Seduta n.11 del 08/09/2004 

XI Seduta

Mercoledì 8 settembre 2004

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

La seduta è aperta alle ore 10 e 37.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 30 luglio 2004, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Mariano Contu ha chiesto congedo per la seduta odierna. Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico di aver nominato quali componenti della Giunta per il Regolamento i consiglieri Ignazio Artizzu, Maria Grazia Caligaris, Giuseppe Cucca, Mario Dedoni, Claudia Lombardo, Giorgio Oppi, Giovanni Battista Orrù, Antioco Porcu, Adriano Salis e Luciano Uras.

Comunico altresì che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977 numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 27 luglio 2004.

Comunico inoltre che nel BURAS numero 24 del 29 luglio 2004 è stata pubblicata la decisione della Corte Costituzionale numero 220 del 7 luglio 2004, con la quale si dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 98 comma 2 della legge regionale 29 luglio 1998 numero 23 (Norme per la protezione della fauna e per l'esercizio della caccia in Sardegna).

È una storia che si ripete.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:

"Norme per la nomina e la durata in carica degli organi degli enti regionali". (19)

(Pervenuto il 12 agosto 2004 ed assegnato alla prima Commissione.)

"Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesistica e la tutela del territorio regionale". (20)

(Pervenuto il 12 agosto 2004 ed assegnato alla quarta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

SCARPA: "Misure per avvicinare i cittadini sardi agli atti della Regione". (12)

(Pervenuta il 4 agosto 2004 ed assegnato alla prima Commissione.)

DEDONI - VARGIU - CASSANO - PISANO: "Norme in materia di politiche del lavoro e organizzazione dei sevizi per l'impiego". (13)

(Pervenuta il 29 luglio 2004 ed assegnato alla sesta Commissione.)

CASSANO - PISANO: "Perequazione del trattamento economico dei dipendenti delle A.S.L. degli enti locali della Sardegna (comuni, province e comunità montane) con quello dei dipendenti dell'Amministrazione". (14)

(Pervenuta il 5 agosto 2004 ed assegnato alla settima Commissione.)

CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO: "Integrazioni alla legge regionale 13 settembre 1993, n. 39". (15)

(Pervenuta il 5 agosto 2004 ed assegnato all'ottava Commissione.)

CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO: "Modiche ed integrazioni alla legge regionale 15 luglio 1988, n. 25, recante 'Organizzazione e funzionamento delle compagnie barracellari'". (16)

(Pervenuta il 5 agosto 2004 ed assegnato alla prima Commissione.)

CASSANO: "Inquadramento del personale delle residenze sanitarie regionali, delle comunità protette e delle case famiglia nei ruoli nominativi delle aziende sanitarie locali della Sardegna". (17)

(Pervenuta il 5 agosto 2004 ed assegnato alla settima Commissione.)

SANJUST - LA SPISA - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - SANNA Paolo Terzo: "Promozione e coordinamento delle politiche rivolte ai giovani". (18)

(Pervenuta il 6 agosto 2004 ed assegnato all'ottava Commissione.)

DEDONI - VARGIU - CASSANO - PISANO: "Norme in materia di politiche del lavoro e organizzazione dei servizi per l'impiego". (21)

(Pervenuta il 6 agosto 2004 ed assegnato alla sesta Commissione.)

ATZERI - SCARPA: "Istituzione di un'Assemblea Costituente per la redazione del nuovo Statuto speciale della Sardegna". (22)

(Pervenuta il 1° settembre 2004 ed assegnato alla prima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione LAI - CUGINI sull'avvio a selezione di nove lavoratori disabili alla Azienda Usl n. 1 di Sassari". (1)

(Risposta scritta in data 10 agosto 2004.)

"Interrogazione CALIGARIS sul raddoppio del binario ferroviario nel centro abitato di Serramanna". (8)

(Risposta scritta in data 30 agosto 2004.)

"Interrogazione LAI - CUGINI sulla delibera di distribuzione delle funzioni organizzative di comparto all'interno dell'Azienda USL n. 1 di Sassari". (2)

(Risposta scritta in data 7 settembre 2004.)

.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione SANCIU - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative da assumere in materia di incendi". (9)

"Interrogazione SANCIU, con richiesta di risposta scritta, sul risarcimento danni a seguito della blue tongue". (10)

"Interrogazione SANCIU, con richiesta di risposta scritta, sulla ripresa delle trattative sul prezzo del latte ovino". (11)

"Interrogazione CORDA - ADDIS, con richiesta di risposta scritta, sull'incendio nel Comune di Loiri - Porto San Paolo". (12)

"Interrogazione PISANO - CAPPAI - MURGIONI, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di grave inefficienza del servizio di Tesoreria e di Cassa comunale prestato dal Banco di Sardegna a favore dei Comuni della Sardegna". (13)

"Interrogazione OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU - RANDAZZO, con richiesta di risposta scritta, sul ritardo nell'assegnazione delle borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia". (14)

"Interrogazione FADDA Paolo - MATTANA, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata ripresa dei lavori di completamento della diga di Monti Nieddu". (15)

"Interrogazione DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima moria di specie ittiche nello stagno di Santa Giusta". (16)

"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di incertezza delle guide turistiche iscritte all'albo regionale e sull'opportunità di ampliare la presenza di operatori a sostegno del turismo locale". (17)

"Interrogazione URAS, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di degrado della spiaggia del Poetto, anche a seguito di interventi di ripascimento effettuati su iniziativa della Provincia di Cagliari". (18)

"Interrogazione URAS, con richiesta di risposta scritta, sullo stato della contrattazione collettiva del personale dell'Amministrazione regionale e degli enti regionali". (19)

"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'assunzione dei vincitori dei concorsi dell'Amministrazione regionale". (20)

"Interrogazione MANINCHEDDA, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento al di fuori della Sardegna di macchinari e di impianti di produzione in uso ad imprese, ubicate nelle aree industriali di Macomer, Ottana e Siniscola, ammesse a beneficiare degli incentivi previsti dalle leggi regionali di settore". (21)

"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla sistemazione della piazza Giovanni XXIII di Cagliari e sulle manifestazioni popolari di protesta contro l'abbattimento di oltre cinquanta piante storiche". (22)

"Interrogazione FLORIS Vincenzo - SANNA Alberto - PIRISI - SANNA Francesco, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'intervento per lo spegnimento dell'incendio avvenuto il 14 agosto nella zona di Mamoiada e Orgosolo". (23)

"Interrogazione CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'espletamento del concorso per l'assunzione di assistenti e guardie nel Corpo forestale regionale". (24)

"Interrogazione LA SPISA - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo, con richiesta di risposta scritta, sulla devastazione ambientale nel litorale di Villasimius in località denominata Cuccureddus e provvedimenti conseguenti". (25)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza CAPPAI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CUCCU - RANDAZZO sulla recrudescenza del fenomeno della peste suina negli allevamenti del Nuorese, Marghine, Planargia". (3)

"Interpellanza LADU sulla sospensione dei finanziamenti delle dighe di Santa Vittoria e di Abba Lughente sul Rio Posada". (4)

"Interpellanza ATZERI sulla realizzazione delle reti di distribuzione dell'energia e sull'abbattimento dei costi sopportati dai sardi". (5)

"Interpellanza OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU - RANDAZZO sul ritardo nell'assegnazione delle borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia". (6)

"Interpellanza OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO sui gravi ritardi della Presidenza della Giunta regionale nella trasmissione degli atti adottati nelle riunioni della Giunta regionale e, in particolare, sulla delibera non all'ordine del giorno per la nomina del commissario del Consorzio di bonifica del Cixerri". (7)

"Interpellanza LICHERI - URAS - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU sulla dichiarazione di inammissibilità del Referendum consultivo sulla presenza di basi militari straniere nel territorio regionale". (8)

Svolgimento dell'interpellanza Oppi - Amadu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo sul ritardo nell'assegnazione delle borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia" (6)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 6. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

INTERPELLANZA OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU - RANDAZZO sul ritardo nell'assegnazione delle borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia.

I sottoscritti, premesso che:

- la Giunta regionale ha approvato nel mese di maggio 2004 la deliberazione - prevista dalla legge regionale 31 marzo 1992, n. 5, Capitolo 12138/00 - UPB S12031 del bilancio regionale - per l'istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia;

- ben 126 giovani attendono le borse di studio per poter procedere al regolare compimento del percorso formativo;

- la Commissione sanità non ha potuto rilasciare il previsto parere a causa dello scioglimento del Consiglio regionale;

- nel recenti dibattiti del Consiglio è stata sollecitata la ri-adozione della deliberazione, in modo tale da risolvere il problema, garantendo la disponibilità ad una convocazione urgente della Commissione sanità per il rilascio del parere previsto per legge, anche in deroga alle consuetudini, non appena si fossero insediate le commissioni;

- nessuna deliberazione è stata adottata in merito dalla Giunta regionale, nonostante la sollecitazione degli interroganti;

- questo crea grave disagio ai 126 giovani che da svariati mesi attendono l'approvazione degli atti,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) per quale motivo abbiano inteso non affrontare il problema, creando ulteriore ritardo;

2) come intendano affrontarlo e in quali tempi. (6)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Oppi per illustrare la sua interpellanza. Le ricordo che il tempo a sua disposizione è di cinque minuti.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, prendo atto che le ultime delibere pervenute sono datate, come poc'anzi ha letto il Segretario, 27 luglio; gli uffici pertanto hanno avuto difficoltà obiettive nel prendere in esame l'interrogazione, poi trasformata in interpellanza; non avevate il tempo tecnico. Comunque è irrilevante anche questo.

Qualche parola per illustrare un'interpellanza che, per la verità, ha poco bisogno di essere illustrata; solo per ricordare ai colleghi di che cosa si tratta. Riassumo brevemente: appena approvato il bilancio regionale, col ritardo a tutti noto, la Giunta approvò (con la deliberazione prevista dalla legge regionale numero 5 del 1992, che peraltro reca la mia firma) - l'integrazione, con un incremento addirittura di nove miliardi, delle assegnazioni destinate al finanziamento di borse di studio finalizzate alla frequenza delle scuole di specializzazione della facoltà di medicina e chirurgia, e, perché non dirlo, con norma successiva, l'integrazione delle assegnazioni destinate al finanziamento delle borse per la frequenza delle scuole di specializzazione della facoltà di veterinaria.

La deliberazione venne inoltrata, come la legge prevede, alla competente Commissione per l'adozione del parere. La Commissione sanità non potè esprimere il parere anche perché era necessaria l'audizione dell'Assessore che spiegasse i criteri che informavano la delibera di Giunta precedente, che non era stata discussa nell'apposita Commissione. La semplice documentazione infatti, non era sufficiente a dimostrare che l'Università di Sassari aveva denunciato trentun borse, e che qualche altra Università aveva addirittura fatto ricorso a borse ministeriali; quindi occorreva illustrare anche questi aspetti.

La Commissione Sanità non ha potuto esprimersi a causa dello scioglimento del Consiglio. Non appena insediato il nuovo Consiglio ho ripetutamente - inizialmente l'ho fatto in sede di discussione sulle dichiarazioni programmatiche - sollecitato la riadozione del provvedimento garantendo la disponibilità del mio Gruppo (disponibilità che continuiamo a garantire) per una convocazione urgente della Commissione, al fine di poter esprimere il parere previsto dalla legge, anche in deroga alle consuetudini.

Verificato che nessuna deliberazione veniva adottata da parte della Giunta, ho ritenuto opportuno investire del problema, nella Conferenza dei Capigruppo del 31 agosto, il Presidente della Regione, affinché accelerasse i tempi per addivenire ad un'approvazione, anche "fuori sacco"; solo allora è stata assunta una decisione. Noi però ci chiediamo cosa ha determinato questo colpevole ritardo, considerato che sono trascorsi due mesi, c'è un capitolo di bilancio, ci sono centoventisei giovani che sono stati a suo tempo chiamati dopo un accordo intervenuto a livello ministeriale, quindi con il Preside della Facoltà di medicina. Abbiamo chiesto l'iscrizione all'ordine del giorno dell'interpellanza, non l'avremmo fatto se non fossero intervenute le dichiarazioni fuori luogo della dottoressa Dirindin alla stampa.

Il giorno dopo l'approvazione della delibera su nostra esplicita richiesta, l'assessore Dirindin ha infatti affermato: "Come vedete, non mi accuserete" - è uscito su due giornali - "che io non porto avanti delibere del centrodestra". Noi abbiamo risposto che si tratta solo di un atto di ordinaria amministrazione, di un atto dovuto, e non di un dono della Giunta Soru al centrodestra. Non vogliamo regali. La stampa ha riportato questo.

Noi abbiamo chiesto l'accelerazione della pratica perché ritenevamo fosse urgente offrire un nostro contributo. Lei ci spiegherà quali sono le motivazioni; forse pensava che non fosse necessario questo passaggio, perché magari lo riteneva un fatto automatico. Ma nel nostro ordinamento non è un fatto automatico; tutti gli atti per venire alla luce devono seguire un particolare iter, ed è anche evidente che questo ci crea dei problemi, anche se di fatto poi il problema è pressoché risolto. Comunque appena si riterrà opportuno, noi saremo disponibili, così come lo siamo stati...

PRESIDENTE. Concluda.

OPPI (U.D.C.). Del resto ciò è nell'interesse del Consiglio regionale, non nostro. C'è una legge che il Consiglio regionale ha approvato, c'è un capitolo specifico; si tratta quindi solo di dare attuazione alla volontà del Consiglio, di attuare con rapidità provvedimenti che necessitavano di un'accelerazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Il tempo a sua disposizione è di cinque minuti.

DIRINDIN, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie Presidente, ringrazio anche l'onorevole Oppi per la correttezza con cui ha presentato il problema.

L'onorevole Oppi sa che nella seduta della Giunta del 31 agosto abbiamo presentato una delibera che contiene esattamente gli stessi elementi che erano contenuti nella delibera precedente che era stata adottata dalla precedente Giunta; l'onorevole Oppi sa quanto siamo attenti ai problemi degli studenti universitari e dei giovani medici in formazione, e stiamo lavorando anche su altri fronti per questo. Credo di non dover rispondere per quello che scrivono i giornalisti, e quindi preferirei evitare ogni polemica pretestuosa e inutile su questo argomento. Rassicuro il Consiglio che in ogni caso non ci sono stati ritardi perché avevo già parlato con il Presidente della Commissione sanità, l'onorevole Masia, di questo problema, pregandolo di iscriverlo all'ordine del giorno in occasione della prima riunione, cosa che è stata fatta.

Si è verificato semplicemente un ritardo di qualche giorno nella trasmissione dalla Presidenza alla Commissione, ma è già all'ordine del giorno per la prossima riunione. Non avrebbe potuto essere fatto diversamente perché la Commissione non si era ancora insediata. Quando ci siamo resi conto che comunque era arrivato il momento per poterla trasmettere abbiamo adottato in Giunta la delibera che, torno a dire, riproduce esattamente quella precedente, e che era pronta da tempo, anche per venire incontro alle aspettative degli specializzandi. In Commissione risponderò in ordine ai criteri che lei mi chiede di precisare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Oppi per dichiarare se è soddisfatto.

OPPI (U.D.C.). Io mi dichiaro totalmente insoddisfatto perché la risposta non risponde alla questione politica che abbiamo posto con questa interpellanza:la volontà di affrontare la politica sanitaria animati da uno spirito costruttivo e non da volontà di revanche come invece sta avvenendo.

Io ho precisato di aver affermato in Aula che non appena si fossero costituite le Commissioni - e le Commissioni si sono costituite molto tempo fa - nella stessa giornata avremmo esitato il provvedimento. Ne ho informato il Presidente del Consiglio che si è fatto carico di parlarne con lei. Quindi potevano essere approvate nello stesso giorno in cui si è insediata la Commissione, oltre un mese fa. È pur vero che la delibera alla fine è stata approvata (su mia richiesta, avanzata in sede di Conferenza dei Capigruppo al Presidente della Giunta) "fuori sacco", la sera del 31 agosto. Quindi non è vero che stavate per approvarla comunque. Era molto più chiaro dire che ritenevate che questo fosse un atto che non era necessario deliberare. Questa è la verità.

Allora, siccome ci sono molti altri atti che hanno bisogno di essere rivisitati, e per i quali c'è l'obbligo del passaggio in Commissione, per evitare ritardi e quindi un danno in termini generali, la pregherei di procedere attentamente ad una verifica. A mo' di esempio, non voglio entrare nel merito, perché abbiamo già convocato una conferenza stampa per domani, e in quella sede avremo modo di parlare dei problemi anche in modo dettagliato e puntuale, voglio portare il problema dei ticket. Se lo ponga il problema, esiste una delibera che stabilisce che a una certa data deve procedersi ad una valutazione…

PRESIDENTE. Deve dichiararsi soddisfatto o insoddisfatto.

OPPI (U.D.C.). Ho già detto che sono insoddisfatto.

PRESIDENTE. Non introduca nuovi elementi. Questo l'abbiamo capito.

OPPI (U.D.C.). Sono insoddisfatto, ma sto dicendo che come questo problema ce ne sono altri; basti pensare che nel mese di agosto e di luglio abbiamo sforato del venti e del dieci per cento con le spese sanitarie; a fine anno rischiamo di trovarci altri ottanta miliardi di deficit perché siamo arrivati in ritardo.

Discussione della risoluzione: "Risoluzione sul disegno di legge costituzionale di modifica della parte II della Costituzione" (Risol. n. 1)

Approvata dalla Prima Commissione Permanente nella seduta del 1° settembre 2004

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della risoluzione numero 1.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Come i colleghi sanno, le presidenze del Consiglio e della Regione, preoccupate del contenuto del disegno di legge costituzionale di modifica degli articoli della parte seconda della Costituzione, così come è stato licenziato dalla Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, hanno assunto immediatamente l'iniziativa di convocare il Consiglio. ubico disegno di legge costituzionale inizia infatti il suo iter parlamentare il 13 del mese di settembre, e gli emendamenti al testo esitato dalla Commissione affari costituzionali possono essere presentati entro la giornata del 14.

Abbiamo assunto questa iniziativa insieme agli altri Presidenti di Regione e dei Consigli regionali delle Regioni a Statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, prescindendo dal merito generale, dalle diverse opinioni sulla decisione politica della maggioranza che governa il Paese di affrontare la revisione della Costituzione nel senso della devoluzione, della creazione di uno Stato federale. Ci siamo mossi partendo più che dalla contestazione dell'impianto generale, dalla preoccupazione derivante da alcune norme che vengono introdotte nella proposta in discussione, che cambiano, riducendoli, i poteri delle Regioni a Statuto speciale, limitando l'autonomia e la specialità che discende dagli Statuti e quindi dalla legge costituzionale e dalle norme di attuazione.

C'è un ritorno indietro per quanto riguarda in modo particolare il mantenimento per le Regioni a Statuto speciale delle cosiddette condizioni di maggior favore, cioè della potestà legislativa esclusiva nelle diverse materie, che in un emendamento introdotto alla Camera viene ridotta o assimilata a quella delle Regioni a Statuto ordinario. Così come vi è la preoccupazione per la questione relativa all'indizione delle elezioni dei Consigli regionali affidata al Presidente della Repubblica, che dovrebbe procedervi contestualmente alla elezione del Senato federale o della Camera delle regioni, così come è previsto nel testo citato.

Allo stesso modo ci pare non compatibile - quasi un ritorno indietro - l'introduzione, attraverso il concetto di interesse nazionale, di forme di controllo sulla legislazione delle regioni, soprattutto per quanto concerne le materie di competenza esclusiva delle Regioni a Statuto speciale. Su questi argomenti ieri, di prima mattina, abbiamo tenuto un incontro con tutti i parlamentari della Sardegna; un incontro nel quale è emersa la volontà unanime, che nasce dalla condivisione delle osservazioni e delle preoccupazioni che noi abbiamo espresso, e l'impegno dei parlamentari sardi di promuovere in Parlamento iniziative tese a modificare il testo approvato dalla Commissione affari costituzionali.

