Seduta n.6 del 29/07/2004 

VI SEDUTA

(Antimeridiana)

Giovedì 29 luglio 2004

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 22.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 27 luglio 2004 (3,) che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Gerolamo Licandro ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta antimeridiana odierna. Se non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, in modo pacato, io chiedo di sapere, se lei è in grado di rispondere, e dato che ieri al mio collega Capelli è stata data in merito una non risposta, per quali motivazioni non è in corso la diretta televisiva, che c'è sempre stata quando si sono rese le dichiarazioni programmatiche. Ci sono difficoltà?

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, io avrei senza difficoltà autorizzato la diretta televisiva se avessi ricevuto una richiesta formale in tal senso., Forse ieri ne ha parlato l'onorevole Capelli nell'ambito del suo intervento, ma nessuno dei colleghi Presidenti di Gruppo ha avanzato questa richiesta che, ripeto, avrei senz'altro accolto.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sulle dichiarazioni programmatiche. È iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.

PACIFICO (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, oggi intervengo, in avvio di questa tredicesima legislatura, nel dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del residente Soru, devo dire un po' con la stessa emozione della prima volta, perché sono cambiate le cose. Oggi abbiamo una responsabilità diversa, siamo maggioranza, siamo in un contesto legislativo differente rispetto alla prima volta, ci confrontiamo in una situazione assolutamente nuova.

Io devo ringraziare il presidente Soru, perché credo sia doveroso segnalare la correttezza e la cortesia istituzionale che ha dimostrato per aver reso dichiarazioni in Aula che non erano dovute nel nuovo sistema istituzionale; invece questo è avvenuto, non è stato colto da molti ma io credo che sia giusto sottolineare questo gesto di rispetto nei confronti del Consiglio.

Le dichiarazioni per sommi capi sono state estrapolate dal programma della coalizione "Sardegna Insieme". Il Presidente nel suo intervento, che io ritengo forse irrituale, per la prima volta non letto, tenuto a braccio, sicuramente non copiato, come è avvenuto altre volte in quest'Aula, ha avuto come filo conduttore, l'ispirazione a principi di identità, di trasparenza, di solidarietà, e il perseguimento di politiche di sviluppo secondo la visione esposta nel documento programmatico allegato; questi elementi fondamentalmente sono inseriti in uno scenario nuovo, lo scenario di una stagione che vuole essere davvero una stagione riformatrice.

Un discorso, quello del presidente Soru, che credo sia più una cornice etico-politica al documento che c'è stato consegnato che una banale rilettura di dichiarazioni programmatiche, settore per settore. Proprio perchè nel suo intervento il Presidente prende questo impegno di dare cuore oltre che sostanza al programma, penso di non aver colto o di non aver capito alcuni interventi dei svolti dai colleghi del centrodestra, in particolare quelli di alcuni esponenti che hanno avuto ruoli rilevanti nella passata legislatura.

Una legislatura che era nata nel segno della compravendita, come molti hanno segnalato, sulla base di accordi di potere tra i più beceri; una legislatura che ha visto tre governi che hanno lasciato un'impronta nel bilancio finale assolutamente negativa; credo sia stata una fase della storia della nostra Isola che rimarrà negli annali e di cui si dovrà nuovamente parlare.

L'inconcludenza legislativa è stata da record, un record a mio avviso difficilmente eguagliabile; il numero di leggi approvate in quest'Aula nella scorsa legislatura, e supportate dalla maggioranza, è stato assolutamente irrisorio rispetto alla tradizione legislativa di questo Consiglio regionale. Le zone d'ombra nel bilancio della Regione, l'occupazione selvaggia degli enti strumentali, l'abnorme ricorso alle assunzioni per chiamata diretta, costituiscono il segno indelebile di "parentopoli", l'essere finiti su tutti i giornali, questo è il segno di quella legislatura.

Per non parlare delle difficoltà presenti nello stato di attuazione del POR, delle politiche comunitarie e, per finire, il diffuso disagio sociale, l'avanzare di nuove povertà, l'impoverimento diffuso accentuato dalle politiche economiche del centrodestra anche a livello nazionale. Quindi mi stupisce ancora di più la veemenza di alcuni interventi.

Io credo che il risultato elettorale parli da solo, credo che in molti dovrebbero, invece che aggredire quest'Aula, recitare il mea culpa. I sardi hanno dato un giudizio definitivo ed hanno dimostrato, a mio avviso, anche la loro maturità; i nostri elettori hanno compreso perfettamente il significato del bipolarismo e dell'alternanza e noi dobbiamo adeguarci a questo giudizio soprattutto nella elaborazione delle riforme che dovremo fare.

Chi ancora oggi parla di terzi poli, di proporzionalismo spinto, di ritorno al passato, credo stia parlando di cose che non sono più attinenti alla sensibilità generale del nostro elettorato, penso quindi che i ragionamenti debbano essere altri. Questo senza abbandonare alcune questioni che sono state sollevate in quest'Aula in alcuni interventi, e mi riferisco particolarmente all'intervento dell'onorevole Floris. Questi sardi che hanno capito bene, molto più di quanto forse non l'avessimo capito noi quando discutevamo di legge elettorale e di riforme, hanno messo nelle mani del presidente Soru la loro speranza; ed è significativo, il dato elettorale è sotto gli occhi di tutti, il giudizio negativo che, contemporaneamente e definitivamente, hanno espresso verso l'operato dei governi di centrodestra.

Non vedo l'onorevole Capelli in Aula; ma, io credo che si possa far finta di nulla, che si possa aggredire per far dimenticare l'inconcludenza del governo a cui lo stesso onorevole Capelli ha partecipato, che si possa mistificare sul rispetto delle regole, mi riferisco alle questioni del giuramento, che si possa opinare sul conflitto d'interessi, che si possa discutere sull'opportunità o meno di un atto di governo, mi riferisco alle questioni dell'informatizzazione, ma credo anche che si possa e si debba esprimere comunque un giudizio, a cui voi non vi potete sottrarre, sul vostro operato e tracciare un bilancio che, senza dilungarci oltre entrando nel dettaglio, appare assolutamente negativo per la vostra esperienza politica.

Spesso noi, quando ragioniamo in quest'Aula e ragioniamo di settori particolari, perdiamo di vista il dato generale e ci nascondiamo i dati sulla sofferenza sociale della nostra Isola: i centocinquanta mila poveri, e secondo la Caritas solo a Cagliari quaranta mila cittadini sono nuovi poveri; la piaga della disoccupazione; i trenta mila laureati in attesa di lavoro; la ripresa di flussi migratori di giovani verso altri paesi e verso altre opportunità lavorative lontano dalla nostra Isola.

A maggior ragione, quindi, noi dobbiamo accogliere il richiamo del presidente Soru di partire dagli ultimi per costruire una società più giusta, partire dagli ultimi per costruire una crescita collettiva di opportunità, di diritti e non di privilegi. Questo richiamo ha un significo preciso calato in questa situazione sociale e in questo contesto, terminati i cinque anni della vostra legislatura. E in questa logica appare forte anche l'affermazione fatta dal presidente Soru nei giorni scorsi: "Sono qui anche per disturbare qualcuno". Chi governa, io credo, disturba sempre qualcuno e ha ragione il collega Cugini quando invita il Presidente a disturbare non qualcuno, ma molti, e cioè tutti coloro che vogliono che le cose non cambino, e non sono pochi, che difendono i privilegi consolidati, coloro che guardano a politiche di tipo egoistico, di un liberismo senza freni; e mi riferisco anche ai nostri nemici dal punto di vista politico che governano a livello nazionale e sono di freno allo sviluppo della nostra Isola.

Una società, la nostra, che noi dobbiamo cercare di far crescere complessivamente, non limitandoci alle fasce ristrette di coloro che più hanno e più vogliono.

Questa nostra società nel quinquennio precedente ha visto crescere solo il lavoro CO.CO.CO., interinale, in affitto; si è fatto largo uso, lo volevo dire all'onorevole Capelli qui in Aula, ma non c'è, in questa Regione anche delle agenzie interinali, sono state prodotte larghe fasce di lavoro precario e la prospettiva dei nostri giovani è questa: lo stato di precarietà definitiva. E poi ci lamentiamo del fatto che non si creino nuovi nuclei familiari, che il tasso di natalità sia così basso, ma rispetto ad uno stato di precarietà sociale chi oggi investe nella famiglia? Chi oggi può rischiare di mettere al mondo figli? Chi oggi può rischiare di investire in una casa? Questo è il dilemma che noi dobbiamo porre alla base delle nostre politiche sociali nei prossimi anni.

Io credo che in tutta questa situazione abbiano avuto una responsabilità forte ed oggettiva non soltanto i governi di centrodestra a livello regionale, ma anche il governo nazionale, sempre del centrodestra. Noi abbiamo assistito in questi anni ad una progressiva riduzione delle rimesse statali a favore dei nostri comuni. La conseguenza immediata di una riduzione delle rimesse statali è stata la contrazione delle politiche sociali, perchè quando si tagliano i fondi i comuni possono far fronte solo alle spese correnti, alle spese obbligatorie.

Poi voi non vi potete lamentare di quanto avviene oggi in Sardegna, affermando che la prospettiva di sviluppo rispetto alle dichiarazioni programmatiche esposte non è certa. L'unica certezza che noi vediamo nel futuro della nostra terra è una certezza di arretramento a causa delle politiche nazionali che il governo Berlusconi ha messo in campo, quindi la sofferenza dei nostri comuni e la conseguente protesta di tutti i sindaci, compresi quelli di centrodestra; anche nei vostri banchi ce n'è qualcuno, e credo che l'onorevole Pisano ed anche l'onorevole Murgioni sappiano bene che cosa vuol dire amministrare un comune in mancanza assoluta di risorse.

Questo è un dato a mio parere oggettivo, ed è da questi dati oggettivi, che riguardano la nostra collettività nella sua interezza, senza distinzioni di parte, che noi dobbiamo partire; per quanto io dica che si può anche accettare il muro contro muro, lo scontro anche demagogico all'insegna della demonizzazione dell'avversario e delle politiche che porta avanti. Ho accennato prima ad una politica nazionale del centrodestra, che ha ridotto i diritti dei nostri cittadini non soltanto per le politiche attivate nei confronti degli enti locali, ma anche per le limitazioni poste al diritto allo studio, e perchè vuole costruire una scuola per chi ha di più e una scuola per chi ha meno; a fronte di un'università sofferente e con le nostre facoltà agli ultimi posti, tra l'altro, delle classifiche nazionali per il merito e la qualità.

Queste e altre sono le domande che noi ci dobbiamo porre, ma non tutti i problemi possono essere risolvibili col nostro solo impegno e nel proseguo del mio discorso spiegherò anche perché.

Noi siamo una regione che vanta un triste primato, il primato del tasso più alto di dispersione scolastica in Italia, sintomo evidente di disagio sociale, segno di abbandono delle politiche di aiuto alla famiglia, dato che il disagio e la devianza attecchiscono laddove maggiormente albergano la povertà e la mancanza di lavoro. Non solo questo avviene nelle politiche del lavoro e nella scuola, ma ancora le politiche nazionali del centrodestra e le vostre inadeguate politiche in questi anni di gestione dell'esistente hanno contribuito a costruire un sistema sanitario nazionale sperequato tra regioni che offrono servizi di qualità e regioni che sopravvivono nella quotidianità e nel degrado. Un sistema egoistico che non tiene in considerazione alcuni parametri fondamentali.

Noi riceviamo per la sanità la stessa quota capitaria di qualsiasi altra regione d'Italia, ma i nostri costi sono enormemente più alti; c'è una notevole differenza infatti nell'organizzare un servizio sanitario o un sistema sanitario per un milione e seicento mila persone concentrate in una città, e l'organizzare lo stesso servizio per lo stesso numero di persone disperse però su un territorio vasto come quello della nostra regione; di queste cose lo Stato non può non tenere conto.

Non esistono politiche nazionali che perseguano il riequilibrio delle risorse tenendo conto dell'indice di dispersione scolastica della popolazione , e la Lega, che incide fortemente sulle politiche nazionali, il vostro partner a livello nazionale, impedisce che vi sia questa forma di riequilibrio nel silenzio più totale, non c'è battaglia in questa direzione. E voi che rappresentate i sardi, voi qui,e i vostri parlamentari a Roma, subite questo tipo di imposizione e di ricatto.

L'onorevole Follini qualche volta ha espresso perplessità rispetto al depotenziamento delle politiche solidaristiche, ma quel fenomeno, che era un fenomeno virtuoso che avveniva nella Conferenza Stato-Regioni, di riequilibrio delle risorse rispetto alle esigenze, quel fenomeno virtuoso è stato assolutamente cancellato in questi anni, chi più ha più prende, chi meno ha meno avrà e questo solco si sta accentuando sempre di più.

E c'è un'Italia che sta bene, c'è un'Italia che produce, c'è un'Italia che può avere servizi e c'è un'Italia che invece non ha i servizi e che continua ad avere un degrado progressivo dell'esistente.

Allora io credo che questa debba essere la nostra vera sfida, la nuova fase dell'autonomia, questa fase deve dimostrare la capacità di chi governa di sapersi confrontare con autorevolezza sulle politiche di sostegno e di sviluppo nei confronti del Governo nazionale e non con il cappello in mano, ma con una reale capacità di individuare percorsi di grande respiro e di coinvolgimento istituzionale che vadano al di là delle distinzioni politiche.

A questo proposito vorrei rivolgere un richiamo all'onorevole Floris; io credo che lei abbia ragione sotto questo punto di vista, questo deve essere lo spirito, lo spirito che deve aleggiare in quest'Aula, l'orgoglio di sentire tutti la stessa appartenenza e, seppure da punti di vista differenti, difendere le stesse istanze, anche a costo di doversi confrontare duramente con i governi nazionali della stessa parte politica.

È più la vostra sfida questa che la nostra, in questo momento è più la vostra sfida che la nostra, anteporre gli interessi generali allo scontro di parte, una lezione che i catalani ci impartiscono da tempo, ma che non riusciamo a cogliere nella sua enorme rilevanza politica. Possono essere i temi dello sviluppo, dell'autonomia energetica, della continuità territoriale per le merci, della piaga di enormi territori della nostra Isola asserviti a servitù militari e sottrarti allo sviluppo economico, questi temi possono unirci in battaglie comuni; ed io credo che questo sia non solo possibile ma auspicabile.

Possono essere temi, questi, che coinvolgono istituzioni e forze politiche al di là dello schieramento di parte, che possono coinvolgere le diverse parti in un confronto non sterile di denuncia o di banale contrapposizione. Si può in questo caso riaffermare un nuovo spirito identitario? Dare vita ad una nuova stagione dell'autonomia confrontandosi e ponendo in essere una vera stagione di riforme? Io credo di sì ed ha ragione chi afferma, lo ha detto anche il collega Cugini nel suo intervento, che lo Statuto dell'autonomia può essere un tema di reale confronto in quest'Aula, esaltante se noi vogliamo renderlo esaltante; che lo Statuto dell'autonomia, e non solo, ma anche la legge elettorale, così come la nuova mappa dei poteri locali e della riforma degli enti strumentali, sono argomenti che possono essere unificanti, sono argomenti che possono esaltarci collettivamente consentendoci di aprire veramente una stagione di riforme.

Identità, e sono le parole che ha usato il presidente Soru, orgoglio, strumenti di autogoverno possono essere le parole chiave di un nuovo sentire, che deve partire da quest'Aula, e che può rendere nobile l'agire politico e ridurre il livello di litigiosità di parti politiche che si contrappongono sterilmente.

