Seduta n.4 del 28/07/2004 

IV Seduta

Mercoledì 28 luglio 2004

Antimeridiana

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

La seduta è aperta alle ore 10 e 13.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di mercoledì 14 luglio 2004, che è approvato.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza:

MANCA, Segretario:

"Mozione LA SPISA - DIANA - CAPELLI - LADU - VARGIU - PILI - OPPI - SANCIU - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - SANJUST - RASSU - SANNA Paolo Terzo - PETRINI - MILIA - CAPPAI - RANDAZZO - ONIDA - MURGIONI - ARTIZZU - CASSANO - DEDONI - PISANO - BIANCAREDDU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - AMADU sui servizi della 'Società dell'informazione'". (1)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Vorrei solo chiedere l'iscrizione all'ordine del giorno, per la discussione, di questa mozione nei tempi più rapidi, se fosse possibile per la settimana prossima, nelle forme in cui poi la Conferenza dei Capigruppo, riunita informalmente come lei ha detto ieri, deciderà.

PRESIDENTE. Va bene onorevole La Spisa, convocheremo la Conferenza dei Capigruppo e stabiliremo l'ordine dei lavori del Consiglio ed individueremo la data nella quale verrà discussa questa vostra mozione.

Discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni rese ieri dal Presidente della Regione. È iscritto a parlare l'onorevole Licandro. Ricordo ai colleghi che durante l'intervento dell'onorevole Licandro devono pervenire a questa Presidenza le iscrizioni di coloro che intendono parlare; la durata prevista per ciascun intervento è, come per le discussioni generali, di venti minuti.

E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, dunque a me il compito difficile di iniziare la discussione. Che dire? Ieri mattina abbiamo assistito ad un evento di grande rilievo, le dichiarazioni programmatiche del Presidente che da solo pare cambierà il corso della storia della Sardegna. Grazie, grazie veramente presidente Soru. Nell'attesa di vedere e di toccare con mano il nuovo corso della politica sarda, anche se le facce in quest'Aula, naturalmente compresa la mia, non sono proprio tutte nuove, nemmeno tutte sarde, nell'attesa, dicevo, resto fedele ad un principio laico, quello che Bertold Brecht ci ha lasciato, definendo beato quel popolo che non ha bisogno di eroi. Il centrodestra negli ultimi cinque anni ha cercato di governare la Sardegna e, pur con mille condizionamenti e con incredibili difficoltà, è riuscito a mettere a segno delle cose di grande spessore. Ma io oggi non ho preso la parola per ricordarle, del resto gli elettori hanno già scelto e parlarne non avrebbe senso.

Di certo i sardi non hanno bisogno di eroi, non hanno bisogno di santi laici o cattolici, hanno bisogno semmai di un progetto per la Sardegna che è cosa diversa da Progetto Sardegna, se mi scusate l'involontario gioco di parole. Dunque, c'è bisogno di un progetto che però deve nascere da una visione di insieme, di coalizione, quindi è un progetto che non può nascere con le imposizioni né con regole calate dall'alto che se vanno bene, bene, e se non vanno bene, pazienza. Per la serie: non sono qui per trattare, non sono qui per mediare.

Sbaglierò, presidente Soru, colleghi della maggioranza, spero tanto di sbagliarmi per il bene della Sardegna, ma le discussioni, i toni non sempre sereni, le frizioni a me sembrano una macroscopica rappresentazione delle vostre tensioni. Tensioni che nascono dal carattere dei singoli, da questo sbandierato efficientismo da azienda, che si vuole sopra ogni cosa e ad ogni costo importare nella macchina regionale. Io non so se le tensioni aumenteranno, se sfoceranno in qualcosa di ben più grave dei normali e semplici mugugni di corridoio. Gli echi della stampa già arrivano e i tempi certamente matureranno e noi saremo qui, ci troverete qui fra i banchi di un'opposizione che non deve e non vuole fare accordi sottobanco né sottogoverno. Noi saremo qui fedeli al compito che gli elettori ci hanno assegnato, che è quello di controllare tutto quello che voi farete ed io sono convinto che faremo meglio di quello che avete fatto voi nella scorsa legislatura, cari colleghi del centro sinistra, sopravvissuti alla falcidia del giugno scorso e al nuovo che avanza.

Noi, presidente Soru, non accetteremo passivamente la trasformazione del Consiglio regionale; ci opporremo alla sua riduzione ad un'assemblea di periferia, al suo depotenziamento, non permetteremo mai che diventi un luogo di ratifica, un consesso notarile, ma ci batteremo perché il Consiglio regionale resti il luogo dove vengono prese le decisioni più importanti per il futuro della Sardegna, con le proposte di legge, con le interrogazioni, con gli atti parlamentari. Saranno queste le nostre armi, sono queste le armi che la democrazia ci ha assegnato.

Io in queste ore, in queste poche ore, non ho avuto il tempo necessario per studiare con attenzione, con tutta l'attenzione che merita, l'allegato alle dichiarazioni del presidente Soru. Ho però ascoltato con particolare attenzione le dichiarazioni del Presidente ed ho letto il vostro programma sulla sanità. Cosa devo dire? E' un programma strapieno di buoni propositi, anche se ci tenete a precisare che rappresenta un netto spartiacque rispetto alla cultura del centro destra. E' certamente un programma molto ambizioso, estremamente ambizioso, visto che vi proponete anche di ridurre la mortalità e la morbilità correlate alle condizioni di vita e agli stili di vita. Chiaramente avete fatto bene, per questo motivo, a prendere le distanze dalla politica sanitaria del centro destra. L'Assessore Dirindin non la vedo in Aula, altrimenti le direi che certamente il nostro Assessore della Sanità non conosce ancora bene quella che è la realtà sanitaria della nostra regione, considerando che è diversa, l'avete anche scritto, da quella delle regioni del nord Italia, ma io sono convinto che l'Assessore imparerà ben presto, anche perché la salute è una cosa molto importante.

La salute è un diritto fondamentale del cittadino, così recita anche la Costituzione, e bene ha fatto il presidente Soru a scriverlo nel cappello del suo programma sulla sanità. La salute è una cosa importantissima e come per tutte le cose care noi ci rendiamo conto della sua importanza soltanto quando ci viene a mancare, quando cioè siamo costretti per stato di necessità, per bisogno a confrontarci con la realtà sanitaria del territorio nel quale noi viviamo. Perché dico questo? Perché se è vero che uno degli obiettivi prioritari in un paese civile è quello del raggiungimento di una sanità che funzioni, è anche altrettanto vero che la sanità, così come la legge, non è uguale per tutti. C'è una sanità di chi può pagarsi gli specialisti migliori, di chi può saltare le file, ma c'è anche una sanità che non ci piace, che è quella ad esempio delle lunghe attese per un esame importante, perché se io devo fare una risonanza magnetica, una TAC, o una scintigrafia significa che ne ho bisogno adesso, non fra tre - quattro mesi o anche peggio. E allora, da una parte le lunghe attese e dall'altra le corsie preferenziali di chi può spendere.

Ma c'è anche una sanità di chi perlomeno ha la fortuna di abitare in una grande città, o in una provincia dove almeno i servizi esistono, e una sanità di chi invece questi stessi servizi li trova a decine, a volte centinaia di chilometri di distanza. Allora, bisogna fare alcune considerazioni, perché un conto è il semplice disagio di chi da Oristano deve fare una risonanza magnetica e va a Cagliari perché da noi non c'è, oppure non funziona, oppure è a pagamento, ma ben altra cosa invece è la differenza drammatica che esiste fra un traumatizzato cranico di Oristano e uno della provincia di Cagliari, perché all'ospedale civile di Oristano non esiste il reparto di neurologia e quindi non esiste un pronto soccorso neurologico, per cui un cittadino di Oristano che ha un incidente stradale, che cade da un tetto, che scivola in casa o a lavoro e batte con violenza la testa, ammesso e non concesso che abbia un'ambulanza immediatamente disponibile, deve correre verso il Brotzu di Cagliari, che raggiungerà nella migliore delle ipotesi dopo circa un'ora, sempre che non abiti in uno dei paesi dell'interno. Ebbene quest'ora, Presidente Soru, e lo dico da medico, può fare la differenza, la stessa differenza che c'è fra continuare a vivere o morire, fra continuare a sperare o arrendersi nell'ambulanza in corsa. E la stessa differenza drammatica esiste per quanto riguarda le malattie cardiovascolari che sono, come tutti certamente sanno, una delle cause più frequenti di morte. Ebbene, è più facile morire di infarto ad Oristano che a Cagliari perché, Presidente Soru, in Sardegna ci sono soltanto due reparti di emodinamica, uno a Cagliari e uno a Sassari.

Potrei anche parlarvi delle emergenze oculistiche che noi non possiamo effettuare perché nell'ospedale di Oristano non esiste neanche il reparto di oculistica, ma non vorrei tediarvi oltre parlando di quelli che sono i diritti, che dovrebbero essere di tutti i cittadini e dei servizi che dovrebbero essere presenti in un ospedale capoluogo di provincia. Del resto questi sono soltanto alcuni degli aspetti di una sanità che, soprattutto da noi, è malata da troppo tempo.

Certo, qualcuno sta già pensando di dire: ma voi cosa avete fatto nei cinque anni che siete stati al governo per cambiare questo stato delle cose? Intanto devo dirvi che forse non è questo il momento giusto per parlare e per affrontare il discorso su dove inizino e dove possano finire le nostre responsabilità. Del resto mi rimane la curiosità - e non soltanto a me - ma purtroppo anche un forte rammarico, per il fatto che non sapremo mai che cosa saremo stati in grado di fare se nel 1999 noi fossimo andati al voto con la legge nazionale, una legge che perlomeno ci avrebbe garantito le possibilità di riuscire ad amministrare, e invece la legge regionale allora vigente ci ha consegnato soltanto la maggioranza senza però averne i numeri.

Tornando alla mia provincia, devo dire che in ogni caso in questi cinque anni molte cose sono state fatte, se pensate che nel 1999 non avevamo nemmeno il servizio del 118; anche l'ospedale civile ha subito delle trasformazioni, delle migliorie, se pensiamo al reparto del pronto soccorso, che stava in un buco, o al laboratorio di analisi che stava in un sottoscala. Ma il problema, il vero problema, è che queste trasformazioni viaggiano ad una velocità notevolmente inferiore a quella necessaria. Servono, invece, delle veloci programmazioni e altrettanto rapide realizzazioni se vogliamo che la sanità possa veramente raggiungere quegli obiettivi che sono necessari perché funzioni per davvero e soprattutto in modo omogeneo in tutto il territorio regionale, in tutte le otto province, perché noi non possiamo accettare né possiamo permettere che continuino ad esistere dei malati di serie A e dei malati di serie B.

Altro aspetto fondamentale: in materia di sanità noi non possiamo affidarci solo ed esclusivamente a delle leggi di mercato, perché abbassare il costo della sanità significa diminuire inevitabilmente anche la qualità dei servizi e a pagare sarebbero certamente i più deboli, quelli che nessuno vuole curare perché costano troppo: gli anziani e i malati gravi. E questo in un momento nel quale sappiamo tutti che sono aumentate le aspettative di vita e contemporaneamente sono diminuite anche le nascite, per cui stiamo andando a un progressivo invecchiamento della popolazione. C'è poi il luogo comune che continua a credere che l'invecchiamento porti alla perdita di numerose funzioni fisiche e mentali, mentre sappiamo che questo deterioramento spesso è causato da malattie che sono curabili, oppure dall'abbandono o dall'emarginazione sociale o dalla perdita delle relazioni affettive. E' vero invece, che sempre più spesso noi vediamo anziani che sono in grado di svolgere compiti molto impegnativi, cosa che sta a significare che si può certamente invecchiare pur mantenendo un cervello estremamente lucido.

In ogni caso noi dobbiamo impedire che le logiche del risparmio ad ogni costo possano portare, come è stato detto anche all'inizio, alla chiusura dei piccoli ospedali o anche soltanto delle piccole farmacie, perché in questo modo certamente aumenterebbero quelle distanze e quelle differenze di cui parlavo prima.

Per quanto ci riguarda, Presidente, non ci spaventa stare all'opposizione, non ci spaventa se questo è quello che gli elettori sardi hanno deciso. Ci spaventa semmai l'idea che in quest'Aula possa venir meno, come nei periodi più bui della democrazia, il diritto di esistere, il diritto di manifestare il nostro pensiero, di contestare anche, ma non c'è alba che non segua alla notte e noi apriremo le finestre perché la luce entri prima e i sardi possano vedere se davvero la vostra maggioranza è così forte e coesa come volete farci intendere, oppure se anche voi avrete bisogno di tanta colla e di tanto spago. Di certo avete i numeri e le potenzialità, noi vedremo quanto reggerà. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (U.D.S.-NAT-MOVIMENTO). Signori presidenti, colleghi del Consiglio, ascoltando il presidente Soru mi è sembrato di rivivere il monito di Giovanni Paolo II ai potenti della terra e agli uomini di buona volontà: "E' l'uomo al centro della storia, dell'economia, delle istituzioni". Tutto il suo discorso è basato, almeno così mi è sembrato, su un concetto e su un principio incarnato su un binomio inscindibile: sviluppo economico-solidarietà. E devo dire che dopo l'esaltazione liberistica di questi ultimi anni, senza regole, forse è necessario riportare al centro della politica e delle scelte della Regione questo binomio. Nulla da eccepire, ma questo presuppone che si affronti un punto delicato e cruciale, quello cioè di una politica capace di aggredire l'indebitamento e il disavanzo che crescono dappertutto, e anche qui, in maniera abnorme. In questo caso la soluzione non può essere soltanto politica, ma deve essere anche tecnica. A questo si aggiunga l'esigenza di creare un sistema Sardegna competitivo in Europa e nell'area dal Mediterraneo, vincere la nostra insularità, ridurre i costi energetici, aumentare la capacità produttiva, modificare il modello di sviluppo, aumentare la capacità occupazionale attraverso il rilancio delle strutture economiche, della piccola e media impresa, del turismo, dell'agricoltura, dell'artigianato e del consumo. In caso contrario rischiano di rimanere buoni propositi o pie illusioni che andranno a far parte delle stesse affermazioni che sono state fatte in questi decenni nell'Isola e che si ritrovano nei testi scritti dai nostri economisti e dai nostri politici.

Bisogna anche dire che la raffigurazione che si fa della Sardegna non rappresenta neppure minimamente lo stato di salute della nostra società, che negli anni si è fortemente evoluta ed è cresciuta a vista d'occhio. E' cresciuta per una peculiarità politica che ha sempre contraddistinto la Sardegna: le comuni battaglie delle sue forze politiche e sociali per la rinascita, le miniere, i nodi della Sardegna centrale, il malessere delle zone interne, le politiche di concertazione e di contestazione e di opposizione nei confronti dello Stato. Senza queste battaglie unitarie la Sardegna rimarrà confinata ai margini delle riforme e dei cambiamenti e non potrà affrontare con rinnovata attenzione storica i temi dell'autonomia e del federalismo. Penso che non bisogna lasciare cadere la tensione oppositiva nei confronti di uno Stato lontano e non sono permessi silenzi e acquiescenze quando si tratta di difendere i diritti fondamentali del popolo sardo, qualunque sia il governo che lo rappresenti, di sinistra o di destra. Occorre porsi, come d'altra parte ho detto tante altre volte, nei confronti dello Stato, con l'orgoglio e la coscienza della nostra autonomia nazionalitaria e non con un atteggiamento proprio di chi ha un'autonomia ottriata di derivazione centralistica-statuale. Ma c'è di più: alla Sardegna deve essere riconosciuta, per la sua specialità insulare, la legittimazione istituzionale ad avere rapporti diretti con l'Unione Europea e deve essere riconosciuto il suo ruolo internazionale nell'ambito euromediterraneo.

Ecco, signor Presidente, fra i tanti valori a cui lei ha fatto riferimento è mancato questo valore: il sentimento nazionalitario che riguarda la nostra identità storica, culturale, linguistica, antropologica, ambientale. Per noi questo rimane un obiettivo primario per una nuova autonomia come nazionalità nell'ambito della riforma italiana e dell'Unione Europea. Solo così ci possiamo aprire alle altre nazioni del mondo, non come nazione chiusa nell'orgoglio della sua diversità, del folklore etnico e culturale, ma inserita con modernità fra le altre realtà del mondo.

La nazione sarda non confligge con l'unità nazionale, ma fa parte del dibattito contemporaneo sul rinnovamento istituzionale dello Stato italiano intero e dello Stato italiano inteso come Stato plurinazionale. Esistono precise ragioni scientifiche, giuridiche, storiche, culturali, socioeconomiche di questo diritto naturale e inalienabile del popolo sardo, solo noi non lo vediamo. Di fronte al livellamento o, come ha detto lei, Presidente, all'uniformità delle Regioni occorre uno strappo, una disarticolazione nell'ambito del nuovo federalismo gattopardesco. Siamo contrari a un federalismo omologante e livellatore di Regioni che non hanno uguale condizione di diversità statuale e nazionalitaria, anzi, se posso permettermi di darle un consiglio, non partecipi più alle riunioni delle regioni che si tengono presso la sede del CINSEDO, non ci sta a fare niente con Bassolino, con Formigoni. Non è quella la nostra sede, noi dobbiamo avere la nostra conferenza delle Regioni a Statuto speciale, quella alla quale io ho sempre partecipato.

Ma per realizzare tutto questo non basta la maggioranza, signor Presidente, occorre un pensare comune di tutte le rappresentanze sarde, per fronteggiare i pericoli di un sistema federalista generalizzato a tutte le Regioni, elargito benevolmente dallo Stato per cambiare tutto senza cambiare nulla. Questo è un federalismo di stampo nordista e inficia anche la nostra attuale autonomia incompiuta e tagliata, aumenta a dismisura il divario con quelle autonomie, espressioni nazionalitarie dell'Europa e del Mediterraneo, venute dopo di noi, che camminano, avanzano e superano la nostra terra in tutti i settori. Partire dalla nostra storia, dalle nostre radici, dal sentimento e dal valore nazionalitario, dall'identità storica e culturale vuol dire centrare il bersaglio della nuova autonomia, nell'ambito nazionale ed europeo. Così si esaltano e valorizzano le risorse umane e produttive locali e ci si presenta all'incontro con gli altri popoli e nazioni del mondo.

