Associazione tra gli ex Consiglieri Regionali della Sardegna
Rivista Presente e Futuro n. 21 - Dicembre 2008

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Mario Bruno
consigliere regionale

Ho incontrato l’on. Giuseppe Masia subito dopo le elezioni regionali del 2004. Ci conoscevamo da tempo. Ma allora, in Piazza Sulis, a pochi passi dalla sua casa, nel farmi calorosissimi auguri, mi invitò a battermi per i problemi della Sardegna nella stessa misura in cui dovevo battermi per i veri e permanenti interessi della mia città e degli algheresi e a comprendere appieno chi ha fame e sete di giustizia, a cominciare dai più deboli, come la sua fedeltà alla concezione ed alla pratica cristiana della vita suggeriva.

Mi ha sollecitato a rendere conto ai cittadini della mia attività in Consiglio regionale per adempiere ad un dovere. “Ogni parlamentare – disse – deve sempre rispondere al proprio elettorato dell’attività svolta nell’assolvimento del proprio mandato elettorale”. La sua testimonianza è stata ed è preziosa. Ho potuto ricostruire dai documenti del Consiglio e da articoli di giornale una ricca trama di avvenimenti, di interventi, di testimonianze.

L’onorevole Masia era uno scrupoloso conservatore di documenti. “In questo modo – ha avuto modo di spiegare – posso sempre dare a chi vuole fare personali accertamenti la più ampia dimostrazione della verità delle mie affermazioni”. Un giornale di Sassari prima delle elezioni regionali del 1965, nel presentare i candidati, indicava Giuseppe Masia, n. 11 della lista, costruita in perfetto ordine alfabetico da Pietro Are a Pietro Soddu, come “un uomo politico che inutilmente hanno tentato di mettere in ombra”. L’on. Masia, consigliere regionale fin dalla prima legislatura nel maggio del 1949 – dice ancora la terza pagina di quel giornale che ho ritrovato nella raccolta curata con meticolosità dallo stesso Masia e che rappresenta un importante pezzo di storia della Sardegna del secolo scorso – è “uno studioso dei problemi economico-sociali regionali; è un professionista della politica; un diligente ricercatore e un coerente sostenitore di posizioni che si sono rivelate tra le più avanzate. Masia gode del rispetto delle opposizioni. La sua massima dote è la costanza e la pazienza. Ha un elettorato fedele che certamente, nonostante la precarietà della situazione, gli consentirà la rielezione”.

E così è stato, visto che il 15 giugno del 1965 l’on. Masia fu eletto con 13.912 preferenze e fu ininterrottamente consigliere regionale, come detto, dal maggio del 1949 fino al giugno del 1979.

Ha avuto in tutta la sua esistenza una concezione della politica basata sul servizio, con particolare riguardo alle categorie più deboli. Egli stesso in una lettera pubblicata da “La Nuova Sardegna” del 21 febbraio 1969, a pagina 4, descrive il motivo più sincero della sua azione politica: “servire”. Era questo anche il suo motto nel 1949, in occasione della prima campagna elettorale per le regionali. Pubblicò un numero unico del giornale “Avanguardia di Sardegna” il cui titolo di prima pagina era proprio “Servire” e così lo motivò: “sono più che mai convinto che l’estrema maggioranza dei democratici cristiani di Sardegna, tra le righe delle solite quotidiane convenzionalità, comprende appieno il duro significato ed esige l’attuazione di questo comandamento. Non saremo noi a ritenere che tutto quanto la Sardegna ha di meglio sia nel nostro partito e tutto quanto ha di peggio negli altri, ma esigiamo che si riconosca che nessun altro partito più del nostro affonda le sue radici nella carne e nel sangue delle masse popolari, esprime i bisogni del popolo. Oltre il 90% della massa organizzata, uomini e donne, e di popolo, di quello che attende sempre, non ha mai raggiunto la sua parte di giustizia”. Da allora, la mia responsabile milizia politica mi ha visto “contestatore” ante litteram, sempre schierato con la parte più dolorante dei sardi, con le categorie più disagiate, con le zone più neglette, con le energie più consapevoli, con le idee più avanzate, con l’autonomismo più conseguente, combattendo in prima linea “nel clima storico del conquistato autogoverno” per il progresso materiale e morale, per la crescita civile e politica, per la rinascita economica e sociale della nostra piccola patria, di questa nostra isola di Sardegna.”