Ieri mattina il collega e amico Mimmo Licandro, anche lui assente, nell'esaminare l'iniquità del nostro sistema sanitario regionale, ha quasi analiticamente esaminato le deficienze della A.S.L. di Oristano, di fatto bocciando clamorosamente il direttore generale espresso dalla sua stessa parte politica. Noi l'avevamo già bocciato quando, audito in Commissione nella scorsa legislatura sulla razionalizzazione della rete ospedaliera in quel di Oristano, fece delle affermazioni, che sono agli atti della Commissione, di una gravità tale che avremmo dovuto chiedere che fosse cacciato allora dal suo incarico di direttore generale della A.S.L.. Aggiungo che alcuni di noi hanno vissuto anche drammi personali a causa delle inefficienze e delle iniquità di quel tipo di organizzazione in quella A.S.L..

Io credo che dovremo prendere provvedimenti e che comunque sia necessario verificare l'organizzazione sanitaria di quella A.S.L.. Il collega Mimmo Licandro l'ha bocciata ieri, ha bocciato in quest'Aula un suo direttore generale, quello che fino a ieri si confrontava con lui probabilmente sullo sviluppo delle politiche sanitarie nel suo territorio.

Il collega Licandro ieri ha fatto un lungo elenco di deficienze, ma io credo che l'esame della sanità e delle politiche sociali non può e non deve essere solo l'elencazione di deficienze particolari, se ci mettiamo a fare questo ognuno di noi potrebbe scriverci libri. Serve? Io credo che non serva, non è sufficiente, comunque non risolve i problemi.

Qualcuno ancora ieri, forse l'onorevole Rassu, favoleggiava sulla chiusura dei piccoli ospedali; chiusura della quale il presidente Soru viene accusato continuamente. Qualcuno ha costruito anche la sua compagna elettorale su questo, mi riferisco all'onorevole Capelli che è andato in giro per tutto il nuorese, durante la campagna elettorale, parlando in difesa dei piccoli ospedali in vista dell'attacco che Renato Soru sicuramente avrebbe rivolto a quel tipo di organizzazione sanitaria.

Io ero presente a quel convegno e l'affermazione era riferita al progressivo deterioramento degli organici e delle funzioni dei piccoli ospedali. Il presidente Soru in quella occasione disse che così permanendo i piccoli ospedali avrebbero perso la capacità di offrire servizi adeguati alle esigenze che cambiano, di fatto la loro prospettiva sarebbe stata quella di una morte lenta e ineluttabile; per cui sarebbe rimasta in piedi la struttura alberghiera ma si sarebbe persa la funzione sociale e sanitaria. Non stava prospettando quello che voleva fare, stava denunciando quanto stava succedendo in questi anni nei nostri piccoli ospedali.

Allora il tema non può essere solo quello di individuare la buona o la cattiva gestione, perché non è questo il tema, perché noi parliamo di sanità e di sociale esclusivamente in termini di gestione, non progettiamo mai, non sogniamo mai. Ciò che noi dobbiamo perseguire attraverso l'azione legislativa credo sia la creazione di un sistema sanitario che, per nostra cultura, debba rispondere alla crescente richiesta di salute dei nostri cittadini in una società che invecchia e dove le patologie croniche e degenerative richiedono alti costi sociali; si tratta quindi di invertire i percorsi passando dalla prevalente azione curativa alla pratica della cultura della prevenzione, della valorizzazione dei distretti socio sanitari come luoghi di incontro delle politiche sanitarie e sociali, della valorizzazione di percorsi alternativi.

Dopo aver avviato con le giunte Palomba l'assistenza domiciliare integrata, in questi ultimi cinque anni siamo precipitati all'ultimo posto tra le regioni d'Italia nel ricorso a questa forma di assistenza. Su questi temi io credo che ci si possa confrontare per raggiungere obiettivi che non possono appartenere solo alla maggioranza.

L'agenzia regionale per la sanità, il piano sanitario regionale, l'agenzia regionale per l'ambiente, anche qui buoni ultimi in Italia, sono argomenti su cui confrontarci in Aula e nelle Commissioni. Sappiamo di avere di fronte a noi un compito arduo e che la riforma del Titolo Quinto della Costituzione e l'introduzione di norme di federalismo fiscale non ci aiutano, ma rischiano di pesare in maniera rilevante sulla qualità dei servizi che noi dobbiamo erogare. Queste difficoltà sono anche accentuate dalla crescente forbice tra la domanda di salute e i servizi offerti.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pacifico.

PACIFICO (D.S.). Taglio. In conclusione, signor Presidente, mi ricollego a quanto da lei affermato al termine del suo intervento sul fatto che l'impegno politico è carità, è il dono di sè stessi agli altri e che lei si annullerà in questo nei prossimi cinque anni. La speranza è anche che questa esperienza legislativa riavvicini la politica e le istituzioni al comune sentire dei nostri cittadini e che questa sua scommessa sia la scommessa di questa Assemblea legislativa e su questo, io credo, non sarà solo.

PRESIDENTE. Io devo svolgere anche il ruolo antipatico di richiamare i colleghi a concludere i loro interventi, però penso che ci dobbiamo autoregolamentare insieme. Abbiamo infatti iscritti a parlare ventisette consiglieri, più nove Capigruppo, più la replica del Presidente, che danno una previsione di dodici ore di dibattito davanti a noi. Quindi, se evitiamo di allungare i tempi degli interventi oltre i venti minuti, che sono un tempo congruo, questo ci consentirà di stare perlomeno all'interno delle dodici ore, occupando quindi l'intera giornata di oggi e qualche ora della giornata di domani.

Quindi io rinnovo ai colleghi l'invito a stare entro i termini previsti. È iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Rif. Sardi). Signor Presidente, io penso di farle risparmiare qualche minuto rispetto a quelli che sono concessi dal Regolamento. Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, questa XIIIª legislatura che l'onorevole Francesco Sanna ha profeticamente definito: "Legislatura relativa alle riforme, legislatura costituente", io credo che davvero inizi sotto i migliori auspici. Una stagione quindi dedicata totalmente alle riforme che, a detta appunto dell'onorevole Francesco Sanna, dovrebbe chiudersi entro il 2006 perché abbia efficacia l'azione riformatrice di questo Consiglio.

Noi Riformatori sardi non possiamo che rallegrarci di questo impegno programmatico che, a ben vedere, era in gran parte lo stesso promesso nella trascorsa legislatura dall'onorevole Pili e dall'onorevole Floris e che, tristemente, è rimasto incompiuto. Noi preannunciamo un'azione attiva, attenta, costruttiva e vigile e metteremo in campo proprio quell'azione di controllo che qui è stata richiamata da qualcuno, mi pare dell'onorevole Paolo Maninchedda, pronti a confrontarci con idee, idee valide, interpreti delle attese dei sardi. E queste idee noi le porteremo fuori, come qualcuno ci ha invitato a fare, e non solo le porteremo fuori ma gran parte hanno già preso la forma di proposte di legge.

Lei, presidente Soru, ha voluto che questa XIIIª legislatura iniziasse, simbolicamente, il 14 luglio e devo confessare che dalle sue dichiarazioni programmatiche, che abbiamo ascoltato l'altro ieri e dal documento che lei ha allegato alle dichiarazioni programmatiche, questa annunciata rivoluzione appare molto timida, appare tiepida, quasi impacciata, in parte scontata, poco innovativa e poco originale, anche se, bisogna riconoscere, piena di grandi buone intenzioni.

Abbiamo potuto cogliere un Presidente meno audace di Robespierre, che legittimamente ha preso possesso di questo tetro palazzo, che non è la Bastiglia ma che ugualmente andava liberato; e se troverà la giusta misura del coraggio e dell'audacia, che nelle sue dichiarazioni non ho trovato, se verrà assistito anche dai santi che lei ha citato, io spero che davvero abbia anche il coraggio di abbatterlo questo tetro palazzo e restituire giustizia a quell'obbrobrio architettonico che questo palazzo costituisce.

Per dimostrare naturalmente che questo è fattibile io mi permetto di chiederle, Presidente, di poter tornare indietro di qualche mese, esattamente a quando ancora lei non era l'attuale signor Nessuno di oggi, ma era soltanto il più bravo, il più audace, il più capace imprenditore della Sardegna, anche il più invidiato.

Lei a quella data ancora non era sceso in campo a fare politica, era il marzo del 2003, e partecipò, con veramente nostra soddisfazione, ad un convegno che noi Riformatori sardi organizzammo a Senorbì: -Fu un convegno molto partecipato, molto attento, e in quell'occasione lei sferzò tutti i politici, ma non solo i politici, anche gli imprenditori, invitando questi ultimi a non perdere tempo dietro ai politici, la politica in Sardegna lei la definiva "una perdita di tempo".

Quel convegno da noi organizzato verteva sul tema che oggi modula il suo programma: "solidarietà e impresa". Lei ricordo che disse di non avere molta dimestichezza, per poterne parlare, con la solidarietà, e che poteva al più parlare di impresa. Cito questo esempio perché in quell'occasione lei portò, come contributo al dibattito, una suggestiva e originale esperienza attraverso un racconto che le fu narrato da un suo amico, missionario, mi pare di ricordare, nel Sud America.

Ci raccontò di un colibrì, un piccolissimo colibrì che, contrariamente a quello che fecero tutti gli altri animali della foresta, di fronte ad un incendio della foresta amazzonica andò verso l'incendio, non scappò, non andò via e con le poche gocce d'acqua che poteva contenere nel suo becco tentò di spegnere l'incendio.

È evidente che era un monito; è evidente che era un invito che lei faceva a non ricusare le proprie responsabilità, a non fuggire dalle proprie responsabilità, ma a dare ognuno un contributo proporzionato alle sue forze. Quel colibrì, che naturalmente incarnava lei stesso, Presidente, in quel momento, oggi non è più colibrì, oggi è diventato il re della foresta, oggi è Tarzan. Quel colibrì oggi con il suo urlo può chiamare attorno a sé tutti gli animali della foresta, può mettere in piedi un esercito capace di spegnere tutti gli incendi possibili. Quindi, questo attendono da lei i sardi. Oggi, che lei è il signor Nessuno, questo può farlo.

Allora io credo che oggi che lei ha smesso questi panni di "mister Tiscali", di colibrì, abbia una grandissima responsabilità di fronte ai sardi. La nostra preoccupazione è, Presidente, una preoccupazione esternata anche da qualche altro collega, che quel signor Nessuno che lei oggi vuole interpretare davvero assomigli poco al modello dell'ultimo, al modello evangelico, ma assomigli di più al modello Omerico, al Nessuno di Omero, che abbia cioè caratteristiche di furbizia, che abbia caratteristiche di scaltrezza, il Nessuno appunto che vuole gabbare naturalmente Polifemo, in questo caso interpretato da questo Consiglio.

Mi riferisco in particolare alla vicenda assai nota della delibera che lei ha portato in Giunta, Presidente, relativa al tentativo, perché mi pare che la delibera sia stata sospesa, di avocare a sé i poteri relativi all'E-government; poteri che la legge numero 1 del 1977, all'articolo 10, individua in maniera precisa tra i compiti dell'Assessore degli affari generali. Ma non solo, la legge 31, naturalmente del 1998, dice pure che quei compiti sono fatti propri e assegnati ai dirigenti e quindi non possono essere in alcun modo attribuiti a chi ha invece la gestione del potere amministrativo, a chi è Presidente e a chi è Assessore.

Ma non solo, vi è un'altra illegittimità palese in quella delibera che attiene al fatto, e da qui appunto il concetto omerico, di voler sfuggire all'attenzione di questo Consiglio; la responsabilità unica di poter modificare i complementi di programmazione è attribuita a questo Consiglio, e nei complementi di programmazione del POR Sardegna 2000-2006 è indicato in maniera precisa che i compiti e le varie azioni di misura sono attribuiti a responsabili di misura, che sono individuati, sono persone precise alle quali nessuno, se non questo Consiglio, può sottrarre quei compiti.

Insomma, Presidente, mi perdoni, ma si è trattato probabilmente di un provvedimento che, seppur giustificato dal suo efficientismo, dalla voglia di fare che l'ha animata, e sono certo lei sia moralmente onesto e ben distante dal voler perseguire interessi propri, non può non essere definito irrispettoso del ruolo di questo Consiglio, quindi inopportuno, imperdonabilmente inadatto al suo dichiarato e giurato rispetto delle regole delle istituzioni.

Presidente, non cada nella debolezza di tradire la sua personalità, non ci trascini dentro una stagione di epurazione, di caccia dell'ancien regime, usi davvero la pace come valore e non la vendetta. Non si faccia consigliare dalla focosità dell'onorevole Cugini, non è da lei e non è nel suo stile, non tutto quello che è avvenuto fino ad oggi è da condannare o da revocare.

Onorevole Lai, che mi pare non sia però in questa sala, faccia una dichiarazione di umile ammissione e ritiri quella brutta affermazione, fatta ieri, quando ha detto che gli Assessori della Giunta precedente ricevevano solo i propri tesserati. Non è una affermazione giusta, non è leale e non appartiene alla cultura di un serio aclista come lei.

Presidente, lei che è quasi un trexentese, glielo dico con molto affetto, e sicuramente ha ereditato la loro saggezza, sa bene che dalle nostre parti si dice "prima e benni non ci fiada", che è un chiaro invito a lasciare che il passato sia effettivamente passato. Vede, quando l'onorevole Mario Floris, alla fine del '99, fece la sua dichiarazione programmatica, la disoccupazione in Sardegna si attestava a livelli del 23,2 per cento, quasi 6 punti percentuali in più rispetto ad oggi e con un numero di occupati minore rispetto ad oggi, si parlava di 60.000 unità.

Negli anni 2000, 2001 e 2002 abbiamo avuto una crescita del PIL superiore alla media nazionale e superiore a tutte le regioni del Meridione. Una performance, devo dire, che avrebbe inorgoglito qualsiasi compagine di governo; purtroppo così non è stato ed io condivido gran parte dell'analisi che lei ha riportato nel documento. La crescente diffusione della povertà assoluta e di quella relativa, una ricchezza sempre meno equa e con una forbice crescente, un deficit energetico elevatissimo e soprattutto, dato ancora più rilevante, un divario spaventoso tra esportazioni e importazioni che ha costituito uno dei grandi punti di debolezza di questo sistema Sardegna.

In alcuni passaggi del suo documento mi duole però segnalarle l'insufficienza del progetto, proprio perché si è limitato alla pura enunciazione dei principi. Lei sa, Presidente, che i teoremi non vanno solo enunciati, vanno dimostrati; ad esempio non riesco a capire, a dedurre, se nel "Soru pensiero" c'è spazio per un piano lavoro, per un prossimo piano lavoro, se si intende cioè proporre il rifinanziamento di quella che è meglio conosciuta come "legge Cogodi".

È un dubbio amletico che non è solo mio, ma che ieri anche altri colleghi della maggioranza hanno qui manifestato. Ce lo dica con chiarezza: che cosa si intende fare su questo fronte? Ci dica con chiarezza se i cantieri straordinari per l'occupazione sopravviveranno, e se le migliaia di disoccupati dei nostri comuni potranno ancora avere la certezza di un aiuto, che assai spesso serve a garantire la sopravvivenza delle loro famiglie.

Ecco, noi vorremmo che lei indicasse con precisione, anche se non assoluta, trattandosi di una dichiarazione programmatica, un elenco delle priorità tra gli strumenti delle politiche attive che s'intendono utilizzare. Quali saranno le misure d'incentivazione occupazionale, se s'intendono privilegiare interventi settoriali e territoriali. Questo è importante. Quali saranno questi settori e questi territori? Perché un imprenditore attento e illuminato come lei, Presidente, non precisa se la legge sull'abbattimento degli oneri previdenziali e assicurativi a favore delle aziende che creino occupazione sarà utilizzata, quante risorse potremo destinarvi e quando potremo contare su questi bandi.

Lei sa che le attese delle aziende in gran parte sono riferite ad uno strumento che è stato così efficace. Perché la cooperazione apparentemente sembra dimenticata nella sua dichiarazione programmatica? Eppure costituisce un grande tassello della nostra economia isolana.

L'onorevole Silvio Cherchi qui, meglio di tutti noi, potrà intervenire per aiutarci ad individuare strumenti e risorse atti a sostenere questo settore, in particolare la cooperazione sociale non può essere dimenticata.

