Seduta n.5 del 28/07/2004 

V SEDUTA

Mercoledì 28 luglio 2004

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

della Vicepresidente LOMBARDO

La seduta è aperta alle ore 17 e 11.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 21 luglio 2004, che è approvato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Cortesemente vorrei invitarla, se il Regolamento interno lo consente, dato che non lo ricordo a memoria, a leggere l'elenco di coloro che devono intervenire, perché vedo che molti colleghi della minoranza non sono presenti in aula. Vorrei sapere come dobbiamo lavorare, grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, ci sono trentasette colleghi iscritti a parlare. Non so se tutti coloro che si sono iscritti interverranno o saranno presenti in aula quando sarà il loro turno. Noi procederemo alla chiamata secondo l'ordine di iscrizione e se i colleghi saranno in aula naturalmente interverranno, altrimenti il loro nome sarà depennato dall'elenco, a meno che gravi problemi non ne abbiano impedito la presenza, così come è capitato stamattina a un collega che mi ha chiesto di poter intervenire comunque perché aveva avuto un problema. Quindi proseguiamo con gli interventi.

Continuazione della discussione delle dichiarazioni

programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, l'occasione delle dichiarazioni programmatiche ha il valore di un evento fondativo. E' in un certo senso l'atto di nascita di un percorso politico, l'indicazione e la promessa di un'azione politica e quindi rappresenta una seria occasione di dibattito e confronto per proporre profili di critica costruttiva.

A proposito di queste premesse mi ha colpito la grande sincerità di tutti i colleghi che mi hanno preceduto, che si sentivano emozionati, volevano fare un'opposizione costruttiva o avanzare proposte costruttive e poi hanno cercato di accorpare l'accorpabile. Il Partito sardo d'Azione dichiara sin dall'inizio che svolgerà un'azione critica, però non scadrà mai in dichiarazioni pregiudiziali né in condanne anticipate. Ciò sia per un doveroso rispetto dell'alta funzione che il Presidente della Giunta riveste, sia perché prima di giudicare un percorso è buona norma offrire un'apertura di credito. Il mio partito valuterà l'operato della Giunta nei fatti concreti, nei comportamenti e quindi valuterà la coerenza tra quanto programmaticamente dichiarato e quanto concretamente realizzato.

Su tutti i provvedimenti improntati a principi sardisti, il Partito sardo non mancherà di manifestare in Aula il proprio apprezzamento, votandoli senza indugi; laddove sarà invece riscontrato un deficit di sardismo non avremo alcuna remora a manifestare un civile, ma fermo dissenso. La coalizione Progetto Insieme ha condotto una campagna elettorale caratterizzata, almeno nei propositi, da una chiara impronta sardista. Le dichiarazioni programmatiche di ieri ne ricalcano fedelmente l'impostazione, pertanto l'occasione odierna sarà dedicata all'evidenziazione di parecchi punti oscuri o non del tutto condivisibili emersi appunto nella giornata di ieri.

Il primo punto che desta quanto meno alcune perplessità è l'accento posto sulla moralizzazione dell'Istituzione. Nessuno di noi dubita che da parecchie legislature la qualità della politica e delle istituzioni sia drammaticamente precipitata. E non credo sia in discussione la necessità di un riordino complessivo del nostro ormai invecchiato apparato politico-istituzionale. Tuttavia le campagne di moralizzazione, tanto più dopo oltre un decennio di storia e di conflitti, hanno sempre implicato rese dei conti spesso indiscriminate e, soprattutto, hanno portato all'affermazione, sostenuta dagli appetiti antipolitici della piazza, della inquietante figura del re taumaturgo e delle sue logiche inquisitorie. Noi non abbiamo bisogno di giustizieri né di giustizialismi, ma di rigore, efficienza, imparzialità e legalità. E sullo stesso piano rivendichiamo l'assoluta laicità delle istituzioni, a cui male si adattano atteggiamenti curialeschi, conditi con una visione moralistica della politica.

Assai più importante, se invece scendiamo nel merito delle questioni fondamentali, è la riscrittura delle regole. Lo Statuto speciale risente dei limiti di una congiuntura storica ormai superata; fu concepito nel tardo 1948 ed evidenziava gravi limiti. Oggi, dopo oltre mezzo secolo di storia mondiale, abbiamo la consapevolezza che gli strumenti di ieri non servono ad affrontare i problemi di oggi. La stessa riforma del Titolo V della Costituzione, insieme ad alcune leggi costituzionali ordinarie di estrema rilevanza e ai processi di integrazione politica comunitaria, determina altri scenari per molti versi inediti.

La riforma dello Statuto e il rilancio della specialità nell'età della globalizzazione rappresentano perciò un compito ineludibile. Ma è su questo snodo strategico fondamentale che emergono serie perplessità. Anzitutto non è stata chiarita a sufficienza la natura fondativa o, se si preferisce, costituente di questo progetto. Non si tratta di riformare singole parti o addirittura singoli articoli, lasciando però sostanzialmente immutato lo schema originario e le sue rigidità culturali, politiche e istituzionali. Qui si tratta di prendere atto che ci troviamo di fronte a una fase costituente che non può esaurirsi in un assai più proficuo lavoro di una salda maggioranza consiliare. Quando si affronta il delicatissimo problema della riforma delle regole è sempre buona norma che ciò non avvenga a colpi di maggioranza, come pure è accaduto con l'approvazione della riforma del Titolo V, Parte Seconda della Costituzione, ad opera dell'allora maggioranza di centrosinistra.

Infatti, riscrivere le regole del gioco, scrivere un nuovo Statuto all'altezza delle sfide della modernità, implica non solo il coinvolgimento delle opposizioni, ma anche la partecipazione attiva di tutte le componenti della società civile. Lo strumento per rinnovare un vero e proprio patto sociale valido per i prossimi decenni, come si conviene ai grandi progetti di lungo respiro, è certamente l'istituzione di una grande Assemblea costituente del popolo sardo, eletta su base proporzionale e rappresentativa di tutte le istanze diffuse nella società sarda, senza dimenticare quelle non rappresentate in Consiglio regionale a causa di una legge elettorale scellerata, di cui parleremo più avanti.

Nelle dichiarazioni programmatiche si parla, con una genericità troppo sospetta rispetto ad altre posizioni assai più analitiche, del più ampio e innovativo coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali, politici e sociali della Sardegna, accompagnato da una formula francamente incomprensibile che recita: "in modo da dimostrare nei fatti la capacità della Regione di fare sistema". Se tutto ciò significa che i partiti della coalizione di maggioranza, oltre a interpellare i colleghi delle opposizioni, consulteranno informalmente i rappresentanti dei soggetti politici e sociali per avere un loro fondamentale parere sulle riforme, dichiariamo subito il nostro più netto disappunto, perché non si tratta di esautorare il Consiglio regionale delle sue legittime prerogative, qui si tratta di comprendere che un evento della portata della riscrittura delle regole della convivenza di un popolo dovrebbe passare al vaglio più ampio e rappresentativo di tutti i soggetti interessati.

L'elezione di un'Assemblea costituente del popolo sardo, frutto di una grande battaglia autonomistica con cui si esalta - e non solo a parole - la natura partecipativa del processo, rappresenta una scommessa che non sembra prefigurata nell'orizzonte politico del Presidente della Regione. Su questo punto, davvero pregiudiziale, riteniamo necessaria una risposta articolata; in caso contrario prenderemo atto che la filosofia sottesa al progetto di riscrittura dello Statuto è fondata su una visione autoreferenziale che non rientra in una seria prospettiva di autogoverno.

Sulle riforme istituzionali il Partito Sardo d'Azione ha maturato una visione complessiva e coerente; su questi temi non mancherà un confronto serrato. Sul punto, però, emergono alcuni aspetti su cui è necessario soffermarsi. Nelle dichiarazioni non è mai stata usata la parola "federalismo", se non in riferimento, del tutto improprio, al federalismo fiscale che sarebbe stato introdotto dalla riforma del Titolo V e che rischierebbe di pesare sulla qualità dei servizi sanitari. Ora, né la riforma costituzionale già approvata, né quella in via di approvazione, contengono norme sul federalismo fiscale, che per essere tale dovrebbe avere natura realmente perequativa. Inoltre non è chiaro quale sia il disegno istituzionale complessivo entro il quale integrare la riforma dello Statuto.

Emerge invece una diffidenza pregiudiziale nei confronti di una devolution che, per quanto contenga parecchi punti che destano perplessità e allarme, contiene anche elementi di enorme rilevanza per una Regione a Statuto speciale come la nostra. Mi riferisco in particolare al progetto di devolution in via di approvazione che contiene un'ulteriore riforma dell'articolo 117 della Costituzione, in cui è stata aggiunta una disposizione di particolare rilevanza. Alle Regioni, infatti, spetta la potestà legislativa esclusiva nella definizione della parte dei programmi scolastici e formativi in via definitiva; ciò attribuirebbe alle Regioni a Statuto speciale un'arma importantissima, di rango costituzionale, per la definizione di percorsi scolastici e formativi orientati anche verso una sorta di regionalizzazione del sistema scolastico.

Dopo la legge regionale numero 26 e dopo la legge nazionale numero 482, la rilevanza scolastica e formativa della nostra specificità troverebbe copertura costituzionale, ma nelle dichiarazioni è respinta sdegnosamente proprio questa prospettiva di chiaro stampo federalista, sacrificata sull'altare dell'esaltazione acritica della unitarietà nazionale. E ciò proietta più di un'ombra sulla sensibilità federalista della maggioranza e sulla stessa interpretazione della specialità. Ciò stride, signor Presidente, con altre affermazioni di principio che definiscono la riforma della specialità come il passo fondamentale per affermare una precisa soggettività politica e istituzionale della comunità sarda, mediante il riconoscimento dell'identità, della lingua e della cultura.

Su questa scia si pone il problema gravissimo della riforma di una legge elettorale illiberale, che io ho definito truffaldina, liberticida e antidemocratica. E' vero, si è votato con questa legge dello Stato italiano, voluta per le Regioni a Statuto ordinario, perché nella scorsa legislatura non si è voluta varare una legge che fosse realmente in grado di interpretare le ragioni della specialità. Oggi però si tratta di decidere il reale tasso di autonomismo della coalizione di maggioranza; se questa legge liberticida e incongruente è stata una forzatura imposta dalle circostanze, non si vede perché nell'agenda politica non si sia inserita al primo posto l'esigenza di riformarla radicalmente, perché noi continuiamo a ripetere che se in questo Consiglio regionale sono finalmente presenti molte donne, lo si deve a un meccanismo della legge elettorale assolutamente antidemocratico. Il listino del Presidente è una scappatoia per far eleggere, senza neppure il conforto di un voto, persone altrimenti non eleggibili, laddove sarebbe più onesto e democratico escogitare un meccanismo che consentisse di conservare la logica del listino pescando, ad esempio, tra i secondi non eletti più votati. Si tratta, a nostro avviso, di una impostazione pregiudiziale su cui misurare il reale tasso di autonomismo della coalizione di maggioranza.

Arriviamo al punto centrale dell'intero progetto politico: la questione dell'identità, che sicuramente è il cavallo di battaglia del progetto politico sardista. Al di là delle molte petizioni di principio sono da segnalare alcune spie linguistiche piuttosto significative. Accettare l'implicazione della globalizzazione significa porsi il problema di come situare l'identità e di come interpretarla modernamente come risorsa. Ora, che non si debba considerare l'identità come un fortino assediato e neppure come un repertorio etnografico statico, chiuso, nessuno a parole dubita, eppure capita di leggere dichiarazioni imbarazzanti, fondate più sull'idea tradizionale di preservare, tutelare, custodire, difendere, che non sull'idea moderna di valorizzare, contaminare e promuovere.

La chiave di volta dello sviluppo sostenibile di Sardegna Insieme è invece scolpita in una frase francamente poco originale che finisce per diventare una stonatura: "Devono essere preservare le risorse naturali, storiche, culturali per le generazioni future". Preservare implica una filosofia che i sardisti non possono accettare, perché semmai si tratta di valorizzare e di trasformare tutti gli elementi dinamici della nostra identità etnica e nazionalitaria, affinché l'immagine della Sardegna non sia consegnata ai soliti stereotipi. Innovazione e contaminazione delle produzioni artistiche e culturali sono allora due degli aspetti più rilevanti che però molto ambiguamente non risultano ancora ben digeriti da Sardegna Insieme. Tanto per citare uno solo dei tantissimi esempi disseminati nelle dichiarazioni, l'idea di un museo dell'emigrazione si colloca ancora in questa filosofia perdente. E questa visione è infatti confermata dall'idea che i musei siano addirittura depositari di una parte importante dell'identità.

Con rispetto, signor Presidente, noi sardisti abbiamo metabolizzato da tempo i rischi di una visione distorta dell'identità, conosciamo perfettamente i rischi della mitizzazione folcloristica e pittoresca dell'identità, abbiamo ben chiaro che le tradizioni locali sono il volano dello sviluppo, ma sappiamo anche quanta speculazione si sia fatta e si continui a fare sull'interpretazione dell'identità in chiave dinamica. Noi non ambiamo ad apparire come una cartolina illustrata, come una riserva indiana per attirare i turisti, ma come una comunità etnica cosciente di essere una nazione, come un popolo dotato di sentimenti nazionalitari, che tra i valori condivisi annovera certamente il patrimonio tradizionale. Tuttavia la Sardegna non deve trasformarsi in un museo a cielo aperto, perché per dialogare con le culture del mondo occorre lasciarsi contaminare, sapersi innovare e trasformare; una visione sterile di un'identità che si vuole gelosamente custodire dagli assalti esterni è la migliore strategia per devitalizzare il patrimonio identitario.

Quanto al valore aggiunto della biodiversità si sfondano porte aperte, ma vedremo nei fatti quali saranno poi le scelte strategiche contro l'omologazione, così come valuteremo con attenzione le posizioni della maggioranza sull'invadenza della grande distribuzione, che ha consentito, con la complicità di tutte, sottolineo tutte le forze politiche, di annientare le specificità del tessuto produttivo locale. Una reale coscienza autonomistica deve prendere serie posizioni anche contro le forme del mercato che di fatto esaltano il tessuto connettivo locale e la sua capacità di creare indotto.

Noi saremo critici, intransigenti verso tutte le posizioni che sanno di sardismo di facciata; la questione della lingua sarda è, sotto questi aspetti, un passaggio esemplare. E' inutile citare la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, la legge regionale numero 26, la legge nazionale numero 482, e dichiarare che occorre rispettare tutte le varietà linguistiche, se poi, ad esempio, si elude completamente il dato politico dell'utilizzo del sardo nelle pubbliche amministrazioni. E' inoltre sterile dissertare sulla diversità come valore e contemporaneamente sostenere di voler valutare con attenzione e rigore l'opportunità di favorire processi di standardizzazione linguistica, obiettivo che semmai può venire dall'uso della lingua colta e letteraria piuttosto che da atteggiamenti centralistici e accademici promossi dalle istituzioni regionali. Poco, del resto, si dice sulla necessità di finanziare adeguatamente la diffusione della lingua sarda, anche al di là delle immediate ricadute in termini di mercato, però tutte le lingue di uso comune che si sono imposte storicamente hanno potuto farlo perché continuamente incentivate dall'uso pubblico e dal finanziamento. Se poi volessimo trarre indicazioni più generali dalle parole utilizzate nelle dichiarazioni, potremmo avere significative illuminazioni: l'etnicità, l'autogoverno, il federalismo, la coscienza nazionalitaria, la Sardegna come nazione sono espunti dall'orizzonte politico e culturale della coalizione di maggioranza. Eppure non si tratta di anticaglie, ma di visioni di straordinaria modernità. Il riferimento a un generico autonomismo che abbraccia, omologandoli, tutti questi elementi cardine di un moderno sardismo, rappresenta un fattore di indubbia gravità. Perché termini come biodiversità o valorizzazione della specificità, al di là degli effetti retorici, fuori dal riconoscimento delle etnicità come valore, rappresentano solo delle distorsioni per edificare un sardismo di facciata sapientemente edulcorato. E non è sufficiente dire Forza Paris per costruire una politica autenticamente sardista.

Chiudo, signor Presidente, ricordando un fatto sul quale i colleghi e le colleghe (anzi le colleghe non ancora) si sono soffermati: la sua rispettabilissima ma non condivisibile scelta di avvalersi di Assessori provenienti da oltre Tirreno ha significato per molti sardi un danno psicologico dirompente, perché ha rotto per la prima volta l'illusione, il sogno, che noi potessimo autogovernarci. Non posso esprimere parole di dileggio, perché non è nella mia cultura, ma solo di grande rispetto, vista l'autorevolezza e lo spessore culturale dell'assessore Dirindin, però posso dirle, signor Presidente, che se è vero ciò che è apparso sulla stampa in merito al Centro dei trapianti di fegato, per il quale partiva in posizione privilegiata Sassari, ma poi ha prevalso il dinamismo dell'Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari, pare per delle certificazioni, se è vero che dietro questa operazione c'è anche il Direttore del Centro trapianti di Torino, che presta servizio al Brotzu, allora scadiamo veramente nella solita camarilla, nelle solite pinnicche, come si dice in cagliaritano, e l'Assessore della sanità non fa altro che ripetere copioni già visti e metabolizzati. Io mi rifiuto di credere che nel milione e seicentomila di miei compatrioti non vi sia un uomo o una donna che abbia autorevolezza morale, culturale, politica per gestire un Assessorato certamente tumultuoso come quello della sanità.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere. Il microfono si è spento perché è scaduto il tempo. Questo avviene automaticamente.

ATZERI (Gruppo Misto). Mi ha deluso profondamente questa scelta e non è un sordo campanilismo il mio, perché di questo passo lei potrebbe trasformare la Sardegna in un protettorato, potrebbe anche mettere al posto dell'Assessore dell'urbanistica un calabrese e via discorrendo, così in cinque anni affidiamo la Sardegna all'esterno e la bonifichiamo da tutta questa mucillaggine, verminaio che sembra ci sia soprattutto nella sanità. Ecco la spiegazione che io do: lei ha scelto una persona estranea, che non ha malattie endemiche, che ha gli anticorpi, per non subire gli attacchi di interessi occulti o palesi e quindi la sanità, a un certo punto, partorirà questo piano sanitario che manca da vent'anni, però questa scelta non si concilia con quelle norme alle quali si richiamava l'onorevole Floris, che da tempo hanno tracciato dei solchi tra la gestione dirigenziale e quella programmatica e politica.

