Seduta n.9 del 04/08/2004 

IX SEDUTA

Mercoledì 4 agosto 2004

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 37.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 29 luglio 2004 (6), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che i consiglieri regionali Oscar Cherchi e Mario Floris hanno chiesto congedo per le sedute del 4 e 5 agosto 2004. Poiché non ci sono opposizioni i congedi s'intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Cachia, Giorico, Marracini, Salis e Serra, in data 3 agosto 2004, hanno costituito il nuovo Gruppo consiliare "Insieme per la Sardegna". Le funzioni di Presidente del nuovo Gruppo saranno svolte dall'onorevole Cachia.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

Dai consiglieri PIRISI - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CHERCHI - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - LAI - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - SANNA Alberto - SANNA Franco: "Disciplina di governo del territorio regionale". (11)

(Pervenuta il 28 luglio 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)

Discussione della mozione La Spisa - Diana - Capelli - Ladu - Vargiu - Pili - Oppi - Sanciu - Contu - Licandro - Lombardo - Sanjust - Rassu - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Milia - Cappai - Randazzo - Onida - Murgioni - Artizzu - Cassano - Dedoni - Pisano - Biancareddu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Amadu sui servizi della 'Società dell'informazione'". (1)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno recala discussione della mozione numero 1.

Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

MOZIONE LA SPISA - DIANA - CAPELLI - LADU - VARGIU - PILI - OPPI - SANCIU - CONTU -LICANDRO - LOMBARDO - SANJUST - RASSU - SANNA Paolo Terzo - PETRINI - MILIA -CAPPAI - RANDAZZO - ONIDA - MURGIONI - ARTIZZU - CASSANO - DEDONI - PISANO -BIANCAREDDU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - AMADU sui servizi della "Società dell'informazione".

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la Regione Sardegna ha avviato da tempo un importante percorso di promozione della "Società dell'informazione", volto a dotare il sistema produttivo, pubblico e privato, di un complesso di servizi di comunicazione basato sull'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

- tale sistema, nella prospettiva della gestione di una rete integrata di dati e di soggetti protagonisti del loro utilizzo, costituisce uno dei presupposti fondamentali dello sviluppo economico e, propedeuticamente, di un moderno modello formativo e di una efficiente azione amministrativa;

- gli obiettivi strategici, così individuati, costituiscono il contenuto fondamentale di numerosi atti di programmazione e in particolare di alcune misure del POR Sardegna, indirizzate proprio al potenziamento ed alla massima fruibilità dei servizi della società dell'informazione;

SOTTOLINEATO che:

- alcuni di questi progetti sono stati già avviati, mediante l'utilizzo di risorse finanziarie statali e regionali, previo svolgimento di procedure di evidenza pubblica, a seguito delle quali alcuni gruppi imprenditoriali sono già titolari di appalti di servizi;

- di particolare rilevanza è il Progetto MARTE, predisposto al fine di dotare il sistema scolastico sardo di una efficiente ed innovativa rete di trasmissione ed elaborazione di dati, con il lodevole intento di offrire agli studenti sardi un valore aggiunto al proprio credito formativo;

- altri servizi sono finalizzati alla costituzione di una rete integrata di servizi informativi, volti alla modernizzazione della pubblica amministrazione, statale, regionale e locale;

- tali ulteriori servizi sono in fase di affidamento esterno, secondo le norme comunitarie e statali attualmente in vigore, attraverso procedure di evidenza pubblica, nelle quali risultano già individuati i responsabili del procedimento ai sensi della legge regionale n. 31 del 1998;

- la competenza in materia risulta essere assegnata, in base alla legge regionale n. 1 del 1977, in prevalenza all'Assessorato degli affari generali;

RILEVATO che la Giunta regionale avrebbe approvato, nella seduta del 20 luglio 2004, una deliberazione in cui si prevede, da un lato, il trasferimento delle competenze in capo alla Presidenza della Regione, dall'altro la sospensione delle procedure di gara in corso;

CONSIDERATO che:

- la ripartizione delle competenze tra gli Assessorati e la Presidenza è riservata alla legge regionale e solo con atto avente forza di legge possono essere modificate le attribuzioni;

- le risorse finanziarie in questione derivano da un atto di programmazione specifico (il POR ed il suo complemento di programma) che è soggetto ad una particolare procedura di approvazione e di gestione;

- il complesso e articolato sistema di servizi, che l'amministrazione regionale ha appaltato o sta appaltando vede come attuale o potenziale contraente un'impresa riferibile al Presidente pro tempore della Regione;

- tale situazione impone una distinzione di ruoli e responsabilità, che assicuri il rispetto del principio costituzionale della imparzialità della pubblica amministrazione,

impegna la Giunta regionale

- a riferire al Consiglio sulle motivazioni degli atti fino ad ora compiuti e sulle correzioni interpretative che al momento sono state comunicate alla stampa, senza peraltro chiarire esattamente il significato e l'operatività degli stessi atti;

- a prospettare un percorso amministrativo che tenga conto degli attuali elementi contrastanti con il principio dell'imparzialità della pubblica amministrazione;

- a revocare cautelativamente e con effetto immediato la delibera della Giunta regionale approvata in data 20 luglio 2004. (1)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

Ricordo che il tempo a disposizione per l'illustrare la mozione è di venti minuti.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, vorrei iniziare l'illustrazione di questa mozione precisando l'origine e lo scenario di fondo in cui si inserisce tutta la problematica trattata nella mozione medesima. Questa iniziativa scaturisce dalla riflessione su una questione particolarmente importante nel contesto della politica regionale, che è stata al centro di tutti i programmi di governo negli ultimi anni, anche di questo governo regionale, che attiene ad una prospettiva di modernizzazione della nostra Regione basata proprio sulla promozione della società dell'informazione.

Si tratta quindi di un problema oggettivo, non soltanto di un problema di distribuzione di poteri. Non dimentichiamo infatti che la promozione della società dell'informazione ha come grande obiettivo quello di dotare tutto il sistema produttivo, il sistema amministrativo, il sistema formativo della nostra Regione di un complesso di servizi di comunicazione basato appunto sulle tecnologie dell'informazione. E' perciò necessario sottolineare l'importanza di questi obiettivi strategici che, sappiamo tutti, devono far fare un salto di qualità alla nostra Sardegna, un salto di qualità di cui ha necessità la pubblica amministrazione nelle sue diverse articolazioni (statale, regionale, degli enti locali), presenti nel nostro territorio.

Il sistema Sardegna ha bisogno di compiere questo salto di qualità per incrementare la sua capacità di competere che oggi è fondamentale, sul mercato internazionale.

La modernizzazione del nostro sistema è un percorso molto lungo perchè sarà necessario cambiare e potenziare le reti, e questo è un problema di tipo infrastrutturale; le modalità di comunicazione e di lavoro, e questo è un problema di tipo organizzativo procedurale dell'amministrazione; la mentalità di chi lavora, e questo è un problema di cultura che abbraccia diversi settori, da quello della pubblica amministrazione a tutti i livelli a quello della scuola, a quello del sistema bibliotecario, a tutto il sistema degli uffici fino ad arrivare anche, evidentemente, ai soggetti privati.

Per attuare questo processo si utilizzano diverse fonti finanziarie; faremo ricorso a fondi regionali, statali ed europei, del Quadro comunitario di sostegno e quindi del POR Sardegna. Affrontare questo problema implica l'adozione di una metodologia particolare che è quella, evidentemente, del coinvolgimento di un sistema esterno alla Regione, un sistema di imprese esterne singole e associate; imprese che operano sul mercato, un mercato che ha vissuto un momento di espansione e che negli ultimi anni, invece, ha visto ristretti gli ambiti di operatività.

E' un problema affrontando il quale si dispiega la capacità amministrativa della Regione attraverso le norme del diritto privato. E' necessario bandire gare, è necessario dare all'esterno appalti di servizi. E' un sistema che è stato avviato da tempo, con diverse fasi, utilizzando in particolare, ultimamente, risorse finanziarie provenienti dal POR Sardegna. Non siamo all'anno zero, un percorso è iniziato.

In questa legislatura, però, tra i primi atti amministrativi della Giunta regionale vi è una delibera nella quale, per quanto noi abbiamo potuto sapere, innanzitutto si dispone un trasferimento di poteri da un Assessorato alla Presidenza della Regione, e poi con un atto di indirizzo, che non so come qualificare altrimenti in termini tecnici e amministrativi, sostanzialmente si ordina ai responsabili di procedimenti amministrativi di sospenderne alcuni in corso. Di sospendere per la precisione - per quanto è dato sapere - procedimenti di gara in corso.

Noi, come opposizione, abbiamo ritenuto necessario avviare un'immediata iniziativa per portare all'attenzione del Consiglio regionale questa questione che è particolarmente importante sia dal punto di vista sostanziale che procedurale. Abbiamo di conseguenza posto l'accento sul rispetto della legge, sul rispetto degli atti di programmazione: il POR Sardegna, il Complemento di programmazione. Abbiamo posto più sinteticamente, più incisivamente, un grande problema di trasparenza degli atti amministrativi.

Noi non possiamo non rilevare che in questa vicenda si pone il problema della imparzialità della pubblica amministrazione. Si è parlato molto di conflitto di interessi, in questi giorni, e non solo in questi giorni, naturalmente. Io credo che noi abbiamo il dovere di segnalare e di precisare che non è tanto il conflitto tra interessi che può preoccupare, perché all'interno di una comunità interessi economici e interessi sociali si devono confrontare, e danno vita quindi ad un rapporto che non sempre è sereno e può generare anche dei conflitti. E' assolutamente necessario chiarire perciò che, in questo rapporto tra interessi economici, la pubblica amministrazione deve avere una posizione di imparzialità, di terzietà.

Questa posizione di imparzialità e di terzietà noi crediamo che nei primi atti compiuti dalla Giunta, in particolare dal Presidente, non sia stata rispettata, in primo luogo perché formalmente non è ancora stata risolta, nonostante i ripetuti annunci di soluzione del problema, la questione fondamentale della titolarità da parte del Presidente della Regione di un importante gruppo imprenditoriale, di cui è ancora il punto di riferimento. Un gruppo imprenditoriale che è interessato all'esito di gare fatte, di contratti in essere ed è comunque interessato o potenzialmente interessato alle gare da bandire.

E anche se non fosse stato fatto un atto di avocazione di queste competenze al Presidente - cosa che è stata fatta -, e noi sappiamo, come tutti i cittadini sardi, dalle notizie informali che filtrano sulla stampa che questa delibera è stata modificata, probabilmente proprio su questo punto, rimane comunque il problema di sapere quale sia la posizione del Presidente rispetto a questi interessi. Ma non è tutto qui.

La sua azione, relativamente a diversi aspetti del procedimento amministrativo, non è stata imparziale e trasparente , dico questo in base alle notizie che, come consiglieri regionali, abbiamo potuto avere.

Noi sappiamo che esiste una delibera di Giunta approvata il 20 luglio, questo testo noi non lo conosciamo ufficialmente, non ci è stato trasmesso, ci risulta non sia stato trasmesso agli Uffici della Regione, altrimenti non capiremmo perché la trasmissione non sia avvenuta nei confronti del Consiglio regionale. Abbiamo dovuto chiedere alla stampa la cortesia di poter conoscere il testo di questa deliberazione, perché il Presidente ha consegnato il testo di questo atto amministrativo nel corso di una conferenza stampa, durante la quale ha rilasciato dichiarazioni incomprensibili, oscure, allusive, inquietanti, francamente. Un linguaggio direi sconveniente per la carica che ricopre.

In questa delibera, perlomeno nel testo che conosciamo noi, si dà una direttiva agli uffici in merito a procedimenti di gara in corso che, francamente, ci lascia perplessi perché, evidentemente, tende a non rispettare la differenziazione dei ruoli, la distinzione del ruolo politico da quello amministrativo. Anche perché è molto probabile che il Presidente, prima di proporre alla Giunta questa delibera, abbia preso visione di atti preliminari al procedimento di gara. Ci sono stati colloqui con i direttori che emergono da una corrispondenza che - è inutile negarlo - circola; corrispondenza a firma di dirigenti regionali, direttori di servizio che comunicano la sospensione di atti, di momenti fissati per l'apertura di buste, di offerte economiche a seguito di colloqui personali con il Presidente che, evidentemente, ha dato già prima della delibera indicazione di sospendere queste procedure.

Atti, quindi, che non possono non apparire sostanzialmente come una intromissione nella responsabilità di dirigenti della struttura amministrativa che sola ha la responsabilità, non solo amministrativa ma civile, penale, contabile di tutto il procedimento. Dov'è il rispetto per la legge numero 31/98? Dov'è il rispetto del principio, che lentamente sta entrando nel nostro sistema amministrativo, nel nostro sistema politico, di una netta distinzione dei ruoli? La confusione dei ruoli è evidente, io non so se la modifica e l'integrazione, così come annunciate dalla stampa, possano aver risolto questi problemi.

Noi sappiamo, e più volte è stato detto, perché sono segreti che non rimangono mai tali, che il problema è proprio il completamento di queste gare, perché con il completamento di queste gare si conclude anche il procedimento amministrativo, e quindi l'affidamento di un appalto per la realizzazione di servizi, di strutture utili al raggiungimento di quell'obiettivo strategico che è stato ed è l'obiettivo fondamentale anche di questa nostra iniziativa; ma, evidentemente, vi è l'intenzione di modificare le regole del gioco mentre la partita è aperta.

Questo è il problema, questa è la specificità del problema dell'imparzialità amministrativa e se volete anche del conflitto di interessi che oggi è all'attenzione del Consiglio, della Regione e di tutta la Sardegna. Noi chiediamo se l'insieme di questi atti amministrativi, l'insieme di annunci di modifiche che sono stati fatti sia innanzitutto legittimo, prima ancora di chiederci se sia eticamente corretto. Entrambe le cose sono fondamentali; la sfera etica evidentemente attiene alla coscienza personale cui ha fatto riferimento il Presidente quando ha giustificato il suo mancato giuramento davanti al Consiglio regionale. Ma sulla legittimità degli atti, sulla legittimità del procedimento amministrativo, sulla correttezza delle procedure hanno responsabilità gli amministrativi, che solo fino a un certo punto sono tenuti a seguire atti di indirizzo politico, perché l'atto di indirizzo politico non può oltrepassare certi limiti, perché le procedure quando hanno inizio fanno nascere interessi legittimi e oltre l'interesse legittimo nasce anche qualche diritto soggettivo. Un interesse legittimo, un diritto soggettivo, quindi, che va oltre la sfera personale di chi è titolare della funzione di indirizzo politico.

Noi vorremmo, signor Presidente, che lei oggi davanti a quest'Aula risolvesse questo problema innanzitutto; vorremmo capire il suo vero volto, Presidente, il volto di chi ci richiama in quest'Aula suggestionandoci, certamente portandoci anche a condividere immagini come quelle che ha evocato nella sua replica, in chiusura del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche, quando ha detto che occorre interrogarsi sul senso del progetto, prima che sui dettagli.

Su questo ci trova d'accordo, interroghiamoci sul senso, ma il suo volto è quello di chi chiede a quest'Aula di interrogarsi sul senso della politica, sul senso del grande progetto che dobbiamo realizzare in questa legislatura o è il volto di chi entra nei minimi dettagli della realizzazione del progetto? Che discute dove vanno messi tutti gli angoli, tutte le finestre, le porte, che discute il calcolo del cemento armato? È questa la sua funzione, Presidente? Cioè è la funzione di chi, oltre che ritenersi Presidente della Regione, come è, Presidente di tutti i sardi, ed è così, vuole essere anche, forse, un Presidente giudice e gendarme? Un giustiziere?

Ci sono interessi che lei ha dichiarato di voler disturbare, nessuno di noi può negare che la politica, e lo abbiamo detto, ha evidentemente rapporto con tanti interessi economici e questi interessi economici, quest'Aula (noi e lei Presidente), ha molti strumenti per regolarli in maniera pubblica, imparziale, trasparente. Con questi metodi trasparenti, aperti, vanno regolati gli interessi economici, non certo con la volontà, in qualche modo, di intervenire su rapporti tra imprese; rapporti nei quali lei, Presidente, da imprenditore era ben presente e che, evidentemente, non può pensare di poter continuare a regolare utilizzando la carica che oggi ricopre.

È una questione che poniamo nei termini più sereni, più obiettivi possibili, chiedendo a lei di fugare ogni dubbio, chiedendo al Consiglio, senza alcun pregiudizio, di non consentire ipocrisie; ipocrisie sugli interessi economici, ipocrisie sugli interessi politici, ipocrisie sulla commistione tra politica ed interessi economici.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'assessore Dadea per informare l'Aula su alcune decisioni assunte ieri dalla Giunta; Si tratta di una breve comunicazione che potrebbe essere utile ai fini dello svolgimento del dibattito e del confronto in Aula.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signori consiglieri, penso sia un atto doveroso di rispetto, nei confronti del Consiglio, portare a conoscenza dell'Assemblea le determinazioni assunte dalla Giunta nel corso della seduta di ieri. Penso che sia un'informazione utile anche e al proseguo del dibattito consiliare. La delibera adottata ieri dalla Giunta regionale modifica ed integrala delibera del 20 di luglio, quella che ha dato vita in effetti all'accensione di questo dibattito.

Le modifiche e le integrazioni apportate sono scaturite, in misura direi importante e preponderante, anche da quanto emerso dal dibattito sulle dichiarazioni programmatiche.

Un dibattito ampio, articolato, un dibattito che ha messo in evidenza tutta una serie di problematiche e di perplessità legate a quella delibera e che, naturalmente, è importante analizzare a fondo per sgomberare il campo da fraintendimenti ed incomprensioni.

La delibera adottata ieri dalla Giunta individua, innanzitutto, un obiettivo e delinea anche un percorso utile al suo raggiungimento. L'obiettivo è quello di portare ad unità una serie di competenze, in materia di innovazione tecnologica, che oggi sono frammentate tra i diversi Assessorati. Una parte di queste competenze, oggi, sono in capo all'Assessorato degli affari generali, altre sono ripartite tra gli Assessorati della programmazione, degli enti locali, della pubblica istruzione, del lavoro.

Come voi capite questa frammentarietà, questa dispersione di competenze non è utile al raggiungimento dell'obiettivo di dotare la nostra Regione di un sistema di innovazione tecnologica capace di rispondere alle esigenze di una moderna società.

Questo obiettivo, allora, come si può raggiungere? Naturalmente attraverso una norma di legge, e non può che essere così, che possa modificare le norme esistenti e quindi determinare quella necessaria unitarietà di competenze.

Io, molto brevemente, voglio illustrare i contenuti della nuova delibera, che verrà poi portata a conoscenza dell'intero Consiglio.

Innanzitutto, le diverse competenze in materia di innovazione tecnologica per il momento, sino a quando non verrà approvata una norma di modifica, rimangono in capo ai rispettivi Assessorati. Così è per il servizio per il sistema informatico, allocato presso la direzione generale dell'Assessorato degli affari generali; così è anche per le poste di bilancio, che siano in capo all'Assessorato degli affari generali, o ad altri Assessorati, rimangono esattamente com'erano.

E' chiaro che anche in questa fase bisogna assicurare un necessario coordinamento e quindi la delibera stabilisce l'istituzione di un nuovo servizio, presso la direzione generale della Presidenza della Giunta che assicurerà appunto quel coordinamento finché non provvederemo a modificare le competenze. A questo proposito comunico che entro il mese di settembre verrà predisposto, da parte della Giunta regionale, un apposito disegno di legge di riorganizzazione e di disciplina della materia.

