola pubblica pluralistica e democratica può garantire.

Noi siamo passati dalla stagione delle riforme degli anni settanta in cui il diritto allo studio era uno dei primi obiettivi anche raggiunti attraverso la gratuità di tutta una serie di servizi, attraverso l'apertura delle scuole, dei licei, delle università alle fasce popolari, ai giovani figli di operai e contadini, siamo passati da una stagione di grande sviluppo, di capacità di acquisizione di conoscenza, ad una stagione in cui invece tutte queste conquiste sono rimesse in discussione, si ritorna ad una scuola selettiva, e più è selettiva, tanto più lo è per i poveri che in questa Regione sono tanti. Noi abbiamo tassi di povertà che sono intollerabili, quasi il 14 per cento delle nostre famiglie è povera, e coloro che vivono in una famiglia povera hanno meno strumenti per affrontare una scuola selettiva discriminante come quella prodotta dalla riforma Moratti. Ed è per questo che non è tollerabile che le risorse di questa Regione vadano a finanziare una controriforma del diritto allo studio di un governo così incapace di ascoltare le esigenze popolari, così votato a sostenere solo i privilegi delle classi più agiate, così votato a sostenere i privilegi di chi già li possiede, discriminando ed escludendo dalla società, dalla partecipazione attiva, coloro che invece questa società costruiscono con la loro fatica e con il loro lavoro.

Bene, io penso, lo dico alla Giunta, che su questo argomento bisogna essere decisi fino in fondo non per ammazzare la formazione professionale, le sue strutture anzi vanno elevate nella qualità del servizio che devono erogare, ma devono fare quello che deve fare la formazione professionale. Non si può più tollerare il mercato dei ragazzi. Non si possono comprare con sostegni specifici i ragazzi poveri per mandarli al nuovo avviamento professionale, questa è una azione discriminante, escludente dalla società, dalla società che conta e che pesa. Noi stiamo condannando al ritorno indietro, all'arretratezza, all'esclusione sociale, parti importanti della nostra società, abbiamo chiuso l'accordo peggiore in tutta Italia con la Direzione scolastica per merito della Direzione scolastica e per demerito della Regione, perché la Direzione scolastica fa gli interessi di quella cultura milanese e nordista della Moratti, noi vogliamo invece che i diritti e i diritti dei sardi non vengano mai svenduti, e invece pare che questo gioco debba per forza continuare ancora.

Io mi rivolgo alla Giunta: attenti, abbiamo tante questioni aperte in parte perché le abbiamo ereditate, in parte perché c'è stata una stagione della politica in cui le abbiamo subite; a quella politica va contrapposta un'azione altrettanto efficace, va cioè incominciata una politica per affrontare i temi dello sviluppo di questa società attraverso la costruzione di condizioni favorevoli allo sviluppo dell'occupazione, alla realizzazione di nuove occasioni di lavoro. La formazione è importante se la utilizziamo bene per le finalità per cui è nata, non se la utilizziamo per sostituire una scuola incapace perché costretta ad essere incapace, costretta da una cultura che mira a dividere ancora una volta non solo nord e sud, ma anche poveri e ricchi, una cultura che tende a costruire le condizioni dello scontro sociale che noi oggi non vediamo, ma che domani subiremo. E' un problema di responsabilità, e da questo punto di vista la Giunta non può concedere sconti, questa maggioranza non può concedere sconti, deve aprire con la formazione professionale e con gli enti una stagione di confronto per realizzare una condizione in cui gli enti e la formazione professionale responsabilmente aiutino il cambiamento, chiudendo un capitolo che è nefasto ed insieme alla scuola facciano un grande lavoro per aprirne uno nuovo, cioè quello di uno sviluppo serio da cui nessuno rimanga tagliato fuori, uno sviluppo che inizi dalla considerazione del bisogno degli ultimi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghi, la mozione che il centrodestra ha inteso porre all'attenzione dell'Assise parte da una scelta di fondo: valorizzare la centralità dei bisogni, degli intersessi, delle aspirazioni dei soggetti primari dell'istruzione e della formazione, ovvero i nostri giovani.

La dispersione delle risorse umane, ovvero l'abbandono del percorso formativo da parte di tanti giovani sardi a causa dei vostri tagli contraddice, caro collega Uras, il vostro impegno elettorale verso un'economia fondata sulla società della conoscenza e della formazione. La formazione e l'educazione, Assessore, non possono e non devono dipendere da logiche esclusivamente matematiche. I giovani sardi hanno il diritto di scegliere secondo il pluralismo dell'offerta formativa, questo diritto non può e non deve essere negato. La scuola e la formazione professionale per noi devono avere pari dignità, così come pari dignità devono avere i lavoratori che vi operano meritando rispetto e fiducia, collega Uras, per la loro professionalità e capacità di educatori e di formatori.

Assessore, avrei rivolto alcune domande al Presidente ma è assente, educare era per i latini il verbo intensivo di educere, tirare fuori, che può intendersi sia come tirare fuori ciò che di migliore vi è in ciascun individuo, sia nel senso di condurre fuori l'individuo stesso da una situazione di incapacità e di impotenza rispetto alle cose della vita. E' logico e palese che il futuro dei nostri giovani dipenda in larga misura anche dalla formazione professionale. Lo sviluppo delle potenzialità di ogni giovane si raggiunge attraverso l'istruzione, ma anche attraverso la formazione e la politica; la politica regionale ha il dovere di risolvere questo problema. E' un problema che interessa tantissimi giovani, tantissime famiglie, tantissimi soggetti pubblici e privati, problemi che non possono essere risolti trincerandosi dietro logiche esclusivamente matematiche oppure non presentandosi in Aula.

Un campione di 481 ragazzi intervistati da un autorevole ente di formazione su un totale di 1077 frequentanti, anno scolastico 2003-2004, hanno compilato un questionario con un serie di domande attraverso le quali, con la garanzia nell'anonimato, si è cercato di capire le ragioni più profonde delle loro scelte presenti e future, in particolare veniva chiesto ai 360 maschi e alle 121 donne il motivo per il quale avevano deciso di abbandonare la scuola, la scuola pubblica intendo, e perché avessero scelto la scuola di formazione. Il 62 per cento dei maschi e il 43 per cento delle ragazze hanno abbandonato per imparare un mestiere. Il 22 per cento del totale dichiarava apertamente che non erano interessati allo studio in qualsiasi forma propinato, per questi motivi l'86 per cento dei giovani sceglieva la formazione per qualificarsi ed imparare un mestiere. Nella scuola pubblica il 37 per cento si sentiva oberato o comunque in difficoltà per i troppi compiti; circa il 40 per cento indicava nei professori, spesso troppo vecchi e spesso poco coinvolgenti, il vero problema della scuola pubblica. Per un 30 per cento il problema più serio era la troppa distanza tra la scuola e il mondo del lavoro. Il 50 per cento dei ragazzi ha detto che bisognerebbe cambiare le regole. Interessante anche il fatto che il 66 per cento ha detto di frequentare i corsi perché nella vita non si sa mai. Mentre il 12 per cento degli intervistati ha detto di frequentare i corsi perché costretto dalle leggi o dai genitori, altrimenti non andrebbe più a scuola ed un 24 per cento dichiarava una qualche delusione ed insoddisfazione in quanto aveva scoperto di far parte di una scuola di formazione dove esistevano regole troppo severe. Il 42 per cento avrebbe voluto lasciare anche questa scuola, alla fine la percentuale di mortalità scolastica non è arrivata al 15 per cento. Soltanto il 24 per cento di loro pensava che questi studi garantissero comunque un lavoro, mentre il 40 per cento credeva di acquisire una professionalità adeguata. Questa è di fatto l'ultima, e forse unica, indagine seria fatta sui corsi dell'obbligo. Hanno parlato i ragazzi, hanno spiegato le loro ragioni ed il campione è davvero rappresentativo di una realtà diversa da quella che il Presidente della Regione e i giornali tendono spesso a presentare.

I ragazzi che frequentano i corsi dell'obbligo hanno per il 67 per cento il padre operaio o lavoratore qualificato, l'8,5 ce l'ha pensionato ed una eguale percentuale ha il padre che lavora in campagna; il 67 per cento circa delle madri è casalinga, il 22 per cento è operaia o qualificata, circa il 5 per cento è impiegata ed un 3 per cento lavora in campagna. Sono figli di famiglie numerose, onorevole Uras, oltre il 92 per cento di loro hanno fratelli e sorelle, per il 25 per cento li hanno di età inferiore alla loro ed un 6 per cento circa ha fratelli e sorelle che frequentano anche l'università. Sanno per certo quali siano i veri problemi della loro comunità visto che a fronte di una quindicina di opzioni un terzo degli intervistati ha indicato come problema più rilevante la mancanza di lavoro, il 25 per cento la droga, il 18 per cento l'alcol e il 12 per cento pensa alla arretratezza del proprio comune e del proprio paese. Tra i loro sogni al primo posto vi è il lavoro, per oltre il 40 per cento, ma solo il 5 per cento è disposto ad emigrare per trovarlo.

Nessuno in questi giorni è stato in grado di fornire i dati del problema, o meglio tutti danno i numeri, compreso il Presidente, ma gli uffici della Regione che hanno tutti gli strumenti per spiegare l'entità del fenomeno tacciono, evidentemente stride qualcosa nella collaborazione tra Giunta e uffici che non vengono manco interpellati. Questo mi risulta. Quanti sono i ragazzi interessati, Assessore? Come e dove sono dislocati? Quali sono gli enti solidi e storici e quali quelli invece avventurosi ed improvvisati? Quale è anche all'interno di questa realtà della formazione l'entità della dispersione scolastica? Perché la scuola pubblica non mette in essere nessuna azione per contrastare il fenomeno della dispersione che spesso è anche dovuta all'espulsione dei nostri giovani da parte della stessa scuola? Perché Pietrella o i responsabili della scuola non si interrogano sui motivi veri dell'abbandono scolastico? E, soprattutto, Assessore, ci dica con chiarezza che fine faranno queste migliaia di ragazzi bloccati ai nastri di partenza, questi ragazzi che rimangono privi sia di istruzione scolastica sia formazione. Se anche i corsi dovessero partire subito non potranno essere impartite le 1050 ore di lezione previste dalla legge Moratti visto che si dovrebbero fare oltre 60 ore a settimana fino a giugno, la qualcosa è impedita dalle leggi e dagli orientamenti scolastici nazionali e regionali. Insomma, avete portato in un vicolo cieco la situazione per un semplice conto di bottega, quando a leggere le osservazioni degli enti avreste certamente trovato il modo di far risparmiare le casse regionali e al contempo garantire un diritto sancito da una legge nazionale, la legge Moratti.

Una sola cosa è certa: la sua totale confusione sulla materia. Gli enti, per esempio, in ben due occasioni, hanno presentato proposte e documenti scritti, voi non avete risposto, signori della Giunta. Lei, Assessore, ha utilizzato gli incontri e la stampa per elargire solo chiacchiere, allo stato non ha fatto alcuna delibera; l'ultima è quella dell'ex assessore Luridiana che autorizza gli enti ad accogliere le iscrizioni dei giovani con la terza media. Avete disatteso anche quella delibera e non avete fatto niente, e migliaia di famiglie sono nella disperazione più totale.

Lo sapete che gli enti accreditati, quelli storici del CESFOP, hanno bilanci consolidati che vanno bel al di là delle risorse poste in gioco dall'obbligo formativo? Si parla per esempio di una incidenza che non va oltre il 20 - 25 per cento per gli enti più seri. E se gli enti decidessero di non fare più l'obbligo quali risposte darebbe a questi dieci mila giovani? Come le ha già ricordato Pietrella, al 90 per cento non potranno neppure rientrare a scuola. Lei ha voluto fare di questo problema come di tutti quelli che state tentando di ingarbugliare una questione semplicemente finanziaria, eppure si tratta anche di un grande e non irrilevante problema sociale che la Giunta ha ignorato e continua ad ignorare.

Adesso il risultato è che non le tornano neanche i conti visto che le risorse che le verranno erogate per la legge Moratti non potranno essere neppure intaccate, perché la strada che avete imboccato porta di fatto alla chiusura non degli enti di formazione, come qualcuno forse desiderava, ma alla fine delle speranze per migliaia e migliaia di ragazzi di oggi e delle future generazioni della Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). In questa situazione abbastanza confusa con moltissimi interventi strumentali e falsi, vi pongo una domanda, signor Presidente e Assessori: è possibile recuperare il valore universale del diritto allo studio, ripeto, il valore universale del diritto allo studio, in una fase in cui l'istruzione, lo vediamo tutti i giorni, diviene, oggi, nell'era globalizzata, un affare immenso? È una domanda che mi pongo e che ci stiamo ponendo da qualche anno a questa parte.

Certo, dagli interventi del proponente la mozione e di chi mi ha preceduto poco fa, si direbbe assolutamente di no, forse perché essi non sanno neanche cos'è il diritto universale allo studio, ma siccome...

(Interruzione)

DAVOLI (R.C.). Sì, io mi assumo la responsabilità di quello che dico, consigliere Dedoni. Però in questi ultimi quattro anni abbiamo vissuto una situazione abbastanza evidente e chiara; il centrodestra che è l'operatore puntuale, appunto, della costruzione di questo affare dell'istruzione, attraverso la sua riforma, la riforma Moratti, vuole arrivare a raggiungere questo obiettivo, perché altrimenti non si capirebbe e non si comprenderebbe come una riforma come quella "Moratti" costruisca appositamente due canali: uno dell'istruzione, prima definito obbligo scolastico, e poi quello della formazione professionale. Però nessuno qui ha detto, ma neanche nelle discussioni di questi giorni, che oltre alla formazione professionale vi è anche l'apprendistato, per cui un giovane, un ragazzo, può anche assolvere all'obbligo formativo andando a frequentare "una bottega" e così, praticamente, rimane tranquillo, ha rispettato quello che la legge - che non è ancora legge, questo lo vedremo poi - dice.

Questi due canali oggi vengono presentati, da una minima parte del mondo della scuola e, ahimè, forse da una grossa parte del mondo politico, come equivalenti; si usa il termine enfatico della pari dignità. Ma ci guardiamo in faccia un attimo? Perché non proviamo a pensare, a ragionare su che cosa è il diritto allo studio nella scuola pubblica, in una scuola democratica, pluralista, che ha il dovere di trasmettere conoscenze, che ha il dovere di trasmettere contenuti per fare acquisire al ragazzo un sapere critico che gli permetta domani di decidere il suo futuro? Non deve decidere a quattordici anni se andare in una falegnameria, oppure in un liceo. E questa la chiamate libertà di scelta? No. Quando ci sono condizionamenti di tipo economico e culturale non esiste la libertà di scelta.

Io ho frequentato più di quarant'anni fa la prima avviamento professionale; l'anno successivo è arrivata la scuola media di massa. Non voglio difendere la scuola pubblica nel complesso, perché ci sono storture, ci sono delle situazioni assolutamente ingovernabili, ci sono condizioni anche di gestione terribili, non voglio difendere pregiudizialmente la scuola pubblica; ma la scuola pubblica comunque dà la possibilità di acquisire questo sapere che permette al ragazzo poi di decidere autonomamente. Invece qui ci si dice che l'obbligo scolastico ha pari dignità, è equivalente all'obbligo formativo.

Ma scusate, io davvero trovo difficoltà a capire e a capire anche chi fa queste affermazioni. Non sto dicendo che la formazione professionale deve scomparire, tutt'altro! Ma deve essere una formazione professionale alta, rispondente ai bisogni reali di questa società globalizzata, che non è più quella di prima, che è diversa e che si modificherà nel tempo, andrà avanti. Allora quando io ho letto la mozione presentata dal consigliere Dedoni e dai Riformatori, ho visto che ci sono un sacco, scusatemi, anche "di stupidaggini giuridiche". La riforma Berlinguer è stata abolita dalla legge 53, quindi non parliamo più, per favore, della riforma Berlinguer, non esiste più, è stata cancellata.

Signor Presidente e signor Assessore, in Commissione ho posto una domanda al direttore Pietrella e ho tenuto per me la valutazione della risposta; non l'ho confidata agli altri commissari, infatti abbiamo un po' scherzato, e siccome io sono un barbaricino qualcuno mi ha definito "omertoso", sarò pure omertoso, lo dico adesso. La Sardegna è l'unica Regione d'Italia ad aver anticipato la riforma e ad aver firmato un protocollo che permette ai quattordicenni, a quelli che non hanno la licenza media, il percorso integrato. Non esiste in nessun'altra regione d'Italia! Per cui ci sono ragazzi che non hanno la licenza media, che frequentano cinquecento ore nella formazione professionale, poi le altre quattrocento, magari da aprile a maggio, nella scuola pubblica per ricevere poi la licenza media. Ma vi sembra una cosa sensata? Vi sembra una cosa seria? Questa è la Regione Sardegna, il centrodestra tramite la sua Giunta e il dottor Pietrella hanno firmato questo protocollo, è l'unica regione d'Italia e poi si parla...

CUGINI (D.S.). Dillo a Dedoni che era capo di gabinetto. E' sua la responsabilità!

DAVOLI (R.C.). Ma non era consigliere però!

CUGINI (D.S.). Ma era capo di gabinetto!

DAVOLI (R.C.). Va beh!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini! Onorevole Cugini!

DAVOLI (R.C.). Quindi mi pare che le cose forse iniziano ad avere un po' più di chiarezza. L'altro elemento che mi ha in qualche modo fatto anche sorridere, drammaticamente e tragicamente, è che questo strumento viene, in qualche modo, presentato come lo strumento efficace per combattere la dispersione scolastica. Niente di più falso! Perché la dispersione ha tante sfaccettature. La dispersione non è solo l'abbandono, la dispersione è il disagio scolastico, è il malessere temporaneo, ci sono condizioni economiche particolari; la dispersione scolastica si combatte prima, non ci si può fermare a dire semplicemente: "Siccome è stato bocciato un anno in prima media, in seconda media o in terza media, lo mandiamo alla formazione professionale"; la dispersione scolastica la si combatte in anticipo e io qui, per quanto mi riguarda, come consigliere di Rifondazione Comunista, faccio una proposta: la Giunta regionale e il Consiglio regionale, visto che nel suo programma, Presidente, c'è scritto che bisogna cercare in tutti i modi di impedire che la riforma Moratti possa andare avanti, e guardate, l'88 per cento degli insegnanti della scuola, l'88 per cento del mondo della scuola pubblica respinge il progetto generale della riforma Moratti; siccome, ripeto, nel programma di questa coalizione c'è uno specifico punto che riguarda tutto ciò, propongo che, per combattere la dispersione scolastica si appronti, con risorse proprie, (quattro o cinque anni fa era possibile attraverso la legge 37 che stanziava risorse che si potevano utilizzare per combattere la dispersione all'interno della scuola pubblica) un piano straordinario di recupero scolastico all'interno della suola pubblica. Attraverso la collaborazione di esperti, di insegnanti, e ci sono tanti insegnanti che oggi lavorano solo per cinque, sei, sette ore e hanno accumulato esperienze, competenze, hanno passione per insegnare nella scuola pubblica. Gli insegnanti precari, gente che insegna da dieci - quindici anni, oggi si ritrovano senza cattedra, ma hanno insegnato per tanti anni e quindi hanno acquisito competenze che possono essere utilizzate proprio per costruire questo piano straordinario contro la dispersione scolastica all'interno della scuola pubblica, altrimenti tutto ciò non è serio.

La formazione professionale è un'altra cosa e ha un compito fondamentale. Deve, appunto, successivamente all'acquisizione delle elementari conoscenze di base, perché se uno ha le conoscenze di base per lui diventa più facile capire, diventa più facile orientarsi ...

PRESIDENTE. Onorevole Davoli, le concedo qualche secondo per chiudere.

DAVOLI (R.C.). Mi scusi, ruberò solo un attimo. Quindi, signor Presidente, spero che questo sia un dibattito ampio e approfondito, perché il problema merita un dibattito serio. Non possiamo liberarcene così, semplicemente scrivendo qualche articolo su L'Unione Sarda o su Il Corsivo! No. Merita un approfondimento, merita del tempo, merita dell'impegno, merita soprattutto un incontro per capire, anche territorialmente parlando, perché sono diverse le situazioni, qual è il canale e la strada giusta, per costruire, appunto, questo piano che deve essere un'opera di prevenzione nei confronti della dispersione scolastica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, mi è sembrato di capire che i due interventi dei consiglieri della Rifondazione Comunista in parte difendano anche la mozione; poi in sede di dichiarazione di voto se ho capito male mi smentiranno, però mi è sembrato di capire che il collega Uras difenda entrambe le cose, la scuola pubblica e le scuole di formazione, mentre il collega Davoli ha detto cose leggermente diverse. Su un tema così importante sarebbe stato opportuno che il presidente Soru fosse in Aula, ma prendo atto che la formazione probabilmente a lui poco interessa. Seppure assente però mi rivolgerò a lui, dal momento che sul tema né l'Assessore del lavoro e né l'Assessore della pubblica istruzione hanno parlato, mentre molto ha parlato attraverso la stampa il presidente Soru, che meglio avrebbe fatto a venire in Aula e affrontare il problema con noi.