Questo è stato detto ripetutamente, lo ha ribadito anche lei: non è quella attuale, la società dai lenti mutamenti, è una società rapida, che si evolve in continuazione, abbiamo la mondializzazione dell'economia e delle conoscenze, la competizione non è tra regioni, ma è tra culture e tra sistemi, tra modelli di sviluppo. Per noi la qualità è la chiave di volta del nuovo modello di sviluppo della Sardegna. Non è un concetto filosofico, tanto meno un sentimento; in politica e in economia è oggi l'elemento che deve caratterizzare il sistema Sardegna, il punto di forza delle nostre produzioni che proprio perché siamo un'isola, proprio perché abbiamo questo clima, possono essere esclusive nel mercato globalizzato. La Sardegna deve ritagliarsi nicchie di produzioni, personalizzare i prodotti, fornire prodotti di qualità, esclusivi, unici. L'innovazione da lei richiamata e l'informatica sono i necessari e irrinunciabili strumenti per diffondere i nostri prodotti in tutto il mondo.

Avremo altre occasioni di confronto, ma in questa circostanza voglio rimarcare che i richiami continui alla stagione dei cambiamenti, al rinnovato interesse per la politica, a una nuova partecipazione, a nuove passioni, idee, volontà, speranze, devono essere raccolti, anche perché testimoniano che l'interesse per la politica in Sardegna era sopito, ma non spento. Testimoniano ancora che la società sarda non era ferma, fiaccata, disillusa.

Ho apprezzato il richiamo alle povertà e alla solidarietà e all'apertura che la Giunta ha fatto alla concertazione con le parti sociali, con il mondo delle produzioni e con tutte le articolazioni e rappresentanze della società civile. E' inutile dire che ho apprezzato il buon governo, l'umile governo, perché dovrebbero far parte della vita politica di ognuno di noi. Esprimo, però, tutte le mie perplessità sul grande richiamo alla sua coalizione, che saprà far bene, ma in particolare a quella visione idilliaca, celestiale che le coalizioni si fondano ormai non sull'idea della conquista del potere, ma sulla fusione di culture diverse che si uniscono unicamente sui valori della pace, della solidarietà e dello sviluppo, e che quindi tutte le componenti abbandonano le proprie idee e la propria appartenenza. Questo non è il sistema bipolare che noi conosciamo, questo non potrà avvenire neppure quando il nostro sistema bipolare, se continuerà ad essere, diventerà anziché bipolare bipartitico. La verità è un'altra, lei la conosce bene, se non la conosce la conoscerà. Questo sistema che è nato in fondo con un'idea della politica dell'alternanza, del rispetto, della legittimazione tra le componenti per consentire a chi deve governare di governare e a chi deve fare l'opposizione di fare l'opposizione, cozza con tutto quello che avviene, e non c'è bisogno di richiamare i temi fondamentali. Non devo neanche richiamare il tema della bioetica, il problema degli anziani, quei problemi che dividono completamente le coalizioni. Questo è un bipolarismo imperfetto costruito unicamente per far vincere le elezioni, ma non per governare, ed è un bipolarismo che va corretto, perché se non prendiamo consapevolezza di questo, se continuiamo a benedire questo bipolarismo che fa acqua da tutte le parti, io credo che non andremo da nessuna parte.

In conclusione devo dire che se da un lato non possiamo non esprimere apprezzamento per il tentativo di umanizzazione della politica, un tema che le è e che mi è caro, dall'altro ci paiono fuorvianti certe accentuazioni. Va bene, ad esempio, il discorso sulla responsabilità di cui dar conto giorno per giorno, anche se una sorta di furore etico rischia di scontrarsi poi con i problemi della programmazione a più lungo periodo, indispensabile per chi deve affrontare temi di svolta epocale, come lei li ha chiamati. Potrà poi essere efficace il richiamo al ruolo di nessuno, è una bella immagine, ma lei purtroppo o per fortuna - valuti lei - non è il signor nessuno, e proprio perché non è il signor nessuno, non può permettere che certa stampa faccia su di lei certe illazioni.

Ne riparleremo in altra sede, ma io voglio cogliere questa occasione per dire che è avvenuto un fatto che mi lascia perplesso, non per il fatto in sé, ma per quello che c'è dietro e che io vorrei capire dalla sua risposta in questo dibattito. Noi sappiamo che c'era una gara d'appalto per realizzare la Regione digitale, che c'era una Commissione tecnica, che bisognava aprire le offerte economiche. Lei ha bloccato questa gara e ha fatto bene, l'avrei fatto anch'io, ma la gara non sarebbe andata comunque avanti, perché mancano le risorse finanziarie per portarla avanti. Le risorse devono ancora essere poste a disposizione da parte del CIPE, quindi questo potrà vedersi in altra sede, in altra circostanza. Ma che cosa cambia? Io ho avuto la delibera anche se l'ho chiesta ufficialmente e non mi è stata mandata, ma si sa che gli atti della Regione camminano come il vento e più veloci dei pensieri, e non ho capito il significato di questa delibera. Parla di un lavoro dipartimentale, di un lavoro collegiale, di certi argomenti che sono di interesse comune, tutte prerogative che sono già in capo al Presidente, rientrano nel suo ruolo e derivano dalla sua elezione diretta. Attualmente sono in fase avanzata alcuni bandi di gara, ci sono i funzionari che ne seguono lo sviluppo nelle varie fasi, abbiamo LEGOS con 7 milioni e mezzo di euro, il DIESIS, abbiamo MARTE 1, stiamo affrontando MARTE 2, e altri progetti che non hanno titolarità, ma sono collegati a iniziative poste in essere nell'ambito del programma di attività. In tutti questi progetti è presente TISCALI. E se le competenze per il sistema informativo passassero alla Presidenza avrebbero come interlocutori per la verifica dell'avanzamento dei lavori, la qualità del servizio, la rispondenza o meno al progetto proposto, i pagamenti e quant'altro si verifica, i funzionari della Presidenza della Regione, anziché i funzionari dell'Assessorato degli affari generali. E cosa cambia? E' solo questo che cambia, o ci sono altre riserve mentali?

Ci sono molti politici che sono disillusi dalla legge 31 e che vogliono ritornare a mettere le lancette dell'orologio al tempo in cui i Presidenti e gli Assessori formavano le Commissioni, seguivano l'iter procedurale delle pratiche, cioè facevano attività gestionale e non attività politica. Il Presidente della Regione e gli Assessori sanno cosa devono fare, devono fissare gli obiettivi, devono dire quali programmi e quali obiettivi vogliono realizzare, in quanto tempo vogliono realizzare questi obiettivi, con quali risorse si realizzano questi obiettivi. Ma questo è scindere completamente le responsabilità politiche generali dalle responsabilità gestionali. Io ricordo che quando sono andato a fare l'Assessore degli enti locali firmavo i buoni, i buoni per i materiali di consumo - ovviamente mi sono rifiutato di farlo e ho delegato questa funzione -, per comprare il materiale di consumo e per indicare a chi ci si doveva rivolgere anche per comprare il materiale di consumo.

Allora, dietro questa delibera che cosa c'è? C'è una volontà di ripristinare un ruolo della politica che non si ferma soltanto all'indirizzo, al controllo, a tutte le attività che deve fare, oppure c'è un'altra volontà che a noi in questo momento è sconosciuta?

Vede, signor Presidente, gli ho posto questo problema di fronte alla massima Assise del popolo sardo, perché ritengo che sia una cosa che vada chiarita e che vada chiarita nei termini in cui si deve chiarire per evitare che ci siano poi illazioni o altro genere di cose che non fanno onore né alla maggioranza né alla minoranza. La ringrazio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Floris. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (SDI - Socialisti Uniti). Onorevoli Presidenti del Consiglio e della Regione, onorevoli colleghe e colleghi, stimati componenti dell'Esecutivo, con profonda partecipazione emotiva per l'avvio della XIII Legislatura, che segna la presenza di quattordici donne tra Assemblea ed Esecutivo, intervengo nel dibattito sulle dichiarazioni programmatiche.

Ritengo infatti opportuno sottolineare alcuni aspetti che benchè presenti nel programma della coalizione Sardegna Insieme, sinteticamente illustrati dal Presidente della Regione, rivestono - a mio avviso - un carattere di priorità. Condivido, innanzitutto, l'affermazione conclusiva del Presidente Renato Soru "partiremo dagli ultimi", la prima emergenza, infatti, è quella sociale. Credo, quindi, che il Consiglio e la Giunta debbano da subito promuovere iniziative idonee ad affrancare chi si trova nello stato di bisogno. Al riguardo lo scorso 23 luglio ho scritto al Presidente dell'Assemblea chiedendogli di fare chiarezza su emolumenti e privilegi dei consiglieri, in attesa di concreti atti di solidarietà civile e di attestati palesi di rigore nello svolgimento del mandato.

Un secondo aspetto importante è quello della salvaguardia della corretta pratica democratica nelle diverse aule dove si esprime la rappresentanza popolare. Non è un caso che la cultura della pace sia stata richiamata con forza nelle dichiarazioni programmatiche, deve essere infatti un valore irrinunciabile il contenimento dei toni, pur nella contrapposizione polemica, sia nelle assise dei piccoli e dei grandi centri, sia nelle assemblee circoscrizionali, così come nella massima Aula della comunità regionale. E' altrettanto importante da sostenere il confronto sui problemi e sulle diverse modalità di risolverli e non il giudizio o, peggio ancora, il pregiudizio sulle persone. L'impegno, secondo me, dovrà essere quello di mantenere alto il livello della passione politica, ma evitare sempre che in qualunque sede di rappresentanza si possa scadere nel personalismo e nel malcostume dell'offesa. La Sardegna non ha bisogno di contrasti estremi. Una classe politica matura deve condurre le battaglie per il benessere di tutti e su questo progetto tendere all'unità superando il tradizionale fossato degli schieramenti. Le opposizioni, in particolare l'area di centro, dovranno dimostrare la capacità di cogliere il meglio delle proposte della maggioranza e manifestare sensibilità verso tutti i cittadini.

Nodale resta, senza dubbio, il lavoro. Non è uno dei tanti problemi, lo ha detto bene il Presidente, è il nostro vero problema; condiziona la vita di troppi, donne e uomini che aspirano a vivere dignitosamente. Se accettiamo dunque che la politica è dono di se stessi agli altri, questo nodo dello sviluppo deve essere sciolto. Per chi si ispira, come me, alla tradizione socialista democratica significa un lavoro garantito da norme contrattuali che disegnino anche il futuro pensionistico. Non è pensabile che in Sardegna ci siano sessantamila lavoratori ex co.co.co., cioè con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, e che il precariato sia diventato uno status tollerato. In questa più ampia cornice di riferimento è indispensabile una più forte spinta qualitativa della formazione, occorre salvaguardare una scuola pubblica che valorizzi le professionalità, contrastando il continuo ripetersi di tagli indiscriminati prevalentemente a scopo ragionieristico. La Regione utilizzi le competenze acquisite per interventi concreti; istruzione pubblica, formazione professionale e università devono collaborare anche per recuperare le ampie sacche di analfabetismo, senza trascurare quello di ritorno. Nessuna rivoluzione telematica o informatizzazione diffusa, nessun Progetto MARTE o di e-governement possono essere fruibili da ampi strati della popolazione senza le conoscenze di base. Anche la consapevolezza di sè, della propria storia, della propria identità e appartenenza non possono prescindere dalle conoscenze.

La nostra idendità non è un prodotto culturale costruito, i sardi non hanno dovuto inventarsi costumi tradizionali, come hanno invece fatto gli scozzesi con il kilt di origine inglese. I sardi non si sono dovuti inventare la propria terra, come hanno invece fatto gli abitanti della Padania per acquisire peso politico con il fine di negare il federalismo solidale. I sardi hanno una storia millenaria, un pregevole territorio, una lingua antica e perfino un D.N.A. speciale. Per questa identità lo Statuto di autonomia, da riscrivere in tempi rapidi, dovrà essere articolato in una formula utile a sancire nella diversa prospettiva europea delle minoranze etno-linguistiche e delle regioni senza Stato, la nostra valenza identitaria. Nella nuova carta costituzionale dei sardi si dovranno, in sostanza, riconoscere i segni tangibili di una continuità storica che parte simbolicamente dalla reggia nuragica di Barumini. La cultura del sardismo e le battaglie autonomistiche che hanno visto protagonisti minatori, pastori e operai, saranno preziose e forniranno utili suggerimenti.

Identità è anche valorizzazione delle esperienze delle donne, coinvolgerle insieme agli uomini nel percorso che vogliamo tutti delineare. La componente femminile della società sarda ha elaborato un patrimonio di conoscenze a cui attingere per arricchire e rendere sempre più condivisa la partecipazione popolare alle istituzioni.

Per il coinvolgimento sempre più esteso delle cittadine e dei cittadini alla conoscenza degli atti dell'Assemblea e del Governo e per garantire la trasparenza, un ruolo determinando lo svolge il sistema dell'informazione. La carta stampata, le televisioni, la radiofonia, Internet sono gli strumenti per interagire e parlare direttamente con i sardi residenti nell'isola e nel mondo. Per permettere ai nostri conterranei di guardare dentro i palazzi di via Roma e di viale Trento è indispensabile che i giornalisti siano messi nelle condizioni di lavorare e svolgere al meglio il loro difficile compito, in un rapporto sempre corretto e trasparente tra politica e informazione.

Ho concluso e vi ringrazio per avermi ascoltato.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Caligaris. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie Presidente. Signor Presidente e colleghi consiglieri, sarò, ritengo, abbastanza breve. Io ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del Presidente Soru ieri. Mi aspettavo, sinceramente, un intervento da tecnico, da imprenditore quale egli è, molto analitico, più razionale, più incisivo sui vari aspetti del suo programma, sui vari settori. Si è limitato ad una presentazione generica indicando quelle che sono, a mio parere, le ovvietà che sono note a tutti. E' chiaro, e lo sappiamo tutti, che il lavoro in Sardegna, e non solo, è la fonte di tutte le preoccupazioni e di tutti i problemi, Presidente, e credo che quest'Amministrazione, così come le amministrazioni passate, tenterà di trovare delle soluzioni razionali affinché nei vari settori possa essere trovato il modo e il metodo affinché possa essere tolta la Sardegna da questa tenaglia che ormai da troppi decenni la stritola.

Ma che il lavoro sia il nostro problema principale, lo sappiamo tutti; allora qual è, Presidente, la sua idea, il suo piano strategico, il suo progetto d'intervento sulla piccola e media impresa, ad esempio, sull'artigianato, sul commercio? Qual è il piano e il progetto per l'agricoltura?

Mi ha fatto piacere sentir dire dalla sua voce che l'agricoltura è un settore trainante da valorizzare e da ristrutturare in Sardegna. Ma è il settore che è stato, più degli altri, completamente abbandonato nei decenni scorsi. Abbiamo un'agricoltura povera, un'agricoltura che ha avuto solo incentivi a pioggia che non le hanno consentito di mettersi al passo con l'agricoltura e con i metodi agricoli portati avanti nelle altre regioni italiane; certamente questa non è una colpa recente, è una colpa che viene da lontano. Allora è necessario sapere come potrà essere risolto il problema delle risorse idriche, sia al nord che al sud della Sardegna, dal momento che durante la campagna elettorale, ad esempio, ho sentito dalla sua voce che non bisogna realizzare alcuna diga. Eppure, la mancanza di risorse idriche assieme a quella dell'energia elettrica e della viabilità rurale, è il problema principale che caratterizza questo settore strategico della nostra economia, e lei ha fatto bene a rimarcarlo. Il problema lo conosciamo.

Come conosciamo il problema della sottocapitalizzazione della piccola e media impresa, lasciata, in questi ultimi trent'anni, in balia di un sistema creditizio che ne ha fatto tutto ciò che ne ha voluto fare, senza che noi siamo mai intervenuti incisivamente sul costo del denaro, lo dico anche per questi ultimi cinque anni, durante i quali mai e poi mai, malgrado sollecitazioni, in quest'Aula si è parlato di credito. Ed allora mi sarebbe sinceramente piaciuto sentire dalla sua voce, qual è la strategia che in questo settore lei intende attuare; qual è l'azione che lei intende portare avanti con le banche che si sono sempre nascoste dietro il paravento di essere uno strumento di sviluppo socio-economico, e lo sono strutturalmente, ma comunque sia, credo che, almeno per quanto riguarda la piccola e micro impresa in Sardegna, ne abbiano ingiustamente determinato molte volte la morte

Le stesse considerazioni si possono fare per quanto attiene alla sanità. Io spero non sia vera l'affermazione che ha fatto all'inizio della campagna elettorale circa la chiusura dei piccoli ospedali; la sanità in Sardegna risente, come tutti gli altri settori, signor Presidente, della mancanza delle infrastrutture, della mancanza proprio di una reale politica autonomistica che non c'è stata in questi anni; la nostra sanità risente, come gli altri settori, dell'isolamento e dell'insularità della nostra Sardegna. I piccoli ospedali rappresentano un'importante realtà perché il nostro territorio, come lei sa, è caratterizzato da una viabilità difficoltosa, da pochi collegamenti, ci sono dei territori completamente isolati dove un piccolo presidio ospedaliero rappresenta la vita o la morte per decine di persone. Io credo che i piccoli ospedali invece debbano essere valorizzati - lo spero, ho sentito un'affermazione in tal senso dell'Assessore competente giorni fa - devono essere salvati, ristrutturati e specializzati, ognuno di essi deve avere una specializzazione consona rispetto all'ospedale principale che risiede nel capoluogo.

Ho sentito i suoi accenni alla solidarietà, cioè in parole povere la ripetizione di tutto ciò che in questi ultimi anni le diverse componenti e maggioranze che hanno vinto le elezioni non hanno fatto altro che affermare in quest'Aula.