Noi abbiamo inoltre un grande debito da saldare, come Consiglio regionale, ed è quello di riapprovare l'articolo 17 della legge numero 16 del '97 che purtroppo la Giunta Palomba si era dimenticata di notificare all'Unione Europea. Questa mancata notifica non ha consentito che quell'importantissima legge di avvio di attività non solo sociali ma naturalmente occupazionali potesse davvero essere attuata.

Dobbiamo porre mano al disegno di legge che era stato approvato all'unanimità della sesta Commissione della precedente legislatura, che era stato posto varie volte all'ordine del giorno dell'Aula consiliare, ma che mai è stato posto in discussione.

Presidente, non rimpianga troppo il ritardo con il quale viene attuata la riforma dei servizi per l'impiego, che generosamente l'onorevole Lai ieri ha datato in otto anni; la riforma per i servizi per l'impiego, laddove è avvenuta, non ha prodotto gli effetti attesi. In gran parte delle regioni che l'hanno attuata, compresa l'Emilia Romagna, compresa la Lombardia ha dato esito totalmente negativo, le province in assoluto non erano pronte a che venisse loro trasferita la competenza . Oggi noi possiamo trasformare questo ritardo in qualcosa di utile, però non diciamo e non scriviamo soprattutto che questo ritardo ha creato danni, perché gli uffici ministeriali in Sardegna hanno continuato ad operare e lo hanno fatto in maniera efficace.

Oggi, tra l'altro, quell'insieme di norme non sono più attuabili, è avvenuta un'ulteriore grande trasformazione delle leggi che governano il mercato del lavoro a seguito di quella che viene chiamata "riforma Biagi", e che necessariamente noi dobbiamo portare dentro questa riforma, così come le altre regioni italiane oggi si stanno apprestando a fare, modificando tutto il loro assetto normativo.

Formazione professionale. Qui davvero incombe la tristezza, Presidente, perché lei ha scritto delle cose che non sono assolutamente veritiere; lei ha scritto che la formazione professionale ha creato solo danni, che è un insieme di clientele, che è servita soltanto a creare interessi a favore degli enti, che è lei ha detto, priva di qualità.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pisano, grazie.

PISANO (Rif. Sardi). Avrei voluto parlare di alcune altre cose, comunque concludo su questo tema dicendo esattamente che anche sulla formazione professionale va fatto un ragionamento complessivo.

Noi, Riformatori sardi, abbiamo molte attese su questa legislatura, sul fronte naturalmente dell'Assemblea costituente che non percepiamo, in maniera precisa, se verrà utilizzata o meno come strumento di riforma.

Voglio finire soltanto con un augurio, Presidente, glielo faccio proprio perché noi Riformatori sardi vogliamo confrontarci con quest'attività legislativa nuova e lo faccio proprio perché non vogliamo assolutamente che il problema sia quello riferito alla sua eventuale incompatibilità, con le parole di Platone: "La punizione del saggio che rifiuta di prendere parte al governo è vivere sotto il governo di uomini peggiori di lui".

PRESIDENTE. Insomma, il mio invito non è stato accolto, onorevole Pisano, speriamo che dopo di lei i colleghi s'ingegnino per contenere il loro intervento entro i venti minuti.

È iscritto a parlare il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.

BRUNO (Prog. Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori e colleghi consiglieri, le dichiarazioni di alto spessore politico e di forte innovazione del presidente Soru hanno ben delineato su quale strada intendiamo muoverci in questa legislatura, consapevoli del mandato politico che abbiamo ricevuto dagli elettori.

Un mandato che dovrà accogliere una forte richiesta di cambiamento, di partecipazione, di armonizzazione dentro la complessità della società sarda e che richiede una risposta concreta in termini di metodi, in termini di contenuti e in termini di valori.

Riguardo ai metodi intanto siamo chiamati a ristabilire un rapporto autentico tra i cittadini che detengono la sovranità e noi rappresentanti eletti. Non più una delega in bianco, è stato detto, quindi, ma una delega vincolata all'attuazione del programma concordato con i cittadini.

Il rapporto con gli elettori, ed è qui la prima novità, è diventato un vero patto programmatico, etico, democratico che fa uscire tutti, eletti ed elettori, dal proprio progetto o dal proprio bisogno individuale per collaborare nella definizione delle priorità e progettare insieme gli interventi a favore dell'intera comunità sarda.

In questa prospettiva tutti noi siamo chiamati a rendere conto, sistematicamente, del nostro operare in un rapporto diretto con i cittadini per tutta la durata del mandato e non solo a fine legislatura.

Ma il presidente Soru ieri ci ha chiamato a fare un altro passo sul versante dei metodi e dei contenuti: mettere i valori dell'uomo prima della nostra appartenenza non per negarla, ma per fare della politica prima di tutto un servizio, un dono di sé. E ciò non è banale, è la premessa del nostro agire e del nostro legiferare.

Siamo coinvolti tutti in questo progetto, ciascuno nella chiarezza del proprio ruolo e nella responsabilità della posizione, Giunta, Consiglio nella sua articolazione di maggioranza e di minoranza, Amministrazione; si tratta insomma di non esaurire mai lo spazio per il dialogo e per il confronto pur rigoroso, competente, necessariamente competente, consapevoli che ogni parte ha la sua responsabilità specifica, chi di governo e chi di controllo, ma insieme ci pieghiamo sulle domande e sui bisogni della comunità sarda, e per questo siamo stati chiamati qui.

Ed anche come Consiglio, signor Presidente, dobbiamo trovare un modo nuovo per interagire con la società; lo dobbiamo fare anche nel nostro legiferare. Ciò significa, per esempio, sperimentare, anche attraverso il sito Internet del Consiglio, forme di informazione puntuale sulle proposte di legge e di consultazione di osservazioni da parte della società, nelle sue forme organizzate ma anche da parte dei singoli cittadini.

Passare insomma da un sistema di audizioni istituzionalizzate, che pur deve continuare ad esistere nell'ambito delle attività delle Commissioni, ad una consultazione continua e diffusa. Ma il programma di cambiamento non tocca solo il piano del metodo, va ad inserirsi anche all'interno dei contenuti dell'azione politica. Contenuti che ci portano a batterci per gli interessi generali con una scelta preferenziale per gli ultimi.

E qui bisogna intenderci: non si tratta di buon cuore o di assistenzialismo, guardiamo alle politiche sociali con occhi nuovi. Oggi i rischi di esclusione dalla società sono legati alle nuove povertà, come anche la Chiesa sarda ci ha ricordato, ma questi rischi sono legati anche alle barriere culturali e di istruzione, alle barriere di accesso al mondo del lavoro, alla richiesta di pari opportunità, all'accessibilità delle informazioni e dei servizi, soprattutto a favore delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie.

I sardi, in qualunque condizione essi siano, hanno diritto alla propria dignità e noi siamo chiamati a dare le risposte sempre, consapevoli che il disagio e l'esclusione non si collegano a vecchie categorie stereotipate considerate distinte una dall'altra. Oggi nuove situazioni contingenti, la rottura di una famiglia, la perdita di un posto di lavoro, l'insufficienza del proprio reddito rispetto alle necessità quotidiane, un incidente, una malattia, stanno diventando fatti meno atipici ai quali bisogna rispondere con interventi sempre più personalizzati.

Allora, tra i nostri primi obiettivi, è stato detto ieri ed io lo ribadisco con forza, occorre mettere in agenda il recepimento della legge numero 328/2000, la legge quadro sui servizi sociali integrati, ancor oggi non applicata in Sardegna.

Una legge che nella sua formulazione deve vedere coinvolti i cittadini con le loro famiglie, le loro organizzazioni di volontariato, il terzo settore, l'impresa sociale, in un processo di co-progettazione a tutti i livelli. Se per la sanità è necessario razionalizzare la spesa evitando sprechi e procedendo nel verso dell'efficacia e dell'efficienza, per il sociale invece è necessario aumentare le risorse a disposizione dei comuni e delle famiglie nella logica della prevenzione e del controllo di qualità da parte degli utenti e delle famiglie stesse.

E, nel partire dagli ultimi, non possiamo non partire dalla lotta alla disoccupazione. La mancanza di lavoro, è stato detto più volte, è realmente il problema. Problema che vogliamo affrontare con decisione, favorendo uno sviluppo economico autonomo, equilibrato, partecipato, che deve necessariamente coinvolgere i sindacati, le forze sociali ed economiche, le associazioni di categoria, gli enti locali.

Uno sviluppo che armonizzi i settori trainanti dell'economia regionale e che valorizzi la nostra identità, l'innovazione e l'ambiente; uno sviluppo che significhi anche riconoscimento del diritto alla formazione, perché è sempre più evidente che la ricchezza del futuro passerà per le vie della conoscenza, in un sistema in cui il cambiamento e l'innovazione tecnologica saranno la regola.

Vivremo infine in questa legislatura una nuova stagione dell'autonomia, di riconoscimento e di valorizzazione delle nostre specificità. Di fronte alla tendenza sempre più forte all'omologazione la sfida è governare il nostro territorio da protagonisti e da protagonisti incidere nelle scelte globali. Dovremo rendere la Regione meno lontana, favorendo il decentramento non solo amministrativo ma decisionale verso i comuni, la porzione di Stato più vicina ai cittadini, per rendere effettivo il principio di sussidiarietà.

La riforma della Regione dovrà perciò dare vita a un sistema integrato delle autonomie per far assumere sempre più alla Regione stessa il compito proprio di fare programmazione, indirizzo, coordinamento, strategia complessiva. Allora, ci attendono anni di impegno serio che vivremo con la consapevolezza di adempiere ad un servizio, di percorrere un progetto collettivo, di -come ha detto il presidente Soru - "annullarsi per un progetto collettivo". Questo non significa rinunciare alla propria storia, alle proprie radici, ma fare in modo che queste siano un contribuito a sintesi più alte, che non siano nemmeno di ostacolo a sintesi più alte.

Annullare tutto ciò che è interesse personale, a volte anche di partito, a favore di un progetto, del progetto collettivo dei sardi, rendendo il cittadino, lui sì, importante. Questa è la sfida che ci attende! Questo è il mandato che abbiamo ricevuto e niente di meno. Ciò comporta anche una nuova attenzione, un ascolto reciproco all'interno del Consiglio, una dialettica che non arrivi mai alla delegittimazione per favorire la crescita complessiva della Sardegna alla quale siamo chiamati tutti.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Bruno, anche per essere rimasto all'interno dei tempi previsti. E' iscritto a parlare il consigliere Floris Vincenzo. Ne ha facoltà.

FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi e colleghe, l'intervento del presidente Renato Soru, tenuto avant'ieri in Aula ha segnato nel metodo e soprattutto nei contenuti un cambiamento importante nel modo di fare e di intendere la politica nella nostra Isola.

Il Presidente ha voluto, con la passione che lo contraddistingue, superare i manierismi della politica formale per tracciare con intarsi preziosi la cornice del programma per cambiare la Sardegna; programma che la coalizione "Sardegna Insieme" ha presentato durante quest'ultima e difficile campagna elettorale agli elettori, ricevendo da questi la fiducia e il mandato per governare la nostra Isola. Questo metodo non va sottovalutato.

Sarebbe facile per noi ironizzare sul passato riguardo all'elaborazione e alla presentazione di documenti programmatici, non abbiamo interesse a ragionare su caricature politiche perché il compito che siamo chiamati ad assolvere, come massima sovranità regionale, richiede oggi grande rigore e serietà di comportamenti.

Io sono convinto che di fronte alla gravità della situazione sarda, caratterizzata da una crisi senza fine nel settore produttivo, costretto a fare i conti con un mercato globalizzato, da uno scollamento sociale e da un pericoloso processo di spopolamento che sta producendo una catastrofe antropologica nelle aree interne, sia vitale fare scelte precise che riempiano di contenuti gli alberi disadorni dell'inefficiente politica che ha governato la nostra Isola negli anni precedenti.

Per questo si rende necessaria una politica alta, che inizia e finisce con l'idea centrale del "progetto" e che pone al suo centro i cittadini. Il nostro programma ha l'ambizione di mettere in movimento cantieri aperti all'innovazione, in grado di far scoccare una scintilla e aprire delle linee di scorrimento tra società civile e rappresentanza politica.

Don Borrotzu, responsabile della Pastorale per il lavoro della Chiesa sarda, ci ha ricordato la sofferenza che stanno vivendo i lavoratori delle aziende in crisi, i pensionati, i giovani disoccupati, e ha denunciato l'avanzare preoccupante di nuove e più devastanti povertà. I sindacati quasi contemporaneamente ci hanno fatto conoscere in maniera unitaria il quadro delle esigenze e delle aspettative del mondo del lavoro e dei soggetti deboli della società che si aspettano da tutti noi risposte certe e scelte coraggiose.

Vi è oggi una situazione che ha necessità di essere governata; è stato ricordato che siamo di fronte a un declino che rischia di travolgere i comparti della chimica, della metallurgia, dell'alluminio e di settori agricoli e zootecnici. Io sono convinto che sia fondamentale immergersi in queste trincee del bisogno e del disagio sociale e cercare di trovare quelle soluzioni che permettano a questi mondi di avere risposte adeguate, in grado di sanare questi drammi sociali. Gli ultimi, come ha ricordato il Presidente, rappresentano la priorità per questa coalizione, perché sono il vero terreno di sfida su cui intendiamo misurarci.

Ci rendiamo conto delle difficoltà che si hanno oggi nell'Isola dove l'enorme indebitamento e la ristrettezza di risorse rende tutto più difficile. Noi partiamo, con le nostre differenti culture e sensibilità, dai valori condivisi, che rappresentano il cemento su cui è costruito il nostro programma di governo.

Il Presidente ha parlato a lungo del senso del lavoro, del suo valore sociale, etico, culturale; questo valore fa parte della dignità dell'uomo ed è il lavoro il più importante problema che ci troviamo di fronte. Costruire un lavoro vero per i giovani sardi, mantenere e difendere il lavoro che abbiamo deve rappresentare per questo Consiglio, nella sua interezza, la preoccupazione maggiore.

Fuori da quest'Aula vi è una Sardegna che aspetta risposte e che pretende da noi scelte in grado di attivare nuove politiche di sviluppo; questa difficile fase di transizione che stiamo vivendo ci porterà a breve fuori dall'Obiettivo 1, avendo nel frattempo sotto utilizzato le risorse che avevamo a disposizione come Quadro comunitario di sostegno all'interno del POR e del PIN nazionale. Sarà necessario, quindi, risollevarci da una politica assistenzialistica e subalterna, che ha demandato sempre ad interventi esogeni la soluzione delle nostre esigenze.

La Sardegna è chiamata a diventare adulta e a bastare a se stessa, per questo siamo convinti che possiamo farcela da soli, ritrovando il coraggio di superare visioni di corto respiro. La Sardegna deve stare in Europa in un mercato fra i più importanti del mondo, è stato ricordato, non con il cappello in mano, ma con la schiena dritta, con le sue produzioni, con la sua storia, con la sua cultura, con la sua specificità e identità. Il progetto ha questa ambizione e raccorda insieme identità, ambiente, globalizzazione; il programma è quindi basato sui valori che ruotano intorno alla dignità dell'uomo.

E' innanzitutto da questa visione umanistica, con al centro l'uomo, che vogliamo ripartire per riscrivere una nuova fase di rinascita della nostra Isola; e valori come la solidarietà, la tutela dei diritti delle persone, la pace rappresenteranno il senso etico della nostra coalizione. Quello che abbiamo delineato è un nuovo orizzonte di sviluppo possibile per favorire benessere e giustizia sociale alla nostra Isola.

La società sarda è cambiata, presenta oggi grandi potenzialità e ha bisogno quindi di veri momenti di concertazione con le parti sociali ed economiche, con tutti gli attori territoriali per stabilire assieme, all'interno di un processo condiviso, il nuovo percorso di modernizzazione del settore produttivo, dell'ambiente, dei servizi, delle infrastrutture materiali e immateriali.

