Seduta n.8 del 30/07/2004 

VIII SEDUTA

Venerdì 30 luglio 2004

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 10.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 28 luglio 2004 (5), che è approvato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

La Spisa (F.I.). Non ho sentito la data della seduta, è quella di ieri sera?

MANCA. No, è la seduta del 28 luglio 2004.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che il consigliere regionale Nicola Rassu ha chiesto congedo per la seduta del 30 luglio 2004. Se non ci sono opposizioni da parte dei colleghi, il congedo s'intende accordato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che sono stati costituiti, in base alle richieste dei singoli consiglieri, i seguiti Gruppi consiliari: Gruppo Democratici di Sinistra con Presidente Siro Marrocu; Gruppo La Margherita con Presidente Antonio Biancu; Gruppo Forza Italia con Presidente Giorgio La Spisa; Gruppo Progetto Sardegna con Presidente Stefano Pinna; Gruppo U.D.C. con Presidente Giorgio Oppi; Gruppo Rifondazione Comunista con Presidente Paolo Antonio Licheri; Gruppo di Alleanza Nazionale con Presidente Mario Diana; Gruppo dei Riformatori Sardi con Presidente Pierpaolo Vargiu; Gruppo Fortza Paris con Presidente Silvestro Ladu.

Si precisa che le richieste di costituzione in deroga dei Gruppi S.D.I.-Socialisti Uniti e A.P.-U.D.R. stante la lettera dell'articolo 20, quarto comma del vigente Regolamento interno non possono essere accolte, pertanto i consiglieri Giuseppe Atzeri, Giuseppino Balia, Carmelo Cachia, Maria Grazia Caligaris, Oscar Cerchi, Mario Floris, Giuseppe Giorico, Raimondo Ibba, Sergio Marracini, Pierangelo Masia, Adriano Salis, Beniamino Scarpa, Salvatore Serra confluiscono nel Gruppo Misto.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni che sono giunte alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle procedure di appalto di servizi e progetti SIL (Sistema Informativo del Lavoro)". (3)

"Interrogazione LADU - ONIDA - MURGIONI, con richiesta di risposta scritta, sull'estensione della delibera per il 'Sistema informativo per il Lavoro'". (4)

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Bene colleghi, iniziamo i nostri lavori con la prosecuzione della discussione delle dichiarazioni del Presidente della Giunta. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Vorrei intervenire un attimo sul Regolamento.

PRESIDENTE. Prego onorevole La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Dunque, ieri sera la seduta si è conclusa con il primo intervento per fatto personale in questa legislatura. Lo dico, tra l'altro all'inizio seduta, l'Aula è abbastanza vuota, non sono al momento presenti i giornalisti, non voglio fare, Presidente, polemica pretestuosa, pongo il problema per una questione di metodo, di principio e di precedente che non può essere, credo, utilizzato per il proseguo dei lavori. In applicazione dell'articolo 79, io credo che si debba consentire certamente l'intervento per fatto personale a fine seduta, quando il fatto personale, quindi l'essere intaccato oppure il sentirsi attribuire opinioni contrarie, avvenga nel corso della discussione. Ma se durante questo intervento qualche consigliere ritiene sussista a suo sfavore una di queste fattispecie che gli consente di chiedere la parola per fatto personale, la parola deve essergli data alla fine della stessa seduta. Io credo che questo risponda alla corretta lettura dell'articolo, ma anche alla prassi, per quanto io ho visto e credo che anche lei che non è un neofita avendo già nella scorsa legislatura presieduto quest'Aula, possa constatare. Credo, tra l'altro, che questo attenga ad una semplicissima, banale esigenza di equilibrio fra una versione dei fatti e l'altra, ovviamente lo stesso articolo dà la possibilità di evitare che questo uso dell'articolo 79 possa introdurre argomenti estranei a quel fatto, poiché appunto dà la possibilità al Presidente di giudicare sulla sussistenza del fatto personale, poi eventualmente all'Aula, qualora il consigliere insista. Grazie.

PRESIDENTE. Io penso che il Regolamento sia stato interpretato alla lettera e anche secondo la prassi. Non è mai stata prassi di quest'Aula innescare una escalation di interventi per fatto personale a cui succede una replica. Ieri alcuni consiglieri - non il consigliere che poi ha chiesto di replicare per fatto personale - hanno sollevato questioni chiedendo conto al Presidente di un episodio accaduto ad un altro collega e chiedendogli di giustificarsi in Aula, il Presidente ha chiesto la parola per fatto personale, parola che gli è stata accordata al termine della seduta. Un altro consigliere, non quelli che hanno sollevato la questione, ha ritenuto di dover replicare per fatto personale, credo che se tale richiesta verrà riproposta il sottoscritto che presiede l'Aula questa mattina valuterà se esistono le condizioni per essere accolta, oppure si rimetterà all'Aula. Questa è una prassi ordinaria per evitare che poi da una replica all'altra...

(Interruzioni)

Quando gli interventi per fatto personale vengono richiesti all'interno di una discussione, non dopo. Non è mai accaduto diversamente, onorevole La Spisa.

(Interruzioni)

Sì, sì, chiederemo l'interpretazione degli uffici, per il momento l'interpretazione del Presidente è questa.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche

del Presidente della Regione

PRESIDENTE. Proseguiamo ora la discussione delle dichiarazioni del Presidente della Regione È iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signori Presidenti, onorevoli colleghi, vorrei fare intanto una considerazione in linea generale, che non è certamente riferita all'inizio dei lavori di stamane, quando solitamente l'Aula tarda un attimino a riempirsi, ma è riferita invece ai giorni scorsi: guardando i banchi dei consiglieri del centrodestra devo rilevare che c'è di fatto una continuità comportamentale rispetto alla scorsa legislatura, anche allora i loro banchi erano spesso desolatamente vuoti. Erano vuoti i banchi dell'Aula, erano vuote le Commissioni consiliari.

Poi vorrei fare un'osservazione, lei, Presidente Soru, ha reso in Aula dichiarazioni che ha definito irrituali, ma anche fuori dall'Aula ha reso altre dichiarazioni che secondo me hanno valore formale, proprio in quanto rese dal Presidente della Regione. E quanto ha affermato, Presidente, sia in Aula che attraverso stampa, ha sicuramente creato un profondo disagio fra i consiglieri di opposizione. In primo luogo per la rottura con il passato, perché sotto il profilo pure formale, è sicuramente un atto di discontinuità, ma soprattutto lei Presidente nei banchi dell'opposizione ha creato disagio per altre due affermazioni che pesano come macigni. Pesano come macigni perché in Sardegna, è vero, le parole sono pietre; non c'è, così come ha detto l'onorevole Sanna di A.N. ieri, l'insostenibile leggerezza dell'essere di Calvino, c'è la pesantezza metaforica dell'essere di Italo Calvino, che naturalmente è anche coerenza. Allora, torniamo al contenuto delle due affermazioni. La prima affermazione fatta fuori dall'Aula, ma importante, è stata: "Mi hanno eletto anche per dare fastidio". Anche in questo caso, naturalmente, il centrodestra dà un'interpretazione letterale delle affermazioni, non leggono, ma non per incapacità, né per volontà, la metafora e leggono invece, signor Presidente, in quella affermazione: "Sono stato eletto per fare dispetti". Ma intimamente, siccome si tratta di colleghi intelligenti e nei confronti dei quali nutriamo profondo rispetto, sappiamo che ciò che di fatto li disturba è che l'affermazione "dare fastidio" di fatto significa rottura col loro passato politico, significa cancellazione dei privilegi, significa ripristinare metodi coerenti e legali anche per il reclutamento del personale.

L'onorevole Cugini, ieri o avantieri, nell'intervenire in Aula ha richiamato un caso riferito ad un ente particolare, l'Istituto Sperimentale del Sughero di cui nulla so, per cui non mi ci addentro. Ma, onorevoli colleghi, nell'arco della scorsa legislatura e persino nella sua fase conclusiva, è vero o non è vero che sono stati posti in essere contratti e assunzioni che di regolare non hanno alcunché? Ma questa è stata sempre la metodica che ha ispirato le giunte a partire da quella dell'onorevole Floris, per continuare con quella dell'onorevole Pili e per finire con quella dell'onorevole Masala. Se ciò non rispondesse a verità, spiegateci almeno che cosa è avvenuto al Centro di programmazione. Siamo curiosi e pensiamo di avere il diritto di saperlo. Troppi sarebbero i richiami da fare e mi scadrebbe il tempo, ce ne sono tanti.

La seconda affermazione, Presidente, che ha dato fastidio riguarda l'esigenza di coniugare, io direi di riconiugare, l'etica con la politica, cioè di dare garanzie ai cittadini, di ispirare l'intero agire politico alla trasparenza. Presidente, un suggerimento amichevole: per coniugare etica e politica lei non deve fare il settanta, l'ottanta, il novanta per cento delle cose che il centrodestra ha fatto nella passata legislatura, faccia l'esatto contrario e sarà facile coniugare etica e politica.

Poi, Presidente, quelli più corretti e coerenti fra quanti sono intervenuti dei consiglieri del centrodestra hanno, bontà loro, dato un attestato di legittimità alle sue attività private che, a parer loro, avevano bisogno di un attestato di legittimità reso pubblicamente in Consiglio regionale. Ma questi sono stati i più buoni, tra virgolette, perché poi ci sono stati alcuni, anche abbastanza livorosi, che hanno cercato di trasformarla da Presidente in imputato, chiedendo a lei conto di tutto e su tutto, emettendo sentenze inappellabili di condanna, mentre altri sono gli imputati; al di là delle condanne, lei era e resta il Presidente della Regione Sarda.

E in sintonia con il criterio delle lamentele, dicono di aver chiesto copia di una delibera di Giunta, quella sull'E-government per intenderci, e di non averla ancora ottenuta per le vie ordinarie, intanto dicono di averla ottenuta, però non per le vie ordinarie. Presidente, lei ha sempre dichiarato di voler dimezzare i tempi della trasmissione degli atti rispetto a prima; Presidente, non deve dimezzarli, se lei li dimezzasse nell'arco del quinquennio presumibilmente non riuscirebbe a trasmetterci alcuna delibera, perché nessuna delibera da loro in passato ci è stata trasmessa, ne abbiamo chiesto e tante sulle convenzioni, sulle assunzioni e abbiamo avuto rassicurazioni condite con minacce "Ah sì, renderemo tutto pubblico, pubblicheremo le convenzioni fatte da noi, ma pubblicheremo le convenzioni fatte dalla Regione negli ultimi quindici anni". Presidente, sappia che stiamo ancora attendendo quelle pubblicazioni e quei dati, quindi non dimezzi i tempi, vada più in là, dimezzandoli non otterremo assolutamente nulla.

E poi a loro è apparso ovvio che lei abbia indicato nel lavoro la prima priorità, e hanno detto: "Questa è un'ovvietà, un'ovvietà assoluta, chi non lo comprende, l'abbiamo sempre detto anche noi". L'avete sempre detto, ma quanta fatica abbiamo sempre fatto per garantire i progetti per il lavoro! O c'era bisogno di ulteriori atti di osservazione attraverso un fantomatico osservatorio, o non c'erano danari in cassa, ma i danari in cassa in ogni caso per altre cose, evidentemente, venivano trovati, e quando non c'erano si ricorreva sempre ai mutui. Sarà difficile davvero, Presidente, inventare progetti che garantiscano il lavoro in Sardegna ahimè e ahinoi! Non invidiamo l'assessore Pigliaru che tra qualche settimana sarà chiamato a predisporre l' assestamento di bilancio e che ben sa, quanto noi e più di noi, a quali difficoltà potrà andare incontro perché ci hanno lasciato una Regione totalmente dissestata, con undicimila miliardi di debiti di vecchie lire. Nonostante ciò lamentano il fatto che non c'è chiarezza di percorso nell'affermare che il primo impegno della Giunta regionale è per il lavoro. Bene, a noi va già bene questa affermazione, è importante che venga fatta, è importante che coerentemente tutti assieme perseguiamo questo obiettivo.

Ho apprezzato la dichiarata volontà di esaltare, non di contrapporre, i rapporti fra i due massimi livelli istituzionali Giunta - Consiglio, ma, Presidente, non deve salvaguardare il rapporto che c'è, perché questo Consiglio non ha legiferato nel passato o ha legiferato in misura nettamente inferiore rispetto a prima, deve lavorare per ricostituirlo con la consapevolezza che nella coalizione Uniti per l'Ulivo ci sono, è vero, è certamente vero, sentimenti e ragioni politiche diverse, ma queste differenze non è vero, come è stato affermato, che costituiscono un limite e che sono un impedimento, ma rappresentano invece uno dei motivi di esaltazione. Quelle differenze rappresentano un valore, un valore che va costituito perché la sintesi politica diventi poi una comune ricchezza.

L'avevano detto anche in passato e non si è verificato, ma questa che stiamo vivendo io voglio ben sperare che davvero sia la stagione delle riforme; va sicuramente ricontrattato in maniera forte il rapporto sia con lo Stato da un lato, che con la Comunità Economica Europea dall'altro e non è solo un problema di permanere nell'Obiettivo 1, quello è un pezzo del problema, presumibilmente non attuabile, ma il problema è quello di stabilire una reale capacità contrattuale nei confronti di tali istituzioni in modo che una serie di impedimenti, anche allo sviluppo di attività nelle quali abbiamo profonde radici, vengano contenuti od eliminati.

È di ieri, Presidente, l'attentato alla nostra Costituzione; stiamo preparando una mozione perché lei si faccia carico nei confronti dello Stato di un intervento teso ad evitarlo. Come ha denunciato l'onorevole Maturandi, la modifica della II parte della Costituzione in discussione porta all'annullamento della nostra specialità ed omologa la Regione sarda, regione a Statuto speciale, a tutti gli effetti, alle regioni a Statuto ordinario. Come? Attraverso un emendamento. Un emendamento presentato nello scorso lunedì dalla Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati. Di fatto, dice l'onorevole Maurandi, e così è, si tratta della sospensione di validità degli statuti e della cancellazione dell'autonomia speciale e aggiunge che qualcuno si è assunto questa grave responsabilità e va denunciato che fra i firmatari di questo emendamento c'è l'onorevole Gianfranco Anedda di A.N..

Noi, Presidente, nel predisporre la mozione lo facciamo con lo spirito che lei diventi custode di quei valori, custode di quell'autonomia e concorra con la sua attività e con la forza contrattuale che le deriva dall'essere Presidente di questa Regione, ad arricchirla e non a mortificarla in un corretto rapporto con lo Stato che porti ad annullare un emendamento che non è stato concordato con la Regione sarda. Questo è un fatto assolutamente umiliante.

Poi dovremo, se questa è la stagione delle riforme, parlare di Statuto. Su questo argomento voglio dire immediatamente la mia opinione e visto, signor Presidente del Consiglio, che siamo transumanti verso il Gruppo Misto, naturalmente l'opinione che esprimo è un'opinione personale, ma per quanto ne so è condivisa dagli altri colleghi dello S.D.I.-Socialisti Uniti. Se vogliamo che trovi attuazione concreta la riforma dello Statuto, non dobbiamo inventarci nessuna Assemblea costituente, che sarebbe lo strumento per uccidere la possibilità di riscrivere lo statuto in Sardegna.

È vero che c'è un'esigenza di rapporto, è vero che dobbiamo sentire cittadini, associazioni ed istituzioni, e chi ci vieta di sentirli? E chi ci vieta di trovare le giuste procedure e le necessarie occasioni? Possiamo ricercarle, trovarle, concordare nella forma e nella sostanza, possiamo chiedere l'aiuto di giuristi anche designati da loro, possiamo chiedere indicazioni, suggerimenti e quant'altro, ma è questa istituzione che deve, alla fine, avere la capacità politica di portare a sintesi anche quella progettualità che viene dall'esterno e, portandola a sintesi, poi fare davvero di questi cinque anni la stagione delle riforme; la prima delle quali, non c'è dubbio altre forse ne verranno fatte prima, perché questa richiederà un tempo maggiore, ma la più importante delle quali resta quella della riscrittura dello Statuto che...

PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere, onorevole Balia.

BALIA (Gruppo Misto). Che consenta a questa Regione di riacquistare capacità contrattuale e autonomia politica ed operativa nei rapporti con tutti, senza i limiti statuali, che oggi pure esistono nel vecchio Statuto, e che qualcuno tende a potenziare anziché cancellarli. Non vado oltre per mancanza di tempo, faccio tanti auguri al Presidente e alla Giunta.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Grazie. Presidente della Regione, noi abbiamo apprezzato l'iniziativa di un immediato dibattito in quest'Aula sul suo programma di governo. Riconosciamo che non era dovuto, riconosciamo che avrebbe potuto essere dilazionato nel tempo e che invece si svolge oggi, da subito, come lei ha detto, per conoscerci. Proviamo davvero a fare di questa iniziativa un modo di conoscerci e di iniziare senza pregiudizi, però anche senza ipocrisie.

Credo che siamo un po' tutti stufi, quanto meno chi c'è da prima di adesso in quest'Aula, del gioco delle parti, del fatto che la giustizia è di sinistra e invece l'aziendalismo è di destra, oppure viceversa, del fatto che la libertà sia soltanto a destra e che invece a sinistra ci sia la costrizione o la pianificazione di tutta la vita.

Lei ha detto di essere entrato nel mondo della politica per portare una novità, ha detto di volerlo fare anche con delle dichiarazioni irrituali e quindi anche noi dobbiamo rispondere, in qualche modo, con interventi che potremmo definire irrituali, forse non scendendo tanto a fondo sui punti del programma; avremo modo - credo - di vedere passo, passo, fatto su fatto, quali sono le nostre posizioni, ma adesso si tratta di vedere qual è l'atteggiamento politico e qual è l'atteggiamento umano di ciascuno di noi, dei nostri Gruppi, delle nostre delegazioni, nel confronto che ci sarà in quest'Aula. Un confronto che non potrà essere ammorbidito dall'eterno e artificioso fair play; un confronto che deve essere su certe cose anche duro, purché leale, purché rispettoso della persona.

Io ho detto che ho apprezzato l'iniziativa e che nel sentirla parlare ho anche cercato di seguirla con la curiosità di chi vuol capire dalle parole che vengono dette; e sono stato colpito dal fatto che lei ha puntato anche in quest'Aula, come d'altra parte in tutta la campagna elettorale, su parole e immagini - debbo dire che dalle sue dichiarazioni emerge una serie di obiettivi descritti con parole e immagini - che, in qualche modo, proiettano su quest'Aula e su tutta la Sardegna la prospettiva di un sogno da realizzare.

Noi dobbiamo, per lealtà, riconoscere il beneficio della buonafede in questa sua posizione, non può essere però un riconoscimento pregiudiziale, che sarebbe poi alla fine ipocrita. È fatto su fatto, cosa su cosa, è sul come lei, la sua Giunta, la maggioranza, spero tutto il Consiglio regionale, vorranno realizzare questi obiettivi strategici che sono contenuti nel programma è su quello credo che ci si dovrà confrontare, perché tutti concordiamo sulla pace e sul lavoro, il lavoro descritto come impegno e realizzazione totale della persona, sulla solidarietà: partire dagli ultimi, lottare contro le nuove povertà, sulla identità: essere sardi senza chiudersi nella sardità: lei ha parlato di un capitale sociale fatto di coesione, di scambi, di forme di socialità, di tradizioni, di continuità fra le generazioni e alla fine nel suo programma è scritto: "L'identità è un fattore produttivo". Credo che per chi sulla questione dell'identità ha cercato, in qualche modo anche di far politica e di coinvolgersi queste siano certamente parole che non possono passare inosservate. Così come anche la catena ininterrotta di parole gradevoli con cui è descritta in qualche modo l'immagine dell'identità della Sardegna: "bellezza, silenzi e spazi, colori e profumi, sapori e tradizioni". C'è da commuoversi nel sentire anche la gradevolezza di queste parole, di queste immagini.

E certamente se l'identità di un popolo è la sua risorsa più importante - questo lo dite voi adesso ma l'abbiamo detto e abbiamo cercato di praticarlo, per quanto possibile, anche noi - chi si richiama a questa identità non può che trovare consensi e alleanze. Ma allora cosa è che ci ha diviso? Cosa ci distingue? Io, per cercare qualcosa su cui ci possiamo distinguere, sono andato a leggere le pagine del programma che è, come è detto, un programma elettorale, non è tanto un programma in cui viene descritta la modalità di attuazione dei grandi obiettivi per cui voi vi siete proposti agli elettori. Questo, mi permetta, comunque è e può essere un limite se prosegue, può andar bene per la prima seduta del Consiglio, ma poi dobbiamo cominciare a scendere nei dettagli su come vogliamo raggiungere questi obiettivi. Questo comunque rimane un limite.

Attenzione io credo che lei abbia vinto le elezioni, e dico lei non a caso, c'è come tutti sanno una abissale differenza fra i voti ottenuti dal Presidente e quelli ottenuti dai partiti della sua coalizione, questo è fuori discussione credo, lei ha vinto le elezioni perché ha proposto sicuramente una immagine e una prospettiva di cambiamento che, evidentemente, pescava sul grande desiderio del nostro popolo, del nostro elettorato, di cambiare registro. Lei ha vinto le elezioni dopo aver scelto lo schieramento su cui poggiare, su cui scaricare in un certo senso, il credito d'immagine, di popolarità, quindi di capacità di raccolta di consenso accumulato grazie ad una sua esperienza personale, imprenditoriale, e questo, che è legittimo, lo ha fatto, a nostro parere, certamente non andando molto per il sottile sulle differenze, credo molto, molto grandi, tra la sua esperienza personale, la sua concezione e non solo alcuni elementi ideologici, ma anche la prassi politica della sinistra, che in tutti questi anni si sono manifestati in Italia e in Sardegna.

Questa stessa alleanza, questa stessa forza politica articolata, complessa, del centrosinistra ha accettato la sua candidatura - non è pregiudizio se cerchiamo in qualche modo di sottolineare e di ricordarvi le cose che voi avete detto sulla stampa, negli incontri, in quest'Aula anche, manifestando forti, fortissime perplessità su questa candidatura alla Presidenza - ha accettato questo accordo, evidentemente con la grande preoccupazione di vincere le elezioni, di cacciare all'opposizione un centrodestra retrogrado e però, diciamo la verità, censurando molte, molte riserve ideologiche emerse sul candidato Presidente.

Ma d'altra parte in politica si sa, si fanno scelte non solo strategiche ma anche tattiche e questa, obiettivamente, è stata una scelta tattica azzecatissima. Il gran premio l'avete vinto, il campionato continua. E, d'altra parte, io non posso non sottolineare anche che il fatto che i partiti del centrosinistra abbiano accettato di avere come alfiere il dottor Renato Soru non può nascondere il fatto che serpeggia qua e là, in alcuni casi è abbastanza evidente , la speranza di poter fare a meno di lei il più presto possibile, oppure la riserva mentale di poterla addomesticare, di poterla inertizzare, Presidente. Non voglio essere irriguardoso, è una parola assolutamente inoffensiva.

La novità, Presidente, è davvero il motore della storia, della società, dell'economia e quindi anche della politica; in quest'Aula, in questi primi interventi, soprattutto naturalmente in quelli dei consiglieri appena eletti, si respira, si sente anche l'entusiasmo, la freschezza di alcune idee, di alcune speranze di novità nella politica, e quindi anche nel suo discorso, noi vogliamo inizialmente leggerlo così, nelle parole e nelle immagini che lei ha evocato in questo Consiglio. Ci siamo passati anche noi ovviamente, tutti noi siamo stati per la prima volta in quest'Aula, tutti noi per la prima volta abbiamo fatto un'esperienza di lavoro, di impegno, di qualunque tipo che coinvolga l'esperienza umana. All'inizio c'è un grande respiro, di speranza e davvero di novità, ma attenzione la novità è vera non solo se si manifesta nella fase iniziale, ma è vera ed è bella, e continua ad essere bella, se perdura e supera quindi la prova del pregiudizio, la prova del cinismo, del "tanto fanno tutti così", "tanto non cambierà mai nulla", "tanto pensa al tuo futuro", "tanto agli obiettivi strategici ci penseremo dopo, adesso dobbiamo risolvere un problema tattico". La novità se supera queste prove, quelle del cinismo e del pregiudizio, allora è capace di affrontare il confronto ed avere la concretezza che il confronto richiede, e può diventare davvero il cuore di un organismo. Se invece questa novità, in qualche modo, non supera la prova, diventa un corpo estraneo nell'organismo, un corpo che prima o poi verrà incistato e alla fine espulso, in qualche modo. La speranza di molti è di renderla una ciste, io credo.

D'altra parte questo vale per tutti in qualunque condizione si operi, però noi l'attendiamo alla prova dei fatti, senza ipocrisia e senza pregiudizio ed è per questo che, punto per punto, dobbiamo segnalare ciò su cui non concordiamo. È per questo che noi abbiamo presentato la mozione su cui chiediamo di discutere al più presto possibile, su cui non mi attardo perché non è argomento di discussione in questo momento, ma vorrei solo precisare che l'obiettivo di quest'iniziativa, come delle altre che prenderemo, è solo quello di cercare di fare il nostro dovere.

Un collega che io conosco e che stimo ha detto che il Consiglio viene chiamato alla prova dei fatti perché deve distinguersi dall'Esecutivo e deve distinguersi anche da una cattiva interpretazione del ruolo dell'Assemblea legislativa che si è affermata nel passato, che lo ha ridotto spesso a sentinella del Governo e non invece a istituzione propulsiva della politica regionale. Se questo è vero, è anche vero che una delle funzioni tradizionali del Consiglio è quella di controllare, di esercitare il sindacato ispettivo che e disciplinato dall'ordinamento parlamentare, è una funzione importantissima di garanzia per tutti, ma non è soltanto questo il problema. Il problema è anche che è vero che l'Assemblea legislativa può essere, in qualche modo, utilizzata dai poteri forti della società e dell'economia. Questo si è verificato tante volte, sia con le maggioranze di destra, sia con quelle di sinistra. La storia del Consiglio regionale, relativamente alla legislatura che si è appena conclusa, ma anche alla precedente, in cui due grandi schieramenti, di centrodestra e di centrosinistra, hanno avuto la possibilità di dimostrare cosa hanno saputo fare al governo e cosa hanno saputo fare all'opposizione, visti tra l'altro i risultati di queste ultime elezioni che ci mettono quasi alla pari, sostanzialmente, tra partiti, ci dovrebbe forse far porre qualche interrogativo.

