Seduta n.3 del 27/07/2004 

III SEDUTA

Martedì 27 luglio 2004

Presidenza del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 51.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

Dai consiglieri: VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO: "La lingua inglese per lo sviluppo della Sardegna: 'Sardegna speaks English'". (1)

(Pervenuta il 14 luglio 2004 ed assegnata all'ottava Commissione.)

dai consiglieri: AMADU - OPPI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU - RANDAZZO: "Continuità territoriale per le merci". (2)

(Pervenuta il 15 luglio 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)

dai consiglieri: AMADU - OPPI - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU - RANDAZZO: "Norme di indirizzo e di contenuto in materia di riforma del trasporto pubblico locale in applicazione dei principi desumibili dalla legge 15 marzo 1997, n. 59, e dal decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, e successive modifiche e integrazioni". (3)

(Pervenuta il 15 luglio 2004 ed assegnata alla quarta Commissione.)

dai consiglieri: PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU: "Interventi per la qualificazione delle professionalità nell'ambito dei servizi per i minori". (4)

(Pervenuta il 15 luglio 2004 ed assegnata all'ottava Commissione.)

dai consiglieri: PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU: "Norme per la tutela ed il sostegno della pratica delle attività sportive dei diversamente abili". (5)

(Pervenuta il 15 luglio 2004 ed assegnata all'ottava Commissione.)

dai consiglieri: PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU: "Norme per la tutela ed il sostegno delle attività con finalità sociali ed educative svolte dalle parrocchie e dalle comunità religiose mediante gli oratori". (6)

(Pervenuta il 15 luglio 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri: PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU: "Istituzione del Museo regionale dell'emigrazione sarda nel mondo 'Martino Mastinu e Bonarino Marras'". (7)

(Pervenuta il 15 luglio 2004 ed assegnata all'ottava Commissione.)

dai consiglieri: PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU: "Norme per l'introduzione e la valorizzazione del servizio civile regionale". (8)

(Pervenuta il 15 luglio 2004 ed assegnata alla settima Commissione.)

dai consiglieri: PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU: "Istituzione del Consiglio delle autonomie locali". (9)

(Pervenuta il 16 luglio 2004 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri: PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU: "Tutela della salute e dell'ambiente relativamente ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici". (10)

(Pervenuta il 16 luglio 2004 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Annunzio interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione LAI - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sull'avvio a selezione di nove lavoratori disabili alla Azienda USL n. 1 di Sassari". (1)

"Interrogazione LAI - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla delibera di distribuzione delle funzioni organizzative di comparto all'interno della Azienda USL n. 1 di Sassari". (2)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Vorrei porre una pregiudiziale.

PRESIDENTE. A quale norma del Regolamento si richiama, onorevole Capelli, per porre una pregiudiziale?

CAPELLI (U.D.C.). All'articolo 125 del Regolamento. Intervengo però sull'ordine dei lavori ed escludo la pregiudiziale.

In veste di unico e sommo interprete del Regolamento, Presidente, chiedo a lei se, a suo parere insindacabile e come garante dello Statuto...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Capelli, lei ha richiamato l'articolo 125 del Regolamento, che attiene alla Commissione d'inchiesta, quindi forse vuole riferirsi a un altro articolo.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Avevo in mente un altro richiamo, però mi attengo all'ordine dei lavori.

Vorrei sapere se, a suo avviso, questo Consiglio è insediato regolarmente, in quanto mi consta che non tutti i consiglieri regionali abbiano prestato in quest'Aula il giuramento previsto dallo Statuto e dal Regolamento interno del Consiglio.

Per cui chiedo a lei se si può proseguire tranquillamente nei lavori consiliari, oppure se siamo in difetto per quanto riguarda la corretta applicazione dello Statuto e del Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, come lei sa, per avere esperienza di quest'Aula e per conoscerne quindi il funzionamento più di altri colleghi che si apprestano a questa esperienza per la prima volta, siamo alla terza riunione del Consiglio regionale. Così come previsto, l'insediamento di questo Consiglio è avvenuto nella prima seduta, in cui è stato da tutti reso il giuramento a termini di legge.

C'è stata una seconda seduta, come lei ricorderà, nella quale sono state rese le dichiarazioni del Presidente del Consiglio; siamo alla terza seduta del Consiglio legittimamente e pienamente insediato, nella quale il Presidente della Giunta renderà le sue dichiarazioni programmatiche all'Aula.

Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signore e signori consiglieri regionali, signore e signori Assessori, è la prima volta che mi capita di parlare in quest'aula e lo faccio con molta emozione e con l'evidente senso di responsabilità dovuto a questo momento.

E' una situazione irrituale rispetto al passato, perché viviamo un sistema istituzionale diverso e siamo andati a votare con un sistema elettorale diverso. Per questo motivo c'è stata un'interrogazione, prima delle dichiarazioni del Presidente, per appurare se questo Consiglio è regolarmente insediato e se tutti i consiglieri hanno prestato il giuramento prescritto. Immagino che si riferisse a me, poiché tutti i consiglieri hanno giurato secondo il solito rito e unicamente il Presidente della Regione ha avuto un comportamento diverso. Per cui chiedo scusa se inizio in questa maniera, perché mi sembra che sia doveroso chiarire se ho giurato o no, nel momento in cui iniziamo cinque anni di lavoro in quest'Aula, responsabilmente, per quello che siamo stati tutti quanti chiamati a fare.

Ho giurato, ho giurato. Ho giurato davanti a due testimoni e davanti a un ufficiale rogante. Ho giurato, poiché questo sistema elettorale, immediatamente dopo la proclamazione da parte del Presidente della Corte d'Appello, richiede al Presidente della Regione di assumersi subito delle responsabilità: entro dieci giorni nominare la Giunta ed entro venti giorni - quindi dopo aver nominato la Giunta - convocare il Consiglio regionale. E non ritengo che si possa fare nulla, e tanto meno degli adempimenti così importanti come la nomina della Giunta e la prima convocazione del Consiglio regionale, senza prestare prima il previsto giuramento. Per cui ho prestato giuramento nella stanza del Presidente della Regione, in viale Trento, davanti a due testimoni, con la stessa formula che è sempre stata utilizzata nell'Aula del Consiglio regionale, cioè giurando di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione autonoma della Sardegna.

Ho giurato e i giuramenti non si ripetono, perché non si fanno davanti alle persone e nemmeno davanti agli organismi, ma si fanno davanti alla propria coscienza. Io ho giurato davanti alla mia coscienza e vi ho comunicato di aver prestato lo stesso giuramento fatto da voi, che condivido in pieno e che naturalmente guiderà il mio lavoro in quest'Aula, come nelle altre sedi istituzionali.