Nel primo pomeriggio, insieme al Presidente Soru e agli altri Presidenti delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, abbiamo avuto un incontro con il ministro ubiconde e il ministro La Loggia; incontro che è servito a rappresentare queste preoccupazioni e ad avanzare anche proposte emendative sui punti che ho brevemente richiamato e che costituiscono parte della risoluzione che la prima Commissione del nostro Consiglio regionale ha assunto all'unanimità.

L'incontro con i ministri ubiconde e La Loggia si è svolto in un clima di cordialità e anche di attenzione alle istanze che le Regioni a Statuto speciale hanno sollevato. C'è stata, da parte del ministro ubiconde in modo particolare, una apertura per quanto riguarda la sostituzione del testo del comma 15 dell'articolo 43, che è quello che non consente alle Regioni a Statuto speciale di mantenere le prerogative più ampie eventualmente assegnate dagli statuti e dalle leggi di attuazione.

C'è stato invece un rinvio a una discussione, che deve avvenire all'interno della maggioranza che governa il Paese e che costituisce maggioranza anche nella Camera dei deputati, sulle altre questioni: sulla ubicondeeà dell'elezione del Senato federale e dei Consigli regionali e sulla questione relativa alla modalità di modifica degli statuti regionali; in buona sostanza sulle questioni relative al mantenimento della specialità.

Tutto questo, dicevo, è stato trasferito in proposte emendative che i parlamentari delle Regioni a Statuto speciale presenteranno alla Camera, che abbiamo consegnato al Ministro e che io ho prodotto in copia. La nostra opinione è che, sebbene l'incontro si sia svolto in un clima di cordialità e di attenzione alle istanze da noi rappresentate, occorra tuttavia mantenere elevato il livello dell'attenzione, occorra mantenere elevata anche la preoccupazione e la pressione che noi dobbiamo svolgere durante la discussione in Parlamento della proposta in questione. Insomma, non siamo stati totalmente rassicurati sulle modifiche che noi chiediamo vengano introdotte in questo testo.

C'è una preoccupazione più generale - e concludo questa brevissima comunicazione - sulla modifica sostanziale, sul disegno generale che sottende l'impianto di modifica della Costituzione, della creazione di un cosiddetto Stato federale, laddove rimette in discussione pesantemente le ragioni dell'autonomia e della specialità della Sardegna; ragioni dell'autonomia e della specialità che vanno difese evitando che nel testo si introducano norme che riducono quanto già contenuto nel nostro Statuto e nelle norme di attuazione.

Evidentemente in Sardegna, in questo Consiglio regionale, si deve aprire una discussione più ampia, più approfondita, più articolata sul nostro Statuto e sulla attualizzazione del nostro Statuto a quanto avviene a livello nazionale anche attraverso la modifica dell'assetto istituzionale dello Stato.

Non basta cioè opporsi, così come stiamo facendo - e lo stiamo facendo bene, lo stiamo facendo con un'ampia unità di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione presenti in questo Consiglio regionale e di quelle che ci rappresentano in Parlamento - non basta opporsi e arginare quanto di negativo e di riduttivo può venire dalla discussione su questo provvedimento, è necessario riappropriarci di una iniziativa politica elevata, di una iniziativa politica che rimetta al centro del dibattito politico e sociale in Sardegna la questione della nostra specialità, le ragioni che fondano nello Statuto la nostra specialità, le competenze nuove e diverse che noi pensiamo debbano essere attribuite alla Regione in un confronto paritario con lo Stato nazionale.

Quindi questioni sulle quali, a partire dalla discussione di oggi, è necessario un approfondimento, è necessario un coinvolgimento pieno, ampio della società sarda, è necessario cioè che riapriamo una stagione di forte passione, di forte e plurale confronto politico fra tutti noi, perché la Carta costituzionale della nostra specialità non resti quella sorta alla nascita della nostra Repubblica e della democrazia nel nostro Paese e nella nostra Regione, ma sia attualizzata e resa coerente con i tempi che stiamo vivendo.

Io ho concluso la mia comunicazione. Dichiaro aperta la discussione. Ha facoltà di parlare il Presidente della prima Commissione per illustrare la risoluzione.

MANINCHEDDA (Progetto Sardegna), relatore. Signor Presidente, intervengo con qualche imbarazzo perché la sua comunicazione ha di fatto sostituito ciò che avrei potuto dire (sto scherzando, ma non troppo) come relatore della risoluzione, per cui credo di potermi considerare esentato dal dover illustrare l'impalcatura tecnica e teorica della risoluzione mentre mi soffermerò brevemente ad illustrarne il senso, anche alla luce del positivo incontro del presidente Soru e del presidente Spissu col ministro Calderoni.

Questo incontro costituisce comunque è un fatto positivo, ma non mette fine a ciò che sta accadendo in Aula, in Parlamento (e anche all'interno della stessa maggioranza di governo), dove si scontrano due visioni diverse dello Stato. Il tempo ci dirà come si comporranno, e quali interessi legittimi ne faranno le spese. Quindi l'urgenza di una vigilanza nasce anche dalla constatazione della diversità di opinioni esistente in seno al Parlamento e, pur nelle buone intenzioni dei rappresentanti del Governo, la sintesi finale potrebbe essere per noi peggiorativa.

Sul piano della risoluzione mi permetto di illustrarne prima lo stile e poi il contenuto. La risoluzione ha rinunciato a qualsiasi enfasi, a qualsiasi orpello retorico, non ha lanciato appelli ai sardi, non ha chiesto sussulti a nessuno. Non lo ha fatto non perché siamo diventati improvvisamente degli asceti (basta guardarci per capire che non lo siamo), ma perché noi come Parlamento della Sardegna credo corriamo un rischio: quello di apparire tanto solenni, tanto impegnati e compiti quanto inutili. E questo rischio lo corriamo soprattutto quando non abbiamo la responsabilità delle parole che usiamo, quando strumentalizziamo le situazioni, quando cogliamo ogni occasione per enfatizzare il nostro ruolo, quando affrontiamo i confronti con pregiudizi e con calcoli.

Allora abbiamo tentato di stare lontano dal rischio della retorica perché la politica della retorica è stata, sin dalle sue origini, il primo grande esperimento ripetuto di manipolazione della verità e delle società. Nel merito oggi e in questi giorni non si sta discutendo dello Statuto, né dell'autonomia né della specialità - lo dico con nettezza a onor di verità - ma si sta discutendo della difesa della possibilità, oggi vigente, che a determinare il nostro Statuto siamo noi e non il Parlamento nazionale. Questo è l'oggetto in campo.

Se dovesse essere approvato il disegno di legge esitato dalla Commissione affari costituzionali della Camera, il Parlamento nazionale potrebbe discutere uno Statuto non proposto da noi su cui il Consiglio regionale della Sardegna potrebbe anche non essere d'accordo. L'articolo 33 del disegno di legge costituzionale prevede infatti che, se entro i sei mesi dall'avvio del procedimento di cui all'articolo 138 non interviene l'intesa con la Regione, il Parlamento può comunque adottare la legge costituzionale. E questo rischio è rappresentato non solo dall'articolo appena richiamato, ma anche dal comma 15 dell'articolo 43, cioè dalla norma transitoria che applica anche a noi quanto disposto dalla legge.

Ora, noi siamo un Parlamento, ma un Parlamento che non difenda la ragione stessa per cui è stato eletto, la capacità, cioè, di determinare le regole generali del funzionamento delle istituzioni e del conflitto degli interessi legittimi, perde la sua ragione di esistere. Non esiste su questi temi una differenza comprensibile tra centrodestra e centrosinistra; è una difesa dell'istituzione, della vitalità dell'istituzione. E l'unanimità raggiunta dalla Commissione (a parte un comma), nasce proprio da questa preoccupazione; sarebbe pertanto auspicabile che al termine di questi lavori si arrivasse a una determinazione altrettanto chiara e altrettanto unanime.

Perché difendere la possibilità e le ragioni dell'esistenza del Parlamento? Beh, io credo che sia chiaro a tutti voi - a me lo è molto, ma non lo è per niente agli elettori della Sardegna, ai quali bisognerebbe spiegarlo accuratamente - che la nuova legge elettorale ha modificato il sistema dei poteri in Sardegna, l'ha modificato in profondità. Oggi un consigliere regionale conta poco o niente rispetto alla soluzione immediata dei problemi. Se entra in crisi la fabbrica di Ottana io non ho strumenti. Ha più potere un funzionario dell'Assessorato dell'industria che non io. Bisogna dirlo! E questo potere, che è quello di affrontare l'emergenza dei problemi, è in capo al Presidente e alla Giunta, che fanno bene a esercitarlo.

Noi però da questo potere siamo esclusi nonostante siamo - e questo è il paradosso di cui dovremo pur discutere - riconosciuti nei nostri territori come uomini potenti e quindi responsabili delle azioni del Governo. Eppure noi non siamo banalmente l'Assemblea che ratifica le decisioni della Giunta o che vive una volta all'anno, quando pervengono in Aula i provvedimenti di bilancio su cui occorrerebbe che fossimo largamente informati. Noi non siamo un'Assemblea che ha vitalità una sola volta. Ma perché così non sia è necessario che acquisiamo la consapevolezza che a noi è rimasta una competenza molto alta, che è quella della determinazione degli obiettivi di lungo periodo e degli strumenti per realizzarli.

Noi abbiamo il potere della visione, della strategia, ma questa visione e questa strategia si incardina nelle regole, in primo luogo nel nostro Statuto. Se ci "scippano" questo, il Consiglio non ha senso di esistere. Oggi stiamo difendendo la possibilità di determinare - noi e non altri - la cornice istituzionale dentro la quale svolgere il nostro lavoro; non stiamo dunque decidendo come modificheremo lo Statuto. Io non so che piega prenderà oggi la discussione , ma non stiamo discutendo di questo, stiamo difendendo la possibilità di farlo secondo le forme che vorremmo.

In questo senso ci sono anche altri articoli del disegno di legge che sono lesivi delle nostre prerogative (quelli relativi ai poteri del Presidente della Repubblica in primo luogo), ma è anche vero che su questi articoli abbiamo qualche chance di confronto anche prescindendo dal dibattito sull'approvazione del disegno di legge alla camera. Secondo alcuni colleghi un valido baluardo difensivo contro il disegno di legge in discussione potrebbe essere la proposta di legge di iniziativa regionale approvata dal precedente Consiglio che prevede la convocazione di un'Assemblea costituente.

Io muovo due obiezioni a questa valutazione; la prima è di ordine pratico (siamo poco portati a badare ai fatti pratici, però sarebbe opportuno considerarla), la seconda è di ordine politico.

Per quanto riguarda la prima obiezione, è evidente che il Parlamento non discuterà la proposta di legge di iniziativa regionale sulla Costituente prima del disegno di legge di modifica della seconda parte della Costituzione.ubicon venisse approvato il disegno di legge di riforma della seconda parte della Costituzione, nel testo attuale, il Parlamento nazionale potrebbe modificare, alterare in profondità anche uno Statuto approvato dalla Costituente. È un problema di strumenti.

Per quanto riguarda la seconda obiezione, occorre ricordare che questo Consiglio e questa maggioranza sono stati eletti inserendo nel programma una seria riforma dello Statuto. Hanno quindi una piena legittimità a farlo, non hanno commesso atti che consentano di contestare questa legittimazione. In questo Consiglio non c'è una crisi morale, non c'è, e non la si può decretare in forme non dimostrate. Noi siamo perfettamente in grado di approvare anche a breve la parte delle riforme che riguardano gli enti locali, il trasferimento delle funzioni, la legge elettorale, la forma di governo, e non vi è alcun motivo per allungare i tempi per fare tutto questo. Altro è invece la definizione dei rapporti con lo Stato e con l'Europa, la definizione e il perimetro concettuale culturale dell'autonomia e della specialità. Su questo ha ragione Pietrino Soddu, che dice e scrive che bisogna aprire un grande e largo confronto, che può durare molto tempo perché appena iniziato.

Nessuno ha chiaro quale sia oggi la nuova frontiera della specialità. Stiamo ripetendo schemi un po' antiquati. Non si può dire: "La specialità viene dalla storia". Badate: non è vero. Io accetto qualsiasi confronto su questo argomento.

Bisogna che noi ci rendiamo conto che sulla definizione della specialità e dell'autonomia il dibattito è al grado zero, perché dobbiamo vedere oltre ciò che abbiamo già detto. Per istruire questi problemi è indispensabile certo convocare un'assemblea ampia e recuperare in quest'ottica il senso della proposta di legge regionale; un'assemblea ampia, rappresentativa, efficiente, che dia luogo all'elaborazione della nuova autonomia. Per la convocazione di un organo di questi tipo già ieri il Presidente Soru, di fronte ai parlamentari, ha manifestato il suo consenso e il suo entusiasmo. Questo mi pare un percorso realistico e questo è il senso della risoluzione; un senso, come vedete, non retorico, e che spero consenta a noi tutti, o a larga parte di noi, di poter condividere un documento finale mirato a fissare quel percorso futuro che dobbiamo riempire di contenuti.

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Floris. Verrà anche distribuita una copia dell'ipotesi emendativa che abbiamo presentato con gli altri Presidenti ieri al Ministro ubiconde e al Ministro La Loggia. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, chiedo una sospensione di dieci minuti proprio per consultare informalmente i Presidenti di Gruppo in ordine alla organizzazione dei lavori.

PRESIDENTE. Se questa è un'esigenza condivisa possiamo...

MARROCU (D.S.). Ho sentito la maggioranza dei Capigruppo e mi ha confermato questa disponibilità.

PRESIDENTE. Cioè per un'interlocuzione fra i Capigruppo?

MARROCU (D.S.). Sì, dieci minuti.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni sospendo la seduta sino alle 11 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 22, viene ripresa alle ore 11 e 47.)

PRESIDENTE. La consultazione informale dei Presidenti di Gruppo ha portato alla decisione di concludere i lavori nella giornata e di ridurre gli interventi limitandoli a due per ciascun Gruppo; ovviamente questo è un orientamento, un'indicazione assunta dai Presidenti di Gruppo che costituisce una traccia di lavoro, non è né obbligatoria né vincolante per il singolo consigliere che, come sapete, ha libertà di intervento. Direi che però si può stare all'interno di questa traccia di lavoro.

È iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). ubico Presidente, io mi auguro che queste riunioni di Presidenti di Gruppo durante i lavori del Consiglio una volta per tutte finiscano, perché costituiscono proprio il cancro che ha portato in tutte le precedenti legislature a vanificare i lavori del Consiglio regionale.

Io sono preoccupato anche per ciò che ho sentito, soprattutto quando qualcuno ha affermato che nessuno conosce le nuove frontiere della specialità. Per chi come il Presidente Cossiga ha presentato in Parlamento, ed io in Consiglio regionale, la modifica della Carta Costituzionale sarda, è difficile accettare un concetto come quello che è stato espresso; casomai ognuno di noi ha una sua proposta da avanzare, ma affermare che nessuno conosce le nuove frontiere della specialità, mi sembra davvero un'affermazione azzardata.

L'atto che il Consiglio regionale si accinge a compiere, quello di votare una risoluzione, concordata anche se scoordinata, tra i Presidenti delle Regioni a Statuto speciale, è semplicemente un atto dovuto, non deve essere presentato con enfasi, come la tutela delle prerogative autonomistiche o la tutela degli interessi del popolo sardo, perché così non è. Di questi dibattiti ne abbiamo fatto a decine, a centinaia, e non è da oggi che diversi rappresentanti politici manifestano insofferenza e fastidio per le Regioni a Statuto speciale e tentano - dimenticando la storia, la genesi delle specialità dell'autonomia - un livellamento con le regioni ordinarie.

Io ricordo che una volta in sede di Consiglio dei Ministri, Donat Cattin rivolgendosi a Carli, che allora era Ministro del Tesoro, gli disse: "Lei non ha diritto a parlare delle specialità, perché non capisce quali sono le ragioni profonde che hanno portato a questo riconoscimento". Un episodio analogo, ubico volta, purtroppo, si è verificato nella sede rappresentativa più alta, cioè nella Conferenza Stato - Regioni in occasione della discussione sulle modifiche da apportare al disegno di riforma istituzionale. In quella sede il Ministro Bossi, presente insieme a Berlusconi, accettò un solo emendamento, quello della conservazione dell'articolo 116 della Costituzione e quindi della salvaguardia delle prerogative autonomistiche delle specialità. Questo è stato l'unico emendamento accettato.

È evidente che nonostante questo impegno formale e solenne continua il tentativo di rapina, con una ormai palese volontà anche di ingannarci e di ingannare nei termini. Io ho registrato anche stamattina una certa confusione di termini; non possiamo confondere i termini e parlare di devoluzione del federalismo. La Lega Nord, ricordiamoci, considerato che non poteva trovare accettazione l'iniziale richiesta di federalismo con la costituzione di tre stati (lo stato del Nord, lo stato del Sud e lo stato Insulare), è passata alla richiesta di una semplice attribuzione di competenze, funzioni e ruoli alle Regioni, con l'obiettivo dichiarato di far sì che ogni Regione facesse fronte ai propri bisogni con le proprie risorse finanziarie, quindi con la propria ricchezza. Esiste pertanto un disegno preciso, che prevede il trasferimento delle competenze della Sanità, della Polizia locale, della scuola, a carico esclusivo delle entrate tributarie di ciascuna Regione.

Tutti usano il termine "federalismo", ma nessuno lo intende nella sua precisa accezione. Mi sembra limitativo, infatti, ridurlo solo a una forma di regionalismo che colmi le lacune presenti nel nostro ordinamento costituzionale. E quanto sto dichiarando deriva anche da ciò che Francesco Cossiga ha affermato tante volte e che noi abbiamo ripetuto anche in quest'Aula, quando abbiamo parlato e parliamo dell'istituzione di una Polizia regionale nel senso reale del termine; una Polizia regionale diversa e distinta dal corpo dei vigili urbani, che è composto da normali impiegati delle amministrazioni comunali con funzioni pari a quelle degli agenti postali e dei ferrovieri. Ma quando noi parliamo di ciò si grida alla rottura dell'unità dello Stato, e non si tiene conto che la decentralizzazione delle funzioni di Polizia è una caratteristica comune non solo degli stati federali (ubico, Stati Uniti d'America, Australia e Germania Federale), ma anche di quei paesi, come il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, che normalmente non vengono considerati tali e che hanno 50 corpi di Polizia locale.

Come si può notare neppure la Lega Nord è a favore di una trasformazione in senso proprio federale dello Stato italiano, tant'è che non usa più questo termine, avendolo sostituito prima con devolution e poi con devoluzione, che vuol dire attribuzione non a tutte ma ad alcune parti del territorio nazionale di funzioni e competenze. Il sistema federale presuppone l'esistenza di stati e province dotati di sovranità uguale a quella dello Stato centrale. Questo è il nodo che noi abbiamo davanti, cosa c'entra in questo il centrosinistra o il centrodestra? Certo, onorevole Maninchedda, non c'entra nulla.

Questi sono i temi sui quali avremmo dovuto discutere in campagna elettorale, sempre che ci si creda, anche perché c'è tanta gente che si professa autonomista in Sardegna e poi si comporta da centralista a Roma o a Bruxelles. Anzi, qualche parlamentare europeo sardo mi ha detto: "Sai, una volta che uno va a Bruxelles il mondo lo vede in maniera differente; qui la Sardegna è lontana, non abbiamo più quella visione che avevamo quando eravamo seduti sui banchi del Consiglio".

Ecco perché noi non crediamo che sia praticabile una riforma in senso federalista e crediamo in un'Italia composta di regioni, comunità e nazioni senza stato, come la Sardegna, il Friuli e la Valle d'Aosta. Questo è stato uno dei fattori, d'altra parte, che hanno portato i nostri padri costituenti al riconoscimento per alcune Regioni di forme di autonomia speciale, come è avvenuto con il federalismo asimmetrico nel Regno di Spagna, dove paesi come la Catalogna, i Paesi Baschi, la Navarra, costituiscono vere e proprie nazioni senza stato e godono di forme di organizzazione istituzionali e semistituzionali, quali appunto, ad esempio, le polizie autonome.