Il problema è che il potere economico, finanziario, ha presa e tiene in ostaggio un'Assemblea legislativa quando questa si lascia prendere e tenere in ostaggio, quando rinuncia al suo ruolo, quando prevalgono pregiudizio o ipocrisia, gioco delle parti, ruolo, cose da difendere, personali o di parte. Una volta che sarà superata la fase della cronaca, io spero che la storia abbia il coraggio di dire, di descrivere cosa è accaduto nell'ultima legislatura, di chi fossero le responsabilità dell'instabilità politica che ha nauseato i sardi e che ha consegnato la regione nelle vostre mani. Ma la storia della precedente legislatura non è solo la storia del litigio e dell'instabilità dell'estate scorsa, è anche la storia del tentativo di alcuni, colleghi, di fare un'esperienza di governo coraggiosa, sbagliando perché quando si fa si sbaglia, quando si evitano i problemi si sbaglia meno. Ma la Giunta presieduta dal collega Mauro Pili e la maggioranza che lo ha sostenuto hanno fatto, su alcune questioni almeno, dove hanno potuto, come hanno potuto, con chi hanno potuto, alcune cose coraggiose, che spero possano essere continuate in quest'esperienza di governo e da questa Assemblea legislativa.

Ho visto, quando appunto cercavo cosa ci distinguesse, che nel programma di governo, anche sulla politica energetica tutto sommato non siamo così lontani, perché contrariamente a quello che lei ha detto anche in un dibattito televisivo, nel programma c'è scritto che sul metanodotto non si torna indietro! C'è scritto che si vuole in qualche modo tenere e valorizzare il carbone del Sulcis, e io aggiungo, senza pregiudizi, perché ci siamo accorti nel corso dell'esperienza di governo di questi mesi che il problema del Sulcis, come quello della grande industria, non è valutabile con categorie ideologiche, ma che vi è veramente l'esigenza di salvare un tessuto produttivo, di incrementarlo, di farlo crescere con la novità, ma anche non disperdendo migliaia e migliaia di redditi distribuiti, una quantità e una tradizione di tecnologie, di capacità operative. Noi ci siamo immersi in questi problemi; lei che ha vinto le elezioni come un eroe della mitologia greca, ora dovrà scendere dall'Olimpo, lo ha già fatto credo, e immergere le caviglie e forse anche le ginocchia in quello che sarà l'umido e il fango di tante situazioni difficili del nostro sistema produttivo. Nell'affrontarle noi abbiamo cercato, anche in collaborazione col governo nazionale, di ottenere dei risultati. Ed allora può definirsi di destra la politica energetica come avete fatto quando sprezzantemente avete detto: "No al piano energetico del centrodestra"? Presidente il piano energetico al quale vi riferite non è del centrodestra, è il piano energetico della Regione Sardegna approvato per la prima volta dopo tanti anni. Abbiamo forse sbagliato, può darsi, ma l'abbiamo fatto, ci abbiamo almeno provato! E questo piano energetico non disegna la Sardegna come una piattaforma energetica per l'esportazione.

PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere, prego.

LA SPISA (F.I.). Ma semplicemente vuole prendere atto della situazione difficile del sistema energetico e del sistema industriale, cercando in qualche modo di dare soluzioni ai problemi. Noi su questi punti vorremo confrontarci ancora, però non potremo fare sconti e non potremo essere pietosi e non lo saremo, cercheremo di essere leali con tutti.

PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente del Consiglio, signori Presidente e componenti della Giunta, colleghi e colleghe, è la prima volta che quest'Aula, sede del Parlamento dei sardi, affronta la nuova realtà derivante dalla modifica della legge elettorale ed il primo inequivocabile sintomo del cambiamento si è avuto, signor Presidente, il giorno dell'insediamento. A parte le schermaglie sul giuramento del Presidente della Giunta, cosa che ha lasciato l'amaro in bocca e che non ha di fatto fugato tutti i dubbi sul ruolo che questo Consiglio regionale deve avere in quanto organo sovrano e non marginale, c'era poco entusiasmo quel giorno, anche perché il matrimonio era già stato consumato, infatti la Giunta era stata già nominata ed era operativa da qualche settimana. Ci aspettavamo, signor Presidente, in questa tornata consiliare, le dichiarazioni programmatiche, ma lei si è rifatto del tutto al programma elettorale suo e della sua coalizione, quando invece bisogna sempre distinguere i programmi elettorali da quelli operativi di governo.

Abbiamo ascoltato delle dichiarazioni di principio in quest'Aula, sulle quali non possiamo non essere d'accordo. Sulla difesa e la pace, se pace significa antiamericanismo come da qualche parte della coalizione si intende, noi chiaramente non siamo d'accordo, però sulla pace in senso lato, vera, come la intendiamo noi, sul lavoro, sull'identità sull'ambiente, sulla difesa del territorio in genere, sulla solidarietà, su questi principi devo dirle, signor Presidente, che da parte nostra c'è la massima condivisione, soprattutto da parte di chi come me viene da un'esperienza cattolico - democratica. Ma ciò non può bastare a questo Consiglio regionale, e lo dice uno che in tempi non sospetti aveva manifestato attenzione per il suo progetto, in cui si parlava di autonomia dai partiti, dalle segreterie romane, dai centri di potere, dai poteri forti. Mi pare che tutto questo sia stato clamorosamente smentito dai fatti. Le segreterie romane sono state influenti, anzi determinanti anche per quanto riguarda la sua scelta. Chi pensava a una politica sgombera dagli interessi di parte si è ricreduto ed ora avrà molto su cui riflettere. Per la prima volta nella storia autonomistica della nostra regione il conflitto di interessi approda in quest'Aula, e questo caso riguarda proprio il Presidente che invece deve essere il vero garante; qualcuno ha detto anzi che lei vuole imporre il suo potere, ma se questo è il nuovo corso della politica non si può stare molto tranquilli, ma su questi specifici aspetti avremo modo di confrontarci più approfonditamente in seguito.

Quello che preoccupa l'opposizione è che lei fa una mera elencazione di problemi, delle emergenze, di mali vecchi e nuovi di questa regione, ma non dice con quali medicine vuole curare la Sardegna e i suoi mali. Lei non può affermare in questa sede che è il signor Nessuno, poiché tutti noi siamo nella stessa misura chiamati, spogli da qualsiasi interesse privato, a rappresentare e difendere le istanze del popolo sardo.

Il lavoro non è solo un problema, ma il problema, ha detto giustamente lei, e quando c'è deve essere libero non un regalo nei confronti di nessuno. Ha detto anche che ci deve essere maggiore solidarietà verso i deboli, verso le nuove povertà, sono concetti che noi condividiamo in pieno, peccato però che non dica una sola parola su come devono essere risolti questi problemi. Nella passata legislatura - devo sottolinearlo - la disoccupazione è scesa in questa regione dal 23 al 17 per cento; probabilmente, anzi sicuramente, lei vuole migliorare questo dato, ma quali strategie, quali mezzi, quali risorse vuole utilizzare? Ha poi una sua idea su come arginare la fuga degli abitanti dalle zone interne e su come garantire a questi i servizi più elementari per migliorare lo standard qualitativo della loro vita? Al contrario si è ventilata l'ipotesi, poi mi pare smentita, della chiusura dei piccoli ospedali, che rappresentano un presidio fondamentale di quei territori.

L'agricoltura, che rimane il volano della nostra economia, deve essere rilanciata, ammodernata, resa competitiva nei confronti delle altre regioni d'Italia e d'Europa affinché i nostri prodotti, che sono di qualità, possano reggere la concorrenza dei mercati nazionali ed esteri. Ma come arrivare a tutto questo? Intervenendo sul credito, sull'indebitamento delle imprese agricole, sulle infrastrutture, migliorando e valorizzando i livelli qualitativi? Tutto sembra vago e generico, e non bastano le dotte citazioni per coprire le lacune evidenti di un programma che si ferma alle buone intenzioni. Prendiamo, per esempio, il problema delle infrastrutture, a quali dare priorità? A quelle per il recupero delle risorse idriche già abbondantemente avviato nella legislatura passata? Alla viabilità, quella centrale e quella periferica? All'energia, sulla quale alcune proposte, come diceva il collega La Spisa, possono essere condivisibili? Ai trasporti? Io credo che sono questi ancora i punti nodali su cui la nostra Regione dovrà basare le sue politiche di crescita e di sviluppo.

La maggioranza uscente ha compiuto importanti passi avanti in questa direzione. Sull'acqua ha avviato un importante programma di interventi mai visto prima, che riguarda le perdite nelle reti, il recupero delle acque reflue, il collegamento tra invasi e sistemi idrici e il completamento dei nuovi invasi. Programma finalizzato a rendere la Sardegna autosufficiente e capace di convivere con l'endemico problema della siccità. La maggioranza uscente ha inoltre affrontato la grande riforma del settore idrico facendo decollare l'autorità d'ambito, decentrando ai comuni e alle province la gestione delle risorse. Leggo, sono parole dell'Assessore competente, che forse si è spinto troppo in questa direzione e che bisogna un po' frenare. L'iter dell'intervento per la realizzazione di due nuovi invasi su Rio Posada e su Santa Vittoria è stato congelato, perché - sentite questa - queste opere sarebbero state finanziate solo perché era pronta la progettazione. Io mi sarei vergognato di affermare cose del genere; la verità è che quelle opere sono state finanziate perché fanno parte della programmazione regionale recepita, fra l'altro, dal piano d'ambito e voluta fortemente dalle popolazioni interessate, e soprattutto garantiscono la risorsa idrica. Lei, signor Assessore, si sarebbe dovuto informare prima di fare queste affermazioni e avrebbe dovuto avere più rispetto del lavoro di chi l'ha preceduta, d'altronde lei sta trovando il granaio pieno, le dighe sono piene non solo per opera del Padre Eterno, ma sicuramente anche per il lavoro intelligente che è stato portato avanti da questa maggioranza, e devo dire che questa situazione è completamente diversa da quella che ho trovato io quando ho assunto l'incarico di Assessore, quando le dighe erano vuote e noi eravamo in piena emergenza idrica.

Sull'energia e sui costi che stanno mettendo in seria crisi i settori produttivi dell'isola non c'è chiarezza, alcune cose le condividiamo, però sappiamo oggi che c'è uno stop indiscriminato sull'energia eolica, che è energia pulita, però bisogna dire anche all'industria, agli allevatori che spesso mantengono ferme le mungitrici a causa dei costi alti - lei che durante la campagna elettorale ha visitato alcuni comuni dell'interno sicuramente lo sa - cosa fare per avere energia agli stessi costi degli altri paesi comunitari che sono nostri diretti concorrenti. Su questo ho sentito i primi scricchiolii della maggioranza, mi pare che per quanto riguarda l'energia eolica un consigliere della maggioranza, che proviene da un comune che ha puntato molto sullo sfruttamento dell'energia eolica, abbia iniziato a porre dei problemi, ma sicuramente questi argomenti li approfondiremo in seguito.

Sull'ambiente che va salvaguardato e sullo sviluppo turistico che è già una grande risorsa concordiamo con lei, ma ci deve essere più chiarezza. La stagione turistica non può essere limitata ai due mesi estivi, ma va estesa a sei, sette mesi l'anno almeno, solo così si crea occupazione stabile e si produce ricchezza. A questo proposito non credo che estendere il vincolo di non edificabilità dai 300 ai 2000 metri vada in questa direzione. Infatti i vincoli spesso sono stati utilizzati non come misura temporanea ma sine die, al solo scopo di evitare di affrontare e risolvere il problema. Va effettuata, a tal proposito, un'analisi approfondita di tutto il territorio costiero, limitrofo e dell'interno, coinvolgendo le comunità interessate. Noi comunque diffidiamo del fondamentalismo ambientalista, che non ha mai prodotto grandi benefici. Ci rendiamo conto, e lo farete anche voi, che quella che state adottando non è una strategia giusta, in quanto non è compatibile neanche dal punto di vista ambientale. Ben altre sono le scelte che si aspetta la gente di Sardegna, in primis i sindaci. Io ritengo vada sostenuto un turismo integrato mare-montagna, che valorizzi appieno le risorse umane, materiali e culturali dell'intera Isola.

Lei, bisogna riconoscerlo, ha vinto e ha avuto il merito di vincere le elezioni al di là della coalizione che rappresentava. La novità, nessuno lo può negare, unita alla sfiducia sempre più crescente dei cittadini nei confronti dei partiti, hanno determinato la sua elezione che noi comunque salutiamo con il rispetto dovuto. Questa è la chiave del suo successo e non certamente, come ella va sostenendo, l'unione di partiti diversi in base al programma. Quando si affronteranno i veri nodi del programma, che lei oggi ha evitato di trattare, signor Presidente, emergeranno le differenze che in questa coalizione sono abissali. Questa esperienza un po' mi ricorda la primavera di Leoluca Orlando a Palermo: il suo movimento - la Rete - si basava su questi presupposti, poi abbiamo visto tutti com'è andata a finire. Credo che con una buona legge elettorale, non basata, come questa, su un bipolarismo forzato, molte cose si potranno chiarire, almeno per il prossimo futuro. E l'auspicio, e noi comunque ci impegneremo in questo senso, è che si metta veramente mano a questa legge elettorale, anche per quanto riguarda le coalizioni che vanno presentate perché si può puntare solo a vincere le elezioni o anche a governare. Noi crediamo che le coalizioni debbano essere finalizzate più al governo che alla mera vittoria. Ci rendiamo però perfettamente conto che l'attuale Statuto, con la modifica del Titolo V della Costituzione, è superato. Sul fronte delle riforme istituzionali sono sicuro che questo Consiglio abbia la capacità di riscrivere una legge elettorale ed un nuovo Statuto autonomistico. Uno Statuto moderno che parta, nell'ambito della riforma dello Stato, da una riaffermazione dello status di specialità della Sardegna, con l'attribuzione di maggiore competenze nel settore dei beni culturali e archeologici, in quello dei trasporti, vitale per la nostra economia, con l'introduzione di una detassazione delle fonti energetiche e dei carburanti, al fine di rilanciare tutto il nostro sistema produttivo.

Se lei si farà interprete di queste istanze, potrà contare sul pieno nostro sostegno e credo di tutta l'opposizione, in quanto riteniamo che un federalismo generalizzato possa togliere spazi importanti all'autonomismo, e questo è il vero problema che oggi deve affrontare questa Regione. E' questa la vera battaglia che lei deve portare avanti col Governo, misurandosi su questo terreno con tutte le forze politiche, economiche e produttive della nostra terra. Non deve invece essere mosso dall'intento di dare fastidio a qualcuno, magari suo concorrente, lanciando messaggi obliqui e inquietanti. Questi sono atteggiamenti che ci preoccupano un poco, ma soprattutto preoccupano i sardi liberi.

Lei, signor Presidente, deve garantire a questo Consiglio e alla nostra Regione il prestigio e la dignità che gli competono. Deve ricordarsi che quest'Aula è l'unica sede del potere legislativo in Sardegna ed avere quindi rispetto di questo suo ruolo, anche perché siedono in questi banchi ottantacinque consiglieri regionali eletti dal popolo sovrano che credo abbiano il diritto, oltre che il dovere, di lavorare serenamente, anche collaborando assieme alla sua Giunta. Cosa che non è avvenuta invece, e lo dimostra il tentativo ultimo con cui ha tentato di avocare al suo ufficio competenze che la legge e le riforme vigenti attribuiscono ad altri Assessorati. Così facendo, infatti, oltre che dimostrare sfiducia nei suoi collaboratori diretti, che lei stesso ha scelto, manifesta poca attenzione nei confronti delle regole e delle leggi vigenti. Se poi la volontà è quella di mettere le mani su una partita alla quale lei è direttamente interessato, in questo caso non si tratta solo di un conflitto di interessi, ma di un fatto nuovo e di assoluta gravità che non può essere in alcun modo accettato.

Questi chiarimenti, signor Presidente, li pretendiamo prima dell'inizio di questa legislatura. Per quanto riguarda la mia parte politica devo dire, per onestà intellettuale, che abbiamo vissuto con sofferenza i problemi legati al conflitto di interessi sollevato a livello nazionale nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri. Devo confessare, però, che la situazione che si sta vivendo attualmente in Sardegna sotto questo profilo è di gran lunga più grave e preoccupante. Noi ci adopereremo con tutti i mezzi civili e democratici a nostra disposizione per impedire tutto questo. Per questo motivo abbiamo concorso a scrivere una mozione sul conflitto di interessi che verrà discussa nelle prossime tornate.

Prima di chiudere, signor Presidente, le ricordo che per quanto riguarda la sanità in questi ultimi anni abbiamo combattuto, soprattutto noi nuoresi e delle zone interne, una tendenza al bipolarismo Cagliari-Sassari - si è parlato e continueremo a parlare di terzo polo sanitario, soprattutto per quanto riguarda il centro Sardegna - oggi invece si fa anche peggio andando verso una gestione accentratrice, centralistica della sanità, che nella nostra memoria storica richiama esperienze, che pensavamo fossero superate, del Regno sardo-piemontese.

Signor Presidente, lei ha chiuso con un bel "Fortza paris", ma finora ha dimostrato di voler andare avanti in splendida solitudine. Auguri e buon lavoro!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi consiglieri, la tredicesima legislatura segna una stagione nuova di cambiamento e di trasformazione per il popolo sardo. E' emersa, in questa fase politica della Sardegna, la consapevolezza della necessità che ognuno di noi interpreti con responsabilità ed abnegazione i bisogni dei sardi, elaborando percorsi programmatici in grado di affermare diritti, di tutelare le libertà garantite dalla Costituzione e di consentire ai cittadini nuovi spazi di giustizia sociale.

Nella tredicesima legislatura abbiamo finalmente la possibilità concreta di elaborare in Sardegna, nelle specificità che la caratterizzano, un'esperienza politica inedita, capace di sperimentare soluzioni più avanzate e di offrirci quale modello di buon governo nel panorama purtroppo assai critico della fase attuale nel Paese.

Ho ascoltato attentamente il discorso di insediamento del Presidente del Consiglio; ho ascoltato con la stessa attenzione la relazione programmatica del Presidente della Regione, Renato Soru: il richiamo alla nostra identità, alla nostra autonomia, alla nostra storia come elemento di confronto e di apertura al resto del mondo, impone a ognuno di noi, quali rappresentanti del popolo, un impegno nuovo, un'idea nuova del fare politica, una conoscenza profonda dei bisogni reali della nostra gente. E' necessario, quindi, che il Consiglio regionale si apra all'esterno e consenta a tutti di essere protagonisti veri di questo cambiamento, che sia in grado di interloquire con tutti e in particolar modo con le rappresentanze territoriali e sociali che sono la vera risorsa della Sardegna. Se l'intendimento del Presidente e della Giunta andrà in questa direzione siamo sicuri che quest'Aula sarà il luogo del confronto, del dibattito leale e democratico, rispettoso delle diverse idealità, delle diverse appartenenze, delle diverse culture. In questa direzione il Consiglio regionale diverrà il vero soggetto di trasformazione della società sarda.

Bisogna prendere atto del fatto che il Presidente ha consentito il dibattito consiliare con le sue dichiarazioni programmatiche. Il Consiglio è la massima istituzione regionale ed è auspicabile un confronto alto, anche aspro quando occorre, ma sul modello di società, sulla prospettiva di sviluppo. Ho apprezzato in questo senso alcuni interventi dell'opposizione, anche stamani, pur nella distinzione netta dei ruoli. Penso all'intervento dell'onorevole Floris, mai scaduto nella banalità. Ho provato però altresì profonda delusione quando il Consiglio cede ad argomenti di cronaca: è possibile che l'argomento prioritario di un Consiglio possa essere la stretta di mano o no del Presidente a un consigliere di opposizione o se il Presidente abbia chiesto l'autorizzazione per il taglio degli alberi nel suo giardino o sull'ubicazione della propria villa? Possono essere questi gli argomenti trattati da un Consiglio regionale? Sono questi gli argomenti che innalzano la massima Assemblea sarda?

Il ruolo del Gruppo consiliare della Rifondazione Comunista in questa legislatura, come lo è stato in passato, sarà di stimolo, sarà un ruolo attivo perché abbiamo la consapevolezza che occorre, ed è ragione prioritaria della nostra proposta programmatica, una Regione totalmente nuova, una Regione che non sia più ente burocratico di semplice erogazione di servizi, ma sede legislativa, così come l'ha descritta il presidente Soru, e di indirizzi programmatici per la Sardegna.

Siamo consapevoli che l'idea della prospettiva federalista che ha interessato il dibattito isolano è ben distante dall'esaurire le rivendicazioni identitarie dei sardi e che in essa non si esauriscono le richieste di un processo di emancipazione di un popolo a livello sociale, a livello economico, a livello culturale. Tuttavia non essendo abitudine dei comunisti sfuggire alla situazione concreta e specifica in cui siamo chiamati a operare, riteniamo che l'idea di federalismo che noi siamo venuti elaborando come percorso positivo non risolve le contraddizioni della Sardegna, ma conduce ad un terreno di confronto e di battaglia politica più avanzato.

Pensiamo sia utile porre le basi, in un programma condiviso con la coalizione, per una elaborazione programmatica che possa effettivamente superare l'esperienza di regionalismo che in questi anni ha tradito nei fatti le aspirazioni ad una più democratica gestione dello sviluppo, che non è riuscita a creare forme concrete di cooperazione fra Regione e Stato centrale in materia di politiche di programmazione e che non ha sconfitto l'asfissiante centralismo burocratico, fiorito a livello nazionale sulle clientele e sul federalismo populista della Lega e della politica opportunistica della destra nel nostro Paese. E' giunto allora il momento di fare un bilancio critico dei fenomeni che hanno impedito un'autentica riforma dello Stato e una giusta valorizzazione delle autonomie, di un quadro che ha spesso vanificato anche la specialità delle Regioni autonome come la Sardegna, troppo a lungo vista come semplice deroga a un sistema che permaneva unitario nei suoi presupposti di fondo, o peggio come espressione di un aspetto separato e concluso in sé e nel proprio statuto. Noi pensiamo invece a un federalismo come patto tra poteri sovrani, come strumento sul quale fare leva per smantellare il corrotto sistema di potere che oggi ci opprime, come opportunità di riscatto non fittizio, quale elemento di una riforma costituzionale che mantenendo fermi i valori fondamentali della Costituzione dia attuazione a uno Stato solidarista e cooperativistico, che garantisca standard uniformi di sviluppo economico, sociale e politico.

E' per questa ragione che abbiamo criticato, noi comunisti, in questi mesi, la riforma costituzionale culminata con la modifica del Titolo V della seconda parte della Costituzione, perché in tale riforma non riusciamo a riconoscere se non un'idea di un federalismo che è solo concorrente, ma non alternativa a quella dei poteri forti che richiamavo prima.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PAOLO FADDA

(Segue LICHERI.) Siamo contrari a una semplice operazione di ingegneria costituzionale che riproponga il decentramento quale chiave di volta per ovviare alla crisi del regionalismo, senza però uscire davvero dall'ottica regionalista. Siamo invece convinti della necessità di una riforma che partendo dal basso verso l'alto si costituisca come patto tra soggetti di eguale dignità. E' vero che la riforma amplia la sfera delle competenze delle Regioni, senza sottrarre sostanziali prerogative alle Regioni a Statuto speciale ed è vero che l'articolo 117 di fatto non menziona fra le competenze riservate allo Stato le principali materie attinenti alle attività produttive, allo sviluppo economico, all'agricoltura, al turismo, al commercio e che dunque tali materie sono di competenza della Regione, ma è altrettanto vero che in tale riforma non c'è alcuno sforzo atto a favorire una radicale riforma della Regione e degli enti strumentali di governo, né ad essa si accompagna un'idea di sostanziale innovazione nei rapporti tra Stato e Regioni.

La Regione, signor Presidente, come oggi si presenta ai cittadini sardi, è diventata luogo in cui hanno prevalso pratiche di amministrazione burocratica piuttosto che di governo. E' stato spesso il perno su cui una classe dirigente irresponsabile ha rivendicato a fini strumentali, il diritto ad elemosine di carattere assistenzialistico, che hanno nel tempo condotto la nostra terra ad allontanarsi da prospettive di pieno autogoverno e ad avvicinarsi a un orizzonte di dipendenza e subordinazione ad interessi altri. E' prioritario in questo senso rinnovare gli istituti di democrazia autonomistica e di garanzia alla partecipazione popolare, al processo di sviluppo economico, sociale e culturale dell'Isola. Serve uno statuto dei diritti di cittadinanza per garantire l'individuazione precisa e ufficiale di diritti fondamentali di ognuno e che ad essi si debba e si voglia rispondere senza eccezione alcuna. E serve, infine, una vera azione di promozione di un progetto che interessi ogni aspetto dello svolgimento della vita pubblica nell'Isola.

Presidente Soru, nella sua relazione ha richiamato quattro elementi fondanti del progetto politico della coalizione: la pace, il lavoro, l'ambiente e l'identità, elementi che fanno parte del nostro patrimonio politico e culturale. La pace è un valore e un bene comune dell'umanità, è per questo che va salvaguardata dagli attacchi irresponsabili di chi usa lo strumento della guerra per impedire lo sviluppo autonomo dei popoli. In questo quadro devastante la Sardegna rappresenta una tessera essenziale per il Governo italiano alleato con i padroni della terra. Le servitù militari a cui il nostro territorio è soggetto, di estensione doppia rispetto a quelle che occupano l'intero territorio nazionale, e l'attenzione rivolta al loro potenziamento dimostrano la scelta del Governo Berlusconi di sacrificare la nostra Isola vendendo ancora una volta al signore di turno la terra, la salute e la dignità dei sardi. Questo è un tema su cui questo Governo regionale deve esprimersi, avanzando un percorso politico programmatico che individui le norme legislative per porre fine a questo grande processo di devastazione. Ne va del futuro delle nuove generazioni che aspirano a un mondo migliore, a una terra vivibile e sana.

Vede, onorevole Capelli - mi dispiace che non sia in aula - lei nel suo intervento ha affermato di non aver trovato una riga nel programma della coalizione sulle servitù militari. Io siedo in quest'Aula per la prima volta, ma non mi pare di aver letto sui quotidiani di questi ultimi anni nulla riguardo alle battaglie del centrodestra su questo tema; non ho mai incontrato nessuno di voi alle grandi manifestazioni, a La Maddalena, al salto di Quirra, alle marce nazionali e regionali per la pace e contro la guerra. Non ho mai letto nessun intervento consiliare su questo tema, ho visto solo atteggiamenti di sudditanza nei confronti delle politiche del Governo nazionale. Il compagno ed amico Renato Cugini - abbiamo un passato di militanza nello stesso partito - al mio posto le avrebbe detto che non ha studiato, io più ingenuamente penso che le siano sfuggiti gli ultimi due capoversi, chiarissimi, a pagina 7 del programma, che possono chiarire tutte le sue perplessità, onorevole Capelli, ma capisco anche che lei sarà più concentrato a riflettere sulle cose non fatte o fatte male dal precedente Governo regionale, che non le consentono un'analisi puntuale e corretta.

