Seduta n.17 del 01/10/2004 

XVII Seduta

venerdì 1 ottobre 2004

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 13.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del mercoledì 15 settembre 2004 (14), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mariano Contu e Silvestro Ladu hanno chiesto congedo per le sedute del 1° ottobre 2004. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

MASIA - BALIA - CALIGARIS - IBBA: "Disciplina delle attività di ricerca e di coltivazione dei materiali di cava e torbiera". (34)

(Pervenuta il 29 settembre 2004 ed assegnata alla sesta Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazione

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:

"Interrogazione CALIGARIS sullo stato di incertezza delle guide turistiche iscritte all'albo regionale e sull'opportunità di ampliare la presenza di operatori a sostegno del turismo locale". (17)

(Risposta scritta in data 29 settembre 2004.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, senza voler innescare polemiche, poiché l'unico Gruppo della minoranza presente in Aula, insieme al collega Cassano, che è il Segretario dei Riformatori, è quello dell'U.D.C., chiedo dieci minuti di sospensione. Spero che nel frattempo altri colleghi entrino in Aula, così come adesso avviene per l'onorevole Diana di Alleanza Nazionale, perchè ritengo che l'importanza dell'argomento in discussione richieda una maggiore presenza di consiglieri.

PRESIDENTE. Io concordo con lei sulla necessità di sospendere per dieci minuti. Chiaramente dovremmo impegnarci tutti ad una maggiore puntualità. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 25.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 16, è ripresa alle ore 10 e 32.)

Continuazione della discussione della mozione Balia - Marrocu - Biancu - Pinna - Licheri - Cachia - Addis - Barracciu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Manca - Maninchedda - Marracini - Masia - Mattana - Orru' - Pacifico - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Uras sulla specialità autonomistica della Sardegna (3)

PRESIDENTE. Rinnovo il mio invito a tutti i colleghi per il rispetto della puntualità; non è infatti una buona cosa iniziare i nostri lavori con 30-40, qualche volta anche 60 minuti di ritardo. Da parte mia farò in modo di iniziare puntualmente con i consiglieri presenti in Aula, naturalmente.

E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, colleghi, Presidente della Giunta e Assessori, inizio questo mio intervento in un clima un po' distratto dal quale, come qualcuno ha detto ieri, non sembra emergere quella attenzione ideale che l'importanza dei temi in discussione richiederebbe. Abbiamo un po' cambiato idea, sembrava che fosse importante intervenire, dare contributi, aprire questa stagione di riforme importanti, che dobbiamo tracciare anche con un senso di partecipazione; e da questo punto di vista credo che quella intuizione fosse giusta, che vada quindi rispettato il fatto che qualche collega abbia ritenuto, anche ieri, di posporre il suo intervento, magari per meglio approfondirlo.

La questione è che o non si doveva fare il dibattito per nulla, oppure se il dibattito si fa credo sia corretto articolarlo secondo i tempi e i modi proposti nella mozione.

Questa indicazione è importante perché oggi ci troviamo a riflettere sulla modernità della parola autonomia. A mio avviso è necessario superare la retorica che ha contraddistinto spesso il dibattito sul tema delle riforme, perché nessuno di noi mette in dubbio le caratteristiche, le specificità culturali, storiche, economiche della nostra comunità, però credo che all'autonomia, all'importanza delle riforme, vada dato un nuovo significato.

Il dato più significativo credo sia il diritto all'autogoverno inteso non come rivendicazione sterile, fine a sé stessa, di bandiera, ma come consapevolezza che chi vive, conosce, respira l'ambiente economico, sociale di una comunità, può meglio di chiunque altro in molti ambiti, in tantissimi ambiti, riuscire ad individuare le aspirazioni ideali di quella comunità, e quindi a porsi degli obiettivi, tracciare una rotta e, di conseguenza, influire meglio sulla soluzione dei problemi. Ecco perché ritengo che anche il dibattito odierno, per creare una condivisione tra di noi, per cominciare a porci il problema di questa rotta, degli obiettivi che vogliamo raggiungere, sia importante, sia opportuno e vada fatto nel modo più ampio e partecipato possibile.

In tema di riforme, proprio per "scuoterci" e per arrivare a riempire di significati questa parola, dobbiamo cominciare a parlare delle cose da fare possibili, che dipendono da noi, e delle cose che invece dipendono da un'interlocuzione con lo Stato. Ci sono molti ambiti di competenza che sono stati decostituzionalizzati, a seguito delle revisioni costituzionali del 2001, sui quali possiamo intervenire con leggi ordinarie, e se ancora non lo abbiamo fatto è stato per una sorta di inerzia, per un'incapacità forse, un'impossibilità dettata anche dalle difficoltà che ci sono state nella scorsa legislatura.

È evidente che sono in atto anche dei tentativi per sottrarci queste nuove competenze che abbiamo acquisito; e da questo punto di vista bene hanno fatto questa Assemblea e la Presidenza della Regione a porre l'accento sui pericoli che possono derivare per la nostra Regione dalle modifiche alla seconda parte della Costituzione in corso di discussione alle Camere. Modifiche che sembrano portare a un ibrido tra un nuovo centralismo e una devolution che rischia di svuotare, di togliere significato al diritto all'autogoverno delle regioni e in particolare della nostra.

Accennavo prima agli ambiti di competenza, importanti, all'interno dei quali possiamo cominciare ad operare; possiamo per esempio cominciare a creare degli strumenti per raggiungere gli obiettivi in tutte quelle materie che sono oggi di competenza della Regione. E' competenza della Regione la semplificazione, l'integrazione e l'efficienza amministrativa. Queste competenze sono già nostre, derivano da una legge, la numero 1 del '77, che dobbiamo superare eliminando la frammentazione degli Assessorati, acquisendo la capacità di lavorare per processi, e derivano dalla legge numero 31 del '98 che in qualche modo ha reso impermeabile la possibilità di incidere sulla Pubblica Amministrazione.

Noi possiamo creare infatti norme adeguate, possiamo creare nuovi strumenti, ma poi questi strumenti dovranno camminare sulle gambe di una Amministrazione regionale efficiente.

Sono invece materie di legislazione concorrente, anche queste definite dall'articolo 117 della Costituzione, quelle relative ai rapporti con l'Unione Europea, al commercio estero, alla tutela e sicurezza del lavoro, all'istruzione, alle professioni, alla ricerca scientifica, alla salute, allo sport, al governo del territorio, ai trasporti, alle reti energetiche, alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali, al credito locale.

Sono tanti gli ambiti sui quali intervenire, con leggi quadro, attraverso strumenti più adeguati, , , dipende soltanto da noi; non è utile riempirsi la bocca di retorica ma è utile essere operosi, cominciare a lavorare, lavorare insieme Consiglio e Giunta regionale. Ma su queste nostre competenze non abbiamo ancora legiferato, per lo meno non lo abbiamo fatto nel recente passato; allora io dico che dobbiamo cominciare a farlo in questa legislatura che inizia con la voglia e l'ansia di aprire una stagione di riforme, di creare nuovi strumenti, a cominciare da quelli che già oggi noi possiamo cominciare a scrivere da soli, senza rivedere il nostro Statuto, senza rivedere gli accordi esistenti con lo Stato, stando attenti anche a non cambiare ciò che funziona.

Questa legislatura è scaturita da una nuova legge elettorale che ha dato corpo a una nuova forma di Governo; , forse ci sono degli aspetti migliorabili , forse può essere rivisto qualcosa del listino regionale, forse dobbiamo scrivere l'elenco delle nuove incompatibilità, per esempio quella tra la carica di consigliere e la funzione di assessore Però credo che si debba tener presente che se oggi possiamo osare, azzardare di scrivere un nuovo percorso, di tracciare una nuova rotta e creare degli strumenti ad hoc lo dobbiamo soprattutto al fatto che è cambiata la forma di governo e che abbiamo votato in base ad una nuova legge elettorale che ci ha consentito di avere in Consiglio una maggioranza stabile, una maggioranza in grado di assumersi delle responsabilità e di renderne conto, evidentemente, ai propri elettori.

Oltre a tutti questi ambiti dove possiamo già tracciare un piano di lavoro, e dobbiamo cominciare a farlo, come Consiglio e come Giunta regionale, vi è una serie di ambiti nuovi, che forse dobbiamo esplorare, attinenti la materia più complessa della riforma dello Statuto e della revisione del patto con lo Stato.

Io concordo con quei colleghi che hanno affermato che la specialità non è un tratto genetico consolidato, che si perpetua nei secoli. La nostra specialità è un tratto mutevole, dinamico, che cambia come cambiano le situazioni e come cambia e si evolve la situazione della nostra comunità. Certe disuguaglianze, certe differenze storiche possono essere colmate e si possono, viceversa, creare nuove disuguaglianze e nuove differenze.

Il nuovo Statuto deve essere soprattutto una carta dei diritti; in primo luogo il diritto dei sardi, richiesto in maniera forte, di avere le stesse possibilità, le stesse opportunità di qualunque cittadino italiano ed europeo; quindi diventa importante che questa nuova Carta statutaria affronti in maniera chiara e netta il problema delle entrate e, soprattutto, le renda certe, legandole a un progetto di sviluppo che tenga conto delle disuguaglianze. Questo significa rivedere, modernizzandolo, l'articolo 13 dello Statuto relativo al Piano di rinascita. Un altro esempio in tema di diritti, e ne abbiamo parlato nelle interpellanze discusse ieri, è il diritto all'uso del territorio, diritto del quale dobbiamo appunto riappropriarci

Vorrei chiudere raccogliendo l'invito del collega Balia. Anch'io credo che eleggere l'Assemblea consultiva, su proposta della Giunta, significhi non perdere altro tempo, non spendere altre risorse, non cadere in una nuova inerzia, ma cominciare il percorso delle riforme possibili avvalendoci delle migliori competenze presenti nella nostra comunità.

Credo che su questa proposta vada creata la più ampia sinergia possibile, accogliendo anche qualche osservazione dell'opposizione magari effettuando delle nomine ispirate alle rappresentanze proporzionali. Se riusciremo in questo intento credo che inizieremo un cammino unitario, cammino unitario doveroso per l'insieme delle forze presenti in Consiglio regionale.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, signori della Giunta e colleghi del Consiglio, è vero, la riforma dello Stato e dello Statuto sardo interessa tutti i sardi, al di là dunque della asprezza del confronto dialettico maggioranza-opposizione che caratterizza la vita democratica delle Assemblee elettive e, in questo caso particolare, legislative; in questo ambito onestà intellettuale e semplice buon senso dovrebbero spingerci a essere tutti d'accordo.

Devo però rimarcare che se per la Costituzione dello Stato vi è negli atti parlamentari un fiume di proposte accumulatesi nel corso di trent'anni fino ad arrivare ai testi della Bicamerale, non altrettanto cospicua, purtroppo, è la letteratura istituzionale della Regione Autonoma della Sardegna sulla materia. In molti, all'interno e all'esterno delle istituzioni, si sono interrogati sul perché e il per come del fallimento dell'autonomia speciale, così com'era stata configurata a suo tempo dal legislatore del 1948.

Ma in questo dibattito, che comunque ha visto la stragrande maggioranza dei sardi, osservatori molto poco interessati, sono mancati due elementi importanti: una severa autocritica delle classi dirigenti fondata sull'analisi degli errori compiuti, e sono stati tanti, e l'elaborazione di proposte concrete che potessero costituire una piattaforma su cui impegnare possibilmente, in modo bipartisan, sia le forze politiche che altre qualificate espressioni della società sarda.

Sarebbe troppo lungo, in questa sede, soffermarsi sui motivi di questo immobilismo anche culturale della Sardegna, ormai probabilmente si tratta di una materia che interessa più gli storici. Fatto sta che nel frattempo l'Italia è andata avanti e i grandi cambiamenti che si sono succeduti, almeno da dieci anni a questa parte, richiamano la nostra attenzione e direi anche la nostra responsabilità su scelte destinate ad incidere profondamente sul nostro futuro.

Per quanto riguarda Alleanza Nazionale, riteniamo che il progetto di riforma statutaria sarda debba tener conto di quel caposaldo, per noi irrinunciabile, che è il principio dell'interesse nazionale. Concetto ripreso dal Capo dello Stato nel corso della visita istituzionale a Piacenza; in quella occasione Ciampi esortò il Parlamento a definire, in modo chiaro e puntuale, la ripartizione delle competenze tra Stato e regioni, al fine di non aggravare ulteriormente il già pesante contenzioso.

Nella Conferenza Stato - Regioni c'è stato un ampio confronto al quale il Governo non si è sottratto mai; c'è stata infine anche una riunione coi parlamentari sardi per esaminare i principali emendamenti, che nell'ambito del testo interessano la Regione sarda e le regioni a statuto speciale. Larga parte di queste indicazioni, per non dire tutte, signor Presidente, sono state accolte; e voglio sottolineare in questa sede l'importanza della clausola sul principio dell'interesse nazionale, fortemente voluta da noi di Alleanza Nazionale.

Una clausola, ad esempio, che certamente impedirà al Presidente Soru di portare a termine, come ha affermato ieri in risposta a una mozione, il disegno assurdo di chiusura della base di La Maddalena, proprio nel mezzo della più terribile emergenza terrorismo che la storia ricordi. Dobbiamo sentire piuttosto la necessità di cominciare a riflettere, con grande senso di responsabilità, su questa nuova stagione dell'autonomia regionale; la prima ce la siamo ormai lasciata alle spalle e, ammettiamolo francamente, è stata tutt'altro che un successo, ora guardiamo avanti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è fondamentale, secondo me, incamminandoci nella riscrittura della Costituzione sarda, ritrovare quell'indispensabile tensione ideale che permetta a tutti in quest'Aula di misurarsi all'interno di un confronto che deve essere caratterizzato non dall'imposizione di una cultura di dominio, ma da un dibattito politico vero, che sia in grado di recuperare un senso alto di responsabilità istituzionale.

Io credo che non alberghi in questa maggioranza la volontà, su un tema fondante come questo, di andare avanti da sola. Siamo tutti consapevoli che riscrivere un nuovo Statuto significa, tenendo ben presente quello che è avvenuto dal punto di vista legislativo in questi ultimi anni, ridisegnare completamente il nuovo edificio statutario dei sardi, ridefinendo le competenze della nostra Regione.

E' chiaro che dobbiamo muoverci con grande determinazione ma anche con grande umiltà, sapendo valorizzare gli aspetti positivi che vi sono stati in questi cinquantasei anni di autonomia, ma avendo anche la capacità di verificare le insufficienze che si sono registrate nell'attività regionale, le cui attribuzioni - è bene ricordarlo - sono state il più delle volte svuotate dalle "maglie" statali fatte di rinvii, controlli infiniti, sovrapposizioni di competenze, contenziosi burocratici e da una giurisprudenza decisamente orientata in senso centralista.

Mi viene in mente l'esperienza che la Regione sarda ha vissuto quando richiese, dopo il 1948, il rispetto da parte dello Stato dell'articolo 13 dello Statuto. Per far approvare il primo programma straordinario, teso a favorire la rinascita della nostra Isola; ci vollero tredici anni, infatti fu solo nel gennaio del '61 che il Consiglio dei Ministri approvò il disegno di legge che diede avvio alla prima esperienza di programmazione economica a livello regionale.

Il comitato che avrebbe dovuto coordinare questa nuova concezione globale di programmazione, prevista dalla legge numero 588/62, era presieduto dall'Assessore alla rinascita che doveva in primo luogo garantire l'attuazione di quel programma. L'Assessore non venne mai messo nelle condizioni di poter svolgere questa funzione di coordinamento in quanto i rappresentanti degli uffici pubblici interessati avanzavano sempre rilievi di competenza e di carenza di direttive.

Ho voluto aprire questa brevissima parentesi solo per rimarcare che, purtroppo, la nostra specialità è stata condizionata, anche nelle conquiste più importanti, in maniera non positiva dallo Stato. Oggi dobbiamo avere la capacità di proiettarci in avanti, guardando alla Sardegna che abbiamo di fronte per cogliere appieno i mutamenti intervenuti e le attuali esigenze. Questo significa attrezzarci per affrontare le nuove sfide, a partire da quella che si determinerà nel 2010 con la nascita dell'area euro-mediterranea di libero scambio che costituirà l'occasione per trasformare la centralità geografica della nostra Isola in una nuova centralità strategica.

Occorre riscrivere quindi una nuova carta costituzionale che da una parte deve saper individuare le leve decisive per garantire un nuovo sviluppo e dall'altra deve saper trasmettere valori fondamentali alle nuove generazioni, quali il valore dell'autonomia, quello della valorizzazione delle identità delle zone interne della nostra Isola, quello di un nuovo patto tra i sardi e la natura come bene universale su cui intrecciare un legame intergenerazionale, e ancora i valori della pace, della non violenza, della cultura dell'accoglienza e della coesione sociale.

Credo che in questo modo, non per guardare all'indietro, come "alle foglie morte" di Prevert, possiamo arricchire quel patrimonio storico e spirituale che ha caratterizzato il lungo e difficile cammino dell'autonomia sarda. È chiaro che, oltre che ribadire i principi di fondo, nel nuovo Statuto dobbiamo saper parlare anche di diritti universali per il nostro popolo, che vanno dal diritto alla salute, al diritto allo studio, all'informazione, al lavoro e allo sviluppo.

La Regione sarda dovrà quindi rappresentare l'identità istituzionale del popolo sardo e dovrà necessariamente fondarsi attraverso una federazione di autonomie che oltre alla regione dovrà vedere partecipi comuni, la città metropolitana e le province. In questo modo si potrà costruire l'autogoverno delle comunità locali dentro il principio di sussidiarietà.

Per noi il fatto di essere un'Isola deve rappresentare un carattere distintivo della nostra identità, che dovremmo saper valorizzare in Italia e in Europa. Dobbiamo, partendo da questo saper guardare con occhi diversi all'Europa, puntando ad essere attori protagonisti, in modo da concorrere alle determinazioni della politica che riguardano l'Unione partecipando, attraverso la definiva certezza di poter contare su rappresentanti eletti in Sardegna, ai lavori del Parlamento europeo.

Io sono convinto quindi che deve essere questo Consiglio, come massima espressione politica di questa Regione, a delineare con chiarezza gli ambiti su cui avviare la fase di consultazione e di ascolto della società sarda per la riscrittura dello Statuto. Per questa ragione è stata avanzata la proposta della Consulta; la Consulta, che dovrà interessare tutti quei soggetti che hanno competenze specifiche e che compongono il complesso mosaico della società sarda, avrà il compito di portare a sintesi la formulazione di una proposta di articolato che dovrà essere, alla fine, discussa ed approvata dal Consiglio regionale. In questo modo riempiremo di contenuti il nostro lavoro.

Se l'opposizione saprà cogliere appieno il valore di questo appuntamento e contribuirà e rafforzare questo percorso, sarà necessario che questo spirito emerga a partire dalla discussione sul Dpef e sulla nuova finanziaria regionale, ma anche nella battaglia che il Presidente Soru sta portando avanti per quanto attiene le iniziative sugli accordi riguardanti la base militare di Santo Stefano che è incompatibile, lo riaffermiamo, con quel patto tra uomo e natura che dovremmo inserire nel nuovo Statuto regionale.

