Associazione tra gli ex Consiglieri Regionali della Sardegna
Rivista Presente e Futuro n. 21 - Dicembre 2008

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Mariarosa Cardia
presidente dell’Associazione tra gli ex Consiglieri regionali della Sardegna

Ringrazio il presidente Spissu per aver ospitato nell’aula consiliare questo incontro di studio che abbiamo organizzato con gli amici dell’Isprom. È per noi particolarmente importante ricordare oggi il pensiero e l’opera di Giuseppe Masia, scomparso ad Alghero il 13 maggio 2006, perché è stato il presidente fondatore della nostra Associazione. Ne aveva promosso la riunione costitutiva, il 9 novembre 1979, nella sala della Biblioteca del Consiglio regionale, in viale Trieste. L’anno dopo, considerata l’opportunità che il presidente risiedesse a Cagliari, propose di essere sostituito dal collega più idoneo per autorevolezza e prestigio, il senatore Efisio Corrias. Il collega Masia ha sempre seguito e sostenuto con interesse e affetto la nostra attività. Quando la salute gli ha impedito di partecipare in prima persona, ha comunque mantenuto un legame attraverso le lettere o i colloqui telefonici.

Chi ha conosciuto Giuseppe Masia ne ha apprezzato il tratto gentile e l’impegno infaticabile e intelligente per l’affermazione dei valori autonomistici. Politico garbato, colto, competente e scrupoloso nella sua trentennale, intensa attività in Consiglio e in Giunta, durata ben sette mandati consecutivi, dal 1949 al 1979, come rappresentante della Democrazia Cristiana. Una così lunga carriera nelle istituzioni autonomistiche si radicava su un’esperienza politica iniziata sin da giovane. Masia era nato a Pozzomaggiore, in provincia di Sassari il 17 novembre 1914, si era laureato in Giurisprudenza, era procuratore legale.

Durante il regime fascista era studente, iscritto all’Azione Cattolica, dirigente diocesano e partecipe del gruppo di giovani cattolici, di orientamento politico e sociale radicale, guidato dal parroco, don Angelico Fadda. Alcuni dei componenti del cosiddetto “Circolo di Pozzomaggiore” subirono provvedimenti e minacce da parte del regime fascista, e in particolare don Fadda, diffidato nell’aprile 1941 per avere diffuso una circolare “di contenuto pietistico” contraria alle direttive del regime sulla “formazione spirituale della donna”1. Oltre a don Fadda, al fratello Pietro, che sarebbe in seguito divenuto deputato, e a Masia, del gruppo di Pozzomaggiore facevano parte tra gli altri Giovanni Filigheddu di Arzachena (anche lui futuro consigliere regionale), Giovanni Floris di Tempio (responsabile provinciale dei gruppi giovanili di Sassari), Beniamino Perinu (Presidente dei Laureati cattolici), don Pasquale Cuccuru di Pozzomaggiore, don Salvatore Fiori e don Salvatore Castagna, in seguito parroco di Macomer. Alla caduta del fascismo Masia fu protagonista della fondazione e dell’organizzazione della Democrazia Cristiana a Sassari, e dello scontro tra il gruppo moderato degli ex popolari capeggiati da Antonio Segni, Francesco Chieffi (futuro costituente), Nino Campus, Salvatore Stara, Giovanni Lamberti (presidente provinciale delle Acli), Vittorio Devilla, Giuseppe Pegreffi (consultore regionale), espressione della borghesia e dell’intellighentia turritana, e il “Circolo di Pozzomaggiore”, che proponeva una forma di socialismo cristiano.

Alla differenza generazionale faceva riscontro “una differenza di programmi”, “una divisione di idee”, una differente visione dei problemi sociali e istituzionali, ispirata alla dottrina sociale cristiana, un modo diverso di fare politica tra la gente. Chiedevano un patto programmatico e d’azione con gli altri partiti antifascisti, propugnavano una riforma agraria per ridistribuire le terre alle cooperative agricole, la forma repubblicana dello Stato, la radicale autonomia della Sardegna; erano, anzi, inizialmente su posizioni separatiste, come Masia ricordò in un’intervista rilasciata a Francesco Fresu il 23 febbraio 19882. Fu proprio questo punto programmatico, insieme alle proposte di regionalizzare il partito e di federarlo con la Dc nazionale, e di non compromettere la gerarchia ecclesiastica nella gestione del partito, che valsero al gruppo l’accusa di maldestro “criptocomunismo”. La polarizzazione tra questi due gruppi si ripropose anche livello nazionale: Giuseppe Masia e Pietro Fadda si schierarono con la sinistra laica di Gronchi, mentre Segni, Campus e Chieffi con De Gasperi. In Sardegna l’unità o, meglio, l’equilibrio dialettico del partito fu raggiunto dalla mediazione operata da Antonio Segni, dall’episcopato sardo, sulla base del documento programmatico nazionale “Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”. Sono vicende sulle quali non mi dilungo oltre, poiché saranno affrontate nella relazione del prof. Brigaglia.

Nella fase della ricostruzione Masia fu vicedelegato regionale dei gruppi giovanili democristiani nel 1945, e componente del Comitato provinciale di Sassari dal 1945 al 1949. In seguito fece parte degli organismi dirigenti provinciali e regionali del partito.

Il suo percorso istituzionale iniziò molto presto: fu vicepresidente dell’Amministrazione provinciale di Sassari dal 1946 al 1949.

