Seduta n.7 del 29/07/2004 

VII Seduta

(Pomeridiana)

Giovedì 29 luglio 2004

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 16 e 31.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 28 luglio 2004 (4), che è approvato.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. Considerata la poca affluenza in Aula, sospendiamo la seduta per cinque minuti per consentire a chi deve intervenire di avere una maggiore presenza.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 32, viene ripresa alle ore 16 e 37.)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione.

E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, cari colleghi, anche se pochi presenti in Aula. Signor Presidente, ho ascoltato in religioso silenzio il suo intervento, che considero di buona fattura oratoria, sono sicuro che tutta la Regione ha atteso in religioso silenzio, tutti i Sardi hanno ascoltato sempre in religioso silenzio quello che il suo Presidente democraticamente eletto ha riservato, ha pensato, propone per il suo popolo, per il futuro del suo popolo, cioè il suo programma. Inutile negare che questo è un momento storico, è un momento storico per la Regione sarda e non può certamente essere dimenticato. Rimarrà comunque nella mente di tutti i Sardi.

Una è l'elezione diretta del Presidente della Regione, che comporta una nuova istituzione, quindi un nuovo metodo e un nuovo modo di lavorare che chiaramente porterà a future modifiche del nostro Statuto e comunque del sistema amministrativo della Regione; poi il problema, da lei individuato, del futuro dei sardi in una stagione della globalizzazione.

Nelle sue comunicazioni in Aula, così le ha definite, lei non le ha definite dichiarazioni programmatiche, ci sono dei buoni propositi che comunque vanno apprezzati, bisogna riconoscerlo. Dobbiamo dare risposte concrete ai Sardi, questo è vero, in effetti la Regione aspetta grandi risposte dal Presidente e dalla sua Giunta. E' un impegno politico che deve avere carità, il dono di se stessi agli altri nel fare politica. Queste sono delle bellissime parole e poi giù, via, con tutta una serie di problematiche generali toccando i punti principali dei vari Assessorati, che poi riprenderò nella seconda parte del mio intervento.

Sono problematiche che colpiscono direttamente la sensibilità, colpiscono direttamente il cuore del cittadino, però le sue dichiarazioni programmatiche hanno un punto debole, ed è stato detto già stamattina, quando qualcuno ha posto la famosa domanda di Italo Calvino: "Dove è il piano che seguite, il vostro progetto?", io aggiungo: "Con quali risorse?". Questo lei, signor Presidente, non l'ha detto. La genericità che ha utilizzato nel suo intervento non porta ad avere idee chiare, sicure, certe per come verranno risolti i problemi della Sardegna. Credo che sia necessario, glielo chiedo davanti a tutta l'Aula, un impegno per aprire successivamente un dibattito in Aula sul problema delle risorse, sui trasferimenti dello Stato, su come rivedere le nostre aliquote, perché le idee devono avere gambe e le gambe in questo caso sono le risorse.

Io sono sicuro che lei accetterà questa richiesta e la porterà di certo all'attenzione di quest'Aula perché vede, signor Presidente, noi Sardi abbiamo necessità, in questo momento, di trovare risorse e di essere equiparati anche ad altre realtà della nostra Italia, l'esempio è la Sicilia. La Sicilia ha i dieci decimi di tutte le aliquote trasferite, cosa che invece la Sardegna non è riuscita ancora a raggiungere. Noi siamo fermi al 1983. Chiaro che questa è la massima sede istituzionale della nostra Isola, quindi lei avrebbe dovuto dare qualche elemento in più di conoscenza, non soltanto ai colleghi seduti in Aula, ma a tutta la Sardegna.

Stamattina un collega ha citato un articolo de "Il Corriere della Sera" di Beppe Severgnini nel quale si parla di turismo. Ecco, io voglio centrare un attimo questo mio intervento proprio sul problema del turismo. Lei ha parlato di turismo nuovo per la Sardegna. A noi preoccupa molto, consideri che molti sindaci riuniti a Villanova Monteleone hanno posto questa domanda: qual è il progetto per il turismo della Sardegna? Preoccupa l'assenza di un discorso sul futuro della nostra Isola fantastica, così l'ha definita Severgnini, ed io utilizzo questo termine perché questa è la verità. La Sardegna ha un'opportunità: quella di essere battistrada dell'Italia, per quanto riguarda chiaramente il discorso turistico, dopo essere stata a lungo e ingiustamente una ruota di scorta. Credo che la posizione della Sardegna sia davanti agli occhi di tutti. E' vero, siamo la terza Regione italiana con maggiore sviluppo turistico, ma siamo ancora molto lontani da risultati accettabili che possano essere soddisfacenti.

La Sardegna ha questa possibilità, ce l'ha perché ha soltanto un milione e seicentomila abitanti rispetto ad una Sicilia che ne ha cinque milioni, e le coste, le nostre coste, fortunatamente, perché bagnate completamente dal mare, non subiscono la pressione demografica, come in altre regioni, non abbiamo l'invasione di altre regioni.

Quindi, grazie a Dio, questo lo si può dire al caso, agli stessi Sardi, gli scempi non hanno avuto grandi sviluppi, sono rimasti circoscritti, perché fortunatamente, lo ripeto ancora, la natura ha coperto caritatevolmente gli errori di vecchi amministratori che probabilmente, per certi punti, hanno sbagliato. Quindi bisogna pensare a cosa si vuol fare da grandi, perché le cose vanno benino ma non benissimo, signor Presidente, abbiamo bisogno di volare un attimino più alti.

La nostra Regione, come ho detto prima, sarà anche la terza destinazione turistica degli italiani, ma a luglio, in realtà, poche erano le presenze, e la Sardegna non si può comunque fermare, il turismo della Sardegna non si può fermare ai bordi della Costa Smeralda, del cagliaritano, della zona dell'algherese. C'è anche un'altra zona, quella di Oristano, che fortunatamente - ripeto sempre questo termine - per i motivi più svariati è ancora un'oasi incontaminata; dico fortunatamente per alcuni versi e sfortunatamente per altri, perché in definitiva non c'è turismo nella zona di Oristano. E' la Provincia più svantaggiata di tutto il territorio regionale, persino quella di Nuoro ha ottenuto maggiori attenzioni nel corso degli anni. Quindi chiedo che quel progetto che lei ha proposto, quell'idea nuova di progetto turistico naturalmente legato alla ricerca delle risorse, venga spostato e venga individuata come prima sede, chiamiamola anche sperimentazione, la Provincia di Oristano.

Anche se lei deve dare una risposta sulla questione dei due chilometri di insediamenti delle coste, bisogna sapere che cosa il suo Assessore dell'urbanistica ha suggerito per questo problema, che comunque va risolto, per farlo conoscere agli stessi Sardi che hanno comunque necessità di vedere e di guardare al futuro.

Una cosa però mi è piaciuta: il suo discorso di umiltà. "Sapiente è colui che sa di non sapere, solo lui cerca di sapere, chi crede di sapere già tutto non sente il bisogno di scoprire cose nuove.", queste sono parole di Socrate, un suo messaggio che è un invito all'umiltà e può indicare un percorso comune per volare alto alla ricerca del bene del nostro Paese.

Ecco, lei l'ha detto, l'ha detto però in un'altra forma. Le fa onore il fatto che abbia fatto dei riferimenti all'umiltà, ma io devo dirle, sempre rilevato dagli organi di informazione, che non basta, signor Presidente, rinunciare ad un'auto blu per essere francescani della politica. Sì, è vero, fa molta presa sulla gente, però abbiamo altri problemi veramente più importanti da risolvere. All'interno del suo programma elettorale, non delle dichiarazioni programmatiche, perché in realtà questo è il programma elettorale, sono presenti tante idee, chiedo che, eventualmente nella sua replica o comunque nel futuro degli interventi in Aula, si individui come il vostro programma verrà e dovrà essere realizzato.

Chiaramente, tante idee devono avere gambe, queste gambe sono le leggi, leggi che si devono fare all'interno di quest'Aula, all'interno del Consiglio regionale; probabilmente questo è l'approccio iniziale, lei l'ha anche dichiarato ed è bene che l'abbia anche sollevato come problema, il rapporto con l'Aula va modificato, ci deve essere un interagire tra Esecutivo e resto dell'Aula perché le leggi le fa il Consiglio regionale e quindi per poter lavorare ed andare avanti, voi, come i vostri obiettivi, avete necessariamente bisogno del Consiglio regionale che approverà le leggi in materia.

Sull'E-government, che dire? Hanno parlato tutti, signor Presidente, l'hanno gia detto tutti, in realtà ha sbagliato, ha sbagliato probabilmente a rispondere alla stampa in un modo forse un po' troppo arrogante, se mi permette il termine, perché evocare lo spettro della congiura mi sembra un attimino troppo. Gli atti che sono presenti all'interno della Regione parlano chiaro; l'onorevole Floris è stato chiarissimo quando ha individuato quella delibera che voi avete appena approvato per sospendere tutti gli atti della gara d'appalto ed ha dimostrato che comunque qualcosa di particolare esiste; quindi forse prima di rilasciare certe dichiarazioni bisogna un attimino pensarci, perché sa, le dichiarazioni rilasciate alla stampa vengono utilizzate per essere pubblicate, poi tornare indietro e far capire alla gente che ciò che si voleva dire non era esattamente quello ma tutta un'altra cosa, è un pochettino difficile, infatti penso che sarà difficile anche a lei riuscire a dimostrare che aveva ragione lei e non chi scrive.

Concludo sul problema delle scelte politiche. Chiaramente le scelte politiche devono avere un padre, un suo ideatore, il vostro chi è? Ve la pongo come domanda, perché nel suo intervento non si è ravvisata comunque, come dire, la necessità di trovare delle linee che portano a sviluppare il vero concetto di autonomia della Sardegna, il vero concetto di federalismo, di che cosa è la sardità, dei privilegi per il popolo sardo. Io non ho ravvisato tutto ciò, non ho ravvisato per alcuni punti quelli che sono i reali interessi per il futuro della Sardegna, del sardo, del sardo che deve avere un collegamento diretto, non Regione-Stato-Europa ma un collegamento diretto con la nostra Europa. Ecco, questo manca nelle sue dichiarazioni, così come manca l'indicazione di quale potrà essere il processo e il metodo, il modo con il quale si deve arrivare ad ottenere questo collegamento e quindi questo privilegio. Lo chiamiamo privilegio ma in realtà è un diritto di chi è sardo; è un'altra aspettativa di tutti i Sardi.

E' chiaro che dovremmo approcciare anche sul problema della riforma elettorale; noi siamo andati ad elezioni con la riforma nazionale utilizzata in tutte le regioni d'Italia; noi che, ricordiamoci, ma non penso che ci sia bisogno di dirlo, siamo una Regione a statuto speciale, quindi noi abbiamo il dovere comunque di emanare la nostra legge elettorale, la legge elettorale dei Sardi, perché anche su questo così possiamo dire e vantare di fronte agli altri che abbiamo anche la capacità e la possibilità di fare le nostre leggi per i nostri interessi.

Le mozioni, le interrogazioni, le proposte di legge saranno queste le nostre armi. È chiaro che fa parte del nostro ruolo, noi saremo vigili, attenti e chiaramente, quando riterremo che va bene ciò che proponete, saremo dalla parte vostra, o perlomeno seguiremo quella linea. E' chiaro però che nel momento in cui ci si renderà conto che non si sta lavorando per il bene comune e per l'interesse dei sardi, saremo allora molto critici. Facile è promettere, facile è pronunciare un discorso generico, difficilissimo è però mantenere le promesse.

Credo che questa sia, non solo l'aspettativa mia o di questo Consiglio regionale, ma di tutta la Sardegna, di un milione e seicentomila abitanti. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Barracciu. Ne ha facoltà.

BARRACCIU (D.S.). Signora Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, colleghe e colleghi, ho ascoltato con molta attenzione le dichiarazioni programmatiche del Presidente Soru, così come ho ascoltato con la stessa attenzione gli interventi che a quelle dichiarazioni sono seguiti in questi giorni di lavoro consiliare. Ritengo, Presidente, che, pur riproponendo nel suo intervento, con chiarezza, decisione e passione politica, i punti fondamentali del programma della nostra coalizione, lo stesso presentato durante la campagna elettorale, non solo non ha offeso quest'Assemblea come molti con parole diverse hanno affermato ma, al contrario, ha dato dimostrazione di grande rispetto per le cittadine e i cittadini della Sardegna che ci hanno ascoltato, seguito e infine votato esclusivamente sulla base di quel programma, riponendo in esso aspettative e sogni.

Solo chi, ritengo, nella pratica politica è avvezzo a proporre agli elettori un programma e a pronunciare poi in Aula dichiarazioni programmatiche diverse da quello, cioè solo chi è abituato da sempre a fare vuoti proclami propagandistici ad orologio elettorale, può ritenere le sue dichiarazioni programmatiche un insulto a quest'Aula e alla Sardegna. Le sue dichiarazioni rappresentano, dunque, un atto di grande e dovuto rispetto nei confronti dei Sardi, così nei contenuti come lei ha enunciato. Al contrario, ritengo che non la critica costruttiva, che fino a questo momento ho sentito soltanto nelle parole di pochi, ma lo spregio, manifestato nei confronti del nostro programma, rappresenta un'offesa non nei suoi confronti, Presidente, non nei confronti del centrosinistra, ma nei confronti dell'intelligenza della maggioranza schiacciante di cittadini e cittadine che questo nostro programma ha evidentemente ritenuto essere credibile e degno della sua fondamentale considerazione.

Il tutto conferma un atteggiamento politico e culturale tipico della destra che tende, come sempre, a demonizzare, offendere o anche schernire chi non è allineato al suo pensiero e ai suoi metodi. Mi dispiace aver constatato, mi dispiace molto, che anche in quest'Aula, come in altre, lo stesso atteggiamento che ha poco di politico è assunto da quelle forze della opposizione che - proprio in virtù dei valori democratici cristiani, che lei, onorevole Capelli ieri ha richiamato - dovrebbero mostrare e praticare maggiore moderatezza ed equilibrio.

Noi siamo qui e saremo qui nei prossimi cinque anni a lavorare per la realizzazione di quel programma e a confermare ogni giorno l'impegno assunto, con uno spirito di massima collaborazione e massima responsabilità; massima collaborazione con l'Esecutivo, seppur nella consapevolezza ed affermazione delle diverse funzioni cui i due organi sono preposti e chiamati a svolgere. Il punto di partenza e di arrivo del lavoro che ci aspetta è certo il nostro programma e il richiamo continuo ai valori che ci uniscono e condividiamo. Ma proprio in riferimento ai valori di cui lei, Presidente, parla, di cui il nostro programma è permeato dalla prima all'ultima pagina e di cui noi parliamo, purtroppo, al di là di questo, un altro punto fondamentale di partenza, che non può rimanere lettera morta, è rappresentato dal forte richiamo preoccupato che il Procuratore regionale della Corte dei Conti, nel giugno scorso, ha fatto nell'udienza pubblica sul rendiconto della Regione, al quale lei era presente. Tra i vari rilievi, ha segnalato il denominatore comune che lega le disfunzioni gestionali del passato Governo regionale. Il Procuratore lancia un appello preoccupato e ritiene che esista un denominatore comune. Il Procuratore dice con forza che si avverte l'esigenza sempre più pressante del pieno ripristino delle condizioni di legalità e di trasparenza, a cominciare dalle scelte degli amministratori di enti e società, che dovrebbero essere effettuate sulla base di criteri obiettivi fondati sulle capacità professionali e sulle specifiche esperienze maturate o almeno sugli indispensabili requisiti di probità. Quindi noi abbiamo un programma dal quale partire ma abbiamo anche un preoccupato messaggio da parte di questo organo così importante. Questi sono i punti di partenza.

Non mi sembra che questa sia campagna elettorale, piuttosto è la cruda e triste realtà; è l'eredità che il centrodestra ci consegna e con la quale dobbiamo fare i conti. E quando si realizzano queste condizioni, quando esiste un messaggio così preoccupato, non rimane da dire che non esiste più da una parte politica, o forse traballa fortemente, un sistema valoriale. Per dirla con Friedrich Nietzsche direi che da quella parte forse Dio è morto.

