Seduta n.21 del 15/10/2004 

XXI SEDUTA

Venerdì 15 Ottobre 2004

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente PAOLO FADDA

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 ottobre 2004, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Franco Cuccu, Silvestro Ladu, Pasquale Onida, Nicola Rassu e Simonetta Sanna hanno chiesto congedo per la seduta del 15 ottobre 2004.

Poiché non ci sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione all'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta nelle sedute del 28 settembre 2004 e del 5 ottobre 2004.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

BIANCAREDDU - AMADU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio: "Soppressione delle comunità montane ed attribuzione delle competenze alle province sarde". (38)

(Pervenuta il 6 ottobre 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)

BALIA - CALIGARIS - IBBA - MASIA: "Composizione paritaria donna-uomo negli enti, commissioni e comitati facenti capo all'Amministrazione regionale". (39)

(Pervenuta il 7 ottobre 2004 ed assegnata alla seconda Commissione.)

URAS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - FADDA Giuseppe - DAVOLI - GIORICO - LANZI - LICHERI - LAI - MANCA - MASIA - PACIFICO - PISU - SABATINI - SALIS - SERRA: "Interventi urgenti a favore di lavoratori dipendenti di società in fase di liquidazione o in stato di crisi". (40)

(Pervenuta l'8 ottobre 2004 ed assegnata alla sesta Commissione.)

SANNA Alberto - PIRISI - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - LAI - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - SANNA Franco: "Disciplina e organizzazione del trasporto pubblico locale in Sardegna". (41)

(Pervenuta l'8 ottobre 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)

URAS - CALLEDDA - CORRIAS - DAVOLI - FADDA Giuseppe - GESSA - LAI - LANZI - MANINCHEDDA - ORRU' - PACIFICO - PISU: "Reddito di cittadinanza e contrasto della povertà - Fondo regionale di solidarietà sociale". (42)

(Pervenuta l'11 ottobre 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione URAS sullo stato della contrattazione collettiva del personale dell'Amministrazione regionale e degli enti regionali". (19)

(Risposta scritta in data 11 ottobre 2004.)

"Interrogazione CORDA - ADDIS sull'incendio nel Comune di Loiri - Porto San Paolo". (12)

(Risposta scritta in data 13 ottobre 2004.)

"Interrogazione DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo sulla gravissima moria di specie ittiche nello stagno di Santa Giunta". (16)

(Risposta scritta in data 13 ottobre 2004.)

"Interrogazione FLORIS Vincenzo - SANNA Alberto - PIRISI - SANNA Francesco sui ritardi nell'intervento per lo spegnimento dell'incendio avvenuto il 14 agosto nella zona di Mamoiada e Orgosolo". (23)

(Risposta scritta in data 13 ottobre 2004.)

"Interrogazione URAS sullo stato di degrado della spiaggia del Poetto, anche a seguito di interventi di ripascimento effettuati su iniziativa della Provincia di Cagliari". (18)

(Risposta scritta in data 14 ottobre 2004.)

Annunzio interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Interrogazione BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di intervento da parte dell'Assessore regionale della sanità per impedire lo smantellamento dell'ospedale Delogu di Ghilarza e favorire la immediata riapertura dell'importante reparto di ostetricia e ginecologia". (43)

"Interrogazione LAI - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla temporanea interruzione del Servizio di emodinamica dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari e la mancata attivazione dell'UTIC dell'Università di Sassari". (44)

"Interrogazione LADU - MURGIONI - ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi del settore tessile in Sardegna": (45)

"Interrogazione LAI CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione del Reparto di urologia dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari". (46)

"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sull'organizzazione dell'Ufficio stampa della Regione, sul ruolo della piccola editoria, sulla valorizzazione del pluralismo e sulla opportunità di indire la Conferenza regionale dell'informazione". (47)

"Interrogazione SANJUST, con richiesta di risposta scritta, sul capitolo di spesa del bilancio regionale relativo alle accise destinate al pagamento del rinnovo del contratto collettivo nazionale autoferrotramvieri". (48)

"Interrogazione PINNA - MANINCHEDDA, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento da parte dell'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per impedire la chiusura della sezione di ostetricia dell'ospedale 'G.P. Delogu' di Ghilarza". (49)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Interpellanza LADU - MURGIONI - ONIDA sulle presunte cause di decadenza dei dipendenti regionali nominati nei collegi sindacali delle società con capitali di controllo della R.A.S.". (33)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Mozione LA SPISA - PILI - LADU - DIANA - VARGIU - OPPI - PETRINI sull'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica". (11)

""Mozione PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - ONIDA - MILIA - SANNA Matteo - MORO - ARTIZZU - MURGIONI - LIORI - PETRINI - CONTU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LOMBARDO - SANJUST - CUCCU Franco Ignazio - CAPELLI - CAPPAI - AMADU - RANDAZZO - BIANCAREDDU - SANCIU sulla deliberazione 10 agosto 2004, n. 33/1 concernente provvedimenti tesi a bloccare lo sviluppo economico e occupazionale nelle aree costiere con gravi ripercussioni sulle zone interne della Sardegna. (12)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Come ricorderà, le ho scritto una lettera in merito alla designazione del difensore civico che, in base alla legge istitutiva, deve avvenire entro tre mesi dall'elezione del Consiglio regionale. Credo, quindi, che i termini siano scaduti ieri. Le chiedo quindi, cortesemente, quando l'Assemblea si occuperà dell'argomento, o se invece lei intenda avvalersi dei poteri sostitutivi che la legge conferisce al Presidente del Consiglio, perché il difensore civico, per il ruolo che svolge, è una figura - e lei sarà d'accordo con me - molto importante.

PRESIDENTE. Abbiamo capito il problema, onorevole Caligaris. Abbiamo presenti le scadenze e questo argomento sarà inserito all'ordine del giorno del Consiglio appena possibile.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, vorrei anche ricordare che una donna difensore civico sarebbe una bella immagine per la Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. Non è in capo al Presidente, è in capo all'Assemblea, naturalmente, che sia una donna piuttosto che un uomo.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Soltanto per chiedere qualche minuto di sospensione per sollecitare i colleghi ad essere in Aula.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, possiamo decidere cinque minuti di sospensione, sono le 10 e 15, per consentirle di richiamare i suoi "eserciti".

(Interruzione)

Sì, ma c'è un'obiettiva ragione in più per l'opposizione che presenta le mozioni. Cinque minuti, prego.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 15, viene ripresa alle ore 10 e 31.)

Discussione della mozione Vargiu - Pisano - Cassano - Dedoni - La Spisa - Sanjust - Sanciu - Ladu - Onida - Murgioni - Cappai - Capelli - Oppi - Amadu - Randazzo - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Lombardo - Sanna Paolo Terzo - Pili - Rassu - Petrini sulla necessità che il Parlamento esamini la proposta di legge nazionale approvata dal Consiglio regionale della Sardegna sull'istituzione dell'Assemblea costituente (6)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 6. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

MOZIONE VARGIU - PISANO - CASSANO - DEDONI - LA SPISA - SANJUST - SANCIU - LADU - ONIDA - MURGIONI - CAPPAI - CAPELLI - OPPI - AMADU - RANDAZZO - CUCCU Franco Ignazio - BIANCAREDDU - LOMBARDO - SANNA Paolo Terzo - PILI - RASSU - PETRINI sulla necessità che il Parlamento esamini la proposta di legge nazionale approvata dal Consiglio regionale della Sardegna sull'istituzione dell'Assemblea costituente.

IL CONSIGLIO REGIONALE

preso atto dell'imminente inizio della tornata di lavori parlamentari nazionali (13 settembre 2004) dedicata alla introduzione di ulteriori modifiche istituzionali nel sistema di organizzazione dello Stato e delle autonomie regionali;

considerato che significative modifiche del sistema delle autonomie regionali, complessivamente indicate con il termine di "devolution" sono già state introdotte dalla Legge Costituzionale n. 1 del 22 novembre 1999, dalla Legge 31 gennaio 2001, n. 2, che già avevano iniziato una radicale opera di riforma degli statuti delle Regioni autonome per mano del legislatore nazionale e sono state successivamente ampliate dalla riforma del Titolo V e, in particolare, degli art. 116, 117 e 119 della Costituzione italiana, sottoposta a referendum confirmativo in data 8 novembre 2001;

considerato che da tale, imminente attività parlamentare possono scaturire importantissime novità per quanto riguarda il riconoscimento delle competenze della nostra regione, dei suoi margini di autonomia da Roma e persino delle sue condizioni di specialità;

sottolineato quanto sia stato ampio e generalizzato il dibattito che, negli anni e nei mesi scorsi, ha coinvolto le forze politiche e sociali sarde sulla necessità di dare nuova forma e sostanza allo Statuto speciale regionale che, approvato con Legge Costituzionale n. 3 del 26 gennaio 1948, mostra ormai tutta la sua inadeguatezza ai contesti globali, profondamente modificati nei cinquantasei anni ormai trascorsi;

considerato che il Consiglio regionale della Sardegna, in data 30 luglio 2001, ha approvato una proposta di legge nazionale, finalizzata all'istituzione dell'Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto sardo;

Considerato che tale proposta prevedeva l'introduzione, a Statuto vigente, di un nuovo articolo 54 bis che avrebbe autorizzato l'Assemblea eletta ad hoc da tutti i sardi ad esercitare l'iniziativa legislativa costituzionale ai sensi degli articoli 71, 116 e 138 della Costituzione, senza nessuna interferenza con l'attività ordinaria dell'Assemblea legislativa sarda;

Considerato che tale Assemblea rappresenterebbe un momento di eccezionale coinvolgimento nelle scelte future dell'intera popolazione sarda, consentendo a tutti i cittadini della nostra Regione di esprimersi sull'architettura istituzionale e sulla cornice del progetto di sviluppo che deve guidare la Sardegna nei prossimi anni;

Considerato che tale proposta è nata dal pieno coinvolgimento di tanta parte della società sarda, senza sostanziale spartiacque di schieramento politico e rappresentava e rappresenta pertanto un fatto innovativo di straordinaria mobilitazione dell'intera collettività sarda;

Considerato che tale proposta di legge, dopo essere stata esaminata in data 20 novembre 2002 dalla Commissione bicamerale per le Regioni, è ferma ormai da tempo nei cassetti della Commissione affari costituzionali del Senato per cui, ad oltre tre anni dalla sua approvazione, nessuna risposta il Parlamento Nazionale ha dato alla volontà espressa dalla massima istituzione sarda;

Considerato che tale incredibile omissione rappresenta un vero e proprio schiaffo all'autonomia e alla dignità stessa della nostra Regione, che ha comunque diritto ad avere una risposta positiva o negativa alle istanze della sua Assemblea parlamentare;

Considerato che tale proposta di legge mantiene intatta la sua attualità, che viene anzi amplificata dal previsto completamento dell'iter riformista del Titolo V, che rende indispensabile la riscrittura dello Statuto per il mantenimento delle condizioni di autonomia e di specialità della nostra Regione,

impegna

la Presidenza del Consiglio regionale e la Presidenza della Regione (per quanto di sua eventuale competenza) a prendere immediato contatto con il Presidente della Camera ed il Presidente del Senato per avere ogni possibile rassicurazione sull'immediata calendarizzazione della discussione della proposta di legge del nostro Consiglio regionale,

impegna altresì

la Presidenza del Consiglio Regionale ad attivare ogni possibile, legittima pressione su tutti i Parlamentari eletti in Sardegna perché esercitino il massimo sforzo di vigilanza sull'iter parlamentare della proposta di legge per l'Assemblea Costituente, affinché la Sardegna possa conseguentemente al più presto dotarsi degli strumenti di revisione statutaria che la sua Assemblea legislativa ha deliberato. (6)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, l'argomento Assemblea costituente ritorna in quest'Aula attraverso questa mozione e il desiderio dei presentatori è, se possibile, che non vi ritorni in maniera rituale. Noi non abbiamo, cioè, l'intenzione di ripetere un rito stanco, di riparlare per l'ennesima volta di argomenti di cui questo Consiglio regionale ha già avuto occasione di parlare più volte, né abbiamo l'intenzione di introdurre un argomento che possa creare contrapposizioni e divisioni, al di là di quelle fisiologiche e istituzionali. Abbiamo pensato che fosse necessario riportare l'argomento della Costituente all'attenzione di questo Consiglio regionale perché riteniamo che questo Consesso possa fare ancora delle riflessioni su questo argomento. Ovviamente, nel preparare l'intervento di apertura, è stato per me obbligatorio rintracciare qualche atto di questo Consiglio, rileggere le discussioni che sull'argomento sono già state fatte, ricostruire in qualche misura la storia del movimento della Costituente e della proposta di legge nazionale presentata al Parlamento.

Il movimento per la Costituente non è nato pochi giorni fa; i comitati per la Costituente si costituirono in Sardegna nel 1997 e la prima proposta di legge che arrivò in quest'Aula fu di iniziativa popolare, cioè non recava la firma di qualche consigliere regionale, come la maggior parte delle proposte di legge che si discutono in Consiglio, ma fu appunto portata dalla gente. Io credo che già questo sia un elemento discriminante del movimento della Costituente e di ciò che esso ha prodotto rispetto ad altre iniziative, di cui pure questo Consiglio si è occupato. Nel rileggere gli atti relativi alla discussione sulla prima proposta di legge di istituzione dell'Assemblea costituente, proposta di legge - lo ripeto - di iniziativa popolare, che si tenne in quest'Aula prima delle elezioni del 1999, mi ha colpito l'esiguità degli interventi a sostegno, e ancora di meno furono gli interventi contro, tanto che dai resoconti si ha l'impressione che la proposta sia stata liquidata in poco tempo, forse dopo un'ora di discussione o poco più. Tra gli interventi a sostegno spiccava quello dell'onorevole Bonesu, consigliere sardista, allora Presidente della Commissione per la revisione dello Statuto. L'onorevole Bonesu, che era stato incaricato da questo Consiglio di occuparsi per cinque anni dei meccanismi di revisione statutaria, ed era la persona di maggior spicco all'interno del Gruppo, visto che era stato eletto Presidente della prima Commissione, dopo circa quattro anni del suo mandato riconosceva che un argomento importante come quello della riscrittura della Carta statutaria dei sardi difficilmente poteva trovare spazio e soprattutto soluzione all'interno di una Commissione consiliare, per quanto autorevole e sicuramente abilitata a esprimere qualsiasi parere, qualsiasi giudizio, qualsiasi proposta al Consiglio in tema di rinnovamento dello Statuto.

Una riflessione di oggi è quella secondo cui già nel 1998-1999 esisteva fuori di questo palazzo una sensibilità specifica su questi temi, se è vero che decine di migliaia di sardi firmarono la proposta per l'Assemblea costituente, mentre in quest'Aula la sensibilità in ordine a questo argomento era senz'altro molto inferiore. Nel 2001 - è storia più recente, quindi molti dei colleghi qui presenti la ricorderanno meglio - la proposta di legge sull'Assemblea costituente, in un clima completamente diverso, sullo spunto di una mozione di segno differente presentata dal collega Balia, ritornò in Aula e fu discussa e approvata fra il 30 e il 31 luglio 2001. E fu approvata (lo dico perché è uno spunto da riallacciare al ragionamento successivo), come sempre succede quando si discute di regole, con voti che non erano esclusivamente dei promotori del movimento per la Costituente o dei partiti politici che avevano comunque dichiarato di aderire al movimento per la Costituente. Da allora, lo ricordo, la proposta di legge sull'Assemblea costituente ha fatto un ulteriore passo avanti, perché alla fine del 2002 è stata approvata dalla Commissione bicamerale. Attualmente è all'ordine del giorno della Commissione affari costituzionali del Senato che, se l'approvasse, la introdurrebbe nei lavori dell'Aula parlamentare.

La riflessione che è stata fatta nelle passate settimane in quest'Aula ha portato alla presentazione di un ordine del giorno in cui si ipotizza la scelta di uno strumento di revisione statutaria, che dovrà poi trovare in atti legislativi e della Giunta il suo compendio. Noi riteniamo, però, che quell'ordine del giorno, lo abbiamo detto anche in quella circostanza, avesse l'Alzheimer. L'Alzheimer è quella malattia che colpisce una fascia crescente di persone anziane. Forse anche questo Consiglio comincia a manifestare i segni dell'età, che non consente di ricordare i fatti, né quelli recenti né quelli passati, soprattutto quelli passati. Noi crediamo che un documento che parla di Statuto e degli strumenti statutari volutamente ignorando quello che è successo in Sardegna negli ultimi sette anni sui temi del rinnovamento dello Statuto sia veramente un autogol del Consiglio. E' una situazione paragonabile a quella di una famiglia che decide di ignorare completamente la propria storia, di tagliare ogni riferimento alle proprie radici e decide di buttare tutti i mobili dell'800 per comprarne di nuovi che forse saranno adeguati alla bisogna, forse avranno lo stesso valore estetico, ma sicuramente interrompono ogni legame con le radici di quella famiglia, con la cultura di quella casa. Questo, a nostro avviso, è ciò che è avvenuto e crediamo che sia un elemento di una gravità estrema, perché il movimento per la Costituente non è stato un movimento di parte politica, non è stato un movimento di partiti, non è stato un movimento curiale d'Aula. Forse è stato anche questo, ma è stato soprattutto un movimento popolare, un moto spontaneo di una moltitudine di persone in giro per tutta la Sardegna, che si sono riconosciute in un'idea che in altri tempi sarebbe stata considerata di ingegneria costituzionale, perché ogni qualvolta siamo andati nelle piazze a parlare di riforme, la prima obiezione è stata: "Noi abbiamo bisogno di pane, abbiamo bisogno di lavoro". E riuscire a spiegare che le riforme sono la cornice, sono propedeutiche al pane e al lavoro, non sempre è cosa facile. Per quanto riguarda la Costituente ci siamo riusciti, ma non è stato facile. Coinvolgere tutti coloro che in Sardegna hanno creduto e credono in questo movimento non è stato facile e ci sembra veramente una logica liquidatoria - che richiama esperienze del secolo scorso di paesi diversi dall'Italia - quella volta a cancellare con un colpo di spugna ciò che è successo in Sardegna negli ultimi otto anni sui temi della revisione statutaria. Ci sembra veramente uno schiaffo ai sindacati, alle associazioni degli imprenditori, al mondo della cultura, alle università, a tutti coloro che in forma ufficiale hanno partecipato al movimento di revisione statutaria e hanno fatto quello che il presidente Soru - che purtroppo oggi non ascolta, normalmente ascolta quando lo decide lui e rimprovera chi non c'è, è una persona curiosa e come tale la prendiamo - ha detto quando abbiamo incontrato i parlamentari sardi: "Noi ci siamo trovati tra capo e collo, nel mese di agosto, i problemi della revisione statutaria". Ma noi non ci siamo trovati un fico secco tra capo e collo ad agosto, nel senso che quest'Aula i temi della revisione statutaria li ha affrontati per cinque anni e i cittadini della Sardegna, il popolo sardo, i sardi, definiteli nel modo che è più compatibile con la vostra cultura, questi problemi li hanno ascoltati, li hanno sentiti, li hanno diffusi e li hanno dibattuti per anni, forse come mai era successo prima su temi d'interesse istituzionale. E senz'altro il merito di questo è stato di chi, in maniera lungimirante, ha individuato, fondato e combattuto per il movimento per la Costituente.

In quest'Aula, sulla Costituente, anche secondo me, che pure ho un'esperienza consiliare abbastanza limitata, si sono sentite delle obiezioni sulle quali mi voglio fermare un istante, perché il dialogo consiste, così mi hanno insegnato, nell'ascoltare le argomentazioni altrui e nel verificare in quale misura esse possono avere una reale consistenza e sostanza. Cioè, il dialogo tra sordi, che qualche volta viene proposto, non è uno strumento per andare avanti. Per poter andare avanti bisogna prendere, questo mi insegna la mia cultura liberale, dei pezzi della cultura degli altri, perché con la propria cultura e basta - a meno che non si abbia un'idea forte, ma io ho solo un metodo, non un'idea forte - non si arriva da nessuna parte. Quindi è obbligatorio e necessario, per chi fa politica, essere aperto all'ascolto, e non è sufficiente dichiararlo se poi su ogni argomento si rimane rigidamente incardinati su posizioni dogmatiche e fondamentaliste.

Le obiezioni che sono state poste meritano un ragionamento e una riflessione, e alcune sono, a mio avviso, anche parzialmente fondate. E' stato chiesto: "Perché la legge di revisione statutaria la deve fare l'Assemblea costituente e non la può fare questo Consiglio?" Io comprendo la domanda e ho due risposte: la prima è che in momenti di straordinarietà - e quello che vive oggi la Sardegna lo è, a maggior ragione nel contesto della riforma del Titolo V, che pian piano si è affiancata alla Costituente, che è precedente - ci rendiamo conto che forse è obbligatorio che ci sia uno strumento altrettanto straordinario che possa coinvolgere specificamente i cittadini su un tema da campagna elettorale, col sistema elettorale proporzionale, perché le regole non si fanno a colpi di maggioranza, col sistema maggioritario. Col sistema maggioritario si governa, ma le regole si fanno contando le teste ad una ad una, perché l'alternativa, come diceva Einaudi, è quella di romperle e ciò sarebbe pericoloso.

Quindi la prima risposta è che uno strumento straordinario è una risposta a problemi straordinari. La seconda risposta è che ci sembra difficile che questo Consiglio regionale, incartato tra assestamento di bilancio, legge urbanistica, DPEF e legge finanziaria, riforma degli enti e leggi statutarie, incartato cioè in argomenti estremamente importanti, ma che attengono alla politica quotidiana e quindi al confronto d'Aula, possa improvvisamente, per sei, quattro o tre mesi, non so quanto occorrerà, smettere di discutere di tutto questo. Ciascuno di noi, cioè, si leva improvvisamente la giacchetta di parte, che è indispensabile che venga levata nel momento in cui si discute di regole, e inizia a parlare di temi alti, scollegandoli da questioni come la nomina del direttore generale delle ASL, del presidente della SFIRS, del vicedirettore del Banco di Sardegna e via dicendo, cioè da tutti quegli argomenti che poi riportano quest'Aula, in maniera incontestabile, nel quotidiano e la incartano in logiche che conosciamo tutti, che sono quelle della politica, che non consentono quell'altezza di dibattito che invece è indispensabile per la riscrittura della Carta dei sardi.

Questo ragionamento si ricollega all'affermazione secondo cui la battaglia per la Costituente fu una battaglia di centrodestra. Non è vero, i comitati per la Costituente sono nati con la filosofia della Costituente, quindi come un motto spontaneo popolare, e anche nella passata legislatura hanno coinvolto, nella riscrittura delle regole, personalità e personaggi delle più disparate appartenenze politiche. Oggi l'onorevole Violante, che non è di centrodestra, sostiene - come sostenevamo noi dieci anni fa - che lo strumento della Costituente sia utile a livello nazionale. Quindi noi non vorremmo assistere a una sorta di commedia pirandelliana tra le diverse aule parlamentari nazionali e regionali, per cui chi sta all'opposizione individua la Costituente come strumento perché dà la possibilità di ritornare al corpo elettorale, e chi sta al governo individua gruppi di studio familiari che possano, in pochi minuti, risolvere dei problemi che altrimenti diventerebbero troppo lunghi da gestire. Ma questa ci sembra una logica aziendalista, economicista, iperliberista, che normalmente viene rinfacciata dai banchi del centrosinistra.

L'ultima argomentazione, anche questa ragionevole, riguarda la lunghezza della procedura. Qualcuno ha detto anche in quest'Aula - il collega Balia è solito soffermarsi su questo argomento - che il percorso della Costituente è lungo. Io direi che il percorso della Costituente è, ancora oggi, più breve di altri. Non dico che lo sarebbe stato nel 2001, quando abbiamo approvato la legge, perché l'Assemblea costituente ad oggi sarebbe già stata eletta e starebbe lavorando alla revisione dello Statuto o avremmo già un nuovo Statuto, ma dico che lo è ancora oggi, nel senso che la legge istituiva della Consulta dovrà essere votata da quest'Aula, la Consulta dovrà essere costituita e dovrà lavorare - ipotizzando che non lavori per quindici giorni, a meno che qualcuno non abbia già lo Statuto da darle e la Consulta svolga semplicemente il ruolo del notaio che lo timbra - per almeno sei mesi, avrà un tempo di lavoro comunque congruo rispetto a quello che deve fare. Il lavoro fatto dalla Consulta arriverà in Aula, e noi lo dovremo discutere, emendare e infine approvare. Una volta approvato diventerà una proposta di legge costituzionale da inviare al Parlamento, e se il Parlamento ne dovesse modificare una parte ritornerebbe al Consiglio affinché si esprima sulla modifica. Se poi il Consiglio non si esprime, deve essere indetto un referendum confermativo della volontà del Consiglio regionale medesimo. Quindi, se non viene decostituzionalizzata la procedura, e noi non abbiamo alcuna certezza su questo, viste le difficoltà che i ragionamenti sul federalismo, per fortuna, in questo momento stanno incontrando a livello nazionale, possiamo trovarci di fronte a un cammino sostanzialmente infinito, cioè a una never ending story, che occuperà questo Consiglio regionale e probabilmente anche il successivo. Dunque non dobbiamo usare argomenti capziosi che servono semplicemente a confortare la propria scelta politica, perché questi argomenti in effetti hanno una validità, ma se poi li si confronta con una proposta alternativa tale validità diventa immediatamente molto meno rilevante.

Termino facendo una riflessione: non ricordo bene, ma forse era il collega Balia - che su queste cose è sempre stato molto puntuale - che nel 2001 diceva, e sembra veramente una commedia di Pirandello: "Contesto le forzature, contesto l'aggressività che in questa fase vi è stata, che è l'aggressività data solo dai numeri e non dai contenuti, che è l'alterigia dei numeri, mentre in questo momento servono atti di diplomazia, servono atti che portino il Consiglio regionale a ricercare le forme per addivenire all'espressione di un ordine del giorno comune, che contemperi l'esigenza di chi voleva essere propositore dell'ipotesi di Assemblea costituente con l'esigenza di chi invece sosteneva che il Consiglio regionale aveva in sé le risorse, le forze e tutte le energie per discuterne direttamente".

Io credo che, come Riformatori, ci possa essere riconosciuto che abbiamo sempre sostenuto e sosterremo sempre che quando si parla di regole si intendono regole di garanzia, e che le garanzie durano al di là delle maggioranze, rappresentano le istituzioni e consentono l'agibilità delle istituzioni stesse da parte di maggioranza e minoranza. Quindi noi riteniamo, ritenevamo e riterremo per il futuro che nel momento in cui si parla di regole, andare avanti a colpi di maggioranza per farsi delle regole che nel breve termine possono anche essere convenienti per la parte politica che le propone, ma nel lungo termine uccidono i meccanismi della democrazia, sia un modo miope di procedere e rappresenti un boomerang che ritornerà sempre in testa a chi lo lancia.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Il dibattito sull'Assemblea costituente rientra nella sessione straordinaria e permanente di riforme aperta con l'approvazione dell'ordine del giorno della maggioranza, a conclusione della discussione della mozione sulla specialità autonomistica della Sardegna. Non credo, quindi, che si possa cadere nella ritualità, onorevole Vargiu.

Ho riflettuto a lungo su questo tema e sull'esito del voto. L'Assemblea costituente è stata ed è ancora un sogno per molti sardi. Lei ha ragione nel ricordare il percorso, perché lo dimostrano le firme che sono state raccolte per la proposta di iniziativa popolare, l'appassionato dibattito pro e contro che ha interessato trasversalmente le forze politiche, la società civile dell'Isola e gli emigrati sardi. Un'ulteriore conferma ci arriva dai Sardisti con la recente proposta di legge.

La speranza e la fiducia che il Parlamento, dopo l'auspicio del Presidente della Repubblica, gli impegni del Presidente del Consiglio e delle forze politiche nazionali, approvasse la Costituente sarda prima di avviare le riforme della Costituzione italiana sono andate deluse, ma le leggi presentate, tra cui quella del Consiglio regionale, continuano a essere a disposizione del Parlamento.

Il percorso intrapreso dall'Assemblea, con il mandato assegnato alla Commissione riforme di istruire in tempi brevi una proposta per l'istituzione della Consulta statutaria nominata dal Consiglio, secondo me, non è in contrasto con l'Assemblea costituente che il Parlamento, nonostante le continue sollecitazioni, non ha ancora esaminato e mostra di ignorare. Penso anche che le polemiche sull'argomento rischiano di non essere comprese dai sardi. L'obiettivo finale della Costituente e quello della Consulta statutaria sono identici, consistono infatti nel definire la nuova carta costituzionale dei sardi, che dovrà poi essere approvata, con maggioranza qualificata, dal Consiglio regionale e dal Parlamento, con maggioranza assoluta dei due terzi. Mi sembra, in sostanza, che ci si divida e si discuta sul contenitore, come anche altri hanno messo in evidenza nel precedente dibattito, mentre continuiamo ad accumulare ritardi gravi e ingiustificabili, per il ruolo che ricopriamo, sui contenuti e penso in primo luogo alla forma di governo e alla legge elettorale. Tuttavia, in attesa delle decisioni del Parlamento, il problema più impellente da risolvere per rispettare il principio informatore dell'Assemblea Costituente è quello di rappresentare le istanze di tutte le componenti sociali e culturali dell'Isola, in particolare di chi è escluso dai circuiti propositivi e decisionali. Mi riferisco certamente alle donne che, come ho avuto modo di rilevare in diverse circostanze, del tutto assenti al momento della elaborazione del primo statuto d'autonomia, oggi sono una parte non più trascurabile per le qualificate esperienze della nostra realtà. Penso però anche alle idee che possono arrivare da tutte le espressioni politiche che non hanno rappresentanza in Consiglio, al mondo dell'immigrazione e a chi comunque si sente escluso.

Ritengo quindi che la forte preoccupazione di una Consulta statutaria non rappresentativa di tutte le voci della società sarda nell'Isola e nel mondo possa essere fugata con uno strumento, forse per molti banale e scontato: penso all'istituzione di un albo aperto in cui possano iscriversi i cittadini che lo desiderino e questo elenco può diventare veramente importante per poter arrivare all'individuazione dei componenti dell'organismo di riferimento. I cittadini, quindi, le formazioni sociali, il mondo della cultura e dell'economia potrebbero essere così maggiormente coinvolti e sarebbe altresì possibile raccogliere i loro suggerimenti e le loro proposte.

Comunque sia occorre fare in fretta per affrontare i contenuti della nuova costituzione sarda che dovrà, appunto, prevedere la forma di governo e il sistema elettorale, argomenti in questa fase politica di forte attualità. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signore e signori consiglieri, gli articoli apparsi sulla stampa e il dibattito intercorso tra politici, cultori del diritto e comuni cittadini hanno evidenziato che i temi dello Statuto e delle riforme, e più in generale della cosiddetta autonomia speciale, abbisognano di un confronto serio e profondo, piuttosto che di una serie di interventi condotti stancamente su una mozione - e mi riferisco alla precedente - che poteva avere il merito di richiamare l'attenzione su questa problematica che da diversi anni è presente nell'agenda politica della Regione sarda.

Quasi tutti, anzi tutti gli interventi, nella circostanza del rimarcato dibattito della mozione, hanno evocato un convitato di pietra - la Costituente -, forse per esorcizzare chissà quale maligna intenzione, ovvero per disvelare arcani sistemi di convergenze trasversali, che potrebbero rompere gli schemi ormai realizzati, ma non consolidati, nelle eterogenee compagini di maggioranza e opposizione. Invece si sono manifestate le convergenze, questa volta non parallele ma piuttosto intersecanti, fra posizioni diverse di una visione totalizzante e fatalmente manichea, dove chi ha i numeri, i più bravi che hanno vinto le elezioni, non solo devono governare, ma anche riscrivere le regole del gioco. Se poi si giungesse a quei risultati che si sono visti a livello nazionale, nel 2001, con il centrosinistra, e ora con un Governo di segno diverso, con la cosiddetta devoluzione, poco importa, ciò che è importante è marcare il territorio, anche a discapito della rappresentanza dei cittadini.

A tal riguardo, non ci si venga a raccontare che questo Consiglio è stato eletto per modificare lo Statuto e che la maggioranza è stata votata per questo specifico compito. Non è vero, e lo si sa bene, anche se è comodo e demagogico affermare quanto sia utile per la propria parte. Non si è votato su una proposta specifica di Statuto, ma da ambo le parti, centrodestra e centrosinistra, si è sottoposta agli elettori la necessità di pervenire alle modificazioni istituzionali, ripeto, senza specificare il percorso e i contenuti.

Esisteva, ed esiste tuttora, la proposta di legge costituzionale per l'istituzione della Costituente sarda e su ciò ci si poteva e ci si doveva confrontare, ma dopo le elezioni, calcoli politici nell'una e nell'altra parte, dopo il confronto in Aula, hanno determinato un modesto ordine del giorno chiamato unitario, per pietire alle istituzioni dello Stato centrale la conservazione nominalistica della specialità autonomistica, seguito da un blando quanto strano dibattito sulla mozione Balia. Lo stesso relatore, durante l'illustrazione, ha faticato abbastanza per sostenere che la proposta della Costituente è superata dai fatti, quali quelli per cui, supinamente, si dovrebbe accettare questa devoluzione, in più di una circostanza chiamata riforma federalista, oppure perché è stato concesso, a noi sardi, di poter ancora esistere come Regione, con un'autonomia, però, quasi speciale.

Ho seri dubbi che questo dibattito, prodromico ai lavori costituenti, consenta una vera tutela degli interessi dei sardi, anche se per questo siamo chiamati ad agire e a operare. Richiamo solo alcuni interventi, per una seppur frettolosa valutazione del dibattito già avvenuto. Il Presidente della Commissione autonomia, l'onorevole Maninchedda, nella parte destruens della sua articolata illustrazione ha efficacemente argomentato il perché la Sardegna non potrebbe avere il diritto all'autonomia speciale, ed effettivamente ha quasi demolito, nel suo ragionare, l'anelito dei sardi a un autogoverno pieno e completo. Tanto è vero che poco gli è rimasto nella parte construens del suo ragionare, se non proporre una specialità autonomista al di fuori de su Connottu, dei padri illustri della sardità e in progress e in evoluzione sia momento di perequazione dei diritti e di eguaglianza delle opportunità dei sardi.

Troppo poco, invero, se si pensa a una Sardegna da inserire incisivamente nel sistema internazionale, sempre più aperto in termini economici, sociali, storici, politici e istituzionali. L'onorevole Cugini è stato più ardito col suo assioma: "Se i sardi sono un popolo, la Regione è uno Stato", ponendo l'accento sul confronto Stato-Regione, sul rapporto con l'Unione Europea e sulla sussidiarietà con lo Stato mediante l'attribuzione alla Regione di poteri che consentano di dare risposte ai cittadini.

