Associazione tra gli ex Consiglieri Regionali della Sardegna
Rivista Presente e Futuro n. 21 - Dicembre 2008

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Andrea Raggio
già presidente del Consiglio regionale, membro dell’Ufficio di presidenza dell’Associazione

Il mio ricordo di Giuseppe Masia risale alla fine degli anni Cinquanta. Lo ricordo come uno dei principali protagonisti della svolta che riaprì, dopo un decennio di immobilismo, il cammino della Rinascita. In quegli anni ero presidente regionale della Lega delle Cooperative e in questa veste partecipai attivamente alle iniziative unitarie promosse dalla Giunta Corrias, favorite dal rinnovamento di linea politica e di gruppi dirigenti nella Dc e nel Pci.

Ebbi così la possibilità di apprezzare l’importante contributo di Masia all’avvio e allo sviluppo della politica di rinascita.

La sua azione si svolse principalmente in queste direzioni: spronare la Giunta regionale, uso le sue parole, ad “abbandonare finalmente in questa materia la fase statica per entrare decisamente nella fase dinamica”; anticipare con proposte chiare e concrete i contenuti del rivendicato Piano di rinascita e concordare unitariamente le modalità della mobilitazione; insistere sull’intreccio tra sviluppo economico e progresso sociale: “Sarebbe sommamente ingiusto -diceva- se i principi di giustizia distributiva che l’istituto autonomistico pone a fondamento dei rapporti tra le Regioni, non debbano essere validi quando vengono invocati come fondamento dei rapporti tra le classi di una stessa Regione per un’equa distribuzione dei beni”.

L’unità autonomistica nella rivendicazione verso lo Stato, dunque, non doveva frenare in alcun modo la dialettica sociale all’interno della Regione. La rinascita, sottolineava, deve essere, come dice lo Statuto, economica e sociale. Rafforzare, infine, l’Istituzione autonomistica, anche con la revisione dello Statuto e promuovere l’efficienza della pubblica amministrazione.

La prima proposta dell’istituzione di una commissione speciale per la revisione dello Statuto è del 1957, e porta proprio la sua firma.

Ecco, dunque, Giuseppe Masia aveva della politica una visione alta e concreta, una visione organica, che coglieva i nessi tra i vari aspetti - economico, sociale, istituzionale - per ricondurli a un unico disegno.

Masia era un democratico democristiano. Mi spiego. In quel tempo, così come c’erano i comunisti democratici e i democratici comunisti, i socialisti democratici e i democratici socialisti, c’erano anche i democristiani democratici e i democratici democristiani. La differenza non era e non è di poco conto, riguarda la capacità di tenere assieme democrazia formale e democrazia sostanziale, come Bobbio raccomandava.

Mi permetto di richiamarla, questa differenza, perché oggi la tendenza, a destra come a sinistra, è quella di privilegiare il momento della decisione su quello della ricerca del consenso, forzando le regole, aggirandole, violandole. Quel che conta, si dice, sono le finalità che si intende perseguire con i comportamenti decisionisti. Non è così. Quando si mortificano le regole, la ferita inferta alla democrazia è sempre grave, anche quando l’obiettivo sembra giusto. E la decisione presa senza consenso è sempre fragile, ed è così che si fa strada l’idea che la democrazia sia una cosa opzionale, di cui si può anche fare a meno.

Giuseppe Masia era un signore. Non mi riferisco soltanto al tratto riservato e gentile del suo comportamento, ma a questa sua personalità politica. Era un signore della politica. Questo ricordo ritorna alla mia memoria quando mi guardo attorno e vedo il dibattito politico sempre più vacuo e involgarito, e la vita pubblica sempre più inquinata dal pressapochismo, dall’arrivismo e dalla cortigianeria. Ecco perché, concludo, appare particolarmente attuale la raccomandazione di Masia a tener vivi i principi e i valori dell’Autonomia coniugando, sono sempre sue parole, etica e politica. Raccomandazione inserita nello statuto dell’Associazione degli ex Consiglieri regionali, da lui promossa e concepita come associazione di cultura politica.

La classe politica è oggi molto criticata e ad essa viene contrapposta, in una visione manichea, la società civile. La verità è che nel passato società civile e mondo della politica interagivano, grazie allo snodo costituito dai partiti e dalla cultura politica che essi alimentavano. Oggi c’è invece una frattura perché è fortemente indebolito il ruolo dei partiti, e il dibattito politico si è inaridito.

Superare la frattura, lo sappiamo, è condizione del rinnovamento della politica e delle classi dirigenti. Servono riforme, d’accordo. Ma servono, innanzi tutto, cultura ed etica politica. Perciò l’insegnamento di Giuseppe Masia ci è ancora oggi di grande aiuto.