Il lavoro, come ricordava il presidente Soru, è il problema primario della Sardegna, il tasso di disoccupazione è oltre il 17 per cento e la mancanza di lavoro colpisce in particolare i giovani con titoli di studio medio-alti e le donne; circa il 20 per cento dei disoccupati sono giovani donne, con punte del 50 per cento nelle fasce di età fino ai 29 anni. Altro che dati positivi, come li chiamava l'onorevole Rassu ieri! Il 13 per cento degli occupati è concentrato nel settore agricolo, il 34 per cento in quello industriale, soprattutto nel settore edilizio con condizioni di lavoro il più delle volte precarie e un tasso di morti bianche, di cui nessuno parla, tra i più alti dell'intero territorio nazionale. Una coalizione forte di governo non può non porsi la riduzione del tasso di disoccupazione come obiettivo strategico. Noi pensiamo di poter essere in grado di adottare misure specifiche e straordinarie nello spirito che ha già animato in passato, lo ricordava ieri il consigliere Luciano Uras, la nostra lotta per l'attuazione del piano straordinario per il lavoro attraverso politiche attive del lavoro, o la devoluzione di almeno un terzo della parte manovrabile del bilancio regionale affinché, entro il prossimo decennio, la Sardegna abbia un tasso di occupati simile a quello delle regioni più progredite d'Europa. Il piano straordinario per il lavoro deve essere rafforzato e non snaturato come è accaduto nella legislatura precedente, va difeso e sostenuto valorizzando il ruolo fondamentale dei comuni, vincolando in termini chiari la destinazione dei relativi finanziamenti, affinché non possano essere spesi in attività che non producono vera occupazione.

È fondamentale monitorare le politiche finora poste in essere di finanziamento alle imprese con l'impegno immediato di questo Governo regionale a varare la revisione normativa delle leggi per il lavoro, attraverso la predisposizione di un testo unico. Il fenomeno della disoccupazione per la sua ampiezza e gravità è strutturale in Sardegna, a questo dato è necessario aggiungere quello del lavoro sommerso. Per questa ragione le politiche del lavoro non possono essere ispirate alla flessibilità: strumenti come i contratti d'area e i patti territoriali oltre a non aggredire la disoccupazione, creano problemi di ineguaglianza sociale, forme di nuovo sfruttamento dei lavoratori e una precarizzazione del rapporto di lavoro. In Sardegna non è possibile prospettare un diverso modello di sviluppo se non si aggredisce con misure straordinarie il dramma della disoccupazione di massa. È compito di questa maggioranza, compito nostro, proseguire la battaglia a livello nazionale ed europeo, così come sollecitava il Presidente Soru nella sua relazione, per un intervento pubblico di governo dell'economia, per acquisire nuove risorse in grado di produrre in Sardegna crescita economia, occupazione, modernizzazione e progresso sociale.

E' fondamentale promuovere politiche di infrastrutturazione del territorio per favorire l'habitat alle imprese, la crescita e l'integrazione tra diversi settori economici, agricoltura e industria, la loro modernizzazione attraverso i servizi reali alle imprese, la ricerca e lo sviluppo tecnologico per trasferire nel mondo produttivo e dei servizi conoscenze e saperi, in grado di creare condizioni di sviluppo e di crescita. Una fruizione, dunque, del sapere diffusa e democratica, non patrimonio di pochi, ma che sia capace di creare ricadute generali sia rispetto alla qualificazione della risorsa umana, sia rispetto al territorio, all'economia, all'ambiente e all'elevazione della qualità della vita. E' indispensabile costruire un'integrazione tra aree territoriali per superare il divario, oggi esistente anche all'interno della Sardegna, tra zone forti e zone deboli, tra aree ricche e marginali, tra zone metropolitane e zone interne, assumendo parametri non puramente economici, ma in particolar modo culturali e sociali, senza i quali grosse quote del nostro territorio non riusciranno ad invertire la tendenza allo spopolamento e al degrado, e senza i quali non è possibile raggiungere uno sviluppo che sia nel contempo equilibrato e diffuso.

In quest'ottica è fondamentale anche la salvaguardia dell'ambiente e del territorio; siamo convinti che le battaglie per il lavoro e la salvaguardia dell'ambiente siano strettamente collegate tra loro, e che l'una non possa essere condotta senza implicare anche l'altra. Gli ultimi fatti che hanno coinvolto le coste di Porto Torres con aree devastate dai rifiuti tossici, la devastazione causata dalla costruzione di cave in alcune aree del nord e del sud della Sardegna, il folle progetto della megastazione dei rifiuti a Chilivani, la sfrenata rincorsa a costruire centrali eoliche e tanti altri episodi di cui ognuno di noi ha conoscenza, deve farci riflettere affinché ancora una volta non cadiamo nel ricatto occupazionale delle multinazionali che oggi hanno invaso la Sardegna saccheggiandola e distruggendola, perché siamo sempre più convinti che è fondamentale coniugare il diritto al lavoro con la richiesta della tutela della salute dei lavoratori stessi. È necessario ribadire che la tutela della qualità ambientale deve divenire punto qualificante e nodo strategico della nostra idea alternativa di sviluppo. Occorre incoraggiare una diffusione delle aziende turistiche solo nella misura in cui essa si mostrerà coerente con la pianificazione paesistica del territorio. Occorre una netta e garantita partecipazione delle istituzioni locali alla gestione dei parchi. Serve infine una nuova legge che affronti in maniera organica il nodo della disciplina e dell'assetto territoriale della Regione.

Alcuni consiglieri, anche stamani, hanno posto il problema della sanità in Sardegna, pensiamo che oggi sia indispensabile un sistema sanitario efficiente in grado di dare risposte concrete alle richieste del cittadino. In Sardegna è indispensabile un'immediata riorganizzazione delle AA.SS.LL. che in questi anni, pur essendo stata avviata, è stata caratterizzata non dalla propensione a promuovere il diritto alla salute o a soddisfare i fabbisogni individuali di ciascun territorio, ma piuttosto dalla presunta necessità di abbattere la spesa sanitaria pubblica con una politica di risparmi che ha segnato un arretramento sul versante della salute dei cittadini. In questo senso i responsabili, onorevole Capelli, sono qui, in quest'Aula e fuori da quest'Aula, non mi pare provenissero dal Regno Sardo Piemontese, così come lei ha affermato con una visione arcaica della politica, arcaica nei modi, nel metodo, nell'analisi. E' possibile dare un segnale di innovazione proponendo una riforma che si misuri con un sistema di controllo dal basso, che scaturisca dall'incontro e dal confronto permanente tra associazioni, lavoratori e lavoratrici, popolazioni interessate ed esperti ricercatori, tecnici e medici. Inoltre la prevenzione deve costituire il cardine della politica sanitaria in Sardegna.

Questi sono gli elementi che devono caratterizzare l'azione di questa maggioranza nella convinzione che tutti insieme, nel pieno rispetto delle diversità e della storia individuale di ognuno di noi, possiamo contribuire alla rinascita della Sardegna. I cittadini si aspettano questo, io sono convinto che questa maggioranza ce la farà. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Licheri. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif.Sardi). Presidente della Giunta, Presidente del Consiglio, colleghi del Consiglio, anch'io credo che - l'ha ricordato il collega La Spisa - ad un intervento che è stato definito più e più volte irrituale da parte del Presidente della Giunta sia forse doveroso rispondere nello stesso modo irrituale, dove per irrituale ovviamente non si intende né irrispettoso nei confronti di quest'Aula né irrispettoso nei confronti dei sardi, ma semplicemente un intervento che cerca di catturare le stesse sensibilità, le stesse sfumature che il Presidente della Giunta, tra i tanti modi differenti per rendere le proprie dichiarazioni programmatiche, ha voluto scegliere.

Io credo che la prima cosa che in questo senso debba essere detta sia che sicuramente l'intervento del Presidente Soru presenta note positive e note negative, quindi note nei confronti delle quali è necessario esprimere apprezzamento e note che debbono portare a ulteriori riflessioni. Credo che senz'altro noi Riformatori, i miei colleghi che sono intervenuti prima di me l'hanno detto ampiamente, abbiamo apprezzato lo spirito che anima le dichiarazioni del Presidente, abbiamo apprezzato anche le citazioni che qualche volta danno sostanza al filo del discorso e al ragionamento, quelle di Paolo VI, quelle di Mazzoleni, abbiamo apprezzato il riferimento agli ultimi. Certo la nostra cultura di riferimento, se dovessimo soffermarci a confrontare pensatori cattolici o pensatori liberali, è più quella di Don Sturzo rispetto a quella di Dossetti, è certo più quella di De Gasperi rispetto a quella di La Pira, ma saranno ragionamenti che avremo la possibilità di fare anche in altre occasioni. Apprezziamo l'etica quasi protestante, quasi calvinista, che emerge dal ragionamento del Presidente Soru, una grande ansia, di cambiamento lo anima, è difficile essere all'interno di quest'Aula e non condividerla. È difficile anche perché proviene da un individuo che sicuramente si rende conto della complessità del sistema che oggi per la prima volta egli è chiamato ad affrontare, cambiando la sua sede di intervento dal mondo dell'imprenditoria a quello della politica. Il cambiamento della Sardegna da lui evocato, richiede un approccio basato su analisi complesse, sfaccettate, che tengano conto delle diversità, sulla necessità di ascolto; il Presidente ha detto nel suo intervento di esserne cosciente e di prenderne atto.

Certo, ancora più irritualmente, c'è veramente da interrogarsi - io credo che ciascuno di noi consiglieri regionali se non l'ha già fatto lo stia facendo, lo farà - su ciò che può indurre un imprenditore di grandissimo prestigio, che ha fatto delle cose credo di importanza inusitata, straordinaria, per qualsiasi altro imprenditore sardo, a decidere di interrompere per cinque anni, volendosi completamente annullare nella propria esperienza di Presidente della Giunta, la sua attività di imprenditore di successo e dedicarsi per cinque anni interamente, anima e cuore, con tutte le proprie energie, con tutte le proprie risorse, con tutte le proprie forze, al grande progetto di cambiamento della Sardegna. Io credo che su questo, che è emerso chiaro come volontà dalle dichiarazioni che il Presidente ha reso a quest'Aula, tutti quanti senza divisioni e con la serenità che soltanto la riflessione e il ragionamento riescono a portare nella mente e nel cuore di ciascuno di noi, tutti quanti dobbiamo interrogarci. E nell'interrogarci dobbiamo cercare di interpretare la speranza che oggi in tanti sardi è stata accesa da dichiarazioni che vanno in questa direzione di innovazione e di cambiamento.

Sul programma, usando dei toni che sono radicalmente diversi, c'è poco da dire. Quello che è stato allegato alle dichiarazioni del Presidente non è un programma di governo, non è l'indicazione precisa di obiettivi, di cadenze, di metodi per raggiungere gli obiettivi, di aspettative di risultati; è, come è stato ammesso dagli stessi interventi dei colleghi di centrosinistra, un programma elettorale. E come tutti i programmi elettorali rischia di essere una escursione nel libro di Alice nel paese delle meraviglie, una serie di obiettivi elencati, con puntualità, nel senso che nell'elencazione forse ne sono stati dimenticati relativamente pochi, però niente che possa consentire poi di dare un giudizio concreto. Io potrei leggere una qualunque delle 72 pagine del programma, ma vorrei semplicemente leggere, come promemoria per quest'Aula, alcune righe della pagina 11 dedicate ai problemi del lavoro: "Ogni individuo ha diritto di conseguire il grado di istruzione e di qualifica che ritiene necessario per cercare un lavoro soddisfacente ed adeguatamente remunerato", si alzi chi non è d'accordo; "Coloro che lavorano in settori in crisi devono avere l'opportunità di ottenere ulteriori qualifiche professionali o comunque livelli di istruzione necessari per trovare in tempi ragionevoli un nuovo lavoro soddisfacente", si alzi chi non è d'accordo; ma poi la chicca: "Le qualifiche che l'individuo ottiene devono essere riconosciute e remunerate adeguatamente, sia nel settore privato che in quello pubblico". È difficile non essere d'accordo, veramente difficile non essere d'accordo, sembra più il testo di uno sketch di uno dei personaggi di un programma di Renzo Arbore, Frassica, o una battuta di Lapalisse, che non una dichiarazione programmatica che serva veramente a dare l'idea di discontinuità: è arrivato il centrosinistra e, rispetto al centrodestra, propone cose diverse.

Il Presidente aveva detto in una trasmissione televisiva: "Dopo le elezioni sarà diverso", sorvoliamo su questo piccolo infortunio e aspettiamo di vedere la diversità. Anche perché gli obiettivi posti senza metodo poi fanno saltare il banco, Presidente. La luna di miele è una cosa diversa rispetto alla quotidianità, perché sull'energia eolica si è alzato un sindaco e non era tanto d'accordo, il collega Pisu chiede soldi per il salario sociale, sulle politiche sociali li chiede il collega Bruno, sull'agricoltura li chiede il collega Sanna, per quanto riguarda la sanità Lai e Cugini vogliono due centri trapianti, poi c'è anche Nuoro, magari se ne potrebbe creare un terzo, il collega Cachia chiede più soldi per gli ospedali di Olbia e per l'ADI, il collega Pacifico per i piccoli ospedali; nella relazione c'è scritto che siamo al dissesto, il bilancio quadrerà lo stesso? Lei è un imprenditore, siamo sicuri che presto inizieremo a discutere anche di metodi e non soltanto di obiettivi.

E questo sarà, Presidente, il cuore dell'opposizione che i Riformatori intendono fare; noi, lo diciamo con assoluta chiarezza, siamo disponibili, anzi chiediamo di iniziare quanto prima, a confrontarci sulle cose. Volete abolire le aziende autonome di soggiorno e gli enti provinciali del turismo? L'abbiamo appreso dalle dichiarazioni rese ai giornali dalla neo Assessore del turismo. Benissimo, c'è una proposta di legge dei Riformatori che va in questo senso, è stata presentata la scorsa legislatura, la ripresenteremo. Volete abolire gli enti regionali? Benissimo, i Riformatori nella scorsa legislatura hanno presentato una proposta di legge che va in questa direzione, la ripresenteremo, ci confronteremo e discuteremo. Volete l'internazionalizzazione, mantenendo l'identità? Benissimo, noi abbiamo investito, crediamo molto in termini di risorse, in una nostra proposta di legge: "Sardegna speak english", che è una proposta destinata a portare l'inglese, lingua internazionale di comunicazione nel mondo, nel quotidiano di tutti i sardi; chiediamo di aprire su questo un confronto per sapere da voi se è possibile lavorare insieme congiuntamente, su argomenti come questo.

Per quanto riguarda la sanità ho letto che siete favorevoli all'istituzione dell'Agenzia regionale per la sanità; benissimo, c'è una proposta in tal senso di cui io sono stato primo firmatario nella scorsa legislatura, una proposta in cui crediamo, aspettiamo a ripresentarla per capire in che modo l'Agenzia possa essere funzionale alle esigenze della sanità, cercheremo poi di avanzare una proposta che possa essere condivisa. Non la presenteremo come proposta di legge sin quando non avremo capito in che misura e in che maniera l'Aula potrà condividere una proposta di questo genere. Anche il patto per la salute, di cui ho letto nelle pagine delle dichiarazioni programmatiche, mi fa piacere, è stato l'argomento con cui gli ordini dei medici sardi hanno iniziato l'inaugurazione dell'anno sanitario nel 2004. Quindi io sono contento che ci sia anche il recepimento di iniziative, di spinte, di proposte che vengono dalle rappresentanze della società civile e che possono essere fatte proprie da questa amministrazione, anche dall'intera Aula, anzi il nostro auspicio ovviamente è che vengano approvate dall'intera Aula.

Ma soprattutto, e mi soffermo un attimo su questo, ci piace molto il ragionamento sulla identità che è stato raccolto poi anche dal Presidente del Consiglio, nel suo discorso di insediamento, e da tanti colleghi che sono intervenuti in questo dibattito. Ragionamento che è quello sulla necessità di evitare che la Sardegna sia una Regione a Statuto ordinario e consentire che possa, a mano del milione e seicento mila dei sardi che la abitano, riscrivere il proprio Statuto.

Noi vi ricordiamo che esiste una proposta di legge di questo Consiglio regionale - non di destra o di sinistra, di questo Consiglio regionale, perché le proposte di legge approvate da questo Consiglio regionale sono espressione dell'intero Consiglio regionale - che prevede l'istituzione dell'Assemblea costituente. È una proposta che è stata mandata a Roma e sulla quale noi aspettiamo ancora una risposta da Roma; allora, indipendentemente dal contenuto di questa risposta, è un diritto di questo Consiglio regionale, è un diritto dei sardi, sapere che cosa il Parlamento romano pensa in merito alla proposta di legge che questo Consiglio regionale ha licenziato nel luglio di ben due anni fa. Noi chiediamo, l'abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio affinché garantisca le prerogative di questa istituzione, lo chiediamo anche al Presidente della Giunta per quanto è nelle sue possibilità, che i sardi sappiano che fine ha fatto quella proposta di legge del Parlamento sardo e che non ci sia lo schiaffo istituzionale che ad oggi permane su un argomento importante come questo, per cui la Sardegna chiede e Roma risponde con il silenzio, senza che nessuna delle istituzioni regionali sarde faccia niente per difendere l'identità, la dignità dei sardi.

Presidente, i Riformatori accettano il confronto nella diversità, anzi rilanciano. Perché stiamo già vivendo delle difficoltà importanti, legate al presidenzialismo, e non solo per i nuovi poteri, a cui nessuno di noi era abituato, nessuno di noi che ha vissuto in qualche modo la politica, e non solo perché questo Presidente (l'hanno detto tanti altri) è stato il valore aggiunto del centrosinistra, che altrimenti forse non avrebbe vinto nonostante l'inadeguatezza del centrodestra contro cui doveva combattere - perché questo centrosinistra che oggi ci chiede un confronto sui programmi e noi lo accettiamo, non si è mai voluto confrontare sui programmi, se non per smontare mattone su mattone quel poco o molto che il centrodestra ha cercato di fare - ma anche perché lo spirito e i margini di azione di questo Presidente ad oggi sono (usiamo sempre la stessa parola, così ci intendiamo) irrituali rispetto a ciò a cui noi eravamo abituati, come i suoi discorsi.

Amici del centrosinistra, almeno quelli di voi che hanno avuto qualche esperienza nel calcare aule come questa, soprattutto quest'Aula, chi di voi un anno e mezzo fa avrebbe pensato che il nuovo Palomba si sarebbe presentato alle sei e mezzo del mattino all'ospedale Santissima Trinità, in incognito, per vedere l'ospedale. Chi di voi avrebbe pensato che il nuovo Presidente del centrosinistra avrebbe iniziato il proprio mandato dicendo che faceva a meno degli addetti diplomatici, entrando nel merito delle ferie del personale (se è vero quello che hanno scritto i giornali), entrando nel merito dell'utilizzo delle auto e degli autisti, da parte degli Assessori. Chi di voi (chi di noi, ci mettiamo dentro anche noi) avrebbe immaginato che alla prima riunione di Giunta il Presidente si sarebbe permesso di avocare a sé (e non entro nel merito, sto semplicemente discutendo di metodo) una competenza primaria di un Assessore espresso dal partito di maggioranza relativa e considerato universalmente serio. Si tratta ora di capire e di vedere dove arrivino le contraddizioni tra il programma, le vincenti uscite di immagine del Presidente e alcuni inquietanti interrogativi derivanti dai suoi comportamenti.

Noi siamo in attesa vigile di sapere se sarà rivoluzione copernicana, come noi vorremmo, oppure se per incapacità, per inadeguatezza, forse non per malafede, sarà soltanto un cambiamento gattopardesco.

Noi Riformatori, caro onorevole Cugini (visto che lei chiede sulle riforme, sulle riforme ha diritto ad avere risposte) siamo dunque pronti a raccogliere la sfida delle riforme, anche se abbiamo seri dubbi che sarà lei a lanciarla, o qualcuno del suo Gruppo, che per cinque anni ha adottato il comportamento notturno di Penelope, nel senso che le citazioni dell'Odissea, dell'Iliade, dei classici che sono state fatte, ci ricordano quello che ha fatto il centrosinistra per cinque anni. Ancora oggi qualcuno del suo Gruppo continua a scagliarsi contro il liberismo sfrenato della Regione Sardegna. Avete ragione voi, nella scorsa legislatura di leggi ne sono state fatte veramente poche, quindi è stato confermato tutto quello che c'era prima e il liberismo sfrenato nella Regione Sardegna, se mai verrà (e io non credo che mai verrà) è tutto da vedere, nel senso che di leggi liberali questa Regione ne ha veramente poche.

Io spero, desidero, credo che la vostra evoluzione culturale vi porti ad approfondire i classici liberali così come noi ai tempi dell'Università siamo stati costretti ad approfondire, e abbiamo fatto bene, i classici marxisti con i quali ci dovevamo confrontare; forse allora capirete che cosa è il liberalismo, che non è il liberismo sfrenato che voi normalmente citate, e quanto poco liberalismo ci sia oggi in questa Regione e quanto invece, ce ne sia bisogno per poter garantire quella trasparenza, per poter garantire quella certezza di diritti, per poter garantire quella sicurezza di ciascun cittadino di essere uguale davanti alla pubblica amministrazione che voi tante volte citate nei vostri discorsi, ma che così raramente è presente nei vostri comportamenti in sede legislativa.

(Interruzione del consigliere Sanna Alberto)

PRESIDENTE. Onorevole Sanna!

VARGIU (Rif. Sardi). Caro Sanna io accetto tutte le interruzioni, anche se non sono come Cogodi che approfitto delle interruzioni per parlare di più, però il metodo liberale mi ha indotto personalmente a non interrompere nessuna delle persone che ha parlato e che io ho ascoltato, mentre voi vi sentite in dovere di interrompere anche se le mie affermazioni non sono assolutamente offensive, perché sto ragionando sui contenuti di liberalismo che oggi hanno le leggi della Regione Sardegna, non sto ragionando su impedimenti o su cose che voi non avete fatto in modo specifico.

Io credo - e mi avvio a concludere - che questo sia per i Riformatori il modo in cui vorremmo che venisse vissuta questa legislatura; vorremmo una legislatura senza gioco delle parti, senza giacchette intercambiabili, per effetto dei quali opposizione e maggioranza usano alternativamente quegli atteggiamenti scorretti che l'una rimprovera all'altra quando si trova a dover controllare e non a dover governare.

Noi Riformatori non siamo stati votati contro Soru, né siamo stati votati contro nessun altro, siamo stati votati "per", e siamo stati votati per realizzare il nostro programma di riforme e per fare cose buone per la Sardegna. I nostri elettori non ci hanno votato, lo aggiungo e non vorrei essere frainteso, per essere minoranza, minoranza si diventa perché non si hanno i voti sufficienti per essere maggioranza ed è quello che è successo a noi. E' un risultato su cui sicuramente i Riformatori ragioneranno e su cui io credo che, con umiltà, debba ragionare tutto lo schieramento a cui noi apparteniamo per capire gli errori che abbiamo fatto e per non ripeterli, con la certezza (questo lo sappiamo) che le minoranze di oggi, se lavorano bene, possono diventare, perché tali vengono riconosciute dagli elettori, le maggioranze di domani.

Ed è per questo che noi Riformatori in quest'Aula intendiamo lanciare questa sfida, la sfida delle riforme, spero seguiti dall'intero centrodestra, e sui temi delle riforme raccoglieremo e rilanceremo ogni sfida altrui, pur coscienti che in questa legislatura abbiamo il ruolo di opposizione, ruolo a cui i liberali attribuiscono un valore altrettanto importante del ruolo di governo.

Siamo consapevoli, forse oggi più che mai, che lo spartiacque vero di questa legislatura sarà tra disturbatori e disturbati - e noi non abbiamo inteso male il senso del termine "disturbatori" usato dal Presidente - tra riformisti e conservatori, tra difensori dello status quo e del privilegio e garantisti del diritto di tutti. E i sardi sanno bene da che parte sono sempre stati i Riformatori, anche prima che il presidente Soru, quando faceva l'imprenditore e lo faceva bene, decidesse di fare il politico. Presidente Soru, auguri a lei e alla sua Giunta, siamo convinti che questi auguri sono per tutta la Sardegna e non per lei e per la sua Giunta.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Prog. Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, onorevoli colleghi e colleghe, si è aperta la XIII Legislatura in un tempo, questo, particolarmente difficile per la storia della Sardegna e se volete, dell'intero Occidente. È stato detto più volte nel corso di questo dibattito: l'età della globalizzazione - nella quale, lo vogliamo o no, siamo immersi - ha determinato uno sconvolgimento, una sorta di sisma, che ha contribuito a mettere fine agli spazi dell'economia, della cultura, della società e finanche della politica che ci erano stati consegnati dalla modernità.

Tutto ciò rende comprensibile il perché dello stato di disorientamento nel quale versa la nostra Regione, siamo in presenza di una forte destrutturazione, siamo dentro un nuovo contesto molto più ampio, globale, e il modo migliore per starci dentro è proprio quello di ripensare con intelligenza il locale, costruendogli una nuova identità. È saltata l'identificazione tradizionale tra spazio fisico, spazio sociale, spazio economico, spazio culturale e spazio politico; anche da noi convivono nello stesso spazio fisico, le città, le province, la regione, culture, mentalità, economie, appartenenze, talvolta anche di tipo etnico, diverse e quindi identità molto diverse tra di loro. È l'esplosione delle diversità il dato nuovo con il quale dovremo misurarci in questi anni.

La fine dell'esperienza degli Stati nazionali sta significando contemporaneamente l'evoluzione verso una nuova fase post democratica della vita delle istituzioni e conseguentemente per noi il ripensamento della dimensione regionale. Si è consumata, come è stato detto autorevolmente in quest'Aula, una prima stagione autonomistica con i tempi scanditi dai diversi piani di rinascita, dal coinvolgimento forte ed unitario del mondo del lavoro e della produzione, che ha avuto un tempo nelle miniere, nelle campagne, nelle fabbriche, i suoi luoghi simbolici, unitamente al rafforzamento delle sue istituzioni democratiche, dalle regioni agli enti locali, e al rafforzamento di una forte coscienza culturale, sociale, politica e autonomista.