Viviamo una stagione di cambiamenti e, diversamente dal passato, le mie dichiarazioni non sono le dichiarazioni programmatiche rese al Consiglio al fine di ottenerne la fiducia, dopo essere stato eletto Presidente della Regione dallo stesso Consiglio regionale; questa volta il Presidente della Regione è stato eletto direttamente dai cittadini sardi. Il Presidente è perciò già al lavoro da quasi un mese e ha compiuto diversi atti importanti.

Ho chiesto, quindi, non con l'intento di rendere delle dichiarazioni programmatiche, ma utilizzando la possibilità che il Regolamento dà alla Giunta di fare comunicazioni all'Aula, di poterci incontrare per la prima volta e di iniziare con voi un dialogo, un confronto e una collaborazione che sono sicuro sarà proficua per il futuro. Per cui iniziamo la nostra conoscenza e il nostro lavoro appunto in una stagione di grandi cambiamenti istituzionali, ai quali ho appena accennato: un Presidente della Regione direttamente eletto dal popolo, che ha iniziato il suo lavoro ancora prima di essersi presentato in quest'Aula; una Giunta regolarmente al lavoro da diverse settimane, che ha già preso decisioni importanti, molte condivise e molte altre non condivise, necessariamente, da qualcuno.

C'è un altro cambiamento importante che mi sento di non trascurare in questo primo intervento in Aula, ed è la partecipazione degli elettori a questa elezione. Diversamente dal passato si è notata maggiormente, anche in Sardegna, la necessità per i cittadini di seguire percorsi diversi nella ricerca della loro rappresentanza. Accade anche in Sardegna, come ormai in altre parti d'Italia e in altri paesi, che i cittadini, non sentendosi più rappresentati solamente dai partiti storici, cerchino forme diverse per far sentire la loro voce, e cioè attraverso le associazioni, i movimenti, il volontariato e organizzazioni diverse dai partiti storici.

Questo si è manifestato anche in Sardegna; si è manifestata in maniera importante la volontà di cercare forme di rappresentanza diverse e anche forme di partecipazione diverse. Infatti non si è trattato solamente di un sostegno elettorale, ma si è trattato di una partecipazione importante, di una partecipazione di idee, di passioni, di volontà, di aspettative e di speranze che si sono create e che mi rendono maggiormente responsabile per i prossimi anni. E credo che rendano maggiormente responsabili tutti noi.

E' importante che queste manifestazioni di partecipazione nuova, come forse in Sardegna non si vedevano da anni, e questo desiderio di essere rappresentati diversamente non siano scambiati per una voce contro: una voce contro il presente, che poi diventerà una voce contro fra cinque anni e ancora una voce contro in futuro, che rischia di essere sterile e non produttiva di effetti positivi.

In realtà era "una voce per", era "una voce a favore", era la voce di chi chiedeva una politica diversa, di chi chiedeva un cambiamento nella politica, di chi sottolineava la necessità di riportare la politica al suo segno vero, al suo senso vero. Ed era anche la voce di chi chiedeva di poter partecipare all'attività politica non solo attraverso il voto ogni cinque anni, dando una delega in bianco, ma costantemente, con il proprio impegno, con le proprie capacità, con la propria passione, ognuno con quello che ha da dare. C'è questa richiesta di partecipazione alla politica dei cittadini sardi piuttosto nuova rispetto al passato che non può essere trascurata e che noi non potremo deludere. A questa volontà di partecipazione dovremo continuare a richiamarci. Io stesso e la Giunta sicuramente ci richiameremo a questa volontà di partecipazione e a questa risorsa inespressa e di grandissimo potenziale che in Sardegna prospera e che sarà utile nell'azione di governo.

E credo debba essere anche richiamato un fatto abbastanza importante: stiamo sperimentando e stiamo iniziando anche a vivere, in queste prime settimane di Consiglio e di Governo, una coalizione ampia, fatta appunto di cittadini che hanno avuto rappresentanze e voci in maniera diversa, attraverso le associazioni, attraverso i movimenti, qualcuno anche isolatamente, attraverso i partiti storici, e questa volontà di partecipazione non ha solo creato scontri; questa volontà di partecipazione ha creato confronto, ha creato dialogo attento e anche forte in alcuni momenti, ma poi si è unita e non possiamo non tenerne conto. Si è unita con un'alleanza nuova di cittadini che erano lontani dalla politica, di cittadini che si stavano pericolosamente allontanando dalla politica e che si sono messi assieme attraverso rappresentanze diverse, attraverso partiti storici e partiti apparentemente molto lontani, dai partiti di tradizione cristiana ai partiti della sinistra storica; questi cittadini hanno condiviso un programma di governo e si sono uniti sui valori fondanti questa coalizione. Con questa coalizione ci siamo presentati alle elezioni, con questa coalizione abbiamo fatto un programma di governo che guiderà i nostri prossimi cinque anni in Consiglio e in Giunta.

Io sono orgoglioso di essere stato in qualche maniera di stimolo a questa coalizione; sono orgoglioso di aver superato i momenti di confronto forte e di aver portato a compimento un'alleanza che era necessaria per la società sarda: l'alleanza tra chi ha vissuto attivamente la politica e chi la politica attivamente non l'ha mai vissuta o si era da essa allontanato. E' un'alleanza fondata non su una rivincita di potere, non sul desiderio di potere, non sulla voglia di sopraffare gli altri, ma sulla volontà di lavorare assieme per l'affermazione di valori condivisi.

Ci siamo ritrovati nella volontà di lavorare assieme, nell'affermazione di valori condivisi, pur provenendo da aree culturali diverse, cioè dalla tradizione cristiana, come ho già accennato, o dalla sinistra storica. Ed è fondamentale che questa coalizione si basi su valori e non su altro; questa coalizione si basa su valori e il suo programma si basa su valori, l'azione di governo si basa su valori e non su altro. Sui valori della pace, per esempio: la pace come diritto, ma ancor di più l'attitudine alla pace come dovere di ciascuno di noi. Nei nostri paesi, nelle nostre città, nelle organizzazioni, in Consiglio regionale, in Giunta, in tutte le manifestazioni del nostro lavoro, noi sentiamo il dovere di promuovere la pace, di testimoniare la pace.