Noi sardi non so se lo dobbiamo fare anche in Consiglio regionale o tra le forze politiche, dobbiamo combattere questa pseudocultura, sia politica che accademica, che vede nell'appiattimento delle specialità e nella confluenza nell'alveo della ordinarietà un processo irreversibile. A oltre mezzo secolo dall'introduzione nell'ordinamento giuridico del Paese del principio della specialità dobbiamo dimostrare la vacuità e l'insussistenza delle tesi avversarie e, contemporaneamente, l'attualità, la vitalità, la ricchezza morale e di sviluppo socioeconomico della riaffermazione delle nostre prerogative.

Non esiste un mondo confuso e indistinto delle autonomie; il rilancio della specialità e dei suoi valori peculiari non è diacronico, ma è sincronico alla modifica strutturale delle Regioni ad autonomia ordinaria. Ad ogni esaltazione del livello delle funzioni delle Regioni ordinarie deve corrispondere una pari esaltazione di quello delle specialità. Non è configurabile un processo di regionalizzazione degli Stati d'Europa se a sua volta l'Europa non viene in parte regionalizzata.

Pensiamo ai continui trasferimenti di fette di sovranità nazionali verso l'Unione Europea: come è possibile che si pensi a una regionalizzazione degli Stati europei senza una sincronica regionalizzazione della stessa Unione Europea? Potrebbe mai esistere un'Europa solo espressione di Stati centrali e non anche delle autonomie regionali? Si intravede nella stessa Europa che il suo sviluppo passi attraverso la crescita dei suoi aggregati culturali che costituiscono il suo pluralismo e la sua enorme ricchezza. Noi non siamo un freno allo sviluppo, siamo una ricchezza per l'Europa e per l'umanità. Dico "noi" per dire tutte le comunità.

Noi oggi abbiamo il compito di formulare proposte per il rilancio della specialità in generale, per combattere l'insularità, per la modifica del nostro Statuto, senza, presidente Soru, soluzioni di continuità, accettando il dibattito precedente, lo scontro, il confronto e le tesi unitarie che abbiamo raggiunto, non modificando per il gusto di modificare, non cambiando per far finta che chi è arrivato dopo sia migliore di colui che c'era prima. Per il rilancio delle specialità possiamo registrare solo le conferenze, tenute d'altra parte in Sardegna, del 1989 e del 1999; penso che la specialità si qualifichi soltanto attraverso un nuovo, diverso rapporto con lo Stato.

Le competenze sono ormai livellate ed è inutile che ci scontriamo con coloro che dicono: "Avete avuto lo Statuto, avete avuto le competenze, non avete esercitato le competenze che avevate, adesso ne volete altre". Non possiamo combattere sulle competenze esclusive o concorrenti; le competenze legislative ce le hanno tutti. Non è un problema di trasferimento di funzioni relative a scuola, sanità, etc; questo lo vuole Bossi perché ha quella visione di cui abbiamo parlato prima. Noi dobbiamo dimostrare che per attuare un nostro sviluppo economico, sociale e culturale abbiamo necessità di individuare un nuovo rapporto con lo Stato basato, posto che siamo ormai usciti dall'Obiettivo 1, sul calcolo delle necessità.

I trasporti, la scuola, la sanità, l'energia, hanno bisogno di una considerazione speciale ed in questo consiste il riconoscimento della specialità. Va quindi creato un fondo speciale di solidarietà nazionale. L'insularità per la Sardegna comporta costi altissimi, insopportabili nel trasporto di persone e merci; è l'handicap che frena lo sviluppo e limita la libera circolazione, che costituisce un diritto fondamentale dell'uomo. Le nostre diseconomie non sono virtuali, non sono una lagnanza generica e petulante; sono dati oggettivi, sono costi aggiuntivi per le nostre genti e per le nostre imprese.

Io voglio tralasciare, in questa sede, il problema della continuità territoriale riferita alle persone, gestita non so come, oggi non più neanche riconosciuta, perché alcune compagnie aeree non parlano più neanche di continuità territoriale, ma parlano di tariffe agevolate o scontate. Voglio soffermarmi sulle merci, riproponendo ancora una volta al Consiglio quanto affermato, perché può servire, nel rapporto con lo Stato nazionale. Assumendo Maastricht come centro geografico dell'Unione Europea il costo del trasporto di un container (andata e ritorno per l'Isola) è mediamente di oltre 5.000 euro, contro i 2.500 euro necessari per trasportarlo verso le principali capitali europee, con una diseconomia, quindi, di oltre il 120 per cento a danno dell'Isola.

Questi costi salgono, per le merci refrigerate, a quasi 6.500 euro per le isole e circa 2.500 per le quindici capitali europee, con un maggiore costo per noi del 140 per cento, che arriva addirittura a quasi il 600 per cento se si utilizza il trasporto aereo. Tutto questo tenuto presente che la distanza media da Maastricht delle quindici capitali europee è di circa 1.100 chilometri, quella delle isole del Mediterraneo è di 2.200 chilometri e quella delle isole ultraperiferiche è di circa 5.800 chilometri.

Il costo medio aggiuntivo per le isole, che possiamo definire "diseconomia marittima", cioè la differenza tra il costo di spedizione andata e ritorno di un container da Maastricht alle isole e quello per spedirlo ai posti di imbarco, è mediamente di oltre 2.500 euro, e in particolare di 1.000 per le isole del Mediterraneo e di 4.500 per le isole ultraperiferiche. Questo vuol dire che il costo aggiuntivo che le isole devono affrontare dai porti di imbarco dell'Unione Europea è tre volte superiore al costo medio di trasporto tra le otto capitali centrali dell'Unione. In altri termini, in particolare le isole del Mediterraneo spendono per la sola tratta tra il porto di imbarco e l'Isola quanto spendono le principali otto capitali dell'Unione Europea per l'intero trasporto verso il centro dell'Europa.

Stesso discorso può essere fatto con tanti altri esempi; può essere fatto per l'energia, per la quale le isole, non disponendo di fonti alternative a quelle petrolifere, vanno incontro a ulteriori gravi diseconomie. La Sardegna non ha un metro di ferrovia elettrificata, non ha un metro di autostrada, non ha un metro di conduttura metanifera. Ecco perché vanno bene le risoluzioni; ci siamo riuniti, tutti uniti, tutte le volte che hanno tentato di "scipparci" abbiamo trovato questa formale unità. Ma non basta, io credo che non basti questo e che la risoluzione come strumento di difesa possa essere accettata e votata, perché c'è uno scippo in atto, ma sia indispensabile provvedere a difendere gli interessi dei sardi e le specialità individuando una nuova via, un diverso rapporto con lo Stato, mettendo mano alle modifiche della nostra Carta costituzionale senza indugi e senza sterili polemiche. Ormai sono trascorsi cinque anni dalla modifica del titolo quinto della Costituzione; dobbiamo essere in condizioni di presentare una proposta di modifica dello Statuto, avendo quello che le Regioni a Statuto ordinario hanno già. Le Regioni a Statuto ordinario possono modificare lo Statuto quando vogliono, anche due, tre volte all'anno, e se il Governo nazionale non è d'accordo può promuovere la questione di legittimità nanti la Corte Costituzionale. La proposta attualmente in discussione invece prevede che per le materie fondamentali noi non possiamo più ricorrere alla Corte Costituzionale e che la decisione spetti al Presidente della Repubblica. Immaginiamoci che cosa potrebbe succedere!

Quindi io credo che se in questa legislatura si vogliono veramente migliorare le condizioni di vita della Sardegna occorra porre mano alla riforma della Carta costituzionale della Regione, che ormai ha dimostrato nel tempo di essere inadeguata, e quindi provvedere a presentare un nuovo Statuto al Parlamento nazionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onida, che svolgerà il suo intervento in lingua sarda. Ne ha facoltà. La traduzione in lingua italiana è a disposizione dei colleghi che la desiderassero.

ONIDA (ubic Paris). Presidente de su Populu sardu, Presidente de su Consizzu, collegas cossizzeras e cossizzeris, appo mantesu s'abitudine de distribuire a sos collegas s'interventu, ma non mi pare prusu un obbligu e custu este un argumentu chi divo ponere a s'attenzione de su Segretariu dell'Ufficio di Presidenza ca cun sa 482 s'Istadu ada..., nun solu cunsentidi, ma addirittura pone comente regula chi si pozza liberamente chistionare in sardu in sas assembleasa elettivasa, cali chi siada s'argumentu chi si trattede.

Dae su Parlamento ubico, sos sardos, si ubico isettare una proposta prus forte, prus animosa e prus pagu lastimosa de sa chi, bisateros e dzeo, amoso a votare luego. Forzis semus ancora in tempus pro adderetzare s'ischina e pro no nos ubicondee de custu murrunzu lebiu (no este offensiva, este meda amichevole custa espressione), chi sun faghinde sos collegas de sa primma ubicondee. Es (t) zustu de no atzetare e de ubicondee su disinnu de leze chi sos deputados de s'istadu ana a arresonare, dae lunis chi enidi, una proposta chi si ada a diventare leze, ada a dogare a sa Sardinna identidade e diversidade.

Es(t) dae sos tempos de sa Bicamerale, chi aiada a D'Alema a presidente, chi sos partidos italianos, prontos a brigare po donnia cosa, francu chi po su tzentralismu, sun cricande de leare su prus de soberania chi podene, a sas naziones chena istadu de Italia e a sas regiones ispeciales. Pentzare chi custu disinnu siada de unu guvernu prus che de un ateru, de su guvernu Berlusconi prus che de su guvernu Prodi o de su guvernu D'Alema, este una faula de cossolu, una manera de impreare s'autonomia de sa Sardinna comente chi siada terrinu de ubico po sos partidos italianos. E custu no anda(da)bene! Non si pode(re) atzetare e non l'atzetamos.

Cuntrastande su disinnu de leze costituzionale C/4862, chere(de) cumpresu chi semus torrande a cominzare una pelea, non cun custu governu italianu e sa maggioranza de oe, ma cun su cuntzetu chi sa cultura politica italiana tenede, a destra e a manca, de ite chere narrere autonomia in d'unu istadu nazionale.

Sos perigulos po s'autonomia de sa Sardinna e de sas ateras regiones ispeciales sun comintzados non cun custa proposta de leze costituzionale, ma in su 2001, cando, in presse in presse e cun d'una ubic de votos de ubicondee su centru sinistra ada approvau sa primma reforma de su titulu chimbe de sa Costituzione. Incue b'este s'isterrida de una musica chi oe es(te) dande infadu a tottu sos sardos. Custu chere(de) nau, no po ettare curpas a cuss'ala e no a custa, (chi oe pagu importu tenede), ma po cricare de pesare unu movimentu corale de su populu sardu chi punnet a bastare obietivos cuncretos e cumpresos dae totus, siana de manca, de tzentru, o de destra, siana nazionalistas sardos o siana autonomistas sintzeros.

Si es(t) beru chi s'identidade e diversidade de sa Sardinna, est a narrere s'ispecialidade sua, est in su coro e in s'animu nostru, no nos podimos ubiconde de sas propostas chi tzappamos in su documentu chi semus a puntu de approvare.

Custas propostas sunu sa minima parte de una pelea chi tepimos faghere e chi però chere(de) posta in su documentu chi amos a approvare. Ite chere(de) narrere, amigos e collegas de sa ubicondee, a dimandare chi s'Istatuto depped'essere approvau "su proposta della Regione interessata o comunque previa intesa con la medesima"? Cherimos una carta costituzionale - "octroyée" direbbero i costituzionalisti - cunzedia da s'istadu soberanu e no votada da nois matessi?

Es(t) comente chi su Parlamentu de custa lezisladura si siada immentigau de sa leze po sa costituente approvada dae su Parlamentu coladu. L'onorevole Floris con passione svolge i suoi ragionamenti, ma questo è un nodo, custu este unu puntu de un'importanzia tale chi si noisi ubicondee ancora a tennere a riferimentu cussa leze e su c'amos pediu a s'Istadu chi nos ispettada , noi semus mancande de fronte a su populu sardu, semus mancande de fronte a nois , semus lassandeche passare unu momentu de grande passione, de grande appuntamentu. Senza cussu nois non podimos assolutamente ubicon de mantennere ispecialidades perunas e tene arresone a cussu puntu Michele Columbu candu narada: "Ogamos de cabu ca no ba prusu imprastu, no ba prusu in portu", ma è con ironia che Michele Columbu dice queste cose.

S'anima de cussa leze fudi chi sa costituente faghe(de) sa Costituzione sarda, su Parlamentu italianu approvada o botzada, sena faghe(de) perunu cambiu, comente si deghede in d'unu rapportu de istituziones chi non suni s'una a terachia de s'atera. Tando solu una parte minore de sos partidos chi oe sunu ubicondee a(da) votadu po cussa leze chi, fintzas po custa paga unidade de su Cussizu regionale, este ancora in carchi archiviu de su Parlamentu italianu. Non tia cherrer, amigos de sa ubicondee, ma finasa de s'opposizione calencunu, chi apedas cancellau custa chistione po no ubiconde ite isballiu mannu aia(da) fattu, tando, su tzentru-sinistra botzande s'idea de un'Assemblea de su populu sardu po ubiconde sa Carta Costituzionale. O gosi o gasi custa chistione de sa Costituente non pode(de) mancare in d'unu documentu politicu chi pese(de) cara a su Parlamentu de s'istadu sa volontade e su penzamentu de sos rappresentates de una nazione e no su lastimonzu de pagos omines senza anima e sambene. B'este chie, comente su Partidu Sardu, a(da) propostu de faghere una Costituente noa, comente po narrere, però, unu pagu domestica, elezida cun leze regionale. Sinde pode(de) arregionare, craru, bastada chi custa Costituente noa non siada a pesare sos coddos, bidu chi non nos renessidi de pesare s'ischina.

Una pelea cumone po s'autonomia nazionale de sos sardos si pode(de) faghere, ma no tepimos torrare a nos dividere pro resones ideologicas o peus bideaticas comente s'atera orta: a leare in manos nostras e in palas nostras sa sorte de sa Sardinna podimos. Ma po faghere tottu custu, chi no este mancu meda, approvamos su documentu de sa primma ubicondee. E però, in su primmu puntu de sas domandas a su Parlamentu italianu, ponimos in craru chi, dae issu, pretendimos su ghi nos ispettada: chi, coitande, sos deputados e sos senadores italianos approvene sa leze sarda chi istituidi s'Assemblea Costituente de su populu sardu. Seo cunvintu chi, sende gasi, mannu ada a essere su trettu fattu, cara a una autonomia nazionale cumprida e a unu rapportu craru e corale intra 'e s'Italia e sa Sardinna.

Fino custu interventu.Appo leziu custu manzanu in s'Unione unu titulu mannu "Battaglia senza steccati" e mi è sovvenuta, mi seu ammentau de un'atera espressione chi amos leziu in sos giornales sas dies passadas, chi amos intesu e bisu in sas televisiones "ubiconde chena lacana". Anche questa è una resistenza senza confini, sa differenzia este chi sa ubiconde chene lacana chi cherimos faghere ubiconde una ubiconde ona ed este s'anima de sa ripresa de sa vida nostra, s'atera este una ubiconde mala, chi si faghede cun armasa, si faghede cun prummu, si faghede cun malasa bideasa, ma po chi morza s'atera e po chi abbarriede custa sola, bia, es necessariu chi a sa lotta nostra, zemusu calidade, continuidade, seriedade, forza e s'unidade cando bi gherede; cando non bi gherede s'unidade, finzasa su confrontu aspru poded'essere chi die forza a custu chi nois semus nande e chi nois cherimos. Solu gasi podimo ubicond s'atera ubiconde. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, inizio il mio intervento rivolgendo un pensiero di preoccupazione e di solidarietà a tutte le vittime di tutti i terrorismi, perché penso che anche in quest'Aula sia utile, anzi necessaria, una riflessione perché si diffonda, al di là delle giuste ed anche risolute condanne nei confronti degli atti terroristici, una nuova cultura di verità, di giustizia e di pace, senza la quale non si superano le ragioni dei conflitti e delle guerre tra i popoli.

La prima Commissione permanente del Consiglio regionale ha affrontato, nella sua prima seduta, la questione posta dal processo di revisione costituzionale in atto da diversi anni e partito - molti di noi lo ricordano anche perché, a suo tempo, hanno condotto delle battaglie per contrastare quegli orientamenti - dalle campagne referendarie di diversi anni fa. Una revisione costituzionale che puntava a fare chiarezza tra ruoli e funzioni, a costruire diversi compiti nella partecipazione alla gestione dello Stato, riconoscendo ruoli e prerogative differenti ai diversi livelli istituzionali. Una revisione costituzionale che doveva tenere conto della nuova realtà europea, di quella dei Dodici, di quella successiva dell'allargamento.

La realtà è che noi giudichiamo tutto questo processo sostanzialmente fallimentare, lo consideriamo fallimentare sul piano della stabilità di governo, lo consideriamo fallimentare sul piano dello sviluppo della democrazia, lo consideriamo fallimentare sul piano della partecipazione della società e dei cittadini alla costruzione dello sviluppo complessivo del Paese. Quindi esprimiamo un giudizio, ancora più netto ed ancora più deciso, di contrasto all'impianto di revisione costituzionale proposto dal Governo Berlusconi, già approvato dal Senato ed attualmente all'attenzione della Camera dei Deputati.

Nel predisporre il documento della Commissione abbiamo chiesto che si facesse riferimento specifico nella premessa alle diverse posizioni che ciascuno dei Gruppi politici, anche presenti in questo Consiglio, ha con riferimento a quell'impianto costituzionale. L'esame di quell'impianto costituzionale ha poi sollecitato nelle forze che si riconoscono nell'alleanza di centrosinistra, con la partecipazione di Rifondazione Comunista, alcune valutazioni che secondo me meritano di essere proposte anche in questa sede, perché - come penso sia giusto - da questo documento difensivo si parta per la costruzione delle condizioni migliori per l'esercizio di una vera autonomia da parte della Regione e da parte del popolo sardo.

E' chiaro ed evidente, infatti, che la conquista dell'autonomia è ancora da venire; era un processo disegnato nella Costituzione e nello Statuto, è un processo che ha attraversato molti momenti di crisi, è un processo che ha incontrato nuove difficoltà nella concezione dello Stato così come proposta dall'attuale maggioranza che sostiene il Governo nazionale. E' un processo lungo, faticoso, che richiede anche la realizzazione di un'unità vera dei sardi attorno ai temi della vita dei cittadini, della loro capacità e possibilità di incidere nella vita del ubicon delle istituzioni.

Abbiamo opinioni diverse sull'impianto normativo complessivo che verrà presentato all'attenzione della Camera dei Deputati nei prossimi giorni; vi è infatti un'elaborazione comune, del centrosinistra e di Rifondazione Comunista, che punta al cuore di quell'impianto normativo, punta cioè a colpire una idea dello Stato e delle istituzioni che, mascherata attraverso esigenze di efficientismo e orientata all'esaltazione del presidenzialismo, mira invece sostanzialmente a ridurre gli spazi della democrazia partecipativa, a incominciare dal ruolo delle assemblee parlamentari.

E questo contrasto verso quell'impianto appartiene anche a questo nostro Consiglio. Appartiene in ragione della incompiuta riflessione avviata con l'applicazione della legge elettorale; incompiuta riflessione sui ruoli del ubicon eletto direttamente dal popolo e delle sue responsabilità di gestione e sul ruolo delle assemblee parlamentari, e quindi anche di questo Consiglio regionale e della sua funzione di legislatore, ma anche di organo di indirizzo delle scelte strategiche di governo, funzionali allo sviluppo e alla crescita economica e sociale della nostra Regione. Ma dico di più: appartiene anche in ragione un'affermazione che dev'essere costante negli atti, nei fatti, del ruolo di ciascuno dei rappresentanti del popolo che siedono su questi banchi, offrendo ad essi la possibilità di esercitare quella rappresentanza pienamente, nel rispetto della loro coscienza, delle loro convinzioni, ma anche del mandato politico ricevuto attorno ai grandi temi del lavoro, della giustizia sociale, del contrasto della povertà, della solidarietà e quant'altro.