I problemi emergono quando nei discorsi si affronta il tema della cosiddetta Consulta: composta da chi? Eletta con quale metodo? Con quali incombenze? L'onorevole Artizzu parla di "pochi eletti, unti dal Signore, ma da ricercarsi con competenza, non specifica, ed esterni". L'onorevole Davoli rifiuta una lottizzazione della Consulta e la vede quale forum dell'universalità dell'identità, che spieghi, anche negli ultimi ovili, quali sono le nuove esigenze che deve contenere lo Statuto. L'onorevole Uras ha rimarcato che lo Statuto non dovrà più essere solo un patto tra Regione e Stato, ma un patto tra cittadini e Regione Sardegna, un patto del popolo sardo, così che sia come per la Costituzione dello Stato italiano.

Credo che bisognerà fare passi più coraggiosi sull'avvio di una nuova istituzione regionalistica che dia vera dignità alla Sardegna, forse anche nella ricerca di una statualità perduta e mal riposta in uno Stato centrale che non ha riconosciuto appieno i diritti del popolo sardo e non ha riservato alla Sardegna il giusto rilievo istituzionale che le competeva. Questo, però, anche per comportamenti supini e accondiscendenti tenuti in più di una circostanza dalla nostra classe politica.

L'Assemblea costituente non è, quindi, superata nei fatti, perché ciò per noi significherebbe volare basso. Accettare quanto lo Stato centrale dà significa riconoscere il sistema di questa devoluzione, che più che dare toglie, che premia le Regioni supportate dalla forza economica e politica delle aree più forti del paese Italia. La modifica dello Statuto di autonomia della Regione non è la modifica dello statuto di un qualsiasi ente locale, perché se ciò fosse noi ammetteremmo la sconfitta storica della pari dignità costituzionale della nostra carta autonomistica. Ma se noi riconosciamo il valore fondante della nostra specialità e per alcuni versi della nostra statualità, essa diviene la carta costituzionale del popolo sardo, per cui la modificazione delle regole costituzionali costituisce un momento di straordinaria ed eccezionale rilevanza nella vita di una nazione. Stante il rilievo, non si può banalizzare con dibattiti tutti interni al palazzo e ancor di meno modificare a colpi di maggioranza, come è avvenuto e avviene a livello centrale, a livello romano, diniegando la ricerca seria e convinta di intese ampie e qualificate nella ricerca del consenso popolare. Infatti ci si aspetta che un simile evento sia caratterizzato da passione civile, dibattito nella pubblica opinione, dialettica tra le forze politiche miranti al consenso, e intesa la più ampia possibile su progetti comuni che pure sono in competizione. E questo non è. E' lecito dunque attendersi che tali progetti abbiano fondamenta nei principi di libertà, equità e solidarietà, nel concetto di sviluppo sostenibile, autogestione economica e sociale delle proprie risorse e del territorio, nel diritto alla propria lingua e cultura, e consentano la gestione di tutti gli interessi più vivi e vitali, non solo nei settori produttivi, e l'espressione, altresì, di pareri vincolanti nei rapporti internazionali sia interni all'Unione Europea, sia extracomunitari, come già consente il Titolo V innovato della Costituzione.

Noi non siamo favorevoli ad accettare passivamente quanto ci viene dato dallo Stato, ma piuttosto a contrattare con dignità per il popolo-nazione una nuova Carta costituzionale, in cui esso, popolo, si ritrovi appieno e in modo certo, avendovi partecipato con un dibattito fecondo, e convinto di competere alla pari con lo Stato italiano e l'Unione Europea in un mutato scenario storico, sociale, politico ed economico interno e internazionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, colleghi, la mozione in discussione oggi tocca una questione di cui il Consiglio in queste settimane ha già avuto modo di interessarsi e certamente è abbastanza intuibile che siamo già a un livello del dibattito e del confronto tra le forze politiche che, rispetto al momento in cui la mozione è stata presentata, mostra alcune differenze e alcuni fatti già accaduti che, in qualche modo, certamente modificano il quadro entro cui ci troviamo.

Io credo però che sia ancora utile soffermarsi su questo argomento, in particolare certamente sulla base della spinta che viene da parte di chi nel processo dell'Assemblea costituente ha creduto negli anni scorsi, ottenendo anche un risultato importante, che è stato quello dell'approvazione in Consiglio regionale di una proposta di legge nazionale da presentare al Parlamento, che ha, tra l'altro, coinvolto esponenti politici, movimenti, rappresentanti di diverse parti politiche allora presenti in Consiglio regionale, nonché un numero veramente grande e interessante di singoli cittadini e di associazioni che hanno posto un problema all'attenzione del mondo politico sardo, arrivando a questo risultato interlocutorio, ma comunque a un buon risultato, quello appunto della presentazione di una proposta di legge.

E' una proposta di legge costituzionale che ovviamente deriva da alcuni condizionamenti giuridici-normativi che tutti conosciamo, che credo sia utile ancora richiamare per arrivare, poi, a conclusione di questo dibattito, a porre all'attenzione di tutti la possibilità di non considerare il processo avviato con la proposta di legge per l'istituzione dell'Assemblea costituente come drasticamente alternativo a quello che il Consiglio, così come anche manifestato nella discussione di qualche giorno fa, ha voluto significare.

E' questa, direi, la premessa di metodo che è utile che tutti teniamo presente, cioè che ci troviamo, oggi, realisticamente di fronte al fatto che in Parlamento, nella sede della Commissione affari costituzionali, è depositato ed è pronto per essere discusso un testo per l'istituzione dell'Assemblea costituente della Sardegna, che può avere un suo percorso anche parallelo rispetto ai tentativi che possono fare le forze politiche presenti in Consiglio regionale, che hanno già espresso un orientamento molto chiaro e che quindi, evidentemente, individuano un altro percorso.

Credo sia utile rimarcare i motivi che avevano portato all'elaborazione e all'approvazione in Consiglio regionale di quella proposta di legge. Quei motivi erano fondati su argomentazioni e concetti che sicuramente oggi sono molto meno di moda rispetto al momento in cui la proposta di legge ha ottenuto la maggioranza in Consiglio regionale; una maggioranza trasversale che non era assolutamente limitabile alla maggioranza di governo di allora.

Ci sono momenti nella storia politica e istituzionale in cui dire alcune cose è facile perché fa parte di una moda, cioè è dentro un sentire comune che in qualche modo si manifesta come maggioritario. Molti anni fa era facile parlare di riforme istituzionali in un certo modo e il movimento di riforma, così come nella sua origine il movimento referendario, suscitava un grande richiamo nell'ambito di tutto l'elettorato, di tutti i cittadini. Ci sono altri momenti in cui alcune parole e alcune argomentazioni possono sembrare fuori luogo semplicemente perché non sono più di moda. Ma attenzione, non è detto che le parole che si dicono, le argomentazioni che si portano nella discussione se anche non sono più di moda non siano reali, fondate, capaci di contenere elementi di verità e di ragionevolezza che forse possono essere presi in considerazione in un secondo momento.

E' per questo che abbiamo voluto proporre questa mozione ed è per questo che chiediamo ancora l'attenzione del Consiglio regionale, per dire cioè delle parole e per presentare argomentazioni che forse oggi non sono più facilmente accoglibili, ma non è detto che non tornino ad essere di attualità tra non molto tempo. Il motivo è semplicissimo: il processo di riforma costituzionale, così come il processo di riforma statutario, è molto complesso, e anche se prevarrà il metodo contenuto nelle indicazioni dell'ordine del giorno approvato a maggioranza in Consiglio regionale nell'ultima seduta, non è assolutamente detto che questo procedimento, questa scelta porterà a un risultato concreto, cioè quello di avere davvero un nuovo Statuto, di avere strumenti nuovi per rimarcare e attuare la specialità dell'ordinamento regionale sardo.

Il procedimento di riforma costituzionale previsto dall'articolo 138 della Costituzione è molto complesso ordinariamente, e noi tutti oggi assistiamo alle difficoltà del Parlamento nell'approvare la riforma del Titolo II. L'approvazione di una riforma costituzionale, secondo l'articolo 138, nel bel mezzo di un'attività legislativa ordinaria che ha scadenze importanti - basti dire che oggi la discussione in Parlamento precede l'avvio della sessione di bilancio, della manovra finanziaria - consente tempi strettissimi da dedicare alla discussione, con margini di confronto fra le forze politiche limitati anche dal fatto che tale confronto è prevalentemente centrato sulle questioni che attengono all'indirizzo politico, al Governo, all'attività di legislazione ordinaria. Questo è un problema di fronte al quale ci troviamo oggi e ci troveremo ancora in futuro. E' un fatto inesorabile, qualunque soluzione si dia al metodo che si intende scegliere o a quello che è stato scelto, qualunque risposta si dia alla mozione che oggi presentiamo, rimane un problema reale col quale ci dovremo scontrare.

Però c'è ancora un'esigenza, che noi abbiamo rimarcato, e altri che hanno creduto nello strumento dell'Assemblea costituente (altri che sono autorevoli personaggi politici stimati da più parti), che in quest'aula consiliare hanno pronunciato sicuramente numerosi interventi e hanno svolto anche una grande attività di governo oltre che legislativa, ancora oggi si pronunciano nel senso di una richiesta di riflessione sull'opportunità o meno di sostenere, per quanto possibile, il tentativo dell'Assemblea costituente. Mi riferisco anche all'intervento di qualche giorno fa dell'ex consigliere Pier Sandro Scano, il quale richiama ancora le motivazioni profonde che avevano dato vita a quella proposta.

C'è ancora la possibilità di tenere in piedi una doppia via, un tentativo cioè di trovare comunque una soluzione concreta al problema che dobbiamo affrontare. Credo sia saggio da parte di tutti tener presente che non si può scartare a priori, togliendole dignità, una proposta di legge che fa parte del patrimonio della produzione legislativa di questo Consiglio, e che nei confronti del Parlamento è utile ancora tenere l'atteggiamento di chi chiede sia dato spazio a un'istanza che è stata presentata, in cui si possano inserire, a livello nazionale, forze politiche che, come ha ricordato l'onorevole Vargiu, da altre posizioni, cioè dall'opposizione parlamentare sollevino il problema reale di uno strumento straordinario per la revisione delle norme costituzionali. L'esperienza attuata fino adesso, e tuttora in atto in Parlamento, dimostra quali difficoltà reali e non ideologiche vi siano per dare allo strumento dell'articolo 138 una reale operatività rispetto alla possibilità di modificare le norme costituzionali.

E' un problema concreto, è un problema serio che poniamo all'attenzione di questo Consiglio, dal quale speriamo di avere una risposta almeno di sensibilità politica e di attenzione alle questioni di fondo che stanno alla base di questa mozione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, mentre noi qui assistiamo a un dibattito devo dire molto tiepido, che non appassiona affatto i colleghi del centrosinistra, i quali pertanto non si sono iscritti a parlare, ma speriamo che intervengano successivamente, a Gesico nasce un dibattito diverso: ci si chiede se sia il caso o meno di separare i santi dalle lumache. Dibattito che interessa molto, ovviamente, la popolazione di Gesico, ma che noi qui in Consiglio regionale abbiamo già fatto. Noi abbiamo infatti già unito le lumache con i santi attraverso la scelta, che sicuramente non ci porterà grande gloria, di tradire un deliberato del Consiglio regionale, cioè la proposta di legge nazionale per l'istituzione dell'Assemblea costituente.

Molti hanno detto che la discussione di questa mozione sarebbe stata più la celebrazione di un funerale che una discussione reale; altri hanno detto che si trattava della rappresentazione di un lamento. Io credo che davvero né l'una né l'altra di queste ipotesi possa adattarsi a rappresentare e descrivere questo dibattito. Non può trattarsi della celebrazione di un funerale, perché credo che l'Assemblea costituente non sia morta. Non è morta perché non era una via; l'Assemblea costituente è una scelta, è una passione, è un sentimento, e come tutti i sentimenti non può assolutamente morire e rimane sicuramente viva nel cuore e nell'anima dei sardi.

Molti hanno detto: "I sardi hanno due anime". Forse è vero, un'anima capace di raccogliere questi sentimenti e un'anima capace di rappresentare la lamentazione quando questa è necessaria. Quanto è difficile percepire i lamenti in quest'Aula, un'Aula chiusa, che non lascia passare assolutamente niente! Noi, attraverso questo tradimento, abbiamo perso contatto con i sardi, non siamo stati capaci di cogliere quella che era non solo una sensazione, non solo una passione, non solo un sentimento, ma una decisa volontà: la volontà di scrivere le proprie regole, la volontà di rivendicare l'autonomia, ma ancor prima la sovranità. Noi siamo capaci di contraddire noi stessi quando applaudiamo i bravissimi pescatori di Teulada, che rivendicano il senso della sovranità della nostra Isola; applaudiamo e siamo naturalmente vicini anche a chi manifesta di fronte alla base di La Maddalena, ma non siamo capaci in ugual modo di apprezzare il senso di riscatto che da quest'Aula si era elevato in tono veramente significativo nei confronti del Parlamento italiano, con la richiesta di istituzione dell'Assemblea costituente.

Quindi, più che un funerale, più che la rappresentazione di un lamento, credo che questa sia la rappresentazione di un'ipocrisia; l'ipocrisia di tutti noi che non riusciamo davvero a pentirci d'esserci pentiti. Noi sappiamo che il pentimento è una cosa legittima, che fa onore ai consiglieri che possono rappresentarlo, ma pentirsi d'esserci pentiti è cosa ancora più onorevole! Noi dobbiamo capire, così come ha detto poco fa l'onorevole La Spisa, che ci sono ancora gli spazi e i tempi perché possa essere recuperata quella volontà dei sardi di andare verso l'Assemblea costituente. D'altro canto l'ha detto bene e l'ha dimostrato, esemplificando, anche il collega Vargiu quando ha detto: "Non è vero assolutamente che il percorso dell'Assemblea costituente sia più lungo di altri percorsi", né è possibile accettare l'ipotesi di una Consulta, laddove la stessa parola "consulta" è intesa secondo una gerarchia ignobile, inaccettabile anche per chi dovrebbe farne parte. Altro che pensatoio di giuristi! Quello è davvero un modo di relegare il ruolo di persone che sicuramente potrebbero dare un grosso contributo a una subalternità rispetto a quest'Aula che non avrebbe significato, se non quello di una semplice consulenza. Non si possono rivendicare sovranità e autonomia con un percorso di quel genere. Diceva bene Massimo Fantola, quando è stata approvata la proposta di legge nazionale con la quale si chiedeva l'istituzione dell'Assemblea costituente: "L'Assemblea costituente è il riscatto di noi sardi". Noi vogliamo rinunciare, oggi, a questo riscatto. Io credo che la parentesi, che qualcuno ritiene si stia chiudendo sull'Assemblea costituente, non sia ancora chiusa, che ci sarà ancora un'azione politica e spero nasca anche fuori di questo palazzo, perché il tradimento che qui è stato celebrato davvero venga rigettato dai sardi.

Assessori Sanna e Dadea, voi che rappresentate la Giunta regionale, dite al presidente Soru che lui qui rappresenta un qualcosa che è veramente nobile: rappresenta, cioè, con la sua elezione, una voglia di cambiamento, e questa voglia di cambiamento che i sardi gli hanno indirizzato la deve interpretare fino in fondo. Lui rappresenta su bentu - su bentu estu, noi diciamo -, lo stesso vento del quale parla Barore Mannu nel suo inno, che è stato poi preso un po' a riferimento dall'iniziativa dell'Assemblea costituente.

Dal momento che il presidente Soru sosteneva di condividere il movimento per l'istituzione dell'Assemblea costituente non può oggi dire: "Prendiamo atto che non è più perseguibile". Prendere atto che non è più perseguibile equivale a una denuncia di tradimento, e questo non può essere fatto. Noi chiediamo, proprio perché ancora vi è il tempo e la possibilità di farlo, che definitivamente questo Consiglio si pronunci a favore dell'Assemblea costituente e restituisca ai sardi un loro diritto che è scritto nelle leggi e di cui tutti noi dobbiamo chiedere il rispetto, unitamente a una risposta da parte del Parlamento italiano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Onorevoli colleghi, la mozione che stiamo discutendo ha uno scopo preciso: avvertirci che possiamo evitare due gravi ferite ai diritti di autogoverno del popolo sardo. La prima è quella inferta dalla stessa maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale, che ha dichiarato superata l'idea dell'Assemblea costituente del popolo sardo, patrimonio della scorsa legislatura; la seconda è l'indifferenza con cui il Parlamento nazionale tratta le proposte sul tema della riforma dello Statuto che arrivano dalla Sardegna.

L'attuale maggioranza in Consiglio ha detto no alla Costituente, senza rendersi nemmeno conto di ripetere, col suo operato, la strada dei ceti politici sardi che nel 1948 scrissero l'attuale Statuto autonomistico, giocando - per così dire - al ribasso in una sorta di esercizio di autofustigazione che ebbe il solo risultato di far sì che lo Statuto sardo fosse assai meno speciale di quello della Sicilia, della Valle d'Aosta, del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino-Alto Adige. Eppure, nessuno chiese a quei politici di quasi sessant'anni fa di moderare proposte e richieste.

Oggi la storia pare ripetersi, anche se maggioranza e opposizione si riempiono la bocca di parole quali "popolo sardo", "nazione sarda", "sovranità", "autodeterminazione", "carta costituzionale della Sardegna", ma le parole non bastano. La Sardegna è una delle nazioni storiche più antiche del continente europeo, dovremmo quindi avere timore di rivendicare il diritto di darci una carta statutaria adeguata ai nostri diritti? In Europa è già successo che nazioni storiche abbiano visto riconosciuto il loro diritto all'autodeterminazione. Pensiamo alla Scozia e al Galles, che hanno i loro parlamenti nazionali. In tutta l'Unione Europea nazionalità e regioni legislative pretendono il riconoscimento della loro soggettività internazionale. Del resto la Convenzione di Helsinki del 1976 e la Carta di Parigi del 1992 hanno riconosciuto il diritto di ogni popolo ad autodeterminarsi. Nonostante ciò questa maggioranza di centrosinistra si dice contraria all'Assemblea costituente, quasi fosse indifferente al modo con cui un popolo si dota della sua Carta fondamentale. Un fatto davvero singolare, visto che a Roma gli esponenti nazionali del centrosinistra chiedono a gran voce che la riforma della Costituzione repubblicana avvenga proprio tramite l'Assemblea costituente, eletta in maniera rigorosamente proporzionale. A Cagliari, secondo la maggioranza in Consiglio regionale, alla riforma dello Statuto potrebbe benissimo lavorare una commissione nominata dal Consiglio stesso. Una contraddizione fin troppo evidente! La Convenzione di Helsinki e la Carta di Parigi affermano che ogni popolo ha diritto all'autodeterminazione, anche il popolo sardo quindi. La stessa Carta costituzionale italiana riconosce l'esistenza di un popolo sardo. Fino a non molto tempo fa qualcuno arrivava ad affermare che popolo sardo sarebbe un'espressione enfatica, sfuggita ai padri della Costituzione italiana, però la stessa locuzione si ritrova nell'articolo 15 del nostro Statuto, modificato con una legge costituzionale nel 2001. Il popolo sardo esiste, quindi, non solo per volontà della nostra comunità, ma anche per volontà dei costituenti vecchi e nuovi. Se il centrosinistra nazionale chiede l'Assemblea costituente per riscrivere la Costituzione italiana, perché il centrosinistra sardo nega l'utilità di un simile strumento? Perché un diritto riconosciuto al popolo italiano non deve essere riconosciuto a quello sardo? Il nostro Consiglio regionale, nella scorsa legislatura, approvò una legge in cui si affidava a un'Assemblea costituente il compito di riscrivere lo Statuto autonomistico, e lo fece dopo aver consultato tutti i settori della società sarda, compresi i sindaci, coloro che meglio conoscono e rappresentano i problemi dei vari territori. Quella legge, nonostante le promesse di una rapida approvazione da parte del Parlamento nazionale, giace ancora oggi in chissà quale polveroso cassetto romano. Il Parlamento riapra finalmente il cassetto e approvi la legge voluta dalla società sarda! Solo con lo strumento dell'Assemblea costituente lo Statuto può essere riscritto in modo tale da sancire, inequivocabilmente, le prerogative della comunità sarda, una comunità che si inserisce a pieno titolo nel più ampio contesto europeo.

Il futuro Statuto deve stabilire con chiarezza - questo è quanto vuole anche il presidente Soru - i nuovi rapporti fra Sardegna, Italia, Europa e mondo intero. Questa è un'esigenza dalla quale non si può prescindere. Ciò che dobbiamo fare è trovare l'unità delle forze popolari, per porre il Parlamento di fronte alle sue responsabilità nei confronti della Sardegna. Il Consiglio regionale, il parlamento sardo, che impegno aveva preso nel passato, non può macchiarsi della grave colpa di dividersi di fronte a una questione di così grande importanza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Questo argomento, che era già stato ampiamente discusso in precedenza, che sta appassionando i sardi e sta interessando, con molta freddezza, anche questo Consiglio regionale, ci vede anche in questa seduta riuniti per valutare come possiamo riscrivere il nostro Statuto. Il Parlamento nazionale ha pressoché completato l'iter della riforma costituzionale con una novità interessante che riguarda la tutela delle minoranze linguistiche. Il testo definitivo su questa parte della Costituzione è stato approvato con il contributo determinante di Alleanza Nazionale e prevede l'estensione della tutela a tutte le minoranze presenti nelle regioni e nelle province autonome.

Si tratta, signor Presidente, di un risultato particolarmente importante anche per la Sardegna e dimostra, ancora una volta, che si è fatto un lavoro estremamente serio e accurato nell'interesse dei cittadini e dei sardi.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue MORO) I numeri dell'intensa attività parlamentare di questi mesi, inoltre, parlano chiaro anche su un altro punto fondamentale: al di là dell'ostruzionismo della opposizione di centrosinistra, sbandierato all'esterno per motivi propagandistici, il confronto tra i due schieramenti sulle questioni di merito c'è stato, eccome! A parte i numerosi articoli approvati all'unanimità, sono stati tanti gli emendamenti predisposti dal cosiddetto comitato ristretto del centrodestra e dal centrosinistra e poi votati dall'Aula. Altrettanto significativo è il numero degli emendamenti predisposti dalla sola opposizione, che sono stati accolti e inseriti nel testo finale.

Questa, a nostro giudizio, può essere un'utile base di partenza per il lavoro che ci accingiamo a svolgere in Consiglio regionale. In altri termini, è stato sperimentato con successo un modello che può essere riproposto anche in Sardegna e articolato principalmente su due punti, il primo dei quali riguarda il fatto che il Consiglio regionale possiede certamente la legittimazione democratica per poter procedere alla stesura del nuovo Statuto. Così come il Parlamento, la nostra Assemblea può essere la sede naturale in cui discutere, esaminare e approvare il progetto di riforma statutaria della Regione autonoma della Sardegna. Il secondo punto attiene alla previsione di un comitato ristretto, rappresentativo di tutte le forze politiche, in base al modello nazionale, che può svolgere un lavoro preparatorio sia per la Commissione autonomia sia per l'Aula, ma di questo compito può essere investita la Commissione stessa. Insomma, più che attardarci nella individuazione delle formule e dei percorsi metodologici, sui quali ovviamente siamo comunque disposti a confrontarci senza pregiudiziali, ci sembra importante concentrare il lavoro e l'impegno di tutti sui contenuti della nostra Carta fondamentale.

Sotto questo profilo ci aspettiamo che la maggioranza manifesti lo stesso atteggiamento di apertura mostrato dal centrodestra a livello nazionale. Su questo, per la verità, manifestiamo forti dubbi, visti i recenti passati della legge urbanistica, scritta sotto dettatura dal centrosinistra, per sottostare ai voleri del commissario governatore. L'episodio è grave, l'abbiamo denunciato e lo denunceremo, ma ci sembra del tutto inammissibile se riferito al progetto di riforma dello Statuto.

Auspichiamo che i colleghi della maggioranza sappiano e vogliano sottrarsi a un nuovo abbraccio mortale, ancora più intollerabile in una materia che riguarda i principi e i valori fondamentali sui quali vogliamo fondare, o meglio rifondare la nostra Regione. Molti settori del centrosinistra, a livello nazionale, hanno riconosciuto, del resto, che quello della passata legislatura, quando fu cambiata una parte della Costituzione con pochissimi voti di scarto, fu un errore da non ripetere. Attendiamo fiduciosi, con forti dubbi, ma senza pregiudizi di vedere se qui in Sardegna si è fatto tesoro di quella lezione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, la necessità di riscrivere lo Statuto della Sardegna non è certamente un bisogno che è stato avvertito da qualche giurista in cerca di alchimie con le norme. E' invece una necessità della nostra società civile, e nella società civile, e non soltanto quindi in una parte della classe politica, ha trovato spunti, ha trovato idee. In altre parole, il dibattito che si è aperto sull'Assemblea costituente ha ridato a migliaia di sardi la speranza di poter cambiare concretamente la complessa e fragile società sarda, contribuendo personalmente a questo cambiamento.

Noi non vorremmo che alla fine questa speranza svanisse trasformandosi in un'illusione. Non vorremmo che, dopo aver veramente alimentato un sogno, il sogno di autodeterminarci con poteri nostri e con politiche responsabili, si tornasse alla politica di sempre, la politica delle parole, la politica delle cose che non cambiano, della Sardegna che arretra, mentre gran parte del mondo cresce e si modernizza. I segnali di questa involuzione latente, di questo sogno che si spegne, purtroppo ci sono tutti. Le regole, le strutture e i servizi della Regione sono ormai terribilmente obsoleti. La politica è bloccata e il governo, l'abbiamo visto anche nella scorsa legislatura, chiunque governi, è diventato impossibile. Occorre solo prenderne atto e provvedere per la salute della nostra Regione. Le riforme e le trasformazioni politiche viaggiano su tempi rapidi e hanno possibilità di realizzarsi soltanto se cadono nei tempi giusti e sono quindi veloci. I tempi biblici sono quelli della conservazione, della immutabilità, della stagnazione politica. Noi dobbiamo dimostrare che l'autonomia è un nostro modo di essere sardi e per questo non è certamente un concetto fisso e immutabile, non rappresenta un dogma, ma una linea guida. Oggi noi questa linea guida vogliamo esprimerla dentro regole nuove, nello Statuto che è da riscrivere.

In questa stagnazione, che poi è la stagnazione che da sempre taglia il fiato alla Sardegna, è necessario trovare quindi uno slancio, è necessario che tanti altri, oltre a quelli che già con convinzione sostengono il progetto della Costituente, si dedichino con passione a questa grande idea. Credo che una carriera politica sia ben spesa anche se ottiene soltanto il risultato di adeguare le norme fondamentali di una Regione autonoma ai bisogni di una società che è cambiata radicalmente. Ecco il senso di questo appello, che è quello di recuperare il carico di idealità che la politica autentica esprime, recuperarlo ora in Sardegna e calarlo sui bisogni della Sardegna, che sono certo acqua, lavoro e occupazione. Ma tutto questo non è possibile o è possibile soltanto in parte e con tempi notevolmente più lunghi se i sardi non riescono a riscrivere adeguatamente il patto che li lega ancora generosamente all'Italia, al contesto europeo e allo scenario mediterraneo, che lentamente si sta rivelando agli occhi più attenti.

Noi non vogliamo riforme istituzionali e costituzionali covate nel buio di commissioni esterne; non uno Statuto che maturi nel chiuso del Consiglio regionale, ma una Carta dei sardi riscritta dai sardi, attraverso la chiamata pubblica dei nuovi costituenti. E' questa l'unica possibilità di creare un autentico coinvolgimento del popolo sardo per restituirgli quella sovranità che in tante circostanze la politica è stata capace di affermare soltanto a parole, negandola poi con i fatti.

Questo vuole essere un appello alle forze vive e anche a quelle meno vive della società perché si riprendano, ai partiti che già sostengono la Costituente e a quelli che l'avversano perché propongano eventualmente, senza indugio, un'alternativa valida e rapida. Ma senza uno sforzo corale, che deve cominciare prima di tutto dentro di noi, senza tutto questo abbiamo già firmato la sentenza di condanna per il popolo sardo e per la nostra Isola. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Pensavo ci fosse l'alternanza.

PRESIDENTE. Sì, c'è l'alternanza, però se è iscritto a parlare soltanto un consigliere della maggioranza non riesco ad alternare.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente, io ero convinto che ci fosse l'alternanza con i colleghi di maggioranza perché, vista anche la parte finale dell'ordine del giorno che abbiamo votato non più tardi di una settimana fa, in cui si dichiarava aperta una sessione permanente del Consiglio regionale per discutere i temi dello Statuto, delle riforme e quant'altro, ritenevo opportuno che questo dibattito continuasse liberamente. Avrei sicuramente apprezzato la presenza del presidente Soru, che ieri si è recato presso il Governo centrale per difendere alcuni diritti storici della nostra Isola, perciò mi aspettavo che cogliesse l'occasione del dibattito sulla mozione presentata dai colleghi Vargiu e più, in ordine alla istituzione dell'Assemblea costituente, per aggiornarci sul contraddittorio o su quello che possiamo anche chiamare "braccio di ferro" con Roma. Dico con Roma perché questo non è un problema di maggioranza o di opposizione; è un problema attinente al rispetto dell'autonomia, della specificità, dei diritti dei sardi, che qui sono tutti rappresentati. Però, anche alla luce degli ultimi eventi, mi chiedo quale possibilità esiste che quest'Aula decida senza il Presidente della Regione, senza un suo intervento decisivo finale, che possa orientare i colleghi verso un voto che chiamare "libero" sembra alquanto eufemistico.

Credo che quest'Aula si debba domandare se questi dibattiti esistono e se servono, soprattutto questo tipo di dibattiti. Per il momento il dibattito non esiste, in quanto soltanto i colleghi del centrodestra hanno avuto il piacere, l'onore e la volontà di esprimersi sul tema della Costituente. Dimentico che la collega Caligaris ha fatto il suo intervento, mi scuso per non averlo richiamato, però è chiaro che l'atmosfera di quest'Aula è gravemente compromessa dall'assenza del Presidente, è gravemente compromessa dall'interferenza del Presidente, perciò mi chiedo con quale libertà, con quale autonomia, con quale senso della democrazia quest'Aula prosegua il dibattito, si confronti nelle Commissioni, quando alla fine chi decide è una persona sola, "una persona sola al comando".

Spesso, nella scorsa legislatura, ci siamo confrontati su questi temi e abbiamo, a volte giustamente, recepito il malessere della minoranza di allora che sosteneva che quest'Aula era teleguidata dall'esterno, con interferenze romane, interferenze di proconsoli e quant'altro. Ora mi chiedo: come si spiega questa situazione quando, di fatto, nella realtà, sul pensiero libero e democraticamente espresso dai consiglieri regionali prevale l'imposizione, continuo a dire, dell'uomo solo al comando? Ma mi chiedo ancora, riferendomi al passaggio che c'è stato in Aula durante l'approvazione della proposta di legge sulla Costituente: quelli che dall'interno e dall'esterno, allora, che oggi magari siedono fra questi banchi, hanno sostenuto e portato avanti in pubbliche manifestazioni questa idea di libertà di espressione del popolo sardo, che è appunto la Costituente, come mai oggi ripensano a quello che hanno sostenuto ieri? Mi sembra che il collega Vargiu abbia spiegato bene le motivazioni legate ai tempi. Quelle motivazioni non sono più valide? I tempi saranno lunghi in ogni caso, come giustificano quindi la loro inversione di rotta rispetto a un pensiero allora liberamente espresso? O forse è vero che i nuovi ruoli fanno cambiare anche le idee, confermando quello che molto spesso gli elettori dicono di noi, cioè che una volta arrivati in quest'Aula è facile dimenticare il passato. E' facile dunque dimenticare quello che alla gente avete rappresentato. Come pensate di essere credibili nel dichiarare la libertà di quest'Aula nelle scelte dei componenti che dovrebbero formare la Consulta eletta da questo Consiglio? Credete davvero che, visti i fatti anche recenti, che possiate avere la libertà di esprimere democraticamente e liberamente le vostre opinioni o le vostre indicazioni sui membri che dovranno comporre la Consulta eletta da questo Consiglio? Oppure si ripeterà ciò che è successo quando il presidente Soru, nel dire che aveva già pensato ai saggi per risolvere il conflitto di interessi, ha annunciato in quest'Aula i nomi che lui aveva già scelto? E' questo il modo di interpretare il ruolo del nuovo governatore? E' questo il modo di interpretare una legge elettorale che doveva essere a tutela della stabilità, ma soprattutto della democrazia, chi vince governa? Sicuramente chi ha vinto deve governare, qualcuno si deve convincere però che ha vinto una parte politica, non ha vinto un uomo, perché se così fosse forse sarebbe meglio che tutti insieme, con coscienza, ripensassimo al nostro ruolo qui dentro e rimettessimo magari la parola e la scelta ai cittadini. O forse, alla fine di questo dibattito, sarà necessario un quarto d'ora di sospensione per chiedere al Presidente che cosa ne pensa, come dovete votare, qual è la linea che ha deciso nelle ultime ore?

In varie occasioni, dicevo poc'anzi, noi siamo stati accusati di essere teleguidati dall'esterno, accusa rivolta da una parte politica che pensava potessero esserci interferenze nelle scelte che in quest'Aula venivano fatte. Credo che con i fatti abbiamo dimostrato che così non era, abbiamo saputo sbagliare anche da soli, abbiamo saputo portare avanti, in ogni caso, le nostre idee contro un Governo amico. L'abbiamo fatto negli atti, negli ordini del giorno, nelle posizioni assunte ed espresse in quest'Aula. Questo dibattito sulla Costituente è uno di quei casi; dovrebbe essere un dibattito aperto, partecipato, a cui ognuno di noi contribuisce liberamente, secondo le sue idee e le idee di chi rappresenta, affinché nella massima sede istituzionale della Regione sarda si possa esprimere un voto libero su un provvedimento che quest'Aula ha già votato e che, come altri, va difeso in quel di Roma, che sicuramente non ha piacere di lasciare la massima libertà al popolo sardo.

La Costituente era ed è un modo perché i sardi si esprimano, perché partecipino, perché quest'Aula si apra verso l'esterno. Non credo - infatti abbiamo espresso parere contrario all'ordine del giorno votato una settimana fa -, e ne sono sempre più convinto, che una Consulta eletta da un'Aula non libera possa essere garanzia di democrazia.