E' partendo da queste esigenze che noi dobbiamo ritrovare il coraggio e la forza all'interno del Consiglio di ripensare concretamente alla questione sarda, riempiendo di contenuti la nostra autonomia per costruire una nuova e fruttuosa stagione politica.

Le politiche autonomistiche che dobbiamo mettere in campo come Consiglio devono essere in grado di tutelare le nostre risorse naturali e produttive, ma devono essere anche in grado di dare un respiro ampio alla nostra Isola, per proiettarla in una dimensione europea ed internazionale. La Sardegna può giocare, per la sua collocazione geografica, un ruolo strategico, di raccordo con i mercati nordafricani che si affacciano nel bacino del Mediterraneo. Abbiamo il dovere, però, di presentarci a questo appuntamento avendo definito un preciso assetto economico, produttivo e sociale della nostra Isola.

La sfida che io ho richiamato richiede una classe politica che sappia volare alto e che con umiltà sappia ascoltare, rivisitare e correggere gli errori commessi nel passato anche da tutti noi. Credo che l'opposizione non possa fermarsi ad aspettare con spirito di rivincita sul lato del fiume, ma debba assolvere appieno al suo ruolo di stimolo, di critica, ma anche di proposta per migliorare le politiche complessive da mettere in campo nei prossimi anni. Chiarezza dei ruoli significa non avvitarsi strumentalmente su questioni di piccolo cabotaggio e di scarsa valenza politica.

Si è parlato molto del piano di informatizzazione regionale denunciando un inesistente conflitto di interessi. Infatti, dove sta - mi chiedo - il conflitto di interessi quando il Presidente ha ripetuto con forza che Tiscali non parteciperà alle gare per questo appalto?

Io sono convinto che bisogna riprendere, invece, a riferimento il meglio delle battaglie autonomistiche che hanno segnato la nostra Isola portandola ad avere il primo Piano di rinascita. Oggi siamo di fronte ad un'Isola che deve fare precise scelte di carattere strategico; si tratta di puntare su uno sviluppo endogeno, che ritrovi dentro una cornice identitaria le potenzialità per riscrivere un nuovo sviluppo che sappia tutelare l'ambiente e valorizzare i saperi locali, bloccare lo spopolamento e che soprattutto sappia utilizzare le risorse pubbliche in modo mirato.

Dobbiamo favorire una politica di incentivazione alle imprese, privilegiando non i predatori, ma i produttori che abbiano un'etica imprenditoriale e che sappiano inserirsi nei mercati con produzioni innovative. Non si tratta, quindi, di cancellare tutto quanto è stato fatto, ma di stabilire regole certe e scelte precise che tutelino il lavoro e soprattutto diano alla Sardegna un futuro produttivo vero. Bisogna effettuare scelte che siano concertate e condivise, in grado di inserire l'Isola non nei labirinti dell'assistenza, ma nei mercati internazionali.

La Sardegna sconta oggi, oltre alle conseguenze della congiuntura internazionale sfavorevole, anche gli effetti di un sistema produttivo regionale che corre il rischio di vedersi relegato in posizioni secondarie e subalterne. Il sistema bancario in questo contesto non è stato in grado di sostenere attivamente lo sviluppo, per questo si rende indispensabile consolidare il sistema produttivo attraverso la ricerca, l'innovazione e di pari passo rilanciare il turismo, rivisitare il problema del credito e finanza, valorizzare l'ambiente e la cultura, risolvere il problema delle reti e dei nodi di servizio, affrontare la questione energetica e la mobilità e risolvere in qualche modo la gestione delle risorse idriche.

Informazione, innovazione, cambiamento per lo sviluppo, questi sono gli obiettivi comuni su cui intendiamo caratterizzare la nostra azione di governo. Per questo si rende urgente un nuovo quadro legislativo che riformi tutte le leggi di incentivazione regionale e le accorpi in un unico testo in modo da regolare e rendere trasparenti per tutti i settori le procedure di ammissione ai bandi di gara e le modalità di erogazione, ma anche per rispondere concretamente all'esigenza di modernizzare l'apparato produttivo e i settori artigianali e turistici.

L'elemento discriminante per il sistema produttivo deve essere la qualità e la innovabilità del prodotto, del processo produttivo, della strategia di mercato. Non solo, quindi, difesa dell'esistente e messa in sicurezza delle produzioni che abbiano una potenzialità di inserimento nei mercati, ma potenziamento anche di sistemi integrati e creazione di reti di piccole e medie imprese con il potenziamento del sistema dei servizi, con protezione dei marchi e dei segni distintivi dei prodotti sardi.

Questo si potrà ottenere se avremo la forza di stabilire regole coraggiose, in grado di favorire le idee migliori, guardando anche alla micro impresa e al lato impiego e creando occasioni vere di trasferimento tecnologico e scientifico. Per questi motivi la sfida che abbiamo di fronte chiama tutti noi ad assumerci fino in fondo le nostre responsabilità.

Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signore e signori Assessori, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, è con grande emozione che intervengo per la prima volta in questo Consiglio. Lo faccio da questi banchi che hanno visto avvicendarsi autorevoli ed illustri esponenti della destra politica sarda.

Dico subito con franchezza di aver seguito con grande attenzione e rispetto il discorso programmatico, o meglio il discorso di intenti, fatto dal Presidente, onorevole Renato Soru. Dico con altrettanta franchezza di esserne rimasto profondamente deluso.

Signor Presidente, martedì mattina, 27 luglio, su Il Corriere della Sera, Beppe Severgnini in un articolo dal titolo "Soru e la Sardegna: dov'è il progetto?" citava Italo Calvino e il visitatore, appunto, che arrivato a Tecla poneva la domanda: "Che senso ha il vostro costruire, che senso ha il vostro progetto?". Oggi io qui, in quest'Aula, rigiro questa domanda al presidente Soru: che senso ha il vostro costruire, il vostro innovare? Dov'è il piano che seguite?

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA

(Segue SANNA MATTEO.) Oggi, Presidente, l'unica novità è quella di un Esecutivo sardo-piemontese, il primo nella storia dell'autonomia della Sardegna. Ella, onorevole Presidente, ha parlato di lavoro, giustamente ha parlato di lavoro, di socialità, di solidarietà, di tradizione, di innovazione, di ambiente e territorio, come valori fondanti della sua azione politica. Nella scala dei valori, ella, Presidente, ha dimenticato la libertà. La libertà si manifesta nell'esercizio dei diritti e nell'osservanza dei doveri che l'ordinamento determina. Formula semplice, ma solare e sincera la mia, Presidente.

Ha parlato giustamente di lavoro; il lavoro rappresenta la più alta espressione della personalità dell'uomo, il principale obiettivo di chi amministra la cosa pubblica deve essere quello di assicurare ai cittadini libertà e lavoro, e con essi pari dignità sociale. E' agevole, pertanto, riconoscersi nell'articolo 1 della Costituzione: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". La concezione del lavoro come momento di vertice dell'azione politica è patrimonio della destra politica da sempre.

Oggi assistiamo alla mitizzazione, nella coscienza collettiva, del tempo libero, al progressivo avvilimento dell'opera dell'uomo, all'affermazione di pseudo valori quali l'arricchimento ad ogni costo, la finanziarizzazione dell'economia, il guadagno facile e purché sia.

Guai, Presidente, a contrapporre però schemi antichi che interpretano il lavoro come strumento politico di antagonismo sociale o come mezzo per impedire l'ammodernamento e l'adeguamento dello scenario economico sardo. Noi diciamo e sosteniamo che dobbiamo costruire ipotesi che siano competitive e innovative, ma che abbiano per obiettivo il lavoro, la creazione e la diffusione e l'equa distribuzione delle risorse nei nostri territori, la giustizia sociale, la solidarietà, la promozione anche in termini economici del radicamento sociale delle nostre popolazioni e delle loro tradizioni.

E' in questo senso che dobbiamo partecipare alla competizione del libero mercato ed essere protagonisti nelle mutazioni economiche costruendo progetti efficaci, con senso della realtà e non con demagogia; è necessario investire su ricerca e innovazione, formazione e nuove professioni e soprattutto promuovere economie efficienti, non scatole vuote, basate sulla specialità, basate sulla esclusività, i punti di forza dei territori e delle popolazioni, in modo da essere nel mercato con prodotti che reggano la competizione non per la loro spregiudicatezza, ma per la loro qualità ed esclusività.

In tal modo non soltanto si afferma il valore di una regione e di una comunità come la nostra e dei suoi caratteri fondanti, ma essi diventano punto di forza per l'innovazione e lo sviluppo e si definisce in positivo la centralità del lavoro, della socialità e delle tradizioni.

Capisco anche le sue difficoltà, Presidente, è chiaro e palese che vi sia nella sua maggioranza molta resistenza a interpretare le nuove dinamiche che rimetterebbero in gioco consuetudini, posizioni conquistate e in qualche caso ereditate. C'è poi nella sua coalizione chi con contraddizione si è avventurato nella competizione politica per dichiarare guerra alla politica, ma non bisogna dimenticare che i movimenti antipartito in passato non hanno mai offerto, e non offrono oggi, soluzioni alternative praticabili e anzi accelerano la scissione fra i cittadini e le istituzioni.

La personalizzazione spinta che ella vuole imprimere e imporre alla politica regionale riduce ogni progetto strategico, ogni disegno, ogni costruzione di classe dirigente sarda a un'avventura personale destinata o ad uccidere la democrazia o a bruciarsi e finire con il personaggio e la sua stagione.

La politica è l'arte di fare sintesi, di produrre progetti, progetti complessivi, di lavorare organicamente per lo sviluppo e il progresso del territorio. Ella, signor Presidente, avrà la sua ricetta e penserà che è la migliore, ma è sempre la politica che progetta, media e decide. La tecnica, i tecnici aiutano e supportano, forniscono i dati per le decisioni, per le scelte, ma non ci può essere e non ci deve essere invasione di campo.

Noi, Presidente, siamo per la piena riaffermazione del patrimonio della politica; noi siamo per il primato della politica, perché riteniamo che solo il primato della politica potrà assicurare un corretto rispetto delle regole, del sistema democratico, dell'esercizio del governare e di fare opposizione nell'interesse generale.

Onorevole Presidente, la costruzione di un edificio solido ha bisogno di basi solide; tutti i progetti politici ricercano questo fondamento. Il suo progetto non ha basi solide. In politica nessuno oserebbe costruire sulla sabbia, quindi, riprendendo Severgnini e Italo Calvino io chiedo: "Che senso ha il vostro costruire? Dov'è il piano che seguite? Dov'è il progetto per la Sardegna?" Auguri e buon lavoro, Presidente.

Presidente. E' iscritta a parlare la consigliera Corrias. Ne ha facoltà.

CORRIAS (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, colleghe e colleghi, è con grande e comprensibile, spero, emozione che faccio il mio primo intervento in quest'Aula. Sono consapevole della grande responsabilità che sta in capo a tutti noi e in particolare alle donne che, più numerose delle precedenti legislature, si trovano in quest'Aula.

Le parole dell'altro ieri del presidente Soru, il tono e il modo con cui le ha pronunciate, aiutano a capire perché il centrosinistra ha vinto queste elezioni: ha vinto, cioè, non solo per i guasti provocati da cinque anni di governo (il punto interrogativo è d'obbligo, governo?) del centrodestra, ma ha vinto anche e soprattutto per il valore aggiunto di speranze che ha saputo suscitare nella società sarda. E le speranze sono date anche, in un momento di crisi della politica e di credibilità delle istituzioni, dal tono dei discorsi e dal modo con il quale ci si approccia ai problemi.

Il centrosinistra, in definitiva, ha vinto anche perché il disincanto non ha avuto il sopravvento sul sogno, sulla speranza di un cambiamento possibile. Certo, adesso viene il momento dell'agire, di trasformare le enunciazioni, il programma scritto in azione, in buona azione politica, è quello che ci hanno chiesto i sardi ed è quello che dovremo essere in grado di realizzare.

Io porto qui la mia esperienza di sindaco di un paese che, come mi ha detto il presidente Soru in altre occasioni, non si capisce se sia costiero o delle zone interne, e che comunque racchiude in sé le contraddizioni della nostra Sardegna. Quaranta chilometri di coste, due paesi, uno sul mare e l'altro distante, ventiduemila ettari di territorio quasi tutti pubblici, noi lo spopolamento l'abbiamo arginato al nostro interno, cioè il paese dalla collina è scivolato un pochino sul mare.

Da sindaco in questi anni ho sentito una distanza sempre crescente tra il territorio e l'Amministrazione regionale, e non parlo solo di finanziamenti più o meno cospicui, parlo proprio di incapacità di ascoltare, di trasformare in decisioni e in azioni politiche le istanze che venivano dai territori.

L'onorevole Cappai ieri ha parlato di un problema enorme, ha parlato degli incendi e ha detto che la macchina antincendio non funziona e non ha funzionato; io, nella mia veste di sindaco, ho passato tra sabato e domenica una notte in bianco perché è scoppiato un incendio nel mio territorio. Ma non si può essere così ingenerosi! E' qui presente l'Assessore, io sono rimasta in contatto con lui tutta la notte, c'erano ottanta persone che hanno fatto anche 24 ore di turno per risolvere il problema, per cercare di evitare il peggio.

Certo, si dovrebbe parlare di ambiente prima che accadano certi fatti, si dovrebbe parlare di ambiente in diverse sedi non solo nell'Assessorato dell'ambiente, forse bisognerebbe ascoltare gli operatori che lavorano nel settore e porre in essere azioni per evitare il terrore che ho visto negli occhi delle persone tra sabato e domenica.

Non è stato definito in questi cinque anni un progetto di sviluppo condiviso e di lungo respiro che prevedesse un riequilibro economico reale tra i territori, con scelte di tipo solidale; basta pensare alla gestione dei fondi del quadro comunitario di sostegno come occasione unica, straordinaria ma persa. In questi anni al contrario il solco tra i soliti poli, le zone forti e le zone marginali, le zone interne della nostra Regione si è allargato pericolosamente in diversi settori, ma anche in un settore cruciale, strategico e delicato qual è quello del turismo.

Un solco frutto di scelte che, come tante altre, non sono altro che modelli copiati e trasferiti da altri luoghi e culture lontani da noi e i cui benefici maggiori sono andati fuori dalla Sardegna, e le nostre comunità sono spesso rimaste a guardare o, al massimo, ripeto una felice espressione del Presidente, hanno svolto funzioni da camerieri.

Imparare dagli errori è cosa saggia in generale, ma ancor di più lo è per chi amministra; se un modello ha fallito un obiettivo, se ha approfondito le differenze di sviluppo tra territori e strati sociali bisogna avere il coraggio di cambiare. I solchi la buona politica li restringe e li colma. Buona politica vuol dire che occorre per capire misurare passo a passo con umiltà, metro a metro, i nostri territori, ascoltando con rispetto le persone che di quei territori conoscono ogni pietra valorizzando ciò che sanno fare, mettendo in atto una politica che parta da loro, dalle persone. Ascoltare significa capire che ogni paese ha le sue consuetudini, le sue regole, il suo modo di parlare, la sua specificità, partire da qui significa esaltare le differenze, trasformare il sapere antico grazie alla tecnologia e alla conoscenza in opportunità economica con al centro la specificità di quel luogo.

Non si può continuare a seguire una politica strabica per cui alcuni vogliono continuare a seguire un modello turistico, per esempio, basato sui metri cubi, mentre ad altri si chiede di farsi carico esclusivo dei vincoli. Realizzare davvero un modello di sviluppo compatibile, duraturo e soprattutto credibile agli occhi di tutti i sardi significa che tutti devono essere protagonisti, in primo luogo le nostre comunità. Non si può più lasciare alla logica dei poteri forti, con gli agganci politici giusti, il timone dello sviluppo.