Ci siamo riconosciuti nel valore importante che diamo, in virtù delle nostre culture, all'ambiente. L'ambiente - è stato richiamato anche dalla lettera della Pastorale del Lavoro - è il giardino di Dio, non una cosa da consumare. Nel nostro programma abbiamo scritto che l'ambiente non è qualcosa che dobbiamo consumare, ma è un debito che abbiamo rispetto ai nostri figli e alle future generazioni. E' qualcosa che abbiamo trovato, abbiamo in prestito e dobbiamo restituire migliorato. In questa idea di ambiente ci siamo ritrovati e nella volontà e necessità di tutelare l'ambiente in Sardegna prima che esso sia consumato per sempre, prima che sia servito a pochi e non possa più servire a tutti e tanto meno alle future generazioni che lo conosceranno.

In questa idea di ambiente ci siamo ritrovati e soprattutto nel senso e nella dignità del lavoro, nella necessità di riaffermare la dignità del lavoro. Il lavoro non serve per procurarsi qualche soldo per tirare su la famiglia; il lavoro non è altro rispetto all'umanità, rispetto alla vita dell'uomo, ma fa parte della vita dell'uomo, fa parte dell'umanità di ciascuno di noi, serve a noi e alla nostra famiglia, ma serve anche per mettere in moto la nostra creatività, serve anche per mettere in moto la nostra realizzazione, serve per mettere in moto il compimento totale della vita di un uomo. Questo è il senso del lavoro nel quale ci riconosciamo; un lavoro libero - l'abbiamo detto cento volte in campagna elettorale - che non sia un debito che riconosciamo verso qualcun altro; un lavoro che non abbiamo ricevuto come regalo da qualcuno, ma che dipenda solamente da noi; un lavoro che non dovremo mai sentire come debito verso qualcuno ma come parte della nostra vita; un lavoro che sia esattamente, come dicevo prima, una parte dell'umanità complessa di ciascun individuo.

In questo senso del lavoro ci siamo riconosciuti partendo da tradizioni e da culture totalmente diverse. Ci siamo riconosciuti anche nella necessità che vi sia maggiore solidarietà in Sardegna; in una Sardegna che vive senza progetto, dove la politica è sembrata occuparsi più di episodi che del singolo progetto, dove ciascuno è stato tentato di seguire il proprio personale interesse al di fuori di un interesse collettivo, dove il senso della vita di ciascuno e anche il senso della vita di molti che hanno responsabilità politiche è sembrato essere univocamente il perseguimento di un interesse in alternativa a un altro. In realtà non è questo l'impegno di ciascuno di noi e non è questo l'impegno della politica. L'impegno della politica è perseguire la solidarietà, perché siamo responsabili di farci carico di tutti i sardi, di quelli che sono veloci, ma anche di quelli che sono un po' più lenti, di quelli forti, ma anche di quelli deboli, di quelli che diventano deboli e di quelli che deboli lo sono dalla nascita e non vivranno mai nella loro vita nemmeno un solo istante di normalità.

Ci siamo riconosciuti in questa idea di solidarietà e nella necessità di porre la solidarietà come tema fortissimo del Governo, da cui non prescindere, di cui non dimenticarsi, soprattutto in una Sardegna che vede crescere in maniera importante la nuova povertà; una povertà nuova che interessa ormai più di 150 mila sardi. Dobbiamo pensare che stiamo lavorando per tutti e non solamente per i migliori, che vogliamo istruzione per tutti e non solamente per quelli che sono più bravi, che vogliamo lavoro e diritti per tutti, non solo per chi li ha già. In questo ci siamo riconosciuti e ci siamo uniti e sono orgoglioso di essere stato di stimolo a questa coalizione che ha messo assieme culture così diverse in maniera non episodica, in maniera non casuale e tanto meno su un'idea di conquista del potere, bensì su valori condivisi. Per questo so che navigheremo bene in futuro e questa coalizione sarà forte perché ha radici forti e valori da cui partire e a cui ci richiameremo in Consiglio e nel Governo.

La Sardegna ha bisogno di lavoro, è stato richiamato anche nei giorni scorsi. Il lavoro non è un problema, è il problema della Sardegna; una Sardegna che ha un tasso medio di disoccupazione del 17 per cento, che nelle zone interne raggiunge livelli ancora più alti e quando si tratta di giovani e di donne raggiunge il tasso di disoccupazione diventa inaccettabile in una società civile. Il lavoro è il problema della Sardegna e la necessità di affrontare con impegno fortissimo la mancanza di lavoro in Sardegna è prioritaria per qualsiasi ipotesi di governo, è il tema più importante di questo Governo e del suo programma di lavoro. Ma ancora una volta lavoro inteso come parte dell'umanità di ciascun individuo, lavoro per cui qualcuno non si debba mai sentire in debito verso qualcun altro. E' il lavoro per noi, ma anche per i nostri figli; il lavoro di oggi, ma anche quello di domani, perché la politica si deve occupare anche del domani e del dopodomani.

La necessità di dare lavoro libero, pieno e compiuto ai sardi è il tema più importante del nostro programma di governo, di quello che abbiamo distribuito in giro per la Sardegna e di quello di cui abbiamo parlato a lungo in molte decine di piazze. E' quello che vi verrà consegnato anche alla fine di questa presentazione. Il programma di governo con cui ci siamo presentati ai cittadini e per il quale abbiamo avuto il loro voto e la loro adesione è, naturalmente, il programma di governo di questa Giunta e con questa presentazione fa parte ufficialmente dei documenti di quest'Aula.

Come dare lavoro ai sardi? Come creare sviluppo in Sardegna? Come promuovere uno sviluppo possibile di lungo periodo in quest'Isola e in questo momento di svolta epocale che stiamo vivendo? Non appaia esagerata questa parola, ma la Sardegna, così come l'Occidente, sta vivendo in questo momento una svolta epocale: accadono contemporaneamente, a velocità crescente, fenomeni importanti, di cui dobbiamo avere consapevolezza e che non possiamo solamente subire, ma che dobbiamo saper governare. Cambiamenti come quelli determinati dalla globalizzazione dei mercati, per esempio, hanno reso all'improvviso inutile - e questo accade già da qualche anno - molto del lavoro che i sardi hanno sempre fatto: hanno reso inutili le coltivazioni in agricoltura, la piccola impresa manifatturiera, hanno creato difficoltà all'artigianato, hanno reso difficilissima la trasformazione industriale e la sopravvivenza di ciò che rimane della stagione della grande industria in Sardegna. Questa forma di globalizzazione, la globalizzazione dei mercati, va affrontata. Ma la globalizzazione della cultura non è meno pericolosa, per cui rischiamo, se non prenderemo coscienza di quello che accade, che l'identità dei sardi, così come l'abbiamo conosciuta, come lingua, come letteratura, come memoria, come paesaggio, come abitudini, scompaia per sempre in un processo di omologazione che è pericolosissimo e che sarebbe un impoverimento definitivo per la nostra Isola. Le diversità contro, le diversità sono ricchezza e la diversità che abbiamo va mantenuta.