"Un programma per cambiare la Sardegna", questo è il titolo del suo programma di governo, Presidente, esposto in quest'Aula in modo irrituale, il 27 luglio scorso. In quella occasione, Presidente, disse che si trattava di dichiarazioni programmatiche diverse da quelle del passato o, per meglio dire, cito testualmente, non di dichiarazioni programmatiche ma di "importanti comunicazioni all'Aula, per conoscerci meglio e per avviare una proficua stagione del lavoro". Due obiettivi credo già raggiunti. Infatti, in relazione al primo obiettivo in questi mesi, Presidente, abbiamo avuto modo di conoscerla senza dubbio meglio, per il poco rispetto che lei ha dell'Aula. Con riferimento al secondo obiettivo anche la nuova stagione da lei annunciata è arrivata, però non è una proficua stagione di lavoro, come preannunciato, ma a dispetto del clima di cui gode ancora la nostra Isola, una cupa stagione, caratterizzata da preoccupanti incertezze.

Se ne sono accorti in modo del tutto particolare le diverse migliaia di giovani, per i quali il 20 settembre non ha segnato l'inizio di un nuovo anno formativo, ma la vigilia dell'inizio di un triste autunno. Quest'anno, infatti, a dispetto di quanto ormai avveniva da ben quattro anni, dal 2000, da quando cioè, onorevole Davoli, nella nostra regione, tra le prime in Italia, avevano preso avvio con regolarità annuale i percorsi dell'obbligo formativo, a tutt'oggi la Giunta non ha adottato alcun atto deliberativo con il quale dare una risposta alle migliaia di giovani.

Credo doveroso ricordare, onorevole Davoli e onorevole Uras, che nell'ottobre del 2000 in Sardegna, con una Giunta che non era di sinistra, ma di centrodestra, trovò piena attuazione l'obbligo formativo che è stato introdotto in Italia, vi ricordo, con l'articolo 68 della legge 144 del 1999, emanata quando il Presidente del Consiglio dei ministri era un tale Massimo D'Alema. In quell'occasione l'Assessore competente per materia, unitamente alla Giunta, a prescindere dal colore politico del Governo nazionale proponente, condivise lo spirito dell'annunciata riforma del sistema formativo italiano e diede avvio ai nuovi percorsi formativi biennali. Quindi abbiamo attuato una vostra proposta. A partire da...

DAVOLI (R.C.). La mia no!

CAPPAI (U.D.C.). Allora lei si distacchi da quel centrosinistra. A partire da quell'esperienza, tra le più valide a livello nazionale, soprattutto se si considera che la Sardegna soffre uno dei suoi più gravi ritardi proprio nell'istruzione, la Regione ha avviato quanto necessario per consentire alla formazione professionale di essere riconosciuta come sistema, con pari dignità del sistema scolastico. Eppure, Presidente - mi dispiace, ma mi devo rivolgere a lei, anche se la sua sedia è vuota - a quattro anni dall'avvio di quella felice esperienza, pur affermando nel suo programma di governo, e cito testualmente: "Il sapere e la conoscenza sono una risorsa fondamentale, sull'istruzione il Governo regionale deve dunque indirizzare in modo prioritario energie e risorse" - quindi risorse generiche ed anche economiche, cito testualmente: "ci si deve porre l'obiettivo di condurre, ragazze e ragazzi della regione, tutti, e non uno di meno, almeno a un diploma d'istruzione superiore o ad una qualifica professionale"; è scritto nel vostro programma che oggi state contraddicendo - in queste settimane ha fatto ben altre affermazioni, creando non poca preoccupazione tra i giovani, le loro famiglie, gli operatori, le parti sociali e persino tra i vescovi sardi che si sono detti preoccupati per la situazione delle scuole professionali.

Così come ho appena detto che è opportuno ricordare che l'obbligo formativo ha preso avvio nel 2000, sulla base della legge 144, voluta dall'onorevole D'Alema, allo stesso modo occorre ricordare che l'anno scorso, nel mese di marzo, il Parlamento italiano ha approvato la legge numero 53, meglio nota come legge Moratti o riforma Moratti. Anche in quell'occasione la Regione sarda, tra le prime regioni in Italia, ha dato avvio ai percorsi sperimentali triennali, che hanno coinvolto ben 5.228 giovani, parallelamente alle seconde annualità degli interventi legati all'obbligo formativo, in attuazione a quanto disposto dalla legge 144, coinvolgendo complessivamente 3.707 giovani.

In questi giorni abbiamo sentito dire dal Presidente che si è fatto troppo, che gli allievi ammessi ai percorsi formativi sperimentali triennali sono stati troppi. Ma come si può affermare che sono troppi i giovani che chiedono di elevare il proprio livello culturale e professionale e di proseguire il proprio percorso formativo nel sistema della formazione professionale? Preferisce forse il Presidente Soru tenerli in strada?

Tale affermazione come può essere considerata coerente se pronunciata da chi si dice preoccupato e turbato dagli alti tassi di abbandono e di dispersione scolastica? In verità, sembra che il Presidente della Regione sia preoccupato del fatto che un numero consistente di giovani chieda di elevare il proprio livello culturale professionale nel sistema della formazione professionale invece che a scuola, come se la formazione professionale non avesse la dignità per consentire un adeguato percorso formativo ed educativo.

Ebbene, Presidente, se questa è la sua preoccupazione, si tranquillizzi, tenga conto che la legge 53 consente ai giovani, conclusi i primi otto anni di scuola, di scegliere tra il sistema scolastico e quello della formazione professionale. Tale legge permette di optare, all'interno di un unico sistema educativo di istruzione e di formazione, tra due sistemi di pari dignità diversi per impianto e metodologia e per la durata dei percorsi: quello scolastico di durata quinquennale, quello della formazione professionale di durata triennale, con la possibilità di acquisire, alla conclusione del triennio, una qualifica spendibile nel mondo del lavoro ed eventualmente proseguire il percorso formativo con la formazione continua e superiore.

Ecco, dunque, dove sta il problema: creare le condizioni perché anche i giovani sardi, al pari di tanti altri giovani italiani, possano esercitare il diritto di scelta tra i due sistemi, quello scolastico e quello della formazione professionale, nel pieno rispetto della legge 53, cioè nel pieno rispetto della legge Moratti che, piaccia o non piaccia, onorevole Davoli, presidente Soru, è una legge della Repubblica italiana, che anche lei, Presidente, ha il dovere di rispettare in forza del giuramento prestato, per la verità non in quest'Aula. Rispettare la legge 53 significa attuarla per le competenze proprie, per le competenze della Regione, senza aggirarla. Presidente Soru, leggere nelle sue dichiarazioni programmatiche, sempre a pagina 30, ultimo capoverso, che i suoi provvedimenti legislativi devono tener presente l'opportunità di aggirare i limiti della legge Moratti desta non poche preoccupazioni. Le leggi non si aggirano ma si applicano, anche quando non sono gradite. Solo l'imperatore romano era considerato legibus solutus, cioè al di sopra delle leggi, perché considerato padrone assoluto dello Stato. Nell'ordinamento attuale, statale e regionale, che non prevede imperatori, nessuna legge conferisce un tale potere al governatore della Sardegna, al quale in tale materia non è neppure riconosciuto un eventuale diritto di obiezione di coscienza.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cappai.

CUGINI (D.S.). L'ha ringraziato anche per quello che ha detto. Lei è troppo buono.

PRESIDENTE. Quello che non posso ringraziare per l'aiuto è lei, onorevole Cugini, mi dispiace di non poterla ringraziare.

È iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.

Onorevole Serra la invito a lasciare telefono.

SERRA (Insieme per la Sardegna). Grazie signor Presidente e chiedo scusa per quest'inconveniente. Io credo che il dispositivo della mozione che ha presentato il centrodestra, che adesso vado a leggere, possa essere degno di approvazione, nel senso che il previsto impegno per la Giunta di predisporre nel più breve tempo possibile il programma per la ripartizione dei fondi per l'avvio dell'attività dell'obbligo formativo in Sardegna, di per sé è condivisibile. Peraltro, tutto quello che invece è contenuto nelle premesse, tutto quello che è contenuto nella mozione, le idee che sono state espresse nella illustrazione della mozione stessa mi pare invece che vadano in tutt'altra direzione e che contengano delle affermazioni che sono assolutamente non condivisibili e comunque discutibili. Mentre d'altra parte non vi è dubbio - c'è stato qualche intervento in questo senso - che i giovani abbiano diritto di scegliere il modo in cui arrivare alla loro formazione; è stato chiesto anche questo. Non discuto peraltro l'idea portante della mozione, e cioè non discuto il fatto che ci sia un'emergenza che dobbiamo tutti quanti contribuire ad affrontare. Penso che questa sia una delle questioni fondamentali che ha portato chi ha steso e presentato la mozione a fare questo passo. C'è sicuramente, da parte di chi ha presentato la mozione, questa volontà: contribuire a dare una soluzione a questa emergenza.

Sono già stati citati anche in quest'Aula i numeri di quest'emergenza, quanti sono gli enti accreditati che verrebbero in qualche modo danneggiati, quanti sono i giovani che sono iscritti ai corsi di formazione professionale, quanti sono i lavoratori che in questo momento operano negli enti di formazione professionale. E noi certamente non dimentichiamo questi numeri, almeno credo che non li dobbiamo dimenticare, anzi, sono del parere, come ha già detto prima qualcuno, che dobbiamo dedicare altro spazio a questa discussione e ad esaminare questi numeri. Io ho già espresso anche il mio parere su tutta la vicenda, credo che ormai per molti sia abbastanza chiaro come si sono poste le forze politiche di fronte a questo problema. C'è però nella mozione che è stata presentata una questione di principio, forse posta anche involontariamente da parte dei proponenti e sicuramente non viene messa in risalto, ma io credo che questa questione di principio sia invece una questione centrale della stessa mozione e delle risposte che noi dobbiamo andare a dare a questo problema.

Dice l'ordine del giorno: "Considerato infine che non è percorribile il reinserimento degli iscritti al sistema delle scuole sia perché si tratta", e poi c'è la frase che io contesto profondamente: "di giovani che non sceglierebbero un sistema dal quale sono stati o si sono essi stessi esclusi", chi ha scritto questo dovrebbe spiegare meglio di che cosa si tratta, cioè ci sono dei giovani che sono stati esclusi dalla scuola, ci sono giovani che da soli si sono esclusi dalla scuola e qui si dice che non è percorribile il loro reinserimento. Io credo che la questione filosofica, chiamiamola così, importante sia proprio questa. C'è invece, ripeto, una grave emergenza che riguarda i lavoratori, che riguarda gli studenti, che ovviamente non è creata né dall'attuale Presidente Soru e né dall'attuale Giunta, ma che viene da lontano, viene anche, a mio avviso, dalla stessa riforma Berlinguer, che io personalmente non ho mai condiviso. C'è un'emergenza quindi molto grave, che riguarda gli iscritti, che riguarda le famiglie, sono intervenuti sul problema anche i vescovi, che riguarda i lavoratori delle scuole professionali, che non sappiamo bene ancora quanti siano; non ci sono fondi sufficienti per rispondere a quest'emergenza, e anche su questo si è già discusso e si è detto tanto.

Allora perché, per rispondere a questa grave emergenza, che riguarda la formazione professionale e che riguarda la scuola in generale in Sardegna, non possiamo adottare dei provvedimenti di emergenza che invece tendano al reinserimento di chi è stato escluso, perché si è voluto escludere, forse, posto che un ragazzo di quattordici anni o di quindici anni possa volersi escludere da solo dalla scuola, perché non adottare provvedimenti di emergenza, visto che l'emergenza esiste, per riaccogliere questi giovani nella scuola? Perché adottare altri tipi di provvedimenti, che comunque vanno anche adottati? Allora, io credo che su questo dobbiamo riflettere a fondo; io credo che la pericolosità del momento sia data dal fatto che probabilmente non abbiamo insieme preso coscienza bene di che cosa esattamente stiamo discutendo. Qui a nessuno di noi, credo, passi per la testa di non preoccuparsi di lavoratori che fino all'anno scorso erano occupati - anche se va detto che erano occupati con sistemi e con metodi che noi, spesso e volentieri, abbiamo criticato - che dobbiamo escludere questi lavoratori, questo credo che nessuno di noi lo pensi. Si tratta invece di trovare altre soluzioni che risolvano l'emergenza di cui abbiamo detto, perché è su di essa che noi dobbiamo agire.

Quindi l'obiettivo che dobbiamo porci è questo: risolvere quest'emergenza in altro modo e avviare un percorso, questa è la nostra idea, che porti tutti quanti a poter frequentare davvero la scuola fino a diciotto anni e - perché no, perché dobbiamo continuare a precluderci quest'idea? - anche oltre, se è possibile. Perché dobbiamo continuare a sostenere che ci possano essere dei ragazzi che a quattordici o a quindici anni decidono, non si sa perché, di non frequentare più la scuola? Perché dobbiamo accettare supinamente l'idea che a quattordici o quindici anni ci siano dei giovani che, siccome sono stati esclusi dalla scuola, debbano andare in una scuola professionale ad imparare un mestiere, a fare un'altra cosa che non sia istruirsi, che non sia partecipare alla vita sociale nella scuola come dovrebbero invece fare.

Infine, su una questione però che riguarda queste espulsioni, una cosa devo dirla; non posso non saltare questo passaggio, se n'è già parlato, è già stato detto, va ripetuto. Io conosco personalmente insegnanti, persone che lavorano nelle scuole professionali e così via, ma un manifesto di una scuola professionale che incita i ragazzi ad abbandonare la scuola, non possiamo permettere che venga diffuso, un manifesto su cui è scritto con caratteri in grassetto: "Se hai mal di scuola vieni da me", questo sicuramente non possiamo accettarlo, una cosa come questa va sicuramente respinta; questo Consiglio, questa Giunta, questa amministrazione, i sardi in generale devono assolutamente respingere questa filosofia. Questo non vuol dire che tutte le scuole professionali siano da osteggiare, anzi, io sostengo che scuole professionali, o enti di formazione di quel tipo siano quelli che danneggiano ovviamente la scuola professionale seria, che esiste, in Sardegna come in Italia e dappertutto, però dobbiamo essere coscienti che bisogna assolutamente respingere questo tipo di filosofia.

Per quanto riguarda la riforma Moratti ho già detto, è portatrice proprio di quella filosofia che va respinta, io ero contrario anche a quella di Berlinguer, la scuola deve crescere in quell'altra direzione, non in questa. Quindi, questo Consiglio deve dedicare altro spazio e altro tempo, oltre che altri fondi, per capire la situazione e per avviare una vera riforma della formazione che interagisca positivamente con quella che è la scuola con la "S" maiuscola. Grazie signor Presidente e mi scuso ancora.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi. Prima di introdurre quest'argomento bisogna partire da un'indispensabile premessa, che è utile per sgombrare il campo da possibili equivoci, ipocrisie e malintesi; infatti, non può esserci un approccio corretto se prima non si chiarisce, una volta per tutte, che una materia delicata e complessa come questa non deve essere viziata da considerazioni e valutazioni di carattere ragionieristico e, passatemi il termine, aziendalistico, sulla pelle degli alunni e del corpo docente dei corsi di formazione.

Garantire un'istruzione di qualità a tutti i livelli è uno dei primi compiti che una società moderna, prospera e solidale, deve porsi come primo impegno per governare da protagonista il proprio sviluppo sociale, economico e culturale. In Sardegna investire in cultura e intelligenza significa avere risorse aggiuntive che possono dare un notevole contributo alle iniziative per uscire dalla crisi del sottosviluppo, che caratterizza diverse zone del nostro territorio. Nella nostra Isola, purtroppo, il triste fenomeno della dispersione scolastica ha raggiunto punte preoccupanti, più che in altre parti del territorio della Repubblica - lo si diceva proprio ieri, a margine di un incontro col direttore scolastico, dottor Pietrella -; la dispersione scolastica a livello nazionale è del 4 per cento, mentre nella regione Sardegna raggiunge punte dell'11 per cento. La vastità del territorio, la difficoltà dei collegamenti interni a causa della rete viaria insufficiente e superata, oltre che la scarsa densità abitativa, hanno reso per molti versi inapplicabili le varie riforme scolastiche varate dal Ministro della pubblica istruzione in diverse epoche.

Quindi, collega Serra, non è che non ci siano motivazioni del perché la gente sceglie la formazione professionale e non la scuola pubblica. Le motivazioni ci sono, bisogna capire le motivazioni per cui gli studenti fanno altre scelte. Ecco perché nella nostra Sardegna si verifica il fenomeno dell'alta densità di iscritti ai corsi di formazione sperimentale triennale, previsti come canale alternativo all'obbligo formativo fino ai diciotto anni. Ebbene, c'è stato un impegno da parte della Giunta regionale nella passata legislatura, ci sono stati dei protocolli d'intesa; questi pare che non valgano più, si vuole cancellare tutto, però io credo che quando gli impegni sono presi bisogna rispettarli, anche perché mi pare che le cifre a nostra disposizione debbano fare riflettere: 325 corsi di 3.150 ore frequentati da 5.228 allievi, di cui 1.272 privi della licenza media e 1.000 allievi recuperati all'obbligo scolastico, cifre che da sole bastano a spiegare il fenomeno. E non si può irridere a questa realtà cavandosela col dire che un così consistente numero di iscritti è frutto di un pressante battage pubblicitario effettuato porta a porta. Allora io dico che queste affermazioni sono veramente gravi, perché tutti sappiamo che la stragrande maggioranza di coloro che frequentano i corsi di formazione trova subito lavoro.

Quindi non è vero che questo è un parcheggio che serve per sistemare le persone, l'esperienza ci insegna, ci sono i dati e le statistiche che lo dicono, che esse trovano più facilmente un'occupazione una volta finiti i corsi di formazione. Queste affermazioni, purtroppo, oltre che distorsive, rischiano di portarci lontano dalla realtà e di creare una perniciosa incomunicabilità coi responsabili degli enti, con le famiglie di quegli allievi che hanno riposto la loro fiducia in questa attività per il recupero all'impegno scolastico dei propri figli. Bene hanno fatto i vescovi sardi a ricordare a noi tutti che garantire il diritto all'istruzione e alla formazione è un dovere morale, oltre che civico, delle istituzioni regionali, le quali non possono sottrarsi a questo obbligo con mera enucleazione di cifre per far quadrare il bilancio della Regione. Lo Stato sociale ha sempre dei costi che vanno comunque sopportati per garantire i diritti sociali e quello all'istruzione è uno dei più importanti.

Vi è poi un non secondario diritto acquisito di tutti quegli studenti che hanno iniziato i primi anni di percorsi sperimentali e che devono poter completare il ciclo che hanno già iniziato. Invece anche questo non mi pare che in questo momento sia garantito. E' questa una sfaccettatura del problema che deve trovare una soluzione positiva e immediata; ci sono tempi che vanno rispettati e io credo che la Giunta regionale sia obbligata a trovare risposte in tempi rapidi se non si vogliono compromettere i risultati importanti che sono stati già raggiunti in passato. Si tratta di allievi che provengono quasi tutti dalle aree degradate delle periferie cittadine, dalle zone interne, che avevano interrotto i rapporti con la scuola perché privi di stimoli adeguati o per difficoltà di carattere economico e spesso familiare, una parte della società sarda che abbisogna più di altre della nostra attenzione e solidarietà. In questo senso gli enti di formazione hanno assunto e hanno assolto un obbligo oltre che didattico anche sociale, intervenendo laddove evidentemente la scuola pubblica aveva fallito i propri obiettivi.

Vi è poi l'altra faccia della medaglia, quella che riguarda i tanti docenti espulsi dai processi di impiego scolastico che, nell'insegnamento in questi corsi, hanno trovato prospettive e risposte soddisfacenti alla loro sete occupazionale; insegnanti che in assenza di garanzie saranno costretti ad affrontare il girone infernale dell'emigrazione per vedersi garantito un futuro professionale. E' questo il senso delle parole del Presidente della Regione quando dice che noi sardi dobbiamo andar fuori? E come? Favorendo come in questo caso un'emigrazione forzata? Si tratta di una realtà che, come riportato dalla stessa mozione che stiamo illustrando e discutendo, coinvolge ben tremila persone tra docenti ed esperti amministrativi, cui va aggiunto tutto l'indotto. Non tenere conto di questa realtà significa espellere dal mondo del lavoro delle unità lavorative qualificate di alto profilo, con un danno economico e culturale notevole. La maggioranza dice che non ci sono risorse per garantire l'obbligo di formazione professionale e la formazione professionale, ma allora io credo che bisogna fare discorsi seri, la dobbiamo smettere di fare demagogia. Io ho letto che qualche giorno fa Rifondazione Comunista ha presentato una proposta di legge che dispone che venga erogato un sussidio di 600 euro ad ogni famiglia bisognosa dal fondo sociale di solidarietà. Da una parte non ci sono risorse per pagare i corsi di formazione professionale, però si presentano leggi e si dice che bisogna dare 600 euro a tutti i poveri, a tutti i bisognosi della Sardegna! Io credo che bisogna smetterla con la demagogia, perché altrimenti anch'io domani dirò che 600 euro per ogni povero della Sardegna sono pochi, che bisogna dare 1.000 euro ad ogni povero della Sardegna e presenterò una proposta di legge che lo prevede, perché non va bene, non è corretto fare questo tipo di ragionamenti.

