Associazione tra gli ex Consiglieri Regionali della Sardegna


GIUSEPPE MASIA

Vent'anni dopo


Sembra l'altro ieri e invece sono trascorsi vent'anni da quando io, avvalendomi della qualità di "decano", ho preso l'iniziativa di invitare i colleghi non più in carica ad un incontro per esaminare l'opportunità di dar vita alla "Associazione tra gli ex Consiglieri regionali della Sardegna", come a Roma si era dato vita alla "Associazione tra gli ex Parlamentari della Repubblica".

L'invito venne accolto e l'incontro ebbe luogo nella vecchia sede della Presidenza del Consiglio regionale in Viale Trieste con la partecipazione di tutti i colleghi liberi da impegni o che nel frattempo non erano stati eletti in Parlamento senatori o deputati. La proposta di costituire l'Associazione tra tutti quelli che avevano fatto parte della massima Assemblea rappresentativa del popolo sardo ebbe l'unanime adesione dei convenuti, come risulta dal verbale che trovasi in archivio.

Il primo atto dell'Assemblea dei soci fu quello di dotare l'Associazione di un proprio Statuto simile, mutatis mutandis, allo Statuto dell'Associazione tra gli ex Parlamentari. Le finalità e gli scopi vennero fissati all'art. 2; principalmente, coniugando etica e politica, questi:

a) mantenere vivo ed operante il vincolo che, al di sopra di ogni divergenza politica, accomunò i Consiglieri regionali durante l'esercizio del loro mandato, contribuendo così alla conoscenza dello Statuto Regionale ed alla difesa ed attuazione dei suoi principi;

b) esaltare i valori dell'autonomia e la funzione del Consiglio regionale mediante convegni, conferenze e pubblicazioni;

c) instaurare rapporti con similari associazioni italiane ed estere.

I soci mi conferirono l'onore di svolgere le funzioni di Presidente, affiancato da due Vice Presidenti: l'on. Giovanni Lai e l'on. Sebastiano Dessanay, entrambi, purtroppo, dolorosamente scomparsi.

Entro breve tempo, però, mi resi conto che risiedendo io ad Alghero ed avendo l'Associazione sede a Cagliari non potevo assolvere al mio incarico presidenziale con la puntualità e la continuità necessarie e pertanto pregai i colleghi di accettare la mia rinunzia ed io stesso indicai come mio successore valido ed autorevole, il collega on. Efisio Corrias, che nel frattempo aveva cessato di svolgere il mandato senatoriale e precedentemente aveva ricoperto prestigiosamente le cariche di Presidente del Consiglio prima e di Presidente del Governo regionale dopo.

Il sen. Corrias resse per tanti anni la presidenza dell'Associazione (ora ne è Presidente onorario) imprimendole fattivo impulsivo: diede vita alla rivista periodica di politica e cultura avente il titolo significativo di "Presente e Futuro" e promosse dibattiti e convegni di alto interesse tra cui quello sulla "Zona franca" e quello sulla "Riforma della Regione". Attualmente la Presidenza, anche in ossequio al "principio della pari opportunità", è colorato di "rosa"; ne è titolare, infatti, una donna: la gentile collega on. Mariarosa Cardia, che vi profonde il suo impegno con lo stesso fervore con cui ha svolto la sua attività politica e il suo mandato consiliare.

La riforma della Regione non solo è fondamentale, ma è ancora attualissima mentre lo Stato si sta a sua volta "riformando" in senso "federalistico", senza, peraltro, aver il coraggio di diventare autenticamente "federale"; però alle Regioni a Statuto ordinario vengono già conferiti poteri legislativi, amministrativi e fiscali che rischiano di surclassare i poteri a suo tempo conferiti alle Regioni a Statuto speciale, tra cui la Sardegna. Questa, comunque, è riuscita a ricevere un significativo riconoscimento, culturale e politico insieme quando la lingua sarda (la più "latina" tra le lingue "neolatine") venne inclusa tra quelle delle "minoranze linguistiche" contro i tentativi di degradarla al rango dei "dialetti italiani". Naturalmente occorre riconoscere che questa formale "identità nazionale" postula ed impone che venga concretamente resa giustizia ai sardi anche sul piano istituzionale e sul piano della autentica rinascita economico-sociale.

Su questi temi forse è opportuno e necessario che l'Associazione ritorni. Basta pensare, tra tanti altri importantissimi, che è ancora insoluto il problema della "continuità territoriale" che è stato perfino risolto da tempo tra la Francia e la Corsica senza che questa abbia nemmeno uno Statuto di autonomia come quello sardo. Il Tirreno è come un oceano tra l'economia isolana e l'economia continentale, che non è solo quella italiana ma quella europea.

Questi vent'anni si concludono con enormi accadimenti epocali:

- l'umanità assiste al trapasso contestuale dal ventesimo al ventunesimo secolo e dal secondo al terzo millennio e alla celebrazione del "Grande Giubileo" dei 2000 anni dalla nascita di Cristo che ha come regista e protagonista un impareggiabile Papa: Giovanni Paolo II°;

- il mondo conosce, con la tecnologia informatica, la "terza rivoluzione industriale" che produce l'esplosivo superamento della old dalla new economy, dando vita ad una contestata "globalizzazione" che rende più ricchi i Paesi ricchi e più poveri i Paesi poveri;

- l'Europa si avvia, sia pure go and stop verso l'allargamento ad est con la prospettiva affascinante di costituire quella grande "patria comune" di tutti i popoli europei dall'Atlantico agli Urali sognata dai profetici autori del "Manifesto di Ventotene" ispirato, fin dal 1941, da quel grande europeista che fu Altiero Spinalli;

- l'Italia, in conseguenza della defragrazione politico - giudiziaria della cosiddetta "tangentopoli", ha conosciuto la fine della "prima Repubblica", attraversa tuttora una fase di transizione istituzionale e si avvia  a fatica (per i contrasti fra le forze politiche in campo travagliate da fratture e ribaltoni) verso l'auspicata "seconda Repubblica" a struttura "federale";

- la Sardegna, ancora arroccata alla sua economia agro-pastorale, è investita da un boom turistico che le conferisce già un primato come isola fascinosa collocata nel cuore del mare Mediterraneo, ma forse si prepara a un ruolo di protagonista in campo scientifico a seguito della scoperta dell'unicità e singolarità del "genoma" del popolo sardo da cui possono già ipotizzarsi sviluppi suggestivi nel campo della medicina prospettando per la Sardegna la possibilità di diventare un "laboratorio" avveniristico che potrà cambiare la qualità della vita per le future generazioni.


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