La globalizzazione dei mercati, la globalizzazione delle culture, l'uscita prossima ormai, nel 2006, dall'Obiettivo 1 e dalla lunga stagione dell'assistenzialismo e degli interventi straordinari dello Stato italiano e dell'Unione Europea, chiamano la Sardegna a bastare a se stessa da quella data, a consumare la ricchezza che sarà capace di produrre. E' un cambiamento epocale per la nostra gente e per la nostra società: bastare a noi stessi e non poter più godere di aiuti straordinari, o poterne godere in forme enormemente più piccole e progressivamente vicine allo zero.

Ma anche lo stesso allargamento dell'Unione Europea rappresenta un cambiamento importante: senza che ci rendiamo conto noi oggi partecipiamo a una società di quattrocento milioni di persone e molte delle attività che pratichiamo ogni giorno sono ormai regolate non dai nostri comuni o da questo Consiglio regionale, e nemmeno dal Parlamento italiano, ma dall'Unione Europea. Molto della nostra cittadinanza ormai fa parte della cittadinanza europea, non della cittadinanza solo sarda o italiana. Di questo dobbiamo prendere piena coscienza e su questi presupposti dobbiamo lavorare.

Questi fenomeni, accompagnati da un altro fenomeno importante, che non va sottovalutato, quello dei grandi cambiamenti tecnologici, delle innovazioni tecnologiche e delle telecomunicazioni, fanno sì che il concetto di isolamento fisico sia superato in oltre il 50 per cento dell'attività degli uomini nell'Occidente, che riguarda beni e servizi che non pesano perché sono immateriali. Nell'Occidente in cui noi ci confrontiamo oltre il 50 per cento della produzione riguarda beni e servizi immateriali; per questo 50 per cento e oltre della produzione la Sardegna non è un'Isola grazie all'innovazione tecnologica. Ma l'innovazione tecnologica rischia anche di rimandarci indietro; per esempio, rischia di rimandarci indietro nei semi, in quanto gli organismi geneticamente modificati rischiano di cancellare o di compromettere una parte importante dell'agricoltura della Sardegna.

Ancora una volta siamo di fronte a un fenomeno che è una grande opportunità per la Sardegna, ma anche un grande rischio e tutti assieme questi fenomeni sono un grande rischio e una grande opportunità: un grande rischio se non saranno governati, una grande opportunità se saranno riconosciuti e valutati complessivamente nella loro entità e quindi governati. Questi fenomeni ci chiedono di ripensare alla Sardegna, di reimmaginarla, di capire quale può essere il suo ruolo nell'Unione Europea nei prossimi anni e nei prossimi decenni. Questi fenomeni ci chiedono di uscire dal contingente, di avere il coraggio di guardare un pochino più in là di quest'anno e dell'anno prossimo, di darci un progetto per la Sardegna e di decidere che tipo di Sardegna vogliamo costruire, che tipo di economia ma anche che tipo di società immaginiamo per la nostra Isola.

Noi abbiamo presentato un programma di governo, riceverete un programma di governo che tiene conto di questi grandi cambiamenti e che dà una risposta, indica una via per il futuro della Sardegna. Abbiamo parlato di un programma che si basa sull'identità, sull'ambiente, sulla conoscenza, sull'internazionalizzazione; l'identità in contrapposizione ai fenomeni di globalizzazione dei mercati e delle culture, in un mondo che tende a trasformare tutto in merci irriconoscibili, che naturalmente vengono prodotte meglio e di più all'interno delle nazioni più ricche e più densamente abitate. In quel mondo lì l'impresa sarda fatica a competere sulla quantità di merci indistinte, ma può competere invece sulla qualità di merci diverse e riconoscibili.

La Sardegna deve puntare innanzitutto sulla propria identità culturale, che non vuol dire chiusura, che non vuol dire protezione, che non vuol dire negazione del confronto, ma anzi è consapevolezza di noi stessi, di quello che abbiamo, dei tesori che custodiamo e della loro importanza; partendo da questo vi sarà propensione al dialogo, all'apertura, al confronto. L'identità non è il puro richiamo al passato, ma non è nemmeno solamente qualcosa da custodire; l'identità è qualcosa che intendiamo costruire, nella consapevolezza che un percorso deve avere un programma, deve avere un progetto. Con quale identità vogliamo presentarci al mondo? Quale identità vogliamo costruire per i prossimi decenni? Partendo da che cosa e cercando di arrivare dove?

L'identità non è più solamente un valore culturale, un valore che attiene alle coscienze o all'anima, o un arricchimento dello spirito; l'identità è un valore economico importantissimo nel mondo della globalizzazione dei mercati. E questo valore importante dobbiamo prendere nella massima considerazione nel nostro programma di governo, così come abbiamo fatto. E su tutto quello che è diverso, che è distinguibile, che è riconoscibile, che può essere protetto, noi pensiamo che la Sardegna possa focalizzare le proprie attenzioni, le proprie risorse e le proprie energie.

Quindi occorre reinvestire in agricoltura, ma in un'agricoltura diversa, che non sia una pedissequa ripetizione di modelli di agricoltura più "densa" e vocata alla produzione di merci utilizzati in altre regioni d'Italia o del mondo; occorre reinvestire in un'agricoltura fatta di piccole cose, soprattutto di cose piccole ma di grande qualità, che sia parte di un processo più ampio, che è il processo agroindustriale, che non si accontenta di produrre merci buone, ma le trasforma in merci di grande qualità. E alle merci di grande qualità è capace di aggiungere i valori intangibili di una diversità, di un'identità che è fatta appunto di cultura, che è fatta di storia e di arte, che è fatta dell'idea dell'ambiente, che è fatta del ricordo di mille sapori e colori, di mille diversità. Questa è una parte importante del nostro programma.

Capisco che possa apparire difficile, capisco che possa apparire riduttivo; è più facile puntare sulle cose grandi, è più facile avere una visione grande, riempie maggiormente le notizie, riempie qualche volta maggiormente anche il nostro orgoglio, ma noi dobbiamo avere l'intelligenza, la pazienza, l'umiltà di guardare anche a tante cose piccole e la capacità creativa di mettere assieme tante cose piccole come perle preziose che poi formano una collana ricca.