Bisogna improntare il discorso a un minimo di serietà, sono convinto, in linea di principio, che si può condividere un'impostazione tesa a migliorare la qualità dei livelli di formazione e a dare organicità agli interventi finanziari - però noi diciamo che la scuola dell'obbligo e la scuola professionale devono avere pari dignità, perché quelli che frequentano la scuola professionale oggi, quelli che si avvicinano al mondo del lavoro, non sono i parenti poveri - senza però ricorrere a drastici tagli che hanno un sapore punitivo nei confronti di un mondo che è molto adatto...

PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per chiudere, onorevole Ladu.

LADU (Fortza Paris). ... in termini di cultura e qualificazione professionale. Ora la Giunta regionale non può sottrarsi all'obbligo di dare una risposta ai tanti che provengono da questo mondo, non può esimersi dal considerare che in Sardegna il diritto allo studio spesso non è attuato, che diverse migliaia di famiglie non sono in grado di sostenere gli oneri derivanti dalla frequenza scolastica, che i testi scolastici hanno costi talvolta insostenibili, che la chiusura dei diversi plessi scolastici ha reso difficile se non impossibile la frequentazione scolastica. Questo è il risultato di una cosiddetta razionalizzazione non condivisibile che ha tagliato non solo le scuole, ma anche gli uffici giudiziari, gli uffici postali, che ci dovrebbe far riflettere. Forse va rivisto questo concetto. Oggi esiste un fenomeno di dispersione scolastica e di disaffezione degli alunni verso la scuola, anche perché in Sardegna la scuola pubblica non ha saputo dare risposte adeguate alle diverse esigenze e alle aspettative degli studenti e delle famiglie.

Ho sentito prima l'intervento del collega Serra, il quale condivideva i contenuti della mozione e però poi alla fine ha detto che praticamente non la voterà. Allora io credo che noi dovremo guardare di più in faccia la realtà, non ci dobbiamo spaventare se qualcuno ci minaccia di mandarci a casa e dobbiamo essere coerenti e fare le scelte sulla base delle nostre convinzioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri, nell'affrontare il tormentato e delicato problema dell'obbligo formativo cercherò di non ripetere quanto eventualmente gli altri colleghi che mi hanno preceduto hanno avuto modo di affermare. Il primo dato che salta agli occhi di tutti è che a tutt'oggi, al di là delle varie motivazioni, al di là delle varie giustificazioni che probabilmente sentiremo anche da parte della Giunta, migliaia di studenti sono ancora a casa in attesa di una valida risposta, risposta che tarda ad arrivare a causa di atteggiamenti poco responsabili da parte di chi, Stato e Regione, dovrebbe dare ai ragazzi una speranza per il loro futuro. Il secondo aspetto, altrettanto evidente, è dato dallo scaricabarile tra Regione e Governo nazionale. Da una parte il ministro Moratti che sottolinea un eccesso di studenti iscritti in Sardegna all'obbligo formativo, dall'altra la Regione che afferma che la colpa è dello stesso Ministro che non invia fondi a sufficienza.

Ebbene, assessore Salerno - io mi rivolgo a lei, caro Assessore visto che rappresenta la Giunta, giacché il presidente Soru è impegnato altrove, come solitamente usa fare - intanto le ricordo che migliaia di ragazzi sono in mezzo alla strada, migliaia di docenti con alta professionalità sono a spasso perché la Regione, per vostra responsabilità, ancora non ha deciso cosa fare. Davanti a questo caos ad avere la peggio sono migliaia di famiglie, come voi comprenderete, le più disagiate, che non possono accompagnare a scuola i propri figli; famiglie che sono giustamente allarmate, perché temono che questi ragazzi possano non solo perdere l'anno scolastico, ma soprattutto riversarsi per le strade e frequentare ambienti poco raccomandabili. Una situazione a dir poco paradossale. Assessore Salerno, la stragrande maggioranza di questi studenti ha lasciato la scuola pubblica per mille motivi; sappiamo tutti, ed è inutile negarlo, che lo studente medio dell'obbligo formativo proviene da ambienti emarginati, da famiglie di ceto medio-basso, spesso colpite soprattutto dal dramma della disoccupazione. Il terzo aspetto è l'incapacità dell'istruzione scolastica pubblica a dare loro non solo risposte didattiche, ma anche a farsi carico dei problemi sociali e psicologici di questi ragazzi. Eppure, in soli tre anni, caro Assessore, grazie a coloro che vi hanno preceduto, gli enti di formazione che hanno abbracciato l'obbligo formativo, sono riusciti in un'impresa davvero problematica, quella di tenere ancorati alle lezioni centinaia di ragazzi difficili, spesso giudicati, superficialmente, perfino irrecuperabili.

Con questo discorso, sia detto chiaramente e senza equivoci, non si vuole affermare che questi enti siano più bravi o, al contrario, che la scuola pubblica sia infarcita di incapaci. Questo non l'abbiamo mai detto, questo non lo possiamo dire. Si tratta semplicemente di prendere atto di due realtà profondamente diverse, ciascuna delle quali opera in un proprio spazio. Se migliaia di ragazzi hanno deciso di lasciare la scuola pubblica, caro Assessore, per iscriversi all'obbligo formativo, questo non può essere certamente dovuto, come qualcuno ha scioccamente affermato in qualche trasmissione televisiva, al fatto che gli enti andavano porta a porta per operare sulle famiglie e sui ragazzi una sorta di lavaggio del cervello, a meno che non si pensi che la Sardegna sia piena di ritardati che si fanno abbindolare dal primo sconosciuto che chiama. Probabilmente la spiegazione di questo improvviso e inaspettato fenomeno risiede invece proprio nell'inadeguatezza della scuola pubblica, che ha bisogno di aggiornarsi e di fare i conti con una realtà giovanile che cambia in continuazione, proprio quello che alcuni enti di formazione hanno saputo fare immediatamente, grazie alla flessibilità tipica della struttura privata, che per sua natura è meno burocratizzata di quella pubblica.

Il fatto che l'obbligo formativo stesse ottenendo un grosso successo fra ragazzi e famiglie lo si era capito fin dal primo anno ed è per questo che la maggioranza che ha governato la Regione, l'Assessore che l'ha preceduta, fino alle scorse elezioni, avevano fatto di tutto, riuscendoci, questo bisogna riconoscerlo, per reperire i fondi necessari all'avvio delle lezioni sia delle prime che delle seconde classi.

(Interruzione del consigliere Secci)

Questo dovevate fare, cosa che voi oggi, caro presidente Secci, non avete fatto per la vostra incapacità, cosa che non siete all'altezza di fare e sino ad oggi almeno non avete fatto. L'attuale Esecutivo, al contrario, non ha nascosto il suo contrasto e la sua insofferenza verso l'esistenza stessa dell'obbligo formativo; queste sono le vere ragioni, presidente Secci, colleghi di maggioranza, per le quali voi siete contrari all'obbligo formativo. Senza girarci intorno, dovete avere il coraggio di dire veramente, realmente, sino in fondo, quello che sentite e la verità dei fatti senza nascondervi dietro la carenza di fondi da parte del Ministero che, ripeto, ha senza dubbio gravi responsabilità, sta operando un ridimensionamento della presenza dell'obbligo, nel tentativo dichiarato di far tornare nelle scuole pubbliche il maggior numero di ragazzi, facendo finta di dimenticare, che se quegli stessi studenti hanno scelto una strada diversa è perché hanno più di un valido motivo.

Alcuni di questi motivi potrebbero essere capiti se qualche componente di questo Esecutivo, se qualche collega consigliere regionale, che sta ben comodo lì, andasse, come ha fatto il sottoscritto, a verificare presso gli enti di formazione cosa realmente succede, cosa realmente fanno quegli enti che sono seri, non quelli fantasma, come quelli ai quali qualcuno probabilmente pensa e a cui fa riferimento, scoprirebbe che con quegli 8.000 euro annui che si spendono per un ragazzo dell'obbligo, che costa quanto uno della scuola pubblica, gli enti di formazione più qualificati, quelli che veramente lavorano seriamente, hanno attrezzato per gli studenti aule di informatica in tutte le sedi periferiche della nostra provincia e della nostra Isola, mettendo a disposizione dei giovani computer di ultima generazione, con personale e docenti veramente qualificati, sempre disponibili a un dialogo certo non facile con studenti dalle caratteristiche spesso ostili delle quali parlavo poc'anzi. Ma non ho verificato solo questo. Ho visto anche raccordi importanti tra i più seri enti di formazione ed aziende pubbliche e private, nelle quali i ragazzi hanno effettuato la parte pratica dell'apprendimento; anche questo è molto importante e qualcuno forse ha dimenticato di sottolinearlo. Tutto questo, per quanto riguarda questi enti, avviene in sedi che sono a norma, così come imposto e verificato spesso dagli uffici regionali, e gli uffici ci sono per questo, sbagliano se non fanno le dovute verifiche. E quando dico a norma intendo parlare di edifici scolastici privati, che sono a posto con tutte le regole didattiche e soprattutto di sicurezza.

Certo, dietro questo sviluppo notevole delle iscrizioni all'obbligo formativo non è estraneo anche un tentativo di accaparrarsi i soldi pubblici e sappiamo della nascita di enti, addirittura senza una sede propria e senza attrezzature. Questo sì va condannato e perseguito! Su questi aspetti occorre intervenire con serietà, caro Assessore, e determinazione, cosa che per altro gli uffici già facevano. Ma un conto è mettere ordine e limitare il caos e l'improvvisazione, altro è cancellare tutto con un inaccettabile colpo di spugna, come vorreste fare voi, collega Biancu.

Per queste ragioni abbiamo presentato questa mozione come Riformatori, per queste ragioni spero venga approvata un ordine del giorno a maggioranza, meglio ancora all'unanimità, da parte del Consiglio regionale. Assessore Salerno, cari colleghi di maggioranza, non c'è più tempo per rinviare, ponga la parola fine a questa discussione, dica se vuole cancellare la formazione professionale in Sardegna o se invece vuole che essa continui ad esistere, lo faccia subito e lo faccia in fretta alla luce del sole per non disperdere, come diceva il collega Uras, - però allo stesso tempo non bisogna parlar bene e razzolare male - quel patrimonio umano che la Sardegna conta tra i docenti, i giovani e i meno giovani. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cassano. È iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, io sono sicuro che farò recuperare anche un po' di tempo, perché parlando dopo tanti colleghi si rischia di ripetere tantissimi concetti; so già che in alcuni casi lo farò anche se cercherò di ripetermi il meno possibile. Prima di sedere in questi banchi ero assolutamente convinto, ma lo resto tuttora, che sui grandi temi, sui temi che riguardano soprattutto il sociale, non ci possa essere destra, non ci possa essere sinistra e non ci possa essere centro, ma ci debba essere l'unanimità dei consensi, come si è verificato in svariati casi nelle passate legislature. Capisco però, e a questo punto devo ripetere, ahimè!, una piccola parte dell'intervento del collega Ladu, che alcune forze politiche preferiscano probabilmente dare sfogo alla propria coscienza, proponendo, come è accaduto nei giorni scorsi, un sussidio di povertà, una forma che io reputo di puro assistenzialismo senza alcuno stimolo, proposta che reputo assolutamente diversa, in controtendenza, rispetto all'argomento che noi oggi stiamo discutendo. Noi oggi stiamo parlando di un argomento che cerca di dare stimoli ai nostri giovani, e non solo ed esclusivamente a loro, ma anche a tutti quelli che magari tanto giovani non sono ma che, nell'obbligo formativo e, più in generale, e di questo forse poco si è parlato oggi, nella formazione professionale operano perché v'insegnano.

Io non voglio assolutamente credere, e non lo credo, che si rischi di vedere compromesso e disconosciuto il diritto alla formazione lungo tutto l'arco della nostra vita, che tantissimi documenti dell'Unione Europea e la nostra Costituzione repubblicana sanciscono ormai da tantissimi anni. Non voglio assolutamente credere, come qualcuno ha scritto, che l'unico ad andare in controtendenza, rispetto a quanto ho detto poc'anzi, sia chi oggi governa la Regione. Non voglio credere che si guardi solo ed esclusivamente ad un risanamento dei bilanci della Regione e non voglio assolutamente credere che invece non ci sia, da parte di chi oggi amministra e governa la Regione, un indirizzo politico ben preciso che guardi, cosa che d'altro canto era ben presente nel programma di governo, ad un importantissimo tema che è quello della formazione. Ripeto, non ci voglio assolutamente credere e continuo a non crederci. Io capisco che, in una fase di sperimentazione, come quella nella quale noi siamo purtroppo ancora oggi, siano stati probabilmente anche commessi degli errori. Non ho vissuto la passata legislatura, ho seguito questi problemi sui giornali, mi sono fatto una mia idea molto più precisa in questo primo scorcio della legislatura. Probabilmente errori ne sono stati anche commessi, chi è che non li commette? Probabilmente solo chi non fa, solo chi non lavora. Però trovo anche sconcertante chi riferisce alcuni dati e ne omette altri: non si è detto, per esempio, almeno fino ad adesso, dai banchi di quella che oggi io non voglio ritenere una parte avversa politicamente, almeno oggi, degli oltre 900 ragazzi, che non avevano ancora la licenza media e che magari erano ancora sotto il quindicesimo anno di età, che grazie a questa fase di sperimentazione hanno conseguito la licenza media. Oggi non si è parlato di questo. Capisco che questo sia uno dei problemi, non mi piace considerarlo errore, è stato un oggetto della sperimentazione che probabilmente oggi può essere rivista, ma non un errore, un oggetto della sperimentazione. Non voglio credere che non si voglia approfittare, scusandomi per il termine forse poco appropriato, di tutta una serie di canali scolastici che esistono, che per esempio sono, come ho già citato ieri in Commissione, i centri EDA, i centri educazione per gli adulti, che potrebbero benissimo, in una situazione contingente come quella attuale, nella quale Direttore generale della scuola, il dottor Pietrella, ci ha detto ieri che è assolutamente impossibile, perché la legge non lo prevede, la costituzione di nuove aule scolastiche, perché tra l'altro non ci sarebbero neanche fondi, accogliere questi ragazzi. Questo perché non accada a Cagliari quello che oggi, per esempio, è accaduto a Napoli, dove oltre 758 famiglie sono state visitate dai Carabinieri per poter riportare i bambini a scuola. Questo non è accaduto l'anno scorso perché, anche in questo caso si è dimenticato di dirlo, in una fase di sperimentazione esisteva, ed è provato da documenti, una collaborazione, che si è concretizzata tra l'altro attraverso dei protocolli d'intesa, tra la Regione e la scuola. Però, ripeto, nella sperimentazione qualche cosa si può anche probabilmente modificare, probabilmente questa è una di quelle da modificare, modifichiamola!

Un'altra cosa, e poi termino, che volevo porre all'attenzione e che non mi pare sia stata messa fino ad oggi molto in evidenza, è specificare che la formazione professionale non è solo ed esclusivamente obbligo formativo, ma è anche una tappa, direi io fondamentale, della formazione di figure professionali che con i relativi attestati di qualificazione, dà la possibilità a tantissimi giovani di inserirsi nel mondo del lavoro e, come qualcuno dei colleghi che mi ha preceduto ha giustamente detto, non dimentichiamoci che interessa soprattutto una parte della nostra società che non è sicuramente molto avvantaggiata. Un'altra cosa che sicuramente, Assessore, dovremo rivedere, su cui siamo assolutamente d'accordo, relativamente alla formazione e non all'obbligo formativo, è la reale attuazione delle leggi 42 e 47.

Per finire, io vorrei veramente sperare che il problema della formazione professionale e dell'obbligo formativo venga affrontato seriamente da chi oggi governa e da chi ha il compito di controllare e soprattutto di proporre delle soluzioni, anche perché delle risposte devono essere assolutamente date, visto che essi rientrano nel concetto molto più ampio e molto più generale di diritto allo studio e sono sicuro che, trattandosi di un problema che ha un enorme impatto, come ho già detto prima, di carattere sociale, non si voglia usarlo, ma sono sicuro che questo assolutamente non è, come paravento per affossare molto più generalmente il sistema della formazione a vantaggio di eventuali altri soggetti che magari sono interessati ai cospicui finanziamenti che fino ad oggi invece sono stati spesi.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanjust. È iscritto a parlare il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (U.D.C.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, colleghi, io intervengo su questo tema perché, anche se interveniamo in modo tardivo, visto che l'anno scolastico, come hanno dichiarato molti colleghi, è iniziato il 20 settembre, c'è stata una richiesta d'incontro il 23 settembre perché l'Assessorato e la Giunta non avevano provveduto ad adempiere alcuni doveri. Il 6 settembre la Giunta regionale ha chiesto un resoconto agli enti di formazione chiedendo l'elenco degli alunni che devono frequentare questi corsi; abbiamo fatto delle audizioni, che sono state citate prima da alcuni colleghi della Commissione, e tuttora non sappiamo se è stata fatta una pulizia delle liste, detto volgarmente, perché il Direttore regionale scolastico Pietrella ieri ha dichiarato che ci sono molti alunni iscritti per legge sono alla scuola dell'obbligo che sono iscritti anche ai corsi di formazione. Sono un po' preoccupato perché le dichiarazioni che hanno fatto molti colleghi, che stimo personalmente, non mi convincono, perché si fanno tutori della scuola pubblica come se gli altri fossero contro la scuola pubblica. Io sono uno dei più grandi sostenitori della scuola pubblica, ma non per questo voglio compromettere quello che fanno gli enti di formazione, perché quando abbiamo parlato dei ragazzi iscritti ai corsi di formazione, belli miei, nelle audizioni in Commissione hanno sostenuto che la maggior parte sono stati allontanati e bocciati da insegnanti che ritengo altrettanto qualificati di quelli della formazione professionale. Io non faccio discorsi come quelli che sono stati fatti ieri in Commissione dal Direttore scolastico regionale: "Hanno fatto male a bocciare i ragazzi, dobbiamo promuoverli tutti", il collega Davoli non può assecondare queste teorie perché è un insegnante; quindi penso che almeno su questo abbiamo una posizione comune.

La formazione non è messa in discussione, e per questo pur essendomi iscritto a parlare prima ho chiesto d'intervenire dopo perché speravo che si trovasse un accordo, perché se è vero quello che hanno dichiarato tutti nelle audizioni, che non si fa più in tempo ad istituire nuove classi, ho i miei dubbi che la dichiarazione messa a verbale ieri, secondo la quale quei 1.400 ragazzi verranno riammessi nella scuola, corrisponda a verità. Non lo dico solo qua oggi perché siamo nell'Aula parlamentare, l'ho detto anche in altri ambienti chiedendo dati che siano veritieri, perché a tuttora io ho dei dati contrastanti. Tra scuola ed enti di formazione è stato fatto un percorso bellissimo che abbiamo condiviso e applaudito tutti. L'Assessore ha detto che su 1.330 ragazzi iscritti, 957 hanno ottenuto la licenza media, quello che si è ottenuto è un risultato bellissimo che contrasta la dispersione scolastica, se no stiamo parlando di cose diverse. La scuola si deve organizzare, sono d'accordo, ma non possiamo creare disturbo alle classi regolari, perché, come i colleghi, io ho chiesto alcuni dati a qualche ente di formazione, su 120 corsisti iscritti in un istituto qua vicino (non lo cito perché dovrei citare anche l'ente di formazione e non mi sembra opportuno) 20 sono stati segnalati dai servizi sociali dei comuni, 6 sono stati inseriti con sentenza del Tribunale dei Minori, 22 sono stati segnalati dalla scuola come elementi di disturbo, ed inseriti nei corsi di formazione non perché la scuola non intende istituire una classe in più. Oggi bisogna porre in condizione di pari dignità la scuola pubblica e la scuola professionale che non sono concorrenti, questo è sancito da una legge che attua normative comunitarie, non è un concetto che ci stiamo inventando tra noi per fare demagogia in quest'Aula. Parliamo di libera scelta, se i ragazzi hanno scelto mi spiegate quale legge possa limitare la libera scelta? Ci sono sentenze in tal senso. Se io ho la facoltà di scegliere devo avere la possibilità di poter frequentare l'istituto che ho scelto, se no stiamo sempre tornando indietro sui principi e sui doveri e i diritti che altrimenti vengono citati in quest'Aula a sproposito.

Cosa dobbiamo fare oggi di quei ragazzi che si sono iscritti ai corsi di formazione? -è stato già detto da colleghi della maggioranza e dell'opposizione - non sono numeretti da mettere su un foglio, non possono essere considerati solo in termini di costi, sono degli esseri umani che aspirano ad avere qualcosa. Se ci sono stati degli errori nel procurarsi gli alunni questo spero che lo verifichi una Commissione dell'Assessorato, che abbiamo richiesto anche noi; gli stessi enti, per essere in regola, hanno chiesto di riverificare gli accreditamenti, di verificare se le strutture vanno bene, evidentemente hanno la coscienza a posto. Siamo un po' stanchi di ascoltare illazioni del tipo: "Vanno a rubare i ragazzi- parole testuali del collega Uras - alla scuola pubblica". Se ci sono delle prove in tal senso io chiedo alla Giunta, come a questo Consiglio, di intervenire, però smettiamola in aule parlamentari di insinuare il dubbio che siano tutti colpevoli. Io parto dalla presunzione di innocenza: finché non mi dimostrano il contrario, e me lo devono dimostrare, siamo da considerare tutti innocenti. Se qualcuno ha sbagliato sono il primo a scagliarmi contro, però non diciamo che in tutti i 325 corsi che si sono tenuti ci sono state delle irregolarità. Poi se vi è una piccola percentuale di dispersione, è stato detto prima, la dispersione nel mondo scolastico ha raggiunto la percentuale dell'11 per cento rispetto a quella del 4 per cento a livello nazionale. Questo è preoccupante.