Bene ha fatto il presidente Soru, - sotto questo punto di vista ho apprezzato l'osservazione che è stata fatta, con la quale si invitava tutti quanti noi a chiamare il presidente come tale e non governatore, perché anche dal punto di vista linguistico e terminologico il primo termine rimanda alla tradizione liberale e democratica della cittadinanza piena, libera e totale, il secondo è un termine imperiale o tardo imperiale di chi si atteggia in una posizione di sudditanza - nel presentare le dichiarazioni programmatiche con le quali l'intera coalizione di Sardegna Insieme si presenta a questo Consiglio, a soffermarsi su alcuni elementi che costituiscono la premessa necessaria di ogni autentica politica di sviluppo e di crescita.

Prima di riprendere il largo, è necessario comprendere come poter uscire da una condizione di smarrimento nella quale si trova la società sarda e la stessa politica. Non è più possibile navigare a vista; i dati riportati anche nel corso di questo dibattito rivelano lo stato di malessere dell'economia, attestano il fallimento di un simile navigare. Non siamo infatti in presenza di semplici processi di recessione o di stagnazione, ma di una vera e propria crisi strutturale; non c'è settore, non c'è comparto, dall'agricoltura all'industria, dall'artigianato ai servizi, allo stesso turismo, che non sia segnato da uno stato di profonda sofferenza, per non tacere, come a più riprese non solo in questa sede è stato fatto notare, del malessere e del disagio tutto sardo nel quale versano scuola, formazione, ricerca.

È chiaro che un quinquennio di non politica ha contribuito ad aggravare questo stato di cose e che oggi occorre uscire dall'episodico, dal navigare a vista che talvolta è sembrato un semplice tirare a campare, dal congiunturale, per ridare prospettiva ed orientamento a questa nostra terra, per rispondere a quel bisogno, di cui si è parlato in questa sede, di individuare nuove rotte.

E sotto questo punto di vista alcune parole chiare sono state dette; di fronte alla tendenza omologante in atto che invade i mercati, modifica i nostri paesaggi economici, sociali, culturali ed anche naturali, un vento omologante che sta azzerando anche da noi le differenze, è assolutamente necessario un riferimento a valori precisi, che sono più antichi dell'economia e della politica, che sono appunto pace, lavoro, solidarietà, dignità delle persone, attenzione agli ultimi, bene comune.

Si tratta, in questa sosta che precede in nostro lavoro politico, di riconoscere il primato dell'etica sull'economia; e questa non è una differenza di poco conto rispetto al credo politico di quanti, neoliberisti, ultraliberisti, ritengono che il mercato, e solo il mercato con le sue logiche, sia in grado di costruire una società giusta ed equilibrata. Non solo, ma si tratta di riconoscere anche il primato dell'etica sulla politica. In una fase costituente e fondativa, come è stata definita quella che si è aperta con questa legislatura, non è possibile non fare chiarezza sui principi, si tratta di intendersi sull'ordito, sul modello di società dal quale noi vogliamo partire. Ripartiamo dai principi, pur sapendo che viviamo in un tempo storico in cui alla politica ideologica si è sostituita quella dei programmi e delle azioni, per cui - sia ben chiaro - il riferimento a principi e valori da tutti ampiamente condivisi a parole non ha un sapore moralistico, ma deve rappresentare, invece, la sostanza di un'azione politica che si ripropone di risollevare le sorti della nostra regione.

E proprio per questo è stato importante il riferimento che il Presidente nella sua esposizione ha fatto ai punti di forza e agli ambiti che sostengono questo programma di governo. Alcune considerazioni: non è vero che è stata fatta una proposta generica, indefinita, la coalizione di Sardegna Insieme si è presentata con un programma e con un progetto, perfettibile quanto si vuole, ma chiaro nei suoi contorni, nelle sue analisi e nelle sue strategie. Questo programma indica un percorso in grado di avviare un processo di sviluppo che in quanto tale presuppone coinvolgimento, concertazione, nuove alleanze, solidarietà, sussidiarietà e responsabilità, cioè un surplus di democrazia.

L'idea di sviluppo locale, che è centrale in questo progetto, rimanda ad un concetto di sviluppo sostenibile, equo ed eticamente fondato, ed è la nuova concezione della programmazione che, prendendo le mosse dalle scelte fatte a Rio nel '92, è stata acquisita poi dall'Europa ed esprime una modernità di visione e una freschezza di elaborazione. Esso comporta l'attenzione ai luoghi e ai territori, il recupero e la valorizzazione delle risorse, il ripristino della memoria intesa nella sua valenza più ampia e articolata, in senso economico, storico, culturale, linguistico, naturale e monumentale; non solo, ma anche la nascita di una forte rete di solidarietà fra enti locali: non c'è sviluppo locale se non c'è solidarietà, rete fra enti, fra enti locali, operatori economici, forze sociali e culturali che danno vita ad un sistema, una nuova distribuzione del potere, una sua delocalizzazione, una nuova governance, così come ha ricordato l'Unione Europea che nel 2001 ha licenziato un libro bianco sulla governance e che ha individuato nelle realtà locali, più periferiche, nelle strutture di prossimità, il nuovo volto della democrazia che è la democrazia di prossimità, secondo una logica nuova, europea, alla quale noi ci ispiriamo, della sussidiarietà responsabile.

Non solo, ma lo sviluppo locale genera immediatamente nuove aperture, reclama nuove collocazioni; è finita per sempre una fase autoreferenziale, ma è finita anche una fase della eterodipendenza. Lo sviluppo locale, che è sinonimo per noi dello sviluppo possibile, può così consentirci di ridiventare finalmente un luogo economico, un luogo culturale, un luogo sociale, un segmento significativo di un circuito molto più ampio, una realtà particolare e ad un tempo un pezzo di mondo globale. Questa dimensione della internazionalizzazione, che ci situa nell'ambito mediterraneo ed euromediterraneo, europeo e mondiale, esprime chiaramente il senso del nostro rapporto anche con l'intero mondo dell'emigrazione. Nel nuovo spazio che si è creato, molto più ampio e flessibile, esiste una continuità perfetta, una Sardegna diffusa tra noi e loro, che dev'essere semplicemente rafforzata e potenziata e che significherà, come del resto comunque è stato fatto nella nostra storia autonomistica, l'intensificazione dei rapporti e delle collaborazioni e soprattutto la condivisione di una nuova idea di sviluppo.

Per sostenere, però, questo progetto diventa centrale la scelta dell'innovazione tecnologica, della infrastrutturazione materiale e immateriale, della comunicazione, ben sapendo che da sole non garantiscono lo sviluppo, ma ne sono senz'altro la precondizione. Altrettanto importante sarà l'investimento forte, deciso, convinto, nei settori dell'istruzione, ricerca e formazione per realizzare la società e l'economia della conoscenza, che rappresentano quel contesto immateriale senza il quale, nel mondo ad un tempo locale e globale, non si farà decollare né l'agricoltura né l'industria né l'agroindustria né l'artigianato né i servizi né l'intera società. E non è un caso che le stesse politiche di coesione comunitaria, e conseguentemente il piano operativo regionale, nei suoi complementi di programmazione, definendo i grandi assi di intervento, facciano costantemente riferimento al concetto di capitale umano, di risorse tecnologiche, di formazione e di formazione permanente, questo perché licenziando nel '97 il libro bianco sulla società cognitiva, l'Unione Europea ricordò a tutti che il nuovo fattore di emarginazione, l'elemento che segna la differenza tra le aree più avanzate e quelle meno, sarà rappresentato dal sapere: coloro che sanno avranno un futuro, coloro che non sanno necessariamente regrediranno.

Non solo: lo sviluppo locale, che è uno sviluppo aperto, incentrato sulle risorse del territorio, è uno sviluppo solidale, che non può prescindere da nessuno, che ignora la differenza tra piccolo e grande, che si fonda sul concetto di sistema ed esso stesso contribuisce a costruire una economia di pace, cioè quella economia che non ha bisogno di andare altrove per prendere né acqua né energia né materie prime, quell'economia che non ha bisogno di depredare, che non ha bisogno di far guerre, soprattutto che non ha bisogno di fare le guerre preventive. Lo sviluppo locale, lo sviluppo solidale, è un'economia di pace prima di tutto nei nostri territori, nelle nostre comunità, interne e non interne.

Dunque sia chiaro, questa maggioranza ha un programma, ha un progetto e un percorso che rappresentano il cuore di questa alleanza e di questa esperienza di governo, un programma e un progetto rispetto ai quali nessuno è sovraordinato e di cui il Presidente è garante. Esistono funzioni specifiche dell'Esecutivo che gli appartengono, in questa distinzione di ruoli che da molti anni caratterizza la vita degli enti locali, che non ha rappresentato affatto una mortificazione della democrazia e che non avrà nemmeno controindicazioni particolari per la Regione e tanto meno per la nostra autonomia; esistono funzioni proprie del Legislativo, quelle che lo riguardano essenzialmente, ma non solo: il riordino del sistema di norme e di leggi, la riscrittura della nuova autonomia statutaria, la produzione di norme e strumenti legislativi che consentano la crescita e lo sviluppo della Sardegna, l'esercizio di un'azione di controllo anche nei confronti dell'Esecutivo.

Senza confondere i ruoli e le funzioni dell'Esecutivo, dell'apparato amministrativo, del Legislativo, così pure della maggioranza e della minoranza, abbiamo però tutti il dovere di lavorare perché la Sardegna superi questa fase indubbiamente difficile e particolarmente critica, rafforzi la propria identità nella capacità di coltivare le differenze e con essa l'idea stessa di specialità. È un compito questo che deve impegnare tutte le forze politiche in campo. Non dimentichiamoci che è cambiato il rapporto, accentuato per altro dall'introduzione del maggioritario nel sistema bipolare, tra società politica tradizionale e la società prepolitica o civile: è venuto meno il rapporto tra le due componenti, è stato messo in discussione il concetto di delega e di rappresentanza, i partiti ideologici non esauriscono più la rappresentanza e talvolta dentro l'articolato panorama che compone la società civile, nascono anche nuove forme di soggettualità politica. La legittimazione, come ha ricordato il presidente Soru, è un atto di fiducia attraverso il quale il potere dei cittadini viene liberamente trasferito e il potere dev'essere sì esercitato, ma di esso non si deve abusare e tanto meno il suo esercizio deve trasformarsi in arbitrio. Solo così, salvando l'idea di rappresentanza, noi possiamo contribuire alla riabilitazione della politica e con essa noi possiamo accompagnare lo sviluppo della Sardegna e dei sardi.

Auguri, signor Presidente della Giunta. E nel formularli vorrei riprendere il senso profondo della frase di Sofocle da lei citata, con la quale ha auspicato a se stesso e a tutti di essere persone e non maschere perché ciò è di vitale importanza, perché la vita pubblica e privata non è né un palcoscenico né un teatro, ma il luogo della autenticità. Buon lavoro.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Preliminarmente, relativamente alle considerazioni fatte dall'onorevole Balia, per tranquillizzare l'Aula circa l'emendamento proposto dall'onorevole Anedda, inviterei l'onorevole Balia e tutti i colleghi a leggere con attenzione la norma e il contesto nel quale esso è inserito, perché quell'emendamento non riguarda assolutamente né la Regione Sardegna né le regioni a statuto speciale.

Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, signore e signori della Giunta, ho anticipato al Presidente Soru, mentre veniva in Aula, di aver fatto un sogno; io non dormo molto, solitamente quattro ore e mezzo, cinque mi sono sufficienti, e difficilmente sogno a occhi chiusi, preferisco sognare ad occhi aperti e mi fa piacere cogliere nel volto del presidente Soru un cambiamento, perchè quello spot pubblicitario "Sorridi, sei tra amici" non l'ho visto ancora avverarsi. La invito a sorridere di più e a non considerare tutti amici, soprattutto in quest'Aula. Certamente lei ha la capacità, la possibilità, la sensibilità, di sorridere, però io la inviterei a non considerare tutti amici quelli che la circondano, perché in politica l'amicizia è un fatto raro, e i colleghi che sono qui presenti, soprattutto i più esperti, sanno di che cosa parlo. Presidente, lei si è presentato con una dichiarazioni di intenti (la definisco così), irritualmente, come molti hanno evidenziato, un'elegia quasi, ben forbita, probabilmente scritta a più mani, ma scritta certamente bene, e tutti quanti noi l'abbiamo letta con grande attenzione, almeno io. Tant'è che stanotte ho sognato di essere un consigliere di maggioranza, fatto assolutamente inaudito, quasi da portarmi all'incubo, però questo ho sognato e durante il sogno mi sono sforzato di trovare motivazioni che fossero utili a sostenere le considerazioni che il presidente Soru ha fatto prima a braccio, e che mi sono riletto due volte stamattina, e i contenuti del programma elettorale, che è un programma che fa capo appunto ad una coalizione elettorale.

Io non so se la sua coalizione elettorale diventerà una coalizione di governo, lo sperano certamente i sardi, lo speriamo probabilmente tutti quanti noi, pur nel nostro egoismo politico che ci porterebbe a pensare che un eventuale fallimento - come dire? - sarebbe quasi da accogliere. Io non ragiono in questo modo. Io sono, Presidente Soru, imprenditore, piccolo, modesto e ho conosciuto lei quando era un imprenditore, non lo definisco né piccolo né modesto, negli anni '90, nel '93 esattamente, quando io per evitare che lei - e non lo dico per fare una critica, anzi - potesse avere la possibilità di costruire a Oristano un ipermercato, io rappresentavo, in quel periodo, una categoria importante dei commercianti di Oristano, in Consiglio comunale non diedi certamente un parere favorevole, benché fosse arrivato con grandi ritardi. Nel 1993 si sciolse il Consiglio comunale di Oristano. Il 28 dicembre cadde la Giunta comunale, si andò tutti a casa e poi arrivò il commissario e il commissario ad acta diede tutte le autorizzazioni, legittime, molto condivise anche dalla parte economica più importante della città e della provincia, che hanno certamente portato nel nostro territorio un'economia diversa, la definisco diversa. Ovviamente la sua iniziativa si scontrava con gli interessi molto particolari dei piccoli commercianti del centro della città di Oristano, che certamente vedevano nella grande distribuzione un problema, come poi si è verificato. Non riusciamo a quantificare quali sono i benefici che ha portato la grande distribuzione e quali sono invece i danni che sono stati creati ai piccoli imprenditori locali. Io dico che probabilmente sono maggiori i benefici. Dissi in quella circostanza, nell'associazione commercianti di Oristano, che con la grande distribuzione ci dovevamo abituare a convivere.

Ed ecco che arriviamo al punto: probabilmente dobbiamo abituarci a convivere con un modo nuovo, irrituale, di presentarsi, e non lo trovo neanche questo strano, perché quando mi insediai come Presidente della Provincia feci la stessa cosa, venni accusato, venni denigrato, ma la norma prevedeva che entro 120 giorni dovessi presentare idee e progetti, da realizzare, questa volta. Ed ecco che siamo qua, come molti colleghi hanno evidenziato, di fronte a considerazioni importantissime sulle quali, ha detto molto bene l'onorevole Vargiu, è difficile essere contrari, non è assolutamente possibile. È possibile invece che noi ci misuriamo su come realizzare certe cose. E su questo emergono le prime differenziazioni, anche all'interno del Consiglio, perché se la produzione di energie alternative deve essere combattuta o non deve essere sostenuta, su questo bisogna che ci intendiamo e ci intenderemo quando sarà il momento. Se lo sviluppo sostenibile vuol dire che l'uomo è emarginato e che quindi la natura la deve fare da padrona, su questo dobbiamo misurarci perché per la parte politica che sono onorato di rappresentare, l'essere umano deve stare al centro. E' un concetto probabilmente poco usato, ma io credo molto nobile; tutto deve nascere dalla collocazione che noi vogliamo dare alla nostra gente e a noi stessi.

Su questo c'è molto da discutere e credo che ci sarà da discutere nei prossimi mesi e nei prossimi giorni, perché io sono un profondo assertore della sostenibilità ambientale e credo di averlo dimostrato, Oristano è una provincia con uno sviluppo sostenibile, ed è così definita, per eccellenza. Nelle ultime classifiche stilate da "Il Sole 24 Ore" la provincia di Oristano è al quarto o al quinto posto come qualità della vita. Tutte le nostre azioni sono improntate in questa direzione, probabilmente non abbiamo fatto tutto, possiamo fare di più, ma mi può soccorrere il sindaco di Abbasanta, onorevole Pinna, che conosce benissimo quali sforzi noi facciamo nel nostro territorio e l'abbiamo dimostrato con Agenda 21, che è il documento fondamentale per lo sviluppo sostenibile: la metà dei progetti presentati in Sardegna hanno trovato concreta attuazione ed applicazione nel territorio nella provincia di Oristano. Qualcuno si chiederà il perché di questo ragionamento, la ragione è che poi bisogna arrivare anche alle azioni concrete.

Dico di più: il nostro territorio ha una serie di tipicità che probabilmente non ha nessun altro territorio della Sardegna; ha numerosissimi prodotti che sono catalogati a livello nazionale come prodotti di eccellenza, prodotti sui quali bisogna lavorare, e mi riferisco al casizolu, al bue rosso, alla bottarga, ai prodotti di eccellenza che hanno trovato pieno sostegno da parte delle Amministrazioni locali, comunali e provinciali. Abbiamo un artigianato artistico fiorente - dopo dirò perché faccio tutto questo ragionamento - abbiamo insomma delle eccellenze, però guarda caso lo spopolamento delle zone interne non viene comunque arginato. Anche in quei comuni delle zone interne dove l'artigianato è più fiorente, paradossalmente, lo spopolamento si verifica comunque.

Allora anche su questo dobbiamo misurarci, dobbiamo lavorare perché lo spopolamento delle zone interne sia completamente arginato, oppure qualcuno pensa di poter riportare all'origine le popolazioni dei nostri paesi? Sono cambiati gli interessi, sono cresciuti i giovani, e più crescono e più hanno bisogno di sollecitazioni ulteriori e meno riescono a condividere la vita dei nostri piccoli paesi; quale interesse possiamo portare in quei paesi per far sì che i nostri ragazzi, i nostri giovani, le nostre famiglie abbiano il piacere ancora di vivere di ricordi, delle vecchie case, delle piazze, dei racconti degli anziani? Quali possibilità abbiamo noi per convincerli a rimanere in quel territorio? Non è facile, però c'è una cosa che si può fare, il Presidente ne ha fatto cenno parlando dei beni e servizi immateriali, quelli che non hanno bisogno di strade, di ferrovie, non hanno bisogno di niente, però guarda caso Sa Illetta non è a Sorgono e non è a Ortueri; non cito paesi della mia provincia ma voglio solo far capire che se c'è veramente un'esplosione di un sistema di questo genere, io credo che quello possa essere un modo per arginare lo spopolamento, ma guai a noi pensare di poter riconvertire la pastorizia, l'agricoltura, con tutti i drammi che ne conseguono, cercando di convincere i nostri giovani a permanere nella loro zona d'origine o nel loro comune di attuale residenza. Non succederà mai questo, ma ciò si verifica in tutto il mondo, non solo in Sardegna. La Sardegna però ha un vantaggio rispetto agli altri, che è quello di essere un'Isola piuttosto vasta, con un milione e seicentomila abitanti, pochi; può essere un vantaggio e allo stesso tempo è anche uno svantaggio perché localizzare le scuole, gli uffici postali, le caserme dei Carabinieri, diventa altamente improduttivo e non rispondente a criteri di economicità, e quindi ecco le lamentele dei sindaci, ecco le lamentele degli amministratori locali.

Dobbiamo certamente sforzarci di trovare un metodo, un sistema, che io personalmente non ho ancora individuato negli indirizzi che sono stati dati dal Presidente e dalla coalizione che dice di aver vinto le elezioni. Presidente Soru, non si faccia spogliare di questo particolare merito che lei ha: lei ha vinto le elezioni e solo lei, avrebbe vinto anche senza la coalizione, avrebbe comunque vinto le elezioni. E quindi questo fa capire che gli elettori non sono più soggetti, come una volta, al controllo dei partiti che possono prenderli per mano e trascinarli, ma si orientano in un altro modo: prima di tutto individuano chi li deve rappresentare e in tal senso i sardi avevano fatto una scelta già quattro mesi prima, cinque mesi prima, delle elezioni, non hanno scelto negli ultimi giorni, era anche una scelta meditata. E di questo l'attuale Consiglio regionale deve tener conto.

Le proposte del presidente Soru debbono essere valutate congiuntamente, credo, da maggioranza e opposizione e, ove condivise, ove non ci fossero ostacoli che in qualche maniera possono essere di tipo ideologico, e mi riferisco alla considerazione precedente sull'ambiente, ma mi potrei anche riferire all'istruzione, alla formazione, al mondo universitario, a tantissime cose sulle quali probabilmente non ci troveremmo in sintonia, a quel punto, presidente Soru, ognuno di noi farà valere le proprie ragioni. E lo faremo, glielo assicuro, senza offese, senza fraintendimenti, benché in questa Assemblea pare che la trasversalità sia d'obbligo, anche questa è un'altra delle cose che capirà immediatamente, però noi saremo molto attenti e se fosse necessario, potrebbe anche esserci il voto favorevole del centrodestra. In questo caso io parlo di Alleanza Nazionale e gradirei che il Consiglio prendesse buona nota di questo; parlo di Alleanza Nazionale, perché riteniamo di avere tutte le caratteristiche e tutti i requisiti non di un grande partito, ma di un partito che ha comunque la sua storia, la sua importanza e che è necessario ricollocare in un'area politica ben definita. Gli elettori questa volta hanno scelto il centrosinistra, può darsi che la prossima volta scelgano il centrodestra, che così si chiama proprio perché c'è Alleanza Nazionale, che è l'unico partito di destra oggi in Italia. Ed è una forza politica aperta, non chiusa, fatta di persone, di rappresentanti autorevoli, di sindaci, di presidenti di provincia, di assessori, di consiglieri regionali, di parlamentari, di vicepresidenti del Consiglio, di ministri; è una realtà politica della quale non si può non tenere conto.

E allora la nostra presenza in quest'Aula, le assicuro, presidente Soru, sarà una presenza attenta, sarà una presenza meditata. Non abbiamo bisogno di inviti a studiare. Io credo che dovremo studiare un pochino tutti, e dovremo studiare soprattutto per definire immediatamente il nuovo Statuto regionale, la forma di governo, e anche su questi argomenti la posizione di Alleanza Nazionale è la posizione di questa Alleanza Nazionale, vorrei che questo fosse capito da tutti quanti. E quindi noi ci muoveremo certamente in sintonia con altri, se possibile, ma le assicuro che lavoreremo molto, perché riteniamo che sia indispensabile adeguare il nostro Statuto, dare una forma di governo definita, e se deve essere stabilito che un Assessore può essere anche residente nel Nord d'Italia a me non spaventa assolutamente. Stabiliamolo, rispettiamo le regole, facciamolo con obiettività, con saggezza.

In questo Consiglio siedono delle persone che io reputo molto intelligenti, al di fuori della media, a destra, a sinistra e a centro; persone degnissime che hanno rappresentato e rappresentano i loro territori e che possono dare un validissimo contributo alla politica regionale e allo sviluppo di questa Sardegna. Sviluppo, Presidente, che lei vuole far partire dal basso o vuol far partire dagli ultimi, io capisco benissimo, ma lei sa bene che quando si vuole risollevare un'azienda bisogna intanto capitalizzarla, bisogna che disponga di risorse fresche, e allora è necessario incominciare a fare un po' di conti, perché se la politica del lavoro è quella dell'articolo 19 della legge 37, può darsi anche che non ci troviamo d'accordo, però su questo dobbiamo dialogare molto. Io rimango del parere che per creare servizi e per cercare di alleviare i disagi è necessario investire molto e per investire bisogna avere un'economia forte e l'economia forte bisogna crearla. Però la Sardegna, ahimè, ha 5000 anni di storia che il Presidente difende, e fa bene a difenderli perché rappresentano la nostra identità, ci siamo sempre fatti vanto di questo, anche se probabilmente bisognerebbe rimeditarli questi 5000 anni di storia, forse non sono più adeguati a quella che è la globalizzazione. Quindi dobbiamo stare molto attenti a questo.

Allora, per tornare al problema del lavoro, noi dobbiamo fondare la nostra economia sulle peculiarità della nostra Isola, agricoltura, artigianato, turismo, sostenibile certamente- qualcuno l'ha definito equilibrato, mi pare l'onorevole Davoli - qualsiasi cosa noi vogliamo toccare dobbiamo certamente rendere l'economia più forte se vogliamo garantire un sostegno a quei soggetti svantaggiati che certamente hanno veramente molto bisogno di noi. Qualcuno ha parlato della disoccupazione giovanile, non so chi, certo si tratta di una delle emergenze da affrontare, ma la responsabilità di quella disoccupazione, che investe ormai persone che hanno sino a quarant'anni, può essere imputata al governo di centrodestra? O è un'eredità storica che noi abbiamo avuto? Ce la vogliamo prendere tutti quanti questa responsabilità? Io credo che dobbiamo lavorare insieme per risolvere questo problema; non è facile modificare lo status di una persona che a quarant'anni non ha ancora un posto di lavoro fisso, che ha una famiglia, che ha una moglie, che non ha una casa. Su questi problemi dobbiamo misurarci. Dobbiamo continuare a costruire nuove case nei comuni aumentando quindi i costi di infrastrutture, di sottostrutture, acqua, luce, gas, oppure dobbiamo recuperare il patrimonio architettonico che abbiamo nei nostri comuni? Anche su questo proviamo a pensare quante risorse sono state spese negli ultimi vent'anni in Sardegna per l'edilizia economica residenziale, per quella popolare, per gli IACP, per tutto quello che volete. Provate a pensare quante centinaia, migliaia di miliardi sono state spese in Sardegna e nessuno ha mai pensato che probabilmente sarebbe stato molto più economico incentivare le famiglie a restare nella casa dei genitori o del nonno piuttosto che abbandonarle. Oggi c'è un forte recupero di questo patrimonio; in molti comuni del nostro interno, e non solo dell'interno, i sindaci si stanno adoperando molto per cercare di recuperare questo patrimonio storico, ma non è facile, anzi è abbastanza difficile.