Dentro questa eredità troviamo il risultato di una legislatura nella quale il 26 per cento dei consiglieri ha cambiato coalizione e partito, che ha approvato appena 64 provvedimenti legislativi, che non ha mai approvato la manovra finanziaria nei tempi stabiliti dalla legge, che ha portato il rapporto del debito sulle entrate dal 21,30 del 1999 al 49,15 del 2003, dove le spese correnti sono aumentate del 4 per cento, la spesa per il personale regionale del 32 per cento, mentre quelle destinate agli investimenti, ossia quella parte per creare ricchezza, per produrre ricchezza, sono diminuite del 21 per cento. La situazione non è delle più rosee.

Una legislatura che ha dato così chiaro segno di una totale incapacità di programmare lo sviluppo e con esso il riscatto del popolo sardo. Non voglio dire che non sono arrivate risorse in molti comuni della Sardegna; il problema è proprio la programmazione di quelle risorse, programmazione che sarebbe dovuta partire da un ascolto attento dei territori e dei loro amministratori. Quindi dobbiamo pensare, da una parte, a risanare le casse della Regione e dall'altra allo sviluppo della nostra terra, recuperando il tempo prezioso perduto.

In tutto questo scenario esiste una questione mai risolta, molto grave, molto importante, quella delle zone interne della nostra Isola, che ritengo debba essere trattata come una priorità di interesse generale per la Sardegna. Non potrà infatti esserci sviluppo strutturale di quest'Isola se non passerà attraverso lo sviluppo delle zone interne. Questo non significa fare le stesse cose ovunque, ma far contribuire tutti a un processo di crescita diffuso. Va contrastato, con politiche economiche coerenti, il rischio di una Sardegna abbandonata all'interno dai suoi abitanti, con paesi fantasma sempre più piccoli e isolati e con tassi di invecchiamento elevati. La tendenza continua degli ultimi anni a ridurre i servizi, i presidi sanitari e scolastici, prima ancora che la debolezza delle strutture produttive, non fa che accelerare, in particolare nei giovani, la spinta alla fuga, a cercare altrove ciò che non si trova nei propri territori. Contrastare queste tendenze deve essere l'obiettivo di una seria politica economica regionale, nel quadro di scelte di sviluppo territorialmente equilibrate.

Tra le zone interne ve ne sono, purtroppo, di più interne; mi riferisco alla Sardegna centrale che da molto tempo grida aiuto. Il disagio sociale crescente anche in paesi come il mio, Sorgono, notoriamente e storicamente pacifici (io sono amministratrice a Sorgono), non può trovarci sordi. Questi territori hanno bisogno urgente che il nostro progetto di sviluppo alternativo si fondi su alcuni irrinunciabili capisaldi: sviluppo fondato su un assetto territoriale equilibrato, piena attuazione dei diritti fondamentali di tutti i cittadini, lavoro, salute, istruzione, individuando in essi la funzione insostituibile dello Stato e dell'ente pubblico territoriale, sostegno all'impresa produttiva e creatrice di reddito, non come obiettivo in sé, ma come strumento di un più generale processo di emancipazione sociale, assegnazione reale agli enti locali del ruolo di programmazione del proprio ambito e di concorso in quella regionale, oltre alle funzioni gestionali e alle relative risorse, riservando alla Regione funzioni legislative di indirizzo e programmatorie, con esplicita esclusione di quelle gestionali.

Sono particolarmente in sintonia con lei, Presidente, quando parla dei diritti irrinunciabili, perché questo discorso riguarda sensibilmente i territori cui mi riferisco, quei diritti che tutti assieme costituiscono la cittadinanza; i diritti fondamentali dei cittadini, diritti costituzionalmente garantiti al lavoro, alla formazione, alla salute, non possono variare nella loro qualità a seconda che si viva in un grande centro urbano o in un piccolo centro. Eppure si sono posti in essere, negli anni, processi di selezione territoriale a danno dei centri più piccoli attraverso una sostanziale messa in discussione della funzione redistributiva dello Stato e della Regione. Così come per anni si è rifiutato, da parte dei Governi centrali, di accettare il principio della continuità territoriale sulla base della considerazione aziendale che il bacino di utenza sardo era troppo ristretto, oggi si ritiene che la scuola, il presidio sanitario, la rete ferroviaria, poiché non garantiscono un ritorno economicamente accettabile nelle aree meno popolate, vanno drasticamente ridimensionati.

Tutto ciò trasforma il problema dei diritti, che a noi è tanto caro, in una questione di bilancio economico aziendale. Non può più essere così. Peraltro, in conseguenza di tali politiche, piuttosto che realizzare effettive economie, si alimentano fenomeni di spopolamento da una parte e di inurbamento dall'altra, per questo il problema delle zone interne è un problema di carattere generale che deve interessare tutta la Sardegna. Lo spopolamento delle zone interne fa sì che ci siano da un lato processi di inurbamento, con evidenti costi sociali, dispendio di risorse finanziarie, per la necessità di ricostruire a valle gli insediamenti, i servizi e le infrastrutture abbandonate a monte, e dall'altro di abbandono e degrado del territorio e di abbassamento della qualità della vita. La politica fiscale ha proprio la funzione di garantire una più equa distribuzione delle risorse, al fine di accorciare gli squilibri, non quella di fotografarli e di fatto di amplificarli. A questo dobbiamo lavorare.

Nel nostro programma si fa riferimento a temi che mi sono particolarmente cari. Ritengo infatti che, per dare avvio ad una nuova stagione di sviluppo strutturale e duraturo e di benessere socioeconomico diffuso, non basta investire in grandi opere infrastrutturali che comunque sono assolutamente necessarie per lo sviluppo della Sardegna. Bisogna appunto, come è scritto nel programma e come lei spesso ha ripetuto, investire in quelle che lei ha definito le opere infrastrutturali immateriali; bisogna investire nel settore dell'educazione, dell'istruzione, della formazione, settore rispetto al quale il Governo sia nazionale che regionale hanno creato di fatto un desolante deserto. Tutto questo nella convinzione che lo sviluppo produttivo e sociale di un territorio è funzione del suo sviluppo culturale e quindi della qualità e della quantità dell'investimento nella formazione e valorizzazione delle sue risorse umane.

Questo d'altronde è un imperativo dell'Unione Europea, un imperativo che possiamo ritrovare a chiare lettere nella Conferenza di Lisbona, che ha indicato come obiettivo europeo, al raggiungimento del quale tutti gli Stati devono concorrere, la costruzione di un'economia e di una società della conoscenza. Sarebbe stata forse necessaria una "Maastricht della conoscenza", perché probabilmente i principi di Lisbona sono stati poco, come dire, normativi rispetto al conseguimento degli obiettivi che sono stati indicati: mettere a punto un programma per realizzare un'Italia competente, una Sardegna competente, garanzia di uguaglianza e di crescita.

Dobbiamo dar luogo ad un sistema d'istruzione che ponga al centro le persone e le loro competenze. Questo chiede l'Unione Europea. Significa attivare politiche per l'occupazione, questo è ormai il concetto fondamentale delle persone, favorire la loro occupazione. Tutto ciò è un diritto per ogni cittadino, una garanzia per le imprese, una necessità per l'Europa. Abbiamo il dovere di lavorare per una scuola pubblica adeguata ai tempi dove tutti i giovani possano apprendere in maniera fondamentale tutti i saperi di base, passaporto di consapevolezza e cittadinanza piena; una scuola che sappia tenere insieme cultura e professionalità, sapere e saper fare, laddove la cosiddetta "deforma" della scuola messa a punto dalla Moratti demarca, in maniera netta, il confine tra percorsi liceali e quelli d'istruzione e formazione professionale e, cosa ancora più grave, impone questa suddivisione e quindi la scelta tra le due alternative all'età di quattordici anni, favorendo ancora una volta la divisione tra i figli delle classi - questo termine purtroppo tra un po' lo useremo sempre di più se non mettiamo rimedio - colte e dirigenti e i figli delle classi lavoratrici, quando questa separazione non regge più neanche dal punto di vista dell'impresa e dell'organizzazione del lavoro postfordista. Oltretutto le recenti indagini europee ci dicono che la divisione anticipata dei percorsi, mentre è del tutto irrilevante per diminuire la dispersione scolastica (perché è del tutto irrilevante), è direttamente collegata all'ampliarsi delle disuguaglianze nella capacità di apprendimento degli adulti.

Riforma non solo della scuola, ma del sistema della formazione professionale, che non è tutta da buttare; ci sono delle esperienze molto importanti, certo anche qui è mancata la programmazione delle risorse ed è mancata un'attenzione a quella che era la domanda di formazione. Quindi bisogna assolutamente riformare il sistema della formazione per ottenere il riscatto del suo valore e della sua importanza. C'è necessità di una seria politica di integrazione tra i pilastri sui quali deve fondarsi l'infrastruttura immateriale che sono la scuola, la formazione professionale, l'università, il mondo delle imprese, una seria integrazione tra ciascuno di questi sistemi con la importanza, la peculiarità e l'importanza che dobbiamo loro conferire. Luoghi quindi dove si creano, si riproducono e si trasferiscono i saperi e le competenze.

Creazione di un sistema stabile di formazione permanente e continua che significa, cosa importantissima, promozione dell'invecchiamento attivo della popolazione ed ampliamento del tasso di occupazione degli ultracinquantenni, prerequisito fondamentale della sostenibilità del sistema pensionistico, soprattutto in presenza di un allungamento della speranza di vita. Nessun sistema delle pensioni è sostenibile se non si contrasta il fenomeno che tende a espellere precocemente le persone dal mercato del lavoro man mano che le competenze possedute diventano obsolete rispetto ai cambiamenti del sistema produttivo. Passare quindi da una politica basata sull'offerta a una politica basata sulla domanda di formazione, quella che le imprese, i giovani, i territori esprimono benissimo. Ci aspetta un grande lavoro da fare.

Non c'è l'onorevole Pisano, volevo dire che non sono d'accordo rispetto a quello che ha detto per quanto riguarda la riforma del riordino dei servizi per l'impiego. Ci sono realtà dove, è vero, adesso non funziona più neanche quel sistema, ma sono realtà che hanno sperimentato il riordino, il quale peraltro per molti anni ha funzionato bene. Mi riferisco alla Valle D'Aosta, al Friuli, realtà che io ho visitato, studiato, ho avuto modo di apprezzare, di parlare con gli operatori e di verificare effettivamente la funzionalità. Quel sistema ha funzionato per alcuni anni, i sistemi lì si evolvono molto velocemente e adesso sono a una fase di superamento. Il problema è tutto nostro che non abbiamo mai sperimentato niente, che siamo ancora fermi alle SCICA (Sezioni circoscrizionali dell'impiego ed il collocamento in agricoltura), quindi ai vecchi uffici di collocamento che fanno benissimo ciò per cui sono stati pensati, ma ormai sono assolutamente inadeguati a svolgere alcun lavoro di supporto nelle politiche del lavoro, e in particolare di supporto alle persone che maggiormente incontrano difficoltà a integrarsi in un mercato del lavoro che è sempre più difficile, in particolare in Sardegna.

Ci aspetta un grande lavoro da fare, lavorare sulle persone per la loro crescita che è crescita e sviluppo della società. Lavorare a questo disegno, e realizzarlo, significa dare concretezza al nostro essere di centrosinistra, poiché vuol dire ripristinare condizioni effettive di uguaglianza e di opportunità per tutti; significa distinguerci, in maniera netta e inequivocabile per chiunque, dalla destra, la quale, attraverso le sue disastrose politiche, ma in linea con la sua natura, non ha fatto altro che perpetuare e moltiplicare le disuguaglianze.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, colleghi del Consiglio, più che di un programma per la Sardegna, si tratta della riproposizione del programma elettorale o al massimo di una proposta certamente non concordata con gli alleati della coalizione che ha vinto le elezioni; una maggioranza che, come è costume della sinistra, riesce a costruire cartelli elettorali in cui coabitano forzatamente partiti con idee e programmi in antitesi tra loro, ma subito dopo, quando vince le elezioni, si dimostra incapace di governare.

La prova viene dai contenuti: un mix di cultura liberale, marxista e cattolica (ma solo una parte di questa esperienza, perché viene totalmente ignorata la dottrina sociale della Chiesa), formato da elementi diversi, ripeto, che calati nella pratica di governo, fanno emergere da subito soluzioni opposte e inconciliabili. Questo vizio di origine attraverserà pericolosamente tutta la legislatura, ed è per questo che qualche collega che mi ha preceduto ha voluto soffermarsi sul fatto che questa legislatura non durerà cinque anni. Le preoccupazioni sono molto forti. Se non sui programmi, si dice di essere uniti sui valori: la pace, il lavoro, lo sviluppo, la solidarietà, una superficie di cose ovvie e banali, alcune delle quali anche condivisibili nella loro genericità, ma anche qui occorre fare precise distinzioni. Quale pace? Certamente tutti la vogliamo, ma non è pace quella di certi pacifisti che bruciano le bandiere degli U.S.A. e di Israele e inneggiano alla resistenza irachena, gridando dieci, cento, mille Nassiriya, e non spendono una parola contro la minaccia globale del terrorismo, una minaccia contro la quale oggi c'è finalmente unità nell'ONU e nell'Unione Europea. Quale pace si vuole difendere mettendo in discussione ad esempio gli accordi sulla sicurezza nazionale ed internazionale che prevedono la presenza militare U.S.A. a La Maddalena? Seguendo questa strada la Sardegna si metterebbe fuori dall'Europa e dal contesto internazionale.

Quale lavoro, signor Presidente? Quello nuovo individuato dalla legge Biagi, un uomo del centrosinistra ucciso dalle Brigate Rosse in nome del comunismo o quello assistito dei soliti garantiti?

PIRISI (D.S.). Hai sbagliato Aula!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi!

MORO (A.N.). Se è giusto rivendicare la dignità del lavoro, immediatamente dopo occorre promuovere un sistema di vere opportunità, che non vuol dire precariato a vita, come dimostrano tutte le statistiche, ma avviare un percorso che elimini la lunga attesa del lavoro nella disoccupazione e nei sussidi sempre meno sostenibili.

Quale sviluppo? Viene finalmente affermata la centralità del turismo nel sistema Sardegna, cosa che veniva prima contestata dalla sinistra, ma immediatamente inizia il fuoco di sbarramento dell'ambientalismo fondamentalista, il quale non ha consenso reale nella nostra società sarda, come dimostrano i risultati elettorali, ma gode purtroppo di buona stampa e conia slogans che alzano steccati tra la Regione e le autonomie locali ed all'interno delle stesse comunità.

L'esempio della politica delle coste è illuminante, si ignorano completamente le sinergie realizzate dal sistema delle imprese tra turismo costiero e zone interne, per demonizzare senza conoscerli i nuovi progetti di sviluppo così come si demonizzano le energie alternative, come quella eolica che pure fa parte degli obiettivi di sviluppo e degli obiettivi strategici dell'Unione Europea, ed è sperimentata con successo in grandi Paesi come la Germania, dove i Verdi sono al governo. Una cosa è controllare che i progetti siano realizzati nel rispetto dell'ambiente, e le leggi ci sono, altro è bloccare tutto a prescindere.

Questo è l'ennesimo tic nervoso della sinistra con la pancia piena che contraddice se stessa. Vicino a Ozieri un paio di mesi fa il deputato della Margherita, Realacci, ex Presidente di Lega Ambiente e principale consigliere e collaboratore di Francesco Rutelli, ha inaugurato una centrale eolica col consenso della comunità locale, mentre ora si sono bloccate d'imperio, non i progetti che non vanno bene, ma le semplici proposte senza nemmeno esaminarle. Nel frattempo si continua a demonizzare i sindaci, Presidente, che si vendono, i privati che speculano, eccetera, tutti nello stesso calderone, affaristi e corrotti.

Quale solidarietà? Un suo Assessore, Francesco Pigliaru, della programmazione, ha dichiarato che il sistema welfare, così com'è, è insostenibile, bene. Come lo si vuole riformare, e soprattutto finanziare? Come si vuole pensare agli ultimi senza le solite lacrime di coccodrillo? Si continuano a diffondere senza alcun controllo dati inattendibili sul presunto aumento della povertà in Sardegna, mentre basterebbe un'indagine sui servizi sociali dei comuni per avere la situazione reale nella nostra Isola, e naturalmente non si dice che nella nostra Isola la disoccupazione è scesa di circa quattro punti dal 1999 al 2003 in un periodo di fortissima crisi nazionale ed internazionale e si nasconde il fatto che la Sardegna è la terza Regione d'Italia per le cosiddette baby pensioni percepite da persone a totale carico dello Stato ancora in piena età lavorativa.