Un altro elemento importante è la sospensione fino al 30 settembre dell'attivazione di nuovi bandi di gara attinenti alle procedure di informatizzazione della struttura regionale.

Questi, naturalmente in sintesi, sono gli elementi che caratterizzano la nuova delibera assunta dalla Giunta che, ripeto, modifica ed integra la delibera precedente. Penso che queste informazioni possano essere utili per il proseguo del dibattito, anche perché i diversi Gruppi hanno maggiori elementi su cui fondare le loro posizioni .

PRESIDENTE. Penso in effetti che la comunicazione della Giunta, che naturalmente verrà completata dalla conclusione affidata al Presidente o ad un altro componente della Giunta, sia utile ai fini del dibattito che inizia adesso.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Vorrei chiedere che venga consegnato a tutti i consiglieri il testo della deliberazione prima dell'avvio della discussione.

PRESIDENTE. Io non so se questo sia possibile, se la delibera sia già stata firmata.

LA SPISA (F.I.). Presidente, sto chiedendo la consegna delle due delibere, perché anche la precedente non è stata trasmessa al Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Gli uffici stanno ancora predisponendo la bozza definitiva, quindi penso che nell'arco di pochissimo tempo il testo possa essere a disposizione del Consiglio.

PRESIDENTE. E' aperta la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Mi spiace rintervenire ancora, però insisto sulla necessità di conoscere questo testo per poter iniziare il dibattito con cognizione di causa. Se vi è stata una deliberazione vi è un testo scritto, e basta poco per trasmettere il testo al Consiglio, che credo possa avere la pazienza di aspettare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà. La pregherei, onorevole Cugini, di non aprire un dibattito.

CUGINI (D.S.). Il collega La Spisa ha svolto la sua relazione utilizzando i documenti e le informazioni in suo possesso, poiché la richiesta di discutere questa mozione è stata avanzata la settimana scorsa, mi pare di poter affermare che si era pronti per la discussione con la documentazione disponibile; il dibattito, si assumesse o meno un'altra delibera, noi l'avremmo fatto comunque.

Però, poiché io non voglio intralciare i lavori, vi dico che se si tratta di un'interruzione di tipo tecnico, si può anche essere d'accordo, se invece si tratta del tentativo di sottrarsi alla discussione che è stata introdotta dal consigliere La Spisa io sono totalmente contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, da una irritualità all'altra. All'onorevole Cugini io dico che, dopo le considerazioni dell'assessore Dadea, è indispensabile avere i documenti per proseguire il dibattito. Infatti, nel momento in cui l'assessore Dadea interviene e ci fornisce delle notizie che noi dobbiamo valutare è chiaro che dobbiamo avere la copia delle delibere. Questo mi pare fuor di dubbio. Quindi io chiedo una sospensione dei lavori in attesa che venga fornita dagli uffici copia delle delibere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

SORU (Prog. Sardegna), Presidente della Regione. Signori consiglieri, suggerirei di fare un'interruzione di tre minuti, durante i quali valutiamo se in tempi ragionevoli siamo in grado di darvi la delibera definitiva.

PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 09, viene ripresa alle ore 11 e 57.)

Continuazione della discussione della mozione La Spisa - Diana - Capelli - Ladu - Vargiu - Pili - Oppi - Sanciu - Contu - Licandro - Lombardo - Sanjust - Rassu - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Milia - Cappai - Randazzo - Onida - Murgioni - Artizzu - Cassano - Dedoni - Pisano - Biancareddu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Amadu sui servizi della 'Società dell'informazione'" (1)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. I colleghi consiglieri troveranno sui banchi copia delle due deliberazioni, la numero 3038 del 20 luglio e la 321 del 3 agosto, che stanno alla base della mozione oggi in discussione. Quindi, dato che i colleghi hanno avuto anche il tempo per prenderne visione, e per valutare i contenuti, diamo inizio al dibattito.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ricordo ai colleghi che il tempo previsto per ogni intervento è di dieci minuti, e coloro i quali volessero intervenire debbono iscriversi a parlare durante l'intervento dell'onorevole Capelli.

Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.

CAPELLI (U.D.C). Signor Presidente, ringrazio prima di tutto l'onorevole La Spisa per la presentazione di questa mozione, che mi vede cofirmatario e sottolineo anche l'importanza dell'intervento dell'assessore Dadea a chiarimento degli eventi. Abbiamo avuto modo di leggere l'ultima delle delibere che riguardano l'innovazione tecnologica e sviluppo dell'E-government, sperando sia l'ultima.

La sospensione di questa mattina è comunque servita anche a calcolare meglio il tempo che necessariamente intercorre tra la presentazione di una richiesta e il soddisfacimento della medesima. Però non capisco perché questa delibera, se era già stata adottata ieri, come ha sostenuto l'assessore Dadea, , non sia stata resa immediatamente disponibile; o se sia stato necessario apportare ulteriori modifiche alla delibera discussa nella seduta della Giunta di ieri.

Ma il caso E-government si rifà al già menzionato conflitto di interessi, e trovo nella delibera una tecnica che riconosco; una tecnica della tanto vituperata Democrazia Cristiana, la tecnica del rivedere i passi già compiuti, trovare l'accordo, cosa lecita, cosa opportuna in politica, non vorrei però che questo ci portasse ad una cattiva interpretazione delle metodologie del tempo andato, e cioè che per ogni delibera definitiva sia necessario produrne da due a tre.

E torniamo comunque al conflitto di interessi. Si è già parlato del problema in quest'Aula in fase di replica, e si sono fatti riferimenti chiari, specifici, aggiungo condivisibili. Quando l'Italia, gli italiani hanno votato un Presidente sapevano chi si stava votando, quale era la sua attività, quali erano i suoi interessi, quale era il suo programma. Sicuramente condivido il fatto che non stavano votando come atti prioritari, determinanti per la situazione economica e sociale dell'Italia, i disegni di legge sulle rogatorie internazionali, sul falso in bilancio o sulle successioni. Condivido e condividiamo totalmente il fatto che ci si aspettava altre priorità e quindi, magari, si è ritenuto inopportuno l'esame di quei provvedimenti in quel momento.

Certo il paragone non è delle stesse dimensioni, sono situazioni diverse, dimensioni diverse, è un altro aspetto del conflitto di interessi. A noi interessa, invece, quello che succede nella nostra regione, stabilire fin da oggi quali saranno le regole e i rapporti per il futuro; ed è per questo che nel citare quel conflitto di interessi, o meglio la citazione di quel conflitto di interessi, non giustifica il conflitto di interessi esistente in Sardegna. Due errori non fanno una cosa giusta.

Voglio dire anche questo, che quando si è votato il Presidente del Governo italiano, gli italiani appunto sapevano chi votavano, quando i sardi hanno votato il Presidente della Giunta regionale della Sardegna sapevano chi votavano. Sapevano di votare un imprenditore apparentemente neofita della politica, sapevano che avrebbe messo da parte i propri interessi, ed io a questo credo, profondamente, ne sono pienamente convinto.

Io non credo che il Presidente sia arrivato ad assumere questo ruolo per una difesa di meri interessi personali; però dobbiamo discernere anche il fatto che si può non tener conto dei propri interessi, ma si può anche tener conto del fatto che altri non possano perseguire i propri, e anche questo è un conflitto, di tipo morale. Cosa voglio dire con questo? Purtroppo noi dobbiamo giudicare, interpretare ciò che leggiamo, ciò che viene detto nelle conferenze stampa, e ci ricolleghiamo necessariamente al ruolo che non in politica, ma nel mondo del lavoro e dell'impresa il Presidente della Sardegna riveste in questo momento.

Io non vorrei dilungarmi eccessivamente sul conflitto di interessi, perchè credo che ognuno di noi abbia degli interessi. Ho apprezzato, e credo come me tutta l'Aula, il gesto del mio Capogruppo che ha dichiarato la sua completa estraneità ad interessi, diretti o indiretti, in sanità; e auspico che tutti noi, io per primo, possiamo fare lo stesso tipo di dichiarazione in relazione a questo settore che viene preso come esempio per tutti, forse perché impegna la parte più consistente del bilancio regionale.

Che lo si faccia per il mondo del turismo, che lo si faccia per il mondo del commercio, che lo si faccia per il mondo delle libere professioni, parlo di incarichi e quant'altro, che lo si faccia per tutto ciò che quest'Aula discute. Bene, allora credo che nessuno di noi potrà sottoscrivere quella dichiarazione.

Ognuno di noi, direttamente o indirettamente, ha degli interessi, magari ha degli interessi non diretti ma li hanno i figli; magari anche un lontano parente, tutti noi legittimamente abbiamo degli interessi, dove sta il limite? Noi sediamo in quest'Aula per costruire delle regole che possano servire a tutta la comunità per il legittimo perseguimento dei propri interessi. Noi dobbiamo regolare gli interessi, oppure dobbiamo scegliere un Consiglio regionale composto, non me ne vogliano, di disoccupati, ma anche loro potrebbero avere degli interessi, legati alla ricerca di un'occupazione.

Allora dov'è il limite? Il limite sta in noi, sta nell'esserci presentati tutti ai cittadini sardi per costruire delle regole che tutelino e consentano, con giustizia ed equità, che ogni individuo possa perseguire il proprio legittimo interesse. E per costruire queste regole ognuno di noi deve mettere a disposizione degli altri e della Sardegna la propria esperienza. Perciò è giusto che anche il Presidente, porti un valore in più, porti al servizio del Consiglio la propria esperienza in un settore nel quale ha dimostrato sul campo di essere tra i primi in Europa e nel mondo.

Ma anche il primo o l'ultimo dei consiglieri regionali, per perseguire questo fine, questo obiettivo, non avrebbe commesso errori di tale portata. Si è fatto riferimento alla collegialità. Dov'è la collegialità nell'aver perseguito e portato avanti questi atti? Io credo che anche i colleghi della maggioranza abbiano preso atto, e conoscenza, delle idee, delle proposte del Presidente leggendole dalla stampa, non mi risulta ci sia stato un incontro di maggioranza per una partita così importante. Non mi risulta che sia stata perseguita la collegialità che è stata decantata in quest'Aula.

Ecco perché vorrei parlare di opportunità; il Presidente o chi per lui poteva comunque dare il suo supporto, poteva comunque coordinare, poteva mettere a disposizione della Giunta e di questo intero Consiglio la sua professionalità, la sua conoscenza e la sua capacità senza comunque avocare a sé il pieno controllo della spesa e dell'informatizzazione dell'E-government. Coordinare la Giunta vuol dire anche questo, cercare di lasciare la libertà e l'autonomia ad ogni singolo Assessore, nel quale si deve riporre la fiducia, al quale si va in supporto su scelte che sono sicuramente collegiali.

Manca il tempo per soffermarmi su altre questioni che avrei voluto sottolineare, ma credo che far risaltare l'opportunità di alcune azioni, e la coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, possa portare ad una corretta gestione del denaro pubblico, e delle leggi che noi dovremo esitare in quest'Aula, pur non entrando direttamente nel controllo della spesa di alcuni settori.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola per il successivo intervento richiamo i colleghi al rispetto dei tempi. E' iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, una parte del Consiglio con questa mozione ha inteso sollevare un problema che attiene allo sviluppo della nostra società. Un aspetto importante di per se stesso se non si scivolasse, però, nel malcelato tentativo di riproporre in questa Assemblea una discussione che riguarda i poteri e i conflitti di interesse. Crediamo sia doveroso al riguardo portare alcune riflessioni.

Il 13 luglio la Camera ha approvato il testo della legge che regola il conflitto di interessi nel quale si prevede che per i Presidenti di Regione dispongono gli statuti regionali, e che non è incompatibile con incarichi pubblici la semplice proprietà di imprese o di patrimoni finanziari e azionari. Dunque il premier potrà continuare tranquillamente ad essere il proprietario delle sue aziende.

Numerose sono le leggi, emanate di recente, in cui potrebbe ravvisarsi l'ipotesi di un reale conflitto tra gli interessi generali e gli interessi privati del Presidente del Consiglio o delle aziende che fanno a lui capo, o anche di altri ministri o esponenti della maggioranza. Non è ora il caso di elencarle, anche perché ben conosciute ai più.

Colleghi, va premesso che il concetto di conflitto di interessi che avrebbe dovuto interessare il Parlamento sarebbe dovuto essere quello del conflitto di interessi oggettivo, cioè quello che presuppone un potere già esistente piuttosto che l'effettivo esercizio del potere da parte di chi controlla sia la stragrande maggioranza delle televisioni private che la televisione di Stato. Trovarsi in questa situazione significa trovarsi oggettivamente in conflitto d'interesse, anche in assenza di azione di governo. Non dovrebbe avere in altri termini alcuna rilevanza che si compia un atto o meno.

La legge appena licenziata dalla Camera ignora del tutto il concetto di conflitto di interessi oggettivo, essa si occupa del solo conflitto di interessi soggettivo. Il premier, cioè, per infrangere la legge, deve compiere qualche atto e in particolare far approvare leggi che proteggano se stesso o le sue aziende a discapito dell'interesso generale. L'organo deputato al controllo deve in sostanza individuare non solo che la legge favorisca gli interessi delle cariche dello Stato, ma deve anche verificare un concreto danno all'interesse generale.

Organi preposti a vigilare sul rispetto della legge - parrebbe uno scherzo, ma è proprio così - saranno alla loro scadenza di fatto nominati dallo stesso Presidente del Consiglio e per di più potranno solamente comminare una semplice sanzione pecuniaria. Questi organismi di garanzia potrebbero in sostanza soltanto segnalare al Parlamento che c'è un conflitto di interesse; la legge dunque consente al Presidente del Consiglio di continuare a guidare il Governo del Paese ed essere al tempo stesso il proprietario delle sue aziende. Che egli gestisca le sue aziende in prima persona o meno è ovviamente assolutamente indifferente, giacché mogli, figli, fratelli, nipoti, amici d'infanzia o persone di sua fiducia potranno farlo tranquillamente quali prestanome. La legge in definitiva stabilisce l'inesistenza di un qualsiasi conflitto di interessi.

Tutto ciò purtroppo - e dobbiamo ricordarlo - è anche dovuto all'immobilismo mostrato dall'allora maggioranza dell'Ulivo, attuale opposizione, che nulla ha fatto o prodotto per risolvere un problema che si era già visibilmente manifestato. Di fatto però queste ammissioni di colpa non risolvono il problema. Cari colleghi, oggi sbaglia chi ritiene di porre sullo stesso piano l'evidente ed irrisolvibile conflitto di interessi dell'attuale Capo del Governo con eventuali potenziali conflitti di interesse del presidente Soru.

In questo caso il potenziale, presunto, conflitto di interessi del presidente Soru, in quanto titolare di una grande azienda, è argomento del tutto diverso da quello che ha alimentato il dibattito politico che vede coinvolto l'attuale Presidente del Consiglio. Tutto ciò, a nostro avviso, per diversi ordini di motivi, uno su tutti: le competenze legislative della Regione autonoma della Sardegna sono del tutto differenti da quelle del Parlamento, sul quale l'attuale Presidente del Consiglio esercita il controllo. Semplificando: mancano del tutto nei Consigli regionali competenze legiferanti in materia penale, di istituzione e abolizione dei tributi, di gestione delle frequenze radiotelevisive e/o telecomunicazioni.

In sostanza il potenziale conflitto di interessi del presidente Soru altro non sarebbe che il potenziale conflitto di interessi del pubblico ufficiale in generale, del giudice, dell'amministratore di enti. La legge da sempre disciplina fattispecie socialmente rilevanti e indica di volta in volta i vari rimedi, quali l'obbligo dell'astensione, la ricusazione, la revoca del provvedimento adottato, arrivando a sanzionare comportamenti in evidente contrasto con la legge.

Lo Statuto della Regione autonoma della Sardegna potrebbe ben disciplinare la materia mutuando dai vari istituti esistenti, nazionali ed esteri, le norme che in altri contesti le regolano, introducendo eventualmente anche organi di controllo. Questa materia, cari colleghi, come sappiamo, è disciplinata in numerosi paesi europei ed extraeuropei, gli Stati Uniti sono tra questi il paese nel quale, essendo particolarmente forte la sensibilità sulla questione morale, la materia è più estesamente regolata.

Il paese considerato liberale per eccellenza ha scelto infatti di dotarsi di regole chiare e condivise; chi vuole assumere ed accedere alle cariche parlamentari e di governo deve sottostare a regole volte a rimuovere anche solo l'idea che si possa trarre qualsivoglia vantaggio personale. La questione morale acquista ancor più rilevanza se si pensa che in questo paese idealmente tutti possono diventare Presidenti degli Stati Uniti.

A nostro avviso questo problema va individuato e risolto sulla base delle altrui esperienze e dei principi ispiratori, evitando l'impossibile riferimento al ben diverso e più complesso caso dell'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, rimovibile legittimamente oramai solo attraverso il risultato elettorale. Il conflitto di interessi del premier è di così enormi dimensioni da non poter essere risolto in alcun modo senza scivolare nella incostituzionalità dell'esproprio forzoso. Del resto per quanto riguarda l'incompatibilità non si possono cambiare le regole nel corso della partita.

La Margherita, a differenza di altri, ha posto con determinazione il problema già prima dell'accettazione della candidatura del dottor Soru alla Presidenza della Regione, ricevendo dallo stesso ampie assicurazioni che la questione sarebbe stata immediatamente affrontata e risolta. La nostra sollecitazione già da allora non riguardava il convincimento di un esistente conflitto, ma evidenziava la preoccupazione, oggi emersa, di un uso strumentale ed artificioso dell'argomento.

La rilevanza dimensionale dell'azienda controllata dal presidente Soru non deve trarre in inganno; come lo stesso ha più volte chiarito il fatturato di Tiscali in Sardegna incide solamente per l'1 per cento del volume d'affari complessivo, senza trascurare che il settore economico assai circoscritto in cui essa opera consentirebbe l'immediata individuazione di ogni potenziale conflitto di interesse. Tra l'altro non apparirebbero giustificate, in questo contesto, eventuali richieste di applicazione al caso del presidente Soru di istituti penalizzanti quali lo statunitense blind trust, in primo luogo perché questo istituto viene applicato ai soli casi di patrimoni immobiliari che, come è noto, per la loro stessa natura risultano di facile alienazione.

Secondariamente perché la perdita della sola azienda sarda di rilevanza internazionale costituirebbe un danno grave e inutile per l'intera regione. In ultimo perché lo stesso Presidente ha già dichiarato di rinunciare, come di fatto è già avvenuto, a qualsiasi ruolo operativo che d'altro canto sarebbe del tutto incompatibile, per evidenti ragioni di tempo, con gli impegni di natura istituzionale.

Senza voler assumere, non richieste, difese d'ufficio, sul caso dell'E-government è appena il caso di dire che al Presidente deve essere concesso il beneficio della buona fede, non essendo pensabile che la decisione di occuparsi di tale competenza non sia dovuta ad altro che alla consapevolezza di poter dare il proprio contributo in virtù dell'esperienza maturata nel settore. Il perseguimento di finalità differenti dall'interesse generale verrebbe individuato immediatamente.

Non si dimentichi poi in generale che il problema del potenziale conflitto di interessi non può riguardare la sola persona del Presidente, ma altresì deve riguardare chiunque assuma responsabilità decisionali, quindi assessori, consiglieri, dirigenti e funzionari regionali. In tale contesto devono essere i partiti, i movimenti, le associazioni, e tutti coloro che in qualche modo esprimono la classe dirigente, i primi ad assumere il ruolo di sentinella posta a vigilare sulla presenza di incompatibilità o di potenziali conflitti di interessi già al momento dell'indicazione dei nominativi delle persone che saranno chiamate a svolgere incarichi in sede politica, amministrativa, dirigenziale nonché di chiunque altro possa adottare atti o provvedimenti afferenti la cosa pubblica.