Lei ha un potere enorme, ha in mano la possibilità di affidare gli incarichi e di rimuovere l'incaricato se non centra l'obiettivo, quindi poteva individuare - mi permetto, visto che mi sta osservando con interesse e le faccio i complimenti per il riconoscimento che arriva addirittura da oltreoceano per il nostro professor Gessa - un sardo con la biodiversità in grado di svolgere questo ruolo. Grazie.

PRESIDENTE. Qualche tolleranza, soprattutto nei primi interventi, è consentita, però ovviamente i colleghi devono concludere rapidamente. Grazie, onorevole Atzeri.

E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Tredicesima legislatura (speriamo che porti fortuna!) piena di novità, non solo per le modalità con le quali si sono svolte le elezioni, ma anche perché da quelle modalità discende un nuovo sistema di relazioni tra chi ha la responsabilità diretta dell'Esecutivo, la maggioranza di governo e il Consiglio regionale. Tutto questo impone alcuni quesiti e per chi, come noi, è da sempre proporzionalista, non è e non è diventato presidenzialista, non è e non condivide la scelta maggioritaria, per chi come noi quindi si rifà a una concezione della politica che è ampia e qualificata partecipazione delle popolazioni, la modifica sostanziale di queste relazioni sicuramente segna un passo del quale occorre tenere conto nello svolgimento delle funzioni che a ciascuno di noi competono. Comunque, così stanno le cose per cui ci attrezziamo ad affrontare i problemi che la nostra Regione e le nostre popolazioni vivono quotidianamente.

In modo particolare, il Presidente ha sottolineato un problema, anzi il problema: il lavoro. Il lavoro non è soltanto un modo per ottenere un reddito, per garantirsi una vita o meglio una sopravvivenza dignitosa, o in molti casi anche poco dignitosa, spesso assoggettata a forme di ricatto o a inevitabili richieste di sostegno, nelle modalità più ampie e articolate possibili, come quelle che costringono a subire certe condizioni di vita o a mettere il proprio pensiero e anche la propria azione al servizio altrui. Quando si tratta di sopravvivere spesso ci si dimentica di avere una propria personalità da salvaguardare. Quindi il problema è il lavoro e non si comincia da zero. In quest'Aula, anche nella precedente legislatura, si è difesa da questi banchi, con grande impegno, un'elaborazione significativa che ha dato dei frutti. Poi dirò qualcosa su come si verificano i frutti, sul patrimonio informativo di dati che noi abbiamo, sulle cose che la Regione realizza.

Da questi banchi, dicevo, si è difeso il piano straordinario per il lavoro, una concezione di politica attiva del lavoro che non significa assistenzialismo. Chi la definiva assistenzialismo, nel momento in cui, il 24 dicembre 1998, alla vigilia di Natale, veniva approvata la legge numero 37, ha cambiato opinione quando è diventato amministratore locale, quando è diventato sindaco, quando si è trovato di fronte ai problemi, quando è stato in trincea davanti ai bisogni e alle esigenze delle popolazioni che più direttamente si espongono a chi più direttamente esercita responsabilità di governo nel territorio. E allora il programma di governo lo dice, la coalizione si ispira ai principi del piano straordinario per il lavoro. E cosa significa questo? Va precisato cosa significa: per noi significa potenziare, migliorare quegli strumenti che sono già in legge, rivendicare il protagonismo delle comunità locali e delle amministrazioni locali; significa costruire gli interventi insieme agli attori economici e sociali dei territori, partendo dai bisogni delle persone, dalla necessità di affermarsi nel lavoro, nella concretezza della produzione, quindi di poter ricavare un reddito ma anche un posto nella società. Significa cioè realizzare le condizioni minime per la partecipazione attiva delle persone al destino delle comunità a cui appartengono, senza essere costrette ad abbandonarle, a spopolarle, perché poco la si difende l'identità se queste comunità, questi centri, spesso geograficamente collocati all'interno della nostra regione, diventano un deserto, prima di anime poi del resto.

Allora occorre capire cosa vogliamo fare sul piano della strumentazione per le politiche del lavoro, a incominciare dalle risorse. Quanto è stato speso? Come è stato speso? Quanto rimane da spendere e come intendiamo affrontare, purtroppo, la disastrosa scelta fatta nella finanziaria nazionale dal Governo Berlusconi, coerentemente con la battaglia antilavoro condotta negli scorsi anni dal centrodestra al governo della Sardegna? Centrodestra che pure non aveva vinto; in quelle circostanze non aveva vinto; in queste circostanze il fatto che si sia difeso un patrimonio normativo di quella importanza per noi significa che da lì dobbiamo partire per potenziare quel patrimonio, per migliorarlo, renderlo più efficace e più produttivo di effetti. Eppure effetti ce ne sono stati, perché i dati sono dati. La nostra Regione fa grandi investimenti, per esempio per la gestione del patrimonio informativo, per il suo miglioramento, per costruire le condizioni anche tecnologiche per poter usufruire di questo patrimonio anche ai fini della programmazione delle attività economiche e degli interventi sociali, eppure non ha un patrimonio informativo vero. I dati sul lavoro che sono a disposizione dell'Assessorato del lavoro o comunque dell'amministrazione regionale sono quelli elaborati dall'ISTAT. Non ricordo ricerche specifiche in merito; mi pare che ce ne sia stata una sulla legge 28/84, effettuata da un gruppo di disoccupati di lunga durata, trasformati in quella circostanza in lavoratori socialmente utili, per sei mesi, ma non esiste un patrimonio informativo che dica chi sono i disoccupati. Io so solo che dai dati ISTAT si ricavano 540.000 occupati (circa 50.000 in più dalla data di approvazione del piano straordinario per il lavoro ad oggi) e 115.000-120.000 disoccupati. Poi mi rimane il dubbio: capire dov'è l'altro milione di abitanti, cioè se sono tutti neonati, studenti, pensionati, affermati imprenditori, aristocratici che vivono di rendita o emigrati. Non lo sappiamo. La questione dei dati è una questione importante perché qualche volta bisogna ridurre i poteri discrezionali delle scelte di governo, bisogna legarli di più alle realtà, che non possono essere quelle, diciamo, ricavate dal sentito dire, dall'impressione nostra diretta, sempre parziale, o da quello che ci viene riferito. Qualche volta c'è bisogno di supporti veri, scientificamente accertati. Sta di fatto che quel piano straordinario per il lavoro effetti ne ha prodotto e nonostante la mano contraria del Governo di centrodestra rimane il punto di riferimento unico, allo stato, per consentire di affrontare con qualche possibilità di successo il problema.

E noi vogliamo - e da questi banchi faremo così, in tutta questa legislatura, come è stato fatto nell'altra - dare il nostro contributo concreto su questo tema e difendere e potenziare quegli strumenti. L'Agenzia regionale del lavoro, la cui legge istitutiva è stata approvata nel 1988, per tredici anni è stata congelata, resa inefficace, poi per alcuni anni ha cominciato a vivere, a produrre, a dare risultati, a coinvolgere amministrazioni locali, università, ad attivare studi specifici sul tema del lavoro, sull'occupazione, sulla disoccupazione degli adulti, dei giovani, delle donne. Oggi non sappiamo che cosa ne sarà dell'Agenzia regionale del lavoro, non l'abbiamo capito e lo vorremmo capire, perché abbiamo un'idea di quello che dovrebbe essere. L'Agenzia regionale del lavoro va migliorata, c'è il sistema dei servizi per l'impiego da realizzare; si fanno i sistemi informativi sul lavoro, ma non si capisce con chi. Per l'esperienza diretta (appena venticinque anni!) che ho di questi temi, ho capito che il sistema informativo del lavoro, che è in fase di realizzazione, ha come riferimento le vecchie circoscrizioni di collocamento che, in seguito a un decreto, sono state chiamate "servizi per l'impiego". Sono tagliate fuori le province, o meglio hanno ricevuto i finanziamenti, ma non hanno professionalità, non hanno cultura in materia di politiche del lavoro, e non ce l'hanno perché non se la sono costruita, né se la potevano costruire quando queste politiche, in modo accentrato, venivano esercitate dalla Regione e soprattutto dallo Stato. Ed è importante capire che ruolo avrà nel sistema dei servizi per l'impiego la Regione, la sua Agenzia; è importante capire che ruolo avranno nel prossimo assetto delle competenze in questa materia, le autonomie locali, le province, i comuni; che ruolo avrà, per lo studio che è necessario mettere in campo su queste problematiche, l'università; che ruolo avranno le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria, le associazioni del volontariato, del terzo settore, i nuovi bacini occupazionali e quant'altro, nell'ambito delle politiche del lavoro. Ambiente, socialità, cultura, che ruolo avranno? Per fare questo c'è bisogno di tanta competenza, non si possono abbandonare le strutture al loro destino, non bisogna pensare che i problemi possano essere risolti da qualche capo di gabinetto, da qualche burocrate della Regione. E qui dirò che l'apparato amministrativo regionale è un altro; non sarà il problema, ma è un altro problema ed è un problema serio. Si parla della 31, della 1, della 11, tutte leggi che sono state fatte per migliorare il funzionamento della Regione, ma non basta dividere la responsabilità politica da quella gestionale per fare funzionare gli uffici. Bisogna che ci siano motivazioni altre, bisogna che ci sia una burocrazia che non pensa a se stessa, che non difende i propri privilegi; bisogna che ci sia una burocrazia competente, capace di mettersi in discussione sempre; bisogna che ci sia una burocrazia rispettosa degli altri poteri, quelli distribuiti nel territorio; bisogna che ci sia una burocrazia capace di relazionarsi con le forze sociali. Cioè bisogna che ci sia una burocrazia all'altezza del compito e per essere tale deve essere soprattutto convinta che questa è la battaglia da assumere e deve essere parte integrante della società sarda; non può essere qualcosa al di sopra, non deve trattare i soggetti istituzionali, le parti sociali, i cittadini dall'alto verso il basso. Ne deve essere invece parte integrante, deve stare con loro, deve sostenere i loro bisogni, deve dare risposte, deve essere efficace, deve avere tempi compatibili e purtroppo la nostra burocrazia non ce li ha. Chi lo dice ne ha fatto parte e ha fatto battaglie interne ed esterne, in ogni momento della sua storia di professionista della pubblica amministrazione. Non ce l'ha questa cultura la burocrazia regionale, ma questo non significa che non ci sia al suo interno chi ce l'ha; va però scoperto, valorizzato, attivato, coinvolto. E bisogna avere il coraggio di dire che non ci sono uomini che valgono per tutte le stagioni, che ci sono uomini che valgono per una stagione e altri che valgono per un'altra stagione, che qualche sostituzione importante può essere fatta, che qualche coinvolgimento importante può essere evitato, perché poi il pericolo è insinuante. La paralisi non passa attraverso l'azione politica giusta e legittima di un contraddittorio maggioranza-opposizione dentro quest'Aula, fuori di quest'Aula, tra le forze politiche, sociali e sindacali. No, da loro vengono stimoli. La paralisi passa attraverso le procedure stantie, che non consentono di raggiungere gli obiettivi previsti dalle leggi. Basta dire che sono solo investimenti in opere pubbliche per cancellare il piano straordinario per il lavoro; basta dire che i comuni destinatari dei finanziamenti per realizzare occupazione devono solo realizzare ponti, per far fallire il tentativo di creare condizioni di maggiore lavoro e di maggiore lavoro stabile, duraturo, dignitoso, come si è detto e come noi siamo convinti occorre dire ogni giorno, da questi banchi e non solo. Basta cioè un'interpretazione tecnico-giuridica perché le procedure comandino le leggi, cancellino gli obiettivi posti dalle leggi e i tempi e le modalità di esecuzione e di realizzazione degli obiettivi condizionino i risultati. I risultati non ottenuti sono delusioni e le delusioni di questo tipo, su questo terreno, non si pagano solo con la perdita del consenso elettorale, ma si pagano anche con il manifestarsi di ulteriori condizioni di difficoltà, di rallentamento dello sviluppo, di arretratezza del nostro sistema economico e sociale, cioè ne pagano il prezzo le persone che devono procacciarsi un reddito, che devono conquistarsi una vita libera e dignitosa, come la Costituzione italiana vorrebbe loro garantire in ogni parte di questo territorio, in ogni condizione sociale e secondo ogni credo politico o religioso.

Per cui quello che è importante oggi, proprio per la sostanza che è intervenuta a modificare le relazioni tra l'Esecutivo e il Presidente, tra l'Esecutivo, il Presidente e questo Consiglio regionale, e per la sostanza della modifica dei rapporti tra il Presidente eletto direttamente dal popolo e il popolo che lo ha eletto e che ha eletto anche i rappresentanti di questa Assemblea legislativa, noi oggi abbiamo una sfida in più, cioè dobbiamo più direttamente ed efficacemente rispondere a quelle aspettative vere, sane e alte che abbiamo suscitato non solo durante la campagna elettorale, ma nella nostra quotidiana iniziativa politica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

capelli (U.D.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe, colleghi, signori Assessori, nella mia richiesta, avanzata ieri, sulla regolarità dell'insediamento del Consiglio regionale non era sottinteso nessun fine recondito. Sono e sarò rispettoso delle istituzioni, è per questo che riprendo da quel punto.

Il presidente Soru l'ha chiaramente smentita, presidente Spissu, sostenendo di aver giurato in presenza di due testimoni e di un ufficiale rogante, per ciò dichiarando di non aver giurato di fronte al popolo sardo, di cui questa Assemblea è rappresentante. Nonostante la sua apparente sicurezza nel rispondermi, signor Presidente del Consiglio, mi permetta di dissentire: lo Statuto sardo non è stato rispettato. Non cerco e non mi interessa evidenziare mere e formali illegittimità, non mi interessa ricercare in questo modo l'invalidazione di atti compiuti dal Presidente della Giunta, Cerco solo di rispettare il giuramento da me prestato: essere fedele alla Costituzione della Repubblica e allo Statuto della Regione sarda e farlo rispettare. Per questo ho colto la prima occasione in cui mi era consentito prendere la parola in Aula. Tutti noi abbiamo ben presente il valore del giuramento e ne rispondiamo prima alla nostra coscienza e poi agli altri, e nessuno - dico nessuno - può darmi lezioni di moralità. Anche di questo, come di altro, ne risponderemo eventualmente, come vedremo in seguito, in altre sedi, vista la pregiudiziale presa di posizione assunta dal Presidente di questo Consiglio.

Lei, signor presidente Soru, sarà pure in pace con la sua coscienza e con la sua morale, ma non è in regola con lo Statuto sardo e con i sardi. Io sono arrivato in quest'Aula accettando serenamente il giudizio e le scelte del popolo sardo, con l'intento di svolgere il mio onesto ruolo di opposizione, di controllo e, ove accettato, di proposta, pronto ad ascoltarla, pronto a capire, pronto, ove richiesto, a collaborare, con un solo e unico interesse: il bene comune dei sardi. Ho trovato davanti a me un muro di cemento armato.

Ieri lei, signor Presidente, ha esposto la sua idea di sviluppo, la sua analisi sui bisogni della Sardegna: recupero di identità, rispetto dell'ambiente per uno sviluppo sostenibile, lavoro, buona amministrazione, onesti e capaci amministratori, cultura, conoscenza, solidarietà e sussidiarietà, necessità di un Governo che pensi agli interessi generali e, in conclusione, ha proposto collaborazione e un democratico e civile confronto. Mi chiedo quale sia la sua vera faccia: quella che ha cercato di rappresentarci ieri con la sua lunga esposizione fatta di cose scontate e in gran parte universalmente condivisibili, come avviene nella maggior parte dei vecchi comizi elettorali, oppure quella mostrata negli atti fin qui svolti? Sarà il Presidente imperatore che, non soddisfatto del titolo di governatore, né dei nani di cui ritiene di essere circondato, prova a ricostituire il Regno sardo-piemontese portando da oltre Tirreno, con un altro atto a mio parere illegittimo, gli Assessori che fingono di governare la Sardegna? O sarà il Presidente padrone che chiarisce bene anche ai suoi Assessori quale debba essere il loro compito: qui comando io, voi ci state finché la legge mi obbliga ad avervi tra i piedi ma, sia chiaro, non parlate, non pensate, sorridete e fate finta di decidere?

Per la stima e il rispetto sinceri che ho nei confronti di alcuni componenti della Giunta - gli altri non li conosco -, leali e corretti avversari politici di ieri e di oggi, sardi tutti, spero che questi uomini e queste donne non abbiano venduto la loro dignità. L'attuale maggioranza e questi uomini e queste donne possono governare legittimamente la Sardegna anche senza di lei. Meglio soli!

E' passato solo un mese, atti importanti - lei dice - sono stati fatti, però, per esempio, non è stato ancora nominato il vicepresidente. Sicuramente in questi momenti a Roma, nelle stesse stanze, le stesse persone che hanno imposto la candidatura del Presidente autonomista stanno decidendo anche il nome del suo vice, alla faccia delle accuse...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a lasciare che il collega Capelli svolga il suo intervento.

CUGINI (D.S.). Senza offendere, però, Presidente! Senza offendere!

CAPPAI (U.D.C.). Ma lei perché non ascolta?

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, onorevole Cappai, sarà mia cura evitare che l'onorevole Capelli usi toni offensivi verso alcuno. Prego, onorevole Capelli.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, onorevole Cugini, possiamo proseguire?

CUGINI (D.S.). Presidente, calmissimo, purché nessuno offenda!

PRESIDENTE. Siamo tutti calmissimi! Onorevole Rassu, possiamo proseguire? Prego, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io credo di non aver offeso nessuno…

CUGINI (D.S.). E invece io mi sento offeso!

CAPELLI (U.D.C.). Questo è solo un esempio dei cinque anni di spettacolo che ha dato l'attuale maggioranza nella precedente legislatura!

CUGINI (D.S.). Lei si è definito pecora, io l'ho rispettato quando si è definito pecora!

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, svolga il suo intervento. Onorevole Cugini, mi lascia svolgere il mio ruolo?

CUGINI (D.S.). Mi scusi, Presidente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini. Prego, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). In seguito verremo alle offese. Dicevo che a Roma, nelle stesse stanze, le stesse persone che hanno imposto la candidatura del Presidente autonomista stanno decidendo anche il nome del suo vice, alla faccia delle accuse che il centrosinistra ci ha falsamente rivolto per cinque anni!