Infine, il conflitto di interessi, non è che il Presidente della Regione abbia solo un evidente conflitto di interessi, come abbiamo già documentato in un'interrogazione del Gruppo, in una mozione di tutto il centrodestra, egli è il conflitto di interessi, con la decisione di accentrare sulla sua persona la materia che coinvolge la sua azienda, non solo non esce dalla stanza della Giunta quando si trattano questi problemi, non solo non delega l'Assessore competente, ma fa tutto da solo a porte chiuse. L'imprenditore che ha partecipato ad una certa gara vedrà valutato il suo progetto non dal Presidente della Regione, fatto che sarebbe già di per sé gravissimo, ma da un suo concorrente; siamo di fronte a un'azione sostanzialmente eversiva.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, per cortesia, consenta all'onorevole Moro di svolgere il suo intervento; lei non è stato interrotto mentre parlava, invece sta interrompendo continuamente i colleghi. Per cortesia!

PIRISI (D.S.). Ha parlato di eversione, non scherziamo, Presidente!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, per cortesia, consenta all'onorevole Moro di intervenire.

MORO (A.N.). Nell'impossibilità di valutare il programma, perché non c'è un programma, valutiamo per ora i primi atti compiuti, tutti negativi e alcuni estremamente preoccupanti, frutto di una cultura manichea e fondamentalista che nega alla radice ogni forma di confronto.

Vuol essere giudicato tutti i giorni? Siamo pronti a farlo, la sfidiamo a mantenere almeno questa promessa. Saprà, da imprenditore qual è, che anche i mercati giudicano tutti i giorni le aziende quotate in borsa, conosce sicuramente questo giudizio che qualche giornale amico nasconde con sempre maggiore difficoltà. Lei non ama avere i giornalisti in mezzo ai piedi, nemmeno nella sua azienda, ma dovrà sapere che nell'era della comunicazione globale è sempre più difficile essere nessuno quando si ricoprono ruoli di alta responsabilità ed occultare le notizie scomode. E' già abbastanza chiaro perché lei vuol essere nessuno, perché vuole lavorare a porte chiuse, "sbianchettare" a suo piacimento gli atti che non le piacciono, come ha fatto per la convenzione relativa al centro trapianti di Cagliari a danno della struttura di Sassari e soprattutto a danno delle centinaia di pazienti del nord Sardegna, o nascondere la sua bella casa al mare senza alberi che disturbano il panorama a pochi metri e non chilometri dal bagnasciuga, o ancora decidere per i territori della Sardegna senza sentire gli amministratori locali, anzi contro il loro parere in materia di ambiente e gestione del territorio.

Ha una concezione, signor Presidente, della democrazia da commissario straordinario, ma è un ruolo per il quale non ha ricevuto nessun mandato e nessuno, del resto, poteva conferirglielo. Ancor più di un commissario preferirebbe agire in una zona franca dello stato di diritto, delle leggi e delle regole democratiche ma questa zona franca per fortuna non esiste. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

(Interruzioni)

L'onorevole Onida era stato informato dal Presidente Spissu che sarebbe intervenuto nel pomeriggio. Chi presiedeva l'Aula stamattina non sapeva di questo accordo, quindi è stato chiamato e non era presente allora per quel motivo.

(Interruzioni)

ONIDA (Fortza Paris). Signor Presidente, non voglio creare un precedente. Sono decaduto e non intervengo per lasciar consumare esperienze che sono state abbondantemente, nel passato...

(Interruzioni)

Chiedo scusa, però oggettivamente il Presidente ha detto la verità, io stamattina ho avuto… ma non sto imputando nulla al Presidente Spissu il quale mi ha detto che presumibilmente avrei parlato di pomeriggio. Non posso parlare, è giusto che sia così.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, per cortesia, controlli la sua intolleranza. Onorevole Onida, se lei vuole intervenire, le viene data la parola.

E' iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.

ONIDA (Fortza Paris). Chiedo scusa di questo inconveniente, non sono solito creare mai problemi a nessuno e tanto meno all'Aula.

Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi e colleghe, oggettivamente ho riflettuto molto prima di decidere di intervenire in quest'Aula e soprattutto alla luce di qualche elemento di oggi. Ieri ho applaudito alle dichiarazioni programmatiche del Presidente Soru, sono tra quelli che, non so se sono l'unico, ma certamente tra quelli che hanno applaudito e il mio plauso voleva significare consenso non certamente nel merito delle questioni puntuali delle dichiarazioni programmatiche del Presidente, ma voleva esprimere un significato positivo su linee importanti, sulla cornice etica, sui temi che forse vanno fuori dalle questioni puntuali che riguardano gli Assessorati, gli obiettivi e i programmi ma che hanno un'importanza notevole per la ripresa della vita di quest'Aula alla Tredicesima Legislatura.

Questo lo dico perché quantum mutatus ab illo, Presidente Soru, lo dico perché la campagna elettorale l'abbiamo vissuta, lei auspicava una campagna elettorale meno intensa, meno forte, meno drammatica e io ritenevo - e lo dicevo - che la campagna elettorale doveva essere intensa, drammatica, forte, dura ma auspicando che poi l'Aula recuperasse un cammino diverso per qualità di rapporti, per stile, per riflessione, che doveva portare al superamento di dieci anni di grande difficoltà, non cinque, colleghi, dieci anni di grande difficoltà che abbiamo vissuto all'interno di quest'Aula, per recuperare una serenità che riportasse a sintesi il lavoro di tutti, onesto, il lavoro di tutti, riflettuto, il lavoro di tutti, maturo e portatore di proposte al Governo e di leggi che avremmo dovuto fare. Io ho applaudito per questi motivi.

Le dissi, Presidente, in quell'unico incontro che abbiamo avuto di saluto all'origine del rapporto, tra dopo la sua elezione e il commiato della Giunta uscente, che da parte nostra ci sarebbe stato un rapporto leale, nessuno scontro in ordine alla nostra posizione di oppositori ma (per quanto mi riguarda lo riconfermo) una curiosità intelligente sulle proposte, sul cammino; se dovessi fare una riflessione su Pirisi che si lamenta di aver violato la norma sulle cancellazioni e sulle decadenze, invece non introduce la novità del rispetto, del silenzio e del sopportare anche chi non ti piace, caro presidente Pirisi...

(Interruzioni)

E va beh, noi tutti conosciamo Giorgio e, quindi, bisogna dirgli che qualche volta i ragionamenti a latere si possono fare anche fuori.

Dicevo, il disagio, Presidente, mi nasce - chiedo scusa, lo faccio prima - da un fatto increscioso che è avvenuto stamattina e che io ho colto senza che nessuno mi abbia dato mandato a parlare di questo. Dopo l'intervento di ieri che, per alcuni aspetti, aveva contenuti di cristianesimo forte, quasi di misticismo, quasi di un volersi sciogliere proprio nella direzione del servizio nei confronti della Sardegna e quindi nei confronti di questo Consiglio, Presidente, stamattina è avvenuto che, ad un collega che le tendeva la mano per salutarla, lei non abbia reso la stessa mano per raccogliere il saluto, questo è motivato da un fatto accaduto ieri con un parlamentare di quest'Aula; io chiedo scusa a chi, non so se c'è, è stato protagonista di questa questione, ma io l'ho saputa e mi ha sconvolto proprio nel ragionamento di coerenza che io devo fare e dovevo fare nella direzione delle sue dichiarazioni di ieri.

Presidente, io sto facendo questa premessa e la chiudo subito perché non è questo il tema, però siccome sta iniziando questa nostra avventura, chiedo a lei, al Presidente del Consiglio, agli Assessori, a chi ha ruoli di maggiore responsabilità, la forza della tolleranza, la capacità a non perdere la pazienza, la capacità di soffrire anche un intervento di contrasto; in quest'Aula, recuperiamo la serenità se ci ascoltiamo e se non leggiamo in termini di preoccupazione personale le cose che avvengono. Io dirò nel proseguo qualcosa che forse farà risentire qualcuno ma senza avere niente di personale nei suoi confronti. Sono solo ragionamenti di politica che vogliamo fare dentro un'Aula che deve recuperare il rispetto e la tolleranza vicendevole.

Presidente, per aprire una legislatura di cinque anni seria, in linea con le cose che ho sentito anche nelle sue dichiarazioni di ieri, io credo che sia opportuno che al collega parlamentare vadano chieste le scuse per un atto che certamente era emotivo e legato ad un momento di non rispondenza razionale alle cose che noi qui dentro dobbiamo fare.

Bene, credo di aver consumato già molto tempo per cui tralascerò alcune parti, che il mio Capogruppo poi svilupperà, per quanto riguarda le dichiarazioni programmatiche. Entro subito nel merito di alcune questioni che ritengo molto importanti. Noi di Fortza Paris siamo convinti che preliminare e indispensabile, Presidente, a qualsiasi programma economico e sociale per la Sardegna, sia una carta fondamentale in cui siano stabiliti poteri e risorse, ne parlava il giovane Oscar Cherchi, perché il cammino nuovo deve accompagnare il nostro confronto sempre con questo pragmatismo e realismo. Senza di ciò si potrà amministrare solo la dipendenza, ma non sarà possibile quel nuovo modello di civiltà che solo può assicurare ai sardi prosperità e reale autogoverno.

Su questo argomento mi rifaccio ad una valutazione che ho fatto altre volte in quest'Aula, spesso noi abbiamo la fretta di raggiungere e di superare il gap della difficoltà economica che viviamo, lo stiamo facendo oggi e traspare giustamente in qualche modo dalle dichiarazioni programmatiche, dalle dichiarazioni di intenti del Presidente Soru di ieri, espresse nella premessa al programma che ha accompagnato ieri le sue dichiarazioni; Presidente, vi è un'idea di nuova modernità che non può essere guidata solo dall'economia, dalla tecnologia e dall'innovazione e che, per favorire integrazioni e riequilibro, deve radicarsi nella memoria, nella tradizione, nel sapere dei luoghi, deve saper trasformare queste risorse in energia producendo così uno sviluppo sostenibile.

Questo è un assunto importante che io condivido pienamente, però traspare invece un bisogno forte di correre, di essere frettolosi per raggiungere e per superare questa difficoltà. Vi voglio ricordare, invitandovi a rileggerlo, l'epistolario che intercorse tra Lussu ed uno dei nostri grandi patriarchi viventi, il Professor Lilliu, nel confronto conseguente al dibattito della Costituente che fece nascere lo Statuto, rapporto epistolario - ripeto - tra Lilliu e Lussu nel quale avveniva che si scrivessero queste cose. Noi abbiamo fatto uno Statuto legato al bisogno della Sardegna che soffriva una crisi economica gravissima. Non abbiamo in quel momento avuto la fortuna, la forza e il tempo di pensare che uno statuto si scrive, si riscrive partendo dallo zoccolo forte della cultura e della passione etnica, dalle valutazioni forti che noi facciamo, quelle che ci riguardano come popolo, come nazione, come sardi diversi, non diversi migliori, sardi che hanno una specificità della propria radice, della propria esistenza, della propria storia che avrebbe consentito di scrivere allora, ma consentirà a noi di riscrivere oggi, uno statuto diverso, fondato su questi valori, su quei valori, Presidente Soru, che lei ha riportato nelle sue dichiarazioni programmatiche di ieri.

Allora, sia questo il punto, siamo all'inizio della legislatura e voi dite che sarà, ed io auspico che sia, una legislatura di cinque anni, perché se sarà una legislatura di cinque anni vorrà dire che anche le cose che abbiamo detto in premessa, i rapporti, lo stile, la qualità del confronto all'interno, saranno seri, saranno forti, saranno vitali. Partiamo da queste considerazioni e da queste valutazioni e puntiamo immediatamente al nuovo Statuto, alla Costituente; diciamo però con più precisione chi farà il nuovo Statuto, noi Consiglio? Perché ci sono due tesi, due modi di pensare, due scuole di pensiero: saremo noi Consiglio regionale a redigere il nuovo Statuto o ci sarà un ricoinvolgimento oggettivo del popolo sardo che lo farà e scriverà, attraverso la selezione della classe dirigente, delle università, dei consulenti non pagati, prezzolati a scrivere quello che vuole il potere economico e, qualche volta, il potere politico asservito al potere economico.

Usciamo dal generico e cominciamo a pensare e a dire queste cose.

Mi soffermo sulle questioni istituzionali e vado di corsa alle valutazioni che lei ha fatto, Presidente, sul bisogno di rimeditare i rapporti tra Consiglio, Giunta e, ha poi aggiunto, l'Amministrazione. Un po' scoprendo l'acqua calda, ma, colleghi, non scoprendo l'acqua calda è fondamentale (perché è una delle questioni nodali, una delle difficoltà maggiori che la politica, che i governi hanno avuto nel passato, io mi rifaccio ai dieci anni per mettere in mezzo un po' tutti quanti e perché il guado ha certamente almeno dieci anni di vita) certamente il richiamo al bisogno che l'Amministrazione recuperi una solidarietà col Governo, una solidarietà col Consiglio, una solidarietà nella direzione di creare condizioni che servano alla Sardegna, al popolo sardo e quindi anche ai propri figli. L'amministrazione non è avulsa, sennò cambiamo le leggi, noi abbiamo la "31", anche se male utilizzata e male intesa, io comprendo anche lo sfogo dell'assessore Ladu che dice all'assessore Mannoni "ma perché sul giornale ci sei tu e non ci sono io?". Questo è un modo banale di rappresentare un significato, l'Amministrazione fa le cose che la legge le dice di fare e non è pensabile che la parte politica, che l'Assessore, che il Presidente della Giunta non venga coinvolto, non sappia quello che sta accadendo per i ritmi temporali, per l'impatto che queste cose hanno nei confronti della opinione pubblica.

Queste questioni sembrano banali ma probabilmente ingenerano ancora oggi, come hanno ingenerato, confusione nella direzione della lettura che la gente ne ha fatto. Quindi, sono d'accordo che il rapporto tra Consiglio e Giunta debba essere ripensato; ricordate, colleghi, le "bolle" di Gianmario Selis nei confronti di Palomba? Ricordate la tensione che si scatenò in quella legislatura per una diversa interpretazione dei ruoli, quasi per l'occupazione del punto di prestigio alto, tra chi? Tra le due istituzioni che dovevano avere il vantaggio e la supremazia. Non è così che si risolvono i problemi.

Qualcuno diceva stamattina: il Consiglio fa leggi, il Governo le applica senza interpretarle. Anche questo è vero, ma io sono più dalla parte di chi diceva di creare la nuova agorà, il terzo stadio, anche il Presidente Soru tenta di creare il terzo stadio dove si giochino partite nuove, partite neutrali, partite di contribuzione di maggioranza ed opposizione, mi riferivo al collega Maninchedda, il Consiglio deve essere anche sentinella, ma non può essere sentinella, non può essere strategia che il Consiglio regionale marchi il Governo, con il solo scopo di marcare il Governo. Il Consiglio regionale faccia buone leggi; io credo che fare buone leggi, non molte, Presidente, attenzione a chi continua a giocare su questa storia, anche voi vi contraddite qualche volta nelle dichiarazioni quando dite: "sono esagerate ed è esagerata la produzione della legislazione regionale", non vi stavate riferendo certamente all'ultima legislatura, ma poi dite "buone leggi, non tante, capaci di essere lette e capite dalla Sardegna".

Diceva Maninchedda giustamente nel suo intervento che il Consiglio è il luogo dove si governa veramente, perché le leggi sono gli indicatori alti di un governo alto, e il Governo, la Giunta, il Presidente, pur nel nuovo contesto di governatorato, di ruoli prorompenti, capaci di farlo vivere come soggetto e protagonista diverso dal passato, certamente ha un ruolo molto importante, ma il Consiglio regionale non ha perso le sue prerogative, può essere che sia necessario rivedere alcune questioni e siamo qui per questo, le rivedremo, anche questa in discussione, con la legge elettorale, che è una delle riforme alle quali mettere mano subito.