Signor Presidente, da parte nostra, da parte del Gruppo D.S., su questa partita, nella quale si mette in gioco la stessa dignità del nostro popolo, deve star certo che avrà il massimo sostegno in tutte le sedi, nelle sedi della Gallura, nelle sedi regionali, in Parlamento, ovunque il nostro partito sia presente. Su questo la invitiamo ad andare avanti con forza e con determinazione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, tutti gli intervenuti sono stati d'accordo nel dire che la riforma dello Statuto deve essere fatta; siamo anche tutti consapevoli che altri prima di noi ci hanno provato e non ci sono riusciti. Allora io dico: troviamo il metodo, il mezzo e poi parleremo dei contenuti, e che Statuto speciale sia. Ma io dico di più: una volta che il nuovo Statuto sia stato definito facciamolo rispettare, perché dobbiamo riconoscere che fino a oggi noi sardi non siamo stati capaci di questo.

La riforma dello Statuto è nel programma di questa maggioranza ma è una riforma che riguarda tutto il Consiglio, tutti i sardi, ritengo quindi che non possiamo far trascorrere i prossimi cinque anni discutendone, parlandone, senza decidere niente. Anche questa proposta di un'Assemblea costituente appare oggi come uno strumento per rinviare tutto a dopo, oppure come un tentativo di recuperare molti nomi eccellenti rimasti fuori da questo Consiglio nelle ultime elezioni.

Io ritengo questo Consiglio costituente, legittimato a legiferare, abbiamo una Commissione permanente per le riforme dove sono rappresentate tutte le forze presenti in Consiglio, un Presidente e una Giunta autorevoli, nominiamo in tempi brevi una Consulta che coinvolga alcune personalità del mondo culturale, universitario, che possono arricchire la stesura di una proposta, di una bozza di nuovo Statuto. Tutti non possono rientrare in questa consulta, non tutti i sardi, ma che nella bozza ci siano anche le idee degli ultimi, della povera gente.

La prima stesura di una proposta di statuto rinnovato, adeguato ai nostri tempi, può essere fatta dalla Commissione, ma sarà l'Aula sovrana a perfezionarla e a definirla nei tempi necessari, sì, ma non certo biblici.

Un collega ieri ha dichiarato che approvare il bilancio entro il 31 dicembre, come previsto per legge, sarebbe la prima riforma da fare. Quest'anno è stato approvato mi sembra a maggio, se non vado errato, immaginiamo i disagi che gli enti locali, senza certezze dei trasferimenti, hanno dovuto sopportare nell'amministrare le loro comunità. Dobbiamo essere noi stessi rispettosi delle nostre leggi e per fare una nuova legge, comunque, uno Statuto speciale nuovo, che resti valido anche col cambio delle maggioranze, serve il contributo di tutti; è un lavoro che va fatto con spirito unitario e larghe intese, evitando colpi di maggioranza, ma anche strumentali ostruzionismi. Un invito a tutti i colleghi alla concretezza: dotiamoci del mezzo e partiamo, poi lo riempiremo di contenuti.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, onorevoli colleghe e colleghi, non vi è dubbio che il dibattito che in quest'Aula si sta svolgendo sulla specialità autonomistica, per impulso della mozione che abbiamo presentato come centrosinistra e Rifondazione, avrebbe meritato tutt'altro interesse e attenzione da parte di tanti consiglieri regionali. Eppure i motivi per occuparcene seriamente e con urgenza non mancano, basterebbe citare il dibattito che si sta svolgendo in Parlamento in questo periodo, che sta modificando la Costituzione del nostro Paese, con gravi contraccolpi sia in vari settori importanti per i diritti dei cittadini, sia per le regioni in genere e, in particolare, per quelle a Statuto speciale.

Certo non è un serio comportamento politico quello di occuparci di questi problemi quando il Governo centrale sta cercando di ridurre la nostra pur esile autonomia; anche se, va detto, in altri momenti, come nel 2001, la classe politica sarda non ha fatto neppure questo. Non mi sfugge certo il dato che di autonomia e nuovo Statuto, comunque, ce ne saremmo occupati, soprattutto perché è parte del programma di questo Governo regionale che ha vinto le elezioni, che credo tutti noi vogliamo onorare.

Di aggiornare o di riscrivere un nuovo Statuto se ne parla da oltre trent'anni; chi non ricorda le battaglie fatte in tal senso negli anni '70 e '80? Anche allora c'erano divisioni tra coloro che dicevano che lo Statuto andava bene e doveva essere solo applicato meglio, e chi ne conosceva meglio i limiti originari e ne proponeva la rielaborazione e attualizzazione. Tra le forze politiche sarde di destra, di centro, anche di sinistra, su questo tema vi sono state e vi sono ancora troppe titubanze, ormai ingiustificate e ingiustificabili; sembra che non si riesca ad inquadrare bene l'argomento e a collocarlo nella sua giusta dimensione dell'oggi.

Alcuni si chiedono se sia giusto mantenere ancora il tratto della specialità, se è utile che lo si faccia nell'era della globalizzazione, che io definisco liberista; altri ci spiegano che tutte le regioni hanno delle specialità e non si capisce bene perché solo noi e pochi altri dovremmo avere questo riconoscimento. Altri ancora ci dicono che siamo in Europa, in un grande mercato, e ha poco senso distinguerci, perché questo ci porterebbe a un isolamento senza ritorno. C'è ancora chi ci fa osservare che se chiediamo la specialità per le nostre difficoltà economiche e sociali, il ritardo di sviluppo, tutte le regioni del Mezzogiorno dovrebbero fare altrettanto.

Tutte queste ed altre argomentazioni similari denotano, a parer mio, una insufficiente analisi e un approccio sbagliato al tema della specialità autonomistica. Non per voler citare anch'io Gramsci e Lussu o altri, tanti altri, anche qui tra di noi, che hanno cercato di attualizzare il loro pensiero, ma sarebbe bene sapere che questi conterranei parlavano sul serio di "questione sarda". Gramsci lo fece anche quando scrisse sulla questione meridionale, che distinse in tre parti: questione dell'Italia meridionale peninsulare, questione siciliana e questione sarda. Di Lussu federalista sappiamo tutto; e che cosa disse e fece per lo Statuto sardo del 1948 è riassunto in una celebre frase che è stampata nelle menti e nei cuori dei sardi che hanno coscienza nazionalitaria, che hanno coscienza di sé: "L'autonomia rientra nella grande famiglia del federalismo come il gatto rientra nella grande famiglia del leone".

Il vero problema dunque, secondo me, è che la questione sarda esiste ed è ancora attuale, perché in questi cinquantasei anni di cosiddetta autonomia non si sono risolte le questioni che erano alla base di quella rivendicazione, anche se è cambiata la Sardegna e si è modificato il contesto italiano, europeo e internazionale. Anzi, rispetto ad alcune affermazioni, l'attuale globalizzazione liberista, il processo di unificazione europea basato sul ruolo soffocante degli Stati, alcuni dei quali pretendono e vogliono avere un ruolo guida anche del mercato, a danno dei popoli e delle classi più deboli, la devolution di Bossi e del Governo Berlusconi, che usano un falso federalismo basato sull'egoismo sociale e territoriale per tutelare le aree e le classi più forti del Paese, ci suggeriscono e ci impongono di tutelarci e difendere gli interessi della Sardegna.

Sono fondate le preoccupazioni di chi pensa che di questa cosiddetta riforma, in discussione in Parlamento, ne pagheranno le conseguenze il Sud e diritti fondamentali come quelli alla salute e alla istruzione ; ma proprio per questo, per non restare schiacciati dalle decisioni esterne e restare in attesa dell'altrui magnanimità e benevolenza, che non c'è stata e non ci sarà mai, diventa prioritario dotarci di strumenti istituzionali e risorse adeguate per non restare stritolati e continuare ad assistere al declino della nostra Isola.

Ma collegata a questa vi è anche un'altra ragione, altrettanto prioritaria, che riguarda la nostra identità di popolo, di nazionalità, con caratteristiche inconfondibili che nessuno più disconosce e che anzi le stesse leggi dello Stato confermano. Di questo abbiamo tutti coscienza in quest'Aula? O anche qui ci sono ancora residui di sottocultura autocolonizzante? Se così non è allora procediamo senza indugio verso il nuovo Statuto che ci dia una sovranità vera sull'Isola, salvo le competenze delegate allo Stato, ricontrattando su basi federalistiche il rapporto con lo Stato italiano e l'Europa.

Quello che deve essere chiaro a tutti è che noi sardi vogliamo chiudere una fase storica basata sulla subalternità e la colonizzazione della Sardegna, per aprire una pagina nuova che ci consenta di decidere del nostro futuro e consegnare alle nuove generazioni una Sardegna diversa e migliore di quella che abbiamo conosciuto noi. Basta col pensare alla Sardegna con la mentalità centralista e italocentrica; pensiamo da sardi che vogliono dialogare e contare in Italia e nel mondo. E se questo comporterà delle frizioni in quei partiti che hanno la loro sede centrale a Roma, come il mio, non dobbiamo preoccuparcene, perché siamo confortati dal fatto che stiamo non solo difendendo la nostra terra, la Sardegna, ma in modo particolare, per quanto mi riguarda, le classi e le aree più povere di essa.

Stabilito questo, è chiaro che dobbiamo parlare di contenuti, di autogoverno, uguaglianza, libertà, sussidiarietà, di rapporti con l'Unione Europea, di Mediterraneo, di cooperazione internazionale, di federalismo interno, di zone interne, di diritto dei cittadini, lavoro e quant'altro abbiamo detto. Per far questo quali sono gli strumenti più adatti?

Nella precedente legislatura una parte importante delle istituzioni e della società sarda scelse la strada dell'Assemblea costituente, perché sembrava quella più corretta e anche più rapida. Io e tanti altri sindaci, io anche in maniera isolata rispetto al mio stesso partito, intellettuali e personalità del mondo della cultura, Lilliu, Bandinu, il cantautore Marras, i rettori delle università sarde, sindacati come la C.I.S.L., la C.S.S., il Segretario della C.G.I.L., tante associazioni democratiche e comitati locali, il P.S.d'AZ, aderimmo a questa iniziativa che ha avuto il merito, non solo di consentire incontri con le massime autorità dello Stato e del Governo, ma di suscitare un dibattito interessante e importante rispetto al deserto culturale e politico che vi era con quel Consiglio regionale e quei partiti politici avvitati su sé stessi e inconcludenti.

Quella fiducia che noi riponemmo nel Governo è stata tradita, e certamente non ci hanno aiutato gli interventi, inopportuni, di alcuni politici e parlamentari sardi. Ne dobbiamo prendere definitivamente atto. Rimangono le altre due proposte, quella del P.S.d'Az e quella del presidente Soru sulla Consulta. Sono entrambe proposte interessati, la prima perché sarebbe su base elettiva e proporzionale, mentre il Consiglio regionale ha un sistema elettivo di tipo maggioritario; la seconda, se i criteri di scelta saranno corretti, ci consentirebbe di poter contare su una rappresentanza qualificata della società civile sarda, che fornirebbe un importante supporto alla discussione e alle decisioni del Consiglio regionale.

Per ragioni d'urgenza, e perché mi sono convinto che questa riforma si deve fare nella prima parte della legislatura, opterei per l'ipotesi della Consulta, in modo da essere subito attivi e stabilire anche dei tempi precisi entro i quali raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati, con la consapevolezza che questa decisione determinerà, nei prossimi decenni, il futuro del popolo sardo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io sto seguendo da ieri con molto interesse il dibattito che si ripropone oggi, a breve distanza dal confronto unitario che la precedente Assemblea tenne sui temi dell'autonomia, per approfondire ulteriormente il percorso che questa Regione, questo Consiglio si prefigge di fare per arrivare alla rivisitazione e alla riscrittura dello Statuto sardo.

Sarebbe già un dato positivo se tutte le buone intenzioni manifestate negli interventi in quest'Aula avessero finalmente la possibilità di concretizzarsi nei fatti. Ci sono stati diversi interventi dei colleghi di maggioranza, interventi devo dire improntati al buon senso, ad un nuovo buonismo; conosco questi colleghi sotto una veste nuova, che non è quella con la quale si sono confrontati nella passata legislatura.

Confrontiamoci, ascoltiamoci, rispettiamoci; questa sarebbe la regola principale che dovrebbe guidare un corretto confronto democratico, ma è lo stesso rispetto, lo stesso buon senso che in questo momento non abbiamo nell'ascoltarci, vedo infatti che l'Aula ha piacere di non ascoltare. Io parlo anche per me stesso, parlo per confrontarmi, per porre dei problemi e ascolto con molta attenzione, perché ho sete di conoscere e vorrei imparare molto dai colleghi. Perciò si fanno questi appelli, si è arrivati, poc'anzi, a dire che possiamo parlare di Consulta nominata dalla Giunta, possiamo parlare di Consulta nominata dal Consiglio, possiamo parlare di Consulta eletta dai cittadini. Credo che ci siano molti elementi sui quali dobbiamo ancora operare un approfondimento e riflettere.

Io non sono d'accordo su diverse proposte che qui sono emerse. Si è parlato di specialità "dinamica", del fatto che la specialità deve essere cancellata negli atti politici di questo Consiglio , come se la nostra specialità derivasse soltanto dagli aspetti negativi che, per esempio in ambito sociale, connotano la nostra Regione. La criminalità è uno di questi aspetti, una criminalità speciale, studiata da anni ormai dallo Stato, studiata da grandi intellettuali e attualmente ancora in fase di studio .

Io vorrei invece intendere la specialità come qualcosa di indelebile, il tratto che ci distingue come popolo, la specialità positiva, la specialità culturale, la specialità linguistica, la specialità logistica e territoriale, la specialità dell'essere "Isola", e forse un po' tutti dobbiamo iniziare a vedere questa "lontananza dal centro del mondo" come un fatto non più negativo ma positivo. ,

Oggi la ricerca scientifica, la facilità delle comunicazioni, pongono ognuno di noi al centro del mondo. Quindi per arrivare a discutere compiutamente nel merito della nostra specialità, del nostro Statuto, dobbiamo trovare elementi di unità in questo Consiglio. Però, per quanto sia giusto parlare di una riforma statutaria, di legge elettorale, di argomenti così importanti a inizio legislatura, forse è un po' troppo presto per confrontarci, perché ancora non abbiamo preso "le giuste misure" tra noi.

C'è anche un'altra possibilità, voi potete legiferare e come Giunta deliberare perchè avete la maggioranza per farlo; ma io credo sia auspicabile e corretto che su temi così importanti non si decida a colpi di maggioranza. Iniziamo perciò a capirci, iniziamo anche a fidarci; iniziamo a pensare che quello che diremo in quest'Aula non verrà giudicato in base a pregiudiziali politiche.

Io vorrei parlare e confrontarmi con i colleghi per trovare anche elementi di condivisione. E' già successo in passato, io credo che il nostro partito abbia dimostrato, anche in passato, che ci sono delle questioni sulle quali non c'è nessun legame di tipo politico o partitico o di posizione che impedisca di ascoltare e trovare un punto di incontro. Non poniamo pregiudiziali sulla provenienza della proposta. Però in merito a questo, colleghi, vorrei capire se sia giusto l'atteggiamento di partenza.

Infatti la Giunta ha posto in essere delle azioni e ha adottato dei metodi di approccio ai problemi che io so non poter essere condivisi non dai componenti di un partito, ma dalle persone per come io le conosco.

Sono azioni e metodi non condivisi però non abbiamo ancora il coraggio di dichiararlo; il che non vuol dire per forza smentire l'appartenenza a un partito e a una opinione politica; in questo è maestro l'onorevole Cugini con i suoi appelli al "confrontiamoci liberamente", però succede che poi al momento del voto, comunque la si pensi, ci si divide per Gruppi.

Sulla riforma dello Statuto, su un fatto così importante, così come su altre questioni, o su certi atteggiamenti assunti in quest'Aula, non si può ragionare sulla base di pregiudizi ma si devono avere la libertà e il coraggio di dichiarare se si condividono o meno.

Perciò dell'atteggiamento "boscaiolo" preferito dalla Giunta, che non sceglie l'attività tipica dell'agricoltore, quella della semina che può portare a un buon raccolto nel prossimo futuro, ma la motosega, appunto, parleremo nelle discussioni che seguiranno. Sono azioni, quelle poste in essere dalla Giunta, più di effetto, più immediate, più demagogiche, più mediatiche; e questo mio dire non vuole essere una provocazione. Vuole essere un elemento di riflessione per incontrarci e ritrovarci magari anche tra parti politiche avverse, perciò dovremmo iniziare a parlare ascoltandoci, non semplicemente limitandoci a sentire. Dobbiamo noi tutti, io per primo, imparare ad ascoltare, a giudicare dopo che si è ascoltato.

Quindi basta col giustizialismo, con questo continuo richiamo al passato anche da parte di chi faceva parte di quegli organismi, di quei partiti, di quei poteri del passato che sono anche poteri di oggi. Allora le modifiche, il progresso, il cambiamento si ha sulle proposte. Noi riusciamo a cancellare anche non disboscando, non passando la motosega, ma facendo tesoro degli errori del passato, delle cose buone del passato e proponendo per il futuro.

Quale migliore e innovativa azione per cancellare il passato vi può essere oltre quella di fare proposte in maniera indolore, senza provocare scontri sociali, senza adottare un giustizialismo spinto e becero, che già ha segnato l'Italia e la nostra Regione? ? Qui, fino ad oggi, si è parlato solo di tagliare le teste, di tagliare con il passato, perché è andato tutto male, è andato tutto a catafascio, e tutti dimenticano che in momenti diversi, in ruoli diversi, erano attori di quel passato, attori principali. E quando si giudica qualcuno o qualcosa non ci si ricorda che probabilmente si può essere giudici, imputati, accusatori o attori stessi di quel fatto, di quella scelta, di quella presa di posizione.

Devo concludere, Presidente, mi riservo di riproporre queste considerazioni all'Aula, dicendo che noi guardiamo con attenzione, per il momento, alle uniche proposte portate all'attenzione di quest'Aula (il provvedimento proposto dai sardisti), ma con un richiamo particolare che servirà sicuramente all'Assessore quando replicherà, o concluderà questo dibattito (attendo le sue conclusioni, dicendo che diamo anche rispetto.

La Commissione consiliare competente ha già esitato un provvedimento, quello della Consulta o del Consiglio delle autonomie. Sarebbe stato bello da parte vostra dire di aver esitato un provvedimento fotocopia, riconosciuto valido, e non c'è nessun peccato in questo, presentato dall'ex assessore Fois, dalla passata Giunta e dalla passata maggioranza, sennò mi dovete spiegare....

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, prego, concluda.

CAPELLI (U.D.C.) come in così poco tempo sia stata fatta tutta la concertazione con gli enti locali, con la società civile, con la rete dei movimenti, elemento importante che manca in quest'Aula.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Sto concludendo.

PRESIDENTE. Stava concludendo anche due minuti fa.

CAPELLI (U.D.C.). La rete dei movimenti, dicevo, importante elemento politico, nuovo, della nostra Regione, a cui noi abbiamo sempre guardato con attenzione perché è un movimento di proposta, non dimenticatelo e non cancellatelo. Il resto alle dichiarazioni di voto.