Riconosciamolo, oggi la politica sotto questo aspetto è deficitaria; è pertanto necessario dotarsi di una sorta di codice etico-comportamentale che di fatto consenta di evitare di cadere in situazioni criticabili o di scarsa trasparenza.

Riflettiamoci, sappiamo bene che nessuna regola o norma di legge proteggerà mai dal rischio di tale eventualità, ogni regola è di per sé aggirabile, mentre non è aggirabile il rapporto con la propria coscienza. In altri termini, quello che vogliamo portare all'attenzione di questa Assemblea altro non è che l'esigenza - più volte richiamata in astratto, ma raramente messa in pratica - di un nuovo corso che dia davvero impulso ai principi dell'etica e della morale che hanno ispirato in passato i padri dell'autonomia.

È auspicabile, per tutto ciò, in primo luogo che l'Esecutivo ricerchi al proprio interno il massimo della collegialità e che contestualmente costruisca un rapporto, a nostro avviso imprescindibile, fiduciario e stretto con l'Assemblea sulla base di una solida considerazione e fiducia reciproca.

Colleghi, oggi non possiamo che plaudire alle iniziative poste in essere dalla Giunta nella sua collegialità, in particolare quella volta ad incaricare degli esperti per la proposizione di un disegno di legge volto a tutelare l'etica pubblica e a prevenire conflitti di interesse. Non di meno il chiarimento introdotto nella delibera contestata dalla mozione odierna rileva che l'intendimento originario e reale del Presidente era, come dovuto a chi si interessa non solo al governo pubblico, ma anche alla giusta leggibilità esterna degli atti di governo, quello di poter coordinare una politica di innovazione tecnologica della Regione, in maniera unitaria e coerente, lasciando a chi di competenza le funzioni di aggiudicazione e di gestione degli appalti.

Forse, e ce lo auguriamo, la mozione di oggi rappresenterà un fatto utile e necessario se servirà a chiarire ed eliminare ogni ombra che possa ostacolare il dialogo e la collaborazione concreta dell'intero Consiglio sui veri problemi della nostra terra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I). Signor Presidente, colleghi, raccontano che qualche giorno fa il presidente Soru in viale Trento si sia irritato con il personale per il cattivo funzionamento del sistema informatico. Vero o falso che sia questo episodio, da solo certamente non basta a sollevare una questione e un dibattito sul conflitto di interessi. Non ci vuole certo molta immaginazione per capire che cosa sarebbe successo se il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avesse avocato a sé, quale Presidente del Consiglio appunto, ogni competenza nel settore radiotelevisivo pubblico sottraendola alla Commissione di vigilanza. Il centrosinistra, tutta l'opposizione in Parlamento, avrebbe gridato allo scandalo e sarebbero fioccate le accuse, accuse pesanti. Per meno, per molto meno, c'è chi parla di colpo di Stato ogni qualvolta questo nostro Governo di centrodestra tocca con una riforma un settore della vita pubblica. In piccole dosi in Sardegna nei giorni scorsi è accaduto proprio questo.

Oggi veniamo a sapere che una nuova delibera ha corretto parzialmente la prima, e l'assessore Dadea ha tenuto a precisare che l'obiettivo è quello di eliminare una dispersione di competenze. Intanto però resta la mossa improvvida, e poco tempestiva, con la quale il Presidente della Regione aveva deciso di portare nell'ambito delle sua diretta competenza la materia del governo elettronico, o E-government se preferite, della Regione, mettendo mano ad una gara pubblica che è giunta ad uno stadio ormai piuttosto avanzato.

Facciamo una premessa, per capirci meglio; il governo elettronico è certamente una necessità in una regione per certi versi arretrata come la nostra, in una regione così vasta geograficamente come la Sardegna. Quindi è assolutamente necessario, anche questo nell'ottica di un federalismo da compiere, che tutti i comuni siano messi in condizione di dialogare con la Regione, con tutte le sue articolazioni. Ed è ancora più necessario che questo sistema sia intelligibile e possa a sua volta dialogare con i cittadini sardi.

Il governo elettronico è destinato a dare certezze e ad assicurare trasparenza, ma certezza e trasparenza del diritto - se sono ancora questi i principi della democrazia e se questo Parlamento soprattutto li vuole ancora sposare - impongono anche che una gara già avviata non possa essere interrotta, che non si cambino cioè, come a volte succede, le regole del gioco dopo che i giocatori hanno già giocato e vinto.

Non è gradita al presidente Soru o al suo governo la cordata di imprese che si è aggiudicata la gara pubblica? Soru o qualcuno per lui lo dicano apertamente, lo dicano qui, adesso, che vengano fatti nomi, cognomi, indirizzi degli avversari. Sono invece altri i sospetti (di parte, sia ben chiaro) che gravano come una cappa plumbea su questa piccola vicenda amministrativa? Bene, sappiamo che esistono altre sedi, sedi giudiziarie, che il sistema democratico da Montesquieu in poi ha deputato a svolgere azioni e funzioni di accertamento e repressione. A quelli si rivolga sempre con nome e cognome e indirizzo chi ha da dire.

Ma, presidente Soru, lei che di gare e di bandi se ne intende, avendo dalla sua certamente una notevole esperienza di impresa e di pubbliche amministrazioni, adotti un metodo chiaro ed univoco, dosando adeguatamente quelle certezze e, io insisto nel dire, quelle trasparenze con le quali lei ha costruito la sua fortuna elettorale e la sfortuna, per me, dei partiti di centrosinistra che hanno vissuto la sua candidatura come un fatto ineluttabile. Questo in cambio di quella redenzione che soltanto il potere e il governo danno. Con la trasparenza e la certezza, in nome delle quali lei dice di agire, ci dica allora presidente Soru quando cesserà ogni funzione dentro la sua Tiscali.

Onorevoli colleghi, io prendo atto dal calendario, e con una certa dose di soddisfazione, che la campagna elettorale è finita e con essa è finito il tempo delle promesse e delle iperboli; su questa battaglia, su questo dibattito, non si gioca soltanto il destino di una gara, aggiudicata ad imprenditori che legittimamente aspirano a realizzare quel che si sono impegnati a fare. Su questa e su altre gare si gioca invece la partita dell'informazione e del controllo delle imprese editoriali che operano in Sardegna.

Io mi ricordo che già in avvio della scorsa legislatura i rapporti fra politica e informazione erano stati oggetto di una violentissima polemica nei confronti di un gruppo editoriale nemico giurato, in quel momento, di alcuni esponenti del centrosinistra e non certamente amico del centrodestra.

Oggi noi, a carte rovesciate, ci troviamo di fronte ad una situazione molto simile; che cosa intendono fare questo Presidente della Regione e questa maggioranza per costruire dei rapporti sereni e rispettosi con tutto il sistema dell'informazione sardo? A questa domanda potremmo anche rispondere con un'altra domanda: questo è un consiglio di amministrazione o è un Parlamento? Perché se è un Parlamento devono essere rappresentati gli interessi di tutti e non si devono, non si possono compiere atti di rappresaglia verso interessi particolari.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, la mozione presentata dall'opposizione si concludeva con la richiesta di revoca, cautelativa e con effetto immediato, della delibera approvata dalla Giunta regionale, che è stata consegnata poc'anzi in Aula, ma il cui contenuto era noto sia ai colleghi dell'opposizione che a quelli della maggioranza.

La prima delibera adottata e anche la successiva di utile, a mio avviso non necessaria, precisazione, trattano un argomento delicato, io credo, e come me Rifondazione Comunista, non per gli aspetti relativi agli interessi delle società che erogano servizi di natura informatica e telematica, ma per gli aspetti relativi alla dimensione non finanziaria di questi ultimi tempi, ma finanziaria e di sforzi compiuti in questi ultimi decenni, per trasformare una Regione che, da questo punto di vista, è nelle sue diverse articolazioni tra le più arretrate d'Italia. A questo stato di cose hanno contribuito anche la ripartizione delle competenze, l'utilizzo dei fondi POR, i contenuti del complemento di programmazione, nonché l'interesse dei burocrati a preservare un insieme di strutture alle quali sono preposti appunto i funzionari che svolgono attività dirigenti. E ognuno di questi funzionari è geloso delle proprie competenze, delle proprie attribuzioni. Noi, all'interno della amministrazione regionale, abbiamo avuto purtroppo, e questo è uno dei danni arrecati dalla legge numero 31 del 1998 e dalla gestione della stessa voluta dal centrodestra nella scorsa legislatura, una proliferazione di dirigenti.

Non se ne parla mai, però la selezione dei dirigenti è avvenuta sulla base di quiz. Abbiamo fatto fare i quiz all'insieme dei funzionari inquadrati nella carriera direttiva, per capire se erano in grado di governare strutture. Nella scorsa legislatura, non abbiamo assunto un dirigente dall'esterno, non abbiamo bandito un concorso, abbiamo promosso tutti i funzionari direttivi che potevamo promuovere. Anche la Corte costituzionale ha bacchettato questo Consiglio regionale su quell'aspetto specifico nella scorsa legislatura, perché si era arrivati a chiedere che il cento per cento dei posti previsti nella qualifica dirigenziale venisse coperto da funzionari direttivi interni all'amministrazione regionale.

La Corte costituzionale ci ha posto il problema di trovargli qualcosa da fare, di dargli strutture da dirigere. Ci siamo inventati allora gli staff, abbiamo aumentato il numero dei componenti gli uffici di gabinetto, abbiamo in definitiva creato un'articolazione confusa, improduttiva ai fini del conseguimento degli obiettivi di tutti i governi, di qualunque segno, del vostro e del nostro!

E quando si pone mano ad una vicenda importante come questa, l'unica cosa che sappiamo e continuiamo a saper fare, tutti, è occuparci dei conflitti di interesse. I conflitti di interesse certo che ci sono, questa è una sede nella quale democraticamente si confrontano interessi diversi, contrapposti, dove ci sono anche i rappresentanti di gruppi economici, di capitalismi e di idee di capitalismo diverso. Io non condivido neanche una idea di capitalismo, ma in quest'Aula c'è anche il titolo per sostenere gli interessi, i bisogni e le aspirazioni del popolo, di quello che non ha capitale, il cui capitale è solo la propria persona e che ha diritto ad avere un sistema informatico, di collegamento, di comunicazione efficiente, che funzioni, finalmente.

La prima delibera in materia fu adottata nel 1979 su proposta dell'allora Assessore degli affari generali Armando Corona; e in questi ultimi venticinque anni i passi fatti in avanti equivalgono a zero, ma i soldi sono stati spesi! Io chiedo se non sia il caso non di fare inchieste, o indagini di vasta portata, ma almeno, e mi pare che questa idea fosse contenuta in qualche misura anche nella prima delibera adottata dalla Giunta Soru, una ricognizione seria della quantità e della qualità degli strumenti informatici e telematici in possesso dell'amministrazione e del sistema più ampio delle autonomie locali, che debbono essere collegati al sistema informativo regionale, e quale sia lo stato di produttività degli interventi già appaltati.

Il sistema informativo del lavoro: cosa ha raccolto, quali dati, che cosa ha promosso, quante base dati sono disponibili? Chiedo quindi che ci sia una ricognizione attenta di questi contenuti e chiedo anche che questa ricognizione attenta venga portata a conoscenza, qualora non ne veda anche la diretta partecipazione tramite le commissioni di merito, di questo Consiglio regionale per capire come si è speso fino ad oggi. Perché non è illegittimo intervenire su appalti e su capitolati che sono stati già approvati, non bisogna stare in una condizione di difesa e dire che si stanno portando via le risorse, no! Bisogna capire se quelle risorse sono state orientate bene, a prescindere dai soggetti che le devono gestire; chi vince gli appalti ha titolo ad eseguirli, ma bisogna capire anche come vengono eseguiti.

Infatti se le informazioni, signor Presidente, su come agire gliele dà qualcuno che non capisce niente (così dico perché così penso), qualche nostro dirigente, qualche pezzo di apparato che non ha esperienza in quelle materie che sono oggetto dell'intervento, il risultato sarà pessimo, perché non può guidare la macchina chi non ha patente e non ha mai toccato un volante.

E questo è il vero problema di tutte queste iniziative, di quelle in materia informatica e telematica e di quant'altro si è appaltato. Per cui, come è giusto che sia, le imprese facciano il loro dovere: partecipino, vincano le gare, eroghino i servizi che gli vengono appaltati, e, da questo punto di vista, massima trasparenza, perché è giusto che sia così, ma non c'è in questo conflitto di interessi. In materia di conflitti di interessi, relativamente al sistema dell'informazione, in Italia, chi più di voi, che oggi siete oppositori, sa? Ed è giusto, onorevole Capelli, che un errore grave a livello nazionale non si ripeta a livello locale, però senza ipocrisie, perché le ipocrisie creano confusione.

Chi vince gli appalti è qualcuno che gareggia, chi esamina le proposte è qualcuno che fa l'interesse della stazione appaltante. Nessun Presidente né di allora né di oggi esamina proposte, lo fanno commissioni nominate, sono commissioni che devono essere attrezzate sul piano professionale e che devono essere, sul piano dei comportamenti, assolutamente integre; e vi sono anche sistemi di controllo. Quindi nessun Presidente partecipa alle procedure di appalto e nessun Presidente e nessun Assessore, può dare indicazioni di questo tipo a chi vi partecipa.

Io ho lavorato, in qualità di funzionario, presso questa pubblica amministrazione, sono stato in molte commissioni, non ho mai subito pressioni, né da destra né da sinistra, perché non ne subivo!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO (U.D.C.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Presidenti, colleghe e colleghi, intervengo nella discussione di questa mozione perché c'è molta confusione, e credo che gli elementi che porterò nel mio intervento in quest'Aula siano molto importanti per fare chiarezza su questo argomento che in questi giorni ha riempito pagine di giornali, e non solo di giornali.

Inizio intanto sottolineando lo scampato pericolo per l'assessore Dadea, momentaneamente, e continuo leggendo dal bilancio della Regione Sardegna lo stato di previsione per l'Assessorato degli affari generali che, tolta la Direzione seconda, riguardante gli stipendi e le paghe del personale, si compone sostanzialmente di tre aree di intervento per una dotazione finanziaria di 47.613.000 euro.

Questa cifra comprende le competenze 2004 più i residui degli anni precedenti, così suddivisi. Al Servizio secondo, che riguarda attività di supporto alla riforma della Regione, vengono assegnati 273.000 euro; al Servizio terzo, che riguarda il sistema informativo dell'amministrazione regionale, vengono assegnati 46.000.000 euro; al Servizio quarto, che riguarda invece la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, vanno 1.368.000 euro.

La capacità di manovra o di azione o di intervento, chiamiamola pure così, dell'Assessorato degli affari generali si sostanzia, quindi, nel supporto alla riforma della Regione per una cifra ridicola di 273.000 euro, nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, per 1.300.000 euro, unica attività, quindi, di impatto, di peso rilevante, è il sistema informativo dell'amministrazione regionale per circa 46.000.000 di euro.

Quando la Presidenza ha deciso di avocare tutto a sé si è pensato, oltre che alle sorti del sistema informatico locale, anche alle sorti dell'Assessorato degli affari generali? Avete pensato a un nuovo ruolo per l'Assessorato degli affari generali o avevate deciso di lasciarlo come un ramo secco? E leei, Assessore, cosa pensava di fare la mattina arrivando nel suo ufficio? Pensava di passare il tempo a intervenire sulla tutela della salute e della sicurezza degli impiegati regionali, cosa nobilissima e importantissima? Praticamente stava abdicando all'unica attività per cui ha senso che questo Assessorato esista.

Quindi quali sono le ragioni di questa tentata invasione di campo? Qual è il senso, riprendendo le parole dell'onorevole presidente Soru, di questa tentata invasione, tentato scippo che ancora rimane, perché qui leggo, al punto primo dell'ultima versione della delibera, che resta ferma l'istituzione di un nuovo servizio, presso la Direzione generale della Presidenza della Regione, per lo svolgimento di funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento della materia. Quindi che cosa intendete per impulso, per coordinamento e per indirizzo della materia?

Qual è la ragione e il senso di questa anticipazione della riforma della competenza informatica? Perché un frettoloso atto di indirizzo di Giunta, per una riforma che soltanto il Consiglio sovrano potrà determinare se e quando lo vorrà? E quando è scoppiato tutto questo? Non appena si è saputo il risultato della gara. Ho qui una nota, una lettera meglio, con cui la Regione comunica che la commissione giudicatrice ha formato la graduatoria di merito dei progetti presentati. Ho anche un'altra lettera, datata 5 luglio 2004, a firma del dirigente del servizio, che informa l'Assessore in carica, l'allora assessore Pietrino Fois, di aver ricevuto giusto dieci ore prima dell'assegnazione dell'appalto, quando ormai era convocata la seduta pubblica di lettura dei risultati una telefonata direttamente dalla Presidenza della Giunta, nel corso della quale gli era stato intimato di sospendere tutto,.

Quindi, che cosa è successo? Noi lo vogliamo sapere. Perché questa indebita ingerenza della Presidenza nelle attività amministrative ordinarie? Compito che, come ben sappiamo e come ben sapete, la legge assegna esclusivamente ai dirigenti e certamente non consente a nessun politico di fare telefonate di ingerenza negli atti di gestione ordinaria, impedendo, senza una motivazione apparente, a un funzionario o a un dirigente di compiere atti che sotto il profilo giuridico-amministrativo sono dovuti, come l'atto ultimativo appunto di chiusura di un procedimento così importante.

Che cosa è successo quindi? Perché questa fretta? Ci sono anomalie nella gara che noi non conosciamo? In questo caso però le vogliamo conoscere. Non ci piace o non piace il risultato della gara? Vogliamo sapere anche questo.

Pertanto comunico che il Gruppo di Alleanza Nazionale depositerà una richiesta formale di accesso agli atti di gara per fare veramente chiarezza su questa vicenda, una vicenda che soprattutto merita di essere discussa in quest'Aula, così come oggi noi stiamo facendo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signori Presidenti, componenti della Giunta, colleghi e colleghe, la presentazione della mozione che oggi siamo chiamati a discutere è stata motivata dalla necessità di fugare ogni dubbio e perplessità sorti all'indomani della seduta della Giunta regionale del 20 luglio scorso nella quale si è adottata la delibera sull'informatica. Ma oltre questo, credo che il discorso si stia facendo molto più ampio e che oggi, chi di competenza sarà chiamato a dare giuste informazioni in merito.

Vorrei però subito sgombrare il campo dal fatto che si possa pensare che dietro questa iniziativa si celi una mera strumentalizzazione di natura politica da parte dei consiglieri che hanno sottoscritto la mozione. Si è infatti ravvisata l'urgenza di fare chiarezza su una questione così delicata e complessa, qual è il conflitto di interessi che si riferisce direttamente alla figura del Presidente della Giunta, che è il massimo garante della istituzione che rappresenta. In questo modo si vuole impedire che nel prosieguo della legislatura la mancanza di un chiarimento di fondo sul problema del conflitto di interessi possa compromettere un sereno e fattivo confronto tra istituzione consiliare ed Esecutivo.

Ed è proprio con questo spirito, signor Presidente, che le chiediamo di dare in questa sede il massimo contributo di chiarezza al fine di sgombrare il campo dai tanti punti oscuri che riguardano un importante settore della vita pubblica. Noi quindi non poniamo la questione perché spinti da una insana curiosità di conoscere i retroscena privati che riguardano la sua attività imprenditoriale, ma per svolgere il compito di controllo e sindacato sulla sua Giunta che è proprio del nostro ruolo istituzionale.