Avete avuto un intuito importante, ma nel passato lo hanno avuto un po' tutti questo intuito, quello di partire con le riforme subito. Le riforme, cari colleghi della maggioranza, non si potranno fare se noi arriveremo a metà legislatura senza che esse siano o fatte o cominciate o in cammino avanzato, le riforme vanno fatte ed iniziate da oggi, e da oggi vanno sperimentate tutte le questioni che riguardano, poi, davvero, il lavoro, gli obiettivi che dobbiamo raggiungere.

Per quanto ci riguarda, noi di Fortza Paris, il piccolo movimento, mi dispiace che non ci sia l'onorevole Pacifico...

PIRISI (D.S.). Lo rappresento io.

ONIDA (Fortza Paris). Lo rappresenti tu! L'onorevole Pacifico, mite collega, onesto collega che ha sempre svolto fino ad oggi la sua funzione di consigliere regionale con la serenità e la mitezza che si addice a tutti noi, oggi ha fatto riemergere in quest'Aula una cosa che non ci piace! Che non è giusta!

PRESIDENTE. Onorevole Onida, prego, concluda perché il tempo è scaduto, pochi secondi per concludere il suo intervento.

ONIDA (Fortza Paris). Per la quale aspettiamo una sentenza, e prego il Presidente del Consiglio, e se è nelle sue prerogative il Presidente della Giunta, a che questa sentenza dopo cinque anni abbia la sua conclusione.

Io sono d'accordo per la libera stampa e la rispetto; la maggior parte dei nostri amici giornalisti, amici nel senso umano, sono liberi ed indipendenti, noi abbiamo avuto un grave danno dai comportamenti di qualcuno e siamo da cinque anni in attesa di una sentenza. Pacifico stamattina ha reintrodotto il discorso della compravendita che ci offende.

PIRISI (D.S.). Anch'io!

ONIDA (Fortza Paris). Ma tu non sei diverso da lui! Non sei diverso da lui!

PRESIDENTE. Onorevole Onida, per cortesia concluda.

ONIDA (Fortza Paris). Ma tu non sei diverso da lui! Comunque avete riaperto una piaga che in questa legislatura non si doveva riaprire, perché questa legislatura ha portato la purezza dei rapporti, il consenso diretto, un movimento che...

PRESIDENTE. Onorevole Onida, per cortesia concluda perché altrimenti le devo togliere la parola.

ONIDA (Fortza Paris). Io chiedo scusa ma non ho quasi neanche iniziato, le provocazioni sono molte, avrei volute dire almeno alcune altre cose, chiederò di poter recuperare e riprendere il ragionamento probabilmente in occasione della mozione, ma voglio concludere almeno con un'espressione.

PRESIDENTE. No, onorevole Onida, le è stato concesso anche tempo in più rispetto agli altri colleghi, mi dispiace ma le devo togliere la parola.

ONIDA (Fortza Paris). Chiedo scusa, grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Onida. Vorrei invitare tutti i colleghi a manifestare un maggior rispetto nei confronti di chi interviene perché le continue interruzioni e il brusio che c'è in Aula comprensibilmente disturba e deconcentra chi interviene. Grazie.

E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Onorevoli Presidenti ed onorevoli colleghi, ai quali stringo idealmente la mano, onorevole Onida pensavo che s'iscrivesse anche lei al club di quelli che rivendicano il diritto qualche volta ad incavolarsi quando si viene offesi, insomma, poi si può continuare ma non mi sembra che sia una cosa così grave come lei l'ha presentata.

Io ho apprezzato lo stile e i contenuti del ragionamento svolto dal Presidente della Regione, un metodo di lavoro che viene indicato ed entro il quale è possibile definire e risolvere, col concorso del Consiglio regionale, i problemi che sono scaturiti dalle novità contenute nella nuova legge elettorale, non tanto nel modo di arrivare qui, quanto della nuova forma di governo che in essa è contenuta, problemi che comunque si sarebbero presentati qualsiasi coalizione avesse vinto le elezioni.

Dentro quel ragionamento vi sono, mi sembra, le condizioni per definire il ruolo del Consiglio, della Giunta e il rapporto tra maggioranza e minoranza; trovo invece un po' strano, è stato detto poco fa anche dalla collega, chiedo scusa per qualche ripetitività ma è difficile dopo ore ed ore di dibattito essere, almeno per me, originale al cento per cento, trovo un po' bizzarra una divisione che c'è stata nelle valutazioni sulle dichiarazioni programmatiche "sì o no".

Trovo bizzarro che siano state considerate offensive per il Consiglio regionale, ma anche trovo bizzarro che siano state considerate irrituali. Le dichiarazioni programmatiche sono il programma della coalizione non sono il programma di una persona inventato negli ultimi venti minuti prima di venire in Aula. Sono il programma con il quale ci siamo presentati ai Sardi in campagna elettorale e trovo davvero, appunto, strano che si consideri un'offesa presentare al Parlamento Sardo lo stesso programma e le stesse cose che sono state dette ai Sardi, agli elettori; se non altro per un non trascurabile dettaglio e cioè che su questo programma, su questo Presidente, su questa coalizione, gli elettori sardi hanno dato il loro parere positivo dandoci il mandato a governare per i prossimi cinque anni.

Non voglio riaprire nessuna piaga, credo però oltre che per la serietà nei confronti degli elettori e dei cittadini sardi… se fosse possibile ascoltarci, onorevole Pirisi, forse sarebbe meglio!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, per cortesia può prendere posto.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Lo richiami anche se è del mio Gruppo, lo richiami! Se non altro - come dicevo - oltre che per il rispetto per i sardi, anche per un fatto scaramantico di cui il centrodestra dovrebbe avere un'esperienza superiore alla nostra, non porta bene disattendere il mandato degli elettori.

Noi, in questa difficile tornata elettorale, possiamo attribuirci il merito di aver capito, e lo sapete; questa mia affermazione può presentarsi anche a delle banali strumentalizzazioni, non è stato facile, c'è stato un travaglio vero ma ci possiamo attribuire il merito di aver capito gli orientamenti più profondi che agitavano l'opinione pubblica, l'esigenza di una svolta vera nella politica della nostra Regione, orientamenti che certo non si rivolgono più esclusivamente alle forme tradizionali della politica, ma che tuttavia i partiti del centrosinistra hanno saputo interpretare meglio.

E la risposta dei sardi, cito l'onorevole Floris, stanchi ma non domi, suona un invito a tutto il sistema politico sardo ponendo problemi ma aprendo anche prospettive sulle quali tutti siamo chiamati a riflettere e a trovare risposte perché è in discussione nella nostra Regione il ruolo della democrazia organizzata. Governare bene per cinque anni, questo è il mandato, senza arroganza e iattanza. Ho sentito parlare di liste e di cose, noi non useremo né il linguaggio e né il metodo in particolare del centrodestra nazionale. L'esempio di ieri del voto di fiducia sulle pensioni è l'ennesimo atto di prepotenza della maggioranza; vorrei conoscere quali maestri del solidarismo cattolico citerete per spiegare ai giovani ed ai pensionandi le storture e le profonde ingiustizie sociali contenute in quel provvedimento. Dialogo e distinzione di ruoli sarà il nostro metodo di lavoro quotidiano. Una svolta, quindi, quanto mai salutare che avviene in uno scenario completamente nuovo al di là e dentro la globalizzazione.

Agiamo in un'Europa di quattrocento milioni di abitanti, usciremo dall'Obiettivo 1, perderemo il triste primato di non essere i più poveri in Europa, ma concorreremo con sistemi produttivi più simili al nostro che alle regioni più avanzate d'Europa; il mercato unico Mediterraneo, l'impetuoso modificarsi degli scenari mondiali nell'economia con l'affacciarsi di nuovi protagonisti, fa nascere il terrore perché Cina e India, che hanno il 50 per cento della popolazione mondiale, hanno conquistato due punti del mercato mondiale arrivando al 10-11 per cento, quando arriveranno al 50 per cento, che è quello che spetta loro, cosa faremo?

Rischi ed opportunità. In una pagina non splendida della passata legislatura, chiedo scusa per la frase, quando il Presidente Prodi ci ha fatto visita, abbiamo parlato con lui degli scenari futuri, delle preoccupazioni per la fuoriuscita dall'Obiettivo 1. Prodi ci ha ricordato che siamo in Europa e un po' di assistenza comunque l'Europa continuerà a darcela, ma ci ha anche ricordato che la Sardegna non ha presentato progetti ambiziosi e siamo assenti dai progetti importanti sovraregionali e sovranazionali, non c'è un progetto della Sardegna che sia arrivato alla Banca Europea Investimenti; quindi ben venga quello che è stato ripresentato dal Presidente Soru, un progetto ambizioso, difficile, per invertire lo strisciante declino della Sardegna.

La nostra Regione da molti anni arretra nei confronti non del nord ma del resto del Mezzogiorno; questo declino certo viene da lontano, viene da quando è finita la fase del ruolo della grande industria, senza che si sia riusciti in questi decenni a trovare una forte idea nuova per lo sviluppo della Sardegna; ma la responsabilità e l'eredità che ci lascia il centrodestra è un'altra. In questi cinque anni avete bruciato le possibilità di invertire quel declino, non parlo delle scorrettezze o delle proprie vere incursioni, un po' mi vergognerei di aver rinnovato il Consiglio d'amministrazione della SFIRS il giorno delle elezioni, ma parlo dei risultati prodotti dall'azione di governo, esclusa forse la breve parentesi della Giunta Floris, la quale, visto il deserto precedente e successivo, corre il rischio di passare nella mitologia come l'età dell'oro, che ha visto appunto il deserto precedente e successivo; non è un'interpretazione, sono dati nudi e crudi e forse solo una parte di quello che in questi anni, prima di iniziare questa nuova professione, ci siamo scambiati nei corridoi, molto al di sotto di quelle denunce che spesso voi stessi facevate.

Abbiamo chiuso la legislatura con tutti gli indicatori economici in negativo, per esempio l'occupazione, ma davvero qualcuno oggi può parlarci di sette punti in meno di disoccupazione? Oppure l'ISTAT, che ci assegna l'inflazione al 2 per cento? C'è un dato che forse spiega anche che la Sardegna non è abitata da miliardari nulla facenti, come qualcuno presume. Proprio per la mancanza di realizzazione di un sistema efficace, non di collocamento ma di orientamento e di ricerca del mercato del lavoro, con il ritardo si dice benemerito, così non abbiamo sbagliato, dell'attuazione della riforma dei servizi pubblici per l'impiego, c'è un dato che esiste ancora e che riguarda l'area del malessere in Sardegna: all'anagrafe del collocamento ci sono iscritte ancora 354 mila persone, non sono tutti disoccupati. Lì dentro ci sono probabilmente i lavoratori in nero, ci sono tutti quei lavoratori che non raggiungono i 7.500 euro all'anno di reddito, se è lavoro dipendente, ci sono quei lavoratori autonomi che non raggiungono i 4.500 euro all'anno, certo c'è anche qualche miliardario, certo c'è anche qualche farabutto, ma l'ordine di grandezza del malessere in Sardegna riguarda 354 mila persone, a questi noi dobbiamo tentare di dare una risposta.

Così come c'è stato in questi anni, e lo sapete, uno spreco dell'importo delle risorse previste dal quadro comunitario di sostegno, per fortuna compromesso ma non perso, con l'unico dato positivo che abbiamo, cioè è diminuito il prodotto interno lordo in Sardegna ed è aumentato il reddito pro capite. Questo dato ci pone la performance vera della Sardegna, il fatto che è aumentato il reddito pro capite, ha fatto bene sicuramente ad un certo numero di famiglie, ma si tratta indubbiamente al massimo - per ricordare qualche Ministro che avete cacciato via da poco - di assistenza creativa.

Abbandono sostanziale della partita aperta con il Governo e dei benefici derivanti; disavanzo ed indebitamento pubblico; svilimento del ruolo delle forze sociali, con l'azzeramento della concertazione e del sistema delle autonomie locali; cancellazione e soppressione dello sviluppo dal basso con la cancellazione della programmazione negoziata, nella quale siete stati complici con il Governo nazionale, costretti alla fine ad una campagna elettorale basata sull'installazione dei tubi per l'acqua, che pare non siano neanche in funzione; sarebbe facile la battuta che i sardi non l'hanno bevuta, ma ve la risparmio!

A ciò si aggiunge il fallimento della politica economica nazionale, con danni particolarmente gravi a discapito del Mezzogiorno, e le preoccupazioni per un Dpef che, in lacrime e in sangue, inciderà drammaticamente nelle tasche, sulla pelle e sulle condizioni di vita delle imprese e dei cittadini. Ho capito il senso delle cose che diceva l'onorevole Floris sulle Regioni a statuto speciale, ma credo che il nostro Presidente dovrebbe incontrare Bassolino e gli altri e, per il prestigio di cui gode non solo come Presidente della Regione, farsi protagonista e promotore, così come stanno facendo i comuni, di una protesta nei confronti di questa manovra, contro questa manovra fatta con le altre Regioni d'Italia, per contrastarla e per tentare di risolvere i problemi del nostro Paese, dopo anni di finanza facile, di finanza creativa come si diceva, ma facendo pagare i soliti, in particolare al Mezzogiorno.

Per non parlare dei danni all'orizzonte sul fronte delle riforme istituzionali. Proprio qui si profila un'omologazione delle Regioni, un attacco all'autonomia, una cancellazione delle specialità. Spero che non continueremo in questi cinque anni a "giochicchiare" su cose come l'Assemblea costituente, dico questo agli amici Sardisti, noi in particolare dei D.S. abbiamo vissuto l'assenza loro in questa campagna elettorale come un vulnus ai valori e all'identità del centrosinistra, credo che dovremo lavorare perché questo sia stato solo un incidente contingente. Però vorrei che parlassimo, e ci si sedessimo non qui, ma dove lo riterrete opportuno, con pezze d'appoggio, con i documenti alla mano, della devolution; insieme credo che capiremo che è contro di noi, contro le nostre più autentiche aspirazioni di giustizia e di solidarietà. E' vero che il federalismo fiscale non è stato ancora affrontato, ma non è stato affrontato per le proteste dell'U.D.C., non è stato affrontato perché una parte della maggioranza non è d'accordo, perché il federalismo fiscale prevede non un riconoscimento, che è la grande conquista dello stato sociale nel mondo occidentale del Novecento, dei diritti universali, ma prevede che chi può, avrà diritti migliori di chi non può.

Questa è la devolution e credo che sarebbe bene che anche da parte delle forze del centrodestra salisse una voce contro questa divisione del nostro Paese, contro questa ricreazione di una sorta di gabbia salariale degli anni di questo secolo dei diritti. Tutto ciò si ripercuote sulla vita dei cittadini e i cittadini hanno scelto in tutto il Paese, in Sardegna, lo ricordava Cugini persino con pignola cattiveria tipicamente sarda, punendo persino i singoli, ma questa realtà, queste difficoltà che abbiamo ci impongono di dialogare, abbiamo l'obbligo di confrontarci sui problemi della Sardegna; aspettiamo che il centrodestra o almeno una parte di esso superi lo shock elettorale per riprendere il dialogo e il confronto, perché fra un po', come annunciato, lasciata la Presidenza Tiscali da parte del Presidente della Regione, di che cosa discuteremo? Del tasso d'umiltà del Presidente? Mi sembra un po' poco, abbiamo cinque anni davanti e noi, senza visioni idilliache o celestiali della coalizione, anche se siamo delle new entry, sappiamo che non è così facile quando ci sono uomini e donne che stanno insieme e che vogliono lavorare ed andare d'accordo ma, nonostante questo, come si dice hic manebimus optime, forse ci vorrà colla e spago, come ci ha detto l'onorevole Licandro, sicuramente voi non ce ne potete né vendere e né prestare, 'avete consumato tutto!

Confrontiamoci sui problemi della Sardegna. Vede, onorevole Artizzu, non la vedo presente, era qui poco fa, ho apprezzato lo stile e il garbo con i quali lei ha svolto la sua dura requisitoria, non condivido niente, esclusa la sua domanda sul ruolo di Cagliari, quella la condivido e la sottoscrivo, non si può pensare al futuro della Sardegna senza rilanciare il ruolo delle città; non ci può essere una Sardegna moderna senza una valorizzazione dei luoghi deputati, storicamente deputati, della modernità, dove si trovano alcune fra le più importanti infrastrutture materiali ed immateriali; non si può governare la Sardegna e migliorare le condizioni della Sardegna senza sanare le gravi ferite, le sacche di povertà e di malessere sociale che rendono invivibili interi quartieri e non solo periferici, e li rendono invivibili anche per questioni di sicurezza. Quartieri dove è presente la più alta percentuale di disoccupazione, di povertà e di disagio sociale, che sono naturalmente l'altra faccia dello spopolamento delle zone interne; condivido la domanda di cui dicevo e soprattutto apprezzo che lei, in tre anni, non l'abbia mai rivolta al sindaco di Cagliari, chissà che ansia e preoccupazioni e forse persino pensieri avrebbe provocato nel nostro primo cittadino.