CUGINI (D.S.). Presidente, sono commosso!

PRESIDENTE. Non è previsto nel Regolamento, onorevole Cugini, quindi non so come comportarmi.

E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Insieme per la Sardegna). Signori Presidenti, signori colleghi, io ho ascoltato con molta attenzione gli interventi che si sono succeduti e per ultimo anche l'intervento dell'onorevole Capelli che, all'interno degli interventi svolti dalla minoranza in quest'Aula, oggi e ieri, mi è sembrato quello che ha cercato di cogliere più di altri il senso della proposta che viene fatta al Consiglio sulla modifica e revisione dello Statuto, inserendo anche alcuni elementi di analisi politica della situazione del Consiglio che, per quel che mi riguarda, penso non siano assolutamente e totalmente da respingere.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA

(Segue SALIS.) Io sono convinto che questa discussione sia fondamentale per l'avvio della legislatura, sono convinto che se, come in altre legislature, questo Consiglio fallisce l'impegno per una riforma complessiva, partendo dallo Statuto, dell'assetto istituzionale, economico, culturale e sociale della Sardegna, la nostra rivendicazione di specialità sarebbe sicuramente fondata sul nulla. Noi stessi dimostreremmo che la specialità della Sardegna è assolutamente disattesa soprattutto dalla massima istituzione regionale della Sardegna.

Ecco perché io ho colto alcuni elementi importanti negli interventi e vorrei riprenderne in particolare uno trattato dall'onorevole Capelli. Io provengo, onorevole Capelli, da una zona agricola, mio nonno, mio padre sono stati agricoltori, lei ha fatto bene a fare riferimento all'agricoltore che semina, questo noi dobbiamo fare, ma sappiamo anche, per la situazione in cui si trova la Sardegna, che il buon agricoltore semina, ma per poter raccogliere deve avere anche la capacità di estirpare le erbacce, di tagliare i rami secchi, di diradare le piante per consentire a quelle che rimangano di poter dare frutti e di poter crescere sane e rigogliose.

Io sono convinto che questo dobbiamo fare, cioè partendo da un esame attento e anche critico dell'esperienza dell'autonomia definire gli elementi per cui noi proponiamo al popolo sardo, a quest'Aula, ma al popolo sardo soprattutto, gli elementi fondamentali di una nuova autonomia per la Sardegna. Sono d'accordo con il richiamo che faceva ieri il presidente Maninchedda a non attardarci troppo, anche se è fondamentale, sulla bibliografia dell'autonomia che è stata; dobbiamo però essere capaci di portare in quest'Aula, attraverso il maggiore coinvolgimento del popolo sardo che saremo in grado di attuare in questa battaglia, i nuovi elementi dell'autonomia del 2004.

Io sono dell'avviso che alcuni degli elementi che portarono alla elaborazione dello Statuto del 1948, è stato detto anche in quest'Aula, abbiano perso la loro forza: l'isolamento storico della Sardegna, l'economia a livelli minimi, il sottosviluppo radicato in tutta l'Isola, il pericolo che la Sardegna potesse seguire l'esempio della Sicilia; questi sono elementi che, per fortuna, sono stati modificati anche dall'azione delle istituzioni e delle forze politiche e sociali della Sardegna. Rimane l'elemento dell'insularità che è un elemento di disagio per alcuni aspetti, che comporta costi elevati sia per il trasferimento delle persone che delle cose, ma è esso stesso anche un elemento di forza nella definizione della nostra specialità.

È stato detto che noi dobbiamo difendere le specialità del nostro popolo, le specialità dei nostri territori, geografiche, storiche e culturali, dobbiamo essere in grado però di inserire questa difesa in un meccanismo, in un processo di revisione, di aggiornamento e di modernizzazione anche degli strumenti legislativi della Sardegna che siano in grado di raggiungere gli effetti e i risultati che noi vogliamo conseguire, e cioè uno sviluppo più marcato e più deciso della nostra Isola.

Non dobbiamo mai dimenticare, anche nel dibattito sull'autonomia, che il programma di governo di questa legislatura ha indicato come problema principale da risolvere quello dello sviluppo e del lavoro.

In questo senso noi dobbiamo tentare di modificare anche un dato che mi sembra consolidato. Ho fatto un veloce sondaggio tra alcuni amici dei miei figli universitari, il tema dell'autonomia e della revisione dello Statuto non provoca dubbi e disattenzione solo in Consiglio regionale, ma è un elemento che drammaticamente non è presente nell'ansia, nella voglia di partecipazione e nei problemi che la maggior parte del popolo sardo si pone. La specialità infatti è stata vissuta dal popolo sardo, non dagli addetti ai lavori, non dagli specialisti del settore, non dalle forze politiche ed istituzionali, come un elemento che ha creato un distacco dei cittadini dalle istituzioni, e noi abbiamo due nemici fondamentalmente in questa nostra battaglia che, devo dire, dobbiamo chiudere.

Ho seguito ieri l'intervento del consigliere Cugini e il segretario del maggior partito della coalizione ha fatto bene, rivolgendosi alle forze di minoranza presenti in Consiglio, a chiedere una partecipazione su questo progetto, su questa proposta di riforma dello Statuto. Proposta di riforma che deve avere un iter veloce, che deve essere segnata da un largo coinvolgimento, che deve essere segnata da una partecipazione di popolo; però ha fatto anche bene a dire che ove questa disponibilità non ci fosse, è chiaro che è compito della maggioranza andare avanti perché questo impegno è stato assunto con l'elettorato sardo, e l'elettorato sardo anche su questo impegno ci ha dato la sua fiducia.

Dicevo che ci sono due nemici fondamentalmente, l'indifferenza della maggioranza del popolo sardo rispetto ai temi dell'autonomia e gli attacchi esterni che vengono all'autonomia e all'identità.

Si è parlato molto giustamente di devolution, di progetto governativo che tende a smantellare o tende ad accentrare, a rendere meno incisiva l'azione delle Regioni e delle autonomie locali a livello governativo. Io penso che bisognerà verificare attentamente quale attacco ulteriore vi sia al desiderio di identità e di rafforzamento di autonomia delle Regioni, e della Regione sarda in particolare, per esempio nella finanziaria che ieri il Governo nazionale ha presentato in Parlamento.

Anche perché, memore di un'altra stagione statutaria che abbiamo vissuto in Sardegna per quel che riguarda comuni e province, che è quella relativa all'applicazione della legge numero 142 del 1990, io ricordo che una delle affermazioni che sia i consiglieri, assessori, Presidenti o sindaci di provincia o comuni facevano, sia gli esperti che anche in quella fase vennero consultati, era che non vi può essere autonomia statutaria se non vi è autonomia finanziaria.

Ed io non so, anche alla luce del dibattito che abbiamo avviato nella prima Commissione relativamente all'assestamento di bilancio e alla definizione del bilancio per il 2005, quali possano essere in termini economici i contraccolpi che una manovra così pesante può avere sulle finanze regionali, l'impatto che essa può avere anche nell'operazione complessiva di definizione delle linee di intervento per lo sviluppo della Sardegna.

Ecco perché, concludendo, penso che sia necessario in questa fase, accogliendo la proposta di istituzione di una Consulta che è stata fatta dal presidente Soru, definire velocemente i criteri costitutivi della Consulta, la composizione, ed avviare quindi la discussione su questo aspetto, ma contemporaneamente noi dobbiamo dare elementi di specialità alla nostra azione quotidiana.

La proposta avanzata dal collega Balia, presentata emblematicamente come un esempio di specialità, e io sono d'accordo su questo, cioè l'approvazione del bilancio entro il 31 dicembre, badate, dà il senso della difficoltà in cui ci troviamo nell'affermare il nostro ruolo come Consiglio regionale, perché viene presentata, e giustamente si rivendica anche la partecipazione della minoranza su questo obiettivo, come speciale, come elemento di specialità, l'approvazione di un provvedimento nei termini previsti dalla legge. Ecco che l'ordinarietà rischia di diventare specialità.

Ecco perché quindi nella nostra iniziativa di coinvolgimento sulle modifiche da apportare allo Statuto della Regione Sardegna, un elemento di fondo per attirare l'interesse e la partecipazione dei cittadini è quello di recuperare la credibilità della Regione e questo lo possiamo fare cominciando noi a dare esempio di specialità rispetto ai tempi utilizzati dal Consiglio nel passato recente e non solo recente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, credo che il dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula sia un dibattito strano, nel senso che ciascuno dei consiglieri che, a pieno titolo, con partecipazione, con passione sta intervenendo sull'argomento della mozione presentata come primo firmatario dal collega Balia parla, come è normale che sia, dato l'argomento, di ciò che gli viene in testa, e il dibattito che ne sta discendendo è un dibattito arlecchino, composito, variegato, in cui abbiamo sentito ragionamenti tutti rispettabili ma, francamente e probabilmente, anche fuori tempo e fuori spazio rispetto alle emergenze che il Consiglio regionale si trova ad affrontare in tema di Statuto.

Quindi noi siamo davvero perplessi, come Riformatori, di fronte al dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula, dibattito che forse sarebbe stato più opportunamente recepito all'interno di un circolo culturale dove è possibile, senza rete, discutere di argomenti alti, filosofici, importanti, senza che poi la ricaduta di questi argomenti costituisca un impegno cogente dal punto di vista legislativo per nessuno.

Siamo, ripeto, davvero spiazzati di fronte al dibattito che tra ieri e oggi si è sviluppato in quest'Aula, e nei pochi minuti che mi sono consentiti esprimerò tutte le nostre perplessità; ma forse non userò neppure tutto il tempo a mia disposizione perché sarò tutto sommato schematico e forse sarà più facile essere compresi da coloro che eventualmente volessero ascoltare e comprendere.

Le perplessità che abbiamo sono di carattere sostanziale; diversi colleghi, volendo classificare i loro interventi per grandi categorie, hanno detto che discutendo di Statuto bisogna parlare di contenuti e non bisogna correre il rischio di parlare di strumenti. Benissimo, cerchiamo di seguire in modo logico questo filone di discorso. Parlare di contenuti significa parlare, secondo i colleghi che sono intervenuti, di autonomia, di specialità, di riforme, di federalismo. Mi sembra che sia una discussione un po' troppo ad ampio spettro se noi riteniamo di poterla esaurire in dieci minuti, cioè nel tempo assegnato ad ogni consigliere nel corso della discussione; e mi sembra che questa discussione sui contenuti tra l'altro finisca col mettere insieme cose che poca affinità hanno tra di loro.

Mi ritorna alla mente il nostro maestro delle elementari che ci chiedeva se due pesche più due pere era una specie sommabile e se si poteva fare la somma di quattro, noi riteniamo che questa somma di quattro tra pere e pesche sia difficile farla.

Quando un autorevole esponente di quest'Aula, cioè il Presidente della Commissione autonomia, l'onorevole Maninchedda, ha parlato di contenuti dello Statuto, ha detto cose che noi condividiamo. Ha detto, con un intervento alto, di grande spessore che bisogna pensare ad una riforma della burocrazia regionale , che bisogna parlare della riforma delle istituzioni, perché ci sono troppe istituzioni in questa Regione, qualcuna l'abbiamo creata anche da poco con le nuove province, che si sovrappongono alle comunità montane, che bisogna riformare gli enti.

Queste sono tutte competenze proprie del Consiglio. Non c'è nessun bisogno di fare uno Statuto nuovo per riformare l'ESIT o per riformare l'ERSAT.

Non c'è nessun bisogno di nuovo Statuto per decidere se le Comunità Montane devono continuare a funzionare così come oggi sono organizzate o in altro modo. La stessa prima Commissione ha licenziato un disegno di legge sulle autonomie locali che non richiede una riforma statutaria. Quindi ci sono tante riforme che questo Consiglio è chiamato a fare e per le quali noi aspettiamo che questo Consiglio inizi a lavorare.

Personalmente e come partito dei Riformatori siamo ben felici di dare il massimo della collaborazione possibile. D'altra parte abbiamo già presentato anche in questa legislatura le nostre proposte di legge in tema di riforme, nella aspettativa e nella speranza che siano diversi il destino e l'iter delle riforme rispetto alla legislatura passata.

Poi vi il grande interrogativo sulle ragioni dell'autonomia, della specialità. Esistono ancora queste ragioni? Non esistono? Io credo che questo interrogativo si inserisca, e molti questo hanno fatto nei loro interventi, nel complessivo contesto di quella riforma federale dello Stato che noi stiamo comunque affrontando. Una riforma federale che ha padri diversi perché, licenziata inizialmente da un governo di centrosinistra, è ora perseguita da un governo di centrodestra; quindi sarebbe difficile rigettare le responsabilità, da entrambe le parti, se le cose non dovessero andare bene.

Noi crediamo che queste ragioni dell'autonomia e della specialità, che sono discusse nell'ambito più vasto del federalismo, debbano essere ricondotte al giudizio che ciascuno di noi come partito politico dà sul federalismo; e noi il nostro giudizio sul federalismo l'abbiamo espresso in maniera chiara tutte le volte che c'è stato consentito di farlo. Questo federalismo di cui si parla oggi nei giornali, questo federalismo che sembra essere oggi il substrato della discussione sul federalismo in Italia e che si riallaccia a filoni di federalismo fiscale, a noi non sta bene, nel senso che noi consideriamo il federalismo come un movimento che normalmente inizia dal basso (ma non entriamo nella discussione, non scomodiamo i padri della storia del federalismo), come un movimento che ha come obiettivo, l'ha definito il consigliere Maninchedda, quello di garantire pari opportunità tra tutti i cittadini dello Stato nell'ambito del quale esiste una forma federale di istituzione.

Il raggiungimento delle pari opportunità avviene quindi mettendo in condizioni tutte le cittadinanze, che all'interno di uno Stato nazionale si riconoscono, di avere uguali punti di partenza. Questo in Sardegna oggi non è realizzato, noi riteniamo che ogni sforzo dei sardi, anche nella riscrittura del loro Statuto, non possa prescindere da una valutazione di merito di questo genere.

Abbiamo esposto schematicamente le considerazioni sui contenuti, però i contenuti non si fanno senza strumenti. Noi abbiamo sostenuto più volte, detto e ripetuto nella scorsa legislatura, che la Costituente, che è rimasta "il convitato di pietra" nelle discussioni di questo Consiglio, lo è stata anche nell'ultimo dibattito che abbiamo fatto su argomenti analoghi, che viene citata da tutti perché comunque è un coniglio che esce fuori dal cilindro quando uno meno se lo aspetta, ebbene la Costituente per noi rimane lo strumento fondamentale. Ma i motivi per cui rimane lo strumento fondamentale non li dirò io perché li ha già detti il consigliere Orrù, esponente del centrosinistra, non a favore della Costituente nella scorsa legislatura, nel suo intervento.

Il consigliere Orrù ha detto infatti che la Costituente ha in sé due meccanismi fondamentali che servono alla Sardegna per sostenere con forza la propria battaglia sull'autonomia, la specialità e lo Statuto. Il primo è che coinvolge tutti i cittadini sardi, cioè non è un movimento di élite, e il collega Pisu ha citato l'ampio coinvolgimento della società civile (sindacati, mondo della cultura, altre espressioni della società) che nella scorsa legislatura si è sviluppato sul tema della Costituente. La Costituente è elettiva, la Costituente è proporzionale, quindi rappresenta tutti i modi di pensare che sono presenti all'interno della società sarda e in questo ha una forza immensa. Non è un processo che cade sulla testa dei sardi, ma è un processo che parte dalla testa dei sardi.

La seconda valutazione, pure questa presente nel ragionamento lucido del consigliere Orrù, è che la Costituente consente un rapporto di tipo pattizio tra soggetti di pari entità, di pari dignità, con lo Stato, tutto il resto è fasullo. Vi ricorderete che dieci anni fa il Consiglio regionale nominò una Commissione, che chiameremo Commissione Bonesu in ricordo del nostro validissimo collega che la guidò per cinque anni; ebbene, quella Commissione pur guidata da persona di grande spessore, fortemente appassionata ai destini della Sardegna, che cosa ha prodotto? Allora il dibattito sullo Statuto era forse in anticipo sui tempi, oggi invece siamo in ritardo, nel senso che i tempi sono passati e che l'individuazione degli strumenti non sarà neanche questa volta neutra rispetto agli obiettivi che noi vogliamo raggiungere.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi, a me sembra, come diceva quel vecchio adagio "tanto tuonò che piovve", che per il vecchio e in alcuni punti anche glorioso Statuto regionale sia arrivato il momento di andare in pensione. Infatti, secondo il nostro parere, esso è assolutamente inadeguato a porre basi normative per il pieno sviluppo della nostra autonomia; e su questo punto credo che tutti siamo d'accordo qua dentro, così come siamo anche d'accordo, credo, sul fatto che questa sia la legislatura delle riforme. Si tratta ora tutti insieme, maggioranza ed opposizione, di intraprendere una strada comune per costruire la nuova Carta costituzionale dei sardi.

Non si tratta solo di adeguare il vecchio Statuto alle conseguenze delle nuove leggi costituzionali testé emanate perché, se così fosse, noi faremmo di uno Statuto definito e rivendicato speciale, uno Statuto di diritto comune; si tratta invece di valorizzare gli elementi positivi della specialità e neutralizzare gli aspetti negativi definendo in legge le peculiarità della nostra Regione affinché da essa possano discendere i nuovi poteri legislativi, amministrativi ed organizzativi ai quali faranno riscontro adeguate norme di attuazione.

Si è sempre parlato degli elementi costitutivi della nostra specialità, ragioni storiche, di popolo, di arretratezza economica e soprattutto di insularità; questi elementi rischiano di essere voce nel deserto e quindi senza valore se non vengono però riconosciuti dallo Stato nazionale. Unico elemento incontestabile ed oggettivo è costituito dalla insularità che da un lato genera potenzialità da utilizzare, mi riferisco appunto al turismo, mentre dall'altro genera tutta una serie di diseconomie dovute principalmente all'importazione e all'esportazione delle merci e alle difficoltà quasi quotidiane, come le cronache ci riferiscono, relative alla mobilità delle persone.

Queste purtroppo, signor Presidente, sono delle note dolenti che impediscono ai cittadini sardi non solo di essere a pieno titolo cittadini d'Europa, ma anche cittadini italiani, in violazione del principio costituzionale della libertà di movimento nel territorio nazionale.

Noi pensiamo che tutte le regioni del sud abbiano motivo di lamentarsi per l'arretratezza economica in cui vivono rispetto allo sviluppo del Paese, arretratezza dalla quale conseguono disagi di carattere sociale. Tuttavia la nostra arretratezza è aggravata da una serie di specificità che ci rendono creditori nei confronti dello Stato, ma soprattutto più degli altri abbiamo la consapevolezza di essere un popolo con cultura e storia indiscutibili, e come popolo identitario abbiamo urgente bisogno di una Costituzione che rappresenti i nostri diritti e costituisca la premessa ad un percorso di sviluppo autonomista.