Per questi motivi noi continuiamo a sostenere quella proposta di legge nazionale che è stata approvata dal Consiglio regionale, cioè dalla massima assise che ha espresso la volontà e il volere dei sardi. E' triste che oggi il nuovo Consiglio, formato in parte anche da persone che allora votarono a favore dell'Assemblea costituente, ripensi al ruolo dell'autonomia, della libertà e della democrazia di questa Assemblea.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri, la mozione che ci apprestiamo a discutere porta la mia firma per due principali motivi e, da uomo libero, anche se brevemente, voglio dire la mia in quest'Aula consiliare. Il primo motivo è che non credo che la Consulta eletta dal Consiglio regionale possa rappresentare tutte le componenti della società civile, economica e culturale sarda. Questa Consulta rischia, invece, di essere un carrozzone che rispecchierà la maggioranza attualmente al governo della Regione. Il secondo motivo è che non voglio venir meno al voto da me espresso a suo tempo in favore dell'Assemblea costituente, così come non posso disattendere soprattutto la volontà popolare rappresentata dalle oltre diecimila firme raccolte a sostegno dell'iniziativa Costituente.

E' vero che in politica tutto può accadere: personaggi politici che passano da uno schieramento a un altro, partiti che si trasformano, gruppi che nascono dalla mattina alla sera, ma francamente non riesco a comprendere come colleghi che siedono oggi nei banchi di questo Consiglio, che non più tardi di qualche mese fa facevano a gara per apparire in televisione, per chiedere uno spazio in questo o in quell'altro giornale, oggi invece rinneghino ciò che coerentemente loro avevano insieme a noi portato avanti in favore dell'Assemblea costituente. Forse perché era vicino l'appuntamento elettorale, qualcuno direbbe oggi. Oggi questi colleghi dichiarano invece il loro parere contrario a questa nostra proposta. Complimenti, cari colleghi, per la coerenza! I sardi, sono certo, sapranno valutare e giudicare soprattutto questi comportamenti.

Pur tuttavia, personalmente resto dell'avviso che non ci sia soluzione alternativa allo strumento Assemblea costituente e ritengo che sia dovere dell'attuale Governo regionale sostenere con impegno una legge che il Consiglio stesso ha democraticamente approvato, a prescindere dalle posizioni personali del Presidente della Regione e della maggioranza che oggi lo sostiene.

Per questo motivo, cari colleghi, chiedo all'intero Consiglio regionale, senza distinzione alcuna di appartenenza politica, di non mortificare il ruolo dell'istituzione regionale e di proseguire nella strada che già è stata tracciata.

Al presidente Soru, che non vedo in aula, visto che ieri era a Roma, avrei voluto chiedere lo stato delle cose per quanto riguarda i lavoratori della chimica di Porto Torres, che tra qualche giorno scenderanno in piazza. Visto che lei, Presidente - anche se non c'è, il messaggio lo voglio lanciare ugualmente -, a quanto pare ha il potere di comandare a bacchetta i consiglieri di maggioranza, tiri fuori l'orgoglio di appartenere al popolo sardo, che è anche un suo cavallo di battaglia, e sostenga davanti al Parlamento nazionale, come sta facendo per altre questioni, un'iniziativa che non è di una sola parte politica, ma è di tutto il popolo sardo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la maggioranza partecipa alla discussione della mozione presentata dai colleghi dell'opposizione con lo spirito dialogante più volte auspicato in quest'Aula da tanti di noi. In questo senso non possiamo che apprezzare il tono e la sostanza di quanto detto dall'onorevole Moro, ma anche alcuni passaggi del discorso dell'onorevole La Spisa, mentre certamente rimandiamo al mittente l'ennesimo intervento dell'onorevole Capelli, che non si capisce a partire da quale autorevolezza - che non ha - sollecita noi alla libertà.

Guardi, se c'è qualcuno che ha umiliato questo Consiglio, onorevole Capelli, vorrei ricordarle l'ultimo Assessore della sanità, che forse lei conosce, che dal 20 aprile all'8 giugno 2004, quando l'Aula era quasi sciolta, assume dieci delibere e crea sedici primariati ex novo, cioè una piccola rete ospedaliera e non la porta in Aula. Noi siamo un po' stanchi di questa sua autonomina a censore quando non ha i requisiti storici per farlo. Quindi siamo disponibili a dialogare con chi ha il senso di sé e ha il senso della realtà, non con altri.

Preliminarmente occorre dire che il centrosinistra non ha atteggiamenti o convinzioni pregiudizialmente ostili all'Assemblea costituente. La proposta di legge nazionale giace in Parlamento, dove c'è una forte maggioranza di centrodestra, e se dovesse essere approvata noi ci ritroveremmo qui senza pregiudizi, senza ostilità a discuterne. Altro è chiedere di supplicare il Parlamento nazionale perché approvi la legge. Intervengono, rispetto a questa richiesta, altri fattori e altre considerazioni e per me personalmente anche questioni di onestà intellettuale.

Io credo di avere titolo per parlare della proposta di istituzione dell'Assemblea costituente per due ragioni: la prima è che sono Presidente della prima Commissione, grazie a voi, e considero quindi un mio imprescindibile dovere costruire, nelle proposte di legge, sintesi elevate delle posizioni che emergono in quest'Aula; la seconda ragione per cui ne ho titolo è che sono stato e sono un uomo politico che nella scorsa legislatura ha lavorato a costruire la proposta della Costituente, a cui oggi io mi oppongo. Io ho titolo a parlare di quella proposta perché la conosco oltre che nel suo dettato attuale, giacente in Parlamento, anche nei suoi presupposti politici, che qui non sono mai stati evocati fino in fondo.

Vorrei ricordare a tutti noi che non c'è mai stato nella storia un Parlamento in carica che ne abbia convocato un altro per fare la legge fondamentale dello Stato. Mai! Quando negli anni scorsi proponemmo la Costituente, io e molti altri sapevamo bene perché lo facevamo. Non si trattava semplicemente di consultare e coinvolgere il popolo sardo, perché vi sono molte possibilità di coinvolgere il popolo, non ve n'è solo una. Noi allora eravamo consapevoli che si trattava di mettere su un'Assemblea legislativa dotata di una sovranità solo apparentemente inferiore a quella del Consiglio regionale, ma nella realtà concorrente col Consiglio regionale. Noi lo sapevamo e lo dicevamo, io l'ho anche scritto sul giornale. La Costituente, è bene dirlo, nasce in ambienti culturali e politici regionali come alternativa alla crisi in cui si dibatteva allora il Consiglio regionale: maggioranze mobili, partiti instabili, instabilità di governo, questione morale, alto indebitamento. La Costituente vagheggiava un altro Consiglio convocato solo apparentemente per discutere esclusivamente dello Statuto, ma in realtà era lo strumento per far emergere una nuova classe dirigente e rinnovare la Sardegna. Questo era l'obiettivo, dichiarato, esplicito. E tutto questo è esplicito nella proposta che giace in Parlamento, laddove si prevede che il Consiglio regionale chieda al Parlamento nazionale - alla faccia dell'autonomia! - di consentirgli di rinunciare a una sua esplicita prerogativa per assegnarla a un altro organo. La legge dichiara, in esplicito, la volontà di costituire un'Assemblea legislativa concorrente e dotata di sovranità pari a quella del Consiglio.

Io ero a favore perché volevo cambiare la Sardegna e il Consiglio regionale, lo sostenevo allora e lo sostengo oggi, ma evidentemente non ero il solo. Infatti, man mano che ci si è avvicinati alla chiusura della legislatura, il tema della Costituente è evaporato, perché? Perché le elezioni fornivano uno strumento ordinario di cambiamento delle istituzioni e della società, appunto le elezioni appena avvenute, di cui nessuno parla. E' stato questo un punto decisivo. Prima delle elezioni si era in tempo per accorgersi che il Parlamento non intendeva rispondere alle sollecitazioni del Consiglio regionale e che quindi si poteva sfruttare la tornata elettorale per eleggere un Consiglio costituente, lo si poteva fare. In molti eravamo di questo avviso, ma non lo si è fatto e ciò ha dato a molti, e a me tra questi, la netta sensazione che chi aveva voluto la Costituente l'avesse voluta strumentalmente, per giocare un ruolo nell'agone politico di una legislatura, quella passata, povera di idee e di iniziative.

A nessuno piace essere strumentalizzato e tanto meno ai tanti di noi che credevano realmente che il passaggio elettorale potesse essere sfruttato per convocare il Consiglio in forma costituente, nessuno ha orientato le scelte in quella direzione. Ma fin qui è il passato. Ora ci si chiede, in un contesto mutato, di riprendere il percorso per ottenere dal Parlamento l'autorizzazione a cedere una nostra prerogativa a un'assemblea concorrente. Io credo che si farebbe meglio a dichiarare esplicitamente che si vuole in qualche modo delegittimare questo Consiglio, che se ne vuole contrastare l'autorevolezza e l'autorità. Sarebbe più chiaro dirlo, non è illegittimo agognare un Consiglio diverso da questo, ma bisogna dirlo, è una battaglia politica, non istituzionale!

Su questo disegno di alterazione dell'assetto istituzionale non c'è possibilità di incontro tra maggioranza e opposizione, si dice però che la Costituente è migliore della Consulta come strumento di coinvolgimento dei sardi nella scrittura del nuovo Statuto. Ecco, su come coinvolgere nel modo più ampio ed efficace possibile la società sarda, sul modo di comporre la Consulta in maniera tale da evitare le deformazioni del premio di maggioranza, il dialogo non è aperto, è apertissimo, siamo qua.

La Consulta, non diversamente dalla Costituente, utilizza le forme della democrazia rappresentativa. Si può pensare, però, che sulla proposta di Statuto si apra anche una stagione che coinvolga in forma più diretta i sardi. Parliamone, da parte nostra niente è realmente precluso. Noi siamo interessati a recuperare uno spirito pratico, fattivo, sulle riforme, siamo interessati a non attendere i tempi del Parlamento e siamo interessati finalmente a fare le riforme non solo sul versante delle leggi statutarie, ma anche su quello dello Statuto. Siamo interessati a fare e non siamo chiusi ad alcun apporto. Siamo anche interessati a che finalmente in quest'Aula si affronti il problema dei costi delle riforme, la devolution ha trasferito sugli enti locali la bonifica del bilancio nazionale. Noi non stiamo considerando che cosa questo significhi, non parliamo più dei costi delle nuove province, non parliamo dell'eccesso di enti intermedi. Noi siamo invece interessati a parlare di questo, siamo interessati a tutto, però siamo contrari alla produzione di meccanismi di sovranità concorrente o di lotta politica mascherata da ingegneria istituzionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, non userò i toni che molto mi hanno meravigliato dell'onorevole Maninchedda, anche perché anche noi abbiamo condiviso la proposta dell'Assemblea costituente e abbiamo più volte motivato le ragioni che ci hanno portato a modificare il nostro orientamento, non per questo ho pensato che l'Assessore della sanità ce l'avesse con me. Non ho pensato a questo, anche perché io so che il primariato è cosa diversa dalla carica di responsabile di un'istituzione complessa, certamente, ma è una cosa ben diversa.

Cercherò quindi di non usare toni che in qualche maniera possano guastare il clima di quest'Aula, che qualche volta ho definito serafico. Non so se sarà sempre così e forse è meglio che non sia sempre così, perché probabilmente è necessario che in qualche momento i contrasti ci siano, emergano, e ci siano anche battaglie dure, che sono indispensabili.

Diceva Azeglio Ciampi, prima di essere eletto Presidente, quando era ancora Ministro del tesoro e poi Presidente del Consiglio, allorché fu istituzionalizzato il tavolo della concertazione, che era indispensabile il bisticcio al tavolo della concertazione, perché le trasversalità troppo blande, con gli accordi che mettono subito d'accordo tutti non producono niente di buono. Ecco perché credo che sia indispensabile sollevare un po' i toni, magari non in questa situazione, in cui siamo chiamati a parlare, ma ne avevamo già parlato, di un argomento che credo sia della massima importanza. Quindi, senza ripetere le cose che abbiamo detto altre volte, e senza voler giustificare in maniera diversa il nostro cambiamento, lo abbiamo già fatto, cercheremo di riproporlo anche in questa circostanza.

Noi riteniamo che oggi ci siano tutte le condizioni perché quest'Aula sia legittimata ad apportare tutte le modifiche costituzionali al nostro Statuto. Noi vogliamo modificare lo Statuto regionale della Sardegna. Su questa materia ci sono posizioni diverse, e la posizione che ha visto il centrosinistra, la settimana scorsa, votare a favore della Consulta è, lasciatemelo dire, una posizione di compromesso, una posizione che ha cercato in qualche modo di mettere d'accordo le anime di questo Consiglio regionale.

Ne prendiamo atto, non siamo d'accordo, stiamo presentando una nostra proposta, faremo qualche anticipazione, però è una storia lunga. Dal 1948 a oggi sono cambiate molte cose; una prima Costituzione italiana che non prevedeva le Regioni, con uno Stato centralista, derivava certamente dalla Costituzione napoleonica, dallo Statuto albertino, da tantissime considerazioni precedenti. Poi si è arrivati finalmente al 1948 e solo poche Regioni hanno avuto la possibilità di essere a Statuto speciale. Anche in quella circostanza - lo ricordo ai colleghi del centrosinistra - se in Parlamento esisteva una parte politica contraria anche a questo era proprio il centrosinistra di allora, che era solo la sinistra a dir la verità, che portò poi, nel 1970, quando nacquero le Regioni a Statuto ordinario, l'onorevole Nenni a dire: "Stiamo riducendo l'Italia in pillole". Questo disse l'onorevole Nenni allora.

E' passata tanta acqua sotto i ponti, le Regioni a Statuto speciale esistono, le Regioni a Statuto ordinario esistono, sta cambiando tutto nella nostra Costituzione o comunque sta cambiando molto. E quindi la modifica del Titolo V della Costituzione, fortissimamente voluta dal centrosinistra, votata con una maggioranza risicata certamente, fu una scelta politica, ne prendiamo atto, è legge, è norma.

Oggi siamo di nuovo di fronte a modifiche costituzionali. Il Governo Berlusconi propone nuove modifiche, che speriamo siano approvate entro la legislatura, e queste modifiche, che sono di rango costituzionale, segnano il passaggio, secondo me, dallo Stato regionale a quello federale. C'è stato tutto un passaggio da uno Stato centralista allo Stato regionale, dobbiamo andare verso uno Stato federale. Poi ci saranno le parti politiche che non sono d'accordo sullo Stato federale, discuteremo anche di questo quando sarà il momento, comunque è certo una forma di Stato più rappresentativa delle autonomie locali e delle autonomie regionali, in questo caso, sia pure nel quadro di una Costituzione che non può certamente prescindere dall'articolo 5: "L'Italia è una e indivisibile". Su questo credo che non ci sarà necessità di misurarci.

Quindi, in merito al dibattito sulla congruità delle Regioni a Statuto speciale, che è l'argomento che ci riguarda di più, in quest'Aula sono state fatte delle sollecitazioni al Presidente della Regione perché si stava minando l'autonomia della Sardegna. Io credo che questo pericolo non lo abbiamo mai corso e non lo stiamo correndo neanche adesso. Corriamo se mai il rischio di non essere in grado di recepire tutte le novità e di non riuscire ad avere un'autonomia scritta da noi, concordata con altri, certamente, con tutte quelle forze politiche e sociali che sono determinanti e che possono dare un contributo estremamente valido a una scrittura adeguata ai tempi della nostra Costituzione regionale.

Dicevo che si impone la riscrittura dell'intero Statuto speciale. Una Regione come la Sardegna, caratterizzata da tradizioni secolari, dall'insularità, ha tutte le ragioni per rivendicare le più ampie autonomie nel quadro della repubblica, in buona sostanza nel futuro federalista. La proposta di Statuto che andremo a presentare sarà caratterizzante di tutti questi argomenti, e quindi noi facciamo riferimento all'unità nazionale, all'integrazione europea, promuoveremo iniziative volte a rafforzare i legami con i nostri corregionali all'estero, a riconoscere il primato della persona e della vita, a tutelare le fasce più deboli della popolazione, a salvaguardare e valorizzare il nostro ambiente e non a tutelarlo, come qualcuno vuole fare in questi ultimi giorni, perché la tutela è compito che spetta allo Stato.

Certamente noi dobbiamo essere rispettosi delle regole dello Stato, le abbiamo sposate, le condividiamo, però un conto è la valorizzazione, un conto è la tutela, e noi ancora oggi assistiamo invece a degli stravolgimenti, alla citazione della legge nazionale numero 42, che riconosciamo, però allo stesso tempo vogliamo essere noi a tutelare l'ambiente. L'ambiente va valorizzato, la tutela spetta allo Stato e non c'è una legislazione concorrente in questo senso, non esiste.

Noi vorremmo poter concludere accordi con Stati stranieri che si possano prevedere nello Statuto. Valorizzare le autonomie locali: lo abbiamo detto, il Consiglio delle autonomie locali deve essere un punto fermo del nostro nuovo Statuto, ecco perché dicevo all'onorevole Maninchedda che non c'è bisogno di una Consulta. Istituiamo subito il Consiglio delle autonomie locali - quella sì è una vera Consulta - e lavoriamo insieme alla riscrittura dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna.

Credo che molti di voi la pensino in questo modo o comunque siano disponibili a ragionare su questa linea, e spero che pochi di voi vogliano appiattirsi su posizioni che in qualche maniera ricalcano la figura preponderante del Consiglio regionale e della Regione. Gli atteggiamenti del presidente Soru non ci fanno presagire niente di buono. State attenti, colleghi, bisogna stare veramente molto attenti. Abbiamo avuto, nella storia, altri personaggi che hanno cavalcato l'onda della protesta, che hanno cavalcato l'onda dell'invidia, della gelosia, dell'insoddisfazione e sono assurti al ruolo di padri. Bene, noi vorremmo evitare questo pericolo e credo che lo vogliate evitare anche tutti voi. Non c'è bisogno di fare le battaglie nelle segrete stanze, vorremmo sentirvi più attivi nella discussione (mi rivolgo ovviamente al centrosinistra) e più partecipi. Vorremmo anche sentire qualche voce di dissenso, ma non perché sia nostra intenzione creare delle prospettive di cambiamento e di ribaltone. Non ci pensiamo minimamente, l'abbiamo voluta più degli altri questa legge elettorale e quindi noi accettiamo il ruolo di minoranza e di opposizione quando è necessario, però, vivaddio, che vi sia almeno qualche lamento, qualche flebile lamento! E' possibile che vada tutto bene, signori del centrosinistra? E' possibile che non ci siano stati in questi mesi, che sono ancora pochi, motivi di sia pur lieve contrasto da essere portati all'attenzione del Consiglio regionale? Io credo che la vostra intelligenza mi smentirà e che nei prossimi giorni qualcuno di voi avrà la voglia e il tempo per manifestare un minimo grado di insoddisfazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'assessore Dadea.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, colleghi consiglieri, io voglio preliminarmente informare il Consiglio che lo spirito con cui la Giunta regionale affronta questo dibattito, per noi di grande importanza, è uno spirito fortemente costruttivo che contraddice molte delle lamentazioni che sono emerse stamattina dal dibattito. Per noi questo confronto non è un'inutile perdita di tempo, non è un'inutile lamentazione, non vuole e non crediamo che possa essere considerato il funerale di qualsiasi proposta politica o istituzionale. Non c'è da parte nostra nessuna volontà liquidatoria nei confronti di chicchessia, né è nostra intenzione respingere qualunque proposta, tanto meno quella dell'istituzione dell'Assemblea costituente, che noi rispettiamo profondamente. Da parte nostra c'è il massimo rispetto, al di là del giudizio di merito, perché riteniamo che questa proposta sia di alto spessore istituzionale. E' una proposta sicuramente non priva di fascino, ambiziosa, che evoca momenti storici che sono fondanti nella vita politica e istituzionale del nostro Paese e che stanno alla base della nascita della Costituzione repubblicana. Una proposta che ha avuto il merito di coinvolgere gran parte della società sarda, degli intellettuali, che ha avuto un riscontro positivo da parte del Consiglio regionale e che ha coinvolto anche pezzi significativi del movimento sindacale, nonché molti sindaci.

Quindi noi non possiamo trascurare tutto questo, ma dobbiamo anche prendere atto che quella proposta era figlia di una stagione politica e istituzionale che è oramai trascorsa. Comprendiamo benissimo quali motivazioni stavano alla base di quella proposta; c'era una profonda sfiducia nella volontà riformatrice di quel Consiglio regionale, c'era sicuramente la preoccupazione per un'instabilità politica che non era propedeutica all'avvio di una stagione di riforme, la conflittualità era sicuramente molto accesa, tutte condizioni che non potevano facilitare un'elaborazione, la più ampia possibile, del nuovo Statuto di autonomia.

Quella proposta, ripeto, era figlia di una stagione politica che oramai è trascorsa e noi dobbiamo prendere atto delle novità istituzionali e politiche che sono intercorse da quel momento storico e politico a oggi. Voglio ricordare soltanto alcune di queste novità politiche e istituzionali: naturalmente l'elezione diretta del Presidente della Regione, il suo potere di nomina e revoca degli Assessori e il potere di sciogliere il Consiglio regionale; le nuove e differenti responsabilità tra un Governo regionale che decide e un Consiglio regionale che, privato del coinvolgimento nell'amministrazione attiva, viene individuato con nettezza e con forza come il soggetto legislatore, che quindi deve essenzialmente produrre leggi; la solida maggioranza politica che esiste all'interno di questo Consiglio. Tutti questi elementi hanno modificato profondamente il quadro politico e istituzionale e di conseguenza anche le motivazioni che stavano alla base di quella stagione politica e istituzionale che ha generato quella proposta che tuttora noi rispettiamo.

Ecco, vi erano delle condizioni che sicuramente potevano favorire la nascita dell'Assemblea costituente, come una maggioranza parlamentare e una maggioranza consiliare assolutamente omogenee, evidentemente, però, anche all'interno dello schieramento che aveva prodotto quella proposta si sono evidenziate delle contraddizioni che hanno minato fortemente l'efficacia della proposta stessa.

Ecco quindi che, a dispetto di queste condizioni particolarmente favorevoli, lo strumento dell'Assemblea costituente si è rivelato sterile, assolutamente improduttivo di fatti. L'onorevole Vargiu ha ricordato che la proposta di legge nazionale, approvata nel luglio del 2001 dal Consiglio regionale, è approdata in Parlamento, è stata approvata dalla Commissione bicamerale e giace, oramai da diversi anni, nei cassetti della Commissione affari costituzionali del Senato. Dobbiamo quindi prendere atto che si sono modificate le condizioni politico-istituzionali che avevano generato quella proposta, che si è rivelata però sterile e improduttiva. Oggi noi non possiamo affrontare il tema delicato, complesso e importante della stesura del nuovo Statuto di autonomia con la testa rivolta al passato, non possiamo aspettare con fatalismo che il Parlamento si ricordi di noi e che prenda in considerazione la proposta di istituzione dell'Assemblea costituente. Penso che non possiamo aspettare oltre, non possiamo aspettare i tempi di un Parlamento che in queste settimane è impegnato a stravolgere profondamente la Costituzione della Repubblica, a modificare e minare i presupposti costituzionali della nostra stessa specialità. Abbiamo perso molto tempo e di questo dobbiamo prenderne atto. In un panorama istituzionale in vorticoso movimento, qual è stato quello degli ultimi anni, la Regione sarda è rimasta sostanzialmente immobile. Ci è passata sulla testa la riforma del Titolo V della Costituzione, nel frattempo gran parte delle Regioni a Statuto ordinario hanno approvato in prima lettura i loro statuti e almeno due Regioni a Statuto speciale - la Sicilia e il Friuli Venezia Giulia - stanno per portare a termine l'iter di approvazione del loro statuto di autonomia, utilizzando strumenti assolutamente simili a quelli che questo Consiglio regionale, con l'ordine del giorno che è stato approvato di recente, ha individuato. Noi pensiamo che con l'approvazione di quell'ordine del giorno, che ha indicato un percorso e individuato lo strumento della Consulta statutaria, si sia aperta una stagione nuova, di cui dobbiamo cogliere tutti gli aspetti.

La nomina della Consulta statutaria, come noi l'abbiamo intesa, come questo Consiglio regionale a maggioranza l'ha intesa, rappresenta uno strumento capace di coinvolgere la società sarda in tutte le sue istanze, in tutte le sue articolazioni, ma questo deve avvenire in un raccordo stretto, continuo, con il Consiglio regionale e soprattutto con la Commissione autonomia, ma deve avvenire in uno stretto rapporto anche con i parlamentari sardi. Da subito dobbiamo preoccuparci anche di questo aspetto.

Quindi non c'è nessuna logica liquidatoria da questo punto di vista. Noi intendiamo la Consulta statutaria come uno strumento capace di coinvolgere le forze vive della società sarda e non c'è nessuna volontà di rinchiudersi all'interno di stanze buie o di coinvolgere parti molto ristrette di questa società. Bisogna allora, arrivati a questo punto - questo è naturalmente l'invito che la Giunta si sente di rivolgere al Consiglio - uscire dalla sterile contrapposizione sullo strumento, per impegnarci sui contenuti da dare allo Statuto di autonomia. La sfida che è di fronte a tutti noi, a questo Consiglio regionale e a tutte le forze politiche, è proprio sui contenuti che dobbiamo cercare di dare allo Statuto di autonomia, e io penso che da subito questa sfida vada raccolta. Lo strumento lo abbiamo individuato, il percorso lo abbiamo tracciato, si tratta di dare i contenuti.

Questo è l'invito che noi ci sentiamo di rivolgere al Consiglio regionale e a tutte quelle forze, non solo della maggioranza, ma anche e soprattutto della opposizione, che hanno manifestato la volontà di impegnarsi attivamente, proficuamente e positivamente sul terreno delle riforme e della elaborazione del nuovo Statuto di autonomia.

Noi abbiamo colto positivamente l'atteggiamento e la volontà che è venuta soprattutto dai banchi di Alleanza Nazionale, la volontà cioè di misurarsi sui contenuti, di misurarsi sui percorsi che noi abbiamo tracciato. Da parte della Giunta, ma penso anche da parte della maggioranza del Consiglio, questa volontà deve essere colta appieno. Da subito dobbiamo quindi cercare di recuperare il tempo perso in tutti questi anni, e la sfida, ripeto, dovrà essere quella dei contenuti. Quali sono i contenuti che vogliamo dare allo Statuto di autonomia? Naturalmente dobbiamo pensare a uno Statuto dei diritti dei cittadini, ma senza entrare nel merito di proposte specifiche, io ritengo che dobbiamo impegnarci soprattutto per cercare di rimodulare, di rimodellare il rapporto della Regione con l'esterno, con la Comunità Europea e con lo Stato. Dobbiamo cercare di rimodulare e di rimodellare il nostro rapporto con l'interno, col sistema delle nostre autonomie locali; dobbiamo cogliere appieno quella che è la novità più importante che è contenuta nella riforma del Titolo V della Costituzione, cioè il nuovo ruolo da protagonista dei Comuni, delle Province, delle Comunità montane. Viene riconosciuto a questi enti un ruolo di parità istituzionale che noi dobbiamo cogliere nel cercare di rimodulare il rapporto della Regione col sistema delle autonomie locali. Dobbiamo individuare cioè una Regione che sia inserita a pieno titolo in un sistema di livelli istituzionali che non sono più gerarchicamente determinati in maniera verticale, ma che sono determinati in maniera orizzontale, in cui il livello regionale, il livello delle autonomie locali, il livello della Comunità Europea e il livello statale si intersecano profondamente in un sistema a rete.

Penso che dobbiamo riflettere attentamente su un'affermazione che un Presidente della Regione degli anni passati, Pietrino Soddu, suole fare quando parla di nuovo Statuto. Pietrino Soddu dice che forse è arrivato il momento di rivendicare meno autonomia e più sovranità. E allora, se interpretiamo bene il suo pensiero, possiamo dire che rivendicare più sovranità significa rivendicare soprattutto la possibilità per il Governo regionale e per questo Consiglio regionale di interloquire in maniera positiva e di prendere decisioni su La Maddalena, il Parco dell'Asinara, il Parco Geominerario e tante altre questioni dalle quali la nostra Regione viene tagliata fuori.

Queste penso che siano alcune delle questioni sulle quali dobbiamo iniziare a misurarci e non possiamo perdere altro tempo. La Giunta, ma anche la maggioranza presente in Consiglio regionale non potranno che accettare positivamente la disponibilità al dialogo che è venuta da una parte della opposizione, ma l'invito che rivolgiamo a quelle parti della minoranza che sappiamo autenticamente riformatrici, e mi riferisco al Partito Sardo d'Azione e ai Riformatori, è quello di cercare insieme sul terreno dei contenuti, al di là delle differenziazioni sugli strumenti, le più larghe intese possibili. A queste larghe intese la Giunta si adopererà proficuamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, in dieci minuti svolgerò alcune brevi valutazioni sulle principali considerazioni svolte in quest'Aula nel merito della mozione da me presentata insieme ad altri ventuno colleghi.

La prima valutazione riguarda la possibilità di attivare una interlocuzione. Io non considero positivamente, e in vari interventi questo aspetto è già stato sottolineato, né l'assenza del Presidente della Regione né la volontà dimostrata dalla quasi totalità della maggioranza, con un atteggiamento che è caratteristico dei momenti in cui si dibatte di governo e non di regole, di non intervenire nel dibattito. Anche perché, devo dire, a prescindere dall'intervento interruttivo della collega Caligaris, i due interventi più importanti (non me ne voglia la collega, ma intendo riferirmi semplicemente alla istituzionalità di chi li ha pronunciati) sono stati quelli del Presidente della Commissione autonomai e dell'assessore Dadea, a nome della Giunta. Io credo che si sia trattato, tutto sommato, di due interventi differenziati, sicuramente nei toni, probabilmente in parte anche nei contenuti. Nei toni perché l'assessore Dadea, rappresentando una posizione sostanzialmente differente dalla nostra, ha pronunciato un intervento pacato, cercando di cogliere le ragioni dell'altra parte, pur difendendo e facendo proprie quelle della parte che egli rappresenta.

Stupefacente è stato invece l'intervento del collega Maninchedda. Stupefacente nel senso che in me ha destato stupore non tanto la posizione espressa dal collega, che era nota, quanto il fatto che egli ha attribuito al movimento per la Costituente una serie di passaggi che sicuramente sono nella sua testa, ma non è detto che debbano essere, che siano stati o che saranno in futuro nella testa degli altri aderenti, degli altri promotori della Costituente. Chiedo scusa se per caso sto sbagliando, ma se ho ben interpretato il suo ragionamento, il collega Maninchedda dice: "Io sono stato favorevole alla Costituente nella passata legislatura perché c'era bisogno di un forte rinnovamento delle istituzioni, che non era garantito dalla istituzione Consiglio regionale, che in quel momento governava il destino della Sardegna e non era di livello sufficiente. Poi c'è stato il momento elettorale, siamo entrati noi, il livello è cambiato, adesso se ne occupa il Consiglio regionale perché tanto i migliori sono già dentro il Consiglio regionale". Forse io ho semplificato, forse ho banalizzato, forse sono andato al di là di quello che il collega Maninchedda voleva dire, me ne scuso, però il ragionamento era veramente pericoloso in questo senso e suscitava perplessità forti in chi ascoltava, nel senso che il movimento della Costituente è nato con due fondamentali obiettivi: far decidere ai sardi il loro destino e sancire il regime pattizio tra Stato e Regione, quindi sancire la pari dignità tra le due istituzioni. La Costituente è abilitata a predisporre uno Statuto, il quale può essere respinto o approvato dal Parlamento, ma non emendato, come invece prevede l'attuale percorso di legge costituzionale. La forza immensa che quella proposta aveva era proprio quella di dare dignità alla istituzione proponente che stava in Sardegna e quindi ai sardi che l'avevano eletta.

Questa era una indispensabile sottolineatura che mi premeva fare. La seconda sottolineatura che mi preme fare è che la proposta di legge per l'istituzione dell'Assemblea costituente, che giace a Roma nel cassetto della Commissione degli affari costituzionali del Senato, è stata approvata dal Consiglio regionale della Sardegna. Lo ricordo per evidenziare che non occorre fare nessuna supplica perché il Parlamento la prenda in esame. Quando abbiamo letto, nel giornale di oggi, che il presidente Soru, con vigore e dignità, rivendica cose necessarie e doverose per la Sardegna, non abbiamo pensato che egli vada in giro col cappello in mano a chiedere l'elemosina. Il presidente Soru sta facendo delle rivendicazioni, a nome dei sardi, quindi anche a nome di questo Consiglio regionale, e sono rivendicazioni di sostanza su questioni necessarie in senso kantiano, quindi su questioni che noi riteniamo indispensabili per la soluzione dei problemi della Sardegna. Riteniamo altrettanto indispensabile, ed è questo il problema fondamentale, che il Consiglio regionale non perda la dignità istituzionale che gli è propria e ricordi che la proposta di legge in questione non è stata licenziata dalle persone che sedevano casualmente nei banchi di quest'aula il 31 luglio 2001, ma dalla istituzione Consiglio regionale. Questa è la sottolineatura colleghi. Quando noi parliamo di regole dobbiamo anche dire che esse valgono per la maggioranza e per la minoranza. Se lo si dimentica quando si è in maggioranza e si sottolinea che bisogna essere liberali e garantisti quando si è in minoranza non va bene. Se questo Consiglio regionale è un'istituzione, ciò che esso fa è vincolante per tutti i consiglieri che siederanno qui nei prossimi cinquant'anni, a meno che il deliberato del Consiglio regionale non venga prima modificato.

E' questo il problema fondamentale sul quale noi vi vorremmo portare a ragionare, e che è contenuto nel dispositivo della mozione che oggi stiamo discutendo. Noi non abbiamo volutamente inserito nel dispositivo della mozione valutazioni di merito sulla Costituente; abbiamo semplicemente chiesto che questo Consiglio regionale si faccia carico delle proprie responsabilità, che abbia il senso delle istituzioni, quello che il presidente Soru definisce l'orgoglio della sardità e ricordi al Parlamento romano che attende una risposta in merito alla proposta di legge che ha sottoposto al suo esame. Una risposta che può pure essere negativa, ma che deve essere data. E se risposta non ci sarà data perché noi non l'avremo chiesta senza nessun tipo di supplica, il Parlamento nazionale sarà autorizzato a fare orecchie da mercante su qualsiasi proposta o richiesta di questa istituzione, perché un'istituzione che non rispetta se stessa non merita il rispetto del Parlamento. Se non sapremo insistere per avere una risposta su ciò che legittimamente abbiamo chiesto, non meritiamo che il Parlamento nazionale ci dia risposte su tutte le altre questioni che porremo sul tappeto.