E il palese conflitto di interessi? Quello non esiste proprio e infatti il Presidente imprenditore avoca a sé il controllo della cassa sostanziosa dell'informatizzazione della Regione, alla quale, come imprenditore, ha legittimamente e abbondantemente attinto. Capisco che il suo rapporto con i nuoresi non sia idilliaco, dopo il caso Andala, ma questo non legittima il comportamento tenuto verso l'assessore Dadea. Io non ho alcun dubbio che l'Assessore degli affari generali sappia essere garante della correttezza degli atti e della trasparenza delle procedure e che, se del caso, sappia motivare le proposte di modifica a garanzia delle imprese che parteciperanno al bando. Il problema è che a non crederci è lei, Presidente!

Adesso tocca all'assessore Gian Valerio Sanna: il Presidente ha già annunciato, attraverso i criticatissimi organi di informazione, quale sarà la prossima legge urbanistica, quello strumento che come non mai saprà coniugare indissolubilmente lo sviluppo turistico delle zone interne con quello costiero, visto che si potrà costruire solo oltre i due chilometri dal mare. Non ci aveva pensato nessuno prima, un uovo Colombo, per fortuna è arrivato lei! Ovviamente tutto ciò non riguarda chi la casa al mare già ce l'ha. Ogni riferimento è puramente casuale e non è rivolto al presidente Berlusconi.

Ma il Presidente ci sta anche insegnando che la forma è sostanza: dopo le sparate sui panini sardi, volano dell'economia regionale, sui tappeti sardi negli uffici della Presidenza e quant'altro, valorizza le intelligenze locali nominando tra i suoi Assessori una persona di chiare origini barbaricine! Qui va spiegato che la Sardegna non finisce in via Roma, a Cagliari e, mi spiace dirlo, anche da noi, come in Piemonte, prima di entrare si deve sempre bussare. Noi sardi, assessori, dirigenti, consiglieri, funzionari, impiegati, collaboratori, professori, medici, infermieri, sindacalisti e quant'altro, già prima della venuta sua e dei suoi superassessori sapevamo lavorare con serietà e professionalità, conoscevamo i concetti di efficienza ed efficacia e sapevamo produrre, tra mille difficoltà, atti e azioni che oggi altri presentano come propri. Nonostante tutto, la sanità in Sardegna, e non solo a Cagliari, è cresciuta, si vive di più e meglio, i viaggi della speranza diminuiscono, i nostri operatori sanitari sono tra i migliori in assoluto e i debiti calano.

Un consiglio: finché governerete la nostra terra sforzatevi di capire la realtà, il territorio, i sardi. La rilevanza del ruolo politico che ricoprite vi impone di conoscere approfonditamente la realtà ove operate, le difficoltà nei collegamenti, la vastità del territorio, la bassa densità di popolazione, la scarsità di risorse, gli sprechi degli anni andati, l'anzianità della popolazione, la specificità di alcune patologie, la vetustà delle strutture, il ruolo di ammortizzatori sociali che ancora oggi svolgono alcuni comparti. Per questi e altri motivi, non ultimo rendere meno "cagliaricentrica" la sanità sarda, si è scelto di istituire allora a Sassari e a Cagliari, con il benestare del Centro nazionale trapianti, due centri per i trapianti di fegato. E' stata questa una conquista, tra le altre, attesa da anni, che oggi non può essere cancellata sulla base di una fredda rappresentazione di numeri e che, in ogni caso, non comporta, e non comportava, oneri aggiuntivi. Esistono in Italia altri centri autorizzati che non raggiungono la soglia dei venticinque trapianti annui, e comunque, purtroppo, sono convinto che i numeri della Sardegna smentiranno le vostre previsioni. Perché tanto clamore su una delibera che poi è rimasta tale e quale e che richiede solo i conseguenti atti amministrativi? Tutto nell'assoluto silenzio dei consiglieri sassaresi dell'allora opposizione, gli stessi che non mancavano, fino a pochi mesi fa, di interrogarmi sulla richiesta di sollevamento dall'incarico dei direttori generali, dei professori, degli infermieri e di chi più ne ha più ne metta! Ora solo silenzio o timide prese di posizione. Non vorrei che queste prese di posizione della Giunta fossero il preludio di nefaste future determinazioni che possono riguardare Bosa, Isili, Sorgono, Muravera, La Maddalena, Ittiri, Ozieri (sono alcuni paesi della Sardegna, per chi non lo sapesse), oppure la creazione già impostata delle nuove aziende ospedaliere. Presidente, devo continuare?

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Sì, onorevole Capelli, può naturalmente continuare. Le ricordo che siamo nel Consiglio regionale della Sardegna e si presume che i colleghi consiglieri conoscano almeno i nomi dei comuni. Ci sta tutto naturalmente negli interventi, ma la prego di non essere più provocatore di quanto serve nell'economia del suo discorso. Prego.

CAPELLI (UDC). Vuole proseguire lei il mio intervento?

PRESIDENTE. No, no, assolutamente, mi guarderei bene dal proseguirlo! Prego, onorevole Capelli.

(Interruzioni)

CAPELLI (UDC). Ritengo che non si possa governare solo con i numeri e tanto meno dando i numeri. La società non è un'azienda: la solidarietà, il diritto alla salute, il freno allo spopolamento, il diritto di far nascere e crescere i propri figli, il diritto di conoscere, il diritto di esistere non può essere governato solo dai numeri. Forse è solo voglia di apparire, voglia di protagonismo.

Bene, le darò modo, signor Presidente di essere protagonista. Ho letto con attenzione il documento che ci ha consegnato ieri e che contiene il suo programma; speravo di trovarvi le risposte che non ho avuto dal suo intervento in Aula. Fino a pagina 55 il sentimento prevalente provocato dalla lettura è stato la delusione: libro delle cose scontate, il trionfo dell'ovvietà e della demagogia, poi è sopraggiunta un po' d'irritazione per la superficiale, poco intelligente, offensiva e gratuita generalizzazione. Leggo uno dei passaggi, a pagina 9: "Ma lo stato attuale delle istituzioni e della politica regionali rappresenta l'acme della crisi sarda e il principale ostacolo alla ripresa civile e sociale, una condizione che è decisamente precipitata in conseguenza dell'assetto di potere e di interessi costituitosi con la vittoria del centrodestra nel 1999 e con l'avvento alla guida della Regione dei rappresentanti di lobby appartenenti ai ceti più conservatori, incapaci o restii a esprimere qualsiasi spinta innovativa all'azione di governo. Il risultato è stato la lacerazione dei rapporti economici e sociali, il prevalere dei corporativismi, il dissesto della finanza regionale, il diffondersi incontrollato delle gestioni disinvolte dell'amministrazione, dove pubblico e privato si sono mischiati e sovrapposti". Io non ho letto solo i titoli in grassetto del suo documento. Credo che il riferimento "dove pubblico e privato si sono mischiati e sovrapposti" sia al periodo in cui lei partecipava legittimamente, suppongo, e si aggiudicava alcuni appalti. E' lo stesso periodo in cui diversi giovani e vecchi professionisti assumevano incarichi di progettazione e di consulenza, forti di cognomi altisonanti, gli stessi che oggi sostengono da dietro le quinte la sua Giunta e la sua maggioranza in Consiglio o vi partecipano direttamente. Per non parlare dei vostri dirigenti dell'amministrazione regionale, nonché dirigenti di partito che si sdoppiano tra incarichi dirigenziali e partecipazioni nei consigli di amministrazione di banche amiche, incassando gettoni vari alla faccia della legge 31! Sì, deve essere proprio quel periodo e diversi di noi, fin da allora, si interrogavano su tale e tanta professionalità e fortuna! Veda, posso affermare oggi che in verità voi non avete mai smesso di gestire il potere, mentre noi, ingenuamente, pensavamo di governare.

Poi troviamo la classica demagogia della vecchia politica, quella che io non sopporto più. E possiamo leggere, a pagina 11, uno dei tanti passaggi di vecchia demagogia politica: "Ogni individuo ha diritto a conseguire il grado di istruzione e di qualifica professionale che ritiene necessario per cercare lavoro soddisfacente e adeguatamente remunerato". E ancora: "Il sistema economico deve essere basato sullo sviluppo di settori che si dimostrino idonei a competere in mercati ampi e aperti", e così via, c'è una pagina completa di tutto questo. Non ho trovato invece nessun cenno alle servitù militari, uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, avrete modo di rispondere.

CAPELLI (UDC). E ancora idee rubate e contraddizioni continue, pagina 54: "Il diritto alla salute, al pari degli altri diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, rappresenta uno degli ambiti privilegiati per la caratterizzazione di una coalizione progressista. La battaglia per la tutela di questo diritto e per la garanzia della sua esigibilità costituisce uno dei cardini più solidi del Governo regionale e rappresenta un netto spartiacque dalla cultura del centrodestra. I principi fondamentali su cui impostare un'azione organica di revisione del Sistema Sanitario Regionale non possono che essere quelli dettati dal Piano Sanitario Nazionale 2003/2005" - l'ha fatto il centrodestra questo - "che assume la visione del passaggio dal concetto di 'sanità' a quello di 'salute' e individua come elementi portanti di un moderno sistema sanitario…". Prima si dice che c'è lo spartiacque e poi si utilizzano le indicazioni del centrodestra.

Nelle successive pagine 64 e 65 stesse contraddizioni: parla di valori, di solidarietà, di giovani, di sviluppo, degli ultimi, di ideali e di modelli, ma la parola "famiglia" compare marginalmente, solo tre volte. Ma è anche riuscito prima a farmi sorridere confondendo l'artigianato con l'industria e viceversa (pagine 27 e 28) e poi destinando solo quattro righe al commercio (pagina 29). Queste vanno lette, tutto il commercio è riepilogato in quattro righe: "Infine, per quanto riguarda il commercio, è urgente recepire le linee di riforma stabilite dalla legge 114/98 (legge Bersani), che possano consentire da una parte il rilancio delle attività esistenti, dall'altra rigorose verifiche circa la possibilità di nuove aperture di grandi strutture di vendita, nel quadro di una linea di deciso sostegno al piccolo commercio". Trova il tempo per rinnegare le sue creature, il primo amore; di incentivi al commercio neanche l'ombra!

Poi riesce a farmi provare anche rabbia quando tratta l'argomento zone interne. Non dice che bisogna difendere i servizi esistenti, vedi le dismissioni Telecom, per esempio, o lo smembramento delle Poste Italiane; niente sulla politica giugulatoria del credito, neanche alle pagine 8, 9 o 72, sulle ruberie o sulle dismissioni industriali, sui danni ambientali e le allegre gestioni dei fondi pubblici. Spero sottoscriverà la mia richiesta di istituzione di una commissione d'inchiesta, così come da lei dichiarato in campagna elettorale.

(Interruzione del consigliere Pirisi)

CAPELLI (U.D.C.). Ti dà fastidio, vero?

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, lei è iscritto a parlare, prenda nota e naturalmente dirà ciò che ritiene meglio dire. Lasci svolgere l'intervento.

CAPELLI (UDC). Presidente, queste continue interruzioni mi hanno fatto perdere tempo. Non trovo una riga, dicevo, su un chiaro ed esplicito sostegno anche finanziario per l'università del centro Sardegna o sulla linea ferroviaria nuorese. La rabbia si trasforma in ira controllata quando nel capitolo sanità, come nel sociale, ritrovo idee e proposte scontate già in fase di realizzazione. Veda, magari, di portare a termine la cartolarizzazione anche degli immobili e l'informatizzazione omogenea intra e interaziendale (misura 6.3).

Poi, a proposito di offese, la ciliegina sulla torta. Leggo: "La mancanza di strumenti di lettura della realtà e di programmazione si configura, non come una pur grave dimenticanza, ma come scelta cosciente per poter spendere arbitrariamente le risorse disponibili, al fine di favorire interessi particolari piuttosto che quelli della collettività." Poi sento dire che non bisogna scadere nelle offese personali. Questo è un buon esempio! E' ovvio che di questo ne risponderà anche in altre sedi.

Ho già passato cinque anni della mia vita mettendo al primo posto del mio impegno in politica l'interesse generale, ho buttato giù una Giunta per coerenza, voglia di cambiamento e giustizia, e deve arrivare lei, che si è definito "signor Nessuno", a mettere in dubbio la mia onestà e, ritengo, quella dei miei predecessori! Anche la sua, onorevole Fadda. Questo non lo permetterò, mi auguro non lo permetteremo. Se sa ha il dovere di parlare e questa è la sede per farlo: nomi, cognomi, fatti e non subdole insinuazioni. Alla domanda "Chi è stato?" non potrà rispondere: "Nessuno".

Durante il mio impegno politico in Consiglio e in Giunta ho sempre cercato di proporre, a torto o a ragione, umilmente, progetti, idee e fatti; ho seguito la politica del dare e del fare, quella in cui credo, con il solo obiettivo di sostenere e difendere gli unici interessi che mi guidano, quelli dei nuoresi e dei sardi. Lei, presidente Soru, deve ancora dimostrare tutto ciò e finora nei fatti, non a parole, non l'ha dimostrato. La Sardegna ha bisogno di rispetto, di azioni concrete, di mostrare i suoi mille colori e profumi, di scrivere poche pagine di storia felice a fronte di migliaia di pagine di dolore, prevaricazione e speculazione; ha bisogno di progetti, lavoro e servizi reali, non di un futuro virtuale, quello rappresentato nel suo programma, non programma di governo, ma solo di propaganda elettorale.

Le elezioni sono finite il 13 giugno, avete vinto, governate! Da parte nostra, se saprete prima darli, avrete, come sempre, correttezza e rispetto delle regole, di tutte le regole che vorremo insieme darci. Noi Democratici Cristiani nonostante tutto, nonostante le vostre continue provocazioni, saremo e resteremo coerenti con i nostri valori, quelli che portiamo avanti da sempre e che hanno fatto grande l'Italia e la Sardegna.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli. Io ho rispetto, naturalmente, della sua opinione, che lei è libero di mantenere, per quanto riguarda soprattutto il giuramento dei consiglieri regionali e il rispetto dello Statuto e del dettato costituzionale. Per quanto ci riguarda il giuramento è avvenuto nel pieno rispetto della norma, il Consiglio ne ha preso atto e stamani ha approvato il relativo processo verbale. Quindi eviterei di tornare su una questione che mi sembra superata dal Consiglio regionale.

(Interruzioni)

L'abbiamo chiarito il dubbio, onorevole Cappai. Pregherei inoltre i colleghi di non rivolgersi al Presidente della Regione usando il termine governatore, perché questo termine non esiste, come loro sanno. Naturalmente non possiamo impedire che la stampa utilizzi questo termine, semplificando. In quest'Aula il Presidente della Regione è il Presidente della Regione.

(Interruzione del consigliere Amadu)

Onorevole Amadu, poiché stamani non era presente in aula, può iscriversi a parlare.

(Interruzione del consigliere Amadu)

PRESIDENTE. No, non mettiamo assolutamente il bavaglio! Il Presidente della Regione è per legge il Presidente della Regione; il governatore non esiste in quest'Aula.

E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

Calledda (d.s.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, avrei voluto fare sicuramente un intervento diverso, ma le considerazioni fatte poc'anzi dall'onorevole Roberto Capelli mi portano a fare qualche riflessione in più. La prima riguarda il modo in cui il centrodestra ha governato dal 1999 al 2004, anche perché qualcuno dimentica che le elezioni regionali nel 1999 non furono vinte dal centrodestra ma, almeno nei collegi provinciali, dal centrosinistra. Poi accadde un fatto grave (allora i ribaltoni si potevano ancora fare), cioè un gruppo di consiglieri regionali eletti nelle file del centrosinistra passarono, armi e bagagli, al centrodestra che per questo motivo ebbe l'opportunità di governare. Ma cosa c'entra adesso ragionare del modo in cui il centrosinistra ha vinto le recenti elezioni? Io, in tutta la scorsa legislatura, nonostante le polemiche e le difficoltà, ho sempre assunto un atteggiamento costruttivo e pacato e spero che l'opposizione, almeno chi si rifà ai valori del moderatismo, sia in grado di dare un contribuito. Se i contenuti del programma del centrosinistra non vanno bene o non vanno bene alcuni passi ben venga un'indicazione, una proposta, ma se si parla solo di questioni che attengono ad aspetti personali io credo che sarà davvero difficile attivare un confronto che ci consenta di ragionare sui contenuti del programma di governo. Chiudo la parentesi.

In queste ore, cari colleghi, il Governo di centrodestra ha chiesto la fiducia, l'ennesima fiducia al Parlamento, perché si sta discutendo della riforma delle pensioni. Qui siamo davvero alla vecchia politica, nel senso che la legge di riforma delle pensioni non tiene conto né delle considerazioni che hanno fatto tutte le organizzazioni sindacali né del movimento di protesta che si è sollevato nel Paese. E' una questione legata a un accordo che non ha nulla a che vedere con la riforma delle pensioni, cioè l'accordo per far passare adesso, d'estate, la cosiddetta riforma Bossi sul federalismo, e che serve soprattutto a far tacere le posizioni costruttive dell'onorevole Follini su una situazione che si sarebbe già dovuta affrontare e risolvere e che riguarda il Presidente del Consiglio dei ministri, l'onorevole Silvio Berlusconi.

Se vogliamo parlare di questo, ce n'è per tutti! Posso dire di più, rispetto a questi problemi ancora oggi non si è individuata una soluzione. Il presidente Soru già nel corso della campagna elettorale si era impegnato ad affidare a persona esterna la direzione della sua azienda e questo impegno lo ha rispettato. Mi pare che il Presidente medesimo si sia impegnato, l'altro ieri, nel corso del suo intervento in Aula, a risolvere il problema del conflitto di interessi che voi state sollevando oggi. Io aspetto e non ho alcun dubbio che così come ha rispettato l'impegno la prima volta lo farà anche questa volta. Per quanto mi riguarda questo è un problema risolto.

Vorrei invece parlare delle cose che riguardano questa legislatura, delle cose che non deve fare soltanto la maggioranza, ma alle quali, a mio avviso, in qualche misura può contribuire anche l'opposizione. Abbiamo parlato della Sardegna, signor Presidente, di una Sardegna che sicuramente è in difficoltà, che stenta a risalire la china e che vive una crisi economica straordinaria. Badate, io provengo da un territorio dove nel giro di dieci, quindici anni c'è stata una trasformazione straordinaria: si è passati da una monocultura mineraria a un'altra monocultura, quella dell'industria pesante e metallurgica, la quale è stata gestita per anni dalle partecipazioni statali. E' stato fatto uno sforzo senza precedenti nel passaggio dalle partecipazioni statali al privato, al multinazionale, e in quel territorio non c'è stata un'ora di sciopero e non si è perso un solo posto di lavoro. Io credo che questo sia un valore sul quale ognuno di noi deve riflettere.