A questo punto occorre quindi aprire un contenzioso con lo Stato per essere adeguatamente rappresentati anche a livello europeo. Consideriamo una autentica ingiustizia non essere rappresentati a Strasburgo e chiediamo un rapporto diretto con l'Unione Europea, senza mediazioni di alcun genere, per rivendicare attenzioni che la stessa Comunità ha riconosciuto in misura generosa ad altre regioni considerate periferiche in confronto a noi.

Anche la nostra condizione di insularità al centro del Mediterraneo va interpretata come una condizione di indiscusso vantaggio se saremo liberi di intrattenere rapporti culturali, commerciali con i paesi che si affacciano nel cosiddetto Mare nostrum. Non vogliamo in questa prospettiva che la burocrazia statale rallenti o annulli possibili intese su accordi con paesi viciniori. Vogliamo essere padroni di decidere sull'utilizzo del nostro territorio, e se motivi di interesse o di sicurezza sovra nazionale suggeriscono la presenza esterna, pretendiamo di dare parere vincolante e di condividere con lo Stato i progetti che direttamente riguardano noi più degli altri, nello specifico mi sto riferendo a quanto sta succedendo a La Maddalena.

Dobbiamo perciò riscrivere rapidamente lo Statuto adeguandolo ai nuovi scenari e improntandolo ad un rapporto paritario con lo Stato dal quale non vogliamo separarci, non intendiamo alimentare politiche secessionistiche, al contrario dichiariamo la nostra fedeltà alla Repubblica, ma pretendiamo che la nostra dignità sia salvaguardata e riconosciuta nella legislazione statale.

Ma a questo punto ci chiediamo: quale strada seguire per riscrivere la nostra Carta costituzionale? Si è parlato a lungo anche ieri, e credo anche stamattina, dell'utilità di una Assemblea costituente, istituto diverso dal Consiglio regionale, con lo scopo si è detto di coinvolgere i sardi e di avvicinarli al palazzo della politica al fine di ricreare un entusiasmo verso le istituzioni che in questi anni sta visibilmente scemando.

Noi non siamo d'accordo; il Consiglio regionale non deve rinunciare assolutamente alle sue prerogative, sia sul piano giuridico che su quello morale, deve tuttavia aprirsi alla gente, sollecitare il contributo di tutte le forze attive della Regione, da quelle del mondo del lavoro, dell'imprenditoria, delle associazioni culturali e del volontariato, alle stesse categorie di persone rappresentative attraverso una Consulta che consenta di raccogliere suggerimenti ed indirizzi, una consulta non di stampo elitario, ma che rappresenti il vero tessuto sociale, economico e culturale del popolo sardo.

I risultati di questo lavoro devono essere quindi trasferiti in Aula per una valutazione definitiva affinché sia il Consiglio, e solo il Consiglio nella sua interezza, possibilmente senza divisioni, né defezioni, a scrivere lo Statuto secondo procedure giustamente elaborate, ma deve farlo rapidamente sia per recuperare il tempo perduto, sia per inaugurare con un atto di grande dignità una stagione di riforme che deve caratterizzare l'attività di questi cinque anni, come disse qualcuno ieri, ricorsi permettendo.

Dunque ribadiamo la nostra ostinata convinzione che l'autonomia deve essere ampia ed ampiamente riconosciuta dallo Stato, non condividiamo ad esempio che nell'ultimo riparto della potestà legislativa vi siano alcune materie, come tutela dell'ambiente e dei beni culturali, energia elettrica, di esclusiva competenza statale ed altre, reti di trasporto e navigazione, valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, protezione civile, banche regionali dove esisterebbe, secondo il nuovo articolo 117 in discussione alla Camera, un regime di concorrenza solo apparente; è lo Stato infatti che stabilisce le regole e, all'interno di queste cornici, le regioni possono arrangiarsi.

Noi chiediamo invece che su alcune materie, soprattutto quelle determinanti per il nostro sviluppo, ci sia un tavolo di negoziazione assolutamente prioritario il cui risultato venga recepito a livello legislativo da un decreto su un modello di quello che conclude l'iter della commissione paritetica per la formulazione delle norme di attuazione dello Statuto. L'elenco di queste materie, dai trasporti all'energia, dalle risorse idriche alle infrastrutture, non deve essere necessariamente uguale a quello stabilito della Costituzione, al contrario alcune competenze vengono dallo Stato trasferite ad una categoria che preveda il ruolo primario di Stato e regioni.

Vorrei infine accennare alla conoscenza di cui parlava il Presidente Soru. Il problema della conoscenza è fondamentale per l'opera del legislatore, lo è ancora di più quando la legge da scrivere è quella fondamentale, la madre di tutte le leggi: la Costituzione regionale. Ma io mi auguro che approfondiremo questo argomento in un prossimo dibattito.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, la discussione della mozione Balia e più ha consentito a questo Consiglio di fare esercizio di oratoria, abbiamo parlato di tutto e di più. L'onorevole Cugini ha invitato il Gruppo di Alleanza Nazionale a dare un segnale relativamente all'approvazione del bilancio e della finanziaria - vedete un po' come si sono mischiate le carte - ma io capisco che il segretario regionale del primo partito della coalizione di centrosinistra rivolga un invito in questo senso.

L'approvazione di un bilancio però è certamente cosa diversa dalla modifica dello Statuto, anche se la mozione Balia è servita per porre il problema della specialità autonomistica in un momento particolare della vita politica italiana, quello della modifica del Titolo secondo della Costituzione che sta alimentando paure e timori secondo noi ingiustificati. Noi riteniamo infatti che le modifiche apportate al Titolo secondo della Costituzione non creino allarmismi e non ci impediscano di modificare il nostro Statuto adeguandolo ai tempi; le preoccupazioni esternate non possono essere perciò da noi condivise.

Quello che è importante, nel momento in cui si discute un argomento di questa portata, è che ognuno di noi non si nasconda ma dica esattamente ciò che pensa; Noi l'abbiamo già fatto, ma forse è utile ribadirlo. Abbiamo detto di essere contrari alla Costituente, siamo contrari (non l'abbiamo ancora detto, ma lo diciamo adesso) a qualsiasi forma di Consulta perchè riteniamo che non si possa chiudere la porta e aprire la finestra. Però siamo pronti e disponibili a discutere qualsiasi tipo di proposta possa arrivare in quest'Aula perchè riteniamo di non poter condividere, sono state fatte moltissime citazioni di personaggi che non fanno parte più della nostra vita politica, della nostra vita culturale, consentitemi di farne una anche io, quanto detto da uno storico tedesco dell'ottocento, un tale Mommsen, che sostenne di essere arrivato in Sardegna e di aver trovato crani morti e crani vivi e tra quelli vivi molti vuoti.

Io non mi voglio omologare al pensiero di Theodor Mommsen; cito lui, avrei potuto citare come un illustre rappresentante del Consiglio regionale delle passate legislature il "Crasta Cubeddu", perchè non ritengo che questo Consiglio abbia il cranio vuoto, io credo che questo Consiglio abbia il cranio pieno. Ed è per questo che tutte le proposte di modifica dello Statuto debbono nascere da questo Consiglio regionale.

È ovvio che uno Statuto non va modificato e non va approvato con il solo sapere di questo Consiglio regionale, ci mancherebbe altro! Ci sono ben altri strumenti per discutere, per far conoscere, per calarci in quella realtà che può essere veramente il "Crasta Cubeddu"! Allora sì, il signor nessuno, un individuo qualsiasi, una persona qualsiasi! Possiamo certamente portare a conoscenza di tutto il territorio, di tutti gli strati sociali una proposta o più proposte che dovessero nascere da questo Consiglio regionale.

Preannuncio in quest'Aula che la nostra proposta di modifica dello Statuto verrà presentata la settimana prossima; e se ci abbiamo lavorato noi ed immagino che molti di voi, colleghi, abbiate lavorato alle vostre proposte, non capisco per quale motivo dobbiamo inventarci altri strumenti.

Questa è la sede deputata per modificare lo Statuto e su questo credo che noi saremo intransigenti. Vi dico subito - questa sì mi è venuta adesso e non era prevista - che io, ma credo anche i colleghi di Alleanza Nazionale, se fossero necessari gli ultimi voti per approvare una modifica di Statuto in quest'Aula, uno Statuto pur ridotto, pur stravolto, pur non condiviso, però se ci fosse questa necessità, tutti quanti noi faremmo probabilmente quello che Emilio Lussu fece - e lo disse prima - a Pietro Mastinu: "Anche se fosse l'ultimo voto - disse - voterò a favore di quello Statuto perchè non posso pensare che questo Consiglio regionale non sia in grado di fare una legge organica per la nostra Regione".

È chiaro che poi nella discussione generale è entrato un po' di tutto, ma io non mi voglio sottrarre al fatto che nell'ambito della discussione sulla modifica statutaria dobbiamo discutere di tantissime cose; non mi posso assolutamente sottrarre alla discussione sui pesanti problemi in campo; ma, fondamentalmente, la cosa che ci interessa di più è capire se questa maggioranza, se questo Presidente sono intenzionati a rendere la Regione più snella, più agile, riservandole solo il potere di indirizzo politico, di coordinamento degli interventi programmati, di controllo della spesa e di verifica del raggiungimento degli obiettivi. Tutto il resto deve essere delegato alle autonomie locali, province, comuni e se esisteranno ancora - vivvadio - le comunità montane.

Questo è il concetto fondamentale che noi vogliamo rimarcare, perchè se così non fosse, è chiaro che saremmo preoccupati e pronti a dare battaglia su questo.

Attraverso la riscrittura dello Statuto si deve giungere ad una proposta di profonda revisione del sistema istituzionale, a partire dal sistema delle autonomie locali.

La prima Commissione nei giorni scorsi ha discusso sulla istituzione del Consiglio delle autonomie locali. Cominciamo ad individuare un soggetto che deve essere legittimato a discutere le modifiche dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna; questo soggetto è appunto il Consiglio delle autonomie locali, rappresentanza ampia di tutto il territorio regionale, rappresentanza ampia di tutti gli enti locali. Perchè dovremmo escludere - ma credo che nessuno lo voglia fare - un soggetto legittimato a dialogare con noi, a discutere con noi e a fare proposte con noi per la modifica dello Statuto.

È chiaro che poi nello Statuto non si parlerà solo di ordinamento della Regione Sardegna, si parlerà anche di forma di Governo, dei fattori dello sviluppo, del sistema produttivo, del credito, dei trasporti, ne avete parlato già tutti, del sistema territoriale ambientale, dell'urbanistica e della tutela del paesaggio, della nuova portualità, della viabilità interna, del piano di assetto e sviluppo del territorio.

Se vogliamo discutere ad ampio raggio di ciò che questa Regione dev'essere, credo che dovremo fare questo lavoro; le rivendicazioni possiamo anche continuare a farle ed è legittimo che le facciamo, ma non attardiamoci ancora a colpevolizzare solo ed esclusivamente lo Stato quando tutti noi sappiamo che molte delle nostre debolezze sono nate in quest'Aula o nella precedente. Per evitare questo non possiamo pensare di avere con lo Stato un rapporto univoco, dev'esserci un rapporto biunivoco, ci dev'essere una contrattualità, ci dev'essere un'interazione tra noi e lo Stato, tra noi e il Governo di turno; e oggi un Governo nazionale di centrodestra vede la Regione Sardegna governata da una coalizione di centrosinistra.

Non è facile, vi capisco, non era facile neanche per noi quando siamo arrivati in quest'Aula con una maggioranza che non era tale, e con un Governo centrale guidato da una coalizione di centrosinistra. Allora, queste considerazioni è chiaro che il presidente Soru le deve fare; quindi anche se sente di sostenere tutta una serie di sollecitazioni che arrivano da diversi settori della nostra Regione rappresentati dai Verdi, dagli ambientalisti, dai forum sociali, dai movimenti per la pace, tutto quello che volete, qui c'è una rappresentanza forte del territorio sardo, una rappresentanza dell'elettorato sardo che deve far sentire la sua voce. Siamo legittimati a fare questo, sì o no? O siamo stati votati e quindi ci hanno dato la possibilità di sedere in questi banchi solo ed esclusivamente per poi essere criticati per la nostra incapacità, la nostra inefficienza, per criticare le nostre indennità? Se è questo quello che vogliamo, vi dico che a fare populismo e demagogia ci riusciamo anche noi, e credo che l'abbiamo dimostrato per almeno quarantacinque - cinquant'anni.

Stare all'opposizione certe volte è più comodo, noi non vogliamo fare un'opposizione di quel genere; noi vogliamo insieme a voi, insieme al Consiglio, contribuire a scrivere una nuova Carta costituzionale della Regione Sardegna che sia rispondente alle esigenze moderne, senza per questo dimenticare il passato. Ognuno di noi, onorevole Maninchedda, non ha bisogno di fare come Pirandello (o come Pirandello non voleva fare), cioè portare sulle spalle tutto il pregresso.

Noi sardi il pregresso lo portiamo nel D.N.A., noi siamo autonomisti non perchè lo vogliamo essere, ma perchè siamo diversi, e di questo dobbiamo tenerne conto tutti!

Allora, l'invito che Alleanza Nazionale rivolge al Consiglio e alla Giunta è quello di portare in Consiglio regionale proposte di riforma dello Statuto della Sardegna, di sedere ad un tavolo, di discutere, di convocare tutti i soggetti che si vuole convocare, dal primo fino all'ultimo, purché lo Statuto sia elaborato da questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta e colleghi consiglieri, la riscrittura di un nuovo Statuto speciale della Sardegna è ormai indispensabile per adeguare quello dello 1948, ormai superato e stravolto, in particolar modo per quanto riguarda la definizione dei poteri reali della Regione dalle leggi costituzionali di riforma.

La modifica del Titolo quinto della parte seconda della Costituzione incide profondamente sull'assetto generale dei pubblici poteri in senso autonomistico e tutto ciò, come sottolinea Giorgio Pastori, docente di diritto costituzionale della facoltà di giurisprudenza dell'Università cattolica di Milano, è avvenuto in questi anni in un contesto di quasi totale distrazione collettiva, che coinvolge parti importanti anche di quest'Aula consiliare. Basterebbe pensare all'Aula vergognosamente semideserta che si è vista in questi due giorni di dibattito su argomenti di tale portata.

Prima di entrare nel merito della questione, dovremmo soffermarci su un concetto fondamentale, quello dell'autonomia e del mantenimento del carattere della specialità, al fine di definire una proposta consiliare che sia innovativa e comporti una trasformazione della società sarda. Ormai tutti parlano di autonomia, poco fa ne ha parlato anche il Capogruppo di Alleanza Nazionale, di specialità della Sardegna, ma nessuno dice in modo chiaro che autonomia si vuole, per fare che cosa, per tutelare e garantire chi, per quale modello di sviluppo della Sardegna e per quale qualità della vita.

Questi sono gli elementi fondamentali che dobbiamo affrontare in questo dibattito. Per questa ragione l'interrogativo che ci poniamo è quello dell'identità oggi e dell'autonomia oggi, di conseguenza di quale autonomia la Sardegna ha bisogno per favorire la partecipazione popolare, lo sviluppo democratico e il suo riscatto sociale.

Di qui l'esigenza della riscrittura dello Statuto, riscrittura perchè siamo di fronte ad uno strumento invecchiato e anche il suo impianto generale appare attualmente inadeguato per interpretare la concezione dell'autonomia - e per come io personalmente la intendo - al fine di un'efficace azione per la rinascita, il progresso e lo sviluppo della Sardegna.

La riscrittura dello Statuto dev'essere il risultato di una mobilitazione unitaria e democratica per assicurare che i ceti sociali più deboli (lo ricordavano prima di me i miei colleghi di partito) siano garantiti dal nuovo Statuto, abbiano cioè le stesse pari opportunità e diritti di cittadinanza dei ceti sociali più forti, in sintesi che non siano esclusi nel nuovo disegno istituzionale.

Nel condurre questo impegnativo lavoro legislativo occorre evitare che l'Aula diventi la sede, su un argomento di tale portata, di una vuota esercitazione retorica o di riferimenti a situazioni socio - economiche o a un'identità socio - culturale ormai superate. Noi di Rifondazione Comunista riteniamo la proposta di Assemblea costituente sbagliata dal punto di vista legislativo, politico e anche istituzionale, in quanto tale compito dev'essere esercitato dal Consiglio regionale, espressione più autorevole e democratica dell'intero popolo sardo.

La proposta va respinta in quanto funzionale ad un disegno che prevede uno Statuto segnato dal moderatismo, dal conservatorismo e da una concezione neo liberista. E' un termine, quello della Costituente - lo ricordo all'onorevole Vargiu - che per quanto mi riguarda va cancellato dal vocabolario regionale. Già in passato, e precisamente nella XII legislatura, il Gruppo del partito della Rifondazione Comunista aveva presentato una mozione che indicava su quali priorità riscrivere lo Statuto, proprio in contrapposizione all'idea della Costituente.

Quei punti, ancora oggi attuali, affrontano il tema di un potenziamento e di una piena garanzia giuridica di permanente efficacia dell'articolo 13 dell'attuale Statuto, Piano di Rinascita, assicurato dal concorso sia dello Stato che dell'Unione Europea; in particolare, si parlava di dare continuità ed efficacia ad una serie di misure e di azioni concertate tra Comunità Europea, Stato e Regione per il lavoro, per ridurre drasticamente il tasso di disoccupazione, per innalzare il tasso di occupazione attraverso un allargamento del tessuto produttivo sardo.

Rinnovamento degli istituti di democrazia autonomistica e di garanzia - lo dicevo prima - della partecipazione popolare al processo di sviluppo economico, sociale e culturale dell'Isola; statuto dei diritti di cittadinanza con garanzia assoluta di risposta ai diritti fondamentali di ogni cittadino; promozione e sostegno di un progetto di sviluppo di qualità sociale e ambientale tale da interessare tutti gli aspetti dello svolgimento della vita pubblica nell'Isola.

Una nuova carta statutaria, quindi, che ponga la questione della tutela e della salvaguardia del patrimonio artistico e ambientale, in particolare delle coste, come aspetto centrale e strategico per la crescita economica e lo sviluppo sociale, culturale e civile della Sardegna.

Il compito che ci attende è impegnativo per il lavoro che dobbiamo svolgere, ma può essere esaltato se quest'Aula concentrerà il proprio sforzo per riaffermare il valore della specialità della Sardegna, per riscrivere ed approvare una carta statutaria adeguata ai nuovi processi in atto a livello nazionale ed europeo, alle diverse esigenze amministrative e politiche, alla diversa realtà sociale, economica e culturale della Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, colleghe, prendere un caffè con IIly o avere promesse da un ministro padano del Governo italiano non ci permette di star sereni per il mantenimento della specialità e neanche dell'autonomia.

Questa mozione ha dimostrato, in tutta la loro gravità, le contraddizioni e le differenze genetiche che esistono tra i vari Gruppi, questo è ovvio! Il collega Pisu - col quale mi sono complimentato e al quale voglio dire che nel suo percorso non sarà in solitudine - deve sapere che la cultura di base che esiste in Sardegna dal primo Statuto, è racchiusa anche in questi brevi rapporti epistolari tra l'inflazionato Lussu e Renzo Laconi.

Brevemente vi faccio capire; già da allora, fino ai figliocci che ancora siedono qui, c'era questo rapporto idilliaco che diceva tutto sul tasso autonomistico e sul senso di appartenenza per la specialità sulla quale mi soffermerò dopo.