Due, anzi tre sono i fatti, a mio avviso, che hanno suscitato le polemiche di questi giorni. Il primo riguarda la delibera adottata nella prima seduta ufficiale della sua Giunta, attraverso la quale ha avocato alla Presidenza della Giunta la competenza in materia di informatica; il secondo è la delibera adottata dall'Assessorato del lavoro per estendere detta delibera, con ulteriore impegno di spesa, ad un'associazione d'imprese già destinataria del mandato; e infine il terzo punto, ancora non chiarito, riguarda la sospensione della gara già avviata e quasi conclusa poiché praticamente mancava e manca solo l'apertura delle buste.

La partita è quindi già iniziata e, praticamente, si tratta di vedere come andrà a finire questa vicenda; ma, se ci sono dei problemi, credo che sia un diritto di questo Consiglio conoscerli

Per quanto riguarda il primo punto i dubbi riguardano il fatto che la delibera, poi modificata sulla base di diverse dichiarazioni, anche a seguito di una conferenza stampa convocata dal Presidente, smentisce clamorosamente il dettato della legge numero 1 del 1977 sulla organizzazione amministrativa della Regione sarda. Infatti tale legge, nella fattispecie all'articolo 5, richiama il principio della collegialità, all'articolo 9 sancisce il principio delle competenze in materia e infine, all'articolo 11, stabilisce le competenze specifiche dell'Assessorato degli affari generali.

Oggi noi abbiamo sentito dalla voce dell'Assessore competente, Dadea, che c'è stata una ulteriore modifica e che praticamente si è istituito un nuovo servizio per il coordinamento di tutti questi Assessorati che oggi trattano questa materia. Per dire la verità, da parte nostra siamo parzialmente soddisfatti perché noi, signor Presidente, volevamo che lei facesse un passo indietro. In questo modo lei ha fatto mezzo passo indietro perché, certamente, non ha sottratto la competenza agli Assessorati interessati, però si è inserita anche la Presidenza e non si capisce fino a che punto ci può essere l'interferenza della Presidenza della Giunta regionale su questa materia che, comunque, fin quando non ci sarà una modifica della legge rimane in capo agli Assessorati competenti.

Questo aspetto non è ancora assolutamente chiaro, e vorremmo sapere anche se le buste verranno aperte, dato che mancava solo questo atto per stilare la graduatoria definitiva. Bene, non sappiamo se le buste verranno o non verranno aperte, ce lo diranno, così come non sappiamo se verranno aperte nella sede dell'Assessorato degli affari generali, che attualmente è competente in materia, se verranno aperte alla presenza soltanto dei funzionari dell'Assessorato degli affari generali o se ci saranno altre presenze.

Questi sono aspetti che in questo dibattito credo debbano essere completamente chiariti, non per la morbosa curiosità di conoscere le cose da parte di questo Consiglio regionale, ma solo per un fatto di trasparenza, di chiarezza che credo debba caratterizzare i lavori della Giunta e soprattutto di questo Consiglio regionale.

Quindi noi diciamo che le competenze vanno stravolte quando c'è un atto legislativo che permetta di farlo, altrimenti bisogna aspettare il tempo in cui questo potrà essere possibile; e comunque in tutti noi vi è il legittimo sospetto che la fretta che ha messo nel suo agire possa essere in qualche modo legata alla sua doppia qualità di Presidente della Giunta regionale e di imprenditore, e quindi alla sua qualità di presidente e azionista di maggioranza della società Tiscali.

La campagna elettorale, signor Presidente, è finita ed è giunto il momento di tradurre le promesse, come quella di eliminare qualsiasi possibile conflittualità che possa intralciare il normale esercizio del suo mandato, in fatti. Io ho sentito anche in alcuni interventi della maggioranza sottolineare l'importanza dell'eliminazione del conflitto di interessi, una condizione posta anche all'inizio della legislatura,. Mi pare che questo non sia stato ancora fatto e noi vorremmo sapere quando verrà fatto.

E non basta, signor Presidente, affermare che la società della quale ella è Presidente ha prodotto in Sardegna solo l'1 per cento del suo fatturato. Si tratta di una questione morale di fondo e di un principio che va salvaguardato. In questo senso l'1 per cento vale quanto il 50 o il 100 per cento del fatturato, perché non è il problema che sia poco o molto, il problema è che c'è. Noi vorremmo chiarire soprattutto questo aspetto.

Quindi sulla mancanza di collegialità sospendo il giudizio anche perché saranno gli atti successivi in materia che ci diranno qualcosa in più, però non posso non sottolineare il fatto che il vanto della nostra specialità si fonda sull'autonomia di cui godono i nostri Assessorati e sulla concertazione e sul confronto democratico che contraddistingue i rapporti tra il Presidente che coordina e i suoi Assessori.

Ho molto apprezzato i suoi riferimenti alla necessità di tutelare la salvaguardia dell'ambiente, ma il riferimento, ad esempio, agli impianti eolici mi trova alquanto perplesso per tutta una serie di motivazioni di ordine generale che riguardano il problema energetico, ma anche perché, voglio dire, questa preoccupazione mi pare che abbia due pesi e due misure. E le segnalo il caso su cui lei, forse, ha qualcosa da dirci in quest'Aula; mi riferisco alle antenne H3G per la telefonia mobile che tanto malessere e preoccupazione stanno sollevando tra le popolazioni interessate per i possibili danni causati sia alla salute delle persone, legati al proliferare dei tralicci, sia alle bellezze naturali.

Ebbene, per quanto si può leggere sul sito Internet, il nucleo originario H3G nasce da Andala UMTS S.p.A., inizialmente partecipata al 90 per cento da Tiscali e al 10 per cento da Franco Bernabè, rispettivamente amministratore delegato e Presidente della società. Se ciò corrisponde al vero, non si tratta di un altro possibile caso di conflitto? Chiaramente io non conosco quale sia l'evoluzione ultima di questa società, però la situazione era questa.

Sempre per amore di chiarezza dovrebbe ragguagliarci in merito alla sospensione della delibera del progetto E-government Sardegna e quindi qual è la prassi che ha seguito e quale finalità lei vuole perseguire.

Infine c'è un'altra questione che riguarda la delibera dell'Assessorato del lavoro nella quale si aumenta del 50 per cento lo stanziamento previsto; perché invece non è stata bloccata anche questa delibera?

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, con queste percentuali, lei ha superato del 20 per cento il tempo concessole, concluda.

LADU (Fortza Paris). Mi chiedo, e chiudo, se questi fatti corrispondono al vero e se lei, signor Presidente, nella doppia veste di Presidente della Giunta regionale e della Società Tiscali, non ravvisi gli estremi per un palese conflitto di interessi. Pertanto, io chiudo Il mio intervento aspettando serenamente le dichiarazioni che lei vorrà fare in quest'Aula.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu, le chiedo scusa ma io non vorrei essere costretto a interrompervi mentre parlate. Faccio affidamento quindi sulla vostra capacità di autoregolamentarvi. Si può concedere di andare oltre di qualche secondo, non si possono usare tre minuti in più.

LADU (Fortza Paris). Chiedo scusa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri; il mio intervento sarà brevissimo, molto meno di dieci minuti anche perché gli elementi contenuti nella mozione presentata dal centrodestra sono deboli e privi di un'analisi chiara su una materia fondamentale per lo sviluppo in Sardegna.

Il rinvio chiesto questa mattina in Aula dal centrodestra per conoscere gli atti della Giunta, è irrilevante, a mio giudizio, ai fini della discussione poiché il Consiglio è stato convocato in quanto l'opposizione fin dalla prima seduta consiliare, con la presentazione della mozione che ha dato vita all'ordine del giorno, chiedeva che nella predisposizione del primo atto della Giunta non vi fosse un conflitto di interessi tra il Presidente Soru e la Regione Sardegna o un'irregolarità nell'assumere a sé tale materia.

La mozione sostiene che la Regione Sardegna ha avviato da tempo un importante percorso di promozione della società dell'informazione, volto a dotare il sistema produttivo pubblico e privato delle più moderne tecnologie informatiche. Tali presupposti sono fondamentali per lo sviluppo economico di un moderno modello formativo e di una efficiente azione amministrativa. L'avvio di questa procedura è avvenuta quando il Presidente Soru non era ancora impegnato in politica, quindi non vi è nessuna responsabilità nella conduzione di questo progetto politico, dal punto di vista procedurale, né del Presidente né tanto meno di questa maggioranza.

Alcuni progetti, si dice nella mozione, sono già stati avviati secondo queste modalità, mediante risorse finanziarie statali, regionali e ultimamente tramite i fondi del Por; il riferimento è in particolare al Progetto Marte d'informatizzazione e elaborazione dati del sistema scolastico isolano. Rispetto a questo però, a distanza di tempo, nessuno di noi in questo Consiglio è in grado di capire a che punto siano questi progetti, come siano stati utilizzati i fondi, quali ricadute vi siano state nei territori.

E' chiaro quindi, a nostro giudizio, e questo è anche contenuto nella seconda delibera presentata dalla Giunta, che è necessario avviare in tempi brevi un'indagine conoscitiva seria su scala regionale;in questo modo io però ho inteso anche il primo intervento del Presidente Soru concretizzato nella prima delibera di Giunta. L'indagine, a nostro giudizio, deve altresì servire a capire meglio quali siano le reali esigenze in Sardegna per quanto riguarda l'applicazione di un serio progetto di sviluppo sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, elementi però - lo ricordava anche il consigliere Uras - già presenti anche nella prima delibera di Giunta presentata dal Presidente Soru.

È vero che la legge regionale numero 1 del 1977 indica l'Assessore degli affari generali come competente in materia, ma è altresì vero che tale materia - l'ha chiarito bene nel suo l'intervento l'assessore Dadea - investe per competenze altri Assessorati come il lavoro, gli enti locali, la pubblica istruzione e quindi è fondamentale, diventa fondamentale per questa ragione un coordinamento interassessoriale, se è necessario con dipartimenti che devono far parte di quel coordinamento per avviare un lavoro unitario negli intenti con il Presidente che, a mio giudizio, svolge compiti di indirizzo generale e non perché esperto in materia e non perché abbia un interesse personale, e non per una morbosa curiosità, ma perché Presidente della Giunta regionale chiamato dagli elettori a svolgere compiti di controllo e di indirizzo.

Questa è materia complessa sulla quale questo Consiglio è chiamato a un confronto serio, che non può essere un confronto demagogico per attaccare il Presidente sui vari conflitti di interessi, dal quale scaturiscano gli elementi fondamentali per la costruzione di un sistema moderno dell'informazione e della comunicazione che permetta alla nostra Regione di uscire dall'isolamento e di mettersi al passo con i paesi progrediti del resto d'Italia e d'Europa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà. Questo è l'ultimo intervento della mattinata.

CUGINI (D.S.). Parla da liberale e non da liberista.

VARGIU (Rif.. Sardi). Onorevole Cugini, le regalerò un libro dove c'è la differenza, così finalmente lei potrà parlare avendo coscienza di quello che dice.

Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che il ragionamento di oggi possa continuare sulla falsa riga della irritualità introdotta, all'interno di quest'Aula, durante le dichiarazioni programmatiche del Presidente; io credo cioè che anche sull'argomento trattato nella mozione presentata dalla minoranza si possa ragionare partendo dal presupposto che in quest'Aula vi è ancora la necessità di conoscersi. Ovviamente la "conoscenza" cui mi riferisco non riguarda le persone, ciascuno di noi, ma riguarda i rapporti tra i partiti, è quindi una conoscenza di carattere prettamente politico. Tenendo conto di questa premessa noi Riformatori, anche in fase di presentazione della mozione oggi in discussione, abbiamo sottolineato che non era tanto la questione "conflitto di interessi" che ci preoccupava, e che ha reso necessaria l'apposizione della nostra firma in calce alla mozione, quanto altre questioni comunque correlate agli atti di cui si parla nella mozione odierna, sui quali avremmo voluto avere maggiore chiarezza da parte del Presidente e sui quali pertanto rivolgiamo al Presidente e alla sua Giunta, anche nella giornata odierna, gli interrogativi contenuti all'interno della mozione.

Noi partiamo perciò dalle argomentazioni che sono state portate avanti nel corso della campagna elettorale da questa maggioranza che si appresta a governare la Sardegna e, in particolare, dal Presidente, che ha incarnato in modo diverso questo ruolo rispetto ai candidati Presidenti delle scorse legislature per via di una legge diversa. E queste argomentazioni, una parte delle quali noi condividiamo, oggi, però, gravano in maniera pesante e importante su quest'Aula.

Il Presidente, durante la sua campagna elettorale, meglio, durante la fase in cui ha proposto o in cui qualcuno ha proposto la sua candidatura, ha svolto alcune considerazioni sul sistema dei partiti e sulla crisi di questo sistema; considerazioni che da parte nostra sono condivise, almeno in una certa misura e nella parte costruttiva. Ha sottolineato parecchie volte la tendenza all'autoreferenzialità del sistema dei partiti, la tendenza che i partiti hanno ad agire secondo un meccanismo che sfugge al controllo dell'opinione pubblica, che pure dovrebbe essere il controllore diretto dei partiti politici.

Il Presidente ha sottolineato - quando era soltanto candidato a Presidente - come tante volte il cittadino abbia la sensazione che il sistema dei partiti si comporti come un sistema impazzito, come un sistema non più collegato alla società civile da cui promana, un sistema che trova al proprio interno compensazioni e ragioni di esistenza; ragioni e compensazioni che, però, difficilmente sono comprensibili a chi sta fuori, alla società civile appunto.

Il Presidente ha rimarcato la tendenza dei partiti, del sistema dei partiti nel suo complesso a considerarsi un sistema legibus solutus, un sistema cioè che riconosce solo le proprie regole . A questo ragionamento che, ripeto, in una certa misura rispecchia gli ideali dei Riformatori e pertanto può essere condiviso anche da noi, il Presidente unisce uno spirito di moralizzazione, uno spirito etico nella politica che ha costituito parte importante delle sue dichiarazioni programmatiche e ha costituito il famoso "senso del progetto", sul quale tutti quanti noi, richiamati dalla capacità di affabulazione che il Presidente ha avuto sull'argomento specifico, ci siamo soffermati e abbiamo ragionato.

Questo spirito di moralizzazione, io l'ho già detto - per quanto possa valere - durante l'intervento svolto nel corso del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche, che è lo spirito che fa arrivare un Presidente della Regione, senza coliche renali, alle sei e mezzo in un ospedale cittadino, o che lo induce a consigliare ai suoi Assessori di recarsi a piedi al proprio posto di lavoro.

Ma tutti questi segnali, che sono in realtà dei segnali piccoli, chiunque di noi lo può capire, espressioni di questo spirito moralizzatore, ovviamente non avrebbero un significato particolare se non avessero come riferimento importante, quel forte spirito di cambiamento, quel forte spirito etico che noi abbiamo colto nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente.

Quindi, se tutto questo è, è assolutamente evidente che colui che si è presentato in campagna elettorale, insieme ad uno schieramento, portando avanti, contemporaneamente, un discorso di moralizzazione e di cambiamento rispetto al meccanismo consolidato del sistema dei partiti, e quindi ha chiesto ai cittadini fiducia su questo tipo di battaglia, beh, è assolutamente evidente che colui che al massimo grado rappresenta questo schieramento, cioè il suo Presidente, è massimamente più di tutti gli altri tenuto al rispetto, alla garanzia, al totale ossequio delle regole della Regione Sardegna.

Mi riferisco alle regole all'interno delle quali noi ci muoviamo, le norme scritte e quelle non scritte che rappresentano il nostro patrimonio culturale di riferimento, la cornice all'interno della quale devono essere svolte le nostre azioni a garanzia di ciò che tutti facciamo e a garanzia che possa essere esercitato il controllo su ciò che noi facciamo.

Noi Riformatori abbiamo apprezzato, lo dico onestamente, la delibera di rettifica assunta dalla Giunta ieri; l'abbiamo apprezzata perché chi rettifica dimostra di essere disponibile ad ascoltare le ragioni di chi sta sostenendo che in ciò che è stato fatto si può ravvisare qualche elemento di perplessità, qualche elemento di errore, qualche elemento di non corretta valutazione dei fatti. L'abbiamo apprezzato perché preferiamo una Giunta collegiale rispetto a una Giunta monocratica, ma tutto sommato il problema della collegialità sarebbe più un problema vostro che nostro, ma l'abbiamo apprezzato perché il fatto che ci sia una rettifica significa che tutto sommato le obiezioni e le perplessità che sono state avanzate dalla minoranza, sostanziate nella mozione, non erano totalmente campate in aria.

Nell'apprezzare questa rivisitazione delle proprie azioni, compiuta dalla Giunta nella delibera adottata ieri, noi ci riallacciamo a un altro passaggio importante delle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru, e cioè il passaggio sulla conoscenza. Noi siamo convintissimi, sicuramente lo siamo da prima che il presidente Soru si impegnasse all'interno dell'agone politico, che la conoscenza sia il vero valore aggiunto negli anni che verranno, il vero volano di sviluppo della Sardegna, la vera chance attraverso cui i sardi potranno agganciare al mondo i loro destini.

Però la conoscenza è sfaccettata, è articolata, ha tante e diverse angolature; una di queste è la conoscenza degli stessi atti amministrativi da parte dei consiglieri regionali, ma anche da parte di tutti i sardi, il presidente Soru l'ha sottolineato nel suo intervento.

Io credo che i Riformatori, in questo senso, sempre prima del presidente Soru, ma solo perché il presidente Soru tardivamente è approdato alla politica, avessero dato già un segnale in questo senso. Sul sito Internet dei Riformatori, per tutti gli anni in cui ha governato il centrodestra sono comparse, ventiquattro ore dopo che la Giunta le aveva assunte, fruibili da tutti i sardi, le delibere di Giunta, appunto.

Io spero e penso che il Presidente della Regione Sardegna possa essere in grado di rendere fruibili gli atti amministrativi che vengono assunti dalla sua Giunta con una celerità forse anche maggiore rispetto a quella che i Riformatori hanno posto in essere sino a quando hanno avuto responsabilità di Giunta.

Io sono convinto, ma il Presidente l'ha già detto, che sia un'intenzione che diventerà realtà in pochissimo tempo; così come sono convinto che se l'atteggiamento della Giunta e del Presidente sarà improntato alla collaborazione, alla disponibilità nella conoscenza, al confronto, alla capacità di fare anche un passo indietro laddove convinconsi capisca che questo è necessario, ci potranno essere utili elementi di confronto in quest'Aula nel rispetto delle parti reciproche, ma nella consapevolezza che il ragionamento aiuta a commettere meno errori e aiuta probabilmente lo stesso presidente Soru a non avere necessità di rettifiche come in questo caso.

PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Vargiu chiude i lavori della mattinata. Il Consiglio è riconvocato per questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

Ricordo ai colleghi che ci sono ancora otto iscritti a parlare, poi ci sarà la replica del Presidente e l'eventuale replica del relatore. È stato presentato anche un emendamento e, naturalmente, dobbiamo considerare i tempi per le dichiarazioni di voto e per la votazione della mozione stessa o di un ordine del giorno eventuale. Prego quindi i colleghi di essere puntuali alle 16 e 30 perché dovremmo concludere i lavori nella serata.

La seduta è tolta alle ore 13 e 20.