E' vero che queste industrie, signor Presidente, hanno creato molti problemi, sarebbe stupido non riconoscerlo, nel senso che le questioni ambientali sono ancora tutte presenti, però credo che anche in merito a questo problema molto sia stato fatto, perché rispetto ai primi anni settanta e ottanta, quando non c'era nessun tipo di controllo, oggi anche a Portovesme la questione ambientale è diventata una questione cruciale, sulla quale ognuno di noi è intervenuto per dare alle popolazioni di quel territorio sicurezza e la possibilità di vivere in modo diverso rispetto al passato. Certo, c'è tanto da fare, noi viviamo quotidianamente questo problema, basti pensare al significato che può avere l'ampliamento, richiesto dall'Eurallumina, del bacino per lo smaltimento dei fanghi rossi, cioè dei residui della lavorazione industriale dei metalli. E' un problema immenso, al quale bisogna dare soluzione per non rischiare, essendo quella la fabbrica che fornisce il materiale a tutte le altre fabbriche, di bloccarne l'attività produttiva.

Però c'è da domandarsi - ecco, signor Presidente, questo significa accettare la sfida, andare oltre - se queste multinazionali, l'Alcoa, l'Eurallumina, la Portovesme S.r.l., davvero pensano che tutto sia loro dovuto. Davvero queste società non vogliono tener conto delle opportunità di sviluppo economico che per le capacità che hanno possono dare a quel territorio? Io credo che questo sia un elemento di contrattazione che la Regione deve perseguire e portare avanti. Badate, se faremo questo le popolazioni saranno con noi, a prescindere dalla nostra collocazione al centro, a destra o a sinistra, perché ne hanno tutti quanti le tasche piene di questa situazione!

Così pure, signor Presidente, che cosa ne facciamo del progetto di piano energetico regionale? Si sono fatti studi da più parti, ma il gassificatore lo si fa o non lo si fa? Io credo che quel progetto sia ancora oggi attuale. Nella passata legislatura molti consiglieri erano ostili a quel progetto, poi, dopo aver verificato sul campo, dopo aver visitato in Olanda una centrale che utilizzava il carbone gassificato, molti colleghi hanno cambiato opinione. Ma se abbiamo sempre come controparte un Governo nazionale che non intende liberalizzare l'energia, posto che le fabbriche sono fortemente energivore, come possiamo mantenere in piedi il nostro apparato industriale? Io credo che quel progetto vada rilanciato, anche perché riserva alla Regione un suo preciso ruolo in questa materia.

Signor Presidente, tra le altre cose importanti, ne ha parlato il collega Luciano Uras, vi sono ovviamente il lavoro, l'ambiente, il Parco Geominerario. Ma, insomma, sono state fatte delle battaglie intorno a questi temi tanto per riempire le pagine dei giornali, oppure davvero crediamo che si possano recuperare ulteriori risorse rispetto a quelle esigue che abbiamo? Io credo nella seconda ipotesi, però non mi convince l'atteggiamento assunto, per esempio, da alcuni dirigenti di questo ente. E' di ieri la notizia che il consiglio di amministrazione del Parco Geominerario ha nominato il direttore generale. Ma non si poteva aspettare? Per un'intera legislatura si è discusso di questi problemi e non si è fatto nulla, adesso che sono arrivati gli altri, che la situazione politica è cambiata, c'è il timore che magari si possano fare altre scelte. Io credo che su questo, come diceva giustamente stamattina qualche collega, occorra andare oltre, fare in fretta, dare segnali di cambiamento perché diversamente la gente non ci crede più.

Vorrei fare qualche considerazione anche su alcuni patti positivi che sono stati realizzati per quanto riguarda il piano straordinario per il lavoro. Sabato scorso ho partecipato a una imponente assemblea che si è tenuta a Fluminimaggiore.

OPPI (UDC). Anche al pranzo!

CALLEDDA (D.S.). Anche al pranzo. Tu non sei venuto e non hai partecipato né al pranzo né all'assemblea!

Anche quella è stata una battaglia esemplare. Io non so se tutti i colleghi conoscano la zona di Fluminimaggiore, ricca di bellissime zone boschive, ma, voglio dire, il bosco, questa grandissima risorsa ambientale, vive da solo oppure c'è bisogno dell'opera dell'uomo per controllare tutta una serie di fenomeni che avvengono al suo interno, curarne la manutenzione e soprattutto preservarlo dagli incendi? Io credo che la salvaguardia di una risorsa straordinaria che è di tutti non sia un lavoro improduttivo, perché ogni anno in quel territorio gli incendi distruggono parte di quel patrimonio ambientale. Allora quella battaglia è servita per un verso a garantire lo stipendio ai lavoratori, ma per un altro verso a preservare un territorio dal rischio di essere distrutto dagli incendi o da altri eventi.

Signor Presidente, sono convinto che nel suo programma, nel nostro programma, l'ambizione che abbiamo messo a disposizione del popolo sardo sia quella di cambiare, e di cambiare per davvero. Se noi, in questo contesto, riusciremo a dare dei segnali di cambiamento, e le premesse ci sono tutte, al di là di qualche accento polemico che può venire dall'altra parte dell'emiciclo, credo che avremo fatto già una parte del nostro dovere. Molti si devono rassegnare, questa legislatura durerà cinque anni, governeremo, governeremo bene e riusciremo a risolvere in parte i problemi che sono aperti.

Faccio un'ultima considerazione, signor Presidente, che riguarda un aspetto positivo. Tutte le dichiarazioni programmatiche precedenti contenevano obiettivi precisi: in cento giorni faremo A, in duecento giorni faremo B. Qui non ci sono né cento e né duecento giorni, c'è solo la volontà di dare una soluzione definitiva a problemi che ormai sono davvero di ostacolo alla crescita o allo sviluppo della nostra terra. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

Milia (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, non celo qualche disagio nell'intervenire in questo dibattito per le ripetizioni che purtroppo saranno anche da me portate, con una certa difficoltà, per cui farò in modo che il mio intervento sia il più snello possibile.

Le considerazioni che l'onorevole Presidente della Giunta ha reso all'Aula sono del tutto condivisibili; lo hanno già rilevato la quasi totalità della stampa e molti consiglieri di opposizione, oltre agli esponenti della maggioranza, che lo debbono fare per ragioni d'ufficio. La difficoltà consiste, Presidente, nell'intervenire in un dibattito che si vuole programmatico e che invece non lo è. Non esiste un piano di interventi concreto, fattivo, fattuale, e noi che abbiamo governato negli scorsi cinque anni conosciamo le difficoltà che si incontrano nell'azione di governo.

Si governa, Presidente, con le risorse, con i denari, e i denari pubblici sono per definizione insufficienti alle molte esigenze che si presentano nell'attività di amministrazione, per non parlare dei tempi di certo più lunghi di quelli che può garantire chi - amministratore privato - opera senza quei vincoli stringenti che si presentano quando si devono spendere le pubbliche risorse. Le proposte esitate dalla Giunta subiscono un lungo e complesso iter nelle Commissioni consiliari prima di arrivare in Aula per essere discusse, emendate e infine votate. Tutto questo procedimento sacrosanto rallenta e rende difficile l'attività amministrativa, impone che si faccia un programma preciso di quello che deve essere realizzato e delle risorse che dovranno essere dedicate a ciascun intervento. Questo ancora non l'abbiamo davanti.

Non basta, signor Presidente, anche se è importante, fare riferimento a impostazioni di valori che tutti, da sinistra a destra, condividono. Il richiamo agli ultimi della società e a quelli che sono rimasti indietro noi lo facciamo da sempre, ma in che modo lei, insieme alla sua maggioranza, voglia aiutare concretamente le classi più bisognose della società sarda a noi ora sfugge. Così come l'ambiente come valore fondante e il lavoro come fondamento della realizzazione del singolo sono valori costituzionalmente tutelati; il rifarsi alla più stretta collegialità della vita istituzionale, alla modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali dell'Isola, il suggestivo richiamo al mantenimento della nostra identità in un mondo che si globalizza e cambia a velocità in progressione geometrica sono tutti punti di riferimento che costituiscono il patrimonio ideale e comune di una società come la nostra e che non valgono a porre una differenza tra una visione di centrosinistra e una visione di centrodestra. Non so come i colleghi della sinistra, se potessero parlare liberamente, accoglierebbero il richiamo liberale di papa Montini e di don Primo Mazzolari, ma di certo non faccio scoperte clamorose se riferisco che si tratta di valori che sono i beni paterni, se mi consente l'espressione, Presidente, del centrodestra in Italia.

Per non parlare delle molte contraddizioni insite nei suoi proponimenti, i riferimenti valoriali e culturali da una parte e i primi atti che hanno contraddistinto la sua azione di governo. Questi sono fatti, fatti tangibili. Mi rifaccio, presidente Soru, a un suo intervento pubblico, in cui ha esposto la sua visione di pianificazione paesistica, a cui non ha fatto cenno invece nelle dichiarazioni rese in Aula. Nella scorsa legislatura noi abbiamo avanzato una proposta, condivisa dalla destra e dalla sinistra e soprattutto da tutti gli amministratori degli enti locali, che non è andata avanti. Aspettiamo e saremo qui per discutere una proposta vostra che coinvolga in una materia così importante l'intera Sardegna, ma che non sia un atto di una Giunta che, per quanto autorevole e certamente autorizzata a farlo, cala sulla testa di tutti i sardi.

Noi crediamo anche che sul rapporto col Consiglio regionale, che lei ha dichiarato di voler improntare al massimo rispetto, ci sia qualcosa da dire. Intanto in Consiglio regionale esistono una maggioranza e una opposizione; gli elettori ci hanno chiamato a svolgere ruoli diversi e siamo titolari di funzioni profondamente diverse, non riassumibili nella forma: voi governate e noi guardiamo. Al contrario, alle opposizioni vanno riconosciute quelle guarentigie che lo Statuto di autonomia, la Costituzione e il Regolamento interno riconoscono loro. Il che vuol dire che noi dobbiamo avere contezza dei vostri atti di governo.

Io le chiedo, Presidente, se ha il coraggio politico di impegnarsi a presentare alle opposizioni gli atti di Giunta in tempo utile per consentire una valutazione congrua degli stessi. Oppure debbo ripetere quanto hanno già detto i miei colleghi, cioè che si vuole procedere - questa è la contraddizione - come con la spiacevolissima vicenda della delibera fantasma sull'informatizzazione: esiste, è stata adottata, che contenuto ha? Perché delle due l'una: o la delibera non ha contenuto dispositivo (noi abbiamo presentato una mozione in merito), ma espone solo considerazioni di metodo e quindi non esiste come strumento amministrativo, oppure ha un contenuto che rispecchia le dichiarazioni da lei rese alla stampa. In questo caso l'assessore Dadea è stato privato di competenze che gli attribuisce la legge. Questa è la domanda: non si fida di un uomo di questa esperienza, pensa che potrebbe coprire eventuali irregolarità nel caso le scoprisse, oppure pensa che non sia in grado di verificarle? Oppure ancora lei pensa di essere maggiormente esperto in materia di bandi sull'informatica, visto che oltre ad essere il signor Nessuno, è anche e ancora il presidente di Tiscali? E' una vicenda, Presidente - me lo lasci dire - talmente pasticciata che qualsiasi lettura risulta pericolosa per lei e indica una vistosa scivolata. Noi crediamo che sia in grado di rimediare e di dirci come stanno le cose in questo campo.

Sempre per parlare del rapporto che intende instaurare col Consiglio, vorrei porre poche domande. Come il Regolamento interno dispone non si possono costituire Gruppi politici con un numero di consiglieri inferiore a cinque, quando siano stati eletti in liste non presenti in tutte le circoscrizioni provinciali. Quindi questo corretto rapporto col Consiglio deve partire da qua. Per non parlare poi delle Commissioni consiliari, della cui costituzione siamo ancora in attesa; non si è trovato un accordo evidentemente sulle persone a cui attribuire le presidenze. Presidente Soru, lei sostiene di non aver mai letto il manuale Cancelli; noi pensiamo che lo conosca benissimo e vogliamo sapere quando saranno costituite le Commissioni.

Non me ne voglia il presidente Spissu, ma la vicenda del giuramento, purtroppo, a nostro avviso non è stata ancora chiarita. Quindi chiediamo se è vero (ed è vero, abbiamo assistito anche noi) che il Presidente della Regione ha impedito ad alcuni Assessori di prestare giuramento davanti al Consiglio, oppure se si è scelta la legge nazionale piuttosto che lo Statuto regionale. Di questo purtroppo noi ci sentiamo scippati e chiediamo un giudizio ancora una volta all'illuminato Presidente del Consiglio.

Ma andiamo avanti. Lei, Presidente, difende l'identità dei sardi, richiama l'esportazione dei cervelli e poi li importa. Noi abbiamo presentato, oggi, un'interpellanza sulla vicenda di cui hanno già parlato abbondantemente il collega Capelli e un esponente del Partito Sardo d'Azione precedentemente, che chiede come mai, dopo gli atti di indirizzo che vanno al di là dei criteri di economicità e di razionalizzazione che si vogliono imporre ancora prima di partire addirittura, si scippa Sassari di un centro sanitario così importante e si elegge Torino - e dirò il perché - capitale dei trapianti in Sardegna. Si elegge Torino perché, a quanto risulta (e la nostra interpellanza lo chiarirà), l'Azienda ospedaliera Brotzu, d'accordo chiaramente col neo Assessore della sanità, la professoressa Dirindin, ha stipulato una convenzione che consente di importare chirurghi, anestesisti, infermieri, ai quali si permette di viaggiare in aereo privato e in elicottero da Torino a Cagliari. Questa è la convenzione stipulata dall'Azienda ospedaliera Brotzu nei giorni scorsi.

Noi chiediamo se questi criteri di economicità, che dovrebbero stare alla base di un'attenta amministrazione, secondo i proponimenti del nuovo Assessore della sanità, per caso torinese, corrispondano a quanto lei, Presidente, intende realizzare nel campo dell'assistenza sanitaria. Per adesso stiamo assistendo a uno scippo ai danni di un territorio già abbastanza penalizzato sotto tutti i profili.

Concludo, con un'altra annotazione che mi preme fare: il suo discorso distensivo di ieri si scontra con quanto si riferisce in giro (mi auguro che non sia vero) circa un clima di terrore che ormai aleggia negli uffici pubblici, dove qualche impiegato viene interrogato di prima mattina, qualche altro viene mandato via dall'amministrazione, qualche linea telefonica viene deviata presso la Presidenza. Se non è vero lei mi smentirà. Non è un sistema che noi condividiamo, né nella sostanza dei casi particolari, né nella cultura settaria, dogmatica, illiberale dirigistica e fanatica che lo ispira. Una cultura, Presidente, che è l'esatto contrario del richiamo al governo umile, del rispetto dell'amministrazione regionale e del Consiglio regionale da lei fatto ieri. L'opposto speculare. Presidente, è una cultura che l'onorevole Cugini ha rappresentato nel suo intervento di questa mattina in maniera perfetta e di questo lo ringrazio. Ha mostrato a tutti il vero volto della coalizione che si chiama Insieme per slogan, ma che invece vuole dividere, epurare e creare le liste di proscrizione, così come ha detto stamattina l'autorevolissimo onorevole Cugini.

Noi, Presidente, ci opponiamo a questa cultura, perché liberali, vocati all'umiltà, rispettosi dei deboli, ossequiosi delle istituzioni e delle prerogative di ciascuno lo siamo realmente e non per proclami, che ormai hanno stancato chi le parla ma soprattutto i sardi.

Per concludere, Presidente, con l'Edipo a Colono non sono mai andato d'accordo al liceo, però, come lei mi insegna, Nessuno sta per Odisseo, e Odisseo era colui che accecò Polifemo e fuggì aggrappato a una pecora, per fortuna non infetta da blue tongue. Noi abbiamo due occhi e sappia che non abbiamo intenzione di farci accecare!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Milia.

CUGINI (D.S.). Io non ho chiesto di dimettere il presidente della A.S.L.. Ha sbagliato il collega, me ne sono dimenticato.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, non ha chiesto la parola e non può parlare.

(Interruzione)

E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, io penso che l'intervento del collega Milia confermi lo stato di salute del centrodestra dopo le elezioni. Mi sembra che la diagnosi sia quella di un grave stato di shock e di confusione postelettorale, perché è evidente in questi interventi il tentativo di stabilizzare in qualche modo i propri assetti, la propria posizione, di capire dove si è finiti. E' finita una fase, sono finiti cinque anni di mal governo, è finita una legislatura terribile iniziata con le compravendite e che si è trascinata attraverso tre governi regionali, uno peggiore dell'altro, i cui segni profondi sulla pelle dei sardi rimarranno per molto tempo e molto dovremo fare per ricollegare i sardi alle istituzioni e per consentire di rialzare la testa a tutti quei sardi, dirigenti e non dirigenti, semplici cittadini, che cinque anni fa avevano votato per voi credendo nella novità e con una speranza che è stata delusa profondamente.

Allora c'è, mi pare, una confusione evidente in tutto, tanto da rifarsi addirittura alla profondità del pensiero di coloro che dovrebbero essere gli ispiratori del pensiero di centrodestra e di centrosinistra. Noi certo abbiamo don Mazzolari, abbiamo don Milani, che sosteneva la necessità che le classi fossero composte di bambini ricchi e di bambini poveri insieme, perché altrimenti i bambini ricchi non avrebbero capito come era fatto il mondo. Non la scuola che voi avete in testa, dove i ricchi hanno la scuola per ricchi e i poveri quella statale. Voi avete don Baget Bozzo, al massimo, tra i vostri pensatori.

Allora iniziamo a fare un po' di chiarezza su queste cose e cerchiamo di non appropriarci di valori, di persone e di esperienze vitali che non sono patrimonio di tutti, ovvero non si possono prendere come patrimonio di un partito se poi si fa parte di una coalizione che nella pratica segue tutt'altra direzione, difende tutt'altri interessi. Questo sì che è offensivo e ci vuole davvero la coscienza a posto per fare affermazioni come quelle che ho sentito stamattina in particolare da parte di alcuni esponenti, perché per parlare di abusi e di irregolarità, di scorrettezza e di conflitto di interessi bisogna avere la coscienza a posto, e voi non ce l'avete. Non potete atterrare qui come se per cinque anni non aveste governato voi in quelle condizioni; cinque anni di nepotismo, di familismo e qualcos'altro anche! Dopo il caso SFIRS, ad urne ancora aperte, dopo ciò che è successo ai vertici di alcuni enti e di alcune AA.SS.LL. in particolare (siamo noi che abbiamo chiesto le dimissioni del manager dell'A.S.L. di Sassari, ma anche dei manager di altre AA.SS.LL.), in altri enti si continuano a pagare conti preelettorali con assunzioni, concorsi, trasferimenti o promozioni. E qui sì che siamo ancora in ritardo. Ci vuole faccia tosta oppure ingenuità che non si può accettare neanche in un consiglio comunale, figuriamoci in un'Aula parlamentare come questa!