Lussu lamenta questo attacco attraverso un giornale letto dalle masse, attacco subito dal Lussu e risponde a Laconi: "Io non sarei guarito dal sardismo? Ti auguro possa finalmente riuscire a capire che cos'è il sardismo, senza di che è inconcepibile oggi un movimento popolare nell'isola, che butti alle ortiche borghesi e nazionalisti e quel tuo persistente antiautonomismo che già ti ha fatto commettere non pochi e non lievi errori politici, come il tuo atteggiamento in seno alla Consulta regionale nel maggio 1946, con il quale hai contribuito fortemente a far cadere lo Statuto siciliano. 27 gennaio 1952". Esiste questa intolleranza!

Da più parti si dice: "Noi abbiamo la specialità" e ci si sforza di capire da cosa nasce questa specialità; da più parti si aggettiva la globalizzazione definendola liberista e dimenticando che anche la globalizzazione, nella sua devastante azione omologante, ha portato un euro al giorno per certi popoli che continuamente muoiono di fame tutti i giorni. Si dice che per opporsi a questa globalizzazione l'antidoto è l'identità; da più parti è stata sostenuta questa tesi.

Non mi soffermo sul concetto di identità perchè noi sardisti non intendiamo l'identità come una sofferente e presuntuosa chiusura; vorrei semplificare portando, velocemente, l'esempio del Poetto prima della terapia del Presidente Balletto, definito "l'Attila del Poetto"! Il Poetto, nel suo movimento costante e lento, porta quest'acqua continua e si rinnova, la riprende. L'identità è questa, quello che abbiamo subito nella storia, che ci ha visto anche soffrire, perdenti, tutte le sovrapposizioni ad opera di popoli che ci hanno colonizzato, oppressi e fatto soffrire, quindi non è chiuso in un forziere angusto, geloso da ostentare come la bellezza più bella del mondo. No, però questa è l'identità, questa è la nostra specialità e il binomio lingua - cultura - Pisu l'ha espresso benissimo - è un elemento fondamentale, imprescindibile che fa parte della nostra specialità.

Io ho letto alcuni giorni fa le pericolosissime "inversioni ad U" di rappresentanti, definiti autorevoli, che fanno parte della prima Commissione; erano gli alfieri dell'Assemblea costituente, sono diventati i conservatori più grigi e hanno respinto questa fase costituente. Ma erano veramente sinceri ieri quando parlavano di fase costituente, di questa stagione che doveva coinvolgere il popolo sardo, o mentivano? Cos'è cambiato della stagione di avantieri rispetto ad oggi? Forse il salto della quaglia? Si è passati dall'opposizione alla maggioranza! Perchè si liquida brutalmente questa fase appassionante ed indispensabile dell'Assemblea costituente? Non è forse vero che la logorrea e la litigiosità che ci appartengono ci hanno impedito di dotarci di una legge propria e siamo dovuti ricorrere alla legge dello Stato italiano, valida per le regioni a Statuto ordinario? O è falso?

Quindi, anche questo sta a sacramentare la bocciatura del nostro spirito autonomistico, e siamo qui con una legge che più volte ho definito liberticida e truffaldina, proprio perchè dà la possibilità a gruppi che hanno avuto lo stesso consenso elettorale nostro, solo perchè hanno stretto accordi di parentela, di ritrovarsi oggi miracolosamente triplicati, ma è altrettanto vero che ci sono movimenti e partiti che a causa di questa legge non sono presenti.

Io non voglio togliere nulla all'autorevolezza e alla serietà di questo Consesso e vorrei tranquillizzare gli amici di Alleanza Nazionale che con l'Assemblea costituente non si esautora il Consiglio; il Consiglio prende atto, proprio per questa stagione di grande apertura, che di fronte a questi cambiamenti - vedasi l'unione dei popoli, il trattato di Maastricht, la globalizzazione - abbiamo bisogno anche noi, perchè c'è stata questa rottura e questa discontinuità, di chiedere in un modo scolastico a tutti i sardi un contributo per riscrivere questo patto fondativo.

Questo non deve ferire l'orgoglio di questo Consesso perchè è anche ridicolo dire che ci vorranno tempi biblici, immense risorse finanziarie; è una legge che, se ci sediamo, in mezz'ora la buttiamo giù; tre articoli per indire l'Assemblea costituente in tempi certi. Una volta che sarà pronto questo patto tornerà all'esame, indispensabile, di questo Consiglio regionale che potrà e dovrà emendarlo oppure, assumendosene la responsabilità politica e morale, bocciarlo.

Quindi il Consiglio regionale non viene esautorato, mantiene la sua visibilità, perchè altrimenti cadiamo in contraddizione, facciamo terrorismo su tutto ciò che è successo in questi cinquant'anni, sentiamo l'esigenza, giusta, di riscrivere le regole e ci arrocchiamo su una posizione da retroguardia, magari affidando a qualche giurista di palazzo o collaboratore più o meno gradito a chi gestisce il potere, la scrittura di questo patto. Per noi è profondamente sbagliato. Ecco perchè io e il collega Scarpa ci siamo permessi di presentare questa proposta, che tra l'altro è l'unica esistente.

Per carità, il Partito Sardo d'Azione è un ottantennio che elabora queste proposte, che ha ricevuto consensi di leggi, ha ricevuto ostruzionismi, siamo abituati a questo, però adesso la stagione è cambiata, s'impone a tutti di riacquistare la possibilità di rivendicare per la Sardegna lo status di Nazione senza Stato. Io ho sentito parlare di bilanci che vanno approvati entro il 31 dicembre e di altri accorgimenti, come, forse, cambiare l'illuminazione di quest'Aula che è fortemente inquinante ed altre cose meno nobili, però per questo ci sono già le leggi ordinarie e i regolamenti.

Qui dobbiamo riscrivere uno Statuto e allora qual è il senso che bisogna dare a questa riscrittura? Come ci rapportiamo? Io mi sono permesso di vedere queste differenze, che sono divaricanti e impressionanti e ho racchiuso queste tre differenze, che sono riconoscibili: nessuno ha parlato di Nazione senza Stato, proprio perché noi ci ricolleghiamo alla concezione di specialità che è fondata su valori etnico-culturali, sulla storia di lunga durata e su tradizioni, miti e riti, riconoscibili pur nel quadro di una loro riutilizzazione; il riconoscimento della Sardegna come popolo e dimensione nazionalitaria d'Europa. Non dimentichiamoci che l'Unione Europea esiste dal punto di vista finanziario e non politico, ci si sta accingendo a vedere la carta costituzionale dei popoli. Certamente è fallita quella degli stati centralisti, e noi ne siamo un esempio e ci stiamo tutti lamentando. E' fallita l'arroganza, l'umiliazione alla quale è stato sottoposto anche il Presidente della Regione autonoma della Sardegna - se è vero l'articolo apparso sulla stampa - che su problemi, per il valore che ha avocato a sé, importantissimi per la nostra sopravvivenza economica, è stato ricevuto, non dal Ministro, che può essere anche giustificato, ma neanche da un sottosegretario, da un grigio funzionario, e il nostro Presidente della Regione ha dovuto, come succedeva, devo ammetterlo, anche al nostro valorosissimo Mario Melis, subire queste mortificazioni.

Siamo d'accordo, presidente Soru, se lei vorrà seguire quella strada di grande dignità politica di imporre allo Stato un rapporto diverso, iniziando dalla desecretazione di questo volgarissimo, intollerabile e antico segreto militare che regola i rapporti tra gli Stati Uniti d'America e l'Italia, perché al di là del fatto che sia coinvolta l'America vorrei che fosse chiaro il concetto: fossero cingalesi o tailandesi o filippini sarebbe lo stesso, qui viene lesa la sovranità del popolo sardo. Noi non siamo antiamericani per il gusto vecchio di contrapporci, noi siamo contro le violazioni della sovranità del popolo sardo e la seguiremo con molto interesse e sincerità su questo cammino perché è arrivato il momento di porre fine a queste offese.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, eviterò di ripetere concetti già ampiamente illustrati, inoltre non è il momento di stabilire priorità, né tanto meno quello di fare proposte operative. Non vi è dubbio comunque che fra le questioni più importanti di cui questo Consiglio dovrà occuparsi la più significativa e politicamente qualificante è senz'altro l'approvazione del nuovo Statuto di autonomia, in attuazione di quanto previsto dalla legge costituzionale numero 1 del 26 febbraio 2001.

Ho voluto citare questa legge, sulla quale c'è stato per tanto tempo un assordante silenzio, per sottolineare che è stata approvata da un Governo, ovviamente, di centrosinistra. Né credo sia sfuggito a nessuno dei colleghi che la riscrittura dello Statuto è un compito che può essere svolto solo con la collaborazione tra maggioranza e opposizione, non solo per un evidente limite di carattere politico, perché la riforma non può che essere la più condivisa possibile, ma anche perché, per approvare la legge statutaria, è richiesta la maggioranza qualificata.

Da parte del mio Gruppo, del mio partito vi è piena consapevolezza della centralità, della rilevanza e dell'importanza di questo adempimento, non esito pertanto a dichiarare formalmente la nostra disponibilità alla piena collaborazione, una collaborazione leale, franca e costruttiva. Se servirà, saremo disponibili, senza vincoli di schieramento, come tante volte abbiamo fatto, a contrastare in tutti i modi legittimi qualsiasi iniziativa del Governo che leda la potestà, la specialità, l'autonomia della Sardegna, ma questa disponibilità e questa lealtà sono subordinate ad una uguale disponibilità e lealtà da parte delle forze di maggioranza.

Lealtà vuol dire soprattutto rispetto sistematico e coerente della legge in senso generale, dell'attuale Statuto di autonomia e della Costituzione della Repubblica. Non è un richiamo vano, ma un preciso riferimento. Senza che questo sia occasione di polemica, ma di riflessione seria e onesta da parte dei colleghi, voglio ricordare che in questo primo scorcio di legislatura abbiamo assistito a una costante violazione di tutte le norme di legge, statutarie, costituzionali. Brevemente entro nel merito con alcuni esempi. La Giunta regionale ha adottato, in queste settimane, una serie di atti volti al ritiro o alla sospensione di deliberazioni poste in essere dalla precedente Giunta.

Questo è avvenuto applicando una legge statale, la numero 241 del '90, non applicabile in Sardegna. Ma di questi argomenti parleremo dettagliatamente, abbiamo tanto tempo disponibile, perché ce lo consentono le mozioni, nel corso dei lavori di questa sessione. E' avvenuto con alcune deliberazioni, che non voglio citare, ma sempre per fare esempi veniamo alle violazioni statutarie. Alcuni Assessori di questa Giunta sono stati nominati in violazione delle vigenti norme dettate dallo Statuto, il quale, come è noto, prevede espressamente che le norme sulla incompatibilità per i consiglieri regionali si applichino agli Assessori (articolo 6 del D.P.R. numero 250 del 1949), e per i consiglieri regionali è ugualmente previsto, all'articolo 6 dello Statuto, che non siano eleggibili se non sono residenti in Sardegna.

Le cause di ineleggibilità, se sopravvenute, operano quali cause di incompatibilità e se qualcuno, come al solito, volesse venire a raccontare che queste norme sono state abrogate dalla legge costituzionale numero 2 del 2001 direbbe una bugia. La legge costituzionale numero 2 non ha inciso sulle questioni di ineleggibilità e di incompatibilità. Non è certamente un nostro giudizio, ma una pronuncia della suprema Corte di Cassazione (lo sa bene il nostro collega Sergio Pisano), che in questi giorni, attraverso una sentenza, ha dichiarato espressamente che si applica la legge del 1948. Se poi non si applicasse quella del '48, ma si applicasse quella dell'81 vorrà dire che ci sono altre cause di ineleggibilità, e ne parleremo nelle sedi opportune.

La conseguenza immediata di questa illegittimità, ed è la nostra forte preoccupazione, è che tutti gli atti adottati dalla Giunta regionale così formata siano illegittimi, completamente illegittimi. E non finisce qui. La Giunta regionale ha infatti ritenuto di approvare i protocolli di intesa con le università, espropriando il Consiglio della competenza che l'articolo 27 dello Statuto gli riserva. E' stato approvato un testo fotocopia rispetto a quello elaborato dalla precedente Giunta salvo, come è stato ammesso, qualche modifica peggiorativa, testo che non era stato formalizzato per rispetto delle competenze consiliari. Anche in questo caso è facile prevedere che sarà il giudice amministrativo - ci sono ricorsi in atto - ad annullare l'atto.

Il mio partito ha impedito, per quattro mesi, all'assessore Capelli, che aveva predisposto l'atto, di deliberarlo come Giunta perché doveva passare attraverso il Consiglio, altri hanno agito in modo diverso.

Ma vi sono violazioni ancora più gravi; potrei riferirmi ad alcune deliberazioni della Giunta regionale in materia paesaggistica, materia sulla quale è bene ribadire che l'articolo 117 della Costituzione attribuisce competenza esclusiva allo Stato. L'onorevole Pirisi mi fa capire di non essere d'accordo. E lo Stato questa competenza l'ha esercitata attraverso il decreto legislativo numero 42 del 22 gennaio 2004 che è il codice dei beni culturali e del paesaggio. Vorrei capire come i provvedimenti approvati dalla Giunta siano compatibili col vigente sistema. E in data odierna sono stati inoltrati al TAR i ricorsi dei comuni di Olbia e di Alghero. Penso sia inutile continuare a disquisire sul tema con valutazioni che sappiamo essere diverse, sarà infatti il TAR a stabilire chi è nel giusto.

Questo è il quadro ed è sconfortante! Mi rivolgo quindi ai consiglieri di maggioranza e al Consiglio nella sua interezza per invitare tutti a non fare polemica per il gusto di farla, ma per risolvere situazioni e per costruire una dialettica democratica e parlamentare di migliore e maggiore livello. Dipenderà dalla maggioranza avere una stagione più serena e meno affetta da un clima di caccia alle streghe, di ritorsioni, che noi non abbiamo mai fatto, anzi il contrario, e lo diremo in questi giorni, perché vogliamo chiarezza.

Evitiamo perciò, se manca la coerenza, gli inviti al senso di responsabilità. Che cosa vuol dire la data del 31 dicembre? L'esercizio provvisorio è stato approvato perché voi avete impedito sempre che il bilancio seguisse un iter normale. Io stesso ho predisposto 131 emendamenti che andranno in Commissione e poi in Aula, per seguire il vostro illuminato esempio!

Per questo agli onorevoli colleghi che hanno proposto la mozione oggi in discussione diciamo che la proposta che avanzano è debole e - detto costruttivamente - anche inutile. Noi condividiamo l'ipotesi di inaugurare una sessione straordinaria dei lavori dell'Assemblea nella quale impegnarci per l'approvazione della nuova legge statutaria. Solo questo consentirà infatti di portare avanti la battaglia contro i tentativi di espropriazione della nostra specialità. Scriviamo insieme la legge e approviamola.

Noi siamo pronti, a questo punto dipende da voi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non si può negare che non esista una forte e stridente contraddizione tra questo retorico, spesso formale, scontato, talvolta quasi mitologico riferimento ai valori della specialità e dell'autonomia, e con esso l'immemorabile e immancabile citazione dei suoi padri, e il dibattito spesso più ideologico-strumentale che autenticamente politico sulle modalità e sugli strumenti democratici che avrebbero potuto portare alla riscrittura di una nuova pagina autonomistica e speciale, dibattito che addirittura avrebbe legittimato e legittima diverse formazioni politiche.

Bene, non si può negare che non esista una contraddizione tra il parlare di autonomia e la constatazione amara che, nei fatti, questa Regione, autonoma e speciale, condivide con le parti più arretrate e povere del nostro Paese tristi primati di povertà, disagio sociale, arretratezza economica, destrutturazione sistematica dell'apparato produttivo, crisi dei settori primario e secondario, assenza di norme e di regole precise che consentano di preservare, perlomeno in questa fase, il bene naturale, il bene ambientale, le coste, l'interno, ciò che in qualche modo garantisce la nostra diversità e segna, di fatto, la nostra specialità.

Non solo, ma a voler rafforzare questa contraddizione, rispetto ai sommi sacerdoti della specialità, si aggiunge l'amara consapevolezza di una condizione di bilancio preoccupante, se non disastrosa, che va ben oltre il disavanzo della sanità, che ci vede indebitati fino al collo, ingessati in ogni tentativo di creatività finanziaria, costretti ai tagli e alle scelte di contenimento; situazione che ci vede in ritardo, speriamo in parte colmabile, rispetto alle opportunità che le politiche di coesione europea ci potrebbero in qualche modo garantire (infatti non si può dire che lo stato di realizzazione del POR Sardegna sia una manifestazione di specialità efficiente), in una condizione ancora che ci vede, per esempio, fortemente deficitari in ordine a una seria e responsabile politica delle entrate, derivante anche dalla disapplicazione da parte dello Stato del regime statutario approvato nel 1983, che ci penalizza ancora fortemente per quello che attiene a entrate quali IRPEF, IVA, imposta di fabbricazione.

In questo contesto crediamo sia giusto dar vita a una fase operosa e responsabile della specialità e dell'autonomia, prima di tutto perché in tutti noi vi è la consapevolezza che l'autonomia e la specialità hanno rappresentato per la Sardegna l'avvio della modernità, una modernità sociale, culturale, politica ed economica. La specialità e l'autonomia hanno rappresentato l'emancipazione rispetto a una condizione di sudditanza e di prostrazione nei confronti, da ultimo, del Regno sardo piemontese e del Regno italiano. Con la specialità statutaria siamo diventati una comunità sociale e politica che ha acquisito finalmente un linguaggio economico, giuridico, amministrativo e un protagonismo prima sconosciuto.

E ancor di più abbiamo contribuito a disegnare una concezione di Stato unitario, sì, ma rispettoso delle differenze e delle diversità secondo una visione concentrica, concorrente e reticolare, il cui valore viene comunque ribadito nella stessa riforma del Titolo V della Costituzione, che mantiene intatte infatti le ragioni profonde della specialità.

Una specialità che comunque non è una specialità regalata o, come direbbero i costituzionalisti, ottriata, ma una specialità conquistata, una specialità che però deve nutrirsi di comportamenti forti e responsabili, una specialità da riscrivere per un verso, ma anche da attuare attraverso azioni di governo e parlamentari decise che riguardano i temi forti del bilancio, delle entrate, dell'urbanistica, del turismo, dell'artigianato, dell'industria, della formazione, della ricerca, delle riforme e della sanità. Sotto questo punto di vista dobbiamo quasi ripetere: "Specialità, se ci sei batti un colpo".

Per questo, accanto alla specialità ordinaria che c'è già, che aspetta semplicemente di essere realizzata, crediamo giusto e necessario un suo aggiornamento e un suo adeguamento. Per questo salutiamo positivamente la possibilità che per legge, con criteri condivisibili e giusti, si costituisca un'Assemblea consultiva che raccolga le migliori espressioni della società sarda al fine di sostenere, non certo per sostituire, e integrare l'azione di questo Consiglio regionale, in nome di quell'alleanza democratica che sin dalle prime battute è stata annunciata in questo Consiglio.