Allegati seduta

IX SEDUTA

Mercoledì 4 agosto 2004

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 37.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 29 luglio 2004 (6), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che i consiglieri regionali Oscar Cherchi e Mario Floris hanno chiesto congedo per le sedute del 4 e 5 agosto 2004. Poiché non ci sono opposizioni i congedi s'intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Cachia, Giorico, Marracini, Salis e Serra, in data 3 agosto 2004, hanno costituito il nuovo Gruppo consiliare "Insieme per la Sardegna". Le funzioni di Presidente del nuovo Gruppo saranno svolte dall'onorevole Cachia.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

Dai consiglieri PIRISI - MARROCU - BARRACCIU - CALLEDDA - CHERCHI - CORRIAS - CUGINI - FLORIS Vincenzo - LAI - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - SANNA Alberto - SANNA Franco: "Disciplina di governo del territorio regionale". (11)

(Pervenuta il 28 luglio 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)

Discussione della mozione La Spisa - Diana - Capelli - Ladu - Vargiu - Pili - Oppi - Sanciu - Contu - Licandro - Lombardo - Sanjust - Rassu - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Milia - Cappai - Randazzo - Onida - Murgioni - Artizzu - Cassano - Dedoni - Pisano - Biancareddu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Amadu sui servizi della 'Società dell'informazione'". (1)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno recala discussione della mozione numero 1.

Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

MOZIONE LA SPISA - DIANA - CAPELLI - LADU - VARGIU - PILI - OPPI - SANCIU - CONTU -LICANDRO - LOMBARDO - SANJUST - RASSU - SANNA Paolo Terzo - PETRINI - MILIA -CAPPAI - RANDAZZO - ONIDA - MURGIONI - ARTIZZU - CASSANO - DEDONI - PISANO -BIANCAREDDU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - AMADU sui servizi della "Società dell'informazione".

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la Regione Sardegna ha avviato da tempo un importante percorso di promozione della "Società dell'informazione", volto a dotare il sistema produttivo, pubblico e privato, di un complesso di servizi di comunicazione basato sull'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

- tale sistema, nella prospettiva della gestione di una rete integrata di dati e di soggetti protagonisti del loro utilizzo, costituisce uno dei presupposti fondamentali dello sviluppo economico e, propedeuticamente, di un moderno modello formativo e di una efficiente azione amministrativa;

- gli obiettivi strategici, così individuati, costituiscono il contenuto fondamentale di numerosi atti di programmazione e in particolare di alcune misure del POR Sardegna, indirizzate proprio al potenziamento ed alla massima fruibilità dei servizi della società dell'informazione;

SOTTOLINEATO che:

- alcuni di questi progetti sono stati già avviati, mediante l'utilizzo di risorse finanziarie statali e regionali, previo svolgimento di procedure di evidenza pubblica, a seguito delle quali alcuni gruppi imprenditoriali sono già titolari di appalti di servizi;

- di particolare rilevanza è il Progetto MARTE, predisposto al fine di dotare il sistema scolastico sardo di una efficiente ed innovativa rete di trasmissione ed elaborazione di dati, con il lodevole intento di offrire agli studenti sardi un valore aggiunto al proprio credito formativo;

- altri servizi sono finalizzati alla costituzione di una rete integrata di servizi informativi, volti alla modernizzazione della pubblica amministrazione, statale, regionale e locale;

- tali ulteriori servizi sono in fase di affidamento esterno, secondo le norme comunitarie e statali attualmente in vigore, attraverso procedure di evidenza pubblica, nelle quali risultano già individuati i responsabili del procedimento ai sensi della legge regionale n. 31 del 1998;

- la competenza in materia risulta essere assegnata, in base alla legge regionale n. 1 del 1977, in prevalenza all'Assessorato degli affari generali;

RILEVATO che la Giunta regionale avrebbe approvato, nella seduta del 20 luglio 2004, una deliberazione in cui si prevede, da un lato, il trasferimento delle competenze in capo alla Presidenza della Regione, dall'altro la sospensione delle procedure di gara in corso;

CONSIDERATO che:

- la ripartizione delle competenze tra gli Assessorati e la Presidenza è riservata alla legge regionale e solo con atto avente forza di legge possono essere modificate le attribuzioni;

- le risorse finanziarie in questione derivano da un atto di programmazione specifico (il POR ed il suo complemento di programma) che è soggetto ad una particolare procedura di approvazione e di gestione;

- il complesso e articolato sistema di servizi, che l'amministrazione regionale ha appaltato o sta appaltando vede come attuale o potenziale contraente un'impresa riferibile al Presidente pro tempore della Regione;

- tale situazione impone una distinzione di ruoli e responsabilità, che assicuri il rispetto del principio costituzionale della imparzialità della pubblica amministrazione,

impegna la Giunta regionale

- a riferire al Consiglio sulle motivazioni degli atti fino ad ora compiuti e sulle correzioni interpretative che al momento sono state comunicate alla stampa, senza peraltro chiarire esattamente il significato e l'operatività degli stessi atti;

- a prospettare un percorso amministrativo che tenga conto degli attuali elementi contrastanti con il principio dell'imparzialità della pubblica amministrazione;

- a revocare cautelativamente e con effetto immediato la delibera della Giunta regionale approvata in data 20 luglio 2004. (1)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

Ricordo che il tempo a disposizione per l'illustrare la mozione è di venti minuti.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, vorrei iniziare l'illustrazione di questa mozione precisando l'origine e lo scenario di fondo in cui si inserisce tutta la problematica trattata nella mozione medesima. Questa iniziativa scaturisce dalla riflessione su una questione particolarmente importante nel contesto della politica regionale, che è stata al centro di tutti i programmi di governo negli ultimi anni, anche di questo governo regionale, che attiene ad una prospettiva di modernizzazione della nostra Regione basata proprio sulla promozione della società dell'informazione.

Si tratta quindi di un problema oggettivo, non soltanto di un problema di distribuzione di poteri. Non dimentichiamo infatti che la promozione della società dell'informazione ha come grande obiettivo quello di dotare tutto il sistema produttivo, il sistema amministrativo, il sistema formativo della nostra Regione di un complesso di servizi di comunicazione basato appunto sulle tecnologie dell'informazione. E' perciò necessario sottolineare l'importanza di questi obiettivi strategici che, sappiamo tutti, devono far fare un salto di qualità alla nostra Sardegna, un salto di qualità di cui ha necessità la pubblica amministrazione nelle sue diverse articolazioni (statale, regionale, degli enti locali), presenti nel nostro territorio.

Il sistema Sardegna ha bisogno di compiere questo salto di qualità per incrementare la sua capacità di competere che oggi è fondamentale, sul mercato internazionale.

La modernizzazione del nostro sistema è un percorso molto lungo perchè sarà necessario cambiare e potenziare le reti, e questo è un problema di tipo infrastrutturale; le modalità di comunicazione e di lavoro, e questo è un problema di tipo organizzativo procedurale dell'amministrazione; la mentalità di chi lavora, e questo è un problema di cultura che abbraccia diversi settori, da quello della pubblica amministrazione a tutti i livelli a quello della scuola, a quello del sistema bibliotecario, a tutto il sistema degli uffici fino ad arrivare anche, evidentemente, ai soggetti privati.

Per attuare questo processo si utilizzano diverse fonti finanziarie; faremo ricorso a fondi regionali, statali ed europei, del Quadro comunitario di sostegno e quindi del POR Sardegna. Affrontare questo problema implica l'adozione di una metodologia particolare che è quella, evidentemente, del coinvolgimento di un sistema esterno alla Regione, un sistema di imprese esterne singole e associate; imprese che operano sul mercato, un mercato che ha vissuto un momento di espansione e che negli ultimi anni, invece, ha visto ristretti gli ambiti di operatività.

E' un problema affrontando il quale si dispiega la capacità amministrativa della Regione attraverso le norme del diritto privato. E' necessario bandire gare, è necessario dare all'esterno appalti di servizi. E' un sistema che è stato avviato da tempo, con diverse fasi, utilizzando in particolare, ultimamente, risorse finanziarie provenienti dal POR Sardegna. Non siamo all'anno zero, un percorso è iniziato.

In questa legislatura, però, tra i primi atti amministrativi della Giunta regionale vi è una delibera nella quale, per quanto noi abbiamo potuto sapere, innanzitutto si dispone un trasferimento di poteri da un Assessorato alla Presidenza della Regione, e poi con un atto di indirizzo, che non so come qualificare altrimenti in termini tecnici e amministrativi, sostanzialmente si ordina ai responsabili di procedimenti amministrativi di sospenderne alcuni in corso. Di sospendere per la precisione - per quanto è dato sapere - procedimenti di gara in corso.

Noi, come opposizione, abbiamo ritenuto necessario avviare un'immediata iniziativa per portare all'attenzione del Consiglio regionale questa questione che è particolarmente importante sia dal punto di vista sostanziale che procedurale. Abbiamo di conseguenza posto l'accento sul rispetto della legge, sul rispetto degli atti di programmazione: il POR Sardegna, il Complemento di programmazione. Abbiamo posto più sinteticamente, più incisivamente, un grande problema di trasparenza degli atti amministrativi.

Noi non possiamo non rilevare che in questa vicenda si pone il problema della imparzialità della pubblica amministrazione. Si è parlato molto di conflitto di interessi, in questi giorni, e non solo in questi giorni, naturalmente. Io credo che noi abbiamo il dovere di segnalare e di precisare che non è tanto il conflitto tra interessi che può preoccupare, perché all'interno di una comunità interessi economici e interessi sociali si devono confrontare, e danno vita quindi ad un rapporto che non sempre è sereno e può generare anche dei conflitti. E' assolutamente necessario chiarire perciò che, in questo rapporto tra interessi economici, la pubblica amministrazione deve avere una posizione di imparzialità, di terzietà.

Questa posizione di imparzialità e di terzietà noi crediamo che nei primi atti compiuti dalla Giunta, in particolare dal Presidente, non sia stata rispettata, in primo luogo perché formalmente non è ancora stata risolta, nonostante i ripetuti annunci di soluzione del problema, la questione fondamentale della titolarità da parte del Presidente della Regione di un importante gruppo imprenditoriale, di cui è ancora il punto di riferimento. Un gruppo imprenditoriale che è interessato all'esito di gare fatte, di contratti in essere ed è comunque interessato o potenzialmente interessato alle gare da bandire.

E anche se non fosse stato fatto un atto di avocazione di queste competenze al Presidente - cosa che è stata fatta -, e noi sappiamo, come tutti i cittadini sardi, dalle notizie informali che filtrano sulla stampa che questa delibera è stata modificata, probabilmente proprio su questo punto, rimane comunque il problema di sapere quale sia la posizione del Presidente rispetto a questi interessi. Ma non è tutto qui.

La sua azione, relativamente a diversi aspetti del procedimento amministrativo, non è stata imparziale e trasparente , dico questo in base alle notizie che, come consiglieri regionali, abbiamo potuto avere.

Noi sappiamo che esiste una delibera di Giunta approvata il 20 luglio, questo testo noi non lo conosciamo ufficialmente, non ci è stato trasmesso, ci risulta non sia stato trasmesso agli Uffici della Regione, altrimenti non capiremmo perché la trasmissione non sia avvenuta nei confronti del Consiglio regionale. Abbiamo dovuto chiedere alla stampa la cortesia di poter conoscere il testo di questa deliberazione, perché il Presidente ha consegnato il testo di questo atto amministrativo nel corso di una conferenza stampa, durante la quale ha rilasciato dichiarazioni incomprensibili, oscure, allusive, inquietanti, francamente. Un linguaggio direi sconveniente per la carica che ricopre.

In questa delibera, perlomeno nel testo che conosciamo noi, si dà una direttiva agli uffici in merito a procedimenti di gara in corso che, francamente, ci lascia perplessi perché, evidentemente, tende a non rispettare la differenziazione dei ruoli, la distinzione del ruolo politico da quello amministrativo. Anche perché è molto probabile che il Presidente, prima di proporre alla Giunta questa delibera, abbia preso visione di atti preliminari al procedimento di gara. Ci sono stati colloqui con i direttori che emergono da una corrispondenza che - è inutile negarlo - circola; corrispondenza a firma di dirigenti regionali, direttori di servizio che comunicano la sospensione di atti, di momenti fissati per l'apertura di buste, di offerte economiche a seguito di colloqui personali con il Presidente che, evidentemente, ha dato già prima della delibera indicazione di sospendere queste procedure.

Atti, quindi, che non possono non apparire sostanzialmente come una intromissione nella responsabilità di dirigenti della struttura amministrativa che sola ha la responsabilità, non solo amministrativa ma civile, penale, contabile di tutto il procedimento. Dov'è il rispetto per la legge numero 31/98? Dov'è il rispetto del principio, che lentamente sta entrando nel nostro sistema amministrativo, nel nostro sistema politico, di una netta distinzione dei ruoli? La confusione dei ruoli è evidente, io non so se la modifica e l'integrazione, così come annunciate dalla stampa, possano aver risolto questi problemi.

Noi sappiamo, e più volte è stato detto, perché sono segreti che non rimangono mai tali, che il problema è proprio il completamento di queste gare, perché con il completamento di queste gare si conclude anche il procedimento amministrativo, e quindi l'affidamento di un appalto per la realizzazione di servizi, di strutture utili al raggiungimento di quell'obiettivo strategico che è stato ed è l'obiettivo fondamentale anche di questa nostra iniziativa; ma, evidentemente, vi è l'intenzione di modificare le regole del gioco mentre la partita è aperta.

Questo è il problema, questa è la specificità del problema dell'imparzialità amministrativa e se volete anche del conflitto di interessi che oggi è all'attenzione del Consiglio, della Regione e di tutta la Sardegna. Noi chiediamo se l'insieme di questi atti amministrativi, l'insieme di annunci di modifiche che sono stati fatti sia innanzitutto legittimo, prima ancora di chiederci se sia eticamente corretto. Entrambe le cose sono fondamentali; la sfera etica evidentemente attiene alla coscienza personale cui ha fatto riferimento il Presidente quando ha giustificato il suo mancato giuramento davanti al Consiglio regionale. Ma sulla legittimità degli atti, sulla legittimità del procedimento amministrativo, sulla correttezza delle procedure hanno responsabilità gli amministrativi, che solo fino a un certo punto sono tenuti a seguire atti di indirizzo politico, perché l'atto di indirizzo politico non può oltrepassare certi limiti, perché le procedure quando hanno inizio fanno nascere interessi legittimi e oltre l'interesse legittimo nasce anche qualche diritto soggettivo. Un interesse legittimo, un diritto soggettivo, quindi, che va oltre la sfera personale di chi è titolare della funzione di indirizzo politico.

Noi vorremmo, signor Presidente, che lei oggi davanti a quest'Aula risolvesse questo problema innanzitutto; vorremmo capire il suo vero volto, Presidente, il volto di chi ci richiama in quest'Aula suggestionandoci, certamente portandoci anche a condividere immagini come quelle che ha evocato nella sua replica, in chiusura del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche, quando ha detto che occorre interrogarsi sul senso del progetto, prima che sui dettagli.

Su questo ci trova d'accordo, interroghiamoci sul senso, ma il suo volto è quello di chi chiede a quest'Aula di interrogarsi sul senso della politica, sul senso del grande progetto che dobbiamo realizzare in questa legislatura o è il volto di chi entra nei minimi dettagli della realizzazione del progetto? Che discute dove vanno messi tutti gli angoli, tutte le finestre, le porte, che discute il calcolo del cemento armato? È questa la sua funzione, Presidente? Cioè è la funzione di chi, oltre che ritenersi Presidente della Regione, come è, Presidente di tutti i sardi, ed è così, vuole essere anche, forse, un Presidente giudice e gendarme? Un giustiziere?

Ci sono interessi che lei ha dichiarato di voler disturbare, nessuno di noi può negare che la politica, e lo abbiamo detto, ha evidentemente rapporto con tanti interessi economici e questi interessi economici, quest'Aula (noi e lei Presidente), ha molti strumenti per regolarli in maniera pubblica, imparziale, trasparente. Con questi metodi trasparenti, aperti, vanno regolati gli interessi economici, non certo con la volontà, in qualche modo, di intervenire su rapporti tra imprese; rapporti nei quali lei, Presidente, da imprenditore era ben presente e che, evidentemente, non può pensare di poter continuare a regolare utilizzando la carica che oggi ricopre.

È una questione che poniamo nei termini più sereni, più obiettivi possibili, chiedendo a lei di fugare ogni dubbio, chiedendo al Consiglio, senza alcun pregiudizio, di non consentire ipocrisie; ipocrisie sugli interessi economici, ipocrisie sugli interessi politici, ipocrisie sulla commistione tra politica ed interessi economici.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'assessore Dadea per informare l'Aula su alcune decisioni assunte ieri dalla Giunta; Si tratta di una breve comunicazione che potrebbe essere utile ai fini dello svolgimento del dibattito e del confronto in Aula.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signori consiglieri, penso sia un atto doveroso di rispetto, nei confronti del Consiglio, portare a conoscenza dell'Assemblea le determinazioni assunte dalla Giunta nel corso della seduta di ieri. Penso che sia un'informazione utile anche e al proseguo del dibattito consiliare. La delibera adottata ieri dalla Giunta regionale modifica ed integrala delibera del 20 di luglio, quella che ha dato vita in effetti all'accensione di questo dibattito.

Le modifiche e le integrazioni apportate sono scaturite, in misura direi importante e preponderante, anche da quanto emerso dal dibattito sulle dichiarazioni programmatiche.

Un dibattito ampio, articolato, un dibattito che ha messo in evidenza tutta una serie di problematiche e di perplessità legate a quella delibera e che, naturalmente, è importante analizzare a fondo per sgomberare il campo da fraintendimenti ed incomprensioni.

La delibera adottata ieri dalla Giunta individua, innanzitutto, un obiettivo e delinea anche un percorso utile al suo raggiungimento. L'obiettivo è quello di portare ad unità una serie di competenze, in materia di innovazione tecnologica, che oggi sono frammentate tra i diversi Assessorati. Una parte di queste competenze, oggi, sono in capo all'Assessorato degli affari generali, altre sono ripartite tra gli Assessorati della programmazione, degli enti locali, della pubblica istruzione, del lavoro.

Come voi capite questa frammentarietà, questa dispersione di competenze non è utile al raggiungimento dell'obiettivo di dotare la nostra Regione di un sistema di innovazione tecnologica capace di rispondere alle esigenze di una moderna società.

Questo obiettivo, allora, come si può raggiungere? Naturalmente attraverso una norma di legge, e non può che essere così, che possa modificare le norme esistenti e quindi determinare quella necessaria unitarietà di competenze.

Io, molto brevemente, voglio illustrare i contenuti della nuova delibera, che verrà poi portata a conoscenza dell'intero Consiglio.

Innanzitutto, le diverse competenze in materia di innovazione tecnologica per il momento, sino a quando non verrà approvata una norma di modifica, rimangono in capo ai rispettivi Assessorati. Così è per il servizio per il sistema informatico, allocato presso la direzione generale dell'Assessorato degli affari generali; così è anche per le poste di bilancio, che siano in capo all'Assessorato degli affari generali, o ad altri Assessorati, rimangono esattamente com'erano.

E' chiaro che anche in questa fase bisogna assicurare un necessario coordinamento e quindi la delibera stabilisce l'istituzione di un nuovo servizio, presso la direzione generale della Presidenza della Giunta che assicurerà appunto quel coordinamento finché non provvederemo a modificare le competenze. A questo proposito comunico che entro il mese di settembre verrà predisposto, da parte della Giunta regionale, un apposito disegno di legge di riorganizzazione e di disciplina della materia.