L’on. Masia è stato davvero uno strenuo difensore dell’autonomia speciale della Sardegna. Nel 1969 da assessore agli Enti Locali nella seconda Giunta Del Rio organizzò un importante convegno delle cinque Regioni a Statuto speciale per tracciare un primo bilancio sulla specialità e azzardare una prima autocritica. Aldo Cesaraccio, in un pezzo a firma Frumentario, nella rubrica “Al Caffè” su “La Nuova Sardegna” del 31 ottobre 1969, ha affermato: “Masia è uno dei pochissimi consiglieri regionali (tre o quattro in tutto in vent’anni) che hanno studiato seriamente la struttura dell’autonomia, esaltandone con spregiudicata schiettezza le magagne originarie ed i vizi sopraggiunti. Nella sua indiscussa onestà, che per quattro lustri gli ha fruttato l’isolamento e perfino l’ostilità da parte del suo partito, egli sa pertanto molto meglio di me che un convegno autocritico delle Regioni a Statuto speciale dovrebbe essere autocritico, non tanto nei confronti dell’Istituto, quanto da parte degli uomini. Masia, questa gente la conosce bene. Facciamo un esempio. Egli dice, giustamente, che bisognerebbe affrontare il grosso problema della revisione dello Statuto sardo. Partorito assai infelicemente dopo l’infausto esempio di quello siciliano è condannato a non conoscere seri precedenti come invece hanno potuto conoscerli le Regioni costituite successivamente. La Regione è nata per decentrare. Ha finito invece per aggiungere il suo accentramento a quello statale”.

Più volte è stata messa in dubbio la sua candidatura, come ebbe modo di dire il giornale “Il Monte Sardo” del 30 dicembre 1969. Vicino alla componente della sinistra di base Dc, ma sempre con la giusta autonomia di giudizio. “Chi darà una mano a Masia? – si chiede il direttore Enrico Porqueddu. Nino Giagu non può, ma non può neanche contare su Soddu. Masia – continua Porqueddu – è sempre stato espressione di un’autonomia personale poco incline a omaggiare questa o quella corrente interna; l’uomo politico di Pozzomaggiore ha sempre preferito il dialogo franco e aperto agli intrighi che fatalmente costituiscono il tessuto connettivo delle beghe politiche”.

Nel marzo 1973 però Masia fa una scelta di campo, capeggiando la lista sassarese di “Forze Nuove” al congresso regionale della Dc. Era una delle tante liste di Sassari, la sinistra di base capeggiata da Nino Giagu, i morotei di Paolo Dettori, i fanfaniani del sen. Deriu, la lista di Rumor con Antonio Arru. Lo fa con un forte richiamo ad una profonda umiltà per riuscire a sacrificare il proprio “particolare” sull’altare dell’unità. “Personalmente – disse – non ho nulla da chiedere; come uno dei fondatori della Dc sarda e come decano dell’assemblea regionale credo solo di poter rivolgere un’invocazione accorata: per amore del Partito e dell’istituto autonomistico in cui ancora fermamente crediamo, ciascuno di noi dimentichi la corrente per il partito, la fazione per la Regione”.