Nel programma di governo abbiamo parlato di ambiente, di turismo, naturalmente, che è una parte importantissima dell'economia della Sardegna. Pure le discussioni di questi giorni ci ricordano che questa Giunta ha un'idea diversa di sviluppo del turismo, ha un'idea diversa della possibilità di turismo in Sardegna: un turismo che non sia attività edilizia, un turismo che non sia solamente costiero, per pochi mesi all'anno, un turismo che sia solidale col resto della società sarda, che si porti dietro agricoltura, trasformazione industriale, artigianato, che si porti dietro tutto il resto del lavoro dei sardi.

Nella programmazione dell'attività turistica non dobbiamo stare attenti solamente alle fasce costiere, ai metri quadri e ai metri cubi, ma dobbiamo stare attenti soprattutto a quanto del resto dell'economia sarda l'attività turistica si porta dietro, a quanto questa attività è funzionale all'intero progetto di economia della Sardegna, a quanto è funzionale a tutti i sardi, non solo a quelli che vivono nelle fasce costiere e non solo a quelli che si occupano delle attività più direttamente legate al turismo. Il turismo che vive dell'ambiente della Sardegna deve essere funzionale all'economia di tutti i sardi e questo richiede con urgenza un ripensamento del turismo, anche il cambiamento dei modelli di utilizzo del turismo stesso.

Forse non è stato ancora ampiamente divulgato, ma l'attuale stagione turistica non sta andando particolarmente bene in Sardegna: villaggi turistici che sono stati pieni in altri anni, non sono pieni quest'anno; lottizzazioni turistiche, le cui seconde case erano densamente abitate in altre stagioni, non stanno ottenendo lo stesso risultato quest'anno. Anche il modello di domanda turistica sta cambiando rapidissimamente: non si chiede più un turismo omologato e sempre uguale, un villaggio in Sardegna uguale a un villaggio ai Caraibi o da un'altra parte del mondo, ma si chiede un'esperienza locale. Chi viene in Sardegna vuole trovare la Sardegna, vuole trovare i sardi e vuole trovare una cultura diversa, un paesaggio diverso, un ambiente diverso, un'offerta turistica diversa, un'ospitalità diversa, vuole appunto un'esperienza locale.

Questo tipo di turismo si chiede, non il turismo di massa, non il turismo delle merci, non un turismo identico a quello di altre parti del Mediterraneo o del resto del mondo. Un turismo indifendibile in futuro, basato solo sul prezzo, così come è già accaduto nelle passate stagioni e soprattutto sta accadendo in questa stagione, non serve ai sardi. Dovremo avere il coraggio di puntare su un turismo diverso, anche se inizialmente esso incontrerà i dubbi di alcune popolazioni, ma è l'unica possibilità per avere un turismo di lungo periodo in Sardegna, è l'unica possibilità perché il turismo continui ad essere una parte importante del prodotto interno lordo della Sardegna e anzi ne diventi una parte ancora più importante, in grado di dare lavoro ai sardi e possibilmente lavoro non solamente stagionale, ma lavoro tutelato per dodici mesi all'anno, che permetta magari di mettere su famiglia, di comprarsi una casa, di affrontare la vita; non quindi un lavoro terzo rispetto alla pienezza della condizione umana, che permette di soddisfare unicamente alcune necessità quotidiane, ma non tutte. Dobbiamo ripensare il turismo, ripensare l'utilizzo dell'ambiente in Sardegna. Capisco che sarà doloroso in alcuni casi, capisco che sarà difficile spiegarlo, ma è nostro dovere farlo, e lo faremo.

Questa Giunta andrà avanti con decisione, proponendo la massima tutela dell'ambiente della Sardegna per i motivi che ci siamo detti fino adesso, compreso l'ambiente interno, che è importante quanto quello costiero, perché il paesaggio delle zone interne deve essere una parte importante delle possibilità di sviluppo di queste zone.

Andremo avanti sulle cose che abbiamo scritto nel nostro programma riguardanti l'eolico, la protezione delle fasce costiere, il paesaggio e così via. Nel programma troverete abbondantemente trattato il tema della conoscenza, nella consapevolezza che nell'economia odierna la conoscenza gioca un ruolo importantissimo e che nell'economia occidentale il fattore di sviluppo più importante non sta più nella terra o in quello che è sotto terra, non sta più nelle cose, ma è in questa grandissima infrastruttura immateriale che è la conoscenza. La Sardegna, se vuole rimanere nell'Occidente, se vuole rimanere autonomamente, liberamente, senza assistenza nell'Occidente, se vuole accrescere le opportunità di lavoro libero per la sua gente, deve ampliare il proprio livello di conoscenza, la propria istruzione, la propria cultura. E' stata richiamata anche dal Presidente di quest'Assemblea l'alta dispersione scolastica: in Sardegna il 34 per cento dei ragazzi possiede un diploma, contro il 61 per cento della media europea, quasi la metà della media europea per quanto riguarda il livello di educazione di scuola media superiore. Negli anni sessanta eravamo al settimo posto nell'educazione universitaria in Italia; oggi, secondo una statistica siamo al diciassettesimo posto, secondo un'altra in condizioni ancora peggiori. Dal settimo posto siamo scivolati al diciassettesimo nella formazione universitaria in Italia e se ci confrontiamo con il resto delle regioni europee, tra oltre circa 200 regioni, siamo al decimo posto partendo dal basso.

La Sardegna vive una condizione disastrosa per quel che riguarda la conoscenza, l'educazione e la propria popolazione; questa Giunta si propone di incidere pesantemente su questa condizione, di dedicare una gran quantità di risorse per superare questo distacco, per superare questa arretratezza, perché questa arretratezza - lo vogliamo o no - potrà essere causa di maggiore arretratezza in futuro. Con questa arretratezza non si colma un ritardo di sviluppo, con questa arretratezza sicuramente avremo un ulteriore aumento del distacco che ci separa da altre regioni più ricche dell'Italia e dell'Europa. Punteremo sulla conoscenza, punteremo sull'allargamento della conoscenza dei nostri giovani, punteremo su attività che si basino sulla ricerca, sull'intelligenza dei sardi; sull'intelligenza formata, sull'intelligenza consapevole, sull'intelligenza aiutata e non controllata, sull'intelligenza che deve essere al servizio di tutta la nostra comunità.