L'autonomia per noi ha un senso se è finalizzata a questo, se non è esercizio sterile di un potere di contrasto verso altri livelli istituzionali, altri più ampi contesti, se cioè serve per affermare i diritti dei sardi e di quei sardi che dai diritti sono estromessi con costanza, permanentemente ed anche con violenza. Acquisire più autonomia vuol dire acquisire spazi maggiori di autogoverno, acquisire maggiori spazi di autogoverno vuol dire avere più strumenti per risolvere i problemi, per risolvere i problemi dei cittadini sardi, di questo popolo, di questa Regione, per compiere passi avanti, per non rimanere, così come siamo rimasti, una delle ultime ruote del carro dei paesi e delle regioni ricche di questa nostra Europa.

Per cui l'approccio, che pure abbiamo avuto, di tipo tecnico, non ha riproposto temi sicuramente importanti (anche se noi abbiamo una diversa opinione) come la Costituente o altro, e non li ha riproposti perché li ha ritenuti non pertinenti all'oggetto della discussione. L'orientamento era infatti quello di attestarsi su una posizione di difesa dell'esistente in modo tale che su questa difesa si potessero collocare tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio ed unitariamente potessero proporre quella difesa alle forze politiche presenti in Parlamento e a cui è demandata la discussione sull'impianto intero di revisione costituzionale. Quindi una difesa, non una proposta di ridefinizione dell'autogoverno dei sardi, dell'autonomia dei sardi, una difesa del dettato costituzionale esistente.

Qualora fosse stata diversa l'impostazione il mio partito, ed io personalmente, avremmo adottato altro tipo di intervento ed altro tipo di considerazione, perché non condividiamo niente dell'impianto di revisione costituzionale che allo stato è all'esame del Parlamento, perché poco condividevamo - e avevamo anche ragione - della revisione costituzionale promossa in precedenza dal Governo di centrosinistra del Titolo V, perché abbiamo un'idea diversa anche sul modo di arrivare alla riscrittura dello Statuto dei sardi, ai contenuti e alle finalità che quello Statuto deve avere.

Pertanto il documento può essere da noi condiviso se rimane circoscritto ad attestare la posizione di tutte le forze politiche presenti in questa Assemblea (richiamando a partecipare anche le forze sociali, i cittadini più complessivamente, organizzati o non organizzati), nella difesa del dettato costituzionale esistente, perché da lì si possa partire, io credo utilmente, avviando una discussione lunga, faticosa, rispettosa per modificare, ampliare, rendere più efficace il potere di autogoverno della Regione e del popolo sardo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA PAOLO

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Onorevoli Presidenti del Consiglio e della Regione, onorevoli colleghe e colleghi, componenti dell'Esecutivo, temi quali l'autonomia, il federalismo e i rapporti con lo Stato sono da sempre motivo di dibattito e suscitano interesse e passione. Del resto la specialità statutaria che i padri costituenti hanno con forza voluto e negli anni con fasi alterne difeso, è indispensabile per la salvaguardia della nostra identità. E' però anche vero che sono argomenti in prevalenza per specialisti, per chi ha svolto approfonditi studi e ne conosce le insidie e gli aspetti di maggior portata e valenza istituzionale. Dico subito che non appartengo a questa schiera di ricercatori, né mai mi sono occupata di queste problematiche sotto il profilo giuridico-costituzionale; parlerò quindi, più che con la ragione, con il cuore.

C'è un filone di pensiero in cui si collocano personalità di primo piano della nostra storia contemporanea, tra gli altri Michele Columbu e Pietrino Soddu, che sottolinea come l'autonomia non sia mai stata compiuta e che pertanto nella forma in cui si è espressa finora non ha più senso. Il riferimento non è ovviamente al valore in sé dell'Istituto autonomistico, ma al modo con cui è stato interpretato fondamentalmente nella accezione che ha dato corpo al piano di rinascita, laddove l'autonomia ha finito con l'identificarsi tout court con una questione di sottosviluppo economico e sociale.

Sono stati commessi certamente molti errori anche se, personalmente, non sono in grado di individuare un'unica responsabilità in questo processo, arenatosi forse anche per mancanza di idee e progettualità da parte della classe politica e imprenditoriale dell'Isola; basti pensare al fallimento dell'unità autonomistica per la quale si sono battuti Paolo Dettori, Umberto Cardia e Mario Melis. Su questo, le riflessioni di altri saranno certamente più illuminanti.

C'è un aspetto però che vorrei richiamare all'attenzione di tutti: qualunque sia stato l'esito del processo fino al punto in cui ci troviamo - e a me pare di poter affermare che la Sardegna senza lo Statuto speciale di autonomia e senza il contributo dei nostri predecessori non avrebbe potuto raggiungere i traguardi di oggi - sono avvenuti tre fatti che hanno completamente modificato il nostro orizzonte e che chiamano tutti ad una forte mobilitazione; le tre parole chiave del nostro futuro sono: Unione Europea, globalizzazione e federalismo solidale. Sono tre espressioni interconnesse e non separabili a cui si aggiunge un fattore umano di grande spessore: il contributo del mondo femminile che a cinquant'anni dal primo voto ha maturato un'identità culturale in grado di incidere nelle scelte e nelle determinazioni future. L'Unione Europea sollecita ed auspica il mantenimento e il rafforzamento dell'identità.

Senza soffermarmi sulle questioni della lingua e della cultura, nostre principali carte di riconoscimento, è evidente che un sistema integrato di popoli quale vuole essere quello di un'Europa non in chiave economicistica trae vantaggio dalle differenze. L'unico modo per opporsi ad una globalizzazione che produce omogeneizzati è quello di differenziarsi. La nostra vicenda umana, come la racconta tra gli altri l'accademico dei Lincei Giovanni Lilliu, non ha bisogno di molte sottolineature.

Quello di procedere verso un federalismo non solidale all'interno della nostra Nazione è il vero pericolo. Alla questione meridionale, tuttora attuale quale lucida sintesi di una condizione di arretratezza derivante dai retaggi del passato e da scelte facili dei governi post - unitari, si vuole sostituire, imponendola, la questione settentrionale. Lo spirito rivendicativo nei riguardi del Governo centrale romano viene gestito dalle regioni più ricche e forti del ubic come testa d'ariete per abbattere la catena della solidarietà, fondamento della stato repubblicano.

Il predominio della logica per cui ciascuno realizza quanto è in grado di produrre e gestire, la concezione imprenditoriale della vita civile e politica, il sogno di accumulare ricchezze sfruttando le energie degli altri senza offrire loro niente in cambio se non l'illusione di appartenere alla stessa nazione, costituiscono i veri nemici del nostro futuro. La cancellazione della specialità e della sovranità ha questo compito: negare, una volta per tutte, la dignità e i diritti di una comunità. Compiuto questo atto qualunque urlo risulterà un tenue vagito, e se la nostra autonomia verrà soffocata non ci sarà alcuna pietà.

In questo quadro, tuttavia, non ci sono solo ombre e buio, ci sono volontà che chiedono di potersi esprimere con determinazione e che sono pronte ad aiutare le istituzioni in questo difficile momento. La nostra Regione potrà inoltre contare sull'apporto nuovo di idee e fresco di energie del mondo femminile che nell'ultimo mezzo secolo ha percorso una strada difficile con grande coraggio e forza di volontà. Credo sia importante che in questo momento si attui una mobilitazione generale ed ogni realtà attiva della nostra società (enti locali, forze politiche, movimenti, sindacati, istituzioni scolastiche, associazioni imprenditoriali e di volontariato) operi nel proprio settore perché cresca la consapevolezza del rischio di perdere con la specialità la propria autonoma identità.

L'idea che ho espresso di far sventolare, dovunque vi siano dei conterranei, la bandiera della Regione, è una proposta-provocazione per far comprendere la diversità della nostra realtà, un segnale che tutti i sardi in Italia e all'estero possono offrire con la consapevolezza che lo Statuto dovrà essere riscritto e migliorato, ma che non possiamo rinunciare alla nostra identità di popolo. Il rischio maggiore è quello di tornare indietro di oltre un secolo, cancellando i traguardi civili costati anche sacrifici umani e ristabilendo privilegi che negano i diritti acquisiti delle lotte dei lavoratori. Per noi socialisti si tratta di un percorso all'indietro inaccettabile, al quale ci opporremo finché gli impegni del Governo non si tradurranno in atti concreti.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi del Consiglio. Noi abbiamo condiviso l'esigenza di assumere rapidamente innanzitutto quell'insieme di iniziative - perché non si tratta solo di una - necessarie per tutelare le prerogative essenziali dell'autonomia della Sardegna. Riteniamo che sia stata operata una scelta giusta, cioè quella di ricercare prioritariamente il massimo di unità possibile tra tutte le forze politiche rappresentate nella nostra Assemblea, così come pensiamo che questa scelta abbia già ottenuto qualche risultato politico apprezzabile. La stessa risoluzione approvata dalla Commissione rappresenta, credo, prova della volontà politica di far fronte comune. La stessa disponibilità manifestata dal Governo (non credo perché impaurito dalla risoluzione, ma penso per motivi politici più ampi anche attinenti alla dialettica politica nazionale), ha concorso ad aprire una breccia su quel versante.

Io non do una lettura riduttiva, credo che se, come auspichiamo tutti, verranno introdotte modificazioni significative al testo approvato dal Senato, poi emendato in sede di Commissione alla Camera, la Regione non potrà chiudere gli occhi di fronte a ciò che accade sul piano nazionale, ma dovrà offrire un contributo, piccolo o grande - la valutazione la faremo dopo - per far evolvere in senso positivo il dibattito sulle modifiche costituzionali. Da ciò non può esimersi se vuole avere un ruolo attivo nella realizzazione di questa importante riforma.

Come è noto ciascuna forza politica esprime, giustamente, valutazioni politiche diverse sull'impianto del disegno di legge di modifica della Carta costituzionale in discussione alla Camera. Tuttavia penso che dobbiamo confermare che costituisce un obiettivo comune quello di rafforzare, anche attraverso il dibattito in Consiglio regionale, la nostra volontà comune, nelle forme e con i contenuti che credo dovranno essere espressione coerente della discussione che avviene in quest'Aula.

Noi esprimiamo, come è noto, come forza politica, valutazioni estremamente critiche e negative sull'impostazione del disegno di legge di modifica costituzionale. Anzi, manca, a dire il vero, un unico disegno, perché vi è anche contraddittorietà, come brevemente mi soffermerò più avanti, tra alcuni provvedimenti, e comunque è evidente il tentativo di coniugare spinte tra loro difficilmente conciliabili.

Noi pensiamo che il nostro sistema politico istituzionale abbia bisogno di un riequilibrio tra i diversi poteri previsti dalla nostra Carta costituzionale, il cui rapporto è stato profondamente alterato dall'introduzione del sistema maggioritario. Non si può far finta, a distanza di dieci anni, di ignorarlo. La stessa scelta federalista, del resto, rappresentava un tentativo per venire incontro a questo riequilibro, costituendo un sistema di potere diffuso che fungesse da contrappeso.

Invece gli interventi previsti in questa modifica non solo, a nostro avviso, non producono questo riequilibrio, ma addirittura accentuano, per molti aspetti, lo squilibrio, a partire dal cosiddetto potere di maggioranza. Del resto il potere di maggioranza, pur garantendo stabilità all'Esecutivo, non costituisce una garanzia di buon governo; bisogna metterci del proprio per ottenere una efficace azione di governo.

Una maggioranza, inoltre, non può essere del tutto autosufficiente e intaccare il potere autonomo della magistratura, intervenire su altri poteri costituzionalmente garantiti, ritagliando a sua immagine e somiglianza il disegno di regole comuni precedentemente delineate.

Per ubico noi diciamo che è necessario un contestuale rafforzamento dei poteri di garanzia costituzionali.

E' necessario, cioè, che il ruolo del Presidente della Repubblica non venga ridimensionato nella sua funzione di garanzia bensì rafforzato, o comunque delineato e precisato meglio alla luce delle modificazioni che sono intervenute; è necessario un Senato delle regioni e non una mera replica della Camera, ancorché corretta da una diminuzione numerica e da una ripartizione diversa dei lavori e delle competenze. E' necessario un Senato federale come esiste nelle principali repubbliche federali, con rappresentanza paritaria di ciascuna regione. Su questo punto le forze politiche, compresa la mia, non esprimono una valutazione uguale a seconda della regione di provenienza.

Tuttavia se non si adotta il criterio della rappresentanza paritaria non si ha un Senato federale, si ha un Senato rappresentativo in rapporto al peso che ciascuna Regione ha. E questo criterio viene mantenuto nell'impostazione del disegno di legge.

Noi pensiamo che in questa cornice di garanzia ci sia l'attacco, perché di questo si tratta, anche alle prerogative delle Regioni a Statuto speciale e delle Regioni a Statuto ordinario. Ritengo che abbiamo fatto bene a cercare di portare il nostro ragionamento specifico, che deriva dalla nostra storia, dalle conquiste dei nostri padri, dentro una cornice comune, non isolandoci, e credo che dovremmo continuare a farlo anche da qui in avanti.

Noi guardiamo - chiudo anche su questo punto per poi passare alla conclusione - anche con estrema preoccupazione, direi con allarme, all'ampliamento delle competenze che sono previste. E questo non per una sorta di vittimismo - perché io mi auguro, come tutti noi credo, che la Sardegna possa essere collocata non dico fra cento anni ma fra venti, trent'anni, ai primi posti nella crescita del Pil nazionale, forse più avanti del Veneto e della Lombardia - ma perché riteniamo che la competenza esclusiva alle regioni, ad esempio in materia di assistenza sanitaria, di organizzazione del sistema sanitario, di organizzazione del sistema scolastico - e ciò che vale per noi vale anche per le altre regioni - non possa essere giustificata dal semplice richiamo alle cosiddette norme generali sulla tutela della salute, o sui livelli essenziali di questi servizi.

Un richiamo così generico può essere suscettibile, infatti, di tante interpretazioni; pertanto noi guardiamo con molta preoccupazione, con molto allarme a questo disegno - e credo che lo stesso dovrebbe fare l'Assemblea sarda - perché di fatto non comporta la promozione di diritti garantiti dal punto di vista sociale ed individuale, non una loro espansione, ma una loro riduzione per fasce sensibili importanti e rilevanti della società nazionale.

Su questi e su altri aspetti noi abbiamo e avremo opinioni nettamente differenti, quindi cercheremo di portarle avanti nelle sedi competenti ed attraverso le iniziative che ciascuno di noi, come forza politica, assumerà. Tuttavia questo non deve costituire un impedimento per ricercare invece una posizione comune su quei punti indicati dalla risoluzione e ribaditi, mi sembra, anche nel nuovo testo che c'è stato sottoposto.

La norma finale transitoria, l'articolo 43, comma 15 - non ripeto quanto già espresso dal Presidente della Commissione e su cui concordo - è una sorta di maleficio; quando si parla di norma transitoria bisogna drizzare le orecchie e guardare molto attentamente perché sotto questa dizione vengono introdotte solitamente le norme più discutibili. Con la legge costituzionale numero 2 del 2001, per esempio - forse vi abbiamo contribuito anche noi, non basta solo piangere e dire sempre "è colpa degli altri" - si è previsto per le regioni a Statuto speciale lo stesso sistema elettorale delle regioni a Statuto ordinario; anche quella era una norma transitoria.

Oggi la strada aperta nel 2001 viene ripercorsa per queste materie, "passando all'incasso" su tutto, perché il comma 15, se verrà mantenuto, sospenderà di fatto la nostra autonomia speciale. Se noi non facciamo di tutto perché ciò venga impedito, potremmo dire la nostra su tanti aspetti, ma di fatto avremmo contribuito a che questo si verifichi.

Quindi penso che, come è stato detto, si stia compiendo un grande passo indietro che va a incidere sull'equilibrio su cui è fondato il sistema autonomistico regionale. Viene di fatto cancellata la parità costituzionale, perché l'introduzione del sistema dei controlli comporta questo.

L'interesse nazionale è già garantito dalla Costituzione; ma sotto il mantello nobile dell'interesse nazionale, di fatto viene eccepito e controllato il sistema legislativo decentrato. Tutto può essere considerato interesse nazionale in una certa fase, in un certo momento, soprattutto se a decidere è una maggioranza politica e non un organismo terzo.

Oltretutto se la ratio -- era quella di alleggerire il carico di lavoro della Corte costituzionale, io non so se questo obiettivo potrà essere conseguito. Mentre prima, infatti, era il Governo l'unico soggetto che poteva presentare ricorso nanti la Corte costituzionale eccependo e rilevando la non conformità delle leggi approvate dal sistema regionale, adesso da uno i soggetti diventano minimo venti, perché è proprio il ricorso alla Corte Costituzionale l'unica strada che rimane alle Regioni ordinarie e a Statuto speciale per poter far valere le proprie ragioni.

Si tratta ubico un sistema contraddittorio, che non va in nessuna direzione, e credo che abbiamo fatto bene a ricercare la maggiore unità tra le forze politiche, al di là anche degli stessi schieramenti nettamente differenziati di maggioranza e di opposizione.

Noi pensiamo che sia indispensabile mantenere questo denominatore comune per respingere il tentativo di sospendere tout court l'autonomia speciale; tuttavia questo rappresenta un fatto politico importante, un atto difensivo; a questo atto deve seguire un impegno, innanzitutto di questo Consiglio regionale, per addivenire al più presto ad una riscrittura e a una revisione della nostra Carta costituzionale, perché questa è la via maestra, non c'è dubbio.

Voglio essere sincero su questo argomento: sugli strumenti, sul percorso avevamo e abbiamo credo posizioni differenti. L'Assemblea costituente, il Consiglio regionale integrato dal contributo e dalla partecipazione attiva della società sarda, della cultura, del mondo delle associazioni e così via: penso che commetteremmo un errore se ci fermassimo alle premesse, così come stiamo facendo. Ci stiamo infatti fermando alla premessa, tutta la discussione si sta concentrando sullo strumento. Anche io ritengo che lo strumento sia importante, non lo sottovaluto, credo però che dobbiamo definirlo insieme, senza fondamentalismi, preoccupati di interpretare i desideri e le attese dei sardi, più che di mettere ognuno la propria bandierina per dimostrare che è passata la propria proposta.

Dobbiamo quindi andare oltre, per dotare in tempi ragionevoli la Sardegna di una nuova Carta costituzionale, della sua Carta costituzionale più avanzata, più adeguata, più moderna ed io aggiungerei più democratica; e questo è un dovere che grava su tutti noi. Penso che questo dovremmo farlo facendo emergere quei valori dell'autonomismo che - e questa è una crescita di cui dobbiamo prendere atto - sono un tratto, un patrimonio più diffuso ed unitario di quanto possa apparire in certe fasi della dialettica politica.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Ma del centrodestra non parla nessuno?

SANNA FRANCESCO (D.S.). signor Presidente, l'onorevole Cugini mi ha sottratto l'incipit dell'intervento, perché avrei anch'io sottolineato il fatto che questo Consiglio, quando assume come dovere costituente della legislatura il farsi carico sul serio del tema delle riforme - e tra queste anche quelle che attengono alla specialità e quindi le riforme statutarie - dovrebbe poi, specie quando rivendica il mantenimento integrale delle proprie prerogative - e io credo al mantenimento integrale delle prerogative del Consiglio come organo di revisione statutaria - esercitarle in un modo anche apparentemente più appassionato e più attento alle conseguenze pratiche che questa passione può in qualche modo provocare nella società sarda.

Partirei proprio da questo per dire che è tutta sbagliata l'operazione alla quale noi, qui a Cagliari, in Consiglio regionale, stiamo opponendo la nostra resistenza, l'operazione di revisione costituzionale che è stata proposta con il disegno di legge del Governo Berlusconi. Una Costituzione si cambia quando l'epoca in cui lo Stato, la società, la nazione vive, esprime una tensione costituente. Oggi invece si vuole cambiare la Costituzione (con un'operazione di revisione di 35 articoli che riguardano tutta la parte seconda, cioè gli organi e i poteri attraverso i quali si esercita la democrazia rappresentativa in questo Paese), tra una riunione in una baita sui monti, una seduta del Parlamento (perché la discussione generale sul testo di revisione costituzionale si è svolta il 3 agosto, in mezza giornata alla Camera dei deputati) ed una sorta di comparaggio e di compensazione tra il mantenimento prospettico della figura di premiership dell'attuale Presidente del Consiglio e qualche contentino ad una forza politica che oggi si rende indispensabile per il mantenimento in vita di una maggioranza politica traballante.