Le ripeto, da un tecnico qual lei è, io mi sarei aspettato, mi creda, un'analisi più chiara: il problema è questo, il mio progetto è questo e per realizzarlo ho questi mezzi, ho queste risorse, questo chiaramente non si può assolutamente pretenderlo ora, ma almeno da lei mi sarei aspettato che indicasse nei vari settori una sua strategia; ad esempio lei ha parlato di turismo, del collegamento tra la costa e l'interno; questo è il programma che portiamo avanti da anni, che ha tentato di portare avanti anche il centrodestra, è nei programmi elettorali del centrodestra; le chiedo qual è esattamente la sua strategia sul turismo, un nuovo turismo che possa portare veramente ricchezza all'interno. Pur non appoggiando assolutamente una cementificazione selvaggia delle coste, il fatto che si voglia portare sino a due chilometri dal mare il divieto di costruire, a mio parere, pur non essendo un esperto in materia, può determinare, mi creda, la morte del nostro turismo, perché il turismo è fatto - è vero - di gente che viene a visitare la Sardegna, ma è fatto anche di infrastrutture, di interventi edilizi che consentano a quella gente di soggiornare e pur non sostenendo assolutamente - questo mi creda - un turismo intensivo nelle coste, la sua proposta mi suscita notevoli perplessità, ma vedo dalla stampa che non sono solo io ad avere qualche dubbio ma lo hanno manifestato anche tutti i sindaci delle coste, che sono spaventati dalle sue affermazioni. Ed allora come si fa a dire che noi dobbiamo, e spero che questo si realizzi, portare il turismo all'interno e far conoscere le nostre risorse, le nostre tradizioni, realizzando quel famoso turismo identitario sul quale sono in perfetta sintonia con lei, se poi si vuole limitare il turismo- così come lei ci ha accennato - o quanto meno circoscriverlo assumendo determinate iniziative che lei, almeno nei giorni scorsi, ha affermato di voler adottare.

Quindi, signor Presidente, i propositi sono sempre gli stessi; lei ha accennato ai problemi che attanagliano l'Isola, ha accennato alle aspettative dei sardi, ma non ha detto una parola sui mezzi con i quali intende se non risolverli, almeno avviare su di essi un confronto, che sarà un confronto duro, un confronto impegnativo, signor Presidente. Ha accennato, oltre alla solidarietà, al fatto che la politica è una missione. E' vero, la politica è una missione! Uno si deve spogliare di tutto!

Io non entro nella polemica degli ultimi giorni sull'appalto relativo all'informatizzazione, lascio che chiunque possa liberamente pensare quello che vuole. Una cosa è certa: non si può dire che far politica è una missione per gli altri, che ci si deve spogliare di tutto, che si deve essere "nessuno", che si deve essere al servizio completo del cittadino - è da ragazzo che faccio politica e, mi creda, ho tentato in tutte le maniere di far questo - e poi contemporaneamente, come primo atto, avocare a sé una competenza che, quanto meno in noi, - ma non solo in noi - ha destato moltissime perplessità, non fosse altro per il fatto che lei è un imprenditore, ed è anche il patron di Tiscali, e quindi nella materia, in quella specifica materia, chiaramente è immerso sino al collo, perché è il suo lavoro. Io non metto in dubbio, mi creda, la correttezza, non la sto mettendo in dubbio perché non conosco i retroscena, e non metto in dubbio che il provvedimento adottato possa essere stato un atto di tutela; solo che agendo così, se non c'è una spiegazione plausibile ed esaustiva, crea molte perplessità e molti dubbi in coloro i quali ieri hanno ascoltato le sue parole sulla solidarietà, sulla politica come missione e su ciò che deve essere fatto per la nostra Sardegna, per la salvaguardia della nostra identità, della nostra autonomia e precedentemente ciò che è stato detto in campagna elettorale, come se chi ha amministrato la Sardegna fino ad oggi lo avesse fatto solo ed esclusivamente nel proprio interesse e non nell'interesse dei sardi.

Ad un intervento generico non può essere che data una risposta generica. Io non sono a capo, chiaramente, di una formazione politica nazionalitaria per cui non posso impostare il mio intervento su questo concetto. Voglio appunto richiamare questi problemi, così come ho fatto poc'anzi, affinché lei, in sede di replica, possa dire qual è il suo progetto per risolvere le problematiche dei vari settori, qual è il suo progetto per l'abbattimento del costo del denaro; quale è il suo progetto, ripeto ancora, per salvare quello che c'è da salvare della piccola e media impresa; cos'è che intende fare per salvare quello che è rimasto della grande industria; cosa intende fare per sburocratizzare - questo lo stiamo già vedendo sotto determinati aspetti - tutta la macchina regionale che è il vero ostacolo, mi creda, al nostro possibile sviluppo socio-economico. Cosa effettivamente, concretamente, intende fare per dare all'agricoltura quel ruolo determinante e quel ruolo strategico al quale lei ha accennato. E' questo che io mi aspettavo di sentire da lei, signor Presidente; questo non è avvenuto e spero che avvenga nella replica, almeno per sapere qual è l'idea, qual è il progetto, non certamente per vedere soluzioni che dovranno essere future, signor Presidente, perché tutto quello che è stato affermato riguarda problemi che sono sotto gli occhi di tutti, mi creda; sono sotto gli occhi di tutti non da ora, ma da tempo. E' invece necessario avere concretezza, decidere quali sono le azioni, i progetti, la strategia che questa Giunta intende adottare,nei prossimi cinque anni per far superare alla nostra Isola questo gap negativo, strutturale ed economico che purtroppo da molto tempo, non da questi cinque anni, la contraddistingue.

Lei ha accennato alla disoccupazione, oggi sfiora il 17 per cento; cinque anni fa sfiorava il 23 per cento. Quindi, qualcosa - malgrado tutto - è stato fatto. Si dirà che questa è una conseguenza dalle politiche nazionali portate avanti, non da questo governo, dall'altro governo, perché giustamente le opposizioni hanno, ogni qualvolta svolgono il loro ruolo, giustificazioni per non riconoscere alla maggioranza i suoi meriti, però, ripeto, cinque anni fa la disoccupazione in Sardegna era al 23 per cento, oggi è al 17 per cento. Ciò vuol dire che qualcosa malgrado tutto è stata fatta.

Io non intendo accennare a ciò che ha proposto il centrodestra, che in questi anni avrà una sua ricaduta enorme e positiva, ma lei lo sa, in Sardegna. Ci aspettiamo, signor Presidente, da lei, questo miracolo, se lei è in condizioni di farlo. Io glielo auguro! E le voglio dire un'altra cosa, mi consenta: io sono stato stupito da una sua affermazione: "Io sono stato eletto anche per dar fastidio a qualcuno". Mi creda, chi va a governare deve governare per tutti e con tutti, Presidente; io spero che si sia trattato di parole dettate - non so - dalla stizza, da un momento particolare, non lo metto in dubbio. Ho notato, ma non solo io, che lei è una persona umorale, che molte volte si lascia trasportare probabilmente dall'enfasi e che dice cose che vanno al di là di ciò che pensa, ma certamente queste non sono parole che si addicono ad un Presidente della Giunta. E' necessaria una collaborazione stretta, l'ha detto anche lei, tra Giunta e Consiglio. Il Consiglio è la massima Assise della Sardegna; è il nostro parlamento; tutti ci riempiamo la bocca con le parole autonomia, identità, con la nostra storia; è necessaria una collaborazione stretta Presidente, non uno scontro, se veramente si vuole portare avanti e risolvere i problemi ai quali lei ha accennato.

La nostra sarà un'opposizione per quanto mi riguarda corretta, ma senz'altro dura e senza sconti, staremo a vedere ciò che la Giunta e il presidente Soru saranno capaci di fare per noi. Le voglio dire questo: se è vero che ci si deve spogliare, spogliamoci di tutto e non iniziamo però a rivestirci non appena entriamo qua dentro!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Grazie Presidente. Signor Presidente, colleghe e colleghi, io spero - lo dico in premessa - che il presidente Soru non voglia dare fastidio solo a qualcuno, farebbe un errore, io spero che voglia dare fastidio a molti, che voglia dare fastidio a chi si sente infastidito del buon governo, che voglia dare fastidio a tutti quelli che pensano di avere un rapporto con la Regione per trarne dei vantaggi. Quindi, non sarà la sua, una sola azione di fastidio ma sarà una politica. Allora, non riduciamo le cose a slogan; stiamo dentro quello che è stato detto nell'illustrazione del programma e confrontiamoci su quelle indicazioni. Poi, ci sarà tempo per esaminare anche le parole; però io penso che ci sia bisogno di dare molto fastidio, perché il popolo sardo dal Governo che Soru ha proposto per rispondere al risultato elettorale, estremamente positivo per il centrosinistra, si attende, così come è stato scritto nel documento che abbiamo sottoposto al giudizio degli elettori, un'indicazione capace di invertire il meccanismo che abbiamo vissuto in questi ultimi anni. E noi, ad esempio, pensiamo di dover dare fastidio al Governo nazionale, pensiamo che sia giusto dare fastidio a quei parlamentari che hanno proposto in Commissione Affari costituzionali un provvedimento che rischia di danneggiare le regioni a statuto speciale.

Io spero che questo fastidio lo vogliamo dare tutti assieme. Bisogna dire se siamo d'accordo, poi il dibattito è libero e ci darà la possibilità di verificare ciò che pensiamo, ma possiamo dire tutti assieme, lo dico questo per il presidente Floris, che si è chiusa una fase storica dell'autonomia. Anche dal punto di vista istituzionale, non solo della politica economica, perché il Presidente della Regione è stato eletto direttamente dal popolo. Quando è stata pensata la nostra autonomia vi era una forma di governo totalmente diversa e lo Statuto conteneva quindi norme totalmente diverse, oggi il rapporto tra elettori ed eletti è differente. Ed allora si è chiusa una fase caratterizzata da una diversa forma di governo, politicamente si propone di aprirne un'altra; e l'illustrazione che il presidente Soru ha fatto del programma che abbiamo sottoposto agli elettori indica un percorso; se voi del centrodestra non siete d'accordo dovete indicarne uno alternativo, perché questi cinque anni devono dare la possibilità alla Sardegna di misurare le idee, di misurare i programmi e di poter scegliere tra cinque anni, come è capitato adesso.

Adesso che cosa è capitato? Che sei Assessori della giunta o delle giunte che hanno governato questi cinque anni, sei Assessori sottoposti al giudizio degli elettori non sono stati eletti. Il che vuol dire che c'è un giudizio preciso sul programma, sulla qualità del governo, su quello che è avvenuto in questi cinque anni in Sardegna, o hanno sbagliato gli elettori, Rassu? Lei non ci sente bene, noi lo sappiamo, gli altri non lo sanno, ma penso che lei abbia sentito il rumore del voto, e siccome lei lo ha sentito, soprattutto lo hanno sentito quei suoi colleghi che non sono lì, nei banchi dell'opposizione, dobbiamo prendere atto che siamo in presenza di un giudizio; un giudizio preciso sulla responsabilità di governo, perché non ha coinvolto solo gli assessori che hanno amministrato, ha coinvolto capigruppo della maggioranza che non sono stati rieletti. Un giudizio politico anche quello. Ha coinvolto segretari di partiti della maggioranza che non sono stati eletti.

Quindi perché vi scandalizzate se noi presentiamo un programma totalmente alternativo a quello che ha caratterizzato questi cinque anni di vostro non governo? Non vi dovete scandalizzare. Voi dovete misurarvi con le indicazioni che diamo; inoltre da qui alla replica del presidente Soru, io vi invito a leggere il programma: ciò che lei chiedeva sul credito e sulle finanze è scritto a pagina 72 del testo che le è stato consegnato. Lo legga, lo verifichi, e poi magari la prossima volta, quando riprenderemo la discussione ci dirà se lo condivide o meno.

Presidente Floris, ma insomma, si può dire, come lei ha detto, che non c'è una visione strategica della funzione della nostra Regione nel contesto europeo? Non si può dire perché le pagine 8 e 9 del programma parlano chiaro su come noi, Regione autonoma, intendiamo dialogare con l'Europa, ma si aggiunge anche un'altra cosa...

FLORIS MARIO (UDS). Guardi, io il programma l'ho letto.

CUGINI (D.S.). Presidente Floris, allora pagina 8 e pagina 9: "Linee dello sviluppo". Presidente, "Linee dello sviluppo"...

PRESIDENTE. Onorevole Cugini.

CUGINI (D.S.). Presidente, lei si deve rivolgere a chi mi interrompe non a me!

PRESIDENTE. Onorevole Cugini prosegua il suo intervento.

CUGINI (D.S.). Lei si deve rivolgere, Presidente, a chi interrompe.

PRESIDENTE. Le pagelle le faremo alla fine!

CUGINI (D.S.). Grazie Presidente.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Cugini.

CUGINI (D.S.). Grazie Presidente. Io la cito, presidente Floris, non perché la voglio offendere, ma perché lei ha parlato prima di me, ha fatto delle considerazioni, se lei mi permette io alle sue considerazioni contrappongo altre considerazioni che sono diverse da quelle che lei ha fatto. E' normale in una discussione politica. Però lei non può dire, e nessuno può dire, che non ci sia un'indicazione chiara per quanto riguarda il nostro rapporto con l'Europa; avendo detto nei documenti e nelle dichiarazioni che si è chiusa una fase storica dell'autonomia, si chiuderà fra due anni anche la fase legata alla nostra permanenza tra le regioni dell'obiettivo 1 e se ne aprirà un'altra che si baserà sul concetto della insularità. E noi pensando a quella fase, abbiamo dato delle indicazioni. Possono essere migliorate con il contributo della discussione? Benissimo, se vengono date delle indicazioni che le migliorino, noi siamo favorevoli ad accoglierle, non siamo chiusi ad indicazioni che possono contribuire allo sviluppo della Sardegna, però dire che non ci sono non è corretto; non è corretto, perché non è così, nel programma questi temi sono trattati. Si può dire che il programma è insufficiente. Ma si tratta di un altro aspetto.

Noi pensiamo che il rapporto tra la nostra Regione e l'Europa debba essere un rapporto di confronto, di collaborazione e l'autonomia speciale alla quale pensiamo noi è un'autonomia europea, non un'autonomia che chiude la Regione nell'ambito geografico dell'Isola, ma che apre l'istituzione Regione ad un confronto dialettico per quanto riguarda lo sviluppo che vuole dare risposte in Sardegna per concorrere all'affermazione di un'idea d'Europa dei popoli, nella quale la nostra Regione con la propria cultura, con la propria identità, con il proprio programma, con i propri valori si propone.

Certo è una sfida, e noi la vogliamo fare questa sfida. Ma non è una sfida con il centrodestra, è una sfida con la storia che abbiamo vissuto e con la prospettiva che vogliamo indicare; ed è per questo che noi diciamo: "Occorre partecipare ad una discussione che parta dalle indicazioni programmatiche, che rispetti quello che noi siamo perché noi vogliamo contare da sardi in quel contesto". E quando noi diciamo: "Badate che abbiamo dei beni, delle bellezze, dei valori che non sono di proprietà nostra", ma io aggiungo, non sono di proprietà neanche della Sardegna, sono di proprietà dell'umanità e noi abbiamo il diritto-dovere di fare in modo che quelli che vengono dopo di noi possano apprezzarle, affermiamo un'idea. Io lo so che si scontra con idee che abbiamo discusso negli anni passati sul concetto di sviluppo, sulla salvaguardia delle coste, sull'ambiente, sulle realtà urbane, sui nostri paesi dell'interno. Certo, noi diamo un'indicazione che è stata apprezzata.

Noi diciamo che il turismo non deve intendersi come concetto unitario, ma che bisogna parlare di turismi; il turismo non è il tempo del mare ma è il tempo della cultura, il tempo dello sviluppo, il tempo delle produzioni nostre, della loro collocazione nei mercati, dei prodotti che accompagnano il turista quando rientra nel proprio luogo di residenza, dei prodotti che il turista deve poter trovare in quei mercati, è il turismo che possa sviluppare l'economia della nostra Regione. Voi avete un'idea diversa? Sostenete la vostra idea. Ma quando noi diciamo che ci sono i turismi da difendere, che il turismo non è solo il tempo del mare, stiamo facendo un ragionamento che pensa all'insieme della Sardegna e pensa alla Sardegna nel contesto mondiale dello sviluppo, non nella concezione della conservazione, ma della valorizzazione, dell'uso e del trasferimento di questo bene alle nuove generazioni.

Certo, questa concezione si oppone alla cementificazione, alla politica delle seconde case, al disastro che in tanti centri della Sardegna è avvenuto. Invece, Rassu, lei vuole continuare a cementificare? No. Lei, giustamente, essendo di formazione comunista, perché da ragazzo era comunista, alcuni valori li ha mantenuti e questo mi fa piacere, non è tutto tempo sprecato quello in cui un giovane viene impegnato in un apprezzamento di valori, ecco, un pezzettino è rimasto e questo mi fa piacere. Non ci sente però ha un buon ricordo. Allora io penso che noi dobbiamo fare questo ragionamento in termini programmatici, come l'abbiamo sottoposto agli elettori.

C'è un ulteriore punto importante, e su questo concludo: bisogna fare le riforme. Noi diciamo che le riforme le dobbiamo fare tutti assieme, l'ha ribadito anche il presidente Soru. Tutti assieme significa che sia la maggioranza, sia la minoranza avanzano proposte, sulle quali ci si confronta nelle commissioni, perché le riforme vanno oltre gli schieramenti, hanno un'efficacia anche successiva all'esperienza di un governo. Siete disponibili a ragionare sulle grandi riforme assieme alla maggioranza?

Noi vi stiamo dicendo che siamo pronti ad aprire il confronto, ma ciò significa avere tempi certi, discutere sul merito, impegnarsi nella discussione, lavorare molto e lavorare bene. Perché lo diciamo? Lo diciamo perché siamo figli di un'esperienza fatta. Insomma, nel mandato precedente, cari colleghi - quelli che c'erano se lo ricordano - le commissioni non funzionavano perché la maggioranza non era presente, e per farle funzionare si aveva bisogno dell'apporto delle opposizioni, che eravamo noi. Noi diciamo: "Badate che noi garantiremo sempre la presenza della maggioranza. Vi chiediamo il confronto nelle commissioni, e per confrontarsi bisogna avere proposte, intanto bisogna partecipare ai lavori delle commissioni e so che per molti è una fatica, però bisogna farlo, bisogna poi misurarsi e ragionare sui temi delle riforme. Ad esempio: la riforma elettorale la vogliamo riprendere? Penso di sì. Lo Statuto lo vogliamo riscrivere? Penso di sì.