Troverete che nel nostro programma si parla di internazionalizzazione: tra i quattro punti forti di crescita del sistema economico della Sardegna, in grado di dare lavoro ai sardi, abbiamo parlato di identità, di sviluppo locale, di ambiente, di conoscenza e, per finire, di internazionalizzazione, della necessità di comprendere che per molte possibilità noi non siamo più un'isola: quell'isola che ci separava dal mare non esiste più; per tutto quello che attiene ai beni e ai servizi materiali quell'isola non esiste più. La globalizzazione dei mercati, questo enorme mercato mondiale è un pericolo e anche un'opportunità per la Sardegna, se sarà capace di valorizzare i propri prodotti e di portarli fuori, nel resto d'Europa e del mondo. La Sardegna deve imparare a internazionalizzarsi, deve imparare a guardare all'esterno, deve smettere di guardare al proprio interno e di combattere per una ricchezza che non basta per tutti. Tutti abbiamo la responsabilità di guardare all'esterno, di cercare anche il nostro lavoro fuori, di cercare fuori la possibilità di vendere il nostro lavoro, di confrontarci, di arricchirci di esperienze e di insegnamenti da utilizzare poi in Sardegna per tutta la Sardegna, ma soprattutto verso il resto del mondo. Non solo, ma la fine della partecipazione all'Obiettivo 1, alle politiche di coesione europea, ci segnala l'urgenza di trovare delle possibilità diverse per il nostro lavoro e una possibilità diversa sta nel partecipare ai processi di internazionalizzazione promossi dall'Unione Europea, processi che ci dicono: "Non avete più bisogno di assistenza, ma dovete essere di aiuto agli altri". E la Sardegna è chiamata ad essere di aiuto agli altri paesi, è chiamata a vendere assistenza agli altri paesi, è chiamata a vendere conoscenza e capacità: la capacità di creare istituzioni, di creare ospedali, di creare economia in altri paesi. La Sardegna è chiamata a guardare all'esterno per promuovere le proprie produzioni ed è chiamata all'esterno anche come istituzioni, per partecipare ai processi di internazionalizzazione promossi dall'Unione Europea, non solo nel Mediterraneo, ma anche nell'Est europeo.

E' un programma di governo impegnativo, che ha bisogno della collaborazione e del sostegno di tutti, partendo da ruoli e da organi diversi. Abbiamo bisogno per fare questo di riformare la Regione, abbiamo bisogno innanzitutto di una alleanza nuova tra Giunta, Consiglio regionale e amministrazione regionale. Il Presidente e la Giunta non basteranno a portare avanti un programma; il Presidente e la Giunta da soli possono solamente gestire l'esistente, possono gestire poche risorse, possono gestire pochi privilegi, possono gestire la parvenza o la sembianza del potere, ma non possono incidere profondamente sul sistema Sardegna. C'è bisogno della massima collegialità con il Consiglio regionale, che ha la responsabilità di fare leggi, leggi buone e numerose, più di quante ne sono state fatte nella passata legislatura. Abbiamo bisogno di un periodo di riforme importanti, che passa soprattutto da questo Consiglio regionale, che passa anche dalla collaborazione tra la Giunta e il Consiglio regionale. E in questo processo di riforme abbiamo bisogno anche del sostegno dell'amministrazione, di tutte le persone che lavorano all'interno della Regione e degli enti regionali; è necessario che anche loro si facciano parte di un progetto di cambiamento, di un progetto di crescita di un'intera regione, che sentano la responsabilità che hanno. Il loro non è solamente un impegno di lavoro per qualche ora al giorno; è un ruolo civile, è un ruolo all'interno di un unico progetto di crescita sociale e civile per questa Regione. Abbiamo bisogno di questa alleanza tra l'Esecutivo, il Consiglio e l'amministrazione regionale, abbiamo bisogno di riformare l'amministrazione regionale, di riformare gli enti, di riformare tutte quelle pesantezze che non sono più uno strumento, ma sono anzi un ostacolo alle politiche di sviluppo. Abbiamo bisogno di rifocalizzare, di ridare una missione a molti degli strumenti dell'operatività del governo. E lo faremo, lo faremo in fretta. So che è stato promesso tante volte, ma sono certo che con la vostra collaborazione questa volta non mancheremo l'appuntamento di riformare l'amministrazione regionale, di dotarla degli strumenti che sono tipici della modernità e che ancora non hanno permeato le stanze della Regione, nonostante anni di tentativi.

Partecipiamo anche a un grande cambiamento all'interno dell'Italia. La riforma del Titolo V della Costituzione ci richiama la necessità di riformare lo Statuto regionale, di adeguarlo innanzitutto al nuovo Titolo V, ma anche la necessità di rivendicare maggiori spazi di autonomia nel momento in cui si tende a "normalizzare" l'istituto Regione e si perdono i caratteri dell'autonomia e della specificità. C'è la necessità di rivendicare autonomia e specificità nel confronto con lo Stato e c'è necessità di attuare maggiormente le autonomie ricevute e che riceveremo. E le autonomie, ancora una volta, si attuano non con la mera rivendicazione, ma con le leggi, con le leggi appunto di attuazione dell'autonomia. Ricordo che negli ultimi dieci anni sono state promulgate dieci leggi di attuazione dell'autonomia regionale, mentre in altre Regioni a statuto speciale ne sono state promulgate circa trentotto. Abbiamo bisogno di rivendicare maggiore autonomia e quando la otterremo dovremo attuarla. Lavoro, programma di sviluppo, riforma della Regione e dell'ordinamento dell'istituzione regionale, maggiore autonomia, riordino dei poteri dei diversi enti locali, questi sono gli obiettivi fondamentali. Non solo dovremo rivendicare un nuovo Statuto dallo Stato, ma nel confronto Stato-Regione dovremo portare a compimento l'attuazione del principio di sussidiarietà, secondo cui molte delle responsabilità devono stare vicino alle persone alle quali questa responsabilità si rivolge. E allora dobbiamo non solo discutere, ma portare a termine un processo di devoluzione, di consegna alle province e ai comuni di molte delle responsabilità che in questo momento sono in capo alla Regione, e questa Regione più leggera, sgravata da mille adempimenti che non hanno rilevanza di ordine generale, potrà più facilmente riformarsi, concentrarsi sul suo compito principale, che è di coordinamento, di indirizzo, di promozione e di individuazione delle strategie generali per l'Isola.