Nel 1974 la sua ultima candidatura alle regionali. Poco prima delle elezioni spiega ai cittadini in che modo ha svolto la sua funzione di consigliere regionale. Lo troviamo su “Alghero Cronache” del 2 giugno 1974. Masia era un algherese di adozione e voleva bene ad Alghero ed agli algheresi. “Debbo subito precisare – spiega l’on. Masia - che in virtù di un’espressa disposizione dello Statuto della Sardegna, ogni consigliere regionale ‘rappresenta l’intera Regione’. Tutti sanno (e gli atti consiliari sono lì a dimostrarlo), che io sono stato in posizione di punta nella battaglia autonomistica per la rivendicazione dell’assolvimento da parte dello Stato dell’impegno costituzionale contenuto nell’art. 13 dello Statuto sardo che prevede l’attuazione di un ‘piano organico per la rinascita economica e sociale dell’Isola’. In questo quadro ho sempre collocato anche i problemi della mia città di Alghero”.

Contribuì sicuramente a fare di Alghero la “porta d’oro” del turismo sardo, per valorizzare le grotte di Nettuno con l’accesso da terra mediante la “Escala del Cabirol” e con l’illuminazione artistica, per trasformare la Pro loco in Azienda di Soggiorno e Turismo. È sua la legge che garantisce ancora oggi un contributo annuale per il funzionamento dell’Istituto Musicale Verdi di Alghero. Si occupò di Alghero già nel periodo della ricostruzione post-bellica della città, a cominciare dalla sistemazione delle dissestate strade interne e per far ottenere ai cittadini il risarcimento dei danni di guerra. Suo l’interessamento per le opere stradali (lungomare, strada per Fertilia, per Capo Caccia, strada dei due mari), igienico-sanitarie (mattatoio, fognature, approvvigionamento idrico, mercato all’ingrosso), sociali (ospedali e case di riposo), edilizie (case popolari, villaggio dei pescatori, nuovo caseggiato scolastico), culturali (liceo classico, biblioteca comunale, teatro civico, scuola alberghiera), portuali (porto interno, porto di IV classe a Fertilia, porticciolo turistico a Porto Conte), di sviluppo industriale (area Sassari-Porto Torres-Alghero), di interesse generale (trasferimento della colonia penale del Tramariglio, passaggio dall’ETFAS al Comune delle aree di Maria Pia), sportive (impianti sportivi nelle frazioni). Ricordiamo anche, insieme all’on. Pietro Fadda, allora deputato al Parlamento, come egli abbia avuto un grande ruolo nell’impulso e nella determinazione della grande e complessa opera di riforma e di trasformazione agraria, di appoderamento e di insediamento dei coloni nella vasta Nurra di Alghero. Nel 1977, alla sua ultima legislatura, ebbe modo di partecipare alla riapertura al culto della Chiesa di San Francesco, al termine dei lavori di restauro, insieme ai ministri De Mita e Cossiga al presidente della Regione Pietrino Soddu.

Nel 1979 l’on. Masia è stato chiamato a ricoprire l’incarico di vice presidente della Tirrenia. Il decano si ritira dal Consiglio regionale. Aldo Cesaraccio, domenica 1 luglio 1979, sempre sotto la sigla Frumentario scrive: “Giuseppe Masia c’era fin dal primo giorno, trent’anni lunghi: che pazienza. Rinunciando alla candidatura egli ha pronunciato un nobile discorso. È uno che va ricordato perché per trent’anni ha cercato di fare anche quando non lo lasciavano fare. Per dirne una, alla sua coraggiosa iniziativa come assessore si deve il vero lancio turistico della Sardegna da lui saggiamente promosso non a Cagliari, ma a Milano. E molte altre serie attività ha svolto con dignità e soprattutto appassionato amore per la Sardegna, sempre in Regione, mai aspirando ad essere nullafacente a Roma. Meglio manovale in Sardegna che capomastro a Roma, quando si vuole fare qualcosa per l’Isola. E bene hanno fatto a nominarlo vicepresidente della Tirrenia. Vedrete che lo farà sul serio (sempre se glielo lasceranno fare)”.