Quando l'Assessore ci ha detto che si sono ottenuti dei buoni risultati io sono stato il primo a lodare la riforma scolastica, perché dà la possibilità a quei ragazzi di ottenere la licenza media; è questo lo scopo fondamentale per cui è nata la legge. Si può condividere o no la legge Moratti però bisogna applicarla, non si deve ostacolare l'applicazione delle leggi nazionali, perché non siamo qua per scagliarci contro gli autovelox perché non intendiamo essere fotografati in macchina, è una legge dello Stato. Quando vincerete le elezioni e sarete al governo nazionale, se le vincerete, interverrete sulla legge nazionale, ma a livello regionale non possiamo modificarla, dobbiamo applicarla e cercare anche le risorse per poter far fronte a quelli che sono gli obblighi della nostra Regione.

Per questo, Assessore, chiedevo prima se vi era una possibilità di accordarsi, tra maggioranza e opposizione, anche se non si è capito bene il loro ruolo perché c'è qualcuno della maggioranza che sembra opporsi più dell'opposizione, perché da quel che ho sentito in quest'Aula, credo che si possa trovare un accordo per la risoluzione reale dei problemi. Queste parole le ho sentite dire anche in Commissione, non solo in Aula, per fare demagogia con le persone interessate, che oggi non sanno che risposte dare a quei docenti che sono stati citati da una parte e dall'altra. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Randazzo. È iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Grazie Presidente. Io credo che di una cosa dobbiamo prendere atto, che i toni non sono così accesi e manca l'attenzione che caratterizzava il dibattito qualche mese fa. Qui tutto viene attenuato e probabilmente questo può davvero portare ad un risultato utile alla fine di questa serata. Il sistema formativo in Sardegna, è stato detto, è un buco nero, il sistema formativo in Sardegna è una sorta di mangiatoia. Ecco, questo era il dato di partenza che io credo di poter cogliere che oggi non viene più riportato e ciò, a mio modo di vedere, è utile per poter davvero trovare soluzioni.

Certo non si può assolutamente assumere come idea guida per sanare questo sistema formativo, il principio di ammazzare il sistema e poi guarirlo. Se davvero il sistema è malato, e si può discutere se si tratta di una malattia grave o di una malattia leggera, è chiaro che tutti insieme dobbiamo trovare intese per risolvere questa situazione e trovare soluzioni adeguate; si tratta di un sistema che comunque è rappresentato dai numeri in maniera molto efficace.

Diceva il collega Davoli: "Io sono un po' omertoso", omertoso è chi sa e tace; io penso che lui non solo sia un po' omertoso, ma sia anche uno che vede e fa finta di non vedere; perché non possiamo cadere davvero nel tranello di interpretare le varie riforme che sono partite dall'articolo 68 della legge 144 e che sono approdate oggi alla legge 53, nel senso che i due sistemi, il sistema formativo e il sistema scolastico, non siano integrabili fra di loro. Lui li ha definiti due canali diversi e ha gridato allo scandalo quando ha detto: "Ma guai! Pari dignità? Assolutamente non è possibile nemmeno pensarci". Allora io dico al caro collega, facciamo un'analisi partendo dai dati in nostro possesso; lei che cita "a sproposito" quelli relativi al problema della dispersione scolastica, vada a vedersi i risultati dell'indagine che il Ministero dell'istruzione ha avviato per il biennio 2001-2003. Abbiamo dati finali riferiti esattamente al luglio del 2003; ed è detto con grande enfasi che a quella data la Regione Sardegna ha fatto meglio di tutte le altre regioni italiane, che si è passati esattamente da un dato aggregato insulare del 2,7% allo 0,55% per quanto attiene la dispersione scolastica nelle scuole medie, perché di questo oggi dobbiamo parlare. E ha indicato anche due parametri oggettivi che caratterizzano il mondo della scuola in Sardegna, che sono indicatori relativi alla dispersione scolastica. L'indagine riferisce che dei ragazzi che frequentano la scuola media in Sardegna l'11,4% viene bocciato e il 21,4% è indietro negli anni scolastici. Ha fatto bene il collega Randazzo a portare una testimonianza diretta sulla provenienza dei ragazzi iscritti ai corsi dell'obbligo formativo. Ha fatto bene perché oggi esser passati dal 4,6%, dato regionale relativo al 2001, allo 0,5% vuol dire aver recuperato, su una popolazione scolastica delle scuole medie pari a cinquanta mila alunni, un numero rilevante di ragazzi, non sottraendoli alla stessa scuola, perché erano stati già espulsi dalla scuola, ma ragazzi che si trovavano in altre situazioni oggettive che sono state ben rappresentate qui.

Lo dico anche ai colleghi che qui hanno incarichi in qualità di amministratori locali, ai sindaci che siedono in questi banchi: ma quanto costa davvero, in termini di rapporto costi-benefici, una territorializzazione del servizio dell'obbligo formativo? Possiamo permettercelo o non possiamo permettercelo? Se davvero non vogliamo seguire il ragionamento che noi per primi condanniamo, e in questo giudizio ci uniamo ai colleghi del centrosinistra, che poi informa la strategia che oggi anima la finanziaria nazionale, che antepone il problema risorse al problema obiettivi, non possiamo fare qui in Sardegna lo stesso errore. Poniamo prima gli obiettivi e ragioniamo poi sulle risorse naturalmente dentro un piano di priorità; e allora chiediamoci se questo recupero in termini di dispersione scolastica è stato fatto con un onere di 46 milioni di euro, perché tale è il costo in un anno, e di questi 6 milioni li abbiamo recuperati attraverso la legge stralcio, la numero 42, allora io mi chiedo: 40 milioni di euro, che probabilmente riusciamo anche a diminuire razionalizzandone l'utilizzazione, sono davvero un costo elevatissimo che non possiamo sopportare se il risultato che abbiamo raggiunto è quello indicato nell'indagine conoscitiva del Ministero dell'istruzione?

E dico di più, se quel dato è riferito al 2003 e se noi oggi dobbiamo sommare ad esso anche quegli altri utilissimi risultati della prima annualità della sperimentazione della riforma Moratti, che ci ha consentito di recuperare ulteriori 907 ragazzi, che non solo hanno preso la licenzia media ma hanno avuto la possibilità di reinserirsi anche nel mondo scolastico, io dico, è questo un prezzo che possiamo sostenere? Vogliamo davvero rapportarlo ad altri oneri che questa Regione sopporta e che non dovrebbe sopportare perché non dovrebbero essere a suo carico? Dobbiamo fare delle parametrazioni, dobbiamo fare un ragionamento sereno, pacato, dobbiamo per forza farlo, perché comunque mandare a casa diecimila ragazzi e cinquemila operatori che attorno a questo sistema gravitano, credo che sia una soluzione che nessuno di voi può volere.

Troviamo soluzioni adeguate. E per poterle trovare dobbiamo anche renderci conto di un qualcosa: a chi oggi affossa il sistema formativo regionale dicendo che abbiamo una pessima qualità, noi rispondiamo: "Attenzione, la riforma del sistema formativo regionale è già in atto, non l'abbiamo scritta noi, l'ha scritta l'Unione Europea, è scritta nei complementi di programmazione, tutta la formazione che noi facciamo, nella quale investiamo circa 220 miliardi annui, è fatta con quei livelli e con quegli standard qualitativi". Io credo che davvero dovremo prendere coscienza di questo. Se poi ci sono, all'interno del sistema formativo delle eccezioni vigiliamo, esistono servizi ispettivi, che tra l'altro ci vengono invidiati perché sono ritenuti servizi ispettivi molto seri, verifichiamo quelle incongruenze. Vi sono già state delle verifiche e in passato abbiamo anche adottato decisioni drastiche relativamente ai problemi che venivano segnalati. Allora la conclusione alla quale dobbiamo per forza pervenire è quella, io mi auguro, di un documento unitario, che restituisca serenità a chi oggi davvero non l'ha più a causa di risposte che tardano ad arrivare.

PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per chiudere, onorevole Pisano.

PISANO (Rif. Sardi). Io credo che il problema più grosso oggi sia il quello del tempo. Noi non possiamo pensare di trascorrere un giorno in più e di non dare risposte immediate a questi ragazzi, perché davvero altrimenti non saranno recuperabili in alcun modo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, è un tema assolutamente delicato e io credo che le polemiche che ci sono state meritino da parte di quest'Aula tutte le più corrette e anche leali valutazioni e riflessioni tra di noi. Perché ognuno di noi in questi anni ha espresso sulla formazione professionale in Sardegna giudizi più o meno critici, e credo che in alcuni casi fossero, da ambo le parti, giudizi condivisibili.

La partita di cui discutiamo oggi è un tantino più delicata delle sole critiche che hanno contraddistinto questi ultimi mesi, perché noi siamo soliti parlare di investimenti in conto capitale, cioè della realizzazione di infrastrutture. Oggi c'è in discussione una importantissima infrastruttura che è quella delle future generazioni e, consentitemelo, delle future generazioni appartenenti alle fasce più deboli della società della Sardegna.

Io vorrei sgombrare subito il campo, colleghi, perché qui si sono poste due questioni: una sulla concreta valutazione politica della formazione, del modello e del sistema che contraddistingue la formazione in Sardegna e l'altro aspetto è quello finanziario. Ecco, sono due questioni talmente rilevanti che non possono essere accomunate. Dobbiamo valutare inizialmente se il modello formativo e il sistema possono essere modificati per ottenere il miglior risultato possibile. Sulla questione finanziaria credo non ci debba essere da parte di quest'Aula alcun tipo di problema perché si tratta delle nostre future generazioni.

Voi sapete benissimo che su temi di una rilevanza strategica i finanziamenti si trovano, e cito per tutti i 400 miliardi di vecchie lire stanziati da questo Consiglio, con decisione unanime, da tutte le forze politiche, che dicevano: "Bisogna stanziare le risorse per mettere a norma le scuole" e sapevamo che c'erano delle difficoltà di carattere finanziario, ebbene tutti insieme le abbiamo superate decidendo anche di contrarre nuovi mutui per creare le condizioni affinché la Sardegna potesse avere le strutture più efficienti per la crescita culturale dei nostri giovani.

Ecco, questo vorrei dire, l'approccio al governo è delicato, non può essere quello che parte dal presupposto: "cancello e distruggo tutto quello fatto dagli altri". Chiunque agisca con questo spirito sbaglia in partenza. Io sono per l'approccio critico nei confronti di quello che hanno fatto i nostri predecessori, magari rallentando un treno che può essere in corsa, ma senza fermarlo. E nel contempo mentre critico, mentre rallento il treno in corsa, stabilisco qual è il nuovo binario, perché il rischio è che si faccia deragliare il treno e quanto si parla di un tema così delicato, se deraglia il treno, si provocano danni ingenti non soltanto alle rotaie ma, consentitemelo, ai passeggeri. E i passeggeri di questo treno, vorrei ricordarlo a noi tutti, sono i nostri giovani. E quando ci si candida al governo della Regione bisogna sapere tre cose fondamentalmente. Quali sono gli obiettivi della formazione professionale, quali sono nel dettaglio le azioni che bisogna compiere per modificare un sistema che tutti noi conosciamo da un estremo all'altro. Tutti nel bene e nel male abbiamo usufruito, mi ci metto dentro anch'io, del sistema, delle chiamate degli insegnanti, del fatto che gli enti sono stati più o meno vicini alla propria forza politica. Sappiamo come è il sistema e che anche chi ha meno responsabilità deve assumersi in qualche modo la propria.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Pili, le concedo qualche secondo per concludere.

PILI (F.I.). Forse il tempo non è ancora scaduto.

PRESIDENTE. No, non è scaduto.

PILI (F.I.). E quindi credo che anche in questo caso agli obiettivi e alle azioni di un qualsiasi progetto di governo debbano seguire le risorse finanziarie. Io adesso mi permetterò di ricordare come abbiamo affrontato il problema, colleghi, sono oggi pochi coloro che sono presenti in quella giornata, ricordo il collega Amadu, il collega Ladu, il collega La Spisa e il collega Oppi, per spiegarvi come anche noi ci siamo trovati nelle vostre stesse condizioni, con un approccio difficile rispetto al tema dell'obbligo formativo. Ma noi non siamo partiti dal presupposto che siccome non c'erano sono soldi bisognava screditare il sistema, perché se fossimo partiti da questo assunto avremmo sbagliato. E se avessimo detto, due anni fa, tre anni fa, che i docenti in Sardegna guadagnavano troppo, avremmo fatto il gioco che ha fatto la Moratti, sbagliando, di dire che in Sardegna i docenti guadagnano più che in altre parti d'Italia. In Sardegna le condizioni infrastrutturali e di vita sono sicuramente per l'attuazione dell'obbligo formativo molto diverse da quelle della Lombardia. Abbiamo l'obbligo di ricordarlo anche a un Ministro di Stato quando è necessario.

Si è detto che gli enti sottraggono i ragazzi alla scuola dell'obbligo. Quando chi governa fa queste affermazioni deve documentarle e denunciare colui o coloro che hanno fatto questo tipo di azione. A noi non piace il concetto e la logica della motosega: taglio, taglio, ma non reimpianto assolutamente niente. Forse in questo caso non sono studenti della Bocconi e quindi evidentemente poco può interessare. Chi ha avuto l'opportunità, e io questa opportunità l'ho avuta, di visitare tantissime scuole dell'obbligo formativo, si rende conto che l'approccio deve essere totalmente diverso rispetto a quello che c'è stato in questi mesi, in queste settimane. Un approccio che non condivido, che non risolve i problemi e che anzi li aggrava.

Il sistema va modificato, bisogna dirlo ai signori che non sono qui con noi, che non hanno avuto l'accortezza di venire ad ascoltare il nostro dibattito; va modificato. Bisogna avere la chiarezza, la lealtà e la correttezza di dire che va modificato. Che bisogna introdurre quello che abbiamo scritto nell'accordo di programma quadro, il primo fatto in Sardegna sull'obbligo formativo. E che cosa abbiamo detto in quell'accordo siglato con lo Stato? Uno, bisogna fare un'anagrafe telematica comune, con i dati della scuola pubblica e di quella dell'obbligo formativo, bisogna creare un sistema di certificazione di qualità dei percorsi formativi dell'istruzione in Sardegna. Tutti progetti che sono previsti negli accordi, che forse avrebbero dovuti essere più dettagliati. Ma perché si è fatto l'accordo di programma così velocemente? I colleghi riformatori hanno puntualmente richiamato il motivo, che è molto semplice: perché sulla manovra finanziaria del 2002 ci fu un serrato confronto che in Italia, in Sardegna si chiama concertazione. Io, così come chi governa oggi, fino a quel momento avevo considerato la concertazione come discussione tra due parti che si contrappongono, perché allora c'erano visioni politiche probabilmente diverse. Ma vi fu un momento di quella concertazione assolutamente positivo. Quando il segretario generale della CISL, durante la fase finale della concertazione, per siglare il documento disse :"noi siamo pronti a chiudere l'accordo, però vi chiediamo 40 milioni di euro per l'obbligo formativo". Il segretario generale della CISL pose questo tema, lo seguì immediatamente il segretario della UIL e lo seguì subito dopo il segretario della CGIL. Ci chiudemmo un attimo in una stanza con gli assessori competenti e dicemmo: "possiamo tentare di togliere qualcosa ad ogni assessorato, perché questo ci pare davvero un obiettivo fondamentale per il quale non possiamo permetterci di andare a chiedere soldi allo Stato in questo momento. C'è da far partire un treno altrimenti lasciamo a terra i nostri giovani". E decidemmo di stanziare 40 milioni di euro, dalle risorse regionali, sottraendoli a tanti altri impieghi perché stabilimmo insieme ai sindacati che c'era ..

PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per chiudere, onorevole Pili.

PILI (F.I.). Ebbene oggi dobbiamo fare assolutamente tesoro di quello che non è un risultato politico nostro, noi non lo vogliamo fare nostro; è il risultato della concertazione, dell'impegno reciproco delle parti sociali con le istituzioni. Io credo che ci possa essere il clima per un ordine del giorno unitario, lo dico con estrema chiarezza, con al primo punto il richiamo alle responsabilità reciproche, dello Stato e della Regione. Secondo, nell'ordine del giorno ci deve essere un impegno all'avvio immediato dei corsi, stabilendo che la Giunta, con l'impegno politico anche delle minoranze, troverà le risorse finanziarie subito, all'interno del proprio bilancio, sapendo che occorre instaurare con lo Stato una vertenza forte per recuperare le risorse per garantire la sua compartecipazione, ma è un treno, che questo Consiglio e questa Giunta non possono permettersi di fermare.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pili. È iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente, colleghi consiglieri e consigliere. Io e il collega Scarpa, quando abbiamo sottoscritto la mozione, pensavamo che la sua discussione si sarebbe conclusa in un clima costruttivo. Io mi ritengo soddisfatto perché, dopo avere ascoltato tutti gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, non ho riscontrato in nessuno di loro rancore o pregiudizi, in alcuni noto più passione nel difendere la scuola pubblica, in altri nel difendere quella della formazione, però veramente questo dibattito onora questo Consiglio che deve riappropriarsi sempre del ruolo di indirizzo politico e di programmazione; questa volta gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto mi hanno veramente dato questa grande soddisfazione: hanno a cuore questo problema che è sulle pagine di tutti i quotidiani da quindici giorni, e su cui forse c'è stata anche qualche esagerazione, però sappiamo che i giornalisti, come sempre, riportano fedelmente tutti i concetti che sono espressi nei luoghi pubblici.

Ma per quanto mi compete, per comprendere il fenomeno della dispersione scolastica, vorrei partire dai dati oggettivi. Si è parlato di un numero preoccupante, cinquemila ragazzi che hanno abbandonato la scuola pubblica; questo è successo perché qualcosa non funziona e non ha funzionato anche all'interno della scuola pubblica. Non è vergognoso ammettere che l'abbandono si è verificato proprio perché i ragazzi non intravedono il percorso, non si sentono appassionati e trovano nella formazione un'alternativa valida. Io conduco la mia vita nella città di Cagliari, all'interno della quale vi sono dei quartieri abbandonati e sono un buon testimone, purtroppo, del fatto che quella triste percentuale non rispecchia fedelmente le cifre della mortalità scolastica di questi quartieri; parlo di Is Mirrionis, di San Michele, di Sant'Avendrace, dove qualche volta ho visto anche la collega Cerina, che è buona testimone di queste realtà, in cui purtroppo molte famiglie non hanno neanche la certezza di un reddito minimo per tirare a campare, e per questo non possono assicurare l'educazione, la serenità ai ragazzi che intravedono nella vendita di una cassetta di pomodori o di qualcos'altro di estemporaneo, l'unica forma di sussistenza. Il futuro per molti ragazzi è l'ambulantato abusivo, tant'è vero che questi quartieri spesso perdono la tipologia delle città europee per assumere quella delle città mediorientali. Uno dei punti di aggregazione più importanti è diventato un mercatino ambulante, con la complicità di tutte le forze politiche comunali e così via.

Perché dico questo? Perché certamente il diritto inalienabile allo studio chi l'ha messo in discussione? Nessun collega qui ha rischiato di rendersi ridicolo pronunciandosi contro il diritto allo studio e contro la scuola pubblica, però talvolta mancano le condizioni minime gli istituti professionali rappresentano un'alternativa valida, io sono un buon testimone perché mi sono rivolto a istituti serissimi, che hanno anche cento anni di vita e mi ha amareggiato apprendere dalla stampa che alcuni istituti, come i Salesiani, parlo per abitudine delle cose che conosco, ai quali io mi sono rivolto portando genitori e figli che avevano bisogno di un'alternativa, di imparare un mestiere, ecco, questi operatori che predicano il precetto cristiano: "Lasciate che i bimbi vengano a me", parrebbe abbiano manifestato una certa insensibilità a tal punto da essere stati accomunati a degli enti nati nell'ultima ora, che non hanno i requisiti per poter essere considerati seri Io non sono un ispettore, però registro con sconforto dei dati preoccupanti: esistono anche degli enti che non hanno le capacità e le professionalità dell'istituto di cui prima ho parlato, perché a Selargius esiste una realtà meravigliosa, io ho visitato anche il plesso; adesso non vorrei offendere altri istituti che hanno le stesse caratteristiche perché non ho enti da sponsorizzare, i miei figli sono disoccupati, parlo con onestà e vorrei dire qualcosa sull'elevato numero di enti di formazione, che è stato riportato da Il Giornale di Sardegna il 18 ottobre che ha intervistato l'Assessore del lavoro, che diceva che non tutti i corsi sono risultati soddisfacenti e che per questo il rispetto dei requisiti di qualità sarà la condizione preliminare per attivare nuovi corsi. Il bisogno di riflettere, di andare a fondo è sacrosanto ed è condivisibile, è arrivato il momento di riflettere, di capire quali sono gli enti che assicurano una formazione qualitativamente valida e quelli che non hanno questi requisiti e bisogna avere la serenità d'animo, senza pregiudizi, di porre fine a questo sperpero di risorse pubbliche con corsi che non inseriscono nel mercato i nostri figli e hanno il solo obiettivo di alleggerire le casse della Regione. È evidente che l'Assessorato del lavoro e l'Assessorato della pubblica istruzione devono muoversi in sinergia perché la Regione, e questa è una delle nostre proposte, deve attrezzarsi per colmare questo vuoto.