Una alleanza democratica che accanto all'Esecutivo, accanto al Parlamento regionale, accanto alle strutture amministrative e accanto al sistema degli enti locali possa allargarsi per accogliere le energie migliori e più significative che, lavorando di concerto con questo Consiglio regionale, potranno garantire a questa Regione autonoma e speciale uno sviluppo di libertà e di crescita economica per tutta la Sardegna.

Per cui noi ribadiamo, e lo sottolineeremo, la proposta che porti alla costituzione di una Assemblea consultiva, di nomina consiliare, valutata secondo le modalità cui faceva riferimento lo stesso onorevole Oppi, quando chiedeva che le strutture che nascono da questo interno esprimano l'interezza, la ricchezza, la diversità e la rappresentatività del nostro Consiglio. Siamo però consapevoli del fatto che la riscrittura della specialità è una parte, un pezzo importante, però non è l'elemento essenziale.

Questa Regione oggi è poco speciale, questa Regione oggi è in grave difficoltà, questa Regione presenta problemi più o meno antichi, più o meno recenti, questa Regione sta segnando il passo, questa Regione è al collasso, questa Regione è in grande difficoltà, questa Regione e la nostra specialità non ci stanno consentendo in questo momento di dare risposte a una società sarda che è in ginocchio.

Allora, noi siamo favorevoli alla istituzione dell'Assemblea consultiva, modifichiamo lo Statuto, integriamolo, però i problemi della Sardegna non li risolveremo solo ed esclusivamente con questa riforma. I problemi della Sardegna sono ben altri e dobbiamo dare un contributo significativo, forte perché questa specialità, se volete, forse ordinaria, questa specialità acquisita, ha bisogno di un nuovo protagonismo.

In questo senso, se è il caso di citare queste figure storiche, questi padri della Regione sarda, beh, citiamoli per la passione, citiamoli per l'impegno, citiamoli soprattutto per la dedizione, per il sangue che hanno versato perché questa Sardegna non fosse più una terra medioevale ma fosse una terra moderna, una terra europea.

Allora, da questo punto di vista, al di là delle contrapposizioni, al di là delle logiche politiche che ci portano anche a trovare delle distinzioni, ritroviamo intorno ai temi fondamentali, ai temi che ci legittimano, ai temi che ci fanno riconoscere come soggetti attivi, significativi di questa nostra terra, quella unità operosa e responsabile che solamente ci può rendere speciali. Il resto è retorica, c'è anche questa nuova retorica della specialità. Non ci appassiona.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione che siamo oggi chiamati a discutere ci propone un'agenda di temi di grande rilevanza che questo Consiglio deve affrontare prioritariamente nella prima parte di questa legislatura. Abbiamo più volte segnalato il fatto che le note riforme costituzionali, approvate negli ultimi anni, avrebbero dovuto indurre il Consiglio regionale ad avviare un'intensa e straordinaria attività di produzione legislativa attraverso la quale approntare la necessaria strumentazione normativa e amministrativa in tutti gli ambiti nei quali la competenza statale viene sostituita dalla competenza regionale, e comunque su tutti gli aspetti che vengono modificati o condizionati da quelle riforme costituzionali.

Si tratta di disegnare in modo organico una riforma in senso federalista dell'autonomia sarda individuando i nodi e i temi prioritari sui quali concordare e calendarizzare un lavoro comune, dalla rilettura e riformulazione della proposta presidenzialista, contenuta nella riforma costituzionale approvata, al tema dell'autonomia e delle risorse agli enti locali, alla tutela autonomistica dei beni ambientali e culturali della nostra Isola fino al tema dell'insularità come nucleo di una nuova visione della specialità.

Sono alcuni dei nodi fondamentali da assumere come punti di riferimento delle riforme da realizzare, e in particolare della nuova formulazione dello Statuto regionale della Sardegna. In particolare l'insularità che ha plasmato nei secoli le forme di vita individuale e collettiva, le attività sociali e produttive dei sardi, ha contribuito ad alimentare la cultura della specialità che, tuttavia, è stata vista nel passato più come un rifugio e una protezione che come una opportunità per superare lo stato di perifericità e di marginalizzazione della nostra Isola.

Oggi, di fronte ai processi della globalizzazione, nell'era del federalismo europeo e nazionale, quella cultura della specialità non è più sostenibile secondo le forme tradizionali. Individuare e definire attraverso un lavoro comune questi temi dev'essere l'obiettivo del lavoro che parte da questa discussione insieme alla creazione di un clima culturale adeguato a quella che tutti consideriamo come la nuova fase della specialità, mantenendo rispetto ed attenzione nei confronti delle diverse opinioni esistenti sui contenuti e sui metodi di realizzazione di questo lavoro.

Si è molto parlato della necessità di dare a questo percorso di riforma un ampio respiro e una legittimazione democratica eccezionale adottando forme di partecipazione e coinvolgimento della società sarda. Il dibattito sulle forme e sullo strumento per riscrivere lo Statuto è stato in effetti lungo e ricco di opinioni diverse, e proverò anch'io a portare il contributo de La Margherita. Prima vorrei però sottolineare che il successo dell'impresa di rilancio dell'autonomia della Sardegna, attraverso un'opzione di forte federalismo, passa non solo attraverso la nascita di un movimento popolare e sociale proporzionale al rilievo del tema, ma anche dal compimento e dal recepimento pieno e fattuale delle prerogative già disponibili in virtù soprattutto della legge costituzionale sul federalismo approvata attraverso il referendum del 7 ottobre 2001.

Tornando ora al tema della scrittura del nuovo Statuto sardo dobbiamo constatare che su questo punto l'unico atto finora compiuto dal Consiglio regionale nella scorsa legislatura è stato l'approvazione della legge costituzionale sull'istituzione dell'Assemblea costituente.

Se si considera come prioritaria l'effettiva realizzazione della riforma, la strada scelta rappresenta soprattutto uno strumento, e tuttavia non tutti i percorsi possibili sono uguali soprattutto dal punto di vista delle possibilità di successo. E' in particolare su questo aspetto che si è determinata una divergenza di vedute tra noi e i promotori dell'Assemblea costituente.

Non abbiamo aderito al progetto dell'Assemblea costituente non perché non condividessimo le sollecitazioni che provenivano da associazioni culturali, da organizzazioni sindacali e da rappresentanti delle categorie che richiedevano l'istituzione di tale Assemblea. Al contrario, avvertivamo e avvertiamo tutt'ora la necessità di contrastare l'inerzia che grava da anni sul tema delle riforme in Sardegna, e crediamo che la scelta della sede nella quale avviare il processo di riscrittura dello Statuto sia determinante per avviare nella giusta direzione l'intero processo.

Siamo in particolare convinti che l'aspetto partecipativo sia fondamentale e che sia essenziale mobilitare su questo tema le migliori energie ed intelligenze provenienti dai mondi sociali e culturali dell'Isola; e comprendiamo che l'Assemblea costituente avrebbe potuto dare risposte a queste esigenze di partecipazione e coinvolgimento. Il nostro dissenso nasceva però da altre considerazioni.

Noi ritenevamo che i tempi per la realizzazione della riforma dello Statuto attraverso l'Assemblea costituente fossero troppo lunghi, e che addirittura tale progetto potesse trovare sul suo cammino ostacoli insormontabili, che il percorso potesse non giungere fino alla meta oppure risultare troppo lungo a fronte delle necessità e dell'urgenza di raggiungere in tempi ragionevolmente rapidi l'obiettivo che tutti perseguiamo.

Preoccupazioni che si sono rilevate tutte fondate, tant'è che molti, anche in quest'Aula, prima favorevoli, hanno abbandonato definitivamente l'idea dell'Assemblea costituente. E' per questo che crediamo sia opportuno mettere in campo una proposta alternativa all'Assemblea costituente, ma che comunque sia capace di rispondere all'esigenza ineludibile di una straordinaria e reale partecipazione democratica.

Onorevole Vargiu, che non vedo in Aula, ma è presente il collega Pisano, io credo che qui, anziché rimanere ancorati all'Assemblea costituente, sia opportuno, e vi rivolgiamo un invito in tal senso, lavorare insieme per la definizione dello strumento in virtù del quale riscrivere lo Statuto.

Noi pensiamo che il processo partecipativo debba avvenire all'interno di un soggetto istituzionale speciale costituito per impulso del Consiglio regionale, con il compito esclusivo di elaborare una proposta di Statuto, che rappresenti la molteplicità delle sfere sociali, culturali ed economiche della nostra società. Pensiamo a un'Assemblea consultiva eletta dal Consiglio regionale e composta dalle rappresentanze dei tanti attori sociali e dei soggetti che, insieme alle istituzioni, sono protagonisti del governo concreto e quotidiano della nostra Regione.

Penso agli amministratori locali, agli operatori economici, agli intellettuali, ai rappresentanti dell'associazionismo sindacale di categoria, ai tecnici, agli operatori del sociale, del terzo settore e alle molte forme di auto-organizzazione attraverso cui si esprimono i saperi e le capacità dei nostri concittadini nei diversi campi. A questo soggetto creato ad hoc si chiederà di affrontare una discussione libera e aperta che, in un lasso di tempo definito, sei mesi per esempio, giunga a sintetizzare una proposta di nuovo Statuto regionale.

L'Assemblea potrà, a sua volta, individuare strumenti e luoghi di confronto e consultazioni allargate e aperte alla società sarda e interlocuzioni che supportino il suo percorso elaborativo e la sua discussione.

Al termine di questo iter la proposta elaborata dall'Assemblea consultiva sarà il testo su cui il Consiglio regionale si confronterà innanzitutto all'interno della Commissione competente, e poi in quest'Aula per la discussione e l'approvazione definitiva. All'interno di questa nostra proposta è evidentemente centrale il ruolo del Consiglio regionale. Questa Assemblea deve infatti avere la capacità di promuovere con grande determinazione l'avvio del percorso verso il nuovo Statuto regionale avendo la disponibilità e la capacità di riconoscere il protagonismo e la centralità dei soggetti chiamati a comporre l'Assemblea consultiva partendo dai loro contributi e dalle loro proposte per costruire le basi di un nuovo progetto autonomistico.

In questo senso riteniamo che il percorso del testo proposto dall'Assemblea consultiva potrà prevedere in Commissione, in Aula, ulteriori approfondimenti ma non stravolgimenti. Questo rispetto delle linee elaborate dall'Assemblea sarà la logica conseguenza dell'investitura che nei confronti dell'Assemblea stessa sarà stata attribuita dal Consiglio regionale; Consiglio regionale che sarà comunque chiamato alla fine del processo ad assumere le responsabilità che gli competono con l'approvazione definitiva dello Statuto.

È dunque evidente che il Consiglio regionale deve mantenere le sue prerogative. Crediamo però che esso possa e debba farlo attraverso la messa in moto di un processo decisionale che sappia valorizzare e coinvolgere le energie e le creatività esterne alle sfere politico-istituzionali presenti nella società sarda.

Si tratta, in definitiva, di costruire un processo costituente di ampio respiro partecipato e configurato in modo tale da poter giungere al compimento in tempi ragionevolmente certi con i risultati da tutti auspicati. Sappiamo che in generale questa visione del processo costituente è stata presente nelle opinioni di quasi tutti coloro che sono fino ad oggi intervenuti sul tema. Ciò che occorre adesso è però uno sforzo ulteriore per la definizione anche tecnica degli strumenti concreti attraverso i quali caratterizzare in senso partecipativo e democratico tale processo. E' solo apparentemente un aspetto strumentale, in realtà rappresenta un problema di sostanza perché solo strutturando efficacemente i processi di coinvolgimento e di partecipazione si riuscirà ad assumere delle scelte coerenti con le effettive finalità ed esigenze della società sarda.

Per tutte queste considerazioni e con queste finalità, la Margherita considera la proposta dell'Assemblea consultiva come un contributo fattivo all'avvio di un processo costituente caratterizzato da una consapevolezza e da un impegno collettivi per la definizione delle nuove regole della nostra società e delle nostre istituzioni. Su questa proposta intendiamo ricercare il consenso e la condivisione all'interno di questa Assemblea elettiva, ma anche all'esterno tra i cittadini e nell'opinione pubblica.

Riteniamo infatti che quello della condivisione sia un fattore determinante affinché questo percorso, come qualunque progetto di riforma, abbia prospettive di successo. Deve finalmente crearsi in Sardegna un fronte, il più ampio possibile, che condivida e persegua attivamente la realizzazione delle riforme, un fronte che comprenda forze e attori sociali ma anche e soprattutto forze politiche che sappiano trovare unità di intenti prescindendo da logiche e contrapposizioni di schieramento politico.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue BIANCU.) Occorre dunque che tutti, soprattutto le forze politiche rappresentate in Consiglio, dimostrino senso di responsabilità e si impegnino affinché le riforme fondamentali della nostra Regione vengano portate a compimento in questa prima parte della legislatura. E' un impegno al quale è chiamata non solo la maggioranza di governo ma l'intera classe politica regionale, e solo mantenendolo potremo dimostrare che la Sardegna ha finalmente saputo compiere il passaggio da una democrazia rappresentativa a una democrazia governante, un passaggio che si può e si deve realizzare e che rappresenta una condizione imprescindibile per affrontare e dare risposte adeguate ai problemi e alle esigenze della società sarda contemporanea.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, non c'è stato avvio di legislatura, per me questa è la terza e credo l'ultima, che non abbia posto come programma iniziale la realizzazione di una grande e straordinaria stagione di riforme. Poi questa spinta iniziale di voler cambiare tutto, man mano, col passare dei mesi, va sempre più scemando, e la quotidianità, i problemi del giorno dopo giorno, le contraddizioni, le tensioni sociali, prevalgono e alla fine non si avviano stagioni di riforme e non si concretizzano risultati.

Il tema delle riforme è diventato addirittura l'elemento determinante del successo elettorale di qualche forza politica nata proprio per dare vita alle riforme, riforme che poi non ha né proposto né realizzato.

Stagione di riforme quindi, si vuole riformare ma poi diventa un caso persino lo scioglimento di una finanziaria come la Sigma; e non ci si chiede perché sia nata, quale funzione abbia avuto e se questa funzione l'abbia svolta o meno. Soprattutto non ci si chiede di quali strumenti la Regione dovrebbe dotarsi per sostenere il mondo delle imprese, e se forse tutto questo sistema che è stato messo in piedi, mentre si sarebbe dovuto riformare, per favorire lo sviluppo non abbia costituito, di fatto, un impedimento allo sviluppo medesimo a causa del forte drenaggio di risorse.

E allora può darsi che la classe dirigente, non solo dal punto di vista politico, ma complessivamente intesa, che oggi esprime la Sardegna non sia all'altezza di quella di cui facevano parte i padri dell'autonomia; quei padri più volte citati anche in queste ore, in questi giorni in quest'Aula. Può darsi, anzi, penso che un po' sia vero, che quella che veniva definita come la "seconda repubblica" sia animata da una minore passione politica, morale e civile rispetto alla "prima repubblica"; però io penso che per ognuno di noi - come ho detto, per me questa è la terza legislatura - sarebbe importante, pur prendendo atto di non essere all'altezza di quegli statisti che abbiamo più volte citato in quest'Aula, lasciare un'impronta del proprio passaggio in quest'Aula e in questo Consiglio regionale e mettersi umilmente a disposizione per fare ciò che è necessario fare e ciò che si può fare, e ognuno di noi possa concludere il proprio mandato con la coscienza di avere fatto tutto ciò che era possibile fare per raggiungere quel risultato.

È uno strano caso - e forse non è avvenuto neanche per caso - che il dibattito sull'autonomia sia stato aperto da una interpellanza dei colleghi di Rifondazione sulla base militare a La Maddalena. E proprio mentre qui si celebra l'autonomia, l'orgoglio del popolo sardo, l'esigenza di riscrivere lo Statuto per ribadire le specialità e per imporre la sovranità del popolo sardo, la discussione su La Maddalena ha messo in evidenza la palese contraddizione che vi è tra l'autonomia dichiarata, parlata e quella poi esercitata.

In questo contesto ha creato scandalo una affermazione del presidente Soru, che condivido totalmente, relativamente al fatto che la presenza di questa base americana, base atomica, è in netto contrasto con le esigenze e gli interessi del popolo sardo.

Io non torno certo indietro nel tempo, quando da ragazzo, da liceale, trascinato dagli eventi della guerra nel Vietnam andavo in giro gridando: "Fuori le basi americane". Credo che oggi nessuno di noi metta in dubbio l'alleanza strategica con la NATO. Ma il mondo è cambiato, e non rendersi conto di questo, cioè che le situazioni che avevano determinato la presenza americana in Sardegna oggi si sono modificate, io credo sia un rimanere indietro. Non comprendere che il permanere della presenza atomica americana è un limitare la sovranità del popolo sardo, significa non operare da adesso, da subito per l'esercizio effettivo dei nostri poteri e della nostra autonomia.

Un collega, che tra l'altro stimo, in un modo che definirei "rozzo" n un'intervista rilasciata ad un giornale ha detto che se il Presidente Soru andasse a La Maddalena forse riuscirebbe a farsi ricevere dall'usciere. Io a questo collega chiedo se con questa dichiarazione si pensa di offendere solo l'avversario politico che è stato chiamato a governare la Sardegna o se non si offendono invece la Sardegna, la sua sovranità, tutti noi. Come possiamo pensare ad un ruolo così subalterno, di tale mediocrità quale emerge da quella frase?

OPPI (U.D.C.). Non ho fatto questa dichiarazione.

MARROCU (D.S.). E come si concilia questa affermazione, mi auguro proprio che non sia vera, con la solennità di questo dibattito sull'autonomia, sulla specialità, sui poteri, sulla sovranità del popolo sardo? Ripeto, è un caso che il dibattito su queste due questioni sia avvenuto in coincidenza, e visto che oggi la stampa vi ha dato molto risalto, noi come D.S. non abbiamo dubbi, l'ha già detto il collega Floris, e ribadiamo di essere totalmente col Presidente.

E siamo, per dirla come l'amico Roberto Casu "perché quella pistola non spari a salve", e quella pistola la può caricare questo Consiglio regionale, quella pistola la può caricare, anzi, l'ha caricata il popolo sardo con le elezioni dell'11 giugno, quella pistola può essere caricata da un'azione comune di tutti i sardi e dei rappresentanti in Parlamento della Sardegna perché non spari a salve e possa conseguire un risultato.

E allora, come ho detto prima, preferisco una stagione che non si apra con grandi proclami, ma magari con umiltà e qualcuno sulla sedia si metta a lavorare perché si avviino finalmente le riforme. La strada che è stata indicata oggi e che verrà proposta con un documento anche alle opposizioni, è una strada che non appalta a una consulta o a una Assemblea consultiva la riscrittura dello Statuto.

Eravamo contrari a spogliare il Consiglio dei suoi poteri con l'Assemblea costituente, ovviamente non possiamo non ritenere ancora oggi che il Consiglio debba mantenere tutte le sue prerogative e tutti i suoi poteri. La proposta che viene avanzata quindi non prevede di sostituire il lavoro di preparazione o di elaborazione propri del Consiglio, delle commissioni consiliari, con il lavoro di una Commissione alla Bonesu, come diceva Vargiu, o con una Consulta che sostituisca il Consiglio nell'elaborazione dii una proposta.