Su queste cose ci vogliamo misurare? E io credo che, se vogliamo ottenere un minimo di risultato e seguire le indicazioni che il presidente Soru ha dato, su questo noi dobbiamo lavorare molto. Vorremmo capirne di più sulla chimica, vorremmo capirne di più sulle miniere, vorremmo capirne di più certamente sull'energia, lo abbiamo detto, ma ho sentito stamattina l'intervento dell'esimio collega di Rifondazione Comunista che parlava di non so quale megaimpianto distruttivo a Chilivani, del quale non ho conoscenza. Onorevole Licheri, lei deve sapere che in Sardegna si producono qualcosa come 700- 800 mila tonnellate di rifiuti all'anno e che vengono nella gran parte dei casi conferiti tal quali, perché la raccolta differenziata stenta a partire e, anche dove parte, trova grande ostacolo da parte dei cittadini. La raccolta differenziata ha un costo e quand'anche si facesse al 40-50 per cento, sarebbe comunque sempre necessario smaltire quella parte che deve essere termovalorizzata, se la vogliamo trasformare in energia. Ora è chiaro che su queste iniziative si apre un fronte di proteste: a Chilivani no, a Baugraboi no, a Monastir no, nessun comune vorrebbe un impianto di trattamento dei rifiuti, certamente, però è una cosa sulla quale questa Giunta, questa maggioranza, così come a suo tempo fece la maggioranza di centrodestra, io credo che debbano prendersi una volta per tutte le proprie responsabilità e mettere fine a questa querelle che veramente si trasforma in protesta sociale e può creare anche contrapposizioni forti che non si capisce dove possano arrivare. In bocca al lupo, Presidente!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi, in apertura del mio intervento ritengo doveroso rilevare che i toni e i contenuti sono notevolmente migliorati nel corso del dibattito, basti pensare all'intervento dell'onorevole Diana, che mi ha preceduto, che certamente si è fortemente distinto dall'intervento fatto nella prima giornata dall'onorevole Artizzu. Quindi credo che questo vada rilevato e vada dato merito all'opposizione di questo miglioramento del dibattito che non può certamente che giovare a tutto quello che noi stiamo facendo nell'interesse dei sardi.

Insieme al programma della nostra coalizione, presentato a tutti i cittadini sardi nello scorso mese di maggio, il presidente Soru ha illustrato in quest'Aula il quadro dei principi ispiratori, dei valori e delle finalità che hanno dato vita a quel programma. E' un quadro caratterizzato dalla profonda consapevolezza del fatto che la nostra regione è ormai pienamente inserita in un sistema globale, facciamo parte di un sistema economico globalizzato, con una sempre più ampia circolazione di merci e persone, e viviamo in un mondo globalizzato nel quale la convivenza pluriculturale, plurireligiosa, plurilingue, plurinazionale, rappresenta non l'eccezione ma la normalità della vita di tutti noi. E' una dimensione di grande e crescente complessità, che se non governata è portatrice di nuove disuguaglianze che ci chiamano, come il presidente Soru ha ricordato, a un impegno prioritario nei confronti degli ultimi e dei più deboli.

Ma l'obiettivo della politica non si riduce, per noi, alla riparazione delle disfunzioni del sistema. Nel nostro comune progetto la politica è il luogo in cui si governano le complessità e anche le contraddizioni del sistema; la globalizzazione richiede un di più di governo e impone di articolare le risposte secondo una strategia globale, ma con politiche che agiscono anche localmente. Il programma della coalizione Sardegna Insieme intende rispondere a questa domanda di governo che anche in Sardegna si è manifestata con forza e chiarezza. Dopo cinque anni di governo inadeguato e spesso assente, i cittadini sardi, con il loro voto, hanno chiuso definitivamente un'esperienza politica disastrosa, bocciando con chiarezza un centrodestra disarticolato e privo di un progetto politico comune.

Onorevoli colleghi della minoranza, non è stata la legge elettorale la causa del vostro insuccesso nella passata legislatura, ma la mancanza di un progetto politico di governo per i sardi. I cittadini sardi hanno affidato al presidente Soru e alla coalizione Sardegna Insieme il compito di dare vita non ad un governo qualunque, ma ad un governo capace di recuperare i gravi ritardi accumulati fondando la sua azione sul consenso, sulla partecipazione, su un nuovo patto coi cittadini. Questo mandato richiede un rilancio del ruolo della politica e una nuova e più ampia condivisione delle responsabilità nella società e nelle istituzioni. Un mandato che ci sprona a raccogliere il suo invito, presidente Soru, e a confermare la nostra alleanza basata su un programma e su valori condivisi e a riaffermare che la scelta fatta a suo tempo di far guidare a lei, presidente Soru, la coalizione Sardegna Insieme si è confermata vincente, contrariamente, amici delle opposizioni, alla scelta operata dalla vostra coalizione confermando l'onorevole Pili.

All'interno di questa alleanza occorre che, ferme restando le competenze attribuite per legge a ciascuno, il Presidente, la Giunta e l'Assemblea elettiva si riconoscano reciprocamente e si impegnino, in un adeguato equilibrio tra rappresentanza e Governo, ad arricchire l'azione politica e amministrativa dell'istituzione regionale. Un'istituzione che nell'ultima legislatura è stata irresponsabilmente svilita e separata dalla vita della società sarda, minando gravemente la fiducia nelle istituzioni e nella politica. Ora sta a tutti noi, al Presidente, alla maggioranza consiliare e alla Giunta, rafforzare la fiducia dei cittadini attraverso un nuovo modo di rapportare le istituzioni alla società.

Una nuova stagione di rafforzamento della democrazia e di radicamento di un'etica pubblica passa anzitutto attraverso un coinvolgimento costante dei cittadini nei processi di formazione delle decisioni. Ha detto bene il Presidente, dobbiamo considerare il mandato degli elettori non come una delega attribuita una tantum, di cui rispondere solo dopo cinque anni, ma come un consenso da rinnovare e verificare volta per volta, in relazione alle decisioni e agli atti che assumeremo nel governare la Regione. E' una verifica costante e sistematica alla quale dobbiamo sottoporci tutti con ruoli diversi, ma con uguali responsabilità: il Presidente, scelto per la prima volta con elezione diretta, e la Giunta con la quale governa, ma allo stesso modo ciascuno dei consiglieri regionali presenti in questa Assemblea legislativa, che con l'investitura del voto democratico dà rappresentanza alle comunità e ai diversi territori della nostra regione. Questa nuova esigenza di democrazia e partecipazione nasce anche dalla spinta di reti di comunità locali, di associazioni, di libere forme associative e di movimenti di giovani e di donne. D'altra parte questa stagione non potrà affermarsi senza i partiti né contro di essi, ma tutti i partiti, sia quelli storici che le nuove formazioni, dovranno rinnovare costantemente la propria legittimazione immergendosi tra i cittadini e riconoscendoli sempre come i titolari dell'unica, autentica, sovranità.

Ci sono dunque oggi, nella nostra società, una domanda di governo e un'esigenza di partecipazione che si incrociano, connotando i rapporti tra cittadini e istituzioni, condizionando l'evoluzione di attori politici e assetti istituzionali e determinando l'adeguatezza e l'efficacia delle scelte politiche nei diversi settori della vita delle nostre comunità. Una Regione capace di rispondere a questa duplice esigenza deve disporsi all'applicazione sistematica del principio di sussidiarietà, mettendo a disposizione degli enti locali gli strumenti normativi e le risorse finanziarie necessarie per la nascita di iniziative autoorganizzate, promosse autonomamente nei diversi territori dai diversi attori presenti. E' in quest'ottica che la Regione può contribuire al progresso e allo sviluppo delle diverse realtà territoriali della Sardegna e delle zone interne in particolare, creando condizioni tali da consentire che più comuni di uno stesso territorio si mettano insieme per la promozione dello sviluppo e per la gestione condivisa di servizi, che trovi spazio la progettualità del terzo settore, che si diffondano forme di volontariato sociale, che i privati propongano la realizzazione di servizi culturali e sociali e vi partecipino, che la vocazione economica e le specializzazioni produttive siano ancorate ai saperi e alle qualità delle risorse umane e locali, ma con la capacità e la volontà di confrontarsi con le dinamiche dei mercati e degli scenari internazionali.

In questa logica è fondamentale l'obiettivo del nostro comune programma di ridefinire il ruolo della Regione, orientandolo alla valorizzazione dei diversi attori coinvolti nei processi di sviluppo: le imprese, le istituzioni pubbliche locali e sovralocali, i sindacati, i soggetti collettivi che operano in diversi ambiti nella nostra regione.

Sulle strategie di sviluppo della nostra Regione, il presidente Soru ha messo a fuoco un problema nodale: la sostenibilità ambientale del modello di turismo che intendiamo scegliere. Un'economia basata su ricchezze naturali non rinnovabili non può realizzare una crescita di lungo periodo se non tutelandole e preservandole per il futuro. E' evidente che occorre una strategia complessiva e che prima ancora di pensare agli strumenti occorre condividere una cultura del limite, da acquisire tra i fondamenti della politica: il mondo che pretendiamo di governare è dato in prestito a tutti noi, ma non appartiene a nessuno di noi.

Allo stesso tempo è fondamentale la realizzazione di processi decisionali partecipati, condividendo le scelte con gli enti locali e con le comunità che da quelle scelte saranno direttamente interessate. Quello tra territori e comunità locale è un legame indissolubile e non si può immaginare alcun futuro per un territorio se non attraverso la vita e i progetti di una comunità che lo abita, che vi lavora, che si identifica culturalmente con esso.

Quando si parla di sviluppo turistico è immediato il collegamento con il sistema dei trasporti e, per noi che viviamo in Sardegna, con il trasporto aereo, che per essere adeguato deve garantire piena libertà di movimento. Perché questo si realizzi è necessario, come è indicato nel nostro programmadi governo, lavorare a una modifica della legislazione sulla continuità territoriale affinché venga meno la visione monopolistica del trasporto aereo, avendo comunque presente la difesa dei livelli occupativi e delle basi operative presenti in Sardegna.

In materia di sanità riteniamo che la nostra coalizione debba continuare a considerare imprescindibili i principi fondamentali sui quali si basa il servizio sanitario nazionale, ma debba porsi il problema di un'adeguata valutazione dell'attuale configurazione del sistema sanitario regionale. La fase della cosiddetta aziendalizzazione delle unità sanitarie locali ha, infatti, disperso esperienze positive, appartenenti alla prima fase di realizzazione del sistema sanitario regionale, basate sul coinvolgimento e sulla responsabilizzazione dei rappresentanti delle comunità locali alle quali il servizio sanitario si rivolge. Appare dunque opportuno reintrodurre nel sistema sanitario regionale modalità di partecipazione democratica alle attività di programmazione, indirizzo e controllo dei servizi sanitari. E' evidente in ogni caso che la salvaguardia dei principi fondamentali del servizio sanitario nazionale e il perseguimento dell'obiettivo di garantire alle nostre popolazioni un servizio sanitario efficiente, richiedono un serio e concreto impegno congiunto del Governo centrale e del Governo regionale.

La forma di Stato che emerge dal nuovo Titolo V della Costituzione richiede, infatti, lo sviluppo di strumenti efficaci di collaborazione orizzontale tra i governi regionali e verticale tra questi e il Governo centrale. La collaborazione tra istituzioni e il principio di sussidiarietà si applicano anche alla nostra concezione delle politiche sociali, cui contribuiscano sia le istituzioni pubbliche, ai vari livelli, sia le iniziative dei privati, in primo luogo delle organizzazioni no profit e di volontariato. Le politiche sociali tutelano il diritto dei cittadini a stare bene, a sviluppare e a conservare le proprie capacità fisiche, a svolgere una soddisfacente vita di relazione, ad essere membri attivi e autonomi della società. La finalità generale, la promozione della solidarietà sociale, si realizzano attraverso la valorizzazione delle iniziative delle persone, delle famiglie e delle forme di autoaiuto, di reciprocità, nonché della solidarietà organizzata. Alla Regione è affidata la regia e il coordinamento delle azioni dei diversi attori, programmate e realizzate in un'ottica di condivisione degli obiettivi generali e valutate sistematicamente attraverso la verifica dei risultati raggiunti.

Nel settore culturale registriamo che le strategie, le politiche d'intervento, non sono state in grado finora di assicurare un'adeguata valorizzazione economica dei beni culturali disponibili; il patrimonio culturale della nostra terra è ancora oggi una risorsa non sufficientemente valorizzata a dispetto della sua notevole consistenza e della sua elevata attrattività. Tale patrimonio deve diventare un volano per lo sviluppo economico della nostra isola, integrando risorse e servizi nelle diverse aree connotate da identità territoriali forti e riconoscibili. La difesa e la valorizzazione dell'identità culturale, in questa era della globalizzazione, merita di essere approfondita e valutata appieno da noi tutti. È necessario proporre un modello di unità tra l'uomo e la nostra terra: la nostra terra è un grande mosaico in cui le molteplici tessere rappresentano le piccole parti del nostro essere, le tante parti della nostra storia, un ritratto inequivocabile dell'anima di un popolo che ci porta a interrogarci sul significato profondo delle nostre radici culturali, quelle stesse radici che hanno dato voce ad insigni personalità della cultura isolana. E' necessario coinvolgere i giovani affinché da parte loro ci sia una presa di coscienza della grande ricchezza insita nella propria cultura di appartenenza. La politica regionale deve dare dignità alla comunità, deve preparare la mensa in cui possano circolare i cibi della cultura; non si può crescere senza innaffiare le proprie radici.

Potremmo passare in rassegna ancora altri ambiti ai quali si applica l'impegno programmatico del Presidente della Giunta e della coalizione Sardegna Insieme, penso però che in tutti quegli ambiti ritroveremo, alla base di ogni ragionamento, la presenza di due domande, di due esigenze di fondo: responsabilità e partecipazione oppure, detto altrimenti, governo e rappresentanza. L'esigenza di stabilità del Governo regionale, ineludibile di fronte ai gravissimi ritardi e alle esigenze della Sardegna, ha cominciato a trovare risposte in una legge elettorale che ha consentito ai cittadini sardi di scegliere direttamente il Presidente della Regione e di avere garanzie sulla stabilità del suo governo.

Tuttavia, l'attuale legge elettorale risulta senz'altro inadeguata per altri aspetti, non solo non definisce con certezza in anticipo il numero dei componenti del Consiglio regionale, come dimostra la composizione di questa stessa Assemblea, ma soprattutto non ha definito con chiarezza il Consiglio regionale come Assemblea legislativa investita di piena autonomia nell'esercizio della sua funzione. Questa legge attribuisce, infatti, all'Esecutivo delle prerogative che possono di fatto condizionare l'attività dell'organo legislativo impedendo la realizzazione di un sistema basato sulla separazione e sull'equilibrio tra poteri. Se condividiamo, e la condividiamo, la medesima responsabilità rispetto alla realizzazione del programma di coalizione, dobbiamo anche consentire a ciascuno di concorrervi con pari dignità: al Presidente, alla Giunta e alla maggioranza consiliare.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue BIANCU.) Nelle sue parole, Presidente Soru, abbiamo trovato conferma della sua volontà di armonizzare l'attività dell'Esecutivo col ruolo del Consiglio. Una riflessione sulla legge elettorale e una sua riscrittura appaiono dunque opportune, nel quadro di un più complessivo impegno riformatore che finalmente realizzi un processo di profondo rinnovamento del sistema istituzionale regionale. Un impegno che ci condurrà, come lei ha ribadito, a porre finalmente mano alla realizzazione delle riforme e di tutti quegli adeguamenti istituzionali, amministrativi, organizzativi, che metteranno la nostra Regione nelle condizioni di assumere efficacemente la guida politica e amministrativa di un processo di crescita culturale e di sviluppo economico e sociale della Sardegna. Un ridisegno della Regione che coinvolgerà anche lo Statuto regionale, attraverso un ampio processo collettivo che sappia valorizzare le risorse presenti in tutti i settori della società: il mondo del lavoro, delle imprese, della cultura, della formazione, del terzo settore e tutti i movimenti e soggetti collettivi desiderosi di partecipare ad un passaggio così determinante per il futuro della nostra Regione. Uno Statuto che utilizzi appieno le opportunità contenute nel nuovo Titolo V della Costituzione e capace di restituire alla Regione, e distribuire ai molti livelli politici e sociali del governo locale, quote di sovranità e autonomia adeguate allo svolgimento delle funzioni assegnate.

Pensiamo che l'Unione Europea rappresenti oggi l'esperimento più avanzato in termini di risposta politica e di governo alla sfida della globalizzazione; allo stesso tempo vogliamo custodire e promuovere la coscienza e il valore della nostra identità autonomistica, le ragioni culturali e civili dell'orgoglio di essere sardi, mantenendo, con le altre regioni italiane, i vincoli di solidarietà conseguenti alla nostra appartenenza nazionale. Il confronto ravvicinato con le altre culture, ormai così frequente nella società contemporanea, deve formare in tutti noi, ma soprattutto nei nostri giovani, una reale propensione all'apertura ai nuovi linguaggi, insieme ad un forte senso delle nostre radici e della nostra identità. Riforme che come maggioranza abbiamo il dovere di realizzare, riforme che vogliamo realizzare non da soli ma con la piena partecipazione di tutte le componenti politiche presenti in quest'Assemblea.

Il suo programma, Presidente Soru, non si limita ad indicare cose da fare, il suo programma, il nostro programma, contiene innanzitutto le ragioni e le prospettive di quelle identità e di quelle appartenenze, le radici e i valori di una nuova cittadinanza compiutamente politica e non angustamente circoscritta a fattori naturali, storici o etnici. Quelle radici e quei valori sono il fondamento di un progetto politico che la Margherita ha contribuito a costruire e che si impegna a realizzare, un progetto che rappresenta una sintesi alta tra le diverse culture che hanno formato la coalizione Sardegna Insieme, un progetto che è adeguato a rispondere alle istanze e alle attese dei cittadini sardi. La sua realizzazione rappresenta per noi la priorità assoluta. In funzione di questa priorità, Presidente Soru, noi la affiancheremo e la sosterremo lealmente e altrettanto lealmente vigileremo affinché la nostra coalizione sappia mantenere costante e coerente il suo impegno sul progetto, rispettando il patto fatto coi cittadini sardi. E' un progetto che ha saputo raccogliere ciò che di vitale scaturisce dalla società e che sfida la politica a misurarsi coi grandi problemi ma anche con la vita quotidiana e con la concreta esperienza umana delle persone, un progetto alla cui realizzazione il nostro Gruppo lavorerà per tutta la legislatura con la convinzione e la generosità necessarie per essere all'altezza della straordinaria responsabilità che i sardi, con il loro consenso, hanno voluto attribuire a ciascuno di noi. Auguri Presidente e alla sua Giunta.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Mi sia consentito un preambolo: ieri sera una collega mi ha detto: "So che tu sei cattivo", ho risposto: "Evidentemente sbagliano nel giudicarmi" e quindi ho deciso di fare il buono. In questi giorni sono stato particolarmente corretto, ho aiutato la Presidenza e il Questore Uras, per la mia vecchia militanza come Questore, a stabilire la divisione degli spazi tra i diversi gruppi politici all'interno dell'Aula, con qualche sacrificio da parte nostra. Ho apprezzato molto, stante il carattere difficile del presidente Soru, quello che ha fatto ieri sera, e se qualche collega stamattina avesse stemperato i toni avrebbe creato un clima più adatto ad una serie di interventi più articolati e meno pesanti. E ho invitato anche Sanjust a chiudere questa vicenda per oggi e per domani.

Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi, credo opportuno, prima di entrare nel merito, chiarire ad alcuni colleghi della maggioranza, volutamente distratti, come sono andate le elezioni. Soprattutto chiarire che il cartello di centrosinistra non ha vinto le elezioni (mi riferisco sempre al proporzionale) - come peraltro non le aveva vinte il centrodestra nella passata legislatura, ed era un vostro slogan -, non le hanno vinte le sue liste, non le ha vinte il libretto rosso di un programma che non c'è. Le sinistre hanno collocato trenta consiglieri regionali, le opposizioni - considerando tra di esse tutte le altre forze politiche - trentaquattro; le ha vinte Soru ed è ben diverso, le hanno vinte Soru e il voto disgiunto, quella modalità di voto cui noi eravamo contrari, me compreso, ma che incontrò l'appoggio trasversale di Forza Italia, che era convinta di cose che non c'erano, di A.N. e delle frange del centrosinistra più vicine a Soru. Il tentativo di disarcionare Soru non è riuscito, di questo si deve prendere atto. L'unica anomalia di questa trasversalità è che alcuni dei più accaniti sostenitori della modifica della legge elettorale oggi sono i suoi più veementi sostenitori, Presidente; non si fidi! Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Per venire al merito delle sue considerazioni, le dico che noi le condividiamo, Presidente, - se qualcuno si sente toccato non è colpa mia - non per un ravvedimento sulla via di Damasco, non perché abbiamo cambiato le nostre posizioni e la nostra visione della società, ma perché quanto ella ha riferito ieri è il cuore dei valori dell'U.D.C. di oggi e di quella che fu la Democrazia Cristiana ieri. Quello che ella ha riportato è il nostro programma, l'attenzione ai deboli, agli ultimi della società, il concetto di solidarietà, la centralità del lavoro inteso non come strumento di reddito ma come mezzo di espressione della persona umana, il valore della collegialità, la tutela dell'ambiente, il turismo inteso come terminale di tutto un sistema. Beh, praticamente, da ben prima che ella avesse deciso di impegnarsi personalmente in politica, noi avevamo questi valori di riferimento. Io sono un folliniano e quindi queste cose le posso dire. Condividiamo il richiamo ai valori cristiani, anzi le dico, Presidente, che lei merita la tessera dell'U.D.C. ad honorem, così come condividiamo completamente il richiamo all'unità, anzi all'unicità, cui lei ha fatto riferimento, tra Consiglio, Giunta e Amministrazione. Certo non ho sentito neppure una volta adoperare il termine opposizione né il termine minoranza, non mi pare che ella abbia voluto riconoscerci un ruolo che noi comunque abbiamo e intendiamo esercitare senza alcuna flessione.

Ma come si può incominciare oggi un confronto che dovrebbe basarsi sul rispetto quando le note programmatiche allegate alle sue dichiarazioni riportano a pagina 55, come ha detto l'onorevole Roberto Capelli, parlando di sanità, affermazioni che non esitiamo a definire gravissime, per non parlare degli altri concetti espressi nelle seguenti pagine 57 e 58 che denotano una disinformazione palese, non so se dovuta a volontà o distrazione. Presidente, sono affermazioni improponibili. L'Assessore della sanità non spende né arbitrariamente né in altri modi. Le risorse sono ripartite in base a parametri fissi, che possono essere modificati, approvati dalla Giunta regionale; la gestione è a totale carico delle A.S.L.. Dire che qualcuno ha inteso favorire interessi particolari piuttosto che quelli della collettività, è sbagliato. Signor Presidente, ella dovrebbe rettificare con correttezza lo spirito e la lettera di quest'affermazione, che sono sicuro non deriva dalla sua volontà ma da cattivi consiglieri. Vede, al riguardo le potrei citare due o tre di questi passaggi. Nello stesso modo non possiamo condividere per esempio il giudizio sull'ADI. Si sa, dovrebbe sapersi, che tutti i fondi sono stati ripartiti così come messi a disposizione dal CIPE per un totale di circa quaranta miliardi, sono molti danari per realtà che in molte zone dell'Isola offrono un servizio di altissimo livello. Sulla proposta di costituire dei consorzi per l'acquisto abbiamo previsto due norme nell'ambito delle finanziarie 2001-2002 che le hanno previste. Purtroppo il ritardo nell'applicazione è una palese inadempienza della struttura burocratica e della mancata collaborazione - abbiamo tutti gli elementi per fare queste affermazioni - dei primari ospedalieri che non vogliono rinunciare a trattare in proprio; così come non possiamo condividere il suggerimento di attivare i provvedimenti relativi alla farmacovigilanza, alla corretta applicazione delle indicazioni della Commissione unica del farmaco, che abbiamo seguito per intero, alla corretta informazione dei cittadini, perché sono tutti atti che abbiamo già realizzato con tempestività e il massimo coinvolgimento delle strutture, delle forze sindacali, grazie alla preziosa collaborazione della professoressa Maria Del Zompo, da tutti conosciuta per essere di una certa parte politica, ma che è certamente una donna di scienza. E per quanto riguarda le risorse finanziarie, sapete bene che l'assegnazione si fa all'inizio dell'anno e che di anno in anno variano di un due per cento, com'è avvenuto dal 2002 al 2003, attraverso delle procedure che poi vanno esclusivamente e soltanto ratificate. E così, Presidente, l'ho detto in altre sedi, il fabbisogno netto e la compartecipazione regionale alla spesa sanitaria purtroppo dal 1991-1992 ci compete, e ammonta oggi al 29 per cento, passando dai settecento miliardi di lire del 1998, agli ottocentoventisei nel '99 fino a arrivare a 1193 di oggi. Ed è destinata ancora a crescere.

A proposito delle illazioni di cui parlavo, vorrei informare l'Aula di aver prestato una dichiarazione giurata che ho depositato presso la Presidenza del Consiglio regionale di cui do lettura: "Posso formalmente dichiarare che né io né alcuno dei miei parenti o affini siamo titolari o comunque abbiamo alcuna partecipazione o cointeressenza, neppure indiretta, in alcuna struttura sanitaria convenzionato e/o accreditata o che comunque riceve proventi dal servizio sanitario pubblico". La darò agli organi di stampa, il Presidente ce l'ha ormai da dieci giorni, e quindi io sfido i colleghi consiglieri e lei Presidente a fare altrettanto - ma lei non lo deve fare perché non ha certamente interessi nella sanità - perché a me risulta che di persone con interessi personali e diretti nella sanità, e non solo, in questa maggioranza, e non solo, ce ne possano essere. Aggiungo che noi siamo così sicuri e sereni sul nostro operato che io stesso, da Assessore alla sanità, in quest'Aula ho pubblicamente chiesto, come hanno fatto peraltro altri colleghi e ve n'è traccia nei verbali dell'Assemblea, l'istituzione della commissione d'inchiesta sulla sanità in Sardegna dotata dei più ampi poteri di legge. Ebbene, la richiedo oggi sperando che non sia una richiesta che cade nel vuoto e preannuncio che presenteremo una mozione a questo fine e se i tempi si allungassero, come peraltro è già avvenuto, chiederemo, come abbiamo già fatto, e si sono rifiutati coloro i quali dicono di aver fatto determinate cose, di utilizzare la previsione dell'articolo 125 del Regolamento consiliare che dispone che possa essere delegato al Presidente del Consiglio il potere di formarla. Ebbene, noi siamo pronti.

La massima Assemblea rappresentativa del popolo sardo è il centro dell'attività politica sarda, nessuno può sindacarla; nessuno signor Presidente, vuol dire proprio nessuno. Non il signor Nessuno di cui parlava lei. All'aumentato potere del Presidente deve corrispondere un costante dovere di informazione e motivazione al Consiglio delle scelte politiche assunte dalla Giunta regionale nell'esercizio dei suoi poteri, ciò vuol dire rispettare regole di forma importanti, ciò vuol dire che per quanto riguarda l'attività della Giunta regionale non possono esistere segreti di nessun genere.