Un altro elemento importante è la sospensione fino al 30 settembre dell'attivazione di nuovi bandi di gara attinenti alle procedure di informatizzazione della struttura regionale.

Questi, naturalmente in sintesi, sono gli elementi che caratterizzano la nuova delibera assunta dalla Giunta che, ripeto, modifica ed integra la delibera precedente. Penso che queste informazioni possano essere utili per il proseguo del dibattito, anche perché i diversi Gruppi hanno maggiori elementi su cui fondare le loro posizioni .

PRESIDENTE. Penso in effetti che la comunicazione della Giunta, che naturalmente verrà completata dalla conclusione affidata al Presidente o ad un altro componente della Giunta, sia utile ai fini del dibattito che inizia adesso.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Vorrei chiedere che venga consegnato a tutti i consiglieri il testo della deliberazione prima dell'avvio della discussione.

PRESIDENTE. Io non so se questo sia possibile, se la delibera sia già stata firmata.

LA SPISA (F.I.). Presidente, sto chiedendo la consegna delle due delibere, perché anche la precedente non è stata trasmessa al Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Gli uffici stanno ancora predisponendo la bozza definitiva, quindi penso che nell'arco di pochissimo tempo il testo possa essere a disposizione del Consiglio.

PRESIDENTE. E' aperta la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Mi spiace rintervenire ancora, però insisto sulla necessità di conoscere questo testo per poter iniziare il dibattito con cognizione di causa. Se vi è stata una deliberazione vi è un testo scritto, e basta poco per trasmettere il testo al Consiglio, che credo possa avere la pazienza di aspettare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà. La pregherei, onorevole Cugini, di non aprire un dibattito.

CUGINI (D.S.). Il collega La Spisa ha svolto la sua relazione utilizzando i documenti e le informazioni in suo possesso, poiché la richiesta di discutere questa mozione è stata avanzata la settimana scorsa, mi pare di poter affermare che si era pronti per la discussione con la documentazione disponibile; il dibattito, si assumesse o meno un'altra delibera, noi l'avremmo fatto comunque.

Però, poiché io non voglio intralciare i lavori, vi dico che se si tratta di un'interruzione di tipo tecnico, si può anche essere d'accordo, se invece si tratta del tentativo di sottrarsi alla discussione che è stata introdotta dal consigliere La Spisa io sono totalmente contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, da una irritualità all'altra. All'onorevole Cugini io dico che, dopo le considerazioni dell'assessore Dadea, è indispensabile avere i documenti per proseguire il dibattito. Infatti, nel momento in cui l'assessore Dadea interviene e ci fornisce delle notizie che noi dobbiamo valutare è chiaro che dobbiamo avere la copia delle delibere. Questo mi pare fuor di dubbio. Quindi io chiedo una sospensione dei lavori in attesa che venga fornita dagli uffici copia delle delibere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

SORU (Prog. Sardegna), Presidente della Regione. Signori consiglieri, suggerirei di fare un'interruzione di tre minuti, durante i quali valutiamo se in tempi ragionevoli siamo in grado di darvi la delibera definitiva.

PRESIDENTE. Sospendiamo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 09, viene ripresa alle ore 11 e 57.)

Continuazione della discussione della mozione La Spisa - Diana - Capelli - Ladu - Vargiu - Pili - Oppi - Sanciu - Contu - Licandro - Lombardo - Sanjust - Rassu - Sanna Paolo Terzo - Petrini - Milia - Cappai - Randazzo - Onida - Murgioni - Artizzu - Cassano - Dedoni - Pisano - Biancareddu - Liori - Moro - Sanna Matteo - Amadu sui servizi della 'Società dell'informazione'" (1)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. I colleghi consiglieri troveranno sui banchi copia delle due deliberazioni, la numero 3038 del 20 luglio e la 321 del 3 agosto, che stanno alla base della mozione oggi in discussione. Quindi, dato che i colleghi hanno avuto anche il tempo per prenderne visione, e per valutare i contenuti, diamo inizio al dibattito.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ricordo ai colleghi che il tempo previsto per ogni intervento è di dieci minuti, e coloro i quali volessero intervenire debbono iscriversi a parlare durante l'intervento dell'onorevole Capelli.

Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli.

CAPELLI (U.D.C). Signor Presidente, ringrazio prima di tutto l'onorevole La Spisa per la presentazione di questa mozione, che mi vede cofirmatario e sottolineo anche l'importanza dell'intervento dell'assessore Dadea a chiarimento degli eventi. Abbiamo avuto modo di leggere l'ultima delle delibere che riguardano l'innovazione tecnologica e sviluppo dell'E-government, sperando sia l'ultima.

La sospensione di questa mattina è comunque servita anche a calcolare meglio il tempo che necessariamente intercorre tra la presentazione di una richiesta e il soddisfacimento della medesima. Però non capisco perché questa delibera, se era già stata adottata ieri, come ha sostenuto l'assessore Dadea, , non sia stata resa immediatamente disponibile; o se sia stato necessario apportare ulteriori modifiche alla delibera discussa nella seduta della Giunta di ieri.

Ma il caso E-government si rifà al già menzionato conflitto di interessi, e trovo nella delibera una tecnica che riconosco; una tecnica della tanto vituperata Democrazia Cristiana, la tecnica del rivedere i passi già compiuti, trovare l'accordo, cosa lecita, cosa opportuna in politica, non vorrei però che questo ci portasse ad una cattiva interpretazione delle metodologie del tempo andato, e cioè che per ogni delibera definitiva sia necessario produrne da due a tre.

E torniamo comunque al conflitto di interessi. Si è già parlato del problema in quest'Aula in fase di replica, e si sono fatti riferimenti chiari, specifici, aggiungo condivisibili. Quando l'Italia, gli italiani hanno votato un Presidente sapevano chi si stava votando, quale era la sua attività, quali erano i suoi interessi, quale era il suo programma. Sicuramente condivido il fatto che non stavano votando come atti prioritari, determinanti per la situazione economica e sociale dell'Italia, i disegni di legge sulle rogatorie internazionali, sul falso in bilancio o sulle successioni. Condivido e condividiamo totalmente il fatto che ci si aspettava altre priorità e quindi, magari, si è ritenuto inopportuno l'esame di quei provvedimenti in quel momento.

Certo il paragone non è delle stesse dimensioni, sono situazioni diverse, dimensioni diverse, è un altro aspetto del conflitto di interessi. A noi interessa, invece, quello che succede nella nostra regione, stabilire fin da oggi quali saranno le regole e i rapporti per il futuro; ed è per questo che nel citare quel conflitto di interessi, o meglio la citazione di quel conflitto di interessi, non giustifica il conflitto di interessi esistente in Sardegna. Due errori non fanno una cosa giusta.

Voglio dire anche questo, che quando si è votato il Presidente del Governo italiano, gli italiani appunto sapevano chi votavano, quando i sardi hanno votato il Presidente della Giunta regionale della Sardegna sapevano chi votavano. Sapevano di votare un imprenditore apparentemente neofita della politica, sapevano che avrebbe messo da parte i propri interessi, ed io a questo credo, profondamente, ne sono pienamente convinto.

Io non credo che il Presidente sia arrivato ad assumere questo ruolo per una difesa di meri interessi personali; però dobbiamo discernere anche il fatto che si può non tener conto dei propri interessi, ma si può anche tener conto del fatto che altri non possano perseguire i propri, e anche questo è un conflitto, di tipo morale. Cosa voglio dire con questo? Purtroppo noi dobbiamo giudicare, interpretare ciò che leggiamo, ciò che viene detto nelle conferenze stampa, e ci ricolleghiamo necessariamente al ruolo che non in politica, ma nel mondo del lavoro e dell'impresa il Presidente della Sardegna riveste in questo momento.

Io non vorrei dilungarmi eccessivamente sul conflitto di interessi, perchè credo che ognuno di noi abbia degli interessi. Ho apprezzato, e credo come me tutta l'Aula, il gesto del mio Capogruppo che ha dichiarato la sua completa estraneità ad interessi, diretti o indiretti, in sanità; e auspico che tutti noi, io per primo, possiamo fare lo stesso tipo di dichiarazione in relazione a questo settore che viene preso come esempio per tutti, forse perché impegna la parte più consistente del bilancio regionale.

Che lo si faccia per il mondo del turismo, che lo si faccia per il mondo del commercio, che lo si faccia per il mondo delle libere professioni, parlo di incarichi e quant'altro, che lo si faccia per tutto ciò che quest'Aula discute. Bene, allora credo che nessuno di noi potrà sottoscrivere quella dichiarazione.

Ognuno di noi, direttamente o indirettamente, ha degli interessi, magari ha degli interessi non diretti ma li hanno i figli; magari anche un lontano parente, tutti noi legittimamente abbiamo degli interessi, dove sta il limite? Noi sediamo in quest'Aula per costruire delle regole che possano servire a tutta la comunità per il legittimo perseguimento dei propri interessi. Noi dobbiamo regolare gli interessi, oppure dobbiamo scegliere un Consiglio regionale composto, non me ne vogliano, di disoccupati, ma anche loro potrebbero avere degli interessi, legati alla ricerca di un'occupazione.

Allora dov'è il limite? Il limite sta in noi, sta nell'esserci presentati tutti ai cittadini sardi per costruire delle regole che tutelino e consentano, con giustizia ed equità, che ogni individuo possa perseguire il proprio legittimo interesse. E per costruire queste regole ognuno di noi deve mettere a disposizione degli altri e della Sardegna la propria esperienza. Perciò è giusto che anche il Presidente, porti un valore in più, porti al servizio del Consiglio la propria esperienza in un settore nel quale ha dimostrato sul campo di essere tra i primi in Europa e nel mondo.

Ma anche il primo o l'ultimo dei consiglieri regionali, per perseguire questo fine, questo obiettivo, non avrebbe commesso errori di tale portata. Si è fatto riferimento alla collegialità. Dov'è la collegialità nell'aver perseguito e portato avanti questi atti? Io credo che anche i colleghi della maggioranza abbiano preso atto, e conoscenza, delle idee, delle proposte del Presidente leggendole dalla stampa, non mi risulta ci sia stato un incontro di maggioranza per una partita così importante. Non mi risulta che sia stata perseguita la collegialità che è stata decantata in quest'Aula.

Ecco perché vorrei parlare di opportunità; il Presidente o chi per lui poteva comunque dare il suo supporto, poteva comunque coordinare, poteva mettere a disposizione della Giunta e di questo intero Consiglio la sua professionalità, la sua conoscenza e la sua capacità senza comunque avocare a sé il pieno controllo della spesa e dell'informatizzazione dell'E-government. Coordinare la Giunta vuol dire anche questo, cercare di lasciare la libertà e l'autonomia ad ogni singolo Assessore, nel quale si deve riporre la fiducia, al quale si va in supporto su scelte che sono sicuramente collegiali.

Manca il tempo per soffermarmi su altre questioni che avrei voluto sottolineare, ma credo che far risaltare l'opportunità di alcune azioni, e la coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, possa portare ad una corretta gestione del denaro pubblico, e delle leggi che noi dovremo esitare in quest'Aula, pur non entrando direttamente nel controllo della spesa di alcuni settori.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola per il successivo intervento richiamo i colleghi al rispetto dei tempi. E' iscritto a parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, una parte del Consiglio con questa mozione ha inteso sollevare un problema che attiene allo sviluppo della nostra società. Un aspetto importante di per se stesso se non si scivolasse, però, nel malcelato tentativo di riproporre in questa Assemblea una discussione che riguarda i poteri e i conflitti di interesse. Crediamo sia doveroso al riguardo portare alcune riflessioni.

Il 13 luglio la Camera ha approvato il testo della legge che regola il conflitto di interessi nel quale si prevede che per i Presidenti di Regione dispongono gli statuti regionali, e che non è incompatibile con incarichi pubblici la semplice proprietà di imprese o di patrimoni finanziari e azionari. Dunque il premier potrà continuare tranquillamente ad essere il proprietario delle sue aziende.

Numerose sono le leggi, emanate di recente, in cui potrebbe ravvisarsi l'ipotesi di un reale conflitto tra gli interessi generali e gli interessi privati del Presidente del Consiglio o delle aziende che fanno a lui capo, o anche di altri ministri o esponenti della maggioranza. Non è ora il caso di elencarle, anche perché ben conosciute ai più.

Colleghi, va premesso che il concetto di conflitto di interessi che avrebbe dovuto interessare il Parlamento sarebbe dovuto essere quello del conflitto di interessi oggettivo, cioè quello che presuppone un potere già esistente piuttosto che l'effettivo esercizio del potere da parte di chi controlla sia la stragrande maggioranza delle televisioni private che la televisione di Stato. Trovarsi in questa situazione significa trovarsi oggettivamente in conflitto d'interesse, anche in assenza di azione di governo. Non dovrebbe avere in altri termini alcuna rilevanza che si compia un atto o meno.

La legge appena licenziata dalla Camera ignora del tutto il concetto di conflitto di interessi oggettivo, essa si occupa del solo conflitto di interessi soggettivo. Il premier, cioè, per infrangere la legge, deve compiere qualche atto e in particolare far approvare leggi che proteggano se stesso o le sue aziende a discapito dell'interesso generale. L'organo deputato al controllo deve in sostanza individuare non solo che la legge favorisca gli interessi delle cariche dello Stato, ma deve anche verificare un concreto danno all'interesse generale.

Organi preposti a vigilare sul rispetto della legge - parrebbe uno scherzo, ma è proprio così - saranno alla loro scadenza di fatto nominati dallo stesso Presidente del Consiglio e per di più potranno solamente comminare una semplice sanzione pecuniaria. Questi organismi di garanzia potrebbero in sostanza soltanto segnalare al Parlamento che c'è un conflitto di interesse; la legge dunque consente al Presidente del Consiglio di continuare a guidare il Governo del Paese ed essere al tempo stesso il proprietario delle sue aziende. Che egli gestisca le sue aziende in prima persona o meno è ovviamente assolutamente indifferente, giacché mogli, figli, fratelli, nipoti, amici d'infanzia o persone di sua fiducia potranno farlo tranquillamente quali prestanome. La legge in definitiva stabilisce l'inesistenza di un qualsiasi conflitto di interessi.

Tutto ciò purtroppo - e dobbiamo ricordarlo - è anche dovuto all'immobilismo mostrato dall'allora maggioranza dell'Ulivo, attuale opposizione, che nulla ha fatto o prodotto per risolvere un problema che si era già visibilmente manifestato. Di fatto però queste ammissioni di colpa non risolvono il problema. Cari colleghi, oggi sbaglia chi ritiene di porre sullo stesso piano l'evidente ed irrisolvibile conflitto di interessi dell'attuale Capo del Governo con eventuali potenziali conflitti di interesse del presidente Soru.

In questo caso il potenziale, presunto, conflitto di interessi del presidente Soru, in quanto titolare di una grande azienda, è argomento del tutto diverso da quello che ha alimentato il dibattito politico che vede coinvolto l'attuale Presidente del Consiglio. Tutto ciò, a nostro avviso, per diversi ordini di motivi, uno su tutti: le competenze legislative della Regione autonoma della Sardegna sono del tutto differenti da quelle del Parlamento, sul quale l'attuale Presidente del Consiglio esercita il controllo. Semplificando: mancano del tutto nei Consigli regionali competenze legiferanti in materia penale, di istituzione e abolizione dei tributi, di gestione delle frequenze radiotelevisive e/o telecomunicazioni.

In sostanza il potenziale conflitto di interessi del presidente Soru altro non sarebbe che il potenziale conflitto di interessi del pubblico ufficiale in generale, del giudice, dell'amministratore di enti. La legge da sempre disciplina fattispecie socialmente rilevanti e indica di volta in volta i vari rimedi, quali l'obbligo dell'astensione, la ricusazione, la revoca del provvedimento adottato, arrivando a sanzionare comportamenti in evidente contrasto con la legge.

Lo Statuto della Regione autonoma della Sardegna potrebbe ben disciplinare la materia mutuando dai vari istituti esistenti, nazionali ed esteri, le norme che in altri contesti le regolano, introducendo eventualmente anche organi di controllo. Questa materia, cari colleghi, come sappiamo, è disciplinata in numerosi paesi europei ed extraeuropei, gli Stati Uniti sono tra questi il paese nel quale, essendo particolarmente forte la sensibilità sulla questione morale, la materia è più estesamente regolata.

Il paese considerato liberale per eccellenza ha scelto infatti di dotarsi di regole chiare e condivise; chi vuole assumere ed accedere alle cariche parlamentari e di governo deve sottostare a regole volte a rimuovere anche solo l'idea che si possa trarre qualsivoglia vantaggio personale. La questione morale acquista ancor più rilevanza se si pensa che in questo paese idealmente tutti possono diventare Presidenti degli Stati Uniti.

A nostro avviso questo problema va individuato e risolto sulla base delle altrui esperienze e dei principi ispiratori, evitando l'impossibile riferimento al ben diverso e più complesso caso dell'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, rimovibile legittimamente oramai solo attraverso il risultato elettorale. Il conflitto di interessi del premier è di così enormi dimensioni da non poter essere risolto in alcun modo senza scivolare nella incostituzionalità dell'esproprio forzoso. Del resto per quanto riguarda l'incompatibilità non si possono cambiare le regole nel corso della partita.

La Margherita, a differenza di altri, ha posto con determinazione il problema già prima dell'accettazione della candidatura del dottor Soru alla Presidenza della Regione, ricevendo dallo stesso ampie assicurazioni che la questione sarebbe stata immediatamente affrontata e risolta. La nostra sollecitazione già da allora non riguardava il convincimento di un esistente conflitto, ma evidenziava la preoccupazione, oggi emersa, di un uso strumentale ed artificioso dell'argomento.

La rilevanza dimensionale dell'azienda controllata dal presidente Soru non deve trarre in inganno; come lo stesso ha più volte chiarito il fatturato di Tiscali in Sardegna incide solamente per l'1 per cento del volume d'affari complessivo, senza trascurare che il settore economico assai circoscritto in cui essa opera consentirebbe l'immediata individuazione di ogni potenziale conflitto di interesse. Tra l'altro non apparirebbero giustificate, in questo contesto, eventuali richieste di applicazione al caso del presidente Soru di istituti penalizzanti quali lo statunitense blind trust, in primo luogo perché questo istituto viene applicato ai soli casi di patrimoni immobiliari che, come è noto, per la loro stessa natura risultano di facile alienazione.

Secondariamente perché la perdita della sola azienda sarda di rilevanza internazionale costituirebbe un danno grave e inutile per l'intera regione. In ultimo perché lo stesso Presidente ha già dichiarato di rinunciare, come di fatto è già avvenuto, a qualsiasi ruolo operativo che d'altro canto sarebbe del tutto incompatibile, per evidenti ragioni di tempo, con gli impegni di natura istituzionale.

Senza voler assumere, non richieste, difese d'ufficio, sul caso dell'E-government è appena il caso di dire che al Presidente deve essere concesso il beneficio della buona fede, non essendo pensabile che la decisione di occuparsi di tale competenza non sia dovuta ad altro che alla consapevolezza di poter dare il proprio contributo in virtù dell'esperienza maturata nel settore. Il perseguimento di finalità differenti dall'interesse generale verrebbe individuato immediatamente.

Non si dimentichi poi in generale che il problema del potenziale conflitto di interessi non può riguardare la sola persona del Presidente, ma altresì deve riguardare chiunque assuma responsabilità decisionali, quindi assessori, consiglieri, dirigenti e funzionari regionali. In tale contesto devono essere i partiti, i movimenti, le associazioni, e tutti coloro che in qualche modo esprimono la classe dirigente, i primi ad assumere il ruolo di sentinella posta a vigilare sulla presenza di incompatibilità o di potenziali conflitti di interessi già al momento dell'indicazione dei nominativi delle persone che saranno chiamate a svolgere incarichi in sede politica, amministrativa, dirigenziale nonché di chiunque altro possa adottare atti o provvedimenti afferenti la cosa pubblica.