Quindi questo è al momento l'elemento fondamentale e fondante di discussione. Questo Consiglio regionale ricordi che in tutti i dibattiti che faremo sulle regole che sanciscono, all'interno di quest'Aula e verso l'esterno, le principali garanzie per ciascun cittadino sardo su tutto ciò che in Sardegna deve essere fatto, noi dovremo avere identico atteggiamento, qualunque sia la poltrona che occupiamo, di centrodestra o di centrosinistra, di maggioranza o di opposizione, perché le regole, cari amici, sopravvivono ai consiglieri regionali e ai Consigli regionali, che vengono cambiati con le successive elezioni. E il rispetto delle regole, oggi e domani, da parte di tutti, dei Presidenti del Consiglio, di maggioranza e di opposizione, è l'assicurazione che queste stesse regole noi le troveremo a garanzia dei nostri interessi legittimi come rappresentanti dei sardi anche quando avremo abbandonato i banchi della maggioranza per ritornare tra quelli della opposizione. La democrazia dell'alternanza, della quale noi ormai siamo convinti sostenitori, è questa: una volta si governa e un'altra volta si fa opposizione, ma il rispetto delle regole consente a chi governa di governare bene, come il popolo gli ha detto di fare, e con gli strumenti necessari, e a chi controlla di avere degli strumenti di controllo funzionanti.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Passiamo alla fase della votazione ed eventuali dichiarazioni di voto. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Prima di procedere, chiedo dieci minuti di sospensione per consentire una valutazione da parte dei Gruppi di opposizione.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 49, viene ripresa alle ore 12 e 58.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori dopo l'interruzione richiesta dall'onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi non voteremo a favore della mozione per una ragione di coerenza e di merito. Abbiamo presentato una proposta di legge regionale per la Convenzione costituente del popolo sardo e l'abbiamo presentata in stretta connessione politica e ideale con la proposta di legge costituzionale dello Stato, la costituzione quindi della comunità autonoma della Sardegna. Non può non esserci una stretta armonia tra le due proposte, perché parlare sempre di strumenti, di procedure, senza parlare di contenuti mi sembra che abbia fatto il suo tempo. Abbiamo da tempo preso atto, perché la nostra è una proposta ripresentata in questa legislatura, che l'istituzione dell'Assemblea costituente del popolo sardo incontra ostacoli non superabili; per la visione e per il carattere necessariamente centralistico di molte forze politiche non ha trovato e non può trovare accoglienza in sede parlamentare. E' vero che non c'è un pronunciamento ufficiale del Parlamento, ma è vero anche che c'è il pronunciamento ufficiale di alcune forze politiche. Vedi la lettera di risposta inviata dal senatore Bossi al senatore Cossiga in cui si legge: "L'Assemblea costituente non verrà mai fatta, né mai potremo cedere a questa pressione del popolo sardo, perché se così facessimo dovremmo concedere ventuno Assemblee costituenti, cioè non soltanto alle Regioni a Statuto speciale, ma anche alle Regioni a Statuto ordinario".

La nostra iniziativa politica consente quindi di procedere dal basso in un altro modo, coinvolgendo tutte le rappresentanze del popolo sardo, anche quelle minime, anche quelle che non hanno avuto fino adesso voce, attraverso la Convenzione costituente come organo propositivo e di stimolo, agendo nei limiti della legislazione consentita. E' vero anche che l'Assemblea costituente ha vissuto una stagione che ormai non c'è più, perché non ammetterlo? Ha vissuto una stagione in cui c'è stata una caduta verticale del senso autonomistico, della fiducia nella politica e nei partiti, fiducia che alcuni ritenevano di riacquistare facendo politica e antipolitica. Noi non possiamo più attendere.

E' anche per altre ragioni di sostanza che forse oggi la modifica dello Statuto sardo attraverso strumenti così rigidi non corrisponde più all'esigenza che gli statuti siano modificati, come avviene per le Regioni a statuto ordinario, dai Consigli regionali, per cui lo Stato, se ritiene, può soltanto adire le vie della Corte Costituzionale o quelle del Presidente della Repubblica. Credo però che neanche coloro che hanno rappresentato il movimento per l'Assemblea costituente volessero spogliare il Consiglio regionale delle sue prerogative, perché questo era insito, e anche chi non era convinto di seguire la via dell'Assemblea costituente allora lo fece. Tuttavia non ci possiamo dividere su questioni di procedura. Se l'esigenza evidenziata nella mozione è manifestata da più parti deve essere soddisfatta attraverso altri strumenti, che per altro abbiamo avuto modo di sottolineare nel corso della precedente discussione su questo stesso argomento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, intervengo, a nome della maggioranza di centrosinistra, per esprimere il voto contrario alla mozione presentata dall'onorevole Vargiu ed altri colleghi sull'Assemblea costituente.

Voglio subito sgombrare il campo da argomentazioni capziose e strumentali, tendenti a far credere che quest'Aula e questa maggioranza siano condizionate dalle interferenze del presidente Soru. Onorevole Capelli, le assicuro che noi, come lei, siamo uomini liberi, che operiamo in modo sereno e assumiamo le nostre decisioni in piena autonomia, rispondendo in primis alla nostra coscienza e al popolo sardo. Non è corretto che, anziché parlare dello strumento più idoneo e dei contenuti del nuovo Statuto, si cerchi, con un "moralismo di maniera", di screditare coloro che non la pensano come lei e ritengono, oggi, più idonea l'Assemblea consultiva statutaria e non più l'Assemblea costituente.

Ancora una volta noi sardi siamo divisi su una questione: il nuovo Statuto, che dovrebbe vederci uniti "come un sol uomo". Ancora una volta questo dibattito è stato sollecitato dall'esterno: dal pericolo che la devolution di Bossi e Berlusconi, in Parlamento, cancellasse le autonomie speciali dalla Costituzione italiana. E' vero che questo fondamentale problema è presente nei programmi elettorali di tanti Gruppi politici, ma la rapida scelta del Consiglio regionale di mettere ai primi posti dell'agenda politica questo argomento era dovuta alla mozione presentata dal centrosinistra e da Rifondazione Comunista.

Devo anche dire che in Consiglio, all'inizio, come tutti voi ricorderete, c'era poca attenzione (come ho sottolineato nel mio intervento), ma lo stesso si potrebbe dire per l'esterno. Se può consolarci, molto peggio era avvenuto nel 2001, quando il Parlamento varò la cosiddetta legge sul federalismo nel silenzio più totale della classe politica sarda. L'esigenza di costituire il movimento per la Costituente, a cui anch'io aderii, nasceva da una situazione straordinaria, come ben ricordava l'onorevole Maninchedda. In Consiglio regionale, la settimana scorsa, si sono confrontate quattro posizioni: quella di Alleanza Nazionale, che sosteneva che la materia è di competenza del Consiglio, che dunque deve svolgere il suo compito istituzionale; quella dei Riformatori e di altri Gruppi del centrodestra, che sostenevano la necessità di insistere presso il Parlamento per ottenere l'approvazione della proposta di legge nazionale di istituzione dell'Assemblea costituente, bloccata in quella sede da oltre tre anni; quella del P.S. d'Az., che proponeva di eleggere, col sistema proporzionale, un'Assemblea costituente che pur essendo di tipo consultivo rappresentasse in maniera ampia e qualificata la società sarda. Infine vi era la proposta di un'Assemblea consultiva statutaria del centrosinistra e di Rifondazione, che sulla base di criteri seri e democratici consentisse di rappresentare correttamente tutte le componenti del popolo sardo ed entro tempi certi di presentare una proposta al Consiglio regionale.

Noi abbiamo già votato quest'ultima posizione e non lo abbiamo fatto certo per disciplina di Gruppo o di coalizione. Infatti, pur ritenendo il Consiglio regionale legittimato a discutere e decidere sull'argomento, riteniamo che vi siano nella società sarda partiti (non presenti in Consiglio), associazioni, istituzioni e cittadini che possono dare un grande contributo alla definizione della nostra Carta costituzionale. Per questo la posizione di Alleanza Nazionale ci è parsa subito troppo formale e rigida. Abbiamo escluso anche l'ipotesi, presentata dai Riformatori, di insistere sulla richiesta dell'Assemblea costituente, perché ci avrebbe messo di nuovo nelle mani del presidente Berlusconi, che (dobbiamo prenderne definitivamente atto) ha tradito gli impegni che aveva assunto col movimento per la Costituente nel famoso incontro di Palazzo Chigi.

Questo non toglie nulla, però, al ruolo importante che quel movimento ha svolto soprattutto nei momenti in cui sono state coinvolte parti importanti della società sarda. La proposta del P.S. d'Az. ci è sembrata più realistica, anche perché era su base elettiva e col sistema proporzionale, mentre il Consiglio regionale è eletto col sistema maggioritario. Alla fine ci siamo convinti che l'Assemblea consultiva statutaria, se saranno mantenuti gli impegni assunti e rispettati i tempi, può essere un valido strumento che può consentire davvero di formulare una proposta di nuovo Statuto sardo in tempi rapidi (già nella prima fase della legislatura), che deve ricontraattare su basi federalistiche i rapporti con l'Italia e l'Europa e contenere quei diritti di cittadinanza e identitari che tutelino le classi più deboli e la nostra specifica nazionalità.

Restiamo uniti come sardi in questa battaglia e riserviamo tutte le nostre energie, di cui avremo bisogno, per strappare un vero nuovo Statuto a uno Stato che per quanto parli di federalismo conserva ancora una sua cultura di tipo centralistico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del Partito Sardo d'Azione che non può rinnegare la stagione appena conclusasi, che ha visto anche il nostro partito impegnato nello scrivere appassionatamente questa proposta che giace, ma questa non è una sorpresa, da oltre tre anni, nei cassetti romani.

In campo di riforme istituzionali, è stato detto, la Sardegna ha visto deridere e trascurare tutte le sue proposte. E' successo puntualmente in questi ultimi cinquant'anni. Questo quindi non può essere un alibi, una giustificazione; potrebbe essere uno sprone per far sì che i parlamentari di tutti i partiti non tollerino più queste offese.

Votiamo a favore, anche se abbiamo fatto una controproposta, come ha appena ricordato il collega Pisu, perché abbiamo sempre creduto che questa stagione dovesseproseguire. Oggi siamo di fronte a un inverno istituzionale e sentiamo con amarezza e sconcerto parlare i padri, coloro che col loro liquido seminale politico hanno aperto la stagione costituente e hanno scritto anche dei decaloghi. Ve ne leggo due, il primo: "I sardi sono una nazione che partecipa come tale allo Stato Italiano e all'Unione Europea. Il fondamento della nazione sarda è geografico, linguistico, culturale, storico e politico". Il secondo: "La nazione sarda si dà la sua Costituzione con una scelta federale nella sua Assemblea costituente".

Oggi scopriamo che era un gioco, uno scherzo, che tutto era strumentale, perché questo Consesso aveva nel suo seno persone squalificanti, squalificate e litigiose, con una maggioranza rissaiola. Invece adesso, con l'individuazione di questo monarca governatore, il Consiglio riprende la sua normalità, la produttività. Io non sono psicologo e non sono tenuto a sapere cosa regna all'interno della maggioranza, però vedo che c'è una forte coesione, un'armonia, vanno tutti d'accordo e speriamo che continuino così e che tutte le scelte siano democraticamente condivise. Speriamo che continuino sempre su questa strada. Posso dire solo, con amarezza, che per noi la stagione dell'Assemblea costituente non è terminata, anzi è ancora in piedi, perché la passione che sentiamo, il sentirci una nazione senza stato, non l'abbiamo inventata in campagna pre-elettorale, è qualcosa che da ottant'anni e più della nostra lunga storia, con tutta la cultura, l'identità, i riti, abbiamo sempre sostenuto. E pensavamo di essere in abbondantissima compagnia, pensavamo che fossero sinceramente convinti e appassionati anche gli altri. Invece oggi scopriamo che si è scherzato e che il tutto deve essere gestito da un pensatoio - la Consulta - perché il vero Statuto lo possono scrivere quattro o cinque persone! Noi, invece, avevamo rispetto di tutte le posizioni, davamo un'importanza enorme al coinvolgimento di tutto un popolo nella riscrittura di questo patto tra sardi. Infatti ci siamo anche permessi di fare uno schema, come avevo detto nel dibattito che abbiamo affrontato la settimana scorsa, se non ricordo male. Si tratta di uno schema che prevede, con quattro articoletti, l'individuazione, con il sistema proporzionale, dell'Assemblea costituente, la sua composizione e i suoi compiti. Ci vuole poco! C'è invece la volontà dei killer di questo organismo che hanno obbedito al mandante della sua tumulazione, che è il presidente Soru. Bisogna dirlo con serenità, con lealtà: il presidente Soru non gradisce queste perdite di tempo, queste Assemblee costituenti, che ricordano mitizzazioni dell'800, e ha imposto la sua linea. Questo ci sta in politica, non è vergogna dirlo. E i badanti e le badanti del presidente Soru si sono puntualmente affiancati per difendere strenuamente questa posizione, rinnegando e disertando la battaglia - perché per noi era una battaglia - dell'Assemblea costituente.

Chiudo dicendo che è strano che uno dei massimi esponenti dei D.S. (è stato citato l'onorevole Violante) recepisca con forte ritardo una proposta che vedeva per una volta i sardi protagonisti su questa materia. Noi eravamo infatti protagonisti, eravamo stati i primi a proporre l'Assemblea costituente, recepita per una volta anche da forze politiche distanti da queste tematiche. Oggi, con una strana e pericolosa inversione a "U" liquidiamo tutto.

Concludo dicendo che mi sento amareggiato e infreddolito da questo inverno istituzionale. La stagione per noi non è terminata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, a me dispiace che qualcuno dei colleghi si sia risentito o che io abbia potuto urtare la sua sensibilità col mio intervento. Esprimere dei convincimenti, esprimere delle critiche non deve assolutamente provocare reazioni isteriche. Io non cerco di screditare nessuno, ho sollevato dei dubbi, ho posto delle domande, poi è lecito rispondere oppure no. Certo è che alcune repliche confermano quei dubbi e il senso di quelle domande.

Alcuni colleghi, infatti, hanno detto: "Quando non c'ero io non funzionava nulla e le scelte erano diverse. Ora che ci sono io, ho cambiato opinione e tutti insieme dobbiamo seguire un'altra via". Agli altri giudicare non sicuramente a me, che non mi ergo a censore, come qualcuno ha sostenuto, ma terrò sempre mia la facoltà di dire liberamente quello che penso, che può essere ovviamente non condiviso.

Porre dei dubbi mi sembra più che lecito e perché non parlare, come alcuni hanno fatto, del merito della Costituente, del perché delle scelte? Noi ne abbiamo già parlato per cinque anni e sarebbe ripetitivo proporre quelle ragioni che valgono ancora oggi e che sono riportate nella mozione, perché il dispositivo della mozione è un impegno a salvaguardare quella sovranità che è stata richiamata.

Io ho apprezzato molto la replica dell'assessore Dadea e devo dire che per certi versi impone delle riflessioni a tutta l'Aula. Sicuramente fa riflettere anche quanto richiamato, quanto detto dal presidente Soddu a suo tempo: maggiore sovranità. Magari c'è bisogno di maggiore sovranità e di meno autonomia, ed è condivisibile. Noi vogliamo una sovranità di popolo, non la sovranità monarchica, non vogliamo la sovranità di un re. L'autonomia viene esercitata dalle istituzioni, la sovranità dal popolo, perciò su questa linea noi continuiamo a difendere la Costituente, il principio, il senso di quella legge del 30 luglio 2001 e chiediamo che questo Consiglio difenda una scelta del popolo sardo e la sovranità stessa di questa Assemblea e del popolo che essa rappresenta, perciò non vedo contraddizioni.

Certo, noi non abbiamo votato l'ordine del giorno per l'istituzione della Consulta, e non l'abbiamo votato con piena convinzione. Riteniamo di avere anche accondisceso, come quando abbiamo detto che avremmo ragionato sulla proposta dei Sardisti, che ci sembra molto più rispondente alle esigenze dell'oggi. Non riteniamo che quest'Aula si debba chiudere in se stessa, non siamo convinti del fatto che quest'Aula sia ancora oggi libera. Ci stupisce la reazione di chi fa riferimenti al passato, nel caso specifico personali, a delibere già discusse in quest'Aula e di cui mi assumo tutte le responsabilità a nome e per conto di tutte quelle forze politiche che allora le hanno sostenute, stando all'opposizione o in maggioranza. Le difendo e me ne assumo le responsabilità, anche perché umilmente, da ottantacinquesimo consigliere regionale, ritengo di poter parlare di un passato. C'è invece chi rinnega il proprio passato e a questi colleghi auguro comunque un proficuo e lungo futuro. In ogni caso, quel passato lo difendo perché ne sono responsabile, così come difendo le scelte del passato sulla Costituente, diversamente da chi, a seconda del ruolo, rinnega anche il proprio passato o le scelte del proprio passato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, io voterò a favore della mozione ed esprimo qui tutta l'amarezza, la delusione che è in me proprio per aver percepito in quest'Aula non già un dibattito, ma quasi un soliloquio della opposizione. Pochi cenni si sono infatti levati dai banchi della maggioranza. Mi pare quasi di ricordare i versi de La cavallina storna: non un cenno.

Noi crediamo davvero che si possa oggi applicare la stessa proporzione che Emilio Lussu usò per esprimere la sua delusione quando lo Statuto sardo venne licenziato dal Parlamento italiano: non un leone, ma un gatto. Se la proporzione può essere storicamente portata a oggi, non più un gatto ma forse un topo. Questo è ciò che rischiamo davvero di creare!

E mi dispiace tantissimo che le poche cose dette dai banchi della maggioranza siano state rappresentate dalle parole dell'onorevole Maninchedda, che non solo - ed è legittimo che lo faccia - si iscrive all'albo dei pentiti, ma tenta di beneficiare di tutte quelle agevolazioni che ai pentiti spettano: invoca giustificazioni che non esistono, dice che il presupposto politico per la costituzione dell'Assemblea costituente era il cambiamento della classe dirigente politica sarda e che essendo avvenuta una novità politica non c'è più bisogno dell'Assemblea costituente, ma basta una Consulta. Questo significa usare violenza nei confronti della volontà di questo Consiglio, significa tradire le aspettative dei sardi.

L'assessore Dadea, che è davvero un bravo assessore, dimostra capacità ed è noto anche per essere specialista in problemi di cuore, non può non capire che il problema dell'Assemblea costituente è un problema di emozione, è un problema di sentimento, per cui non può oggi dire che non dobbiamo guardare indietro. Nessuno di noi guarda indietro, tutti noi guardiamo avanti, e l'Assemblea costituente significa andare avanti, pretendere quel riscatto che la Sardegna merita e che rappresenta il proprio orgoglio, un orgoglio di stato, di nazione, che si estende a tutto il popolo sardo.

Io credo che dobbiamo davvero riacquistare, se ancora abbiamo la possibilità di farlo, un ragionamento comune per rivendicare una risposta dal Parlamento italiano. Non possiamo rinunciare a questo nostro diritto; rinunciarvi significherebbe tradire ancora una volta i nostri valori. E i valori per i quali abbiamo sognato e abbiamo scritto la proposta di legge sono nobili, sono valori di grande democrazia, il cui principio più grande, più importante, cosa che nessuno qui ha richiamato, è quello di separare il potere legislativo di questo Consiglio dal potere del consigliere costituente. E' questa la separazione naturale ed è questo il cardine del vero grande principio, perché l'Assemblea costituente avrebbe dovuto avere una durata limitata nel tempo e naturalmente avrebbe concluso la sua attività con la proposta del nuovo Statuto sardo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Una brevissima considerazione, visto che stamattina sono intervenuta e quindi questo intervento non intende assolutamente mancare di rispetto al collega Pisu, però una valutazione la devo fare. Mi sarei aspettata, vista la premessa e il lungo percorso di cui si è fatto interprete il movimento dei Riformatori, una maggiore sensibilità nel dibattito da parte, veramente, di tutta l'opposizione.

Nell'intervento di stamattina, dico la verità, ero partita con l'idea di astenermi sulla mozione. Le argomentazioni prospettate, i toni, un po' gli atteggiamenti, il continuo richiamo agli assenti, come se i presenti non ci fossero, francamente ora me lo impediscono. Mi spiace anche rilevare che la proposta dell'albo regionale per la Consulta non sia stata apprezzata, ma avremo modo di riparlarne, credo.

Do merito invece all'assessore Dadea che, a nome della Giunta, mi ha confermata nella volontà di procedere alla ricerca del dialogo con l'opposizione, guardando fortemente, decisamente ai contenuti. Quindi è chiaro: voterò contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non interverrò per lamentarmi, ma semplicemente per riconoscere che c'è uno stato particolare della politica, in questo frangente, in Sardegna. Non ho apprezzato molto neanche la battuta di un collega del centrosinistra che all'onorevole Atzeri, in chiusura del suo intervento, offriva un capotto per il freddo e il gelo che calavano in questa stagione di inverno istituzionale.

Credo che le stagioni siano un breve periodo di un anno e nel confronto con l'eternità quasi niente, ma anche per la vita delle istituzioni, che hanno certamente un lasso di tempo un po' più ampio di quello che questa stagione ci offre, mi auguro e spero che ci siano tempi migliori e che ci sia consentito di viverli e farli apprezzare al popolo sardo.

Dall'onorevole Dadea non ci si poteva aspettare un discorso diverso, data la sensibilità che ha sempre manifestato verso le riforme istituzionali. Pur non condividendo la sua conclusione, accetto ancora meno, però, il richiamo di un vecchio uomo politico che ha governato per lungo tempo la Sardegna, che è uno dei consiglieri del presidente Soru, il presidente Soddu: meno autonomia e più sovranità. Non vi può essere sovranità se non vi è autonomia speciale, se non vi è quasi stato e il termine federalismo lo si usa in tutte le salse non comprendendo o facendo finta qualche volta di non comprenderlo in modo appropriato, per come nel lessico si trova. E non è una questione, onorevole Floris, solo di strumenti e di metodi; spesso il metodo e lo strumento sono sostanza essi stessi. Comunque sia, quando vedo il Parlamento italiano denegare una proposta di legge di questa istituzione autonomistica sento che non viene riconosciuto il popolo sardo, ancorché l'emerito presidente Cossiga dica che il Parlamento sarebbe stato costretto a riconoscere ventuno assemblee costituenti. Ma, vivaddio, la Sardegna è una delle cinque Regioni autonome a Statuto speciale! Non riconoscere questo, metterla sullo stesso piano delle altre Regioni e consentire che si dica che si può modificare lo Statuto a qualunque stormir di fronde, vuol dire non riconoscere una certa statualità per questa specialità autonomistica, per questa specificità che la Sardegna ha come isola.

Se queste cose le vogliamo dimenticare, le vogliamo tenere sotto tono, bene, accontentiamoci pure dell'assemblea nominata da qualcuno, dicendo anche, come riferiva il presidente Soru, che non sarà fatta col bilancino. Lui, garante del fatto che questa Consulta sarà nominata senza bilancino! Non è forse l'onorevole Soru quello che oggi sulla stampa viene richiamato: "La Sardegna non punta al rivendicazionismo, ma chiede il rispetto degli accordi sottoscritti"? Come se gli accordi sottoscritti non fossero stati delle rivendicazioni più che giuste di questa istituzione, di chi la rappresentava, verso il Governo centrale, per quelli che sono i desideri, le attese, le speranze, la voglia di protagonismo del popolo sardo. Non chiedere e non essere protagonisti anche nelle rivendicazioni vuol dire supinamente accettare quello che ci viene dato. E allora accetteremo tutto quello che ne verrà da un federalismo che noi contestiamo, che io certo contesto, perché toglierà qualcosa alla Sardegna, non darà un bel niente alla Sardegna! Ma, voi, maggioranza, vi state rendendo complici di una situazione che mette allo stesso livello la Sardegna con le altre Regioni dello Stato italiano. E' vero che quello Stato è nato nell'Ottocento con una concezione storica, istituzionale ed etica diversa da quella odierna, ma proprio per questo il nostro protagonismo, il protagonismo di un'Isola che rivendica a sé il diritto di autogovernarsi, il diritto di essere veramente cosciente nel trovare un proprio futuro, oggi viene tradito quando la maggioranza dichiara, per bocca di una sola persona, che per altro faceva parte del movimento per la Costituente (questa è una raffinatezza nella dichiarazione di voto della maggioranza), che non voterà per quello che ha rappresentato l'Assemblea costituente per questa istituzione e per quello che potrà essere l'avvenire dello stesso popolo sardo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Intervengo con una dichiarazione di voto per alcuni eccessi che mi consentono di rispondere all'onorevole Diana. Io accetto il suo richiamo a un tono adeguato a un dibattito sulle riforme istituzionali, però lei deve anche accettare che nei dibattiti occorre essere netti e qualche volta anche capaci di censurare, anche se questo può costare, modalità del confronto politico che non sono adeguate al dibattito politico. Mi riferisco alla pessima abitudine di coloro che non riuscendo a convincere gli altri delle proprie posizioni si ergono a giudici del lato interno delle persone. Per cui, con analogia macabra, onorevole Pisano, lei paragona chi è coerente con le proprie idee coi pentiti che hanno commesso reati e godono di agevolazioni. Ora, è ovvio che io rispedisco al mittente queste analogie, che trovo volgari e anche significative della qualità spirituale delle persone. Lei è un uomo politico, giudichi le azioni e si astenga dal valutare le persone. Si astenga, perché non ne ha titolo, così come non ne ha nessuno di noi. Lei può pure ridere, forse farebbe bene a ridere della sua miseria, talvolta.

Come altre volte ho sentito qualcuno richiamare il passato e poi offendersi perché si reagisce a un'accusa gravissima pronunciata in quest'Aula. Oggi un consigliere regionale ha detto che quest'Aula non è libera, e io mi sarei anche aspettato che il Presidente del Consiglio gli chiedesse in che termini, ma non gli è stato chiesto. Che quest'Aula non è libera! Io francamente penso, lo dico ai colleghi ragionanti dell'opposizione, che siano affermazioni talmente gravi che non possono passare sotto silenzio. Allora occorre ribadire la propria libertà, anche rispetto a un modo di concepire il governo che è oppressivo dei sardi, che è fatto di piccole camarille, di reti ospedaliere inventate in Giunta e mai portate all'attenzione del Consiglio (per il grande rispetto per il Consiglio!), di commissioni importantissime nominate sotto elezioni e guidate da parenti stretti. Queste sono le cose che hanno sempre oppresso il popolo sardo, noi siamo oppressi da tutto questo.

Io non ho cambiato idea sulla Costituente, ho solo detto, ed è molto chiaro, che la Costituente è lo strumento concepito in un determinato momento per modificare radicalmente la storia della Sardegna. Ho detto anche che lo strumento esatto per renderla vigente, senza chiederlo a Berlusconi, erano le elezioni, cioè fare del Consiglio regionale una Costituente. Non alterate le mie parole! Voi in quella sede eravate impegnati in corsi professionali e piani per il turismo e non avete tirato fuori nulla in questa direzione, usando noi come strumenti di supporto a un'azione di propaganda politica che non vi riuscirà più.

Detto questo, domani, oggi, fra un momento, dialoghiamo su come fare, ma astenetevi dall'ergervi a giudici morali di chicchessia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi, voterò a favore della mozione di cui sono presentatore. Devo dire che, come sempre mi succede dopo aver sentito il ragionamento svolto da altri, non penso di essere stato capito male, ma di essermi spiegato male, e quindi me ne scuso con i colleghi. Però al collega Pisu che, parlando a nome dell'intero centrosinistra, ha detto che la tesi dei Riformatori è quella di insistere presso il Parlamento, vorrei dire, pacatamente, che questa non è la tesi dei Riformatori, ma è la tesi dei sardi, nel senso che il dispositivo di questa mozione è stato volutamente, dai presentatori, espunto da ogni giudizio di merito sulla Costituente, perché fosse chiaro che il Consiglio chiedeva ai Presidenti del Consiglio e della Regione, cioè ai suoi organi istituzionali, di garantire ciò che l'istituzione consiliare stessa aveva deliberato attraverso una sua proposta di legge. Siccome il Consiglio regionale rappresenta i sardi, quello che noi chiedevamo era semplicemente che la volontà dei sardi, senza elemosine e senza rivendicazioni, fosse con forza rappresentata dalle più alte cariche della Regione Sardegna a Roma.

Mi sembra una richiesta abbastanza chiara emersa da ciò che ampiamente si era detto in Aula. Forse così non è e mi fa piacere che ci sia l'occasione delle dichiarazioni di voto per ribadirlo. Invece la tesi dei Riformatori sulla Costituente è ovviamente tutt'altra cosa, nel senso che noi - per schematizzarla, ma non impegna l'attuale mozione che riguarda altro - dovendo scegliere tra il gruppo di studio di saggi e dotti incaricati di riscrivere lo Statuto e l'andare tra la gente, abbiamo scelto di andare tra la gente e manteniamo la nostra scelta. La manterremmo anche nei prossimi mesi, conseguentemente alle iniziative che questo Consiglio vorrà adottare, e devo dire che sono imbarazzato, ma non tanto, forse stupito, dal fatto che a distanza di trent'anni dalle battaglie svolte sui banchi del liceo, nelle aule magne del liceo e dell'università, mi trovo a sostenere (ma anche lì c'è il cambiamento, che è una cosa bella nella cultura e nella testa di ciascuno di noi) tesi opposte a quelle che ho sempre sentito sostenere dal centrosinistra, che ha sempre detto appunto che bisognava andare tra la gente. Adesso, forse perché c'è stato questo rinnovamento della classe politica che qualcuno ha ricordato in Aula, non è più il caso di andare tra la gente, si può rimanere all'interno della Curia! Va bene, ci confronteremo, è un argomento di discussione che non ha per altro niente a che vedere con l'attuale mozione.

Un'ultima considerazione sui toni. Io ho sempre cercato di mantenere in quest'Aula toni pacati. Qualche volta probabilmente non ci sono riuscito, me ne scuso con tutti i colleghi, a memoria passata e a memoria futura, e sono contento quando mi si fa notare che questi toni non li ho mantenuti, perché mi aiuta a fare un passo indietro, a utilizzare toni consoni all'Aula e al rispetto delle persone. All'onorevole Maninchedda vorrei dire che il rispetto si ottiene dandolo per primi agli altri. Alla violenza verbale qualche volta segue la violenza verbale, e qualche volta la violenza verbale è peggiore persino di quella fisica. Quindi chiedo - lo chiedo a me stesso e l'onorevole Maninchedda mi ascolti - che all'interno di quest'Aula cerchiamo tutti di mantenere toni che esulino dalla violenza verbale, sarà così più facile capirsi. Le regole della tolleranza, del rispetto, del dialogo, della comprensione delle ragioni altrui dovrebbero essere fondanti di qualsiasi consesso civile, anche quando questo è un'Aula parlamentare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Siamo arrivati quasi al termine di questa discussione, essere ripetitivi può essere dannoso, può farci perdere di vista gli obiettivi che credo tutti noi abbiamo manifestato con posizioni a volte diverse, altre volte contrapposte, con toni non sempre adeguati, però il ruolo ci impone di mantenere i nervi saldi e quindi di contribuire tutti alla soluzione di un problema importante, che non è l'unico problema della Regione sarda, ma certamente è un problema della massima importanza.

Noi ci siamo differenziati, l'abbiamo fatto sin dal primo giorno di questa legislatura, non abbiamo fatto mistero dell'essere stati costituenti o di aver sostenuto l'istituzione di un'Assemblea costituente. Non rinneghiamo niente di quel processo, prendiamo atto che le condizioni, con l'andare degli anni, si sono modificate, profondamente modificate, e non lo facciamo senza addossarcene la responsabilità, in quanto siamo profondamente responsabili di questo, ne abbiamo parlato con i nostri elettori, ne abbiamo parlato nei nostri circoli, ne abbiamo parlato all'interno delle federazioni. Quindi non è una decisione mia o del Gruppo; è una decisione meditata, e su questa decisione ci siamo misurati, abbiamo ragionato, abbiamo ascoltato le considerazioni di tutti.

Quindi la responsabilità nostra è quella di dire ai nostri elettori: abbiamo cambiato percorso, riteniamo che ci sia un percorso diverso. Questo non vuol dire andare contro la Costituente e non vuol dire neanche andare contro il deliberato che la mozione propone, che è cosa ben diversa, perché un conto è dire "Sono contrario alla Costituente" oppure "Non condivido più la Costituente", altro conto è dire "Non voglio che il Presidente del Consiglio faccia tutte le pressioni possibili perché il Parlamento esamini la proposta che è nata in Consiglio regionale, benché in un'altra legislatura". Sono due cose diverse, fondamentalmente diverse.

Nel prendere la parola per dichiarazione di voto, noi dichiareremo il voto di astensione. E mi dispiace che a prendere la parola per primo sia stato il consigliere Pisu, immagino si sia consultato con tutto il centrosinistra, perché probabilmente un voto di astensione da parte del centrosinistra sarebbe stato auspicabile ed è ancora possibile. Dobbiamo assolutamente cercare di ricostruire un quadro più unitario su questa materia. Le nostre motivazioni credo siano state chiare, sono chiarissime, probabilmente per altri diventa solo una partita politica, diventa solo una partita di maggioranza e di opposizione, e questo ovviamente non produce molto.

Ho apprezzato l'intervento della onorevole Caligaris, che ha detto in premessa di essere animata da buoni propositi e di voler esprimere un voto di astensione. Ero convinto che fosse quello il "la" del centrosinistra e quindi l'ho apprezzato molto. Prendo atto che probabilmente le cose stanno cambiando e comunque annuncio il voto di astensione di Alleanza Nazionale.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione la mozione numero 6.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PILI, CASSANO, DEDONI, PISANO, LA SPISA, BIANCAREDDU, MURGIONI.)

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale. Sono costretto ad invitare i colleghi che continuano a venire in aula senza scheda a riflettere sul fatto che probabilmente quando il Consiglio si riunisce si fanno delle votazioni e serve la scheda.

Votazione nominale palese

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 6.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 66

Astenuti 6

Maggioranza 34

Favorevoli 20

Contrari 46

(Il Consiglio non approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Floris Mario. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Al secondo punto all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio c'è la mozione sulla continuità territoriale. Io ritengo assolutamente indispensabile la presenza del Presidente della Regione, senza il quale questo dibattito è inutile.

PRESIDENTE. Sono d'accordo con lei che il Presidente debba essere presente, lo avvertiremo. La seduta della mattinata è terminata. Riprenderemo i lavori questo pomeriggio alle ore 16 e 30 e il Presidente della Regione sarà invitato ad essere in aula.

La seduta è tolta alle ore 13 e 53.



Allegati seduta

XXI SEDUTA

Venerdì 15 Ottobre 2004

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente PAOLO FADDA

indi

del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 07.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 ottobre 2004, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Franco Cuccu, Silvestro Ladu, Pasquale Onida, Nicola Rassu e Simonetta Sanna hanno chiesto congedo per la seduta del 15 ottobre 2004.