E' questo il testo di cui noi discutiamo; poi discutiamo anche del vulnus che non so se con dolo o con colpa hanno cercato di aprire uniformandoci alle altre regioni, quasi sperando in una assopimento generale delle istituzioni delle regioni ad autonomia speciale. Però, badate bene, che la "polpa costituzionale", a me questo sembra perlomeno, del disegno di legge, è fuori dai ragionamenti sui poteri delle regioni, delle autonomie locali e sulle forme del loro esercizio. Per cui è sbagliato - io spero di offrire una sorta di risposta anticipata a ciò che ci diranno, se avranno voglia di intervenire, i colleghi della destra - considerare alla stessa stregua la riforma del 2001 con quella che oggi propone il governo Berlusconi.

La prima era stata preceduta da un dibattito parlamentare durato quasi dieci anni, dai lavori di commissioni bicamerali, da espressioni di pareri da parte di tutte le università italiane, delle associazioni dei comuni, delle regioni a statuto ordinario e speciale, della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali e dall'Unione dei Presidenti delle regioni come rappresentanze dell'Esecutivo.

Il voto che ci avete più volte contestato affermando che "non si fanno le riforme costituzionali a maggioranza e nella parte finale della legislatura", costituì la reazione alla posizione rigida assunta dalla Lega Lombarda su un testo ampiamente condiviso, secondo la quale o si faceva così come essa voleva (la riforma del rapporto tra lo Stato e le regioni e le autonomie anche speciali in Italia), oppure non si sarebbe approvata alcuna riforma nel nostro Paese.

La prova che su quel tipo di impostazione (che cioè lo Stato mantenesse per sé alcuni precisati poteri mentre tutte le restanti competenze sarebbero passate alle regioni), non c'era una sostanziale e radicale differenza d'opinioni anche nel Parlamento della scorsa legislatura, è data dalla circostanza che questo disegno di legge costituzionale non modifica l'impianto fondamentale degli articoli che disciplinano il rapporto tra Stato e Regioni, non modifica l'articolo 114, incide male sul 116 (ma poi vedremo perché), non modifica il 117, non modifica il 118, non modifica il 119, non tocca pertanto il cuore del rapporto tra lo Stato e le autonomie regionali.

La "polpa costituzionale", come dicevo prima, rimane pertanto immutata. Tutto il resto è un vestitino confezionato attorno ai rapporti attuali di maggioranza, è ciò che non si dovrebbe mai fare quando si affronta il tema delle riforme costituzionali ed è ciò che non dovremmo - e lo dico prima di tutto a noi gruppi della maggioranza - non dovremmo mai fare quando toccheremo la materia statutaria. Lo ubicon si modifica guardando ad un orizzonte temporale di decenni e non con una prospettiva di settimane, mesi o semestri di sopravvivenza politica, di maggioranza esausta. È quindi soprattutto un'occasione perduta di razionalizzare e concludere il periodo di transazione aperto dalle riforme, specie elettorali, degli anni novanta, come hanno già hanno sostenuto i colleghi che sono intervenuti.

Sul merito, -- rispetto a ciò che dobbiamo fare noi e dobbiamo fare da soli sotto la nostra responsabilità, di cosa dovremmo essere preoccupati? Dovremmo essere preoccupati anzitutto di spiegare alla gente che è contraddittorio devolvere ulteriori funzioni legislative e poi reintrodurre l'interesse nazionale come limite unilaterale, cioè deciso dal solo Governo attraverso un'impropria mediazione del Senato federale ed una sorta di lascito - quasi costituisse l'ufficiale giudiziario di una maggioranza - al Presidente della Repubblica del potere di eseguire l'annullamento di una legge viziata per conflitto con l'interesse nazionale.

Ma dovremmo anche dire - perché questo lo affermiamo e lo sottolineiamo chiaramente nel documento della prima Commissione - che un Senato federale di tal fatto non è presente in nessun tipo di stato federale esistente su questa Terra. Possiamo certamente innovare, sforzarci di essere creativi, ma facciamo in modo che per lo meno ciò che realizziamo funzioni. Questo Senato federale non può invece funzionare come senato; non può funzionare come Senato in cui sono rappresentate, in altri termini, forme di statualità che oggi chiamiamo Regioni a Statuto ordinario e speciale.

Il perché l'ha spiegato bene il collega che mi ha preceduto; nei sistemi federali perché i senatori hanno pari dignità, e rivestono una pari condizione. Se passerà questo disegno di legge, invece, i senatori della Sardegna non saranno chiamati come sardi deputati a coordinare l'interesse della Sardegna con la legislazione di principio che limiterà poi la potestà legislativa di questo Consiglio regionale, con una presenza numericamente paritaria rispetto a quella delle altre regioni, ma saranno eletti in rappresentanza di un milione e 600 mila abitanti, quindi costituiranno un flatus vocis nell'ambito del Senato federale. Ora, come si è detto, compito del Senato federale è quello di approvare leggi che fungeranno da cornice e da principio alla legislazione prodotta dai vari consigli regionali. Come si comporterà, allora, il Senato federale quando dovrà approvare le leggi che informeranno la legislazione regionale? Terrà conto di tutte le esperienze? Non credo, se si procederà ad una misurazione millimetrica della consistenza demografica di ogni regione per stabilire la composizione di detta Camera.

Sarà una camera politica senza i poteri pieni di una camera legislativa; con questa proposta costituzionale si passerà dal bicameralismo perfetto al bicameralismo sbagliato.

Come reagire? Un ruolo importantissimo possono giocare soprattutto quei Gruppi che qui sono opposizione ma fanno parte della maggioranza a Roma. Fate sentire co forza la vostra voce rispetto a questo problema. Non è concepibile che una camera federale venga eletta e costituita contestualmente al rinnovo generale della rappresentanza politica del Paese, perché questo significa nazionalizzare politicamente i consigli regionali e le assemblee regionali, persino quelle delle regioni a statuto speciale.

Sulla devoluzione, siamo d'accordo nel dire che si devolve così, senza alcuna precisazione, sanità, polizia locale e pubblica istruzione? Io credo invece che dovremmo porci problemi molto sensati e molto concreti. Quando ci si dice: "ti devolvo la sanità" senza indicarci dove andare a prendere i soldi per garantire i requisiti e i livelli essenziali di assistenza sanitaria; quando ci si dice che nella scuola in Sardegna ci sono 1500 posti di lavoro scoperti, ma non esistono le ri-orse - e domani ce ne saranno ancora-meno - per coprirli, credo che il Consiglio regionale della Sardegna non possa restare impassibile. Il livello di assistenza e di istruzione che i bambini, i giovani e tutti noi avremmo con questo modello di devoluzione senza individuazione delle risorse con cui farvi fronte credo dovrebbe preoccuparci moltissimo.

Per quanto riguarda i punti che sono stati oggetto del nostro documento, del documento della prima Commissione, ritengo che non ci sia molto da dire. Su un argomento vorrei però soffermarmi prima di concludere il mio intervento. Per quanto attiene le regioni a statuto speciale, l'ipotesi di mantenere le forme e le condizioni particolari di autonomia, cioè le nostre, si manifesta in una fase di evoluzione e di riforma degli statuti attraverso una legge costituzionale che prevede l'assenso all'intesa entro sei mesi dall'avvio del procedimento di cui all'articolo 138. Credo pertanto che noi, come giustamente abbiamo fatto e come riporta in maniera tecnicamente molto puntuale il documento dei presidenti delle Giunte regionali che c'è stato distribuito, dobbiamo semplicemente ribellarci a qualcosa che è una vera e propria simulazione di attenzione verso i Consigli regionali.

Quando, infatti, si parla di questa intesa che il Parlamento nazionale dovrebbe conseguire con la Regione per verificare il consenso sul testo di revisione costituzionale che contiene il ubicontatuto, si scopre che questa intesa può essere conseguita anche durante la fase di discussione parlamentare nazionale di revisione statutaria. E cosa significa ciò? Significa che intanto il Parlamento può andare avanti per conto suo, e se nei sei mesi il Consiglio regionale o chi ha il potere di attivare dall'altra parte (non viene spiegato), il meccanismo d'intesa, non fa nulla, il Parlamento è sovrano, e il Parlamento legifera costituzionalmente e diventa legislatore statutario al posto nostro.

Io direi, se potessimo guardare un attimo in avanti, che quando noi parliamo di intesa della Regione, dobbiamo quasi "santificare" il principio patrizio, usando l'intesa nella stessa accezione utilizzata dalla nostra Costituzione, quella del '48, quando affronta l'argomento dei rapporti con le confessioni religiose non cattoliche. Nel terzo comma dell'articolo 8 si legge, infatti, che i rapporti delle confessioni religiose diverse dalla cattolica "sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze". Bene, lo Stato italiano realizzi intese preventive con la Regione Autonoma della Sardegna come se stesse trattando con una confessione religiosa, perché questa è il concetto di intesa che mi piacerebbe vedere recepito in Costituzione: la stessa religiosa attenzione verso l'autonomia della Sardegna che vedo contenuta nell'articolo 8 della Costituzione a proposito delle confessioni religiosi non cattoliche.

Sullo sfondo - c'è però, per quanto ci riguarda, (in questo momento faccio professione di ottimismo e sperubicondederoli, La Loggia e i parlamentari sardi riescano a smontare almeno parte di ciò che di madornalmente sbagliato esiste in questo disegno di legge), sullo sfondo c'è il tema dell'esercizio in concreto delle forme speciali di autonomia, cioè di quel modo particolare di guardare l'autonomia della Sardegna.E' forse qui che dobbiamo e possiamo recuperare più passione e più capacità di coinvolgimento del sentimento popolare ricreando un momento costituente; più passione e più attenzione al tema dell'esercizio inteso come attuazione dei nostri poteri statutari.

Badate che la riforma del 2001 ha reso impossibile la corsa all'attribuzione di nuove competenze legislative esclusive. Non possiamo più dire, come si insegnava nelle università italiane fino a sette - otto anni fa, che le Regioni a statuto ordinario si distinguono dalle regioni a statuto speciale perché le ultime hanno competenza esclusiva sulle miniere piuttosto che sul commercio o piuttosto che sull'energia o sugli enti locali come capita per lo statuto siciliano; questa rincorsa non è più possibile.

E qui sono d'accordo e difendo - mi spiace che non sia presente in Aula l'onorevole Floris - l'impostazione problematica di chi ha detto che occorre intraprendere un percorso di ricostruzione dell'idea di specialità che non riguarda tanto il contenitore o lo strumento, ma la scrittura concreta del sentimento di identità vera del popolo sardo che si riconosce dentro il suo Statuto, così come si è parlato in questi anni di una identità italiana che si riconosce nella sua Costituzione.

Certo, non ci servono costituzioni e statuti ben fatti se poi le classi politiche, o meglio le classi dirigenti - mi rivolgo quindi non solo a noi o all'Amministrazione, ma alle classi dirigenti in senso lato - non saranno in grado di aprofittare della specialità dei poteri, non esercitandoli o dimenticandoli. Però è necessario compiere questo passo se non vogliamo restare fermi ad una proclamazione abbastanza vacua dell'esigenza di rafforzare l'istituto della specialità.

Porto un esempio: quando noi affermiamo che dentro la specialità c'è anche un modo di concepire la protezione e la tutela dell'identità dei nostri piccoli comuni, dove è racchiuso il nucleo della tradizione, della storia e direi anche di un vissuto quotidiano di lingua, di impostazione culturale, di modo di guardare i problemi, di guardare a ciò che accade fuori dalla Sardegna e dentro la Sardegna, dobbiamo prendere atto che non è più tollerabile un neocentralismo pratico della Regione.

Ci siamo caricati di competenze e di attribuzioni che non riusciamo, da Cagliari, a gestire in termini programmatici, di coordinamento e di grande progettualità, che vogliamo invece andare a gestire nella intimità del provvedimento amministrativo, vanificando così la possibilità che quella identità, quella tradizione e quel potere possa esprimersi a livello locale. E' quello che Anubicondgliaru chiamava - guardando l'esperienza della Regione autonoma della Sardegna nei primi vent'anni - un modo di essere della Regione come municipio in grande, e io aggiungerei anche come ministero in piccolo. Queste sono le cose che dobbiamo evitare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente della Regione autonoma della Sardegna, colleghe e colleghi, è evidente che se la nostra Regione fosse riuscita a dotarsi in precedenza del nuovo Statuto non ci troveremmo in questa situazione di emergenza. C'è stata una lacuna, ci sono state delle mancanze, ma è anche vero che il modo col quale questa emergenza in questi giorni è stata gestita, con il tentativo di conseguire una mobilitazione generale e un'unità d'intenti, è condivisibile.

Tutti ci auguriamo che questa emergenza e questo rischio vengano scongiurati, ed è per questo che chiediamo al Presidente la massima attenzione e la massima allerta su questo. E non sarà sufficiente l'adozione di questo provvedimento che la prima Commissione ci sottopone. E' necessario che il Presidente, i Gruppi politici e i parlamentari si attivino in tutti i modi perché questo pericolo per le nostre istituzioni autonomistiche venga scongiurato. Però esiste anche il problema serio di che cosa si vuole fare dopo questa emergenza, e in che tempi si vuole fare.

Abbiamo letto sulla stampa di proposte provenienti dal Presidente, abbiamo sentito alcuni colleghi, anche stamattina, parlare di ipotesi che sono state formulate, abbiamo sentito dire, da alcuni colleghi, che dev'essere determinato esattamente il contenuto dell'autonomia e della specialità. Noi ci siamo chiesti chi possa fare questo, chi possa determinare il contenuto dell'autonomia e della specialità e abbiamo proposto, lo abbiamo fatto nella scorsa legislatura presentando una proposta di legge che il Consiglio ha approvato (il Partito Sardo d'Azione presentò poi una seconda proposta che venne approvata dalla prima Commissione ma non pervenne in Aula per lo scadere della legislatura), lo abbiamo rifatto nei giorni scorsi presentando la proposta di istituzione di un organismo consultivo che non scavalchi il Parlamento sardo, un organismo elettivo, un organismo che non ripeta l'errore commesso da organismi interni al Consiglio regionale che in precedenza non hanno funzionato, come conferma la storia di questo Consiglio regionale.

Noi abbiamo proposto che la riscrittura del patto tra il popolo sardo, l'Italia e il Governo nazionale avvenga per il tramite di un organismo straordinario speciale, con un grande movimento di popolo che parta dal basso; abbiamo presentato la nostra proposta, siamo disponibili a discuterla e abbiamo già riscontrato alcune aperture interessanti. Certo resta poi tutta la questione dei contenuti che deve essere approfondita, ma non è questo il momento per farlo.

Quindi, Presidente e colleghi, noi crediamo che sia urgente individuare un percorso serio, credibile che porti in tempi brevi il Consiglio regionale a discutere di questo argomento.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, la risoluzione che è stata approvata in prima Commissione ha potuto fruire anche del contributo dei Riformatori Sardi. Noi abbiamo partecipato ai lavori della prima Commissione soltanto in veste di osservatori, senza diritto di voto, però nonostante ciò devo ringraziare sia il Presidente della Commissione sia i vari componenti e anche l'assessore Dadea, per la grande attenzione e il massimo rispetto che hanno voluto riservare alle nostre osservazioni, senza le quali quel provvedimento sicuramente non sarebbe stato licenziato dalla Commissione col voto unanime.

Gran parte delle osservazioni che abbiamo mosso partivano infatti da una considerazione molto semplice: la forte convinzione che la difesa della nostra specificità e della nostra autonomia costituisca un principio sicuramente non discutibile. E' discutibile - e crediamo che anche su questo avremmo potuto auspicare che ci fosse unanimità - il metodo e sicuramente la linea della difesa sulla quale attestarci.

E' stato detto da alcuni colleghi, e anche ripetuto in Aula in questo momento, che era necessario attestarci su una linea di difesa arretrata per poter cogliere una maggiore condivisione da parte di altre Regioni e avere in questo modo maggiore forza nel respingere questo disegno di legge costituzionale. Noi Riformatori crediamo che questo non sia giusto, non sia corretto. Noi abbiamo la certezza che attestarci su linee così arretrate significhi innanzitutto tradire i sardi, significhi innanzitutto non riscuotere un grande credito che noi Consiglio regionale vantiamo nei confronti del Parlamento italiano, significa - così come noi abbiamo detto - parlare di un'autonomia soffocata, parlare di un'autonomia, per usare un termine che è stato ritenuto non troppo laico, "genuflessa" rispetto all'autonomia che noi avremmo voluto. Un'autonomia e una specialità che sembrerebbero quasi acquistate in periodo di saldi. Altro che stagione di confronto, altro che stagione di difesa della nostra specialità!

Perché diciamo che potrebbe trattarsi, anzi a nostro avviso si tratta, di un tradimento? Perché questo documento dimentica un aspetto fondamentale, dimentica che questo Consiglio ha approvato una proposta di legge costituzionale, successivamente approvata dalla Commissione bicamerale e infine arenatasi nella Commissione affari costituzionali. E' una proposta di legge alla quale il Parlamento è tenuto a dare una risposta; una risposta che costituisce un credito che noi dobbiamo assolutamente esigere dal Parlamento italiano. Noi crediamo che la vera linea di difesa della nostra specialità, della nostra autonomia, non possa arretrare, debba essere quella indicata dal Consiglio regionale e dai sardi nel momento in cui hanno approvato la richiesta dell'istituzione dell'Assemblea costituente.

Noi abbiamo il diritto di riscrivere le nostre regole, il nostro Statuto; noi dobbiamo rivendicare un'autonomia, una specialità superiore a quella che già la Costituzione ci riconosce, perché da sempre nel dibattito sviluppatosi negli anni della nostra autonomia si è parlato di un'autonomia limitata. Molti hanno sempre definito la nostra specialità e la nostra autonomia inferiore a un livello addirittura riferibile a quello delle Regioni a statuto ordinario.

Come è possibile, allora, condividere una linea di difesa arretrata? Come è possibile pensare di pretendere una specialità avanzata se noi non decidiamo di attraversare per inteubicondebicone? Io non so citare molti elementi storici a conforto di questa strategia di difesa della nostra autonomia, però è come se avessimo deciso, nella prima guerra mondiale, di attestarci su una difesa non già del Piave, ma del Tevere. E' come se avessimo davvero voluto chiedere cinquanta per difendere cento. Non è assolutamente pensabile.

Ecco, per questo noi chiediamo - e siamo ancora in tempo per farlo in quest'Aula - che si riparta da quel punto, che si scriva in premessa (perché non è vero che le premesse sono inutili, come qualcuno qui ha affermato, ma sono utilissime) che si riparta da quel punto, che si esiga che il Parlamento ci dia risposte. E poi la condivisione su denominatori comuni, anche di livello inferiore, potrà pure avvenire.

Io non credo che la condivisione abbia come presupposto necessario un arretramento delle nostre posizioni. Ha fatto bene il presidente Maninchedda a richiamare un monito dell'onorevole Pietrino Soddu, che ci esortava a riappropriarci di un dibattito e di un confronto che difenda efficacemente la nostra specialità. E' un monito che davvero ci deve insegnare qualcosa; non possiamo oggi accettare sconti o saldi sulla nostra autonomia e sulla nostra specialità.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 29.



Allegati seduta

Il testo della Risoluzione discussa nel corso della seduta è agli atti del Consiglio.)
Risposta scritta ad interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione LAI - CUGINI sull'avvio a selezione di nove lavoratori disabili alla Azienda Usl n. 1 di Sassari. (1)

Con riferimento all'interrogazione in oggetto, relativa all'adozione di una delibera con la quale si dispone la selezione di nove lavoratori disabili nell'Azienda USL n. 1 di Sassari, si comunica che si è disposto l'avvio di uno specifico controllo sugli atti oggetto dell'interrogazione, avvalendosi anche della facoltà di ispezione diretta di cui all'art.59 c.3 della L.R. n.5/95 "Norme di riforma del Servizio Sanitario Regionale".

Dell'esito della verifica, sarà dato immediato riscontro a codesto Ufficio.