Oggi partiamo con una differenza di clima: cinque anni fa, in questo stesso periodo, voi tentavate di comprare consiglieri regionali del centrosinistra; dopo tre mesi siete riusciti nell'intento e avete fatto nascere una sorta di Giunta che poi ha trascinato e fatto rotolare il vostro Governo, o quello che era, sino al risultato di questi anni. Io ho apprezzato sinceramente le dichiarazioni del presidente Soru, perché in quest'Aula nei cinque anni della scorsa legislatura si è spesso sentito parlare con lingua doppia chi governava: una cosa si diceva ai cittadini, un'altra cosa in quest'Aula. Ieri si è parlata una lingua sola, la stessa lingua con la quale si è parlato ai sardi. Il presidente Soru ieri ha parlato delle cose da fare e delle questioni prioritarie e ha anche detto quali sono le stelle polari che ci devono guidare. Ha parlato con sincerità e io sono convinto che egli crede in quello che ha detto. Penso che il Presidente sia un sardo che crede nell'autonomia della sua terra, una terra libera, antica e anche nuova, e in un'autonomia unita all'innovazione, al nuovo declinabile al futuro. Ha parlato come i sardi che ci hanno e gli hanno dato voce in questo momento. Ha parlato di valori, è vero, e non di obiettivi e dei danari che servono per raggiungerli.

Badate, il patrimonio che più è stato disperso in questi cinque anni è quello della fiducia e della speranza e la fiducia e la speranza non si riconquistano soltanto con atti formalmente corretti o con azioni di governo precise, ma anche restituendo una stella polare fatta di valori che poi devono essere rispettati. Ma quella che si è evidenziata in questi cinque anni è la distanza tra valori e atti; i valori che in quest'Aula, per cinque anni, voi avete proposto oggi sono lontani da quelli a cui si ispira la nostra gente, ecco perché bisogna ripartire dai valori. E anche in economia i valori sono importanti, perché il 70 per cento del lavoro che ognuno di noi fa è convinzione e motivazione. E allora è dai valori che bisogna partire, anche per ridare motivazioni non solo ai sardi in generale, ma alla macchina regionale, a questo Consiglio, a tutti coloro che hanno creduto in questa coalizione, a quelli che hanno scelto noi e non voi, perché con voi l'economia si è fermata, con voi la povertà è aumentata, con voi le disuguaglianze sono diventate più profonde, con voi la dignità e anche la libertà sono state messe a dura prova. La dignità e la libertà!

Solo qualche settimana fa, non sto parlando di due anni fa, colleghi del centrodestra, pensateci, negli Assessorati da voi diretti si entrava, si faceva la fila e per poter essere ricevuti dall'Assessore (non da tutti, alcuni Assessori si sono distinti per aver assunto un atteggiamento diverso) occorreva essere in possesso di una tessera uguale alla sua. Questo equivaleva a una perdita di dignità per coloro che erano stati eletti sindaci, per coloro che facevano gli amministratori degli enti locali, per coloro che erano stati eletti a rappresentare la gente.

Allora il nostro parlare è chiaro, parte dai valori, viene dal consenso elettorale, un consenso ampio, che voi non potete mettere in discussione, perché il risultato del voto è indiscutibile; un consenso dato a un legame originato da una comune cultura e da una visione condivisa; un consenso di elettori anche diversi, che si sono affidati a una prospettiva di libertà e solidarietà, ma anche di giustizia. Il giudizio degli elettori è stato anche netto e indiscutibile sull'operato del vostro Governo in questi cinque anni, ed è un giudizio negativo, che ha portato a un ricambio profondo in Consiglio, anche della classe dirigente, e di questo dobbiamo tenere conto tutti, perché abbiamo davanti a noi delle sfide importanti. A questo Consiglio è mancata la capacità, al di là della distinzione tra maggioranza e minoranza, di rappresentare gli interessi diffusi, soprattutto quelli deboli, quelli che hanno bisogno di un potere chiaro, visibile, regolato, conosciuto, perché gli interessi forti, visibili o invisibili che siano, si autorappresentano e non hanno bisogno di un Consiglio regionale. Quello espresso dagli elettori è dunque un giudizio anche sul Governo regionale, oltre che sul Consiglio.

Questa distinzione è resa obbligatoria anche dal lavoro che abbiamo davanti. Noi abbiamo chiesto al Presidente della Regione, che ne ha il potere per legge, di operare alla guida, al governo dell'Isola, perché a lui sono legati il progetto e il destino di questa maggioranza a cui i sardi hanno dato fiducia e affidato le loro speranze. E infatti il Presidente ha presentato un programma scelto prima di tutto dagli elettori. Badate, si può discutere per rendere operativo questo programma, per stabilire delle priorità, ma è il programma scelto dalla maggioranza degli elettori. Questo non vuol dire che sia perfetto, significa che rappresenta la maggior parte dell'elettorato e deve essere realizzato, rappresentando tutti gli interessi più deboli, anche quelli che magari sinora non siamo riusciti a rappresentare. E' stato scelto dagli elettori e il Governo, con la maggioranza che lo sostiene, deve realizzarlo, esplorando la novità del nuovo assetto istituzionale, presidenziale ma bipolare. Sulle grandi questioni occorre cercare il consenso di tutto il Consiglio, pur nella distinzione chiara tra maggioranza e minoranza, perché il Consiglio non è un insieme omogeneo, soprattutto quando si tratta di dare indirizzi politici al Governo.

Ma accanto alle sfide del Governo abbiamo una sfida che è comune a tutti, come classe dirigente, come Consiglio. Il Consiglio, il parlamento regionale, deve raccogliere una sfida che vale quanto quella del Governo, questo è il mio pensiero. Servono regole che sollevino il profilo delle istituzioni che nei cinque anni passati, ma forse anche con una responsabilità precedente, è declinato. Servono riforme che innovino la funzione della Regione, la preparino alle nuove sfide e non tendano ad affossarne l'autonomia, come è successo nella Commissione affari istituzionali della Camera avantieri, perché l'autonomia non è casuale, è un patrimonio che viene da una lotta condotta dai nostri padri prima di noi, e tutto ciò che si ottiene attraverso una lotta ha valore al di là di quello che è risultato del momento e al di là del valore che noi stessi gli attribuiamo, perché comunque è un patrimonio del futuro e non soltanto nostro.

Perdere l'autonomia per mano parlamentare assassina o per uno scambio concordato con Umberto Bossi penso che non sia dignitoso per tutto il Consiglio, perché l'autonomia della Regione la dobbiamo ai nostri figli e a tutti quelli che verranno dopo di noi. Una delle sfide che ci attendono è anche quella di determinare la funzione di un'assemblea legislativa moderna, sapendo che la rappresentanza muta non solo dentro l'arena della politica, attraverso movimenti, associazioni e forme diverse di rappresentanza, ma anche nelle istituzioni, perché accanto ai ruoli del Governo e del Parlamento regionali c'è un nuovo ruolo - e questa è la sfida dei prossimi mesi - quello del Consiglio delle autonomie locali. C'è una tripolarità sulla quale si regge la modernità delle nuove istituzioni, che non è solo tale perché è nuova, ma perché veste con una struttura la sussidiarietà, la concertazione e le modalità con le quali vogliamo dare voce concreta alle autonomie locali. Allora magari non sarà questo Consiglio a discutere la prossima finanziaria regionale, forse lo farà il Consiglio delle autonomie locali. Se è questa la sussidiarietà, la si veste così, con questi strumenti. E la presenza del Consiglio delle autonomie dà un ruolo più alto e diverso al Consiglio regionale che deve raccogliere le sfide che anche qui oggi sono state citate. E' in gioco l'attuazione della sussidiarietà verticale, come nel funzionamento del CREL (Consiglio regionale dell'economia e del lavoro) è in gioco l'attuazione della sussidiarietà orizzontale.

La sfida è quella di una stagione costituente vera, che impegni prima di tutto il Consiglio, tenendo conto anche delle critiche che sono state mosse alla scorsa legislatura, soprattutto quella di essere autoreferenziale in quanto non propenso ad aprirsi all'esterno. Il fatto che sia rinnovato al 50 per cento oggi non esime il Consiglio regionale dal raccogliere la sfida di una stagione costituente che tenga in considerazione anche le istanze, le riflessioni e le elaborazioni che provengono dall'esterno. E deve raccogliere la sfida della stagione costituente accompagnandola con una stagione di risanamento finanziario (le casse della Regione sono in condizioni disastrose) e di rilancio insieme.

Sembra un'impresa impossibile, forse vale l'impresa dell'euro del 1998, quella sulla quale il Governo dell'Ulivo ha costruito in qualche modo il futuro dell'Italia. Questa è la sfida che questa stagione politica ha di fronte. E la sfida del Governo attiene al Presidente della Regione e alla sua maggioranza, che hanno condiviso i valori che guidano la missione che si sono affidati, definendo insieme una nuova visione della Sardegna. Qualcuno si è domandato: "Come sarà la Sardegna tra vent'anni?" Io dico che partiamo da una condizione molto difficile dovuta a cinque anni di stasi, e in molti casi di arretramento, e abbiamo anche alcuni limiti: una legislazione vecchia di almeno cinque anni, se non di più, nessuna legge approvata nella scorsa legislatura che sia funzionante, bilanci pieni di aree oscure e una costante condizione di assenza di chiarezza, con una spesa ormai fuori controllo e una programmazione della spesa regionale e di quella dei fondi POR inattuata e inattuabile.

Noi dobbiamo fare anche attenzione a non disperdere, per troppa fretta o per troppa prudenza, con scelte non corrispondenti alla grande sfida che abbiamo davanti, il consenso che gli elettori ci hanno attribuito. Abbiamo anche una sfida nella sfida, che è quella di ridare fiducia ai cittadini, per questo bisogna stare attenti a cosa sta succedendo negli enti e nelle AA.SS.LL. in questo momento. Occorre rimettere in moto il sistema produttivo, garantire regole di trasparenza anche sul funzionamento degli enti e soprattutto occorre garantire cittadinanza a tutti anche per il futuro. Ecco, se dovessi dare un suggerimento circa le priorità, direi che, oltre al rilancio del sistema produttivo, occorre da subito, con azioni immediate da attuarsi in questo primo anno, ridare voce, struttura e forza alla cittadinanza, perché la cittadinanza garantisce libertà alle persone. Libertà! Se le persone non sono libere, anche ciò che noi costruiamo in termini economici e di sviluppo dipenderà da ciò che viene dall'esterno, non sarà un processo autonomo, un qualcosa che si sente sulla pelle e che rimane qualsiasi cambiamento avvenga. I sardi, in questi anni, sono stati meno liberi e partire dai diritti, partire dalla cittadinanza significa intervenire sul lavoro. Oggi il problema non è solo il lavoro che non c'è, è anche il fatto che spesso si acquisisce la possibilità di lavorare in condizioni di debolezza psicologica, sotto ricatto clientelare, perché non si possiedono strumenti, come giustamente è stato scritto, che consentano di stare con forza nel mercato. Questa situazione limita la libertà del lavoratore, che è consapevole del fatto che se perdesse il lavoro dopo due o anche dieci anni non avrebbe gli strumenti per riqualificarsi e cambiare attività. Noi non abbiamo ancora la legge sul collocamento e sull'orientamento, siamo in ritardo di otto anni rispetto alla legislazione nazionale. Per quanto riguarda la sanità, in Sardegna non ha ancora trovato applicazione la legge 328, e questa è una delle priorità da affrontare subito.

Il piano sanitario regionale: aver fatto scelte che sono distanti in qualche modo da una visione generale della condizione di salute della popolazione, le nuove emergenze della salute, il fatto che la popolazione sarda stia invecchiando e abbia tendenzialmente bisogno di altre modalità di approccio all'assistenza, tutto ciò significa che occorre sin d'ora fare una programmazione per i prossimi quattro anni, perché saranno fasi difficili quelle che seguiranno all'attuazione di ciò che noi decideremo adesso.

Le scuole e l'università: l'università sarda è vecchissima, la classe docente della nostra università è vecchia e servono interventi rapidi sotto questo aspetto, perché è lì che si crea la classe dirigente, non solo nelle fasce intermedie. Noi abbiamo un problema aggiuntivo rispetto a questo, un problema sul quale dobbiamo costruire un diritto primario, che è il diritto di nascere, perché questa regione è la più vecchia d'Italia, è la più vecchia d'Europa, è la più vecchia del mondo e tra vent'anni, sì, forse sarà migliorato il turismo, l'economia e tutto quel che vogliamo, ma la percentuale degli anziani sarà doppia rispetto a quella attuale e la percentuale dei giovani si sarà dimezzata.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

(Segue LAI) Questa situazione è dovuta al fatto che questa regione ha un gravissimo problema demografico, che non è soltanto un problema di civiltà, è anche un problema legato all'economia, perché dove non ci sono mercati interni le aziende non riescono a inserirsi, dove non c'è forza lavoro le aziende non si insediano. E questo non è un problema che si risolve in una prospettiva di cinque anni; se lo si affronta adesso se ne vedranno gli effetti tra vent'anni. Questo è il problema dei problemi, vorrei dire, un problema strutturale, un problema che si può invertire, perché ci sono esperienze in tal senso che lo testimoniano, ma bisogna metterlo all'ordine del giorno con determinazione.

Concludo dicendo che sono convinto che questa maggioranza possa raccogliere la sfida di governo, perché ha un consenso ampio e può vincere se riesce a mantenere un consenso convinto e una scelta di priorità che allontani ogni dubbio, ogni ombra, ogni possibilità di discutere di altro piuttosto che di ciò che c'è da fare. Sono anche convinto che la stagione delle riforme consiliari sia a un bivio fondamentale. Le riforme che oggi dobbiamo fare sono le riforme che non sono state fatte nei cinque anni della scorsa legislatura e non avremo altre occasioni in futuro per realizzarle; sono riforme che richiedono davvero la capacità e l'intelligenza da parte nostra, come maggioranza, di comprendere che le regole le dobbiamo stabilire tutti insieme. Dai discorsi che sono stati fatti, al di là di quello che è il gioco delle parti, il ruolo di chi deve criticare, di chi deve sostenere, di chi deve valorizzare e di chi invece vuole depauperare, è emerso che tutti noi siamo coscienti del fatto che le riforme le dobbiamo fare adesso, nella prima parte della legislatura, e non rimandarle all'ultimo anno, che la stagione costituente davvero deve essere avviata nella prima fase, compresa la struttura di ciò che costruisce il consenso, lo valorizza e lo traduce poi in rappresentanza, e per far questo dobbiamo essere privi di pregiudizi e liberi da condizionamenti, sapendo che quello che facciamo in questa fase non è un patrimonio soltanto nostro, ma è patrimonio di un Consiglio regionale che voglia essere classe dirigente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signora Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, io credo che un dibattito che si basa su un presupposto sbagliato produca ragionamenti sbagliati e quindi mi permetto di segnalare ai colleghi della opposizione, che hanno basato alcuni importanti interventi di stasera sulla presunta insufficienza delle dichiarazioni rese dal Presidente in Aula e del testo scritto che è stato consegnato, che quel testo, essendo stato consegnato prima ai sardi, che l'hanno poi consegnato a una maggioranza di governo, per noi non è modificabile di una virgola.

Non dovete ritenere le affermazioni e le valutazioni politiche che vi avete letto offensive, perché si tratta di affermazioni e giudizi che hanno ricevuto una sanzione popolare; dovete ritenere quel testo, quel programma e quelle linee di indirizzo del Governo della Sardegna come le tavole a cui questa maggioranza si ispirerà. Per cui non capisco alcune accentuazioni direi quasi livorose rispetto a letture incrociate, ad affermazioni viste con un eccesso di scandalo, che a mio avviso sottintendono un'ipocrisia piuttosto che uno scandalo vero.

Io ritengo, signor Presidente, che la sua relazione, che è riepilogativa del senso dell'impegno politico suo, della sua Giunta e della maggioranza per i prossimi cinque anni, abbia illustrato esaurientemente quali responsabilità ci spettano in questa legislatura. Il suo è stato un buon tentativo e un buon esito di sintesi politica di quello che è avvenuto nel periodo precedente le elezioni, che è stato cristallizzato nel programma e che è stato sanzionato positivamente dai sardi. Quindi la sintesi politica è una maggioranza che mette insieme valori saldamente riformisti, che mette insieme culture diverse, ma le fonde senza contraddizioni; un tentativo che il centrosinistra fa in Sardegna come laboratorio politico di cose interessanti e positive per tutto il Paese, che si stanno iniziando a fare anche in altre realtà nazionali.

Per cui l'apprezzamento del Gruppo La Margherita e dei colleghi del centrosinistra è pieno su quel programma; è pieno sul senso che lei ha dato agli indirizzi di collaborazione, di rispetto, di interlocuzione, di dialettica fra tutte le istituzioni della Regione. E il suggerimento che ci permettiamo di dare, anche durante questo dibattito, è che quel programma sia portato fino in fondo, senza titubanze, ascoltando le diverse opinioni, ma senza titubanze. E' l'impegno che abbiamo avuto confermato e rafforzato da un consenso dei sardi che veramente ci hanno chiesto un'opera di innovazione, di riforma, di disincrostazione, un tentativo quasi di dimenticare quello che andava dimenticato della cattiva prova che la politica ha dato negli anni precedenti.

Non sono per cultura uno di quelli che dicono che tutto ciò che è stato fatto in passato è negativo, non credo che da questa parte ci sia chi sostiene questa tesi, però, mi creda, siamo come quelli che nella parabola evangelica, avendo posto mano all'aratro, non devono guardarsi indietro, ma devono lasciare che i morti seppelliscano i loro morti. La nostra linea è quella di realizzare le cose che abbiamo promesso ai sardi e non sono promesse buttate al vento.

