Associazione tra gli ex Consiglieri Regionali della Sardegna
Rivista Presente e Futuro n. 16 - Dicembre 2003


Mariarosa Cardia

Unita nella diversità

Il 4 ottobre si è svolta a Roma la prima riunione della Conferenza intergovernativa che deve approvare il Progetto di Trattato costituzionale adottato il 13 giugno e il 10 luglio scorso dalla Convenzione europea, un nuovo, originale organismo, che ha lavorato per 16 mesi, presieduto da Valéry Giscard d'Estaing, composto da rappresentanti del Parlamento europeo, dei Parlamenti nazionali, dei Paesi membri e dei nuovi aderenti, della Commissione europea. La Conferenza intergovernativa, che dovrebbe concludere i lavori il 31 dicembre,  ha il potere costituente, ed è perciò auspicabile che il dibattito sulla definizione della Costituzione europea non rimanga confinato nella sfera delle defatiganti trattative tra governi, ancorati al tornaconto nazionale, ma coinvolga l'opinione pubblica europea.

La vera scommessa democratica sta proprio nel mobilitare i 450 milioni di cittadini dell'Unione su questo embrione di Costituzione, perché la sua necessità storica venga percepita non solo dai governanti ma dai popoli. La costruzione europea è una rivoluzione incompiuta: ha trasformato durevolmente la configurazione del potere e impresso una svolta al corso della storia, ma la democrazia limitata che ha caratterizzato la sua azione è diventata un freno. Il principale problema dell'avventura europea, prima ancora che economico o istituzionale, è politico, consiste nella difficoltà di creare un nuovo attore politico globale, capace di incidere nella lotta in atto volta a dare un nuovo ordine al mondo. Ma questo richiede che la lotta politica divenga europea, sappia organizzare all'interno dell'Europa culture, passioni politiche, partiti. Richiede la formazione di una sfera pubblica europea, di un comune spazio pubblico di confronto, dove le diversità presenti nell'Unione si riconoscano reciprocamente per poter arrivare a politiche comuni. In questa direzione è auspicabile un referendum popolare che darebbe alla Costituzione europea una più compiuta legittimazione democratica.

La definizione di una Costituzione è oggi un passaggio obbligato per affrontare le sfide dell'allargamento e della governabilità, è lo sbocco di una lunga fase di costituzionalizzazione dell'Unione aperta nell'84, quando il Parlamento europeo, grazie al contributo determinante di Altiero Spinelli, approvò il primo progetto di Costituzione. Quel progetto non sortì il risultato sperato. Tuttavia influì sul processo di costruzione del cammino comunitario. Il progetto in discussione, che consta di ben 455 articoli, un preambolo, 5 protocolli, 3 dichiarazioni, è un ibrido tra il Trattato (è scritto nelle forme classiche di un testo pattizio tra governi e sottoposto alle ratifiche dei Parlamenti) e la Costituzione (integra le Costituzioni degli Stati membri, trasformando il nostro ordinamento economico e giuridico). Si può considerare un Trattato di tipo nuovo che contiene gli elementi di una Costituzione. Sarà sulla capacità di questa Carta di favorire ulteriori passi nel cammino comunitario, di completare il passaggio dalla dimensione dello Stato nazionale a quello di un'entità sopranazionale, che si valuterà la qualità dei compromessi raggiunti.

Il dibattito intorno al progetto, "imperfetto ma insperato", è già intenso. Il testo proposto è stato definito "una tappa storica", "un salto di qualità", "un importante balzo in avanti", "uno spartiacque nella storia europea", "un passo prudente ma storico". Ha suscitato speranze, perché comporta per l'Unione Europea una svolta in direzione dell'effettivo superamento dei limiti dello Stato-nazione sviluppatosi nell'Ottocento e nel Novecento e della più compiuta definizione dell' "interesse europeo", come auspicato dal presidente Ciampi. Da mezzo secolo l'Europa va costruendo un nuovo tipo di comunità politica per darsi unità e pace, una comunità sopranazionale, una "forza gentile", basata sul diritto e sulla democrazia, che, pur privando lo Stato nazionale del suo presunto potere assoluto, non annulla gli Stati, ma anzi sostiene le identità nazionali fornendo loro gli strumenti più forti per affrontare problemi globali.

Certo, nonostante le difficoltà gravi generate dalla situazione internazionale (non si dimentichi che la guerra irachena ha fatto emergere nell'Unione due concezioni antagoniste, quella britannica, favorevole a un polo euro-americano, e quella francese, favorevole al multipolarismo), la Convenzione ha saputo portare a termine un difficile lavoro, con l'obiettivo di creare uno spazio costituzionale unico in modo progressivo. Il progetto presenta innovazioni di indubbio rilievo: attribuisce all'Europa una personalità giuridica; rafforza il concetto di cittadinanza europea, grazie alla Carta dei diritti fondamentali, che rappresenta il modello sociale europeo; attribuisce ulteriori competenze al Parlamento; dà un nuovo peso al presidente di turno del Consiglio prolungandone il mandato; crea un ministro degli Esteri (a cui è attribuita una doppia funzione, esecutiva e politica); pone in comune oltre alla moneta la giustizia; restringe il diritto di veto dei Paesi membri; introduce il criterio democratico della doppia maggioranza (Stati e popolazione); fonde i trattati in un unico testo; apre varchi, "passerelle", per ulteriori progressi.

Ma il testo ha suscitato anche delusioni, tra coloro che ne evidenziano limiti, contraddizioni ed incognite, sottolineando il mancato salto di qualità federale. Per alcune questioni fondamentali (esteri, difesa e fisco) rimane il paralizzante principio dell'unanimità. Nessuna grande carica dell'Unione Europea sarà eletta direttamente dai cittadini. Altre questioni richiederanno grande sapienza negoziale per non disfare la tela tessuta dalla Convenzione: il sistema di voto e la determinazione della maggioranza; la composizione della Commissione (commissari con e senza diritto di voto); le funzioni del ministro degli esteri, privo di una politica estera oggi inesistente; l'equilibrio di poteri tra Commissione, Consiglio e Consiglio dei ministri.

Ma vi sono altri aspetti che toccano da vicino la nostra realtà regionale. Non è stata accolta la proposta di attribuire al Comitato per le Regioni funzioni di codecisione legislativa nelle materie di competenza delle Regioni né quella che la Commissione e il Consiglio motivassero il mancato accoglimento dei pareri del Comitato. Ciò rende ancor più necessario un forte rilancio della politica euromediterranea e della politica di coesione, per evitare che l'allargamento dell'Unione abbia conseguenze negative sullo sviluppo di questa parte d'Europa.

Dunque non sarà facile per la presidenza italiana, di turno fino a dicembre, guidare con esito positivo questo delicato processo, affinché la Costituzione venga approvata prima dell'elezione nel 2004 del Parlamento e della Commissione europea.

La Conferenza intergovernativa dovrà affrontare i punti più delicati e controversi della nuova architettura istituzionale, a cominciare dall'evocazione delle eredità culturali, religiose e umanistiche, in particolare dalla questione del riferimento alla tradizione giudaico-cristiana nel preambolo, la cui assenza per alcuni si traduce in una "Europa senz'anima".


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