Poiché non ci sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione all'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta nelle sedute del 28 settembre 2004 e del 5 ottobre 2004.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

BIANCAREDDU - AMADU - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio: "Soppressione delle comunità montane ed attribuzione delle competenze alle province sarde". (38)

(Pervenuta il 6 ottobre 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)

BALIA - CALIGARIS - IBBA - MASIA: "Composizione paritaria donna-uomo negli enti, commissioni e comitati facenti capo all'Amministrazione regionale". (39)

(Pervenuta il 7 ottobre 2004 ed assegnata alla seconda Commissione.)

URAS - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - FADDA Giuseppe - DAVOLI - GIORICO - LANZI - LICHERI - LAI - MANCA - MASIA - PACIFICO - PISU - SABATINI - SALIS - SERRA: "Interventi urgenti a favore di lavoratori dipendenti di società in fase di liquidazione o in stato di crisi". (40)

(Pervenuta l'8 ottobre 2004 ed assegnata alla sesta Commissione.)

SANNA Alberto - PIRISI - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - LAI - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - SANNA Franco: "Disciplina e organizzazione del trasporto pubblico locale in Sardegna". (41)

(Pervenuta l'8 ottobre 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)

URAS - CALLEDDA - CORRIAS - DAVOLI - FADDA Giuseppe - GESSA - LAI - LANZI - MANINCHEDDA - ORRU' - PACIFICO - PISU: "Reddito di cittadinanza e contrasto della povertà - Fondo regionale di solidarietà sociale". (42)

(Pervenuta l'11 ottobre 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione URAS sullo stato della contrattazione collettiva del personale dell'Amministrazione regionale e degli enti regionali". (19)

(Risposta scritta in data 11 ottobre 2004.)

"Interrogazione CORDA - ADDIS sull'incendio nel Comune di Loiri - Porto San Paolo". (12)

(Risposta scritta in data 13 ottobre 2004.)

"Interrogazione DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo sulla gravissima moria di specie ittiche nello stagno di Santa Giunta". (16)

(Risposta scritta in data 13 ottobre 2004.)

"Interrogazione FLORIS Vincenzo - SANNA Alberto - PIRISI - SANNA Francesco sui ritardi nell'intervento per lo spegnimento dell'incendio avvenuto il 14 agosto nella zona di Mamoiada e Orgosolo". (23)

(Risposta scritta in data 13 ottobre 2004.)

"Interrogazione URAS sullo stato di degrado della spiaggia del Poetto, anche a seguito di interventi di ripascimento effettuati su iniziativa della Provincia di Cagliari". (18)

(Risposta scritta in data 14 ottobre 2004.)

Annunzio interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Interrogazione BIANCU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di intervento da parte dell'Assessore regionale della sanità per impedire lo smantellamento dell'ospedale Delogu di Ghilarza e favorire la immediata riapertura dell'importante reparto di ostetricia e ginecologia". (43)

"Interrogazione LAI - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla temporanea interruzione del Servizio di emodinamica dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari e la mancata attivazione dell'UTIC dell'Università di Sassari". (44)

"Interrogazione LADU - MURGIONI - ONIDA, con richiesta di risposta scritta, sulla crisi del settore tessile in Sardegna": (45)

"Interrogazione LAI CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione del Reparto di urologia dell'Ospedale SS. Annunziata di Sassari". (46)

"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sull'organizzazione dell'Ufficio stampa della Regione, sul ruolo della piccola editoria, sulla valorizzazione del pluralismo e sulla opportunità di indire la Conferenza regionale dell'informazione". (47)

"Interrogazione SANJUST, con richiesta di risposta scritta, sul capitolo di spesa del bilancio regionale relativo alle accise destinate al pagamento del rinnovo del contratto collettivo nazionale autoferrotramvieri". (48)

"Interrogazione PINNA - MANINCHEDDA, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di un intervento da parte dell'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per impedire la chiusura della sezione di ostetricia dell'ospedale 'G.P. Delogu' di Ghilarza". (49)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Interpellanza LADU - MURGIONI - ONIDA sulle presunte cause di decadenza dei dipendenti regionali nominati nei collegi sindacali delle società con capitali di controllo della R.A.S.". (33)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Mozione LA SPISA - PILI - LADU - DIANA - VARGIU - OPPI - PETRINI sull'attuazione dell'Accordo di programma per la chimica". (11)

""Mozione PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - ONIDA - MILIA - SANNA Matteo - MORO - ARTIZZU - MURGIONI - LIORI - PETRINI - CONTU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LOMBARDO - SANJUST - CUCCU Franco Ignazio - CAPELLI - CAPPAI - AMADU - RANDAZZO - BIANCAREDDU - SANCIU sulla deliberazione 10 agosto 2004, n. 33/1 concernente provvedimenti tesi a bloccare lo sviluppo economico e occupazionale nelle aree costiere con gravi ripercussioni sulle zone interne della Sardegna. (12)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Come ricorderà, le ho scritto una lettera in merito alla designazione del difensore civico che, in base alla legge istitutiva, deve avvenire entro tre mesi dall'elezione del Consiglio regionale. Credo, quindi, che i termini siano scaduti ieri. Le chiedo quindi, cortesemente, quando l'Assemblea si occuperà dell'argomento, o se invece lei intenda avvalersi dei poteri sostitutivi che la legge conferisce al Presidente del Consiglio, perché il difensore civico, per il ruolo che svolge, è una figura - e lei sarà d'accordo con me - molto importante.

PRESIDENTE. Abbiamo capito il problema, onorevole Caligaris. Abbiamo presenti le scadenze e questo argomento sarà inserito all'ordine del giorno del Consiglio appena possibile.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, vorrei anche ricordare che una donna difensore civico sarebbe una bella immagine per la Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. Non è in capo al Presidente, è in capo all'Assemblea, naturalmente, che sia una donna piuttosto che un uomo.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, sull'ordine dei lavori, il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Soltanto per chiedere qualche minuto di sospensione per sollecitare i colleghi ad essere in Aula.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, possiamo decidere cinque minuti di sospensione, sono le 10 e 15, per consentirle di richiamare i suoi "eserciti".

(Interruzione)

Sì, ma c'è un'obiettiva ragione in più per l'opposizione che presenta le mozioni. Cinque minuti, prego.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 15, viene ripresa alle ore 10 e 31.)

Discussione della mozione Vargiu - Pisano - Cassano - Dedoni - La Spisa - Sanjust - Sanciu - Ladu - Onida - Murgioni - Cappai - Capelli - Oppi - Amadu - Randazzo - Cuccu Franco Ignazio - Biancareddu - Lombardo - Sanna Paolo Terzo - Pili - Rassu - Petrini sulla necessità che il Parlamento esamini la proposta di legge nazionale approvata dal Consiglio regionale della Sardegna sull'istituzione dell'Assemblea costituente (6)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 6. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

MOZIONE VARGIU - PISANO - CASSANO - DEDONI - LA SPISA - SANJUST - SANCIU - LADU - ONIDA - MURGIONI - CAPPAI - CAPELLI - OPPI - AMADU - RANDAZZO - CUCCU Franco Ignazio - BIANCAREDDU - LOMBARDO - SANNA Paolo Terzo - PILI - RASSU - PETRINI sulla necessità che il Parlamento esamini la proposta di legge nazionale approvata dal Consiglio regionale della Sardegna sull'istituzione dell'Assemblea costituente.

IL CONSIGLIO REGIONALE

preso atto dell'imminente inizio della tornata di lavori parlamentari nazionali (13 settembre 2004) dedicata alla introduzione di ulteriori modifiche istituzionali nel sistema di organizzazione dello Stato e delle autonomie regionali;

considerato che significative modifiche del sistema delle autonomie regionali, complessivamente indicate con il termine di "devolution" sono già state introdotte dalla Legge Costituzionale n. 1 del 22 novembre 1999, dalla Legge 31 gennaio 2001, n. 2, che già avevano iniziato una radicale opera di riforma degli statuti delle Regioni autonome per mano del legislatore nazionale e sono state successivamente ampliate dalla riforma del Titolo V e, in particolare, degli art. 116, 117 e 119 della Costituzione italiana, sottoposta a referendum confirmativo in data 8 novembre 2001;

considerato che da tale, imminente attività parlamentare possono scaturire importantissime novità per quanto riguarda il riconoscimento delle competenze della nostra regione, dei suoi margini di autonomia da Roma e persino delle sue condizioni di specialità;

sottolineato quanto sia stato ampio e generalizzato il dibattito che, negli anni e nei mesi scorsi, ha coinvolto le forze politiche e sociali sarde sulla necessità di dare nuova forma e sostanza allo Statuto speciale regionale che, approvato con Legge Costituzionale n. 3 del 26 gennaio 1948, mostra ormai tutta la sua inadeguatezza ai contesti globali, profondamente modificati nei cinquantasei anni ormai trascorsi;

considerato che il Consiglio regionale della Sardegna, in data 30 luglio 2001, ha approvato una proposta di legge nazionale, finalizzata all'istituzione dell'Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto sardo;

Considerato che tale proposta prevedeva l'introduzione, a Statuto vigente, di un nuovo articolo 54 bis che avrebbe autorizzato l'Assemblea eletta ad hoc da tutti i sardi ad esercitare l'iniziativa legislativa costituzionale ai sensi degli articoli 71, 116 e 138 della Costituzione, senza nessuna interferenza con l'attività ordinaria dell'Assemblea legislativa sarda;

Considerato che tale Assemblea rappresenterebbe un momento di eccezionale coinvolgimento nelle scelte future dell'intera popolazione sarda, consentendo a tutti i cittadini della nostra Regione di esprimersi sull'architettura istituzionale e sulla cornice del progetto di sviluppo che deve guidare la Sardegna nei prossimi anni;

Considerato che tale proposta è nata dal pieno coinvolgimento di tanta parte della società sarda, senza sostanziale spartiacque di schieramento politico e rappresentava e rappresenta pertanto un fatto innovativo di straordinaria mobilitazione dell'intera collettività sarda;

Considerato che tale proposta di legge, dopo essere stata esaminata in data 20 novembre 2002 dalla Commissione bicamerale per le Regioni, è ferma ormai da tempo nei cassetti della Commissione affari costituzionali del Senato per cui, ad oltre tre anni dalla sua approvazione, nessuna risposta il Parlamento Nazionale ha dato alla volontà espressa dalla massima istituzione sarda;

Considerato che tale incredibile omissione rappresenta un vero e proprio schiaffo all'autonomia e alla dignità stessa della nostra Regione, che ha comunque diritto ad avere una risposta positiva o negativa alle istanze della sua Assemblea parlamentare;

Considerato che tale proposta di legge mantiene intatta la sua attualità, che viene anzi amplificata dal previsto completamento dell'iter riformista del Titolo V, che rende indispensabile la riscrittura dello Statuto per il mantenimento delle condizioni di autonomia e di specialità della nostra Regione,

impegna

la Presidenza del Consiglio regionale e la Presidenza della Regione (per quanto di sua eventuale competenza) a prendere immediato contatto con il Presidente della Camera ed il Presidente del Senato per avere ogni possibile rassicurazione sull'immediata calendarizzazione della discussione della proposta di legge del nostro Consiglio regionale,

impegna altresì

la Presidenza del Consiglio Regionale ad attivare ogni possibile, legittima pressione su tutti i Parlamentari eletti in Sardegna perché esercitino il massimo sforzo di vigilanza sull'iter parlamentare della proposta di legge per l'Assemblea Costituente, affinché la Sardegna possa conseguentemente al più presto dotarsi degli strumenti di revisione statutaria che la sua Assemblea legislativa ha deliberato. (6)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, l'argomento Assemblea costituente ritorna in quest'Aula attraverso questa mozione e il desiderio dei presentatori è, se possibile, che non vi ritorni in maniera rituale. Noi non abbiamo, cioè, l'intenzione di ripetere un rito stanco, di riparlare per l'ennesima volta di argomenti di cui questo Consiglio regionale ha già avuto occasione di parlare più volte, né abbiamo l'intenzione di introdurre un argomento che possa creare contrapposizioni e divisioni, al di là di quelle fisiologiche e istituzionali. Abbiamo pensato che fosse necessario riportare l'argomento della Costituente all'attenzione di questo Consiglio regionale perché riteniamo che questo Consesso possa fare ancora delle riflessioni su questo argomento. Ovviamente, nel preparare l'intervento di apertura, è stato per me obbligatorio rintracciare qualche atto di questo Consiglio, rileggere le discussioni che sull'argomento sono già state fatte, ricostruire in qualche misura la storia del movimento della Costituente e della proposta di legge nazionale presentata al Parlamento.

Il movimento per la Costituente non è nato pochi giorni fa; i comitati per la Costituente si costituirono in Sardegna nel 1997 e la prima proposta di legge che arrivò in quest'Aula fu di iniziativa popolare, cioè non recava la firma di qualche consigliere regionale, come la maggior parte delle proposte di legge che si discutono in Consiglio, ma fu appunto portata dalla gente. Io credo che già questo sia un elemento discriminante del movimento della Costituente e di ciò che esso ha prodotto rispetto ad altre iniziative, di cui pure questo Consiglio si è occupato. Nel rileggere gli atti relativi alla discussione sulla prima proposta di legge di istituzione dell'Assemblea costituente, proposta di legge - lo ripeto - di iniziativa popolare, che si tenne in quest'Aula prima delle elezioni del 1999, mi ha colpito l'esiguità degli interventi a sostegno, e ancora di meno furono gli interventi contro, tanto che dai resoconti si ha l'impressione che la proposta sia stata liquidata in poco tempo, forse dopo un'ora di discussione o poco più. Tra gli interventi a sostegno spiccava quello dell'onorevole Bonesu, consigliere sardista, allora Presidente della Commissione per la revisione dello Statuto. L'onorevole Bonesu, che era stato incaricato da questo Consiglio di occuparsi per cinque anni dei meccanismi di revisione statutaria, ed era la persona di maggior spicco all'interno del Gruppo, visto che era stato eletto Presidente della prima Commissione, dopo circa quattro anni del suo mandato riconosceva che un argomento importante come quello della riscrittura della Carta statutaria dei sardi difficilmente poteva trovare spazio e soprattutto soluzione all'interno di una Commissione consiliare, per quanto autorevole e sicuramente abilitata a esprimere qualsiasi parere, qualsiasi giudizio, qualsiasi proposta al Consiglio in tema di rinnovamento dello Statuto.

Una riflessione di oggi è quella secondo cui già nel 1998-1999 esisteva fuori di questo palazzo una sensibilità specifica su questi temi, se è vero che decine di migliaia di sardi firmarono la proposta per l'Assemblea costituente, mentre in quest'Aula la sensibilità in ordine a questo argomento era senz'altro molto inferiore. Nel 2001 - è storia più recente, quindi molti dei colleghi qui presenti la ricorderanno meglio - la proposta di legge sull'Assemblea costituente, in un clima completamente diverso, sullo spunto di una mozione di segno differente presentata dal collega Balia, ritornò in Aula e fu discussa e approvata fra il 30 e il 31 luglio 2001. E fu approvata (lo dico perché è uno spunto da riallacciare al ragionamento successivo), come sempre succede quando si discute di regole, con voti che non erano esclusivamente dei promotori del movimento per la Costituente o dei partiti politici che avevano comunque dichiarato di aderire al movimento per la Costituente. Da allora, lo ricordo, la proposta di legge sull'Assemblea costituente ha fatto un ulteriore passo avanti, perché alla fine del 2002 è stata approvata dalla Commissione bicamerale. Attualmente è all'ordine del giorno della Commissione affari costituzionali del Senato che, se l'approvasse, la introdurrebbe nei lavori dell'Aula parlamentare.

La riflessione che è stata fatta nelle passate settimane in quest'Aula ha portato alla presentazione di un ordine del giorno in cui si ipotizza la scelta di uno strumento di revisione statutaria, che dovrà poi trovare in atti legislativi e della Giunta il suo compendio. Noi riteniamo, però, che quell'ordine del giorno, lo abbiamo detto anche in quella circostanza, avesse l'Alzheimer. L'Alzheimer è quella malattia che colpisce una fascia crescente di persone anziane. Forse anche questo Consiglio comincia a manifestare i segni dell'età, che non consente di ricordare i fatti, né quelli recenti né quelli passati, soprattutto quelli passati. Noi crediamo che un documento che parla di Statuto e degli strumenti statutari volutamente ignorando quello che è successo in Sardegna negli ultimi sette anni sui temi del rinnovamento dello Statuto sia veramente un autogol del Consiglio. E' una situazione paragonabile a quella di una famiglia che decide di ignorare completamente la propria storia, di tagliare ogni riferimento alle proprie radici e decide di buttare tutti i mobili dell'800 per comprarne di nuovi che forse saranno adeguati alla bisogna, forse avranno lo stesso valore estetico, ma sicuramente interrompono ogni legame con le radici di quella famiglia, con la cultura di quella casa. Questo, a nostro avviso, è ciò che è avvenuto e crediamo che sia un elemento di una gravità estrema, perché il movimento per la Costituente non è stato un movimento di parte politica, non è stato un movimento di partiti, non è stato un movimento curiale d'Aula. Forse è stato anche questo, ma è stato soprattutto un movimento popolare, un moto spontaneo di una moltitudine di persone in giro per tutta la Sardegna, che si sono riconosciute in un'idea che in altri tempi sarebbe stata considerata di ingegneria costituzionale, perché ogni qualvolta siamo andati nelle piazze a parlare di riforme, la prima obiezione è stata: "Noi abbiamo bisogno di pane, abbiamo bisogno di lavoro". E riuscire a spiegare che le riforme sono la cornice, sono propedeutiche al pane e al lavoro, non sempre è cosa facile. Per quanto riguarda la Costituente ci siamo riusciti, ma non è stato facile. Coinvolgere tutti coloro che in Sardegna hanno creduto e credono in questo movimento non è stato facile e ci sembra veramente una logica liquidatoria - che richiama esperienze del secolo scorso di paesi diversi dall'Italia - quella volta a cancellare con un colpo di spugna ciò che è successo in Sardegna negli ultimi otto anni sui temi della revisione statutaria. Ci sembra veramente uno schiaffo ai sindacati, alle associazioni degli imprenditori, al mondo della cultura, alle università, a tutti coloro che in forma ufficiale hanno partecipato al movimento di revisione statutaria e hanno fatto quello che il presidente Soru - che purtroppo oggi non ascolta, normalmente ascolta quando lo decide lui e rimprovera chi non c'è, è una persona curiosa e come tale la prendiamo - ha detto quando abbiamo incontrato i parlamentari sardi: "Noi ci siamo trovati tra capo e collo, nel mese di agosto, i problemi della revisione statutaria". Ma noi non ci siamo trovati un fico secco tra capo e collo ad agosto, nel senso che quest'Aula i temi della revisione statutaria li ha affrontati per cinque anni e i cittadini della Sardegna, il popolo sardo, i sardi, definiteli nel modo che è più compatibile con la vostra cultura, questi problemi li hanno ascoltati, li hanno sentiti, li hanno diffusi e li hanno dibattuti per anni, forse come mai era successo prima su temi d'interesse istituzionale. E senz'altro il merito di questo è stato di chi, in maniera lungimirante, ha individuato, fondato e combattuto per il movimento per la Costituente.

In quest'Aula, sulla Costituente, anche secondo me, che pure ho un'esperienza consiliare abbastanza limitata, si sono sentite delle obiezioni sulle quali mi voglio fermare un istante, perché il dialogo consiste, così mi hanno insegnato, nell'ascoltare le argomentazioni altrui e nel verificare in quale misura esse possono avere una reale consistenza e sostanza. Cioè, il dialogo tra sordi, che qualche volta viene proposto, non è uno strumento per andare avanti. Per poter andare avanti bisogna prendere, questo mi insegna la mia cultura liberale, dei pezzi della cultura degli altri, perché con la propria cultura e basta - a meno che non si abbia un'idea forte, ma io ho solo un metodo, non un'idea forte - non si arriva da nessuna parte. Quindi è obbligatorio e necessario, per chi fa politica, essere aperto all'ascolto, e non è sufficiente dichiararlo se poi su ogni argomento si rimane rigidamente incardinati su posizioni dogmatiche e fondamentaliste.

Le obiezioni che sono state poste meritano un ragionamento e una riflessione, e alcune sono, a mio avviso, anche parzialmente fondate. E' stato chiesto: "Perché la legge di revisione statutaria la deve fare l'Assemblea costituente e non la può fare questo Consiglio?" Io comprendo la domanda e ho due risposte: la prima è che in momenti di straordinarietà - e quello che vive oggi la Sardegna lo è, a maggior ragione nel contesto della riforma del Titolo V, che pian piano si è affiancata alla Costituente, che è precedente - ci rendiamo conto che forse è obbligatorio che ci sia uno strumento altrettanto straordinario che possa coinvolgere specificamente i cittadini su un tema da campagna elettorale, col sistema elettorale proporzionale, perché le regole non si fanno a colpi di maggioranza, col sistema maggioritario. Col sistema maggioritario si governa, ma le regole si fanno contando le teste ad una ad una, perché l'alternativa, come diceva Einaudi, è quella di romperle e ciò sarebbe pericoloso.

Quindi la prima risposta è che uno strumento straordinario è una risposta a problemi straordinari. La seconda risposta è che ci sembra difficile che questo Consiglio regionale, incartato tra assestamento di bilancio, legge urbanistica, DPEF e legge finanziaria, riforma degli enti e leggi statutarie, incartato cioè in argomenti estremamente importanti, ma che attengono alla politica quotidiana e quindi al confronto d'Aula, possa improvvisamente, per sei, quattro o tre mesi, non so quanto occorrerà, smettere di discutere di tutto questo. Ciascuno di noi, cioè, si leva improvvisamente la giacchetta di parte, che è indispensabile che venga levata nel momento in cui si discute di regole, e inizia a parlare di temi alti, scollegandoli da questioni come la nomina del direttore generale delle ASL, del presidente della SFIRS, del vicedirettore del Banco di Sardegna e via dicendo, cioè da tutti quegli argomenti che poi riportano quest'Aula, in maniera incontestabile, nel quotidiano e la incartano in logiche che conosciamo tutti, che sono quelle della politica, che non consentono quell'altezza di dibattito che invece è indispensabile per la riscrittura della Carta dei sardi.

Questo ragionamento si ricollega all'affermazione secondo cui la battaglia per la Costituente fu una battaglia di centrodestra. Non è vero, i comitati per la Costituente sono nati con la filosofia della Costituente, quindi come un motto spontaneo popolare, e anche nella passata legislatura hanno coinvolto, nella riscrittura delle regole, personalità e personaggi delle più disparate appartenenze politiche. Oggi l'onorevole Violante, che non è di centrodestra, sostiene - come sostenevamo noi dieci anni fa - che lo strumento della Costituente sia utile a livello nazionale. Quindi noi non vorremmo assistere a una sorta di commedia pirandelliana tra le diverse aule parlamentari nazionali e regionali, per cui chi sta all'opposizione individua la Costituente come strumento perché dà la possibilità di ritornare al corpo elettorale, e chi sta al governo individua gruppi di studio familiari che possano, in pochi minuti, risolvere dei problemi che altrimenti diventerebbero troppo lunghi da gestire. Ma questa ci sembra una logica aziendalista, economicista, iperliberista, che normalmente viene rinfacciata dai banchi del centrosinistra.

L'ultima argomentazione, anche questa ragionevole, riguarda la lunghezza della procedura. Qualcuno ha detto anche in quest'Aula - il collega Balia è solito soffermarsi su questo argomento - che il percorso della Costituente è lungo. Io direi che il percorso della Costituente è, ancora oggi, più breve di altri. Non dico che lo sarebbe stato nel 2001, quando abbiamo approvato la legge, perché l'Assemblea costituente ad oggi sarebbe già stata eletta e starebbe lavorando alla revisione dello Statuto o avremmo già un nuovo Statuto, ma dico che lo è ancora oggi, nel senso che la legge istituiva della Consulta dovrà essere votata da quest'Aula, la Consulta dovrà essere costituita e dovrà lavorare - ipotizzando che non lavori per quindici giorni, a meno che qualcuno non abbia già lo Statuto da darle e la Consulta svolga semplicemente il ruolo del notaio che lo timbra - per almeno sei mesi, avrà un tempo di lavoro comunque congruo rispetto a quello che deve fare. Il lavoro fatto dalla Consulta arriverà in Aula, e noi lo dovremo discutere, emendare e infine approvare. Una volta approvato diventerà una proposta di legge costituzionale da inviare al Parlamento, e se il Parlamento ne dovesse modificare una parte ritornerebbe al Consiglio affinché si esprima sulla modifica. Se poi il Consiglio non si esprime, deve essere indetto un referendum confermativo della volontà del Consiglio regionale medesimo. Quindi, se non viene decostituzionalizzata la procedura, e noi non abbiamo alcuna certezza su questo, viste le difficoltà che i ragionamenti sul federalismo, per fortuna, in questo momento stanno incontrando a livello nazionale, possiamo trovarci di fronte a un cammino sostanzialmente infinito, cioè a una never ending story, che occuperà questo Consiglio regionale e probabilmente anche il successivo. Dunque non dobbiamo usare argomenti capziosi che servono semplicemente a confortare la propria scelta politica, perché questi argomenti in effetti hanno una validità, ma se poi li si confronta con una proposta alternativa tale validità diventa immediatamente molto meno rilevante.

Termino facendo una riflessione: non ricordo bene, ma forse era il collega Balia - che su queste cose è sempre stato molto puntuale - che nel 2001 diceva, e sembra veramente una commedia di Pirandello: "Contesto le forzature, contesto l'aggressività che in questa fase vi è stata, che è l'aggressività data solo dai numeri e non dai contenuti, che è l'alterigia dei numeri, mentre in questo momento servono atti di diplomazia, servono atti che portino il Consiglio regionale a ricercare le forme per addivenire all'espressione di un ordine del giorno comune, che contemperi l'esigenza di chi voleva essere propositore dell'ipotesi di Assemblea costituente con l'esigenza di chi invece sosteneva che il Consiglio regionale aveva in sé le risorse, le forze e tutte le energie per discuterne direttamente".

Io credo che, come Riformatori, ci possa essere riconosciuto che abbiamo sempre sostenuto e sosterremo sempre che quando si parla di regole si intendono regole di garanzia, e che le garanzie durano al di là delle maggioranze, rappresentano le istituzioni e consentono l'agibilità delle istituzioni stesse da parte di maggioranza e minoranza. Quindi noi riteniamo, ritenevamo e riterremo per il futuro che nel momento in cui si parla di regole, andare avanti a colpi di maggioranza per farsi delle regole che nel breve termine possono anche essere convenienti per la parte politica che le propone, ma nel lungo termine uccidono i meccanismi della democrazia, sia un modo miope di procedere e rappresenti un boomerang che ritornerà sempre in testa a chi lo lancia.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Il dibattito sull'Assemblea costituente rientra nella sessione straordinaria e permanente di riforme aperta con l'approvazione dell'ordine del giorno della maggioranza, a conclusione della discussione della mozione sulla specialità autonomistica della Sardegna. Non credo, quindi, che si possa cadere nella ritualità, onorevole Vargiu.

Ho riflettuto a lungo su questo tema e sull'esito del voto. L'Assemblea costituente è stata ed è ancora un sogno per molti sardi. Lei ha ragione nel ricordare il percorso, perché lo dimostrano le firme che sono state raccolte per la proposta di iniziativa popolare, l'appassionato dibattito pro e contro che ha interessato trasversalmente le forze politiche, la società civile dell'Isola e gli emigrati sardi. Un'ulteriore conferma ci arriva dai Sardisti con la recente proposta di legge.

La speranza e la fiducia che il Parlamento, dopo l'auspicio del Presidente della Repubblica, gli impegni del Presidente del Consiglio e delle forze politiche nazionali, approvasse la Costituente sarda prima di avviare le riforme della Costituzione italiana sono andate deluse, ma le leggi presentate, tra cui quella del Consiglio regionale, continuano a essere a disposizione del Parlamento.

Il percorso intrapreso dall'Assemblea, con il mandato assegnato alla Commissione riforme di istruire in tempi brevi una proposta per l'istituzione della Consulta statutaria nominata dal Consiglio, secondo me, non è in contrasto con l'Assemblea costituente che il Parlamento, nonostante le continue sollecitazioni, non ha ancora esaminato e mostra di ignorare. Penso anche che le polemiche sull'argomento rischiano di non essere comprese dai sardi. L'obiettivo finale della Costituente e quello della Consulta statutaria sono identici, consistono infatti nel definire la nuova carta costituzionale dei sardi, che dovrà poi essere approvata, con maggioranza qualificata, dal Consiglio regionale e dal Parlamento, con maggioranza assoluta dei due terzi. Mi sembra, in sostanza, che ci si divida e si discuta sul contenitore, come anche altri hanno messo in evidenza nel precedente dibattito, mentre continuiamo ad accumulare ritardi gravi e ingiustificabili, per il ruolo che ricopriamo, sui contenuti e penso in primo luogo alla forma di governo e alla legge elettorale. Tuttavia, in attesa delle decisioni del Parlamento, il problema più impellente da risolvere per rispettare il principio informatore dell'Assemblea Costituente è quello di rappresentare le istanze di tutte le componenti sociali e culturali dell'Isola, in particolare di chi è escluso dai circuiti propositivi e decisionali. Mi riferisco certamente alle donne che, come ho avuto modo di rilevare in diverse circostanze, del tutto assenti al momento della elaborazione del primo statuto d'autonomia, oggi sono una parte non più trascurabile per le qualificate esperienze della nostra realtà. Penso però anche alle idee che possono arrivare da tutte le espressioni politiche che non hanno rappresentanza in Consiglio, al mondo dell'immigrazione e a chi comunque si sente escluso.

Ritengo quindi che la forte preoccupazione di una Consulta statutaria non rappresentativa di tutte le voci della società sarda nell'Isola e nel mondo possa essere fugata con uno strumento, forse per molti banale e scontato: penso all'istituzione di un albo aperto in cui possano iscriversi i cittadini che lo desiderino e questo elenco può diventare veramente importante per poter arrivare all'individuazione dei componenti dell'organismo di riferimento. I cittadini, quindi, le formazioni sociali, il mondo della cultura e dell'economia potrebbero essere così maggiormente coinvolti e sarebbe altresì possibile raccogliere i loro suggerimenti e le loro proposte.

Comunque sia occorre fare in fretta per affrontare i contenuti della nuova costituzione sarda che dovrà, appunto, prevedere la forma di governo e il sistema elettorale, argomenti in questa fase politica di forte attualità. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signore e signori consiglieri, gli articoli apparsi sulla stampa e il dibattito intercorso tra politici, cultori del diritto e comuni cittadini hanno evidenziato che i temi dello Statuto e delle riforme, e più in generale della cosiddetta autonomia speciale, abbisognano di un confronto serio e profondo, piuttosto che di una serie di interventi condotti stancamente su una mozione - e mi riferisco alla precedente - che poteva avere il merito di richiamare l'attenzione su questa problematica che da diversi anni è presente nell'agenda politica della Regione sarda.

Quasi tutti, anzi tutti gli interventi, nella circostanza del rimarcato dibattito della mozione, hanno evocato un convitato di pietra - la Costituente -, forse per esorcizzare chissà quale maligna intenzione, ovvero per disvelare arcani sistemi di convergenze trasversali, che potrebbero rompere gli schemi ormai realizzati, ma non consolidati, nelle eterogenee compagini di maggioranza e opposizione. Invece si sono manifestate le convergenze, questa volta non parallele ma piuttosto intersecanti, fra posizioni diverse di una visione totalizzante e fatalmente manichea, dove chi ha i numeri, i più bravi che hanno vinto le elezioni, non solo devono governare, ma anche riscrivere le regole del gioco. Se poi si giungesse a quei risultati che si sono visti a livello nazionale, nel 2001, con il centrosinistra, e ora con un Governo di segno diverso, con la cosiddetta devoluzione, poco importa, ciò che è importante è marcare il territorio, anche a discapito della rappresentanza dei cittadini.

A tal riguardo, non ci si venga a raccontare che questo Consiglio è stato eletto per modificare lo Statuto e che la maggioranza è stata votata per questo specifico compito. Non è vero, e lo si sa bene, anche se è comodo e demagogico affermare quanto sia utile per la propria parte. Non si è votato su una proposta specifica di Statuto, ma da ambo le parti, centrodestra e centrosinistra, si è sottoposta agli elettori la necessità di pervenire alle modificazioni istituzionali, ripeto, senza specificare il percorso e i contenuti.

Esisteva, ed esiste tuttora, la proposta di legge costituzionale per l'istituzione della Costituente sarda e su ciò ci si poteva e ci si doveva confrontare, ma dopo le elezioni, calcoli politici nell'una e nell'altra parte, dopo il confronto in Aula, hanno determinato un modesto ordine del giorno chiamato unitario, per pietire alle istituzioni dello Stato centrale la conservazione nominalistica della specialità autonomistica, seguito da un blando quanto strano dibattito sulla mozione Balia. Lo stesso relatore, durante l'illustrazione, ha faticato abbastanza per sostenere che la proposta della Costituente è superata dai fatti, quali quelli per cui, supinamente, si dovrebbe accettare questa devoluzione, in più di una circostanza chiamata riforma federalista, oppure perché è stato concesso, a noi sardi, di poter ancora esistere come Regione, con un'autonomia, però, quasi speciale.

Ho seri dubbi che questo dibattito, prodromico ai lavori costituenti, consenta una vera tutela degli interessi dei sardi, anche se per questo siamo chiamati ad agire e a operare. Richiamo solo alcuni interventi, per una seppur frettolosa valutazione del dibattito già avvenuto. Il Presidente della Commissione autonomia, l'onorevole Maninchedda, nella parte destruens della sua articolata illustrazione ha efficacemente argomentato il perché la Sardegna non potrebbe avere il diritto all'autonomia speciale, ed effettivamente ha quasi demolito, nel suo ragionare, l'anelito dei sardi a un autogoverno pieno e completo. Tanto è vero che poco gli è rimasto nella parte construens del suo ragionare, se non proporre una specialità autonomista al di fuori de su Connottu, dei padri illustri della sardità e in progress e in evoluzione sia momento di perequazione dei diritti e di eguaglianza delle opportunità dei sardi.

Troppo poco, invero, se si pensa a una Sardegna da inserire incisivamente nel sistema internazionale, sempre più aperto in termini economici, sociali, storici, politici e istituzionali. L'onorevole Cugini è stato più ardito col suo assioma: "Se i sardi sono un popolo, la Regione è uno Stato", ponendo l'accento sul confronto Stato-Regione, sul rapporto con l'Unione Europea e sulla sussidiarietà con lo Stato mediante l'attribuzione alla Regione di poteri che consentano di dare risposte ai cittadini.