Ho parlato all'inizio di come abbiamo vissuto una partecipazione importante durante questa campagna elettorale, di come abbiamo assistito a una partecipazione importante nuova, tipica di altre stagioni della storia della nostra regione. Questa partecipazione è stato un regalo che i cittadini ci hanno fatto, è stata un'apertura di credito che essi hanno voluto fare ancora una volta e che non va tradita. Questa possibilità di attingere anche alle risorse di tante persone, di un milione e mezzo di sardi, non va tradita, va tutelata, va protetta, per cui questa apertura alla partecipazione, al di là della rappresentanza istituzionale, va assolutamente assecondata. Questo Governo è aperto alla discussione e alla partecipazione delle parti sociali, dei sindacati, delle organizzazioni di categoria, delle associazioni a vario titolo, e in particolare delle associazioni del volontariato, che operano in maniera sempre più importante laddove ormai lo Stato si allontana o non è mai arrivato, e in alcune situazioni, come quelle delle nuove povertà, sono ancora più presenti, sono l'unica parte presente, più presente dello Stato, più presente anche delle associazioni tradizionali. Alla partecipazione, quindi, più ampia di tutta la cittadinanza sarda alla politica dobbiamo mirare e questo Governo sicuramente non mancherà nessuno sforzo per avere la partecipazione più ampia di tutti a costruire una Sardegna più ricca e migliore, perché da soli non basteremo, da soli non riusciremo a fare nulla.

Ancora un punto, quello della collegialità. Impareremo a conoscerci e credo che sarà superato molto facilmente questo sterile dibattito, questo sterile confronto tra Esecutivo e Consiglio. Non possiamo permetterci nessuna perdita di tempo nel discutere ostacolandoci a vicenda. Noi siamo la stessa cosa, rappresentiamo la stessa istituzione regionale con compiti diversi; lavoriamo per lo stesso milione e mezzo di sardi, lavoriamo per la stessa società, siamo un tutt'uno e non ci sarà scontro, non ci sarà ostilità, non ci potrà essere mancanza di collegialità. Lavoriamo assieme e di più, siamo un tutt'uno.

Prima di terminare questo intervento irrituale, voglio ricordare a me stesso, che sono nuovo della politica, che un anno fa non avevo ancora deciso se impegnarmi direttamente anch'io in politica oppure no. Lo dico a tanti della Giunta che sono anch'essi nuovi all'impegno diretto in politica, ma lo dico anche a tutto il Consiglio, nella consapevolezza che tante persone siedono qui per la prima volta e si affacciano per la prima volta all'impegno diretto in politica. Siamo qui per dare delle risposte ai sardi, siamo qui per fare bene, siamo qui innanzitutto per promuovere le occasioni di lavoro e di crescita economica e sociale di questa regione, ma mi preme ricordare, soprattutto a me stesso, e lo faccio a voce alta, qual è il senso dell'impegno in politica. L'impegno in politica non è arroganza, non è supponenza, non è prepotenza, non è la volontà di gestire il potere, non è la prevaricazione di sé rispetto agli altri. L'impegno in politica è solo servizio, l'impegno in politica è il dono di sé agli altri, il dono del proprio tempo agli altri, come è stato richiamato tante volte. Papa Paolo VI diceva che è la forma più alta di carità. La politica è carità, è dono di noi stessi agli altri.

A questo senso della politica vorrei richiamarmi ancora una volta, a questo senso della politica che poi è stato la molla che ha fatto scattare l'impegno di tanti in politica, nella consapevolezza che nel mondo attualmente siamo tutti tentati di percorrere unicamente dei progetti personali di vita, e i nostri progetti personali di vita sono quasi sempre fuori da un progetto collettivo di vita. Le generazioni che ci hanno preceduto hanno avuto il loro progetto personale, ma si sono sempre impegnate anche all'interno di un progetto collettivo. Molti hanno dedicato la loro vita unicamente a un progetto collettivo. Noi dobbiamo tornare a un progetto personale che non è estraneo, che non è al di fuori di un progetto collettivo, e chi si impegna in politica per qualche anno non deve avere neanche un progetto personale, deve essere solamente al servizio di un progetto collettivo. Deve, se possibile, annullarsi nel servizio di un progetto collettivo.

Parlando con qualcuno di voi, le settimane scorse, è venuta fuori una bellissima citazione di Edipo Colono che dice: "Quando sarò nessuno dimostrerò il mio valore". Non quando sarò potente, non quando manifesterò potenza, non quando avrò un ruolo visibile, non quando imporrò me stesso, non quando imporrò il mio progetto personale, non quando imporrò i miei interessi, non quando imporrò nulla di me stesso dimostrerò il mio valore in politica, ma quando diventerò nessuno. E allora il mio impegno - si è parlato di conflitto di interessi - nei prossimi cinque anni è di essere nessuno. Io sarò nessuno, perché so che essendo nessuno dimostrerò il mio valore come politico. Questo è l'impegno di ogni politico, scordarsi di essere qualcuno dal punto di vista personale e annullarsi in un progetto collettivo, annullarsi nella rappresentanza di interessi che sono di altri, di interessi che sono solamente generali, e per noi gli interessi sono quelli di un milione e mezzo di persone, non i nostri. Il mio interesse sarà quello di essere nessuno nei prossimi cinque anni, nessuno come impegno per la politica.

Voglio finire con un ultimo punto: da che parte dobbiamo iniziare nel momento in cui prendiamo in mano il programma di governo e cerchiamo di portarlo a termine, di eseguirlo? Da che parte iniziare? I problemi sono tanti e le opportunità sono tante, ma forse una strada, un'indicazione, un punto di partenza può essere preso anche nel richiamo che ci è stato fatto nei giorni scorsi, e io e questa Giunta ce lo prendiamo. Nell'attività di governo partiremo dagli ultimi, facciamo politica per tutti, siamo qui a rappresentare tutti e facciamo politica nell'interesse di tutti, ma non possiamo dimenticarci degli ultimi e della necessità di partire dagli ultimi.