La proposta è stata illustrata bene nel suo intervento dal collega Maninchedda, è la proposta di un Consiglio regionale che si apre, che dà voce anche a coloro che non sono presenti qui, che comprende che ci sono anche professionalità, uomini di cultura che possono collaborare insieme al Consiglio alla riscrittura dello Statuto. E' la proposta di istituzione di una Consulta che permetta un coinvolgimento del popolo sardo, in tutte le sue articolazioni, nella riscrittura dello Statuto.

Questa proposta è parte iniziale di un processo che viene sottoposto anche alla attenzione delle altre forze politiche. So che è in atto una discussione sulla necessità o meno di esitare un progetto di legge in merito. Io condivido l'ipotesi che la prima Commissione elabori una proposta di legge istitutiva della Consulta, perché così saranno le forze politiche presenti in Commissione a stabilire le caratteristiche della Consulta.

Una Consulta che sia in grado di operare rapidamente e che sia realmente espressione di tutte le componenti sociali di questa Sardegna. Una Consulta che sia strumento e supporto del Consiglio e della Commissione nel processo di riforma dello Statuto, al fine di superare i proclami, le citazioni, gli impegni solenni che si assumono sempre, ripeto, all'inizio di ogni legislatura, ma che con il passare del tempo, scemando questa grande voglia di riforme, vengono sempre disattesi.

Io credo che la proposta che viene qui oggi avanzata possa essere accolta anche dai colleghi dell'opposizione. Io non sono tra coloro che sostengono che la battaglia per l'istituzione dell'Assemblea costituente, portata avanti nella precedente legislatura sia stata inutile, dannosa o un perdita di tempo. Anzi, ho ritenuto che sia stata utile, importante, che abbia coinvolto nel dibattito larghi strati della popolazione, ma oggi dobbiamo prendere atto che quella strada non ha portato a nessun risultato. Mantenere ferma la richiesta di istituire l'Assemblea costituente credo che non serva a nulla; credo sia più importante, più utile per la Sardegna lavorare sulla strada indicata nell'ordine del giorno che, a mio avviso, ci consentirà realmente di conseguire risultati.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ha detto qualche collega, sul tema oggi in discussione si è svolto un dibattito complesso nel corso del quale si è parlato di questioni, di problemi, di prospettive, di desideri, di esigenze che, certo, complessivamente, potrebbero trovare spazio all'interno di una piena esplicazione della nostra autonomia regionale, con una forma differenziata, ma nella gran parte dei casi non trovano nella materia statutaria una piena risposta.

Quindi, pur ritenendo giusto che tutte le questioni vengano messe sul tappeto alla fine occorre operare una sintesi individuando i dati essenziali della questione e anche alcune linee semplici e condivise di metodo. Vi è quindi un problema di sostanza e un problema di metodo.

La questione di sostanza posta dalla mozione Balia venne affrontata anche in occasione della discussione sul documento che votammo per presentarlo al Parlamento prima della approvazione della legge di riforma del Titolo secondo della Costituzione. Già allora si parlò di alcune questioni, adesso siamo entrati un po' più nello specifico, però in sintesi bisogna prima o poi fare chiarezza su quale reale possibilità vi sia di riformare la nostra autonomia e di riaffermare la specialità del nostro ordinamento regionale.

Ci siamo abituati in tutti questi anni, per decenni, a ragionare secondo schemi e categorie molto semplici, che inquadravano l'ordinamento regionale, il sistema dei rapporti fra le regioni e lo Stato, distinguendo le regioni ordinarie e le regioni speciali sulla base degli articoli del Titolo quinto della Costituzione, e i contenuti invece del nostro Statuto speciale che, parallelamente direi, disciplinavano le nostre funzioni, la nostra attività legislativa, amministrativa, i nostri rapporti con lo Stato. Ora non è più così.

Un dato essenziale che occorre tenere bene a mente, che è stato lucidamente presente in alcuni interventi, che io vorrei sottolineare, è che quando noi parliamo di autonomia regionale, di autonomia speciale per la Sardegna, non abbiamo più di fronte uno schema determinato, uno schema tradizionale; noi oggi, viviamo uno Statuto speciale che è un tessuto ormai stramato, che è applicabile in pochissimi punti e che invece è ampiamente superato, o meglio, non superato, ma è in qualche modo addirittura sostituito nell'operatività di alcune norme dalla riforma del Titolo quinto, da altri interventi legislativi, dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, dall'atteggiamento di tutti i Governi nazionali, di tutti i Parlamenti che si sono succeduti in questi anni e che hanno di fatto ridotto questa autonomia speciale, il nostro Statuto, a un tessuto, come dicevo prima, ormai stramato.

C'è però un elemento importante su cui far leva, e cioè che nella riforma del Titolo quinto della Costituzione, all'articolo 116, a tutte le regioni speciali, quindi anche alla nostra, riconosce, e mi sembra di ricordare che non sia stato facile ottenerlo, un titolo di credito in bianco, e cioè la possibilità di avere ancora forme e condizioni particolari di autonomia. Forme e condizioni particolari di autonomia che, però, devono essere in qualche modo riempite di contenuto.

Questo grande obiettivo che noi possiamo e vogliamo ancora raggiungere può essere conseguito sia puntando sulla riaffermazione di una autonomia che abbia forma e condizioni particolari, differenziate, speciali, sia utilizzando al massimo tutte le altre possibilità che il sistema costituzionale e regionale ci dà e dà a tutte le altre regioni.

Io credo che abbiano ragione sia coloro che dicono che della specialità non bisogna farne un mito, sia coloro che dicono che però va riaffermata, usufruendo al massimo degli ambiti di autonomia che l'ordinamento costituzionale ci dà con le leggi statutarie, che dà a tutte le regioni, e che su alcune materie possiamo benissimo affermare, senza, tra l'altro, passare attraverso procedure rinforzate di produzione legislativa come appunto quella della legge costituzionale.

Dobbiamo riaffermare la nostra specialità attraverso scelte precise, pochi grandi obiettivi per i quali questa specialità crei una sorta di "valore aggiunto. Su altre questioni, probabilmente, sono sufficienti altri procedimenti, altre norme, altre strade.

Sicuramente nel nuovo Statuto speciale rivanno inseriti gli strumenti di politica economica, finanziaria, fiscale che ci consentano di uscire dalla nostra permanente arretratezza economica. Potremmo forse uscirne meglio se lo Statuto speciale ci consentirà di strappare allo Stato capacità legislative in materia finanziaria, fiscale, di politica economica, che ci permettano di essere davvero autonomi e di ottenere, rispetto al meccanismo di ripartizione delle risorse nazionali, attraverso il fondo perequativo che è citato nel Titolo quinto della Costituzione, qualcosa di più. Qualcosa di più non tanto in termini di trasferimenti di risorse, cioè di quantità di risorse finanziarie statali, ma in termini di norme, di procedure, di capacità legislative che ci consentano di avere qui, di trattenere qui maggiore reddito, maggiore ricchezza, maggiore possibilità di sviluppo.

Questo è sicuramente un punto sostanziale su cui si può tentare di lavorare per riaffermare forme e condizioni di specialità. L'altro punto è certamente quello di ottenere vincoli di consultazione da parte dello Stato su tante questioni, e non sarà facile ottenere neanche questo; e qui fra i tanti esempi, non ultimo certamente, possiamo citare la questione delle servitù militari, quindi anche la questione su cui si è dibattuto ieri, in quest'Aula e fuori, riguardo alla base di La Maddalena e alle dichiarazioni del Presidente che - vorrei precisare - costituiscono per noi l'oggetto della critica, mentre non costituisce invece oggetto di critica il fatto che sulle servitù militari, e anche sullo stesso problema della base di La Maddalena, ci sia molto da discutere e molto da affermare in termini di autonomia regionale e locale.

È evidente che non possiamo avere nei confronti delle autorità militari, nazionali e internazionali, un atteggiamento di totale acquiescenza rispetto a decisioni che si prendono altrove. Il punto che abbiamo cercato, anche polemicamente, di sottolineare ieri e lo ribadiamo oggi, è che non si possono affrontare questioni di questo tipo semplicemente con dichiarazioni che, di fatto, hanno un sapore retorico e propagandistico. La richiesta di togliere il segreto militare è evidentemente una richiesta che anche chi la fa, Presidente, a mio parere, sa che non verrà accolta. Serve a qualcosa sventolare bandiere o non sarebbe più utile invece basare la questione dei rapporti con lo Stato sulla richiesta di obbligo di consultazione su queste decisioni?

Se queste sono le questioni di fondo, brevemente vorrei dire sulle questioni di metodo. Siamo divisi sul metodo attraverso il quale arrivare alla riscrittura di una proposta di Statuto. Mi sembra che la proposta di individuare oggi un metodo sia a mio parere prematura. Vi sono infatti forze politiche che vorrebbero un'Assemblea costituente eletta a suffragio universale, forze politiche la che invece chiedono un'Assemblea consultiva eletta a suffragio universale, e chi invece sta pensando di prevedere un'Assemblea consultiva di nomina del Consiglio regionale, e chi ritiene che si potrebbero utilizzare le procedure ordinarie.

Su questi quattro metodi possibili oggi riusciamo a trovare un'intesa? Io ho qualche dubbio. Credo che sia più saggio concentrarci sul fatto che oggi, di fatto, si apra una sessione sui temi dell'autonomia, e che sul metodo si rifletta meglio, si trovi una posizione unitaria, anche perché credo che nessuno voglia iniziare un dibattito all'insegna della divisione.

Ci divideremo sicuramente su tante questioni sostanziali, almeno sul metodo io credo che sia utile trovare in quest'Aula, oggi o tra qualche giorno, una strada comune.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola al Presidente della Regione e a uno dei presentatori della mozione per la replica, sospendo brevemente la seduta.

(La seduta sospesa alle ore 13 e 23, viene ripresa alle ore 13 e 31.)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, signori consiglieri, qualche riflessione per provare a sintetizzare questo dibattito che è stato ampio e per molti aspetti anche ricco di contenuti, che ha mostrato sicuramente le differenze ma anche i molti punti di contatto tra i membri di questa Assemblea. Vorrei dire che è comunque una felice coincidenza che l'avvio della nostra legislatura avvenga nello stesso momento in cui nel Parlamento italiano si discute di riforma della Costituzione, cioè di riforma della Carta che regola la nostra vita sociale; e questo ci spinge a fare altrettanto nella nostra Regione.

È successo che nel momento in cui abbiamo sentito noi, così come altre regioni d'Italia, l'autonomia minacciata, i consigli regionali, i parlamentari e anche parte della società civile, l'opinione pubblica, si siano mossi nel cercare di difendere questa autonomia. Da questo credo nasca anche il dibattito odierno, ed è una felice coincidenza, appunto, che la nuova legislatura regionale inizi con un dibattito che rende di attualità, rinnova l'interesse generalizzato al tema delle riforme partendo dalla riforma più importante, la riforma della nostra Carta statutaria.

È stato ricordato nel corso di alcuni interventi che anche le passate legislature iniziavano richiamando le riforme come tema fondamentale, importantissimo, e promettendo una stagione di riforme. Malauguratamente queste promesse non hanno avuto seguito e spesso, al di là della volontà, al di là della voglia anche condivisa di fare le riforme non si sono conseguiti risultati di rilievo.

Ora, a costo di correre dei rischi, di essere nuovamente smentito come rappresentante della Giunta, come rappresentante della coalizione, voglio confermare che intendiamo questa legislatura come una legislatura che pone le riforme come tema importante, centrale, fondamentale del proprio programma di governo. Non solo quindi la riforma dello Statuto, ma anche la riforma del sistema elettorale, del sistema di governo, delle autonomie, dell'organizzazione interna della nostra Regione, della macchina amministrativa appunto per dare la possibilità al Governo per la Sardegna di essere efficace, di essere efficiente, e infine la riforma degli enti che abbiamo già intrapreso facendo delle piccole, grandi cose di cui si è parlato anche ieri in quest'Aula.

Le riforme sono elemento fondamentale del nostro programma di governo, e a questo programma ci vogliamo assolutamente attenere, questa promessa la vogliamo assolutamente mantenere.

Iniziamo parlando di riforme dello Statuto, parlando di autonomia. Non voglio aggiungere molto a tutto quello che è stato detto, però vorrei ricordare che l'autonomia è sicuramente scritta in una legge, ma l'autonomia è frutto soprattutto di comportamenti e responsabilità che ognuno di noi, e non intendo solo noi che abbiamo responsabilità politica, ma anche chi ha responsabilità diverse, persegue nel corso della propria attività, nel corso della propria vita.

L'autonomia, la rivendicazione di autonomia non può essere solamente la rivendicazione di un altro testo scritto, ma dev'essere innanzitutto - ricordo a tutti noi- consapevolezza che maggiore è l'autonomia e maggiore è la responsabilità, e la responsabilità va vissuta come un impegno, come un impegno forte, coerente in ogni nostra azione; la responsabilità nei comportamenti dentro quest'Aula e nei comportamenti della politica, responsabilità nei comportamenti di ognuno di noi nel momento in cui rivestiamo un ruolo pubblico.

Secondo me, una parte importante dell'autonomia è assunzione di responsabilità da parte nostra, che facciamo politica, e di tutto un popolo.

Parliamo di riforma dello Statuto, come parte importantissima di una serie di riforme che abbiamo in mente e che vogliamo portare a termine. Serve? Sicuramente serve. Serve riformare il nostro Statuto innanzitutto perché la Costituzione italiana è stata riformata nel 2001, ma ancora non ne abbiamo tenuto conto; esistono anche delle apparenti contraddizioni o elementi non chiari, modifiche alla Costituzione sono in discussione anche in questi giorni, e poiché parti importanti del nostro Statuto sono state già cambiate da queste modifiche della Costituzione è necessario quindi rivisitarlo perché deve essere lo strumento importante per un nuovo confronto con lo Stato.

È importante sicuramente il confronto di tutti i giorni nell'attività ordinaria di un Esecutivo, il confronto con i singoli ministri, il confronto col capo del Governo, ma dà sicuramente maggior forza a questo confronto il fatto che le rivendicazioni sui singoli punti siano supportate da rivendicazioni importanti inquadrate all'interno di una nuova Carta costituzionale dei sardi. La nuova Costituzione, così come si è andata delineando e si andrà delineando nei prossimi mesi, serve quindi per recepire il nuovo, e serve per riaprire un confronto con lo Stato, importante, che vada al di là della ordinarietà, che vada al di là del rapporto normale dell'Esecutivo regionale col Governo nazionale.

Che cosa deve contenere il nuovo Statuto? È stato detto ampiamente. Sicuramente deve contenere la garanzia del mantenimento della nostra diversità, e cioè deve contenere quell'idea che noi abbiamo d'identità e quell'identità a cui noi auspichiamo, deve contenere quell'idea che noi abbiamo di noi stessi oggi e quell'idea di noi che vorremmo per il nostro futuro.

Deve contenere il rispetto per la nostra storia, per la nostra cultura, per il nostro ambiente, per la nostra lingua, per la nostra autonomia, deve contenere queste cose innanzitutto. È stato detto che l'autonomia in questi decenni è stato elemento principe di sviluppo della modernità in Sardegna, quindi il nuovo Statuto - e questo va sottolineato con forza - deve contenere ancora una volta gli strumenti per proseguire in questo cammino, per portare la Sardegna nella modernità, per continuare a tenere la Sardegna al passo con la modernità e, anzi, per acchiapparla una volta per tutte questa modernità.

E allora deve tener conto dei fenomeni della globalizzazione dei mercati e delle culture, deve tener conto anche di quella seconda potenza mondiale, come è stata chiamata da qualcuno, che è il Movimento per la pace, deve tener conto che siamo in un altro contesto anche di politica internazionale, in un contesto in cui la pace sta diventando un elemento fondamentale; la consapevolezza della pace sta diventando elemento fondamentale della convivenza umana. Deve tener conto, per portarci nella modernità, che è cambiata l'Europa, che siamo all'interno di un processo di federalismo europeo e di federalismo italiano.

Deve tenere conto questa nuova Carta, questo patto tra i sardi, dei cambiamenti intervenuti nell'innovazione tecnologica, nei mezzi di trasporto, nella mobilità delle persone,; deve tenere conto di quello che è cambiato nella sensibilità e nell'apprezzamento dei valori ambientali e della precarietà del mantenimento di un valore fondamentale e delicato come quello dell'ambiente. Di tutto questo deve tenere conto il nostro nuovo Statuto per poter esser strumento che veicoli questo processo di modernizzazione e sviluppo della nostra Isola.

Deve essere strumento che guardi, soprattutto, non alle cose ma agli uomini, non alle cose ma alle persone e ai diritti delle persone, che consideri centrale l'uomo e la perequazione appunto dei diritti dell'uomo.

Che cosa deve contenere questo Statuto? Deve contenere in modo ben chiaro il fatto di non essere una rivendicazione di autonomia fine a se stesso, pur importante, data la nostra storia, pur importante, dato quello che è costata questa autonomia, questa specialità che ho potuto toccare con mano l'altro giorno, quando diversamente da altre regioni, come Presidente della Regione sarda, sono stato invitato per qualche minuto a partecipare al Consiglio dei Ministri nel corso della discussione della legge finanziaria.

Ho fatto una riflessione e la voglio condividere con voi. Come mai il Presidente della Regione sarda è stato inviato e non sono stati inviati il Presidente della Lombardia, o il Presidente del Veneto? Qualcuno avrà pagato per quello, sarà costato questo; qual era il senso della prima partecipazione del Presidente della Regione sarda nel Consiglio dei Ministri per rappresentare la Sardegna nel momento in cui si parlava di legge finanziaria? E quanti minuti 'è rimasto? E qual è il senso, dopo decenni, della stessa partecipazione e la durata, eventualmente, sempre dopo decenni di questa partecipazione? L'autonomia è costata, l'autonomia va difesa, l'autonomia va difesa con la responsabilità, e l'anno prossimo ci starò qualche minuto in più e porterò con maggior peso la voce dei sardi nel momento in cui si discuterà di finanziaria.

Lo Statuto dell'autonomia deve essere strumento, è stato detto e condivido, per il raggiungimento degli obiettivi di lungo periodo che ci diamo. E quali sono questi obiettivi? Innanzitutto credo perequazione di diritti, innanzitutto credo lavoro, lavoro per tutti; e come vogliamo ottenere questo lavoro, con quale modello di sviluppo, con quale tipo di società; le autonomie che chiediamo debbono essere successive a questo, debbono essere strumento di questo, chiediamo autonomie sulla base del modello di sviluppo che ci diamo, chiediamo maggiori autonomie sull'ambiente, per esempio, perché pensiamo che l'ambiente sia importante per il nostro sviluppo, per dare lavoro ai sardi, per dare reddito ai sardi, per dare lavoro che vuol dire cittadinanza ai sardi?

Per questo credo sarà importante chiedere autonomia nel decidere dei nostri parchi, chiedere autonomia nel decidere del Parco Geominerario, chiedere autonomia nel decidere del Gennargentu, chiedere autonomia nel decidere del nostro ambiente.