I problemi emergono quando nei discorsi si affronta il tema della cosiddetta Consulta: composta da chi? Eletta con quale metodo? Con quali incombenze? L'onorevole Artizzu parla di "pochi eletti, unti dal Signore, ma da ricercarsi con competenza, non specifica, ed esterni". L'onorevole Davoli rifiuta una lottizzazione della Consulta e la vede quale forum dell'universalità dell'identità, che spieghi, anche negli ultimi ovili, quali sono le nuove esigenze che deve contenere lo Statuto. L'onorevole Uras ha rimarcato che lo Statuto non dovrà più essere solo un patto tra Regione e Stato, ma un patto tra cittadini e Regione Sardegna, un patto del popolo sardo, così che sia come per la Costituzione dello Stato italiano.

Credo che bisognerà fare passi più coraggiosi sull'avvio di una nuova istituzione regionalistica che dia vera dignità alla Sardegna, forse anche nella ricerca di una statualità perduta e mal riposta in uno Stato centrale che non ha riconosciuto appieno i diritti del popolo sardo e non ha riservato alla Sardegna il giusto rilievo istituzionale che le competeva. Questo, però, anche per comportamenti supini e accondiscendenti tenuti in più di una circostanza dalla nostra classe politica.

L'Assemblea costituente non è, quindi, superata nei fatti, perché ciò per noi significherebbe volare basso. Accettare quanto lo Stato centrale dà significa riconoscere il sistema di questa devoluzione, che più che dare toglie, che premia le Regioni supportate dalla forza economica e politica delle aree più forti del paese Italia. La modifica dello Statuto di autonomia della Regione non è la modifica dello statuto di un qualsiasi ente locale, perché se ciò fosse noi ammetteremmo la sconfitta storica della pari dignità costituzionale della nostra carta autonomistica. Ma se noi riconosciamo il valore fondante della nostra specialità e per alcuni versi della nostra statualità, essa diviene la carta costituzionale del popolo sardo, per cui la modificazione delle regole costituzionali costituisce un momento di straordinaria ed eccezionale rilevanza nella vita di una nazione. Stante il rilievo, non si può banalizzare con dibattiti tutti interni al palazzo e ancor di meno modificare a colpi di maggioranza, come è avvenuto e avviene a livello centrale, a livello romano, diniegando la ricerca seria e convinta di intese ampie e qualificate nella ricerca del consenso popolare. Infatti ci si aspetta che un simile evento sia caratterizzato da passione civile, dibattito nella pubblica opinione, dialettica tra le forze politiche miranti al consenso, e intesa la più ampia possibile su progetti comuni che pure sono in competizione. E questo non è. E' lecito dunque attendersi che tali progetti abbiano fondamenta nei principi di libertà, equità e solidarietà, nel concetto di sviluppo sostenibile, autogestione economica e sociale delle proprie risorse e del territorio, nel diritto alla propria lingua e cultura, e consentano la gestione di tutti gli interessi più vivi e vitali, non solo nei settori produttivi, e l'espressione, altresì, di pareri vincolanti nei rapporti internazionali sia interni all'Unione Europea, sia extracomunitari, come già consente il Titolo V innovato della Costituzione.

Noi non siamo favorevoli ad accettare passivamente quanto ci viene dato dallo Stato, ma piuttosto a contrattare con dignità per il popolo-nazione una nuova Carta costituzionale, in cui esso, popolo, si ritrovi appieno e in modo certo, avendovi partecipato con un dibattito fecondo, e convinto di competere alla pari con lo Stato italiano e l'Unione Europea in un mutato scenario storico, sociale, politico ed economico interno e internazionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, colleghi, la mozione in discussione oggi tocca una questione di cui il Consiglio in queste settimane ha già avuto modo di interessarsi e certamente è abbastanza intuibile che siamo già a un livello del dibattito e del confronto tra le forze politiche che, rispetto al momento in cui la mozione è stata presentata, mostra alcune differenze e alcuni fatti già accaduti che, in qualche modo, certamente modificano il quadro entro cui ci troviamo.

Io credo però che sia ancora utile soffermarsi su questo argomento, in particolare certamente sulla base della spinta che viene da parte di chi nel processo dell'Assemblea costituente ha creduto negli anni scorsi, ottenendo anche un risultato importante, che è stato quello dell'approvazione in Consiglio regionale di una proposta di legge nazionale da presentare al Parlamento, che ha, tra l'altro, coinvolto esponenti politici, movimenti, rappresentanti di diverse parti politiche allora presenti in Consiglio regionale, nonché un numero veramente grande e interessante di singoli cittadini e di associazioni che hanno posto un problema all'attenzione del mondo politico sardo, arrivando a questo risultato interlocutorio, ma comunque a un buon risultato, quello appunto della presentazione di una proposta di legge.

E' una proposta di legge costituzionale che ovviamente deriva da alcuni condizionamenti giuridici-normativi che tutti conosciamo, che credo sia utile ancora richiamare per arrivare, poi, a conclusione di questo dibattito, a porre all'attenzione di tutti la possibilità di non considerare il processo avviato con la proposta di legge per l'istituzione dell'Assemblea costituente come drasticamente alternativo a quello che il Consiglio, così come anche manifestato nella discussione di qualche giorno fa, ha voluto significare.

E' questa, direi, la premessa di metodo che è utile che tutti teniamo presente, cioè che ci troviamo, oggi, realisticamente di fronte al fatto che in Parlamento, nella sede della Commissione affari costituzionali, è depositato ed è pronto per essere discusso un testo per l'istituzione dell'Assemblea costituente della Sardegna, che può avere un suo percorso anche parallelo rispetto ai tentativi che possono fare le forze politiche presenti in Consiglio regionale, che hanno già espresso un orientamento molto chiaro e che quindi, evidentemente, individuano un altro percorso.

Credo sia utile rimarcare i motivi che avevano portato all'elaborazione e all'approvazione in Consiglio regionale di quella proposta di legge. Quei motivi erano fondati su argomentazioni e concetti che sicuramente oggi sono molto meno di moda rispetto al momento in cui la proposta di legge ha ottenuto la maggioranza in Consiglio regionale; una maggioranza trasversale che non era assolutamente limitabile alla maggioranza di governo di allora.

Ci sono momenti nella storia politica e istituzionale in cui dire alcune cose è facile perché fa parte di una moda, cioè è dentro un sentire comune che in qualche modo si manifesta come maggioritario. Molti anni fa era facile parlare di riforme istituzionali in un certo modo e il movimento di riforma, così come nella sua origine il movimento referendario, suscitava un grande richiamo nell'ambito di tutto l'elettorato, di tutti i cittadini. Ci sono altri momenti in cui alcune parole e alcune argomentazioni possono sembrare fuori luogo semplicemente perché non sono più di moda. Ma attenzione, non è detto che le parole che si dicono, le argomentazioni che si portano nella discussione se anche non sono più di moda non siano reali, fondate, capaci di contenere elementi di verità e di ragionevolezza che forse possono essere presi in considerazione in un secondo momento.

E' per questo che abbiamo voluto proporre questa mozione ed è per questo che chiediamo ancora l'attenzione del Consiglio regionale, per dire cioè delle parole e per presentare argomentazioni che forse oggi non sono più facilmente accoglibili, ma non è detto che non tornino ad essere di attualità tra non molto tempo. Il motivo è semplicissimo: il processo di riforma costituzionale, così come il processo di riforma statutario, è molto complesso, e anche se prevarrà il metodo contenuto nelle indicazioni dell'ordine del giorno approvato a maggioranza in Consiglio regionale nell'ultima seduta, non è assolutamente detto che questo procedimento, questa scelta porterà a un risultato concreto, cioè quello di avere davvero un nuovo Statuto, di avere strumenti nuovi per rimarcare e attuare la specialità dell'ordinamento regionale sardo.

Il procedimento di riforma costituzionale previsto dall'articolo 138 della Costituzione è molto complesso ordinariamente, e noi tutti oggi assistiamo alle difficoltà del Parlamento nell'approvare la riforma del Titolo II. L'approvazione di una riforma costituzionale, secondo l'articolo 138, nel bel mezzo di un'attività legislativa ordinaria che ha scadenze importanti - basti dire che oggi la discussione in Parlamento precede l'avvio della sessione di bilancio, della manovra finanziaria - consente tempi strettissimi da dedicare alla discussione, con margini di confronto fra le forze politiche limitati anche dal fatto che tale confronto è prevalentemente centrato sulle questioni che attengono all'indirizzo politico, al Governo, all'attività di legislazione ordinaria. Questo è un problema di fronte al quale ci troviamo oggi e ci troveremo ancora in futuro. E' un fatto inesorabile, qualunque soluzione si dia al metodo che si intende scegliere o a quello che è stato scelto, qualunque risposta si dia alla mozione che oggi presentiamo, rimane un problema reale col quale ci dovremo scontrare.

Però c'è ancora un'esigenza, che noi abbiamo rimarcato, e altri che hanno creduto nello strumento dell'Assemblea costituente (altri che sono autorevoli personaggi politici stimati da più parti), che in quest'aula consiliare hanno pronunciato sicuramente numerosi interventi e hanno svolto anche una grande attività di governo oltre che legislativa, ancora oggi si pronunciano nel senso di una richiesta di riflessione sull'opportunità o meno di sostenere, per quanto possibile, il tentativo dell'Assemblea costituente. Mi riferisco anche all'intervento di qualche giorno fa dell'ex consigliere Pier Sandro Scano, il quale richiama ancora le motivazioni profonde che avevano dato vita a quella proposta.

C'è ancora la possibilità di tenere in piedi una doppia via, un tentativo cioè di trovare comunque una soluzione concreta al problema che dobbiamo affrontare. Credo sia saggio da parte di tutti tener presente che non si può scartare a priori, togliendole dignità, una proposta di legge che fa parte del patrimonio della produzione legislativa di questo Consiglio, e che nei confronti del Parlamento è utile ancora tenere l'atteggiamento di chi chiede sia dato spazio a un'istanza che è stata presentata, in cui si possano inserire, a livello nazionale, forze politiche che, come ha ricordato l'onorevole Vargiu, da altre posizioni, cioè dall'opposizione parlamentare sollevino il problema reale di uno strumento straordinario per la revisione delle norme costituzionali. L'esperienza attuata fino adesso, e tuttora in atto in Parlamento, dimostra quali difficoltà reali e non ideologiche vi siano per dare allo strumento dell'articolo 138 una reale operatività rispetto alla possibilità di modificare le norme costituzionali.

E' un problema concreto, è un problema serio che poniamo all'attenzione di questo Consiglio, dal quale speriamo di avere una risposta almeno di sensibilità politica e di attenzione alle questioni di fondo che stanno alla base di questa mozione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, mentre noi qui assistiamo a un dibattito devo dire molto tiepido, che non appassiona affatto i colleghi del centrosinistra, i quali pertanto non si sono iscritti a parlare, ma speriamo che intervengano successivamente, a Gesico nasce un dibattito diverso: ci si chiede se sia il caso o meno di separare i santi dalle lumache. Dibattito che interessa molto, ovviamente, la popolazione di Gesico, ma che noi qui in Consiglio regionale abbiamo già fatto. Noi abbiamo infatti già unito le lumache con i santi attraverso la scelta, che sicuramente non ci porterà grande gloria, di tradire un deliberato del Consiglio regionale, cioè la proposta di legge nazionale per l'istituzione dell'Assemblea costituente.

Molti hanno detto che la discussione di questa mozione sarebbe stata più la celebrazione di un funerale che una discussione reale; altri hanno detto che si trattava della rappresentazione di un lamento. Io credo che davvero né l'una né l'altra di queste ipotesi possa adattarsi a rappresentare e descrivere questo dibattito. Non può trattarsi della celebrazione di un funerale, perché credo che l'Assemblea costituente non sia morta. Non è morta perché non era una via; l'Assemblea costituente è una scelta, è una passione, è un sentimento, e come tutti i sentimenti non può assolutamente morire e rimane sicuramente viva nel cuore e nell'anima dei sardi.

Molti hanno detto: "I sardi hanno due anime". Forse è vero, un'anima capace di raccogliere questi sentimenti e un'anima capace di rappresentare la lamentazione quando questa è necessaria. Quanto è difficile percepire i lamenti in quest'Aula, un'Aula chiusa, che non lascia passare assolutamente niente! Noi, attraverso questo tradimento, abbiamo perso contatto con i sardi, non siamo stati capaci di cogliere quella che era non solo una sensazione, non solo una passione, non solo un sentimento, ma una decisa volontà: la volontà di scrivere le proprie regole, la volontà di rivendicare l'autonomia, ma ancor prima la sovranità. Noi siamo capaci di contraddire noi stessi quando applaudiamo i bravissimi pescatori di Teulada, che rivendicano il senso della sovranità della nostra Isola; applaudiamo e siamo naturalmente vicini anche a chi manifesta di fronte alla base di La Maddalena, ma non siamo capaci in ugual modo di apprezzare il senso di riscatto che da quest'Aula si era elevato in tono veramente significativo nei confronti del Parlamento italiano, con la richiesta di istituzione dell'Assemblea costituente.

Quindi, più che un funerale, più che la rappresentazione di un lamento, credo che questa sia la rappresentazione di un'ipocrisia; l'ipocrisia di tutti noi che non riusciamo davvero a pentirci d'esserci pentiti. Noi sappiamo che il pentimento è una cosa legittima, che fa onore ai consiglieri che possono rappresentarlo, ma pentirsi d'esserci pentiti è cosa ancora più onorevole! Noi dobbiamo capire, così come ha detto poco fa l'onorevole La Spisa, che ci sono ancora gli spazi e i tempi perché possa essere recuperata quella volontà dei sardi di andare verso l'Assemblea costituente. D'altro canto l'ha detto bene e l'ha dimostrato, esemplificando, anche il collega Vargiu quando ha detto: "Non è vero assolutamente che il percorso dell'Assemblea costituente sia più lungo di altri percorsi", né è possibile accettare l'ipotesi di una Consulta, laddove la stessa parola "consulta" è intesa secondo una gerarchia ignobile, inaccettabile anche per chi dovrebbe farne parte. Altro che pensatoio di giuristi! Quello è davvero un modo di relegare il ruolo di persone che sicuramente potrebbero dare un grosso contributo a una subalternità rispetto a quest'Aula che non avrebbe significato, se non quello di una semplice consulenza. Non si possono rivendicare sovranità e autonomia con un percorso di quel genere. Diceva bene Massimo Fantola, quando è stata approvata la proposta di legge nazionale con la quale si chiedeva l'istituzione dell'Assemblea costituente: "L'Assemblea costituente è il riscatto di noi sardi". Noi vogliamo rinunciare, oggi, a questo riscatto. Io credo che la parentesi, che qualcuno ritiene si stia chiudendo sull'Assemblea costituente, non sia ancora chiusa, che ci sarà ancora un'azione politica e spero nasca anche fuori di questo palazzo, perché il tradimento che qui è stato celebrato davvero venga rigettato dai sardi.

Assessori Sanna e Dadea, voi che rappresentate la Giunta regionale, dite al presidente Soru che lui qui rappresenta un qualcosa che è veramente nobile: rappresenta, cioè, con la sua elezione, una voglia di cambiamento, e questa voglia di cambiamento che i sardi gli hanno indirizzato la deve interpretare fino in fondo. Lui rappresenta su bentu - su bentu estu, noi diciamo -, lo stesso vento del quale parla Barore Mannu nel suo inno, che è stato poi preso un po' a riferimento dall'iniziativa dell'Assemblea costituente.

Dal momento che il presidente Soru sosteneva di condividere il movimento per l'istituzione dell'Assemblea costituente non può oggi dire: "Prendiamo atto che non è più perseguibile". Prendere atto che non è più perseguibile equivale a una denuncia di tradimento, e questo non può essere fatto. Noi chiediamo, proprio perché ancora vi è il tempo e la possibilità di farlo, che definitivamente questo Consiglio si pronunci a favore dell'Assemblea costituente e restituisca ai sardi un loro diritto che è scritto nelle leggi e di cui tutti noi dobbiamo chiedere il rispetto, unitamente a una risposta da parte del Parlamento italiano.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Onorevoli colleghi, la mozione che stiamo discutendo ha uno scopo preciso: avvertirci che possiamo evitare due gravi ferite ai diritti di autogoverno del popolo sardo. La prima è quella inferta dalla stessa maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale, che ha dichiarato superata l'idea dell'Assemblea costituente del popolo sardo, patrimonio della scorsa legislatura; la seconda è l'indifferenza con cui il Parlamento nazionale tratta le proposte sul tema della riforma dello Statuto che arrivano dalla Sardegna.

L'attuale maggioranza in Consiglio ha detto no alla Costituente, senza rendersi nemmeno conto di ripetere, col suo operato, la strada dei ceti politici sardi che nel 1948 scrissero l'attuale Statuto autonomistico, giocando - per così dire - al ribasso in una sorta di esercizio di autofustigazione che ebbe il solo risultato di far sì che lo Statuto sardo fosse assai meno speciale di quello della Sicilia, della Valle d'Aosta, del Friuli-Venezia Giulia, del Trentino-Alto Adige. Eppure, nessuno chiese a quei politici di quasi sessant'anni fa di moderare proposte e richieste.

Oggi la storia pare ripetersi, anche se maggioranza e opposizione si riempiono la bocca di parole quali "popolo sardo", "nazione sarda", "sovranità", "autodeterminazione", "carta costituzionale della Sardegna", ma le parole non bastano. La Sardegna è una delle nazioni storiche più antiche del continente europeo, dovremmo quindi avere timore di rivendicare il diritto di darci una carta statutaria adeguata ai nostri diritti? In Europa è già successo che nazioni storiche abbiano visto riconosciuto il loro diritto all'autodeterminazione. Pensiamo alla Scozia e al Galles, che hanno i loro parlamenti nazionali. In tutta l'Unione Europea nazionalità e regioni legislative pretendono il riconoscimento della loro soggettività internazionale. Del resto la Convenzione di Helsinki del 1976 e la Carta di Parigi del 1992 hanno riconosciuto il diritto di ogni popolo ad autodeterminarsi. Nonostante ciò questa maggioranza di centrosinistra si dice contraria all'Assemblea costituente, quasi fosse indifferente al modo con cui un popolo si dota della sua Carta fondamentale. Un fatto davvero singolare, visto che a Roma gli esponenti nazionali del centrosinistra chiedono a gran voce che la riforma della Costituzione repubblicana avvenga proprio tramite l'Assemblea costituente, eletta in maniera rigorosamente proporzionale. A Cagliari, secondo la maggioranza in Consiglio regionale, alla riforma dello Statuto potrebbe benissimo lavorare una commissione nominata dal Consiglio stesso. Una contraddizione fin troppo evidente! La Convenzione di Helsinki e la Carta di Parigi affermano che ogni popolo ha diritto all'autodeterminazione, anche il popolo sardo quindi. La stessa Carta costituzionale italiana riconosce l'esistenza di un popolo sardo. Fino a non molto tempo fa qualcuno arrivava ad affermare che popolo sardo sarebbe un'espressione enfatica, sfuggita ai padri della Costituzione italiana, però la stessa locuzione si ritrova nell'articolo 15 del nostro Statuto, modificato con una legge costituzionale nel 2001. Il popolo sardo esiste, quindi, non solo per volontà della nostra comunità, ma anche per volontà dei costituenti vecchi e nuovi. Se il centrosinistra nazionale chiede l'Assemblea costituente per riscrivere la Costituzione italiana, perché il centrosinistra sardo nega l'utilità di un simile strumento? Perché un diritto riconosciuto al popolo italiano non deve essere riconosciuto a quello sardo? Il nostro Consiglio regionale, nella scorsa legislatura, approvò una legge in cui si affidava a un'Assemblea costituente il compito di riscrivere lo Statuto autonomistico, e lo fece dopo aver consultato tutti i settori della società sarda, compresi i sindaci, coloro che meglio conoscono e rappresentano i problemi dei vari territori. Quella legge, nonostante le promesse di una rapida approvazione da parte del Parlamento nazionale, giace ancora oggi in chissà quale polveroso cassetto romano. Il Parlamento riapra finalmente il cassetto e approvi la legge voluta dalla società sarda! Solo con lo strumento dell'Assemblea costituente lo Statuto può essere riscritto in modo tale da sancire, inequivocabilmente, le prerogative della comunità sarda, una comunità che si inserisce a pieno titolo nel più ampio contesto europeo.

Il futuro Statuto deve stabilire con chiarezza - questo è quanto vuole anche il presidente Soru - i nuovi rapporti fra Sardegna, Italia, Europa e mondo intero. Questa è un'esigenza dalla quale non si può prescindere. Ciò che dobbiamo fare è trovare l'unità delle forze popolari, per porre il Parlamento di fronte alle sue responsabilità nei confronti della Sardegna. Il Consiglio regionale, il parlamento sardo, che impegno aveva preso nel passato, non può macchiarsi della grave colpa di dividersi di fronte a una questione di così grande importanza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Questo argomento, che era già stato ampiamente discusso in precedenza, che sta appassionando i sardi e sta interessando, con molta freddezza, anche questo Consiglio regionale, ci vede anche in questa seduta riuniti per valutare come possiamo riscrivere il nostro Statuto. Il Parlamento nazionale ha pressoché completato l'iter della riforma costituzionale con una novità interessante che riguarda la tutela delle minoranze linguistiche. Il testo definitivo su questa parte della Costituzione è stato approvato con il contributo determinante di Alleanza Nazionale e prevede l'estensione della tutela a tutte le minoranze presenti nelle regioni e nelle province autonome.

Si tratta, signor Presidente, di un risultato particolarmente importante anche per la Sardegna e dimostra, ancora una volta, che si è fatto un lavoro estremamente serio e accurato nell'interesse dei cittadini e dei sardi.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue MORO) I numeri dell'intensa attività parlamentare di questi mesi, inoltre, parlano chiaro anche su un altro punto fondamentale: al di là dell'ostruzionismo della opposizione di centrosinistra, sbandierato all'esterno per motivi propagandistici, il confronto tra i due schieramenti sulle questioni di merito c'è stato, eccome! A parte i numerosi articoli approvati all'unanimità, sono stati tanti gli emendamenti predisposti dal cosiddetto comitato ristretto del centrodestra e dal centrosinistra e poi votati dall'Aula. Altrettanto significativo è il numero degli emendamenti predisposti dalla sola opposizione, che sono stati accolti e inseriti nel testo finale.

Questa, a nostro giudizio, può essere un'utile base di partenza per il lavoro che ci accingiamo a svolgere in Consiglio regionale. In altri termini, è stato sperimentato con successo un modello che può essere riproposto anche in Sardegna e articolato principalmente su due punti, il primo dei quali riguarda il fatto che il Consiglio regionale possiede certamente la legittimazione democratica per poter procedere alla stesura del nuovo Statuto. Così come il Parlamento, la nostra Assemblea può essere la sede naturale in cui discutere, esaminare e approvare il progetto di riforma statutaria della Regione autonoma della Sardegna. Il secondo punto attiene alla previsione di un comitato ristretto, rappresentativo di tutte le forze politiche, in base al modello nazionale, che può svolgere un lavoro preparatorio sia per la Commissione autonomia sia per l'Aula, ma di questo compito può essere investita la Commissione stessa. Insomma, più che attardarci nella individuazione delle formule e dei percorsi metodologici, sui quali ovviamente siamo comunque disposti a confrontarci senza pregiudiziali, ci sembra importante concentrare il lavoro e l'impegno di tutti sui contenuti della nostra Carta fondamentale.

Sotto questo profilo ci aspettiamo che la maggioranza manifesti lo stesso atteggiamento di apertura mostrato dal centrodestra a livello nazionale. Su questo, per la verità, manifestiamo forti dubbi, visti i recenti passati della legge urbanistica, scritta sotto dettatura dal centrosinistra, per sottostare ai voleri del commissario governatore. L'episodio è grave, l'abbiamo denunciato e lo denunceremo, ma ci sembra del tutto inammissibile se riferito al progetto di riforma dello Statuto.

Auspichiamo che i colleghi della maggioranza sappiano e vogliano sottrarsi a un nuovo abbraccio mortale, ancora più intollerabile in una materia che riguarda i principi e i valori fondamentali sui quali vogliamo fondare, o meglio rifondare la nostra Regione. Molti settori del centrosinistra, a livello nazionale, hanno riconosciuto, del resto, che quello della passata legislatura, quando fu cambiata una parte della Costituzione con pochissimi voti di scarto, fu un errore da non ripetere. Attendiamo fiduciosi, con forti dubbi, ma senza pregiudizi di vedere se qui in Sardegna si è fatto tesoro di quella lezione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, la necessità di riscrivere lo Statuto della Sardegna non è certamente un bisogno che è stato avvertito da qualche giurista in cerca di alchimie con le norme. E' invece una necessità della nostra società civile, e nella società civile, e non soltanto quindi in una parte della classe politica, ha trovato spunti, ha trovato idee. In altre parole, il dibattito che si è aperto sull'Assemblea costituente ha ridato a migliaia di sardi la speranza di poter cambiare concretamente la complessa e fragile società sarda, contribuendo personalmente a questo cambiamento.

Noi non vorremmo che alla fine questa speranza svanisse trasformandosi in un'illusione. Non vorremmo che, dopo aver veramente alimentato un sogno, il sogno di autodeterminarci con poteri nostri e con politiche responsabili, si tornasse alla politica di sempre, la politica delle parole, la politica delle cose che non cambiano, della Sardegna che arretra, mentre gran parte del mondo cresce e si modernizza. I segnali di questa involuzione latente, di questo sogno che si spegne, purtroppo ci sono tutti. Le regole, le strutture e i servizi della Regione sono ormai terribilmente obsoleti. La politica è bloccata e il governo, l'abbiamo visto anche nella scorsa legislatura, chiunque governi, è diventato impossibile. Occorre solo prenderne atto e provvedere per la salute della nostra Regione. Le riforme e le trasformazioni politiche viaggiano su tempi rapidi e hanno possibilità di realizzarsi soltanto se cadono nei tempi giusti e sono quindi veloci. I tempi biblici sono quelli della conservazione, della immutabilità, della stagnazione politica. Noi dobbiamo dimostrare che l'autonomia è un nostro modo di essere sardi e per questo non è certamente un concetto fisso e immutabile, non rappresenta un dogma, ma una linea guida. Oggi noi questa linea guida vogliamo esprimerla dentro regole nuove, nello Statuto che è da riscrivere.

In questa stagnazione, che poi è la stagnazione che da sempre taglia il fiato alla Sardegna, è necessario trovare quindi uno slancio, è necessario che tanti altri, oltre a quelli che già con convinzione sostengono il progetto della Costituente, si dedichino con passione a questa grande idea. Credo che una carriera politica sia ben spesa anche se ottiene soltanto il risultato di adeguare le norme fondamentali di una Regione autonoma ai bisogni di una società che è cambiata radicalmente. Ecco il senso di questo appello, che è quello di recuperare il carico di idealità che la politica autentica esprime, recuperarlo ora in Sardegna e calarlo sui bisogni della Sardegna, che sono certo acqua, lavoro e occupazione. Ma tutto questo non è possibile o è possibile soltanto in parte e con tempi notevolmente più lunghi se i sardi non riescono a riscrivere adeguatamente il patto che li lega ancora generosamente all'Italia, al contesto europeo e allo scenario mediterraneo, che lentamente si sta rivelando agli occhi più attenti.

Noi non vogliamo riforme istituzionali e costituzionali covate nel buio di commissioni esterne; non uno Statuto che maturi nel chiuso del Consiglio regionale, ma una Carta dei sardi riscritta dai sardi, attraverso la chiamata pubblica dei nuovi costituenti. E' questa l'unica possibilità di creare un autentico coinvolgimento del popolo sardo per restituirgli quella sovranità che in tante circostanze la politica è stata capace di affermare soltanto a parole, negandola poi con i fatti.

Questo vuole essere un appello alle forze vive e anche a quelle meno vive della società perché si riprendano, ai partiti che già sostengono la Costituente e a quelli che l'avversano perché propongano eventualmente, senza indugio, un'alternativa valida e rapida. Ma senza uno sforzo corale, che deve cominciare prima di tutto dentro di noi, senza tutto questo abbiamo già firmato la sentenza di condanna per il popolo sardo e per la nostra Isola. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Pensavo ci fosse l'alternanza.

PRESIDENTE. Sì, c'è l'alternanza, però se è iscritto a parlare soltanto un consigliere della maggioranza non riesco ad alternare.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente, io ero convinto che ci fosse l'alternanza con i colleghi di maggioranza perché, vista anche la parte finale dell'ordine del giorno che abbiamo votato non più tardi di una settimana fa, in cui si dichiarava aperta una sessione permanente del Consiglio regionale per discutere i temi dello Statuto, delle riforme e quant'altro, ritenevo opportuno che questo dibattito continuasse liberamente. Avrei sicuramente apprezzato la presenza del presidente Soru, che ieri si è recato presso il Governo centrale per difendere alcuni diritti storici della nostra Isola, perciò mi aspettavo che cogliesse l'occasione del dibattito sulla mozione presentata dai colleghi Vargiu e più, in ordine alla istituzione dell'Assemblea costituente, per aggiornarci sul contraddittorio o su quello che possiamo anche chiamare "braccio di ferro" con Roma. Dico con Roma perché questo non è un problema di maggioranza o di opposizione; è un problema attinente al rispetto dell'autonomia, della specificità, dei diritti dei sardi, che qui sono tutti rappresentati. Però, anche alla luce degli ultimi eventi, mi chiedo quale possibilità esiste che quest'Aula decida senza il Presidente della Regione, senza un suo intervento decisivo finale, che possa orientare i colleghi verso un voto che chiamare "libero" sembra alquanto eufemistico.

Credo che quest'Aula si debba domandare se questi dibattiti esistono e se servono, soprattutto questo tipo di dibattiti. Per il momento il dibattito non esiste, in quanto soltanto i colleghi del centrodestra hanno avuto il piacere, l'onore e la volontà di esprimersi sul tema della Costituente. Dimentico che la collega Caligaris ha fatto il suo intervento, mi scuso per non averlo richiamato, però è chiaro che l'atmosfera di quest'Aula è gravemente compromessa dall'assenza del Presidente, è gravemente compromessa dall'interferenza del Presidente, perciò mi chiedo con quale libertà, con quale autonomia, con quale senso della democrazia quest'Aula prosegua il dibattito, si confronti nelle Commissioni, quando alla fine chi decide è una persona sola, "una persona sola al comando".

Spesso, nella scorsa legislatura, ci siamo confrontati su questi temi e abbiamo, a volte giustamente, recepito il malessere della minoranza di allora che sosteneva che quest'Aula era teleguidata dall'esterno, con interferenze romane, interferenze di proconsoli e quant'altro. Ora mi chiedo: come si spiega questa situazione quando, di fatto, nella realtà, sul pensiero libero e democraticamente espresso dai consiglieri regionali prevale l'imposizione, continuo a dire, dell'uomo solo al comando? Ma mi chiedo ancora, riferendomi al passaggio che c'è stato in Aula durante l'approvazione della proposta di legge sulla Costituente: quelli che dall'interno e dall'esterno, allora, che oggi magari siedono fra questi banchi, hanno sostenuto e portato avanti in pubbliche manifestazioni questa idea di libertà di espressione del popolo sardo, che è appunto la Costituente, come mai oggi ripensano a quello che hanno sostenuto ieri? Mi sembra che il collega Vargiu abbia spiegato bene le motivazioni legate ai tempi. Quelle motivazioni non sono più valide? I tempi saranno lunghi in ogni caso, come giustificano quindi la loro inversione di rotta rispetto a un pensiero allora liberamente espresso? O forse è vero che i nuovi ruoli fanno cambiare anche le idee, confermando quello che molto spesso gli elettori dicono di noi, cioè che una volta arrivati in quest'Aula è facile dimenticare il passato. E' facile dunque dimenticare quello che alla gente avete rappresentato. Come pensate di essere credibili nel dichiarare la libertà di quest'Aula nelle scelte dei componenti che dovrebbero formare la Consulta eletta da questo Consiglio? Credete davvero che, visti i fatti anche recenti, che possiate avere la libertà di esprimere democraticamente e liberamente le vostre opinioni o le vostre indicazioni sui membri che dovranno comporre la Consulta eletta da questo Consiglio? Oppure si ripeterà ciò che è successo quando il presidente Soru, nel dire che aveva già pensato ai saggi per risolvere il conflitto di interessi, ha annunciato in quest'Aula i nomi che lui aveva già scelto? E' questo il modo di interpretare il ruolo del nuovo governatore? E' questo il modo di interpretare una legge elettorale che doveva essere a tutela della stabilità, ma soprattutto della democrazia, chi vince governa? Sicuramente chi ha vinto deve governare, qualcuno si deve convincere però che ha vinto una parte politica, non ha vinto un uomo, perché se così fosse forse sarebbe meglio che tutti insieme, con coscienza, ripensassimo al nostro ruolo qui dentro e rimettessimo magari la parola e la scelta ai cittadini. O forse, alla fine di questo dibattito, sarà necessario un quarto d'ora di sospensione per chiedere al Presidente che cosa ne pensa, come dovete votare, qual è la linea che ha deciso nelle ultime ore?

In varie occasioni, dicevo poc'anzi, noi siamo stati accusati di essere teleguidati dall'esterno, accusa rivolta da una parte politica che pensava potessero esserci interferenze nelle scelte che in quest'Aula venivano fatte. Credo che con i fatti abbiamo dimostrato che così non era, abbiamo saputo sbagliare anche da soli, abbiamo saputo portare avanti, in ogni caso, le nostre idee contro un Governo amico. L'abbiamo fatto negli atti, negli ordini del giorno, nelle posizioni assunte ed espresse in quest'Aula. Questo dibattito sulla Costituente è uno di quei casi; dovrebbe essere un dibattito aperto, partecipato, a cui ognuno di noi contribuisce liberamente, secondo le sue idee e le idee di chi rappresenta, affinché nella massima sede istituzionale della Regione sarda si possa esprimere un voto libero su un provvedimento che quest'Aula ha già votato e che, come altri, va difeso in quel di Roma, che sicuramente non ha piacere di lasciare la massima libertà al popolo sardo.

La Costituente era ed è un modo perché i sardi si esprimano, perché partecipino, perché quest'Aula si apra verso l'esterno. Non credo - infatti abbiamo espresso parere contrario all'ordine del giorno votato una settimana fa -, e ne sono sempre più convinto, che una Consulta eletta da un'Aula non libera possa essere garanzia di democrazia.