Cito solo questi due aspetti, poi ce ne sono altri, ma noi le vogliamo scrivere assieme a voi queste norme che interessano tutti. Siete disponibili a questo ragionamento? Se siete disponibili trovate una maggioranza che si basa chiaramente su una convergenza programmatica, che ha scritto nel programma queste cose, che è pronta ad aprire il confronto per portarlo a buona conclusione, perché abbiamo visto che cosa dobbiamo fare e che cosa occorre fare perché lo Statuto, il nuovo Statuto di autonomia, risponda alle aspettative del popolo sardo ma anche dell'Europa, e collochi la nostra Regione in funzione dialogante a quel livello, perché c'è tutto il tema dell'insularità. Noi abbiamo scritto nel programma - vi chiediamo scusa - che la Sardegna geograficamente è collocata in un punto tale, che può essere una regione di raccordo per favorire la crescita delle diverse realtà sottosviluppate o non sviluppate del sud dell'Europa. E poi diciamo che occorre dialogare anche con quella parte dell'Europa che è entrata adesso nell'Unione europa, che ha situazioni economiche molto disagiate; dentro questa logica generale pensiamo che la Sardegna debba giocare una funzione e un ruolo importante. E' chiaro che ciò passa attraverso un nuovo rapporto con lo Stato.

Non si deve offendere nessuno, lo dico per gli amici di Alleanza Nazionale, ma Anedda, che ha firmato in Commissione Affari costituzionali quell'emendamento non ci ha aiutato, ha fatto un errore simile a quello di Angius, così realizziamo la par condicio e nessuno si offende. Siamo disponibili a partecipare unitariamente alla discussione che ci sarà la prossima settimana sulle specialità, per difendere la nostra e proporne una più avanzata? Se siamo disponibili facciamolo. Noi diciamo che occorre farlo.

Concludendo, so che dobbiamo fare una discussione e la faremo senza tirarci indietro, sugli aspetti più contingenti della politica; la faremo, ed io penso di poter dire che la faremo con la massima libertà, state tranquilli. Le critiche che noi abbiamo fatto e facciamo al centrodestra le facciamo perché sappiamo di che cosa stiamo parlando. Noi non ci metteremo in quella condizione, noi ci sposteremo e faremo in modo che sia una discussione libera, aperta, che permetta a quest'Aula di dare il proprio contributo e di svolgere la propria funzione sapendo quale responsabilità abbiamo assunto con la vittoria dell'11 e 12 di giugno, e chiaramente, lo faremo pronti al dialogo, pronti al confronto.

Perché dobbiamo fare questo? Lo dobbiamo fare perché siamo tutti a conoscenza di situazioni particolari. Ad esempio io, essendo gallurese, un po' gallurese di ritorno adesso, sono stato a Tempio, la città del collega Addis, e mi hanno raccontato di una specie di concorso che è stato fatto alla Stazione sperimentale del sughero. Mi hanno scritto una lettera alcuni dipendenti - io non l'ho data al presidente Soru - dove mi hanno descritto un organigramma di funzionamento di quell'ente strumentale della Regione, che segnalo in quest'Aula, che è molto preoccupante, è molto preoccupante, e se abbiamo situazioni simili in diversi enti, caro Presidente, lei è in ritardo nel commissariarli e mandare a casa i loro presidenti! Lei è in ritardo! Bisognerebbe farlo con data retroattiva se fosse possibile. Se fosse possibile bisognerebbe farlo con data retroattiva perché siamo in presenza di una situazione intollerabile che coinvolge anche colleghi, altro che parenti, cugini (il mio cognome si presta), fratelli, sorelle, nipoti - chi più ne ha più ne metta! - figli che non partecipano alla selezione. E' capitato che - e concludo - lo dico anche per il presidente Spissu, ad uno di questi ragazzi che è andato per la selezione, hanno consegnato un foglio in mano con un compito già scritto. Questo ingenuo - deve essere stato di sicuro dei DS se era ingenuo - è tornato indietro e ha detto: "Mi scusi, ma forse lei ha sbagliato, mi ha dato un documento che non è per me senz'altro", non aveva capito che era il compito che doveva utilizzare per passare la selezione. Beh, insomma Presidente, data retroattiva per quanto riguarda questi provvedimenti, questi ed altri.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Prog. Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il presidente Soru ha disegnato in quest'Aula una modalità di rapporto col Consiglio regionale improntata ad un alto rispetto della funzione del Parlamento sardo. Io sostengo con convinzione il programma di questa Giunta, ma mi pare sia più urgente oggi, riprendendo alcuni degli spunti del presidente Soru, parlare del ruolo che il Consiglio regionale può avere e deve avere in questa legislatura.

Intanto credo che si possa fissare un punto fermo: questa legislatura dura cinque anni, non è banale ricordarlo. Vi è un motivo incontestabile che consente di affermarlo. Non si può realizzare un programma ambizioso, quale quello che noi abbiamo proposto agli elettori e quale è quello che è stato ribadito ed ampliato dal presidente Soru in quest'Aula, in modo istantaneo. Le riforme e i mutamenti hanno bisogno di tempo. Chi vuole creare casi istituzionali laddove non ve ne sono, chi vuole creare fibrillazioni istituzionali ogni giorno, vuole in realtà portare quest'Aula all'evento traumatico delle elezioni anticipate; io mi chiedo perché alcuni analisti politici di parte intravedono in questo evento traumatico un dato auspicabile: è una vecchia strategia destabilizzare per stabilizzare; per stabilizzare gli interessi egemoni, per stabilizzare gli interessi e i privilegi esistenti. Ecco io credo che noi, maggioranza ed opposizione, che quest'Aula debba dire che vogliamo rompere le egemonie che imbrigliano la Sardegna, e quindi, come ha detto ieri il presidente Soru, noi difendiamo i cinque anni della legislatura perché ci servono per cambiare radicalmente la Sardegna.

Secondo punto fermo: il Consiglio regionale non è la sentinella messa a guardia dell'operato del presidente Soru; solo una visione scolastica, forse un po' elementare, delle istituzioni democratiche può considerare come funzione principale dei parlamenti quella del controllo sull'operato dei governi. Questa funzione oggi in molti stati democratici e nei nostri enti locali è affidata alle commissioni di garanzia presiedute e anche controllate dall'opposizione, che in questi ruoli viene costretta a svolgere una funzione più alta della semplice rappresentanza delle sue ragioni. Questo succede nelle più avanzate democrazie. Anche qui, a mio avviso, bisogna riuscire ad istituzionalizzare ulteriormente il ruolo dell'opposizione in modo che non sia solo il ruolo del dissenso politico ma anche un presidio dei diritti di tutti. Il compito vero del Parlamento Sardo è rappresentare gli interessi e i bisogni generali della Sardegna, conducendoli a sintesi nella scrittura di leggi semplici, verificabili, applicabili, e questa funzione, il nostro Consiglio regionale deve riprendersela per intero, perché questo è un potere visibile, e la democrazia è il governo del potere visibile, cioè il governo i cui atti si svolgono sotto il controllo dell'opinione pubblica. Questa è la democrazia, insieme a tante altre cose. Gli arcana imperii la necessità di esercitare il potere nel modo più possibile nascosto, sottratto agli occhi dei cittadini, i segreti appartengono tipicamente all'anti-democrazia. In democrazia non dovrebbero esistere poteri invisibili, cioè poteri incisivi ma non responsabili di quello che fanno e in genere orientati a proteggere interessi particolari, e a subordinare a questi interessi gli interessi di tutti.

Io credo che il Consiglio, e lo dico da neofita e me ne scuso, sia ad un bivio: o si riprende interamente il suo potere o si subordina a fortissimi interessi attivi nel settore della sanità, delle costruzioni, della finanza e dell'informazione. Questa è una sfida che riguarda maggioranza ed opposizione. O è quest'Aula la sede della sintesi degli interessi legittimi della Sardegna, o questa sintesi viene esercitata da chi in Sardegna diventa ogni giorno più forte. Dietro gli atti della Giunta non c'è niente, davanti agli occhi di tutti c'è un'Assemblea legislativa che, nel tempo, è stata espropriata del suo potere. Certo, noi avremmo bisogno anche di un'informazione più libera, efficiente e capace di garantire la trasparenza del palazzo. Ma qui, in passato, è stato fatto qualche errore, qui e nella società; in quest'Aula a più riprese ci si è occupati di editori, il più delle volte censurandone l'operato. Io credo che non si sia capito un dato importante: tutti gli editori che hanno, come dire, un po' eccessivamente subordinato i loro gioielli dell'informazione agli interessi aziendali, hanno visto i loro gioielli editoriali perdere valore, per una ragione che chi si occupa di comunicazione conosce benissimo: la propaganda non vende, l'informazione sì.

Ed allora quest'Aula che fa leggi deve occuparsi di difendere di più la libertà dei giornalisti; più di difendere la libertà dei giornalisti che di convincere gli editori. Non parliamo del servizio pubblico in Sardegna perché occorrerebbe cantare il "Parce sepulto". Da un giornalista libero si può anche dissentire, ma si sa di avere di fronte un uomo libero perché difeso dalle istituzioni nei suoi diritti, ed è meglio difendere la libertà di informazione che subordinarsi alle logiche delle lobbies finanziarie ed urbanistiche. Il Consiglio - io ne sono convinto - deve difendere la libertà di informazione in modo che chi se ne occupa possa raccontare liberamente ciò che qui accade: la visibilità del potere di cui abbiamo parlato prima ha bisogno della libertà di chi lo racconta, dobbiamo ricordarcelo.

Si dice che questa sarà la legislatura delle riforme. Certo, c'è da aggiornare il sistema dei poteri, ne ha parlato prima l'onorevole Cugini, da rivedere e chiarire il chi, il come e il dove si decide. Ma prima bisogna dirsi da dove si vuol partire. Il presidente Soru ieri lo ha detto con chiarezza, si parte - a nostro avviso - dai diritti prima che dai poteri, dai diritti dei cittadini. Secondo la concezione moderna i diritti sono l'armatura giuridica della nostra volontà, questo sono i diritti, un modo per renderla efficiente. I progetti dei singoli, il progetto di vita di ciascuno è una pretesa della sua volontà garantita dal diritto. Noi dobbiamo darci uno statuto dove la libertà e la giustizia consentano, al maggior numero di persone, di sviluppare pienamente il progetto della loro vita: non che posto mi è dato in questa storia, ma semmai quale posto intendo darmi e posso darmi in questa storia, questo è il cittadino che deve prefigurare il nostro statuto: questo è un cittadino che interessa maggioranza ed opposizione.

Certo, noi sappiamo che non c'è diritto dove non c'è sviluppo. Io penso che a breve, in occasione dell'assestamento, ci troveremo di fronte ad una situazione dura sia sul versante delle entrate che sul versante delle uscite. Il dilemma sarà come risanare i conti e sostenere lo sviluppo, come garantire il lavoro e non sfondare il tetto dell'indebitamento, dove trovare le risorse necessarie, come controllare l'efficacia della spesa perché in Sardegna il controllo è una funzione effimera, non esiste.

Questi problemi divideranno maggioranza ed opposizione sicuramente, ma in realtà, basta leggere un po' delle cose che si scrivono anche in questi giorni sulla sostituzione del Ministro Tremonti, ormai questi problemi hanno un profilo istituzionale e dovrebbero spingere noi ad elaborare un modello di spesa pubblica meno esposto all'alternanza dei governi e più orientato a soddisfare le reali esigenze del sistema economico. Anche in questo caso noi potremo essere la sede della sintesi tra libertà e giustizia, e quando dico noi intendo dire quest'Aula, maggioranza e opposizione con i reciproci ruoli. Aula che come voi sapete risente moltissimo della generale opinione che la politica serva a chi la fa e non ai cittadini. Qui sta la più grande sfida che dobbiamo vincere e raccogliere; dobbiamo restituire a quest'Aula il prestigio e la credibilità che oggi molti le contestano. Possiamo e dobbiamo farlo ritornando ad essere il cuore di tutto il sistema istituzionale della Sardegna, e non la periferia di decisioni prese con indifferenza rispetto al sistema e alle istituzioni democratiche.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu, che non è presente in Aula. E' iscritto a parlare il consigliere Cucca. Ne ha facoltà.

CUCCA (La Margherita - D.L.). Signori presidenti, gentili colleghe e gentili colleghi, ho apprezzato molto il tenore dell'intervento del presidente Soru ieri, che ancora una volta ha confermato che in questo palazzo vi è stato un radicale cambiamento. Cambiamento che evidentemente è dettato dalle esigenze che sono state largamente manifestate dai nostri conterranei e che sono state saggiamente ed abilmente recepite da questa maggioranza, che ha assunto il grave compito di affrontarle e di fare tutto quanto è possibile per soddisfarle.

Stamattina ho sentito in quest'Aula la parola ovvietà, riferita al discorso che lei Presidente ci ha proposto ieri; francamente l'ovvietà mi parrebbe di riscontrarla in coloro che di ovvietà parlano! E parlare di ovvietà è sicuramente riduttivo se è vero, come è innegabilmente vero, che ad oggi dei problemi che lei ha esposto in quest'Aula ieri si è fatto soltanto un gran parlare ma nulla è stato fatto per risolverli. Io sono nuovo, come lei signor Presidente, di quest'Aula, ed anch'io ovviamente, seppure ad uso e a motivo della professione che svolgo, sono abituato a parlare in pubblico, francamente oggi provo una grande emozione nell'esordire, consapevole come sono di partecipare ad un processo innovativo, che ha come fine e come obiettivo primario quello del rilancio della nostra Isola attraverso metodi certamente innovativi. Non di meno, la condivisione dei concetti che lei ha espresso ieri, mi induce anche alla serenità, dettata soprattutto dalla consapevolezza che noi tutti, maggioranza ed opposizione, siamo qui designati dalla volontà popolare, non per la cura di interessi personali o particolari, ma al servizio di tutta la gente che ha voluto darci il consenso, riponendo nelle nostre persone la fiducia che non dovremo né potremmo tradire. Abbiamo sicuramente la consapevolezza di una situazione non certo comoda nella quale la Sardegna vive, dei mille problemi che sulla Sardegna gravano e raccogliamo anche un'eredità sicuramente scomoda, ma il recupero del criterio della collegialità di cui ella ieri ha parlato, affrontandolo in maniera credo assolutamente esaustiva, ci aiuterà in modo decisivo a dare - ciascuno di noi - il massimo contributo per la risoluzione delle problematiche della nostra terra.

Certo, il contenuto degli interventi di taluno che mi ha preceduto stamattina, mi induce a ritenere che vi sia ancora chi non ha recepito il suo messaggio e intende quindi proporre un'opposizione più o meno strumentale e fine a se stessa, più che un'opposizione seria e costruttiva, fondata su una sana dialettica politica. L'auspicio è che l'attività di opposizione che stamattina è stata annunciata con enfasi, non si risolva in una mera petizione di principio e non si manifesti ancora una volta nella scarsa e scarna attività alla quale l'attuale opposizione ci aveva abituati nella scorsa legislatura, quando era al governo di questa Regione. L'auspicio è davvero che così non sia, convinto come sono che i risultati migliori si possano cogliere soltanto quando si riesce a fare sintesi delle diverse posizioni, dopo un sereno e costruttivo confronto fondato sul rispetto dei reciproci ruoli e sullo spirito di servizio del quale ella ha parlato ieri, che ci impone di lavorare tutti insieme nell'interesse esclusivo dell'Isola e dei suoi abitanti.

Signor Presidente, lei ieri - mi pare di aver colto - ha citato Sofocle, e di quella stessa opera dalla quale ella ha tratto la citazione, e pensando al suo ruolo e al ruolo che tutti noi siamo chiamati a svolgere, salverei anche un altro verso che dice: "Lasciami, io parlo anche per quelli" riferendosi al popolo "Cessa di vigilarmi e di appostarti dove fermo destino è che io rimanga sempre". E` destino, signor Presidente, che questa maggioranza rimanga sempre dalla parte del popolo, come lei ha detto ieri nel suo elevato intervento, nell'interesse dei deboli, dei poveri, degli ultimi e di questo la ringrazio perché proprio per il tono alto delle sue parole, ho potuto cogliere un primo omaggio a quest'Assemblea, che è stata stimolata a un dibattito degno della sua storia, della sua funzione costituzionale, attorno ai valori e ai progetti e allo spirito delle leggi che dovremo saper dare a quest'Isola per promuoverne lo sviluppo e proteggerne l'identità. Non solo per proteggerla e per custodirla, come ella ha rammentato ieri, bensì per dare dell'identità un'interpretazione contemporanea, attuale e moderna che ci consenta di stare accanto agli altri popoli del mondo apportando il nostro tratto inconfondibile ed originale, al di là di ogni massificazione, di ogni conformismo e, per dirla con i sociologi, di ogni macdonaldizzazione.

Noi ci batteremo, ci vogliamo battere, per una Sardegna originale, unica e indenne da contraffazioni, e come rappresentante dei sardi eletto nelle zone antiche e interne della cultura pastorale e rurale, molto brevemente ma con molta forza, mi soffermo su uno degli aspetti che lei ha trattato ieri nel suo intervento. Parlo del pastoralismo e delle sue produzioni, del vasto e diffuso complesso di aziende, di tecniche, di tradizioni e di reputazione commerciale ad esso legati, che sono oggi minacciati da pericoli che ne mettono in forse la sua stessa sopravvivenza: il prezzo del latte, le emergenze sanitarie e, non ultima, una paradossale situazione di crisi occupazionale al contrario, che solo ieri abbiamo iniziato ad affrontare con l'assessore Maddalena Salerno, che sento il dovere di ringraziare anche qui per la sensibilità politica e umana che ha voluto manifestare facendosi subito carico del problema.

Il comparto agropastorale sardo, un comparto strategico, vitale, nodale per la nostra economia di ieri, di oggi e di domani, sta estinguendosi letteralmente perché nessuno dei nostri giovani vuole più lavorarci, e nel contempo, a causa della ripartizione delle quote di lavoro straniero nelle nostre province, le imprese, i nostri pastori non sono in alcun modo in grado di reperire l'occorrente manodopera nel rispetto del severo quadro normativo previsto dalla legge Bossi-Fini. Questa crisi che è nascosta ai più dal duro orgoglio di chi la vive e dalla difficoltà oggettiva del mondo delle campagne di aprire vertenze simili a quelle delle industrie o di altri settori dell'economia, oggi deve entrare a far parte dell'agenda di governo per restituire credibilità al nostro impegno a vantaggio della Sardegna reale, concreta, quotidiana, al servizio della quale, lo ha ricordato esaustivamente lei, onorevole Soru, la politica deve essere sempre. Non possiamo fare considerazioni giuste e vere, come quella riguardante il latte ovino, che costituisce l'apporto di produzione percentualmente più rilevante in sede nazionale, senza sorvegliare con rigore e sollecitudine gli aspetti connessi a questa produzione. Per conseguire l'obiettivo di produzione agroalimentare di qualità, come lei ha saggiamente auspicato ieri, dobbiamo assicurare innanzitutto la sopravvivenza del comparto e costruire nel contempo le condizioni per il suo sviluppo.