Staremo assieme per cinque anni, lavoreremo assieme e credo che lavoreremo bene; miglioreremo, cammin facendo, la capacità di lavorare bene e troveremo, cammin facendo, anche facilità di dialogo e di rapporti. Io stesso vorrei essere migliore, vorrei avere maggiore facilità qualche volta, magari apparire meno spigoloso e un po' più aperto. Mi impegnerò per continuare a migliorarmi e ad avere un rapporto migliore con ciascuno di voi e con tutti in questa Regione, ma nel frattempo c'è una cosa che sicuramente non scorderò, ed è che la legittimazione per ogni giorno dei prossimi cinque anni starà nelle cose che saranno state fatte il giorno prima. La legittimazione per cinque anni non ci è stata data il 12 e il 13 giugno, e io non la sento tale. La legittimazione in politica, e a maggior ragione per chi ha responsabilità di governo, sta, come diceva don Primo Mazzolari, nella dedizione assoluta nel servire; solo nella dedizione assoluta e costante nel servire gli altri dimenticandosi di sé stessi sta la legittimazione, non nel voto. Quando io mancherò questo non sarò più legittimato e non mi ripresenterò più al lavoro l'indomani mattina. Ma mi ripresenterò, credo, nei prossimi cinque anni, avendo in mente solo questo, avendo in mente che la legittimazione ce la dobbiamo conquistare ogni giorno, dimenticandoci degli interessi nostri personali, ma anche di quelli dei nostri amici, del nostro gruppo di appartenenza, del nostro partito, dei più forti, dei più potenti o di chi ha una voce più ampia. Siamo qui per dedicarci esclusivamente al servizio di tutti. Se non faremo questo avremo perso la legittimazione, non ci faremo più nulla in quest'Aula, che rispetto massimamente, e per questo motivo tutte le volte che tornerò qui, come nel palazzo di viale Trento, lo farò sapendo che il giorno prima mi sono comportato nella maniera di cui ho parlato oggi.

Io vi ringrazio per l'attenzione e faccio gli auguri migliori a tutti. Bonu traballu a totus. Forza paris!

PRESIDENTE. Colleghi, è prassi in quest'Aula, quando vengono rese dichiarazioni importanti, come questa, sospendere i lavori per la serata e riprenderli il giorno successivo col dibattito, per consentire ai colleghi consiglieri di riflettere, di valutare, di preparare l'eventuale intervento. Anche a seguito di un'intesa informale definita nei giorni scorsi col Presidente della Giunta e con i Presidenti dei Gruppi consiliari, io confermo questa impostazione, per cui il Consiglio è riconvocato per domani alle ore 10. Convoco anche una informale Conferenza dei Capigruppo per vedere in quale maniera gestire insieme il dibattito nella giornata di domani.

I colleghi possono trovare gli allegati alle dichiarazioni programmatiche al banco della Presidenza.

La seduta è tolta alle ore 11 e 54.



Allegati seduta

Testo delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERROGAZIONE LAI - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sull'avvio a selezione di nove lavoratori disabili alla Azienda USL n. 1 di Sassari.

I sottoscritti,

appreso da recenti notizie di stampa che l'Azienda USL n. 1 di Sassari intende assumere 9 coadiutori amministrativi di categoria B attingendo alle liste riservate ai disabili in maniera non formalmente corretta;

considerato che la delibera è stata assunta senza averne dato, così come previsto dalle norme vigenti, preventiva comunicazione alle organizzazioni sindacali al fine di aprire un tavolo di concertazione necessario ad acquisire notizie rispetto alle compatibilità finanziarie, alla dotazione organica, alle aspettative della categoria dei lavoratori che da anni già operano all'interno dell'azienda e alla normativa vigente in termini di assunzioni dall'esterno;

evidenziato che la decisione di procedere a queste nuove assunzioni contrasta palesemente con la normativa generale di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001 a cui devono riferirsi anche le Regioni a Statuto speciale ed in particolare determina un significativo ampliamento delle spese per il personale aggravando la già preoccupante situazione debitoria dell'Azienda USL ;

considerato che le organizzazioni sindacali segnalano come l'Azienda stia procedendo al reclutamento di professionalità e competenze che già operano all'interno della stessa;

considerato che la legge finanziaria nazionale del 2003 blocca tutte le assunzioni per figure professionali non infermieristiche e in tema di dotazioni organiche stabilisce il rispetto del principio dell'invarianza della spesa e del limite dei posti complessivi di organico di diritto individuati alla data del 29 settembre 2002;

preoccupati dalle aspettative che si determineranno tra le persone disabili e non occupate del territorio sassarese a causa di una iniziativa che non potrà giungere a buon fine a causa di vizi procedurali e per manifesta violazione di leggi dello Stato;

rimarcata l'importanza che l'Azienda USL n. 1, per ottenere una crescita della produttività e della redditività, si ponga come prima condizione strategica quella di dare risposte alle giuste aspettative di quei lavoratori che aspirano ad affermarsi e a realizzarsi sempre più nel posto di lavoro, migliorando competenze e professionalità anche per evitare un aggravio di costi aziendali per le cause di lavoro conseguenti,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere quali atti abbia posto o intenda porre in essere perché la Azienda USL n. 1 di Sassari revochi la delibera e venga immediatamente attivato un tavolo di concertazione con le organizzazioni sindacali territoriali. (1)

INTERROGAZIONE LAI - CUGINI, con richiesta di risposta scritta, sulla delibera di distribuzione delle funzioni organizzative di comparto all'interno della Azienda USL n. 1 di Sassari.

I sottoscritti,

premesso che all'interno alla Azienda USL n. 1 di Sassari si continua ad assistere ad una gestione senza programmazione, priva di qualsiasi riferimento a criteri di ottimizzazione delle risorse umane e materiali per il miglioramento della qualità ed il massimo dell'efficienza;

sottolineato come l'ultimo episodio di tale inaccettabile gestione rappresentato dalla distribuzione delle funzioni organizzative di comparto, atto di programmazione importante, rappresenta l'ennesimo atto di gestione clientelare ed autoritaria che ha portato ad una crisi strutturale della maggior parte dei servizi e reparti dell'azienda con conseguente scadimento della qualità dei livelli di assistenza erogata;

rilevato che:

- la gestione clientelare del personale e degli organici, il ricorso indiscriminato alle "convenzioni", l'assenza di una politica di formazione ed aggiornamento del personale hanno portato ad una gravissima regressione della qualità dell'assistenza complessivamente erogata, a dispetto delle altissime professionalità operanti nell'Azienda;

- peraltro, si tratta di una gestione protagonista negli ultimi mesi di gravissimi episodi che coinvolgono l'Autorità giudiziaria e che hanno recato grave danno all'immagine e alla credibilità dell'Azienda e dell'intera sanità sassarese;

chiedono di interrogare il l'Assessore regionale della sanità per sapere quali atti abbia posto o intenda porre in essere:

1) affinché presso l'Azienda USL n. 1 di Sassari vengano correttamente e pienamente utilizzati tutti gli strumenti utili alla programmazione ed al miglioramento della qualità dell'assistenza erogata ai cittadini attraverso il blocco della delibera in oggetto;

2) perché siano adottati tutti i provvedimenti necessari a garantire una gestione trasparente e un effettivo rilancio della sanità sassarese attraverso la rimozione dei vertici aziendali. (2)