Nella lunga e ininterrotta vicenda istituzionale, cominciata con le prime elezioni regionali, Masia ha concorso all’organizzazione e alla crescita degli organi della Regione, ricoprendo molteplici incarichi in Consiglio e in Giunta. Ha fatto parte di numerose commissioni speciali: Commissione paritetica per l’istituzione della Provincia di Oristano, per il problema di Arborea, di indagine e di studio sulle condizioni di sicurezza e di igiene e sui sistemi di lavoro e di produzione nelle miniere sarde (I legislatura), per lo studio per il Piano di Rinascita economica e sociale della Sardegna, che ha presieduto (II, III e IV legislatura), Revisione dello Statuto (III – segretario, IV, V – presidente, VI e VII legislatura); e di diverse commissioni legislative permanenti: Autonomia, ordinamento regionale, affari interni e enti locali (in tutte le sette legislature), Industria, commercio, dogane e turismo, Lavori pubblici, trasporti e comunicazioni (II, IV legislatura), Industria, commercio, dogane (IV e V legislatura), Industria, commercio, dogane, artigianato, trasporti, comunicazioni e turismo (VI legislatura, presidente), Riforma dello Stato, informazione, diritti civili (VII). È stato, inoltre, in diverse legislature componente della Giunta per il Regolamento (II, III, IV, V e VII legislatura) e della Commissione di Vigilanza della Biblioteca (III e VII legislatura).

Ha ricoperto la carica di questore (VII legislatura) e più volte di assessore: nella II legislatura, agli Affari generali e enti locali e agli Affari generali e turismo; nella VI legislatura, agli Enti locali, all’Igiene e sanità, alla Rinascita, bilancio e urbanistica, alle Finanze, artigianato e cooperazione. Nel Gruppo consiliare della Democrazia Cristiana Masia è stato vice presidente nella V legislatura e presidente nella VI.

Il suo impegno politico si è profuso quindi in un campo di attività molto vario ed ampio, e si è distinto per l’intelligenza e il senso etico, sorretto da convinzioni profonde. Lo testimoniano i suoi interventi in aula, ad esempio sulle questioni relative alla revisione dello Statuto speciale, sul rapporto Stato-Regione, sul Piano di Rinascita – sul quale si soffermerà la relazione del prof. Soddu – sul ruolo del turismo per lo sviluppo dell’isola, sull’importanza della tutela e della valorizzazione della lingua sarda e di tutte le minoranze linguistiche. Fece scalpore il suo intervento in Assemblea il 28 febbraio 1978, in occasione del trentennale dell’autonomia, nel quale esordì in logudorese.

Credo che questa stessa fede autonomista abbia guidato negli anni Ottanta la sua attività di vicepresidente della Società di Navigazione “Tirrenia”, e negli anni Novanta la sua attività di presidente dell’Isprom, convinto come era che la nostra isola avesse “un destino essenzialmente mediterraneo”3. Vorrei concludere questo rapido profilo biografico riportando alcune parole con le quali Giuseppe Masia si accommiatò dall’Assemblea nel maggio 1979, a chiusura della VII legislatura: “Ho iniziato la mia attività consiliare con una interpellanza sull’attuazione del Piano di Rinascita e sull’istituzione di un apposito Assessorato e con una proposta di legge sulla riforma dei patti agrari iugulatori, per disciplinarli con doverosa equità; la termino con un’interpellanza sulla salvaguardia della rappresentanza sarda nel primo Parlamento elettivo della Comunità europea e con una proposta di legge per la concessione di un contributo all’Isprom, l’Istituto Sardo di Studi e Programmi per il Mediterraneo; in questo arco ideale etico-politico di obbedienza alla mia coscienza, sta il significato (comunque lo si voglia valutare) della mia coerente militanza consiliare. In questo momento sono presenti dinnanzi a me tutti i Sardi: i lavoratori, i disoccupati, le donne, i giovani, gli emigrati. ‘Ho corso la mia corsa’, mi viene da dire con l’Apostolo e, alla fine, mi viene da riconoscere che, tutto sommato, se confronto le aspirazioni con i risultati, sono stato, purtroppo, ‘un servo inutile’. Il rammarico si rasserena per la capacità che ho dimostrato di sapermi consapevolmente ritirare in tempo, al fine di consentire quel ricambio generazionale che è giusto e inevitabile, con l’auspicio che quelli che verranno dopo di me sappiano fare meglio di me”4.

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Note

1 L’antifascismo in Sardegna, a cura di M. Brigaglia, F. Manconi, A. Mattone, G. Melis, Edizioni Della Torre, Cagliari, 1986, II, p. 293.

2 F. Fresu, La DC in Sardegna dalla caduta del fascismo all’autonomia regionale, Edizioni Della Torre, Cagliari, 1991, p. 182. Si veda inoltre la sintesi di Bruno Terlizzo, La Democrazia Cristiana, in La Sardegna. Enciclopedia, a cura di M. Brigaglia, Edizioni Della Torre, Cagliari, 1982, II, pp. 113-117; la precedente ricostruzione fatta da Pasquale Bellu, La nascita della Dc in Sardegna. 1943-44, in “Sociologia”, Roma, n. 1-2-3/1987, e la recente sintesi di Paolo Fadda, C’era una volta la DC. Tesi per una storia critica della Democrazia Cristiana sarda, GIA editore, 2008.

3 Consiglio regionale della Sardegna, Resoconti consiliari, VII Legislatura, CCL Seduta, 28 febbraio 1978, p. 6.

4 Consiglio regionale della Sardegna, Resoconti consiliari, VII Legislatura, CCCXXXIX Seduta, 18 maggio 1979, pp. 70-71.