Ella, Presidente Soru, ha dichiarato che intende portare alla conoscibilità dei cittadini l'intera attività della Giunta regionale. Non ho alcuna remora nel dichiarare il nostro favore, ma fare questo significa evitare che siano inoltrate lettere a firma di componenti del Governo regionale con le quali si concretizzano veri e propri atti terroristici, contrari allo spirito della legge, ai diritti costituzionali ed ai suoi programmi. Per essere circostanziati, Presidente, voglio dire che riteniamo grave che il suo Assessore alla Sanità, la signora Dirindin, abbia inoltrato, come ha fatto, in data 8 luglio 2004, con protocollo 427 del Gabinetto, una lettera con la quale si intima, con metodi ben più aderenti a regimi dei quali noi non abbiamo alcuna nostalgia, il silenzio sulle questioni attinenti all'ufficio. Questa lettera - non la leggo per questioni di tempo, ma la consegno agli atti - è, peraltro inviata a firma dell'assessore Dirindin, che non può farlo perché c'è una scala gerarchica e questo compete alle strutture dell'Assessorato. Il segreto d'ufficio come normato dalla giurisprudenza è ben altra cosa rispetto all'equilibrio della minaccia e della paura per normali questioni burocratiche, noi a questo stile ci siamo sempre attenuti conoscendo talvolta per ultimi il contenuto di atti amministrativi, anche rilevanti, e poi, l'Assessorato della Sanità è ben popolato di funzionari della sinistra, anche per responsabilità diretta del sottoscritto.

Inoltre nelle sue dichiarazioni non vedo focalizzato quello che la mia esperienza politica mi ha indicato come tra i più gravi problemi: il confronto con la burocrazia pubblica; in Sardegna alla carenza degli organici degli uffici fa da contraltare un potere pressoché assoluto nella gestione, tale che la parte politica non può sindacare decisioni prese anche solo dai funzionari, questa è un'anomalia che ho più volte denunciato anche in quest'Aula, signor Presidente. Vedrà di cosa parlo quando le interpellanze consiliari giungeranno in Aula perché si sono fornite informazioni dovute oltre i tempi stabiliti; vuole un primo esempio? La scorsa settimana c'è stato trasmesso l'ordine del giorno della Giunta regionale, ebbene non risulta che fosse inserita la contestata delibera sull'avocazione dei poteri sull'informatizzazione, oggi sappiamo che ciò si è verificato a causa di un disguido degli uffici, come era prevedibile. Ebbene a noi quella delibera non è mai arrivata e dunque non siamo stati posti nelle condizioni di conoscerla. La mia non è una critica, è soltanto una constatazione.

Ma questo si verifica in relazione ad ogni aspetto dell'organizzazione degli uffici; la legge regionale numero 31 del 1998 è una legge sbagliata, compromissoria, inadeguata, figlia di un periodo confuso; una legge voluta dalla sinistra con la complicità e perseveranza di Italo Masala, ma profondamente sbagliata, anzi sbagliatissima; tant'è che alla sanità non si possono fare comandi nonostante ci siano due medici e manco un veterinario - a fronte di una pianta organica che prevede diciotto medici e otto veterinari - nessun informatico e nessun laureato perché i comandi possono essere massimo cinque. Signor Presidente, corregga questa legge che qui nessuno ha voluto correggere, perché questa legge non mette le strutture operative della Regione nelle condizioni di poter funzionare. Quattro comandi sono stati già attivati; è chiaro che nessun medico partecipa ai concorsi per fare il dipendente regionale e, a seguito di questo, ci troviamo in una situazione di obiettiva difficoltà.

Ella, Presidente, avrà modo di rendersi conto che tra i programmi e la loro realizzazione esistono resistenze che rendono il percorso molto accidentato, che ci sono decisioni che la parte politica non può prendere anche se politicamente legittimata; riconoscere l'esistenza di limiti strutturali del sistema è segno di intelligenza, al contrario pensare di applicare alla politica una cultura poliziesca, con tutto il rispetto per la Polizia, o una cultura dell'imboscata, è inaccettabile. Non serve e non servirà, Presidente, visitare nelle ore dedicate al riposo i reparti degli ospedali sardi; se fossi andato io, come è successo qualche volta, avrebbero pensato che stessi poco bene, lei lo può fare, ci mancherebbe altro, ma senza dimenticare un fatto fondamentale: non esiste alcun rapporto di subordinazione tra il Presidente della Regione e chi lavora in ospedale! Sono professionisti che hanno vinto un concorso pubblico e non dipendono dal Presidente della Regione in nessuna forma, onorevole Soru, sennò si potrebbero comandare o trasferire e non si possono né comandare e né trasferire. Sono un'altra cosa!

Credo che la sanità in Sardegna, rispetto alle origini, abbia fatto in questi decenni passi da gigante, anche se qualcuno non lo vuole riconoscere. Voglio rispondere a Cachia dicendo: stiamo attenti. Io sono accusato di avere una seconda patria, la Gallura. Per quanto riguarda l'ospedale di Olbia, il finanziamento è del 1993/1994, il contratto è stato stipulato nel marzo del 2000 dall'allora manager nominato dal centrosinistra dottor Massidda. La prima pietra l'ho messa io esattamente a novembre del 2000; sono stati inseriti altri trenta miliardi, altri 3,5 per il secondo lotto, sicuramente non può dire che quel territorio è stato trattato male. Certo di fronte al nulla si è cercato di fare quello che era necessario fare, per far fronte alla presenza di un milione di persone nel periodo estivo. Il pronto soccorso, come sai bene, è stato ristrutturato, l'oculistica non esiste in Sardegna perché tutti si sono buttati sul privato, e quindi non ci sono neanche primari; per la Tac e la risonanza magnetica non c'è nessun tempo di attesa, e ci sono concentrazioni di risorse percentualmente più alte rispetto alla media, con particolare attenzione alle strutture periferiche e alle isole minori. Questo l'ho voluto dire per amore della verità.

Credo che la situazione della sanità sia difficilissima, perché quando arrivai, sette anni fa, gli organici erano coperti circa al cinquanta per certo ed oggi non sono migliorati di molto. Lo stesso discorso, cerco di correre, vale per la vicenda dei trapianti di fegato. Se n'è parlato, abbiamo presentato un'interrogazione all'Assessore e non mi dilungo sull'argomento. La trasformazione in mozione è imminente e quindi affronteremo in modo più approfondito il problema in quell'occasione. Non capiamo però a che cosa serva essere ondivaghi, a che cosa serva fare annunci di nuove decisioni se poi si sono applicate le deliberazioni già vigenti. Bisogna ricordare che non si governa esclusivamente con il criterio dell'economicità altrimenti i parametri non consentono di costituire, lei lo sa benissimo, neppure un solo centro per i trapianti di fegato, non due. Ragionando in questo modo dovremmo chiudere la Mineraria Silius, la Carbosulcis, le innumerevoli altre realtà antieconomiche della Sardegna; caro Calledda le nostre battaglie per salvare i trentadue lavoratori di Fluminimaggiore in effetti non si potevano fare perché ci vogliono cinquanta ettari per ogni lavoratore; In tutti questi casi si fa prevalere l'aspetto sociale, dobbiamo metterlo in evidenza oppure no? Così come prevale nelle vicende che state affrontando in questi giorni, quelle relative alla ALI, alla EGLER, sulle quali ho già suggerito all'Assessore una particolare attenzione, sperando che non finiscano come la CARDNET di Iglesias.

Presidente, perché tanto chiasso, perché tanti annunci se poi non si sta cambiando niente? L'Amministrazione parla per atti ufficiali, le chiacchiere vanno bene al bar con l'amico Saracino, non altrove. Non mi interessa chi è stato nominato Assessore della Sanità, se sia di altra regione, eccetera, tutt'al più prenderà la residenza e pagherà le tasse in Sardegna, ma è un fatto grave che un Presidente con i suoi principi, che ama affermare il proprio sardismo, l'autonomismo e richiamare la nostra fierezza di popolo, per condurre la politica sanitaria nell'Isola abbia scelto una piemontese, è una scelta che noi non condividiamo, nient'altro, solo questo, pensiamo che sia da attribuire ad un limite culturale.

Non si può governare essendo sostenuti da una maggioranza di cui non ci si fida, esemplare la vicenda di cui tutti hanno parlato, ed io non ne voglio parlare, le voglio dire con molta lealtà che non sono d'accordo sulla forma, di fatto c'è un atto che è illegittimo, è un atto che praticamente non può essere adottato, tuttavia io sono d'accordo sul fatto che lei ci veda chiaro e non lo dico per la prima volta anche se qualche collega potrebbe offendersi, l'ho detto nelle sedi ufficiali, credo che sia corretto guardare a fondo in questa vicenda nel suo complesso.

Noi, Presidente, abbiamo operato con chiarezza, non abbiamo inoltrato lettere di richiami o per imporre silenzi, non abbiamo mai consentito che nessuno ci privasse di funzioni che la legge riservava alla nostra competenza, bisogna affrontare i problemi e risolverli dopo averli conosciuti, anche in materia di politica sanitaria bisogna almeno conoscere i numeri e le frazioni, e le situazioni contabili delle altre regioni; ho tutti i dati: il Piemonte ha imposto un ticket da un minimo di due a quattro euro, lo hanno fatto praticamente il Veneto e la Puglia; il Piemonte nel 2002 aveva un buco di 41 milioni di euro, ha venduto degli immobili, evidentemente noi invece siamo bravi, non imponiamo ticket - lo faremo, saremo costretti - pur avendo circa il settanta per cento degli utenti che sono esenti; le altre regioni considerano esenti coloro che a sessantacinque anni hanno un reddito minimo, cioè otto milioni e non settanta come noi, ma la spesa aumenta ed aumenterà. Sarà necessario introdurre i ticket sui farmaci non come misura punitiva o di ristoro, ma come calmiere per l'eccessiva domanda sociale, oppure aumentare, cosa su cui non sono d'accordo, le imposte, come già fece il Veneto con l'aumento del bollo auto per dieci anni o altre regioni che hanno aumentato l'IRPEF per coprire la spesa sanitaria. Spesa che in Sardegna, per effetto di una sollecitazione che Ella dovrebbe farsi ben spiegare, è limitata in confronto a quella delle altre regioni, 200 mila lire in più rispetto al parametro base pro capite, vogliono dire per la Sardegna 360 miliardi e se invece lo consideriamo rispetto alla media nazionale si riduce a 115 mila lire di vecchie lire, per un totale di 160 miliardi. Se il dato fornito dal "Sole 24 Ore" di 81 milioni di euro di deficit fosse vero avremmo chiuso quest'anno in pareggio, nonostante il fatto che la Sardegna sia l'Isola di Bengodi!

Poi, tra l'altro, nelle regioni del nord la percentuale di risorse iscritte in bilancio destinate alla sanità è altissima! In Sardegna è di gran lunga inferiore. Ella non riuscirà a risolvere questo problema e nuovamente i Piemontesi, sia gli assessori che i consulenti, torneranno - spero - nelle ubertose valli della loro regione.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, prego concluda.

OPPI (udc)... Altro che esportare intelligenze, noi per il momento ne stiamo importando! Sul problema del conflitto di interessi ho già detto e hanno detto in tanti, non aggiungo niente.

(Interventi fuori microfono)

PRESIDENTE. Non si faccia interrompere, onorevole, resta tutto agli atti.

OPPI (udc). Sto cercando di correre! Non voglio dubitare che Ella lo risolverà, ma non è l'unica questione, le pongo un'altra domanda: come giudica politicamente, moralmente ed eticamente il fatto che un componente del Governo regionale possa essere contemporaneamente controllore e controllato? E' o non è un conflitto di interessi e una pratica moralmente inaccettabile?

Far politica vuol dire mediare, capire, equilibrare gli squilibri che la vita porta, vuol dire capire che chi ci ha preceduto ha fatto quello che poteva fare. Vorrei ora porre brevemente un altro problema: proprio voi, più veloci del vento, siete la causa del ritardo dei lavori dell'Aula! Presidente, lei sa che il 22 luglio ho trasmesso la nota con la designazione dei consiglieri appartenenti al mio gruppo nelle Commissioni, ci sono state obiettive difficoltà, il Presidente si è trovato nell'impossibilità di definire la composizione delle Commissioni, perché gli altri capigruppo non hanno fatto altrettanto, cerchiamo di accelerare i tempi perché, Presidente, bisogna definire la composizione delle Commissioni e poi bisogna comunicarla ai Gruppi, che hanno 24 ore di tempo per poter fare eventuali rettifiche, e ci vuole molto tempo. Quindi siamo in ritardo,. Lo stesso suggerimento lo do anche alla signora Dirindin: qualcuno forse non sa che le borse per gli specializzandi sono state bloccate in quanto sono decadute; se non facciamo in fretta le borse per gli specializzandi in medicina del 2003 e 2004 le pagheremo praticamente nel 2005. Potrei andare oltre con altri argomenti, ma mi interessa, signor Presidente, rendere il colloquio tra noi, cioè tra il Presidente della Regione - e questa è la parte più importante - e l'attuale Consiglio, utile e fruttuoso, per questo mi pare doveroso ascoltare la replica del Presidente, che mi auguro voglia dare risposte a quest'Aula sui problemi posti.

Presidente, ci dia risposte precise, non voglio citare, come è stato fatto ieri, quel giornalista del Corriere della Sera che appunto le chiede quale sia il programma, nonostante sia rilevante anche questo, non si limiti a citare troppo spesso Don Primo Mazzolari, ma ci dica da dove intende trarre le risorse, da questo punto di vista l'esempio più eclatante, come unitariamente abbiamo fatto, è la legge 162. Ci fornisca un cronogramma con il quadro delle risorse, Presidente della Regione, non solo con gli Assessori.

Onorevole Soru, e concludo, come avrà notato ho inteso fare un intervento incentrato esclusivamente su questioni politiche, anche se il tempo non mi è bastato; ho tralasciato volutamente vicende non strettamente politiche ed ho evitato soprattutto toni aggressivi, come è mia consuetudine. Siamo persuasi che ci sia un gran lavoro da fare e che debba essere fatto insieme, ciascuno nel proprio ruolo. Siamo disponibili alla collaborazione per scelta e per antica cultura, ma se vi saremo costretti da interventi settari e violenti come quelli di alcuni colleghi, che avrebbero potuto evitare certi inutili show, faremo una opposizione intransigente, dura, ostruzionistica e battagliera, se saremo costretti la faremo.

Nelle nostre stanze si entrava liberamente, mai nessuna tessera è stata richiesta, abbiamo dato priorità agli amministratori ed ai rappresentanti eletti di qualsiasi partito, chi dice il contrario dice cose che certamente sono false; ovviamente mi riferisco alla mia parte politica. Per collaborare bisogna cominciare a non dire bugie così potremo intraprendere battaglie unitarie per fare qualcosa e non certo per dare fastidio a chicchessia.

Abbiamo avuto buoni maestri nel mestiere di oppositori, gli stessi maestri che lei, Presidente, ha avuto in quello di governo, maestri che ci hanno insegnato tecniche di opposizione molto efficaci; tecniche che, come la storia insegna, rendono molto anche in termini di consensi, sta a lei, a voi, solo a voi, farci sapere che tipo di rapporto volete instaurare, noi siamo qui.

PRESIDENTE. L'esempio del collega Oppi non è da seguire, lo dico soprattutto per i colleghi alla prima esperienza, e la Presidenza sarà inflessibile. Oggi siamo stati indulgenti in considerazione dello spirito collaborativo dell'onorevole Oppi, che ha consumato il tempo da dedicare al preambolo anche del prossimo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

marrocu (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signore e signori della Giunta e cari colleghi. Giorgio, è proprio vero si perde il pelo ma non il vizio, ma questo detto vale anche per te!

(Interruzione del consigliere Oppi)

marrocu (D.S.). E' difficile capire le ragioni di una sconfitta; è tremendamente difficile! E' difficile capire perché un consenso acquisito lo si perda dopo un'esperienza di governo. E' sempre molto difficile, lo so anch'io, lo sappiamo anche noi per averlo vissuto.

Ricordo ancora quei lunghi mesi del 1999 quando non si riuscì a dare un governo alla Sardegna, quando si giocava su un voto per avere una maggioranza; ricordo quei momenti, le ferite che si sono aperte con il trasferimento al centrodestra, uso questa parola, non altra, di alcuni colleghi eletti nel centrosinistra; ferite che hanno avuto bisogno di mesi e di anni per essere rimarginate. Ecco, le ragioni non si trovano subito, le ragioni di una sconfitta e del venir meno di un consenso; non si trovano le ragioni del fatto che un'intera classe dirigente venga, uso il termine improprio, decapitata dagli elettori.

La strada però - mi permetto di dare un consiglio ai colleghi del centrodestra - è stata quella che abbiamo seguito noi in questi cinque anni; cioè quella del lavoro, quella dell'equilibrio, quella di fare una opposizione severa ma costruttiva, ed anche quella dei cinque anni di opposizione che abbiamo fatto insieme agli amici sardisti che ha determinato la vostra sconfitta. Ho sentito qualche intervento adesso che tendeva ad attribuire la sconfitta del centrodestra esclusivamente al candidato Presidente: non ha perso il centrodestra, ha perso solo il candidato Presidente. Non è così! Occorrerà riflettere e la strada è quella che abbiamo seguito noi, ed è quella che in verità alcuni interventi, che io ho apprezzato, quello di Giorgio La Spisa, quello di Vargiu, quello di Diana, hanno indicato nel lavoro da fare anche da parte dell'opposizione.

C'è stato un momento del dibattito in cui sono rimasto quasi sconcertato, mi sono chiesto: "Cosa è successo?" "Abbiamo prorogato la precedente legislatura?" Quindi, guardavo e non vedendo Giorgio, Pietro, Gianmario ed altri, ho capito che la precedente legislatura non era stata prorogata, ma permaneva lo stesso linguaggio e l'andamento del dibattito rispecchiava la precedente legislatura; una legislatura che è stata scioccamente rissosa, inconcludente, improduttiva; una legislatura nel corso della quale si è governato senza una maggioranza; una legislatura che ha portato il consenso e il rispetto dei sardi nei confronti di questa Assise, di questo Parlamento, al livello più basso. Una legislatura che avremmo dovuto interrompere prima della naturale scadenza, per il bene nostro e per il bene dei sardi. Noi non possiamo ripercorrere quelle vicende e non possiamo anche in questa occasione ripercorrere quella strada.

Il presidente Soru ha scelto di presentare al Consiglio il programma di governo che ha presentato ai sardi; lo ha fatto con la stessa voce, con lo stesso documento e io dico anche con la stessa passione con cui ha parlato ai sardi; un programma che i sardi hanno dimostrato di apprezzare e di far proprio votando il centrosinistra e votando il presidente Soru. Un programma che il presidente ha offerto all'Assemblea, al Parlamento dei sardi dicendo: "Apriamo su questo un confronto". La risposta non mi pare che sia stata all'altezza della sfida che è stata lanciata.

Avremo modo di tornare su questo, io concordo molto con le cose dette da Vargiu, il confronto avverrà in Aula, nelle Commissioni, avverrà sui progetti di legge che da quel programma scaturiranno, avverrà sulle azioni di governo e così via; ma mi permetto di dire che la strada non è quella che alcuni colleghi, ne cito soltanto due, hanno scelto intervenendo in questo dibattito. Non è quella di Sanjust. Io non entro in merito all'episodio chiarito, correttamente chiarito, però dico al collega Sanjust - che so essere tra l'altro, giovane, brillante, apprezzato Assessore comunale per un giudizio diffuso - che non bisogna calcare il piede sull'acceleratore dal primo giorno e bisogna essere un po' cauti, più equilibrati, perché il piede costantemente sull'acceleratore rischia di fare uscire dalla via maestra. Così al collega Artizzu, che è un collega al quale mi lega una certa simpatia per il mondo venatorio: non si sparano tutte insieme le cartucce! Si rischia di sbagliare e di non prendere la preda! Perché ha parlato di Sa Illetta, di Villasimius, di conflitto di interessi, di Tiscali? Sa Illetta è stata costruita in un'area messa a disposizione dall'A.S.I. di Cagliari, è stata acquistata, non ha avuto bisogno di deroghe, il progetto l'ha approvato un'amministrazione di centrodestra; Sa Illetta non è una impresa di cui il Presidente e noi ci dobbiamo vergognare, ma di cui possiamo andare orgogliosi in Sardegna, in Italia e in Europa. Sa Illetta dà mille posti di lavoro, mille buste paga e io dico: magari ci fossero dieci o cento Sa Illetta! Ed anche qualche conflitto che ha carattere esclusivamente aziendale va lasciato a quel livello, perché dove c'è lavoro c'è anche qualche conflitto, non ce n'è ad Albagiara, a Turri, dove c'è una situazione di disperazione e di emigrazione, per cui ben venga Sa Illetta, ben vengano tante iniziative come quella di Sa Illetta, ben vengano tante esperienze di questo tipo.

Così dicasi in relazione alla questione un po' strumentalizzata del conflitto di interessi. Vedete, io non sono tra quelli che dicono: non avete titolo per parlare, come hanno fatto alcuni colleghi in qualche occasione interrompendovi quando parlavate del conflitto di interessi; so bene che a voi non interessa il conflitto di interessi, voi volete semplicemente evidenziare che noi non abbiamo titolo a difendere il presidente Soru perché avevamo fatto quelle affermazioni sul Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma voi siete in grado di capire che è diverso il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio per i legami che ha con le sue società, le sue multiformi iniziative nel mondo imprenditoriale, rispetto a quello di cui qui si parla. Il fatturato di Tiscali - l'abbiamo detto più volte - deriva per appena l'un per cento da affari in Sardegna, ed è sotto l'un per cento in relazione a quelli con la pubblica amministrazione, forse molto meno della percentuale di fatturato nel settore della sanità, derivante dal rapporto che ha con la pubblica amministrazione e la Regione non qualche ex collega, ma anche qualche collega attuale,. Ed allora, noi l'argomento "conflitto di interessi" non abbiamo timore di affrontarlo. Non abbiamo avuto timore di affrontarlo con l'allora candidato Presidente, il quale tra l'altro ha annunciato che comunque, al di là del fatto che non ha le dimensioni e la proporzione di cui si vocifera, e che stiamo parlando di un fatto strumentale, ha deciso di lasciare la presidenza di Tiscali, il consiglio d'amministrazione e di non far partecipare quell'azienda a nessun appalto che interessasse la Regione.

Anche sulle vicende di questi giorni vorrei dire che è prerogativa del Presidente anche proporre la riorganizzazione degli uffici, e quindi io vorrei che approfondiste un po' la questione della legittimità di qualche altro atto. Illegittimo è stato qualche atto adottato dall'ex presidente Masala, quello sì che ha trasferito competenze decise da questo Consiglio all'unanimità, mettendo tra l'altro in un momento difficile, perché siamo in piena campagna antincendio, sotto diverso controllo il servizio antincendio, atto illegittimo perché in contrasto con la legge e con le decisioni assunte da questo Consiglio. La delibera adottata dalla Giunta gli scorsi giorni ha soltanto una funzione di indirizzo, siamo coscienti che solo l'Assemblea, attraverso la legge, quando arriverà, troverà le soluzioni. Non abbiamo posto il problema del conflitto di interessi perché non ce n'è e ci preoccupa il fatto che la discussione tenda ad evitare, cosa di cui c'è comunque bisogno, di fare un bilancio di quello che è avvenuto in questi anni. E ci preoccupa che nessuno, lo ha fatto il presidente Floris nel suo intervento, si chieda perché questo bando è partito privo di risorse, e ci preoccupa il fatto che nessuno verifichi cosa è successo sino ad oggi in relazione ai progetti Marte 1 e Marte 2, quali sono le scuole che sono collegate in rete e quali quelle non collegate, e così via. Su questo punto però credo che torneremo quando sarà discussa la vostra mozione e ci torneremo con una discussione molto più tranquilla.

Così com'è difficile capire il perché di una sconfitta, dico anche che è difficile capire il perché di una vittoria. Anzi il non capire il perché di una vittoria è una delle cause che poi porta chi ha vinto alla sconfitta. Bisogna cioè capire quali sono le motivazioni che hanno portato i sardi a dare fiducia al presidente Soru e al centrosinistra. So bene che se il centrodestra è stato sconfitto il voto non ha premiato oltre misura il centrosinistra. So bene, e condivido alcuni passaggi che sono stati fatti, che il voto ha evidenziato una crisi dei partiti del centrosinistra, una difficoltà ad intercettare i bisogni della gente e a trasformare la loro azione politica in consenso.

So bene che la motivazione al voto deriva da tanti fattori, un voto al Presidente spesso deriva, anche in altre occasioni questo si è verificato, dal sentimento dei sardi verso un sardo che ha successo, nei confronti di queste persone spesso si nutre un sentimento di invidia, ma in questo caso è prevalso un sentimento di orgoglio per quello che ha rappresentato Soru per i sardi. Quello stesso sentimento che prima che Soru decidesse di scendere in politica e di abbracciare il centrosinistra, avete sempre manifestato voi in tutte le occasioni e le opportunità avute. So quindi che i partiti, il cui ruolo non viene messo in discussione né dal Presidente, né da nessuno, hanno tanto bisogno, anche quelli del centrosinistra, di recuperare e di riflettere su come avviare un processo di rinnovamento interno e su come, anche dopo lo sfascio avvenuto nel centrodestra, sia venuto meno il consenso e quindi si sia persa anche la credibilità. Non saremo però né quelli che inertizzeranno il Presidente, né quelli che penseranno che sia una ciste da espellere. Gli siamo grati di aver posto un problema, gli siamo grati di essere riuscito a ridare fiducia a tanta gente, anche del centrosinistra, che poteva essere stata disillusa a causa delle nostre precedenti esperienze di governo in Sardegna, di aver nuovamente dato speranze ai sardi. Così come siamo convinti che non sia un problema il fatto che ci sia un movimento come Progetto Sardegna che si sta organizzando in forza politica, che diverrà nostro concorrente, sul terreno dell'iniziativa politica; non credo che sia un problema, anzi credo che sia uno stimolo per noi, per i partiti come per quello che io rappresento, uno stimolo a saper cogliere meglio quei bisogni che magari in questo periodo non abbiamo saputo cogliere; credo che anche questa sia una sfida che noi raccoglieremo nell'interesse dei sardi.