Vi è poi una seconda considerazione che ci induce anche a predisporre tempestivi ed efficaci interventi in questo settore. Ella, onorevole Soru, ha giustamente ribadito che l'approccio metodologico di questa maggioranza nei confronti delle politiche turistiche deve essere nuovo. Le politiche turistiche non possono più ridursi a politiche di settore, ma debbono ispirare un insieme di misure complesse e collegate, attinenti alla infrastrutturazione, ai trasporti, alla formazione, alla cultura, all'istruzione e all'ambiente, che in Sardegna, specie nelle zone interne, si interseca con il pastoralismo e con i suoi riflessi identitari.

L'assessore Pigliaru mi vorrà consentire, anche se oggi è assente, di citare al riguardo per tutti il decisivo contributo reso alla comunità scientifica internazionale dalle opere di colui che intorno all'identità della Sardegna interna seppe costruire, come tratto caratteristico e irripetibile, un autentico ordinamento giuridico. Da quell'opera, e da mille altre, è chiaramente delineato il tratto di un popolo che vive attaccato in modo resistenziale alle sue produzioni, alla sua civiltà, al suo sistema di vita e di pensiero, perché, l'ha detto ancora una volta lei, onorevole Soru, l'identità è anche elemento insopprimibile di valore, sia spirituale che economico.

Sul sistema delle politiche turistiche potrebbe certamente trattenersi meglio l'onorevole Sabatini che è un esperto del settore nella provincia di Nuoro. Basti, allo stato, comunque, averne fatto cenno, ricordando quale sia il legame tra l'identità spirituale e materiale di un popolo, tra questa e la politica così come deve essere logicamente concepita, progettata e realizzata, infine tra elementi di una civiltà e l'ambiente. Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare dell'ambiente e anzi si nota ormai anche una certa usura nei discorsi che riguardano questa tematica. Nel programma di governo di questa coalizione si coglie invece sicuramente uno spirito nuovo. La sostenibilità della quale tanto si parla è contestualizzata e direi addirittura umanizzata nella misura dell'equilibrio tra umanità e habitat, si evolve fino a farsi guida delle politiche pubbliche non soltanto come insieme di procedure di salvaguardia, come limite o divieto, ma infine come prospettiva di sviluppo, di uno sviluppo che deve fare i conti con la trasformazione incessante e rapidissima della società globale e di questa trasformazione e dei suoi rischi deve tener conto.

In buona sostanza, signor Presidente, credo che la preoccupazione di chi sta oggi al timone della Sardegna sia e debba essere quella di uscire dalla tempesta della globalizzazione, attraverso Scilla dell'omologazione culturale e Cariddi della devastazione ambientale. Sono temi di grandissimo interesse questi, ai quali è necessario, anzi indispensabile, dedicare le migliori energie.

Confesso di provare ancora grande emozione nell'accingermi anch'io, insieme a tutti quanti voi, a una simile e formidabile impresa, che tuttavia, ne sono certo, saprà dare ai sardi le risposte che essi attendono, a tutti coloro che hanno guardato e guardano a noi con grande fiducia e con grande speranza. Buon lavoro, presidente Soru e buon lavoro a tutti noi!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi e colleghe, rappresentanti - pochi, ahimè! - dell'Esecutivo. Vede, Presidente, io mi auguro che il fatto che non si possano, per una precisa scelta, discutibile ma che può anche essere giusta, utilizzare le macchine blu, consenta comunque agli Assessori, anche se in ritardo, di essere presenti in Aula, non fosse altro che per non far mancare quel giusto rispetto che l'Aula merita. Comunque ringrazio i pochi che fin dall'inizio sono qua presenti.

CALLEDDA (D.S.). Gli altri sono giù perché c'è una manifestazione.

SANJUST (F.I.). Vorrei ricordare anche all'onorevole Cugini, che è stato molto attento nel ricordare il giudizio insindacabile degli elettori, che non mi pare che queste elezioni abbiano premiato, per esempio, i leader dell'opposizione della passata legislatura, di quella che era la minoranza in Consiglio regionale e alcuni altri di destra o di sinistra che siano, che invece fiutando il vento, che per fortuna non è né di destra, né di sinistra, né di centro, forse hanno ben visto di non ricandidarsi.

Ma detto questo, prendo la parola, in quest'Aula così solenne e austera, e prendere la parola in un momento di avvio di una legislatura come questa penso che sia difficile un po' per tutti. Lo è sicuramente per me, per comprensibili ragioni anagrafiche e quindi per conseguente inesperienza, e per questo so, almeno all'inizio, di non poter competere per conoscenza e dottrina con gran parte dei membri di questa Assemblea e tanto meno con la sua illuminata e lungimirante preparazione politica, presidente Soru. Eppure è stata proprio la consapevolezza della difficoltà del confronto che ha consentito alla mia connaturata prudenza e timidezza di lasciare il passo all'ardire della giovane età, per iniziare il percorso di questa legislatura che spero fertile e prodiga di felicità e benessere per il nostro popolo e la nostra Sardegna.

Onorevole Soru, ho ascoltato con religiosa attenzione il suo discorso programmatico di ieri mattina e ho letto la voluminosa relazione che l'accompagna. Ciò ho fatto con l'avidità del neofita che vuole imparare presto, con la cura di chi sa che ha tutto da apprendere da un maestro quale lei si è sforzato di apparire, con l'umiltà di chi ha scelto questa strada, quella della politica, per poter in qualche modo essere utile alla sua gente, al suo popolo e alla sua terra. Sono certo non vorrà dolersene se le dico - e mi scuso per l'audacia - che il suo discorso e la sua relazione programmatica mi sono sembrati, a prima vista, una pedissequa ripetizione di analoghi discorsi e relazioni svolte in questa stessa Aula da tutti o quasi tutti i suoi predecessori, forse con una maggiore accentuazione dei toni cattedratici e supponenti, che sono abbastanza consueti in queste occasioni.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FADDA

(Segue SANJUST.) Vede, onorevole Governatore, prima che avessi l'onore di ascoltarla, seguendola nelle trasmissioni televisive preelettorali, avevo tracciato della sua personalità l'immagine di un uomo innamorato della sua terra, che vuole offrirsi alla politica con grande volontà, ma con scarsa conoscenza dell'arte e delle ragioni della politica, con scarsa vocazione al sacrificio e con poca predisposizione al confronto con gli interlocutori istituzionali avversari. Ora so che quell'immagine era errata, forse completamente errata. Prima ancora che si presentasse in Aula per esporre i suoi programmi di governo, lei ha voluto mostrare, infatti, al popolo sardo e a questa Assemblea i tratti essenziali di quella che penso sia la sua personalità: una straordinaria, incommensurabile considerazione di se stesso, lo spregio, purtroppo, delle opinioni altrui, la presunzione di infallibilità e di onnipotenza, il non rispetto delle prerogative e dei diritti delle diverse istituzioni, la nessuna considerazione, il nessun rispetto per l'esercizio democratico del confronto con tutti. Non si spiegherebbe altrimenti, signor Governatore, la sua fredda e spietata convinzione di essere stato eletto per governare la Sardegna, ma anche per dare fastidio a qualcuno. Non si spiegherebbero le minacciose valutazioni su decisioni già assunte dai precedenti governi regionali, l'irruzione mattutina all'ospedale Santissima Trinità di Cagliari, l'avocazione a sé medesimo di competenze spettanti per legge ad Assessori ben identificati. E si potrebbe continuare fino alla noia nell'elencazione di avvenimenti che si sono succeduti in questi pochi giorni e che per brevità e sforzo di moderazione voglio risparmiare a questa autorevole Assemblea.

Vede, onorevole Soru, non sono il solo ad essere convinto che lei, forse per eccesso di zelo, o per una smodata considerazione di se stesso e dell'enorme responsabilità che le è stata conferita dal popolo sardo, abbia esordito alla guida dell'Esecutivo nel modo assolutamente sbagliato. Lei ha esordito affermando: "Il mio impegno sarà quello di essere nessuno, di annullarmi per il progetto di un milione e seicentomila sardi". Parole struggenti, forse dure come neanche le pietre sono! Ma chi le crede? Chi le crede dopo le sue disinvolte esternazioni dei giorni scorsi? Chi le crede dopo aver proclamato, seppure in maniera morbida e suadente, l'inutilità e persino il danno del confronto democratico in questa e nelle altre assemblee istituzionali? Le sue sono parole nobili, struggenti, ripeto, ma evanescenti come i miraggi dei deserti, sfuggenti come le comete in una notte di agosto, ingannevoli forse come neanche le chimere sono.

PIRISI (D.S.). Non esagerare!

SANJUST (F.I.). Altro che impegno di nessuno! Alla faccia del conflitto di interessi, che dovrebbe farla riflettere sulla credibilità del ruolo di Governatore della Sardegna, lei si è appropriato di una centrale di potere che appartiene all'Assessore degli affari generali ed è chiamato, in un futuro imminente, a gestire più di 100 milioni di euro per l'attuazione del servizio di innovazione tecnologica della Regione Sardegna. Chi le crede ora che, con una delibera surrettizia e frettolosa, ha espropriato un diritto-dovere a chi ne era destinatario per legge! Sarà forse per la mia ingenuità giovanile, anzi sicuramente lo è, oppure per il rigore della mia educazione familiare, o per la cultura della trasparenza che mi proviene dall'appartenenza politica, non so se è per queste o altre ragioni che mi domando come si può credere che il presidente di una delle più celebrate imprese informatiche possa restare indifferente al corposo boccone di 100 milioni di euro che gli verrà posto sotto il naso. Perché il Governatore della Regione Sardegna, per rendere credibile il suo impegno ad essere nessuno e a non avere progetti personali fino alla fine del suo mandato, non provvede subito a dimettersi dalle presidenze societarie che lo rendono incompatibile col suo impegno istituzionale?

Caro Presidente, i miei maestri mi hanno insegnato che in politica non basta fare affermazioni di buona volontà, occorre operare.

PIRISI (D.S.). Berlusconi!

SANJUST (F.I.). Senza questa decisione che potrà assumere soltanto lei...

PIRISI (D.S.). Villa Certosa…

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi!

(Interruzioni)

SANJUST (F.I.). Vedete, cari colleghi, a me hanno insegnato soprattutto una cosa, quella di saper ascoltare, saper ascoltare in rigoroso silenzio; quello che ho fatto fino ad ora e spero di continuare a fare fino alla fine della legislatura. Vi pregherei di fare altrettanto, anche se magari non avete avuto maestri.

Senza questa decisione che potrà assumere soltanto lei, dicevo, Presidente, nessuno crederà all'affermazione secondo cui le società da lei presiedute non concorreranno mai alla spartizione dei 100 milioni di euro. Nessuno crederà che lei o chi per lei non osteggerà la partecipazione di altre aziende o società interessate alla distribuzione di questi milioni. Come ho già detto, nelle sue dichiarazioni, presentate per altro con molta eleganza linguistica e suggestiva esposizione, colpisce la ripetitività di enunciazioni di principi, di impegni e di promesse che anche il più distratto degli osservatori ritrova nelle enunciazioni programmatiche di tutti o quasi tutti i governi regionali. Con in più l'atteggiamento supponente di chi ritiene di aver inventato l'acqua calda e la presunzione di aver scoperto che la Sardegna è un'Isola afflitta dal sottosviluppo e non un semplice tramezzino di pane di Sanluri al formaggio marcio!

Nonostante la mia diligenza nel frugare dentro il suo programma per cambiare la Sardegna, non ho trovato alcun cenno al fatto che il tanto discusso e-government non è farina del suo sacco, ma una proposta del precedente Governo di centrodestra. Non è neppure detto che certi progetti per liberare la Sardegna dalla prigionia della insularità, della secolare siccità, della vetustà delle infrastrutture e della povertà della nostra economia fanno parte della storia e della letteratura politica dei governi che si sono succeduti in oltre mezzo secolo di autonomia regionale. Non si rinviene una frase, un cenno all'impegno di tutte le forze politiche presenti nelle precedenti legislature, volto al superamento delle strettoie normative e legislative che hanno frenato, per troppi anni, la rinascita economica e sociale della nostra Isola. Questa disinvolta omissione offende quelle stesse forze politiche ancor oggi presenti in questa legislatura; offende viepiù, io ritengo, i gruppi politici che ora la sostengono e ieri dai banchi della maggioranza e dell'opposizione non sono venuti meno al dovere di battersi per gli interessi della Sardegna.

Alcune osservazioni prima di concludere: nelle dichiarazioni programmatiche lei, onorevole Governatore, elenca un'infinità di problemi che attendono di essere risolti, ma di nessuno individua e suggerisce la soluzione. E' come se un medico bravissimo nel formulare le diagnosi lasciasse morire il suo paziente per sconoscenza della necessaria terapia; come se un pastore proprietario di tante pecore e ottimo conoscitore delle necessità vitali di ciascuna di loro, non sapesse dove trovare l'erba per nutrirle e il rifugio per difenderle dall'insidia delle volpi e dal rigore delle tormente. Lei fa un cenno rapido e superficiale alla gravità della condizione giovanile sarda, derivante non solo da problemi occupazionali ma anche logistici, sociali, culturali, ricreativi, ma non riesce a fornire indicazioni e strumenti per affrontare e portare a soluzione uno dei più gravi, delicati e urgenti problemi della nostra società; accenna al problema turistico in termini stravaganti e forvianti, ignorando che in Sardegna non potrà esserci turismo serio e competitivo, mettendo in secondo o in terzo ordine la ricchezza impareggiabile delle nostre coste. Pensare a un proficuo utilizzo dell'impareggiabile bellezza del nostro mare e dell'incantesimo delle nostre coste programmando insediamenti turistici oltre i tre chilometri dalla riva è semplicemente forviante. Lei parla e scrive tanto sull'identità e poi assume come Assessore alla sanità la dottoressa Dirindin, torinese, come il mai dimenticato Ministro Bogino del regno sardo-piemontese; dottoressa Dirindin, che potrà essere anche bravissima, ma che col suo affascinante progetto sull'identità non ha assolutamente nulla da spartire. Afferma di volersi annullare per il progetto di un milione e seicentomila sardi e non esita neppure un istante a prevaricare competenze e specificità delle diverse comunità territoriali, e delle loro rappresentanze democraticamente elette.

Per concludere, vorrei ricordare al Presidente Soru, del quale non si può negare la grande capacità imprenditoriale, che la Regione Sardegna non è un'entità virtuale ma una realtà sostanziale, che non può essere affrontata con marchingegni telematici ma esige progetti vivi, reali, tangibili, senza i quali, nel 3000 come nell'era avanti Cristo, si rischia o si sarebbe rischiato di cadere nella celebrazione del nulla.

Onorevole Soru, faccia il governatore della Sardegna cercando con ogni mezzo di onorare gli impegni assunti col popolo sardo, in questo caso non mancheranno occasioni per trovare in questa Assemblea la comprensione, l'incoraggiamento, il consenso anche della minoranza che ora si appresta a un'opposizione dura ma leale e costruttiva nell'interesse unico del popolo sardo. Se questo non accadrà, eleviamo l'auspicio che l'onorevole Soru, primo governatore della Sardegna, non sia bravo come ha dimostrato di essere il dottor Renato Soru, Presidente delle società che gli hanno dato tanta ricchezza e notorietà, anche a spese purtroppo di tanti sardi che alle sue iniziative virtuali hanno affidato speranze e risparmi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Prog. Sardegna). Onorevoli colleghi, signori Assessori, signor Presidente della Giunta, ho ascoltato con piacere le dichiarazioni del Presidente della Giunta; devo dire che non le ho trovate né vacue, né evanescenti, né superficiali come ha voluto adombrare qualche collega dell'opposizione. Credo che nelle sue dichiarazioni, che qualcuno si è sforzato di definire programmatiche, in realtà lei abbia fatto esattamente quello che si aspettano tutti i sardi, cioè ha finalmente indicato una direzione strategica per lo sviluppo e il futuro della nostra comunità. Lei si è assunto un compito alto, quello di indicare finalmente una rotta, di dare finalmente alla nostra comunità una bussola per lo sviluppo nel lungo termine. Si è posto il problema, ci siamo posti il problema con i colleghi della coalizione, di immaginare come sarà la Sardegna tra vent'anni, una Sardegna nella quale i sardi dovranno imparare a reggersi sulle proprie gambe, dovranno fare a meno di quelle politiche assistenziali, anche alimentate da un indebitamento pubblico che è stato crescente e galoppante con questa Giunta di centrodestra, che hanno consentito di dare delle risposte parziali, spesso clientelari, effimere, non sostenibili per lo sviluppo della nostra terra.

Lei si è assunto un compito alto, quello di essere una guida, di darci una visione, di darci un progetto e ci ha anche indicato un modo, che forse è scomodo e forse per questo ci costringe a delle riflessioni difficili, amare: la necessità di un grande cambiamento culturale senza il quale questa nuova rotta per lo sviluppo non potrà essere seguita, un cambiamento culturale che impone a ciascuno di noi di cominciare a riflettere, non sulla base di quello che non abbiamo, non sulla base delle nostre debolezze, ma finalmente e soprattutto sulla base delle nostre capacità, delle tante opportunità che abbiamo e delle tante risorse che nella nostra terra ci sono. Lei nel suo intervento di ieri, ha detto di voler riportare la Sardegna, la nostra comunità, i nostri imprenditori, i nostri scienziati, i nostri ricercatori, a competere nell'unico ambito in cui possono competere, dove la Sardegna non è penalizzata per il fatto di essere un'isola, in quell'ambito dove non contano gli aspetti infrastrutturali e materiali, ma dove contano le conoscenze, dove conta la cultura, dove conta la diversità, dove possiamo competere nel mercato alla pari e dove ci dobbiamo confrontare con gli altri facendo appello a quelle che sono le nostre risorse.