Per questi motivi noi continuiamo a sostenere quella proposta di legge nazionale che è stata approvata dal Consiglio regionale, cioè dalla massima assise che ha espresso la volontà e il volere dei sardi. E' triste che oggi il nuovo Consiglio, formato in parte anche da persone che allora votarono a favore dell'Assemblea costituente, ripensi al ruolo dell'autonomia, della libertà e della democrazia di questa Assemblea.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri, la mozione che ci apprestiamo a discutere porta la mia firma per due principali motivi e, da uomo libero, anche se brevemente, voglio dire la mia in quest'Aula consiliare. Il primo motivo è che non credo che la Consulta eletta dal Consiglio regionale possa rappresentare tutte le componenti della società civile, economica e culturale sarda. Questa Consulta rischia, invece, di essere un carrozzone che rispecchierà la maggioranza attualmente al governo della Regione. Il secondo motivo è che non voglio venir meno al voto da me espresso a suo tempo in favore dell'Assemblea costituente, così come non posso disattendere soprattutto la volontà popolare rappresentata dalle oltre diecimila firme raccolte a sostegno dell'iniziativa Costituente.

E' vero che in politica tutto può accadere: personaggi politici che passano da uno schieramento a un altro, partiti che si trasformano, gruppi che nascono dalla mattina alla sera, ma francamente non riesco a comprendere come colleghi che siedono oggi nei banchi di questo Consiglio, che non più tardi di qualche mese fa facevano a gara per apparire in televisione, per chiedere uno spazio in questo o in quell'altro giornale, oggi invece rinneghino ciò che coerentemente loro avevano insieme a noi portato avanti in favore dell'Assemblea costituente. Forse perché era vicino l'appuntamento elettorale, qualcuno direbbe oggi. Oggi questi colleghi dichiarano invece il loro parere contrario a questa nostra proposta. Complimenti, cari colleghi, per la coerenza! I sardi, sono certo, sapranno valutare e giudicare soprattutto questi comportamenti.

Pur tuttavia, personalmente resto dell'avviso che non ci sia soluzione alternativa allo strumento Assemblea costituente e ritengo che sia dovere dell'attuale Governo regionale sostenere con impegno una legge che il Consiglio stesso ha democraticamente approvato, a prescindere dalle posizioni personali del Presidente della Regione e della maggioranza che oggi lo sostiene.

Per questo motivo, cari colleghi, chiedo all'intero Consiglio regionale, senza distinzione alcuna di appartenenza politica, di non mortificare il ruolo dell'istituzione regionale e di proseguire nella strada che già è stata tracciata.

Al presidente Soru, che non vedo in aula, visto che ieri era a Roma, avrei voluto chiedere lo stato delle cose per quanto riguarda i lavoratori della chimica di Porto Torres, che tra qualche giorno scenderanno in piazza. Visto che lei, Presidente - anche se non c'è, il messaggio lo voglio lanciare ugualmente -, a quanto pare ha il potere di comandare a bacchetta i consiglieri di maggioranza, tiri fuori l'orgoglio di appartenere al popolo sardo, che è anche un suo cavallo di battaglia, e sostenga davanti al Parlamento nazionale, come sta facendo per altre questioni, un'iniziativa che non è di una sola parte politica, ma è di tutto il popolo sardo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la maggioranza partecipa alla discussione della mozione presentata dai colleghi dell'opposizione con lo spirito dialogante più volte auspicato in quest'Aula da tanti di noi. In questo senso non possiamo che apprezzare il tono e la sostanza di quanto detto dall'onorevole Moro, ma anche alcuni passaggi del discorso dell'onorevole La Spisa, mentre certamente rimandiamo al mittente l'ennesimo intervento dell'onorevole Capelli, che non si capisce a partire da quale autorevolezza - che non ha - sollecita noi alla libertà.

Guardi, se c'è qualcuno che ha umiliato questo Consiglio, onorevole Capelli, vorrei ricordarle l'ultimo Assessore della sanità, che forse lei conosce, che dal 20 aprile all'8 giugno 2004, quando l'Aula era quasi sciolta, assume dieci delibere e crea sedici primariati ex novo, cioè una piccola rete ospedaliera e non la porta in Aula. Noi siamo un po' stanchi di questa sua autonomina a censore quando non ha i requisiti storici per farlo. Quindi siamo disponibili a dialogare con chi ha il senso di sé e ha il senso della realtà, non con altri.

Preliminarmente occorre dire che il centrosinistra non ha atteggiamenti o convinzioni pregiudizialmente ostili all'Assemblea costituente. La proposta di legge nazionale giace in Parlamento, dove c'è una forte maggioranza di centrodestra, e se dovesse essere approvata noi ci ritroveremmo qui senza pregiudizi, senza ostilità a discuterne. Altro è chiedere di supplicare il Parlamento nazionale perché approvi la legge. Intervengono, rispetto a questa richiesta, altri fattori e altre considerazioni e per me personalmente anche questioni di onestà intellettuale.

Io credo di avere titolo per parlare della proposta di istituzione dell'Assemblea costituente per due ragioni: la prima è che sono Presidente della prima Commissione, grazie a voi, e considero quindi un mio imprescindibile dovere costruire, nelle proposte di legge, sintesi elevate delle posizioni che emergono in quest'Aula; la seconda ragione per cui ne ho titolo è che sono stato e sono un uomo politico che nella scorsa legislatura ha lavorato a costruire la proposta della Costituente, a cui oggi io mi oppongo. Io ho titolo a parlare di quella proposta perché la conosco oltre che nel suo dettato attuale, giacente in Parlamento, anche nei suoi presupposti politici, che qui non sono mai stati evocati fino in fondo.

Vorrei ricordare a tutti noi che non c'è mai stato nella storia un Parlamento in carica che ne abbia convocato un altro per fare la legge fondamentale dello Stato. Mai! Quando negli anni scorsi proponemmo la Costituente, io e molti altri sapevamo bene perché lo facevamo. Non si trattava semplicemente di consultare e coinvolgere il popolo sardo, perché vi sono molte possibilità di coinvolgere il popolo, non ve n'è solo una. Noi allora eravamo consapevoli che si trattava di mettere su un'Assemblea legislativa dotata di una sovranità solo apparentemente inferiore a quella del Consiglio regionale, ma nella realtà concorrente col Consiglio regionale. Noi lo sapevamo e lo dicevamo, io l'ho anche scritto sul giornale. La Costituente, è bene dirlo, nasce in ambienti culturali e politici regionali come alternativa alla crisi in cui si dibatteva allora il Consiglio regionale: maggioranze mobili, partiti instabili, instabilità di governo, questione morale, alto indebitamento. La Costituente vagheggiava un altro Consiglio convocato solo apparentemente per discutere esclusivamente dello Statuto, ma in realtà era lo strumento per far emergere una nuova classe dirigente e rinnovare la Sardegna. Questo era l'obiettivo, dichiarato, esplicito. E tutto questo è esplicito nella proposta che giace in Parlamento, laddove si prevede che il Consiglio regionale chieda al Parlamento nazionale - alla faccia dell'autonomia! - di consentirgli di rinunciare a una sua esplicita prerogativa per assegnarla a un altro organo. La legge dichiara, in esplicito, la volontà di costituire un'Assemblea legislativa concorrente e dotata di sovranità pari a quella del Consiglio.

Io ero a favore perché volevo cambiare la Sardegna e il Consiglio regionale, lo sostenevo allora e lo sostengo oggi, ma evidentemente non ero il solo. Infatti, man mano che ci si è avvicinati alla chiusura della legislatura, il tema della Costituente è evaporato, perché? Perché le elezioni fornivano uno strumento ordinario di cambiamento delle istituzioni e della società, appunto le elezioni appena avvenute, di cui nessuno parla. E' stato questo un punto decisivo. Prima delle elezioni si era in tempo per accorgersi che il Parlamento non intendeva rispondere alle sollecitazioni del Consiglio regionale e che quindi si poteva sfruttare la tornata elettorale per eleggere un Consiglio costituente, lo si poteva fare. In molti eravamo di questo avviso, ma non lo si è fatto e ciò ha dato a molti, e a me tra questi, la netta sensazione che chi aveva voluto la Costituente l'avesse voluta strumentalmente, per giocare un ruolo nell'agone politico di una legislatura, quella passata, povera di idee e di iniziative.

A nessuno piace essere strumentalizzato e tanto meno ai tanti di noi che credevano realmente che il passaggio elettorale potesse essere sfruttato per convocare il Consiglio in forma costituente, nessuno ha orientato le scelte in quella direzione. Ma fin qui è il passato. Ora ci si chiede, in un contesto mutato, di riprendere il percorso per ottenere dal Parlamento l'autorizzazione a cedere una nostra prerogativa a un'assemblea concorrente. Io credo che si farebbe meglio a dichiarare esplicitamente che si vuole in qualche modo delegittimare questo Consiglio, che se ne vuole contrastare l'autorevolezza e l'autorità. Sarebbe più chiaro dirlo, non è illegittimo agognare un Consiglio diverso da questo, ma bisogna dirlo, è una battaglia politica, non istituzionale!

Su questo disegno di alterazione dell'assetto istituzionale non c'è possibilità di incontro tra maggioranza e opposizione, si dice però che la Costituente è migliore della Consulta come strumento di coinvolgimento dei sardi nella scrittura del nuovo Statuto. Ecco, su come coinvolgere nel modo più ampio ed efficace possibile la società sarda, sul modo di comporre la Consulta in maniera tale da evitare le deformazioni del premio di maggioranza, il dialogo non è aperto, è apertissimo, siamo qua.

La Consulta, non diversamente dalla Costituente, utilizza le forme della democrazia rappresentativa. Si può pensare, però, che sulla proposta di Statuto si apra anche una stagione che coinvolga in forma più diretta i sardi. Parliamone, da parte nostra niente è realmente precluso. Noi siamo interessati a recuperare uno spirito pratico, fattivo, sulle riforme, siamo interessati a non attendere i tempi del Parlamento e siamo interessati finalmente a fare le riforme non solo sul versante delle leggi statutarie, ma anche su quello dello Statuto. Siamo interessati a fare e non siamo chiusi ad alcun apporto. Siamo anche interessati a che finalmente in quest'Aula si affronti il problema dei costi delle riforme, la devolution ha trasferito sugli enti locali la bonifica del bilancio nazionale. Noi non stiamo considerando che cosa questo significhi, non parliamo più dei costi delle nuove province, non parliamo dell'eccesso di enti intermedi. Noi siamo invece interessati a parlare di questo, siamo interessati a tutto, però siamo contrari alla produzione di meccanismi di sovranità concorrente o di lotta politica mascherata da ingegneria istituzionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, non userò i toni che molto mi hanno meravigliato dell'onorevole Maninchedda, anche perché anche noi abbiamo condiviso la proposta dell'Assemblea costituente e abbiamo più volte motivato le ragioni che ci hanno portato a modificare il nostro orientamento, non per questo ho pensato che l'Assessore della sanità ce l'avesse con me. Non ho pensato a questo, anche perché io so che il primariato è cosa diversa dalla carica di responsabile di un'istituzione complessa, certamente, ma è una cosa ben diversa.

Cercherò quindi di non usare toni che in qualche maniera possano guastare il clima di quest'Aula, che qualche volta ho definito serafico. Non so se sarà sempre così e forse è meglio che non sia sempre così, perché probabilmente è necessario che in qualche momento i contrasti ci siano, emergano, e ci siano anche battaglie dure, che sono indispensabili.

Diceva Azeglio Ciampi, prima di essere eletto Presidente, quando era ancora Ministro del tesoro e poi Presidente del Consiglio, allorché fu istituzionalizzato il tavolo della concertazione, che era indispensabile il bisticcio al tavolo della concertazione, perché le trasversalità troppo blande, con gli accordi che mettono subito d'accordo tutti non producono niente di buono. Ecco perché credo che sia indispensabile sollevare un po' i toni, magari non in questa situazione, in cui siamo chiamati a parlare, ma ne avevamo già parlato, di un argomento che credo sia della massima importanza. Quindi, senza ripetere le cose che abbiamo detto altre volte, e senza voler giustificare in maniera diversa il nostro cambiamento, lo abbiamo già fatto, cercheremo di riproporlo anche in questa circostanza.

Noi riteniamo che oggi ci siano tutte le condizioni perché quest'Aula sia legittimata ad apportare tutte le modifiche costituzionali al nostro Statuto. Noi vogliamo modificare lo Statuto regionale della Sardegna. Su questa materia ci sono posizioni diverse, e la posizione che ha visto il centrosinistra, la settimana scorsa, votare a favore della Consulta è, lasciatemelo dire, una posizione di compromesso, una posizione che ha cercato in qualche modo di mettere d'accordo le anime di questo Consiglio regionale.

Ne prendiamo atto, non siamo d'accordo, stiamo presentando una nostra proposta, faremo qualche anticipazione, però è una storia lunga. Dal 1948 a oggi sono cambiate molte cose; una prima Costituzione italiana che non prevedeva le Regioni, con uno Stato centralista, derivava certamente dalla Costituzione napoleonica, dallo Statuto albertino, da tantissime considerazioni precedenti. Poi si è arrivati finalmente al 1948 e solo poche Regioni hanno avuto la possibilità di essere a Statuto speciale. Anche in quella circostanza - lo ricordo ai colleghi del centrosinistra - se in Parlamento esisteva una parte politica contraria anche a questo era proprio il centrosinistra di allora, che era solo la sinistra a dir la verità, che portò poi, nel 1970, quando nacquero le Regioni a Statuto ordinario, l'onorevole Nenni a dire: "Stiamo riducendo l'Italia in pillole". Questo disse l'onorevole Nenni allora.

E' passata tanta acqua sotto i ponti, le Regioni a Statuto speciale esistono, le Regioni a Statuto ordinario esistono, sta cambiando tutto nella nostra Costituzione o comunque sta cambiando molto. E quindi la modifica del Titolo V della Costituzione, fortissimamente voluta dal centrosinistra, votata con una maggioranza risicata certamente, fu una scelta politica, ne prendiamo atto, è legge, è norma.

Oggi siamo di nuovo di fronte a modifiche costituzionali. Il Governo Berlusconi propone nuove modifiche, che speriamo siano approvate entro la legislatura, e queste modifiche, che sono di rango costituzionale, segnano il passaggio, secondo me, dallo Stato regionale a quello federale. C'è stato tutto un passaggio da uno Stato centralista allo Stato regionale, dobbiamo andare verso uno Stato federale. Poi ci saranno le parti politiche che non sono d'accordo sullo Stato federale, discuteremo anche di questo quando sarà il momento, comunque è certo una forma di Stato più rappresentativa delle autonomie locali e delle autonomie regionali, in questo caso, sia pure nel quadro di una Costituzione che non può certamente prescindere dall'articolo 5: "L'Italia è una e indivisibile". Su questo credo che non ci sarà necessità di misurarci.

Quindi, in merito al dibattito sulla congruità delle Regioni a Statuto speciale, che è l'argomento che ci riguarda di più, in quest'Aula sono state fatte delle sollecitazioni al Presidente della Regione perché si stava minando l'autonomia della Sardegna. Io credo che questo pericolo non lo abbiamo mai corso e non lo stiamo correndo neanche adesso. Corriamo se mai il rischio di non essere in grado di recepire tutte le novità e di non riuscire ad avere un'autonomia scritta da noi, concordata con altri, certamente, con tutte quelle forze politiche e sociali che sono determinanti e che possono dare un contributo estremamente valido a una scrittura adeguata ai tempi della nostra Costituzione regionale.

Dicevo che si impone la riscrittura dell'intero Statuto speciale. Una Regione come la Sardegna, caratterizzata da tradizioni secolari, dall'insularità, ha tutte le ragioni per rivendicare le più ampie autonomie nel quadro della repubblica, in buona sostanza nel futuro federalista. La proposta di Statuto che andremo a presentare sarà caratterizzante di tutti questi argomenti, e quindi noi facciamo riferimento all'unità nazionale, all'integrazione europea, promuoveremo iniziative volte a rafforzare i legami con i nostri corregionali all'estero, a riconoscere il primato della persona e della vita, a tutelare le fasce più deboli della popolazione, a salvaguardare e valorizzare il nostro ambiente e non a tutelarlo, come qualcuno vuole fare in questi ultimi giorni, perché la tutela è compito che spetta allo Stato.

Certamente noi dobbiamo essere rispettosi delle regole dello Stato, le abbiamo sposate, le condividiamo, però un conto è la valorizzazione, un conto è la tutela, e noi ancora oggi assistiamo invece a degli stravolgimenti, alla citazione della legge nazionale numero 42, che riconosciamo, però allo stesso tempo vogliamo essere noi a tutelare l'ambiente. L'ambiente va valorizzato, la tutela spetta allo Stato e non c'è una legislazione concorrente in questo senso, non esiste.

Noi vorremmo poter concludere accordi con Stati stranieri che si possano prevedere nello Statuto. Valorizzare le autonomie locali: lo abbiamo detto, il Consiglio delle autonomie locali deve essere un punto fermo del nostro nuovo Statuto, ecco perché dicevo all'onorevole Maninchedda che non c'è bisogno di una Consulta. Istituiamo subito il Consiglio delle autonomie locali - quella sì è una vera Consulta - e lavoriamo insieme alla riscrittura dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna.

Credo che molti di voi la pensino in questo modo o comunque siano disponibili a ragionare su questa linea, e spero che pochi di voi vogliano appiattirsi su posizioni che in qualche maniera ricalcano la figura preponderante del Consiglio regionale e della Regione. Gli atteggiamenti del presidente Soru non ci fanno presagire niente di buono. State attenti, colleghi, bisogna stare veramente molto attenti. Abbiamo avuto, nella storia, altri personaggi che hanno cavalcato l'onda della protesta, che hanno cavalcato l'onda dell'invidia, della gelosia, dell'insoddisfazione e sono assurti al ruolo di padri. Bene, noi vorremmo evitare questo pericolo e credo che lo vogliate evitare anche tutti voi. Non c'è bisogno di fare le battaglie nelle segrete stanze, vorremmo sentirvi più attivi nella discussione (mi rivolgo ovviamente al centrosinistra) e più partecipi. Vorremmo anche sentire qualche voce di dissenso, ma non perché sia nostra intenzione creare delle prospettive di cambiamento e di ribaltone. Non ci pensiamo minimamente, l'abbiamo voluta più degli altri questa legge elettorale e quindi noi accettiamo il ruolo di minoranza e di opposizione quando è necessario, però, vivaddio, che vi sia almeno qualche lamento, qualche flebile lamento! E' possibile che vada tutto bene, signori del centrosinistra? E' possibile che non ci siano stati in questi mesi, che sono ancora pochi, motivi di sia pur lieve contrasto da essere portati all'attenzione del Consiglio regionale? Io credo che la vostra intelligenza mi smentirà e che nei prossimi giorni qualcuno di voi avrà la voglia e il tempo per manifestare un minimo grado di insoddisfazione. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'assessore Dadea.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, colleghi consiglieri, io voglio preliminarmente informare il Consiglio che lo spirito con cui la Giunta regionale affronta questo dibattito, per noi di grande importanza, è uno spirito fortemente costruttivo che contraddice molte delle lamentazioni che sono emerse stamattina dal dibattito. Per noi questo confronto non è un'inutile perdita di tempo, non è un'inutile lamentazione, non vuole e non crediamo che possa essere considerato il funerale di qualsiasi proposta politica o istituzionale. Non c'è da parte nostra nessuna volontà liquidatoria nei confronti di chicchessia, né è nostra intenzione respingere qualunque proposta, tanto meno quella dell'istituzione dell'Assemblea costituente, che noi rispettiamo profondamente. Da parte nostra c'è il massimo rispetto, al di là del giudizio di merito, perché riteniamo che questa proposta sia di alto spessore istituzionale. E' una proposta sicuramente non priva di fascino, ambiziosa, che evoca momenti storici che sono fondanti nella vita politica e istituzionale del nostro Paese e che stanno alla base della nascita della Costituzione repubblicana. Una proposta che ha avuto il merito di coinvolgere gran parte della società sarda, degli intellettuali, che ha avuto un riscontro positivo da parte del Consiglio regionale e che ha coinvolto anche pezzi significativi del movimento sindacale, nonché molti sindaci.

Quindi noi non possiamo trascurare tutto questo, ma dobbiamo anche prendere atto che quella proposta era figlia di una stagione politica e istituzionale che è oramai trascorsa. Comprendiamo benissimo quali motivazioni stavano alla base di quella proposta; c'era una profonda sfiducia nella volontà riformatrice di quel Consiglio regionale, c'era sicuramente la preoccupazione per un'instabilità politica che non era propedeutica all'avvio di una stagione di riforme, la conflittualità era sicuramente molto accesa, tutte condizioni che non potevano facilitare un'elaborazione, la più ampia possibile, del nuovo Statuto di autonomia.

Quella proposta, ripeto, era figlia di una stagione politica che oramai è trascorsa e noi dobbiamo prendere atto delle novità istituzionali e politiche che sono intercorse da quel momento storico e politico a oggi. Voglio ricordare soltanto alcune di queste novità politiche e istituzionali: naturalmente l'elezione diretta del Presidente della Regione, il suo potere di nomina e revoca degli Assessori e il potere di sciogliere il Consiglio regionale; le nuove e differenti responsabilità tra un Governo regionale che decide e un Consiglio regionale che, privato del coinvolgimento nell'amministrazione attiva, viene individuato con nettezza e con forza come il soggetto legislatore, che quindi deve essenzialmente produrre leggi; la solida maggioranza politica che esiste all'interno di questo Consiglio. Tutti questi elementi hanno modificato profondamente il quadro politico e istituzionale e di conseguenza anche le motivazioni che stavano alla base di quella stagione politica e istituzionale che ha generato quella proposta che tuttora noi rispettiamo.

Ecco, vi erano delle condizioni che sicuramente potevano favorire la nascita dell'Assemblea costituente, come una maggioranza parlamentare e una maggioranza consiliare assolutamente omogenee, evidentemente, però, anche all'interno dello schieramento che aveva prodotto quella proposta si sono evidenziate delle contraddizioni che hanno minato fortemente l'efficacia della proposta stessa.

Ecco quindi che, a dispetto di queste condizioni particolarmente favorevoli, lo strumento dell'Assemblea costituente si è rivelato sterile, assolutamente improduttivo di fatti. L'onorevole Vargiu ha ricordato che la proposta di legge nazionale, approvata nel luglio del 2001 dal Consiglio regionale, è approdata in Parlamento, è stata approvata dalla Commissione bicamerale e giace, oramai da diversi anni, nei cassetti della Commissione affari costituzionali del Senato. Dobbiamo quindi prendere atto che si sono modificate le condizioni politico-istituzionali che avevano generato quella proposta, che si è rivelata però sterile e improduttiva. Oggi noi non possiamo affrontare il tema delicato, complesso e importante della stesura del nuovo Statuto di autonomia con la testa rivolta al passato, non possiamo aspettare con fatalismo che il Parlamento si ricordi di noi e che prenda in considerazione la proposta di istituzione dell'Assemblea costituente. Penso che non possiamo aspettare oltre, non possiamo aspettare i tempi di un Parlamento che in queste settimane è impegnato a stravolgere profondamente la Costituzione della Repubblica, a modificare e minare i presupposti costituzionali della nostra stessa specialità. Abbiamo perso molto tempo e di questo dobbiamo prenderne atto. In un panorama istituzionale in vorticoso movimento, qual è stato quello degli ultimi anni, la Regione sarda è rimasta sostanzialmente immobile. Ci è passata sulla testa la riforma del Titolo V della Costituzione, nel frattempo gran parte delle Regioni a Statuto ordinario hanno approvato in prima lettura i loro statuti e almeno due Regioni a Statuto speciale - la Sicilia e il Friuli Venezia Giulia - stanno per portare a termine l'iter di approvazione del loro statuto di autonomia, utilizzando strumenti assolutamente simili a quelli che questo Consiglio regionale, con l'ordine del giorno che è stato approvato di recente, ha individuato. Noi pensiamo che con l'approvazione di quell'ordine del giorno, che ha indicato un percorso e individuato lo strumento della Consulta statutaria, si sia aperta una stagione nuova, di cui dobbiamo cogliere tutti gli aspetti.

La nomina della Consulta statutaria, come noi l'abbiamo intesa, come questo Consiglio regionale a maggioranza l'ha intesa, rappresenta uno strumento capace di coinvolgere la società sarda in tutte le sue istanze, in tutte le sue articolazioni, ma questo deve avvenire in un raccordo stretto, continuo, con il Consiglio regionale e soprattutto con la Commissione autonomia, ma deve avvenire in uno stretto rapporto anche con i parlamentari sardi. Da subito dobbiamo preoccuparci anche di questo aspetto.

Quindi non c'è nessuna logica liquidatoria da questo punto di vista. Noi intendiamo la Consulta statutaria come uno strumento capace di coinvolgere le forze vive della società sarda e non c'è nessuna volontà di rinchiudersi all'interno di stanze buie o di coinvolgere parti molto ristrette di questa società. Bisogna allora, arrivati a questo punto - questo è naturalmente l'invito che la Giunta si sente di rivolgere al Consiglio - uscire dalla sterile contrapposizione sullo strumento, per impegnarci sui contenuti da dare allo Statuto di autonomia. La sfida che è di fronte a tutti noi, a questo Consiglio regionale e a tutte le forze politiche, è proprio sui contenuti che dobbiamo cercare di dare allo Statuto di autonomia, e io penso che da subito questa sfida vada raccolta. Lo strumento lo abbiamo individuato, il percorso lo abbiamo tracciato, si tratta di dare i contenuti.

Questo è l'invito che noi ci sentiamo di rivolgere al Consiglio regionale e a tutte quelle forze, non solo della maggioranza, ma anche e soprattutto della opposizione, che hanno manifestato la volontà di impegnarsi attivamente, proficuamente e positivamente sul terreno delle riforme e della elaborazione del nuovo Statuto di autonomia.

Noi abbiamo colto positivamente l'atteggiamento e la volontà che è venuta soprattutto dai banchi di Alleanza Nazionale, la volontà cioè di misurarsi sui contenuti, di misurarsi sui percorsi che noi abbiamo tracciato. Da parte della Giunta, ma penso anche da parte della maggioranza del Consiglio, questa volontà deve essere colta appieno. Da subito dobbiamo quindi cercare di recuperare il tempo perso in tutti questi anni, e la sfida, ripeto, dovrà essere quella dei contenuti. Quali sono i contenuti che vogliamo dare allo Statuto di autonomia? Naturalmente dobbiamo pensare a uno Statuto dei diritti dei cittadini, ma senza entrare nel merito di proposte specifiche, io ritengo che dobbiamo impegnarci soprattutto per cercare di rimodulare, di rimodellare il rapporto della Regione con l'esterno, con la Comunità Europea e con lo Stato. Dobbiamo cercare di rimodulare e di rimodellare il nostro rapporto con l'interno, col sistema delle nostre autonomie locali; dobbiamo cogliere appieno quella che è la novità più importante che è contenuta nella riforma del Titolo V della Costituzione, cioè il nuovo ruolo da protagonista dei Comuni, delle Province, delle Comunità montane. Viene riconosciuto a questi enti un ruolo di parità istituzionale che noi dobbiamo cogliere nel cercare di rimodulare il rapporto della Regione col sistema delle autonomie locali. Dobbiamo individuare cioè una Regione che sia inserita a pieno titolo in un sistema di livelli istituzionali che non sono più gerarchicamente determinati in maniera verticale, ma che sono determinati in maniera orizzontale, in cui il livello regionale, il livello delle autonomie locali, il livello della Comunità Europea e il livello statale si intersecano profondamente in un sistema a rete.

Penso che dobbiamo riflettere attentamente su un'affermazione che un Presidente della Regione degli anni passati, Pietrino Soddu, suole fare quando parla di nuovo Statuto. Pietrino Soddu dice che forse è arrivato il momento di rivendicare meno autonomia e più sovranità. E allora, se interpretiamo bene il suo pensiero, possiamo dire che rivendicare più sovranità significa rivendicare soprattutto la possibilità per il Governo regionale e per questo Consiglio regionale di interloquire in maniera positiva e di prendere decisioni su La Maddalena, il Parco dell'Asinara, il Parco Geominerario e tante altre questioni dalle quali la nostra Regione viene tagliata fuori.

Queste penso che siano alcune delle questioni sulle quali dobbiamo iniziare a misurarci e non possiamo perdere altro tempo. La Giunta, ma anche la maggioranza presente in Consiglio regionale non potranno che accettare positivamente la disponibilità al dialogo che è venuta da una parte della opposizione, ma l'invito che rivolgiamo a quelle parti della minoranza che sappiamo autenticamente riformatrici, e mi riferisco al Partito Sardo d'Azione e ai Riformatori, è quello di cercare insieme sul terreno dei contenuti, al di là delle differenziazioni sugli strumenti, le più larghe intese possibili. A queste larghe intese la Giunta si adopererà proficuamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, in dieci minuti svolgerò alcune brevi valutazioni sulle principali considerazioni svolte in quest'Aula nel merito della mozione da me presentata insieme ad altri ventuno colleghi.

La prima valutazione riguarda la possibilità di attivare una interlocuzione. Io non considero positivamente, e in vari interventi questo aspetto è già stato sottolineato, né l'assenza del Presidente della Regione né la volontà dimostrata dalla quasi totalità della maggioranza, con un atteggiamento che è caratteristico dei momenti in cui si dibatte di governo e non di regole, di non intervenire nel dibattito. Anche perché, devo dire, a prescindere dall'intervento interruttivo della collega Caligaris, i due interventi più importanti (non me ne voglia la collega, ma intendo riferirmi semplicemente alla istituzionalità di chi li ha pronunciati) sono stati quelli del Presidente della Commissione autonomai e dell'assessore Dadea, a nome della Giunta. Io credo che si sia trattato, tutto sommato, di due interventi differenziati, sicuramente nei toni, probabilmente in parte anche nei contenuti. Nei toni perché l'assessore Dadea, rappresentando una posizione sostanzialmente differente dalla nostra, ha pronunciato un intervento pacato, cercando di cogliere le ragioni dell'altra parte, pur difendendo e facendo proprie quelle della parte che egli rappresenta.

Stupefacente è stato invece l'intervento del collega Maninchedda. Stupefacente nel senso che in me ha destato stupore non tanto la posizione espressa dal collega, che era nota, quanto il fatto che egli ha attribuito al movimento per la Costituente una serie di passaggi che sicuramente sono nella sua testa, ma non è detto che debbano essere, che siano stati o che saranno in futuro nella testa degli altri aderenti, degli altri promotori della Costituente. Chiedo scusa se per caso sto sbagliando, ma se ho ben interpretato il suo ragionamento, il collega Maninchedda dice: "Io sono stato favorevole alla Costituente nella passata legislatura perché c'era bisogno di un forte rinnovamento delle istituzioni, che non era garantito dalla istituzione Consiglio regionale, che in quel momento governava il destino della Sardegna e non era di livello sufficiente. Poi c'è stato il momento elettorale, siamo entrati noi, il livello è cambiato, adesso se ne occupa il Consiglio regionale perché tanto i migliori sono già dentro il Consiglio regionale". Forse io ho semplificato, forse ho banalizzato, forse sono andato al di là di quello che il collega Maninchedda voleva dire, me ne scuso, però il ragionamento era veramente pericoloso in questo senso e suscitava perplessità forti in chi ascoltava, nel senso che il movimento della Costituente è nato con due fondamentali obiettivi: far decidere ai sardi il loro destino e sancire il regime pattizio tra Stato e Regione, quindi sancire la pari dignità tra le due istituzioni. La Costituente è abilitata a predisporre uno Statuto, il quale può essere respinto o approvato dal Parlamento, ma non emendato, come invece prevede l'attuale percorso di legge costituzionale. La forza immensa che quella proposta aveva era proprio quella di dare dignità alla istituzione proponente che stava in Sardegna e quindi ai sardi che l'avevano eletta.

Questa era una indispensabile sottolineatura che mi premeva fare. La seconda sottolineatura che mi preme fare è che la proposta di legge per l'istituzione dell'Assemblea costituente, che giace a Roma nel cassetto della Commissione degli affari costituzionali del Senato, è stata approvata dal Consiglio regionale della Sardegna. Lo ricordo per evidenziare che non occorre fare nessuna supplica perché il Parlamento la prenda in esame. Quando abbiamo letto, nel giornale di oggi, che il presidente Soru, con vigore e dignità, rivendica cose necessarie e doverose per la Sardegna, non abbiamo pensato che egli vada in giro col cappello in mano a chiedere l'elemosina. Il presidente Soru sta facendo delle rivendicazioni, a nome dei sardi, quindi anche a nome di questo Consiglio regionale, e sono rivendicazioni di sostanza su questioni necessarie in senso kantiano, quindi su questioni che noi riteniamo indispensabili per la soluzione dei problemi della Sardegna. Riteniamo altrettanto indispensabile, ed è questo il problema fondamentale, che il Consiglio regionale non perda la dignità istituzionale che gli è propria e ricordi che la proposta di legge in questione non è stata licenziata dalle persone che sedevano casualmente nei banchi di quest'aula il 31 luglio 2001, ma dalla istituzione Consiglio regionale. Questa è la sottolineatura colleghi. Quando noi parliamo di regole dobbiamo anche dire che esse valgono per la maggioranza e per la minoranza. Se lo si dimentica quando si è in maggioranza e si sottolinea che bisogna essere liberali e garantisti quando si è in minoranza non va bene. Se questo Consiglio regionale è un'istituzione, ciò che esso fa è vincolante per tutti i consiglieri che siederanno qui nei prossimi cinquant'anni, a meno che il deliberato del Consiglio regionale non venga prima modificato.

E' questo il problema fondamentale sul quale noi vi vorremmo portare a ragionare, e che è contenuto nel dispositivo della mozione che oggi stiamo discutendo. Noi non abbiamo volutamente inserito nel dispositivo della mozione valutazioni di merito sulla Costituente; abbiamo semplicemente chiesto che questo Consiglio regionale si faccia carico delle proprie responsabilità, che abbia il senso delle istituzioni, quello che il presidente Soru definisce l'orgoglio della sardità e ricordi al Parlamento romano che attende una risposta in merito alla proposta di legge che ha sottoposto al suo esame. Una risposta che può pure essere negativa, ma che deve essere data. E se risposta non ci sarà data perché noi non l'avremo chiesta senza nessun tipo di supplica, il Parlamento nazionale sarà autorizzato a fare orecchie da mercante su qualsiasi proposta o richiesta di questa istituzione, perché un'istituzione che non rispetta se stessa non merita il rispetto del Parlamento. Se non sapremo insistere per avere una risposta su ciò che legittimamente abbiamo chiesto, non meritiamo che il Parlamento nazionale ci dia risposte su tutte le altre questioni che porremo sul tappeto.