Orientare lo sviluppo, così come indicato nel progetto della coalizione di centrosinistra, implica realizzare un processo culturale nuovo che vada oltre l'effimero, dove il turismo non sia un compartimento a sé stante, antitetico addirittura a volte alla tutela ambientale. Cioè non è più sopportabile che da un lato si sfasci tutto, della serie pochi, maledetti e subito, e dall'altro si lascino i salotti buoni su cui accomodarsi. Tutela attiva, regole condivise, il bene ambiente è un valore universale, la cui fruibilità deve però generare ricadute certe prima di tutto sulle comunità che l'hanno preservato e che meritano per questo motivo rispetto e riconoscimento.

Occorre far crescere comunità consapevoli e diventare artefici del proprio destino, un destino in cui noi sardi non siamo più ai margini, ridotti ad essere curiosità etnica o a ballare il ballo tondo.

Mi piace ripetere un esempio che ha fatto Prodi alla riunione che si è tenuta alla fiera di Cagliari, su come sono stati spesi in Irlanda fondi stanziati dalla Comunità Economica Europea; l'investimento è stato fatto sulla conoscenza e la rivoluzione che si è tentata è stata tentata sulle persone. L'Irlanda era un paese molto povero senza infrastrutture ed ora grazie a quella rivoluzione gli irlandesi hanno i soldi per fare le strade e le infrastrutture.

Ecco, il vero cambiamento parte dalla sfida della modernità; investire sulla conoscenza significa rendere liberi e consapevoli. Significa capire i processi ed intervenire per cambiare il corso delle cose; essere liberi e consapevoli significa essere in possesso di strumenti per capire, per esempio, che la stampa diventa uno strumento per orientare in un certo modo l'opinione pubblica.

Il collega Maninchedda ieri ha detto, e lo trovo un pensiero bellissimo, che la visibilità del potere ha bisogno della libertà di chi la racconta, io aggiungo che ha bisogno anche di cittadini liberi..

Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.

PETRINI (F.I.). Signor Presidente. Presidente Soru, colleghi consiglieri, signor Presidente lei è stato bravissimo in campagna elettorale, bravissimo, ha fatto sognare tutti i sardi; era già stato bravissimo nel dare vita a Tiscali, ed anche in quel caso aveva fatto sognare tutti i sardi. Giustamente, lei è un imprenditore brillante per cui è chiaro che i giovani sognano, finalmente un sardo capace di realizzare quello che ha realizzato lei.

Pensi un po', io faccio parte del Consiglio comunale di Cagliari ed avevo votato il suo grande progetto; quella grande costruzione dove dava lavoro a tantissimi giovani, però un po' mi ha deluso, devo dire la verità, mi ha deluso. Non sto a dire il perché, però mi ha deluso.

Stavo dicendo dei giovani sardi, l'hanno votata a centinaia, a migliaia, io ero in campagna elettorale come tutti i miei colleghi, e ho visto veramente molti giovani; giovani che lei ha fatto sognare. Io in parte condivido le sue dichiarazioni programmatiche, ma forse Presidente queste dichiarazioni sono sovrabbondanti anche per uno bravo come lei. Ecco perché le definisco "un libro dei sogni". Però questo "libro dei sogni" si può migliorare, si può sviluppare in bene per i sardi.

Noi oggi siamo all'opposizione, io mi auguro che sia un'opposizione costruttiva sempre nell'interesse dei sardi, come dice lei, perché anche noi abbiamo a cuore gli interessi dei sardi. Come lei sa io sono diventato consigliere regionale un anno fa, in un anno ho capito il meccanismo però devo imparare ancora alcune cose, lo dice anche lei per sè, e cercherò di imparare velocemente, come dice lei.

Io mi interesso soprattutto delle politiche sociali, Presidente, lo faccio da vent'anni, mi sono candidato al Comune di Cagliari per interessarmi delle politiche sociali a mio avviso un po' trascurate. Lei nel suo programma, nel "libro dei sogni", affronta alcune questioni che mi stanno veramente a cuore; per esempio lei dice: "Partiamo dagli ultimi". Ma, Presidente, chi sono gli ultimi? Quelli senza lavoro? Quelli che non hanno un tetto sotto la testa o i disabili, Presidente? I disabili?

Presidente, lei sa quanti disabili ci sono in Sardegna? Probabilmente saprà che sono circa 100 mila, , suddivisi in quattro categorie: disabili motori, disabili mentali e disabili sensoriali, la quarta categoria è la terza età, perché purtroppo si diventa disabile a quell'età. La quarta età, Presidente! E sa quanti bisogni hanno queste persone? Bisogni che questa Sardegna, questo Consiglio regionale hanno trascurato per troppi anni, e non sto discutere se li abbia trascurati il centrodestra o il centrosinistra; però, da circa sette anni a questa parte si sta facendo qualcosa anche in quest'Aula per queste persone.

Mi auguro che lei continui il percorso che noi abbiamo iniziato sei anni fa, perché è un percorso giusto, a favore di queste persone che comunque soffrono. Lei pensi al dramma di queste famiglie che hanno un congiunto, un fratello, lo stesso capofamiglia in quelle condizioni. Lei conosce bene questo problema, signor Presidente, perché nel corso della costruzione dei suoi grandi palazzi nello stagno di Santa Gilla, un ragazzo è caduto ed ha riportato una lesione midollare dalla quale si sta riprendendo, grazie a Dio, perchè c'è l'unita spinale. Signor Presidente questo è un dramma che lei conosce bene, ha colpito un capofamiglia e come lui tanti altri.

Bisogna agire subito in questo settore dei servizi e dell'assistenza ai disabili; ed io, se mi permette, le do qualche consiglio. Consideriamo in primo luogo i disabili motori; questi disabili sono quasi tutti in carrozzina e sono quasi la metà dei disabili sardi, signor Presidente.

Pensi che da sette anni, da quando cioè questo Consiglio ha iniziato a occuparsi del problema, e ringrazio tutti quelli che c'erano, che hanno votato a favore dei provvedimenti per i disabili, noi abbiamo dato vita, dico noi signor Presidente perché io faccio parte di un'associazione sportiva a livello nazionale, che opera anche in Sardegna, ad un campionato di basket per disabili. E una squadra di Sassari ha vinto il campionato europeo, una di Porto Torres il campionato italiano, invece i cagliaritani giocano in serie A e basta.

Abbiamo anche una squadra di basket composta da persone down. Presidente, , sa qual è il problema di questi circa duemila disabili che fanno sport in carrozzina? È un problema gravissimo inerente i trasporti. Infatti sia le compagnie di navigazione che quelle aeree non possono portare più di due disabili per volta, e pretendono l'accompagnatore. Questo significa spese enormi; una squadra risulta infatti composta da otto, anche, dieci disabili e dieci accompagnatori, che non ci fanno proprio niente perché per quanto disabili sono comunque degli sportivi. Io le chiedo perciò di intervenire, se può, per trovare una soluzione relativamente a questo specifico problema. Signor Presidente, un altro consiglio glielo voglio dare in tema di mezzi pubblici. Sui mezzi pubblici che servono le città più importanti della Sardegna i disabili non possono viaggiare. Non sono cittadini di questa Sardegna, non sono sardi. Non possono viaggiare perché mai nessuno si è preoccupato di imporre, con legge, che i mezzi pubblici, come avviene a Bologna, a Roma, in generale nelle grandi città, si dotino dell'elevatore. Signor Presidente, nessun mezzo ne è dotato. Non è che in Sardegna succede un incidente ogni tanto, no, circa quaranta ragazzi ogni anno, anzi l'anno scorso sono stati quarantasette, sono costretti a utilizzare la sedia a rotelle. Quindi io dico, signor Presidente, che queste sono le cose urgenti da fare.

Lei dice nel suo "libro dei sogni", perché lo definisco così, che dobbiamo partire dagli ultimi. Beh, secondo me questi sono gli ultimi, signor Presidente, perché non hanno niente.

Un altro esempio, signor Presidente, riguarda i taxi. Lei immagini signore anziane in carrozzina, che magari pesano centoventi chili, un po' più di me, che devono essere trasportate dalla sedia a rotelle sul sedile del taxi quando devono andare a fare una visita, si può anche chiamare un'ambulanza che se è disponibile ci va, sennò non ci va. Sa che cosa significa? Anche in questo caso sarebbe sufficiente obbligare per legge le società che gestiscono questo tipo di trasporto a dotarsi anche di un parco macchine attrezzato per il trasporto di disabili o di persone anziane.

Dotarsi di questi mezzi è semplice e non costa molto, non costa molto. Chiudo comunque con il discorso sui disabili, anche se avrei molte altre cose da dire ma non vorrei annoiare l'Aula.

Io qui sono a difesa degli ultimi. Io, come tanti altri, ho sempre fatto e so fare solo quello. Imparerò anch'io, come lei ha detto giustamente, come qualcun altro ha detto, a fare altro, però preferisco sempre lavorare in difesa degli ultimi, come dice lei, se questi sono gli ultimi.

Certo, c'è il problema del lavoro, giusto pensarci, signor Presidente, abbiamo tanti ragazzi disoccupati e tra questi ci sono anche i ragazzi disabili.

Parliamo adesso di turismo; signor Presidente, la rete stradale sarda è un colabrodo. Si sta facendo molto ultimamente, è vero, ma si deve fare di più. La rete sarda stradale fa pena. Io ho sentito dire in quest'Aula, non lo sapevo, che lei ha la villa a Villasimius, complimenti è una bella zona. Per arrivarci ci vogliono nei giorni di punta circa due-tre ore, più o meno lo stesso tempo che occorre nella stessa situazione per arrivare a Pula. Molti di noi abitano in quella zona, e tutti sappiamo che i progetti sono fermi da anni ed anni perché non si trovano i finanziamenti.

Il suo programma è quindi un libro dei sogni, che ci fa sognare! Ecco perché lo chiamo così, perché voglio che si realizzi qualcosa, anche se sono all'opposizione;perché noi facciamo opposizione giusta, se lei fa cose giuste, signor Presidente. Mi creda, solo se si fanno le cose giuste si può andare d'accordo, altrimenti no.

Io oggi non sono qui per attaccarla, io sono qui per dirle di fare qualcosa per queste categorie perché sono qui in questi banchi per lavorare a favore di queste categorie; eppure per poter entrare in questo palazzo regionale, i disabili devono fare quattromila giri, quattromila giri! Perché quando si costruisce un ufficio pubblico, io parlo dei comuni di tutta la Sardegna, sa che cosa si fa, signor Presidente? Dopo che la costruzione è ultimata ci si ricorda che ci sono anche i disabili in carrozzina, e allora si fa lo scivoletto. Ma così non va bene perché i disabili sono persone come noi, hanno avuto solo la sfortuna di avere un incidente nel corso della loro vita. Non sono morte, sono rimaste in vita.

Ritorniamo al discorso della rete stradale che è un colabrodo, come dicevo e al turismo . Il turismo è indubbiamente un settore molto importante, che però risente delle insufficienze della rete stradale; chiaramente, signor Presidente, io parlo del mio collegio, che conosco molto bene, e potrei parlare anche dell'Ogliastra, che conosco ugualmente molto bene per averci vissuto trent'anni, e della quale ha parlato poco fa la mia collega: Anche in quella zona la situazione dei collegamenti è un disastro, però finalmente la strada tra due anni sarà finita ed allora anche lì forse arriverà il turismo.

Lei nel suo programma ha parlato anche dei ragazzi che fanno i camerieri sostenendo, giustamente, che occorre aprire altre strade. Ma, signor Presidente, io dico, ben vengano anche i camerieri, e ben vengano, perché non ci sono posti neanche per loro! A Pula c'è una scuola alberghiera, a Tortolì c'è una scuola alberghiera, l'ottanta per cento dei ragazzi, quando esce da queste scuole va a lavorare fuori dall'Isola perché qui non c'è lavoro neanche per fare i caposala, neanche per fare i camerieri. Ho sentito parlare di vincoli alle costruzioni fino a due chilometri dalla costa, ma se si permette di costruire così lontano dalla costa scoraggiamo sia gli imprenditori che i turisti. Vediamo quindi di fare qualcosina in più, perché i nostri ragazzi hanno bisogno di un posto di lavoro, anche da cameriere perché non c'è neanche quello.

Un'ultima considerazione vorrei farla, signor Presidente, sul problema dell'unità spinale. La realizzazione del centro di unità spinale iniziata dall'assessore Fadda è stata terminata dall'assessore Oppi. Abbiamo finalmente in Sardegna l'unità spinale, per la quale noi, come associazione, tanto ci siamo battuti. E' grazie a questa unità spinale se il ragazzo che lavorava nel cantiere della sua società, a santa Gilla, . potrà ricamminare, non bene, ma potrà ricamminare.

L'unità spinale, l'unica esistente in Sardegna, si trova presso l'ospedale Marino, signor Presidente; e oggi compie due anni ed è in programma una festa. Signor Presidente, poiché ho saputo che lei ha fatto, alcuni hanno detto dei blitz, io non li chiamerei dei blitz, diciamo visite di cortesia in vari ospedali, io la inviterei ad andare stasera alla inaugurazione dell'unità spinale, a fare anche lì una visita di cortesia a questi pazienti che ne sarebbero contentissimi. Nell'unità spinale sono previsti quindici posti letto; ci siamo resi conto con il passare del tempo che quindici posti non bastano affatto. Ogni anno infatti si verificano circa trentasei casi che richiederebbero il ricovero in questa struttura l'anno scorso abbiamo avuto quarantanove casi di traumatizzati al midollo spinale; signor Presidente, non camminano più.

Quest'anno, all'inizio dell'estate, tre ragazzini dopo un tuffo sono rimasti paralizzati; ora, non solo non camminano, non muovono neanche le mani. Per fortuna ci sono strutture come l'unità spinale, ma ormai non ci sono più posti, sono tutti occupati. Io quindi le chiedo di trovare urgentemente dei fondi per ampliare l'unità spinale, occorrono almeno altri quindici posti, minimo!

È molto importante questo aumento dei posti dell'unità spinale perché se il traumatizzato è, per esempio, un capofamiglia, dove lo portano? Dove vanno? Dove sbattono la testa? Inoltre questa unità spinale è un fiore all'occhiello per la Sardegna perché da Roma in giù, signor Presidente, non esistono altre unità spinali, non esistono! Abbiamo fatto una cosa grandiosa! Noi sardi siamo riusciti, grazie a quest'Aula, a realizzare questa struttura che io, ora, chiedo a lei di ampliare. Lo deve ai sardi; e così, Presidente, il suo libro dei sogni, diventerà un libro di cose reali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Addis. Ne ha facoltà.

ADDIS (La Margherita - D.L.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori consiglieri, viviamo un tempo non facile. Non facile perché complessi sono i problemi che deve affrontare l'Italia ed ancora più difficili sono i problemi che deve affrontare la Sardegna. Inoltre, i recenti provvedimenti governativi e quelli annunciati per il prossimo anno rischiano di aggravare la nostra situazione.

La denuncia viene da tante parti ed anche la C.I.S.L. sarda ci fa sapere che i provvedimenti del Governo rappresentano un attacco ed un altro duro colpo alle aspettative dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati, ed un colpo per le speranze di ripresa dell'economia in Sardegna. Viviamo un tempo non facile perché grandi sono le incertezze presenti nella società, nei giovani in particolare, ma anche tra i lavoratori e tra gli imprenditori, i commercianti, gli operatori turistici ed agricoli e gli artigiani.

In questo quadro inizia la tredicesima legislatura e le difficoltà odierne sono anche la conseguenza degli ultimi cinque anni di governo. La legislatura che si è da poco conclusa poteva doveva essere una legislatura per certi aspetti facile, ma è iniziata male, come è stato ricordato anche in quest'Aula, e si è conclusa peggio. Vi erano disponibili le ingenti risorse comunitarie dell'Obiettivo 1 e sono stati contratti mutui per milioni di euro, migliaia di miliardi di vecchie lire.