Io speravo che in apertura di questo dibattito l'opposizione, dopo aver ascoltato il suo intervento, dicesse che si poteva aprire una fase nuova dell'autonomia sarda, perché io sono certo, li ho ascoltati privatamente e pubblicamente, che nemmeno i colleghi del centrodestra sono persuasi che la politica abbia dato il meglio di se stessa nella scorsa legislatura. Gli accenti critici non si sono tenuti nascosti; i motivi di disaccordo quasi strutturale rispetto a scelte importanti delle Giunte che si sono succedute hanno generato, direi, momenti di discussione e di autoanalisi pubblica. E avevo una speranza, che l'opposizione ci dicesse, in apertura, che vuole iniziare una fase completamente nuova. Per esempio dicendo: "Non c'entriamo niente con gli ultimi giorni della Giunta Masala, con la vergognosa opera di accaparramento e collocazione in ruoli importanti, emanazione diretta del Governo regionale". All'onorevole Capelli, il quale ha sottolineato che è educato bussare prima di entrare, voglio dire che qui le porte sono state sfondate a calci, con un sistema che, mi permetta, non appartiene alla tradizione democratico-cristiana; non c'entra niente quella tradizione con quello che è stato fatto. Avendo fatto un'esperienza al servizio di un Governo nazionale, vorrei marcare una differenza: il Governo Amato impose a tutti i ministri, tre mesi prima delle elezioni, non durante la campagna elettorale o a campagna elettorale avvenuta, di non toccare nulla della struttura dello Stato, di non operare nomine, di non cambiare i consigli di amministrazione, perché bisognava rispettosamente affrontare il responso delle elezioni. E quel Governo, seppure in carica, con un atteggiamento di self restraint, autolimitava così i suoi poteri. Qui è avvenuta una cosa molto diversa e molto più brutta.

E che dire poi delle affermazioni, rispetto a quel programma approvato dai sardi, secondo cui vi sarebbe una contraddizione tra operare per avere prima possibile un piano sanitario regionale e il rispetto delle linee di indirizzo del piano sanitario nazionale? Ma non sappiamo forse che gli atti di programmazione nazionale vanno rispettati? E quindi poteva una coalizione che si candidava al Governo dire: "Faremo carta straccia del programma sanitario nazionale", qualificandosi come una coalizione che non si candidava al governo, ma si candidava alla chiacchiera e all'incompetenza? E poi sull'applicazione della riforma Bersani, saranno pure state scritte quattro righe, ma c'è il succo del potere dato veramente alle Regioni e alle autonomie locali di stabilire la giusta collocazione, direi, tra la libertà dell'economia e la programmazione economica dei territori.

Poiché nella legislatura 1999-2004 il Consiglio regionale non è riuscito ad approvare la legge sul commercio regionale, il Governo di centrosinistra ha esercitato il potere sostitutivo commissariando la Regione, lo voglio ricordare, ma voglio anche ricordare che il senso di quel commissariamento - il commissario fu individuato nell'Assessore regionale del turismo pro tempore - fu sempre quello del massimo rispetto dell'autonomia regionale. Non sono sicuro che al posto del centrosinistra avreste fatto la stessa cosa. E' quindi questa una legislatura in cui il sistema deve riprendere a funzionare.

Parlando tra gli ultimi, e concordando soprattutto con chi mi ha preceduto, dico che vi è un'essenziale funzione del bipolarismo che sta già modificando il nostro modo di operare, che sta modificando in termini di efficienza il sistema regionale. Il fatto che la Giunta abbia iniziato la propria attività dieci giorni dopo le elezioni e che noi chiudiamo l'assetto del Consiglio regionale prima dell'estate, probabilmente non consentendo all'Esecutivo di andare in ferie a causa dell'immediato lavoro di preparazione di atti per la ripresa, mi dice che il bipolarismo, onorevole Floris, sarà imperfetto, e certamente è perfettibile, ma è un sistema che risponde ai bisogni della nostra terra in modo enormemente più valido rispetto al sistema precedente. E' un sistema che ha avuto una sanzione popolare e non credo che ci sia consentito di fare alcuna riforma che torni indietro. Un sistema bipolare che consente alle forze politiche di mantenere la propria identità, unitamente al sistema elettorale che abbiamo sperimentato, anch'esso perfettibile, in virtù del quale tra Presidenza, Esecutivo e Consiglio si può realizzare il giusto equilibrio, non è liberticida. Tutte le forze importanti della Sardegna siedono in questo Consiglio regionale: chi nella coalizione di maggioranza, chi nella coalizione di opposizione, chi con diritto di tribuna. Chi è stato fuori dai poli più importanti siede in questo Consiglio con diritto di tribuna, come si fa in tutte le democrazie moderne. Non si è parlato e non si è trattato di un'applicazione liberticida di questi principi. Lasciatemi dire - lo dico a un Presidente che ha richiamato molto opportunamente alcune espressioni direi storiche e valoriali della tradizione politica a cui appartengo - che dentro quella legge che porta il nome di un senatore di Alleanza Nazionale c'è però anche molto di alcuni principi che Roberto Ruffilli, parlando di un sistema in cui il cittadino tornasse ad essere arbitro, aveva iniziato a scrivere prima che per le sue idee lo ammazzassero.

E allora la riforma della legge elettorale deve partire dal presupposto, anche contro le ostinate opinioni di alcuni di noi, che non si può togliere al popolo il potere di determinare il governo. E' questa una legislatura costituente nella quale veramente c'è un Esecutivo forte che fa l'Esecutivo e c'è un Legislativo forte che fa il Legislativo. Io non credo che questo meccanismo dialettico si possa definire in termini di contrapposizione brutale, totale, come alcuni hanno raccontato. Non è così. L'Esecutivo deve fare l'Esecutivo e vuol dire che esso si assume per intero la responsabilità gestionale e noi consiglieri regionali dobbiamo evitare il tentativo continuo, proprio del sistema precedente, di inframmetterci negli affari correnti, nella gestione, nell'amministrazione. Ma noi, Consiglio regionale, sappiamo anche che siamo, rispetto a questo, il potere supremo; sappiamo che l'esercizio corretto e forte del potere legislativo limita come e quanto vuole, col limite unico del rispetto della Costituzione, il potere amministrativo. Noi promettiamo qui di non inframmetterci nell'amministrazione; il Governo si impegna a non chiederci e a non proporci provvedimenti che gli consentano di esercitare surrettiziamente il potere legislativo, come è accaduto, per esempio, con alcune leggi che hanno poi regolarmente impantanato le amministrazioni locali. Ne cito una in particolare, la legge sul turismo, artigianato e commercio, che, prevedendo, con dispositivi estremamente sintetici, un enorme potere direttivo e regolamentare in capo alla Giunta, che poi lo ha esercitato male, ha deresponsabilizzato anche il Consiglio rispetto al funzionamento di questi settori.

Noi pensiamo anche che, a differenza dello spettacolo abbastanza indegno cui assistiamo a livello nazionale (le riforme costituzionali si fanno nelle baite di montagna!), le riforme di sistema debbano avvenire con il concorso di tutti gli schieramenti, per cui tutti coloro che hanno capacità di elaborazione facciano delle proposte da mettere in campo. Lo dico senza ironia all'opposizione: preparatevi, tirate fuori le idee, cercate di essere pronti a un confronto al quale la maggioranza e l'Esecutivo vi chiederanno di partecipare nei primissimi tempi di questa legislatura. Credo, infatti, che le riforme, quelle più importanti, debbano essere necessariamente fatte entro il 2006, altrimenti entreremo in un cono d'ombra della legislatura che sarà molto complicato gestire.

Ritengo che sia questo il compito vero di questa legislatura. Alcune di queste riforme riguardano l'essenza stessa della Regione, la sua missione. L'esercizio alto della specialità, infatti, in questa Regione si è spento nel 1992, con l'approvazione dell'ultima legge costituzionale, che dava alla Regione Sardegna la potestà legislativa primaria in materia di enti locali, che poi praticamente non è stata esercitata. Eserciteremo il ruolo costituente, come Consiglio regionale, solo se, recuperando l'idea alta dei padri dell'autonomia, riusciremo ad affermare che la Regione in Sardegna è Stato. Con la riforma del Titolo V questa affermazione è più vera che nel passato: noi siamo lo Stato, però come Stato regionale, come istituzione sovrana dell'autonomia sarda dobbiamo scegliere tra un'impostazione centralista e una posizione di federalismo interno. Molto opportuno il richiamo ai nostri enti locali, che non possono essere i terminali di una spesa, altrimenti il ruolo esercitato ieri dallo Stato patrigno verso le Regioni oggi sarebbe riproposto da una Regione matrigna nei confronti dei comuni attraverso quello che è stato chiamato il neocentralismo regionale.

Un sistema che riprende a funzionare, colleghe e colleghi, non è solo quello che fa le riforme, è anche quello che fa la politica. All'Esecutivo chiediamo un rapporto più deciso con lo Stato, nella Conferenza Stato-Regioni innanzitutto, presidente Soru, dove si fissa il contenuto dell'interesse nazionale. E, a seguito della sua elezione, nella Conferenza Stato-Regioni il centrodestra, come sappiamo, non ha più la maggioranza. Credo che la Sardegna possa svolgere quindi un duplice ruolo, quello che attiene agli interessi domestici, ma anche quello di esportazione dell'idea di autonomia regionale, di autonomismo e federalismo cooperativo.

La seconda operazione politica che soprattutto La Margherita le chiede è quella di spezzare la retorica che nei cinque anni della precedente legislatura ha raccontato la favola del "Governo amico", cioè questo duetto di posizioni per cui se a Roma c'è un Governo omologo politicamente a quello che c'è in Sardegna le cose funzionano meglio, funzionano diversamente. Io credo che questo non sia vero, abbiamo avuto tante dimostrazioni che questo non è vero. Una posizione reattiva, dinamica, non pregiudizialmente ostile, ma capace di andare a schiena dritta al confronto con il Governo, credo che porti più risultati alla Regione Sardegna di quanti ne possa portare una politica omissiva, se vogliamo dirlo con un termine elegante. Faccio l'esempio di queste ore: dopo sei mesi di cassa integrazione e la chiusura di apparati industriali che hanno coinvolto circa millecinquecento lavoratori, in seguito a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il 6 febbraio veniva finalmente comunicato alla Sardegna l'ottenimento delle tariffe agevolate nel settore delle industrie energivore. Oggi scopriamo, quindi a quasi un anno di distanza dall'esplosione della crisi, che praticamente quella soluzione è appesa a procedure totalmente indefinite nei rapporti tra il Governo centrale e l'Unione Europea, perché il Governo centrale ha evitato volutamente di affrontare i problemi in virtù del ruolo che ad esso compete nei rapporti con l'Unione Europea. Non si tratta di aiuti di Stato, né di infrazioni comunitarie; sono cose che interessano questo isolotto del Mediterraneo e quindi i sardi possono aspettare. Io credo che la Portovesme S.r.l. tra qualche giorno chiuderà nuovamente i battenti e spero non per sempre.

Vorrei rassicurare i colleghi che ci hanno dato alcune prove di giacobinismo di destra, direi, nella loro espressione consiliare. Tra l'altro con una certa impressione ho ascoltato il collega Sanjust, che ha un nome simile a quello di un grande rivoluzionario francese. Per cui, Presidente, non si cimenti nel difendersi dalle accuse che le ha rivolto con veemenza avvocatizia: anche il Saint Just del passato lo era, morì decapitato dalla rivoluzione che aveva provocato. Era quel Saint Just che, nel processo contro l'ultimo re di Francia, aveva sostenuto che un re - tradotto in termini moderni, un governatore, un presidente - non può regnare innocentemente. E questa affermazione non ha controprova. Quindi io non so a quali maestri il collega Sanjust si riferisse, non furono detti, ma affronteremo nella discussione della mozione il tema del conflitto di interessi, con lo spessore e l'importanza che esso merita.

Per concludere, invece, riferendomi all'onorevole Artizzu, che ha assimilato il Presidente al Signore degli Anelli del famoso romanzo di Tolkien, avendo il centrosinistra recentemente imparato che Tolkien non è appannaggio della cultura di estrema destra, non voglio dire fascista, mi permetto di correggere la similitudine...

ARTIZZU (A.N.). Forse non hai mai letto Tolkien!

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, per cortesia.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Ti dimostro che l'ho letto perché Renato Soru non è il personaggio che non si vede mai, a cui tu hai fatto riferimento, è semmai Frodo Baggins, l'eroe che sottrae l'anello a chi ne trae i poteri malvagi. Chi, come noi, sa che la politica è importante, ma la vita è più grande e più importante della politica, sa anche che il potere va trattato con cautela. Quell'anello, caro collega, è saldamente nelle mani di chi ha deciso il popolo e verrà trattato con la cautela e la decisione di cui egli sarà capace.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (UDC). Grazie, signora Presidente, le faccio gli auguri innanzitutto perché mi pare che sia la prima volta che su quello scranno siede una donna.

(Interruzioni)

Io ci sono da poco, sono giovane e quindi mi posso sbagliare.

Signora Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione (dal momento che non la possiamo chiamare governatore, su suggerimento peraltro), colleghe e colleghi, avrei potuto non intervenire questa sera, dopo l'esposizione del nostro vicecapogruppo, sul suo programma e sulle cose che lei ha criticato in questi ultimi tempi, a discapito del centrodestra, stando alle parole con cui apre le sue dichiarazioni programmatiche, in cui parla di sfacelo o malgoverno del centrodestra. Avrei potuto non intervenire anche perché il nostro Capogruppo domani rincarerà la dose, ma è chiaro che anche un semplice consigliere regionale come me qualcosa ha da dire e non le nascondo, signor Presidente, l'imbarazzo nell'intervenire oggi in quest'Aula per esprimere una valutazione su quelle che storicamente vengono definite dichiarazioni programmatiche.

L'imbarazzo deriva non solo dall'irrituale modalità che ne ha caratterizzato l'esposizione, ma anche dal fatto che, come ha ribadito lei stesso, Presidente, si è trattato di dichiarazioni programmatiche diverse da quelle del passato o, per meglio dire, cito testualmente, non dichiarazioni programmatiche, ma importanti comunicazioni all'Aula per conoscerci meglio e per avviare una proficua stagione di lavoro. Presidente, se questi erano i suoi obiettivi, credo che li abbia raggiunti solo parzialmente: di certo l'abbiamo conosciuta meglio, sul fatto invece che sia iniziata una proficua stagione di lavoro per la Sardegna nutro qualche perplessità. Per la verità ho avuto la sensazione, e credo che insieme a me l'abbiano avuta anche altri colleghi, che non si trattasse di importanti comunicazioni all'Aula, ma, ahinoi, di uno strascico di campagna elettorale, infarcito di slogan, citazioni e ripetizioni, non sempre inseriti in un contesto organico nel quale poter intravedere non solo la mera elencazione di problemi, ma anche il confronto con la realtà e soprattutto l'individuazione di possibili soluzioni.

Presidente Soru, con la massima attenzione ho cercato di capire, soprattutto quando ci ha avvertiti che sarebbe stato difficile capire in che modo la coalizione, che lei si onora di rappresentare e che a sua volta, ne sono certo, è onorata di essere rappresentata da lei (alcuni colleghi del centrosinistra, non più tardi di stamattina, si sono dichiarati onorati di essere rappresentati da lei), intende cambiare la Sardegna. Nelle sue comunicazioni, Presidente, a dire il vero, sono state davvero poche le parole sul modo in cui intende cambiare la Sardegna, nonostante lo slogan: "Un programma per cambiare la Sardegna".

Devo riconoscere il suo sforzo, invece, per comunicarci che la pace è stato il valore, cito ancora testualmente, forse più unificante della sua coalizione. E se ciò non fosse stato sufficiente, ci ha informati che la ricerca della pace è stato il primo grande tema sul quale vi siete confrontati. A dire il vero, presidente Soru, di quanto fosse importante la pace nella sua coalizione ne eravamo al corrente, sappiamo quanto è stato faticoso per voi il confronto tra i partiti storici di culture diverse, quelli cattolici e quelli di estrema sinistra, come li ha definiti ieri lei, e quelle che lei comunemente chiama nuove entità!

Il presidente Soru ci ha anche informati che la sua Giunta sta attivamente lavorando da quasi un mese e che sono stati compiuti atti di rilevante importanza. Mi auguro che in sede di replica il Consiglio venga informato sulla natura di questi atti di rilevante importanza. Dai dati in mio possesso, mi consta che a tutt'oggi sono stati depositati agli atti del Consiglio sette progetti di legge da parte dei Gruppi del centrodestra, mentre non ho nessuna notizia di disegni di legge presentati dalla Giunta, nonostante le proclamazioni pre e postelettorali del Presidente. E' invece noto, perché gli organi di stampa ce lo hanno comunicato, che la Giunta ha trattato il tema relativo all'e-government e all'innovazione tecnologica per sottrarlo alla competenza dell'Assessore degli affari generali. E' forse questo uno degli atti di rilevante importanza?

Sui grandi temi, presidente Soru, ho registrato semplici comunicazioni di principi, senza capire le sue linee programmatiche, pur essendo stato attento, lo ripeto, soprattutto quando ella ci riavvertiva che sarebbe stato difficile capire. Presidente Soru, mi permetto dunque di riprendere alcuni passaggi delle sue comunicazioni all'Aula con l'auspicio di riuscire ad avere una più ampia trattazione da parte sua in sede di replica. Per quanto riguarda l'ambiente, il "giardino di Dio", cito testualmente, si è limitato a dire che esso è un bene prezioso che non si può consumare, ma che deve essere conservato, tutelato, valorizzato, trasferito ai nostri figli e ai nostri nipoti, perché l'ambiente serve anche a noi, alle nostre famiglie ed è una ricchezza insostituibile. Si tratta di una dichiarazione di principio, Presidente. Forse il Presidente della Regione dovrebbe dire al Consiglio e ai sardi tutti in che modo intende conservare, tutelare e valorizzare l'ambiente in Sardegna. Veda, io sono sindaco di un piccolo comune nel cui territorio, di complessivi 1700 ettari, da quando lei si è insediato 400 ettari di terreno coltivato a grano da poveri agricoltori sono andati in fumo perché il servizio antincendio non ha funzionato. Ci indichi dunque come intende tutelare l'ambiente, come intende valorizzarlo, come intende difenderlo.

Sul fatto che il lavoro sia un diritto e un'esigenza di tutti, che non deve giungere come un regalo, che non deve essere un debito nei confronti di qualcuno, siamo d'accordo, ma quali sono le scelte politiche del suo progetto per dare una risposta concreta ai 150 mila disoccupati della nostra Isola? Qual è la sua politica per la creazione di nuovi posti di lavoro? Non credo che li voglia creare a Tiscali, altrimenti apriamo un altro capitolo.