Questo è un discorso scomodo, difficile, che implica un grande cambiamento culturale ed una grande unità di intenti, e bene ha fatto a richiamare anche un sistema di valori che deve essere fortemente condiviso, valori di pace, di lavoro, di solidarietà. Di essi c'è bisogno perché senza questi valori non si arriva insieme a nessuna meta, perché senza questi valori ci si divide lungo il percorso e credo quindi che il senso delle sue dichiarazioni fosse proprio quello di indicare una rotta, di darci una bussola, di darci un metodo, di spiegare qual è il grande cambiamento che ci attende.

Noi abbiamo molti paradossi che possono descrivere questo cambiamento culturale profondo, credo che il paradosso più grande sia quello richiamato da molti onorevoli colleghi che non hanno colto il valore simbolico del suo richiamo al non costruire entro due chilometri dalle coste, ma credo che la metafora di quell'esempio si possa cogliere nel paradosso del turismo che è un settore in cui non esiste il problema della continuità territoriale, esiste un mercato fatto di un milione e mezzo di persone in carne e ossa che ci vengono a trovare tutti gli anni alle quali non riusciamo a vendere i prodotti, i nostri prodotti, un mercato che non riusciamo a mettere a sistema con la nostra economia, un mercato fatto di persone delle quali non ci preoccupiamo di aumentare la spesa pro capite; ma questa è una visione materiale ed infrastrutturale dello sviluppo, ci impegniamo soltanto a parlare di cubature e a parlare di posti letto come se i posti letto fossero qualcosa che dà da mangiare a tutti noi sardi. Ecco, è questa "visione muscolare" dello sviluppo che ha contraddistinto gli ultimi anni di governo, che ha contraddistinto questa Giunta di centrodestra, la cui negazione credo sia l'elemento fortemente innovatore del suo programma. Noi non vogliamo puntare su un turismo basato sul rincorrere le 40 milioni di presenze che si concentrano in tre mesi perché se lo facessimo daremmo lavoro occasionale, effimero a pochi muratori, a pochi camerieri e non risolveremmo quello che è il problema di aumentare finalmente l'integrazione tra questo mercato, che non è lontano ma diventa mercato interno, come quello dei sardi, e la nostra economia. Noi non vogliamo aumentare le cubature costiere perché sappiamo che se rincorressimo quel modello distruggeremmo in maniera irreparabile la risorsa ambientale che è la materia prima sulla quale si basa il turismo e sulla quale si basa il nostro futuro.

Devo dire che questo approccio è un approccio difficile che va diffuso, anche a tutti i livelli dell'Amministrazione. Mentre parliamo sono ancora in atto tentativi speculativi anche in luoghi incantevoli, oggi abbiamo presentato con alcuni colleghi due interrogazioni su nuovi tentativi di speculazione che stanno avvenendo a Monti Russu, che è una zona in questo momento preda di mire speculative anche perché anni fa sono state date alcune autorizzazioni regionali in spregio dei PTP, che ora non sono più in vigore, in spregio anche del fatto che quello fosse un sito di interesse comunitario; tentativi di speculazione sono in atto in Costa Paradiso; ci sono tentativi di portare questa visione infrastrutturale dello sviluppo turistico nel Parco geominerario, che non viene visto come un luogo dove si coltiva la diversità, dove si coltiva l'artigianato, dove si coltiva la memoria di una cultura industriale che può riprendere vita con il turismo, ma si costruiscono ancora una volta strade, strade che non servono a nessuno, strade che vanno a distruggere un sistema viario storico che è esso stesso una risorsa turistica nel momento in cui viene utilizzato; altri tentativi li vediamo a Chia, li vediamo nella costa di Teulada, li vediamo a Costa Rei. Vi è un tentativo di fare questo benedetto ambiente a fette perché concepiamo lo sviluppo del turismo non come un qualcosa da integrare, non come un qualcosa di delicato, non come un qualcosa che dobbiamo studiare, che dobbiamo sforzarci di capire comprendendo anche i nostri errori, ma inseguire soltanto con i mattoni e i posti letto che, come dimostra la storia di questi ultimi dieci anni, non hanno dato risposta alle richieste di sviluppo della nostra comunità.

Ma questo stesso "approccio muscolare" allo sviluppo infrastrutturale che ci porta ad ostinarci a costruire grandi opere senza avere un progetto vero, economico, imprenditoriale, dietro, lo vediamo nelle politiche per l'industria, in parte dispersive, basate su forme di assistenza a realtà che forse non hanno più senso di esistere. In questi casi sarebbe meglio assistere, invece che gli imprenditori, i singoli lavoratori piuttosto che fare assistenza in maniera diretta e in maniera assai più costosa per la nostra comunità. Anche il nostro sistema imprenditoriale ha bisogno di un grande cambiamento culturale basato sulla conoscenza e sull'innovazione, anche la nostra piccola e media impresa ha bisogno di conoscenza e di innovazione, ha bisogno di un sistema di formazione professionale nuovo, diverso, di cui in parte si possa far carico, che non diventi un'occasione nuova per creare posti di lavoro per chi lo vuole gestire da solo senza tener conto dei bisogni e delle richieste del sistema imprenditoriale. E' un sistema industriale, il nostro, che ha bisogno di regole, di certezze, in alcuni casi ha anche bisogno di capitali perché queste risorse mancano, ma ha bisogno soprattutto di servizi, di conoscenza, di attività consortili, di marketing, di ricerca, di innovazione tecnologica, di tecniche manageriali; ha bisogno di trovare forme attraverso le quali le nostre piccole e medie imprese che rimangono ostinatamente piccole, possano crescere. Noi abbiamo un sistema in cui viene premiato il nanismo imprenditoriale perché eroghiamo risorse a pioggia e più è piccola la nostra impresa e più la premiamo e meno la incentiviamo a crescere e a svilupparsi perché in questo modo teniamo, anche nel sistema imprenditoriale, una nostra rete di assistenza che ci fa gioco e ha fatto gioco nel mantenere alcune posizioni di potere.

Continuiamo a ragionare della nostra industria in termini infrastrutturali anche quando ci poniamo un problema come quello energetico, che spesso è un falso problema. Dietro questo falso problema vogliamo creare un nuovo sfruttamento del nostro territorio attraverso una nuova industria eolica, anche questa appaltata a imprenditori stranieri che stravolgeranno o potrebbero stravolgere in maniera irreparabile l'ambiente montano sardo, che ci ricorda molto lo sfruttamento del secolo scorso delle nostre foreste e che dovrebbe portare in Sardegna una produzione di energia di circa otto volte superiore rispetto a quella che riusciremmo mai ad utilizzare effettivamente nella nostra Isola. Un progetto anche questo "muscolare" che alimenta, come dire, clientele, che alimenta e sostiene spesso quasi esclusivamente imprese e realtà che non operano e che non sono nate in Sardegna.

Vorrei citarle un altro tema, ed è uno degli ultimi perché vorrei chiudere e vorrei lasciare spazio a un dibattito che mi auguro ricco e ampio, in cui questo "approccio muscolare" allo sviluppo si manifesta; è un tema che mi è assai caro e sul quale lascerò anche una nota scritta perché ho avuto modo di condividere e di promuovere il programma di governo che lei ci ha esposto e che, ci tengo a dirlo, non è stato presentato ieri, ma è stato presentato il 17 maggio ed è stato discusso in molte sedi e in molte realtà della nostra Isola dando la possibilità agli elettori di fare delle scelte, cosa che non è stata possibile, almeno non ne sono a conoscenza, in riferimento al programma del centrodestra, che critica il programma degli altri senza aver dato modo ai cittadini di discutere il proprio.

Questo tema che mi è caro, su cui vorrei richiamare l'attenzione e di cui vorrei sottolineare l'importanza sociale, pedagogica, didattica e anche economica è il tema dello sport, delle attività sportive. Ci sono parti del mondo molto simili alla Sardegna come il Trentino, come il Verdun nel sud della Francia, come le isole Canarie, che vivono di sport e di attività sportive e della possibilità di attrarre turisti, attrarre persone, per svolgere attività sportive in luoghi incantevoli e intorno a questa possibilità hanno costruito un modello di sviluppo. Ecco, anche nello sport, nonostante una buona legge con dei pessimi regolamenti, noi abbiamo confuso l'imprenditoria sportiva locale, la pratica sportiva con un modello dello sport spettacolo che fagocita le risorse, com'è avvenuto spesso con la ricerca di grandi eventi che nulla hanno a che fare con la nostra tradizione sportiva, con l'ostinazione nel volere promuovere, attraverso scorciatoie, l'eccellenza sportiva e quindi premiare anche realtà che utilizzano risorse pubbliche per importare sportivi da altre regioni d'Italia e del mondo; anziché utilizzare tali risorse per difendere la nostra specificità sportiva, per promuovere vivai, per promuovere l'imprenditoria sportiva, per promuovere l'attività di base a tutti i livelli, in realtà le impieghiamo per promuovere importazione, per promuovere benefici per parti terze, per scacciare addirittura risorse private che potrebbero concorrere a promuovere questo settore attraverso un sistema di sponsorizzazione dell'eccellenza sportiva.

Credo quindi che le sue dichiarazioni siano state esattamente quello ci aspettavamo da lei, una chiara indicazione di un percorso, di una bussola per il nostro sviluppo e credo che se lei e la sua Giunta avrete il coraggio, come avete già dimostrato in questo primo mese di attività, di tradurle in attività di governo, noi non potremo che seguire con atti legislativi e sostenere questo grande progetto di cambiamento e di promozione di un nuovo sviluppo economico e sociale per la nostra terra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, desidero anzitutto, prendendo la parola per la prima volta in quest'Assemblea, dopo aver con rimpianto lasciato il Consiglio comunale di Cagliari proprio per dedicare tutte le mie energie a questo nuovo impegno, affermare che considero un alto onore essere anch'io, in virtù del mandato ricevuto dagli elettori, un rappresentante del popolo sardo nella massima Assemblea elettiva, l'unica legislativa della Sardegna. La consultazione elettorale appena conclusa è stata di importanza storica per la Sardegna e di importanza storica è la tredicesima legislatura. Per la prima volta viene applicata la nuova legge elettorale, che darà, si spera, stabilità e certezza di governo, prerogative venute a mancare in passato con la nefasta conseguenza di molti problemi sofferti, non solo dalle maggioranze che si sono avvicendate nelle ultime legislature, ma dall'intera Assemblea.

Formulo, perciò, i miei sinceri auguri a tutti i colleghi di opposizione e di maggioranza, al Presidente e ai componenti l'Ufficio di Presidenza per un proficuo lavoro al servizio dei sardi e di questa meravigliosa terra della quale siamo innamorati, che consideriamo, sì un meraviglioso luogo fisico e geografico, ma anche, con tutte le implicazioni affettive e per quella specificità unica ed esclusiva tipica delle terre insulari, un luogo ideale, una somma di passioni e di sentimenti, uno scrigno di ricchezze, alcune delle quali visibili, altre no, di tradizioni, di valori di identità nazionale e sovranazionale, di tutto quello, insomma, che vogliamo giustamente chiamare sardità.

Tutto questo noi di destra avremmo voluto esprimere con un buon governo nel corso di questa legislatura; il popolo, che è sovrano, ha decretato che così non doveva essere e così non sarà. Abbiamo perso le elezioni e il partito nel quale mi onoro di militare ha pagato un alto prezzo nel quadro di questa sconfitta. Accettiamo con rispetto il verdetto degli elettori e la loro decisione di farci lavorare dall'opposizione. E qui faremo del nostro meglio mettendo a frutto il patrimonio di idee, di valori e di buona volontà che caratterizza la destra italiana.

Questo lo faremo mai mettendo in dubbio la legittimità del mandato ricevuto da chi governa, malvezzo tipico delle opposizioni di sinistra, ma ribattendo punto su punto, soprattutto idee su idee, proposte su proposte, progetti su progetti. Ad iniziare da oggi, per dibattere su quelle che sarebbero dovute essere, se egli avesse voluto onorare una tradizione fatta di rispetto e considerazione per il Consiglio regionale, le dichiarazioni programmatiche del Presidente. Così non è stato. Come è accaduto in dispregio al giuramento che egli avrebbe dovuto rendere davanti al Consiglio regionale, il Presidente, infatti, ha chiarito nel suo lungo, e a volte criptico, discorso che non si sarebbe trattato di dichiarazioni programmatiche in senso stretto, rimandando al programma elettorale e lasciandosi andare in alternativa ad un discorso sul quale francamente non riesce difficile argomentare un giudizio negativo.

Presidente Soru, Plutarco ne "Le vite parallele" scrive che nulla rivela meglio il carattere di un uomo quanto il suo modo di comportarsi quando detiene un potere e un'autorità sugli altri. Queste due prerogative smuovono ogni passione e svelano ogni vizio. E' proprio vero, il potere fa emergere aspetti insospettabili del carattere e svela l'essenza della persona. Non se ne abbia a male se qualcuno le fa notare che il suo non è stato un buon esordio. E non tanto per avere offeso il Consiglio regionale non prestando davanti ad esso il giuramento dovuto, non tanto e non solo per non avere voluto degnare l'Assemblea di dichiarazioni programmatiche sostituite con mezz'ora di demagogia, quanto, signor Presidente, per il suo inguaribile atteggiamento di uomo contro.

Lo ha affermato lei stesso, a meno che non voglia ancora una volta addossare ai giornalisti la colpa di avere riportato fedelmente le sue parole. Ella ha affermato di essere stato eletto per disturbare qualcuno; e vorrei sapere chi intende disturbare, chi le dà così fastidio, chi osa turbare il suo umore! Sono poteri forti contro i quali ha deciso di scagliarsi a difesa dei cittadini qualunque? Sono concorrenti scomodi delle sue attività imprenditoriali? Sono coloro che osano non avere la scrivania a posto alle sei di mattina dopo una notte di lavoro in ospedale? E' troppo facile essere un uomo contro!

Ella ieri aveva l'opportunità di dire all'Assemblea legislativa sarda quali sono i suoi programmi per il lavoro, e invece si è limitata a dire che il lavoro è importante: grazie per l'intuizione. Ella avrebbe potuto esporre i suoi progetti su come limitare le penalizzazioni sofferte dalle imprese sarde nel loro accesso al credito - ella che tra l'altro è consigliere di amministrazione della banca dei sardi -, su come aiutare le imprese stesse a incrementare la propria capacità di movimentare le merci, a snellire le pastoie burocratiche, ad assumere nuovo personale. E invece se l'è cavata con un'altra geniale intuizione: "le imprese sarde" - ha detto - "sono penalizzate". Mirabile sintesi.

Avremmo voluto sentire i suoi programmi sulla sanità, che immaginiamo talmente complessi ed articolati da avere richiesto per realizzarli la scelta di un Assessore proveniente dal Piemonte (l'assessore Dirindin, come altri colleghi della Giunta, non è presente, ma non si tratta certamente di un'offesa personale), dopo avere constatato evidentemente che in Sardegna nessuno era all'altezza di compiere la missione da lei indicata. Alla faccia della sardità che ella mille e mille volte ha sbandierato in campagna elettorale!

Avremmo ascoltato le sue idee e progetti in materia di scuola, di recupero di centri storici, di dialogo col Governo nazionale e comunitario. Da cagliaritano avrei gradito sapere come il Presidente della Regione intende contribuire allo sviluppo di Cagliari nel quadro del suo ruolo di città leader della Sardegna; nulla di nulla. Avremmo soprattutto, signor Presidente, gradito sapere come ella intende affrontare, e speriamo anche risolvere, il suo macroscopico conflitto di interessi.

Ricordi questa frase di Abramo Lincoln: "Potete ingannare tutti per qualche tempo o alcuni per tutto il tempo, ma non potete pretendere di prendere per il naso tutti per tutto il tempo!". Non tarderà a capire che è suo dovere morale fornire a quest'Aula, e quindi a tutti i sardi, delle serie e valide indicazioni su come ella intenda affrontare il suo molteplice, variegato, evidente conflitto di interessi. E' dovere dell'opposizione tenere viva l'attenzione verso questo aspetto non marginale, magari non gridare quotidianamente contro questo problema, noi non ripeteremo lo stesso mantra che la sinistra recita da tanti anni, ma è chiaro che ella questo problema lo deve affrontare e noi non mancheremo di ricordarglielo.

Presidente, ella che nel suo sito web viene definito il Re di Internet clicchi - la prego - sulla sua immagine e ci sveli finalmente chi è e cosa vuole fare; apra una buona volta questa misteriosa pagina web. Perché le belle parole, signor Presidente, sono facili a pronunciarsi soprattutto nel modo sbrigativo come ella ieri ha fatto. E' facile parlare di salvaguardia dell'ambiente e scempiare lo stagno di Santa Gilla con il suo call center; anche quella laguna è, come ella ha affermato, un giardino di Dio, ed ella lo ha deturpato promettendo in cambio che avrebbe regalato al Comune di Cagliari un osservatorio ambientale che non ha mai realizzato.

E' facile affermare di essere il difensore delle coste, auspicare che il cemento arretri dai litorali, ma sarebbe anche onesto e trasparente che ella ammettesse di avere una villa proprio in riva al mare, a 30 metri dalla spiaggia, luogo ameno certamente, ma non del tutto corrispondente a ciò che ella vorrebbe, per gli altri si intende! E a proposito, signor Presidente, della sua villa accarezzata dalle onde del mare, gradirei sapere se l'abbattimento degli alberi del suo terreno era stato preventivamente autorizzato e da chi.

E' facile dire che il lavoro è il primo problema, qualcosa di sacro, auspicare la piena occupazione per tutti i sardi e poi tenere in uno stato di perenne precariato i giornalisti della sua testata internet, come denuncia la federazione della stampa, il sindacato dei giornalisti, in un comunicato di appena quattro giorni fa. Ella, lo sa bene, non ha ancora provveduto a registrare in Tribunale la sua testata e il contratto professionale, di conseguenza, non viene applicato. Alcuni giornalisti lavorano per lei ormai da anni; i giornalisti dipendenti dalla sua azienda si sono rivolti all'ordine professionale per ottenere la certificazione d'ufficio della pratica professionale che la sua azienda si è rifiutata di riconoscere. Una parte di quei professionisti è stata poi trasferita in altri settori aziendali per essere sostituita con altre figure prive della necessaria qualifica professionale. Le sembra giusto promettere la piena occupazione da Presidente della Regione e comportarsi così nella sua vita da imprenditore?