Quindi questo è al momento l'elemento fondamentale e fondante di discussione. Questo Consiglio regionale ricordi che in tutti i dibattiti che faremo sulle regole che sanciscono, all'interno di quest'Aula e verso l'esterno, le principali garanzie per ciascun cittadino sardo su tutto ciò che in Sardegna deve essere fatto, noi dovremo avere identico atteggiamento, qualunque sia la poltrona che occupiamo, di centrodestra o di centrosinistra, di maggioranza o di opposizione, perché le regole, cari amici, sopravvivono ai consiglieri regionali e ai Consigli regionali, che vengono cambiati con le successive elezioni. E il rispetto delle regole, oggi e domani, da parte di tutti, dei Presidenti del Consiglio, di maggioranza e di opposizione, è l'assicurazione che queste stesse regole noi le troveremo a garanzia dei nostri interessi legittimi come rappresentanti dei sardi anche quando avremo abbandonato i banchi della maggioranza per ritornare tra quelli della opposizione. La democrazia dell'alternanza, della quale noi ormai siamo convinti sostenitori, è questa: una volta si governa e un'altra volta si fa opposizione, ma il rispetto delle regole consente a chi governa di governare bene, come il popolo gli ha detto di fare, e con gli strumenti necessari, e a chi controlla di avere degli strumenti di controllo funzionanti.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Passiamo alla fase della votazione ed eventuali dichiarazioni di voto. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Prima di procedere, chiedo dieci minuti di sospensione per consentire una valutazione da parte dei Gruppi di opposizione.

PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 49, viene ripresa alle ore 12 e 58.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori dopo l'interruzione richiesta dall'onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, noi non voteremo a favore della mozione per una ragione di coerenza e di merito. Abbiamo presentato una proposta di legge regionale per la Convenzione costituente del popolo sardo e l'abbiamo presentata in stretta connessione politica e ideale con la proposta di legge costituzionale dello Stato, la costituzione quindi della comunità autonoma della Sardegna. Non può non esserci una stretta armonia tra le due proposte, perché parlare sempre di strumenti, di procedure, senza parlare di contenuti mi sembra che abbia fatto il suo tempo. Abbiamo da tempo preso atto, perché la nostra è una proposta ripresentata in questa legislatura, che l'istituzione dell'Assemblea costituente del popolo sardo incontra ostacoli non superabili; per la visione e per il carattere necessariamente centralistico di molte forze politiche non ha trovato e non può trovare accoglienza in sede parlamentare. E' vero che non c'è un pronunciamento ufficiale del Parlamento, ma è vero anche che c'è il pronunciamento ufficiale di alcune forze politiche. Vedi la lettera di risposta inviata dal senatore Bossi al senatore Cossiga in cui si legge: "L'Assemblea costituente non verrà mai fatta, né mai potremo cedere a questa pressione del popolo sardo, perché se così facessimo dovremmo concedere ventuno Assemblee costituenti, cioè non soltanto alle Regioni a Statuto speciale, ma anche alle Regioni a Statuto ordinario".

La nostra iniziativa politica consente quindi di procedere dal basso in un altro modo, coinvolgendo tutte le rappresentanze del popolo sardo, anche quelle minime, anche quelle che non hanno avuto fino adesso voce, attraverso la Convenzione costituente come organo propositivo e di stimolo, agendo nei limiti della legislazione consentita. E' vero anche che l'Assemblea costituente ha vissuto una stagione che ormai non c'è più, perché non ammetterlo? Ha vissuto una stagione in cui c'è stata una caduta verticale del senso autonomistico, della fiducia nella politica e nei partiti, fiducia che alcuni ritenevano di riacquistare facendo politica e antipolitica. Noi non possiamo più attendere.

E' anche per altre ragioni di sostanza che forse oggi la modifica dello Statuto sardo attraverso strumenti così rigidi non corrisponde più all'esigenza che gli statuti siano modificati, come avviene per le Regioni a statuto ordinario, dai Consigli regionali, per cui lo Stato, se ritiene, può soltanto adire le vie della Corte Costituzionale o quelle del Presidente della Repubblica. Credo però che neanche coloro che hanno rappresentato il movimento per l'Assemblea costituente volessero spogliare il Consiglio regionale delle sue prerogative, perché questo era insito, e anche chi non era convinto di seguire la via dell'Assemblea costituente allora lo fece. Tuttavia non ci possiamo dividere su questioni di procedura. Se l'esigenza evidenziata nella mozione è manifestata da più parti deve essere soddisfatta attraverso altri strumenti, che per altro abbiamo avuto modo di sottolineare nel corso della precedente discussione su questo stesso argomento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, intervengo, a nome della maggioranza di centrosinistra, per esprimere il voto contrario alla mozione presentata dall'onorevole Vargiu ed altri colleghi sull'Assemblea costituente.

Voglio subito sgombrare il campo da argomentazioni capziose e strumentali, tendenti a far credere che quest'Aula e questa maggioranza siano condizionate dalle interferenze del presidente Soru. Onorevole Capelli, le assicuro che noi, come lei, siamo uomini liberi, che operiamo in modo sereno e assumiamo le nostre decisioni in piena autonomia, rispondendo in primis alla nostra coscienza e al popolo sardo. Non è corretto che, anziché parlare dello strumento più idoneo e dei contenuti del nuovo Statuto, si cerchi, con un "moralismo di maniera", di screditare coloro che non la pensano come lei e ritengono, oggi, più idonea l'Assemblea consultiva statutaria e non più l'Assemblea costituente.

Ancora una volta noi sardi siamo divisi su una questione: il nuovo Statuto, che dovrebbe vederci uniti "come un sol uomo". Ancora una volta questo dibattito è stato sollecitato dall'esterno: dal pericolo che la devolution di Bossi e Berlusconi, in Parlamento, cancellasse le autonomie speciali dalla Costituzione italiana. E' vero che questo fondamentale problema è presente nei programmi elettorali di tanti Gruppi politici, ma la rapida scelta del Consiglio regionale di mettere ai primi posti dell'agenda politica questo argomento era dovuta alla mozione presentata dal centrosinistra e da Rifondazione Comunista.

Devo anche dire che in Consiglio, all'inizio, come tutti voi ricorderete, c'era poca attenzione (come ho sottolineato nel mio intervento), ma lo stesso si potrebbe dire per l'esterno. Se può consolarci, molto peggio era avvenuto nel 2001, quando il Parlamento varò la cosiddetta legge sul federalismo nel silenzio più totale della classe politica sarda. L'esigenza di costituire il movimento per la Costituente, a cui anch'io aderii, nasceva da una situazione straordinaria, come ben ricordava l'onorevole Maninchedda. In Consiglio regionale, la settimana scorsa, si sono confrontate quattro posizioni: quella di Alleanza Nazionale, che sosteneva che la materia è di competenza del Consiglio, che dunque deve svolgere il suo compito istituzionale; quella dei Riformatori e di altri Gruppi del centrodestra, che sostenevano la necessità di insistere presso il Parlamento per ottenere l'approvazione della proposta di legge nazionale di istituzione dell'Assemblea costituente, bloccata in quella sede da oltre tre anni; quella del P.S. d'Az., che proponeva di eleggere, col sistema proporzionale, un'Assemblea costituente che pur essendo di tipo consultivo rappresentasse in maniera ampia e qualificata la società sarda. Infine vi era la proposta di un'Assemblea consultiva statutaria del centrosinistra e di Rifondazione, che sulla base di criteri seri e democratici consentisse di rappresentare correttamente tutte le componenti del popolo sardo ed entro tempi certi di presentare una proposta al Consiglio regionale.

Noi abbiamo già votato quest'ultima posizione e non lo abbiamo fatto certo per disciplina di Gruppo o di coalizione. Infatti, pur ritenendo il Consiglio regionale legittimato a discutere e decidere sull'argomento, riteniamo che vi siano nella società sarda partiti (non presenti in Consiglio), associazioni, istituzioni e cittadini che possono dare un grande contributo alla definizione della nostra Carta costituzionale. Per questo la posizione di Alleanza Nazionale ci è parsa subito troppo formale e rigida. Abbiamo escluso anche l'ipotesi, presentata dai Riformatori, di insistere sulla richiesta dell'Assemblea costituente, perché ci avrebbe messo di nuovo nelle mani del presidente Berlusconi, che (dobbiamo prenderne definitivamente atto) ha tradito gli impegni che aveva assunto col movimento per la Costituente nel famoso incontro di Palazzo Chigi.

Questo non toglie nulla, però, al ruolo importante che quel movimento ha svolto soprattutto nei momenti in cui sono state coinvolte parti importanti della società sarda. La proposta del P.S. d'Az. ci è sembrata più realistica, anche perché era su base elettiva e col sistema proporzionale, mentre il Consiglio regionale è eletto col sistema maggioritario. Alla fine ci siamo convinti che l'Assemblea consultiva statutaria, se saranno mantenuti gli impegni assunti e rispettati i tempi, può essere un valido strumento che può consentire davvero di formulare una proposta di nuovo Statuto sardo in tempi rapidi (già nella prima fase della legislatura), che deve ricontraattare su basi federalistiche i rapporti con l'Italia e l'Europa e contenere quei diritti di cittadinanza e identitari che tutelino le classi più deboli e la nostra specifica nazionalità.

Restiamo uniti come sardi in questa battaglia e riserviamo tutte le nostre energie, di cui avremo bisogno, per strappare un vero nuovo Statuto a uno Stato che per quanto parli di federalismo conserva ancora una sua cultura di tipo centralistico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del Partito Sardo d'Azione che non può rinnegare la stagione appena conclusasi, che ha visto anche il nostro partito impegnato nello scrivere appassionatamente questa proposta che giace, ma questa non è una sorpresa, da oltre tre anni, nei cassetti romani.

In campo di riforme istituzionali, è stato detto, la Sardegna ha visto deridere e trascurare tutte le sue proposte. E' successo puntualmente in questi ultimi cinquant'anni. Questo quindi non può essere un alibi, una giustificazione; potrebbe essere uno sprone per far sì che i parlamentari di tutti i partiti non tollerino più queste offese.

Votiamo a favore, anche se abbiamo fatto una controproposta, come ha appena ricordato il collega Pisu, perché abbiamo sempre creduto che questa stagione dovesseproseguire. Oggi siamo di fronte a un inverno istituzionale e sentiamo con amarezza e sconcerto parlare i padri, coloro che col loro liquido seminale politico hanno aperto la stagione costituente e hanno scritto anche dei decaloghi. Ve ne leggo due, il primo: "I sardi sono una nazione che partecipa come tale allo Stato Italiano e all'Unione Europea. Il fondamento della nazione sarda è geografico, linguistico, culturale, storico e politico". Il secondo: "La nazione sarda si dà la sua Costituzione con una scelta federale nella sua Assemblea costituente".

Oggi scopriamo che era un gioco, uno scherzo, che tutto era strumentale, perché questo Consesso aveva nel suo seno persone squalificanti, squalificate e litigiose, con una maggioranza rissaiola. Invece adesso, con l'individuazione di questo monarca governatore, il Consiglio riprende la sua normalità, la produttività. Io non sono psicologo e non sono tenuto a sapere cosa regna all'interno della maggioranza, però vedo che c'è una forte coesione, un'armonia, vanno tutti d'accordo e speriamo che continuino così e che tutte le scelte siano democraticamente condivise. Speriamo che continuino sempre su questa strada. Posso dire solo, con amarezza, che per noi la stagione dell'Assemblea costituente non è terminata, anzi è ancora in piedi, perché la passione che sentiamo, il sentirci una nazione senza stato, non l'abbiamo inventata in campagna pre-elettorale, è qualcosa che da ottant'anni e più della nostra lunga storia, con tutta la cultura, l'identità, i riti, abbiamo sempre sostenuto. E pensavamo di essere in abbondantissima compagnia, pensavamo che fossero sinceramente convinti e appassionati anche gli altri. Invece oggi scopriamo che si è scherzato e che il tutto deve essere gestito da un pensatoio - la Consulta - perché il vero Statuto lo possono scrivere quattro o cinque persone! Noi, invece, avevamo rispetto di tutte le posizioni, davamo un'importanza enorme al coinvolgimento di tutto un popolo nella riscrittura di questo patto tra sardi. Infatti ci siamo anche permessi di fare uno schema, come avevo detto nel dibattito che abbiamo affrontato la settimana scorsa, se non ricordo male. Si tratta di uno schema che prevede, con quattro articoletti, l'individuazione, con il sistema proporzionale, dell'Assemblea costituente, la sua composizione e i suoi compiti. Ci vuole poco! C'è invece la volontà dei killer di questo organismo che hanno obbedito al mandante della sua tumulazione, che è il presidente Soru. Bisogna dirlo con serenità, con lealtà: il presidente Soru non gradisce queste perdite di tempo, queste Assemblee costituenti, che ricordano mitizzazioni dell'800, e ha imposto la sua linea. Questo ci sta in politica, non è vergogna dirlo. E i badanti e le badanti del presidente Soru si sono puntualmente affiancati per difendere strenuamente questa posizione, rinnegando e disertando la battaglia - perché per noi era una battaglia - dell'Assemblea costituente.

Chiudo dicendo che è strano che uno dei massimi esponenti dei D.S. (è stato citato l'onorevole Violante) recepisca con forte ritardo una proposta che vedeva per una volta i sardi protagonisti su questa materia. Noi eravamo infatti protagonisti, eravamo stati i primi a proporre l'Assemblea costituente, recepita per una volta anche da forze politiche distanti da queste tematiche. Oggi, con una strana e pericolosa inversione a "U" liquidiamo tutto.

Concludo dicendo che mi sento amareggiato e infreddolito da questo inverno istituzionale. La stagione per noi non è terminata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, a me dispiace che qualcuno dei colleghi si sia risentito o che io abbia potuto urtare la sua sensibilità col mio intervento. Esprimere dei convincimenti, esprimere delle critiche non deve assolutamente provocare reazioni isteriche. Io non cerco di screditare nessuno, ho sollevato dei dubbi, ho posto delle domande, poi è lecito rispondere oppure no. Certo è che alcune repliche confermano quei dubbi e il senso di quelle domande.

Alcuni colleghi, infatti, hanno detto: "Quando non c'ero io non funzionava nulla e le scelte erano diverse. Ora che ci sono io, ho cambiato opinione e tutti insieme dobbiamo seguire un'altra via". Agli altri giudicare non sicuramente a me, che non mi ergo a censore, come qualcuno ha sostenuto, ma terrò sempre mia la facoltà di dire liberamente quello che penso, che può essere ovviamente non condiviso.

Porre dei dubbi mi sembra più che lecito e perché non parlare, come alcuni hanno fatto, del merito della Costituente, del perché delle scelte? Noi ne abbiamo già parlato per cinque anni e sarebbe ripetitivo proporre quelle ragioni che valgono ancora oggi e che sono riportate nella mozione, perché il dispositivo della mozione è un impegno a salvaguardare quella sovranità che è stata richiamata.

Io ho apprezzato molto la replica dell'assessore Dadea e devo dire che per certi versi impone delle riflessioni a tutta l'Aula. Sicuramente fa riflettere anche quanto richiamato, quanto detto dal presidente Soddu a suo tempo: maggiore sovranità. Magari c'è bisogno di maggiore sovranità e di meno autonomia, ed è condivisibile. Noi vogliamo una sovranità di popolo, non la sovranità monarchica, non vogliamo la sovranità di un re. L'autonomia viene esercitata dalle istituzioni, la sovranità dal popolo, perciò su questa linea noi continuiamo a difendere la Costituente, il principio, il senso di quella legge del 30 luglio 2001 e chiediamo che questo Consiglio difenda una scelta del popolo sardo e la sovranità stessa di questa Assemblea e del popolo che essa rappresenta, perciò non vedo contraddizioni.

Certo, noi non abbiamo votato l'ordine del giorno per l'istituzione della Consulta, e non l'abbiamo votato con piena convinzione. Riteniamo di avere anche accondisceso, come quando abbiamo detto che avremmo ragionato sulla proposta dei Sardisti, che ci sembra molto più rispondente alle esigenze dell'oggi. Non riteniamo che quest'Aula si debba chiudere in se stessa, non siamo convinti del fatto che quest'Aula sia ancora oggi libera. Ci stupisce la reazione di chi fa riferimenti al passato, nel caso specifico personali, a delibere già discusse in quest'Aula e di cui mi assumo tutte le responsabilità a nome e per conto di tutte quelle forze politiche che allora le hanno sostenute, stando all'opposizione o in maggioranza. Le difendo e me ne assumo le responsabilità, anche perché umilmente, da ottantacinquesimo consigliere regionale, ritengo di poter parlare di un passato. C'è invece chi rinnega il proprio passato e a questi colleghi auguro comunque un proficuo e lungo futuro. In ogni caso, quel passato lo difendo perché ne sono responsabile, così come difendo le scelte del passato sulla Costituente, diversamente da chi, a seconda del ruolo, rinnega anche il proprio passato o le scelte del proprio passato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, io voterò a favore della mozione ed esprimo qui tutta l'amarezza, la delusione che è in me proprio per aver percepito in quest'Aula non già un dibattito, ma quasi un soliloquio della opposizione. Pochi cenni si sono infatti levati dai banchi della maggioranza. Mi pare quasi di ricordare i versi de La cavallina storna: non un cenno.

Noi crediamo davvero che si possa oggi applicare la stessa proporzione che Emilio Lussu usò per esprimere la sua delusione quando lo Statuto sardo venne licenziato dal Parlamento italiano: non un leone, ma un gatto. Se la proporzione può essere storicamente portata a oggi, non più un gatto ma forse un topo. Questo è ciò che rischiamo davvero di creare!

E mi dispiace tantissimo che le poche cose dette dai banchi della maggioranza siano state rappresentate dalle parole dell'onorevole Maninchedda, che non solo - ed è legittimo che lo faccia - si iscrive all'albo dei pentiti, ma tenta di beneficiare di tutte quelle agevolazioni che ai pentiti spettano: invoca giustificazioni che non esistono, dice che il presupposto politico per la costituzione dell'Assemblea costituente era il cambiamento della classe dirigente politica sarda e che essendo avvenuta una novità politica non c'è più bisogno dell'Assemblea costituente, ma basta una Consulta. Questo significa usare violenza nei confronti della volontà di questo Consiglio, significa tradire le aspettative dei sardi.

L'assessore Dadea, che è davvero un bravo assessore, dimostra capacità ed è noto anche per essere specialista in problemi di cuore, non può non capire che il problema dell'Assemblea costituente è un problema di emozione, è un problema di sentimento, per cui non può oggi dire che non dobbiamo guardare indietro. Nessuno di noi guarda indietro, tutti noi guardiamo avanti, e l'Assemblea costituente significa andare avanti, pretendere quel riscatto che la Sardegna merita e che rappresenta il proprio orgoglio, un orgoglio di stato, di nazione, che si estende a tutto il popolo sardo.

Io credo che dobbiamo davvero riacquistare, se ancora abbiamo la possibilità di farlo, un ragionamento comune per rivendicare una risposta dal Parlamento italiano. Non possiamo rinunciare a questo nostro diritto; rinunciarvi significherebbe tradire ancora una volta i nostri valori. E i valori per i quali abbiamo sognato e abbiamo scritto la proposta di legge sono nobili, sono valori di grande democrazia, il cui principio più grande, più importante, cosa che nessuno qui ha richiamato, è quello di separare il potere legislativo di questo Consiglio dal potere del consigliere costituente. E' questa la separazione naturale ed è questo il cardine del vero grande principio, perché l'Assemblea costituente avrebbe dovuto avere una durata limitata nel tempo e naturalmente avrebbe concluso la sua attività con la proposta del nuovo Statuto sardo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Una brevissima considerazione, visto che stamattina sono intervenuta e quindi questo intervento non intende assolutamente mancare di rispetto al collega Pisu, però una valutazione la devo fare. Mi sarei aspettata, vista la premessa e il lungo percorso di cui si è fatto interprete il movimento dei Riformatori, una maggiore sensibilità nel dibattito da parte, veramente, di tutta l'opposizione.

Nell'intervento di stamattina, dico la verità, ero partita con l'idea di astenermi sulla mozione. Le argomentazioni prospettate, i toni, un po' gli atteggiamenti, il continuo richiamo agli assenti, come se i presenti non ci fossero, francamente ora me lo impediscono. Mi spiace anche rilevare che la proposta dell'albo regionale per la Consulta non sia stata apprezzata, ma avremo modo di riparlarne, credo.

Do merito invece all'assessore Dadea che, a nome della Giunta, mi ha confermata nella volontà di procedere alla ricerca del dialogo con l'opposizione, guardando fortemente, decisamente ai contenuti. Quindi è chiaro: voterò contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, non interverrò per lamentarmi, ma semplicemente per riconoscere che c'è uno stato particolare della politica, in questo frangente, in Sardegna. Non ho apprezzato molto neanche la battuta di un collega del centrosinistra che all'onorevole Atzeri, in chiusura del suo intervento, offriva un capotto per il freddo e il gelo che calavano in questa stagione di inverno istituzionale.

Credo che le stagioni siano un breve periodo di un anno e nel confronto con l'eternità quasi niente, ma anche per la vita delle istituzioni, che hanno certamente un lasso di tempo un po' più ampio di quello che questa stagione ci offre, mi auguro e spero che ci siano tempi migliori e che ci sia consentito di viverli e farli apprezzare al popolo sardo.

Dall'onorevole Dadea non ci si poteva aspettare un discorso diverso, data la sensibilità che ha sempre manifestato verso le riforme istituzionali. Pur non condividendo la sua conclusione, accetto ancora meno, però, il richiamo di un vecchio uomo politico che ha governato per lungo tempo la Sardegna, che è uno dei consiglieri del presidente Soru, il presidente Soddu: meno autonomia e più sovranità. Non vi può essere sovranità se non vi è autonomia speciale, se non vi è quasi stato e il termine federalismo lo si usa in tutte le salse non comprendendo o facendo finta qualche volta di non comprenderlo in modo appropriato, per come nel lessico si trova. E non è una questione, onorevole Floris, solo di strumenti e di metodi; spesso il metodo e lo strumento sono sostanza essi stessi. Comunque sia, quando vedo il Parlamento italiano denegare una proposta di legge di questa istituzione autonomistica sento che non viene riconosciuto il popolo sardo, ancorché l'emerito presidente Cossiga dica che il Parlamento sarebbe stato costretto a riconoscere ventuno assemblee costituenti. Ma, vivaddio, la Sardegna è una delle cinque Regioni autonome a Statuto speciale! Non riconoscere questo, metterla sullo stesso piano delle altre Regioni e consentire che si dica che si può modificare lo Statuto a qualunque stormir di fronde, vuol dire non riconoscere una certa statualità per questa specialità autonomistica, per questa specificità che la Sardegna ha come isola.

Se queste cose le vogliamo dimenticare, le vogliamo tenere sotto tono, bene, accontentiamoci pure dell'assemblea nominata da qualcuno, dicendo anche, come riferiva il presidente Soru, che non sarà fatta col bilancino. Lui, garante del fatto che questa Consulta sarà nominata senza bilancino! Non è forse l'onorevole Soru quello che oggi sulla stampa viene richiamato: "La Sardegna non punta al rivendicazionismo, ma chiede il rispetto degli accordi sottoscritti"? Come se gli accordi sottoscritti non fossero stati delle rivendicazioni più che giuste di questa istituzione, di chi la rappresentava, verso il Governo centrale, per quelli che sono i desideri, le attese, le speranze, la voglia di protagonismo del popolo sardo. Non chiedere e non essere protagonisti anche nelle rivendicazioni vuol dire supinamente accettare quello che ci viene dato. E allora accetteremo tutto quello che ne verrà da un federalismo che noi contestiamo, che io certo contesto, perché toglierà qualcosa alla Sardegna, non darà un bel niente alla Sardegna! Ma, voi, maggioranza, vi state rendendo complici di una situazione che mette allo stesso livello la Sardegna con le altre Regioni dello Stato italiano. E' vero che quello Stato è nato nell'Ottocento con una concezione storica, istituzionale ed etica diversa da quella odierna, ma proprio per questo il nostro protagonismo, il protagonismo di un'Isola che rivendica a sé il diritto di autogovernarsi, il diritto di essere veramente cosciente nel trovare un proprio futuro, oggi viene tradito quando la maggioranza dichiara, per bocca di una sola persona, che per altro faceva parte del movimento per la Costituente (questa è una raffinatezza nella dichiarazione di voto della maggioranza), che non voterà per quello che ha rappresentato l'Assemblea costituente per questa istituzione e per quello che potrà essere l'avvenire dello stesso popolo sardo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Intervengo con una dichiarazione di voto per alcuni eccessi che mi consentono di rispondere all'onorevole Diana. Io accetto il suo richiamo a un tono adeguato a un dibattito sulle riforme istituzionali, però lei deve anche accettare che nei dibattiti occorre essere netti e qualche volta anche capaci di censurare, anche se questo può costare, modalità del confronto politico che non sono adeguate al dibattito politico. Mi riferisco alla pessima abitudine di coloro che non riuscendo a convincere gli altri delle proprie posizioni si ergono a giudici del lato interno delle persone. Per cui, con analogia macabra, onorevole Pisano, lei paragona chi è coerente con le proprie idee coi pentiti che hanno commesso reati e godono di agevolazioni. Ora, è ovvio che io rispedisco al mittente queste analogie, che trovo volgari e anche significative della qualità spirituale delle persone. Lei è un uomo politico, giudichi le azioni e si astenga dal valutare le persone. Si astenga, perché non ne ha titolo, così come non ne ha nessuno di noi. Lei può pure ridere, forse farebbe bene a ridere della sua miseria, talvolta.

Come altre volte ho sentito qualcuno richiamare il passato e poi offendersi perché si reagisce a un'accusa gravissima pronunciata in quest'Aula. Oggi un consigliere regionale ha detto che quest'Aula non è libera, e io mi sarei anche aspettato che il Presidente del Consiglio gli chiedesse in che termini, ma non gli è stato chiesto. Che quest'Aula non è libera! Io francamente penso, lo dico ai colleghi ragionanti dell'opposizione, che siano affermazioni talmente gravi che non possono passare sotto silenzio. Allora occorre ribadire la propria libertà, anche rispetto a un modo di concepire il governo che è oppressivo dei sardi, che è fatto di piccole camarille, di reti ospedaliere inventate in Giunta e mai portate all'attenzione del Consiglio (per il grande rispetto per il Consiglio!), di commissioni importantissime nominate sotto elezioni e guidate da parenti stretti. Queste sono le cose che hanno sempre oppresso il popolo sardo, noi siamo oppressi da tutto questo.

Io non ho cambiato idea sulla Costituente, ho solo detto, ed è molto chiaro, che la Costituente è lo strumento concepito in un determinato momento per modificare radicalmente la storia della Sardegna. Ho detto anche che lo strumento esatto per renderla vigente, senza chiederlo a Berlusconi, erano le elezioni, cioè fare del Consiglio regionale una Costituente. Non alterate le mie parole! Voi in quella sede eravate impegnati in corsi professionali e piani per il turismo e non avete tirato fuori nulla in questa direzione, usando noi come strumenti di supporto a un'azione di propaganda politica che non vi riuscirà più.

Detto questo, domani, oggi, fra un momento, dialoghiamo su come fare, ma astenetevi dall'ergervi a giudici morali di chicchessia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi, voterò a favore della mozione di cui sono presentatore. Devo dire che, come sempre mi succede dopo aver sentito il ragionamento svolto da altri, non penso di essere stato capito male, ma di essermi spiegato male, e quindi me ne scuso con i colleghi. Però al collega Pisu che, parlando a nome dell'intero centrosinistra, ha detto che la tesi dei Riformatori è quella di insistere presso il Parlamento, vorrei dire, pacatamente, che questa non è la tesi dei Riformatori, ma è la tesi dei sardi, nel senso che il dispositivo di questa mozione è stato volutamente, dai presentatori, espunto da ogni giudizio di merito sulla Costituente, perché fosse chiaro che il Consiglio chiedeva ai Presidenti del Consiglio e della Regione, cioè ai suoi organi istituzionali, di garantire ciò che l'istituzione consiliare stessa aveva deliberato attraverso una sua proposta di legge. Siccome il Consiglio regionale rappresenta i sardi, quello che noi chiedevamo era semplicemente che la volontà dei sardi, senza elemosine e senza rivendicazioni, fosse con forza rappresentata dalle più alte cariche della Regione Sardegna a Roma.

Mi sembra una richiesta abbastanza chiara emersa da ciò che ampiamente si era detto in Aula. Forse così non è e mi fa piacere che ci sia l'occasione delle dichiarazioni di voto per ribadirlo. Invece la tesi dei Riformatori sulla Costituente è ovviamente tutt'altra cosa, nel senso che noi - per schematizzarla, ma non impegna l'attuale mozione che riguarda altro - dovendo scegliere tra il gruppo di studio di saggi e dotti incaricati di riscrivere lo Statuto e l'andare tra la gente, abbiamo scelto di andare tra la gente e manteniamo la nostra scelta. La manterremmo anche nei prossimi mesi, conseguentemente alle iniziative che questo Consiglio vorrà adottare, e devo dire che sono imbarazzato, ma non tanto, forse stupito, dal fatto che a distanza di trent'anni dalle battaglie svolte sui banchi del liceo, nelle aule magne del liceo e dell'università, mi trovo a sostenere (ma anche lì c'è il cambiamento, che è una cosa bella nella cultura e nella testa di ciascuno di noi) tesi opposte a quelle che ho sempre sentito sostenere dal centrosinistra, che ha sempre detto appunto che bisognava andare tra la gente. Adesso, forse perché c'è stato questo rinnovamento della classe politica che qualcuno ha ricordato in Aula, non è più il caso di andare tra la gente, si può rimanere all'interno della Curia! Va bene, ci confronteremo, è un argomento di discussione che non ha per altro niente a che vedere con l'attuale mozione.

Un'ultima considerazione sui toni. Io ho sempre cercato di mantenere in quest'Aula toni pacati. Qualche volta probabilmente non ci sono riuscito, me ne scuso con tutti i colleghi, a memoria passata e a memoria futura, e sono contento quando mi si fa notare che questi toni non li ho mantenuti, perché mi aiuta a fare un passo indietro, a utilizzare toni consoni all'Aula e al rispetto delle persone. All'onorevole Maninchedda vorrei dire che il rispetto si ottiene dandolo per primi agli altri. Alla violenza verbale qualche volta segue la violenza verbale, e qualche volta la violenza verbale è peggiore persino di quella fisica. Quindi chiedo - lo chiedo a me stesso e l'onorevole Maninchedda mi ascolti - che all'interno di quest'Aula cerchiamo tutti di mantenere toni che esulino dalla violenza verbale, sarà così più facile capirsi. Le regole della tolleranza, del rispetto, del dialogo, della comprensione delle ragioni altrui dovrebbero essere fondanti di qualsiasi consesso civile, anche quando questo è un'Aula parlamentare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Siamo arrivati quasi al termine di questa discussione, essere ripetitivi può essere dannoso, può farci perdere di vista gli obiettivi che credo tutti noi abbiamo manifestato con posizioni a volte diverse, altre volte contrapposte, con toni non sempre adeguati, però il ruolo ci impone di mantenere i nervi saldi e quindi di contribuire tutti alla soluzione di un problema importante, che non è l'unico problema della Regione sarda, ma certamente è un problema della massima importanza.

Noi ci siamo differenziati, l'abbiamo fatto sin dal primo giorno di questa legislatura, non abbiamo fatto mistero dell'essere stati costituenti o di aver sostenuto l'istituzione di un'Assemblea costituente. Non rinneghiamo niente di quel processo, prendiamo atto che le condizioni, con l'andare degli anni, si sono modificate, profondamente modificate, e non lo facciamo senza addossarcene la responsabilità, in quanto siamo profondamente responsabili di questo, ne abbiamo parlato con i nostri elettori, ne abbiamo parlato nei nostri circoli, ne abbiamo parlato all'interno delle federazioni. Quindi non è una decisione mia o del Gruppo; è una decisione meditata, e su questa decisione ci siamo misurati, abbiamo ragionato, abbiamo ascoltato le considerazioni di tutti.

Quindi la responsabilità nostra è quella di dire ai nostri elettori: abbiamo cambiato percorso, riteniamo che ci sia un percorso diverso. Questo non vuol dire andare contro la Costituente e non vuol dire neanche andare contro il deliberato che la mozione propone, che è cosa ben diversa, perché un conto è dire "Sono contrario alla Costituente" oppure "Non condivido più la Costituente", altro conto è dire "Non voglio che il Presidente del Consiglio faccia tutte le pressioni possibili perché il Parlamento esamini la proposta che è nata in Consiglio regionale, benché in un'altra legislatura". Sono due cose diverse, fondamentalmente diverse.

Nel prendere la parola per dichiarazione di voto, noi dichiareremo il voto di astensione. E mi dispiace che a prendere la parola per primo sia stato il consigliere Pisu, immagino si sia consultato con tutto il centrosinistra, perché probabilmente un voto di astensione da parte del centrosinistra sarebbe stato auspicabile ed è ancora possibile. Dobbiamo assolutamente cercare di ricostruire un quadro più unitario su questa materia. Le nostre motivazioni credo siano state chiare, sono chiarissime, probabilmente per altri diventa solo una partita politica, diventa solo una partita di maggioranza e di opposizione, e questo ovviamente non produce molto.

Ho apprezzato l'intervento della onorevole Caligaris, che ha detto in premessa di essere animata da buoni propositi e di voler esprimere un voto di astensione. Ero convinto che fosse quello il "la" del centrosinistra e quindi l'ho apprezzato molto. Prendo atto che probabilmente le cose stanno cambiando e comunque annuncio il voto di astensione di Alleanza Nazionale.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione la mozione numero 6.

VARGIU (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PILI, CASSANO, DEDONI, PISANO, LA SPISA, BIANCAREDDU, MURGIONI.)

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale. Sono costretto ad invitare i colleghi che continuano a venire in aula senza scheda a riflettere sul fatto che probabilmente quando il Consiglio si riunisce si fanno delle votazioni e serve la scheda.

Votazione nominale palese

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 6.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ARTIZZU - DIANA - LIORI - MORO - SANNA Matteo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 66

Astenuti 6

Maggioranza 34

Favorevoli 20

Contrari 46

(Il Consiglio non approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Floris Mario. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Al secondo punto all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio c'è la mozione sulla continuità territoriale. Io ritengo assolutamente indispensabile la presenza del Presidente della Regione, senza il quale questo dibattito è inutile.

PRESIDENTE. Sono d'accordo con lei che il Presidente debba essere presente, lo avvertiremo. La seduta della mattinata è terminata. Riprenderemo i lavori questo pomeriggio alle ore 16 e 30 e il Presidente della Regione sarà invitato ad essere in aula.

La seduta è tolta alle ore 13 e 53.