Riconosciamolo, oggi la politica sotto questo aspetto è deficitaria; è pertanto necessario dotarsi di una sorta di codice etico-comportamentale che di fatto consenta di evitare di cadere in situazioni criticabili o di scarsa trasparenza.

Riflettiamoci, sappiamo bene che nessuna regola o norma di legge proteggerà mai dal rischio di tale eventualità, ogni regola è di per sé aggirabile, mentre non è aggirabile il rapporto con la propria coscienza. In altri termini, quello che vogliamo portare all'attenzione di questa Assemblea altro non è che l'esigenza - più volte richiamata in astratto, ma raramente messa in pratica - di un nuovo corso che dia davvero impulso ai principi dell'etica e della morale che hanno ispirato in passato i padri dell'autonomia.

È auspicabile, per tutto ciò, in primo luogo che l'Esecutivo ricerchi al proprio interno il massimo della collegialità e che contestualmente costruisca un rapporto, a nostro avviso imprescindibile, fiduciario e stretto con l'Assemblea sulla base di una solida considerazione e fiducia reciproca.

Colleghi, oggi non possiamo che plaudire alle iniziative poste in essere dalla Giunta nella sua collegialità, in particolare quella volta ad incaricare degli esperti per la proposizione di un disegno di legge volto a tutelare l'etica pubblica e a prevenire conflitti di interesse. Non di meno il chiarimento introdotto nella delibera contestata dalla mozione odierna rileva che l'intendimento originario e reale del Presidente era, come dovuto a chi si interessa non solo al governo pubblico, ma anche alla giusta leggibilità esterna degli atti di governo, quello di poter coordinare una politica di innovazione tecnologica della Regione, in maniera unitaria e coerente, lasciando a chi di competenza le funzioni di aggiudicazione e di gestione degli appalti.

Forse, e ce lo auguriamo, la mozione di oggi rappresenterà un fatto utile e necessario se servirà a chiarire ed eliminare ogni ombra che possa ostacolare il dialogo e la collaborazione concreta dell'intero Consiglio sui veri problemi della nostra terra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I). Signor Presidente, colleghi, raccontano che qualche giorno fa il presidente Soru in viale Trento si sia irritato con il personale per il cattivo funzionamento del sistema informatico. Vero o falso che sia questo episodio, da solo certamente non basta a sollevare una questione e un dibattito sul conflitto di interessi. Non ci vuole certo molta immaginazione per capire che cosa sarebbe successo se il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avesse avocato a sé, quale Presidente del Consiglio appunto, ogni competenza nel settore radiotelevisivo pubblico sottraendola alla Commissione di vigilanza. Il centrosinistra, tutta l'opposizione in Parlamento, avrebbe gridato allo scandalo e sarebbero fioccate le accuse, accuse pesanti. Per meno, per molto meno, c'è chi parla di colpo di Stato ogni qualvolta questo nostro Governo di centrodestra tocca con una riforma un settore della vita pubblica. In piccole dosi in Sardegna nei giorni scorsi è accaduto proprio questo.

Oggi veniamo a sapere che una nuova delibera ha corretto parzialmente la prima, e l'assessore Dadea ha tenuto a precisare che l'obiettivo è quello di eliminare una dispersione di competenze. Intanto però resta la mossa improvvida, e poco tempestiva, con la quale il Presidente della Regione aveva deciso di portare nell'ambito delle sua diretta competenza la materia del governo elettronico, o E-government se preferite, della Regione, mettendo mano ad una gara pubblica che è giunta ad uno stadio ormai piuttosto avanzato.

Facciamo una premessa, per capirci meglio; il governo elettronico è certamente una necessità in una regione per certi versi arretrata come la nostra, in una regione così vasta geograficamente come la Sardegna. Quindi è assolutamente necessario, anche questo nell'ottica di un federalismo da compiere, che tutti i comuni siano messi in condizione di dialogare con la Regione, con tutte le sue articolazioni. Ed è ancora più necessario che questo sistema sia intelligibile e possa a sua volta dialogare con i cittadini sardi.

Il governo elettronico è destinato a dare certezze e ad assicurare trasparenza, ma certezza e trasparenza del diritto - se sono ancora questi i principi della democrazia e se questo Parlamento soprattutto li vuole ancora sposare - impongono anche che una gara già avviata non possa essere interrotta, che non si cambino cioè, come a volte succede, le regole del gioco dopo che i giocatori hanno già giocato e vinto.

Non è gradita al presidente Soru o al suo governo la cordata di imprese che si è aggiudicata la gara pubblica? Soru o qualcuno per lui lo dicano apertamente, lo dicano qui, adesso, che vengano fatti nomi, cognomi, indirizzi degli avversari. Sono invece altri i sospetti (di parte, sia ben chiaro) che gravano come una cappa plumbea su questa piccola vicenda amministrativa? Bene, sappiamo che esistono altre sedi, sedi giudiziarie, che il sistema democratico da Montesquieu in poi ha deputato a svolgere azioni e funzioni di accertamento e repressione. A quelli si rivolga sempre con nome e cognome e indirizzo chi ha da dire.

Ma, presidente Soru, lei che di gare e di bandi se ne intende, avendo dalla sua certamente una notevole esperienza di impresa e di pubbliche amministrazioni, adotti un metodo chiaro ed univoco, dosando adeguatamente quelle certezze e, io insisto nel dire, quelle trasparenze con le quali lei ha costruito la sua fortuna elettorale e la sfortuna, per me, dei partiti di centrosinistra che hanno vissuto la sua candidatura come un fatto ineluttabile. Questo in cambio di quella redenzione che soltanto il potere e il governo danno. Con la trasparenza e la certezza, in nome delle quali lei dice di agire, ci dica allora presidente Soru quando cesserà ogni funzione dentro la sua Tiscali.

Onorevoli colleghi, io prendo atto dal calendario, e con una certa dose di soddisfazione, che la campagna elettorale è finita e con essa è finito il tempo delle promesse e delle iperboli; su questa battaglia, su questo dibattito, non si gioca soltanto il destino di una gara, aggiudicata ad imprenditori che legittimamente aspirano a realizzare quel che si sono impegnati a fare. Su questa e su altre gare si gioca invece la partita dell'informazione e del controllo delle imprese editoriali che operano in Sardegna.

Io mi ricordo che già in avvio della scorsa legislatura i rapporti fra politica e informazione erano stati oggetto di una violentissima polemica nei confronti di un gruppo editoriale nemico giurato, in quel momento, di alcuni esponenti del centrosinistra e non certamente amico del centrodestra.

Oggi noi, a carte rovesciate, ci troviamo di fronte ad una situazione molto simile; che cosa intendono fare questo Presidente della Regione e questa maggioranza per costruire dei rapporti sereni e rispettosi con tutto il sistema dell'informazione sardo? A questa domanda potremmo anche rispondere con un'altra domanda: questo è un consiglio di amministrazione o è un Parlamento? Perché se è un Parlamento devono essere rappresentati gli interessi di tutti e non si devono, non si possono compiere atti di rappresaglia verso interessi particolari.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, la mozione presentata dall'opposizione si concludeva con la richiesta di revoca, cautelativa e con effetto immediato, della delibera approvata dalla Giunta regionale, che è stata consegnata poc'anzi in Aula, ma il cui contenuto era noto sia ai colleghi dell'opposizione che a quelli della maggioranza.

La prima delibera adottata e anche la successiva di utile, a mio avviso non necessaria, precisazione, trattano un argomento delicato, io credo, e come me Rifondazione Comunista, non per gli aspetti relativi agli interessi delle società che erogano servizi di natura informatica e telematica, ma per gli aspetti relativi alla dimensione non finanziaria di questi ultimi tempi, ma finanziaria e di sforzi compiuti in questi ultimi decenni, per trasformare una Regione che, da questo punto di vista, è nelle sue diverse articolazioni tra le più arretrate d'Italia. A questo stato di cose hanno contribuito anche la ripartizione delle competenze, l'utilizzo dei fondi POR, i contenuti del complemento di programmazione, nonché l'interesse dei burocrati a preservare un insieme di strutture alle quali sono preposti appunto i funzionari che svolgono attività dirigenti. E ognuno di questi funzionari è geloso delle proprie competenze, delle proprie attribuzioni. Noi, all'interno della amministrazione regionale, abbiamo avuto purtroppo, e questo è uno dei danni arrecati dalla legge numero 31 del 1998 e dalla gestione della stessa voluta dal centrodestra nella scorsa legislatura, una proliferazione di dirigenti.

Non se ne parla mai, però la selezione dei dirigenti è avvenuta sulla base di quiz. Abbiamo fatto fare i quiz all'insieme dei funzionari inquadrati nella carriera direttiva, per capire se erano in grado di governare strutture. Nella scorsa legislatura, non abbiamo assunto un dirigente dall'esterno, non abbiamo bandito un concorso, abbiamo promosso tutti i funzionari direttivi che potevamo promuovere. Anche la Corte costituzionale ha bacchettato questo Consiglio regionale su quell'aspetto specifico nella scorsa legislatura, perché si era arrivati a chiedere che il cento per cento dei posti previsti nella qualifica dirigenziale venisse coperto da funzionari direttivi interni all'amministrazione regionale.

La Corte costituzionale ci ha posto il problema di trovargli qualcosa da fare, di dargli strutture da dirigere. Ci siamo inventati allora gli staff, abbiamo aumentato il numero dei componenti gli uffici di gabinetto, abbiamo in definitiva creato un'articolazione confusa, improduttiva ai fini del conseguimento degli obiettivi di tutti i governi, di qualunque segno, del vostro e del nostro!

E quando si pone mano ad una vicenda importante come questa, l'unica cosa che sappiamo e continuiamo a saper fare, tutti, è occuparci dei conflitti di interesse. I conflitti di interesse certo che ci sono, questa è una sede nella quale democraticamente si confrontano interessi diversi, contrapposti, dove ci sono anche i rappresentanti di gruppi economici, di capitalismi e di idee di capitalismo diverso. Io non condivido neanche una idea di capitalismo, ma in quest'Aula c'è anche il titolo per sostenere gli interessi, i bisogni e le aspirazioni del popolo, di quello che non ha capitale, il cui capitale è solo la propria persona e che ha diritto ad avere un sistema informatico, di collegamento, di comunicazione efficiente, che funzioni, finalmente.

La prima delibera in materia fu adottata nel 1979 su proposta dell'allora Assessore degli affari generali Armando Corona; e in questi ultimi venticinque anni i passi fatti in avanti equivalgono a zero, ma i soldi sono stati spesi! Io chiedo se non sia il caso non di fare inchieste, o indagini di vasta portata, ma almeno, e mi pare che questa idea fosse contenuta in qualche misura anche nella prima delibera adottata dalla Giunta Soru, una ricognizione seria della quantità e della qualità degli strumenti informatici e telematici in possesso dell'amministrazione e del sistema più ampio delle autonomie locali, che debbono essere collegati al sistema informativo regionale, e quale sia lo stato di produttività degli interventi già appaltati.

Il sistema informativo del lavoro: cosa ha raccolto, quali dati, che cosa ha promosso, quante base dati sono disponibili? Chiedo quindi che ci sia una ricognizione attenta di questi contenuti e chiedo anche che questa ricognizione attenta venga portata a conoscenza, qualora non ne veda anche la diretta partecipazione tramite le commissioni di merito, di questo Consiglio regionale per capire come si è speso fino ad oggi. Perché non è illegittimo intervenire su appalti e su capitolati che sono stati già approvati, non bisogna stare in una condizione di difesa e dire che si stanno portando via le risorse, no! Bisogna capire se quelle risorse sono state orientate bene, a prescindere dai soggetti che le devono gestire; chi vince gli appalti ha titolo ad eseguirli, ma bisogna capire anche come vengono eseguiti.

Infatti se le informazioni, signor Presidente, su come agire gliele dà qualcuno che non capisce niente (così dico perché così penso), qualche nostro dirigente, qualche pezzo di apparato che non ha esperienza in quelle materie che sono oggetto dell'intervento, il risultato sarà pessimo, perché non può guidare la macchina chi non ha patente e non ha mai toccato un volante.

E questo è il vero problema di tutte queste iniziative, di quelle in materia informatica e telematica e di quant'altro si è appaltato. Per cui, come è giusto che sia, le imprese facciano il loro dovere: partecipino, vincano le gare, eroghino i servizi che gli vengono appaltati, e, da questo punto di vista, massima trasparenza, perché è giusto che sia così, ma non c'è in questo conflitto di interessi. In materia di conflitti di interessi, relativamente al sistema dell'informazione, in Italia, chi più di voi, che oggi siete oppositori, sa? Ed è giusto, onorevole Capelli, che un errore grave a livello nazionale non si ripeta a livello locale, però senza ipocrisie, perché le ipocrisie creano confusione.

Chi vince gli appalti è qualcuno che gareggia, chi esamina le proposte è qualcuno che fa l'interesse della stazione appaltante. Nessun Presidente né di allora né di oggi esamina proposte, lo fanno commissioni nominate, sono commissioni che devono essere attrezzate sul piano professionale e che devono essere, sul piano dei comportamenti, assolutamente integre; e vi sono anche sistemi di controllo. Quindi nessun Presidente partecipa alle procedure di appalto e nessun Presidente e nessun Assessore, può dare indicazioni di questo tipo a chi vi partecipa.

Io ho lavorato, in qualità di funzionario, presso questa pubblica amministrazione, sono stato in molte commissioni, non ho mai subito pressioni, né da destra né da sinistra, perché non ne subivo!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO (U.D.C.). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Presidenti, colleghe e colleghi, intervengo nella discussione di questa mozione perché c'è molta confusione, e credo che gli elementi che porterò nel mio intervento in quest'Aula siano molto importanti per fare chiarezza su questo argomento che in questi giorni ha riempito pagine di giornali, e non solo di giornali.

Inizio intanto sottolineando lo scampato pericolo per l'assessore Dadea, momentaneamente, e continuo leggendo dal bilancio della Regione Sardegna lo stato di previsione per l'Assessorato degli affari generali che, tolta la Direzione seconda, riguardante gli stipendi e le paghe del personale, si compone sostanzialmente di tre aree di intervento per una dotazione finanziaria di 47.613.000 euro.

Questa cifra comprende le competenze 2004 più i residui degli anni precedenti, così suddivisi. Al Servizio secondo, che riguarda attività di supporto alla riforma della Regione, vengono assegnati 273.000 euro; al Servizio terzo, che riguarda il sistema informativo dell'amministrazione regionale, vengono assegnati 46.000.000 euro; al Servizio quarto, che riguarda invece la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, vanno 1.368.000 euro.

La capacità di manovra o di azione o di intervento, chiamiamola pure così, dell'Assessorato degli affari generali si sostanzia, quindi, nel supporto alla riforma della Regione per una cifra ridicola di 273.000 euro, nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, per 1.300.000 euro, unica attività, quindi, di impatto, di peso rilevante, è il sistema informativo dell'amministrazione regionale per circa 46.000.000 di euro.

Quando la Presidenza ha deciso di avocare tutto a sé si è pensato, oltre che alle sorti del sistema informatico locale, anche alle sorti dell'Assessorato degli affari generali? Avete pensato a un nuovo ruolo per l'Assessorato degli affari generali o avevate deciso di lasciarlo come un ramo secco? E leei, Assessore, cosa pensava di fare la mattina arrivando nel suo ufficio? Pensava di passare il tempo a intervenire sulla tutela della salute e della sicurezza degli impiegati regionali, cosa nobilissima e importantissima? Praticamente stava abdicando all'unica attività per cui ha senso che questo Assessorato esista.

Quindi quali sono le ragioni di questa tentata invasione di campo? Qual è il senso, riprendendo le parole dell'onorevole presidente Soru, di questa tentata invasione, tentato scippo che ancora rimane, perché qui leggo, al punto primo dell'ultima versione della delibera, che resta ferma l'istituzione di un nuovo servizio, presso la Direzione generale della Presidenza della Regione, per lo svolgimento di funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento della materia. Quindi che cosa intendete per impulso, per coordinamento e per indirizzo della materia?

Qual è la ragione e il senso di questa anticipazione della riforma della competenza informatica? Perché un frettoloso atto di indirizzo di Giunta, per una riforma che soltanto il Consiglio sovrano potrà determinare se e quando lo vorrà? E quando è scoppiato tutto questo? Non appena si è saputo il risultato della gara. Ho qui una nota, una lettera meglio, con cui la Regione comunica che la commissione giudicatrice ha formato la graduatoria di merito dei progetti presentati. Ho anche un'altra lettera, datata 5 luglio 2004, a firma del dirigente del servizio, che informa l'Assessore in carica, l'allora assessore Pietrino Fois, di aver ricevuto giusto dieci ore prima dell'assegnazione dell'appalto, quando ormai era convocata la seduta pubblica di lettura dei risultati una telefonata direttamente dalla Presidenza della Giunta, nel corso della quale gli era stato intimato di sospendere tutto,.

Quindi, che cosa è successo? Noi lo vogliamo sapere. Perché questa indebita ingerenza della Presidenza nelle attività amministrative ordinarie? Compito che, come ben sappiamo e come ben sapete, la legge assegna esclusivamente ai dirigenti e certamente non consente a nessun politico di fare telefonate di ingerenza negli atti di gestione ordinaria, impedendo, senza una motivazione apparente, a un funzionario o a un dirigente di compiere atti che sotto il profilo giuridico-amministrativo sono dovuti, come l'atto ultimativo appunto di chiusura di un procedimento così importante.

Che cosa è successo quindi? Perché questa fretta? Ci sono anomalie nella gara che noi non conosciamo? In questo caso però le vogliamo conoscere. Non ci piace o non piace il risultato della gara? Vogliamo sapere anche questo.

Pertanto comunico che il Gruppo di Alleanza Nazionale depositerà una richiesta formale di accesso agli atti di gara per fare veramente chiarezza su questa vicenda, una vicenda che soprattutto merita di essere discussa in quest'Aula, così come oggi noi stiamo facendo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signori Presidenti, componenti della Giunta, colleghi e colleghe, la presentazione della mozione che oggi siamo chiamati a discutere è stata motivata dalla necessità di fugare ogni dubbio e perplessità sorti all'indomani della seduta della Giunta regionale del 20 luglio scorso nella quale si è adottata la delibera sull'informatica. Ma oltre questo, credo che il discorso si stia facendo molto più ampio e che oggi, chi di competenza sarà chiamato a dare giuste informazioni in merito.

Vorrei però subito sgombrare il campo dal fatto che si possa pensare che dietro questa iniziativa si celi una mera strumentalizzazione di natura politica da parte dei consiglieri che hanno sottoscritto la mozione. Si è infatti ravvisata l'urgenza di fare chiarezza su una questione così delicata e complessa, qual è il conflitto di interessi che si riferisce direttamente alla figura del Presidente della Giunta, che è il massimo garante della istituzione che rappresenta. In questo modo si vuole impedire che nel prosieguo della legislatura la mancanza di un chiarimento di fondo sul problema del conflitto di interessi possa compromettere un sereno e fattivo confronto tra istituzione consiliare ed Esecutivo.

