Associazione tra gli ex Consiglieri Regionali della Sardegna
Rivista Presente e Futuro n. 21 - Dicembre 2008

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Nuccio Guaita
membro dell’Ufficio di presidenza dell’Associazione

Ho incontrato Giuseppe Masia in Consiglio regionale quando era alla sua quinta legislatura e io alla prima. Si è formata un’amicizia, durante quella esperienza politica e in sedi non istituzionali, fondata sugli stessi principi che, come per altri colleghi, ci impegnavano sul piano politico e della confessione della stessa fede. Una personalità di grande esperienza politica (trent’anni in Consiglio regionale), che non faceva pesare sui più giovani colleghi.

La politica esalta spesso le personalità che raggiungono le vette più alte, le “eminenze” si direbbe in linguaggio curiale; Giuseppe Masia era tra quelle personalità che fanno meno rumore, ma non sono meno essenziali alla solidità del tessuto della società politica e civile. Sono personalità “eccellenti” per chi le frequenta da vicino, anche se si pongono su un piano di pari dignità con i nuovi arrivati aventi la stessa finalità morale e sociale.

È stato assessore, questore e presidente di rilevanti Commissioni consiliari. Senza questi meritati titoli politici, il ricordo di Giuseppe Masia sarebbe non meno importante in forza delle sue esemplari doti di umanità, severità per sé stesso e riservatezza.

Autentico cattolico democratico ha dato un rilevante contributo ad impostare in Sardegna gli elementi basilari dell’Autonomia e della Rinascita partendo dalla “base”, a stretto contatto col popolo ed uomini aperti ad una visione della politica come servizio ai più deboli e alla giustizia sociale.

“Umanesimo integrale”, l’“appello ai liberi e forti”, “Populorum progressio”, in sostanza la sociologia cristiana classica e più avanzata gli erano solidamente familiari.

Questa sua posizione culturale, col rispetto per gli altri, la riservatezza e l’apertura era segno dell’interpretazione che dava al suo profondo sentimento religioso rapportato al prossimo. Religiosità sostenuta da fede aperta, aggiornata, non predicatoria, nutrita di sacra scrittura, di documenti conciliari e delle linee guida del magistero pastorale.

Le valutazioni critiche e di opportunità onestamente e delicatamente espresse sulla vita ecclesiale gli consentivano di mantenere in continuità e serenità l’adesione ragionata e filiale alla Chiesa.

Un uomo e credente libero e fedele: “non mi vergogno del Vangelo” – poteva dire – come “Paolo ai Romani”. Conclusa l’attività politica si ritira in un Istituto religioso, uno dei tanti da lui sostenuti e, paradosso cristiano, si ritrova tra i beneficati.

Da allora ci sentivamo al telefono e a lungo traspariva che aveva servito e amato la politica.

A mano a mano che l’esperienza politica si allontanava dalle sue più importanti attenzioni, cresceva in lui l’esigenza di trovarsi pronto all’incontro definitivo, quello con Cristo, nel quale aveva sempre sperato e creduto.

Un politico il cui rilievo non viene velato dallo stile di riservatezza. Un credente esemplare. Sento di essere tra coloro che sono onorati di aver goduto della sua generosa amicizia e gliene sono grato.