Bisognerebbe considerare il punto di vista dei ragazzi che sono passati finora in secondo piano e invece dovrebbero essere i veri protagonisti di questo nostro discorso, bisognerebbe capire, e su questo condivido un passaggio del presidente Soru, le motivazioni che portano i ragazzi ad intraprendere il percorso della formazione professionale e ad abbandonare la scuola. Qualche volta è vero, i ragazzi vengono ingannati dagli stessi enti che li strappano letteralmente dalla scuola, mi riferisco a quei ragazzi che non hanno conseguito la licenza media, ai quali promettono di far loro acquisire contemporaneamente la licenza e la qualifica professionale; anche questo, bisogna dirlo con serietà, non sta bene. Ecco io dico, tornando al discorso iniziale, mi ha colpito positivamente la voglia di riflettere, di verificare, di porre fine a quest'assalto alla diligenza e di premiare la qualità, perché noi abbiamo fior di professionisti seri, istituti altrettanto seri, alcuni operano da cento anni, e dobbiamo esserne orgogliosi. Ricordiamoci che rappresentano anche degli ammortizzatori sociali, e se non ci fossero questi ammortizzatori sociali in una realtà come quella sarda e cagliaritana, sarebbe un dramma.

Quindi io mi auguro che i lavori si concludano in coerenza con questo dibattito, con un documento unitario, che raccolga tutti i contributi dei consiglieri regionali, così questo Consiglio assume finalmente con spina dorsale dritta il suo ruolo e allontaniamo i maligni che dicono che il presidente Soru incarna la politica virtuale e canalizza il rancore e il livore della gente e lo amplifica anche presentandosi di mattina presto presso i presidi sanitari. Adesso è arrivato il momento che il Consiglio regionale, per allontanare i piagnistei, si riappropri del suo ruolo istituzionale. Facciamo politica con la "P" maiuscola, senza assumere primogeniture su temi così drammatici e importanti, e credo che sia l'inizio, se si raggiungerà quest'unitarietà, di un percorso che darà tante soddisfazioni al Parlamento della Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che sia ragionevole continuare le riflessioni che tanti consiglieri hanno effettuato in Aula questa sera, con lo stesso spirito costruttivo che sino adesso è stato manifestato, e credo che questa ragionevolezza, più che dalla disponibilità dei colleghi di quest'Aula verso argomenti che sono stati ampiamente trattati sui giornali e che sono stati da ciascuno di noi affrontati in tutti i modi possibili e forse anche in tutte le sedi possibili, beh, io credo che la ragionevolezza che ha pervaso oggi quest'Aula, e che noi Riformatori speriamo che possa continuare a essere il motivo conduttore della riflessione che si svolgerà anche nei momenti successivi, non tanto trovi fondamento nelle convinzioni specifiche di ciascun consigliere che pure è intervenuto o che pure ha una convinzione sull'argomento, ma tragga, più autorevolmente ancora, radice dal discorso introduttivo, da quelle cosiddette dichiarazione atipiche che lo stesso presidente Soru ha fatto in quest'Aula quando ha presentato il proprio programma.

Voi ricorderete che in quella circostanza il presidente Soru, deliberatamente per sua scelta, lo disse a chiare lettere, non aveva ritenuto opportuno andare a ragionare e riflettere su quelle che dovevano essere le linee di azione del proprio governo, specificandole settore per settore, Assessorato per Assessorato, così come noi eravamo stati sempre abituati a sentire in quest'Aula nel corso dell'esposizione delle dichiarazioni programmatiche, ma aveva ritenuto che la cosa migliore da farsi fosse quella di spiegare il sentimento con cui la sua Giunta avrebbe operato in questi mesi e in questi anni. E nello spiegare il sentimento, è una cosa che è stata ricordata in Aula tante volte, sempre in termini positivi ovviamente, il presidente Soru disse: "La nostra Giunta sarà la Giunta degli ultimi", quindi la nostra Giunta sarà una Giunta che trae le sue ragioni di esistenza all'interno e dalle problematiche che le fasce più deboli della popolazione sarda devono affrontare ogni giorno; "Io sarò il signor nessuno - disse il Presidente - io voglio essere il signor nessuno e voglio che la mia Giunta sia la Giunta che trae radice, che trae linfa dalle esigenze di coloro che in Sardegna hanno voce meno di altri e che sono ascoltati meno di altri".

Furono allora fatte citazioni nobili di padri spirituali del pensiero cattolico in Italia, di sacerdoti impegnati in prima persona con sacrificio personale nella battaglia a difesa degli ultimi. Beh, io credo che queste parole siano comunque un punto di riferimento per ciascuno di noi, cioè credo che ciascuno dei consiglieri che opera in quest'Aula comunque abbia tenuto in conto e abbia riflettuto sulle dichiarazioni che il Presidente Soru in quella circostanza ebbe a fare e credo che oggi, quando noi andiamo a riflettere, a ragionare, spinti dalla mozione che incidentalmente la minoranza ha presentato, beh, io credo che questo ragionamento sugli ultimi sia ben chiaro, nel senso che noi oggi stiamo andando a parlare di un problema che non è degli enti di formazione, con tutto il rispetto per gli enti di formazione, ma è di coloro che fruiscono del servizio che gli enti di formazione sono oggi in grado di dare e cioè tutti coloro che, espulsi per qualsiasi motivo e per qualsiasi ragione dal sistema scolastico, attraverso l'obbligo formativo, previsto da una legge dello Stato, riescono comunque a trovare dei percorsi alternativi di formazione, riescono comunque ad essere reinseriti culturalmente all'interno di un circuito che li avrebbe fatti fuori, li avrebbe eliminati.

Ecco, io credo che questo sia il primo argomento di riflessione che forse va proposto anche ad alcuni dei colleghi del centrosinistra che lo hanno comunque affrontato e lo hanno affrontato con un taglio filosofico giusto, che è il taglio filosofico che abbiamo sentito tante volte, cioè che i problemi non sono mai problemi che nascono dall'oggi, non sono mai problemi semplici, ma sono sempre problemi articolati e complessi, quindi ogni abbandono scolastico ha comunque delle cause, ha comunque dei disagi sociali alle spalle, è comunque il prodotto di tutta una serie di sofferenze del tessuto sociale che poi fanno sì che in Sardegna ci sia una delle più alte percentuali di abbandono scolastico. Però le risposte che coloro che rientrano nell'obbligo formativo stanno aspettando non sono risposte filosofiche, colleghi, sono risposte pratiche, perché colui che ha fame e sta aspettando di mangiare ha bisogno di mangiare e non di una tavola rotonda sulle cause che fanno sì che non esista l'alimentazione necessaria a soddisfare le sue esigenze.

Quindi di fronte al problema concreto, l'obbligo di quest'Aula è dare risposte concrete, poi potremo dividerci sulle ragioni, sulla filosofia, sulle motivazioni, su ciò che sta a monte, come si soleva dire un tempo, ma sulla risposta concreta io credo che difficilmente potremo dividerci. In queste settimane devo dire che tutti noi abbiamo fatto uno sforzo per capire anche le ragioni di coloro che pensavano in maniera diversa dalla nostra, anche per cercare di riuscire a capirle, quindi a prendere di quelle motivazioni la parte buona che esse avevano. Sicuramente c'è un problema di trasferimento di risorse dallo Stato, lo stesso ministro Moratti è intervenuto sui giornali sardi, o comunque si è fatto sentire attraverso una lettera che è stata pubblicata dai giornali sardi, e ha sottolineato come ci potesse essere un sovradimensionamento, a suo dire, dalla richiesta sarda e quindi una carenza di risorse statali. Quindi il problema del trasferimento dei soldi da parte dello Stato è probabilmente un problema reale, quindi un problema su cui questa Giunta, questo Consiglio, si devono sentire impegnati, affinché le risorse che vengono trasferite dallo Stato siano superiori rispetto a quelle trasferite sinora. Ma, colleghi, non è un problema diverso da quello che ci porterà in Aula nei prossimi giorni a discutere l'assestamento di bilancio per far fronte alle spese per la sanità, nel senso che le risorse che lo Stato ci trasferisce per la sanità sono sottodimensionate rispetto ai nostri bisogni, quindi noi le integriamo perché, giustamente, non possiamo dire alla gente che rinunci a un diritto fondamentale che è quello di avere l'assistenza sanitaria, che è quello d'avere le prestazioni, le TAC, le risonanze, le ecografie, le ecocardiografie. Le prestazioni devono essere fornite, e se è necessario mettere altri soldi buoni di questa Regione per fornirle, perché i trasferimenti statali non sono sufficienti, a nessuno di noi viene in mente di chiudere l'ospedale Brotzu o l'ospedale civile di Sassari, ma a tutti noi viene in mente di trovare risorse aggiuntive. Lo stesso identico ragionamento, secondo noi, va fatto per l'obbligo formativo. Ed è vero, probabilmente, che la Lombardia ha problematiche che sono diverse da quelle della Sardegna, forse ha una dispersione scolastica inferiore alla nostra, ma sicuramente ha anche un mercato del lavoro, una formazione diversa dalla nostra.

Allora noi non ci possiamo porre, così come non ce lo poniamo per la sanità, il problema di emulare la Lombardia o di dare risposte analoghe a quelle della Lombardia, perché abbiamo un milione e seicentomila persone ubicate in un territorio che è pari a quello della Lombardia. In Lombardia un milione e seicentomila persone sono localizzate nel centro di Milano, quindi quando noi dobbiamo gestire l'istruzione, quando noi dobbiamo gestire la formazione in Sardegna dobbiamo tenere conto che le difficoltà nella gestione della formazione sono maggiori di quelle che ha la Regione Lombardia, da quelle che ha il comune di Milano.

L'ultima delle osservazioni fatte è forse quella più insinuante perché, tutto sommato, entra nella testa di tutti coloro che, e io mi metto tra questi, non conoscono bene il meccanismo del sistema degli enti di formazione. A più riprese si è sostenuto che l'obbligo formativo sia comunque un business per chi lo fa. Io questo non lo so, però so che c'è qualcuno che ha il dovere di controllare che questo non sia, cioè che c'è qualcuno che ha il dovere di ispezionare, di stare attento e sveglio affinché sia assicurata che la qualità e l'efficienza del sistema formativo sia all'altezza delle aspettative. Noi non possiamo dire che per evitare le rapine chiudiamo le banche, chiudiamo gli uffici postali, chiudiamo le gioiellerie; se noi abbiamo il sospetto che qualcosa non funzioni nel sistema meglio dell'insinuazione, che è cugina in primo grado della calunnia ed è quindi un venticello da cui è difficile difendersi, molto meglio dell'insinuazione è attivare tutti i servizi di controllo della qualità, affinché ciò che è prodotto dal sistema che deve garantire l'obbligo formativo sia all'altezza della qualità che i sardi si aspettano. Ecco, se su queste cose siamo d'accordo, colleghi, l'ordine del giorno che noi andremo a fare…

PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per chiudere.

VARGIU (Rif. Sardi). L'ordine del giorno che noi andremo a scrivere non potrà che essere unitario, nel senso che le considerazioni dalle quali partiamo sono considerazioni comuni, le preoccupazioni che voi avete espresso, che il Presidente Soru ha espresso sui giornali sono preoccupazioni comuni, quindi gli obiettivi sono comuni; dagli obiettivi comuni, dal dialogo e dal ragionamento discendono documenti comuni che noi siamo disposti a scrivere insieme a voi.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. È iscritto a parlare il consigliere Sanna Francesco. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, io credo che dobbiamo anzitutto allontanare da questo dibattito e da qualche eccesso di zelo nell'illustrare la mozione che abbiamo discusso per tutta la sera, la fastidiosa sensazione che qualcuno contrapponga la scuola pubblica al sistema della formazione professionale, nel senso che la prima sarebbe la migliore delle scuole possibili e la seconda sarebbe il peggio che ci possa capitare in questa Regione.

Non è così, noi crediamo che sia assolutamente azzeccato lo slogan di quella scuola professionale, che tentava di "rubare" i giovani dell'obbligo formativo alla scuola, cosa che non è un reato perché sono due sistemi oggettivamente in competizione. Quindi non è un reato, è un modo di dire, però quel manifesto che diceva "mal di scuola" dice la verità, poi magari dice: "mal di scuola, vieni da me" e non sappiamo se sia più sano o più ammalato della scuola che quello ammalato di scuola doveva lasciare. E' vero, la scuola è malata, se avessimo dovuto fare oggi un ragionamento sulla scuola pubblica in Italia, ma anche in Sardegna, tutti credo avremmo detto che questa scuola sarebbe stata definita in questi termini, come una scuola malata, perché caduta nelle mani di un medico incapace, almeno da qualche anno. Dovremmo rilevare manchevolezze, obiettivi non colti, distanze tra esigenze e loro soddisfazione. Sappiamo che da diversi giorni, a Carbonia, i genitori dei bambini iscritti alle scuole elementari scioperano davanti alla scuola non portandoci i bambini perché hanno tolto, per effetto della riforma Moratti, il tempo pieno; si sono rifiutati, con un atto di alta dignità morale e civile, di sottoscrivere un documento impostogli dal dirigente scolastico in cui consideravano facoltativo il loro diritto di far frequentare i loro bambini per trenta ore la settimana. Anche le nostre riforme parlavano di un obbligo formativo per i bambini delle scuole elementari, ma parlavano di un altro modello di formazione, di quaranta ore di formazione la settimana, con moduli integrati e senza tagliare selvaggiamente i posti di lavoro nella scuola pubblica. E se parlassimo di università, di alta formazione, di ricerca, parleremmo di scuola malata, di alta formazione malata, di università malata. Si ammalano anche gli insegnanti, esistono oggi, con espressioni che io mutuo dal linguaggio degli stessi insegnanti, malattie professionali di insegnanti "scoppiati" e di insegnanti che hanno perso complessivamente il senso della loro posizione sociale, del loro ruolo in questa società. Quindi non siamo quelli che oppongono un modello ideale a un modello assolutamente negativo.

Cogliamo un'altra cosa da respingere, però, perché tutti noi abbiamo una concezione della politica che è basata anche sul senso di responsabilità. Allora cos'è questo rifiuto di quello che è stato definito "ragionierismo", aziendalismo di una Giunta regionale e di una maggioranza che governa questa Regione che ha posto il problema del rapporto tra i bisogni e le risorse che effettivamente abbiamo? Noi l'abbiamo posto perché facciamo politica reale, non come Alice nel paese delle meraviglie! Ci si sarebbe aspettato che la destra di governo almeno questo ci desse come esempio di distinzione rispetto alle macerie del centrosinistra e alle devastazioni, cioè che sapeste far quadrare i conti, che non sono un optional in una concezione responsabile della politica, a meno che non ci sia, ma non fa parte dell'obbligo formativo, un corso di formazione per assessori e redattori di norme di bilancio.

Io vorrei dire che noi stiamo discutendo oggi essenzialmente non di principi, ma della possibilità di avere risorse per realizzare dei principi e realizzare delle azioni che consentono di rafforzare il capitale umano di questa regione. E' una questione che anticipa l'attuazione di un sistema federale. Se la scuola devoluta, quella prevista dalla riforma della Costituzione sarà come quella che ci ha anticipato il Governo nazionale, cioè: "Vi diciamo di fare delle cose anche molto belle, però non vi diamo i danari", io credo che noi avremo dei serissimi problemi. Quindi questa sperimentazione, limitatamente a questo profilo, è negativa, perché è un modo dello Stato centrale di scaricare problemi e non risorse sulle Regioni, siano esse ordinarie, siano esse speciali. Ecco perché siamo meravigliati e non abbiamo trovato, né nell'intervento di illustrazione né in quelli successivi, nelle vostre tesi la soluzione a questo semplicissimo problema: se lo Stato per realizzare l'obbligo formativo consentiva, come ha detto in maniera molto chiara il ministro Moratti nella sua lettera al presidente Soru, la spesa di 6 milioni di euro di parte statale perché ne avete inserito 95 nel bilancio della Regione?

Questo è un mistero buffo, di cui nessuno vuole parlare, è tutta qui la vicenda. Quell'accordo a cui si riferiva, se non ho capito male, il collega Pili, è un accordo che in qualche modo prevede un sistema funzionale secondo uno schema non integralmente da rifiutare, nel senso che è uno schema in cui il percorso di vita e di formazione continua di una persona viene visto in maniera non discriminante rispetto a una scelta che si può fare. E' un percorso che prolunga, dopo la scuola dell'obbligo, una fase di formazione professionale, ovvero continua, verso istituti superiori, non egualmente professionalizzanti, ma che consentono poi l'accesso all'istruzione universitaria. Registriamo semplicemente che c'è una spia che segnala come anche in sede di sottoscrizione dell'accordo nel 2003 questo modello non era stato capito da chi lo ha sottoscritto. L'intesa tra la Regione Sardegna e il Ministero dell'istruzione è un'intesa in cui manca la firma dell'Assessore della pubblica istruzione della Regione Sardegna, e quindi a questo modello di andirivieni tra diverse fasi e canali formativi non ci credevano nemmeno loro! Stavano discutendo e stavano sottoscrivendo solamente un modello ripetitivo di un qualcosa che noi ci siamo lasciati alle spalle. Fare bene l'obbligo formativo è un'altra cosa.

Allora io ritengo che fare bene l'obbligo formativo sia farlo nel sentimento e con la missione che nel 1963 vide un centrosinistra immaginare per il nostro Paese la scuola media obbligatoria, che vide nel 1996, uno dei primi atti del governo Prodi, puntare all'elevazione dell'obbligo scolastico da otto a dieci anni, cancellato dalla riforma Moratti. E ci sono pezzi della legge 144 completamente inattuati; faccio riferimento, per esempio, all'accordo del 2 marzo del 2000, sottoscritto da questa Giunta, dove c'era un passaggio che sottolineava la necessità di un forte coordinamento tra le istituzioni regionali e gli enti locali coinvolti nell'esercizio delle attività finalizzate al potenziamento e alla crescita culturale e professionale dei giovani. "In questo quadro - scrivevate, ma non l'avete fatto - emerge il ruolo importantissimo dei servizi per l'impiego visti come un fondamentale punto di snodo tra istruzione, formazione e apprendistato". A questo bisogna aggiungere il fatto che il protocollo prevedeva, per la realizzazione degli interventi, un accordo tra la Regione Sardegna e l'Ufficio scolastico regionale, definiva le modalità per l'attivazione del partenariato istituzionale con le autonomie locali, il confronto con le parti sociali, la costruzione del sistema operativo nel quale collocare l'offerta sperimentale, ma tutto questo non c'è stato.

Quindi non è vero che il centrosinistra sia pregiudizialmente contrario alla formazione professionale, nemmeno all'obbligo formativo; potrei ricordare esempi di personalità che siedono in quest'Aula e che hanno seduto in quest'Aula nei decenni passati, che hanno espresso in maniera sempre molto limpida, direi, la nobiltà della funzione di questa attività nello specifico della condizione sarda. Perché è vero che la formazione professionale in Sardegna ha significato, anche per molti di coloro che in altri contesti avrebbero dovuto subire, negli anni passati, gli abbandoni a processi comunque formativi e comunque di inserimento in una prospettiva in cui le persone si guadagnano la vita col loro lavoro, un inserimento concreto e capace di rispondere in termini positivi alle chance di vita.

Allora la Giunta, assessore Salerno - io le preannuncio la presentazione di un ordine del giorno da parte del centrosinistra su questi temi - deve andare rapidamente a distinguere il grano dal loglio eliminando gli accreditamenti facili. Prima di questa applicazione sperimentale avevamo trenta soggetti che svolgevano attività formativa, adesso ne abbiamo cinquantotto; un ente in provincia di Sassari ha visto accreditate oltre cinquanta sedi, comune per comune, più sedi…

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, chiuda per gentilezza.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Finisco dicendo, Assessore, che rilancio dei bandi per la spendita dei fondi POR, ripresa immediata del secondo anno, principi selettivi da applicare immediatamente per questo primo anno dell'obbligo formativo, sono gli interventi che il centrosinistra solleciterà alla Giunta per risolvere il problema che ci è stato posto dalla mozione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, anche se siamo tutto il pomeriggio qui, sono sicuramente pochi i minuti concessi a ciascuno di noi per discutere questo argomento, il problema concreto del blocco dell'attività formativa riguardante l'attuazione dell'intesa del 2003, quindi il blocco di un'attività formativa che, non dimentichiamolo, faceva parte di un accordo, di un contratto formativo fra il sistema scolastico e della formazione professionale e le famiglie, famiglie particolari, alunni particolari, una sperimentazione difficile, probabilmente anche carica di tanti errori, come capita spesso nelle fasi iniziali di una nuova attività, però rivolta a una parte fondamentale, quella dei giovani, e tra questi a quelli che, di fatto, venivano espulsi dal sistema scolastico.

