Associazione tra gli ex Consiglieri Regionali della Sardegna
Rivista Presente e Futuro n. 21 - Dicembre 2008

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Ariuccio Carta
già senatore, membro dell’Associazione

Ho molto apprezzato questa iniziativa perché rientra in un mio convincimento che nasce anche un po’ dall’esperienza, di raccogliere, di conservare, di utilizzare il cospicuo materiale che ciascuno in base alle proprie possibilità ha dato. Quindi, apprezzo un’iniziativa così, ma non con un valore commemorativo; noi dobbiamo essere grati a tutti coloro che ci hanno preceduto, perché ciascuno di loro ci ha lasciato tanto patrimonio sul quale dobbiamo ancora pensare. Stamane abbiamo vissuto, nel ricordo di Manlio Brigaglia, la costruzione di una parte di questo partito e vediamo quale era quella democrazia e questa democrazia.

Perché oggi non c’è la stessa adesione al partito da parte della gente? Perché i partiti si costruiscono nei salotti, ma non si è in mezzo al popolo. Invece, lì il partito nasceva da personaggi che si trovavano su problemi reali, che vivevano in mezzo alla gente, che ascoltavano la gente, che rispondevano alla gente.

Masia è una figura esemplare sotto questo aspetto. C’era il parroco, c’era il politico, c’era questa ricerca di una collocazione. Noi democristiani siamo una curiosità storica perché ci vedevano in modo diverso; ma indubbiamente riflettevamo tutte le divisioni che c’erano nella società e Masia era un protagonista in questa direzione. Prima, era un neo guelfo, poi con Malvestiti, poi con Gronchi e, poi, nella stagione più bella con forze nuove e fu un nostro partecipe protagonista. Ma si era legati a problemi reali, ed è per questo che siamo grati a Manlio, perché ci ha riportato alle origini di come nascevano i partiti. Avevano radici profonde perché nascevano su terreni fecondi e portavano grandi volontà anche nei nostri conflitti (questa era una caratteristica della Democrazia Cristiana). Così come sono grato a Francesco Soddu perché ci ha ricordato quel momento di speranza e di grande ambizione che fu la Rinascita.

Questa nostra volontà (Masia la ha interpretata) di fare un istituto che collegasse le Regioni italiane sembrava una cosa illusoria. Proprio l’altro ieri, si sono riuniti presso l’Accademia di Francia per deliberare di costituire gli Stati Uniti d’Europa. Ci rendiamo conto che l’America avrà una sua dimensione, gli Stati asiatici ne avranno un’altra, mentre noi corriamo il rischio di venire esclusi da questo grande movimento della storia che certamente non ha precedenti, ed il Mediterraneo ne è il cuore. Quindi, quelle che sembravano delle illusioni stanno diventando profonde perché il Mediterraneo può portare, in questo contesto internazionale così modificato, la sua forza, la sua storia, la sua cultura.

Ecco perché trovo molto rispondente questa iniziativa. Non siamo più giovani ma siamo una categoria che ha servito il Paese e che può dare l’apporto della propria esperienza. Quando noi pensiamo alla grandezza o invidiamo la peculiarità degli ordinamenti giuridici dei Paesi anglossassoni è perché lì fanno valere quello che è stato vivere nelle leggi, vivere nelle sentenze, vivere nella pratica, vivere nel costume politico. Così dobbiamo essere noi.

Abbiamo fatto un percorso con errori e debolezza, ma un percorso è stato fatto; figuratevi che le notizie del “gruppo di Pozzomaggiore” ricordato da Brigaglia le ho avute da un pastore. Un pastore barbaricino, che stava a Pozzomaggiore, era stato coinvolto chissà come (non era un uomo di cultura ma di esperienza) e portò nella Provincia di Nuoro questo ordine che era uno dei primi movimenti, perché poi intervennero le mediazioni per ricondurli in quella che simpaticamente veniva chiamata la “balena bianca”.

Masia fu gronchiano per larga parte e, per l’altra, fu con la sinistra democristiana, ma era un uomo delle istituzioni. Ecco perché Soddu faceva bene a ricordare la necessità di conservare questi documenti.

Quando vedo questi conflitti Stato – Regione, ricordo che avevamo dei volumi, fatti dal Consiglio regionale, che elaboravano tutte le sentenze favorevoli o contrarie, le impugnative del Governo. Mi pare che questa gestione sia contraddistinta dalla continua dialettica tra Governo e Regione per poi sfociare nell’organo giudiziario per eccellenza quale è la Corte costituzionale.

Noi abbiamo dei precedenti notevoli, cospicui, sono lezioni di diritto costituzionale, di diritto internazionale, di diritto regionale. Allora, questo patrimonio non va sprecato. Dobbiamo gratitudine a questi uomini perché hanno seminato in un terreno che era un deserto giuridico. Quando dovevamo dire qualcosa citavamo la Carta de Logu. C’è stato un percorso di grandi personaggi all’interno delle istituzioni, all’interno del Consiglio regionale. Tutto questo è un patrimonio che può servirci per andare avanti. e ciò è sembrato così attuale quando – ripeto – pochi giorni fa si è parlato di Stati Uniti d’Europa e si è parlato del Mediterraneo non come momento di separatezza o di guerra ma come un momento di sintesi e di raccolta.

Questo pensavo di dire e pensavo che la gratitudine migliore che possiamo rendere a questa Istituzione, in cui abbiamo vissuto, è quella di affidare ai giovani che verranno la memoria e la saggezza degli uomini che l’hanno interpretata. Ma è importante se questo patrimonio, avendo l’Associazione degli ex Consiglieri la possibilità, riusciamo ad elaborarlo e a trasmetterlo e a conservarlo con tecniche moderne.

Si è parlato di Stato di democrazia; come democrazia siamo recenti, come Stato siamo recenti, come Regione siamo recenti. Ecco perché rinnovo il mio vivo apprezzamento alla presidente Mariarosa Cardia per l’iniziativa che ha assunto, ma debbo esprimere gratitudine anche agli uomini che sono passati attraverso il Consiglio regionale e che hanno fatto grandi cose.

Il Piano di rinascita, lo Statuto dell’autonomia non rappresentano solo la fatica degli uomini ma sono il compendio di riflessione, di letture attente, di collegare la realtà con un’istituzione che rappresenti tutti.

La mia testimonianza è affidata alla sensibilità di chi percepisce e alla memoria di chi ricorda.