Ma la Sardegna si è fermata, tutti gli indicatori economici sono fonte di preoccupazione, sono rimasti debiti da pagare; ed oggi, a chi è stato protagonista di quella sfortunata legislatura, non credo sarebbe eccessivo chiedere una riflessione critica e magari anche autocritica. Credo però che si attribuiranno invece il ruolo di critici severi anche se poco credibili. Ma la gravità della situazione impone, soprattutto a chi è investito di compiti di rappresentanza e di responsabilità politica, di non ignorare o sottovalutare il disorientamento e la sfiducia diffusi nell'opinione pubblica, il disagio di tanti lavoratori e imprenditori.

Le forze sociali, gli imprenditori ed i sindacati ma anche la Chiesa hanno più volte tentato di richiamare l'attenzione della Regione sull'esigenza di adottare appropriate iniziative per recuperare credibilità ed avviare un programma di rinnovamento. Sollecitazioni vane, rimaste inascoltate. A queste sollecitazioni, a questi problemi, a queste esigenze il presidente Soru ha dato una prima risposta, una risposta convincente e condivisibile, nel comunicare all'Aula i propri intendimenti e il programma che si appresta a realizzare.

Un programma del quale confermo, anche se potrebbe apparire superflua, la condivisione; un programma attorno al quale si è ritrovata la coalizione Sardegna Insieme e si è riconosciuta poi la maggioranza dei sardi. Un programma al quale il partito della Margherita ha dato un contributo di idee e un contributo di proposte. Certo non tutti sono tenuti a condividerlo, ogni critica è legittima, meno legittime sono, però, le piccole, inutili cattiverie che non trovano giustificazioni se non nella difficoltà di accettare compiutamente un risultato elettorale chiaro ed inequivocabile.

La proposta di una parte politica è stata legittimata dal voto dei sardi, la proposta è diventata il programma dei sardi, il programma di governo della maggioranza, che è stata legittimamente e democraticamente chiamata a governare la Sardegna, il programma della Giunta regionale, anche se ciò può dispiacere a qualcuno. Per questo il dileggio, lo sberleffo ben poco ci stanno con una decisione voluta dalla maggioranza dei sardi, che proprio per questo dovrebbe meritare almeno rispetto.

Ho detto di condividere questo programma, lo condivido nella sua globalità ma anche nei suoi capitoli che vanno dal turismo all'agricoltura, dall'industria ai trasporti, dalla cultura alla sanità, dalle politiche del lavoro alle politiche sociali. Per questo credo di essere esentato dall'addentrarmi in un esame più dettagliato e specifico del programma stesso.

Mi limiterò a fare due brevi annotazioni sulla sanità, intanto. Sanità di cui ieri ma anche oggi si è ripetutamente parlato; lo faccio per ricordare che se è vero che è opportuna una sorta di discontinuità con l'esperienza del passato in diversi campi dell'attività regionale, è ancor più vero che vi è una necessità profonda di discontinuità per quanto riguarda il mondo della sanità. E forse non è un caso che nel programma il capitolo sulla sanità sia particolarmente attento e curato.

Nella sanità sarda vi sono intelligenze e professionalità di valore, tanto nel campo sanitario quanto in quello manageriale, ed allora viene da chiedersi come sia possibile che la Sardegna, che ha una spesa pro capite vicina alla media nazionale, e sostanzialmente non dissimile da quella di altre Regioni, abbia pur tuttavia servizi qualitativamente e quantitativamente inferiori.

Vorrei anche ricordare che una sanità efficiente non può preoccuparsi e occuparsi solo delle strutture di ricovero e cura, ma ha necessità anche di veder crescere la prevenzione, la riabilitazione e la ricerca. Ha necessità di potenziare e razionalizzare le prestazioni della medicina del territorio, di estendere l'assistenza medica in regime di assistenza domiciliare, di realizzare strutture decentrate per l'erogazione di prestazioni ambulatoriali, di rendere più efficienti le strutture di emergenza e di urgenza nel territorio; ne trarrebbe così vantaggio l'adeguatezza dell'assistenza ospedaliera.

Già, gli ospedali, ne ha parlato il collega Pacifico. La campagna elettorale è stata caratterizzata da una sorta di pressione psicologica, fatta nei confronti dei dipendenti dei piccoli ospedali, paventando la possibilità, se non la certezza, di una loro chiusura.

Eppure il programma che Sardegna Insieme ha presentato e ha discusso con gli elettori sardi dice ben altro e io, Presidente, lo ricordo brevemente, perché dice che occorre avvicinare la sanità ai cittadini e non allontanarla come succederebbe se, privilegiando il discorso economico, si chiudessero i piccoli ospedali periferici. La verità è che la chiusura degli ospedali appartiene al patrimonio del Governo nazionale, al ministro Sirchia che richiama continuamente l'opportunità e la necessità di questa chiusura.

Ma gli ospedali possono essere chiusi in tanti modi, certo sbarrando le porte, e forse è il metodo più accettabile, meno cattivo, ma vi è anche un metodo più subdolo, come ricordava il collega Pacifico, che è quello di ritardare l'aggiornamento del personale, non ripristinare le apparecchiature sanitarie obsolete, non sostituire il personale che va in pensione, non dotare i reparti di ricovero e cure di servizi, del minimo del personale necessario. E' un modo subdolo di far morire realtà che pure sono ancora in grado di dare risultati positivi e di soddisfare le esigenze sanitarie di una parte della popolazione sarda.

Una breve annotazione anche sulla formazione professionale, di cui si discute tanto e non sempre in termini benevoli. Vi è in questo campo, Presidente, una normativa importante, eppure credo che debba aprirsi una fase ulteriore di riforme che portino all'adeguamento delle norme in vigore sui percorsi formativi, sul sistema di accreditamento sul quale tanto, e non sempre in termini positivi, si è detto, e sulle modalità di finanziamento. La formazione è o dovrebbe essere uno strumento a sostegno dell'occupazione oltre che di formazione culturale e di coesione sociale.

Dicevo all'inizio: un programma condiviso. La stella polare di questa Giunta, di questa maggioranza, di questo Consiglio regionale. Un programma che martedì si è arricchito con le dichiarazioni del Presidente; dichiarazioni così diverse rispetto al passato, irrituali le ha definite un giornale. Diverse nello stile, diverse nella forma, diverse nei contenuti; la testimonianza di un modo nuovo di governare. Ci aspettavamo dichiarazioni da imprenditore, è stato detto, noi aspettavamo dichiarazioni da Presidente della Regione e queste dichiarazioni sono arrivate.

Dichiarazioni di grande respiro ideale ed etico, capaci di parlare ai sardi e alla Sardegna, portatrici di un progetto, di un progetto vero, e su queste dichiarazioni nel loro contenuto ci siamo riconosciuti perché sono dichiarazioni che ci parlano di una più forte e dinamica modernità, in grado di mobilitare le tante risorse materiali e intellettuali ed anche morali, le esperienze e le intelligenze che spesso si sentono mortificate ed emarginate. Uno stile diverso, dunque, ed un modo di governare che non cerca alibi nel passato ma guarda al futuro.

Ricordiamo come tre anni fa l'avvio del Governo nazionale fu segnato da un Ministro che lamentava alla televisione l'esistenza vera o presunta di un buco nei conti pubblici dello Stato. Nei conti della nostra Regione vi è, purtroppo, un buco vero, ma non è stato utilizzato per accusare, per recriminare, per cercare alibi, per facili polemiche. Il Presidente e la Giunta si sono messi al lavoro per porvi rimedio.

Ogni giorno qualcuno ci ricorda che il Governo nazionale è legittimato a governare ancora per due anni sulla base del mandato ricevuto oltre tre anni fa Il Presidente ci ha ricordato invece che il mandato a governare, ricevuto il 12 e il 13 giugno di quest'anno, dovrà trovare la sua legittimazione e la sua conferma nel lavoro quotidiano.

Dicevo all'inizio che viviamo un tempo non facile, a queste difficoltà occorre reagire valorizzando la nostra identità e la nostra specificità, e le dichiarazioni del Presidente mi pare contengano insieme l'invito e l'impegno a riprendere l'iniziativa, a riaggregare i dispersi e i delusi, a rassicurare quanti si sono sentiti abbandonati da atteggiamenti passivi ed opportunistici, a ridare ai sardi l'orgoglio della loro storia, della loro identità, delle lotte e, se necessario, dei sacrifici e, perché no, anche delle vittorie.

Dichiarazioni che contengono l'invito e l'impegno a lavorare per la realizzazione di quel programma che può non piacere, ma nel quale i sardi si sono riconosciuti. Ma questa maggioranza, io credo, avrà anche capacità di ascolto e saprà dare risposte alle nuove tensioni e alle nuove attese sociali. Saprà dare dignità e prestigio alla politica, e dignità e prestigio alla politica è stata data in occasione della formazione della Giunta regionale, con la scelta di donne e uomini giusti, con la scelta di persone in regola con la competenza e con la vita morale, con la scelta di persone credibili quando affermano di assumere la politica come servizio.

Per questo, insieme alle altre nomine, condividiamo ed apprezziamo la scelta dell'Assessore della sanità che si vuole giudicare con fretta sospetta per la città di nascita piuttosto che per il lavoro che saprà fare.

Questo Consiglio, e concludo veramente, è chiamato a superare vecchi schemi, è chiamato ad una ricerca di nuove strade e di nuovi modi di vivere l'esperienza politica e autonomistica. È una sfida, l'hanno detto anche altri, che si vive sul terreno del rinnovamento e delle riforme, ponendosi in sintonia con la società sarda e con le migliori tradizioni autonomistiche. Se riusciremo ad affrontarla - e credo che ci riusciremo - potremo guardare al futuro con più fondate speranze.

PRESIDENTE. Sospendo i lavori per cinque minuti e convoco una brevissima Conferenza dei Capigruppo per organizzare i lavori di tutta la giornata.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 31, viene ripresa alle ore 12 e 37.)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Rif. Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signore e signori consiglieri, il dibattito che si svolge in quest'Aula sulle dichiarazioni programmatiche, pure irrituali come sono state definite dallo stesso Presidente, ha posto in evidenza, sebbene con diverse accentuazioni, la necessità primaria di una seria e forte riforma istituzionale, quale presupposto per consentire alla Sardegna di essere protagonista del proprio sviluppo, e quindi dell'avvenire della sua popolazione.

Una riforma che deve essere all'altezza dei tempi, e perlomeno in linea con le modificazioni sostanziali che sono già avvenute, ovvero che sono in itinere a livello di Stato e di Unione Europea. Non ci si può esimere dall'affrontare questo specifico tema, se la nostra Isola aspira a collocarsi in posizione adeguata e a garantirsi un futuro più roseo.

L'elaborazione del nuovo Statuto è il punto di partenza per costruire una Sardegna più moderna e competitiva, ma attenta ai propri valori identitari, che deve coinvolgere in modo significativo l'intero popolo in tutte le sue articolazioni sociali, economiche e civili. Non vi è dubbio che accanto ad un Esecutivo innovato nella sua capacità gestionale debba esservi un Consiglio regionale, Parlamento del popolo sardo, che legifera, programma, indirizza e controlla, sì, controlla, anche nei termini concepiti dalla dottrina classica, onorevole Maninchedda.

Sono questioni, per noi Riformatori, già poste all'attenzione del Consiglio nella trascorsa legislatura, ed anche in questa, e all'opinione pubblica, anche se sino ad ora non hanno sortito, per motivazioni diverse, quel risultato positivo che avrebbe certamente consentito alla nostra Isola di avere già pronte istituzioni autonomistiche più atte alle sfide di una competizione globale e territoriale.

Esiste ormai da tempo giacente a Roma nel Parlamento la proposta di legge per la Costituente sarda. Questo ritardo offende l'intera Sardegna poiché ancora non si è avuta una risposta nel merito. A tale riguardo, Presidente Spissu, il nostro Capogruppo le ha inviato una lettera affinché siano difesi gli interessi dei sardi e le prerogative del Consiglio regionale; lei quindi può esercitare nella sua funzione di Presidente ogni utile sollecitazione per la definizione di un iter che, allo stato, mortifica la nostra specialità. Ma mi sia consentito chiedere a tutte le forze politiche, sinceramente animate da spirito autonomistico, e con il cuore rivolto agli interessi della Sardegna, di adoperarsi con vigore affinché venga esitata la norma che prevede che il popolo sardo elegga un consesso in cui possa trovare compiutezza la nuova carta costituzionale della Sardegna, dando corpo e dignità alle aspettative e attese di un popolo, collocandolo con pienezza di rappresentanza e pari dignità nei livelli internazionali, come così peraltro previsto dall'innovato titolo quinto della Costituzione.

Le dichiarazioni rese dal presidente Soru, animate da buona volontà, enunciano una serie di buoni propositi che rispondono ad un'etica quasi protestante; mi sovviene Max Weber in "Die protestantische Ethik und der Geist des Kapitalismus", contrariamente ai citati cattolici, ma certamente tutti condivisi e condivisibili questi propositi, talché molti di essi sono già oggetto di proposte di legge presentate da noi Riformatori.

Il confronto vero, reale e sostanziale avverrà sulle cose da fare, sui metodi di governo con il coinvolgimento delle autonomie locali, dell'associazionismo, delle organizzazioni sindacali e sociali, ma ancora di più sui temi dell'innovazione e della crescita culturale, della solidarietà, purché non sia quella carità pelosa che alcuni esponenti cosiddetti illuminati, progressisti, hanno utilizzato per la ricerca del consenso.

Non scenderò nel dettaglio dell'allegato alle dichiarazioni programmatiche, sia perché si presenteranno altre occasioni di confronto nel merito delle varie tematiche, sia perché vi ho riscontrato, nella scorsa che vi ho dato, la presenza di pesantezze elettoralistiche, quantunque, come ha dichiarato l'onorevole Sanna, fosse stato questo documento presentato all'elettorato e da esso approvato.

Saggiamente l'onorevole Maninchedda ha evidenziato che un programma di siffatta portata ben difficilmente potrà essere realizzato in un quinquennio; pertanto esso faceva riferimento ad un programma di governo più consono al dibattito consiliare.

Mi sia permesso di indicare due punti del programma che considero elettoralistici.- In primo luogo la formazione professionale, che pur volendone parlar male, da qualche anno ha subito un'inversione di rotta in termini positivi, e non è certamente servita ad arricchire gli enti come viene detto nel documento, per cui ENAIP, ANAP, CIF, IFOLD, IRI, IRIAPA, gli enti di formazione della scuola edile e le stesse aziende che ne hanno beneficiato sarebbero dei "mostri pigliasoldi" non offrendo servizio e professionalità ai corsisti.

L'altro punto riguarda l'internazionalizzazione che sembrerebbe essere, dal documento, all'anno zero; infatti si sono tranciati giudizi senza conoscere i grandi risultati ottenuti con il programma "PONATAS 2000 - 2006" diversificato in più azioni specifiche, tra cui la qualificazione di personale dirigente di aziende, rappresentante di categorie, funzionari regionali appartenenti a diversi assessorati, ma ancor più rimarchevole è il risultato ottenuto nel coinvolgere le aziende, gli enti locali interessati ad interscambi con imprese e territori di Stati esteri, utilizzando anche il canale dell'emigrazione.

Una menzione a parte per il sistema dell'emigrazione, una vera e autentica risorsa per la nostra Regione; questi sardi della diaspora con le loro rimesse hanno consentito, prima, di far campare le famiglie rimaste nell'Isola ed oggi, affermati in tutti i campi negli Stati in cui sono ospiti, sono gli ambasciatori convinti delle nostre tradizioni, delle nostre produzioni, oltre che promotori delle nostre bellezze naturalistiche, storiche e archeologiche e ispiratori di un turismo integrato.