Non dimentichiamo una cosa: l'espulsione non consiste soltanto nel fatto che il ragazzo vada via e che poi debba essere recuperato acchiappandolo con una fune e riportandolo a scuola. Tutti gli educatori, gli insegnanti, chiunque abbia a che fare con i giovani, sanno che il motivo per cui si va a scuola, il motivo per cui si segue un corso formativo è fondamentale, per cui pur con tutti gli errori che possono anche esserci stati - io non lo so, non ho fatto un'analisi, ma molti segnalano questo - a nessuno può sfuggire che attraverso questa sperimentazione costosa, fatta forse in maniera imprecisa, la Sardegna ha riportato a scuola migliaia di ragazzi, ha dato ad alcuni di loro la licenzia media, e ci sono state testimonianze, decine e decine di testimonianze di famiglie che hanno ringraziato il sistema per questa possibilità che è stata loro data.

Allora, io credo che l'ottica più realistica con cui affrontare questo problema non sia semplicemente quella finanziaria e mi dispiace che la voglia di fare polemica a tutti i costi porti a dire che il problema è a questo punto semplicemente finanziario o a chiedersi da dove sono stati presi i soldi o da dove sono state tratte le poste finanziarie. Il Consiglio regionale in ogni caso non può negare che ha trovato, io ricordo bene, nel 2003, lo ha ricordato il collega Pili, ha trovato con grande sacrificio, nel proprio bilancio, le risorse per avviare questa sperimentazione. Possiamo discutere sul numero dei ragazzi, possiamo discutere sulla qualità del servizio reso, possiamo discutere sulla opportunità o meno di correggere il tiro, ma non possiamo negare che quel contratto con le famiglie, quel contratto formativo va rispettato.

E' per questo che noi non condividiamo l'impostazione che la Giunta ha dato alla questione, e perciò oggi, attraverso questa mozione, abbiamo posto il problema in quest'Aula, che è stata quella di un approccio drastico: "Mancano i soldi, si è sprecato, tutto è andato male, adesso ve lo facciamo vedere noi come si fanno le cose". Io vorrei invitare tutti ad affrontare i problemi davvero con più senso della realtà di fronte a cui ci troviamo.

Noi non dobbiamo dimenticare che la sperimentazione del cosiddetto obbligo formativo appartiene a una fase della riforma che ormai è superata, appartiene alla fase avviata da Berlinguer e dalle leggi successive. Oggi con la legge Moratti abbiamo una nuova prospettiva, non si può neanche parlare di obbligo formativo, si deve parlare di diritto-dovere all'istruzione, si deve parlare di sistema integrato, istruzione e formazione professionale; la tanto vituperata riforma Moratti, che anche oggi è stata criticata dicendo che ha abolito l'obbligo formativo, io inviterei ad essere più prudenti in questi giudizi, non ha assolutamente cancellato l'obbligo formativo, ha addirittura portato da dieci a dodici anni il periodo di obbligo di istruzione, definendolo però diritto-dovere all'istruzione. Stiamo più attenti nei giudizi, credo che sia opportuno, e avviamo il sistema a un'attuazione di quella parte importantissima della riforma che dovrebbe dare al sistema della formazione professionale, integrata con l'istruzione, la stessa dignità dei licei. Questo è l'obiettivo della riforma e questo è l'obiettivo che hanno avuto i Ministri dell'istruzione, da Berlinguer alla Moratti, che ha esattamente, nella legge 53, posto proprio questi principi.

Io credo che un sano realismo, se non si vuole andare a una contrapposizione di sapore ideologico, mi dispiace aver sentito ancora dai banchi dei colleghi della sinistra più sinistra affermazioni che davvero oggi si fa fatica a considerare serie. Cioè spingere oggi la polemica su questa vicenda per mettere in contrapposizione il sistema cosiddetto pubblico con il sistema privato è antistorico. La funzione è pubblica, sia che l'attività educativa la facciano soggetti statali sia che la facciano soggetti non statali!

Vogliamo finalmente accettare questo dato di fatto che è stato riconosciuto da un vostro Ministro, da un Ministro del centrosinistra, che ha fatto una legge sulla parità, che ha affermato questo principio? Questo lo ha affermato il centrosinistra in cui c'eravate anche voi, c'eravate tutti e comunque ora siete in questo sistema. Contrapporre pubblico a privato è sbagliato, la scuola è comunque pubblica. Esiste un patrimonio educativo, formativo, sia nell'ambito scolastico, sia nell'ambito della formazione professionale, in cui ordini religiosi, associazioni di lavoratori, associazioni collegate al mondo sindacale, al mondo delle imprese, hanno dato prova di serietà. Se poi il meccanismo dell'accreditamento ha generato delle possibilità di attività formativa che non è fatta adeguatamente c'è un servizio ispettivo, fatelo funzionare. Ci sono errori da segnalare? Ditecelo, fate nomi e cognomi, ma non sparate sul mucchio! Non si può, caro Presidente, assente in questa discussione, sparare sul mucchio, mettendo sullo stesso livello enti di tradizione formativa ed educativa grandissima, che hanno dato un contributo enorme, supplendo spesso alle assenze del sistema statale, e che oggi hanno il diritto di avere riconosciuta la qualità del lavoro svolto e la qualità del lavoro che possono ancora svolgere, con altri forse avventurieri del sistema della formazione, che nessuno vuole accreditare. Allora riportiamo tutto nell'ambito di una discussione seria, realistica, serena. Io credo che ci siano gli spazi anche per un pronunciamento unitario di questo Consiglio, per dare un'indicazione forte da parte dell'organo legislativo all'Esecutivo di questa Regione, perché rispetti l'impegno assunto con le famiglie e i giovani della Sardegna per dare quindi una prospettiva che, nell'ottica della riforma della scuola, può davvero rendere possibile integrare istruzione e formazione professionale, dando al sistema della formazione la stessa dignità dei licei.

Questa è la grande prospettiva, e io credo che ci sia la possibilità di attuare questa parte della riforma, come in passato sono stati fatti sacrifici finanziari, si possono fare anche adesso e il Consiglio deve dimostrare, in questo, grande responsabilità, ma la devono dimostrare innanzitutto la maggioranza e la Giunta.

PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa.

Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Ricordo all'Assessore che deve contenere il suo intervento entro venti minuti.

SALERNO, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Onorevoli consigliere, onorevoli consiglieri, io ringrazio il Consiglio tutto per questo importante contributo e per questo dibattito del quale ho colto favorevolmente gli accenti unitari e anche gli accenti costruttivi. Ringrazio perché credo che questo sia un problema che meriti un dibattito e un approfondimento di quest'Assemblea. Stiamo parlando infatti dei nostri giovani e in particolare di quelli afflitti da un profondo disagio sociale, economico, a volte da situazioni familiari difficili, e stiamo parlando della possibilità dell'esercizio di un diritto che è stato definito giustamente universale, un diritto che la nostra Costituzione sancisce all'articolo 34 come garanzia di pari opportunità di tutti i cittadini nel territorio dello Stato, un diritto all'istruzione, allo studio, la cui attuazione la Costituzione, all'articolo 117, pone in capo allo Stato. Quindi stiamo parlando di come garantire l'esercizio di questo diritto, di chi lo deve garantire. Noi abbiamo tanti dati negativi in questa Regione, e concordo con l'onorevole Sanna che ha detto che non possiamo parlare di due sistemi che si contrappongono. Purtroppo dobbiamo prendere atto che in questa Regione abbiamo un sistema complessivo della formazione e della scuola che non gode di buona salute, se sono veri i dati sulla dispersione scolastica, se è vero che siamo al diciassettesimo posto in Italia per numero di diplomati e di laureati, se è vero che la stragrande maggioranza dei nostri disoccupati è costituita da manodopera generica, che significa che non ha né un titolo di studio e né una qualifica. Quindi un sistema evidentemente che fin qui non ha dato quei risultati che dovrebbero consentire una crescita profonda della risorsa umana della Sardegna in un'Europa che oggi, con l'abbattimento delle barriere, non ha consentito solo la libera circolazione delle merci, ma anche la libera circolazione delle persone, per cui oltre ad avere un sistema che non garantisce la crescita economica sociale e culturale della nostra regione, noi abbiamo un sistema che non consente di competere come quanto a risorse umane con le regioni più avanzate del nord e dell'Europa, e che invece se continuiamo di questo passo porterà i nostri giovani, i nostri lavoratori a competere esclusivamente con gli immigrati del Terzo Mondo.

Per questo credo che sia stato giusto il dibattito di oggi e che noi parliamo di istruzione e di formazione professionale, ne abbiamo parlato nel nostro programma in modo approfondito io credo, come non credo che ci siano contraddizioni tra l'azione della Giunta e quello che noi abbiamo scritto in merito all'istruzione e alla formazione, affermando che dobbiamo consentire a quella che chiamiamo "risorsa umana", il massimo della crescita culturale e professionale. Non ci sono contraddizioni e la Giunta sta continuando a lavorare in questa direzione per garantire, appunto, il massimo dell'istruzione e della formazione e per garantirla, in particolare, a quei soggetti che si trovano in condizioni svantaggiate all'interno della nostra società. Noi, come è stato da voi ricordato, abbiamo subito in questi anni, nell'ambito di quel principio costituzionale, delle profonde riforme, dalla riforma di Treu alla riforma Berlinguer, alla riforma Moratti, riforme che io politicamente non condivido, però da cittadino e da Assessore, cioè come rappresentante di un'istituzione, concordo con chi ha detto: "Le leggi, anche quando non ci piacciono, le dobbiamo applicare, siamo tenuti ad applicarle".

Abbiamo conosciuto un processo che ha visto man mano realizzare uno smantellamento ed una privatizzazione profonda della scuola pubblica in quel più ampio processo di privatizzazioni che si è avviato negli ultimi vent'anni a livello nazionale, e abbiamo visto il diritto allo studio ridisegnarsi in tre percorsi che, non nell'interpretazione di questo Consiglio, indipendentemente dalle sue maggioranze o opposizioni, ma nella legge, vengono definiti di pari dignità, non si tratta di un'interpretazione della legge, è quanto afferma letteralmente la legge. Tre percorsi che sono il percorso dell'istruzione, quello integrato tra istruzione e formazione e quello dell'apprendistato.

Certo, anch'io avrei preferito il potenziamento della scuola pubblica, anch'io preferirei che tutti i nostri giovani raggiungessero il massimo grado di istruzione, anche perché anche quando si svolgono dei lavori che non sono considerati intellettuali, tra virgolette, chi ha istruzione li svolge sicuramente meglio, e chi ha istruzione in un mondo così complesso come quello attuale è sicuramente in condizioni di difendersi meglio e di realizzare più compiutamente i propri diritti e non solo, di realizzare più compiutamente il suo progetto di vita. Però noi siamo davanti a queste riforme, e la Giunta si è trovata ad affrontare una situazione in qualche modo compromessa ed allo stesso tempo molto complessa.

In Sardegna, come è stato ricordato, noi abbiamo avuto la percentuale più alta di attuazione della riforma Moratti, e quando noi parliamo di risorse non è perché blocchiamo, tagliamo o perché facciamo dei miserissimi conti di bottega, no, è perché, come dicevo prima, l'attuazione di questo diritto è posta in capo allo Stato dalla Costituzione. Queste riforme sono state riforme statali e la loro attuazione deve essere garantita dallo Stato. Questo invece non si è verificato, e per tre anni la nostra Regione, oltre ad avere avuto il primato della maggior percentuale di attuazione della legge, ha avuto anche il primato di essere forse la Regione d'Italia che ha speso più risorse proprie per garantire l'attuazione delle riforme statali. Ha speso tante di quelle risorse anticipando non solo il primo anno della Moratti ma anche i due anni della Berlinguer, che il comitato di sorveglianza dei POR ci ha detto: "Non potete più spendere una lira delle risorse POR". E allora non è che facciamo i conti di bottega, facciamo i conti, giustamente, con le risorse che abbiamo, perché sarebbe stato facile fare come è stato fatto nel passato, prevedere in bilancio un'entrata che non c'era, sulla quale non si aveva certezza, e anticipare continuando ad aggravare il problema del disavanzo.

Noi abbiamo ragionato in modo serio e abbiamo aperto innanzitutto una vertenza forte con lo Stato, rivendicando per la nostra Regione maggiori risorse e non i 5 milioni e 500 mila euro che ci sono stati trasferiti a fronte di un fabbisogno di 95 milioni di euro. Questo abbiamo fatto, e non solo questo, perché sarebbe facile fare solo opposizione nei confronti dello Stato, cosa che io ritengo giusta e doverosa, ma la Giunta non ha fatto solo questo, si è fatta comunque carico di un grande problema che riconosciamo essere di emergenza sociale e anche di emergenza occupazionale, nonostante non fossimo colpevoli o non fossimo responsabili di quanto è successo fino ad oggi, nonostante ci troviamo di fronte ad uno degli accordi peggiori fatti a livello nazionale, che hanno consentito l'inserimento nei corsi di formazione anche dei ragazzini di quattordici anni, responsabilmente abbiamo detto: "Ci troviamo davanti a un'emergenza" e affrontare l'emergenza sociale è, come è scritto nella mozione, un dovere politico della Giunta, anche se non è un dovere istituzionale dare risposta al problema dell'obbligo formativo, perché, ripeto, quel dovere sta ancora oggi, perché ancora non siamo alla devolution, in capo al Governo nazionale e allo Stato nazionale.

Ci siamo trovati quindi in una situazione complessa e compromessa perlomeno sotto tre punti di vista: l'aspetto finanziario, come dicevo prima, una polverizzazione enorme degli enti, una proliferazione abnorme di enti di formazione professionale negli ultimi anni, un accentramento delle attività formative da parte degli enti tutte sull'obbligo, una mancanza di programmazione della normale attività formativa, quella programmazione prevista dalla legge 47 del 1979, e un sistema di accreditamento che non è che non avesse delle regole, ma che non è stato gestito, non è stato controllato a sufficienza. Praticamente vi è stato un affidamento diretto dei corsi agli enti non in base ad un'azione di controllo preventiva seria, ma in base solo alle dichiarazioni che gli enti stessi avevano fatto. Certo, probabilmente il ragionamento di questi giorni è stato molto viziato anche da un giudizio generalizzato sulla formazione professionale. Io credo che le generalizzazioni...

PRESIDENTE. Mi scusi un attimo, Assessore. Se è necessario sospendere per cinque minuti la seduta dopo l'intervento dell'Assessore, la sospendiamo, però ora invito i colleghi a prendere posto.

SALERNO, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Dicevo che le generalizzazioni non servono mai, in nessun caso e in nessuna situazione, e noi abbiamo la responsabilità non di generalizzare ma di verificare e controllare con attenzione quello che succede, e di utilizzare gli strumenti che abbiamo, anche amministrativi, per andare a una verifica seria della situazione, però come spesso accade, e io l'ho detto anche agli enti, ai sindacati, la moneta cattiva scaccia quella buona, e allora è anche facile fare di tutta un'erba un fascio Io credo che, nonostante il mio giudizio politico sulla riforma, è vero che alcuni risultati ci sono stati, lo ammetto, perché togliere 912 ragazzi dalla strada, consentirgli insieme alla scuola, perché questo è un dato da precisare, insieme alla scuola, di conseguire la terza media, oppure vedere che 416 ragazzi già dal primo anno hanno fatto le passerelle e quindi sono passati dal sistema della formazione al sistema della scuola, credo che siano dei risultati positivi. E in ogni caso noi ci siamo trovati, per quanto riguarda i giovani, davanti a dei costi importanti, enormi oserei dire, che oggi anche il Ministro nella sua lettera al Presidente della Regione dice essere eccessivi; bisogna ridurre i costi e il numero dei corsi. Questo ci dice il Ministro, probabilmente nascondendosi dietro un dito dopo che ha fatto tanti bei complimenti alla Sardegna negli anni precedenti per la così alta percentuale di adesione al suo progetto di riforma. Oggi lo nega. Ci siamo trovati dinanzi a 4110 ragazzi che avevano frequentato il primo anno e che avevano conseguito un diritto alla prosecuzione dei corsi, e ci siamo trovati davanti ad altri 5880 ragazzi che avevano chiesto l'iscrizione al primo anno. Nonostante la mancanza di copertura finanziaria da parte dello Stato, c'è comunque la volontà politica di dare risposta all'emergenza sociale e all'emergenza occupazionale, questo è stato l'atteggiamento della Giunta.

Certo, qualcuno ci ha detto: "Non avete ancora deliberato", ma fare una delibera non costa molto, onorevole Sanna, non ci vuole granché, la delibera si può fare e si può anche approvare, però noi non abbiamo voluto fare un atto di imperio, noi sui problemi aperti abbiamo voluto aprire un confronto ed un confronto serio con gli enti e con i sindacati, un confronto serrato che si è svolto in diverse riunioni e che è ancora in corso, perché insieme vogliamo democraticamente trovare la giusta soluzione. Abbiamo coinvolto la scuola, abbiamo coinvolto nell'ultima riunione di venerdì scorso le forze sociali, i rettori delle università; cioè, abbiamo un confronto aperto, non c'è niente di definito.

Credo che abbiamo agito in modo corretto, in modo aperto, e abbiamo anche detto, però, quali sono le nostre idee, che cosa pensiamo; abbiamo detto che è necessaria una profonda innovazione, una razionalizzazione del sistema, abbiamo detto che occorre razionalizzare e riqualificare la legge numero 42. Abbiamo detto che preferiremmo che i nostri ragazzi avessero un'istruzione migliore, più elevata, piuttosto che fare una scelta in modo così precoce, però non abbiamo detto che obbligheremo i ragazzi a fare una scelta, perché è vero, quella è una libera scelta dei ragazzi e delle famiglie, prevista dalla norma; però abbiamo detto che faremo in modo di incentivare, di promuovere, di fare tutte le azioni possibili perché i ragazzi tornino alla scuola e tornino al sistema dell'istruzione. Abbiamo detto che bisogna fare un nuovo accordo, abbiamo detto che i ragazzini di quattordici anni devono tornare a scuola e conseguire la licenza media nella scuola.

PRESIDENTE. Assessore, ha ancora qualche secondo per chiudere.

SALERNO, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Abbiamo detto che bisogna mantenere alta la vertenza con lo Stato, perché questa è una battaglia di prospettiva, anche per quelli che sono gli argomenti all'ordine del giorno del nostro Parlamento. Non vogliamo assolutamente cancellare la formazione professionale in Sardegna. Siamo convinti che la formazione professionale sia uno strumento strategico delle politiche attive del lavoro, e questo è confermato anche da tutte le politiche a livello comunitario, tant'è che noi abbiamo risorse importantissime per la formazione professionale nel Fondo sociale europeo e nei POR.

Abbiamo detto però che bisogna riappropriarsi del ruolo pubblico della programmazione, non solo la programmazione dello sviluppo economico e sociale, ma anche dell'attività formativa in coerenza con lo sviluppo economico e sociale della nostra regione. Quindi attuare le leggi numero 42 del 1989 e 47 del 1979, ma migliorandole, fare nuovamente programmazione e migliorare i due sistemi. Scuola e formazione insieme devono fare un salto di qualità perché...

PRESIDENTE. Assessore, la prego di chiudere.

SALERNO, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Non vogliamo contrapposizioni, bisogna salvaguardare la peculiarità dei due sottosistemi per costruire insieme un unico sistema attraverso anche un'unica legge di riordino che preveda un insieme di percorsi che collaborano e si incrociano e che a volte camminano anche separatamente, però sempre per rispondere alle esigenze non solo dei giovani ma dei lavoratori tutti, che preveda la formazione continua nell'accezione più ampia del termine, per garantire quella crescita culturale e professionale della nostra risorsa uomo senza la quale non possiamo garantire un futuro migliore per la nostra Isola.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, su che cosa intende intervenire?

MARROCU (D.S.). Chiedo i cinque minuti di sospensione che lei aveva preannunciato.

PRESIDENTE. Se non ci sono osservazioni sospendo per cinque minuti la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 24, viene ripresa alle ore 20 e 47.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Sono stati presentati due ordini del giorno, prego il Segretario di darne lettura.