A seguito del modello di sviluppo che intendiamo, che è basato molto sulla valorizzazione della cultura, della storia, dell'identità, della diversità, credo che sarà importante chiedere autonomia in tema di beni culturali ed archeologici, in tema di beni ambientali appunto. È ancora accettabile che tutto il nostro patrimonio archeologico, tutto quello che è il risultato di anni di scavi, , un bene che è testimonianza storico - culturale, ma che è anche un bene economico importantissimo, sul quale fondare possibilità di sviluppo sia nella disponibilità dello Stato? Io credo sia importante invece che questo bene venga demandato all'autonomia dei sardi.

Quindi, lo Statuto deve contenere l'idea che abbiamo di identità per il futuro; deve essere di aiuto nel processo di modernizzazione della Sardegna; deve essere di aiuto per gli uomini, per i diritti degli uomini innanzitutto, e richiamare puntualmente il diritto al lavoro, che esiste nella Costituzione italiana, richiamiamolo puntualissimamente nel nostro Statuto; deve essere strumento per gli obiettivi di lungo periodo che ci diamo.

Quando occorre rivisitare, rifare il nostro Statuto? Subito. Io sono stato invitato negli anni scorsi a partecipare a qualcuna delle manifestazioni che erano state indette in favore dell'Assemblea costituente, non mi è capitato di partecipare per una serie di casi, ma vedevo con favore questa voglia popolare di partecipare ad una discussione, di richiamarsi all'unità tra di noi per darci un nuovo patto e per rivendicare il nuovo patto tra la Regione Sardegna e lo Stato italiano.

È passato del tempo, giace ancora alla Camera la proposta per istituire questa Costituente, non ha portato i frutti che magari erano stati sperati, abbiamo bisogno di rivisitare lo Statuto subito, e abbiamo la possibilità di farlo partendo dalle nostre leggi e partendo dai nostri regolamenti. Abbiamo la possibilità di farlo subito senza aspettare ancora. Ed allora rifacciamolo, e rifacciamolo subito partendo da questo Consiglio regionale appena insediato con un voto democratico e nella pienezza del diritto e di funzionamento. Discutiamone subito quindi, e portiamolo avanti subito, partendo da questo Consiglio regionale.

Ma era importante questa voglia di condivisione, questa voglia di allargamento del dibattito a tutta la società sarda, a tutta la società sarda che certamente è rappresentata qui, ma che non è solamente qui, che è anche nelle scuole, che è anche nelle università, che è anche nel mondo del lavoro, che è anche negli studi degli artisti, che è anche nei sindacati, nelle imprese, che è anche fuori di qui.

Allora cerchiamo di richiamarla questa società sarda, cerchiamo altre rappresentatività di questa società sarda e rendiamole parte di questo processo a cui tutti aspiriamo. Sentiamo anche il loro parere, sentiamo anche il loro consiglio, serve innanzitutto come consiglio, serve come parere, serve come contributo, ma serve anche, soprattutto, per fare uscire la discussione da quest'Aula e per tenerla nei paesi, nelle strade, tenerla comunque anche fuori da qui. Serve per quel desiderio che stava alla base della Costituente di far sì che l'intero popolo sardo si sentisse coinvolto.

Allora condivido molto, e richiamo a questa proposta già fatta, di aiutare i lavori del Consiglio con la costituzione di una Consulta. Una Consulta non elettiva, ma nominata da questo Consiglio, che è pienamente legittimato, e che possa essere di supporto ai lavori dell'Aula e serva anche e soprattutto a portare fuori dall'Aula, nella coscienza del popolo sardo, un dibattito che deve essere sentito in maniera più importante di come non sia stato sentito fino ad ora, perché è importante, e sarà nostro compito cercare di renderlo importante anche nelle coscienze dei giovani, anche nella testa dei giovani, degli studenti magari compagni dei nostri figli che quasi non si accorgono dell'importanza di questo dibattito.

Io spero che venga accolta da tutti questa proposta. Spero che venga accolta perché, certo, è diversa magari dall'idea che altre parti, o anche singoli avevano avuto, ma credo che possa essere condivisibile, perché tiene conto intanto del fatto, importante, che questo Consiglio appena eletto democraticamente rappresenta i sardi, ed è pienamente legittimato a discutere il nuovo patto tra i sardi, e tiene anche conto della necessità di mantenere viva la partecipazione in tutte le coscienze a questo dibattito e può contribuire a questo dibattito con l'esperienza, la cultura e la passione anche di tante persone che non siedono dentro questo Consiglio.

Io credo che sia perseguibile in tempi non lunghissimi, credo che sia giusto dare mandato alla prima Commissione di provvedere con una proposta per la nomina di una Consulta; una Consulta che terrà sicuramente conto della rappresentatività, ma terrà conto soprattutto delle competenze, terrà conto soprattutto del prestigio e della rappresentatività sociale. Non credo che debba tenere conto puntualmente delle percentuali dei singoli partiti e su questo volevo tranquillizzare chi teme che si approfitti di un premio di una legge elettorale non sarda per ipotecare il futuro della discussione del nuovo patto tra i sardi.

Nella mozione che si è discussa sull'autonomia, precedentemente, in una seduta particolare del Consiglio regionale, si è raggiunta la quasi unanimità delle posizioni. Con questa posizione quasi unanime siamo andati ad un confronto col Governo e abbiamo portato questa posizione quasi unanime assieme alle posizioni unanimi di altre Regioni a un dibattito che si è allargato ai parlamentari e che ha visto la partecipazione di tutti e credo che abbia portato dei risultati.

Spero che col contributo di tutti quanti vorremmo augurarci un risultato che sarà importante per i sardi, che serva immediatamente per i sardi, per tutte le cose che ho cercato di dire fino adesso. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Balia. Ne ha facoltà. Consigliere Balia, le ricordo che ha dieci minuti di tempo per la replica.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, farò una replica abbastanza breve e concisa al fine di formulare una proposta che prende le mosse da quella che ha rilanciato giustamente adesso, nella fase conclusiva del proprio intervento, il Presidente della Regione. Il Presidente è entrato anche nel merito delle problematiche con una interpretazione certamente apprezzabile del concetto di autonomia e col rilancio della volontà e della capacità di autodeterminazione di tutto il popolo sardo. .

Il Presidente ha anche accennato al fatto che si è inteso riaffermare, dedicando la seduta statutaria del Consiglio regionale a questo argomento, la volontà politica che questa legislatura davvero apra la stagione delle riforme.

Ecco, il dibattito, a partire da ieri, così come aveva sottolineato inizialmente l'onorevole Maninchedda, sembrava essere partito un po' in sordina. Bisogna invece riconoscere che si è dispiegato con molta efficacia, direi anche con molta passione politica da parte di tutti; non vi è Gruppo politico che al riguardo non abbia manifestato le proprie opinioni certo differenti, differenze comprensibili, differenze legittime, ma io credo con un obiettivo alla fine comune, l'obiettivo di intraprendere un percorso e arrivare, per quanto possibile, nel modo più condiviso, a una definizione conclusiva. Vi è stato chi ha riproposto l'esigenza di ripartire dall'Assemblea costituente, chi invece propone un'Assemblea consultiva eletta però attraverso regolari elezioni, altri, come noi, che ritengono più utile ed opportuna una Consulta statutaria, e nel termine Consulta è ricompreso il concetto di potere consultivo, e chi invece, mi pare in maniera molto determinata, e nello specifico il Gruppo di Alleanza Nazionale, invita il Consiglio, la Commissione competente, a riscrivere direttamente lo Statuto e ad attivare il dibattito conseguente.

Ecco, queste differenze, che pure ci sono, che sono anche abbastanza importanti per certi versi però sono anche prevedibili e tutte le opinioni hanno una loro validità e una loro dignità su un tema di questa importanza. Però io credo che noi abbiamo il dovere, abbiamo apprezzato in questo senso e relativamente a questo argomento l'intervento reso dall'onorevole Oppi, di cercare di portare a sintesi politica, la più unitaria possibile, perlomeno l'accordo sul percorso che dobbiamo intraprendere.

Per altro stiamo proponendo una scelta che definirei abbastanza intermedia rispetto alle opzioni differenti che i singoli Gruppi politici pure hanno espresso. Ecco, io credo che a partire da questa indicazione di scelta intermedia, vada ricercato fra tutti i Gruppi presenti in Aula il consenso.

Questa scelta intermedia non esclude che il Consiglio regionale eserciti tutti i poteri, anzi li riafferma, li riconferma. Il Consiglio avrà tutte le prerogative, ma le eserciterà anche attraverso la designazione, e poi vedremo come questa avverrà, di una Consulta statutaria.

Io credo che questo Consiglio regionale, lo avevo preannunciato già nel corso della illustrazione della mozione, non possa non concludere i propri lavori senza aver prima approvato un ordine del giorno che dia indirizzi e che investa la prima Commissione del compito di attivare al proprio interno il dibattito e individui, partendo da quella esigenza che prima si è segnalata, un percorso il più possibile condiviso.

Per altro, siccome perplessità e dubbi anche legittimi mi era parso di coglierli negli interventi di alcuni colleghi dell'opposizione, mi pare che l'intervento conclusivo del Presidente serva, sotto questo profilo, a tranquillizzare tutti. Il messaggio che il Presidente ha voluto lanciare è un messaggio di unità e un invito a non dividersi su un tema di questa portata.

Io concludo, Presidente, chiedendo una breve pausa di un quarto d'ora per consentire lo stabilirsi di contatti, anche in maniera informale, e voglio concludere con un riferimento di natura letteraria che deve essere raccolto come un invito a chi resta, onorevole Vargiu, legittimamente innamorato, ma con raziocinio, di un percorso che pure aveva un suo fascino.

Prezzolini aveva detto: "Io non sono sempre delle mie opinioni", non perché non avesse opinioni o vendesse aria fritta cambiandole continuamente, ma perché ricercare in questa fase una metodica che avvicini tutte le posizioni è senso, a mio avviso, di grande maturità e di grande responsabilità.

PRESIDENTE. L'onorevole Balia ha chiesto quindici minuti di sospensione per consentire la definizione di un accordo eventuale, se di accordo si tratta, sull'ordine del giorno conclusivo.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). In merito alla proposta dell'onorevole Balia, Presidente, noi vogliamo arrivare possibilmente a un documento unanime, cioè vogliamo dimostrare l'unità di intenti e la volontà di questo Consiglio di individuare un metodo, un percorso che poi, quando si entrerà nel merito dell'argomento, verrà arricchito da altri contributi esterni e dai suggerimenti che quest'Aula vorrà dare.

Non credo che basti un quarto d'ora per superare le differenziazioni allo stato esistenti tra le forze politiche Mi sembra un'impresa ardua. Ritengo infatti che ci siano le condizioni perché si possa arrivare a individuare un percorso comune, limando le posizioni di tutti, ma non credo che, pur con la buona volontà di tutti, si possa arrivare a questo risultato, lo ribadisco, con un quarto d'ora di sospensione. Io credo che le interlocuzioni debbano essere più approfondite, certo non posso chiedere che il dibattito vada avanti, ma possono intervenire interlocuzioni tra i Gruppi, Capigruppo e le parti politiche che ci consentano da qui a qualche giorno di arrivare a individuare un percorso possibilmente unanime quanto meno nella definizione del metodo. Perciò non so se sia produttivo sospendere per un quarto d'ora oppure se occorra prendere atto che è necessario interloquire ulteriormente.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, per sintetizzare, lei ritiene che il dibattito non si debba concludere stilando oggi un ordine del giorno perché sarebbe auspicabile rinviare alla prossima settimana.

CAPELLI (U.D.C.). Io sto proponendo un rinvio perché c'è la volontà di arrivare ad una conclusione unitaria.

PRESIDENTE. Quindi lei suggerisce che il Consiglio si concluda qui, e che eventualmente un ordine del giorno, più o meno unitario, o unanime che dir si voglia, venga riportato in discussione nella prossima riunione di Consiglio che decideremo insieme ai Capigruppo. Questa è la sua proposta che è alternativa a quella dell'onorevole Balia.

Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, a me sembra che la proposta del collega Balia sia da accogliere in quanto en questo quarto d'ora di sospensione si può verificare che tipo di convergenza propone il collega Capelli e solo successivamente votare un eventuale rinvio. Però, accogliere la proposta del collega Capelli superando quella del collega Balia, non mi sembra corretto dal punto di vista politico e soprattutto mi sembra che non rispetti quanto emerso dal dibattito che c'è stato in Aula.

rIo proporrei quindi di accogliere la proposta del collega Balia, di sospendere momentaneamente per consentire ai Capigruppo di verificare se esiste una effettiva volontà di unanimità; in questo modo, fatta una verifica, siamo tutti in condizioni di apprezzare o non apprezzare le considerazioni del collega Capelli, che sono diverse rispetto ad altre considerazioni.

PRESIDENTE. Mi sembra che le posizioni siano chiare, si chiede di utilizzare il quarto d'ora di sospensione anche per verificare se al termine del quarto d'ora l'Aula sarà in condizioni di produrre un ordine del giorno unitario o se sia preferibile un rinvio.

Sospendo il Consiglio fino alle ore 14 e 30. Se i Capigruppo sono d'accordo alle 14 e 25 farei una breve Conferenza dei Capigruppo per stabilire il calendario dei lavori della prossima settimana.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 07, viene ripresa alle ore 14 e 53.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. E' stato presentato un ordine del giorno. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

ORDINE DEL GIORNO BALIA - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA sulla specialità autonomistica della Sardegna. (1).)

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione del dibattito sulla mozione sulla specialità autonomistica della Sardegna;

considerato che:

- la necessità di approvare al più presto un nuovo Statuto speciale per la Sardegna, prima delle modifiche alla Costituzione in discussione e che comporti anche il recepimento della riforma del Titolo V della Costituzione, nasce dalla esigenza di dar vita ad un nuovo patto politico-sociale che coinvolga cittadini ed istituzioni e segni una nuova fase nella storia autonomistica della nostra Regione;

- il nuovo patto dovrà avere a fondamento la promozione e la garanzia dei diritti dei sardi e l'impegno condiviso da Stato e Regione di assicurare ad essi pari opportunità - rispetto al resto del Paese - di sviluppo e di crescita economica, sociale e culturale favorendo i caratteri di specificità dell'Isola, quale contributo insostituibile al progresso dell'intero Paese;

- il principio di specialità, tuttora attuale e irrinunciabile, deve essere rafforzato ed adeguato alla luce sia delle ragioni strutturali (insularità, posizione geografica nel Mediterraneo, storia, attese autonomistiche, identità culturale …), sia delle ragioni economiche e sociali che danno luogo ancora ad una non più tollerabile differenziazione in termini di diritti, di opportunità, di condizioni di vita, sia dell'esigenza di una più forte presenza della Sardegna in un'Europa sempre più delle Regioni;

- l'Istituto regionale deve essere ispirato ai principi di autogoverno, di partecipazione, di trasparenza, con poteri e funzioni adeguati a valorizzare le specificità regionali, di partecipazione ad essi delle autonomie secondo il principio di sussidiarietà e di cooperazione solidale, dotato di risorse, secondo criteri di equità e perequazione rispetto alle parti più ricche del Paese, e di poteri di intervento incisivi nei confronti dello Stato e delle scelte nazionali che influiscono sulla vita dei cittadini sardi;

rilevato che:

- tale progetto, per finalità ed impegno, deve svolgersi in modo il più possibile partecipato e condiviso dalle forze politiche e da tutti i cittadini;

- esso deve subito avviarsi - per evitare che la Regione resti esclusa dal dibattito in corso a livello nazionale - e deve svolgersi, secondo un programma condiviso, sia sul livello del confronto con lo Stato, sia su quello dell'iniziativa per la stesura di un nuovo Statuto, sia su quello del rapporto interno con le autonomie locali, sia su quello della forma di governo e dell'assetto degli organi, sia su quello delle funzioni che già oggi la Regione può assumere e disciplinare, sia infine su quello delle strutture e dell'organizzazione e dei procedimenti amministrativi;

valutato che:

- il Consiglio regionale, massimo organo di rappresentanza politica e democratica della Regione, non può rinunciare alle responsabilità ed ai doveri che derivano dagli impegni assunti cogli elettori e dal mandato da essi ricevuto, e deve perciò svolgere un ruolo centrale nel progetto di riforma delineato ed anche nella definizione del nuovo Statuto;

- tuttavia, tale progetto non può prescindere dal concorso il più ampio possibile, delle autonomie locali, delle forze economiche e sociali, delle formazioni sociali e delle associazioni, delle istituzioni culturali e delle università e di tutti i cittadini, in modo da recuperare ed attrarre nel processo di riforma energie, competenze, esperienze che intessono e nutrono la comunità regionale;

- il processo di riforma dello Statuto dovrà giovarsi perciò del contributo di una Consulta statutaria di nomina consiliare, secondo criteri di rappresentatività della società sarda, chiamata ad avviare la più ampia consultazione ed elaborare - entro una scadenza determinata - una proposta di nuova carta autonomistica, sotto forma di un progetto articolato, dal quale potrà prendere l'avvio il dibattito in Consiglio regionale;

- tale organo dovrà agire in raccordo col Consiglio regionale, secondo il mandato da esso conferito, proponendo già in itinere al Consiglio elementi di riflessione e di proposta,

dà mandato

alla Prima Commissione:

- di istruire in tempi brevi una proposta per l'istituzione della Consulta statutaria consultiva nominata dal Consiglio, con il compito di formulare proposte per la definizione di un nuovo Statuto quale strumento per l'avvio del dibattito consiliare,

dichiara

aperta una sessione straordinaria e permanente di riforme, ponendo al centro della propria attività i temi del nuovo Statuto, del rilancio della specialità, del nuovo rapporto con le autonomie locali, delle riforme interne aperto al contributo attivo di cittadini, formazioni sociali, mondo della cultura e dell'economia. (1)

PRESIDENTE. I colleghi hanno copia dell'ordine del giorno presentato. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Per chiedere che l'ordine del giorno presentato, così come concordato dai Capigruppo sull'ordine dei lavori, venga posto al primo punto dell'ordine del giorno della prossima seduta prevista per giovedì mattina.

PRESIDENTE. L'argomento è già all'ordine del giorno. Quindi formalmente sospendiamo la seduta del Consiglio che è convocato per giovedì alle ore 10. I lavori riprenderanno dalla discussione sull'ordine del giorno.

La seduta è tolta alle ore 14 e 55.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazione

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione CALIGARIS sullo stato di incertezza delle guide turistiche iscritte all'albo regionale e sull'opportunità di ampliare la presenza di operatori a sostegno del turismo locale. (17)

In ordine alle richieste avanzate dall'On. Caligaris sullo stato dei lavori di questo Assessorato sulle tematiche inerenti la condizione delle guide turistiche, si rende noto che:

- sono stati effettuati gli incontri con le principali associazioni di guide sarde alfine di raccogliere le loro indicazioni sull'assetto futuro della professione.

- La struttura ha avviato le procedure per la ricognizione di tutte le problematiche legate alle professioni turistiche alfine di elaborare un progetto di legge mirante al loro riordino.

- La realizzazione e il potenziamento dei punti di informazione turistica saranno fra gli elementi essenziali del progetto di riordino degli enti di promozione turistica, attualmente in fase di redazione di questo Assessorato.