Qual è la sua politica, il suo progetto politico, presidente Soru, per l'agricoltura? Affermare che l'agricoltura deve essere nuova perché si devono valorizzare le piccole cose, quelle di grande qualità, non basta, Presidente, non è sufficiente. E a proposito di agricoltura, caro collega Alberto Sanna, stamattina nell'ascoltare il suo discorso ho avuto l'impressione che lei fosse ancora all'opposizione, che stesse suggerendo all'Assessore assente come risolvere i problemi dell'agricoltura. Non è sufficiente, dicevo, per gli agricoltori sentir dire che occorre un grande progetto per rilanciare l'agricoltura di grande qualità potenziando il settore della trasformazione, perché la qualità sarda è fatta anche di cultura, di arte, di ambiente, di mille sapori, di mille diversità tipiche e insostituibili, frutto di un lavoro attento, paziente, caratterizzato dall'umiltà di guardare a tanti piccoli particolari, a tante piccole perle che formano una meravigliosa e irripetibile collana. E' necessario, presidente Soru, andare oltre gli slogan, validi per vendere il prodotto, ma non sostitutivi di una seria politica agricola; l'arma della fantasia - per usare una sua espressione - non è sufficiente; occorre un serio programma di più ampio respiro, non solo per l'agricoltura, ma anche per l'artigianato, l'industria, il turismo e così via dicendo. Occorre capire qual è la politica che lei intende porre in essere in vista dell'imminente uscita della Sardegna dall'Obiettivo 1 e, mi consenta, onorevole Cugini, non per difendere l'amico Mario Floris, ma due sole righe, a pagina 8, sono dedicate a questo argomento. La invito a rileggere il programma, visto che lei ha dichiarato di averlo letto, ma probabilmente non l'ha capito.

Presidente Soru, ho seguito con particolare interesse il suo ragionamento su quelle che ha definito le sfide più significative: lavoro, ambiente, sviluppo, conoscenza, internazionalizzazione della società sarda. Lei ha affermato che esiste il rischio di chiudersi in sé stessi e il profondo processo di integrazione che investe la società mondiale rischia di avere effetti negativi sulla piccola realtà sarda. L'internazionalizzazione però - ha aggiunto - è un pericolo, ma anche una grande opportunità per la Sardegna che deve guardare all'estero, fuori dai suoi confini geografici, non deve chiudersi in se stessa, ma deve puntare sulle sue risorse, sulle sue capacità. Ho apprezzato in modo particolare la parte del ragionamento che ha giustamente riconosciuto ai sardi conoscenza e intelligenza, capacità di esportare idee e capacità tecniche, pur salvaguardando la propria identità, sottolineo identità, che non è solo un valore culturale, presidente Soru, ma è anche un grande valore economico, per dirla con le sue parole. Anche in questo caso però ci troviamo di fronte a una semplice dichiarazione di principio; i fatti, Presidente, dimostrano il contrario. Quando lei ha nominato i suoi Assessori ha offeso la Sardegna e i sardi. Io lavoro nel mondo della sanità, Presidente, e mi domando, con tutto il rispetto che ho nei confronti della dottoressa Dirindin, se è mai possibile che nessun sardo avesse capacità e competenze per ricoprire il ruolo di Assessore della sanità? Lei aveva un valido esponente della sua Giunta (non è del mio partito, però è una persona che stimo) che poteva sicuramente gestire l'Assessorato della sanità, ma ha preferito emigrare, così come vorrebbe, in base alla sue dichiarazioni di ieri, che facessero i nostri giovani. Aveva l'assessore Dadea, un esperto, un tecnico competente, di lunga esperienza politica, ma ha preferito cercare altrove. Può darsi che in sede di replica ce ne spieghi i motivi. L'osservazione, a mio avviso, è senza dubbio più importante della sterile polemica sui panini imbottiti. Qui ne va della dignità e della identità - quella a cui lei accennava prima - del popolo sardo, soprattutto se, come lei dice, la nostra risorsa è quella identità che dobbiamo contrapporre alla globalizzazione. Ma se così stanno le cose, come possono essere sviluppate e protette le caratteristiche peculiari, riconoscibili proprio perché identità?

E' stato affermato da lei, Presidente, che il turismo sta cambiando, che il vecchio modello mostra i suoi limiti, ma qual è la politica turistica sulla quale confrontarci? Quali sono le linee programmatiche per combattere la dispersione scolastica, favorire i percorsi di istruzione e formazione professionale? Quali sono gli interventi per combattere lo spopolamento dei piccoli centri delle zone interne? Io queste cose nel suo programma non le ho potute leggere.

In attesa delle sue risposte, Presidente, concludo la parte del discorso sul programma richiamando la massima alla quale ha detto di ispirarsi: "Quando sarò Nessuno sarò potente". Mi permetto di invitarla a riflettere anche su un'altra massima greca che dice più o meno così: "Nessuno potrà governare se prima non avrà imparato a ubbidire".

Veda, presidente Soru, come le ho detto prima, oltre che lavorare nella sanità, sono anche sindaco di una piccola realtà e ho avuto modo di scriverle una lettera nove mesi fa, quando lei non aveva ancora ricevuto l'investitura di candidato Presidente della Regione, circa un'affermazione che lei fece. Parlando della salvaguardia dell'ambiente lei, presidente Soru, disse che non bisognava asfaltare le strade rurali. Io i chilometri di strade rurali che si trovano nel territorio del comune di cui sono sindaco li ho fatti asfaltare tutti e le posso garantire che gli agricoltori del mio comune mi hanno rinnovato per tre volte la loro fiducia come sindaco e mi hanno anche riconfermato in questo Consesso. Ciò vuol dire che io ascolto la gente, probabilmente lei non l'ascolta.

Lei dichiara oggi che è d'accordo che si costruisca oltre i due chilometri dal mare. Mi consenta, non voglio essere polemico, però, Presidente, perché ha chiesto la deroga per Sa Illetta? Non è a due chilometri dal mare e ha probabilmente arrecato danni a una delle zone migliori del cagliaritano. Lei dice che bisogna costruire a due chilometri dal mare, però sembra che in una cittadina turistica, distante cinquanta chilometri da Cagliari, abbia comprato un'azienda di circa trenta ettari, la stessa azienda a cui si riferiva il collega Artizzu. In quel caso non si è posto il problema dell'ambiente, ha sostituito alberi e quant'altro. Presidente Soru, non si può fare i populisti in pubblico e poi nel privato comportarsi in tutt'altro altro modo.

A un valido esponente della sua lista, eletto in questo Consesso, mi riferisco all'amico Chicco Porcu, dovrei chiedere a chi ha presentato le due interrogazioni a cui accennava stamattina. Dovreste infatti mettervi d'accordo, stanno distruggendo Costa Paradiso e il sindaco del comune a cui appartiene quella zona è D.S., così come chi amministra quei territori non ha niente a che vedere con il centrodestra. Non si può nemmeno criticare l'eolico quando poi 280 comuni, compresi quelli amministrati dal centrosinistra, convinti e coscienti di quello che la legge consente loro, deliberano, nei propri consigli comunali, spesso e volentieri all'unanimità, l'utilizzo dei propri territori anche per la produzione di energia eolica.

Non si può sparare a zero contro tutti, prima bisogna farsi un esame di coscienza e, come dissi anche al consigliere Cogodi nella precedente legislatura, chi è senza peccato scagli la prima pietra. La stessa frase la giro all'onorevole Cugini che su Trinità d'Agultu è molto ben informato.

Onorevole Soru, io sono dipendente di un'azienda sanitaria e ho sempre svolto con dedizione il mio lavoro. Sono anche sindaco e cacciatore (scarso, come dicono i miei amici democristiani da sempre). Lei ha dichiarato che uno dei primi atti che avrebbe adottato sarebbe stata la chiusura della caccia. E' stato riportato dalla stampa, le farò avere la relativa documentazione. Smentisca in sede di replica. Scusi, onorevole Cugini, non disturbi!

(Interruzione del consigliere Cugini)

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, coonsenta all'onorevole Cappai di fare il suo intervento. Onorevole Cappai, per cortesia, concluda perché il tempo a sua disposizione è scaduto.

CAPPAI (UDC). Grazie, Presidente, non mancherò di rispettare il tempo, anche se ci sarebbero state molte altre cose da dire.

Dicevo, Presidente Soru, che una delle sue prime enunciazioni riguardava l'intenzione di chiudere la caccia. Le faccio una domanda: se è vero che vuole chiudere la caccia, la pesca a chi la lascia? Onorevole Lai, non si può lanciare la pietra e nascondere la mano! Vorrei ricordarle - poiché non è in aula glielo riferirà il suo segretario regionale di partito - che nella precedente legislatura...

PRESIDENTE. Onorevole Cappai, per cortesia, concluda.

CAPPAI (UDC). Mi consenta, sono stato interrotto, Presidente, sto chiudendo. Vorrei dare una risposta all'onorevole Lai, che mi costringe a tornare indietro nel discorso. L'onorevole Lai sa bene che le porte degli Assessorati durante il governo di centrodestra erano aperte, spalancate addirittura, e gliene posso citare alcuni: l'Assessorato dello sport, l'Assessorato del lavoro e formazione professionale, l'Assessorato della sanità, l'Assessorato dei lavori pubblici e - perché no? - anche l'Assessorato che frequentavo io, quello dell'agricoltura. Avrà constato che mai nessun Assessore gli ha chiesto la tessera prima di entrare, mentre a questo sindaco dal 1995 al 2000 la tessera veniva chiesta. E sfido tutti quelli del centrosinistra che siedono qua dentro a verificare quante lire sono state date al mio comune. Allora sì che ci voleva la tessera!

FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.). E non dire fesserie!

CAPPAI (UDC). Io mi vergognerei di dire questo, proprio tu sei stato uno di quelli che ha negato il finanziamento per la Casa dell'anziano. La chiudiamo così, Paolo, la chiudiamo così! Vi posso dimostrare che in cinque anni non ho ottenuto alcun finanziamento. Allora sì ci volevano le tessere!

Presidente Soru, prenda atto anche di questo. Io sono abituato ad amministrare senza chiedere la tessera; mi votano bianchi, rossi, neri e verdi e devo tutelarli tutti. Così mi ha insegnato mio padre, così mi ha insegnato il mio partito. E siccome sono anche cattolico, secondo i principi del cattolicesimo a cui mi ispiro vorrei continuare a svolgere il mio mandato qui dentro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Buona sera, signora Presidentessa, signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi. Dopo questo dibattito a me pare evidente che il recente risultato elettorale, non mi riferisco solamente a quello regionale, ma anche a quello amministrativo in campo nazionale, abbia lasciato davvero il segno, perché il dibattito e gli interventi compiuti dal centrodestra stanno lì veramente a dimostrarlo. Chissà cosa succederà fra due anni o forse, ce lo auguriamo, fra un anno, quando il tonfo sarà ancora più pesante, ancora più grave. Non oso immaginarlo.

Indubbiamente questo risultato elettorale, signor Presidente, è la conseguenza - e in questo modo mi collego alla prima parte del suo intervento svolto ieri - di una riappropriazione della politica da parte di una moltitudine di persone che in questi anni si erano da essa allontanate. Una riappropriazione del modo di fare politica intesa come partecipazione, come impegno, come volontariato, lei ha detto; posso accettare anche questo concetto, ma un impegno politico che ha risvegliato la voglia di essere comunque protagonisti del proprio futuro. Lei, sicuramente, in questi ultimi due o tre anni ha visto, ha percepito, ha sentito migliaia e migliaia di cittadini che sono scesi in piazza, in tutte le città del mondo, per opporsi a questa maledetta guerra in Iraq. Lei ha parlato di pace, ha fatto bene. Questa guerra è diventata, nell'era appunto della globalizzazione liberista, la chiamo così, signor Presidente, strumento ordinario del fare politica, tant'è vero che le superpotenze utilizzano la guerra come appendice appunto della politica precedente. Ma c'è un risveglio del protagonismo nel fare politica, è un risveglio che è lontano da opportunismi, ambizioni e interessi personali. Questa moltitudine è scesa in piazza proprio perché pensa - spero che continuerà a pensarlo - che solo in questo modo sia possibile cambiare la società, costruire un mondo diverso.

Signor Presidente, quando lei ha parlato di comportamento politico credibile si riferiva all'etica politica, che manca, è vero. Noi di Rifondazione Comunista - me ne posso vantare - siamo orgogliosi del fatto che il nostro modo di fare politica è un modo quotidiano, è un nostro stile di vita, è un modo di partecipare alle contraddizioni di questa società individuando percorsi per cercare non dico di risolvere tutti i problemi, ma in qualche modo di attenuarli. Abbiamo una giovanissima eletta qui, Paola Lanzi, ha 28 anni ed è una studentessa universitaria, e non credo che lei sia scesa in piazza, magari distribuendo un volantino o improvvisando un comizio volante con il megafono (sì, ancora col megafono!), semplicemente perché aveva degli interessi particolari, degli interessi di parte da difendere. Noi rivendichiamo il fatto che facciamo politica per una parte della società, quella degli ultimi, come ripetutamente è stato detto qua da una parte politica; gli ultimi, appunto, che oggi sono abbandonati, gli ultimi che sono praticamente privati perfino dell'acqua da bere. Anche l'acqua sta per diventare merce, signor Presidente. Però io ho apprezzato questo passaggio e credo che possa essere comunque più in là, lo vedremo in altre riunioni, sviluppato in maniera più interessante, non siamo dei professionisti della politica.

Ho condiviso anche, signor Presidente, quella parte del suo intervento riguardante l'elemento identitario, che lei ha descritto molto bene, secondo me, della società sarda. Un elemento identitario non ristretto, non chiuso, non recintato, perché la globalizzazione ci fa correre anche questo rischio e qualcuno ci sta pure cascando, sta costruendo intorno a sé dei recinti, si sta imprigionando in uno spazio molto ristretto, che porterebbe praticamente alla morte di questa bella esperienza che si sta sviluppando da un paio d'anni a questa parte.

Sulla globalizzazione che dire? Dobbiamo dare un giudizio positivo o un giudizio negativo? Oggi come oggi, per quanto mi riguarda, i risultati di questa forma economica, definita da qualcuno iperliberista, mi pare che non siano assolutamente soddisfacenti. C'è il mercato dei mercati, le merci viaggiano, le persone no; le persone rimangono ferme, viaggiano le merci al punto tale che oggi vengono rimessi in discussione (faccio un esempio banale, ma chiaro per farmi capire) contratti sindacali stipulati parecchi anni fa. Mi riferisco, ad esempio, alle 35 ore settimanali previste in Francia e in Germania.

Questa globalizzazione, che è portatrice dell'elemento della delocalizzazione, sta facendo fallire le conquiste sindacali dei metalmeccanici francesi e tedeschi. Perché? Perché la delocalizzazione abbassa il potere dei sindacati in fase di trattativa e quindi del mondo del lavoro. E' chiaro infatti che il settore della metallurgia tedesca dirà ai suoi lavoratori che se non si ripristinano le 42 ore settimanali le fabbriche saranno spostate in Romania, in Polonia o in zone asiatiche, dove il costo del lavoro è assolutamente basso, quasi inesistente. Ma questo è un metodo ricattatorio.

Perché ho fatto questo esempio? Perché oggi per risolvere problemi così importanti non è più sufficiente lo Stato, tanto meno è sufficiente la Regione, forse non è sufficiente neanche l'Europa, perché questo meccanismo economico viaggia proprio seguendo la politica del ribasso. Lei sa che nelle zone più povere del mondo ci sono operai che guadagnano tre o quattro dollari alla settimana, speriamo che non si creino anche da noi situazioni di questo tipo.

Signor Presidente, sperando che il tempo mi venga in aiuto, voglio fare una riflessione su due settori estremamente importanti che lei ha inserito molto bene nel suo programma, su uno dei quali però, secondo me, bisogna assolutamente discutere, perché credo che si sia creata una grande confusione. Il primo settore è quello della pubblica istruzione, ricerca e università. Pochi ne hanno parlato in quest'Aula, mi pare solo lei e la collega Caligaris. La scuola in Sardegna vive una situazione drammatica, devastante. Lei ha seguito un percorso, durante la campagna elettorale, che l'ha portata a visitare diversi paesi del centro Sardegna, paesi che rischiano di perdere l'unico presidio civile che vi è in quelle zone, appunto il presidio scolastico. Per una becera - scusi il termine - parametrazione e utilizzazione dei numeri si rischia, nel centro Sardegna, di vedere diversi paesi privi di un presidio scolastico. Le classi e le scuole vengono accorpate, si licenziano insegnanti, gli insegnanti precari non riescono ad entrare in graduatoria proprio a causa della diminuzione delle classi. C'è, in sostanza, una situazione davvero drammatica che rischia, signor Presidente, di far diventare il centro Sardegna, diciamo così, una sorta di riserva indiana, accerchiata, imprigionata da questo serpentone di cemento che vediamo lungo la costa.

Quindi è una Sardegna a due facce: la costa, dove impera la grande industria alberghiera e turistica, e il centro Sardegna, devastato socialmente e culturalmente. Allora, se vogliamo costruire un modello di sviluppo serio, credibile, intelligente, equilibrato in quest'Isola è chiaro che bisogna ragionare sul fenomeno dello spopolamento delle zone interne, ma se manca anche la scuola provi a immaginare, Presidente, che cosa potrà accadere!

Ecco perché vi è un'alta percentuale di dispersione scolastica. Veda, la dispersione scolastica non riguarda solamente il numero dei bocciati o dei ragazzi che hanno molti debiti e pochi crediti scolastici. No, la dispersione riguarda anche il vivere quotidiano nel paese, riguarda l'insuccesso scolastico, riguarda il disagio di vivere in un mondo in cui praticamente il sapere è diventato qualcosa di secondario, tanto che oggi, signor Presidente, molti giovani pensano: "Ormai perché diplomarmi? Non serve a nulla quel pezzo di carta, preferisco trovarmi subito un lavoro, anche se precario". La scuola è secondaria, il sapere è un elemento aggiuntivo rispetto alla realtà così come viene comunemente percepita.