Ed è proprio con questo spirito, signor Presidente, che le chiediamo di dare in questa sede il massimo contributo di chiarezza al fine di sgombrare il campo dai tanti punti oscuri che riguardano un importante settore della vita pubblica. Noi quindi non poniamo la questione perché spinti da una insana curiosità di conoscere i retroscena privati che riguardano la sua attività imprenditoriale, ma per svolgere il compito di controllo e sindacato sulla sua Giunta che è proprio del nostro ruolo istituzionale.

Due, anzi tre sono i fatti, a mio avviso, che hanno suscitato le polemiche di questi giorni. Il primo riguarda la delibera adottata nella prima seduta ufficiale della sua Giunta, attraverso la quale ha avocato alla Presidenza della Giunta la competenza in materia di informatica; il secondo è la delibera adottata dall'Assessorato del lavoro per estendere detta delibera, con ulteriore impegno di spesa, ad un'associazione d'imprese già destinataria del mandato; e infine il terzo punto, ancora non chiarito, riguarda la sospensione della gara già avviata e quasi conclusa poiché praticamente mancava e manca solo l'apertura delle buste.

La partita è quindi già iniziata e, praticamente, si tratta di vedere come andrà a finire questa vicenda; ma, se ci sono dei problemi, credo che sia un diritto di questo Consiglio conoscerli

Per quanto riguarda il primo punto i dubbi riguardano il fatto che la delibera, poi modificata sulla base di diverse dichiarazioni, anche a seguito di una conferenza stampa convocata dal Presidente, smentisce clamorosamente il dettato della legge numero 1 del 1977 sulla organizzazione amministrativa della Regione sarda. Infatti tale legge, nella fattispecie all'articolo 5, richiama il principio della collegialità, all'articolo 9 sancisce il principio delle competenze in materia e infine, all'articolo 11, stabilisce le competenze specifiche dell'Assessorato degli affari generali.

Oggi noi abbiamo sentito dalla voce dell'Assessore competente, Dadea, che c'è stata una ulteriore modifica e che praticamente si è istituito un nuovo servizio per il coordinamento di tutti questi Assessorati che oggi trattano questa materia. Per dire la verità, da parte nostra siamo parzialmente soddisfatti perché noi, signor Presidente, volevamo che lei facesse un passo indietro. In questo modo lei ha fatto mezzo passo indietro perché, certamente, non ha sottratto la competenza agli Assessorati interessati, però si è inserita anche la Presidenza e non si capisce fino a che punto ci può essere l'interferenza della Presidenza della Giunta regionale su questa materia che, comunque, fin quando non ci sarà una modifica della legge rimane in capo agli Assessorati competenti.

Questo aspetto non è ancora assolutamente chiaro, e vorremmo sapere anche se le buste verranno aperte, dato che mancava solo questo atto per stilare la graduatoria definitiva. Bene, non sappiamo se le buste verranno o non verranno aperte, ce lo diranno, così come non sappiamo se verranno aperte nella sede dell'Assessorato degli affari generali, che attualmente è competente in materia, se verranno aperte alla presenza soltanto dei funzionari dell'Assessorato degli affari generali o se ci saranno altre presenze.

Questi sono aspetti che in questo dibattito credo debbano essere completamente chiariti, non per la morbosa curiosità di conoscere le cose da parte di questo Consiglio regionale, ma solo per un fatto di trasparenza, di chiarezza che credo debba caratterizzare i lavori della Giunta e soprattutto di questo Consiglio regionale.

Quindi noi diciamo che le competenze vanno stravolte quando c'è un atto legislativo che permetta di farlo, altrimenti bisogna aspettare il tempo in cui questo potrà essere possibile; e comunque in tutti noi vi è il legittimo sospetto che la fretta che ha messo nel suo agire possa essere in qualche modo legata alla sua doppia qualità di Presidente della Giunta regionale e di imprenditore, e quindi alla sua qualità di presidente e azionista di maggioranza della società Tiscali.

La campagna elettorale, signor Presidente, è finita ed è giunto il momento di tradurre le promesse, come quella di eliminare qualsiasi possibile conflittualità che possa intralciare il normale esercizio del suo mandato, in fatti. Io ho sentito anche in alcuni interventi della maggioranza sottolineare l'importanza dell'eliminazione del conflitto di interessi, una condizione posta anche all'inizio della legislatura,. Mi pare che questo non sia stato ancora fatto e noi vorremmo sapere quando verrà fatto.

E non basta, signor Presidente, affermare che la società della quale ella è Presidente ha prodotto in Sardegna solo l'1 per cento del suo fatturato. Si tratta di una questione morale di fondo e di un principio che va salvaguardato. In questo senso l'1 per cento vale quanto il 50 o il 100 per cento del fatturato, perché non è il problema che sia poco o molto, il problema è che c'è. Noi vorremmo chiarire soprattutto questo aspetto.

Quindi sulla mancanza di collegialità sospendo il giudizio anche perché saranno gli atti successivi in materia che ci diranno qualcosa in più, però non posso non sottolineare il fatto che il vanto della nostra specialità si fonda sull'autonomia di cui godono i nostri Assessorati e sulla concertazione e sul confronto democratico che contraddistingue i rapporti tra il Presidente che coordina e i suoi Assessori.

Ho molto apprezzato i suoi riferimenti alla necessità di tutelare la salvaguardia dell'ambiente, ma il riferimento, ad esempio, agli impianti eolici mi trova alquanto perplesso per tutta una serie di motivazioni di ordine generale che riguardano il problema energetico, ma anche perché, voglio dire, questa preoccupazione mi pare che abbia due pesi e due misure. E le segnalo il caso su cui lei, forse, ha qualcosa da dirci in quest'Aula; mi riferisco alle antenne H3G per la telefonia mobile che tanto malessere e preoccupazione stanno sollevando tra le popolazioni interessate per i possibili danni causati sia alla salute delle persone, legati al proliferare dei tralicci, sia alle bellezze naturali.

Ebbene, per quanto si può leggere sul sito Internet, il nucleo originario H3G nasce da Andala UMTS S.p.A., inizialmente partecipata al 90 per cento da Tiscali e al 10 per cento da Franco Bernabè, rispettivamente amministratore delegato e Presidente della società. Se ciò corrisponde al vero, non si tratta di un altro possibile caso di conflitto? Chiaramente io non conosco quale sia l'evoluzione ultima di questa società, però la situazione era questa.

Sempre per amore di chiarezza dovrebbe ragguagliarci in merito alla sospensione della delibera del progetto E-government Sardegna e quindi qual è la prassi che ha seguito e quale finalità lei vuole perseguire.

Infine c'è un'altra questione che riguarda la delibera dell'Assessorato del lavoro nella quale si aumenta del 50 per cento lo stanziamento previsto; perché invece non è stata bloccata anche questa delibera?

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, con queste percentuali, lei ha superato del 20 per cento il tempo concessole, concluda.

LADU (Fortza Paris). Mi chiedo, e chiudo, se questi fatti corrispondono al vero e se lei, signor Presidente, nella doppia veste di Presidente della Giunta regionale e della Società Tiscali, non ravvisi gli estremi per un palese conflitto di interessi. Pertanto, io chiudo Il mio intervento aspettando serenamente le dichiarazioni che lei vorrà fare in quest'Aula.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Ladu, le chiedo scusa ma io non vorrei essere costretto a interrompervi mentre parlate. Faccio affidamento quindi sulla vostra capacità di autoregolamentarvi. Si può concedere di andare oltre di qualche secondo, non si possono usare tre minuti in più.

LADU (Fortza Paris). Chiedo scusa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri; il mio intervento sarà brevissimo, molto meno di dieci minuti anche perché gli elementi contenuti nella mozione presentata dal centrodestra sono deboli e privi di un'analisi chiara su una materia fondamentale per lo sviluppo in Sardegna.

Il rinvio chiesto questa mattina in Aula dal centrodestra per conoscere gli atti della Giunta, è irrilevante, a mio giudizio, ai fini della discussione poiché il Consiglio è stato convocato in quanto l'opposizione fin dalla prima seduta consiliare, con la presentazione della mozione che ha dato vita all'ordine del giorno, chiedeva che nella predisposizione del primo atto della Giunta non vi fosse un conflitto di interessi tra il Presidente Soru e la Regione Sardegna o un'irregolarità nell'assumere a sé tale materia.

La mozione sostiene che la Regione Sardegna ha avviato da tempo un importante percorso di promozione della società dell'informazione, volto a dotare il sistema produttivo pubblico e privato delle più moderne tecnologie informatiche. Tali presupposti sono fondamentali per lo sviluppo economico di un moderno modello formativo e di una efficiente azione amministrativa. L'avvio di questa procedura è avvenuta quando il Presidente Soru non era ancora impegnato in politica, quindi non vi è nessuna responsabilità nella conduzione di questo progetto politico, dal punto di vista procedurale, né del Presidente né tanto meno di questa maggioranza.

Alcuni progetti, si dice nella mozione, sono già stati avviati secondo queste modalità, mediante risorse finanziarie statali, regionali e ultimamente tramite i fondi del Por; il riferimento è in particolare al Progetto Marte d'informatizzazione e elaborazione dati del sistema scolastico isolano. Rispetto a questo però, a distanza di tempo, nessuno di noi in questo Consiglio è in grado di capire a che punto siano questi progetti, come siano stati utilizzati i fondi, quali ricadute vi siano state nei territori.

E' chiaro quindi, a nostro giudizio, e questo è anche contenuto nella seconda delibera presentata dalla Giunta, che è necessario avviare in tempi brevi un'indagine conoscitiva seria su scala regionale;in questo modo io però ho inteso anche il primo intervento del Presidente Soru concretizzato nella prima delibera di Giunta. L'indagine, a nostro giudizio, deve altresì servire a capire meglio quali siano le reali esigenze in Sardegna per quanto riguarda l'applicazione di un serio progetto di sviluppo sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, elementi però - lo ricordava anche il consigliere Uras - già presenti anche nella prima delibera di Giunta presentata dal Presidente Soru.

È vero che la legge regionale numero 1 del 1977 indica l'Assessore degli affari generali come competente in materia, ma è altresì vero che tale materia - l'ha chiarito bene nel suo l'intervento l'assessore Dadea - investe per competenze altri Assessorati come il lavoro, gli enti locali, la pubblica istruzione e quindi è fondamentale, diventa fondamentale per questa ragione un coordinamento interassessoriale, se è necessario con dipartimenti che devono far parte di quel coordinamento per avviare un lavoro unitario negli intenti con il Presidente che, a mio giudizio, svolge compiti di indirizzo generale e non perché esperto in materia e non perché abbia un interesse personale, e non per una morbosa curiosità, ma perché Presidente della Giunta regionale chiamato dagli elettori a svolgere compiti di controllo e di indirizzo.

Questa è materia complessa sulla quale questo Consiglio è chiamato a un confronto serio, che non può essere un confronto demagogico per attaccare il Presidente sui vari conflitti di interessi, dal quale scaturiscano gli elementi fondamentali per la costruzione di un sistema moderno dell'informazione e della comunicazione che permetta alla nostra Regione di uscire dall'isolamento e di mettersi al passo con i paesi progrediti del resto d'Italia e d'Europa.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà. Questo è l'ultimo intervento della mattinata.

CUGINI (D.S.). Parla da liberale e non da liberista.

VARGIU (Rif.. Sardi). Onorevole Cugini, le regalerò un libro dove c'è la differenza, così finalmente lei potrà parlare avendo coscienza di quello che dice.

Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che il ragionamento di oggi possa continuare sulla falsa riga della irritualità introdotta, all'interno di quest'Aula, durante le dichiarazioni programmatiche del Presidente; io credo cioè che anche sull'argomento trattato nella mozione presentata dalla minoranza si possa ragionare partendo dal presupposto che in quest'Aula vi è ancora la necessità di conoscersi. Ovviamente la "conoscenza" cui mi riferisco non riguarda le persone, ciascuno di noi, ma riguarda i rapporti tra i partiti, è quindi una conoscenza di carattere prettamente politico. Tenendo conto di questa premessa noi Riformatori, anche in fase di presentazione della mozione oggi in discussione, abbiamo sottolineato che non era tanto la questione "conflitto di interessi" che ci preoccupava, e che ha reso necessaria l'apposizione della nostra firma in calce alla mozione, quanto altre questioni comunque correlate agli atti di cui si parla nella mozione odierna, sui quali avremmo voluto avere maggiore chiarezza da parte del Presidente e sui quali pertanto rivolgiamo al Presidente e alla sua Giunta, anche nella giornata odierna, gli interrogativi contenuti all'interno della mozione.

Noi partiamo perciò dalle argomentazioni che sono state portate avanti nel corso della campagna elettorale da questa maggioranza che si appresta a governare la Sardegna e, in particolare, dal Presidente, che ha incarnato in modo diverso questo ruolo rispetto ai candidati Presidenti delle scorse legislature per via di una legge diversa. E queste argomentazioni, una parte delle quali noi condividiamo, oggi, però, gravano in maniera pesante e importante su quest'Aula.

Il Presidente, durante la sua campagna elettorale, meglio, durante la fase in cui ha proposto o in cui qualcuno ha proposto la sua candidatura, ha svolto alcune considerazioni sul sistema dei partiti e sulla crisi di questo sistema; considerazioni che da parte nostra sono condivise, almeno in una certa misura e nella parte costruttiva. Ha sottolineato parecchie volte la tendenza all'autoreferenzialità del sistema dei partiti, la tendenza che i partiti hanno ad agire secondo un meccanismo che sfugge al controllo dell'opinione pubblica, che pure dovrebbe essere il controllore diretto dei partiti politici.

Il Presidente ha sottolineato - quando era soltanto candidato a Presidente - come tante volte il cittadino abbia la sensazione che il sistema dei partiti si comporti come un sistema impazzito, come un sistema non più collegato alla società civile da cui promana, un sistema che trova al proprio interno compensazioni e ragioni di esistenza; ragioni e compensazioni che, però, difficilmente sono comprensibili a chi sta fuori, alla società civile appunto.

Il Presidente ha rimarcato la tendenza dei partiti, del sistema dei partiti nel suo complesso a considerarsi un sistema legibus solutus, un sistema cioè che riconosce solo le proprie regole . A questo ragionamento che, ripeto, in una certa misura rispecchia gli ideali dei Riformatori e pertanto può essere condiviso anche da noi, il Presidente unisce uno spirito di moralizzazione, uno spirito etico nella politica che ha costituito parte importante delle sue dichiarazioni programmatiche e ha costituito il famoso "senso del progetto", sul quale tutti quanti noi, richiamati dalla capacità di affabulazione che il Presidente ha avuto sull'argomento specifico, ci siamo soffermati e abbiamo ragionato.

Questo spirito di moralizzazione, io l'ho già detto - per quanto possa valere - durante l'intervento svolto nel corso del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche, che è lo spirito che fa arrivare un Presidente della Regione, senza coliche renali, alle sei e mezzo in un ospedale cittadino, o che lo induce a consigliare ai suoi Assessori di recarsi a piedi al proprio posto di lavoro.

Ma tutti questi segnali, che sono in realtà dei segnali piccoli, chiunque di noi lo può capire, espressioni di questo spirito moralizzatore, ovviamente non avrebbero un significato particolare se non avessero come riferimento importante, quel forte spirito di cambiamento, quel forte spirito etico che noi abbiamo colto nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente.

Quindi, se tutto questo è, è assolutamente evidente che colui che si è presentato in campagna elettorale, insieme ad uno schieramento, portando avanti, contemporaneamente, un discorso di moralizzazione e di cambiamento rispetto al meccanismo consolidato del sistema dei partiti, e quindi ha chiesto ai cittadini fiducia su questo tipo di battaglia, beh, è assolutamente evidente che colui che al massimo grado rappresenta questo schieramento, cioè il suo Presidente, è massimamente più di tutti gli altri tenuto al rispetto, alla garanzia, al totale ossequio delle regole della Regione Sardegna.

Mi riferisco alle regole all'interno delle quali noi ci muoviamo, le norme scritte e quelle non scritte che rappresentano il nostro patrimonio culturale di riferimento, la cornice all'interno della quale devono essere svolte le nostre azioni a garanzia di ciò che tutti facciamo e a garanzia che possa essere esercitato il controllo su ciò che noi facciamo.

Noi Riformatori abbiamo apprezzato, lo dico onestamente, la delibera di rettifica assunta dalla Giunta ieri; l'abbiamo apprezzata perché chi rettifica dimostra di essere disponibile ad ascoltare le ragioni di chi sta sostenendo che in ciò che è stato fatto si può ravvisare qualche elemento di perplessità, qualche elemento di errore, qualche elemento di non corretta valutazione dei fatti. L'abbiamo apprezzato perché preferiamo una Giunta collegiale rispetto a una Giunta monocratica, ma tutto sommato il problema della collegialità sarebbe più un problema vostro che nostro, ma l'abbiamo apprezzato perché il fatto che ci sia una rettifica significa che tutto sommato le obiezioni e le perplessità che sono state avanzate dalla minoranza, sostanziate nella mozione, non erano totalmente campate in aria.

Nell'apprezzare questa rivisitazione delle proprie azioni, compiuta dalla Giunta nella delibera adottata ieri, noi ci riallacciamo a un altro passaggio importante delle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru, e cioè il passaggio sulla conoscenza. Noi siamo convintissimi, sicuramente lo siamo da prima che il presidente Soru si impegnasse all'interno dell'agone politico, che la conoscenza sia il vero valore aggiunto negli anni che verranno, il vero volano di sviluppo della Sardegna, la vera chance attraverso cui i sardi potranno agganciare al mondo i loro destini.

Però la conoscenza è sfaccettata, è articolata, ha tante e diverse angolature; una di queste è la conoscenza degli stessi atti amministrativi da parte dei consiglieri regionali, ma anche da parte di tutti i sardi, il presidente Soru l'ha sottolineato nel suo intervento.

Io credo che i Riformatori, in questo senso, sempre prima del presidente Soru, ma solo perché il presidente Soru tardivamente è approdato alla politica, avessero dato già un segnale in questo senso. Sul sito Internet dei Riformatori, per tutti gli anni in cui ha governato il centrodestra sono comparse, ventiquattro ore dopo che la Giunta le aveva assunte, fruibili da tutti i sardi, le delibere di Giunta, appunto.

Io spero e penso che il Presidente della Regione Sardegna possa essere in grado di rendere fruibili gli atti amministrativi che vengono assunti dalla sua Giunta con una celerità forse anche maggiore rispetto a quella che i Riformatori hanno posto in essere sino a quando hanno avuto responsabilità di Giunta.

Io sono convinto, ma il Presidente l'ha già detto, che sia un'intenzione che diventerà realtà in pochissimo tempo; così come sono convinto che se l'atteggiamento della Giunta e del Presidente sarà improntato alla collaborazione, alla disponibilità nella conoscenza, al confronto, alla capacità di fare anche un passo indietro laddove convinconsi capisca che questo è necessario, ci potranno essere utili elementi di confronto in quest'Aula nel rispetto delle parti reciproche, ma nella consapevolezza che il ragionamento aiuta a commettere meno errori e aiuta probabilmente lo stesso presidente Soru a non avere necessità di rettifiche come in questo caso.

PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Vargiu chiude i lavori della mattinata. Il Consiglio è riconvocato per questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

Ricordo ai colleghi che ci sono ancora otto iscritti a parlare, poi ci sarà la replica del Presidente e l'eventuale replica del relatore. È stato presentato anche un emendamento e, naturalmente, dobbiamo considerare i tempi per le dichiarazioni di voto e per la votazione della mozione stessa o di un ordine del giorno eventuale. Prego quindi i colleghi di essere puntuali alle 16 e 30 perché dovremmo concludere i lavori nella serata.

La seduta è tolta alle ore 13 e 20.