Risposta scritta dell'Assessore dei trasporti all'interrogazione CALIGARIS sul raddoppio del binario ferroviario nel centro abitato di Serramanna. (8)

In riferimento all'interrogazione presentata dall'On. Maria Grazia Caligaris relativamente alle problematiche sul raddoppio del binario ferroviario nel centro abitato di Serramanna e sentiti gli uffici competenti dell'Assessorato, occorre rilevare che la divisione dell'abitato di Serramanna in due nuclei separati è fatto ormai consolidato da decenni.

Tale divisione è stata determinata dalla formazione, in aggiunta all'originario insediamento ad est della ferrovia, di un nuovo insediamento ad ovest della stessa, a partire dagli anni 50 del secolo scorso.

E' anche il caso di rilevare che tale nuovo insediamento fu accompagnato, nei confronti del sedime ferroviario, dai soli attraversamenti a raso dei passaggi a livello senza che fossero previsti i manufatti e neanche gli spazi, eventualmente occorrenti in futuro, per attraversamenti fuori livello.

Rispetto alla situazione consolidatasi, le opere ora previste per il raddoppio non introducono alcuna riduzione nel numero dei punti di attraversamento pur se, per le condizioni fisiche esistenti, si sono incontrate notevoli difficoltà progettuali per l'inserimento dei nuovi sovra e sottopassi.

Tali difficoltà, con la mediazione dell'Assessorato ai Trasporti, sono state ripetutamente e con scrupolosa attenzione, discusse tra l'ente procedente Rete Ferroviaria Italiana e l'Amministrazione comunale che, in sede della formale conferenza di servizi a suo tempo svoltasi, ha espresso il proprio parere favorevole sull'opera.

In detta conferenza l'approvazione della Regione, maturata attraversi i contatti dell'Assessorato dei Trasporti con tutte le Amministrazioni locali interessate e l'istruttoria dei vari altri Assessorati competenti per materia, fu portata con deliberazione della Giunta regionale (n. 19/15 del 17 giugno 2002).

Proprio il già avvenuto espletamento di tutti gli adempimenti formali e sostanziali previsti dalla normativa, oltreché l'intensa consultazione Regione-RFI-Comuni, rende non possibile l'ipotesi di radicali cambiamenti del progetto approvato.

In particolare gli uffici dell'Assessorato rimarcano che l'ipotesi di uno spostamento del tracciato, oltre a prospettarsi in un orizzonte finanziario non compatibile con le risorse disponibili e al fatto che non si qualifica come migliorativa dell'assetto infrastrutturale e delle prestazioni trasportistiche, solleva insuperabili problemi di interferenza con la realtà idrologica dei luoghi.

In proposito si sottolinea anche che le due varianti di tracciato previste nell'attuale fase di interventi sulla rete ferroviaria (bretella di Chilivani e nuova stazione di San Gavino), sono state determinate e accompagnate da miglioramenti infrastrutturali e prestazionali. E la stessa considerazione vale per le altre varianti di tracciato realizzate nei decenni scorsi.

Nel caso in esame invece un'eventuale variazione del tracciato non potrebbe che introdurre un peggioramento sulla direttrice, pressoché rettilinea, da Villasor a Samassi.

Il 22 luglio u.s. l'Assessore dei Trasporti ha organizzato una riunione con la Commissione Speciale del Consiglio Comunale di Serramanna, dove sono presenti i rappresentanti del Comitato "Uniamo Serramanna", nel corso della quale sono state affrontate le problematiche dell'intervento oggetto della presente interrogazione.

L'impegno dell'Assessore è stato quello di promuovere, nei primi giorni di settembre, un incontro fra la Società Rete Ferroviaria Italiana e la Commissione Speciale del Comune di Serramanna.

In ogni caso sarà cura dell'Assessorato garantire che i disagi per la realizzazione dei lavori abbiano ricadute minime sulle popolazioni interessate.

Relativamente al valore degli eventuali esproprii e alle modalità di pagamento, che non rientrano nella potestà della Regione, l'Assessorato è disponibile per ogni consentita azione che sia utile a soddisfare le esigenze dei cittadini.

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione LAI - CUGINI sulla delibera di distribuzione delle funzioni organizzative di comparto all'interno dell'Azienda USL n. 1 di Sassari. (2)

Con riferimento all'interrogazione in oggetto, relativa all'adozione di una delibera di distribuzione delle funzioni organizzative di comparto all'interno dell'Azienda USL n.1 di Sassari, si comunica che si è disposto l'avvio di uno specifico controllo sugli atti oggetto dell'interrogazione, avvalendosi anche della facoltà di ispezione diretta di cui all'art.59 c.3 della L.R. n.5/95 "Norme di riforma del Servizio Sanitario Regionale".

Dell'esito della verifica, sarà dato immediato riscontro a codesto Ufficio.

Testo delle interpellanze e interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA CAPPAI - OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CUCCU - RANDAZZO sulla recrudescenza del fenomeno della peste suina negli allevamenti del Nuorese, Marghine, Planargia.

I sottoscritti,

appreso dalla stampa locale della precaria situazione in cui versano circa cento aziende private di allevamenti suini del Nuorese, Marghine e Planargia gravemente colpite dal diffondersi del morbo della peste suina;

rilevato che la recrudescenza dell'epidemia, mai debellata in senso compiuto, ha provocato un vero e proprio flagello costringendo gli allevatori ad abbattere circa diecimila capi suini in pochi giorni;

preso atto che presumibilmente all'origine dell'epidemia riesplosa nel Nuorese ci sarebbero i numerosi allevamenti clandestini del Gennargentu dove, già dallo scorso inverno, alcuni cacciatori avrebbero notato carcasse di maiali vittime del flagello e che i proprietari avrebbero evitato di denunciare le frequenti morie per non incorrere nelle sanzioni previste per chi viola i controlli delle ASL e le disposizioni in materia di lotta al morbo;

osservato che dalle statistiche effettuate della ASL 3 di Nuoro, attraverso i responsabili del Servizio Veterinario, emergono dati revisionali allarmanti se si considera che ad esse sfuggono i danni causati dalla pestilenza ai numerosi allevamenti abusivi di suini allo stato brado;

constatato che l'emergenza vive ora nel Nuorese la sua fase più acuta e che il protrarsi di tale situazione continua a troncare sul nascere le prospettive di sviluppo dell'intero settore mettendo in ginocchio un comparto produttivo di rilevante importanza per la nostra Regione,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale per conoscere:

1) quali provvedimenti intendano mettere in atto concretamente affinché l'azione di lotta e prevenzione venga svolta in modo realmente incisivo;

2) se intendano esercitare, e con quali mezzi, un capillare controllo del patrimonio suinicolo clandestino, origine dell'epidemia che ha reso inattuabile il piano di sorveglianza sierologia;

3) se non ritengano opportuno, doveroso e necessario che la malattia in questione sia efficacemente combattuta e debellata per salvaguardare un intero settore che rappresenta per la nostra Regione, oltre che un comparto di rilevante importanza economica, una fonte di alimentazione che deve necessariamente fornire la massima garanzia sanitaria per i consumatori. (3)

INTERPELLANZA LADU sulla sospensione dei finanziamenti delle dighe di Santa Vittoria e di Abba Lughente sul Rio Posada.

Il sottoscritto,

premesso che l'Assessorato regionale dei lavori pubblici ha sospeso l'iter relativo alla realizzazione di due importanti dighe, quella di Santa Vittoria nell'oristanese e quella di Abba Lughente sul Rio Posada nel nuorese;

rilevato che entrambi i progetti, relativi alla realizzazione delle due dighe, sono parte integrante della programmazione regionale e come tali sono stati recepiti nel piano d'ambito;

considerato che il finanziamento di dette opere, deliberato dalla precedente Giunta regionale, rispondeva all'ineludibile necessità di recuperare sufficienti risorse idriche al fine di soddisfare le esigenze degli usi civici, agricoli e industriali dei territori interessati per renderli autosufficienti;

evidenziato che gli amministratori e le popolazioni interessate hanno fortemente voluto e sostenuto i progetti dei due invasi, in quanto ritengono che attraverso la risoluzione delle problematiche legate alla perenne crisi idrica si possa determinare un rilancio economico e produttivo delle loro zone; l'esatto contrario di quanto invece sostenuto, attraverso dichiarazioni pubbliche, dall'attuale Assessore dei lavori pubblici che la scelta di finanziare le due dighe fu effettuata solo perché c'erano già i progetti pronti, affermazione questa grave e non veritiera che svilisce l'importanza economica e sociale degli interventi, sottovalutando, in questo modo, l'importanza della certezza della risorsa idrica che altrimenti verrebbe scaricata a mare, come di fatto attualmente accade;

considerato infine che detti finanziamenti rientrano nell'ambito della più vasta programmazione di provvedimenti da adottarsi al fine di reperire nuove risorse idriche che si aggiungano ai massicci interventi già adottati per la riduzione delle perdite nelle reti di adduzione e ai collegamenti fra invasi e sistemi idrici, da utilizzare in un quadro pluriennale,

chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

- quali siano le motivazioni che hanno indotto l'Assessore dei lavori pubblici ad adottare questo grave provvedimento sospensivo nei confronti delle due dighe di Santa Vittoria e Abba Lughente;

- se non ritenga la Giunta regionale che con tali provvedimenti si sottovaluti l'importanza delle tematiche trattate, correndo il rischio di vanificare il lavoro svolto nel recente passato e i progressi già raggiunti in un settore delicatissimo che tanti problemi ha creato alla Sardegna;

- come e dove l'Assessore dei lavori pubblici stia pensando di destinare le risorse, già finanziate per le due opere e che ammontano circa 200 miliardi di vecchie lire. (4)

INTERPELLANZAATZERI sulla realizzazione delle reti di distribuzione dell'energia e sull'abbattimento dei costi sopportati dai sardi.

Il sottoscritto,

premesso che i costi energetici sopportati dalle famiglie sarde e dalle imprese risultano, in assenza del metano, assolutamente sproporzionati rispetto ai costi medi nazionali, e che sul tema si sono registrate colpevoli inerzie sia da parte del precedente governo nazionale di centrosinistra, sia da parte dell'ultimo governo regionale di centrodestra;

considerato che, da informazioni assunte dall'interpellante, risulta che:

- con l'accordo di programma quadro firmato il 21 aprile 1999 tra il Governo nazionale e la Regione si prevedeva un intervento nel settore energia per complessivi 250 miliardi di vecchie lire, di cui 227 destinati alla progettazione e realizzazione di nuove reti di distribuzione di gas, oltre all'estensione di quelle esistenti nella prospettiva di una interconnessione delle reti in un sistema integrato;

- l'intesa stabiliva che veniva delegato alla gestione operativa del piano l'Assessore regionale dell'industria;

- il 30 giugno 1999, con deliberazione CIPE, venivano diramate le norme attuative per il completamento del programma generale di metanizzazione del Mezzogiorno, e in quel contesto venivano resi immediatamente spendibili i 150 miliardi di vecchie lire messi a disposizione per la Sardegna;

- con comunicazioni del 24 gennaio e del 9 luglio 2001 l'Assessore dell'industria ha chiesto ai singoli Comuni, al fine di procedere alla predisposizione di un piano di metanizzazione dei centri urbani, di fornire i dati relativi alle utenze servibili, alla fase di progettazione, alla gestione e ai costi d'opera, e in seguito a tale indagine ben 80 Comuni avevano già individuato il concessionario ed erano quindi in condizione di avviare operativamente il progetto;

- con deliberazione del 24 aprile 2001 la Giunta regionale approvava un primo stralcio di finanziamento delle reti urbane di distribuzione del gas, poi sospesa dal Comitato per l'attuazione dell'intesa istituzionale di programma, in quanto trattavasi di materia scarsamente approfondita;

- con successiva deliberazione del 4 dicembre 2001 la Giunta regionale, anche in considerazione dei rilievi dei Comitato, concordava sulla necessità di procedere ad una ridefinizione delle strategie relative alla adduzione di metano, mentre veniva rinviato ad uno studio sui bacini d'utenza l'avvio operativo del programma di realizzazione delle reti di distribuzione cittadine;

- nella citata comunicazione dell'Assessore dell'industria del 9 luglio 2001 si ventilava la possibilità che fosse preclusa la possibilità futura di accedere ai finanziamenti per tutti i Comuni che avessero dato avvio ai lavori di realizzazione della rete cittadina prima della diramazione delle direttive attuative, con il risultato di paralizzare qualsiasi iniziativa nel settore della realizzazione delle reti di gas cittadine stante l'assenza di apposite direttive;

- con delibera del 28 agosto 2002 la Giunta regionale conferiva alla società G e Fint SpA di Roma un incarico per la ridefinizione del piano per la metanizzazione della Sardegna, anche se poi la stipula formale dell'accordo porta la data del dicembre 2002; con successiva delibera del 10 ottobre 2002 la Giunta assumeva, in relazione al piano per la metanizzazione, alcune linee di indirizzo che però non consentivano di sbloccare l'avvio dei lavori sia per l'ambiguità delle disposizioni, sia perché tale delibera, per poter esplicare i propri effetti, doveva essere obbligatoriamente sottoposta all'approvazione del Comitato per l'attuazione dell'intesa istituzionale di programma;

- l'Assessore dell'industria decideva di attendere il completamento dello studio affidato alla G e Fint SpA, consegnato nella prima decade dell'agosto 2003, per poi sottoporre al Comitato un piano articolato d'intervento operativo;

- tuttavia, pur in assenza di un confronto con il Comitato Stato/Regione per l'attuazione dell'intesa istituzionale di programma, la Giunta regionale, con delibera del 3 maggio 2004 ha inteso disciplinare la materia della metanizzazione della Sardegna, facendo emergere ulteriori problematiche:

a) al primo punto il programma di metanizzazione della Sardegna deve passare attraverso percorsi indefiniti nei quali, oltretutto, il vettore energetico utilizzato non è il metano ma il GPL;

b) al secondo punto emerge che l'impianto della citata delibera è esemplata sul decreto legislativo n. 164 del 2000 (decreto Letta), che disciplina unicamente il gas naturale e non anche il GPL, così da determinare un significativo profilo di illegittimità della delibera della Giunta;

c) al terzo punto emerge la previsione che consente ai Comuni di operare delle gestioni dirette del servizio, ma si tratta di una disposizione illegittima essendo l'istituto della gestione diretta ormai espunto dal nostro ordinamento in materia di pubblici esercizi di rilevanza economica,

chiede di interpellare l'Assessore dell'industria e il Presidente della Regione per sapere:

1) quali azioni si intendano intraprendere per regolamentare la situazione esistente, caratterizzata dall'assenza di norme transitorie, in cui molti Comuni si sono organizzati autonomamente concedendo la progettazione, la costruzione e la gestione dei servizio di distribuzione del gas a diversi operatori;

2) se non si ritenga urgente operare affinché la Sardegna non risulti più l'unica regione d'Italia a non disporre del metano, e non gravino più sulle famiglie sarde e sulle imprese costi che superano del 40 per cento i costi sopportati da chi invece dispone del metano;

3) quali interventi si intendano assumere per incentivare l'occupazione in relazione alla costruzione delle reti cittadine dei gas, a fronte di investimenti nei settore stimabili in circa 250.000000 di euro nell'arco di un triennio, che rischiano altrimenti di essere persi;

4) se si intenda recepire i risultati dello studio della G e Fint SpA, convocando il Comitato per l'intesa e facendo approvare il contenuto della delibera di Giunta del 10 ottobre 2002 integrato con l'aggiornamento dei piano di metanizzazione;

5) se si ritenga opportuno diramare apposite direttive attuative per la realizzazione delle reti cittadine consentendo così l'avvio della spesa di 250 miliardi di vecchie lire destinati a diventare 500 in seguito ai cofinanziamento delle reti da parte dei Concessionari. (5)

INTERPELLANZA OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU - RANDAZZO sul ritardo nell'assegnazione delle borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia.

I sottoscritti, premesso che:

- la Giunta regionale ha approvato nel mese di maggio 2004 la deliberazione - prevista dalla legge regionale 31 marzo 1992, n. 5, Capitolo 12138/00 - UPB S12031 del bilancio regionale - per l'istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia;

- ben 126 giovani attendono le borse di studio per poter procedere al regolare compimento del percorso formativo;

- la Commissione sanità non ha potuto rilasciare il previsto parere a causa dello scioglimento del Consiglio regionale;

- nel recenti dibattiti del Consiglio è stata sollecitata la ri-adozione della deliberazione, in modo tale da risolvere il problema, garantendo la disponibilità ad una convocazione urgente della Commissione sanità per il rilascio del parere previsto per legge, anche in deroga alle consuetudini, non appena si fossero insediate le commissioni;

- nessuna deliberazione è stata adottata in merito dalla Giunta regionale, nonostante la sollecitazione degli interroganti;

- questo crea grave disagio ai 126 giovani che da svariati mesi attendono l'approvazione degli atti,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) per quale motivo abbiano inteso non affrontare il problema, creando ulteriore ritardo;

2) come intendano affrontarlo e in quali tempi. (6)

INTERPELLANZA OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - RANDAZZO sui gravi ritardi della Presidenza della Giunta regionale nella trasmissione degli atti adottati nelle riunioni della Giunta regionale e, in particolare, sulla delibera non all'ordine del giorno per la nomina del commissario del Consorzio di bonifica del Cixerri.

I sottoscritti,

- premesso che l'articolo 26 del Regolamento interno del Consiglio regionale dispone che "la Giunta regionale trasmette, entro quindici giorni dall'assunzione, alla Presidenza del Consiglio […] un elenco delle delibere assunte con indicazione dell'oggetto in modo dettagliato. Il testo delle delibere viene posto, a richiesta dei consiglieri, a loro disposizione entro 2 mesi";

- rilevato che il Presidente Renato Soru aveva dichiarato che avrebbe tempestivamente messo a disposizione del Consiglio tutti gli atti prodotti dalla Giunta regionale;

- considerato che alla data di ieri, 30 agosto 2004, alla Presidenza del Consiglio risultano pervenute le delibere adottate fino alla data del 20 luglio scorso e così appare anche nel sito Internet ufficiale della Giunta regionale;

- preso atto che in questo modo è stato violato anche l'articolo 105 del Regolamento del Consiglio, che prevede il diritto di ogni consigliere di ottenere "dagli Uffici regionali, compresi quelli degli Enti e delle aziende, copia degli atti preparatori dei provvedimenti […] e operazioni amministrative […]";

- evidenziato in particolare che in data 3 agosto la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente, ha adottato un delibera, presentata fuorisacco, non presente in alcun ordine del giorno né pervenuta alla Presidenza del Consiglio, sulla nomina del commissario del Consorzio di bonifica del Cixerri;

- constatato che nella suddetta delibera si riscontrano evidenti ritorsioni politiche alla luce del fatto che, con notevole anticipo, alcuni personaggi, peraltro vicini alla coalizione del Presidente della Regione, pubblicizzavano ed erano quindi a conoscenza del provvedimento,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:

1) quali motivazioni hanno portato alla decisione di nominare il commissario del Consorzio di bonifica del Cixerri, impedendo così il regolare svolgersi delle elezioni per il rinnovo degli organi, in considerazione del fatto che era già stabilita la data per la presentazione delle liste e per l'elezione degli organi;

2) quali siano le motivazioni che hanno determinato il grave ritardo nella trasmissione degli atti alla Presidenza del Consiglio, in violazione dell'articolo 26 del Regolamento consiliare;

3) quali iniziative intenda porre in essere al fine di rispettare gli impegni assunti davanti al Consiglio regionale nel garantire la trasparenza degli atti amministrativi e la tempestività di trasmissione dei testi, tanto decantata nel momento in cui ha assunto l'incarico. (7)

INTERPELLANZA LICHERI - URAS - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI - PISU sulla dichiarazione di inammissibilità del Referendum consultivo sulla presenza di basi militari straniere nel territorio regionale.