A me ha fatto perciò molto piacere, signor Presidente, che nelle sue dichiarazioni abbia detto che saranno sicuramente aumentate le risorse per l'istruzione e il sapere in generale. Io di questo ne sono contento, essendomi in questi anni occupato di pubblica istruzione nella provincia di Nuoro. Sarebbe anche interessante, non per attuare una qualche forma di vendetta nei confronti del centrodestra, perché mi pare che non sia il caso, ripristinare, ad esempio il finanziamento della legge numero 6, perché il centrodestra con la finanziaria precedente ha spalmato 200 miliardi in quattro anni, cioè nel 2003-2004-2005 e 2006, quando si sapeva benissimo che le norme di sicurezza scadevano nel 2004. Noi chiediamo, signor Presidente, e non parlo solo a titolo personale, ma a nome di tutte le scuole della Sardegna, che questo finanziamento venga unificato e venga concesso appunto il prossimo anno. Lo afferma lei nelle sue dichiarazioni.

Non voglio parlare della legge Moratti, signor Presidente, perché ci vorrebbero tante di quelle ore che sarebbe difficile finirla in serata, però ho colto una frase nelle sue dichiarazioni che io voglio rafforzare: bisogna individuare percorsi che rendano inefficace l'operatività delle legge Moratti in Sardegna. Questo è possibile, signor Presidente, perché altrimenti il discorso che abbiamo fatto finora, che lei ha fatto ieri, dopo averlo riportato nel suo programma, non servirebbe assolutamente a nulla. Avremo occasione sicuramente di parlarne più in là.

Concludo per quanto riguarda la scuola, riferendomi a un concetto che ha creato un po' di confusione, e che io condivido totalmente, quello dell'unitarietà dell'istruzione, l'istruzione come diritto universale. Quando si parla di unitarietà dell'istruzione, e quindi si mette in discussione la regionalizzazione dell'istruzione e del sapere, io sono totalmente d'accordo. Ne sono contento perché di questi tempi, in cui si parla di valli padane verdi, rosse o bianche, mi pare che l'istruzione qualcuno la voglia segmentare e frammentare per evitare che si acquisisca un sapere critico.

L'aspetto che mi ha lasciato perplesso, signor Presidente, mi scusi, ma mi corre l'obbligo di parlarne perché partecipo a un'esperienza particolare in merito, è quello di cui parla oggi un articolo di stampa, riguardante l'energia e in maniera specifica l'energia eolica. Stamattina ho letto su un quotidiano che è stato revocato il bando eolico relativo appunto alla produzione di 900 megawatt. La sua collega dice: "Meno male!", quando sentirà le cose che ho da dire forse cambierà idea, almeno lo spero. Signor Presidente, a me pare che oggi sia indiscutibile, e i movimenti di cui parlavo prima l'hanno detto con estrema chiarezza, l'ineluttabilità della produzione energetica attraverso le fonti rinnovabili. D'altronde la stessa Comunità europea prevede che entro il 2010 il 12 per cento dell'energia sia prodotto appunto dalle fonti rinnovabili. Quindi siamo anche obbligati a orientarci in tal senso. L'Italia mi pare che si attesti all'1,5 per cento, la percentuale della Sardegna è molto più bassa. Le fonti rinnovabili, come voi tutti comprendete, danno energie alternative pulite; si sta lavorando per cercare di salvare questo pianeta, altrimenti tutte le cose che ci diciamo non contano nulla. Entro il 2010 bisogna arrivare a questo risultato. E le energie alternative quali sono? Sono l'energia solare, l'energia eolica, quella derivante da biomasse, da gas, eccetera. Ciò che mi ha preoccupato è una campagna di stampa improvvisa, stranamente improvvisa, che qualche mese prima delle elezioni ha demonizzato l'eolico, anche attraverso false affermazioni, perché non è assolutamente vero, per esempio, che le pale siano alte 150-170 metri e che vi sia un problema di rumorosità. Andate al parco eolico di Bortigiadas, per esempio, e mettetevi sotto una pala: vi renderete conto che potete parlare tranquillamente senza tema di non essere sentiti. Ma queste sono le banalità che sono state dette in questa propaganda strana, ripeto strana, perché il Comitato nazionale del paesaggio si è costituito dopo la discesa, da tiranno, scusatemi, di Carlo Ripa di Meana, il quale evidentemente cercava una collocazione nuova. Stranamente, chissà perché, la Legambiente, il W.W.F., le associazioni ambientaliste storiche, quelle che hanno lavorato in tutti questi anni per individuare un percorso di sviluppo ambientale moderno, credibile, equilibrato (preferisco utilizzare il termine "equilibrato" anziché "sostenibile"), non ci sono.

Perché dico questo? Passo, signor Presidente, alla mia esperienza personale: io sono consigliere comunale di Orune e il mio paese, quattro anni fa, non si è fatto incantare dalle sirene delle aziende che sono calate dall'alto, con comportamenti da pirateria ambientale. Avremmo potuto firmare l'accordo per il parco eolico quattro anni fa e avremmo avuto il parco. Il comune di Orune, all'interno di un progetto di diversificazione economica, tende a uno sviluppo prettamente agropastorale, ma noi abbiamo ragionato, discusso e diversificato la nostra proposta, per cui prima di firmare qualsiasi atto ci siamo informati, abbiamo cercato di capire che cosa significava un intervento del genere sul nostro territorio. A tal fine abbiamo commissionato uno studio a scienziati di fama mondiale, in collegamento tra l'altro con la Facoltà di Scienze ambientali di Nuoro, per verificare se vi era o no la possibilità di realizzare, in quel territorio selvaggio, una wind farm o un parco eolico. E' durata un anno e mezzo questa sperimentazione. Alla Regione è stato infine presentato un lavoro molto interessante, che non ha niente a che vedere col bando che è stato fatto appunto dalla precedente Giunta regionale. Abbiamo lavorato e ne abbiamo informato la popolazione, che ha seguito con attenzione, tant'è che abbiamo avuto anche un'esperienza di formazione universitaria nel paese. Sono stati quindi individuati i siti in cui è possibile e accettabile che siano fissate delle pale eoliche e quelli invece non idonei a questo scopo. E' chiaro che non si può piazzare una pala in una sughereta o in un sito archeologico! E' stato fatto uno studio organico, serio, credibile, con la valutazione di aspetti non previsti nel bando. Per esempio, l'aspetto delle compensazioni e delle mitigazioni del parco eolico o l'aspetto del decommissioning, cioè prima di iniziare a costruire il parco si pagano 3, 4, 5 o 10 miliardi (adesso non so quantificare) perché dopo dieci o quindici anni le pale vanno smantellate, essendo tecnologicamente superate, e quindi si procede alla firma di un nuovo contratto o al ripristino dei siti nel loro stato originale. Questo purtroppo non avviene in California, dove infatti esiste un cimitero di vecchie torri eoliche.

Tutti questi aspetti, signor Presidente, la maggior parte dei comuni della Sardegna - così forse convinco il mio collega - non li ha considerati, si è lasciata incantare e ha firmato subito il contratto per ottenere il contributo previsto di tre milioni a pala. E' successo questo, è vero, signor Presidente, però non si possono mettere tutti nello stesso calderone, non si può pensare che tutti i progetti presentati siano uguali. Ci sono progetti seri, credibili, accettati dal mondo scientifico e accademico, e ci sono progetti che, sicuramente, fanno parte di quel magma ancora incontrollato che le grandi aziende, magari nate il giorno prima dell'emanazione del bando, hanno utilizzato per convincere comuni e privati a piazzare appunto delle pale eoliche. Io sono d'accordo quando si dice che non vi deve essere un eolico selvaggio, ci mancherebbe altro! Però, attenzione, perché si rischia di demonizzare una fonte di energia alternativa che per la Sardegna è un tesoro. Il mio paese è chiamato "il paese del vento" e che facciamo, non lo usiamo il vento?

Signor Presidente, l'aspetto positivo sa qual è? E' che la produzione energetica garantisce un monte di risorse che noi utilizzeremo, è scritto nel contratto, per la solarizzazione degli edifici pubblici e per modificare i piani urbanistici in senso appunto solare termico. Quindi si tratta di un progetto complesso, articolato, e non semplicemente della richiesta di una pala per avere i tre milioni. Noi chiediamo umilmente che sia fatta una differenziazione seria, una selezione rigida, severa, controllabile scientificamente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà. Con l'intervento del consigliere Contu si concludono i lavori della serata.

CONTU (F.I.). Signora Presidente, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi del Consiglio, è con emozione che mi accingo a svolgere il mio intervento. L'ora e la fatica non sono a questo punto le più indicate per fare lunghi discorsi, i tempi sono contingentati, per cui cercherò di rientrare nel tempo che il Regolamento prevede per gli interventi.

Signor Presidente del Consiglio, io non conosco la data di realizzazione di quest'aula, sede degna del parlamento regionale, ma devo fare una osservazione sulla luminosità di questa sala. Come tanti altri sono un po' carente in diottrie, ma la penombra che caratterizza quest'aula non agevola di sicuro la lettura né impedisce che si cada in uno stato soporoso o stuporoso; anche il colore dei mobili favorisce questa atmosfera soft molto riposante e devo dire che se non fosse per l'intemperanza di qualche collega sarebbe davvero difficile tenere viva l'attenzione. Per cui a lei, Presidente, chiedo di disporre una verifica della luminosità di quest'aula, perché davvero mi sembra che in termini di lumen e di lux ci sia qualche carenza, che mi auguro qualcun altro abbia rilevato. Non credo che sia solo un problema di cattivo adattamento alla luce crepuscolare del sottoscritto, perché in qualche scambio veloce con alcuni colleghi mi è sembrato che un po' tutti soffrano questa scarsa luminosità.

Detto questo, per fatti tecnici operativi, andiamo alle linee programmatiche che il Presidente ieri ci ha illustrato con un discorso a braccio che, all'atto pratico, molto probabilmente aveva bisogno di una illustrazione precisa, ma soprattutto di una documentazione che, al di là delle settantatre pagine che compongono questo programma, contenesse non solo enunciazioni e principi, ma soprattutto soluzioni, non solo indicazioni, ma linee progettuali per affrontare i problemi e stendere tutta una rete di interventi che possano, nel corso di questa legislatura, togliere la Sardegna dall'isolamento, dallo stato di depressione in cui si trova, sia in termini economici, sia anche e soprattutto in termini di socialità, di salute e di quant'altro caratterizza la società civile

E' stato descritto uno stato di degrado assoluto che interessa tutta la nostra regione, fino agli ambiti più reconditi e sconosciuti, dove non so che cosa si vorrebbe preservare e tutelare se davvero è tutto da rifare. Io ritengo che in sessant'anni la Sardegna abbia vissuto stagioni più o meno felici e, comunque sia, abbia vissuto stagioni di crescita e di progresso che davvero la connotano non soltanto per le sue bellezze, ma anche per alcuni tratti caratteristici della sua popolazione e soprattutto per le risorse che, davvero, sono comunque tante, perché altrimenti, sono d'accordo col collega Uras, vorrei sapere come e di cosa vive circa un milione di sardi. E soprattutto vorrei dire che non c'è coincidenza tra la realtà e i dati che si riferiscono alle nuove povertà, a quei 150 mila sardi che sono considerati poveri. E vorrei soprattutto sapere come e dove vivono gli altri 850 mila sardi!

Non è facile, presidente Soru, per me, operatore della sanità, pensare che la sanità in Sardegna debba essere schiaffeggiata nelle sue rappresentanze universitarie e istituzionali a tal punto che lei ha individuato un Assessore regionale della sanità in quel di Torino. Io non conosco l'assessore Dirindin, avrò il piacere di conoscerlo, soprattutto per gli atti che compirà. Sebbene la Sardegna, stando ai dati demografici, abbia una popolazione tra le più longeve d'Italia e d'Europa, essa si caratterizza anche per un fatto molto negativo, quello di avere, al contrario, un indice di natalità tra i più bassi d'Italia, per cui solo l'incremento dell'immigrazione può determinare un trend di crescita della popolazione residente. Molto probabilmente la Sardegna rappresenta un'attrazione e in effetti c'è stato un incremento della popolazione, che ha raggiunto la storica cifra di un milione e seicentoquarantatremila residenti. Detto questo, bisogna domandarsi se davvero, alle professionalità sarde presenti nelle nostre università, nei nostri istituti scientifici, che sono state anche proposte per la candidatura al premio Nobel e che tanto hanno fatto per la crescita non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale della sanità, si poteva dire: "Non meritate attenzione da parte mia". Questo è uno schiaffo ai colleghi presenti in Consiglio, ma è uno schiaffo a tutte le categorie che rappresentano la sanità. E devo dire che su questo molto probabilmente lei avrà bisogno di riflettere nel breve, ma anche nel lungo periodo, perché davvero le querelle già proposte in Consiglio da interventi che hanno preceduto il mio hanno fatto capire che molto probabilmente le soluzioni prospettate sono vecchie e già conosciute. La sua politica circa il lasciare i cervelli sardi in Sardegna molto probabilmente ha bisogno ancora di qualche approfondimento perché ai nostri giovani, che si stanno preparando ad essere operatori della sanità del futuro, i primi atti della sua Giunta non danno di sicuro speranza di poter realizzare in Sardegna le loro aspirazioni sia professionali che di inserimento sociale.

Quello della sanità è uno dei temi che davvero mi stanno a cuore e devo dire che sinceramente non ho letto nel suo articolato programma un intervento che si riferisse a quelli che sono gli strumenti utili per migliorare la qualità della vita della nostra popolazione, ovvero all'attivazione degli strumenti della prevenzione, già previsti dalla legge numero 833 degli anni '70, e neanche le leggi numero 5 e 10 sono servite a questo scopo. Noi siamo ancora oggi osservatori di tutti quei disastri, sia nella sanità umana che in quella animale, che davvero sono un'emergenza costante e continua. Non voglio ricordarle, signor Presidente, che ormai le nostre campagne e i nostri centri urbani sono invasi dalle zecche, che la sanità animale non riesce a reggere l'impatto con tutti i nuovi vettori portatori di malattie che, proprio negli ultimi anni, hanno decimato le greggi e così via.

Altro tema importante è quello dell'ambiente, io dico un'emergenza costante e continua. Noi abbiamo avuto notizie della predisposizione di piani di tutela dell'igiene urbana e dell'igiene ambientale, mi riferisco in particolare al piano regionale per i rifiuti. Nel suo programma, nel paragrafo dedicato all'ambiente, non si dice se la Giunta e soprattutto l'Assessore dell'ambiente si impegneranno ad eliminare quella grossa disparità, quella grossa sperequazione che oggi i cittadini sardi sono costretti a subire a seconda del contado. Si chiamano, nello specifico, bacini di utenza, per cui i cittadini sardi sono divisi perlomeno in quattro categorie rispetto alle tassazioni, per esempio alla TARSU, cioè la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. In sostanza abbiamo grossissimi problemi per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, che non è un'emergenza solo nel napoletano, ma lo è anche nella nostra regione, nelle nostre province, nei nostri comuni. E' un problema quasi quotidiano.

Il lavoro, altro tema importante: è vero, noi abbiamo, signor Presidente, sono d'accordo con lei, un diritto sancito dalla Costituzione, che però non sancisce il principio che i nostri giovani, i nostri disoccupati abbiano diritto a un lavoro. Il diritto al lavoro è sancito, dicevo, dalla Costituzione e vorrei capire attraverso quali nuove politiche del lavoro lei intende creare e realizzare il nuovo lavoro da dare ai nostri giovani. Non si parla di riforme strutturali dei sistemi produttivi, non c'è un accenno alle linee che lei intende perseguire e davvero ci ritroveremo qui, a fine legislatura, fra cinque anni, come auspicavano i colleghi della maggioranza, a valutare quali saranno stati i riflessi positivi di queste azioni.

Io posso dire - fino a qualche giorno fa ero Assessore del lavoro della Provincia di Cagliari - che il risultato che si è ottenuto con le politiche del lavoro dal gennaio del 2000 al dicembre del 2003, ne ha accennato il consigliere Uras, è la creazione di 55.000 posti di lavoro. Poi qualcuno dirà che abbiamo tanti CO.CO.CO., tanto lavoro a contratto, come peraltro prevedono le normative oggi in vigore, che non c'è continuità nel lavoro, ma diciamo anche che bene o male il tasso di disoccupazione in Sardegna, nel corso degli ultimi tre anni, è sceso dal 24 al 17 per cento. Ecco, quali sono i suoi obiettivi, Presidente? Lei trova oggi un tasso di disoccupazione del 17 per cento, come intende portarlo ai parametri indicati dall'Unione Europea e dal Governo nazionale? Lei questo non ce lo dice, vorrei saperlo, appunto, e vorrei che in sede di replica chiarisse quali sono gli obiettivi che lei si pone nel breve e nel lungo periodo in ordine a questa emergenza della Sardegna.

Sono convinto che il lavoro da fare sia tanto, come penso sia stato anche nelle passate legislature, soprattutto per l'esigenza di fondo di capire - e questo è un pensiero che rivolgo ai colleghi - che il Consiglio regionale sardo ha un grosso compito, quello di legiferare. Forse si è legiferato anche troppo in certi momenti, forse davvero è il momento di rimettere ordine non solo allo Statuto, ma a tutti gli ordinamenti che caratterizzano appunto la legislazione regionale sarda. E' forse il momento di una scommessa e su questo mi sovviene che non c'è stata una particolare attenzione, nelle sue linee programmatiche, a quelli che sono i ruoli, a quelli che dovrebbero essere i rapporti da istituire nel prosieguo con gli enti locali, a quelli che sono i coinvolgimenti da attuare con le comunità montane, citate soltanto in un'occasione nelle settantatre pagine del suo programma, quasi che fossero delle realtà sconosciute. Non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra di ricordare bene.

Detto questo, penso sia arrivata la stagione che il Consiglio regionale nel suo insieme, maggioranza e opposizione, dedichi attenzione a questo ruolo; ruolo che non può essere lasciato, così, al tempo, senza assumere impegni precisi rispetto ai passaggi che riguardano non soltanto l'attuazione della modifica del Titolo V della Costituzione, ma anche tutta una serie di adempimenti che, comunque sia, ci attendono in ordine al federalismo soprattutto e alla concretizzazione del concetto di sussidiarietà, in particolare nei confronti degli enti locali.

Chiudo, vi risparmio altre considerazioni, nel senso che per me è una fatica e penso lo sia ancora di più per voi. Ritengo che ci saranno altri momenti per tornare su tanti di questi temi, su cui un intervento in chiusura di serata non può tenere viva l'attenzione né di chi parla né di chi ascolta. Grazie.

PRESIDENTE. I lavori si concludono qui, riprenderanno domani mattina, alle ore 10. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Pacifico.

La seduta è tolta alle ore 20 e 38.