MANCA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA sull'avvio dell'anno formativo 2004-2005 dei percorsi sperimentali dell'obbligo formativo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sulla mozione n. 9 concernente la mancata predisposizione dell' obbligo formativo;

PREMESSO che con la riforma Moratti si è generata la situazione in cui versa il sistema dell'obbligo formativo in Sardegna anche perché ha rinviato alle regioni la responsabilità dei percorsi sperimentali del diritto-dovere all'istruzione, anticipando la scelta dei ragazzi a 14 anni, senza una copertura economica adeguata;

CONSIDERATO che lo Stato, con la riforma Moratti, ha prodotto la scelta precoce di uno dei due canali (dell'istruzione o della formazione) e la riduzione dell'obbligo scolastico e che in Sardegna non si è costruito un sistema di istruzione-formazione unitario e, insieme, integrato, con la possibilità seriamente organizzata di transitare da un canale all'altro;

CONSIDERATO che la domanda di formazione è stata anche favorita da un'offerta affidata direttamente agli enti formativi, anche per la mancata approvazione della legge sulla riforma dei servizi per l'impiego;

EVIDENZIATO che l'esigenza di formazione era conosciuta dal Ministero che prevedeva 7.600 ragazzi in base alla percentuale nazionale di dispersione, ben più bassa di quella regionale sarda e che doveva da subito essere avviata una vertenza con lo Stato, sulle risorse e sugli strumenti;

RIMARCATO che l'obbligo formativo non coincide con il sistema della formazione professionale, i cui compiti sono strettamente legati allo sviluppo socio-economico della Regione;

CONSIDERATO che il sistema della formazione professionale deve essere riformato per dare risposte più efficienti alle esigenze dello sviluppo socio-economico dell'isola;

RIMARCATO che il sistema formativo necessita di soluzioni distinte per l'emergenza e le prospettive e che nessuno dei ragazzi che ha manifestato l'esigenza di formazione quest'anno deve restare senza risposta,

impegna la Giunta regionale

1) a proseguire nella vertenza con lo Stato per i finanziamenti necessari ai percorsi sperimentali e ad avviare una vertenza complessiva perché il Governo nazionale aumenti i fondi a disposizione dell'istruzione e della formazione in Sardegna sino alla definizione di una intesa Stato-Regione specifica sul tema delle risorse umane;

2) ad operare perché si definisca rapidamente:

a) un modello di accreditamento dei soggetti formativi più selettivo con un sistema di vigilanza e di verifica terzo;

b) un percorso di riforma che realizzi un sistema competitivo della formazione professionale in Sardegna trasparente, efficiente e guidato dalle linee di sviluppo della Regione;

c) un sistema integrato scuola-formazione selezionando soggetti e modelli di qualità;

d) un piano straordinario di recupero all'istruzione dei tanti ragazzi che in Sardegna hanno abbandonato il sistema scolastico;

3) a predisporre l'avvio immediato dei percorsi sperimentali operando per la razionalizzazione delle attività e dei costi necessari per l'espletamento nel sistema formativo garantendo la massima qualità per i ragazzi;

4) a rafforzare il ruolo e la nuova centralità della Regione e del suo impegno nei confronti della scuola, in relazione ai nuovi compiti della riforma del Titolo V della Costituzione, operando per il potenziamento delle risorse economiche, la riqualificazione degli spazi e delle strutture di apprendimento e la formazione continua delle risorse umane. (1)

ORDINE DEL GIORNO DEDONI - PISANO - CASSANO - VARGIU - LA SPISA - OPPI - LADU - SANNA MATTEO - PILI - RANDAZZO - AMADU - SANJUST - CAPELLI - MURGIONI - Sanciu sull'avvio dell'anno formativo 2004-2005 dei percorsi sperimentali dell'obbligo formativo.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che il sistema della formazione professionale deve essere riformato per dare risposte più efficienti alle esigenze dello sviluppo socio-economico dell'isola;

RIMARCATO che il sistema formativo necessita di soluzioni distinte per l'emergenza e le prospettive e che nessuno dei ragazzi che ha manifestato la esigenza di formazione quest'anno deve restare senza risposta,

impegna la Giunta regionale

1) a proseguire nella vertenza con lo Stato per i finanziamenti necessari ai percorsi sperimentali e ad avviare una vertenza complessiva perché il Governo nazionale aumenti i fondi a disposizione dell'istruzione e della formazione in Sardegna sino alla definizione di una intesa Stato-Regione specifica sulla tema delle risorse umane;

2) ad operare perché si definisca rapidamente:

a) un modello di accreditamento dei soggetti formativi più selettivo con un sistema di vigilanza e di verifica terzo;

b) un percorso di riforma che realizzi un sistema competitivo della formazione professionale in Sardegna trasparente, efficiente e guidato dalle linee di sviluppo della Regione;

c) un sistema integrato scuola-formazione selezionando soggetti e modelli di qualità;

d) un piano straordinario di recupero all'istruzione dei tanti ragazzi che in Sardegna hanno abbandonato il sistema scolastico;

3) a predisporre l'avvio immediato dei percorsi sperimentali operando per la razionalizzazione delle attività e dei costi necessari per l'espletamento nel sistema formativo garantendo la massima qualità per i ragazzi;

4) a rafforzare il ruolo e la nuova centralità della Regione e del suo impegno nei confronti della Scuola, in relazione ai nuovi compiti della riforma del Titolo V della Costituzione, operando per il potenziamento delle risorse economiche, la riqualificazione degli spazi e delle strutture di apprendimento e la formazione continua delle risorse umane. (2)

PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Dedoni di avere rinunciato alla replica. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

SALERNO, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. La Giunta accoglie l'ordine del giorno numero 1.

PRESIDENTE. E il numero 2?

CAPELLI (U.D.C.). E' uguale.

CUGINI (D.S.). Non è uguale, è sostanzialmente diverso.

SALERNO, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Non lo accogliamo.

PRESIDENTE. Grazie Assessore.

Poniamo in votazione l'ordine del giorno numero 1.

DEDONI (Riformatori). Chiedo la votazione nominale.

PRESIDENTE. Chi appoggia la sua richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LOMBARDO, PILI, PISANO, CASSANO, ATZERI, CAPELLI, OPPI.)

PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Presidente, riteniamo sia necessario chiedere…

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, può lasciare il suo posto al collega Pili? E' in corso la sostituzione dei microfoni, questo è il motivo del loro non funzionamento.

PILI (F.I.). Noi chiediamo la votazione per parti perché non riteniamo opportuno che su questo tema vengano sollevate polemiche di natura politica, e quindi abbiamo presentato un ordine del giorno che nella sostanza è unitario, prevede nel dispositivo finale l'immediato avvio dei corsi così come abbiamo chiesto, però dal nostro ordine del giorno è stralciata tutta la premessa politica, non solo perché non la condividiamo, ma perché riteniamo che su un tema così occorra mettere da parte le divisioni politiche.

Chiediamo quindi di votarlo per parti.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, in che modo?

PILI (F.I.). La prima parte comprende la premessa dell'ordine del giorno numero 1 - Marrocu e più - fino agli ultimi due capoversi esclusi, prima della parola "considerato"; la seconda parte dell'ordine del giorno è analoga a quella contenuta nell'ordine del giorno presentato dai colleghi Dedoni, Pisano e più, pertanto può essere votata separatamente. È chiaro?

PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Sarebbe stato importante conoscere la motivazione del parere dell'Assessore, perché la Giunta ha differenziato i pareri espressi sui due ordini del giorno che sono sostanzialmente uguali, nel dispositivo sono uguali, per cui su questo argomento vi poteva essere anche l'espressione non di un voto a maggioranza così come abbiamo rimarcato negli interventi in quest'Aula, ma di un voto unitario.

La premessa politica, come ben spiegato da chi è intervenuto prima di me, noi non la condividiamo in quanto riteniamo che la valenza di quest'ordine del giorno sia nel dispositivo; perciò, siccome abbiamo discusso, ognuno cercando di evitare differenziazioni ideologiche su un tema di questo genere, e anzi facendo uno sforzo per trovare l'unità per impostare un lavoro di concerto fra opposizione e maggioranza, sarebbe stato opportuno conoscere invece dettagliatamente le motivazioni del parere della Giunta, che già nell'intervenire ha anche espresso valutazioni di tipo politico che magari sarebbe stato opportuno tralasciare, limitandosi a un parere strettamente tecnico. Così come noi riteniamo che i contenuti degli ordini del giorno presentati siano perfettamente sovrapponibili se evitiamo una contrapposizione politica che non abbiamo ricercato in quest'Aula.

Credo che il problema della formazione scolastica dei giovani, sia un problema sul quale non possiamo avere dei distinguo. Tutti abbiamo condiviso la premessa: c'è un sistema che non funziona, c'è un sistema che va rivisitato. Il fatto che abbiamo parlato tanto in quest'Aula di giovani espulsi dalla scuola, già costituisce un giudizio. Quando un giovane è espulso dal sistema scolastico vuol dire che il sistema scolastico ne ha la responsabilità, che il sistema sociale ne ha la responsabilità, ed è responsabilità politica non consentire che questo avvenga. Certo, fa un po' riflettere il fatto che si siano ricordati l'articolo 34 e l'articolo 117 della Costituzione, cosa che si condivide per carità. Certo, si dovrebbe condividere soprattutto il 117 con coerenza anche quando si affrontano altri temi, come la tutela ambientale e l'urbanistica, per i quali il 117 stabilisce quali sono le competenze dello Stato e quelle della Regione; mi sembra che in qualche altro provvedimento, che discuteremo in seguito, il 117 non sia stato sicuramente rispettato.

In qualche intervento il sistema della formazione è stato dipinto come recupero di ragazzi socialmente emarginati. Il sistema della formazione non è un riformatorio. Noi dobbiamo tendere ad un sistema di formazione che riabbia pari dignità rispetto a quello dell'istruzione. Ricordo che nel 2000, allora avevo l'onore di presiedere la Commissione Ottava, si discuteva di questo. Io non condivido, per esempio, ma lo vedremo se avremmo occasione di discutere la riforma della legge numero 1, che si attribuisca la competenza in materia di formazione all'Assessorato del lavoro, la formazione è già cambiata, la formazione è una competenza, a mio avviso, che oggi deve transitare nell'istruzione.

Ci sono tanti punti su cui ci possiamo differenziare in materia di riforma della formazione, ma nel merito del dispositivo dei due ordini del giorno credo che non ci sia sostanziale differenza. Noi voteremo sicuramente contro la prima parte dell'ordine del giorno numero 1 e a favore della seconda parte dello stesso ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, vorrei ricordare all'Aula che normalmente, per consuetudine, per prassi, quando si accolgono o si respingono gli emendamenti non si esplicitano le motivazioni.

Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, se i decani del Consiglio lo consentono, vorrei annunciare l'astensione della componente sardista sulla prima parte di ambedue gli ordini del giorno perché sono venati da funambolismi politici che appartengono al centrosinistra e al centrodestra. Siccome noi non apparteniamo a nessuna di queste formazioni, siamo obbligati ad astenerci sulle premesse. Ma sul dispositivo finale voteremo a favore e lo approveremo perché sia il centrosinistra che il centrodestra impegnano la Giunta regionale con motivazioni condivisibili e di ciò siamo contenti perché abbiamo cercato l'unità, e qui c'è, nella parte finale.

PRESIDENTE. Quindi onorevole Atzeri, lei si astiene in questa votazione? Perfetto.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Matteo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Intervengo per annunciare il voto contrario sulla prima parte e positivo sulla seconda, da parte del Gruppo di Alleanza Nazionale. Sinceramente mi sarei aspettato e mi aspettavo dopo questo dibattito, che ho seguito con grande attenzione, se non altro per l'importanza dell'argomento, una convergenza di intenti da parte di tutte le forze politiche presenti in questa Assise regionale.

Dal dibattito è emerso chiaramente che la soluzione del problema sta in una seria concertazione, Assessore, con le forze sociali, con i sindacati, con gli enti di formazione, una concertazione che a mio avviso, e non solo a mio avviso, comunque è mancata. Per questo motivo noi voteremo contro la prima parte e positivamente la seconda parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Per noi il dispositivo finale e gli impegni per la Giunta scaturiscono da quelle premesse e da quelle considerazioni che anticipano gli impegni politici. Senza quelle premesse e senza quelle considerazioni e senza quello che abbiamo evidenziato nella prima parte, non avrebbero senso gli impegni politici che chiediamo alla Giunta di assumere. Quindi prendiamo atto, e ci fa piacere, che il centrodestra ritiri la mozione, addivenga ad un documento che in gran parte, anzi negli impegni e nel dispositivo sia quello che il centrosinistra ha presentato, e quindi comunque si è arrivati ad uno sforzo unitario nel finale, tenendo presente che però gli impegni che noi abbiamo inserito nella parte finale per noi scaturiscono proprio da quelle considerazioni e da quelle premesse che sono parte integrante del documento e che ci consentono di chiedere poi alla Giunta di assumersi quegli impegni. Per cui, ovviamente, voteremo a favore di tutto l'ordine del giorno numero 1, credo che poi l'ordine del giorno numero 2 per la parte che è comune si considererà assorbito dal numero 1 mentre la parte restante decadrà nel momento in cui sarà approvato il primo ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Dicevo prima, a microfono spento, che mi pentivo di non aver preso la parola per la replica, infatti per lo spirito unitario con cui questo dibattito di oggi si è concluso io auspicavo che si trovasse una posizione unanime. Credo che né la mozione, né l'ordine del giorno presentati da noi, contenessero alcuna speculazione politica, ma avevano solo lo scopo di provocare un dibattito, di affermare la necessità che in quest'Isola i giovani avessero delle opportunità diverse dal solito canale della scuola che pur meritevole in tutte le sue articolazioni, presenta qualche deficienza.

Qualcuno ha voluto provocare una contrapposizione politica anche in questa circostanza, ne traiamo le conseguenze, abbiamo visto comunque che il percorso finale è comune, vediamo che la parte finale del documento impegna in maniera unitaria la Giunta ad un determinato comportamento. Ci uguriamo che ad un dibattito del genere in altra circostanza sia presente il Presidente e, perché no, l'Assessore della pubblica istruzione che tanto ha fatto e tanto ha detto anche in questa circostanza e non si è presentata a questa puntuale verifica sull'azione dell'Esecutivo che riguarda la pubblica istruzione in misura egualmente importante rispetto al lavoro. Ma devo anche aggiungere, onorevole Sanna Francesco, che i danari ci sono se si vogliono trovare, perché erano quei danari destinati alla formazione continua a livello nazionale, che probabilmente non sono stati acquisiti perché durante il periodo delle elezioni in Sardegna, non si è continuata l'attività amministrativa ordinaria. L'attribuzione di tali finanziamenti coinvolge oltre al Ministero della pubblica istruzione anche il Ministero del lavoro, e credo che sarà opportuno e necessario aprire un tavolo di confronto serio in modo che tutti compartecipiamo a queste opportunità per garantire alla Sardegna le possibilità di uno sviluppo reale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Dichiaro il mio voto favorevole all'ordine del giorno numero 1, e vorrei rimarcare come gli impegni previsti per la Giunta siano il risultato di una discussione che si è compiuta nell'ottica della chiarezza, in funzione della definizione del ruolo di tutti i soggetti che sono chiamati ad assicurare la buona e razionale gestione del trinomio istruzione - formazione - lavoro, nel senso che la confusione, ed ecco la ragione delle premesse, origina false competizioni e, anziché determinare le condizioni migliori per uno sforzo unitario, si rischia di dividere anche in una regione come questa che pure ha bisogno dello sforzo comune e della partecipazione di tutti.

Ritengo che la minoranza in questo Consiglio abbia assunto un comportamento pregevole sia per le forme in cui ha condotto il dibattito sia rispetto agli esiti e mi auguro che questo sia possibile farlo in tutte le circostanze in cui si affrontano i problemi veri della nostra regione, dei nostri giovani, del nostro popolo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi. Nell'intervento dell'Assessore si è sentito "abbiamo detto, abbiamo detto, abbiamo detto, abbiamo detto", per undici volte, però non ho mai sentito "abbiamo fatto", anzi, una cosa è stata fatta, anche se non si è detto di averla fatta, cioè quella di chiudere i corsi di formazione professionale e dell'obbligo formativo.

A me sembra strano che quando in questo Consiglio si raggiunge un'unità di intenti su qualcosa che bisogna fare nell'interesse dei giovani sardi ai quali viene impedito qualsiasi iter scolastico, posto che l'abbandono scolastico è quello che è, come avrebbe detto Pazzaglia, non è pensabile che noi dobbiamo contrastare questa unitarietà di intenti e che la Giunta si rifiuti di accogliere il dispositivo finale di due ordini del giorno che sono assolutamente, non dico identici ma quasi. Posso capire che ci siano volontà politiche che l'Assessore ha rimarcato più di una volta nel suo intervento esprimendo giudizi politici che non le si confanno in quanto è un assessore tecnico, e posso anche capire che possa avere motivazioni di fondo personali, ideologiche, ma non che ci si rifiuti di esprimersi a favore di un dispositivo finale sul quale tutti concordiamo. Certo, a voi fa comodo ricordare che Mao Tse Tung diceva che non era importante il colore del gatto, ma soltanto quello che il gatto faceva, cioè che acchiappasse i topi.

CUGINI (D.S.). E' morto anche il gatto.

LIORI (A.N.). Tu Cugini stai buono che ancora non ti hanno fatto Assessore anche se dai le direttive all'Assessore, per adesso sei soltanto Assessore in pectore.

Credo che solo per la nostra buona volontà comunque voteremo con la maggioranza il dispositivo finale del loro ordine del giorno, che è coincidente con quello del nostro; è una cosa assurda pensare che ci si contraddica nell'arco di pochi minuti votando contro un dispositivo finale di un ordine del giorno che si è approvato poco prima soltanto perché è stato presentato da un'altra forza politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Intervengo brevemente per dire che voterò contro il primo ordine del giorno, invece a favore del secondo, e per dire, rivolgendomi alla Giunta, soprattutto a Lei Assessore, ma anche al Presidente che non è presente, che da chi si è presentato agli elettori come l'antipartito e come chi sarebbe uscito dai luoghi comuni che purtroppo sono spesso presenti nelle cose che viviamo quasi quotidianamente nella politica, mi sarei aspettato un comportamento consequenziale e non gli atteggiamenti che invece vengono riproposti quotidianamente qua dentro ed anche fuori da questo Palazzo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazioni di voto . Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Voterò, così come ha detto il presidente di Gruppo onorevole Marrocu, a favore dell'ordine del giorno numero 1, e sostengo che l'ordine del giorno che abbiamo presentato noi è politicamente diverso da quello che hanno presentato i colleghi del centrodestra, tenendo presente, Presidente, che noi siamo in presenza di un disavanzo, per quanto riguarda la situazione finanziaria della Regione, di quattro miliardi di euro, un disavanzo che si è determinato in questi anni.

La premessa del nostro ordine del giorno contiene una affermazione precisa, cioè che occorre spendere delle risorse per la formazione professionale ed occorre spenderle bene; c'è un giudizio politico, comprendo perfettamente che chi ha avuto responsabilità dirette in Giunta, o responsabilità dirette nella gestione dell'Assessorato, e pertanto una conoscenza particolare della situazione, possa pensarla diversamente da me. Insomma, è giusto che chi la pensa diversamente sostenga anche le proprie opinioni. Sono due ordini del giorno sostanzialmente diversi, e aggiungo materialmente diversi, perché noi ci rivolgiamo ai ragazzi e ci rivolgiamo al sistema formativo ed anche agli insegnanti che nei prossimi giorni saranno chiamati dalle loro organizzazioni sindacali a scioperare contro la riforma Moratti, noi parteciperemo a quelle manifestazioni perché siamo di centrosinistra, perché sosteniamo gli insegnanti, perché abbiamo una linea politica sulla formazione differente dalla vostra, e nella premessa diciamo tutto questo.

L'altro ordine del giorno è copiato dal primo, è un ordine del giorno che non ha genitori, è figlio di nessuno ed allora penso che sia giusto che colleghi del centrodestra, se verrà posto in votazione se lo votino, però certamente noi non siamo disponibili a votare per parti, ma daremo un voto unico a favore dell'ordine del giorno numero 1. Poi sul fatto che il dibattito sia stato unitario, non sia stato unitario; io volevo dire ai colleghi del centrodestra, che ho ascoltato tutti gli interventi e ne ho apprezzato diversi, ma alcuni non li ho apprezzati non tanto per quello che hanno detto ma per il tentativo di nascondere responsabilità, anche responsabilità dirette, aggiungo ancora anche responsabilità personali. Ed allora penso che sia giusto differenziare le responsabilità perché stiamo differenziano la prospettiva. Quindi voterò a favvore dell'ordine del giorno numero 1 e se lo dovessimo votare, voterò contro questo ordine del giorno copiato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io non sarei dovuto intervenire, ma credo che possa essere utile, innanzitutto per rispondere ad alcune affermazioni fate poc'anzi. Noi parliamo sempre di problemi, di responsabilità; per quanto ho modo di ricordare nel corso delle varie legislature e con il succedersi delle diverse giunte di centrosinistra, e forse anche di centrodestra, si diceva, ma non ho elementi per confermare questa voce, che ogni Assessore di turno praticamente creasse un proprio ente di formazione professionale, ma non voglio entrare nel merito di ciò. Su questo argomento sono stati fatti molti funambolismi dialettici che non servono; vi è un primo ordine del giorno, poi vi è un secondo ordine del giorno in parte coincidente, ma credo che sia inutile perché dopo l'approvazione del primo verrà considerato in parte decaduto.