Il documento programmatico presentato si definisce: "Un programma per cambiare la Sardegna". So che sarà molto difficile; non so tra cinque anni come sarà cambiata la Sardegna e quanto questo cambiamento dipenderà dalle iniziative che metteremo in essere in questi anni. Spesso le dinamiche dei cambiamenti non sono controllabili e spesso non dipendono solo dalla politica, altri fattori intervengono, in qualche caso per fortuna, che vanno ben oltre la politica. So che ci sarà un'enorme difficoltà; credo che anche lei, Presidente, abbia potuto constatare già in questi tre giorni di dibattito, le difficoltà derivanti dalla mancanza di risorse, abbiamo approvato una manovra finanziaria ai limiti del falso e ci sarà bisogno quindi di tagli. So che è difficile intervenire per modificare lo status quo, so che è difficile intervenire per modificare su connotu, so che è difficilissimo quindi concretizzare quello che si vorrebbe fare e so che c'è sempre una forbice tra ciò che si vuol fare e il risultato che poi si raggiunge, però so che ce la metteremo tutta per raggiungere quel risultato. So che ci sarà bisogno di una grande coesione del centrosinistra per raggiungere quel risultato, perché intervenire sullo status quo e modificarlo significa fare anche una politica severa, quella politica che magari in questo momento qualche collega contesta alla Dirindin, non preoccupato della sua residenza, ma di questo bisogno di severità nell'intervenire e nel giustificare la spesa che è stata alla base del programma presentato dal centrosinistra.

Quindi, avremo bisogno di una gran novità; ecco perché io credo che le parole più importanti della copertina non siano "cambiare la Sardegna", ma sia la parola "insieme", è la parola alla quale io do più importanza. Ho apprezzato molto che lei, Presidente, abbia detto: "né supponenza, né arroganza, né prevaricazione"; "insieme" il Presidente e la Giunta, più alto sarà il grado di collegialità tra il Presidente e la sua Giunta più alta sarà la possibilità di successo di questa esperienza; "insieme" la Giunta e la sua maggioranza, la Giunta e il Consiglio, insieme nel rispetto dei ruoli di maggioranza ed opposizione perché le riforme si fanno insieme, si fanno con il lavoro comune; "insieme" con i cittadini, attraverso la concertazione, parola tanto cara a noi ma che é sparita dal vocabolario degli ultimi governi; "insieme" con le forze sociali, con le forze produttive della Sardegna. Quella parola è importante!

Vede, in un'altra occasione riferendosi al presidente Pili, un collega usò l'espressione "un uomo solo al comando." Il successo elettorale qualche volta porta ad un atteggiamento di supponenza e ad isolarsi, a pensare che tutto possa essere possibile; un uomo solo al comando è un'espressione che si usa nel ciclismo, ma anche nel ciclismo non vince un solo uomo, anche nel ciclismo c'è bisogno del gregario, della squadra, della tattica, della strategia, di tanti altri fattori per vincere, in politica ancor di più, per questo io quelle parole "sarò nessuno", cioè sarò uno come voi, che significano un richiamo all'unità, un richiamo a stare insieme, le ho apprezzate moltissimo. Se sapremo mantenere questo, se questa coalizione - parlo a noi - saprà mantenere la sua unità come ha dimostrato di saper fare in queste ore e in questi giorni, come ha dimostrato di saper fare nel momento in cui si è costituita conseguendo questa vittoria elettorale, io credo che il risultato ci sarà. Aggiungo anche "insieme" a qualche altra forza politica - e mi avvio a concludere - che non è stata con noi al momento delle elezioni, con la quale però abbiamo condiviso cinque anni di opposizione, con la quale stavamo costruendo un'alternativa al centrodestra e con la quale non ci siamo incontrati in campagna elettorale perché non si è riusciti a chiudere un complessivo accordo programmatico. Io credo che anche insieme a loro ci sarà possibilità di incontrarci in questi prossimi mesi, nel lavoro comune può darsi che si riesca, anzi ne sono sicuro, a vincere insieme ed anche insieme ai sardi, questa scommessa del centrosinistra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

pili (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Regione ed onorevoli colleghi, il 13 di giugno, come voi tutti sapete, i sardi hanno eletto direttamente, per la prima volta nella storia autonomistica, il Presidente della Regione; un risultato chiaro che ha indicato in maniera inequivocabile chi per i prossimi cinque anni dovrà guidare la Sardegna, e io colleghi, che più di altri ho sentito e sento il peso della sconfitta, ho il dovere di riconoscere la vittoria del presidente Soru. A lui è stato affidato il compito difficile, arduo ma esaltante, di guidare per la prima volta la Sardegna senza l'intermediazione della politica, grazie ad una legge elettorale che noi - e io personalmente - abbiamo fortemente voluto in quest'Aula.

L'abbiamo voluta, colleghi, anche a costo di minare alleanze, di sacrificare carriere personali, di andare incontro ad una sconfitta elettorale; lo dissi in quest'Aula un anno fa, lasciando la Presidenza della Regione dopo l'ennesima sfiducia della storia autonomistica. Non ci può essere riscatto politico, non c'è condizionamento che possa in alcun modo prevalere, non c'è per la Sardegna nessun futuro se dopo 56 anni di sofferta e contrastata vita autonomistica il nostro popolo non ha la possibilità di eleggere direttamente il proprio Governo. Non importa se di destra o di sinistra, servivano per la Sardegna regole chiare per imprimere, una volta per sempre, una svolta istituzionale reale alla nostra terra. E noi facemmo quella scelta senza badare a tornaconti, né personali né di partito, ma ben sapendo che al di sopra di tutto c'era l'interesse della Sardegna.

Colleghi, a voi, che per la prima volta occupate questi scranni autorevoli dell'Assemblea del popolo sardo, vorrei dire poche cose, ma sentite. La prima: non sprechiamo questa straordinaria occasione. In 56 anni di autonomia regionale ci sono stati 64 presidenti di Regione, crisi eterne e presidenti di gran levatura politica e morale, cito per tutti il compianto Paolo Dettori, che non hanno governato per più di dieci mesi. Mi rivolgo a voi colleghi più giovani di quest'Assemblea, spetta a voi iniziare e contribuire in maniera forte a costruire un percorso moderno dell'autonomia regionale che non è fatto né di sogni e né di illusioni, ma di concretezza e di straordinaria modernità. Non importa da che parte ognuno di noi sia schierato, ciò che importa è che in ogni nostra azione ci sia prima di tutto l'interesse della nostra comunità, lo dico io colleghi, perché più di altri so cosa significa un'esperienza di governo fatta con i fucili puntati, che non minacciano di sparare al primo errore ma che sparano sempre e da subito.

Ai colleghi di ieri vorrei dire che il nostro compito è più difficile, è cioè quello di cancellare risentimenti e di non far pesare mai nel nostro operato, nel nostro agire la sconfitta. Nel passato la sconfitta è stata vissuta con livore e con rabbia, e l'opposizione si è accanita sugli uomini e sugli schieramenti. Noi, colleghi, abbiamo il compito di elevare il nostro modo di intendere l'opposizione. Noi non abbiamo perso perché l'opposizione è stata capace, tutt'altro; abbiamo perso perché noi non siamo stati sempre all'altezza della situazione. Abbiamo preferito le divisioni, i contrasti, ed abbiamo pagato i retaggi di una storia autonomistica fatta di instabilità cronica legata ai mille peccati della politica. Per questo, colleghi dell'attuale minoranza, se la nostra coalizione si vuole ancora candidare al governo della Sardegna, occorre oggi non emulare un'opposizione sterile e preconcetta, ma dobbiamo lanciare la sfida, noi, dell'idea più avanzata, dell'idea più innovativa, dell'idea - consentitemelo - più concreta.

Questa, colleghi di Sardegna Unita, è per noi la sfida più alta, quella che ci chiede il nostro popolo. Abbiamo il dovere di vincere e di vincere sulle idee e non sugli scontri. Abbiamo il dovere di essere, questo sì, sentinelle autonomistiche di quel nuovo corso che noi abbiamo saputo avviare, dopo mezzo secolo di autonomia regionale, con la nuova legge elettorale. Ed è in questa sfida che dobbiamo reciprocamente lanciarci, colleghi della maggioranza, non lo dico solo al Presidente della Regione, ma a voi tutti, sapendo che ognuno di voi avrà il coraggio delle proprie idee, la forza dell'autonomia, e saprà interpretare il proprio ruolo di rappresentante del popolo sardo sino in fondo senza alcun condizionamento.

Ed è una sfida autonomistica che spero di condividere con tutti voi, colleghi di Sardegna Unita, sapendo che quattrocento mila elettori ci hanno espresso la loro fiducia. Non ci hanno votato per fare opposizione, ma per governare. I voti non sono stati sufficienti, ed oggi la nostra missione di governo, per la quale siamo stati comunque votati, la dobbiamo svolgere sul fronte della minoranza. Dunque, colleghi, per quanto mi riguarda niente dogmi, niente preconcetti, ma solo ed esclusivamente confronto nell'interesse della Sardegna. Per questo motivo spero che sappiate accettare, Presidente e onorevoli Assessori, con questo spirito, senza alcun pregiudizio ideologico, le critiche, i suggerimenti e le idee altrui.

Dico, colleghi, questo perché in questi tre giorni di dibattito ho avuto modo di rileggere sia le dichiarazioni rese in Aula, che il documento scritto che ci è stato consegnato. Ecco, se dovessi dirvi cosa ne penso, vi direi che mi sarei aspettato qualcosa di più. Di più rispetto al momento particolare, epocale, virtuoso che iniziamo con questa legislatura. Mi sarei aspettato un programma, percorsi amministrativi, legislativi, tempi e risorse per attuare la rivoluzione che è stata annunciata.

In campagna elettorale, qualcuno in maniera silenziosa, qualcuno anche con la malagrazia che gli è consona, mi suggeriva di far sognare i sardi. "Bisogna creare un sogno", mi dicevano, "bisogna sposare un'utopia". Forse, alla luce dei risultati, avevano ragione. Io, colleghi, però, non me la sono sentita di far credere ai sardi di poter realizzare l'impossibile con un colpo di bacchetta magica o a colpi di illusioni. Per troppo tempo il sogno, il miraggio di un posto di lavoro per tutti, è stato lo strumento per costruire facile consenso. E oggi ancora di più, colleghi, ho il dovere di mantenere i piedi per terra.

Non mi è piaciuta la premessa al testo scritto che ci è stato consegnato, che dice: "Il Governo regionale propone una netta" - sottolineo netta - "alternativa alle politiche e alle pratiche di gestione della cosa pubblica emerse in cinque anni di cattivo governo del centrodestra". Non va bene, Presidente. Chi si candida a predicare l'unità degli interessi del popolo sardo non può aprire le proprie dichiarazioni con affermazioni così forti e forzate, e spiegherò perché. Nella stessa pagina, la pagina 6, su due temi fondamentali del programma di governo della Sardegna, sulla pianificazione territoriale e sul lavoro, leggo: "Mantenimento delle regole urbanistiche e paesaggistiche". Ho letto bene: "mantenimento", non netta alternativa. E sul lavoro, sempre nella stessa pagina, si legge: "Intendiamo realizzare una sostenuta iniziativa per la promozione dell'occupazione attraverso il rafforzamento e il perfezionamento degli strumenti di politica attiva del lavoro". Sì, colleghi, c'è proprio scritto "rafforzamento e perfezionamento", non netta alternativa.

Non posso poi fare a meno di richiamare le frasi che già qualche collega ha ripreso, sui ceti conservatori e sulle lobby che nel '99 avrebbero attribuito la vittoria al centrodestra. Chi chiede rispetto, Presidente, deve dare rispetto. Leggo testualmente: "Nella scorsa legislatura vi è stato l'avvento, alla guida della Regione, di rappresentanti di lobby appartenenti ai ceti più conservatori, incapaci o restii ad imprimere qualsiasi spinta innovativa all'azione di governo". Mi domando: di chi parla e di cosa parla? Io, per quanto mi riguarda, sono pronto a un confronto pubblico, e forse la prossima settimana ce ne sarà anche l'occasione, per conoscere da lei quali sono queste lobby che avrebbero governato la Sardegna e per far conoscere io a lei, ma forse anche lei le conosce, quelle che l'avrebbero voluta governare sia in termini di appalti e, sottolineo, di trattative private e dirette con la Regione.

Ma ci sarà tempo e luogo, colleghi, per parlare di questo. Voglio solo dire che non si governa la Regione con la scure, ma serve il bisturi, servono le teste e non i muscoli. Non vorrei che lei, Presidente, diventasse come quello scultore che con i primi colpi sulla pietra tracciava i lineamenti di una bella statua, ma con i successivi la riduceva in un cumulo di ghiaia.

Ho ascoltato le sue dichiarazioni, le ho lette con attenzione e mi sono davvero reso conto che purtroppo manca ancora l'insieme, manca il sistema, manca il ruolo della Sardegna in Europa e nel Mediterraneo. Mancano le strategie, colleghi, sono totalmente assenti i progetti concreti. E' vero, ci sono i valori, che sono importanti, che sono guida, che sono faro, che sono determinanti per costruire il futuro, ma sono valori che non hanno valore, se restano illusorie utopie senza concretezza. Cito solo tre temi su tutti ad iniziare dal lavoro. Mi rivolgo ai colleghi che hanno preso l'eredità di un collega autorevole in quest'Aula, per dire e per chiedere loro cosa significa, a pagina 11, che "i disoccupati hanno diritto a un'assistenza efficace e che però è necessario tenere severamente" - sottolineo la parola severamente - "separate assistenza ai disoccupati e politiche attive del lavoro, sia per evitare sprechi" - e sottolineo sprechi - "sia per non ingenerare pericolosi disincentivi che per evitare soluzioni illusorie. E' un sì o un no all'articolo 19 della legge 37? Non c'è né un sì né un no, manca una scelta chiara su un tema come quello del lavoro che doveva essere davvero il faro del Governo regionale futuro. Non c'è quello che noi riteniamo fondamentale: un processo di creazione di occupazione legata all'economia che cresce e che si sviluppa; non c'è un richiamo in tal senso.

C'è poi un passaggio che riguarda i trasporti che mi ha profondamente colpito. Anche su questo tema c'è un giudizio duro, durissimo sul Governo del centrodestra. Si dice: "Interventi approssimativi, intempestivi e inefficaci sulla continuità territoriale sia aerea che merci". Su quella aerea c'è un richiamo, nella pagina successiva, che voglio leggervi per cercare di spiegare, innanzitutto a me stesso, come quest'Aula si deve impegnare in un serio confronto programmatico, abbandonando questo dibattito e iniziando, a settembre, un discorso serio sul programma di governo. Si dice nella pagina successiva che bisogna "Reperire nuove risorse finanziarie da destinare alla continuità territoriale aerea". Per darle a chi? Alle compagnie aeree? Da un anno, grazie alla formula adottata, le compagnie aeree non prendono più una lira dallo Stato. Devono migliorare il servizio, deve essere qualificato con una gara d'appalto che consenta di dare più opportunità di viaggio ai nostri corregionali. Qualcuno ha detto: "E' sbagliato il metodo del centrodestra", c'è scritto nella pagina precedente, e poi, invece, a pagina 46, c'è scritto: "Introdurre forme di incentivo pubblico e di protezione delle rotte (anche mediante un sistema simile all'attuale)".

C'è rottura netta col passato o c'è una continuità rispetto a quello che è stato fatto? Cito soltanto la parte relativa al turismo: "Ampliare al massimo le sinergie tra turismo e attività più tradizionali, tra sviluppo costiero e sviluppo delle zone interne". Mi limito soltanto a riprendere il capitolo del DPEF del 2003 intitolato: "Integrazione coste-zone interne", con i relativi progetti e risorse finanziarie, ricordandovi che nella precedente legislatura le risorse derivanti della legge 488 sono state destinate al finanziamento di progetti per incentivare il turismo nelle zone interne e nelle zone minerarie.

Critiche, direte, e le proposte? Ne faccio poche se il tempo me lo consentirà. Tre. La prima: il Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, a ottobre tornerà in Italia da disoccupato. E' un'opportunità storica che ha il centrosinistra e che lei, presidente Soru, ha. Avete un interlocutore che in questi tre mesi può fare per la Sardegna quello che in cinquantasei anni di autonomia non si è riusciti a fare.

Cambiare lo Statuto? Chiacchiere! Scrivere nuove leggi che ci consentano un rapporto diretto con l'Europa? Chiacchiere! Si può fare, invece, quello che è scritto nel libro bianco sulla governance, che l'Unione Europea e la Commissione hanno approvato recentemente. E cioè si può fare un patto di governance su alcuni punti strategici senza passare in nessuna aula legislativa. Su che cosa? Sull'energia, perché si accusa il centrodestra di non essere riuscito a far attribuire alla Regione il contributo compensativo in conto energia. Bene. Noi siamo d'accordo, lo Stato italiano ha detto di essere d'accordo e ha approvato una legge, l'Unione Europea l'ha bloccata. Sta a voi tentare di mettere nel patto di governance con l'Unione Europea quelle condizioni. L'agricoltura in Sardegna ha condizionamenti forti, non possiamo nemmeno aumentare le superfici irrigue, possiamo inserire nel patto di governance l'aumento delle aree irrigue. Continuità territoriale merci: si dice che il centrodestra ha perso i soldi, io chiedo che nel patto di governance da qui a ottobre venga inserita l'autorizzazione europea a dare il contributo per la continuità territoriale merci che l'Unione Europea ha sempre dimenticato.

E chiedo ai colleghi del centrosinistra di ieri, vi ricordate l'alzata di scudi sull'Obiettivo 1? Oggi è un dato acquisito che la Sardegna esca dall'Obiettivo 1. Non è così, colleghi. La deliberazione che sancisce l'uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 verrà adottata nel mese di ottobre del 2005, avete tutto il tempo per far riconoscere parametri, prima di tutto quello dell'insularità, che ci consentano di dare risposte importanti.

Vedo che il tempo è finito. Mi manca il tempo per parlare delle risorse finanziarie, io mi permetto di darvi un consiglio: se ritenete sbagliati tutti quei mutui, quei debiti, così come li chiamate, che la Regione ha contratto nei cinque anni di governo del centrodestra, cancellateli! Potete cancellarli, perché la legge del Consiglio regionale dà solo e semplicemente un'autorizzazione alla contrazione di mutui, assessore Pigliaru, e lei ben sa più di altri che un'altra legge, avendo lo stesso valore nella gerarchia delle fonti, può annullare tutti gli stanziamenti già stabiliti. E quali sono gli interventi finanziati con i debiti, come dite voi, con i mutui, come diciamo noi? I 400 miliardi per rifare le scuole della Sardegna, potete cancellarli, ne abbiamo speso soltanto 100, era un intervento pianificato in cinque anni, abbiamo speso le risorse previste per i primi due anni; il cofinanziamento per il POR, possiamo cancellarlo, rinunciamo ai fondi comunitari; possiamo cancellare i 500 miliardi per l'agricoltura in Sardegna; possiamo cancellare tutti gli interventi che riguardano le opere pubbliche, il pagamento dei debiti delle ASL dei precedenti decenni e possiamo cancellare anche gli interventi previsti per la lingua blu. Se non lo farete, se non li cancellerete, sarà un avallo, una condivisione di responsabilità nella contrazione di quei mutui.

Allora, auguri colleghi, di ieri e di oggi. A lei, presidente Soru, ai signori Assessori, auguri fraterni da sardo a sardi. Noi siamo pronti al confronto nell'interesse della Sardegna, ma si sappia sin d'ora che non consentiremo a nessuno di sacrificare quella grande conquista che ha restituito ai sardi lo scettro di quell'autonomia che è vita, che è libertà, che è controllo di popolo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pili. Colleghi, quello ddell'onorevole Pili era l'ultimo intervento previsto prima della replica del presidente Soru, il quale chiede trenta minuti per mettere a punto il suo discorso. Penso che dobbiamo accogliere la richiesta, così come penso che dobbiamo concludere il nostro lavoro questa mattina.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Non so se sia sufficiente mezzora.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, riprenderemo i lavori dell'Aula alle ore 15.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 07, viene ripresa alle ore 15 e 21.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo il nostro lavoro, dando la parola al Presidente della Regione, onorevole Soru, per la replica. Prego, onorevole Soru.

SORU (Prog. Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, signore e signori consiglieri, signore e signori assessori, si conclude questo primo dibattito in Aula di questa tredicesima legislatura, un'esperienza nuova per me e per tanti di noi. Mi pare che ci siano circa due terzi dei consiglieri nuovi.

Ho sentito tutti gli interventi, li ho ascoltati tutti con attenzione, ho visto quest'Aula cambiare, la qualità degli interventi migliorare, ho avuto modo di fare un'esperienza importante, molto bella. Mi sono piaciuti questi tre giorni in Aula e mi è piaciuto ascoltare tutti gli interventi. Abbiamo detto all'inizio che avremmo imparato a conoscerci, frequentandoci, iniziando a parlare con qualche difficoltà; credo che ciò si sia in buona parte verificato. Abbiamo iniziato stentatamente, magari con qualche emotività in più forse, ma poi quest'Aula credo abbia sentito interventi anche di altissimo livello da ambo le parti che hanno, credo, onorato il dibattito e il ruolo di questa istituzione, interventi simili a quelli che in altri momenti sicuramente si sono sentiti in quest'Aula o nelle altre aule che precedentemente hanno ospitato il Consiglio regionale della Sardegna.

Ho preso alcuni appunti sulle cose che sono state dette, vorrei rispondere a tutto ma non sarà facile e forse non è neanche del tutto opportuno. Ho preso qualche appunto sulle cose che reputo importanti. Soprattutto oggi mi pare si sia parlato a lungo di chi abbia vinto le elezioni, se una coalizione o un Presidente, se ha vinto il centrodestra, se ha vinto il centrosinistra, se ha vinto un Presidente. Mi preme dire che ha vinto una coalizione col suo Presidente, abbiamo vinto assieme, ha vinto la coalizione e il suo candidato Presidente ed una volta che le elezioni si sono concluse il candidato Presidente è diventando il Presidente di tutti i sardi, è diventato il Presidente della Sardegna, non più solamente della coalizione di centrosinistra, è diventato il Presidente della Sardegna pro tempore, per quello che sarà. E da Presidente della Sardegna mi sono presentato in quest'Aula in maniera un po' irrituale rispetto al passato, perché è cambiato il sistema elettorale e perché è cambiata anche la forma di governo.

Nel passato i Presidenti della Sardegna venivano scelti e votati da quest'Aula, si presentavano quindi qui con un programma, illustravano in quest'Aula per la prima volta un programma e sulla base di un programma chiedevano la fiducia e il programma era naturalmente importante. Io invece ho partecipato ad una competizione elettorale diversa, una competizione elettorale in cui per la prima volta ci siamo rivolti direttamente ai cittadini e agli elettori sulla base di un programma, non sulla base di sogni, sulla base di un programma scritto in base alle nostre capacità, magari può essere perfettibile, qualcuno può fare di meglio; noi per le nostre capacità, per quello che capiamo, per quello che siamo stati capaci di discutere insieme, abbiamo fatto un programma e l'abbiamo presentato agli elettori. lo abbiamo presentato agli elettori in tanti incontri, anche molto partecipati, in giro per i piccoli e grandi paesi, siamo andati a presentarlo anche fuori dalla Sardegna ai sardi che, pur vivendo fuori, a Bruxelles, a Milano, a Siena, fanno parte di questo popolo. Ed è sulla base di questo programma, e non per la capacità di evocare sogni, che la coalizione e il suo candidato Presidente hanno vinto le elezioni. Ed è sulla base di questo risultato che muoviamo i primi passi di questa tredicesima legislatura.

In quest'Aula, diversamente rispetto al passato, non avevo un programma nuovo da proporvi, non potevo, e mi sembrava sbagliato portare un documento nuovo da proporre a voi rispetto a quello che abbiamo proposto a tutti i sardi in questi ultimi mesi. Necessariamente dovevo comunicare a voi, e non c'è scortesia nella parola comunicare, quello che abbiamo proposto ai sardi, quel programma di cui io sono garante e responsabile. Avevo come voi qualche minuto per presentarmi a questa onorevolissima Assemblea, e dovevo necessariamente scegliere cosa fare: rileggere il programma, ma tutti voi sapete leggere bene e avrei sciupato il vostro tempo e un'opportunità importante; mi sembrava sbagliato anche riassumere le cose dette nel programma e partire da numeri, statistiche, dettagli, disegni di legge, ancora numeri, tabelle. Ho detto che iniziavo a parlare soprattutto per conoscerci, perché dobbiamo lavorare assieme cinque anni e conoscersi credo che sia stato importante, e l'andamento di questo dibattito ha dimostrato che è importante e può essere ancora più importante per il futuro.

Ci sono stati molti interventi che mi sono piaciuti, se mi posso permettere, cito quello del giovane consigliere ogliastrino Sanna di Alleanza Nazionale, il.

(Interruzioni)

Pensavo fosse ogliastrino, mi hanno informato male. Che pur partendo da posizioni diverse ha avuto dei modi pacati, ha portato riflessioni, ha portato argomentazioni ed è stato il primo in quest'Aula a citare Severgnini e Calvino, poi ampiamente citati da tutti. Li cito anch'io: il viandante arriva ad una delle città fantastiche, a Tecla, vede tutti indaffarati a costruire, a fare, a tirare su cantieri, a costruire, a muoversi, fare subito, fare immediatamente, mettere cose, e la prima domanda che si fa non è: "Dove è il progetto?" l'ha citato lei, ma: "Quale 'è il senso? Quale è il senso di questo costruire? Dove è il progetto?", prima del progetto viene il senso. Quale è il senso dell'iniziare a costruire? Ed allora ho trovato giustissimo, e sono felice di aver iniziato così il mio primo intervento in quest'Aula, partire dal senso. Quale è il senso per ciascuno di noi, perché noi siamo qui? Qual è il senso del nostro impegno nella politica? Qual è il senso della nostra rappresentanza, perché siamo stati mandati qui? Qual è il senso della politica? Qual è il senso dell'impegno, qual è il senso della politica, quali sono i valori della politica? Non è stato sbagliato richiamarli, non è sbagliato ricordarsi che prima di costruire c'è un senso del costruire e c'è un senso nella presenza di ciascuno di noi in quest'Aula. Non è sbagliato ricordarsene il primo giorno, e non è sbagliato ripartire da questo, dai valori. Non bisogna vergognarsene. Magari li citiamo solo questa volta, ma era importante farlo, poi magari anziché citarli li gridiamo in silenzio testimoniandoli, perché tutti noi saremo chiamati a testimoniarli piuttosto che a citarli, ma è importante partire dal senso, dal senso del nostro impegno, dal senso di quello che rappresentiamo qui, dal senso della politica e cioè dai valori.