Noi avanziamo una proposta: misuriamoci. Credo che nessuno possa negare che la sfida centrale (avremo tempo di affrontare parte per parte, ma mi interessa cogliere il filo rosso che unisce la nostra proposta)del nostro progetto sia quella di pensare ed agire per la Sardegna come un sistema; questo è mancato, questo è ciò che vogliono i mercati, questo, senza contrapposizioni campanilistiche o di comparto ed altro conto ancora, è ciò che ci consente di evitare sprechi ed usare le poche risorse finanziarie che dobbiamo usare come moltiplicatore.

La Sardegna non è un deserto. Abbiamo imprenditori validi, grandi servizi, le università, gli ospedali, i centri di ricchezza, forze sociali intelligenti ed attente, però spesso isole dentro un'isola; gli studiosi definiscono il nostro un sistema produttivo senza specializzazione, bisogna dargli un'anima, la politica non deve sostituirsi alle imprese, non deve fare lo sviluppo, deve contribuire a crearlo e a rimuovere gli ostacoli e gli ostacoli li dobbiamo vedere. Chiedo scusa se userò qualche parola forse non politicamente corretta che mi deriva un po' dall'esperienza vissuta, ma la dico perché non è un'accusa rivolta né all'opposizione e né a chi ci ha preceduto, non è un attacco alla politica, è solo una considerazione di chi ha vissuto tra le forze sociali per diversi anni e che, quindi, è entrato spesso in rapporto con la Regione e ha avuto da fare, lavorare e così via.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue Silvio CHERCHI.) Al di là del pensiero dei padri fondatori dell'autonomia è innegabile che oggi noi abbiamo costruito, tutti, comprese le forze sociali, ogni volta che abbiamo avuto un problema, abbiamo chiesto una legge, ogni volta che abbiamo avuto una difficoltà, abbiamo chiesto l'istituzione di un ente, ogni volta che c'erano delle questioni, abbiamo chiesto che se ne occupasse e risolvesse ogni cosa la Regione, anche noi spesso attenti al libero mercato nei convegni, un po' meno nelle trattative con gli Assessori e con la Giunta regionale di qualsiasi colore fossero. La Regione Sarda, diciamoci la verità, l'abbiamo costruita in molti, tutti, un po' come un mostro che è diventato un ostacolo allo sviluppo della Sardegna, che è piombo spesso sulle ali del dinamismo sociale. E' vero, nonostante la validità della maggioranza degli operatori, questa Regione che abbiamo costruito tutti, dei quali tutti siamo responsabili, ripeto, oggi è un ostacolo allo sviluppo; forse gli Assessori non devono più firmare i buoni, però la Regione sostanzialmente viene vista ed è come una dispensatrice e qualche volta elargisce, anche in termini riservati, buoni.

Una Regione sportello, una Regione che si occupa di tutto e di troppo mortificando il sistema delle autonomie locali più vicine alle imprese e più vicine ai cittadini. Credo che noi abbiamo di fronte questo innanzitutto e ritengo che un compito nostro, forse anche di altri, da affrontare sia quello di ricostruire la macchina dei sardi, di ricostruire quel meccanismo istituzionale ai quali i sardi comunque continuano a guardare giustamente con rispetto e con fiducia. Per questo io credo che lo sforzo primario, sono d'accordo su quanto a questo proposito diceva l'onorevole Onida, il primo punto della nostra agenda politica sia quello delle riforme, a partire dalla riscrittura dello Statuto - che è inscindibile con la nuova legge elettorale - fino alla riforma degli enti e ad una riorganizzazione della macchina burocratica. Ritengo che questo sia il vero banco di prova di questa legislatura, insieme alle altre cose, credo che questo sia il primo segnale, la riforma della macchina organizzativa della Regione, le risposte che attraverso questo verranno date con decentramento (a me il termine "federalismo interno" non piace, non riesco a capire cosa vuole dire, ma insomma questa è una disquisizione che non porta molto lontano e che non mi interessa neanche), un forte e profondo decentramento di uomini e mezzi.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cherchi, prego.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Credo che questo sia il banco di prova, innanzitutto per la maggioranza, per la Giunta regionale, ma credo per l'intero Consiglio regionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.

CASSANO (Rif. Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi consiglieri, ho seguito con vivo interesse ed altrettanta attenzione l'esposizione politico-programmatica del Presidente Soru, reduce - a mio avviso - da una sua affermazione personale in base ad una legge perversa in vigore nelle Regioni a statuto ordinario, che, se da un lato dà maggiore stabilità politica per questa legislatura, dall'altro permette, come ho avuto modo di affermare in tante altre occasioni, ad un determinato numero di persone di essere elette consiglieri regionali senza passare attraverso la libera espressione del voto e del giudizio popolare a spese di chi sottopone al giudizio, al vaglio ed al parere degli elettori, la propria personalità. Niente di personale contro nessuno in quest'Aula, ma credo che il primo punto di questo programma dovrebbe essere la modifica e quindi l'emanazione di una nuova legge elettorale all'interno di quest'Aula.

Presidente Soru, io per la prima volta in quest'Aula ho avuto modo di sentirla parlare più che da presidente eletto, che deve dare risposte ai problemi dei sardi, da candidato alla guida della Regione. Debbo per questo ricordarle, signor Presidente, che le elezioni sono già passate, si sono tenute il 12 e il 13 giugno, quindi bisogna guardare avanti e dare risposte ai cittadini sardi. Signor Presidente, lei ha detto che per i prossimi cinque anni non sarà nessuno, le ricordo che questo nodo l'avrebbe dovuto sciogliere prima delle elezioni, ancora non l'ha fatto e non so quando intenda farlo. E' sempre in tempo a farlo, signor Presidente. In lei i sardi hanno riposto la loro fiducia, da lei si aspettano fatti concreti e non semplici enunciazioni di principio o di buone intenzioni. La dobbiamo smettere una volta per tutte qui dentro di ricordare il Governo di centrodestra o il Presidente del Consiglio Berlusconi. In quest'Aula, va ricordato e sottolineato, ci sono neoconsiglieri regionali eletti forse grazie agli errori commessi dalla maggioranza di centrodestra, perché non ha pensato di fare l'epurazione negli enti, non ha cercato la persecuzione negli enti, non ha neppure declassato eventualmente alti o piccoli o grossi funzionari.

Per ciò che mi riguarda, Presidente Soru, le garantisco che ogni qualvolta lei porterà in Aula provvedimenti che privilegiano gli interessi generali dei sardi troverà il mio personale sostegno. Ogni qualvolta porterà soluzioni in favore della povera gente, dei lavoratori, dei disabili, dei commercianti, degli artigiani, della sanità (una sanità che non può essere gestita manipolando le convenzioni e cambiando le date con un semplice pennarello, così riporta oggi "La Nuova Sardegna", in danno alla Provincia di Sassari per lo scippo consumato nei riguardi del centro trapianti di fegato), dei problemi della chimica, della viabilità dei trasporti, delle riforme, Presidente Soru, troverà non solo il mio appoggio, ma penso anche di tutto il Gruppo dei Riformatori Sardi. Purtroppo però devo prendere atto che nelle sue dichiarazioni programmatiche alcuni di questi problemi sono stati appena sfiorati, mentre altri sono stati del tutto ignorati.

Signor Presidente, io mi auguro che lei realizzi tutto ciò che ha promesso in campagna elettorale, anche perché l'intero Consiglio verrà ricordato positivamente, quindi non solo lei, non solo questa maggioranza, ma anche il sottoscritto che fa parte a pieno titolo di questo consesso elettorale. Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, colleghi di maggioranza, se è vero che avete una larga maggioranza numerica, non pensate che noi staremo solo a guardare. Certo è che la nostra non sarà un'opposizione distruttiva, ma sarà un'opposizione vigile ed attenta, soprattutto all'insegna della trasparenza, sarà se necessario un'opposizione dura, soprattutto fatta nell'interesse del popolo sardo. Un'opposizione libera, senza condizionamenti interni o esterni a questo Consiglio regionale, senza interessi particolari da difendere, ma guardando - come dicevo prima - al solo interesse supremo del popolo sardo.

Presidente Soru, anch'io vorrei essere nessuno, per non rispondere a nessuno, ma così non può essere, né per me, ma soprattutto per lei, perché se è vero come è vero che ci sono ritardi, che c'è tanto lavoro da fare, tanti enti da riformare o da commissariare, onorevole Cugini, una buona parte di responsabilità è dell'attuale maggioranza, ieri opposizione, che nella passata legislatura non ha consentito di fare le cose che oggi si debbono urgentemente fare. Presidente Soru, si parla tanto di trasparenza degli atti amministrativi, in campagna elettorale è stato uno dei suoi cavalli di battaglia, forse molti indecisi hanno votato o l'hanno votata anche per questo; ha affermato che i cittadini verranno informati sull'attività della Giunta. Bene, alle parole faccia seguire i fatti. Disponga con la sua autorevolezza, disponga immediatamente che, contestualmente all'adozione, i provvedimenti della Giunta regionale vengano inviati, se non a tutti i consiglieri regionali, come dovrebbero essere inviati, almeno ai Presidenti dei Gruppi consiliari che ancora non conoscono le decisioni assunte nella prima e nella seconda riunione di Giunta di questa legislatura.

Presidente Soru, non le chiedo di elencare uno per uno i provvedimenti che intende attuare per dare soluzione e risposte alla povera gente, ai sardi; non le chiedo neppure le date, ma le chiedo di conoscere almeno su quali settori intenda intervenire, quale priorità ad essi intenda dare. Tutto questo non glielo chiedo soltanto io, ma soprattutto glielo chiedono i sindaci, glielo chiedono quei sindaci che due giorni fa si sono riuniti a Villanova Monteleone (il sindaco di Alghero, il sindaco di Bosa, il sindaco di Sorso, il sindaco di Stintino, di Castelsardo, di Valledoria, di Porto Torres), in seduta straordinaria per capire se in materia di urbanistica e tutela del paesaggio possono andare avanti nel pieno rispetto delle scelte fatte in base alle norme oggi vigenti o se invece debbono morire, unitamente ai loro territori, per una decisione seppure rispettabile o scelta personale.

Presidente Soru, se è vero che dovrà rispondere a se stesso durante questi cinque anni e alla sua coscienza, è altrettanto vero sottolineare che questo Consiglio e io, in modo particolare, dovrò rispondere ai cittadini sardi che mi hanno dato la fiducia per la seconda volta a rappresentarli in questo Consiglio regionale, cittadini che io ringrazio pubblicamente per la fiducia accordatami, perché questa è la sede istituzionale idonea per dibattere, per approfondire, anche per bisticciare, ma pure per correggere e decidere le sorti, l'avvenire, il futuro dell'Isola. Presidente, a quest'obbligo non può sottrarsi nessuno, non può sottrarsi lei, la sua maggioranza e tanto meno la sua Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (Gruppo Misto). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, signore e signori Assessori, colleghi consiglieri, da neofita consentitemi in primo luogo di fare gli auguri di buon lavoro a voi tutti e anche a me stesso. Sono l'unico rappresentante del Partito comunista in questo Consiglio e ho quindi veramente bisogno degli auguri.

I Comunisti non si uniformano facilmente alle posizioni delle maggioranze, questo è risaputo, e non sono soliti dilungarsi in complimenti e smancerie, così come non amano partecipare a polemiche che non siano finalizzate al raggiungimento di precisi obiettivi che devono essere di interesse generale. I Comunisti, per quanto ormai siano rari - se così si può dire - nelle assemblee elettive, rappresentano gran parte di quella categoria di persone, che forse è opportuno che io continui a chiamare classe, che spesso deve affrontare problemi che non lasciano troppi spazi alle effusioni di cui dicevo. Ritengo però che un particolare apprezzamento alle dichiarazioni del Presidente Soru, in relazione ai concetti espressi sul valore della coalizione ampia che ha vinto le elezioni e ha contribuito alla formazione di questa Giunta di altissimo livello, vada comunque espresso. Essere riusciti a unire un ampio schieramento di forze politiche che va dal nuovo soggetto che è Progetto Sardegna fino a noi del Partito Comunista attorno a un programma che si incardina su valori quali - così come li ha elencati e spiegati il Presidente - pace, ambiente, lavoro, solidarietà, è opera decisamente meritoria e rappresenta già una risposta alle aspettative che la Sardegna ha in diversi tempi e modi manifestato.

Cercherò ora di entrare brevemente nel merito della discussione, limitandomi a pochissime questioni, non credo si possa, infatti, in questa fase, fare altrimenti; avremo, spero, tempo e modo per intervenire sulle molteplici questioni trattate nelle dichiarazioni e soprattutto indicate nel programma. Dichiarazioni programmatiche non vuol dire, credo, elenco arido di cifre, che pure ci sono nelle dichiarazioni e nell'allegato, che è poi il programma della coalizione. E comunque le cifre e i numeri e i progetti precisi sono presenti nelle dichiarazioni del Presidente. Mi limiterò brevemente a esaminare una questione, si tratta di quel 17 per cento di disoccupazione su cui ci si è a lungo soffermati e che è stato individuato come il problema sardo.

Per quanto riguarda noi del Partito Comunista è fin troppo evidente che condividiamo totalmente questa affermazione e sull'impegno per la risoluzione di questo problema vi sono indicazioni con dati, numeri e cifre su molte pagine del programma, mentre il Presidente ha dedicato allo stesso tema diversi minuti del suo intervento. Voglio solo permettermi di aggiungere qualche dettaglio citando, a titolo di esempio, una delle zone interne della Sardegna, una delle più svantaggiate e che è quella da cui provengo, il Sarcidano e la Barbagia di Seulo. La zona industriale di Perd'e Cuaddu, a Isili, nel corso degli ultimi tre decenni, si tratta proprio di tanto tempo, ha visto transitare un flusso continuo di danaro pubblico che credo neanche gli uffici della Regione siano più in grado di quantificare. Tanti soldi avrebbero dovuto trasformare completamente quella zona della Sardegna, mentre le condizioni economiche peggiorano, la popolazione diminuisce, i paesi continuano a spopolarsi. Si iniziò nel 1974 a finanziare la petrolchimica e poi, di fallimento in fallimento, fino ai giorni nostri. Gli occupati attuali in poche attività industriali e artigianali a Perd'e Cuaddu saranno, sì e no, una quarantina. Ecco quindi un settore dove sarà indispensabile seguire le indicazioni che ieri sono state date sul controllo dell'efficacia della spesa.

Le tante idee e indicazioni contenute nel programma, nelle dichiarazioni e negli interventi dei colleghi sulla questione dell'occupazione non possono e non devono porre in secondo piano l'occupazione nel settore industriale. Non è questo un pallino dei Comunisti, quello, per intenderci, che viene individuato come il volere a tutti i costi la presenza di una classe operaia. Ritengo, invece, che non ci possa essere sviluppo complessivo di una regione o di una nazione senza un solido apparato produttivo industriale. Una crisi gravissima attanaglia oggi ciò che resta dei poli industriali sardi, Portovesme, Porto Torres, Ottana e Arbatax. E' improcrastinabile l'esigenza di affrontare con grande determinazione questo problema che non è più evidentemente solo economico, ma è divenuto problema sociale. Quando si dipende dall'esterno per tutte le principali produzioni non vi sono dubbi che tale dipendenza diventa anche dipendenza culturale. Al di là di tante belle parole per riscoprire e valorizzare l'identità sarda, occorre agire subito e concretamente su questo terreno perché è qui che la nuova Regione sarà puntigliosamente valutata dai sardi.