Sembrerebbe che la Presidenza stia per attivare una consulenza con un diplomatico, che segue una parte del PONATAS; ciò potrebbe anche essere opportuno, infatti il Ministero degli affari esteri è disponibile alla collaborazione con propri diplomatici a seguito delle competenze incardinate alle Regioni con il nuovo Titolo V della Costituzione, ma è altrettanto opportuno che si faccia in questa Regione un'attenta ricognizione di tutto il lavoro svolto per l'internazionalizzazione. A tal riguardo do la mia piena disponibilità, in termini di correttezza istituzionale, avendo operato nel settore.

Riterrei di pari importanza che nella proiezione all'esterno della nostra Isola vengano utilizzati appieno e al meglio gli uffici di rappresentanza a Roma e a Bruxelles, perché si realizzi una vivace presenza delle istituzioni regionali nei confronti dello Stato e dell'Unione Europea. Quando nel 2006 sarà chiuso il regime dei fondi strutturali probabilmente ci saranno i fondi per il riconoscimento dell'insularità (a tal riguardo lasciatemi ricordare il fecondo impegno profuso da Mario Segni), ma ciò ci dovrà stimolare nella ricerca di vie alternative per un nuovo processo di sviluppo che veda tutti coinvolti.

Il problema si pone e i sardi dovranno provvedere da sé stessi al proprio futuro e, a dirla con il presidente Soru, dovranno consumare quanto saranno in grado di produrre.

Non sarà facile modificare sistemi, strutture, organizzazioni e, perché no, smantellare incrostazioni e assistenzialismi, però nel frattempo, come previsto da lei, Presidente, nella rivoltata struttura produttiva industriale bisognerà individuare dove collocare le forze lavoro esuberanti, anche se oggi precariamente occupate. A tale riguardo cercavo nell'allegato alle dichiarazioni le previste soluzioni, ma oltre a generiche indicazioni di ristrutturazioni, ovvero di riconversioni industriali, non ho trovato.

E' un di più una richiesta di confronto con lo Stato per agevolare l'uscita dal tunnel. Questo pone anche dei problemi legati agli ammortizzatori sociali nelle aree di crisi, oltre che l'individuazione di politiche attive del lavoro che supportino gli esuberi e nel contempo mitighino la richiesta di prima occupazione dei giovani e delle donne e le difficoltà nella ricerca di un nuovo lavoro per gli ultraquarantenni.

Sono tematiche forti, che se non troveranno sostegno e sfogo in altri comparti produttivi, che per dinamismo possano sopperire alla crisi industriale, daranno vita in breve ad una stagione di sofferto travaglio sociale.

Come promuovere lo sviluppo nell'Isola in questo contesto di modificazioni sostanziali e strutturali, per effetto anche della globalizzazione del terrorismo e di altri fattori congiunturali? Non basta, Presidente, promuovere un turismo diverso, magari mortificando esperienze già consolidate o promuovendo nuove iniziative nei settori tradizionali dell'agricoltura, della pastorizia, del lattiero-caseario, del vitivinicolo, dell'ambiente, dell'artigianato, del commercio, anche questi settori quasi tutti in difficoltà, ma certamente occorre promuovere in modo deciso la ricerca, legando l'Università (quanti soldi dati dalla Regione in mille rivoli all'Università, sarà il caso di incominciare a razionalizzare) ai centri di ricerca avanzata e mettendola in collegamento diretto col mondo della produzione, delle nuove intelligenze, arrivando alla conoscenza dei nuovi saperi.

Certamente l'identità ha un valore economico, così come in diverse circostanze anche Bachisio Bandinu ci ha ricordato, ma identità è anche o soprattutto la base essenziale dell'essere come persona portatrice di valori, cultura, saperi, tradizioni, lingua, sul cui fondamento, però, deve poggiare la voglia di competere e di apertura totale all'esterno in una sfida in cui non si può essere perdenti.

Vorrei chiudere con una chiosa legata alla pace: la pace è dentro di noi se vogliamo darla agli altri. E questo Consesso, che rappresenta l'intero popolo sardo, per quanto si piangano, ed è più che giusto, morti avvenute da altre parti, non può dimenticare i 59 morti ammazzati nella nostra Isola che gridano che pace non ce n'è. Questo ci deve far riflettere.

L'elettorato ci ha assegnato un ruolo di minoranza e noi lo eserciteremo con correttezza e lealtà istituzionale. Attenti, però, a fare esclusivamente gli interessi della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onida. Il collega Onida non è presente, quindi lo consideriamo decaduto.

E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Terzo Sanna. Non è presente, quindi lo consideriamo decaduto.

E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Presidente, mi hanno sovvertito?

PRESIDENTE. C'è stato un ordine del suo Capogruppo che io sto eseguendo.

PIRISI (D.S.). Agli ordini! Se c'è un ordine del mio Capogruppo, obbedisco.

"Istimadu Presidente de su Cossizzu regionale, istimadu Presidente de sa Regione Sarda, istimados...".

(Interruzioni)

Presidente, articolo 135, comma secondo. Non sto facendo un intervento in sardo, sto solo facendo una breve considerazione di cui darò la traduzione immediata. "Istimadu", sono gli appellativi che sto rivolgendo.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, è pregato di fare il suo intervento.

PIRISI (D.S.). La ringrazio, Presidente.

"Istimados Assessores de su Guvernu sardu, istimados collegas cossizzeris e cossizzeras regionales, in custa importanei riunione de su Cossizzu regionale de sa Sardigna, app'ischertau de narrere sas primas paragulas in sardu. Appo pessau de usare sa limba de sos babbos nostros, ca usare sa limba de sos babbos nostros este una manera pro azzudare a fachere creschere su sensu de sa identidade de su populu sardu. Ed este una manera pro ammentare chi su programma nostru, de Guvernu, presentau a tottus sos sardos in sa campagna elettorale e sas cosas chi ha nau su Presidente Soru, giant'erisi in cust'Aula: chi su patrimoniu culturale sardu este 'attu de benes materiales e immateriales: e sa limba este importante. E cun custas pacas paragulasa chergio rispondere a sa cramada de su Presidente de su "Sotziu de sa limba sarda", Antonello Carai, chi nos'ata imbitadu a impreare sa limba sarda in su Parlamentu sardu. Custu meu este solu unu signal,e ma s'attenzione de custu Guvernu, de custa maioria in supra de sas chistiones de s'identidade, de sa limba, ada essere manna".

In base all'articolo 135, comma secondo, traduco per i colleghi che hanno difficoltà a capire la lingua sarda. Se ritenete lo traduco.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, lei non lo deve fare perché qualcuno ha difficoltà a comprendere, ma perché lo prevede il Regolamento, quindi faccia quello che dice il Regolamento.

PIRISI (D.S.). Sì, Presidente. "In questa importante riunione del Consiglio regionale della Sardegna ho scelto di dire le prime parole in sardo. Ho pensato che usare la lingua dei nostri padri sia una maniera per aiutare a far crescere il senso d'identità del popolo sardo; una maniera per ricordare che nel nostro programma di governo, presentato a tutti i sardi nella campagna elettorale, e avant'ieri dal presidente Soru in quest'Aula, il patrimonio culturale sardo è un bene fatto di beni materiali e immateriali e la lingua è molto importante.

Con queste poche parole voglio rispondere ad un invito che ci è stato rivolto dal Presidente del Sotziu de sa limba sarda (si chiama così, quindi non lo traduco), Antonello Carai, che ci ha invitato ad utilizzare la lingua sarda nel Parlamento sardo. Credo che sia solo un segnale quello che sto inviando, ma voglio ribadire che l'attenzione del Governo e di questa maggioranza sulle questioni dell'identità e della lingua sarà grande".

Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, in quest'Aula si respira un'aria nuova, un'aria diversa, non c'è quel clima di incertezza che segnò l'avvio della dodicesima legislatura, non c'è il pericolo che si possa mettere in atto una infame, quanto infamante, compravendita dei voti che tanto discredito ha gettato su questa Assemblea. E ha gettato molto discredito sull'Assemblea e non solo, purtroppo, su quei consiglieri che sono stati oggetto di mercimonio.

E' vero, onorevole Floris, questo bipolarismo è imperfetto, è da correggere, da temperare, da migliorare, tutti siamo più o meno d'accordo. Noi, coalizione di centrosinistra, abbiamo il dovere di dimostrare che questa alleanza non è nata, come ha affermato l'onorevole Floris, solo per vincere le elezioni onorevole Floris che continua a mettere in atto un vezzo praticato da molti colleghi del centrodestra, quello di parlare e di andarsene, quello di non essere presenti in quest'Aula, quello di disprezzare, tutto sommato, i lavori del Consiglio.

Non si può non essere presenti in quest'Aula, visto e considerato che, come ci ricordano i giornali, e talvolta anche con interventi a sproposito qualche parlamentare nazionale, siamo pagati bene e quindi dobbiamo presenziare ai lavori dell'Aula.

Mi auguro, signor Presidente della Giunta e signor Presidente del Consiglio, che la maggioranza di ieri, oggi minoranza, non continui nella prassi di disertare continuamente le riunioni del Consiglio e delle Commissioni, anche se mi pare che stia seguendo questa strada anche nell'avvio di questa legislatura.

Noi, come dicevo, dimostreremo che questa alleanza è nata non solo per vincere le elezioni, che comunque è già una gran cosa in sé, visti i danni che il centrodestra ha recato alla Sardegna, ma soprattutto questa alleanza l'abbiamo fatta per dare un buon Governo alla nostra Isola, cosa della quale si ha grande necessità. E noi oggi abbiamo un buon Governo, abbiamo una buona Giunta che farà buone azioni di governo a favore dei cittadini. E noi abbiamo un buon Esecutivo che lavorerà, siamo certi, in sintonia con questo Consiglio regionale.

Lascino da parte i timori i colleghi del centrodestra, tra noi e l'Esecutivo ci sarà un'intesa che farà salve comunque le rispettive prerogative, quelle dell'Assemblea legislativa e quelle del Governo della nostra Regione. Su questo dubbi non ne abbiamo; e vi possiamo dire che comunque è un ruolo che non spetterà solo a voi, cari colleghi; fa parte del dovere di ciascun consigliere regionale lavorare, e noi non abbiamo dubbi che il presidente Soru e gli Assessori lavoreranno in sintonia con questo Consiglio.

"Partiamo dai diritti dei cittadini" ha detto il collega Maninchedda in un intervento che io ho apprezzato. Noi partiamo dai diritti di tutti i cittadini, ma non tutti i cittadini sono difesi allo stesso modo. I potenti si sanno ben tutelare e troppo spesso prevaricano gli altri. Noi - lo ha affermato il presidente Soru - intendiamo partire dagli ultimi; negli ultimi ci sono anche quelli che ha richiamato il collega Petrini.

Il collega Matteo Sanna ha ricordato l'incipit di un articolo del Corriere della Sera di un paio di giorni fa, dove appunto Beppe Severgnini faceva le domande che ha riportato qui il collega Sanna. E lui sì chiedeva: "Dov'è il programma di Soru?". Era ed è una domanda legittima, fatta da un amico e da un ammiratore della Sardegna, il quale si è detto preoccupato fondamentalmente, prevalentemente per i "rumori" di mattoni che avverte, che sente, sulle coste della nostra Isola.

Non c'è dubbio, parla del sindaco architetto, parla di altri, parla di geometri, non parla di Silvio Berlusconi, per esempio, e della villa a Punta Lada che, a proposito di diritti che vengono conclamati, quel signore ritiene di poter utilizzare come un terreno extraterritoriale.

E voi, colleghi del centrodestra, non avete mai detto una parola per difendere i diritti dei sardi e per parlare contro un abuso e una prevaricazione. L'Assessore dell'urbanistica, Gian Valerio Sanna, ha detto che anche il segreto di Stato che è stato imposto su questa vicenda è fuori luogo. Non avete titolo, cari colleghi, per sollevare le questioni che avete sollevato. Vista la vostra acquiescenza verso il potere rappresentato, il potere di Roma (utilizziamo questo termine) non avete titolo, perché il vostro silenzio è stato fragoroso rispetto a questioni che riguardano la nostra Isola e l'integrità del nostro territorio. Avete abdicato alla sovranità di rappresentare e di difendere il nostro territorio.

Vorrei capire che cosa succederà nel 2006, se non prima, quando l'attuale Presidente del Consiglio cesserà dalla carica permarrà il segreto di Stato o quell'opera dovrà essere demolita il giorno dopo la sua dipartita dalla funzione di Presidente del Consiglio.

Questi sono diritti che non possiamo concedere a nessuno, e il presidente Soru non credo abbia intenzione di concederli. E noi, per quanto ci riguarda, consiglieri regionali della Sardegna, vogliamo difendere i diritti dei sardi e dei cittadini italiani tutti e non consentire prevaricazioni da parte di chicchessia.

Il programma, a proposito della domanda che ha fatto Severgnini, era già formulato quando l'abbiamo presentato ai cittadini che lo hanno apprezzato, e hanno sentenziato in maniera inequivocabile che il programma del presidente Soru era ed è migliore di quello presentato dall'altro candidato Presidente, dal maggiore contendente (non cito gli altri non perché voglia mancare di rispetto nei loro confronti, ma perché erano due gli schieramenti più forti), molto più interessante e apprezzato, e su questo abbiamo vinto. Quel programma dovrà essere attuato.

Alcuni altri colleghi del centrodestra invece hanno svolto interventi con una impudenza che mi è parso rasentasse la temerarietà.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue PIRISI.) Qualcuno ha definito le dichiarazioni del presidente Soru una pedissequa ripetizione di interventi già fatti, forse con meno enfasi, dai suoi predecessori; altri hanno parlato del libro dei sogni. Ne ha parlato Petrini stamattina, che non vedo, forse è andato a fare qualche po' di assistenza, ma adesso in Aula non lo sto più vedendo; altri ancora hanno parlato di una discreta diagnosi e di nessuna terapia per la Sardegna.

A me è parso, signor Presidente, che il collega Petrini abbia sbagliato partito - ecco, è rientrato - perché a proposito degli ultimi, che lui dice di difendere, io gli domando allora come concilia questa sua difesa con l'appartenenza al partito del presidente Berlusconi che sta mettendo in essere politiche di tagli, che sta tagliando soprattutto le risorse che vengono stanziate ai comuni e che questi devono utilizzare proprio per creare servizi a favore degli ultimi e per migliorare la qualità della vita nel Mezzogiorno d'Italia. Come può giustificare questa sua appartenenza a fronte delle politiche portate avanti da un governo diviso e che tanto danno sta facendo a tutti gli italiani?

Altri, colleghi del centrodestra, signor Presidente, hanno svolto interventi - dicevo - con questa temerarietà di cui parlavo; qualcuno ha definito le parole del Presidente nel modo in cui ho detto; e io dico che lei, signor Presidente, per soddisfare le esigenze di qualche collega, forse avrebbe dovuto sottoscrivere un contratto con i sardi alla presenza di qualche televisione e di qualche servizievole, per non dire lacchè, giornalista.

Avrebbe dovuto infarcire il suo programma di un po' di bugie così che le questioni potessero essere meglio comprese e anche condivise dai colleghi del centrodestra; avrebbe dovuto inserire il suo programma in una dimensione onirica, all'interno di una cornice fantastica; questo avrebbe dovuto fare, Presidente. Invece lei, molto più semplicemente, ha stilato un programma legato da un filo robusto, e il programma parla di uno sviluppo possibile.

Questo è il programma che abbiamo presentato ai sardi, altro che sogni mirabolanti, altro che questioni che sono state sollevate qui dentro.

Noi, signor Presidente, crediamo che il lavoro debba essere fatto con grande umiltà e con grande tranquillità e serenità; riteniamo però di avere il dovere di dare delle risposte. Qualcuno dei colleghi intervenuti ha domandato quali siano le sue idee sui centri storici. Replico ai colleghi del centrodestra e in particolare al collega Biancareddu, che non vedo, nella sua qualità di ex Assessore dell'urbanistica, che noi dall'opposizione abbiamo lavorato per inserire risorse maggiori, rispetto a quelle che la legge prevedeva, a favore dei centri storici. Chi si è opposto? Il centrodestra, che ha bloccato questo progetto e ha dirottato queste risorse su altre destinazioni.