Ella sembra fare esattamente il contrario di quello che annuncia. Liberare la politica dai poteri forti non significa imporre il proprio potere come il più forte, come nel caso del riordino informatico della Regione che giuste proteste ha suscitato perfino in una parte della maggioranza a difesa della dignità dell'assessore Dadea, ma che soprattutto tiene in apprensione noi per le implicazioni che tale appalto plurimilionario può avere con le sue attività imprenditoriali, certamente più che legittime ma forse, temo, non sempre e non del tutto conciliabili con il suo ruolo istituzionale. Ella, signor Presidente, vorrebbe evitare il confronto con il Consiglio, ma dovrà venire in Consiglio regionale e rendere conto ai sardi di queste e di altre problematiche.

Si diceva che Berlusconi avrebbe avuto qualche difficoltà ad esercitare il proprio ruolo da Presidente del Consiglio in relazione al suo conflitto di interessi, che nessuno nega. Gli sarebbe dovuto risultare difficile uscire dalla stanza del Governo ogni qualvolta si fosse parlato ad esempio di Tv o di assicurazioni. Ella, invece, avendo nella seduta di Giunta del 20 luglio scorso avocato a sé le competenze su quegli appalti informatici, sospendendo le procedure di gare in corso, sembrerebbe piuttosto intenzionato a far uscire gli altri dalla stanza e restare solo a decidere.

Ella, signor Presidente, ha interessi aziendali che si intrecciano con quegli appalti. Sarebbe sciocco non ammetterlo. Lo ammetta, dunque, e ci illustri come intende tenere Tiscali e le altre aziende di sua parziale o completa proprietà lontano da ogni sospetto. Anche questa, forse, soprattutto questa, mi permetta signor Presidente, con rispetto glielo dico, è per lei una sfida importante da vincere per dimostrare che ritiene vive ed operanti le belle parole e le sacre citazioni nelle quali si è profuso nel suo discorso ieri.

Ella si è presentata fino ad ora - mi permetta signor Presidente - con arroganza, come una sorta di "Signore degli anelli" che dopo avere conquistato l'unico, quello del potere, lo infila al dito e si sente onnipotente. Il suo blitz contro i lavoratori dell'ospedale alle sei del mattino è il segnale che ella ha scambiato la vittoria elettorale per la vittoria ad una lotteria, e il primo premio crede sia la Sardegna intera, abitanti compresi. Non è così, signor Presidente, ed ella non tarderà ad accorgersene.

Alcuni segnali preoccupanti erano emersi del resto già in campagna elettorale. Non si può dimenticare l'affermazione di cattivo gusto - mi perdoni - sui fanti della Brigata Sassari. Ha poi attaccato i cacciatori, quarantacinquemila cittadini sardi onesti, incensurati, affermando di avere come obiettivo l'abolizione di questa pratica sportiva o ricreativa che la si voglia considerare. Poi, se l'è presa con i giornalisti, poi ha scippato all'assessore Dadea l'informatizzazione della Regione.

Come vede, Signor Presidente, io le do del lei, come ella ha preteso facesse quell'operaio chimico di Ottana che aveva ardito rivolgersi in tono più confidenziale al candidato alla presidenza. Dal punto di vista puramente umano le faccio i miei auguri di buon lavoro, augurandole anche di scoprire il valore di una bella virtù: l'umiltà, che non è solo rinunciare all'uso dell'auto blu o ad alcune spese di rappresentanza - tutte cose meritorie, per carità - ma soprattutto l'uso onesto, trasparente e irreprensibile del grande potere che ella da oggi e da qualche settimana esercita. Non basta citare i santi per affermare che ci si mette al servizio degli altri dimenticando sé stessi perché fino a ad ora, mi permetta signor Presidente, ella ha dimostrato di non essersi affatto dimenticato. Sarei lieto se ella, una volta diventato nessuno, come ha avuto modo di dire, dimostrasse veramente il suo valore; lo auguro a lei, lo auguro alla Sardegna che ha bisogno di tutto, fuorché di brutali disillusioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, io credo che la discussione di oggi sia molto importante e ritengo che al Presidente Soru non si debba chiedere di parlare di tutti gli aspetti e di tutte le questioni che sono di fronte a noi e che dobbiamo affrontare nel corso di questa legislatura.

L'intervento dell'onorevole Soru è stato estremamente importante e stimolante che ha posto l'accento sulle questioni fondamentali del progetto di governo del centrosinistra. Sta a noi, maggioranza ed opposizione, dare un contributo programmatico e politico serio, all'altezza della sfida che ci sta di fronte, all'altezza del progetto che il centrosinistra ha messo in campo; questa è la vera novità della politica sarda: che c'è oggi una maggioranza di governo che ha posto al centro del dibattito e dell'azione politica in Sardegna un progetto di governo. Cosa si vuole fare, come fare per creare una Sardegna che sia all'altezza della sfida che la globalizzazione, che l'Europa, che insomma la modernità, per dirla con una parola, pongono a chi si accinge ad assolvere ad una funzione di governo come noi, a diverso titolo e con diverse funzioni, vogliamo svolgere.

Io credo che questo ruolo, quello di dare risposte all'altezza dei tempi che attraversiamo, competa a tutti; naturalmente chi svolge il ruolo di governo ha una responsabilità di gran lunga superiore a chi svolge una funzione di opposizione. Ma io non credo che noi dobbiamo, neanche in questa seduta iniziale del nostro lavoro in questa legislatura, perderci in polemiche sterili; sarebbe fin troppo facile rispondere ai colleghi della destra che parlano di conflitto di interessi, ma insomma, da quale pulpito!? Non c'è questione che riguardi l'economia, la vita associata di questo grande paese che è l'Italia, che non confligga con gli interessi personali dell'onorevole Berlusconi e delle sue molteplici e multiformi aziende. Certo che è davvero poca cosa dover assistere ad interventi di questa fatta.

L'onorevole Soru in diverse occasioni ha parlato e chiarito quali sono i termini della questione. Intanto non è vero che ci sono aziende dell'onorevole Soru che partecipano agli appalti della Regione. Questo è già un fatto, l'ha affermato ed è stato conseguente, poi se ci sono altri problemi io credo che l'onorevole Soru sarà conseguente con quello che in altre occasioni ha detto e li risolverà, ma non penso che siano queste le questioni centrali che stanno di fronte al popolo sardo e alla nostra funzione alta di governo.

Io credo che la sfida della modernità, come dicevo prima, sia altra; Io in questo mio breve intervento voglio concentrare la mia riflessione sulla funzione che noi vogliamo dare all'agricoltura sarda nei prossimi anni, sul ruolo che questo settore strategico per la nostra economia, per la nostra società, per la nostra comunità regionale deve avere, e quello che noi vogliamo che abbia.

Voglio ricordare intanto che l'Unione Europea destina all'agricoltura dei paesi membri quasi il 50 per cento delle sue risorse. Noi molte volte parlando di agricoltura non teniamo conto di alcuni aspetti fondamentali; intanto il fatto che questo settore assieme al turismo e all'artigiano è uno dei settori che concorre maggiormente alla formazione del prodotto lordo vendibile regionale, con circa millecinquecento milioni di euro di prodotto lordo vendibile; oltre a questo sono centocinquantamila gli addetti che si occupano a vario titolo di agricoltura, ed è questo un settore che interessa tutti i nostri paesi, tutte le nostre comunità, è spalmato nel nostro territorio regionale ed è un settore che o riusciamo a renderlo competitivo o resterà fortemente e ulteriormente marginalizzato e non riuscirà e non riusciremo a vincere la sfida di cui stiamo parlando. Lo scenario che si presenta nel prossimo futuro, che in buona parte è già incominciato, scenario europeo ed internazionale, nel quale noi dobbiamo interagire ed operare anche relativamente a questo settore, è quello dell'ingresso dei nuovi dieci paesi nell'Unione Europea che ci fanno una forte concorrenza anche rispetto ai prodotti agricoli, è quello del disaccoppiamento della nuova politica agricola comune che spinge sempre di più verso il potenziamento delle aziende più competitive e che naturalmente crea enormi difficoltà ad un settore come quello dell'agricoltura sarda che è prevalentemente rappresentato da aziende piccole e piccolissime, sono ben centododicimila e a prevalente conduzione familiare. L'esclusione dall'Obiettivo uno nel 2006, che naturalmente porrà problemi enormi anche al sostegno delle imprese agricole e del sistema agricolo sardo, il 2010, anno di inizio dell'area di libero scambio del Mediterraneo, che darà anche ai paesi del Nord Africa, ai paesi del Medio Oriente che si affacciano nel Mediterraneo, gli stessi diritti e doveri in materia di libera circolazione delle merci e delle persone, insomma, gli stessi paesi del Terzo Mondo che spingono sempre di più verso un mercato più democratico, al quale anche i prodotti dei paesi del Terzo e del Quarto Mondo possono accedere senza che ci sia una protezione dei prodotti dei paesi ricchi che impedisca quindi la libera circolazione delle merci di quei paesi poveri. Insomma, tutto si muove verso un mondo in cui anche la nostra agricoltura deve riuscire a competere. O noi riusciamo a ridurre i costi di produzione delle aziende, sia i costi esterni che quelli interni alle nostre aziende, o non riusciremo a vincere questa scommessa e le conseguenze saranno molto gravi.

Io credo che noi, partendo dai punti di maggiore debolezza, dobbiamo definire un progetto che aggredisca proprio questi punti, e voglio richiamarne alcuni. Noi abbiamo dei forti ritardi in materia di dotazioni infrastrutturali anche in agricoltura, infrastrutture materiali e immateriali: solo il 27 per cento delle aziende agricole ha dotazioni idriche sufficienti, e solo il 25 per cento ha l'energia elettrica, non esistono fonti energetiche alternative, neanche a servizio dell'agricoltura. Noi siaamo una regione che produce energia in quantità superiore a quella che consuma, però abbiamo i due terzi, i tre quarti anzi, delle nostre aziende agricole che ancora oggi, nel mercato globale, funziona senza energia elettrica. La polverizzazione aziendale: noi abbiamo oltre cinquantamila aziende che hanno una superficie aziendale inferiore ad un ettaro. L'invecchiamento degli agricoltori: il 62 per cento degli addetti ha superato i 55 anni di età e il 36 per cento i 65 anni, cioè non ci sono giovani che lavorano nelle nostre aziende; la sottocapitalizzazione delle aziende; l'indebitamento: siamo a circa ottocentomilioni di euro di debiti, e questo rischia di portare al collasso circa il 30 per cento delle aziende agricole sarde. Abbiamo grossi problemi a fare filiera, cioè noi siamo bravi a produrre, ma non abbiamo sviluppato sufficienti capacità e strumenti e organizzazione per trasformare e vendere i nostri prodotti. Da ciò deriva un enorme fattore di debolezza: la maggior parte del reddito aggiuntivo non va nelle tasche degli agricoltori e del sistema agricolo ed economico sardo. E poi c'è la grossa questione dei trasporti; la nostra è un'isola davvero; l'insularità colpisce l'agricoltura in modo fortissimo sia quando si importano le macchine e tutto quello che serve per far funzionare la nostra agricoltura, sia quando si esportano i suoi prodotti. Abbiamo un 20 - 25 per cento di costi aggiuntivi che diventa sempre più pesante di fronte ad una situazione economica che per le nostre aziende crea margini di utili sempre più ridotti. Insomma, i punti di debolezza fondamentali sono questi, su questi a mio parere si deve basare il progetto di rilancio della nostra agricoltura che abbia l'obiettivo di renderla competitiva in Europa e nel mondo.

Non vorrei che si pensasse che le cose non siano cambiate nel corso di questi 50 anni, anche l'agricoltura è cambiata molto in Sardegna, è stata interessata da processi profondi di modernizzazione, di trasformazione, però non basta! Oggi siamo chiamati a fare un salto di qualità. Ci sono anche dei punti di forza importanti, perché laddove c'è stata consapevolezza e c'è stato uno sforzo serio si è riusciti a fare filiera, per esempio questo è stato fatto nel settore lattiero caseario vaccino, dove il 95 per cento viene prodotto e trasformato dal cosiddetto sistema Arborea, che ormai è diventato sistema Sardegna, dove davvero si fa filiera e dove si sono raggiunti risultati importanti. Oggi come oggi questa azienda, l'Arborea latte, è diventata una delle più grosse aziende del comparto in Italia, dopo il crac della Parmalat e di Cirio. Anche il consorzio latte di Macomer nel comparto ovino ha raggiunto risultati importanti, anche se attraversa una fase molto difficile legata alla crisi del mercato del pecorino romano. Altri risultati importanti si stanno raggiungendo nel comparto orticolo, in quello vitivinicolo ed anche in quello olivicolo. Insomma, voglio dire che ci sono tante realtà importanti in movimento che la politica deve riuscire a sostenere dando un quadro di riferimento certo, normativo e di politiche di sostegno e strumenti efficienti e rapidi per agevolare i processi di crescita delle imprese e del sistema complessivo.

Insomma, io voglio riassumere le questioni fondamentali in questi punti perché penso - ripeto - che da questa discussione la Giunta, la Giunta e tutti noi, dobbiamo trarre indicazioni, contributi che aiutino l'azione di governo. In questo senso noi, per portare avanti un progetto di ammodernamento del sistema agricolo, dobbiamo essere capaci anche di riformare nel profondo l'amministrazione regionale, compresi i suoi enti strumentali; i tempi della spendita delle risorse del POR stanno a dimostrare la scarsa efficienza del nostro apparato, siamo, in relazione al programma FEOGA, tra quelli che segnano maggiori ritardi, per cui - ripeto - noi dobbiamo riuscire ad ammodernare la macchina amministrativa anche rispetto a questo comparto.

Dobbiamo spingere sulla ricerca, sulla sperimentazione, sull'innovazione tecnologica in agricoltura; dobbiamo fare uno sforzo serio per superare i ritardi legati alle infrastrutture di base. Parlavo prima dell'acqua, dell'energia; anche il sistema viario a servizio delle aziende è fortemente carente e produce costi aggiuntivi per gli operatori; le aziende vanno dotate anche delle reti e dei servizi informatici necessari; bisogna risanare la situazione debitoria e bisogna affermare una nuova politica del credito a servizio dell'agricoltura; dobbiamo mettere in campo una politica seria di ricomposizione fondiaria delle aziende; se esse non hanno dimensioni adeguate non possono fare programmi colturali, non possono avere condizioni produttive ed efficienti. Dobbiamo spingere sull'associazionismo dei produttori per trasformare e commercializzare i prodotti agroalimentari; dobbiamo anche promuovere indagini di mercato e iniziative funzionali a sostenere i prodotti agroalimentari della Sardegna in Europa e nel mondo.

Per quanto riguarda la qualità, voglio ricordare che si pone l'esigenza di dare al comparto biologico una normativa adeguata e funzionale che sia capace di potenziare un comparto come questo, che può davvero svolgere un ruolo fondamentale in questo progetto di rilancio dell'agricoltura sarda. E sempre parlando della qualità voglio ricordare che c'è una questione sempre più urgente, sempre più sentita dai consumatori ed è quella della sicurezza alimentare. Dobbiamo spingere sui marchi di qualità, sulla tracciabilità dei prodotti, sulla certificazione dei prodotti tipici e di qualità. Dobbiamo insomma mettere in campo una serie di azioni finalizzate anche alla diversificazione produttiva e alla multifunzionalità delle aziende agricole; dobbiamo mettere a punto, e chiudo con questo riferimento, una legislazione regionale che sia in grado di salvaguardare le nostre produzioni, le nostre biodiversità, anche rispetto alle politiche che si stanno portando avanti, purtroppo anche in Europa, che tendono ad introdurre le produzioni geneticamente modificate. Io credo che su questo punto, questo Consiglio e questo Governo debbano rapidamente misurarsi e definire una normativa che salvaguardi le nostre biodiversità, anche rispetto a questi pericoli che sono purtroppo molto, molto presenti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare consigliere Pepuccio Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Il mio sarà un brevissimo intervento, più un saluto ai colleghi e al Presidente e a tutte le colleghe. Devo riconoscere che è il momento delle parole, alcune dette anche con molto livore, e ho ascoltato il collega dell'opposizione che riconosceva di aver perso le elezioni, ma l'ha detto con tanto di quel veleno che effettivamente dimostra che non è vero che è stata accettata la sconfitta. Io spero che sulle parole di oggi, forse troppe parole, domani stesso prevalgano i fatti.

Il presidente Soru ieri ha dichiarato di voler svolgere il suo ruolo al servizio della gente. Io condivido ed apprezzo queste affermazioni nelle quali mi riconosco anch'io. Affinché con l'impegno di noi tutti, e io mi riferisco a tutti i colleghi che siedono in quest'Aula, le speranze che siamo riusciti a suscitare in questa campagna elettorale non vengano deluse. Serve davvero un buon governo. Quando si parla di moralità e di risanamento dei conti e di riforme, nella moralità si potrebbe inserire anche il riordino di enti. Cioè io dico che forse troppi enti inutili possono e debbano essere eliminati.

Vorrei parlare esclusivamente di un aspetto particolare. Nel programma si affronta il problema, perché è primario qui in Sardegna, del rilancio dell'agricoltura e dell'allevamento ma nessuno ha parlato di riordino fondiario. E poiché le nostre strade rurali sono in condizioni disastrate credo che il riordino fondiario debba far parte del programma e debba essere arricchito, includendo anche la viabilità e l'elettrificazione rurale, perché io ritengo che non basti guardare alla qualità dei prodotti non basti il marchio ma che le aziende debbano essere messe in condizioni di ridurre i costi, e di essere competitive nel mercato.

E' mia ferma convinzione, inoltre, che ad un buon governo serva anche una buona opposizione. E' necessario quindi che il confronto, il dialogo caratterizzino sempre i lavori di quest'Aula, per il bene della Sardegna, per il bene di tutti i sardi. Io faccio un augurio a tutti noi, indistintamente, un augurio di buon lavoro che ci veda tutti impegnati, ognuno nel proprio ruolo, nel fare bene questi cinque anni di amministrazione che ci attendono. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.