Io voterò contro i primi cinque capoversi, voterò a favore dal sesto capoverso in giù; è evidente che abbiamo delle posizioni diverse, siccome l'ordine del giorno in votazione contiene alcune valutazioni politiche, c'è chi le difende e chi ha motivo di non difenderle; praticamente siamo divisi solo su questo punto. Non si può pretendere che il centrodestra voti il vostro ordine del giorno o che il centrosinistra stralci la premessa che è parte integrante del proprio ordine del giorno, che credo che sia sbagliato nella sua impostazione. Quindi, per quanto ci concerne, noi del primo ordine del giorno voteremo a favore soltanto della parte che va dal sesto capoverso in poi. Non devo insegnare al Presidente il suo mestiere, credo che una volta che abbiamo approvato tutti quanti dal sesto capoverso in giù, il secondo ordine del giorno decada automaticamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, sono un po' deluso da questo esito finale del dibattito anche perché, sinceramente, mi sarei aspettato un approfondimento diverso ed anche perché credo che l'interesse da parte della maggioranza e della Giunta non sia commisurato all'importanza dell'argomento che stiamo trattando. Abbiamo sentito gli interventi della maggioranza, sono stati molto limitati, ma quello che mi preoccupa di più, è che oggi non è presente il Presidente della Giunta regionale, non è presente l'Assessore della pubblica istruzione, l'Assessore del lavoro è stato lasciato da solo. Credo che anche il tipo di impostazione che si sta dando all'ordine del giorno non rispecchi le nostre posizioni, anche perché, se vogliamo proprio entrare nel merito di quanto sostenuto nei primi cinque capoversi della premessa in cui si scaricano sulla Moratti problemi che sono anche di questa maggioranza, credo che la Moratti abbia fatto un errore di fondo, che è quello di non avere cestinato la riforma del ministro Berlinguer e quella di Treu ancora prima, e di fare una cosa completamente nuova. Purtroppo quando si ha a che fare con una cosa che è nata male poi alla fine anche le correzioni diventano mal fatte; credo che la responsabilità del ministro Moratti sia veramente questa. Però ricordo all'onorevole Cugini, che dice che questi tagli, questi provvedimenti sono dovuti all'indebitamento della Regione, che ciò può essere anche vero, lui parla di quattro milioni di euro di indebitamento della Regione in questi anni, però non dice da quando è iniziato questo indebitamento.

(Interruzioni)

Lo dovresti dire! Lo dovresti dire, perché altrimenti sembra che l'indebitamento sia iniziato adesso, e non prima.

Comunque mi dispiace, una volta passavano i bigliettini alla Giunta per indicarle come doveva esprimersi, oggi si suggeriscono le risposte agli Assessori. Mi dispiace molto, mi aspettavo qualcosa di più dal dibattito che c'è stato stasera e da quello che sta emergendo. Pertanto, per quanto ci riguarda, noi voteremo contro la prima parte, voteremo a favore della seconda parte che mi sembra più propositiva anche se, viste le premesse, probabilmente forse sarebbe stato necessario formularla diversamente. Chiudo dicendo che voteremo il secondo ordine del giorno e saremo nettamente contrari alla prima parte del primo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, devo recuperare ancora il fiato che ho perso nell'assistere alla sceneggiata finale di questa discussione.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, ha già fatto la sua dichiarazione. Onorevole Cugini!

CUGINI (D.S.). Ma dovresti vergognarti.

LADU (Forza Paris). Ma vergognati tu!

PRESIDENTE. Sospendo i lavori per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 21 e 21, viene ripresa alle ore 21e 23.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa.

LA SPISA (F.I.). Il numero che ci hanno offerto alcuni nostri colleghi ci ha permesso di riprendere il buonumore dopo le dichiarazioni e il comportamento tenuto dalla maggioranza e dalla Giunta a conclusione di questo dibattito, che è partito da una mozione del centrodestra, della opposizione, che segnalava un problema sentito, diffuso in tutta la Regione, in tutto il sistema della formazione professionale e della scuola e che, non dimentichiamolo, aveva anche suscitato, tutti lo sanno, forti malumori anche all'interno della maggioranza. E che si conclude, permettetemi di dirlo, non per polemica, ma per realismo, con una buona dose di ipocrisia da parte dei colleghi della maggioranza, che con questa premessa politica, che non è collegata in termini consequenziali con il dispositivo, collega Marrocu, è soltanto una copertura ideologica che contiene una buona dose di faziosità e anche una assai scarsa onestà intellettuale, perché nelle premesse che noi non condividiamo, ed è per questo che non le approviamo, sono contenuti proprio degli errori, delle bugie, permettetemi di dirlo.

Quando si afferma che la riforma Moratti riduce l'obbligo scolastico si dice una bugia, non è vero! La riforma Moratti porta l'obbligo scolastico a dodici anni, non lo riduce, definendo il diritto-dovere all'istruzione. Questo lo direte ancora forse nelle piazze insieme a sindacalisti o funzionari di partito che hanno l'obbligo di dire che la riforma Moratti è male e non hanno avuto il coraggio di dire che la riforma Moratti ha colto alcune cose buone della riforma Berlinguer, perché se c'è una differenza nel mondo politico, ce ne sono tante, ma una di queste differenze è che alcune parti politiche hanno il coraggio, l'onestà e la lealtà di riconoscere le cose buone che gli avversari fanno, e nella riforma Berlinguer c'erano alcune cose buone che la legislazione successiva ha ripreso e sviluppato. Attribuire alla riforma Moratti tutti i danni alla scuola, al sistema formativo, accusarla della mancanza di integrazione tra sistema dell'istruzione e sistema della formazione, come voi dite, è affermare una falsità. Ci sono provvedimenti in itinere che completeranno questo iter, pur con grandi difficoltà noi crediamo che questa riforma andrà in porto e ci consola almeno il fatto che il ministro Moratti - che ha fatto una buona riforma che ha proseguito un iter buono, una riforma che contiene cose buone e meno buone, ma che comunque sta portando il sistema scolastico finalmente a riconoscere la centralità dell'alunno, la centralità della persona che deve imparare, che deve essere educata, come il fondamento di ogni riforma della scuola, del sistema della formazione, del sistema educativo - sicuramente non si lascerà intimidire da questo ordine del giorno e dalle vane parole contenute in questa premessa.

In ogni caso noi voteremo contro i primi cinque capoversi della premessa e invece a favore, per senso di responsabilità, per solidarietà con chi oggi vede a rischio la propria esperienza formativa, della parte restante dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Generalmente non piace al sottoscritto animare polemiche, però ebbi modo, nella precedente legislatura, di dire all'onorevole Cogodi: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra". Oggi mi sento costretto a rivolgere lo stesso monito all'onorevole Cugini, con senso di amicizia. Troppo spesso accade che qui si facciano illazioni, accuse velate, troppo spesso si parla di cose fuori luogo e allora l'onorevole Cugini non può dire: "Si vota il numero 1 e basta" e poi aggiungere che qui c'è gente che in forma diretta ha interesse alla formazione. Ecco il senso del "chi è senza peccato scagli la prima pietra". Quando lancia queste accuse, onorevole Cugini, bene farebbe a dire nomi e cognomi, anche perché non tutti possiamo essere indicati come persone, passatemi il termine, interessate agli enti di formazione. Troppo spesso, onorevole Cugini, lei cerca - glielo dico amichevolmente - di mettere il centrodestra in cattiva luce. Io dico, avete amministrato voi e avete fatto dei danni, noi abbiamo cercato di correggerli e oggi state cercando di correggere i danni che noi abbiamo fatto negli ultimi cinque anni, però non è neanche giusto dire che abbiamo aumentato l'indebitamento di quattro miliardi.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Questi sono i dati.

CAPPAI (U.D.C.). Le ricordo che le alleanze trasversali in quest'Aula, approfittando del voto segreto, spesso e volentieri hanno costretto la Giunta di centrodestra a subire anche scelte che hanno aumentato l'indebitamento. Non me ne voglia, anche il rifinanziamento della legge 37 è stato approvato con votazione a scrutinio segreto. Non mi correggerà, avevate proposto addirittura il raddoppio di quello che avevate chiesto in Commissione, 600 miliardi di indebitamento reperiti tramite il ricorso ad un mutuo. Quindi, onorevole Cugini, non si possono fare simili illazioni alla fine di un dibattito che secondo me è stato produttivo, interessante e che ci ha visti poi anche arrivare, nella parte finale dell'ordine del giorno, a una posizione unitaria, per cui la invito, amichevolmente, glielo ripeto, d'ora in avanti a non fare illazioni e a denunciare chi ha sbagliato senza sparare nel mucchio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Si parla di responsabilità politica.

CAPPAI (U.D.C.). Lascia perdere!

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, intervengo per annunciare che voterò a favore della mozione numero 2 e voterò a favore del dispositivo della mozione numero 1.

PRESIDENTE. Onorevole Pisano, non è in votazione l'ordine del giorno numero 2.

PISANO (Rif. Sardi). Annuncio correttamente il mio voto favorevole al dispositivo della mozione numero 1, voterò contro, invece, la premessa.

Approfitto di questa dichiarazione di voto per ringraziare, ma lo faccio davvero con grande sincerità, tutto il Consiglio regionale, in particolare il centrosinistra, che in questo momento, attraverso una forma e un contenuto tratti da un dizionario che io non conosco, mostra effettivamente molta ipocrisia e vuole dimostrare che il risultato è quello auspicato dai diecimila ragazzi che oggi sono fuori dal sistema dell'obbligo formativo e dai cinquemila operatori che naturalmente attendevano questo momento. Oggi è il 19 ottobre, siamo a distanza esatta di un mese da quando il problema dell'obbligo formativo si è presentato qui in Sardegna; i Riformatori sardi hanno voluto porre politicamente, con una mozione, in termini formali e sostanziali naturalmente, all'attenzione di tutta la Sardegna questo gravissimo problema, e noi non possiamo che compiacerci per come il problema alla fine viene comunque risolto.

Devo dire di più, il secondo ordine del giorno, che appunto non verrà probabilmente votato, e che comunque l'onorevole Cugini ha definito essere copiato dal primo ordine del giorno, è stato stilato a seguito di una attenta e scrupolosa concertazione tra tutti i Gruppi di questo Consiglio regionale. E in particolare voglio insistere su un punto che è stato inserito nel testo dell'ordine del giorno numero 1 proprio su nostra richiesta, relativo alla immediata reperibilità delle risorse e alla immediata attuazione dell'obbligo formativo esattamente da domani. Ciò che sconcerta, lo dico proprio per la serietà che ha sempre dimostrato l'Assessore del lavoro, è il fatto che lei, Assessore, che è una persona molto seria, sia costretta a dire davvero alla fine di non essere d'accordo sull'ordine del giorno numero 2, nonostante il dispositivo sia identico a quello dell'ordine del giorno numero 1. A lei spettava e competeva soltanto dare un parere sulla parte che interessa la Giunta regionale, che corrisponde agli impegni previsti nel dispositivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Dire che il dibattito è stato unitario a mio giudizio è un errore e non corrisponde alla realtà, perché sono emersi in quest'Aula palesemente due modi diversi di affrontare il tema della formazione e dell'istruzione nel nostro Paese.

La premessa, quindi, del primo documento presentato dalla maggioranza è fondamentale perché, a mio giudizio, evidenzia i limiti della riforma Moratti. Una riforma, così come abbiamo già affermato alcuni giorni fa in un documento che è stato anche pubblicato dalla stampa, ritenuta dannosa dalla maggioranza, una riforma che ha prodotto in questi anni una scuola di tipo classista, una riforma che taglia risorse economiche, taglia fortemente gli organici e produce precari in tutto il territorio nazionale.

L'onorevole Pili ha aperto il suo intervento affermando che il problema che oggi abbiamo affrontato in Aula è un problema di carattere finanziario, quindi possiamo tralasciare, in una fase come questa, l'analisi politica, ma se così è noi allora non possiamo fare a meno di rilevare che questa Regione, nei cinque anni di governo precedente, cioè di governo del centrodestra, ha visto crescere notevolmente il proprio indebitamento. Quindi noi non possiamo fare a meno di evidenziare questo fatto in premessa. Ritengo che proprio per questo motivo occorra avviare un percorso che sia diverso, un percorso che sia in grado di coinvolgere tutte le forze sociali, che sia in grado di coinvolgere gli operatori del settore. Ecco perché quella premessa diventa importante. La premessa è sostanza, è analisi politica e noi maggioranza non possiamo fare a meno di quella sostanza.

Quindi ritengo che l'ordine del giorno debba essere votato e approvato integralmente così come la maggioranza lo ha presentato. Il mio voto chiaramente sarà a favore dell'ordine del giorno numero 1.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Intervengo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo Progetto Sardegna all'ordine del giorno numero 1 e per osservare che appare perlomeno singolare che venga utilizzata l'espressione "atteggiamento ipocrita" nei confronti della maggioranza a proposito della lamentata mancanza di consequenzialità tra la prima parte dell'ordine del giorno, cioè la premessa, e il dispositivo. E' singolare perché probabilmente si potrebbe respingere questa accusa in qualche modo al mittente.

Esiste una relazione molto forte tra ciò che diciamo in premessa e ciò che fa parte integrante del dispositivo, e cioè rispetto a quanti volevano in qualche modo far apparire che la maggioranza avesse un atteggiamento preconcetto nei confronti della formazione professionale, il documento tanto in premessa come nel dispositivo riafferma la centralità e l'importanza della formazione professionale.

Dedoni (Riformatori Sardi). Vedremo i risultati.

PINNA (Progetto Sardegna). Stia calmo, onorevole Dedoni, lei si infuoca troppo facilmente!

Riteniamo che la formazione professionale abbia una sua collocazione, abbia un suo spazio, non crediamo a una formazione professionale invasiva, perché non fa il bene, questo è il concetto, della stessa formazione professionale. Crediamo che il fenomeno della dispersione sia altro, crediamo che il fenomeno della dispersione interessi in modo particolare il mondo della scuola, crediamo che la formazione professionale abbia un altro tipo di competenza.

Nel dispositivo, riaffermiamo anche la necessità di intervenire in maniera quasi straordinaria nei confronti del diritto-dovere della scuola di essere veramente il luogo della formazione culturale e, responsabilmente, diciamo che vanno riavviati i corsi anche tenendo conto delle disponibilità e delle compatibilità economiche, perché, come giustamente ha fatto notare il consigliere Sanna, a fronte di un impegno da parte del Ministero di sei milioni, noi abbiamo stanziato fondi regionali pari a ben 95 milioni. Sia chiara una cosa, questa maggioranza votando questo ordine del giorno riafferma l'importanza, il valore della formazione professionale, si fa carico della legge che introduce delle responsabilità non in relazione all'obbligo formativo, ma all'attuazione del diritto-dovere all'istruzione, ribadiamo anche la necessità di mettere mano quanto prima possibile ad una ridefinizione complessiva del sistema della formazione. Con questo ordine del giorno noi diamo una risposta di assunzione di responsabilità nei confronti di questa realtà esterna e diciamo no anche a tentativi di strumentalizzazione che ipocritamente potrebbero realizzarsi anche attraverso un voto unitario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

IBBA (Gruppo Misto). Interverrò molto brevemente affinché non appaia che poi in quest'Aula siamo un po' schizofrenici e che si stia creando una situazione un po' kafkiana, perché è vero che i due ordini del giorno hanno lo stesso dispositivo, ma è anche vero che pur partendo da posizioni differenti arrivano allo stesso punto. Allora il punto d'arrivo non è un elemento dirimente rispetto alle concezioni diverse che abbiamo sulla formazione professionale, sull'obbligo formativo, sulla scuola come momento non solo di formazione culturale ma anche di preparazione al mondo del lavoro, e questo non è un fatto di poco conto, d'altra parte questa differenza di impostazione è emersa in maniera molto chiara durante il dibattito in quest'Aula. Allora, in questo sistema parlamentare, se non ci si distingue sulle conclusioni, visto che sono uguali, è necessario distinguerci sul significato, sul senso, sulla filosofia con la quale approcciamo i problemi, che non è cosa di poco conto, perché una cosa è pensare alla formazione professionale e all'obbligo formativo soltanto come un meccanismo di investimento seppure sulla cultura, altra cosa è pensare all'obbligo formativo e alla formazione professionale come modalità alternativa che permetta a tutti coloro che non riescono a stare dentro il cliché della scuola normale, di formarsi all'interno di una scuola diversa che faciliti l'inserimento all'interno del mondo del lavoro e del mercato del lavoro. Io credo che questo non sia un fatto di poco conto, perché se differenza esiste, come esiste, tra centrodestra e centrosinistra nel momento in cui non si evidenzia nelle conclusioni che in qualche modo sono uguali, è bene che emerga nei presupposti politici e culturali. Quindi non è nessuno scandalo che i due ordini del giorno si differenzino e non capisco neanche perché, sul piano della tecnica parlamentare, sia stato presentato un secondo ordine del giorno, il cui contenuto coincide largamente con il primo soltanto per una differenziazione politica. Ma se tale differenziazione è reale, almeno sia basata sui contenuti e sui principi ispiratori invece che essere soltanto formale e pertanto priva di contenuto politico. Quindi questo è il motivo per il quale io personalmente voterò a favore dell'ordine del giorno numero 1.

PRESIDENTE. È stata richiesta la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte dell'ordine del giorno numero 1 sino alle parole "della Regione".

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Gessa, Giorico e Cucca hanno votato a favore mentre il consigliere Sanciu ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA - URAS.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo.

Si sono astenuti i consiglieri: ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 68

Astenuti 3

Maggioranza 35

Favorevoli 44

Contrari 24

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cucca, Sanciu, Atzeri, Corda e Cherchi Oscar hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar Salvatore Giuseppe - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MORO - MURGIONI - OPPI - ORRU' - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - SECCI - SERRA - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 71

Votanti 71

Maggioranza 36

Favorevoli 71

(Il Consiglio approva).

Scusate, invito i colleghi a stare ancora seduti perché la seduta prosegue dopo questa votazione, tutti i Capigruppo hanno assunto l'impegno con una categoria di lavoratori, di discutere una mozione.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Come già preannunciato da lei chiederei, ai sensi dell'articolo 114 comma 2 del Regolamento, la discussione immediata della mozione sulla grave crisi dell'Industria Sarda Zuccheri, con l'impegno dei firmatari di non illustrarla, visto l'orario, e di votarla rapidamente.

PRESIDENTE. La mozione è firmata da tutti i Capigruppo, quindi io chiederei il parere della Giunta, se la Giunta è d'accordo possiamo metterla in discussione immediatamente.

ADDIS, Assessore dell'agricoltura e della riforma agro-pastorale. La Giunta è d'accordo.

Discussione della mozione Marrocu - La Spisa - Biancu - Pinna - Atzeri - Pisano - Oppi - Licheri - Diana - Balia - Cachia - Ladu sulla grave situazione allo Zuccherificio di Villasor. (13)

PRESIDENTE. E' stata presentata una mozione a firma Marrocu, La Spisa, Biancu, Pinna, Atzeri, Pisano, Oppi, Licheri, Diana, Balia, Cachia, Ladu, sulla grave situazione dello zuccherificio di Villasor. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

MOZIONE MARROCU - LA SPISA - BIANCU - PINNA - ATZERI - PISANO - OPPI - LICHERI - DIANA - BALIA - CACHIA - LADU sulla grave situazione dello zuccherificio di Villasor.

IL CONSIGLIO REGIONALE

considerato che:

- lo zuccherificio di Villasor vive da anni una condizione di difficoltà produttiva, principalmente a causa della siccità delle ultime annate, che ha portato alla riduzione delle superfici coltivate con la barbabietola;

- si è creata una tensione finanziaria causata dalle ripetute perdite di esercizio nel bilancio della Industria Sarda Zuccheri;

- sul versante della produzione primaria si è innescato un clima di sfiducia da parte dei coltivatori, che non hanno incrementato le semine pur in concomitanza di variati andamenti climatici;

- pur tuttavia molti agricoltori hanno fatto investimenti significativi ed onerosi, che verrebbero vanificati dall'interruzione della catena produttiva;

rilevato che:

- lo zuccherificio è stato sempre considerato come un insediamento produttivo prezioso per l'economia sarda, sia nel settore industriale, sia in quello agricolo;

- l'attuale gestione deriva da una privatizzazione voluta dalla Regione per consentire il rilancio dell'attività agro-industriale in un comparto da sempre considerato strategico in Sardegna;

preso atto che:

- è stata comunicata la volontà da parte di Finbieticola di cedere il proprio pacchetto azionario;

- conseguentemente la Sadam s.p.a., titolare della parte restante delle azioni, pur manifestando l'intenzione di proseguire la produzione acquisendo le azioni della Finbieticola, incontra difficoltà nel perseguire questo obiettivo;

- la situazione si prospetta quindi molto grave, tanto da prevedere la chiusura dello stabilimento ed il blocco delle semine,

impegna la Giunta regionale

1) ad intervenire con la massima urgenza presso le sedi del Governo nazionale e della stessa Finbieticola, chiedendo una precisa assunzione di responsabilità riguardo la futuro della Industria Sarda Zuccheri;

2) a ribadire gli impegni fin qui assunti dalla Regione in favore delle produzioni bieticole, sia sul versante della disponibilità della risorsa idrica, sia sul piano delle politiche di promozione delle colture attraverso gli strumenti finanziari di cui è titolare la stessa Regione;

3) a riferire al Consiglio gli esiti delle trattative avviate o ancora da intraprendere. (13)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sulla mozione numero 13 la metto in votazione. Chi l'approva alzi la mano.

(E` approvata)

Convoco una breve Conferenza dei Capigruppo per l'organizzazione dei lavori. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 21 e 54, viene ripresa alle ore 21 e 59.)

PRESIDENTE. È stata presentata una mozione a firma Pili e più, per la cui discussione è stata richiesta la convocazione straordinaria del Consiglio. Nella Conferenza dei Capigruppo si è concordato che il Consiglio è convocato per dopodomani, venerdì 22 ottobre, alle ore 10, per la discussione della mozione numero 12 come unico punto all'ordine del giorno. Grazie.

La seduta è tolta alle ore 22.