Vorrei ora solo sfiorare un'altra questione che mi pare di grande importanza; ho detto sfiorare perché questo argomento è stato già trattato con particolare delicatezza dalla collega Caligaris, è stato sollevato anche dal collega Pisu, e ad entrambi, sempre in modo estremamente garbato e delicato, ha già dato qualche risposta il Presidente del Consiglio, onorevole Spissu. Eppure ritengo doveroso in qualche modo riprenderlo. Si tratta, com'è ovvio, si è già capito, della questione dei privilegi dei consiglieri. Anche in questo senso, io credo, deve essere apprezzata la citata frase di Paolo VI sulla politica come carità e come servizio. Se questa nuova Regione, questo nuovo Consiglio regionale, sapranno affrontare e avviare a soluzione questo problema non faranno certo un'operazione demagogica, ma sapranno conquistarsi meritatamente quella fiducia dei sardi che, secondo alcuni, era semplicemente assopita, ma che forse era totalmente negata a una classe politica che tale fiducia non meritava.

Voglio chiudere questo mio primo breve intervento con questa osservazione: ho ascoltato con attenzione gli interventi che fin qui sono stati svolti, credo che mi abbiano già insegnato parecchio. Ci sono stati interventi che hanno mostrato contemporaneamente tante elevate competenze e tanta umiltà. Un'assemblea che opera questo modo, con competenza e umiltà, è quanto di meglio potessi aspettarmi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente della Regione autonoma della Sardegna, i sardisti ci sono, ci sono in quest'Aula e ci sono anche fuori da questo palazzo. Sono negli enti locali, nelle associazioni, nelle professioni, nel lavoro, tra i giovani, sono nella società civile. I sardisti ci sono dal 17 aprile 1921, ottantatre anni ininterrotti di battaglie per i valori in cui credono. I sardisti sono per l'autogoverno dei sardi, per l'autodeterminazione dei popoli, sono progressisti, democratici, e sono per la centralità dei parlamenti. I sardisti sono europeisti da molto tempo prima che lo diventassero democristiani e comunisti. I sardisti sono per la internazionalizzazione della società sarda, sono per la pace, per il disarmo, contro le servitù e le basi militari, senza nessun compromesso e senza possibilità di alcuna permanenza di basi non pericolose. I sardisti sono per i diritti civili e per la solidarietà a favore dei più deboli, sono per la conoscenza e l'istruzione come mezzo di progresso e di promozione del nostro popolo, sono per il principio di sussidiarietà e per i poteri vicini al cittadino; sono ambientalisti e contro gli organismi geneticamente modificati, in maniera radicale e senza compromessi.

I sardisti sono per lo sviluppo economico della nostra terra, tramite tutti i settori che sono citati nelle sue dichiarazioni, artigianato, agricoltura, industria, turismo, e sono per il lavoro, dignitoso per tutti. Sono per la tutela delle minoranze, delle lingue minoritarie, della memoria, del patrimonio culturale, delle tradizioni in un'ottica di modernità. I sardisti sono per una vera continuità territoriale e per la zona franca. I sardisti sono sempre stati per una piena partecipazione dei cittadini alla politica, a partire da loro stessi; lo statuto, i congressi, gli organismi rappresentativi democraticamente eletti, le regole interne di funzionamento, da sempre hanno fatto del Partito Sardo d'Azione un esempio di come la democrazia e la partecipazione alle decisioni e alle scelte da parte di tutti possano funzionare all'interno di una organizzazione sociale.

Signor Presidente, i sardisti sono tutto questo e molto altro ancora, lo sono, lo sono stati e lo saranno, non per una contingenza, per una campagna elettorale o per la necessità di scrivere un programma. I valori del sardismo non si possono confondere con l'attuale e diffusa rincorsa verso i temi dell'identità, comunque la si voglia declinare. I sardisti sanno riconoscere la differenza tra i propri valori e quelli propugnati da altri, anche se accettano e auspicano un confronto aperto su questi temi. Al riguardo vorrei proporre alcune emergenze. I sardisti sono per una immediata revisione della legge elettorale, abbiamo apprezzato molto l'invito a discutere di questo da parte di alcuni autorevoli esponenti della maggioranza. Il recente voto con la legge nazionale costituisce un inquietante momento di ordinarizzazione della nostra Regione e del nostro ordinamento; siamo disponibili a discutere sui contenuti della nuova legge elettorale, ma chiediamo a lei, Presidente, e ai partiti di maggioranza e opposizione che si esprimano subito su questo tema e che venga fissato al riguardo un serrato calendario di lavori. I sardisti sono per la revisione dello Statuto speciale di autonomia; la nostra posizione - è stato ricordato - è per l'istituzione dell'Assemblea costituente sarda, in ogni caso chiediamo da subito, accettando l'invito che ci è stato formulato, di discutere anche di questo, e chiediamo che lei, Presidente, e i partiti di maggioranza e opposizione si pronuncino subito su questa questione e si proceda a richiedere (in base all'esito della nostra interlocuzione, se si riterrà di procedere sulla strada dell'Assemblea costituente) al Parlamento italiano l'istituzione dell'Assemblea costituente sarda per la revisione dello Statuto.

I sardisti sono per una visione diversa dei rapporti con lo Stato italiano e l'Unione Europea. Un passaggio delle sue dichiarazioni mi è sembrato remissivo e opposto alla nostra visione, che vede con attenzione maggiore la relazione con l'Unione Europea rispetto a quella con lo Stato nazionale, dal quale provengono tentativi di eliminare la nostra specialità che devono essere combattuti con ogni possibile mezzo democratico. I sardisti sono, signor Presidente, per una forte etica nella politica, per un impegno intenso e costante a favore degli altri, per una politica vissuta come servizio a favore della propria gente e per una lotta di liberazione del proprio popolo da ogni forma di colonizzazione economica e culturale. Lo hanno imparato, tra gli altri, da Camillo Bellieni, Emilio Lussu, Antonio Simon Mossa, Mario Melis, Franco Meloni.

Signor Presidente, quanto al suo programma, attenderemo le ulteriori specificazioni di tutte le iniziative che saranno prese, giudicheremo la sua azione dai fatti e dai risultati. Signor Presidente, le cose cui ho brevemente accennato costituiscono il nostro orizzonte politico, per questi valori i sardisti hanno lottato e lotteranno a cielo aperto per il loro popolo e per l'affermazione delle idee e dei principi in cui credono. Quanto sarà fatto all'interno di questo orizzonte sarà benvenuto e avrà il sostegno fattivo e convinto dei sardisti, ma combatteremo con tutte le forze contro ogni iniziativa che vada contro le nostre idee e i nostri valori.

Signor Presidente, i sardisti ci sono, ci saranno, faranno opposizione senza pregiudizi, ma senza fare sconti. Signor Presidente, i sardisti le augurano buon lavoro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (Gruppo Misto). Saluto il Presidente della Regione, il Presidente del Consiglio, la Giunta, i colleghi e le colleghe del Consiglio regionale. Io voglio richiamare solo pochi punti in questo intervento, per quanto la relazione del Presidente della Regione ieri sia stata molto stimolante e invita ad essere forse più estensivi, però è stato fatto già da molti e non voglio rischiare di diluire in un forse ingeneroso contenitore la priorità degli argomenti che voglio richiamare all'attenzione.

Intanto voglio dire che i Socialisti Democratici Italiani hanno partecipato e hanno concorso, con convinzione profonda, ad affermare il risultato elettorale. Quindi per questo, non per un semplice automatismo, ma per una profonda convinzione sul piano della progettualità politica e dell'adesione allo schieramento del centrosinistra, noi sosteniamo lealmente, con impegno, con serietà, con la competenza professionale che ognuno di noi sa esprimere, il programma e l'attività della Giunta regionale. Ma vogliamo anche essere una parte non secondaria nel progetto di governo, nella riorganizzazione e direi anche, in alcuni casi, nella rivitalizzazione della macchina amministrativa della nostra Regione, ci diamo per questo una prospettiva di lavoro di cinque anni, perché credo che la progettualità debba avere questo limite temporale, almeno per fare una divisione, seppure sommaria, tra la fase progettuale vera e propria e la fase attuativa dei progetti.

Io credo che noi abbiamo molti punti in comune con la gran parte dei colleghi che formano la coalizione del centrosinistra e che ciò che ci accomuna è quella che noi sinteticamente chiamiamo la cultura politica del riformismo socialista, che ci porta ad un esercizio della politica e ad un impegno su alcuni punti chiave per intanto, che forse ad alcuni appaiono anche astratti e ad altri possono sembrare anche teorici, ma dei quali noi invece siamo profondamente convinti che abbiano una ricaduta profonda nella realtà della vita quotidiana dei cittadini della nostra regione e, per quanto ci riguarda, di questo Paese.

Allora io voglio elencare, seppure sinteticamente, questi punti. Il primo punto che voglio richiamare lo indico con il termine di democrazia. Esiste in questo Paese, nella nostra Regione, un problema sempre più trascurato, e da alcuni addirittura dimenticato, quello della democrazia intesa come libera scelta di una volontà popolare espressa, non come semplice libertà di scelta fra due o più cose, ma come espressione diretta di un volere che supera anche la scelta contingente, pongo il problema perché sempre più frequentemente, in qualunque ambito della nostra vita sociale, della nostra vita comunitaria si cerca di far prevalere la presenza e il ruolo politico di organismi non più democratici e pluri rappresentativi, ma semmai monocratici e autoritari, come se stesse ritornando di moda un vento nuovo che richiama e ripropone le figure assolutistiche. E' quello che accade nelle aziende sanitarie locali, con le caratteristiche e i connotati di questi direttori generali, che provengono dalla cultura e dalla logica della 502 del 1992, è quello che accade con i sindaci nei comuni, i sindaci di oggi con i poteri di oggi, che cambiano assessori e scelgono nuovi amministratori comunali come un tempo si cambiavano le ruote di scorta delle macchine. Ma anche nella nostra Regione, l'attuale normativa, che ci ha amputato dei poteri della specialità, costruisce figure che assegnano al Presidente dei poteri tali che la democrazia rischia di diventare un fatto discrezionale.

Io credo che tutto questo sia estremamente pericoloso e noi socialisti crediamo che la svolta cui invece si deve dare corso, che la stagione dei cambiamenti istituzionali e della politica intesa non come delega in bianco di cui ha parlato il Presidente Soru iniziando ieri il suo lungo excursus delle dichiarazioni programmatiche, debba basarsi anche sul valore rinnovato ed applicato della democrazia. Per questo, noi socialisti chiederemo e ci aspettiamo dal Presidente della Regione, dalla Giunta, dalla maggioranza, riteniamo, speriamo, crediamo di avere opportunità all'interno dei rapporti di maggioranza, ma anche con le altre parti del Consiglio regionale, di discutere un impegno per una legge elettorale tutta forte della specialità della Sardegna, che secondo noi deve superare la logica ingrata, conflittuale, rissosa, del bipolarismo per sua natura inadeguato al nostro livello di esigenza politica e di sensibilità nella scelta politica, per reinnestare invece in una legge regionale sarda alcuni passaggi del sistema proporzionale. Cosa che ci sembra molto in linea con quanto accade oggi sia nel resto della nostra Regione, che nel resto del Paese, soprattutto se teniamo conto di quanto è accaduto anche di recente sul piano nazionale dove, con un non mascherato tentativo di avvicinamento, le due componenti cattoliche del centrodestra e del centrosinistra stanno cercando in qualche modo di realizzare, di proporre, di percorrere.

Noi siamo per una legge elettorale regionale nella quale i consiglieri vengano scelti attraverso il sistema del voto di preferenza direttamente dal popolo e non da una posizione nel cosiddetto listino, siamo perché vinca le elezioni una coalizione, c'è quindi una scelta politica, e anche, affinché il voto fra il Presidente e il candidato consigliere nella circoscrizione territoriale non sia disgiunto, che ci sia una soglia di sbarramento con un premio di maggioranza e tutta una serie di altre cose che già abbiamo avuto occasione di esaminare quando, nel corso della precedente legislatura, si andava ad elaborare una proposta di legge tutta sarda.

Tutto questo non è accaduto, oggi ci troviamo pertanto in una situazione nella quale prevale la logica del dover dire: "Vinca qualcuno, chiunque sia, purché duri cinque anni.". Questo qualcuno, quando vince, vince più per la necessità dell'aggregazione elettorale che per la coerenza, per la coesione del progetto politico interno, tant'è che è più difficile governare che vincere le elezioni. Ma io credo che la politica e il servizio della politica non sia limitato a vincere le elezioni, sia invece destinato a dare risposte ai bisogni della gente e quindi un sistema organizzativo della rappresentanza democratica che tenga conto del contenuto politico e non soltanto dell'affastellamento, prima e durante la campagna elettorale.

La seconda questione che vogliamo porre è quella della Sardegna come regione d'Europa, perché, se non pensiamo alla nostra Isola come ad una Regione Stato, come ad una identità che si confronta e si misura con le altre nazioni d'Europa, io credo che siamo destinati a fare battaglie di retroguardia. Noi non abbiamo la convinzione di essere più bravi degli altri solo perché siamo sardi, come non abbiamo la convinzione che gli altri siano più bravi di noi solo perché sardi non sono. Siamo convinti che possiamo essere bravi e siamo bravi e capaci quanto gli altri e non abbiamo nessuna difficoltà a confrontarci sullo scenario nazionale ed internazionale.

Ma proprio per questo vogliamo giocare le nostre carte sullo scenario europeo, perché abbiamo l'orgoglio della nostra identità, della nostra appartenenza e del nostro modo di essere popolo essendo semplicemente noi stessi. Per questo ci lamentiamo e rivendichiamo lo spazio autonomo di una nostra presenza nel Parlamento europeo per affermare questa identità, non per vezzo o per esibizione. Non vogliamo subire amputazioni della nostra identità, su questo chiediamo al Presidente, alla Giunta, alla maggioranza un impegno straordinario e lo chiediamo anche a tutti quegli amici e colleghi (che intervenendo prima di me in quest'Aula hanno fatto riferimento a questi valori), ai quali più volte abbiamo detto - ed ancora in questa occasione ripetiamo - che l'attaccamento ai valori della sardità, ai valori del nostro modo di pensare in termini di nazione, in termini di popolo, non è un fatto esclusivo di nessuna delle organizzazioni politiche organizzate, che se questo deve essere inteso come sardismo, bene, allora anche questo è un patrimonio dei socialisti, così come riteniamo che il patrimonio del socialismo non sia un appannaggio esclusivo dei soli socialisti. Ma per questo diciamo anche a tutti i colleghi che rivelano attenzione, che rivelano sensibilità per questo problema, che ci può essere un'area di incontro e di confronto culturale al quale possono seguire scelte politiche, al quale possono seguire forse percorsi insieme, forse discussioni insieme, atti amministrativi pensati, studiati e forse elaborati insieme.

A proposito di Europa, vogliamo anche sottolineare tutta la nostra vocazione federalista, perché siamo convinti che gli stati nazionali non sono più in grado da soli di rispondere alle sfide del mondo globalizzato, perché l'aspra rivalità nazionale non glielo permette, perché ormai non è più tempo per rinunciare ad una politica estera europea perché questa ci serve per una politica della difesa, europea, della nostra nazione, della nostra regione. Per questo noi dobbiamo esserci in Europa, anche per essere una parte della voce unica che, secondo noi, l'Europa deve indicare per parlare con gli Stati Uniti, con la Cina, con il Giappone; per questo io credo che noi abbiamo diritto ad avere europarlamentari riservati.

Noi condividiamo l'appello che lei, Presidente Soru, ha rivolto per la pace come valore, ma diciamo anche di più, diciamo che la pace è un precondizione per lo sviluppo sostenibile e anch'esso, lo sviluppo sostenibile, passa per l'Europa, è un altro motivo per il quale dobbiamo esserci. Attraverso lo sviluppo sostenibile si può combattere la povertà se lo stesso è accompagnato da una politica ridistributiva della ricchezza, cosa che per prima deve accadere a casa nostra. Quindi deve chiedere a tutti un impegno per porsi l'obiettivo di tutela delle categorie più deboli e delle fasce più deboli di questa popolazione, altrimenti a nulla serve raccogliere l'appello della Chiesa se non sentiamo questo come nostro profondo convincimento personale, prima che politico e sociale. Io non condivido, ma non per una questione di schieramento o di appartenenza, ma proprio non lo condivido perché non lo sento, il comportamento che alcuni colleghi del centrodestra hanno usato rimproverandole di aver esposto le sue dichiarazioni programmatiche intrise di profonda umanità e in alcuni casi anche con venature amorose dei problemi che lei ha elencato, quasi che fosse standard il fatto di dover sterilizzare e ridurre ad una semplice elencazione di cifre, di numeri e magari di grafici e proiezione di tabelle, una soluzione o un percorso che, sì, arriverà, ma nei confronti del quale io credo, come prima cosa, che la distinzione di questa maggioranza da quella che l'ha preceduta è che se noi non entriamo dentro l'anima dei problemi probabilmente non riusciamo a coglierne l'essenza e ci limitiamo esclusivamente alle valutazioni esteriori.