Poi si arriva anche al progetto, ma - badate - per fare un progetto non si parte da una bella tavola a colori, i cattivi architetti o di cattivi geometri fanno subito una bella tavola a colori, e più la colorano più bisogna diffidare, e se è possibile ci mettono tanti alberelli, che fanno anche una bella scena, e proprio allora bisogna diffidare ancora di più. La buona architettura, la buona progettazione parte dal pensiero, parte dall'analisi del contesto e si sofferma lunghissimamente sul contesto e si sofferma lunghissimamente sui vincoli, sull'analisi della situazione e poi si sofferma lunghissimamente alla ricerca di un'idea progettuale, di un'idea forte e su quest'idea forte fa le scelte di massima e si impegna soprattutto a far sì che tutte queste scelte siano coerenti con l'idea progettuale forte. In questo modo si progetta, non andando subito a fare i calcoli del cemento armato, non andando subito al dettaglio delle finestre o al dettaglio delle cose, progettare significa comprendere il contesto internazionale e nazionale, sociale, economico che stiamo vivendo; significa comprendere i vincoli entro i quali noi ci muoviamo, entro i quali la nostra Regione si muove. Significa avere un'idea progettuale e un'idea progettuale forte, chiara, precisa è visibile in tutto questo documento che abbiamo presentato ai sardi e che ho presentato a voi in quest'aula e le scelte sono tutte ben individuate.

Certo mancano i particolari delle finestre, delle porte, i dettagli; li faremo, li faremo assieme, ma c'è stata una scelta e c'è un progetto per quello che io comprendo essere un progetto. Però, ancora più che del progetto, sono veramente contento, e non lo rimpiango, di aver iniziato questa mia esperienza parlando del senso, parlando del senso delle cose, di quello che viene prima, appunto, di mettere mano all'appello e iniziare a costruire un progetto. Ripartire dal senso ci può aiutare a riappacificare quest'Aula e credo che voi, che noi tutti, abbiamo dato esempio di una volontà di pacificare quest'Aula e avete anche ricordato la necessità di iniziare nuovamente a lavorare in un'Aula pacificata, senza pregiudizi, senza rancori, è stato detto stamattina, senza troppi ricordi del passato, senza troppo gioco delle parti, di destra e di sinistra; è stata ribadita la necessità di ripartire da un'Aula nuova che abbia voglia di confrontarsi e di essere parte di una possibilità di miglioramento delle condizioni di vita dei sardi e della Sardegna.

Condivido totalmente quello che è stato detto sulla paura dell'utilizzo eccessivo dei numeri di una maggioranza; credo che noi non possiamo accontentarci di sostituire una maggioranza a un'altra maggioranza, in quest'Aula; non dobbiamo lasciarci trascinare dalla volontà di revenche o dalla soddisfazione di essere passati dall'opposizione alla maggioranza, non è questo l'unico modo di essere della democrazia: sostituire maggioranze e minoranze e legiferare unicamente sulla base della maggioranza numerica.

L'essenza stessa di democrazia, la stessa sua concezione si evolve, è l'unica forma di democrazia non è quella efficientista, magari utilissima, del confronto tra maggioranza ed opposizione. Ci sono anche modi diversi di confronto in un'aula parlamentare, assolutamente necessari. C'è un termine americano che si chiama palaver che in qualche maniera attualmente, secondo alcuni, ha un'accezione negativa ed è quella della discussione estenuante che quasi non porta a nulla, della discussione troppo lunga, della discussione a volte inutile, che potrebbe essere conclusa prima sulla base appunto del rapporto di forza, sulla base appunto del prevalere della maggioranza rispetto alla minoranza. Secondo altri, invece ha un'accezione positiva: è la volontà instancabile di continuare a confrontarsi per riuscire a trovare una posizione comune, soprattutto nei momenti importanti della vita di un popolo, che richiedono scelte innovative importanti, che richiedono cambiamenti importanti.

Voglio dire che noi viviamo, l'ho detto tante volte, un momento della nostra autonomia che richiede grandi cambiamenti, oltre quello istituzionale che c'è già stato, che richiede grande consapevolezza della situazione che viviamo e che richiede scelte importanti. E a queste siamo chiamati tutti e a queste dobbiamo contribuire tutti, a volte anche con la fatica di stare ad ascoltarci reciprocamente molto a lungo, con la fatica di stare seduti in questi banchi, con la fatica del dialogo che non è sempre pacato, con la fatica appunto della democrazia.

Essere ripartiti dal senso della politica, e quindi dai valori che guidano la politica, aiuta quest'Assemblea a comprendere cosa ci unisce più che quello che ci divide, e parlando, da parti diverse di quest'Aula è venuto in luce, quasi fosse un'ovvietà, una banalità, il fatto che ci sono comunque valori che ci uniscono, valori che condividiamo, valori per i quali possiamo lavorare assieme, e per questo bisogna vincere un ostacolo importante all'evolversi della democrazia che viene chiamato scetticismo etico, cioè il non credere che su valori importanti, che su principi etici importanti si possa trovare una posizione comune e che si possa lavorare essenzialmente, esclusivamente per il bene comune.

Noi avremo da lavorare assieme per il bene comune su molti argomenti. Su molti argomenti il Presidente, la Giunta, la maggioranza non potrà essere lasciata sola, quando si tratterà di parlare di autonomia e di che cosa vuol dire essere Regione autonoma in momenti anche di pericolo, come è stato detto stamattina dal consigliere Balia, in cui con un semplice emendamento in Aula si cerca di cancellare l'autonomia delle Regioni a statuto speciale. Dovremo lavorare assieme in un momento di normalizzazione dell'istituzione regionale in Italia in cui si vogliono cancellare decenni di autonomia con pochi atti legislativi.

Dovremo lavorare assieme per rivendicare una posizione diversa e un confronto nuovo con lo Stato. Dovremo lavorare assieme sui temi che riguardano il confronto Stato - Regione, dovremo lavorare assieme nel rivendicare per la Sardegna quelle risorse di cui ha parlato il consigliere Floris e che ancora oggi non ci vengono riconosciute, parlo dell'IVA, per esempio, o che ci vengono riconosciute con una sorta di negoziazione annuale, quasi come un regalo che ogni anno ci viene fatto e non come un diritto che altre regioni hanno già acquisito da tempo. Le risorse trasferite dallo Stato non devono essere un regalo, non devono essere contrattate annualmente; devono essere previste all'interno di un federalismo fiscale chiaro, di un quadro normativo chiaro, in un rapporto chiaro e coerente tra lo Stato e la Regione.

Su questi temi necessariamente dobbiamo lavorare assieme, così come credo che dobbiamo lavorare assieme per fare in modo che non succeda più una cosa che grida scandalo: il fatto che la Sardegna non sia rappresentata nel Parlamento europeo per una legge elettorale che dire iniqua è poco. E dobbiamo lavorare assieme, come è stato ricordato in quest'Aula oggi, per fare in modo che la Sardegna abbia la possibilità, in futuro, di avere anche una rappresentanza diretta nel Parlamento europeo, un confronto diretto con il governo europeo.

E su molti altri temi ci troveremo a lavorare assieme, sicuramente sulle possibilità di sviluppo per garantire un lavoro ai sardi, sulla difesa dell'ambiente, su temi per i quali questa Regione è chiamata a scelte non banali, a scelte che avranno ripercussioni nei decenni successivi e che meritano l'impegno e il contributo e l'intelligenza di tutti, e che non saranno trattati solamente con l'utilizzo troppo affrettato della maggioranza numerica o mal interpretando il ruolo del Presidente della Regione.

Dal dibattito sono emersi anche alcuni timori, alcuni forse per artificio retorico, per cui magari li possiamo trascurare, ma altri meritano attenzione. Mi è stato detto di non lasciarmi guidare da uno spirito di vendetta, di non fare cambiamenti troppo facili nell'amministrazione, cambiamenti troppo facili negli enti strumentali, cambiamenti troppo facili nelle società della Regione. Con qualche ironia il consigliere Cugini della mia maggioranza invece mi diceva: "Non abbia paura Presidente, intervenga se possibile con data retroattiva". Ecco, no, io non interverrò con data retroattiva e il Presidente della Sardegna non si lascerà andare ad alcuno spirito di revenche e tanto meno di vendetta. Useremo lo spoil system il minimo indispensabile, non cambieremo tutti i direttori generali degli Assessorati, non cambieremo tutti i manager delle A.S.L., non cambieremo tutti gli amministratori delle società attraverso le quali si articola il governo della Regione, soprattutto non faremo liste di proscrizione nei confronti dei burocrati dell'amministrazione regionale con i quali invece sentiamo la necessità di fare un'alleanza alla quale mi richiamavo il giorno della mia prima presentazione.

Così come mi è stato chiesto cosa volessi dire quando ho affermato che sono stato eletto anche per disturbare qualcuno, non c'è uno spirito di vendetta, c'è la consapevolezza di essere stato eletto per guidare il governo di questa Regione e per fare delle scelte sempre e solo a favore dell'interesse generale, mai nell'interesse di qualcuno, solo a favore dell'interesse generale, e l'interesse generale qualche volta configge con gli interessi particolari, con gli interessi di qualcuno; spesso l'interesse generale si scontra anche con gli interessi di qualcuno che ha una voce maggiore degli altri o che può provare a imporre la sua posizione in maniera più forte rispetto agli altri.

Il mio dovere è quello di continuare a fare delle scelte nell'interesse generale anche quando disturbano e, necessariamente, disturberanno qualcuno, ma saranno delle scelte fatte esclusivamente nell'interesse generale. Quindi nessuno spirito di ostilità anima me e la mia Giunta, perché sappiamo qual è il nostro ruolo, né personalmente sono mai stato animato nel passato da ostilità, inimicizie e tanto meno potrò esserlo adesso per il ruolo che pro tempore rivesto. E confido nel fatto che spesso i ruoli automaticamente aiutano anche chi li riveste ad avere qualche qualità in più pro tempore.

È emerso il timore di assenza di trasparenza di un uomo o di una Giunta che si chiudono, che non parlano col Consiglio; mi pare che ancora una volta il consigliere Balia mi abbia detto: "Non si preoccupi, signor Presidente, perché non è che le delibere di Giunta arrivassero in una settimana o in due settimane, qualche volta non sono mai arrivate". Io non so quando arrivassero, non so se arrivavano in una settimana o in un mese o mai, so che noi abbiamo preso l'impegno di farle arrivare sempre e in fretta. Mi piacerebbe in futuro farvele arrivare il giorno dopo, non solo a voi ma a tutti i sardi, con gli strumenti di cui oggi possiamo disporre. Ma va anche compreso che siamo al lavoro da qualche settimana, stiamo utilizzando le stesse strutture che abbiamo trovato, le stesse persone, anche con le stesse abitudini ed anche noi dobbiamo imparare qualcosa. Quindi non c'è nessuna mancanza di trasparenza, in futuro riceverete gli atti e le delibere con molta tempestività.

È stato posto un altro problema: il conflitto di interessi. Ne parleremo i prossimi giorni, è stata presentata una mozione, e quindi avremo modo di approfondirlo; però essendo un argomento che è stato più volte richiamato in quest'Aula, non posso non farne menzione o non posso non lasciarne traccia nei documenti di questa prima seduta dell'Assemblea, in questa mia replica.

Qualche minuto per dire che il conflitto di interessi è un tema facile, queste due parole, conflitto di interessi, ormai sono diventate facili da richiamare dopo anni di governo del centrodestra, dopo la presenza del Presidente del Consiglio pro tempore Silvio Berlusconi, per cui era facilissimo richiamarle anche in Sardegna, però ho sempre detto, e vorrei ribadirlo in quest'Aula, perché non condivido questo facile richiamo, che l'evidente conflitto tra gli interessi del Presidente del Consiglio e il suo ruolo istituzionale non è così immediatamente trasferibile anche alla mia esperienza.

Il conflitto di interessi di cui parliamo in sede nazionale nasce intanto dal fatto che il Presidente del Consiglio possiede un'azienda che controlla i sistemi di comunicazione più importanti del nostro Paese, che controlla oltre il cinquanta per cento del mercato pubblicitario, che fa vivere i mezzi di comunicazione, sia la televisione sia la stampa. E i mezzi di comunicazione, come abbiamo visto, hanno e possono avere un ruolo importante nella vicenda politica. Direi quasi che hanno assurto a ruolo politico, ed allora chi controlla i mezzi di informazione e poi si candida ad una delle maggiori cariche dello Stato e attraverso questa carica poi controlla anche il resto dei mezzi di informazione, arrivando quasi al controllo dell'intero sistema informativo dell'Italia, beh, allora sì, si trova in una situazione di conflitto che non va trascurata.

Ma c'è un altro motivo importante che rende preoccupante quel conflitto di interessi: i mezzi di informazione privati vengono gestiti sulla base di concessioni statali e cioè lo Stato concede quasi gratuitamente, in questo caso, lo spazio, l'etere. E quello spazio è definito, ce n'è poco, non ce n'è per tutti, non ce n'è per chiunque voglia fare televisione in Italia. Anzi, c'è un privato oggi che ha tutte le licenze, tutte le autorizzazioni ma non può trasmettere perché non c'è spazio nell'aria. Ed allora si tratta di concessioni e di utilizzo di un bene pubblico da parte di privati in un mercato che è nato senza regole, che ha vissuto a lungo senza regole, che poi si è iniziato a regolare; all'interno di queste regole era previsto anche che una parte di questo spazio venisse restituito, questo non è accaduto, altre regole si sono fatte, insomma c'è un conflitto tra lo Stato che dà una concessione e chi usufruisce in buona parte di queste concessioni in Italia.

C'è un altro dato di cui tener conto, il Presidente del Consiglio pro tempore Silvio Berlusconi, lega la sua vicenda imprenditoriale, brillantissima, tra le più importanti della storia d'Italia, ad una società che ha in Italia, quasi esclusivamente in Italia, il suo fatturato, e la cui attività si sviluppa totalmente in Italia; per cui c'è una qualche sovrapposizione tra chi governa l'Italia e chi in Italia svolge un'attività così importante.

C'è stato anche un conflitto di interessi tra il Presidente del Consiglio capo di un partito importante, anzi del partito di maggioranza relativa, che può incidere sull'attività parlamentare e come abbiamo visto probabilmente ha inciso, e l'interesse personale di risolvere alcuni procedimenti penali in corso, per cui sono state modificate le norme sul falso in bilancio, sulle rogatorie internazionali, su diversi temi di cui non starò a parlare, sulla detassazione delle donazioni e delle imposte di successione, tutti atti che sono stati emanati per primi in questa ultima legislatura.

Bene, magari sembrerà banale, però nella mia precedente attività come imprenditore, io ho svolto un lavoro che in Sardegna ha l'1 per cento del suo fatturato, un po' meno - l'1 per cento non il 100 per cento -, che non ha nessuna concessione dalla Regione sarda, non ha avuto nessuna licenza, non ha avuto nessun finanziamento, non ha avuto nessun contributo, non ha avuto nessun legame con la Regione sarda e meno che meno posso pensare che questo Parlamento possa legiferare su qualcosa che attiene anche al mio interesse personale o cose di questo genere. Per cui, si tratta - credo - di una situazione totalmente diversa che approfondiremo nei prossimi giorni; però fin da oggi mi preme ricordare che per quanto riguarda gli appalti per l'E-government nei tre anni, credo 2003 - 2004 - 2005 o forse 2004 - 2006 Tiscali fattura circa 2 milioni e mezzo all'anno alla Regione sarda, questa è la dimensione del problema. E nella scelta di ricondurre alla Presidenza le competenze in materia di investimenti per l'informatizzazione della Regione sarda non c'è né nessuna volontà di fare gli interessi di Tiscali né tanto meno sfiducia verso l'assessore Dadea, ma essa si pone all'interno di un processo che è stato individuato ed espresso anche nel nostro programma di governo, di ridiscussione della legge numero 1 del 1977 che definisce le competenze dei diversi assessorati.

Difficilmente, in futuro, qualcuno potrà sostenere che le competenze del paesaggio debbano permanere in capo all'Assessorato dell'istruzione o quelle in materia urbanistica in capo all'Assessorato degli enti locali o le competenze sull'informatizzazione della Regione stiano bene insieme a quelle sulle riforme. Quindi, nel quadro del processo di riordino complessivo delle competenze degli assessorati che andrà fatto con la legge di riforma della numero 1 c'è la possibilità di poter subito riportare alla Presidenza una competenza che non è la legge numero 1 ad attribuire all'Assessorato delle riforme, ma solamente un articolo della finanziaria del 1998.

È stata adottata una delibera, qualcuno la chiama una delibera di indirizzo, qualcuno la chiama diversamente, che nel totale rispetto della legge, prevede di riportare, ancora prima della riforma della legge 1, questa competenza nella Presidenza, che non significa che il Presidente si chiude in una stanza e decide lui come spendere i soldi. Significa un'altra cosa, innanzitutto che questo Presidente e la sua Giunta hanno già deliberato di farsi promotori di una proposta di legge che regolerà il tema del conflitto d'interessi, così come anche lei, consigliere Oppi, molto opportunamente, stamattina ha affermato di aver fatto, con un gesto anche importante istituzionalmente, presentando un documento nel quale giura di non avere interessi nel campo della sanità. Credo che una legge che regoli il tema del conflitto d'interessi possa prevedere che ciascuno di noi giuri di non avere interessi nel campo della sanità o del turismo, o imporre di specificare gli interessi che ciascuno ha, in maniera che sia chiaro. Ugualmente in sede di Giunta è stato chiarito che aver avocato questi compiti non significa decidere da soli, significa invece usare una competenza che comunque esiste e una responsabilità che comunque mi è stata data di coordinare, di dare indirizzi, di disegnare le strategie, di immaginare di riportare ad una logica unitaria una serie di interventi che in questa maniera sono assolutamente slegati l'uno dall'altro. Qualsiasi decisione in questa materia, anche fosse relativa alla spendita di centomila euro, duecentomila euro, verrà presa dalla Giunta nella sua interezza senza il Presidente della Regione Sardegna.

Quindi, non si è trattato di un atto di sfiducia verso nessuno e non è nemmeno da interpretare come il desiderio, come magari con troppa facilità è stato detto, di mettere le mani nel sacco. Si tratta piuttosto di un atto posto in essere con il desiderio di fare chiarezza e di spendere bene le risorse, non tante, che sono disponibili, naturalmente all'interno delle regole e quindi adottando una modifica della legge finanziaria che dovrà essere approvata dal Consiglio regionale e garantendo che il Presidente della Regione non presenzierà alle riunioni in cui verranno assegnati gli appalti. Scusate, l'ho fatta un pochino lunga ma consideravo importante soffermarmi su questo argomento.

Un altro timore che è stato evocato è quello dell'assenza di collegialità. L'ho già detto l'altro giorno in Aula, intendo diversamente il ruolo del Presidente della Regione, so che nessuno può fare niente da solo, so che ogni grande opera nasce da un sogno condiviso, nasce dal lavoro di tanta gente. Tanta gente, molta di più di quella che compone questa Giunta e anche di più, scusatemi, di quella che compone questo Consiglio regionale. Per questo sento fortissimo il desiderio della collegialità nella Giunta e credo che ci sia un clima molto più sereno di quanto qualcuno abbia voluto immaginare e che negli atti che sono stati compiuti da questa Giunta non ci sia nulla di quello che è stato letto. Sento fortissimo il desiderio di decidere collegialmente con questo Consiglio regionale, che non vuol dire, come qualcuno ha detto stamattina, con la maggioranza di questo Consiglio regionale, certo con la maggioranza in modo particolare, ma anche con tutto il Consiglio regionale, perché sono convinto che tutto il Consiglio regionale, non solo una parte di esso, possa avere un ruolo proficuo in relazione all'attività che tutti quanti assieme siamo chiamati a svolgere. E lo ripeto ancora una volta perché sento che è importante, sento il bisogno di collaborazione e richiamo alla sua responsabilità l'intera Amministrazione regionale, dai suoi più alti dirigenti fino all'ultimo, per ordine di assunzione, degli impiegati. L'Amministrazione regionale ha un ruolo importante nell'attuazione di un programma per la Sardegna; ha un ruolo importante in un momento in cui più che in altri periodi della nostra storia, i vincoli di bilancio si fanno stringenti, in un momento in cui dovremo porre maggiore attenzione a come le risorse vengono utilizzate, in un momento in cui le difficoltà per la complessità del mondo contemporaneo in cui viviamo sono maggiori e siamo chiamati ad essere migliori, ad essere più competenti, ad essere più bravi, anche più generosi, più dediti al lavoro. Ognuno è chiamato a fare meglio la propria parte e l'Amministrazione regionale ha un ruolo essenziale in questo. Collegialità in Giunta, collegialità col Consiglio, con tutto il Consiglio, collaborazione con l'Amministrazione regionale.

L'ho detto e lo ripeto, non siamo una cosa diversa, non siamo qui per confrontarci, siamo qui per operare insieme, per essere la stessa cosa, siamo la stessa cosa, noi siamo la Regione Sardegna, tre organi diversi della Regione Sardegna, la Presidenza, la Giunta e il Consiglio, ma siamo la Regione Sardegna e rappresentiamo la stessa gente e per la stessa gente dobbiamo lavorare. E credo che la nostra gente ci voglia vedere lavorare assieme in pace e non se ne faccia nulla delle nostre divisioni pretestuose, non se ne faccia nulla del gioco delle parti, non se ne faccia nulla delle nostre intemperanze, non se ne faccia nulla del nostro cattivo carattere, ci vuole in pace e ci vuole vedere lavorare insieme, con ruoli diversi certo, ma ciascuno portare il proprio contributo.

Per questo apprezzo l'apertura importante, che non va trascurata, direi di tutti i partiti dell'opposizione, chi più e chi meno, ma direi di tutti i partiti dell'opposizione, a questo Presidente e a questo Governo. L'apertura di credito e anche la disponibilità espressa chiaramente a collaborare, a non farci mancare non solo l'attenzione e la verifica nel controllo, a non farci anche mancare proposte, suggerimenti, visioni che poi certo noi avremo la responsabilità di valutare, di verificare e di scegliere.

Ripeto, sono contento di questi tre giorni, sono molto ottimista su questa tredicesima legislatura, abbiamo visto un bel Consiglio regionale e sono certo che faremo un buon lavoro assieme. Grazie a tutti.

(Applausi dai banchi del centrosinistra)

PRESIDENTE. Grazie al Presidente Soru. Si conclude così questo dibattito sulle dichiarazioni programmatiche. Devo anche ringraziare l'onorevole Sanjust, al quale ho chiesto di rinunciare all'intervento per fatto personale, lo ringrazio per aver accettato questo mio invito chiudendo così l'incidente.

Comunico al Consiglio che, a seguito dell'avvenuta costituzione dei Gruppi consiliari, gli stessi dovranno far pervenire a questa Presidenza, entro le ore 13.00 di martedì 3 agosto 2004, le designazioni dei propri rappresentanti nelle Commissioni consiliari, il cui insediamento avverrà giovedì 5 agosto 2004 alle ore 17 presso la sala della Terza Commissione. Preciso inoltre che abbiamo già provveduto a spedire una lettera ufficiale nella quale saranno indicati i seggi che sulla base del secondo comma dell'articolo 28 del Regolamento competono a ciascun Gruppo.

La Conferenza dei Capigruppo ha inoltre deciso che mercoledì della prossima settimana, alle ore 10, il Consiglio regionale si riunirà per discutere della mozione presentata dai Gruppi delle opposizioni.

La seduta è tolta alle ore 16 e 08.



Allegati seduta

Testo delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERROGAZIONE SANNA Matteo, con richiesta di risposta scritta, sulle procedure di appalto di servizi e progetti SIL (Sistema Informativo del Lavoro).

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza che:

- la Regione autonoma della Sardegna, Assessorato del lavoro, ha sviluppato il progetto SIL per la realizzazione del Sistema Informativo del Lavoro che comporta un impegno di risorse pari a circa 25 milioni di euro a regime;

- la Regione autonoma della Sardegna, Assessorato del lavoro, per la realizzazione del progetto SIL, ha emesso un primo bando di gara conclusosi nel 2001 con l'affidamento dei lavori ad una associazione di imprese del settore per un importo di circa 8 milioni di euro;

- la Regione autonoma della Sardegna ha affidato la realizzazione di un ulteriore sviluppo del SIL alla stessa associazione di imprese con rapporto diretto e non mediante procedura di evidenza a gara formale per circa 4 milioni di euro;

- tale affidamento è avvenuto alcuni giorni dopo l'insediamento dell'attuale Presidente della Regione,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) perché la Regione autonoma della Sardegna, Assessorato del lavoro, ha affidato l'estensione del Sistema Informativo del Lavoro a trattativa privata al di fuori delle procedure ad evidenza pubblica previste dalla direttiva CEE dal decreto legislativo 157/1995 e dalla normativa in materia di appalti di servizi;

2) perché la Regione autonoma della Sardegna non ha inviato il bando di gara all'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee e non ha proceduto alla pubblicazione del bando stesso sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana e, per estratto, su almeno due quotidiani a carattere nazionale e un quotidiano avente particolare diffusione in Sardegna;

3) nell'eventualità che un'impresa ricorra alle competenti autorità giudiziarie per affermare il proprio diritto a concorrere all'assegnazione dell'appalto ai sensi di legge, su quale soggetto fisico o giuridico ricadrebbero le responsabilità, i costi di un possibile risarcimento danni e le spese legali a carico della Regione autonoma della Sardegna;

4) quanti e quali appalti dello stesso tipo, suscettibili di estensione, ampliamento e/o ulteriore sviluppo, siano in corso e per i quali la Regione autonoma della Sardegna, potrebbe, osservando la stessa condotta per la quale, con la presente, si invoca censura, disporre nuovi affidamenti diretti senza gara d'appalto. (3)

INTERROGAZIONE LADU - ONIDA - MURGIONI, con richiesta di risposta scritta, sull'estensione della delibera per il "Sistema informativo per il Lavoro".

I sottoscritti, premesso che risulta che l'Assessorato del lavoro avrebbe esteso del 50 per cento lo stanziamento in favore di una associazione di imprese incaricata della realizzazione del "Sistema Informativo per il Lavoro";

rilevato che di detta associazione di imprese sembra faccia parte la società Tiscali,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) se e quando tale provvedimento sia stato adottato;

2) se questa "estensione" abbia comportato un impegno per l'Amministrazione regionale di circa euro 4.000.000;

3) se risponde al vero che tale estensione sia avvenuta a trattativa privata e quali motivazioni abbiano indotto tale scelta;

4) se la società Tiscali faccia parte dell'associazione di imprese destinatarie del provvedimento.

I sottoscritti, nel caso quanto esposto corrisponda al vero chiedono inoltre di sapere se il Presidente Soru, in qualità di azionista di maggioranza e presidente di una società interessata alla delibera, non ravvisi gli estremi di un grave conflitto di interessi e, in tal caso, quali provvedimenti intenda adottare. (4)