Noi abbiamo necessità, signor Presidente, di dare delle risposte ai cittadini sardi all'interno di una cornice appunto di certezze di diritti. Abbiamo il dovere di cambiare la legge numero 45, (abbiamo già lavorato in questa direzione), e varare una legge quadro che dia diritti e certezze per tutti; il territorio deve essere trasformato, ma all'interno di una cornice appunto di tutela. Noi vogliamo tutelare il territorio perché per noi ambiente e tutela del territorio è un binomio inscindibile.

Noi abbiamo necessità, Presidente, di riprendere il discorso, ne avevamo perso l'abitudine col governo del centrodestra, su questioni quali la tutela dell'ambiente, lo sviluppo dell'ambiente nel centro Sardegna, aree protette, parchi. Questa non è una parolaccia, è una parola che dà l'idea in qualunque parte del mondo di zone di pregio che devono essere tutelate in maniera adeguata e che richiama a quelle porzioni di territorio che, per le loro peculiarità, sono suscettibili di richiamare turisti, di creare sviluppo economico, di dare la possibilità di essere conosciuti in tutto il mondo. Quindi parchi, perché no?

Il centrodestra nella passata legislatura ci aveva raccontato che avrebbe portato un progetto di sviluppo per il centro Sardegna anche in assenza di parchi. Non è stato così. Nel programma, in questo programma dello sviluppo possibile si sono dette delle cose e noi le dobbiamo sostanziare, signor Presidente, e lavoreremo in questa direzione. Ma a qualcuno che solleva qui il problema delle eventuali contraddizioni nelle quali noi incapperemmo, io rispondo che ad alcuni manager, per esempio della sanità, alla fine della legislatura, durante la campagna elettorale, fu ordinato di effettuare, se dico centinaia sto sbagliando? centinaia di assunzioni temporanee di persone che erano a tutti gli effetti dei galoppini elettorali. Il medico mi sta dicendo che non tutti possiamo parlare di sanità perché non tutti ne capiamo, però di clientelismo ce ne intendiamo, quando viene praticato, consigliere, e io di questo sto parlando.

Signor Presidente, io glielo voglio dire con franchezza, quei manager che si sono prestati a questo...

vanno rimossi subito, perché certamente sono persone che non hanno a cuore la salute dei cittadini, ma vogliono semplicemente ingraziarsi il "principe" o il superiore che di volta in volta li comanda. Quindi, signor Presidente, andiamo avanti facendo diventare realtà lo sviluppo possibile. Noi saremo qui a condurre la battaglia affinché la Sardegna possa realmente cambiare.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, onorevoli colleghe e colleghi, per il breve tempo a disposizione, per l'accordo col mio Gruppo di trattare temi diversi, entrerò nel merito solo di alcune questioni poste nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Soru, o presenti nell'allegato distribuito a tutti i consiglieri. Per comodità di ragionamento e di esposizione le tratterò per punti.

Riforme. Mi pare che tutti sentano l'esigenza di affrontare questo problema così come si è tentato di fare nelle precedenti legislature senza, peraltro, raggiungere significativi risultati. E' necessario mettere mano subito a queste questioni se vogliamo che l'attuale legislatura sia segnata da un cambiamento vero, dove oltre ai macchinisti sia rinnovata anche la macchina regionale. La riforma della Regione, degli enti, l'elaborazione del nuovo Statuto di autonomia, che deve dare nuovi poteri e possibilità di crescita, di sviluppo e di affermazione dei diritti identitari del popolo sardo, devono essere prioritari nell'agenda politica regionale.

Questo lavoro si svolgerà in una fase storica di grandi difficoltà, mentre avanza a livello nazionale una falsa ipotesi di federalismo (il federalismo di Bossi accettato dalla Casa delle Libertà), basata sull'egoismo sociale e territoriale che privilegia le classi e le aree forti del paese e penalizza e marginalizza quelle più deboli. A questa sciagurata ipotesi, che trova sempre più un numero crescente di oppositori, è necessario contrapporre un vero approccio federalista che si ispiri alle migliori tradizioni espresse nel mondo, in particolare a quello indicato ed elaborato da insigni sardi, tra cui Gramsci e Lussu, e che è iscritto nella migliore tradizione autonomistica ormai non più sufficiente, e che non ha risolto la parte più significativa della questione sarda.

Nella precedente legislatura ci si è divisi tra coloro che chiedevano l'Assemblea costituente, come legge del Parlamento italiano ed altri che la volevano come legge del Consiglio regionale della Sardegna per riscrivere il nuovo Statuto. Comunque entrambe queste posizioni esprimevano un'esigenza reale e scandivano il dato che erano e sono maturi i tempi perché la Sardegna ricontratti i suoi rapporti con lo Stato su basi nuove e più avanzate, io penso di tipo federalistico, come è stato espresso anche dal P.R.C. in Sardegna.

Senza questo risultato e questo strumento mi è difficile pensare che la Sardegna possa aspirare ad affrancarsi da una condizione di ritardo di sviluppo ed essere in grado di reggere la sfida della globalizzazione, che io definisco liberista, in atto. Questa battaglia la dobbiamo portare avanti anche nella fase in cui si concretizza l'idea di Costituzione europea che fotografa la situazione attuale, dove ci sono Stati e poteri forti che vogliono conservare un ruolo superiore ad altri, non considerando i bisogni delle classi e delle aree più deboli, e soprattutto privilegiando il ruolo degli Stati a scapito di quello dei popoli che in essi sono inglobati e poco rappresentati, come quello sardo.

L'Europa che noi vogliamo contribuire a disegnare deve essere quella dei lavoratori, dei cittadini e dei popoli, non quella degli Stati forti, dei mercati e dei mercanti.

A ben vedere il lavoro che ci attende non è semplice, ma noi dobbiamo svolgere un ruolo attivo e propulsivo, unitario, coinvolgendo l'intera società sarda, che ci consenta di raggiungere l'obiettivo nella consapevolezza che qui, in Consiglio regionale, ci sono forze politiche che hanno strumentalizzato i temi identitari per fini elettorali, vagheggiando poco credibili progetti nazionalitari o appropriandosi indebitamente della parola d'ordine di riscatto delle genti sarde come il Fortza Paris.

La controprova di questo sta nel dato che hanno governato costoro la Sardegna per decenni, trascurando questi temi e operando in modo subalterno nei confronti del Governo centrale, a volte con una cultura di vero e proprio "ascarismo" politico.

Il P.S.d'Az. ed altri partiti del centrosinistra, i partiti indipendentisti non presenti in questta Assemblea, comitati, associazioni, singoli intellettuali e cittadini, e, se mi permettete, anche il sottoscritto con la sua storia e le battaglie fatte in tempi non sospetti su questi temi, possono vantare un curriculum di veri nazionalitari, non coloro, ripeto, che si sono improvvisati all'ultimo momento per ottenere solo qualche voto in più.

L'altro tema riguarda la pace, le servitù militari, morti e malattie sospette di militari e civili. Non basta dichiarare ad ogni pie' sospinto che si è per la pace, che tutti siamo pacifici e pacifisti o che la Sardegna è vocata alla pace per la sua collocazione strategica nel Mediterraneo. In questa materia vi è grande ipocrisia e incoerenza di comportamenti. Conosciamo tutti le scelte fatte dal Governo centrale sull'argomento, che non condividiamo, così come sappiamo che l'Italia è grande produttrice di armi.

Lo stesso avviene in Sardegna, c'è la stessa ipocrisia, ed è noto che i problemi legati alla presenza della base americana di La Maddalena, l'eccessivo carico di servitù militari nell'Isola che intralciano e ostacolano, in tante parti della Sardegna, settori importanti della nostra economia devono trovare non solo la massima attenzione di quest'Aula, ma anche delle risposte serie e concrete, così come non possono rassicurarci le indagini fatte finora e le affermazioni del sottosegretario Cicu sulle morti e malattie sospette di soldati e civili sardi. Su questo è stata proposta l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta che dia una risposta definitiva sulle cause che hanno determinato questi gravi problemi. Pertanto questa legislatura deve essere segnata da un cambio di rotta che veda l'apertura di un tavolo di discussione col Governo centrale, teso alla progressiva riduzione delle servitù militari e alla chiusura della base USA di La Maddalena, per cancellare il rischio di pericolo radioattivo dopo esserci opposti in modo fermo e unitario al momentaneo pericolo delle scorie che sarebbero potute arrivare in Sardegna, pericolo non ancora del tutto scongiurato.

I tempi per porre questo tema all'ordine del giorno di questo Consiglio regionale sono maturi, non solo perché ci sono tante forze politiche favorevoli, perché il tema è presente in parte nel programma della coalizione, ma anche perché settori crescenti della società sarda, della stessa Chiesa, lo pongono con molta insistenza.

Molti di voi sanno che è stata costituita la tavola sarda della pace collegata alla tavola di Assisi, che non è una nuova associazione ma un luogo di confronto e di sensibilizzazione alla cultura della pace a cui aderiscono enti locali, associazioni, comitati e sindacati, comunità e cittadini, che oltre a promuovere la terza marcia sarda della pace Gesturi-Laconi, che si terrà l'ultima domenica di ottobre, e a cui invito tutti i presenti a partecipare, porterà avanti le questioni che ponevo prima.

La terza ed ultima questione che voglio porre nella parte conclusiva di questo intervento verte su alcuni temi che reputo della massima importanza e che attengono a quei valori e all'opportunità di sviluppo della Sardegna di cui parlava il presidente Soru.

Nell'ambito di un discorso sullo sviluppo è necessario valorizzare, anche in chiave economica, i beni culturali di cui è ricca la nostra Isola, sia quelli contenuti nei musei, chiese e palazzi, sia quelli che fanno parte dell'immenso museo a cielo aperto che è la Sardegna, con il patrimonio naturalistico e archeologico che la contraddistingue e la rende unica.

Il nostro turismo che trascina il resto dell'economia sarda e dei territori interni non può prescindere da questo, le zone interne ne hanno un bisogno fondamentale, perché è un pezzo significativo del loro riscatto per sfuggire allo spopolamento, al malessere economico e al disagio sociale che si manifesta in gravi episodi di violenza a danno del vivere civile e delle istituzioni presenti nel territorio. Una Regione che non si occupa del riequilibrio territoriale, come tenta di fare l'Europa con l'Obiettivo 1 anche con progetti mirati, non amministrerebbe tutti i sardi e accentuerebbe l'inurbamento selvaggio delle città e delle coste, oltre a favorire quell'emigrazione non volontaria, forzata, che ha dimezzato il popolo sardo in un grande esodo verso l'esterno negli ultimi decenni.

Tutte le politiche regionali, a mio avviso, non possono prescindere, in un disegno unico, dall'invertire tale squilibrio a vantaggio dei piccoli comuni e delle aree interne dell'Isola. Questo anche perché buona parte di quelle nuove povertà, di quei centocinquanta mila sardi, quasi il 10 per cento della popolazione residente sotto tale soglia, proviene da queste zone, come ha detto e documentato Don Borrotzu, rappresentante della Pastorale del lavoro della Chiesa sarda nella manifestazione regionale tenutasi a Laconi quest'anno, di fronte ad oltre duemila persone.

Mi ha fatto piacere, presidente Soru, che lei nel suo intervento abbia sottolineato più volte questo problema e abbia detto che il lavoro è la questione principale dell'Isola. Chi, come noi del Partito della Rifondazione Comunista, svolge la propria attività politica motivandola prevalentemente sul riscatto delle classi sociali più deboli o, come altri preferiscono chiamarla, nella difesa degli ultimi, non può che condividere tali affermazioni e battersi perché si traducano in atti politici concreti e coerenti.

Due esempi per tutti; il piano straordinario per il lavoro che non ci ha regalato nessuno, ma che ci siamo conquistati con grandi battaglie, attraversando tutta l'Isola con marce per il lavoro e che abbiamo sostenuto noi degli enti locali della Sardegna, l'ANCI in testa, è un qualcosa da portare avanti, per garantire anche i de minimis; occorre trovare una soluzione a questo problema, perché è un piano voluto dai sardi, dai lavoratori e dagli enti locali e che è stato imposto, nella scorsa legislatura, per il secondo triennio anche alla maggioranza di centrodestra che alla fine l'ha dovuto accettare. Oppure dobbiamo iniziare a parlare del reddito di cittadinanza o salario sociale, di cui io credo si debba far carico questa Assemblea. Infine un cenno alla moralità della politica, con l'impegno di approfondire la problematica, che non è semplice, in discussioni più specifiche. Chi, come me, fa o ha fatto il sindaco, soprattutto nei piccoli centri, sa di essere controllato dai cittadini, dall'opposizione ed anche dalla magistratura per ogni piccola cosa. Il lavoro lo svolgiamo non solo con spirito di servizio, ma con passione, da veri missionari laici, con gioie e amarezze, con qualche grazie, a volte indifferenza se non ingratitudine. Quello che ci resta è il conforto di avere la coscienza a posto e di aver operato al meglio e nell'interesse generale, anche quando veniamo indagati o denunciati.

Io, ma credo tutti voi, vorrei operare qui in Consiglio regionale con lo stesso rigore morale, senza dovermi vergognare di nulla; per questo chiedo a lei, signor Presidente, e a tutti voi, illustri colleghi, di dedicare una riunione del Consiglio alla condizione finanziaria, allo status del consigliere regionale, che viene vissuta da tantissimi cittadini sardi come un insopportabile privilegio, in presenza di fasce sociali ai limiti della sussistenza come quelle che citavo prima.

So che l'obiezione che tanti di voi mi faranno è quella che il tema è più generale o che certa stampa amplifica il problema parlando del lordo anziché del netto, o nascondendo ad esempio che il partito di cui faccio parte ha un regolamento interno che indica di versare il 50 per cento delle nostre indennità al partito.

Io sono convinto che di questa discussione, basata sulla trasparenza, ce ne avvantaggeremo tutti e, in primis, la moralità della politica; gli appelli che ci vengono in questi giorni, anche da eminenti personalità della Chiesa sarda, devono essere raccolti. Non è piacevole sentir dire che siamo qui per incassare lauti stipendi o per avere biglietti viaggio per noi e i nostri familiari, anche quando non saremo più consiglieri regionali.

Dobbiamo dare un segnale forte e chiaro alla società sarda, anche su questo tema, per affermare il principio che l'etica e la politica sono tra loro legate da un nesso inscindibile.

PRESIDENTE. L'onorevole Pisu nel suo intervento, l'ultimo per questa seduta, solleva una questione sulla quale avremo modo di tornare. Non credo che ne discuteremo in Aula dato che ci sono altre sedi per rispondere in merito ad una questione sulla quale abbiamo le carte in regola. E' giusto quindi dare risposte nella più ampia trasparenza, senza lasciarci trascinare in una polemica soprattutto dalle di fronte alle richieste provenienti anche da parlamentari nazionali che sanno bene qual è lo status del consigliere regionale della Sardegna.

Ragionare in termini scandalistici e polemici credo sia sbagliato, credo sia corretto invece dare conto della condizione del consigliere regionale e di come vengono utilizzati i danari della collettività per lo svolgimento di un ruolo al quale siamo stati eletti e che ci impegna pro tempore.

Io riepilogo la situazione dei nostri lavori per i colleghi e per definire l'ordine dei lavori della serata ed anche della mattinata di domani. Sono ancora iscritti a parlare tredici consiglieri, i nove Capigruppo e il Presidente che replicherà. Quindi abbiamo ancora molte ore di lavoro davanti; propongo perciò ai colleghi di riprendere stasera alle 16 e 30, con puntualità, per finire alle 20 e 30 e riprendere nella mattinata di domani per concludere comunque i nostri lavori. Riprendiamo alle ore 16 e 30. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Oscar Cerchi.

La seduta è tolta alle ore 13 e 30.