Io voglio fare un esempio per cercare di spiegare questo concetto, tutti voi sapete che vicino a Cagliari, in un piccolo paese che si chiama San Sperate, c'è un artista sardo che tutti amiamo che si chiama Pinuccio Sciola, che lavora le pietre e che riesce a vedere nelle pietre, quindi pensate voi, nella rigidità mineralogica delle pietre, un'occasione di delicatezza tale da trasformarle in strumenti musicali. Le pietre di Pinuccio Sciola sono strumenti musicali. Quindi questo permette di capire che basta che noi lo vogliamo e riusciamo a vedere cose che normalmente non si vedono, basta che noi lo vogliamo e riusciamo a cogliere ed a intravedere una vitalità e una finalità umanistica all'interno di numeri, di cifre e di conti che sino ad oggi abbiamo sempre considerato come semplici e freddi conteggi.

Concludo rapidamente, saltando le parti tecniche, perché voglio dedicare una parte del mio intervento ad un piccolo ragionamento sulla sanità, che mi sembra di moda, soprattutto per fare anche un piccolo passaggio sul turismo, visto che ai socialisti è stata attribuita la responsabilità di un Assessorato importante come questo, che io credo rappresenta forse il primo e più importante motore di sviluppo della Sardegna, ma forse lo farò in altre occasioni, e sicuramente non mancheranno le opportunità. Voglio soltanto dire brevemente che noi abbiamo speso la nostra campagna elettorale spiegando ai cittadini sardi che il nostro impegno era per migliorare la qualità della vita, e la qualità della vita non è soltanto la vita fisica, psichica o sociale, ma è anche il lavoro, anche la serenità, una vita familiare, la capacità e la sensibilità di cogliere le cose belle di una cultura, quando non c'è, di una formazione professionale, costruirsi un lavoro che non esiste.

Noi chiamiamo tutto questo "qualità della vita", che diventa una specie di ombelico intorno al quale far ruotare tutto ciò che rende bella e gradevole la possibilità di vivere questa nostra stagione. Non abbiamo nessuna intenzione di deludere i nostri elettori.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Ibba, faccia partire il suo cronometro per il prossimo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, onorevoli colleghi, io non so quanto sarà il tempo del mio intervento e chiedo scusa al mio Presidente dell'ordine dei medici della Provincia perché non l'ho scritto, ho preparato una traccia, una guida per ricordarmi i punti principali, ma parlerò a braccio fondamentalmente, e quindi non posso dirglielo.

Signor Presidente Soru, di una cosa io credo che lei non possa rimproverare la passata legislatura e la passata maggioranza, di aver concepito un'idea che ha imposto, ha privilegiato la legge elettorale nazionale a quella regionale che si andava delineando in Aula, scelta che poi è stata determinante per permettere la sua vittoria, e con essa quella del centrosinistra, posto che i partiti del centrosinistra e della vecchia maggioranza non hanno certo vinto le elezioni, e io do atto a lei, alla sua persona, alla fiducia, alla speranza che ha saputo suscitare nel popolo sardo, le do atto che questa è stata una vittoria fondamentalmente di Renato Soru, e posso anche capire che questa vittoria l'abbia in un certo senso inorgoglito.

Siamo tutti uomini, però anch'io, signor Presidente, non posso sottrarmi, perché mi compete e mi spetta come ruolo di oppositore, dal delineare incongruenze, dal segnalare manchevolezze, cose tipiche tutte che l'opposizione deve fare; così come ha fatto il centrosinistra nella passata legislatura, mi creda, che ha fatto opposizione con un'acredine tale, non dico con una violenza perché non si è trattato di una violenza, dovuta al tipo di opposizione scelta, ognuno sceglie di portare avanti il tipo di opposizione nei modi che il Regolamento consiliare permette, sempre cercando, per quanto possibile, di non travalicare i limiti della buona educazione, i limiti dei rapporti interpersonali anche politici, che non sono solo umani, perché le conseguenze dei nostri comportamenti hanno implicazioni e risvolti nei rapporti fra Consiglio e Giunta e tra maggioranza e opposizione, quindi lei deve avere, secondo me, una maggiore attenzione a questi risvolti.

So che lei è una persona intelligente, l'ha dimostrato nella vita e sicuramente imparerà in fretta. Però mi permetta, signor Presidente, di esprimere anch'io la mia solidarietà al consigliere Sanjust per il gesto poco garbato di cui è stato vittima; anch'io mi associo alla richiesta dell'onorevole Onida perché si ricompongano fratture che non hanno senso dal punto di vista politico e che non sono foriere di fatti positivi né per l'attività legislativa dell'Aula né per i rapporti che devono intercorrere tra la maggioranza e l'opposizione.

In passato si è vissuta una stagione politica caratterizzata dal consociativismo, da ragazzino io ho vissuto anni di dura opposizione quando ero missino; mi sono tesserato nel '70 nell'allora Movimento Sociale e ho fatto opposizione quando era difficile farla, quindi si figuri se mi spaventano situazioni di difficoltà come quelle di oggi, mi fanno sorridere, però non sono utili certi atteggiamenti e credo che sia giusto ricomporli. Tutto qui.

Signor Presidente, io però dico che lei ha il dovere, in quest'Aula, di scindere l'atteggiamento che può avere un imprenditore nei confronti dei dipendenti, perché lo stesso non può essere e non può continuare nei confronti di quest'Aula, se questo vuole essere il suo atteggiamento, perché sottolineo che qui noi non siamo dipendenti di nessuno, siamo dipendenti del popolo sardo e abbiamo il dovere, come dice, di disturbare; lei di disturbare chi ritiene, perché l'hanno votata per quello, e noi di disturbare la maggioranza per quanto possibile, un disturbo che non vuole essere distruttivo ma costruttivo, perché segnalare le discordanze, gli atti, le contraddizioni è il nostro dovere.

Signor Presidente, io voglio dire che lei non è "Nessuno", ma nella mitologia classica Nessuno era Ulisse, il quale così si presentò a Polifemo, però Ulisse era anche quello che, inserendosi dentro il cavallo di Troia, riuscì a scardinare un sistema potentissimo. La Sardegna ha bisogno di una scossa. Se questa scossa sarà positiva o negativa lo dimostrerà lei con l'azione di governo straordinaria, questa sì, che le viene permessa dalla legge elettorale nazionale. Lei non avrà più alibi per l'avvenire, deve agire, signor Presidente, e deve agire presto, come le ha ricordato l'onorevole Onida; se vuole fare qualcosa di positivo per il popolo sardo, le basi si mettono adesso e quello che si fa adesso avrà ripercussioni anche per l'avvenire.

Non si può parlare di tutto in un intervento di inizio legislatura al quale non intendo sottrarmi, come è mio dovere, però, essendo medico - l'ho ricordato all'inizio - non posso non parlare di quello che è successo nella sanità. Lei, signor Presidente, ed è sua prerogativa, si è precipitato una mattina presto in un ospedale della Sardegna a vedere cosa succedeva. Io non so se questo abbia senz'altro entusiasmato i "quattro amici al bar", quelli che sognavano in una nota canzone di cambiare il mondo; io credo che un dovere come questo l'avrebbe fatto meglio, con più competenza e con più capacità, senza volerla sminuire, signor Presidente, l'Assessore della sanità, che so essere una persona sicuramente di grande capacità, anche se io so che non è una persona compatibile col ruolo che svolge, perché in quest'Aula siedono di fronte al Consiglio regionale degli Assessori che (alcuni se si prende in considerazione la legge elettorale regionale, quella legata allo Statuto, e altri Assessori, se si prende in considerazione la legge elettorale nazionale) sono incompatibili.

Comunque vada a finire c'è qualcosa che non va in questa Giunta, signor Presidente, quando noi mettiamo in evidenza questi fatti facciamo il nostro dovere, non c'è niente di personale, appunto perché lo facciamo e lo facciamo bene, con toni legati a ragionamenti politici, quindi ci si devono, non dico essere perdonati perché non c'è niente da perdonare, ma dobbiamo essere apprezzati quando li facciamo, perché in questo modo noi svolgiamo il nostro ruolo, per questo veniamo pagati, per questo veniamo eletti dal popolo sardo, e l'elezione di un consigliere di opposizione ha la stessa dignità, mi creda, per l'esperienza che ho, di quella di un consigliere di maggioranza.

Bene, questo suo passaggio in ospedale, signor Presidente, lo lego anche a un convincimento che ho avuto leggendo ciò che è scritto sul capitolo della sanità nelle sue note programmatiche; quando si dice che in altre regioni d'Italia noi abbiamo una sanità migliore di quella sarda, si dice senz'altro la verità, ma non si dicono altre cose, per esempio che i medici sardi sono bravi al pari di quelli del continente, operano, hanno un alto tasso di operosità, se così si può dire, mi si perdoni questo passaggio poco letterario, beh, sono dei grandi lavoratori, io li ho conosciuti già da quando ero studente, poi da specializzando e infine da medico, sono delle persone di grande capacità umana e professionale, operano nel silenzio tutti i giorni, fanno del bene, non vanno tutti i giorni sul giornale, fanno il loro dovere più di quanto il contratto di lavoro impone loro, eppure sono certamente sottopagati rispetto ai colleghi del Veneto, della Lombardia, del Piemonte, ai quali non sono certo inferiori per preparazione professionale, forse non in tutti i campi, ma non credo neanche che ci sia l'eccellenza in tutti i campi della sanità in ognuna di queste regioni che ho citato.

Bene, signor Presidente, io voglio dire che certamente per me, che sono un operatore della sanità, appare quanto meno sospetto che uno dei primi atti compiuti dall'attuale Assessore della sanità sia stato quello di intervenire, con una delicatezza non proprio femminile, per il problema del centro trapianti di fegato della Sardegna.

Signor Presidente, lei non è un medico, forse queste cose non le sa, o forse le sa da cittadino perché magari la vita insegna tante cose anche perché di questi problemi possiamo essere interessati in famiglia o per qualche amico. In una passata stagione politica a Cagliari si decise che dovevano esistere tre centri di trapianti di midollo, mi dispiace che non sia qui l'assessore Dirindin per sentire quello che ho da dirle, però Presidente, questo fatto ha determinato in Sardegna il mancato decollo dell'attività di trapianto di midollo, proprio in una regione che aveva, prima e più di altre regioni d'Italia, competenze e capacità per portarla avanti a livelli di eccellenza. Si pensi che in America, ancora oggi, c'è un centro di trapianti di midollo ogni venti milioni di abitanti, mentre solo nella città di Cagliari, che ha circa cinquecentomila abitanti, ce ne sono tre; anche il fatto che in Sardegna esistano tre centri o due centri di trapianti di fegato a me sembra un'anomalia.

Non può essere che, per ragioni politiche, l'Assessore di turno accetti di rilasciare dichiarazioni come quella che ha rilasciato. Io non sto difendendo né Cagliari né Sassari, voglio dire che io, nonostante sia stato eletto a Cagliari, sono consigliere regionale e devo tutelare il bene della Sardegna. Ritengo che la nascita in Sardegna di due centri di trapianto sia un altro spreco della sanità che io non posso lasciar passare sotto silenzio, signor Presidente. Deve prendere una decisione, perché la politica è fatta di scelte, di scelte anche amare che a volte accontentano qualcuno e scontentano qualcun'altro, ma questo è il compito della maggioranza, che non sempre è facile.

Signor Presidente, le posso solo dire che nella passata famosa stagione politica, in sanità si trovava occupazione a tutti i disoccupati "accozzati" della Sardegna, a migliaia, signor Presidente, in questi ultimi anni non sono stati mai licenziati e penso che non sia nella testa di nessuno l'idea di licenziare queste persone, eppure, signor Presidente, il problema economico della sanità, che non è il primo, va affrontato e va risolto. Non è facile, non la invidio per il compito che deve affrontare, signor Presidente.

Dico che non è comunque bello pensare male, perché, come si diceva, "della moglie di Cesare non si deve e non si può neanche dubitare", però, signor Presidente, dietro il fatto di essere al di sopra delle parti, dietro il fatto che ognuno sia onesto dentro anche senza proclamarlo e che non si vuole privilegiare nessuno neanche noi stessi, a me sembra strano che si sia scelto subito di privilegiare un centro (da parte di un Assessore che non è sardo, ma piemontese, ho avuto l'occasione di dirlo in passato in un intervento pubblico sulla stampa), che aveva stretto accordi con un altro centro piemontese, a discapito di un altro centro che accordi con quest'ultimo non aveva.

Io non voglio dire che siano più bravi gli uni o gli altri, però, signor Assessore, queste cose non vanno bene, non depongono bene. Pontificare contro le consulenze e poi portarsi un altro consulente in più, oltre quelli che già abbiamo, piemontese anch'esso, non fa piacere ai sardi, signor Presidente, ed è mio compito dirlo.

Voglio solo dire ancora che, certo, la giustizia non è facile da separare dall'ingiustizia, però non possiamo neanche risvegliare stagioni ancora più lontane, quando agli sconosciuti si diceva: "Nara cisciri.". Signor Presidente, non va bene, non vogliamo rivivere queste stagioni, non c'è niente di personale, né di razzistico, né di contrario all'arrivo di persone che possono portare capacità e qualità, però le leggi vanno rispettate e va rispettato anche il popolo sardo.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Liori. Sospendiamo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 07, viene ripresa alle ore 19 e 17)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. E' iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.

CACHIA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi, credo che ci sia nel popolo sardo, in questo momento, all'inizio di questa tredicesima legislatura, un'enorme aspettativa verso il Governo presieduto dal Presidente Soru. Il quale Governo, per queste aspettative che ci sono, non può essere un "governicchio" qualunque, ma deve segnare una svolta epocale per tutta l'Isola.

Noi ci riconosciamo nelle parole e nel programma di questa coalizione e ancora di più nella volontà di promuovere la coscienza del popolo sardo. Ho apprezzato, Presidente Soru, nelle sue parole, l'anelito nel volere coniugare la concretezza e l'utopia, la buona politica e l'efficienza, il rigore morale e l'attenzione rivolta non solo ai cittadini ma alle associazioni, ai partiti, ai movimenti e ai gruppi spontanei. Può o non può piacere l'approccio che ella ha avuto col Consiglio, ma non si può negare che è la prima volta nella storia della Regione sarda, che il soggetto che viene posto al centro dell'attenzione politica è l'uomo; non l'uomo colto, ricco, dabbene, potente, ma l'ultimo degli uomini. Nel suo discorso, signor Presidente, quando parlava degli ultimi, c'era senza dubbio tensione morale. Penso che un buon governo in ogni caso debba innanzitutto dare voce agli ultimi e far seguire, alle enunciazioni di principio, fatti concreti.

Prima del suo discorso, non le nascondo, c'era da parte credo di molti consiglieri regionali il timore che, con la nuova legge, l'Esecutivo volesse quasi appiattire le prerogative e il ruolo del Consiglio, ma mi sono sentito risollevato quando ho sentito che ella per primo ha riconosciuto pubblicamente che ognuno deve mantenere e valorizzare il proprio ruolo e che, nella distinzione e nel rispetto di questi ruoli, Consiglio e Giunta debbano essere, per il bene del popolo sardo, come ella stessa ha detto, la stessa cosa. Questa stessa cosa, cioè Giunta e Consiglio, va riempita di contenuti; la Giunta deve governare e il Consiglio, riappropriandosi delle proprie prerogative, deve emanare leggi che siano al passo coi tempi. Quindi è di primaria importanza che Consiglio, Giunta e Amministrazione lavorino assieme per raggiungere obiettivi comuni e nello stesso tempo condivisi. Anche le opposizioni potrebbero dare il loro contributo dando alla Giunta e al Consiglio quelle dritte e quei suggerimenti che sono utili alla causa comune. Abbiamo sentito dentro questo Consiglio, da parte delle opposizioni, dei discorsi che a me, sinceramente, non sono piaciuti, ma non abbiamo sentito effettivamente quali fossero i proponimenti che essi si prefiggevano e che volevano portare avanti durante la legislatura. Io sarei felice di ascoltare un programma alternativo, che sia di stimolo alla maggioranza e che contemporaneamente possa permettere a essa stessa di dare un volto nuovo alla nostra Sardegna.