I sottoscritti,

premesso che:

- ai sensi della Legge regionale 17 maggio 1957, n. 20, e successive integrazioni e modificazioni, è stato proposto da cittadini, firmatari in considerevole numero oltre il minimo richiesto dalla predetta legge, su iniziativa del Comitato promotore "Firma sa bomba", costituito da associazioni di base di ispirazioni ideali e identità culturali diverse ancorché impegnate con uguale convinzione per la costruzione della pace tra i popoli, il referendum consultivo "Sulla presenza in Sardegna di basi militari straniere, comunque istituite, atte ad offrire punti di approdo e di rifornimento anche a navi e sommergibili nucleari o con armamento nucleare";

- l'Ufficio regionale chiamato a deliberare sull'ammissibilità della richiesta referendaria ha dichiarato la stessa inammissibile;

- ritenute insufficienti le motivazioni poste alla base della predetta deliberazione e, sotto alcuni profili, tendenti a ridurre l'efficacia della legge regionale sul referendum e conseguentemente anche la libera espressione dei cittadini sardi su questioni di indubbio interesse regionale, in ragione della rilevante e diretta incidenza di tali questioni sulla vita delle popolazioni, sull'ambiente naturale, sullo sviluppo della società e dell'economia della Sardegna,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per conoscere quali iniziative intenda assumere la Giunta per:

1) consentire ai cittadini della Sardegna di esprimere liberamente il proprio parere sul quesito referendario proposto, al fine di meglio corrispondere, nei necessari conseguenti atti politici di governo, alla volontà popolare e per garantire i diritti fondamentali alla salute ed alla sicurezza di tutti i cittadini sardi;

2) riaffermare i principi e le finalità della legge regionale istitutiva dei referendum, per garantire al popolo sardo di esprimere la proprio opinione nelle questioni di interesse regionale e locale, attinenti a qualunque materia, anche se non attribuita alla competenza dell'Autonomia regionale, e perché non possa impedirsi lo svolgimento di referendum consultivi ritenendo, in via preventiva, lesive di prerogative dello Stato le opinioni manifestate nelle forme di legge dalle popolazioni più direttamente interessate. (8)

INTERROGAZIONE SANCIU - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle iniziative da assumere in materia di incendi.

I sottoscritti, premesso che:

- il fenomeno degli incendi boschivi, negli ultimi anni, ha assunto caratteristiche di stabilità e continuità che richiedono sempre maggior impegno da parte delle istituzioni;

- gli incendi arrecano danni talmente gravi e spesso irreversibili a boschi, suolo e fauna che possono essere agevolmente individuati come causa di desertificazione e di complesse azioni influenzanti i mutamenti climatici;

- in Sardegna, nel periodo estivo, assistiamo continuamente al proliferare di numerosissimi eventi incendiari che consumano centinaia di ettari di territorio distruggendo gran parte del patrimonio boschivo e ambientale;

- i danni causano spesso il blocco di numerose attività produttive e pesanti disagi agli imprenditori agricoli che traggono dalla terra la loro principale fonte di sostentamento, ma coinvolgono di riflesso anche il comparto turistico;

- questa endemica piaga, oltre al grave danno ambientale, mette ogni anno a repentaglio l'incolumità delle persone che vi abitano stabilmente e di quelle che vi soggiornano nei mesi estivi con conseguente caduta d'immagine della nostra Isola;

- annualmente in Sardegna gli incendi percorrono diverse migliaia di ettari di superficie boschiva, distruggendola, quasi esclusivamente per l'azione dolosa o colposa dell'uomo;

- alcuni giorni addietro un nuovo incendio si è sviluppato nel territorio dei Comuni di Olbia e Loiri - Porto San Paolo, creando gravissimi danni al patrimonio ambientale e al comparto turistico che si sviluppa da Olbia a San Teodoro;

- anche in questo caso i nuclei investigativi del Corpo Forestale hanno le prove dell'origine dolosa del rogo e del disegno criminoso messo in atto dagli incendiari;

- intervenire sugli incendi comporta la messa in moto di una macchina organizzativa piuttosto complessa e che anche in questa occasione ha mostrato tutti i suoi limiti tecnico-organizzativi;

- senza una tempestiva prevenzione, senza poter disporre dei presìdi necessari, che devono essere sempre utilizzabili e sorvegliati, senza una efficace azione di coordinamento tra tutti gli organi preposti al controllo e alla prevenzione degli incendi, senza un adeguato mantenimento delle fasce taglia-fuoco e dei bordi stradali, si lascia carta bianca agli incendiari che con la loro azione devastano il nostro patrimonio boschivo compromettendo in modo irreversibile la qualità stessa dell'ambiente in cui viviamo,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente al fine di conoscere:

1) quali iniziative intendano porre in essere al fine di impedire che il citato patrimonio boschivo venga lasciato ancora una volta in balìa degli incendiari;

2) quali provvedimenti immediati intendano portare avanti al fine di permettere che tutto il territorio regionale possa contare su una organizzazione diffusa ed efficace per la lotta agli incendi;

3) quali siano le eventuali ragioni che impediscano di fare intervenire rapidamente i mezzi antincendio disponibili e se non ritengano necessario uno snellimento delle procedure tecnico-organizzative e un rafforzamento di uomini e mezzi. (9)

INTERROGAZIONE SANCIU, con richiesta di risposta scritta, sul risarcimento danni a seguito della blue tongue.

Il sottoscritto, considerato che:

- nonostante siano giacenti nell'ultima finanziaria nazionale 25 milioni di euro destinati al risarcimento dei danni arrecati al comparto agricolo dalla blue tongue, come indicato nell'ordinanza Ministeriale mipaf-sanità del 2 aprile 2004, pubblicatata nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 31 luglio 2004 e, nonostante siano stati adottati specifici provvedimenti per il risarcimento dei danni subiti dagli allevatori (L.R. 15/2003), non si sia ancora provveduto al pagamento dei relativi indennizzi;

- a distanza di quattro anni dall'insorgenza della malattia risultano morti e abbattuti oltre 500.000 capi ovini su un patrimonio di circa 3.500.000 di capi, di cui oltre 400.000 fra il 2000 ed il 2001 con oltre 12.000 focolai e circa 100.000 capi nel 2003 che ha comportato un impegno finanziario da parte della Regione di oltre euro 120.000.000 (come rilevabile dalle relazioni della Commissione d'inchiesta sulla blue tongue), non si sia ancora giunti ad una definitiva soluzione del problema e tenuto conto dei danni arrecati agli allevatori di bovini dovuti alla mancata movimentazione dei capi nei periodi di restrizione;

preso atto dell'impegno profuso dalle OO.PP. Agricole, sin dall'insorgenza della malattia, alla ricerca di una soluzione definitiva del problema attraverso una forte campagna di stimolo e di proposte rivolte agli enti pubblici preposti, e del ruolo svolto nell'attività di capillare informazione, divulgazione e sensibilizzazione volta a ridare fiducia nelle campagne scongiurando disordini anche di ordine sociale che potevano sfociare in forme estreme di protesta,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale per sapere:

- quali iniziative la Giunta intenda adottare nell'immediato futuro per provvedere all'immediato pagamento delle somme dovute agli allevatori;

- quali interventi intendano porre in atto in ambito sanitario per la risoluzione del problema. (10)

INTERROGAZIONE SANCIU, con richiesta di risposta scritta, sulla ripresa delle trattative sul prezzo del latte ovino.

Il sottoscritto, premesso che:

- le allarmanti notizie degli ultimi giorni, quali il mancato ritiro del latte prodotto da parte di alcune industrie di trasformazione e delle dichiarazioni rilasciate da esponenti del comparto su una ulteriore riduzione del premio all'esportazione del pecorino romano, non fanno presagire niente di buono per una ripresa del prezzo del latte ovino per la prossima campagna;

- il prezzo corrisposto attualmente per il latte ovino è di 62 centesimi di euro al litro, a fronte dei 77 centesimi per litro corrisposti nella campagna precedente, con una riduzione di 15 centesimi al litro;

- la forte preoccupazione di rivivere i momenti di tensione dello scorso anno che hanno generato varie forme di protesta da parte degli allevatori a causa di un prezzo assolutamente non remunerativo, portano a pensare che un ulteriore mancato accordo possa determinare il crollo di un settore già fortemente in crisi;

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale per sapere:

1) quali iniziative la Regione intenda adottare affinché si raggiunga un accordo commisurato alle reali esigenze della base produttiva, che rappresenta la parte più penalizzata dell'intera filiera ovina,

2) quale ruolo la Regione intenda ricoprire per rimuovere gli ostacoli che impediscono il conseguimento di un equo accordo tra le parti. (11)

INTERROGAZIONE CORDA - ADDIS, con richiesta di risposta scritta, sull'incendio nel Comune di Loiri - Porto San Paolo.

I sottoscritti, premesso che:

- la lucida follia dei piromani è causa ancora una volta di distruzione e morte di parti consistenti del patrimonio boschivo, ambientale e faunistico dell'intera isola;

- l'incendio è considerato quasi un evento ordinario e scontato anche quando, come troppo spesso è accaduto, comporta il sacrificio di vite umane;

- al di là del turbamento delle prime ore e delle dichiarazioni di circostanza delle varie autorità, tutto è sempre caduto nel grande contenitore del dimenticatoio e le promesse di radicale cambiamento nell'impostazione delle strategie per combattere l'antico flagello sono sempre rimaste tali;

constatato che nonostante il notevole impiego di risorse finanziarie e umane nella guerra contro il fuoco si registrano solo sconfitte;

ritenuto che:

- il preventivo controllo del territorio sia il deterrente più efficace nella lotta contro i piromani;

- la migliore prevenzione può essere ottenuta con il pattugliamento dello stesso mediante l'impiego di migliaia di uomini;

- a tal fine, i dipendenti dell'Ente Foreste e non solo, nei mesi estivi, potrebbero essere più proficuamente utilizzati;

considerato che:

- il successo nell'azione di spegnimento dell'incendio, prima che esso assuma proporzioni incontrollabili, dipende essenzialmente dalla rapidità con la quale il mezzo aereo interviene;

- risultano incomprensibili le ragioni per le quali i Canadair intervengono puntualmente in ritardo (mediamente dopo un'ora anche quando tempestivamente allertati);

- non si capiscono i motivi che hanno indotto le autorità competenti a trasferire l'elitanker dalla Gallura (base di Alà dei Sardi) ad altra zona privando il territorio, che ha pagato un alto prezzo anche in termini di vite umane, di un mezzo così efficace perché capace di un intervento tempestivo;

constatato, inoltre, che:

- l'incendio che il 24 luglio scorso ha devastato il territorio del Comune di Loiri - Porto San Paolo, obiettivo dei piromani per la seconda volta in poco più di un decennio, provocando ingenti danni tanto alle infrastrutture, determinando anche l'interruzione del servizio idrico, quanto all'ecosistema ambientale, al patrimonio boschivo e a quello zootecnico;

- le piogge autunnali, provocando il dilavamento del terreno ormai privo di vegetazione, trascineranno a valle detriti di vario genere determinando il rischio che si ripetano le alluvioni e gli allagamenti, verificatesi nell'anno 1989 con prevedibili gravi i conseguenze per cose e persone se non si attuassero sollecitamente e preventivamente gli opportuni interventi;

considerato, altresì, che l'Amministrazione comunale di Loiri - Porto San Paolo non è in grado, con le proprie risorse, di far fronte ad un impegno finanziario così rilevante,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

1) se non ritengano opportuno, fatte le necessarie verifiche e controlli, adottare tutti gli accorgimenti e i correttivi tesi a rimuovere le cause che compromettono troppo spesso l'efficacia dell'azione preventiva e repressiva, in special modo dei mezzi aerei, vanificando l'impiego di notevoli risorse finanziarie che la Regione sarda destina annualmente al servizio antincendio;

2) quale azione intendano mettere in atto per fa sì che al territorio gallurese venga ridestinato l'elitanker inopinatamente rimosso;

3) quali provvedimenti intendano adottare con l'urgenza che la situazione richiede al fine di contribuire al ripristino dei servizi interrotti e alleviare il disagio dei cittadini. (12)

INTERROGAZIONE PISANO - CAPPAI - MURGIONI, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di grave inefficienza del servizio di Tesoreria e di Cassa comunale prestato dal Banco di Sardegna a favore dei comuni della Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che la Regione autonoma della Sardegna in data 20 dicembre 2001, ha stipulato la convenzione per il servizio di Tesoreria per gli anni 2002-2006 con il raggruppamento temporaneo d'imprese costituito da Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., Banco di Sardegna S.p.A., Banco di Sassari S.p.A., Intesa BCI S.p.A., Banca CIS S.p.A. e che ai sensi dell'articolo 18 di detta convenzione il servizio di Tesoreria deve essere assunto gratuitamente a favore degli enti locali territoriali, a richiesta della Regione, con le stesse modalità di resa del servizio, di tassi e di valute accordate alla Regione;

considerato che lo stesso citato articolo 18 recita che il servizio di Tesoreria e di Cassa a favore degli enti locali è reso presso lo sportello che verrà indicato da ciascun ente;

rilevato che da alcuni mesi si protrae un grave stato di inaccettabile inefficienza nell'erogazione del servizio di Tesoreria e di Cassa a favore dei comuni da parte del Banco di Sardegna, che arreca un grande disagio e danno alle popolazioni amministrate, per via dell'adozione di una diversa procedura e di un differente sistema organizzativo che ha portato in maniera generalizzata al mancato rispetto dei tempi previsti in convenzione intercorrenti tra la presentazione dell'ordinativo di pagamento e l'effettiva disponibilità di cassa a favore dei singoli beneficiari (cittadini, imprese, fornitori di servizi);

accertato, infatti, che oggi mediamente per poter concretamente riscuotere un mandato di pagamento il creditore deve attendere dai quindici ai venti giorni, nonostante la convenzione stipulata tra Banco di Sardegna e singoli comuni della Sardegna, secondo lo schema-tipo adottato, preveda che il termine per l'ammissione al pagamento dei titoli di spesa massimo sia di 48 ore (limite massimo) dalla presentazione agli uffici della Tesoreria, tutto ciò a fronte anche delle comprensibili urgenze che sono riconducibili alla riscossione di molti ordinativi di pagamento di carattere socioassistenziali;

considerato che gran parte dei comuni hanno regolarmente provveduto ad affidare il servizio di Tesoreria e Cassa al Banco di Sardegna, per il periodo 2002-2006, sulla base della nota n. 39047 dell'11 ottobre 2002, in quanto risultava essere l'unica azienda di credito operante nel territorio e quindi non era concretamente possibile individuare ipotesi alternative;

constatato che il disagio e il disservizio venutisi a creare sono stati recentemente anche denunciati dai numerosi Sindaci di comuni della Sardegna e ampiamente riportati dalla stampa, come recentemente è avvenuto per i Comuni della Planargia e del Muntiferru, e che il disservizio in ogni caso non è mai riconducibile a motivi imputabili alle singole agenzie territoriali del Banco di Sardegna, ma a dei fattori organizzativi generali e ad un provvedimento di adozione di una nuova procedura per la quale ogni agenzia è costretta inviare gli ordinativi di pagamento ricevuti dai singoli comuni ad altre sedi di coordinamento,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere:

1) se siano a conoscenza dell'attuale grave stato di inefficienza che caratterizza l'erogazione del servizio di Tesoreria e di Cassa da parte del Banco di Sardegna a favore dei comuni della Sardegna;

2) se non ritengano di dover assumere, con la massima sollecitudine, ognuno per le proprie competenze, tutte le iniziative necessarie nei confronti del Banco di Sardegna e della Banca Nazionale del Lavoro, capofila del raggruppamento temporaneo di imprese bancarie, perché venga urgentemente ripristinata e assicurata la funzionalità dei servizi di Tesoreria e di Cassa a favore dei comuni della Sardegna e vengano tassativamente rispettati i termini previsti nella convenzione regionale e nelle specifiche convenzioni sottoscritte da ogni singolo ente con il Banco di Sardegna;

3) se intendano accertare i motivi e le eventuali responsabilità in ordine al disservizio venutosi a creare a danno dei comuni della Sardegna e attivare anche ogni forma di controllo, ai sensi dell'articolo 15 della stessa richiamata convenzione regionale, in ordine alla corretta applicazione di ogni clausola contrattuale a favore dei comuni sottoscrittori. (13)

INTERROGAZIONE OPPI - AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU - RANDAZZO, con richiesta di risposta scritta, sul ritardo nell'assegnazione delle borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia.

I sottoscritti, premesso che:

- la Giunta regionale ha approvato nel mese di maggio 2004 la deliberazione - prevista dalla legge regionale 31 marzo 1992, n. 5, Capitolo 12138/00 - UPB S12031 del bilancio regionale - per l'istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia;

- ben 126 giovani attendono le borse di studio per poter procedere al regolare compimento del percorso formativo;

- la Commissione sanità non ha potuto rilasciare il previsto parere a causa dello scioglimento del Consiglio regionale;

- nel recenti dibattiti del Consiglio è stata sollecitata la ri-adozione della deliberazione, in modo tale da risolvere il problema, garantendo la disponibilità ad una convocazione urgente della Commissione sanità per il rilascio del parere previsto per legge, anche in deroga alle consuetudini, non appena si fossero insediate le commissioni;

- nessuna deliberazione è stata adottata in merito dalla Giunta regionale, nonostante la sollecitazione degli interroganti;

- questo crea grave disagio ai 126 giovani che da svariati mesi attendono l'approvazione degli atti,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) per quale motivo abbiano inteso non affrontare il problema, creando ulteriore ritardo;

2) come intendano affrontarlo e in quali tempi. (14)

INTERROGAZIONE FADDA Paolo, MATTANA, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata ripresa dei lavori di completamento della diga di Monti Nieddu.

I sottoscritti,

appreso dalla stampa locale che l'opera di sbarramento idrico di Monti Nieddu rischia di rimanere ulteriormente bloccata in quanto il CIPE, alla data odierna, non avrebbe ancora deliberato lo stanziamento dei finanziamenti necessari;

considerato che:

- la politica di tagli e rigore preannunciata dal Governo nazionale potrebbe condizionare negativamente le decisioni del Comitato Interministeriale della Programmazione Economica relative a opere infrastrutturali da realizzarsi nel nostri territori;

- tali decisioni sono a spregio delle determinazioni assunte, per quanto attiene la problematica della diga di Monti Nieddu, dal Consiglio regionale a seguito delle numerose interpellanze e mozioni presentate dai gruppi del centrosinistra durante la scorsa legislatura;

richiamato l'ordine del giorno n. 54 approvato dal Consiglio regionale in data 21 febbraio 2002 che impegnava la Giunta regionale a reperire le risorse finanziarie necessarie per l'immediata ripresa dei lavori per il completamento della diga e a mettere in essere le necessarie intese con il Governo nazionale per una positiva e rapida risoluzione della vertenza;

considerato il gravissimo danno che si è già determinato presso le popolazioni del territorio con l'interruzione di tali lavori;

considerato inoltre che:

- permane irrisolto il problema della crisi idrica e che l'opera in oggetto rientra tra quelle opere ritenute strategiche nel Piano per l'emergenza idrica in Sardegna;

- la mancata ripresa dei lavori non consente di attuare un programma di risanamento ambientale che si rende necessario per scongiurare danni irreparabili e definitivi al territorio che comunque sta pagando, per il bene della collettività, un prezzo ambientale altissimo;

- le aspettative delle popolazioni del territorio devono indurre a adottare tutte le decisioni utili a far riprendere i lavori senza ulteriori ritardi;

- l'ordine del giorno su indicato impegnava la Giunta regionale a trovare le soluzioni più idonee per garantire la continuità occupativi delle maestranze già impegnate nella costruzione della diga,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere:

1) se le notizie riportate dalla stampa corrispondano alla reale situazione che si è determinata nel CIPE;

2) quali iniziative urgenti intenda attuare per scongiurare l'adozione di provvedimenti, esterni alla Amministrazione regionale, che metterebbero a serio rischio la possibilità di una ripresa dei lavori;

3) quali misure, finora, siano state adottate dalla Regione Sardegna in relazione agli impegni sanciti dall'ordine del giorno succitato;

4) se non ritenga opportuno valutare già da ora quali iniziative assumere, per evitare il rischio di danno ambientale permanente nella zona interessata dai lavori di sbarramento;

5) quali determinazioni intenda adottare perché sia garantita da subito la ripresa dei lavori nel cantiere di Sa Stria per completare una infrastruttura che riveste una importanza primaria per i territori della costa sud occidentale oltre che rappresentare per i 70 lavoratori, già impiegati nella prima fase dei lavori, la tanto attesa ripresa occupazionale. (15)

INTERROGAZIONE DIANA - ARTIZZU - LIORI - MORO - SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima moria di specie ittiche nello stagno di Santa Giusta.