MARRACCINI (A.P.-UDEUR). Signor Presidente, signori Presidenti e onorevoli colleghe e colleghi, è evidente che questa legislatura inizia e si propone in maniera diversa, e credo che questo sia di buon auspicio per tutti noi e per tutti coloro che si aspettano da noi un lavoro importante. Io credo che l'intervento del Presidente sia stato un intervento di alto profilo umano, politico ed anche programmatico. Le dichiarazioni programmatiche hanno lo scopo di illustrare il programma, non hanno ancora il dato del consuntivo, quindi è evidente ed è chiaro che non possono che contenere impegni precisi di governo, non fatti. Probabilmente sarebbe stato più utile che invece di attaccare il Presidente, quasi fossimo ancora in campagna elettorale, da parte dell'opposizione ci fosse stata una concreta proposta di politiche alternative, che fino ad ora in quest'Aula non abbiamo sentito. E' stato un proseguo di una campagna elettorale che è terminata, è terminata con un successo sicuramente importante, di grande rilievo, di questa maggioranza e di chi l'ha guidata.

Per dare alcuni brevissimi elementi di contributo a questo programma di governo, vorrei richiamare l'attenzione su tre problematiche che ritengo estremamente importanti per il processo di sviluppo della nostra terra. La prima, che il Presidente ha richiamato più volte nel suo intervento, riguarda l'impegno concreto nella formazione dei giovani, perché un investimento in cultura è un investimento che premia, soprattutto laddove, come abbiamo visto dai dati, vi è una situazione veramente drammatica del livello di cultura, in particolare nei giovani che hanno difficoltà, per evidenti problematiche di carattere finanziario ed economico, a crescere nelle loro attività professionali e di studio. L'investimento in cultura è un investimento che premia, e sono sicuro, per come ho avuto modo di conoscere il Presidente, che questo sarà uno degli interventi più importanti dell'attività di governo. Non è attraverso la donazione di denari che si accontenta e che si soddisfa il giovane o comunque l'essere umano in genere. Conosco e conosciamo persone ricchissime assolutamente infelici; credo che quello che veramente può determinare la stabilità e la felicità dell'individuo, sia soprattutto la sua soddisfazione nei confronti di quello che fa e dell'ambiente che lo circonda.

Ricordo ancora con grande nostalgia, rifacendomi alla mia esperienza personale, gli anni in cui pur avendo pochi soldi in tasca avevo la speranza di trovare nella professione, nella ricerca e nello studio, lavorando all'Istituto superiore di sanità, quello che veramente io volevo e desideravo nella mia professione. Oggi sicuramente ho più denari, ma non ho raggiunto gli obiettivi che allora mi proponevo di raggiungere. Questo perché la nostra terra ci impedisce e ha impedito a noi quando eravamo giovani, di poter avere quegli sbocchi professionali e quelle soddisfazioni culturali che speravamo di avere.

L'altro aspetto che vorrei toccare è quello relativo alla difficoltà con cui in questi anni abbiamo affrontato il problema dell'emergenza idrica. E' con piacere e soddisfazione che leggo che ieri la Giunta regionale ha dato seguito alle attività di trasformazione dell'ESAF ente in società per azioni, processo che abbiamo portato avanti con mille difficoltà negli anni scorsi e con grandi ostacoli, anche di carattere politico. Credo che attraverso un'attenta e continua collaborazione con l'autorità d'ambito, che rappresenta oggi l'organismo che raccoglie tutti i comuni che saranno i veri gestori del servizio idrico, anche la Regione potrà mantenere un suo ruolo in questo servizio fondamentale per i processi di sviluppo della Sardegna. Credo che il funzionamento di tutti i servizi pubblici, nella storia dell'uomo, abbia evidenziato il livello di sviluppo delle varie nazioni e delle varie regioni. Quindi è proprio su questi servizi che credo quest'amministrazione debba concentrare il suo sforzo affinché anche le attività privatistiche possano trovare un valido supporto nel servizio pubblico statale e regionale.

Concludo ricordando ancora un aspetto molto importante che ovviamente riguarda il Servizio sanitario nazionale, da medico credo che questo sia doveroso. Il Servizio sanitario nazionale è sicuramente malato, paradossalmente è malato; è malato perché sono malate le infrastrutture, perché sono malati coloro che ci lavorano, che spesso perseguono interessi che sono opposti rispetto a quelli che dovrebbe avere un dipendente di un servizio sanitario. Credo però, comunque, che un investimento sulle attività di prevenzione sia sicuramente utile; anche se non dà nell'immediato un risultato evidente, alla lunga consente un risparmio notevole nell'attività di cura, quindi nell'attività ospedaliera ed anche domiciliare. E su questo sono sicuro che questa Giunta saprà porre l'attenzione affinché non solo si sappia curare bene e in strutture adeguate il paziente malato, ma che soprattutto si sappia evitare che il soggetto sano si ammali. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marracini. E' iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà. Non è presente, quindi lo consideriamo decaduto.

E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Non è presente in aula e quindi lo consideriamo decaduto.

E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (d.s.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi e colleghe consiglieri, non avevamo molti dubbi, io in particolare non ne avevo, sul fatto che con questa legislatura si sarebbe aperta una nuova fase politica e istituzionale. E questo, aggiungo, se mi è consentito, qualunque fosse stato il risultato elettorale. D'altra parte qualche avvisaglia di questo l'avevamo avuta anche nel corso della legislatura che abbiamo alle spalle, pur in assenza di un solido impianto legislativo e normativo di riferimento. Se c'erano tra di noi convinzioni radicate su una sostanziale continuità, tutto cambia, però alla fine nulla si muove e nulla cambia nella sostanza, sono andate deluse. Io credo, insomma, che le innovazioni introdotte dalla norma transitoria non siano state assorbite, ma abbiano cominciato a produrre mutamenti e cambiamenti persino in questa iniziale fase di avvio della legislatura. Io penso che queste convinzioni, lo dico con molta semplicità, se ci sono state, forse hanno cominciato a traballare, non sono più tanto certe. Sono convinzioni conservatrici, lo dico senza sottolineature negative, rispettando il significato e il valore positivo che esse hanno avuto nel tempo non breve della nostra storia autonomistica. Il passato non va rimosso, va guardato con grande attenzione per andare avanti, non per fare cose peggiori.

Ora, le prime due sedute consiliari, in particolare, hanno posto il Consiglio, e la maggioranza in modo particolare, di fronte non a un generico impegno, come solitamente avveniva in passato durante l'iter di formazione delle maggioranze e quindi dell'esecutivo, ma al dovere politico di aprire con urgenza e determinazione un processo di riforma del nostro nobile istituto autonomistico, e sottolineo nobile istituto autonomistico. Quindi condivido in pieno il richiamo del Presidente, un richiamo forte e appassionato, al carattere d'urgenza che è stato assegnato a questo compito per rimuovere una delle ragioni di fondo che frenano e bloccano le potenzialità di crescita e di sviluppo sociale e civile della nostra Isola; non è uno dei punti del programma, è il punto da cui partire.

Ora, lo stridere tra i due poteri parimenti legittimati dal popolo sardo, che è emerso in questi primi passi della legislatura, su atti formali, meglio dire procedurali e non solo, ma anch'essi ovviamente hanno la loro rilevanza e la loro importanza, io penso che debba essere visto da tutti noi come un monito, e mi riferisco in particolare al centrosinistra che ha la responsabilità maggiore, anche se non esclusiva, su materie come queste; un monito per evitare il conflitto permanente, la paralisi istituzionale, la crisi politica, cosa che può anche essere auspicata dall'opposizione, ma che poi si tradurrebbe inevitabilmente in un ulteriore ritardo del sistema sardo nei confronti del resto del Paese, un sistema che resterebbe ancora una volta al palo nella competizione tra sistemi regionali. E' qualcosa che non possiamo permetterci noi in quanto maggioranza politica e di governo e in quanto Sardegna e quindi attiene alla responsabilità, questa sì, collettiva. Quindi, in assenza di norme che ne definiscono chiaramente il percorso, il presidente Soru poteva avvalersi delle vecchie procedure formali, de su connottu insomma. Però il Presidente era ed è nella pienezza delle sue funzioni, è stato eletto direttamente dal popolo, in base alla norma transitoria costituzionale, come sappiamo; la Giunta, essendo di nomina presidenziale, era ed è già operativa non avendo avuto bisogno di ottenere la fiducia da parte del Consiglio; il programma di governo, al di là degli atti più o meno rilevanti compiuti sin qui dell'Esecutivo, può essere attuato e non ha quindi avuto bisogno dell'approvazione di questo Consiglio regionale. Per altro alcuni atti sono già stati attuati o posti in essere, su alcuni si è anche sollevato un problema, credo, su cui torneremo, su cui è giusto che torniamo con maggiore approfondimento.

Approfitto di questa occasione, per aprire una breve parentesi, perché devo ringraziare il Presidente, non solo per aver, nel suo stile, risposto ad una interrogazione, di cui ero firmatario insieme ad altri, sulla vicenda della Sardegna cosiddetta digitale, che è molto caricata come al solito di terminologie inglesizzanti, poi in realtà si tratta, come sappiamo, di una cucina molto nostra e molto nota. A quella interrogazione, a due anzi, nessuno aveva risposto. A dire il vero un atto era stato emanato dalla Giunta, quello di rimuovere un errore abbastanza evidente, prevedendo la non procedibilità se non fosse avvenuta la pubblicazione sulla Gazzetta Europea. Però nessuna risposta era stata data, quindi il presidente Soru, nel suo stile, ancor prima di rispondermi, ammesso e non concesso che conoscesse questo dato, ha agito. Sull'agire io credo che sia giusto che il Consiglio discuta approfonditamente, per l'importanza che questo riveste e non credo in relazione al conflitto d'interessi, ma per il sistema di regole e i diversi ruoli che devono avere l'informazione e chi governa, anche perché tutti, non solo la maggioranza, ma credo anche tutti i cittadini sardi, auspicano una società regolata, in cui ciascuno possa svolgere il loro ruolo. Però, ripeto, io penso che non sia giusto parlare di questo genericamente, ma che sia necessario tornare sul problema in maniera molto più attenta e approfondita.

Il Presidente, dicevo, e gli organi che governano la vita interna dell'Assemblea mi sembra abbiano concordato correttamente questo passaggio formale, cioè esporre le linee e gli obiettivi programmatici rilevanti del Governo regionale. Anche in questo caso, questo vorrei sottolinearlo, più che prima, il programma è il vero strumento che vincola il Presidente eletto direttamente alla sua coalizione, prima ancora che costituire un vincolo di carattere politico nei confronti dei cittadini che gli hanno dato il consenso, soprattutto in una situazione in cui, appunto, non vi è un sistema di norme che tutelino per altre vie, ruolo del Consiglio e ruolo dell'Esecutivo. Quel programma politico e di governo non è per altro il frutto di una sommaria riflessione, o del lavoro di un bravo ghost writer, insomma di uno che scrive bene, è in modo molto più chiaro e onesto, ritengo, il programma condiviso dalla maggioranza assoluta dei cittadini sardi. Non a caso, infatti, ripeto, alcune parti di quel programma sono state già attuate. Io mi riferisco alle parti che riguardano le responsabilità politiche di chi ci ha portato a questa difficile situazione e l'appello, ovviamente, a rimuovere quelle difficoltà. Quella parte, essendo stata già attuata dagli elettori sardi il 13 giugno, io penso che andasse derubricata e messa tra le note, appunto, a piè di pagina del programma. D'altra parte, anche a questo proposito, non è che siamo in presenza di una novità assoluta, il modello è un po' mutuato da quello che vige, ad esempio, per l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province previsto dalla legge 81. Il programma è quello che viene depositato, non è quello che poi viene illustrato successivamente..

Ora, io credo più semplicemente che il Presidente, essendo mosso dalla volontà di innovare, potendo scegliere, in assenza appunto di vincoli e di norme cogenti, molto probabilmente abbia linearmente, coerentemente scelto di innovare anche la procedura relativa ai rapporti istituzionali, cioè di essere coerente, diciamo, sino in fondo. Io francamente non solo non condivido, ma non riesco a capire, insomma, la ragione politica o le ragioni politiche per le quali, di fronte a un Presidente coraggioso, che sceglie di collocarsi sul versante dell'innovazione, il Consiglio regionale, noi tutti, dovremmo essere collocati artatamente e soprattutto pregiudizialmente sul versante conservatore. Io non sono di quest'avviso, non sono affatto certo che questo schema mantenga la sua validità da qui in avanti. Questo dovremo verificarlo cammin facendo con le proposte di legge, con i disegni di legge e quindi anche con la vita ordinaria della massima Assemblea sarda.

Per concludere, io non credo, quindi, a un confronto che veda Esecutivo da una parte, quindi Presidente e Giunta, e Consiglio dall'altra. Io credo molto più realisticamente a un confronto aperto, costruttivo, tra una maggioranza politica che ha avuto il consenso dei cittadini sardi, che comprende il Presidente, il suo Esecutivo e i consiglieri che fanno parte della coalizione vincente e un'opposizione che svolge fino in fondo il proprio ruolo, che è, ribadiamolo, essenziale in un organismo democratico. Se posso fare un rilievo, sotto forma di consiglio, il richiamo accorato e appassionato del Presidente a un lavorare insieme, in concordia, sui grandi obiettivi richiamati, su questi grandi valori, io ne capisco il senso, però penso che valga e varrà soprattutto quando dovremo mettere mano al sistema delle regole, cioè alla riforma dello Statuto, alla forma di governo, alla legge elettorale, alle norme regolamentari, cioè quel sistema di regole che valgono per tutti, al di là della contingenza politica, al di là dell'attuale maggioranza politica, su quelle sì, si deve trovare il concorso di tutti in un confronto non solo aperto, ma che deve anche andare oltre i recinti della maggioranza. Ecco, su tali temi l'appello io lo condivido del tutto, sugli altri io credo che sia giusto e doveroso richiamare tutti a svolgere fino in fondo il proprio ruolo: la maggioranza svolga il proprio ruolo, che è quello di assumersi le responsabilità di decidere e quindi di governare questa Regione, l'opposizione svolga fino in fondo il suo ruolo democratico, di controllo e di verifica che ciò avvenga nel rispetto dei diritti di tutti e soprattutto delle leggi.

PRESIDENTE. Grazie Onorevole Orrù. Con quest'intervento terminiamo i nostri lavori, che riprenderanno alle ore 17. Il primo iscritto a parlare è il collega Atzeri.

La seduta è tolta alle ore 13 e 30.



Allegati seduta

esto della mozione annunziata in apertura di seduta

MOZIONE LA SPISA - DIANA - CAPELLI - LADU - VARGIU - PILI - OPPI - SANCIU - CONTU -LICANDRO - LOMBARDO - SANJUST - RASSU - SANNA Paolo Terzo - PETRINI - MILIA -CAPPAI - RANDAZZO - ONIDA - MURGIONI - ARTIZZU - CASSANO - DEDONI - PISANO -BIANCAREDDU - LIORI - MORO - SANNA Matteo - AMADU sui servizi della "Società dell'informazione".

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la Regione Sardegna ha avviato da tempo un importante percorso di promozione della "Società dell'informazione", volto a dotare il sistema produttivo, pubblico e privato, di un complesso di servizi di comunicazione basato sull'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

- tale sistema, nella prospettiva della gestione di una rete integrata di dati e di soggetti protagonisti del loro utilizzo, costituisce uno dei presupposti fondamentali dello sviluppo economico e, propedeuticamente, di un moderno modello formativo e di una efficiente azione amministrativa;

- gli obiettivi strategici, così individuati, costituiscono il contenuto fondamentale di numerosi atti di programmazione e in particolare di alcune misure del POR Sardegna, indirizzate proprio al potenziamento ed alla massima fruibilità dei servizi della società dell'informazione;

SOTTOLINEATO che:

- alcuni di questi progetti sono stati già avviati, mediante l'utilizzo di risorse finanziarie statali e regionali, previo svolgimento di procedure di evidenza pubblica, a seguito delle quali alcuni gruppi imprenditoriali sono già titolari di appalti di servizi;

- di particolare rilevanza è il Progetto MARTE, predisposto al fine di dotare il sistema scolastico sardo di una efficiente ed innovativa rete di trasmissione ed elaborazione di dati, con il lodevole intento di offrire agli studenti sardi un valore aggiunto al proprio credito formativo;

- altri servizi sono finalizzati alla costituzione di una rete integrata di servizi informativi, volti alla modernizzazione della pubblica amministrazione, statale, regionale e locale;

- tali ulteriori servizi sono in fase di affidamento esterno, secondo le norme comunitarie e statali attualmente in vigore, attraverso procedure di evidenza pubblica, nelle quali risultano già individuati i responsabili del procedimento ai sensi della legge regionale n. 31 del 1998;

- la competenza in materia risulta essere assegnata, in base alla legge regionale n. 1 del 1977, in prevalenza all'Assessorato degli affari generali;

RILEVATO che la Giunta regionale avrebbe approvato, nella seduta del 20 luglio 2004, una deliberazione in cui si prevede, da un lato, il trasferimento delle competenze in capo alla Presidenza della Regione, dall'altro la sospensione delle procedure di gara in corso;

CONSIDERATO che:

- la ripartizione delle competenze tra gli Assessorati e la Presidenza è riservata alla legge regionale e solo con atto avente forza di legge possono essere modificate le attribuzioni;

- le risorse finanziarie in questione derivano da un atto di programmazione specifico (il POR ed il suo complemento di programma) che è soggetto ad una particolare procedura di approvazione e di gestione;

- il complesso e articolato sistema di servizi, che l'amministrazione regionale ha appaltato o sta appaltando vede come attuale o potenziale contraente un'impresa riferibile al Presidente pro tempore della Regione;

- tale situazione impone una distinzione di ruoli e responsabilità, che assicuri il rispetto del principio costituzionale della imparzialità della pubblica amministrazione,

impegna la Giunta regionale

- a riferire al Consiglio sulle motivazioni degli atti fino ad ora compiuti e sulle correzioni interpretative che al momento sono state comunicate alla stampa, senza peraltro chiarire esattamente il significato e l'operatività degli stessi atti;

- a prospettare un percorso amministrativo che tenga conto degli attuali elementi contrastanti con il principio dell'imparzialità della pubblica amministrazione;

- a revocare cautelativamente e con effetto immediato la delibera della Giunta regionale approvata in data 20 luglio 2004. (1)