Parlavo di tempi, signor Presidente, i quali ci impongono di essere veloci, decisi, puntuali, lungimiranti, per non perdere l'ultimo treno. Noi abbiamo la cultura, l'intelligenza, le risorse ambientali ed umane per metterci al passo con l'Europa. Abbiamo perso negli ultimi anni molti treni, ma questo è il momento di recuperare. Qualcuno ha definito la nostra terra, la terra sarda, per la sua posizione geografica, per la sua storia, per la sua diversità e per il suo essere, uguale all'altra Italia e nel contempo diversa, non un'Isola ma un continente. Non so se sia, ma se noi siamo un continente dobbiamo pensare e agire come un continente, ce lo impongono i tempi. Quindi, come lei diceva, trasporti, sapere, ambiente, agricoltura, sanità e quant'altro, debbono avere in questi cinque anni di legislatura, secondo il mio modesto parere, priorità assoluta. Non è più possibile e umanamente tollerabile che le due arterie più trafficate della Sardegna abbiano ancora due corsie che sono permanentemente interrotte dai lavori in corso; bisogna agire subito e aprire un contenzioso con il Governo italiano e, se è necessario, con la stessa Europa, perché noi siamo una regione dell'Europa, com'è stato detto altre volte qua dentro, però siamo una regione dell'Europa che non è rappresentata in Europa. Anche questo, signor Presidente, questo gap che c'è bisogna rimuoverlo. Non è possibile che isole molto più piccole della nostra, come Malta, come Cipro, abbiano nel Consiglio d'Europa tre o quattro eurodeputati e noi, per una legge cinica e bara, non abbiamo nessuno che ci rappresenti a Strasburgo.

Quindi, signor Presidente, dicevo che senza strade praticabili non c'è commercio, non c'è turismo, non c'è sviluppo. Non parliamo del trasporto aereo, che è un vero e proprio disastro. La continuità territoriale si è rivelata un vero e proprio fallimento. Le compagnie aeree la fanno da padrone perché ci sono dei numeri, dei posti limitati per uno che voglia andare in continente, e andare e venire da Roma, oggi, glielo posso dire personalmente, costa 300 euro. Se io parto da Olbia e vado a Roma, ritorno e non trovo i biglietti, perché non se ne trovano mai, questo non si sa. Anche questo è un problema, signor Presidente, che lei deve affrontare subito. Gli accordi che si sono fatti con le compagnie devono essere rivisti, il viaggiatore sardo deve essere posto nelle stesse condizioni di un altro italiano che vive nel Veneto, nel Molise, nella Calabria e in Sicilia.

Ora, il problema dei trasporti, di cui parlavo, credo che sia uno dei più importanti che questa Giunta e questo Consiglio nell'arco di questi cinque anni devono risolvere se vogliamo effettivamente metterci al passo con l'Europa. Ma parlerò anche di altre cose, parlerò soprattutto di sapere, come ha detto lei, di cultura, di scuole. Dicevano gli antichi: "Sapere è potenza. L'uomo, tanto più sa, tanto più può.". Se noi quindi non diamo una svolta, se noi non diamo una spinta, se noi non creiamo le condizioni per cui i nostri giovani siano all'altezza dei giovani dell'altra parte d'Europa, noi non saremo mai competitivi, e in questo caso, anche se con il nuovo ingresso nell'Europa unita di altre nazioni siamo usciti dal Progetto 1, resteremo sempre indietro. Quindi le nostre Università, i nostri centri di ricerca, che non ci sono, devono essere creati, le nostre scuole devono essere messe in condizioni di poter, non dico primeggiare, ma rivaleggiare con i centri più importanti d'Italia e d'Europa.

Ambiente: signor Presidente, io sabato mi trovavo ad Olbia e ho visto uno spettacolo penoso. Vi è stato un incendio che ha devastato circa mille ettari di macchia mediterranea e ha costretto centinaia e centinaia di persone a fuggire via mare per non essere investite dal fuoco. Il fuoco, lei lo sa meglio di me, è una calamità quasi naturale per la Sardegna. Noi, come Consiglio regionale e come Giunta, dobbiamo fare in modo che questi episodi, che sono in parte o quasi sempre delittuosi, non si ripetano, perché se non preserviamo il territorio, se non siamo più attenti nel farlo crescere, noi non avremo turismo, la gente se ne va, non ritorna, non viene, e quindi praticamente non avremo sviluppo e l'economia sarda, già agli ultimi posti in Italia, rischierà il tracollo definitivo. Questa è una delle emergenze che bisogna immediatamente affrontare.

Lei parlava di lavoro, è vero il lavoro è il volano della dignità umana direi, perché un uomo senza lavoro è un uomo che può essere ricattabile, un uomo che non riesce, essendo preda del bisogno, ad esprimere tutta la sua personalità, un uomo che divennta preda di altri; non solo diventa preda di altri, ma è anche suscettibile di essere usato dagli altri. Quindi il lavoro è una cosa importantissima, bisogna trovare i mezzi, bisogna trovare le risorse, bisogna spremersi, come si diceva una volta, le meningi, perché la disoccupazione, che in Sardegna è endemica, diminuisca, e perché la dignità torni all'uomo sardo col lavoro.

C'è un altro problema molto importante che è stato affrontato qua dentro, il problema sanità, ne hanno parlato quasi tutti. Mi sono accorto che qua dentro ci sono molti medici…

OPPI (U.D.C.). E questa è una disgrazia!

CACHIA (Gruppo Misto). E questa effettivamente è una disgrazia, ma sarebbe una disgrazia se non ce ne fossero, perché se malauguratamente l'onorevole Giorgio Oppi si dovesse sentire male e non ci fossero medici, non so cosa rischierebbe, così almeno è salvaguardato, anche perché so che è a dieta forzata e quindi qualche consiglio glielo possiamo sempre dare. Quindi ho confessato che sono un medico di famiglia che vive in quel di Olbia e opera in quel di Olbia.

Effettivamente devo dire che la nostra provincia è una provincia, sotto questo punto di vista, disastrata. Spiego perché, signor Presidente: noi abbiamo un ospedale in costruzione dal 1994, che non è mai decollato, abbiamo un rapporto tra posti letto e abitanti di 1,98; altre città della Sardegna, di cui non faccio il nome, ne hanno 7,8 o 5,6 secondo le ultime attestazioni. Olbia ha un ospedale antico, vecchio, che era stato costruito per trentamila abitanti; attualmente Olbia consta di sessantamila abitanti e d'estate addirittura seicentomila; ci sono seicentomila persone che gravitano su questo ospedale, e c'è un pronto soccorso che sarà, sì e no, di dieci o quindici metri quadri; con i soli incidenti stradali che avvengono ogni giorno, ci sono quaranta o cinquanta persone che aspettano in questo bugigattolo e tre medici che sono costretti a fare salti mortali pur di poter dare loro aiuto. Non abbiamo un reparto otorino, non abbiamo un reparto oculistico. Se ad una persona qualsiasi, in qualsiasi momento della giornata, entra un corpo estraneo in un occhio è costretta ad andare a Tempio o a Ozieri, questo perché non ci sono oculisti, a meno che non sia fortunato e trovi un privato che chiaramente intervenga, se il problema non può essere risolto a livello di pronto soccorso.

Questo non è più ammissibile, signor Presidente, non è più ammissibile in una parte della regione sarda che viene considerata "il paradiso dei miliardari", ma non per i miliardari, signor Presidente, che trovano sempre la soluzione, al limite prendono l'aereo personale e si trasferiscono immediatamente in continente, ma non è più ammissibile per le persone che ci abitano, per i residenti, per i galluresi. Quindi, non c'è l'assessore Dirindin, altrimenti mi sarei rivolto a lei personalmente, mi rivolgo a lei, signor Presidente, come Presidente della Giunta, a che questa vergogna, perché questa è una vergogna, finisca.

Chiedo scusa a tutta l'Assemblea se ho affrontato un problema che può sembrare particolare, ma non è un problema particolare, è un problema che riguarda ottantamila persone che hanno anche loro diritto alla salute e che, come tutti gli altri, sono sardi, e io essendo un loro rappresentante, come tale, devo denunciare qua, pubblicamente, questa situazione. Mi auguro che lei, personalmente, signor Presidente, prenda a cuore questo problema, che è effettivamente drammatico.

Ora passo al problema generale "sanità". Il problema sanità oggi è molto complesso, perché le spese sono enormi, così come le aspettative da parte dei malati, aumenta l'età media, infatti la Regione Sardegna ha uno dei tassi più alti d'età, e questo richiede chiaramente maggiori costi. Qualcuno, intelligentemente, per cercare di risolvere questo problema, si è inventato l'ADI. Lei mi dirà: "Che cos'è l'ADI?"; io credo che lei lo sappia. E' l'assistenza domiciliare integrata. Io mi ricordo che di questa ADI se ne parla da circa sei o sette anni, anche di più forse; per parlare di questa assistenza domiciliare integrata si organizzavano dei convegni un giorno sì e un giorno no.

In che cosa consiste o in che cosa dovrebbe consistere l'assistenza domiciliare integrata? Il medico di famiglia che conosce il proprio paziente invece di prescriverne il ricovero (il ricovero ospedaliero, lei senza dubbio lo saprà, costa 800 o 900 mila delle vecchie lire, se i costi ultimamente non sono saliti) tiene a casa il paziente, chiaramente chiamando gli specialisti del Servizio sanitario nazionale di cui ha bisogno e quindi in questo caso arreca sia un beneficio allo Stato (ora con la devolution sarà alla Regione Sardegna), in quanto praticamente si ha un risparmio, e nel contempo mantiene il paziente nel suo habitat naturale, la casa, con i familiari che lo accudiscono e via di seguito. Si è dimostrato che, dove l'ADI è stata attivata, e funziona, intendo dire Piemonte, Lombardia, Veneto, si è avuto un risparmio e una diminuzione dei ricoveri del 25 per cento. Da noi, in Sardegna...

PRESIDENTE. Onorevole Cachia, concluda, prego.

CACHIA (Gruppo Misto). Parlo per l'esperienza che ho, l'ADI funziona fino alle 2, quindi noi spendiamo molto di più e diamo un'assistenza che non è al passo coi tempi.

Signor Presidente, per concludere, auguro a lei, alla sua Giunta e al Consiglio di poter affrontare e risolvere questi problemi nel migliore dei modi, al di là delle colorazioni politiche, per dare all'uomo, che lei ha posto al centro del suo discorso, la dignità che gli compete per poter vivere una vita più degna di essere vissuta. Grazie.

PRESIDENTE. Quello dell'onorevole Cachia era l'ultimo intervento della serata. I lavori proseguiranno domani mattina alle ore 10.

Per fatto personale

PRESIDENTE. Il Presidente Soru ha richiesto, durante uno degli interventi in Aula, di poter intervenire per fatto personale, così come il Regolamento prevede, gli do la parola a fine seduta. Prego, onorevole Soru.

SORU (Prog. Sardegna), Presidente della Regione. Non avevo capito che avessimo già terminato, oggi quindi finiamo presto.

Rubo solo pochissimi minuti essendo stato chiamato in causa dagli interventi del consigliere Onida e del consigliere Liori, che hanno riguardato appunto un fatto personale che si sarebbe verificato stamattina con un consigliere, fatto che io non ho pubblicizzato. Mentre il consigliere Onida non ha citato l'altro consigliere, lei, onorevole Liori, ha detto che si tratta del consigliere Sanjust. Quindi vorrei chiarire questo episodio per il rispetto che porto a quest'Aula e a questo ruolo che pro tempore rivesto.

Ho molto apprezzato il suo intervento, onorevole Onida, e anche il suo, onorevole Liori, mi hanno confermato che l'intervento mio, con un taglio forse strano, era giusto. Però non voglio anticipare le cose di cui parlerò domani, mi preme puntualizzare per oggi questa cosa. Io sono arrivato in quest'Aula stamattina con un altro consigliere, una donna della maggioranza, ora non ricordo nemmeno chi fosse. Sono perfettamente conscio del mio ruolo e nel mio ruolo ci sta di essere il Presidente non di una parte politica, ma il Presidente di tutti i Sardi, il Presidente in assoluto di tutti i Sardi, e quindi di tutti i consiglieri che degnamente qui rappresentano i Sardi. Nel mio ruolo ci sta di accogliere tutti, di abbracciare tutte le istanze, tutti gli interessi, tutte le posizioni, tutti i diversi pensieri. Nel mio ruolo ci sta sicuramente di accogliere anche le intemperanze, e lo farò con molta pazienza e con molta umiltà; nel mio ruolo ci sta di accogliere, forse, anche le offese. Nel mio ruolo ci sta di accogliere e non di lasciare separato, fuori, nessuno.

Ecco perché mi preme puntualizzare questo fatto, sono entrato stamattina in quest'aula, ero con un'altra persona, non ho visto lei, consigliere Onida, è passato davanti a me il consigliere Sanjust, il quale non mi ha teso la mano, io non ho respinto nessuna mano tesa, non l'ho mai fatto nella mia vita e non l'avrei fatto stamattina, semplicemente mi è passato davanti e senza fermarsi mi ha detto, a mio avviso quasi per scherno: "E comunque non c'era niente di personale, Presidente Soru, niente di personale.".

Ora io so che in politica, quando si discute in quest'aula, non c'è niente di personale, sposo assolutamente questa posizione, fintanto che si discute di posizioni, fintanto che si discute di fatti, fintanto che si argomenta su tesi, su progetti, fintanto che si argomenta sulle cose, non quando invece si entra nella sfera personale degli individui, non quando si offende, non quando si entra nell'intimo degli individui per offendere. Allora credo che sia irrispettoso, sia per quest'Aula, sia per il ruolo del consigliere e non credo che si possa semplicemente dire: "Eravamo in politica, niente di personale.".

Ho detto al consigliere Sanjust che le parole hanno importanza anche in quest'Aula, anzi ancora di più in quest'Aula, e che nessuna parola viene cancellata. Io accolgo le offese, non accolgo lo scherno. Credo che sia giusto - lei l'ha ricordato, consigliere Onida - pacificare quest'Aula, darci delle regole nei primi giorni o nelle prime ore di discussione, ricordarci che è proprio di quest'Aula discutere sulle cose, ma non è proprio di quest'Aula entrare nella sfera interiore degli individui, eventualmente offenderli, eventualmente censurarli, eventualmente raccontare delle cose non vere. Siccome non di sole parole si tratta, ma di parole registrate che poi diventano atti e diventano anche gli atti di questo inizio di legislatura, io credo che le parole vadano pesate e, qualche volta, censurate quando non sono opportune.

Allora, per essere breve, non ho rifiutato nessuna mano tesa, ho semplicemente ricordato a chi, senza fermarsi, mi stava dicendo che non c'era nessun fatto personale, che le parole contano e contano soprattutto quando si rivolgono alla sfera interiore delle persone. Io accolgo tutto, accolgo qualsiasi critica, accolgo, ripeto, le intemperanze e da Presidente dei Sardi accolgo anche le offese, e so, per citare un verso gallurese, che sbagliano anche i santi stando al mondo. Forse qui si è sbagliato, forse vale la pena di rilevarlo in maniera che tutti quanti ci comportiamo meglio nel proseguo di questa legislatura.

SANJUST (F.I.). Presidente…

PRESIDENTE. Non c'è un dibattito aperto, onorevole Sanjust, quindi riprenda posto. La seduta si conclude qui.

SANJUST (F.I.). Per fatto personale.

PRESIDENTE. Non può parlare per fatto personale, si accomodi. Se me lo chiede domani mattina, vedremo se è accoglibile la sua richiesta ed eventualmente a fine seduta, domani, le darò la parola, se lei ritiene che ci sia un fatto personale e se io o l'Aula valutiamo che tale sia.

I lavori finiscono qui, riprenderanno domani, venerdì 30 luglio 2004, alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 50.