I sottoscritti,

constata la gravissima moria di specie ittiche verificatasi senza alcuna apparente causa nell'arco di una giornata nello stagno di Santa Giusta;

considerato che l'evento, oltre che gettare sul lastrico più di settanta pescatori, arreca un gravissimo danno alla economia della zona, già fortemente penalizzata,

chiedono di interrogare l'Assessore della difesa dell'ambiente per conoscere se non intenda promuovere tutte le iniziative idonee ad accertare le cause del disastro, riferendo di queste ultime in Aula, e se non intenda altresì nel frattempo disporre con urgenza interventi di natura economica in favore dei pescatori così gravemente danneggiati. (16)

INTERROGAZIONE CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di incertezza delle guide turistiche iscritte all'albo regionale e sull'opportunità di ampliare la presenza di operatori a sostegno del turismo locale.

La sottoscritta, premesso che:

- il settore turistico isolano ha necessità di guide specializzate con qualificazione garantita dall'albo professionale;

- da dieci anni, nonostante la legge istitutiva dell'albo professionale, non è stata effettuata alcuna selezione;

- quattro anni orsono è stato bandito un concorso mai espletato;

- nel settore sono sorte diverse cooperative non sempre con professionalità specifiche;

ricordato che:

- lo sviluppo e l'adeguamento delle strutture marittime e aeroportuali nonché la crescente domanda da parte dei visitatori di fruire dei beni museali, archeologici, storici e di rilevanza ambientale e paesaggistica, specialmente nell'ottica della valorizzazione delle zone interne, richiedono personale ad alta e comprovata qualificazione;

- si sta diffondendo nell'isola un turismo che al richiamo delle coste e del mare preferisce la scoperta di tesori poco noti e fuori dagli itinerari maggiormente frequentati;

considerato, inoltre, che l'attività turistica può favorire, in questo specifico settore, nuova occupazione, specialmente giovanile, e offrire opportunità ai laureati nelle discipline umanistico-letterarie e delle lingue straniere;

rilevato, infine, che in diversi bandi di gara pubblici si evidenzia un preoccupante abbassamento dei requisiti richiesti per accedervi e, quindi, per espletare un così delicato servizio di cura e promozione dell'immagine complessiva della Sardegna,

chiede di interrogare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio per sapere se non ritenga opportuno:

1) convocare i responsabili delle associazioni di guide turistiche abilitate per una conoscenza della situazione e promuovere un'opportuna iniziativa di riordino;

2) procedere all'indizione di un nuovo concorso per incrementare l'attuale numero (circa un centinaio) di guide turistiche iscritte all'albo regionale;

3) intervenire affinché nella formulazione dei bandi di gara i profili professionali siano tutelati e valorizzati;

4) ampliare i punti di informazione turistica nelle diverse porte d'ingresso della Sardegna e nelle località di interesse turistico-ambientale. (17)

INTERROGAZIONE URAS, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di degrado della spiaggia del Poetto, anche a seguito di interventi di ripascimento effettuati su iniziativa della Provincia di Cagliari.

Il sottoscritto, considerato che:

- il litorale del Poetto, ed in particolare la spiaggia, rappresentano, ancora oggi, un patrimonio naturalistico - paesaggistico di inestimabile valore, tra i più rilevanti del Mediterraneo;

- lo stesso litorale costituisce parte notevole dell'ecosistema delle zone umide dell'area di Cagliari e pertanto richiede efficaci azioni permanenti di difesa, non solo dagli eventuali ricorrenti fenomeni naturali di degrado, ma soprattutto dagli interventi esterni che possono gravemente ed irreparabilmente modificare lo stato naturale dei luoghi;

- il compendio del Poetto - Saline - Molentargius, tutelato e valorizzato per le valenze storiche, culturali e naturalistiche, costituisce una delle principali opportunità di sviluppo, anche economico, dell'area urbana di Cagliari e dell'intera regione;

- gli interventi di ripascimento effettuati nella spiaggia del Poetto sono stati ormai pubblicamente riconosciuti, anche dalla stessa Provincia di Cagliari, un fallimento a cui è conseguito un vero disastro ambientale;

ritenuto, pertanto, che tale grave danno che colpisce l'ambiente, la storia e la cultura del territorio sardo non possa in alcun modo giustificarsi con necessarie opere di protezione civile (quale protezione?) o obblighi ad adempiere, in ogni caso e comunque, le relative procedure di gara, affidamento ed esecuzione dei lavori;

ritenuto,inoltre, che debba fare il suo corso, in capo alle autorità preposte, l'accertamento delle responsabilità amministrative di tanto improvvisato ed improvvido comportamento,

chiede di interrogare gli Assessori degli enti locali, finanze ed urbanistica, della difesa dell'ambiente e della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, avuto riguardo alle rispettive competenze, per conoscere:

1) se ritengano, con immediatezza ed in raccordo con le Amministrazioni locali direttamente interessate (Provincia di Cagliari - Comuni di Cagliari e Quartu) di procedere alla verifica dell'entità qualitativa e quantitativa del danno prodotto dall'intervento di ripascimento effettuato, sia sotto il profilo ambientale e paesaggistico, sia sotto quello economico;

2) se abbiano già avviato specifiche iniziative tendenti alla definizione di adeguate misure di preventiva valutazione ed autorizzazione di eventuali altri interventi sulle spiagge sarde, al fine di evitare il ripetersi di simili eventi e delle relative gravi conseguenze;

3) se abbiano già previsto di attivare, nell'ambito delle proprie competenze, le azioni ritenute necessarie per il ripristino delle condizioni originarie della spiaggia del Poetto, coinvolgendo in tale attività idonee competenze tecniche e scientifiche. (18)

INTERROGAZIONE URAS, con richiesta di risposta scritta, sullo stato della contrattazione collettiva del personale dell'Amministrazione regionale e degli enti regionali.

Il sottoscritto, premesso che:

- il contratto collettivo del personale dell'Amministrazione regionale e degli enti regionali risulta scaduto il 31 dicembre 2001, ovvero da oltre due anni e mezzo;

- tale contratto interessa diverse migliaia di lavoratori che, come tutti i lavoratori italiani, sono colpiti quotidianamente dal carovita, frutto delle politiche economiche inflattive del Governo nazionale, che mirano a tutelare solo i grandi profitti;

- peraltro, il contratto del quadriennio 1998-2001 appare inattuato in diverse sue parti, ivi comprese quelle relative ai concorsi interni ed alle progressioni orizzontali;

- parte dei lavoratori è ancora in attesa della definizione delle misure di perequazione previste dall'articolo 84 del contratto collettivo di lavoro 1998/2001, le cui dotazioni finanziarie sono state definite con la legge regionale n. 11 del 2001 (art. 6),

chiede di interrogarel'Assessore degli affari generale, personale e riforma della Regione, per conoscere:

1) lo stato effettivo di attuazione del contratto collettivo del personale regionale 1998-2001, con riferimento particolare agli adempimenti che la Giunta regionale deve porre in essere ai sensi e per gli effetti dell'articolo 6 della legge regionale n. 11 del 2001;

2) in che fase di esecuzione siano tutti i "concorsi interni" previsti dalla predetta legge regionale n. 11 del 2001;

3) se siano stati dati al CO.RA.N. gli indirizzi per la nuova contrattazione collettiva 2002-2005 ai fini della conclusione positiva degli accordi tra le parti;

4) se, in tali indirizzi, si sia provveduto, finalmente, per la Dirigenza e per tutto il personale regionale:

- ad indicare l'adozione di procedure certe di valutazione della produttività di strutture e singoli;

- a prevedere adeguate misure di incentivazione in grado di premiare capacità ed impegno professionale, quantità e qualità di risultato, evitando la ricorrente distribuzione a tutti delle risorse destinate a questo istituto, prescindendo dalle necessarie verifiche di merito. (19)

INTERROGAZIONE CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'assunzione dei vincitori dei concorsi dell'Amministrazione regionale.

La sottoscritta, premesso che:

- la Corte dei Conti ha rilevato che la dotazione organica della macchina regionale risulta inadeguata di quasi un terzo delle necessità in quanto mancano 1.380 unità di personale, pari al 28,67%;

- per diversi anni non sono state bandite selezioni di personale ed era divenuta prassi l'affidamento diretto di incarichi esterni senza alcun preventivo concorso;

- moltissimi giovani sardi che hanno faticato sui libri e tutti coloro che aspirano a un lavoro sono stanchi di aspettare;

considerata l'elevata percentuale di disoccupazione, soprattutto femminile e giovanile, e gli alti indici di lavoro precario;

appreso che sono stati espletati alcuni concorsi, sono state pubblicate sul Bollettino ufficiale della Regione le prime graduatorie definitive ed è stata avviata la costituzione di un nuovo servizio stabile per le questioni elettorali con l'utilizzo di ulteriore personale,

chiede di interrogare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere se non ritenga opportuno:

1) sollecitare gli uffici affinché al più presto vengano completati gli adempimenti relativi all'assunzione dei vincitori dei concorsi, tra i quali circa 100 laureati, definendo tempi certi di ingresso nell'attività;

2) promuovere, in tempi brevi, considerate le gravi carenze d'organico, ulteriori selezioni in modo da offrire a quanti sono in possesso dei requisiti l'opportunità di partecipare a pieno titolo a un adeguamento, anche parziale, della macchina burocratica. (20)

INTERROGAZIONE MANINCHEDDA, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento al di fuori della Sardegna di macchinari e di impianti di produzione in uso ad imprese, ubicate nelle aree industriali di Macomer, Ottana e Siniscola, ammesse a beneficiare degli incentivi previsti dalle leggi regionali di settore.

Il sottoscritto,

premesso che si è diffusa la preoccupazione per le possibili iniziative di alcune imprese, già ammesse ai benefici delle leggi di settore, ubicate nelle aree industriali di Macomer, Ottana e Siniscola, che intenderebbero trasferire macchinari e impianti di produzione al di fuori della Sardegna verso Paesi europei ed extraeuropei;

considerato che tali iniziative comporterebbero un sensibile indebolimento del sistema produttivo locale, con gravi ripercussioni sul versante occupativo, secondo quanto già accaduto ad Ottana nel settore della chimica,

ritenuto che la grave crisi del settore industriale sta generando nel territorio tensioni sociali considerevoli e si sta ripercuotendo sui settori dei servizi e del commercio,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

- se siano fondate le notizie di cui in premessa;

- se l'Assessorato abbia messo in atto procedure di controllo sulla permanenza nelle imprese degli impianti finanziati;

- quali iniziative intenda adottare per impedire l'eventuale smantellamento degli impianti e difendere il sistema industriale e produttivo del territorio. (21)

INTERROGAZIONE CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sulla sistemazione della piazza Giovanni XXIII di Cagliari e sulle manifestazioni popolari di protesta contro l'abbattimento di oltre cinquanta piante storiche.

La sottoscritta, premesso che:

- l'Amministrazione comunale di Cagliari ha deliberato, nell'ambito di un vasto programma di riqualificazione urbana della zona antistante il Tower Hotel (ex Matitone), la realizzazione del Parco della Musica;

- il progetto di nuovo assetto urbano determinerà l'eliminazione di oltre cinquanta piante di alto fusto, tra cui alcuni filari di carrubi nonché diversi esemplari di lecci, pini e ficus, nella piazza Giovanni XXIII destinata a subire una radicale trasformazione;

- l'opposizione di centrosinistra in Consiglio comunale ha assunto diverse iniziative per manifestare la contrarietà al progetto di manutenzione straordinaria che rischia di rendere invivibile la piazza oggi frequentata da adulti, giovani, ragazzi e bambini;

- è in via di predisposizione un referendum cittadino per impedire l'abbattimento delle piante ciascuna delle quali simbolicamente adottata dagli abitanti del quartiere;

- la cittadinanza, benché abbia più volte manifestato la volontà di impedire lo scempio di un così elevato numero di piante, non è tuttavia contraria alla risistemazione della piazza;

considerato che:

- per impedire l'abbattimento o eradicazione degli alberi si è costituito un comitato spontaneo di cittadini a cui ha aderito un consistente numero di residenti nel quartiere;

- è stata presentata una petizione al Sindaco al fine di sospendere i lavori e dare ai competenti organi tecnici comunali disposizioni per una modifica del piano di riordino della piazza garantendo la conservazione della maggior parte degli alberi;

- è il luogo di aggregazione sociale dei cittadini del quartiere e meta quotidiana di anziani, soprattutto donne, giovani e bambini che, non avendo la possibilità di recarsi in altre zone della città, vi trascorrono insieme il tempo libero;

- esiste un legame di affetto tra gli anziani e le piante, alcune delle quali hanno 80 anni di vita, ed i bambini le considerano parte integrante dei loro giochi;

- vengono effettuati turni di guardia per evitare che nottetempo, nonostante la proroga dell'inizio dei lavori disposta dall'Amministrazione comunale, qualcuno possa procedere all'abbattimento;

- è stato attuato un tentativo di delimitare la piazza Giovanni XXIII per installare il cantiere e la resistenza passiva dei cittadini ha impedito di fissare i paletti di recinzione, alcuni dei quali, resi inutilizzabili da ignoti, sono stati abbandonati nel recinto dello stabile della vecchia scuola elementare;

sottolineato che:

- l'intervento di riqualificazione urbanistica può essere effettuato senza distruggere un così consistente patrimonio arboreo frutto del lavoro della natura di almeno mezzo secolo;

- le quasi quotidiane assemblee cittadine di protesta e la minaccia di iniziare comunque i lavori possono sfociare in episodi di turbativa dell'ordine pubblico,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se non ritenga opportuno, prima dell'avvio dei lavori, promuovere un incontro tra i vertici dell'Amministrazione comunale, i responsabili del progetto e della ditta vincitrice dell'appalto, i rappresentanti della Circoscrizione e del comitato spontaneo di piazza Giovanni XXIII per trovare una soluzione condivisa;

2) se il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione abbia avuto modo di valutare la relazione agronomica dell'Ufficio Verde Pubblico della Divisione Ecologia del Comune di Cagliari e se abbia dato l'autorizzazione all'eradicazione e all'abbattimento delle piante. (22)

INTERROGAZIONE FLORIS Vincenzo - SANNA Alberto - PIRISI - SANNA Francesco, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'intervento per lo spegnimento dell'incendio avvenuto il 14 agosto nella zona di Mamoiada e Orgosolo.

I sottoscritti,

premesso che in data 14 agosto si è verificato un incendio di vaste proporzioni partito dalla periferia di Mamoiada alle ore 9,30 del mattino e proseguito fino a tarda sera;

verificato che l'intervento di spegnimento da parte dei mezzi aerei è avvenuto con grave ritardo, solo dopo sette ore dall'inizio dell'avvistamento dell'incendio stesso, riducendo in cenere oltre mille ettari di territorio ricadente fra Mamoiada e Orgosolo,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per conoscere quali siano i motivi che hanno determinato tale ritardo e come intenda porre fine a tali disfunzioni che creano la rovina del manto boschivo e dell'economia agropastorale.

Chiedono, altresì, di conoscere:

- se non ritenga opportuno e urgente avviare un'immediata indagine per conoscere l'entità dei danni arrecati all'ambiente, agli agricoltori e agli allevatori che operavano in quel territorio;

- se non ritenga necessario e urgente predisporre un piano di intervento teso al ripristino del manto boschivo e alla salvaguardia delle attività agricole e agropastorali così gravemente compromessa in quel territorio. (23)

INTERROGAZIONE CALIGARIS, con richiesta di risposta scritta, sui ritardi nell'espletamento del concorso per l'assunzione di assistenti e guardie nel Corpo forestale regionale

La sottoscritta,

premesso che la stagione estiva 2004, caratterizzata sul fronte degli incendi da una serie di drammatici eventi, con una vittima ed ingenti danni, ha evidenziato, ancora una volta, la grave insufficienza numerica dei "ranger" del Corpo Forestale regionale nell'azione di prevenzione e di lotta alle fiamme;

appreso che:

- nel novembre dell'anno scorso l'amministrazione regionale ha bandito un concorso per 104 posti di assistente e guardia forestale;

- sono state presentate circa 30 mila domande e ammessi alla selezione poco più di 22 mila partecipanti;

- il concorso prevede, oltre ad un colloquio teorico-pratico, una prova scritta, con 60 quesiti scelti con sorteggio tra 1000, con domande e risposte, predisposti appositamente e pubblicati nel Buras;

- l'amministrazione ha indetto una gara tra società specializzate nell'elaborazione di quiz e nella gestione della prova concorsuale;

considerato che è previsto per i vincitori del concorso, prima di essere inseriti nel contingente regionale del Corpo Forestale, l'effettuazione di un corso di addestramento della durata di sei mesi da tenersi nelle scuole di Sabaudia e Cittàducale;

constatato che per i gravi ritardi accumulati, anche per la complessità dell'iter concorsuale, i nuovi ranger potranno diventare operativi soltanto nell'estate 2006,

chiede di interrogare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione se non ritenga opportuno:

- accelerare l'iter del concorso, garantendo la qualità della formazione con appositi cicli di addestramento da effettuare nell'isola, anche per la tipologia del territorio e le peculiari specie botaniche e faunistiche;

- ricorrere alle professionalità acquisite dal Corpo Forestale per l'organizzazione e lo svolgimento delle prove in modo tale che fin dalla campagna antincendio 2005 sia garantito il rafforzamento dell'organico;

- ampliare il numero dei posti messi a concorso, utilizzando la graduatoria in via di predisposizione, non solo tenendo conto dell'alto numero di domande presentate, ma in considerazione della gravità del fenomeno degli incendi estivi e della necessità di potenziare i presidi del Corpo nei diversi territori dell'isola in modo da favorire una capillare azione di prevenzione. (24)

INTERROGAZIONE LA SPISA - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Paolo Terzo, con richiesta di risposta scritta, sulla devastazione ambientale nel litorale di Villasimius in località denominata Cuccureddus e provvedimenti conseguenti

I sottoscritti,

premesso che:

- gli organi di informazione nazionali e regionali hanno riportato la notizia secondo la quale nel territorio del Comune di Villasimius, e più precisamente nella località denominata Cuccureddus, sarebbe stata rilevata, da parte degli organi competenti della Protezione ambientale, una vera e propria devastazione forestale priva di qualsiasi autorizzazione;

- nella stessa ordinanza-ingiunzione del Corpo forestale e di vigilanza ambientale - Servizio ispettorato ripartimentale di Cagliari - sarebbero state rilevate azioni di dissodamento per 2.8 ettari di terreno saldo e si sarebbe proceduto allo sradicamento di 1555 alberi ad alto fusto inseriti in un piano di coltura e conservazione;

- con l'ordinanza-ingiunzione n. 19613 elevata ai trasgressori è stato ingiunto ai responsabili di provvedere al pagamento della somma complessiva di euro 26.160 per la violazione commessa

si chiede all'Assessore della difesa dell'Ambiente di sapere con urgenza:

1) se quanto sopra richiamato corrisponda al vero;

2) chi siano i responsabili di questo atto vandalico ai danni della vegetazione di quell'area, sia in termini di trasgressori che di eventuali società titolari del compendio con relativa ragione, titolarità di quote e scopo sociale;

3) se nell'intervento attuato si possa configurare un'alterazione dei luoghi finalizzato al perseguimento di una futura attività immobiliare;

4) se i responsabili hanno provveduto al pagamento della sanzione prevista dalla ordinanza-ingiunzione;

5) se, come si evince da alcune dichiarazioni riportate sulla stampa locale, sarebbero intervenute autorizzazioni a posteri con conseguenti sanatorie;

6) se tali eventuali autorizzazioni e sanatorie sono state concesse e in base a quali leggi e da quale organo regionale;

7) quali siano i vincoli esistenti sull'area sia sul piano ambientale che paesistico;

8) quali altre opere di trasformazione siano state messe in essere nell'area sia sul piano edilizio che di sistemazione pedologica, idraulica e forestale dell'area;

9) se esistono accessi pubblici terresti alla spiaggia e se la stessa è oggetto di concessioni demaniali per l'utilizzo privatistico;

10) se esistono procedimenti ancora in corso a carico della stessa proprietà sia sul piano amministrativo che giudiziario. (25)